L’Arte fruibili nella contemplazione. Bellezza ed icone. Studi di LIBERATI GERMANO

L’ARTE SACRA COME PROFEZIA. Riflessione di LIBERATI GERMANO
In ogni museo o mostra ci si trova di fronte a molte opere, prevalenti, o quasi esclusive, opere di arte sacra. C’è da chiedersi: perché questo predominio? E perché questa conservazione durata da secoli e da millenni da parte della Chiesa? La risposta semplice ma ricca è che la fede ha una storia e questa non può essere cancellata, anzi è gelosamente conservata. Certo, è storia di una comunità, di una devozione, di una ininterrotta attività dell’impegno umano: anche in ambienti non cristiani e in istituzioni civili questo principio è entrato.
È da sottolineare questo motivo profondo per cui le diocesi tramite l’operatività degli uffici competenti nei beni culturali svolgono la politica di valorizzare e proteggere dell’arte sacra. Giovanni Paolo II nell’enciclica sul significato teologico delle icone del1987 per commemorare l’editto del concilio di Nicea del 787 a difesa del culto delle immagini, scrive: “ La nostra tradizione più autentica, che condividiamo pienamente con i nostri fratelli ortodossi, ci insegna che il linguaggio della bellezza, messo al servizio della fede, è capace di raggiungere il cuore delle persone, di far conoscere loro dal di dentro colui che noi possiamo rappresentare nelle immagini, Gesù Cristo.”
Nello stesso anno il patriarca di Costantinopoli, Demetrio, più esplicitamente afferma che “ l’immagine diventa la forma più potente che le verità della fede cristiana prendono”. Perché? Come mai tutto questo? La ragione è che l’arte sacra profetizza nell’oggi il memoriale storico con i segni del futuro escatologico. Vi è contenuto ed espresso un evento di salvezza nella persona di Gesù Cristo. Un evento che è storia vivente, è presente nel tempo, vissuto ieri come oggi e ogni volta che il domani diventa attuale, oggi.
Il segreto di tutto ciò è la bellezza la quale assurge a valore assoluto, sciolto da ogni condizionamento o regola del contingente: Omero, Dante, Giotto o Michelangelo varcano le contingenze del tempo e di ogni contesto sociale. Tutto ciò è possibile perché il bello, che è radicamento dell’essere, ha in sé un’evidenza che immediatamente illumina. Se tutto questo viene assimilato dal nostro spirito allora è possibile capire e più ancora incantarsi dinanzi al volto di Cristo, ad un’icona bizantina della Vergine, ad un Crocifisso o ad una estatica rappresentazione di Santi.
E la popolazione, i fedeli, gli amministratori e quanti hanno a cuore queste opere hanno da fruire questi scrigni di sacralità e di bellezza.

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