Il liceo classico ” Paolo VI ” a Fermo voluto dall’arcivescovo mons. Cleto Bellucci in una sua testimonianza del 1998

Testimonianza dell’arcivescovo di Fermo Cleto Bellucci promotore del    Liceo “ Paolo VI “

La volontà di mantenere in vita il Liceo “Paolo VI” fu un atto di speranza. I Seminari, in crisi educativa dal 1960, erano entrati negli anni ‘’70 anche in gravi difficoltà vocazionali. La crisi educativa era generata dalla forte esigenza dei giovani di anteporre il primato dell’esperienza all’approfondimento dei valori e delle convinzioni lungo cammini formativi e di impegno personale tesi a giungere a quella padronanza di sé, che è base per ogni autentica crescita nella libertà: prima sperimentare, poi ragionare.

La crisi vocazionale si evidenziava nella diminuzione di giovani disposti a fare un cammino di formazione per verificare l’eventuale disegno di Dio sulle loro persone, ed era generata da concause come la diffusione capillare, nel territorio, delle Scuole Medie, che rendevano meno necessario il Seminario come luogo di preparazione scolastica e di discernimento; la migrazione delle famiglie dalla campagna alla città; la crescente denatalità; il diminuito prestigio sociale del prete dinanzi alle prospettive offerte dalla società verso professioni sempre più varie e necessarie, nell’intenso ritmo espansivo di una nazione tesa ad industrializzarsi e raggiungere benessere e sicurezze. I Seminari minori dovettero rinunciare alle Scuole Medie; conseguentemente si rese sempre più difficile mantenere il Liceo. Per far fronte a questi problemi si era inventato il “Paolo VI”.

Far morire quest’esperienza? Non sentii di assumermi la responsabilità di rinunciare ad ogni possibilità di accogliere adolescenti disponibili ad un cammino di ricerca e formazione nel Liceo. Inoltre, già da qualche anno, mi giungevano forti preoccupazioni, da parte di molte famiglie, per la situazione in cui venivano a trovarsi i loro figli, nelle scuole pubbliche, costretti a seguire gli insegnamenti di professori più o meno dichiaratamente contrari alla cultura e alla vita cristiana.

Queste le ragioni che mi portarono alla decisione di non decretare la morte del “Paolo VI”, anzi di aprirlo anche ad alunni esterni, con la possibilità di non separare eventuali adolescenti accolti in Seminario dalla vivacità e dai problemi dei loro coetanei. Inoltre ogni struttura formativa che si chiude ha come conseguenza la perdita del personale insegnante, di acquisite esperienze, dell’utilizzo spesso irreversibile di strumenti ed ambienti adatti.

Non trovai pieno consenso presso elementi del laicato cattolico e del presbiterio. Spero che sia stato il Signore a darmi questa sicurezza e volontà nella decisione. Il Liceo “Paolo VI” è ancora una realtà viva <1999>, a servizio delle comunità ecclesiale e civile.

Nel lento spegnersi delle ‘scuole cattoliche’ spero ancora che una più viva coscienza (anche presso le nostre comunità ecclesiali) della libertà che devono avere le famiglie nelle scelte educative per i figli, e l’ingresso dell’Italia nell’Europa, convincano finalmente i responsabili della nostra Italia a creare le condizioni per una vera libertà nelle scelte, superando l’attuale costrizione alla “libertà pagata” oltre le normali tasse, a cui ci hanno condannato, sinora, sinistre atee e destre liberali-illiberali.

La Diocesi è riuscita a mantenere il Seminario, a dotarsi di un Istituto Superiore di Scienze Religiose, di una Facoltà Teologica, a qualificare un numero notevole di sacerdoti e laici per i vari insegnamenti, e può offrire Corsi specifici per aspiranti diaconi, per catechisti e per la ministerialità laicale. Non ho voluto rinunciare a queste strutture che qualificano una Diocesi, in quanto essa mantiene capacità grandi di servizio perché la comunità ecclesiale cresca nella conoscenza della fede, nell’esigenza della testimonianza, nella varietà dei ministeri.

Mi piace riportare le parole di Giovanni Paolo II per l’inaugurazione del Seminario di Benevento, nel luglio del 1990: “Il Seminario è il cuore della Chiesa locale. Da una parte esso esprime il presente di una Diocesi, costituendo come il punto di arrivo del lavoro svolto dalle parrocchie nei vari settori della pastorale giovanile, dell’insegnamento catechistico, dell’animazione religiosa delle famiglie, dall’altra, esso rappresenta un investimento per il futuro della Chiesa … Nessun dubbio che l’avvenire di ciascuna Chiesa sia legato al seminario proprio perché il progresso di tutto il popolo di Dio dipende dal numero dei sacerdoti.

Continuo a vedere nel Liceo “Paolo VI” una indispensabile realtà a servizio della Chiesa e della società. Può accogliere giovani ai quali viene indicata, l’esigenza di prolungare nel Seminario la preghiera e il discernimento per una specifica chiamata ad una offerta totale di sé per il Regno, e giovani che vogliano prepararsi alla vita, alle professioni, alla famiglia, alla società, con chiarezza di valori e piena coscienza della grandezza del loro cristianesimo e il coraggio, la forza, la gioia necessarie per questa straordinaria realtà.

Mi piace ricordare le parole di Mario Cuomo, l’italo-americano ex governatore dello Stato di New York, quando elenca le ragioni che lo hanno spinto a scegliere di formarsi nelle ‘scuole cattoliche’: “Perché offrivano una conoscenza addizionale, che serviva a dare significato e direzione all’esistenza. … I miei professori, oltre ad insegnarmi le materie del programma, mi hanno fatto capire che tutti gli uomini si trovano sulla terra per lo stesso motivo e con lo stesso fine. Dio ha creato il mondo, ma ha lasciato a noi il compito di migliorarlo, e in questo modo ci ha resi con-creatori della sua speranza.”

Ringrazio moltissimo gli insegnanti, sacerdoti e laici, che in questi anni hanno speso la loro vita per il migliore funzionamento di questa realtà che è della Chiesa locale. Le brevi parole non possono esprimere la pienezza della gratitudine che ho nel cuore e rendo quotidianamente concreta nell’intenso ricordo al Signore nella preghiera.                                                                  Mons. Cleto Bellucci

 

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