Blasi Mario parroco evangelizza la Madre di Dio INIZIO ANNO CIVILE 1 GENNAIO

1 gennaio Maria Madre di Dio predicata da don Mario Blasi parroco liturgia

MARIA SS. MADRE DI DIO (Lc.2,16-21)

“I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il Bambino adagiato nella mangiatoia “.

La notizia della nascita di Gesù investe il mondo celeste e terrestre: gli Angeli, il mondo celeste e i pastori, il mondo terrestre.

“Al tempo di Gesù i rabbini si chiedevano sconcertati come mai nel Salmo 23 il Signore fosse chiamato “il mio Pastore”. “Era infatti opinione comune che nessuna condizione al mondo è disprezzata come quella del pastore ed era consigliato di non insegnare ai figli il mestiere del pastore perché è un mestiere da ladro”.

“I pastori erano per lo più servi dei proprietari del gregge, sfruttati e malpagati, e si rifacevano con il furto al padrone o ad altri pastori. Vivevano per gran parte dell’anno isolati, senza altra compagnia degli animali e senza alcuna sorveglianza, i pastori avevano una cattiva fama, erano considerati dei selvaggi, dei bruti che vivevano di ruberie, erano trattati col massimo disprezzo; privi dei diritti civili, non potevano testimoniare ed erano considerati peggiori delle bestie che accudivano”.

“Se infatti si poteva tirare fuori un animale caduto in una fossa, un pastore no: “Non si tirano fuori (da un fosso) né un pagano né i pastori”.

“Emarginati dalla società, i pastori erano discriminati anche dalla religione. Trascorrendo il loro tempo sempre tra gli animali, con scarsa possibilità di accedere alla sinagoga o al tempio, i pastori vivevano in una condizione di totale impurità e si pensava che per essi non ci fosse alcuna possibilità di salvezza. L’impossibilità per i pastori, notoriamente ladri, di restituire quel che avevano rubato, rendeva loro impossibile ottenere il perdono dei peccati”. “Ai pastori spettava solo il castigo che Dio avrebbe inflitto ai peccatori attraverso il suo Messia”. “Nel Regno del Messia non ci sarebbe stato posto per nessun uomo che conosca il male”.

Proprio ai pastori, che erano rifiutati dalla società e ritenuti i più lontani da Dio, per primi viene annunciata la nascita del Figlio dell’Altissimo”. “Ma l’irruzione di Dio nell’esistenza dei pastori provoca in loro solo una grande paura. Essi sanno che Dio detesta i peccatori, che li vuole eliminare al fuoco divorante. Ma anziché il fuoco divoratore, è la gloria del Signore che inonda i pastori della sua luce”. “Quando Dio s’incontra con i peccatori, non li distrugge, ma li avvolge nel Suo Amore vivificante”.

“Questa buona notizia non è solo per i pastori, ma per tutto il popolo”.

“I pastori, dopo aver visto, se ne ritornano al loro lavoro lodando e glorificando Dio. Lodare e glorificare è compito dei sette Angeli del servizio, gli esseri ritenuti più vicini al Signore. I pastori avvolti dall’amore di Dio svolgono lo stesso compito degli Angeli”. (da A.Maggi: “Non ancora Madonna”)

 

“I PASTORI ANDARONO SENZA INDUGIO E TROVARONO MARIA E GIUSEPPE E IL BAMBINO CHE GIACEVA NELLA MANGIATOIA”.

“Maria aveva accolto il messaggio di Dio recato dall’Angelo a Nazaret e si era fidata: Avvenga per me secondo la tua parola. Ma non immaginava quanto le sarebbe costato e che cosa avrebbe comportato credere in quella Parola. La prima sorpresa gliela portano i pastori di Betlemme quando nasce Gesù.

I pastori erano ritenuti i rifiuti della società e considerati peccatori per eccellenza, perché a forza di stare con le bestie si erano pure essi imbestialiti.

Esclusi dal Regno di Dio si credeva e si sperava che sarebbero stati eliminati all’arrivo del Messia, venuto per distruggere i peccatori. Questa gentaglia riferisce a Maria e a Giuseppe la Parola che era stata detta riguardo al bambino quando un Angelo del Signore annunciò a loro per primi la nascita di Gesù… L’Angelo rassicurò i pastori annunciando loro: E’ nato per voi il Salvatore. Proprio per loro, i peccatori che aspettavano il castigo di Dio, è riservata una grande gioia perché il Signore è venuto a salvarli. La reazione a queste parole è di grande sconcerto: tutti quelli che udirono si stupirono delle cose che i pastori dicevano

Da sempre la religione aveva insegnato che Dio premiava i buoni e castigava i cattivi… Che cosa è questa novità che il Figlio di Dio venga annunciato come il Salvatore proprio di questi peccatori? A Maria l’Angelo aveva assicurato che Dio avrebbe dato a Gesù il trono di Davide suo padre, il che significava che non solo avrebbe regnato ma si sarebbe comportato come Davide, il re inviato da Dio per giudicare i popoli.

Come mai i pastori assicurano che

“la gloria del Signore li avvolse di luce” ?

Tutti, Maria compresa, sono stupiti di questa novità, che però lei non respinge: Maria, da parte sua, custodiva tutte queste parole conservandole nel suo cuore” (A.Maggi).

Ogni cristiano deve essere sempre attento all’ascolto del messaggio di Dio che si manifesta nella Sua Parola viva, donata a tutti.

Ascoltiamo, accogliamo, custodiamo, viviamo e proclamiamo sempre la buona Novella.

 

MARIA SS. MADRE DI DIO (Lc.2,16-21)

“Maria da parte sua serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore “.

     La nostra madre Chiesa oggi ci invita a volgere lo sguardo alla “Piena di Grazia” che è la benedetta fra tutte le donne.

Iddio in Lei ha compiuto meraviglie. Suo Figlio, Salvatore di tutti gli uomini “nasce da donna”: la Vergine Maria.

Maria, oggi inizio di un anno nuovo, diventa l’icona che accompagna i discepoli nel nuovo cammino. Tutta la vita di Maria è guidata dal tesoro che custodisce: Gesù. Il discepolo di Gesù deve sempre essere guidato dallo Spirito di amore del Figlio di Maria. Gesù è il Dio-con-noiche aiuta tutti a trovare le vere ragioni per vivere sempre in armonia con ogni uomo.

Maria custodiva”.

Maria ha un tesoro straordinario: dono per tutta l’umanità. Gesù è l’Amore di Dio per ogni uomo, Maria Lo protegge e Lo custodisce nel cuore vigilando.

Il cuore è la sede delle scelte concrete e delle decisioni libere. L’agire di Maria è mosso e plasmato dal grande tesoro che custodisce.

Maria meditava”.

Maria cresce nella fede meditando i fatti della vita del Figlio. La fede lo mette in risalto. Con la fede Maria comprende qual è il disegno di Dio su Gesù. Maria mette insieme tutti gli avvenimenti del Figlio suo e ne fa una unità meravigliosa.

Nella vita di Gesù Bambino, tanti sono gli episodi disparati tra di loro, Maria li mette insieme, in unità nel suo cuore. Maria ricorda le parole dell’Angelo: “Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo”. Ripensa ai disagi per andare a Betlemme. Nella sua mente c’è il canto angelico: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”, ma vede “il suo Figlio Unigenito” che avvolge in fasce e lo depone in una mangiatoia: luogo povero ed umile.

Maria gioisce per la gioia incontenibile dei pastori, ma vede il Figlio in una grande povertà, avvolto in pochi panni.

Maria sa unire tutti questi fatti con la Parola di Dio. “Oggi vi è nato nella città di David un Salvatore, che è il Cristo Signore”.

Maria è l’immagine vera del discepolo che ascolta, conserva e medita con amore e intelligenza le parole e i fatti della vita di Gesù.

 

 

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Blasi Mario parroco evangelizza santa Famiglia Nazaret Vangelo

Domenica della santa Famiglia di Nazaret GesùGiuseppe e Maria evangelizzata da don Mario Blasi parroco Matteo 2, 13 ss

“Alzati, prendi con te il Bambino e sua Madre,e fuggi in Egitto”.

     “La nascita di Gesù, con l’accettazione da parte di Giuseppe del suo concepimento “per opera dello Spirito Santo”, non ha segnato la fine della turbolenza di Maria e Giuseppe”.

“Chi mi ascolta vivrà tranquillo, senza paura di nessun male”, aveva sentenziato il grande re Salomone, ma a Giuseppe e a Maria l’aver ascoltato il loro Signore non ha portato tranquillità né tanto meno li ha protetti dal male”.

“Maria e Giuseppe sono consapevoli che il loro figlio proviene da Dio, quale frutto di una nuova creazione ad opera del Signore. Sanno anche che la missione di Gesù sarà quella di salvare il suo popolo dai suoi peccati. Ma ciò che sta per accadere sembra fatto appositamente per incrinare le loro certezze.

Maria e Giuseppe si trovano a Betlemme dove Gesù è nato.  I sommi sacerdoti e gli scribi della vicina Gerusalemme hanno già informato Erode che ha espresso il desiderio di adorare il re dei Giudei, nel luogo dove questi è nato: “A Betlemme di Giudea”.

“Ma da Gerusalemme nessuno si è dato la pena di verificare se nella piccola Betlemme si fosse realizzata la profezia di Michea”.

L’atteso Messia è lì, a due passi e nessuno si muoveGli unici che si recano nella casa di Betlemme sono alcuni maghi giunti da oriente”.

“I maghi sono appena partiti, che un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse:

Alzati, prendi il Bambino e sua Madre e fuggi in Egitto e resta là finché io non te lo dica; perché Erode sta per cercare il Bambino per farlo morire”.

“Il potere (se non è servizio) è sempre menzognero e padre della menzogna”. “Prontamente Giuseppe prese il Bambino e sua Madre, scappò con loro in Egitto”. “Ora la terra della libertà (Giudea) si trasforma in terra di morte, dalla quale occorre fuggire e trovare rifugio proprio in Egitto (terra pagana)”. (da A.Maggi: Non ancora Madonna)

Morto Erode l’Angelo del Signore dice a Giuseppe:

“Alzati, prendi con te il Bambino e sua Madre e va’ nella terra di Israele”.

Ora il ritorno è possibile e la famiglia entra nella terra d’Israele e Nazaret diventa la dimora di Gesù dove si realizza crescendo “in età, sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini” nel lavoro ordinario ed umile.

Anche i bimbi, i ragazzi e i giovani nella comunità cristiana crescano graditi a Dio e agli uomini. Ad essi siano trasmessi i veri valori del vivere; diano il giusto peso a Dio e ai genitori, onorando e lodando il Signore e ama

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L’IMMACOLATA BEATA VERGINE MARIA NEL VANGELO DI LUCA Parroco don Mario Blasi

IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA (Lc.1,26-38)

“TI SALUTO, O PIENA DI GRAZIA”

La festa dell’Immacolata ricorda che l’azione salvifica per l’umanità, iniziata da Dio nell’Antico Testamento, giunge ormai al suo compimento: Gesù Messia, Gesù Figlio di Dio.

Gesù, Figlio di Dio come uomo entra nella storia degli uomini per mezzo di Maria. Egli, per l’azione creatrice di Dio, inizia la Sua vita terrena nel seno purissimo di Maria. Tutto avviene secondo la profezia d’Isaia (Is. 7,14).

La santità di Gesù ha origine da Dio. Egli è Figlio di Dio nato dalla Vergine Maria. La Vergine risponde con totale docilità alla proposta dell’Angelo e accoglie nel suo seno Colui che è la Benedizione di tutta l’umanità.

“Maria accetta… è capace di vibrare in sintonia con la Parola che continuamente crea e rinnova l’universo; diventa così collaboratrice di Dio nel comunicare vita all’umanità” (A. Maggi).

“Sarà la Madre del figlio di Yhwh! L’ignota ragazza di Nazareth che nessuno, neanche tra i vicini, conosceva, sarà proclamata beata da tutte le generazioni“. “La donna, che non può neanche osare toccare la Bibbia, accoglierà dentro di sé la Parola di Dio fatta carne.

La donna, che non può rivolgersi al sacerdote, né tanto meno toccarlo, sarà madre del Santo dei Santi.

Il Dio, che mai ha rivolto la parola ad una donna, la chiamerà immà (mamma)” (A.Maggi).

“Il Signore è con te”.

Il Signore è vicino a Maria per proteggerla. Maria è la nuova Eva. Con la prima Eva l’umanità sperimenta quanto è grande la fragilità della condizione umana per il peccato. Con Maria l’umanità è segnata dalla grazia e l’uomo diventa una creatura nuova per essere simile al Figlio suo.

“Avvenga di me secondo la tua parola”.

Maria si affida completamente a Dio e Iddio realizza in lei ciò che umanamente è impossibile.

Anche il cristiano è una persona scelta, chiamata a rispondere con gioia e con amore al progetto di Dio.

 

 

 

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BLASI MARIO EVANGELIZZA NATIVITA’ GESU’ liturgia anno A Vangelo Luca 2

Il parroco don Mario Blasi evangelizza il Natale del Signore da Luca 2

0.7

 

NATALE DEL SIGNORE(Lc.2,1-15)

“C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo guardia al loro gregge “.

I pastori erano per lo più servi dei proprietari del gregge, sfruttati e malpagati e si rifacevano con il furto al padrone o ad altri pastori. Vivendo per gran parte dell’anno isolati, senza altra compagnia oltre agli animali e senza alcuna sorveglianza, i pastori avevano una cattiva fama, erano considerati dei selvaggi, dei bruti che vivevano di ruberie. Emarginati dalla società, i pastori erano discriminati anche dalla religione.

Trascorrendo il loro tempo sempre tra gli animali, con scarsa possibilità di accedere alla Sinagoga o al Tempio, i pastori vivevano in una condizione di totale impurità e si pensava che per essi non ci fosse alcuna possibilità di salvezza.

Ai pastori spettava solo il castigo che Dio avrebbe inflitto ai peccatori attraverso il Messia.

Proprio ai pastori, che erano rifiuti della società e ritenuti i più lontani da Dio, per primi viene annunciata la nascita del Figlio dell’Altissimo. E ai pastori che furono presi da grande spavento, perché sanno che non è possibile vedere Dio e rimanere in vita, l’Angelo dice di non avere alcuna paura perché è portatore della buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà:

“Oggi è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo Signore “.

La grande gioia di questa buona notizia non è solo per i pastori, ma per tutto il popolo. La buona notizia è che il Signore non premia i buoni e castiga i malvagi, ma a tutti, senza distinzioni, comunica il Suo Amore.

L’Amore di Dio non dipende dal comportamento dell’uomo e dalle sue risposte, ma viene riversato su tutti, “perché Egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi“.

Dio non concede il Suo Amore e il Suo perdono agli uomini perché questi lo meritano, ma perché ne hanno bisogno.

L’Amore di Dio non va meritato, ma accolto come espressione gratuita e generosa della Sua infinita misericordia.

I pastori non hanno alcun merito per ottenere la salvezza del Signore. Il Signore li avvolge nella Sua Luce, non perché i pastori ne siano degni, ma perché Dio è solo Amore.

( da A.Maggi)

“ Oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore “.

Dio, per amore degli uomini, si è fatto Bambino.

In un mondo che sembra sprofondare nelle tenebre del male, una luce risplende! Nasce un Bambino per dare agli uomini una realtà nuova e una speranza che non delude.

Il Figlio di Dio, Gesù, entra nella storia degli uomini e incomincia così una nuova creazione. La nascita di Gesù chiede a tutti un nuovo stile di vitavivere tutti i giorni come figli di Dio amando e servendo i fratelli con serenità di spirito.

Gesù nasce in una grotta-stalla adiacente all’abitazione perché non c’è alloggio nella sala comune della casa. “Suo padre legale, Giuseppe, aveva allestito tutto ciò per quando Egli fosse venuto al mondo. Ma per ragioni storiche, nel momento in cui venne alla luce, c’erano altri che ne avevano bisogno”. “Quindi Giuseppe, con gesto decisivo, risolse di lasciare il posto previsto e di scendere nella oscura stalla.

Gesù non nacque povero perché le circostanze lo esigevano, ma per una scelta di Giuseppe”.

“E quando crebbe, scelse di abbracciare perpetuamente la povertà cui fu fedele per tutta la vita. Visse povero, condivise quello che possedeva, si circondò dei più bisognosi, mangiò quello che gli davano e morì nella più assoluta indigenza. Non pretese nulla per Sé. Non volle occupare qualcosa che ad altri poteva mancare. Lo si vide applicare costantemente il principio per cui, se qualcuno aveva bisogno della Sua stanza, lui doveva scendere nella stalla”.

Troverete un Bambino adagiato in una mangiatoia”.

I primi destinatari dell’annuncio della nascita di Gesù sono i pastori.

“Proprio ai pastori, che erano rifiutati dalla società e ritenuti i più lontani da Dio, per primi viene annunciata la nascita del Figlio dell’Altissimo”. “All’epoca di Gesù erano bistrattati ed emarginati come persone impure di poco conto e inaffidabili, esclusi: umili e poveri. Essi sono i primi destinatari della buona notizia, caparra di una gioia che sarà di tutto il popolo. Gioia per il perdono dei peccati. Gioia per un nuovo rapporto con Dio”.

“Lo stupore è di tutti, Maria compresa”. “Ma Lei non si scandalizza di quel che i pastori dicono”. “Lei non rifiuta la novità su Dio, cerca di comprenderla! Maria, da parte sua, custodiva tutti questi fatti meditandoli nel suo cuore. Lei si mette sempre in sintonia con Dio che fa nuove tutte le cose”.

 

“CESARE AUGUSTO ORDINO’ CHE SI FACESSE IL CENSIMENTO DI TUTTA LA TERRA. QUESTO CENSIMENTO…FU FATTO QUANDO ERA GOVERNATORE DELLA SIRIA QUIRINIO”.

Dio, Creatore del Cielo e della terra, entra visibilmente nella nostra storia per mezzo di una piccola, ma straordinaria famiglia: la famiglia di Nazaret.

Dio va cercato, riconosciuto e accolto nella famiglia.

Tutto sembra che cammini per l’autorità dell’imperatore. Chi comanda, chi decide è Cesare Augusto. Egli è il padrone di “tutta la terra”. Egli decide “tutto”. Ha orgoglio smisurato. Ha il potere di censire “tutta la terra”, ma non si accorge che è un piccolo strumento di Colui che è veramente Signore.

Giuseppe obbedisce al comando di Cesare, va a Betlem con “Maria sua sposa che era incinta“. Il germoglio di Jesse deve nascere a Betlem. Così avviene.

Dio guida la storia, non Cesare. Dio decide, non l’imperatore.

Colui che ha disteso i cieli si fa bambino, bisognoso di tutto e di tutti, ma è lo specchio del volto di Dio Creatore.

Dio va amato, riconosciuto nell’uomo.

L’uomo è al centro del creato, Dio al vertice di tutto.

Tutto cammina verso di Lui.

Chi contempla per primo il volto di Dio fatto uomo? Sono gli emarginati e i lontani da Dio: i pastori.

“Oggi è nato per voi… un Salvatore”.

I pastori, considerati peccatori incalliti, non sono esclusi dalla salvezza, ma sono i primi ad accoglierla. Proprio a costoro l’Angelo del Signore si rivolge e la gloria di Dio li avvolge.

“La gloria di Dio si manifesta visibilmente comunicando pace (felicità) a tutti gli uomini in quanto destinatari del Suo amore… I pastori vanno a Betlem a trasmettere la buona notizia che hanno ricevuto” (A.Maggi).

Dio dimostra il Suo Amore ai lontani e ai vicini. “Tutti vengono sconvolti da questa straordinaria novità, Maria compresa, ma lei non la rifiuta, la accoglie”

(A.Maggi).

Tutti gli uomini sono chiamati a fare l’esperienza del Dio-Amore.

 

 

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Mario Blasi Parroco evangelizza la quarta domenica dell’Avvento anno A Matteo 1, 18 s

IV domenica di Avvento anno A Parroco don Mario Blasi

IV AVVENTO (Mt.1,18-24)

“Egli la prese con sé”.

Gli Evangelisti, nel presentare la vita di Gesù, non tengono conto molto del racconto cronologico, ma fanno una riflessione profonda sulla Sua vita per la nostra fede.

“I quattro Evangelisti sono dei grandi teologi e dei raffinati letterati. I Vangeli possono competere con le grandi opere letterarie dell’umanità, e presentano una ricchezza teologica che ancora non si è cessato di scoprire”. I Vangeli sono libri di fede.

Nella vita di Maria gli Evangelisti Matteo e Luca sono concordi nel dire che Lei ha concepito il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo. Nel narrare l’infanzia di Gesù Luca è gioioso e disteso, Matteo è drammatico.

“Maria attende un figlio, ma non da Giuseppe”. Luca narra l’Annunciazione.  “Matteo specifica che Maria è incinta dello Spirito Santo, ma questa affermazione, non verificabile, non fa che complicare la situazione della moglie di Giuseppe”. “E’ attendibile un fatto del genere?”. “Come è possibile spiegare o convincere Giuseppe di questa irruzione dello Spirito di Dio in una ragazza di Nazaret?”.

Quel che è accaduto non ha precedenti. Nella storia d’Israele si conoscevano casi di donne sterili che per un intervento divino sono poi divenute madri, ma sempre per opera del marito”.

Ma Maria non è sterile. Giuseppe non è vecchioDa dove viene questo figlio? E’ il dramma di Giuseppe. Non sa darsi una spiegazione credibile. E’ qualcosa che non è mai accaduto e Giuseppe non ha possibilità di fare alcun confronto”.

“Giuseppe è un giusto, cioè un fedele irreprensibile osservante di tutte le prescrizioni della legge divina e sa già come deve comportarsi”.

“Maria è incinta e la legge di Dio prescrive che la moglie va denunciata e lapidata!”. “Ma Giuseppe non se la sente di far ammazzare Maria”. “No, Giuseppe non denuncia Maria, ma neanche se la prende  in casa”. Decide di ripudiarla in segreto, per non esporla alle denunce del paese e a una tragica fine.

“Giuseppe non osserva la legge. Tra il bene della legge e quello della moglie sceglie quest’ultimo”.

Il bene dell’uomo sta al di sopra di tutto e di tutti.

“E mentre Giuseppe era ancora torturato da queste cose, ecco che gli apparve in sogno l’Angelo del Signore e gli disse:

“Giuseppe, figlio di David, non esitare a prendere con te Maria, tua moglie, perché quello che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo”.

“Giuseppe fece come gli aveva detto l’Angelo del Signore e prese con sé la moglie”. Ella diede alla luce un Figlio ed egli lo chiamò Gesù”. (da A.Maggi, “Non ancora Madonna”)

 

 

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Blasi Mario evangelizza Natività Gesù Nazareth anno A

Blasi Mario Parroco evangelizza Natale anno A

NATALE DEL SIGNORE(Lc.2,1-15)

“CESARE AUGUSTO ORDINO’ CHE SI FACESSE IL CENSIMENTO DI TUTTA LA TERRA. QUESTO CENSIMENTO…FU FATTO QUANDO ERA GOVERNATORE DELLA SIRIA QUIRINIO”.

Dio, Creatore del Cielo e della terra, entra visibilmente nella nostra storia per mezzo di una piccola, ma straordinaria famiglia: la famiglia di Nazaret.

Dio va cercato, riconosciuto e accolto nella famiglia.

Tutto sembra che cammini per l’autorità dell’imperatore. Chi comanda, chi decide è Cesare Augusto. Egli è il padrone di “tutta la terra”. Egli decide “tutto”. Ha orgoglio smisurato. Ha il potere di censire “tutta la terra”, ma non si accorge che è un piccolo strumento di Colui che è veramente Signore.

Giuseppe obbedisce al comando di Cesare, va a Betlem con “Maria sua sposa che era incinta“. Il germoglio di Jesse deve nascere a Betlem. Così avviene.

Dio guida la storia, non Cesare. Dio decide, non l’imperatore.

Colui che ha disteso i cieli si fa bambino, bisognoso di tutto e di tutti, ma è lo specchio del volto di Dio Creatore.

Dio va amato, riconosciuto nell’uomo.

L’uomo è al centro del creato, Dio al vertice di tutto.

Tutto cammina verso di Lui.

Chi contempla per primo il volto di Dio fatto uomo? Sono gli emarginati e i lontani da Dio: i pastori.

“Oggi è nato per voi… un Salvatore”.

I pastori, considerati peccatori incalliti, non sono esclusi dalla salvezza, ma sono i primi ad accoglierla. Proprio a costoro l’Angelo del Signore si rivolge e la gloria di Dio li avvolge.

“La gloria di Dio si manifesta visibilmente comunicando pace (felicità) a tutti gli uomini in quanto destinatari del Suo amore… I pastori vanno a Betlem a trasmettere la buona notizia che hanno ricevuto” (A.Maggi).

Dio dimostra il Suo Amore ai lontani e ai vicini. “Tutti vengono sconvolti da questa straordinaria novità, Maria compresa, ma lei non la rifiuta, la accoglie”

(A.Maggi).

Tutti gli uomini sono chiamati a fare l’esperienza del Dio-Amore.

 

NATALE DEL SIGNORE(Lc.2,1-15)

“C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo guardia al loro gregge “.

I pastori erano per lo più servi dei proprietari del gregge, sfruttati e malpagati e si rifacevano con il furto al padrone o ad altri pastori. Vivendo per gran parte dell’anno isolati, senza altra compagnia oltre agli animali e senza alcuna sorveglianza, i pastori avevano una cattiva fama, erano considerati dei selvaggi, dei bruti che vivevano di ruberie. Emarginati dalla società, i pastori erano discriminati anche dalla religione.

Trascorrendo il loro tempo sempre tra gli animali, con scarsa possibilità di accedere alla Sinagoga o al Tempio, i pastori vivevano in una condizione di totale impurità e si pensava che per essi non ci fosse alcuna possibilità di salvezza.

Ai pastori spettava solo il castigo che Dio avrebbe inflitto ai peccatori attraverso il Messia.

Proprio ai pastori, che erano rifiuti della società e ritenuti i più lontani da Dio, per primi viene annunciata la nascita del Figlio dell’Altissimo. E ai pastori che furono presi da grande spavento, perché sanno che non è possibile vedere Dio e rimanere in vita, l’Angelo dice di non avere alcuna paura perché è portatore della buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà:

“Oggi è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo Signore “.

La grande gioia di questa buona notizia non è solo per i pastori, ma per tutto il popolo. La buona notizia è che il Signore non premia i buoni e castiga i malvagi, ma a tutti, senza distinzioni, comunica il Suo Amore.

L’Amore di Dio non dipende dal comportamento dell’uomo e dalle sue risposte, ma viene riversato su tutti, “perché Egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi“.

Dio non concede il Suo Amore e il Suo perdono agli uomini perché questi lo meritano, ma perché ne hanno bisogno.

L’Amore di Dio non va meritato, ma accolto come espressione gratuita e generosa della Sua infinita misericordia.

I pastori non hanno alcun merito per ottenere la salvezza del Signore. Il Signore li avvolge nella Sua Luce, non perché i pastori ne siano degni, ma perché Dio è solo Amore.

( da A.Maggi)

“Oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore “.

Dio, per amore degli uomini, si è fatto Bambino.

In un mondo che sembra sprofondare nelle tenebre del male, una luce risplende! Nasce un Bambino per dare agli uomini una realtà nuova e una speranza che non delude.

Il Figlio di Dio, Gesù, entra nella storia degli uomini e incomincia così una nuova creazione. La nascita di Gesù chiede a tutti un nuovo stile di vitavivere tutti i giorni come figli di Dio amando e servendo i fratelli con serenità di spirito.

Gesù nasce in una grotta-stalla adiacente all’abitazione perché non c’è alloggio nella sala comune della casa. “Suo padre legale, Giuseppe, aveva allestito tutto ciò per quando Egli fosse venuto al mondo. Ma per ragioni storiche, nel momento in cui venne alla luce, c’erano altri che ne avevano bisogno”. “Quindi Giuseppe, con gesto decisivo, risolse di lasciare il posto previsto e di scendere nella oscura stalla.

Gesù non nacque povero perché le circostanze lo esigevano, ma per una scelta di Giuseppe”.

“E quando crebbe, scelse di abbracciare perpetuamente la povertà cui fu fedele per tutta la vita. Visse povero, condivise quello che possedeva, si circondò dei più bisognosi, mangiò quello che gli davano e morì nella più assoluta indigenza. Non pretese nulla per Sé. Non volle occupare qualcosa che ad altri poteva mancare. Lo si vide applicare costantemente il principio per cui, se qualcuno aveva bisogno della Sua stanza, lui doveva scendere nella stalla”.

Troverete un Bambino adagiato in una mangiatoia”.

I primi destinatari dell’annuncio della nascita di Gesù sono i pastori.

“Proprio ai pastori, che erano rifiutati dalla società e ritenuti i più lontani da Dio, per primi viene annunciata la nascita del Figlio dell’Altissimo”. “All’epoca di Gesù erano bistrattati ed emarginati come persone impure di poco conto e inaffidabili, esclusi: umili e poveri. Essi sono i primi destinatari della buona notizia, caparra di una gioia che sarà di tutto il popolo. Gioia per il perdono dei peccati. Gioia per un nuovo rapporto con Dio”.

“Lo stupore è di tutti, Maria compresa”. “Ma Lei non si scandalizza di quel che i pastori dicono”. “Lei non rifiuta la novità su Dio, cerca di comprenderla! Maria, da parte sua, custodiva tutti questi fatti meditandoli nel suo cuore. Lei si mette sempre in sintonia con Dio che fa nuove tutte le cose”.

 

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Blasi Mario evangelizza IV domenica Avvento anno A

Domenica IV Avvento anno A Blasi Mario Parroco

IV AVVENTO (Mt.1,18-24)

“Egli la prese con sé”.

Gli Evangelisti, nel presentare la vita di Gesù, non tengono conto molto del racconto cronologico, ma fanno una riflessione profonda sulla Sua vita per la nostra fede.

“I quattro Evangelisti sono dei grandi teologi e dei raffinati letterati. I Vangeli possono competere con le grandi opere letterarie dell’umanità, e presentano una ricchezza teologica che ancora non si è cessato di scoprire”. I Vangeli sono libri di fede.

Nella vita di Maria gli Evangelisti Matteo e Luca sono concordi nel dire che Lei ha concepito il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo. Nel narrare l’infanzia di Gesù Luca è gioioso e disteso, Matteo è drammatico.

“Maria attende un figlio, ma non da Giuseppe”. Luca narra l’Annunciazione.  “Matteo specifica che Maria è incinta dello Spirito Santo, ma questa affermazione, non verificabile, non fa che complicare la situazione della moglie di Giuseppe”. “E’ attendibile un fatto del genere?”. “Come è possibile spiegare o convincere Giuseppe di questa irruzione dello Spirito di Dio in una ragazza di Nazaret?”.

Quel che è accaduto non ha precedenti. Nella storia d’Israele si conoscevano casi di donne sterili che per un intervento divino sono poi divenute madri, ma sempre per opera del marito”.

Ma Maria non è sterile. Giuseppe non è vecchioDa dove viene questo figlio? E’ il dramma di Giuseppe. Non sa darsi una spiegazione credibile. E’ qualcosa che non è mai accaduto e Giuseppe non ha possibilità di fare alcun confronto”.

“Giuseppe è un giusto, cioè un fedele irreprensibile osservante di tutte le prescrizioni della legge divina e sa già come deve comportarsi”.

“Maria è incinta e la legge di Dio prescrive che la moglie va denunciata e lapidata!”. “Ma Giuseppe non se la sente di far ammazzare Maria”. “No, Giuseppe non denuncia Maria, ma neanche se la prende  in casa”. Decide di ripudiarla in segreto, per non esporla alle denunce del paese e a una tragica fine.

“Giuseppe non osserva la legge. Tra il bene della legge e quello della moglie sceglie quest’ultimo”.

Il bene dell’uomo sta al di sopra di tutto e di tutti.

“E mentre Giuseppe era ancora torturato da queste cose, ecco che gli apparve in sogno l’Angelo del Signore e gli disse:

“Giuseppe, figlio di David, non esitare a prendere con te Maria, tua moglie, perché quello che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo”.

“Giuseppe fece come gli aveva detto l’Angelo del Signore e prese con sé la moglie”. Ella diede alla luce un Figlio ed egli lo chiamò Gesù”. (da A.Maggi, “Non ancora Madonna”)

 

“Maria, sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo “.

Maria ha in seno il Figlio di Dio. E’ opera dello Spirito Santo. Come spiegare questo fatto a Giuseppe? E’ un evento che non si può verificare! Ciò non fa che complicare la situazione della sposa di Giuseppe. E’ attendibile un fatto del genere? Giuseppe non crede ai suoi occhi!

In Galilea la sposa deve assolutamente entrare nella casa dello sposo illibata! Una donna, considerata infedele, va lapidata senza pietà!

Come può spiegare Maria o convincere Giuseppe della irruzione dello Spirito Santo nel suo seno? Un fatto del genere non ha precedenti nella storia d’Israele. La situazione di Giuseppe è drammatica! Non si sa dare una spiegazione credibile. Non è facile per Giuseppe decidere. Questo figlio da dove viene?

Giuseppe deve decidere: la legge di Dio gli impone di denunciarla, ma l’amore per Maria è più forte della legge. L’amore lo spinge a cercare una soluzione diversa dalla legge.

Il tormento è grande: “Se nasconderò il suo errore mi troverò a combattere con la legge del Signore“. Non se la sente di denunciare e lapidare la sua giovane sposa. Tra il bene della legge e l’amore per la sposa, sceglie il bene della sposaIl bene dell’uomo è al di sopra di ogni legge! Decide di ripudiarla di nascosto.

“Giuseppe, suo sposo, che era giusto, non voleva diffamarla, decise di licenziarla in segreto “.

Ma in un paese piccolo e pettegolo come Nazaret, le cose non si possono fare in segreto. Il personale intervento di Dio convince Giuseppe a prendere con sé Maria.

“Giuseppe, non esitare di prendere con te Maria,

perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”.

Giuseppe fa come gli ha detto l’Angelo del Signore. Maria dà alla luce un Figlio ed egli lo chiama Gesù.

Per Giuseppe e Maria non è la fine dei problemi, ma solo l’inizio!(  A.Maggi)

 

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LA FESTA DI MARIA SANTISSIMA VERGINE IMMACOLATA CONCEZIONE predicata da don Mario Blasi Parroco

Blasi Mario Parroco predica l’Immacolata Concezione di Maria

IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA (Lc.1,26-38)

“L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio ad una Vergine, promessa sposa ad un uomo chiamato Giuseppe. La Vergine si chiamava Maria”.

“Gabriele, il messaggero di Dio ci riprova. A Gerusalemme gli è andata male. Doveva portare un messaggio, una stupenda notizia da parte di Dio ad un sacerdote scrupoloso e osservante, scelto da Dio stesso, per il momento più solenne della giornata e della sua stessa vita: l’offerta dell’incenso.

Zaccaria, sacerdote irreprensibile, non ha prestato fede al messaggero e Gabriele ha dovuto punirlo per la sua ottusità.

Ora Gabriele ha un altro messaggio da portare, ma le condizioni sono tutte sfavorevoli: non deve andare nella religiosa Giudea, ma nella miscredente Nazaret, no nel tempio, ma in una stamberga ai margini del villaggio, da una donna sposata. Inoltre il messaggio presenta enormi difficoltà a poter essere accolto.

Come farà Gabriele a proporre ad una ragazzina sposata ciò che non è mai avvenuto: diventare madre del Figlio di Dio? Come andrà?

  • ·  ·  ·  ·  ·  Maria accetta“:

“Eccomi, sono la serva del Signore “.

“Zaccaria, uomo pio, uomo di preghiera, è talmente occupato nei suoi riti da rimanere sordo all’annuncio di Dio.

Maria, invece, è capace di vibrare in sintonia con la Parola che continuamente crea e rinnova l’universo; diventa così collaboratrice di Dio nel comunicare Vita all’umanità.

L’ignota ragazza di Nazaret, che nessuno conosceva, sarà Madre del Figlio di Dio e sarà proclamata Beata da tutte le generazioni.

La Vergine di Nazaret, in profonda sintonia con Dio che fa nuove tutte le cose, risponde al richiamo della Vita che vuole sbocciare: accoglie dentro di sé la Parola di Dio fatta carne. Con il “SI’” di Maria avviene una cosa straordinariamente grande: si cambia completamente il corso della storia“. (A. Maggi)

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Tarunzio matematico e scienziato nativo di Fermo nel I secolo a. C. incaricati per la data 21 aprile fondazione di Roma

Notizie di Gabriele Nepi per gli Studi  Storici Fermani sulla data della fondazione di Roma affidata allo scienziato Lucio Tarunzio nativo di Fermo

UNO SCIENZIATO FERMANO DEL 1° secolo a.C. – In data 21 aprile la fondazione di Roma?

Dal Centro Studi Storici Fermani fondato da Gabriele Nepi

Al Fermano Tarunzio (o Taruzio) è stato intitolato un cratere del suolo della Luna, satellite della Terra: il “Crater Taruntius” derivato dalla frattura del suolo e di età inferiore forse al miliardo di anni. Sta a nordovest del “mare fecunditatis”, e nei pressi di effusioni laviche. E’ esteso per 56 Km e profondo 1 Km. L’interno del cratere, privo di terrazzamenti, ha al centro modeste cime.

Lucio Tarunzio secondo i dizionari di antichità, nacque nel primo secolo a. C. a Fermo e, seguendo le esperienze degli Etruschi, si dedicò alla matematica,  all’astronomia e all’astrologia. Fu amico di Varrone e di Cicerone.

A Numa Pompilio si attribuiva il calendario dei dodici mesi annuali, tra i quali aprile. I calcoli astrologici per fissare l’anniversario del Natale di Roma furono affidati da Varrone al Fermano Lucio Tarunzio, probabilmente attorno al 68 a.C. In data 21 aprile, sin dai  precedenti secoli, si festeggiava il genio, divinità femminile ‘Pale’ e si purificavano, con acqua e fuoco, le greggi e i lavoratori, nella campagna.

A partire dall’anno 121, la data 21 aprile era destinata ai festeggiamenti, all’interno della città di Roma, detti con  nome greco: “Romaia”: la festa coincideva con l’anniversario del Natale di Roma. Troviamo la descrizione nei suoi Fasti redatti da Ovidio (IV, 721 s). Virgilio considerava fondatore il greco Enea; Tito Livio riprese la tradizione del giovane Romolo, padre della patria, fondatore.

In realtà le figure dei primi re sono leggendarie e simboliche. Di fronte al calcolo richiesto a Tarunzio da Varrone e affidato all’astrologia.

In che data fu fondata la città di Roma? Al di là della leggenda, è certo che quando nell’ambiente del fiume chiamato Rumon, che è il Tevere, si stabilì il guado presso l’Isola Tiberina, qui si ebbe il primo insediamento di case, chiamato Roma. Una notizia riferita da Plutarco è che ciò avvenne in coincidenza con una eclisse del sole.

Per datarne la fondazione, gli storici preferiscono parlare della costruzione della casa che fu la capanna del pastore Romolo. Risale all’anno 753 a. C. calcolando gli anni “ab Urbe condita”. Secondo i calcoli tarunziani, Romolo sarebbe nato nel 771 a. C. il giorno 23 del mese di settembre. Cicerone discuteva sulla divinazione, e vi  trovava qualcosa di comico.

La diffusione della leggendaria data della fondazione dell’Urbe al 21 aprile fu dovuta alle usanze folcloriche di celebrare gli anniversari e compleanni, da parte dei greci, degli etruschi e dei sabini. Ancor oggi si usa festeggiare questo giorno natalizio dell’Urbe con manifestazioni folcloriche e ludiche. Durante il periodo fascista si celebrava la “Festa dei lavoratori” appunto il 21 aprile, iscritta nel calendario ufficiale come giorno non lavorativo.

Tarunzio impostò il suo calcolo sulla base delle leggende riguardanti la vita e la morte di Romolo e giunse a dire che egli fondò Roma il giorno 9 aprile tra la seconda e la terza ora del giorno cioè nella piena mattinata.

Tant’era l’usanza delle feste “Palelia” e “Romaia” al 21 aprile che neanche Tarunzio poté anticiparle e rimase questo il giorno natalizio dell’Urbe.

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MIOLA GABRIELE PRESENTA I SALMI SAPIENZIALI DELLA BIBBIA E LA GUIDA TRA IL BUONO E IL MALVAGIO

  1. I SALMI SAPIENZIALI

In questo gruppo, sotto questo nome generico raccogliamo diversi tipi di salmi, che non possono essere ridotti ad un unico genere letterario né per gli aspetti formali né per contenuto, ma che pur hanno una linea comune che li lega. Questo filo unitario può essere individuato nella “riflessione sapienziale”: sono i salmi che affrontano problemi diversi come il giusto e l’empio nella vita, la legge, la storia d’Israele, il vero culto da rendere a Dio ed altri temi.

.1. – Alcune riflessioni generali sulla sapienza.

Prima di parlare dei diversi aspetti di questi salmi è bene fare un breve cenno alla riflessione sapienziale in Israele per cogliere meglio l’ambiente in cui questi salmi sono sorti. Possiamo distinguere tre filoni diversi sebbene strettamente connessi tra di loro.

.a.\   la sapienza della vita e della prassi, riguarda il modo di vivere, di comportarsi. E’ una sapienza pratica che raccoglie l’esperienza di generazioni, esperienza che si è condensata in detti, massime, proverbi che toccano i momenti e gli aspetti più vari della vita: l’educazione dei figli, una certa politica familiare, il comportamento con le donne, vizi e virtù umane, il maneggio politico e amministrativo e altro. E’ tutto un cumulo di materiale che s’arricchisce di sempre nuove osservazioni e che fanno la saggezza della vita e quel fondo umano di un saper vivere, che è sempre vero e sempre nuovo. Questo tipo di saggezza forma il sostrato della vita del popolo, ma emerge a coscienza di bene comune quando un “saggio” osserva, raccoglie e ordina questo materiale che vaga tra il popolo. Questa riflessione sapienziale non è certamente esclusiva di Israele, è qualcosa di comune a tutti i popoli con accentuazioni più o meno forti: celebre era nell’oriente biblico la saggezza di Edom e degli arabi o quella degli Egiziani e delle grandi culture della valle del Tigri e dell’Eufrate. Anzi possiamo dire che Israele si inserì in questo vasto contesto sapienziale solo tardivamente, nel periodo della monarchia dopo Salomone. Fece tesoro della sua sapienza, s’arricchì dell’esperienza degli altri, ma tutto filtrò alla luce della sua peculiare tradizione e religiosità. Questo materiale fu raccolto e dovette circolare prima liberamente tra il popolo, poi in collezioni più o meno ufficiali. Noi ne abbiamo tracce nel libro dei Proverbi in cui trovammo materiale proprio di Israele e di altri saggi anche non israeliti (cfr Prov 1 ,1-6; 10, 1; 22, 17; 25, 1; 30, 1; 31, 1).

.b.\   Questa riflessione sulla vita non tocca solo aspetti pratici e il saper vivere, ma diventa spontaneamente anche riflessione sui grandi perché della vita in genere, e di Israele in particolare. Allora questa sapienza spicciola fatta di massime, proverbi e tradizioni, diventa vera e propria filosofia. Non dobbiamo farci ingannare da questo termine dandogli la coloritura che ha preso nella nostra mentalità, cioè di riflessione autonoma del pensiero umano che cerca di comprendere se stesso e la realtà; per Israele si tratta sempre di partire dalla sua esperienza, dalla sua storia, che gli offre dati sicuri e da cui non può assolutamente prescindere. Questi dati sono l’incontro con Dio, la scoperta del Dio vivo; della sua assolutezza, trascendenza, fedeltà e bontà. Questo punto per Israele è incontroverso, è il punto fermo di partenza. Ma non per questo tutto è risolto, si pongono invece interrogativi e problemi formidabili anche al sapiente d’Israele.

Un interrogativo che si presenta come preliminare è questo: deve collocare la storia di Israele, che inizia con Abramo, Isacco e Giacobbe? Allora sulla base di fatti storici, di antiche tradizioni popolari, di elementi mitici sono sorti quei racconti che nelle diverse correnti jahwista, elohista, sacerdotale, hanno creato la cornice e la tela entro cui e su cui porre la storia d’Israele. Questa riflessione diversa, che qui non possiamo analizzare, trovò la sua forma ultima negli attuali primi undici capitoli del Genesi, che nel loro insieme bisogna leggere e interpretare fondamentalmente partendo da un punto di vista sapienziale. Diciamo sapienziale e non filosofico per accentuare la profonda diversità che troviamo tra la riflessione sapienziale d’Israele e la riflessione filosofica ad esempio della Grecia e nostra su un problema in fondo comune: l’uomo, il suo essere, la sua comprensione; il cosmo, la sua origine, il suo significato; il peccato, la sofferenza, la morte. Un problema uguale, ma trattato partendo da punti diversi e con strumenti diversi e quindi prospettato in maniera radicalmente diversa. Questi temi li troviamo nei salmi specialmente là dove si canta l’azione creatrice di Dio. Un altro interrogativo pressante che si presenta all’animo d’Israele è quello della sofferenza e del dolore. In un primo momento l’ebreo considerò il dolore, le malattie, la morte prematura e cose simili, come la giusta punizione di un male compiuto dall’individuo stesso che ne era colpito o dalla famiglia e dalla collettività di cui la persona faceva parte. Con Geremia ed Ezechiele, nel periodo dell’esilio, sviluppatasi una visione più personalistica della responsabilità e quindi anche del castigo e delle pene, però all’oscuro ancora di una realtà come quella di resurrezione e di vita piena con Dio, ci si trova dinanzi ad un formidabile punto interrogativo sul perché delle pene e della miseria del giusto, di colui che è stato fedele a Jahweh. Risposta non c’era e lo conferma l’autore del libro di Giobbe, che vede il problema avvolto nel mistero insondabile della trascendenza e dell’onnipotenza di Dio. Giobbe pur non sapendo dare una risposta al tormentoso problema, rimane saldo nella fede in Jaweh; altri invece, come l’Ecclesiaste, un po’ per temperamento, un po’ per l’esperienza amara della vita, inclina ad una risposta tinta piuttosto di scetticismo: è inutile porsi il problema e tentare di risolverlo, tutto è vanità sia la gioia sia il dolore, tanto la ricchezza quanto la povertà, perché in fine, “chi sa se il soffio vitale dell’uomo sale in alto mentre quello della bestia scende in basso, nella terra?” (Qo 3, 21).

.c.\   Un altro filone della riflessione sapienziale è quello che ha come tema quello della legge e della sapienza di Dio. Quella saggezza pratica, cui abbiamo sopra accennato, era stata filtrata alla luce della rivelazione, maturata sotto l’influsso della legge di Dio, ma chi guidava la vita di Israele era soprattutto la legge di Mosè, ormai, dopo l’esilio, ben determinata scritta e commentata: nella legge era la vita e la ragion d’essere dell’israelita. Quando si cominciò a riflettere sull’origine della legge si risalì direttamente a Dio: la legge viene dalla sapienza di Dio. La sapienza di Dio è in opera dappertutto, nella creazione del cosmo e dell’uomo, la parola di Dio rivela la sua sapienza, quella parola che ha ordinato l’universo, ma che ha anche creato Israele a cui ha dato la legge come norma di vita.

Parola, legge, sapienza sono realtà molto vicine. La sapienza esprime quasi il piano di Dio, la parola è la potenza realizzatrice di questo piano e la legge è la stessa sapienza e parola di Dio divenuta norma di vita per Israele: la sapienza, la parola, la legge parlano, appellano, invitano a nome di Dio: non sono Jahweh, ma un “io” che con autorità parla: accettare il suo appello significa avere la vita e la salvezza, rifiutarlo significa la condanna e la morte.

Questo invito è rivolto a tutti, ma la sapienza per ordine di Dio ha trovato in Israele la sua dimora e nella legge la più alta espressione. Queste idee le troviamo sviluppate nei libri sapienziali e precisamente nella prima parte del libro dei Proverbi (1-8), nel libro di Giobbe (cap. 28), nell’Ecclesiastico (cap. 24) e altrove. Diversi salmi riprendono più o meno direttamente questi temi sviluppandoli su un piano di meditazione e di preghiera.

.2.   Temi sapienziali nei salmi.

Temi sapienziali si trovano in diversi salmi specialmente là dove trattano della storia di Israele, del problema del dolore, della retribuzione, del giusto che soffre.

.a.\   In alcuni salmi, che possiamo chiamare “storici ” (78; 81; 105;106) perché vi è ampiamente richiamata la storia di Israele, sono evidenti l’impostazione o i richiami sapienziali.

Il salmo 78 si presenta come un “insegnamento”, che proferisce ” sentenze” e ’’enigmi antichi“ (1-2) vi viene richiamata tutta la storia dai padri fino a David mettendo in contrapposizione la generosità di Dio verso il suo popolo e la ingratitudine di questo. La stessa impostazione ha il salmo 106 mentre il 105, pur presentando gli stessi elementi storici, ha una impostazione innica in cui si proclamano le opere di Dio. Il salmo 81 infine si sviluppa in una cornice chiaramente liturgica, in cui per mezzo di una teofania il discorso storico è riportato direttamente a Dio come ammonizione (81, 9) al suo popolo perché comprenda e si converta. Questi salmi dovevano trovare il loro posto soprattutto nelle feste di Israele ed erano una fonte di meditazione e di richiamo alla fede.

.b.\   Anche il salmo 50 può essere interpretato in chiave sapienziale pur essendo, per linguaggio e per tema, di derivazione profetica. Viene affrontato il problema del culto, tante volte trattato dai profeti. Il rapporto tra culto esterno e pietà interiore era cruciale al tempo del salmista ma è sempre attuale, ieri come oggi. Il salmo si apre con una grandiosa teofania, non è il profeta che parla, ma Dio stesso (50, 1-4): egli convoca il suo popolo a giudizio e richiama il punto centrale dell’alleanza: “io sono Dio, il tuo Dio” (50. 7), un Dio che non ha bisogno di offerte e di sacrifici perché tutto è suo (8-13), vuole invece un “sacrificio di lode”, cioè l’osservanza del patto e della legge (l4-2l), termina invitando alla conversione e a rendere un culto sincero (22-23). Il salmo deve essere considerato come una riflessione sul significato del culto e quasi un commento ai brani profetici (cfr.Am.9, 2l-23; 0s.6, 6; Mich.6,6-8; Is.l,ll-l3; Ger.7,21-23 ecc.).

.c.\   Due salmi riguardano direttamente la legge: il salmo 19 e il 119. Il primo mette insieme due temi che possono essere considerati strettamente uniti, la legge i Dio che si manifesta nel cosmo specialmente attraverso i ritmi del cammino solare, e la legge di Dio come norma di vita data al suo popolo, potrebbero sembrare due temi tanto lontani tra loro, sono invece molto vicini attraverso la riflessone sapienziale: è la stessa sapienza divina che presiede alle opere della creazione e che ha trovato dimora in Israele portando come dono la legge.

Il salmo 119 è la composizione più lunga tra i 190 salmi, si compone di 176 versi in 22 strofe ognuna di 8 versi che cominciano sempre con la stessa lettera dell’alfabeto la quale però varia progressivamente per ogni strofa dalla prima lettera all’ultima. Il tema è unico, quello della legge, trattato senza un vero piano, ma con enunziati, detti, riflessioni, invocazioni: non c’è un vero nesso di sviluppo a causa di un procedimento stilistico rigido e meccanico come quello numerico e alfabetico. Tuttavia il salmo rivela un profondo sentimento religioso e un attaccamento commovente alla legge.

Questa viene indicata con termini diversi: legge, parola, detti, comandamenti, precetti, testimonianze, statuti, decreti, ma si tratta sempre della stessa realtà, della sapienza che esce dalla bocca di Dio e che riempie il cuore del salmista. Solo gli empi non capiscono e si rifiutano di ascoltare e di ubbidire, ma i giusti si rallegrano della legge, che è la loro salvezza. Su questo stesso piano possiamo porre altri salmi che fanno un parallelo tra i giusti e gli empi, tra coloro che osservano la legge e pongono la loro confidenza in Dio e coloro che dimenticano Dio e la sua legge. I primi possono abitare con sicurezza nella casa di Jahweh (15,1-5) prosperano come alberi piantati lungo il fiume (1, 3; 52,10), ricolmi di benedizioni nella propria casa ricca di prole e di felicità (112, 3; 127,3-5; 128, 3),gli altri periranno nelle loro stesse menzogne ed astuzie(32,3-7) e saranno per sempre dimenticatici (4-6; 112,10 e altri).

.d.\   Se nei salmi precedenti c’è quasi una contemplazione distaccata, come di uno che faccia una certa teologia astratta sui giusti e sugli ingiusti e la loro sorte, in altri salmi invece si sente che il problema è vissuto di persona. Questi salmi hanno sempre due parti: nella prima si descrive l’orgoglio e le oppressami degli empi: “con arroganza il malvagio perseguita il povero” (10, 2) e proclama “Dio non ne chiede conto, non esiste!” (10, 4); “si dicono menzogne l’uno all’altro (12,3),”sono tutti traviati, tutti corrotti”(14, 3; 33,4) (n14), “uccidono la vedova e il forestiero, massacrano gli orfani e dicono: Il Signore non vede!”(94,6s). Nella seconda si chiede l’intervento di Dio: “spezza il braccio del malvagio e dell’empio” (10,15) “, “per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri, ecco mi alzerò – dice il Signore-” (12, 6), oppure l’autore ironizza sulla presunta sicurezza dell’empio: “intendete, ignoranti del popolo, stolti, quando diventerete saggi? Chi ha formato l’orecchio, forse non sente? Chi ha plasmato l’occhio forse non vede?” (94,8s). In questi salmi l’autore appare per un momento conturbato, ma poi riafferma con sicurezza la sua fede: i fatti gli pongono un problema, ma la sua fede non vacilla. Da rilevare come l’empietà si manifesta soprattutto nell’oppressione dei poveri e nello sfruttamento da parte degli orgogliosi. Questa gente umile sono i “poveri di Jahweh”, che non trovano altra forza e sicurezza che in Dio. Sono anticipate quasi le beatitudini proclamate da Cristo! Certo le beatitudini non debbono essere interpretate come rassegnazione, passività di fronte alle situazioni, ma come sicurezza di una presenza preferenziale di Dio. Non ci dobbiamo quindi scandalizzare se nel salmo 139 (e in altri salmi), dopo aver descritto la fiducia del povero e la presenza di Dio nella sua vita, sentiamo espressioni come queste: “io li odio con odio implacabile” (v. 22), perché questa è l’espressione di colui che ha rimesso tutto nelle mani di Dio e i suoi nemici personali sono i nemici di Dio: più che espressione di odio si tratta di un giudizio che vede nell’empietà stessa già presente la parola di Dio quasi forza immanente, che giudica e condanna.

Certo il salmista non conosce la proclamazione del “discorso del monte” e quindi nemmeno lo spirito delle beatitudini e tanto meno ha avuto l’esperienza del Cristo. E’ vero però anche che il salmista, pur all’oscuro della vera soluzione del problema del male e del dolore, ci sa anticipare in alcuni salmi (36; 37; 49; 73; 91 e altri) visioni meravigliose come quando intuisce che, al di là di ogni caso e di ogni sofferenza, solo in Dio c’è la pace: “Quanto è prezioso il tuo amore, o Dio! Si rifugiano all’ombra delle tue ali, si saziano dell’abbondanza della tua casa: tu li disseti delle tue delizie. E’ in te è la sorgente della vita” (36, 8-10). “Sta’ in silenzio davanti al Signore e spera in lui; non irritarti per chi ha successo, per l’uomo che trama insidie” (37,7), e ancora “Certo, Dio riscatterà la mia vita, mi strapperà dalla mano degli inferi. Non temere se un uomo arricchisce” (49,16s). Altrove il salmista (cfr 73) dopo aver descritto a lungo quasi con invidia la apparente felicità degli empi (2. 22) si accorge d’aver sbagliato tutto, perché vale molto di più essere con il Signore. “Ma io sono sempre con te: tu mi hai preso per la mano destra. Mi guiderai secondo i tuoi disegni e poi mi accoglierai nella gloria. Chi avrò per me nel cielo? Con te non desidero nulla sulla terra. Vengono meno la mia carne e il mio cuore; ma Dio è roccia del mio cuore, mia parte per sempre. Ecco, si perderà chi da te si allontana; tu distruggi chiunque ti è infedele. Per me, il mio bene è stare vicino a Dio; nel Signore Dio ho posto il mio rifugio, per narrare tutte le tue opere” (73, 23-28) poiché l’unico rifugio è Dio, sotto la protezione dell’Altissimo. “ Chi abita al riparo dell’Altissimo passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente. Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio in cui confido»” (91, 1s).

 

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