IN OSPEDALE MALATO A FIANCO DI MALATO IN SOLIDARIETA’

IL MALATO A SOLLIEVO DEL MALATO
Carlo Tomassini
Vivendo sul letto di un ospedale, l’assistenza umanamente confortevole fa apprezzare le piccole importanti cose, come il veder rifare il letto, offrire i pasti, pulire la stanza e il bagno, dare le medicine e rispondere alle chiamate. Esperienze significative di sollievo nel dolore degli interventi chirurgici, come ho potuto constatare in urologia al Murri di Fermo.
Per meglio affrontare le malattie gli ospedali prevedono le necessità, come il reperire posti letto per l’emergenza invernale dell’influenza che moltiplica gli arrivi al pronto soccorso con l’iper-urgenza di posti letto. Qualche reparto viene accorpato con il vicino come urologia con chirurgia a Fermo. Accanto a familiari, operatori sanitari e volontari, amici e parenti che vogliono sostenere le persone malate, c’è anche l’esperienza significativa dei vicini di letto che sono nella situazione aperta per farsi compagnia. È una condivisione ineliminabile che incoraggia ad accogliere la competenza e la responsabilità del personale in servizio. Ciascun malato è sotto lo sguardo dell’altro a cui può rivolgere una sua parola di conforto nel dolore. Si diventa gregari, non da persone rassegnate, perché nessuno vuol diventare insignificante per la sua fragilità. C’è una sensibilità viva, non passiva, nella presenza della propria personalità espressa attraverso la comprensione reciproca. Il malato si relaziona con il malato da persona a persona con sensibilità attenta a condividere uno sguardo, un incoraggiamento.
Utile e gradito l’aiuto della preghiera che è un forte collegamento di persone. Nell’ospedale civile di Fermo c’è anche l’assistente spirituale, il prete che arriva nelle camere per la santa Comunione eucaristica, con una parola divina che infonde, con la preghiera, nuova speranza nella situazione di debolezza umiliata. All’umanità si unisce la fede, perché Cristo soffre e accompagna le persone sofferenti. È importante che la fiducia del malato non confidi soltanto nelle tecnologie utilizzate per le diagnosi e per le terapie, piuttosto prevalgano l’impulso a sostenere la dignità personale e l’incoraggiamento reciproco nel praticare le terapie. Una parola di fiducia vale anche dai medici.
A volte, i familiari del malato attendono il recupero della salute dei loro cari, sollecitando gli operatori sanitari ad una efficace soluzione, di fronte al malato debole e instabile nelle forze. Le sollecitazioni premurose nell’incertezza di salute del loro malato, per contagio tra vicini diventano pressanti e non facilitano, per la loro molteplicità, il normale andamento del servizio per la salute dei professionisti competenti. Talvolta occorre tranquillizzare anche i parenti e gli amici, mai essere allarmisti per non problematizzare i servizi delle strutture.
Purtroppo, si verificano tempi lunghi di attesa e difficoltà per le persone che devono fare visite con urgenza. Uno slogan dice solo i cittadini comuni possono difendere i beni comuni, tra cui la salute che deve affrontare talora la burocrazia. Nell’ospedale civile di Fermo, in un reparto c’è un foglio che indica i diritti e i doveri dei malati e dei familiari. In parallelo bisogna esprimere i diritti degli operatori sanitari, evitare ogni conflitto professionale ed organizzativo ed ogni cambiamento improvviso di norme.
Il malato mantiene la propria sfera di decisionalità, di fronte a familiari, medici ed infermieri, perché ciascuno ha responsabilità in merito alla propria salute ed alla propria vita.

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