A FERMO RESTAURATI I DIPINTI DELLA CAPPELLA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO NELLA CATTEDRALE. Note di Liberati Germano

I DIPINTI DELLA CAPPELLA DEL SANTISSMO SACRAMENTO NELLA CATTEDRALE DI FERMO. Studio di Germano Liberati

Al gran fervore di recupero dello splendido gioiello architettonico e nel contempo scrigno inesauribile di opere d’arte, che è la cattedrale di Fermo, iniziato con passione e competenza da mons. Bellucci e proseguito con grande attenzione ed impegno dal successore mons. Franceschetti, si aggiunge il restauro completo della cappella del SS. Sacramento.

Architettonicamente, questa cappella costituisce un’ articolazione spaziale asimmetrica rispetto alla pianta fortemente organica e regolare dell’insieme. Probabilmente si tratta di un corpo di fabbrica preesistente, recuperato e inglobato dall’architetto Morelli nella ristrutturazione tardo settecentesca voluta e promossa da mons. Minucci. Una annotazione del Dania a proposito della ‘pala d’altare’ che vi si trova e raffigura la Circoncisione di Gesù ci informa – sulla base di un antico documento – che tale dipinto fu commissionato al Boscoli dalla confraternita del ss. Nome di Gesù e dipinto dal pittore fiammingo allo scadere del secolo XVI. Ciò concorda con il soggetto, dato che proprio nella Circoncisione (secondo il racconta  di Luca) gli fu imposto il nome di Gesù. Dato che tale dipinto non è stato mai rimosso, si può ipotizzare con molta probabilità che quella fosse la cappella della stessa confraternita e che nella ristrutturazione del Morelli (1781) sia stata conservata per divenire la cappella della reposizione del Santissimo sacramento: quasi una previsione di quelle che sarebbero state le disposizioni liturgico-architettoniche, dopo il concilio Vaticano secondo. Si spiega così la collocazione, anche se è impropria per la grande mole, del tabernacolo bronzeo dei fratelli Lombardi-Solari, ora collocato nel museo diocesano.

Forse proprio per questo nuovo uso, si procedette alla decorazione della cappella, se pur con lentezza e in momenti diversi, durante la seconda metà del secolo XIX. Innanzitutto si mise mano al nuovo altare il cui pregio maggiore è il ciborio eseguito dal marmista Gaetano Serravalle di Servigliano su disegno del Fermano Salomone Salomoni e messo in opera nell’1855; furono infatti utilizzati i pezzi dei marmi antichi trovati tra i ruderi della romana Faleria, assemblati con raffinato gusto e ornati con fregi metallici. In un secondo tempo – dopo la bufera degli eventi militari dell’unità d’Italia che rallentarono gli interventi – si procedette alla decorazione dell’intera cappella. Essa fu affidato a un Fermano, ormai noto per i suoi lavori in dimore nobiliari e nobile egli stesso, Giacomo dei conti Cordella  (1824 – 1909); la decorazione fu ultimata nel 1881, come attesta l’iscrizione apposta.

Due parole sul pittore e il suo stile. Giacomo, rampollo di quella nobiltà pontificia Fermana, profondamente religiosa e fedele al Papa, si era trasferito a Roma per apprendere l’arte della pittura. Tra le numerose scuole romane, aveva scelto – ne ignoriamo il motivo – quella cosiddetta dei Nazareni: un movimento fondato da alcuni pittori tedeschi, il più noto dei quali è l’Overback; era sorto a Vienna nel 1809, come “Confraternita di San Luca” dal nome del primo pittore cristiano; ma nel 1810 il gruppo si era trasferito a Roma, come sede più consona, stabilendosi presso il convento di S. Isidoro, e dando vita ad una sorta di comunità di lavoro monastica. La pittura del gruppo si basava su precisi valori estetici e su una visione mistica della fede, in aperta opposizione al neoclassicismo imperante, considerato pagano. Si tratta dunque di un recupero di un purismo arcaicizzante esemplato sui pittori del Trecento e Quattrocento fiorentino e della scuola tedesca del Durer. Anche sul piano della tecnica pittorica, in ossequio a quella tradizione, i Nazareni abbandonarono quasi del tutto la pittura ad olio su tela, prediligendo quella su intonaco, sia ad affresco che ha sempre con ocre. Il Cordella fu uno dei discepoli prediletti proprio dell’Overback.

Nel complesso decorativo della cappella di cui ci stiamo occupando, il nostro, ormai al pieno della maturità artistica, più che cinquantenne, mostra di coniugare una decorazione aniconica classicheggiante, costituita da partizioni architettoniche dipinte a candelabri e finte finestre ad ovale della cupola;  nelle pareti ancora candelabri, turiboli fumanti di incenso, drappeggi e finti damaschi.  La parte iconica, la più importante e significativa, interessa i pilastri e i pennacchi della volta: sui primi le figure in piedi di Apostoli, sui pennacchi le figure sedute del quattro Evangelisti con accanto i rispettivi simboli. È in queste figure che vediamo la perizia e lo stile del Cordella ‘nazareno’, nel suo rifarsi ai fiorentini del Quattrocento tra cui emerge l’impostazione, ad esempio, la massaccesca degli Apostoli.

Voglio concludere con un breve cenno sul restauro, rimandando all’osservazione più diretta.  Il restauro è stato possibile grazie ad un cospicuo contributo della fondazione della Carifermo, è stato eseguito da Marco Salusti di Smerillo sotto la diretta supervisione dell’ispettrice della Soprintendenza Dott.sa Benedetta Montevecchi. Si trattava di intervenire su circa 550 m² di intonaco con strato pittorico in cui si riscontravano infiltrazioni piovane, estese macchie di umidità, una pellicola pittorica a tratti decoesa, cadute di intonaco e altro. Il restauro perciò ha comportato la rimozione di murature posticce, il consolidamento dell’intonaco, il fissaggio della pellicola pittorica, risarcimento delle fessurazioni, la pulitura del dipinto, e quindi il restauro estetico e il fissaggio di protezione. Questa cappella appare oggi rimessa a nuovo, come potevano osservarla i fedeli del 1881.

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