MAGLIANO DI TENNA (FM) affreschi del Crocifisso e della Madonna attribuiti da Giuseppe Crocetti a Cola da Santa Vittoria in Matenano nell’ambito della scuola pittorica farfense.

MAGLIANO DI TENNA

Affreschi attribuibili a COLA DA S. VITTORIA

CROCIFISSIONE (150x 185)

MADONNA DORANTE IL FIGLIO (150 X 0,70)

Affreschi su muro della seconda metà del sec. XV.

Collocazione: Magliano di Tenna, Chiesa Madonna delle Grazie, sacrestia.

Proprietà. Comune di Magliano di Tenna.

   La chiesina suburbana della “Madonna delle Grazie” di Magliano di Tenna (FM) conserva nella sua sacrestia due affreschi del secolo XV formanti corpo unico: un “Crocifisso con l’Addolorata e S. Giovanni Evangelista”, ed una “Madonna adorante il Bambino”. Lo stato di conservazione è discreto. Gli interventi successivi hanno ridotto parte della superficie godibile: sul lato destro, nel riparare una lesione alla struttura postante del muro; in basso, nel sanare (si fa per dire) la caduta di parti affrescate a causa dell’umidità. A. Stramucci li indica come “Affreschi del sec. XV, attribuibili al Maestro del Cappellone di S. Vittoria in Matenano”. Non mi risulta che siano stati oggetto di studi editi da parte dei critici della storia dell’arte.

   La “Madonna col Bambino” è separata dalla scena del “Crocifisso” dal disegno geometrico di una doppia cornice che, in origine, le girava attorno da tutti i lati. Sullo sfondo scuro, coperto da un drappo con delicato disegno di fiordalisi, emerge la figura della Vergine che adora il Figlio, steso supino sulle sue ginocchia. Ha il capo circondato da un’aureola graffita, costituita da due coppie di cerchi concentrici che delimitano una fascia mediana sulla quale sono state allineate imprimiture fatte con la punta di un punzone. Questo disegno, che vale quanto una firma, si ripete nelle figure di S. Giovanni e del Crocifisso, mentre nell’aureola che circonda il capo dell’Addolorata, nella fascia mediana, la serie delle imprimiture è stata omessa; come pure in quella del Bambino. Un velo bianco copre il capo della Madre; alle spalle scende un manto che, in origine, doveva essere di colore verde, mentre la veste dall’ampia scollatura conserva un rosso consunto dalla luce diretta del sole che vi penetra attraverso i vetri inidonei della finestra esposta a levante. Il Bambino di proporzioni notevoli è coperto da un velo trasparente che ne accarezza le membra delicate; e dal collo scende un pendaglio di corallo.

   Artisticamente tutto l’insieme è molto vicino agli stilemi di Fra’ Marino Angeli: il volto di questa Madonna richiama quello della “Madonna delle Rose”, o del Redentore nel “Polittico di Collina” di Monte Vidon Combatte (FM).

   Per l’attribuzione ad un pittore, si pensa all’apporto personale di M° Cola da S. Vittoria che si riconosce oltre che dall’aureola, dal disegno delle mani, dalle sfumature del rosa sulle gote.

   La scena del “Crocifisso” ha una insolita preparazione di fondo costituita dal rosso cupo, color mattone, per cui si accentua il senso di drammaticità impresso a tutto l’insieme degli atteggiamenti delle braccia e delle espressioni mimiche dei volti di ciascun personaggio.

   Vi domina la robusta figura del Cristo in Croce, disegnata con notevole effetto plastico nel rilevare i fasci dei muscoli e le ossa del costato. Dalla testa del Redentore, cinta da un intreccio di spine che causano ferite con versamento di sangue, partono ciocche di capelli ondulati che si irradiano attorno a guisa di splendida raggiera, integrata dal dolce flusso dei riccioli della barba.

   Il volto ovale è composto in una sofferta dolcezza, espressa dagli occhi socchiusi e dalla bocca semiaperta, colta nel supremo istante del “Tutto è compiuto”. Dal costato si sprigiona l’ultimo getto di sangue. Un tenue velo gli cinge i fianchi e scende a coprire le membra a mo’ di perizoma. Alla sua destra, in piedi, la ss.ma Madre Addolorata ha le braccia levate all’altezza della testa, le palme delle mani aperte, lo sguardo rivolto al Figlio morente, dal petto gonfio parte un gemito, una preghiera per tutti i nuovi figli, dei quali lei diventa la “Corredentrice”.

   La figura è caratterizzata da un intenso sguardo unito ad un atto di dolore; da due trecce di biondi capelli che scendono ai lati del collo; dal manto verdognolo che ha perduto la vivacità del colore originale; dalla voluminosa massa di pieghe discendenti della veste color rosso intenso scuro.

   Sull’altro lato l’apostolo S. Giovanni è rappresentato in piedi, con la mano destra poggiata sul capo riccioluto; mentre il braccio sinistro stringe al fianco un’ansa del mantello color giallo d’ocra, steso sulla veste color rosa, l’altra mano pende inerte.

   Il confronto stilistico e compositivo fra questa immagine del Crocifisso e quella di Fra’ Marino Angeli, ci induce a concludere che non si tratti di identità di pennello, ma solo di una consonanza di moduli e canoni stilistici assimilati in una medesima scuola, ma realizzati con effetti divergenti a seconda della sensibilità e maturità del pittore. Ancora acerbo è il modo di disegnare le pieghe delle vesti; diverso è l’uso cromatico delle tinte, nel dipingere le sfumature degli indumenti e delle carni. La testa del Crocifisso è una ripetizione, migliorata, di quella esistente nell’analogo soggetto dipinto a Servigliano. Veramente in questo particolare sembra raggiungere il vertice di un espressionismo delicato e convincente tale da farsi scusare le altre debolezze.

   La mano pendente di S. Giovanni ed insieme il cromatismo delle vesti dell’Addolorata rimandano chiaramente all’affresco di “S. Antonio Abate” di Servigliano, opera firmata da Giacomo, per cui si può avanzare l’ipotesi che, accanto al padre, cooperasse la mano del figlio.

   Il volto lacrimante dell’Addolorata, circondato dalle trecce pendenti, il disegno delle mani elevate, con le palme aperte, fanno evidente riferimento alla drammatica espressività delle Marie nella scena della Deposizione, dipinta nell’arcosolio sinistro della chiesa della Risurrezione (detta Cappellone) a S. Vittoria in Matenano.

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