BLASI MARIO PARROCO EVANGELIZZA domenica XXVI anno C – Luca 16,19s

Il Parroco Blasi sac. Mario evangelizza

XXVI TEMPO ORDINARIO (Lc.16,19-31

 “C’era un uomo ricco… Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe”.

Il ricco non ha nome: rappresenta quelli che vivono in modo lussuoso. E’ amante dei piaceri della tavola, cerca di coprire la fame  dello spirito con grandi abbuffate. Con lo splendore delle sue vesti copre la sua intima nudità.

Lo splendore delle sue vesti serve solo a mascherare la nudità interiore: non avendo nulla dentro, egli cerca di apparire tutto fuori. Lo sfarzo della sua esistenza nasconde la miseria della sua vita. Pensa di essere ricco, di non aver bisogno di nulla, ma non sa di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo”.

“Alla porta della sua casa giace un mendicante il cui nome, Lazzaro, che significa “Dio aiuta” (A.Maggi, “Le cipolle di Marta”).

Secondo la mentalità giuridica queste due persone rappresentano: il benedetto da Dio, il ricco, perché ha ogni bene; e il maledetto, il povero, perché non ha nulla.

“Un uomo con le piaghe era castigato da Dio, una persona impura che contaminava, con la sua impurità, tutti quelli che lo avvicinavano. Unica compagnia l’impuro la trova in esseri che come lui erano ritenuti immondi, i cani, che venivano a leccare le sue ulcere, gli unici che gli mostrano un minimo di compassione” (A.Maggi).

Un  giorno il povero morì”.

         “Il mendicante fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Ora non sono più creature immonde, come i cani, ad occuparsi di lui, ma gli angeli, gli esseri considerati più vicini alla santità di Dio” (A.Maggi). Muore anche il ricco, ma c’è una sorpresa. Colui che è considerato un benedetto da Dio, giace nella dimora dei morti. Il ricco e il povero vicini sulla terra “appartenevano a due mondi completamente diversi, senza alcuna relazione”. Il ricco, “tutto preso dai suoi piaceri non si era mai accorto che alla porta della sua casa giaceva un povero. Ora si accorge del miserabile che aveva ignorato e lo vuole usare a proprio vantaggio. Anche nell’aldilà continua ad essere egoisticamente preso dai propri interessi” (A.Maggi). E’ una cosa che sorprende: Gesù mette nel regno dei morti, non un bestemmiatore, ma un ricco gaudente ed egoista.

Chi non sa condividere il pane con l’affamato, non è un vero credente. Gesù chiede a tutti di aiutare il bisognoso.

Avevo fame e mi avete dato da mangiare”.

Chi sono i ricchi di oggi? Quelli che sono chiusi nel loro egoismo e non cercano il bene dei fratelli.

I poveri chi sono? Quelli che non riescono a sopravvivere con la misera pensione e tutti gli sfruttati del terzo mondo.

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BLASI MARIO PARROCO EVANGELIZZA DOMENICA XXV anno C Luca 16

Il Parroco Blasi sac. Mario evangelizza

XXV TEMPO ORDINARIO anno C (Lc.16,1-13

“Non potete servire a Dio e a mammona”.

La ricchezza è un dono di Dio che deve essere condiviso con tutti e a Dio si deve rendere conto. Non tutti i credenti in Cristo sono disposti ad accettare questa verità.

Gesù parla chiaro: “Se non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza (i beni di questo mondo acquistati con frode), chi vi affiderà quella vera (i beni eterni) ?”

La ricchezza accumulata con comportamenti illeciti è di ostacolo per entrare nel Regno di Dio. La ricchezza illecita rende l’uomo malvagio.

Un amministratore è accusato dal suo padrone per la sua cattiva gestione. Le accuse non sono giustificate. Non è più l’uomo di fiducia. Deve presentare i conti e partire. Come fa a vivere senza quella occupazione?

Due sono le ipotesi che analizza: guadagnare il pane con il duro lavoro, non ha le forza; mendicare, questo no, è una vergogna! Queste due ipotesi le pensa ma le scarta subito; tuttavia gli balena alla mente un’idea: trovare qualcuno che lo accolga in casa con dignità. Chiama i molti debitori del padrone. Due sono sufficienti per comprendere la sua idea. A tutti fa uno sconto di seicento (600) denari, seicento giornate di lavoro. Nessuno esita ad una simile fortuna. L’operazione economica non lascia nessuna traccia. I benefattori sono obbligati a riceverlo nelle loro case. Egli li tiene in suo potere con la minaccia del ricatto; è un abilissimo furfante, senza scrupoli.

“Il Kirios lodò quell’amministratore disonesto”.

Si può lodare un uomo del genere? Non è lodato per la sua azione, il male è sempre male, ma per la sua astuzia. E’ uscito da una situazione senza sbocco e trova la via della sicurezza per il suo avvenire!

Il Vangelo è un dono di Dio che interpella ogni uomo sul significato della vita. Tutti dobbiamo fare una scelta per il futuro.

I figli della luce (gli uomini che accolgono il Regno di Dio) devono essere abili nel diffondere la bontà di Gesù, come sono scaltri i figli di questo mondo per condurre i propri affari e tutelare i propri interessi.

I beni di questo mondo Iddio li affida a noi e li dobbiamo amministrare per il bene di tutti, ma li dobbiamo amministrare con fedeltà anche nelle piccole cose perché

Chi è fedele nel poco è fedele nel molto, ma chi è disonesto nel poco, è disonesto nel molto”.

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A SERVIGLIANO L’ANTICO CONVENTO DI SANTA MARIA DEL PIANO notizie storiche di Fra’ Umberto Picciafuoco

PICCIAFUOCO FRA UMBERTO dei Minori Francescani

CHIESA E CONVENTO DI SANTA MARIA DEL PIANO DI SERVIGLIANO

Servigliano, antico centro Piceno, deve il suo nome al romano Servilio Rufo della Gente Servilia, luogotenente di Pompeo Magno, che era incaricato dell’assegnazione delle terre ai soldati romani veterani. La sua villa era costruita nello spazio occupato attualmente da chiesa e convento dei Frati Minori, ove anticamente furono rinvenuti dei resti di epoca romana, risalenti al tempo di Augusto imperatore.

Sull’altura, circa 4 km a Sud alcune famiglie costruirono un villaggio grazie all’interessamento del vescovo fermano Azzo (1089-1119) il quale volle che la chiesa fosse chiamata “Pieve di San Marco”. Con il tempo l’incasato fu ampliato. Purtroppo dopo sette secoli e mezzo avvenne uno smottamento e slittamento del suolo a motivo delle infiltrazioni sotterranee di acque. Nella seconda metà del sec. XVIII, molte case franarono nonostante le riparazioni, sicché la gente fu costretta ad emigrare.

Le autorità locali, nel marzo 1769, per mezzo del compaesano Monti, si rivolsero al Conclave che elesse il Papa Clemente XIV (1769-1774) il quale fece fare un progetto all’ingegnere idraulico Virginio Bracci e diede inizio alla costruzione dell’attuale complesso edilizio che da lui venne denominato “Castel Clementino”. Le nuove costruzioni degli edifici procedevano con il computo metrico del frate Francesco Filonzi, presente nel convento serviglianese dei Minori Francescani.

Durante il pontificato di Pio VI (1775-1799) come dice una lapide di Castel Clementino fu realizzata la massima parte del Castello data la sua generosità eccezionale verso i Serviglianesi.

Quando venne il regno sabaudo  nel 1863 fu ripreso il toponimo di Servigliano (1).

 

LA CHIESA DI SANTA MARIA DEL PIANO

La pianura serviglianese sita tra i monti Sibillini ed il mar Adriatico è la prima piana che si incontra nel percorso dalla zona montana verso la marina. Da questa conformazione è derivata la denominazione della chiesa qui costruita in prossimità del fiume Tenna: “Santa Maria del Piano”.

Si può pensare ad una preesistente antica chiesa benedettina. Di fatto i Benedettini dal secolo VII eressero in tutta Europa molte migliaia di edifici sacri: abbazie, priori e, grance (aziende rurali) e simili; tutto questo complesso organizzativo costituiva una rete economica, sociale e religiosa paragonabile soltanto all’impero romano. Non per nulla San Benedetto è stato proclamato patrono principale d’Europa dal papa Paolo VI che lo ha salutato “Pacis nunctius”, nunzio della pace.

In Italia oggi ben 395 chiese, portano il nome di Santa Maria con vari toponimi specificativi: “al Fiume”, “all’Isola”, “in Pantano”, “in Colle”, “in Strada”, “in Selva”, “in Piana”, “in Valle”, “inter Vineas” (in Ascoli), così pure “Santa Maria del Piano” a Servigliano.

In questa chiesa di Santa Maria del Piano è visibile, nella parete orientale, mura molto antiche alcune in pietra, altre in mattoni, assieme con un portale che ha dei resti di modanature, e sono tracce dell’antica chiesa del secolo XIII ampliata nel 1414. Si hanno anche affreschi rimasti del secolo XV all’interno, nel retrofacciata, e nei locali al lato della sacrestia. Mantengono tinte molto vivaci, andrebbero certamente valorizzati. Alcuni hanno tre strati di successivi rifacimenti. Si potrebbero mantenere il luogo sicuro e onorevole. Sono di pregevole fattura, nonostante l’acqua che da tempo vi si infiltra, ma sinora non li ha cancellati (2).

La primitiva chiesetta di Santa Maria del Piano fu poi incorporata nell’attuale perché ai Benedettini seguirono i Terziari Regolari di San Francesco (3).

Un documento parla anche della presenza qui, dei  Frati Clareni (4). Nel 1414 il Comune fece ricostruire la chiesa, con le offerte dei fedeli.

Più tardi, per una concessione papale datata 11 febbraio 1579, subentrarono i Frati Minori. Un altro documento sfragistico aveva segnate le lettere  “ S M P “ con una croce † sulla M (5) ed indicherebbe” S(ancta) M(aria) P(iano)”.

Bisogna notare che i frati non costruivano mai le loro abitazioni, se nelle immediate vicinanze non ci fosse un corso d’acqua con un po’ di terreno per l’orto, Servigliano non ne mancava, nella pianura presso il fiume Tenna.

Lo storico francescano Francesco Gonzaga (6) che descrisse nel 1586, con note essenziali, tutti conventi francescani del suo tempo, afferma che l’antica chiesa di Santa Maria del Piano esisteva prima del pontificato di Callisto III (1455-1458). Lo si desume dalla sua Bolla inviata alla comunità di Servigliano in data 29 novembre 1457 con cui concedeva l’indulgenza di sette anni e sette quarantene a quei fedeli che avessero visitato la cappella di Santa Maria del Piano nelle feste nell’assunzione (15 Agosto) della Natività di Maria (9 Settembre) ed il Venerdì Santo. Nella bolla si accenna alla moltitudine di fedeli che si affollavano per le predette occasioni quando si tenevano anche le fiere.

Intorno al pregio artistico di queste opere, degli affreschi, delle tempere del chiostro, del coro, del crocifisso nel 1600, dell’antica statua lignea della Madonna, di molte altre opere, tele di valore, sacrestia in noce, regolarmente fotografate, numerose sono le notizie del padre Talamonti.

Il padre francescano Carlo Gasparrini da Montecarotto, nel suo “Libro delle memorie“(7), oltre a ricordare che il convento fu abitato dai terziari regolari, aggiunge che la comunità di Servigliano, per non perdere i ricordi e le tracce permanenti del serafico padre San Francesco, fece richiesta al padre Ministro dei Minori Osservanti che si degnasse avere il sito per il suo Ordine.

Egli acconsentì e si rivolse al sommo pontefice Gregorio XIII che pubblicò la concessione con Bolla 11 febbraio 1579, quando era generale dell’Ordine padre Cristoforo da Cheffontaines in Francia e ministro della Provincia, padre Serafino Crisantini da Monte Barroccio. Grande era l’affetto dei Serviglianesi verso i Francescani e li aiutarono. I frati si adoperarono per trasformare il convento vecchio, piccolo e malridotto, creandone uno nuovo e dignitoso.

Descrivendone le emergenze del convento, l’autore Gasparrini precisa: “…… il convento si chiama di Santa Maria del Piano perché è situato in vasta e bellissima pianura bagnata da una parte dal fiume Tenna”. L’autore prosegue dicendo che i frati “edificarono un tempio lungo cento passi circa, ma non è capace di accogliere tutte le persone che vi accorrono”. In seguito questo fabbricato fu accresciuto.

Dallo stesso autore trascrivo altre notizie utili:

~Il vasto prato davanti alla chiesa aveva tre pilastri con croci in pietra, una per ciascun angolo.

~I frati vi piantarono numerosissimi alberi e vi tenevano a pascolo venti maiali.

~C’erano pavimenti stabili (tipo viali) elaborati con calce fine diventata durissima.

~Tra le macerie furono trovati i resti di murature attribuite ai Faleri di cui si avevano vestigia di mura fortificate.

~I frati avevano sistemato i terreni pietrosi di lato alla chiesa e vi avevano piantato

viti ed alberi.

~Nel mezzo c’erano un pozzo profondo e di lato un fosso.

~In varie parti sgorgavano limpidissime acque che venivano utilizzate per gli orti e per usi domestici.

~C’era una sorgente di acqua minerale frequentata da molte persone e intorno c’erano sedili.

~Il convogliamento di tutte queste acque era utilizzato per fare peschiere.

~Le molte piante offrivano legname per le costruzioni, per il fuoco ed per altro.

~Questo luogo si trovava nel mezzo di due famose terre; il vecchio castello di Servigliano e Falerone, patria di due illustri Francescani della prima generazione, i beati Pellegrino e Giacomo (8).

FATTI SALIENTI DAL 1650 ALLA SOPPRESSIONE NAPOLEONICA

Nel periodo dal 1650 al 1810 ci fu un rinnovamento dei locali del convento e della Chiesa di Santa Maria del Piano.  I religiosi incrementarono il preesistente Terzo Ordine francescano con i fedeli. Fondarono anche la Confraternita di Sant’Antonio di Padova. Diedero un assetto più conveniente all’intero edificio costruendo un nuovo braccio abitativo sul lato Nord facendo un sostegno di cinta muraria. Nella chiesa rifecero il pavimento, l’altare maggiore, il coro, la sacrestia, l’organo, i banchi della chiesa e la facciata. stabilirono una Cappella (altare laterale) per le anime Sante del Purgatorio ed un’altra in onore di San Francesco.

Fu ammoderno in stile neoclassico l’interno della chiesa Il 37 del 1739 fu costruito il campanile che costò 80 scudi e vi furono impiegati 20.000 mattoni. Poi fu rialzato nel 1788. La facciata venne rifatta più elevata nel 1747, nel tempo in cui era Guardiano padre Giuseppe Bernardino Mancinelli, serviglianese, il quale era spesso chiamato dai parroci dei paesi vicini per predicare.

Nel 1852 la statua quattrocentesca della Madonna fu riposta sopra la porta della sacrestia, sotto il Crocifisso, al suo antico posto. Fu acquistato un nuovo baldacchino indorato d’oro zecchino con sei candelieri e croce d’altare cesellati e argentati.

I frati prestavano servizi religiosi nelle parrocchie del circondario e con le offerte ricevute acquistarono statue, croci, reliquiari, rifecero i finestroni, restaurarono i confessionali e i banchi, fecero confezionare nuove vesti liturgiche. Tutto ciò che riguardava il culto era tenuto nel massimo decoro.

All’entrata del convento c’era una stanza per i pellegrini e per gli ospiti occasionali, ai quali non si negava mai il vitto e, in determinati casi, l’alloggio.

ALCUNE CONTROVERSIE

Il comune di Servigliano aveva la sua sede sull’altura meridionale a tre chilometri da questo convento. Il castello fu distrutto dalle frane. Dopo ripetuti interventi anche presso i cardinali in conclave nel 1769, il nuovo papa Clemente XIV decise la costruzione di un nuovo centro abitativo adiacente a questo convento. Nel 1771 il Vicario Foraneo di Servigliano, don Filippo Celestino Monti, constatava le pretese dei frati sull’esclusiva proprietà sul prato, sulla selva e su alcuni fabbricati. La loro area fu considerata abbondante per un convento sia pure composto da 12 persone.

Il Comune era solito richiedere a questi alcuni locali per ospitare la milizia al tempo delle tre fiere del 26 marzo, del 9 settembre e del 15 agosto. Di quest’ultima fu più tardi cambiata la data. Inoltre il parroco esigeva locali per assicurare uno spazio per le Confraternite e insieme con il clero solevano andarci sei volte l’anno. Il Governatore di Fermo e il suo Luogotenente intervenivano a dette fiere ed esigevano ospitalità per il giorno nonché alloggio per la notte. Tutto questo movimento di gente arrecava un lavoro non indifferente ai frati.

Non fece piacere ai frati quando dovettero cedere tutto il prato e la selva per la costruzione del nuovo paese chiamato Castel Clementino. Il Papa Clemente XIV, francescano, fece intervenire un superiore dei francescani per pacificare gli animi e fu stabilito come architetto un frate che risiedeva nel convento serviglianese, fra’ Francesco Filonzi.

Il Padre Talamonti nella sua Cronistoria ricorda inoltre i nomi di alcuni religiosi nativi di Servigliano che furono studiosi, scrittori, oratori, confessori, teologi e filosofi. Riferisce anche brevi notizie sulla giovane serviglianese Fernardina Pierangelini, morta santamente il 26 luglio 1758, e sepolta nella chiesa di S. Maria del Piano (9).

DALLA SOPPRESSIONE NAPOLEONICA AI GIORNI NOSTRI

Nel 1805, Napoleone, dietro suggerimento della massoneria internazionale, emanò da Compiègne, il decreto di soppressione di tutti gli enti ecclesiastici e religiosi e di confisca dei loro beni. Dal totale sfacelo si salvarono soltanto le curie vescovili e le parrocchie, ma tutto il mondo ecclesiastico subì un forte scossone.

Nel 1860 e nel 1866, Vittorio Emanuele II, manovrato, da atei e massoni insieme, ripeté l’espropriazione di Napoleone in Italia e confiscò conventi, chiese, santuari e i loro beni mobili ed immobili.

È una triste storia che va conosciuta nella sua cruda verità. La Chiesa cattolica ancora vive e certamente vivrà. Nel 1929 ci fu la conciliazione tra il Vaticano e l’Italia. Nessun ordine religioso riebbe i conventi. Chi poteva, se li dovette ricomprare o ricostruire. In alcuni luoghi si comprò solo il convento, lasciando al Comune la chiesa e il campanile. In altri luoghi, l’orto divenne cimitero locale. Moltissimi conventi divennero caserme, scuole, depositi di fieno, stalle e quant’altro. Qui a Servigliano la comunità francescana rimase soppressa.

In tutte queste situazioni, il convento e chiesa di Santa Maria del Piano sono in possesso del Comune, che può valorizzarli secondo il desiderio di tanti buoni serviglianesi. Restano gli edifici come valido documento di storia. Ci auguriamo che questi siano utilizzati per fini nobili, come, altrove, è stato fatto. E anche se (come penso) i frati frsncescani non potranno più tornare ad abitarvi, sapete che essi vivono in altri luoghi nelle vicinanze: a San Liberato, ad Amandola, al santuario dell’Ambro, a Fermo, a Macerata. E, se vedete qualche frate passare per la strada, siate voi a dire per primi quello che hanno sempre detto loro: “Pace e Bene!

Con questo saluto di pace bene chiudo questa mia relazione sul “passato” di questo convento, sperando di aver fatto una cosa gradita!

Padre Umberto Picciafuoco

 

NOTE

(1) C. BARUCCI, Servigliano, Roma 1992; M. CATALINI, De Ecclesia Firmana. Fermo 1783, traduzione in italiano Fermo 2012 p. 379

(2) G. CROCETTI, La pittura di Fra’ Marino Angeli ….. Urbino 1985 descrive p. 115, alcuni affreschi serviglianesi, li data intorno al 1457 e afferma che l’autore di un dipinto è mastro Cola da Santa Vittoria. Anche le tempere secentesche del chiostro andrebbero salvate ed è sperabile che la Soprintendenza possa fare il restauro.

(3) L. WADDING, Annales Minorum, XXI, 515.

(4) Seguaci di fra Angelo Clareno, personaggio molto discusso, per alcuni forse eretico, per altri persino santo. E’ abbondante la bibliografia.

(5) A. TALAMONTI, Cronistoria ….. della Provincia Lauretana, volume VI. p.180; M. SENSI, Santuari politici contra pestem…… in Miscellanea di studi marchigiani in onore di Febo Allevi, Assisi 1987, pp. 639-641.

(6) F. GONZAGA, De origine seraphicae religionis ……., Roma 1587, p. 203.

(7) Ms presso la Biblioteca francescana di Falconara Marittima, “Miscellanea, I” cc. 218-220.

(8) Una panoramica sui protagonisti e sui luoghi dei primi francescani nel Piceno: U. PICCIAFUOCO, San Liberato, centro vitale della Terra dei Fioretti….. Ancona  1986.

(9) A. TALAMONTI, Op. cit.  pag. 171 per la Pierangelini, p. 180 per i religiosi Serviglianesi.

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Digitazione di Albino Vesprini

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Liberati don Germano illustra un codice di medicina sulla gotta. Articolo di Gabriele Nepi

A Fermo un prezioso codice di medicina del secolo XV

In margine alla biennale di studi sulla storia dell’arte medica in Fermo, siamo lieti di comunicare che il professor Don Germano Liberati, nella mattinata di domenica scorsa, ha tenuto una comunicazione in cui illustrava un codice medico del secolo XV sulla gotta. Proviene dalla cospicua biblioteca del Cardinal Filippo De Angelis arcivescovo di Fermo (1842-1877).

Si tratta di un codice membranaceo, miniato, in bella « litera antiqua ».

L’autore Silvestro Galiota, ignoto fino ad ora, disserta ampiamente su tale morbo, sia dando consigli per prevenirlo, sia indicando i rimedi per curarlo. Tra i consigli preventivi vi sono dissertazioni sul clima, le stagioni, le vesti, le abitazioni e perfino si accenna alla relazione psicosomatica del morbo.

Tra i rimedi invece, si prescrivono, abluzioni, lozioni, massaggi, unzioni, pillole dì varia composizione.

L’ambiente ed il tempo delia compilazione ci portano al Regno di Ferdinando I d’Aragona a Napoli (1458-1494).

Un nuovo capitolo dunque sì è aperto per la storia e la bibliografia medica, grazie .all’interessamento del nostro amico Don Liberati

GABRIELE NEPI

Lo ” Studio Firmano di storia dell’arte medica e della scienza ” ha pubblicato il saggio di Liberati Germano

 

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Blasi Mario parroco evangelizza domenica XXIV tempo ordinario anno C – Luca 15. 1ss

Don Mario Blasi parroco evangelizza

XXIV TEMPO ORDINARIO anno C  (Lc.15,1-32)

“Rallegratevi con me”.

La Parabola del Padre misericordioso è straordinaria. Brevissima riflessione sulla figura del Padre, del figlio minore e del figlio maggiore. Che Padre! Alla richiesta del figlio minore di avere l’eredità, il Padre divide i Suoi beni anche con il figlio maggiore. “Egli divise tra loro il patrimonio”. E’ un Padre che rispetta la volontà e la libertà del figlio; sembra un debole! Il Suo volto non manifesta nulla. Il Suo dolore è muto. Non perde però mai la speranza di riabbracciarlo.

Il figlio maggiore è un grande lavoratore; è modello di obbedienza, non abbandona mai la casa paterna, non si sente figlio ma servo. Dopo una giornata di lavoro torna a casa; sente musica e danze. Domanda ad un servo per sapere cosa succeda.

E’ tornato tuo fratello”.

Il lavoratore dei campi accoglie male la notizia. Va in collera e rifiuta di entrare. Il Padre, allora, esce a pregarlo. Il figlio, però, sotto l’impatto dell’ira, risponde al Padre in modo spregiudicato: Tuo figlio ha sciupato tutto con donne di cattivo costume, e tu fai festa”.

Il Padre lo supplica, ma non gli comanda di entrare nella sala del banchetto. E’ un Padre che rispetta la libertà del figlio. Non fa leva sulla Sua autorità di capo di famiglia, ma sul convincimento. Non ordina ma  supplica.

Il figlio maggiore non si considera figlio del Padre, né fratello del minore. Si sente servo. Egli obbedisce e lavora con la speranza di una minima ricompensa. Non comprende che il vero Padre non chiede obbedienza, ma  somiglianza al Suo Amore. Il Padre non ha due figli, ma due schiavi! Anche il figlio minore nella casa non si sente libero, vuole l’eredità per costruirsi una vita, ma fuori casa sperpera tutto con falsi amici. Tutti lo abbandonano quando  non hanno nulla da prendere. Per vivere trova un padrone. Aveva creduto di aver fatto una scelta di vita, invece si trova sulla via della morte:  “Qui muoio”.

Spinto dalla fame ritorna alla casa paterna; prepara la preghiera e desidera che il Padre lo tratti da garzone.

Il Padre, che aspettava il ritorno, lo vede, gli corre incontro e profondamente commosso, lo abbraccia con una gioia incontenibile. Non ascolta la preghiera del figlio. Non lo rimprovera, parla solo ai servi che devono preparare la festa.

     Il figlio era morto ed è tornato in vita.

Il cristiano fa festa quando ritorna uno che si era perduto? La festa indica VITA NUOVA!

“Ora che questo tuo figlio ha divorato i tuoi averi è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.

Che Padre! E’ solo Amore!

I figli non comprendono la grandezza della Sua bontà. Il figlio minore che sciupa tutto vivendo da dissoluto, non immagina un Padre così buono. Ha nel cuore la speranza di essere accolto come salariato. Il Padre, nel vederlo ritornare, esplode di gioia, lo riveste: gli dona una nuova dignità. Fa festa, banchetto, musica e danze.

Il Padre vede un figlio da amare, un figlio perduto, ritrovato.

Il figlio maggiore, fedele servitore, è uno che non trasgredisce un solo comando. “Ecco, da tanti anni ti servo, non ho trasgredito un tuo comando e tu non mi hai dato un capretto“. E’ fedele ma considera il Padre una persona ingiusta. L’ingiustizia si rende palese quando il Padre fa ammazzare il vitello grasso per il figlio ritrovato.

Il figlio servitore non ha mai ricevuto un capretto da mangiare con i suoi amici. Il Padre, per lui, è un pessimo padrone, non riconosce il suo lavoro speso per il patrimonio della famiglia e non vede i danni arrecati dal figlio minore.

Il fratello maggiore si sente servo obbediente, non un figlio amato. Il Padre gli dice: ” Figlio, tutto ciò che è mio è tuo “.

“Il figlio obbediente non ha nulla in comune con il trasgressore dal quale prende le distanze diffamandolo”; ha sciupato tutto con donne di cattivi costumi e il Padre lo reintegra nella famiglia senza alcuna punizione; anzi fa festa grande e dice al fratello maggiore:

  • ·  ·  ·  ·  ·  “E’ tuo fratello”.

“La festa non è solo per il Padre, ma anche per i fratelli. Il Padre invita il figlio ad essere capace di rallegrarsi e di festeggiare, perché chi era perduto è stato ritrovato, è suo fratello“.

“I peccatori sono fratelli anch’essi amati dal Signore che è benevolo verso gli ingrati e i malvagi”. “Gesù insegna che il perdono di Dio non viene ottenuto per i meriti dell’uomo, ma accolto come dono gratuito dell’Amore del Padre“.

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BLASI MARIO PARROCO EVANGELIZZA DOMENICA XXIII anno C tempo ordinario

L’evangelizzatore don Mario Blasi Parroco domenica XXIII del tempo ordinario anno C

XXIII  TEMPO ORDINARIO (Lc.14,25-33)

“Molta gente andava con Gesù; si voltò e disse: “Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre… non può essere mio discepolo”.

Gesù ammaestra i discepoli di tutti i tempi. Nessuno deve abbracciare in maniera superficiale il Suo Vangelo. Chi prende una decisione libera per accogliere il Suo messaggio, non deve tornare indietro. L’impegno va mantenuto. Chi sceglie di formare una famiglia cristiana, di educare i figli secondo l’insegnamento di Gesù, di lavorare con onestà nella vita sociale, politica, deve rimanere fedele al Suo messaggio.

Bisogna chiedere però sempre l’aiuto a Dio con la preghiera e l’ascolto della Sua Parola: “Ascolta, Israele”.

Il costruttore della torre e il re fanno i loro calcoli, possono anche non iniziare il lavoro per evitare di essere derisi.

Il cristiano, che decide in cuor suo di seguire il Maestro con libera scelta, non può tirarsi indietro. Per seguire Gesù, bisogna volerlo in piena coscienzanon è sufficiente un attaccamento esterno alla Sua persona, spesso impulsivo ed effimero.

Gesù sta andando a Gerusalemme e molta folla lo segue. Egli si volta e rivolge l’invito ad una sola persona. Perché si rivolge ad uno solo?

Non si dà adesione a Gesù come ad un movimento popolare. Egli vuole una risposta personale e fatta con amore. Se uno prende la decisione di seguirlo, nessuno glielo può impedire.

“Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre… non può essere mio discepolo”.

“E’ possibile che il Maestro, il quale prescrive di amare perfino i propri nemici, si contraddica così palesemente?”. Ciò non è possibile!

L’odio di cui parla Gesù non implica rifiuto egoistico di ogni relazione umana, ma indica che bisogna collocare le cose di questo mondo in secondo piano, quando è in gioco l’interesse di Dio e del Suo Regno”.

Gesù non vuole che siano rinnegati gli affetti legittimi della vita e della famiglia, ma vuole che tutto sia subordinato alle esigenze del Suo Amore del quale tutti hanno bisogno.

Seguiamo con amore l’insegnamento di Gesù per costruire un mondo giusto e fraterno.

GESU’ DICE: “AMATEVI L’UN L’ALTRO  COME IO HO AMATO VOI ”  

Con l’aiuto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno”

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BLASI MARIO PARROCO EVANGELIZZA NELLA XXII domenica tempo ordinario ” C ” Luca 14 , 1. 7 ss

Blasi don Mario parroco nelle domenica XII anno C del tempo ordinario evangelizza.

XXII TEMPO ORDINARIO   (Lc.14, 1. 7-14)

“Quando offri un pranzo o una cena non invitare i tuoi amici…”

Per entrare nel Regno di Dio è necessario diventare piccoli, bisognosi di tutto.

Chi si riconosce piccolo e debole davanti al Signore accoglie la Sua parola.

La Parola di Dio porta molto frutto se accolta in un cuore onesto e buono.

Chi è pieno di sé non entra nel Regno.

Gesù, in giorno di sabato, è invitato a casa di uno dei capi dei farisei. “Gesù è stato invitato sovente in casa dei farisei che lo hanno messo in guardia contro le insidie di Erode. (Alcuni farisei si avvicinarono a dirgli: “Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere” (Lc.13,3). Gesù è disposto a portare la salvezza anche a loro”.

Gesù entra nella casa del fariseo per partecipare al banchetto del sabato. “E’ un dovere dell’uomo in giorno di sabato mangiare e bere o di restare seduto e di studiare”. Gesù è l’invitato di onore e lo sguardo di tutti è su di Lui. Gli ospiti arrivano e si mettono a tavola. Gesù li osserva mentre tentano di occupare i primi posti, quelli più vicini al padrone di casa. Allora Gesù prende la parola e dà una regola di prudenza. “Non è prudente occupare il primo posto quandosi arriva per il pranzo. Potrebbe venire chi gode di maggiore reputazione; le persone più in vista arrivano all’ultimo momento!”.

Gesù si rivolge anche a colui che lo ha invitato. Il banchetto è espressione di un amore generoso! Non si deve invitare solo quelli che sono uniti da legami di amicizia, di parentela, di affinità perché essi potranno e vorranno restituire l’invito.

“L’invito non deve mai essere compensato con un altro invito, il  dono con un altro dono. Bisogna dare senza sperare niente in contraccambio. Il pasto deve significare un amore che attende la contropartita”.

“Sarai Beato”

E’ felice chi invita quelli che non possono ricambiare il dono ricevuto. Gesù esorta ad invitare i poveri: storpi, zoppi e ciechi, gli esclusi dalle cerimonie del tempio. Gesù accorda la Sua attenzione e il Suo Amore proprio a queste persone che sono le più povere dei poveri.

I benefattori di queste persone sono beati: Dio sarà la loro ricompensa.

«Su questa terra siamo di passaggio:

tendiamo verso l’alto»

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VERTENZA PER UN LASCITO anno 1475 febbraio 13 – Belmonte Piceno tra LE PERGAMENE DI SERVIGLIANO

Trascrizione di una pergamena di Servigliana copiata da Giuseppe Pennesi nel 1895 circa. Trascrizione e traduzione dal latino. Digitazione di Albino Vesprini belmontese

ANNO 1475 VERTENZA PER UN LASCITO ALLA CHIESA PARROCCHIALE DEL SANTISSIMO SALVATORE A BELMONTE PICENO –

In Dei nomine. Amen. Nos Angelus de Golphis de Pergula decretorum doctor rev.mi in Christo patris et domini  <Jeronimi capranicensis> Dei et Apostolice sedis gratia Episcopi Firmani in spiritualibus et temporalibus vicarius generalis cognitor litis …… valide vertentis inter ecclesiam Sancti Salvatoris de Belmonte et dominum Ioannem Antonii de Firmo iudicem …….. agentem Iacobi et Johannis Antolini sindici …… Ecclesia principaliter ex una parte agenti et petenti et Franciscum et Andriolum filios et heredes  Bernardi Cicchi de Sancto Angelo et ser Carolum Palamedem et dominum ………  tutorem dictorum Francisci et Andrioli et fratrem Angelum de Muronibus de Firmo actorem dictorum Caroli Palamedis ex altera parte ac defendentis supra infrascripto libello et petitionem coram nobis positam per dictum dominum Ioannem Sindicum dicte Ecclesie contra dictos heredes domini Bernardi Cicchi quidem petitionis et libelli tenor talis est videlicet: Coram vobis eximio decretorum doctori domino Angelo de Golphis de Pergula rev.mi domini Episcopi Firmani, vicario generali, agit, dicit, narrat, petit et exponit nobis per modum solemnis libelli seu per viam semplicem petitionis in folium presentis narrationis Iannes Antonii de Firmo …….. sindicus seu Iacobi et Antolino Antonii de Castro Belmontis sindicus Ecclesie Sancti Salvatoris ut supra et omni meliori modo quo nuncupari potest et demostrat atque constat manu ser Luca de Monte Florum publici notari inde rogati et adversus Andreolum et Franciscum  filios heredes Bernardo Cicchi de Castro Sancti Angeli Comitatus Firmi et Carolum Palamedis et Vannoctum ser ………. de dicto Castro S. Angeli eorum tutoris et contra quemquam alium pro eis in iudicio legitime comparentem dicens dicto nomine qualiter nobilis ser Massius Cicchi de Sancto Angelo sanus mentis licet corpore infirmus, et languens peste et epidemie seu Millesimo CCCCLXVIII <1468> mensis Iunii suam ultimam voluntatem et testamentum fecit et ordinavit solepniter coram fide dignis testibus et personis vocatis et rogatis in castro Belmontis Comitatus Firmi et in eius domo sita in dicto castro iusta domum Ecclesie Sancte Marie ab uno et domum Petri Massutii ab alio  et alios fines et in dicta sua ultima voluntate et testamento nuncupativo coram testibus, in primis corpus suum mandavit seppeliri in Ecclesia Sancti Salvatoris de dicto castro. Item reliquit proprio fenere florenos tres. Item reliquit Ecclesie Sancti Petri Veteris de Firmo solidos quadraginta septem. Item reliquit <Ecclesie> Sancti Salvatoris de dicto castro Belmontis florenos sex decem. Item reliquit pro mortorio et appatronatico florenum unum. Item reliquit Ecclesie Sancti Cataldi de Chiarmonte  florenos quinque iure legati. Item reliquit pro male ablatis ducatos duos auri. Item reliquit duas salmas grani pro duobus offitiis faciendis unum in castro  Massa et alium in dicto castro Belmontis pro anima sua et aliorum (?).

Qui dominus Massius facit multa alia legata et relicta nec non pias causas et finaliter instituit Bernardum  suum fratrem carnalem heredem universalem usufructuarium omnium suorum bonorum iurium et actionum presentium et futurorum mobilium et stabilium cum hac conditione, qua post mortem dicti Bernardi omnia bona ipsius Mascii mobilia et immobilia iura et actiones dicti Massii ad dictam Ecclesiam sancti Salvatoris de dicto castro Belmontis ……………. et integre devenire …………. deberent et remanerent pro anima sua et suorum parentum et quod dictus Bernardus non poscit in vita sua de divitiis  sui bonis aliquid vendere seu alienare, nisi pro extrema necessitate famis et incarcerationis et postquam dictus Massius declaravit ultimam suam voluntatem predictam vertens se et dopnum dictum rectorem dicte ecclesie Sancti Salvaroris et ad alios circumstantes dominam Anatoliam uxorem dicti Massii ………. Filium dicte domine Anatolie Franciscus Ioannis, et Petrus Gratie qui omnes erant presentes et vocati ad predicta dixit ista verba ………. atti ……… avete inteso la mia ultima volontà et cusì voglio che si faccia quanto che ho dicto di supra et così siate testimoni ad questa mia volontà ultima et dispositione dei miei beni la quale voglio che se osserva ed abbia effetto come io ho dicto. Item dicit qualiter dominus Mascius post conditam ultimam voluntatem predictam decepit et eius corpus traditum fuit …..…sepultum ……….. dicto Bernardo frate carnali, quis post mortem domini Mascii tenuit et possedit et usufructualiter in soprascritta bona ……….. partem domini Mascii que bona fuerint Mascio comunia sibi pro indivisa tamquam suus usufructuarius domini Mascii. Item dicit quod dictus  Bernardus decessit et eius corpus conditum  fuit Ecclesie ……….. quod evenit  fideicomissi ex testamento dicti Massii ut supra item dixit. Item dicit quod infrascripta bona remanserunt in ereditate dicti Massii in comunia pro indivisa cum dicto Bernardo per quam portionem dicti Bernardi medietas dictorum bonorum in proprietate dicti quondam  restituendo Ecclesie Sancti Salvatoris de dicto castro vigore fidei(comissionis) ex testamento domini Massii. Item dicit quod supradicti heredes domini Bernardi tenent ac possident medietatem dictorum bonorum cum pertinentiis ad dictam Ecclesiam vigore supradicti fideicommissi quam restituire interpellati a dictis scindicis dicte Ecclesie semper recuperant et bona recuperent indebite et iniuste. Quorum cum ………………..  sindicus dicto nomine ……………… officium quod implorat …………………….. declarari dictos heredes dicti Bernardi teneri e obligari  iu(re) ad relaxandum restituendum medietatem suprascriptorum bonorum sindicus dicte Ecclesie Sancti Salvatoris dicto nomine <pro> dicta Ecclesia et dicte Ecclesie eosque condennari, cogi, compell(end)i sunt remediis opportunis ad relaxandum restituendum dictaque sindicis s(pra)dicte Ecclesie medietatem supradictorum bonorum que pertiner(un)t quondam ad dominum Mascium vigore fideicomissi predicti cum fructibus perceptis et quos percipi potuerunt post mortem dicti Bernardi et quos in futurum  percipient cum condemnatione eorum dictorum in expensis legittimis de quibus protestanter petens sibi in predictis in qualibet predictorum ius, iustitiam ministrari omni meliori modo.

Infrascripta sunt bona comunia inter Massium et Bernardum Cicchi de castro Sancti Angeli quorum medietas que pertinet ad dictum Mascium pertinet ad Ecclesiam Sancti Salvatoris de castro Belmontis vigore fideicomissi concessi ex testamento domini Mascii. In primis una domus sita in castro Massa Comitatus Firmi iusta res Ioannis da Colmurano ab uno latere,  ab alio latere res heredum ………….  Ioannis Tomassuctii …………. ………. ………. Item una una pertica terre sita in teritorio dicti castri Masse in contrada que dicitur Lu piano de (M)orone iusta res Cola Iacobi, a pede; a pede, a capite et a latere vias publicas et alios fines. Item una pertica terre, sita in dicto teritorio et contrata Plano iusta res Ioannis Iannuctii a capite et ab uno latere vias ab alio latere et alios fines. Item una pertica terre posita in dicto teritorio in contrata que dicitur la Prataria iusta res Natalis Materoni ab uno latere res Antonii Angeli de Monte Appuno ab alio rigum a pede et alios fines. Item una pertica terre in teritorio castri Belmontis Comitatus Firmi in contrata Cavezzoni iusta res heredum Iacobi Massuctii ab uno latere viam a capite, et a pede et alios fines. Item una pertica terre sita in teritorio castri Sancti Angeli dicti Comitatus in contrata Varani, iusta res Iacobi Montis ab alio latere res Nicola Imperii et res Antonii ………… viam publicam et alios fines. Item una pertica in dicto teritorio in contrata Fontis Maii iusta res Ioannis Pasquini, ab uno latere, ab alio res Bernardi Ciaraffule viam a capite et a pede et alios fines. Item una pertica terre laborativa posita in dicto teritorio in contrata que dicitur Bora iusta res Caroli Palamedis ab uno latere ab alio res filiorum Venantii castri de Gualdo a capite viam a pede flumen Salini. Item una pertica terre posita in dicto teritorio in contrata Fontis Nova iusta res filiorum ser Petri ab uno latere res Ioannis Bortoli ab alio viam a capite et alios fines. Item una pertica terre posita in dicto teritorio in contrati que dicitur Luco Macchia prope castrum Sancti Angeli iusta res Antonii ………. ab uno latere ab alio latere rigum a capite res Nicolai Siroli et alios fines. Item una pertica terre sita in dicto teritorio in contrata que dicitur Da Bora iusta carbonaria sive foveum comunis a capite res Petri ser Mathei et res Iacobi Cose ab uno latere, alio latere et a pede viam comunis et alios fines. Item una pertica terre sita in dicto teritorio in contrata que dicitur Capo de Gualdo iusta res Iacobi ser Mattii ab uno latere ab alio latere res Petri Ilari a pede res ………… et alios fines.

Item una pertica terre olivata sita in dicto teritorio in contrata que dicitur A le Scandole iusta res ………. Antonii ab uno latere a pede res Marini Migliorini viam comunis a capite et alios fines. Item una pertica terre sita in dicto teritorio in contrata que dicitur Lu Colle Ramino iusta res Loredane ser Mattei Testa Vecchia ab uno latere a pede et ab alio latere et a capite viam comunis et alios fines. Item una pertica terre olivata sita in dicto teritorio in contrata que dicitur Tiglia o vero La Cerqua de Sant’Antonio iusta res Marini Vannis a capite et a  pede rigum Tiple (?) viam (o vicum) et alios fines. Item una domus in dicto castro Sancti Angeli iusta res Nicolai ……. ab uno latere ab alio latere heredum …… Baldoni via et alios fines. Item  due domus cum quibuscunque spatiis et cum orto circum circa in castro novo sive in burgo castri Sancti Angeli iusta res  Philippioni (?) ab uno latere ab alio latere res Ioannis de Bolognola et res Tome de Sarnano vias comunis et alios fines.

Unde iusta petitionem  libelli coram vobis productam, visa citatione et relationem  de dictis heredibus facta visis exceptionibus productis et replicationibus viso termine ad probandum, visa legittimatione mandatorum, visa productione capitulorum et responsione facta dictis capitulis, visa peroratione testium et eorum juramentum, visis dictis attestationibus dictorum testium, visa pubblicatione processus, viso termino dato ad opponendum contra testes et totum processum, visa monitione facta ad hanc oram, et diem, ad audiendum, sententiam et omnibus, visis et consideratis que videnda et considerando sunt Christi nomine invocato talem ad dictas partes sententiam proferimus iura damus, sententiam definimus et declaramus per hanc nostram in hiis sententia definitiva dictam Ecclesiam Sancti Salvatoris fuisse et esse erede bonorum dictorum que remanserunt in ereditate dicti Mascii ……………………dicto Bernardo pro medietate dictorum bonorum nominatorum in dicta petitione et aliorum que remanserunt in dicta ereditate dicti Mascii vigore dicte ultime voluntatis et fideicomissi dicti Mascii et dicti eredes dicti Bernardi, et dictos eorum tutores tenere obligatos ad relaxandum et restituendum medietatem dictorum  bonorum in dicta in dicta petitione descriptorum que pertinuerunt quondam ad dictum Mascium et in eius ereditate remanserunt et dictos heredes et tutores ad relaxandum et restituendum dicta bona dictis sindicis. Ecclesie predicte finaliter  consegnamus et vinctum et vinctorem in expensis legittimis condemnamus factis post publicationem  processus predicti quarum taxationem  nobis rescrivamus, et item decretum firmamus definimus declaramus condepnamus  et reservamus.

Lata data et lecta et in hiis scriptis firmata pronumptiata et promulgata fuit dicta sententia per prefatum dominum Angelum vicarium prelibatum sedentem ad solitum bancum iuris ad suam residenti ut moris est in palatio ………….. positum in civitate Firmi in contrata Sancti Martini iuxta vias publicas a duobus et res dicti …… aliis lateribus et alios fines. Et suprascripta per me Ioannem Petrum ser Caroli de Firmo notarius publicare dicte cause sub anno Domini MCCCCLXXV indictione octava tempore sant.mi in Christo patris et domini domini Sisti divina providentia Pape quarti et die XIII mensis februarii presentibus dopno Luca plebano plebis Montis Florum dopno Antonio Iacobi de Portus Firmi dopno Ioanne Stephani de Smerillo testibus ad predicta habitis et vocatis. Et hoc ad instantiam et petitionem domini Iohannis Antoni sindici predicti presentis petentis et acceptantis presente ser Anselmo …………. ex adverso ………. nomine appellare ad dominum  card. et ad quemlibet alium iudicem competentem. Et ego Ioannes Petrus ser Iacobi de Firmo publicus imperiali auctoritate notarius predictis omnibus et singulis interfui, subscripsi et publicavi signumque meum consuetum apposui.

 

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PERGAMENA DEL PAPA PIO II PER LA CONFRATERNITA DEL CORPO DI CRISTO A SERVIGLIANO 1562

Trascrizione di una pergamena di Servigliano dalla copia fattane da Pennesi Giuseppe circa l’anno 1895. Traduzione Tomassini. Digitazione di Vesprini Albino belmontese.

<PIO IV nel 1562 dicembre 4 concede privilegi ALLA CONFRATERNITA DEL CORPO DI CRISTO DI SERVIGLIANO>

Pio vescovo servo dei servi di Dio a perpetua memoria. La cura che per divina disposizione è affidata a noi, nonostante l’insufficienza dei nostri meriti, ci spinge e induce a vigilare e a dirigere in modo salutare ogni chiesa, specialmente quelli parrocchiali e volentieri favoriamo coloro che vogliono accrescere il culto divino per confortare spiritualmente i parrocchiani con la spirituale consolazione e in tali cose li sosteniamo con opportune concessioni. Già abbiamo riservato alla sede Apostolica di disporre e conferire tutti i benefici ecclesiastici, che abbiano o che non abbiano la cura delle anime, quando sono vacanti e in futuro lo saranno e abbiamo decretato d’ora in poi che non è valida, ma è nulla qualunque cosa che a questo riguardo capitasse sia tentata di fare da qualsiasi autorità consapevolmente o per ignoranza. Attualmente, la chiesa parrocchiale della pievania di San Marco del Castello di Servigliano nella diocesi di Fermo è stata riconsegnata per la rinuncia che ne ha fatto il diletto figlio Brancadoro Tornabuoni da Petritoli attuale rettore di essa e spontaneamente l’ha presentata alla Sede Apostolica nelle nostre mani e noi l’abbiamo accettata, pertanto questa è chiesa vacante al presente e nessun altro può disporne se non noi per la riserva decretata come già detto. Dato che è stata presentata a noi la richiesta da parte della Confraternita dei diletti confratelli in onore al sacratissimo Corpo di Cristo istituita canonicamente in detta chiesa (di San Marco) sollecitando che se noi uniamo, ammettiamo incorporiamo con la loro Confraternita tale chiesa certamente si riceverebbe un grande vantaggio con l’aiutare nelle necessità di questa Confraternita, senza causare alcun incomodo alla cura delle anime dei diletti figli <nostri> parrocchiani della stessa chiesa, e gli stessi confratelli forniranno con molto decoro i paramenti e le altre cose necessarie per il culto divino e la manterranno lodevolmente nel servizio divino. Da parte di questi confratelli che dichiarano che i frutti annessi, i redditi e i proventi di questa chiesa, secondo l’estimo comune, non superano il valore annuo di 500 ducati d’oro della Camera abbiamo ricevuto la supplica affinché questa chiesa fosse annessa e incorporata, unendola  alla loro Confraternita e la nostra benignità Apostolica si degnasse opportunamente provvedere a quanto detto; noi, pertanto, che già abbiamo voluto che i richiedenti i benefici ecclesiastici siano tenuti ad unirsi ad altri per una somma di valore annuo stimato come detto sopra, altrimenti l’unione non avrà valore, e sempre l’unione sia fatta convocando le parti interessate, siamo favorevoli alla predetta unione assolvendo con il presente atto che esegue tale unione da qualsivoglia condanna, scomunica, sospensione, interdetto e pena che siano stati inferti in qualsiasi modo e causa giuridica, se ce ne fossero per i predetti confratelli mentre concediamo la predetta Chiesa vacante sia nel modo predetto sia in altro modo, se per spontanea riconsegna del detto Brancadoro di altri presso la Curia Romana o fuori di questa presso un pubblico notaio con i testimoni, anche all’effetto della costituzione del Papa Giovanni XXII predecessore nostro che inizia “Esecrabile” per conseguire altro beneficio ecclesiastico vacante da qualsiasi autorità e la sua collazione, secondo i decreti del Concilio Lateranense è devoluta legittimamente a disposizione della Sede Apostolica, o riservata ad essa in qualsiasi modo speciale o generale, pur se esistesse una lite indecisa su ciò fra alcuni, purché in questo caso spetti a noi la decisione, pertanto con il presente atto vogliamo unire, annettere, incorporare tale chiesa alla stessa Confraternita con tutte le cose annesse, con i diritti e con le pertinenze a vigore dell’autorità apostolica. A questi confratelli, dunque, è lecito prendere possesso corporale di essa chiesa, dei diritti e delle pertinenze annessi, facendolo direttamente da sé o per mezzo di altri, con propria libera autorità e tenere, avere la rettoria e l’amministrazione di questa chiesa nei beni temporali e nei frutti, i redditi, proventi, diritti, sovvenzioni, emolumenti e in ogni cosa annessa che essi percepiscano, esigano, prelevino, recuperino, ed inoltre rivolgano questi all’uso e alla utilità della loro Confraternita e di questa chiesa per mezzo di uno o più cappellani, secondo il volere di essi confratelli con potere di porli, rimuoverli, secondo l’approvazione dell’ordinario <diocesano> del luogo in modo che siano approvati o rimossi nel servizio divino e nell’esercitare la cura delle anime dei parrocchiani, amministrando i divini sacramenti e prendendosi carico di ogni incombenza, senza chiedere in ciò la licenza dell’ordinario <diocesano>. Questi confratelli non possono essere rimossi mai, in alcun tempo, dal governare questa chiesa e dall’amministrarne i redditi e proventi ed altro come detto sopra, da parte di nessuna autorità, neanche Apostolica. Essi non debbono essere molestati né turbati, né impediti nel loro ruolo né per le offerte, le elemosine, i lasciti, i legati, le donazioni fatte al loro e a questa loro chiesa, in qualsiasi modo e cosa. La Chiesa stessa non può essere data legittimamente in commenda o in amministrazione ad alcun altro né può essere da alcuno richiesta, né praticarsi la provisione da alcuna autorità, né disporne. Gli annessi frutti, i redditi, i proventi, i diritti, le sovvenzioni, gli emolumenti, le offerte, le elemosine, i lasciti, i legati, i beni, le cose non possono essere governati, né amministrati altrimenti se non dai predetti confratelli e da chi essi a ciò deputano. E tutte le collazioni, le provisioni, le commende o altre disposizioni che in futuro fossero fatte in contrasto con il presente atto da parte nostra della sede Apostolica o da legati o anche dell’ordinario <diocesano> e qualora ciò capitasse siano atti senza conseguenza, né validità, di nessun valore giuridico, vani, inutili e qualsiasi giudice di qualsiasi autorità anche uditore delle causa del palazzo apostolico deve essere privo di potere di giudicare, interpretare, definire su ciò. Qualora in contrario si tentasse consapevolmente o ignorantemente da ora in seguito qualcosa, lo dichiariamo senza validità e nullo. Per volontà da noi già deliberata e secondo  il Concilio Lateranense ultimamente celebrato, le unioni perpetue di benefici non subiscono pregiudizi che capitasse lo per casi giuridici di proibizioni o di pia memoria o di editti apostolici, sinodali o di costituzioni speciali, ordini contrari o provvisioni fatte per benefici ecclesiastici o atti speciali e generali della Sede Apostolica, o dei suoi legati per interpretazione e al fine di inibizione, riserva, decreto o qualsiasi procedimento. Vogliamo che siano senza valore né effetto giuridico le lettere, i processi, le loro conseguenze che possano recare pregiudizio nel ricevere benefici come detto, neanche per privilegi, indulgenze, lettere apostoliche generali e speciali di qualsiasi tenore. Il loro valore è impedito in ogni modo, senza che abbiamo effetto e differiscano il presente atto. Ogni parola qui espresse sia tenuta valida per la provvisioni e l’unione e l’incorporazione di questa predetta Chiesa che non sia privata del dovuto rispetto e non sia negata la cura delle anime e siano sopportati i consueti oneri di questa chiesa in modo congruo. A nessun uomo è lecito contrastare con temerarietà né distruggere queste pagine con cui noi assolviamo, uniamo, annettiamo, incorporiamo per volontà e decreto. Se qualcuno presumerà di attentare ciò sappia che incorrerà nell’indignazione dell’onnipotente Dio e dei beati apostoli Pietro e Paolo.

Data a San Pietro nell’anno dell’incarnazione del signore 1562 nel giorno precedente alle 9 dicembre (4) nell’anno terzo del nostro pontificato.

PIO IV

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Pius Episcopus Servus Servorum Dei ad perpetuam rei memoriam.

Pastoralis officii cura nobis meritis licet imparibus divina dis(positi)one commissa Nos excitat et inducit ut salubri ecclesiarum quarum(libet) presertim parochialium directioni invigilantes votis illis per que divinus in eis / cultus cum spirituali parochianorum (suorum) consolatione augeatur libenter annuamus eaque favoribus prosequamur opportunis; dudum siquidem omnia beneficia ecclesiastica cum cura et sine cura apud sedem apostolicam/ tunc vacantia et in antea vacatu(ra) collatione et dis(positio)ne nostre reservavimus/ decernentes ex tunc irritum et inane super his a quoqua quavis auctoritate scienter vel ignoranter contigeret attemptari /cum itaque postmodum parochia(lis) ecclesia plebania nuncupata sancti Marci castri Servigliani firmane diocesis per liberam resignationem dilecti filii Branchadori Tornabuoni de Patritulo / nuper ipsius ecclesie rectoris plebani nuncupati de illa quam tunc obtinebat in manibus nostris sponte factam et per nos admissam apud sedem predictam vacaverit et vacet ad presens nullusque de illa pre/ter nos hac vice disponere potuerit sive poterit reservatione et decreto obsistentibus supradictis, et sicut exhibita nobis nuper pro parte dilectorum filiorum confratrum  confraternitatis in honorem / sacratissimi Corporis Christi in dicta ecclesia canonice institute, petitio continebat si dicta ecclesia eidem confraternitati perpetuo uniretur annecteretur et incorporetur, ex hoc profecto/ confratribus ipsis quo dicte Confraternitatis necessitatibus subvenire possent magnum pararetur commodum nec propterea cura animarum dilectorum filiorum parrochianorum ipsius ecclesie aliquod pate/retur jncommodum verum ipsi confratres illam paramentis et aliis inibi divino cultui necessariis decentius fulcitam manutenerent eisque in divinis laudalabiter deserviri facerent; quare pro parte / dictorun confratrum asserentium dicte ecclesie et illi forsan annexorum fructus redditus et proventus quinquaginta ducatorum auri de camera secundum comune extimationem valorem annui non exce/dere nobis fuit humiliter supplicatum ut ecclesiam predictam eidem Confraternitati unire annectere et incorporare ac aliter in premissis oportune providere de benignitate apostolica dignaremur; nos igitur / qui dudum inter alia voluimus (quod) petentes beneficia ecclesiatica aliis uniri tene… (antur) munere verum illorum valorem annuum secundum extimationem predictam aliquin unio non valeret et / semper in unionibus commissio fi(at) ad partes vocatis quorum interesset eadem confratres et eorum singulis a quibusvis excommunicationis suspensioni et interdicti aliisque ecclesiasticis, sententiis, censuris et penis a / iure vel ab homine quavis occasione vel causa latis, si quibus quomodolibet innodati existunt, ad effectum presentium dumtaxat consequendum harum serie absolventes et absolutos fore censentes huismodi suppli/cationibus inclinati ecclesiam predictam sive premisso sive alio quovis modo aut ex alterius cuiuscumque persona seu per similem resignationem dicti Branchadori vel cuiusvis alterius de illa in / Romana Curia, vel extra eam etiam coram notario publico et testibus sponte factam aut constitutionem felicis recordationis Ioannis pape XXII predecessoris nostri que incipit Execrabilis vel / assecutionem alterius benefici ecclesiastici quavis auctoritate collati vacet etiam si tanto tempore vacaverit quod eius collatio, iuxta Lateranensis statuta Concilii ad sedem eandem legitime devoluta; ipsaque / ecclesia dispositioni apostolice speciali vel alias generaliter reservata, existat et super ea inter aliquos lis cuius statum presentibus haberi volumus pro expresso pendeat indecisa dummodo eius dispositivo ad nos hac / vice pertineat cum annexis huiusmodi ac omnibus iuribus et pertinentiis  sive eidem Confraternitati apostolica auctoritate tenore presentium perpetuo unimus annectimus et incorporamus; itaque liceat eisdem / confratribus per se vel alium seu alios corporalem possessionem ecclesie et annexorum, iuriumque et pertinentiarum predictarum propria auctoritate libera apprehendere et retinere nec non ipsam ecclesiam in temporalibus regere et gubernare ac …..   eique annexorum eorumdem fructus redditus proventus iura obventiones et emolumenta quecumque percipere exigere et levare ac recuperare, nec non in confrater/nitatis et ecclesie predictorum usus et utilitatem convertere ipsique ecclesia per Capellanum,  seu Capellanos, ad ipsorum confratrum nutum quoties eis videbitur, ponendum et amovendum seu ponendos et/ amovendos ac per loci ordinarium approbandum vel approbandos in divinis deserviri et curam animarum parochianorum huismodi exerceri illique ecclesiatica sacramenta ministrari nec non alia dicte / ecclesie incumbentia onere supportare facere eiusdem ordinarii loci vel cuiusvis alterius licentia desuper minime requisita; et insuper confratres predictos a dicta ecclesia illiusque /  regimine gubernio ac fructum redditum proventum et bonorum administratione aliisque premissis nullo unquam tempore etiam per eundem loci ordinarium vel alium seu alios/ quoscunque quamvis etiam apostolica (auctoritate) predicta fungentes amoveri vel super illis ac etiam ecclesia et Confraternitati predictis pro tempore quomodolibet factis  oblationibus eleemosinis relictis / legatis et donationibus pecun(iaris) bonorum et aliarum rerum quorumcunque impediri molestari inquietari vel perturbari ipsamque ecclesiam alicui in (legitimam) commendam seu administrationem concedi / seu per quosvis impetrari aut alias de illa quamvis auctoritate cuiquam provideri vel disponi nec non illius ac annexorum fructus et redditus proventus iura obventiones et emolumenta ac oblationes/ elemosinas relicta legata ac res et bona huismodi aliasque per dictos Confratres at eorum ad id deputatos recipi gubernari et administrari non posse neque debere ac quascumque / collationes provisiones commendas set alias dispositiones que in futurum de ecclesia et eius bonis predictis etiam per nos et sedem predictam vel eius legatos seu ipsum loci ordinarium / vel alium seu alios contra tenorem presentium fieri contigerit et quecumque pro tempore inde secuta irrita et inania nulliusque roboris vel momenti existere et sic in premissis omnibus et / singulis per quoscumque iudices quavis auctoritate fungentes etiam causarum palatii apostolici auditores sublata eius et eorum cuilibet quavis aliter iudicandi et interpretandi facultate et auctoritate / iudicari et diffiniri debere ac p…………….. si secus super his a quoquam quavis auctoritate scienter vel ignoranter attemptatum forsan esset hactenus vel in posterum attemptari contigerit / irritum et inane decernimus …. (presen?)tibus priori voluntate nostra predicta ad Lateranensis Concilii novisime celebrati uniones perpetuas nisi in  casibus a iure permissis fieri prohi/bentis nec non pie memorie ……….. etiam predecessoris nostri ac quibusvis  (aliis?) apostolicis nec non in  provincialibus et sinodalibus conciliis editis generalibus vel specialibus constitutionibus / et ordinationibus contrariis (quibucumque)   … si ali(…..) super provisionibus sibi factis ……  huismodi vel aliis beneficiis ecclesiaticis  in illis partibus speciales vel generales dicte sedis vel eius legatorum littera interpretarint etiam si per eas ad inhibitionem reservationem et decretum vel alias quomodolibet sit processum; quas quidem litteras et processus habitos per easdem ac inde secuta / quecumque ad ecclesiam predictam volumus non extendi sed null(ius)  <…momenti…> quoad assecutionem beneficiorum aliorum preiudicium generari; et quibuslibet aliis privilegiis indulgentiis et litteris apostolicis / generalibus et specialibus quorumcumque tenorum existant per que (partibus) non expressa vel totaliter non inserta effectus earum impediri valeat quomodolibet vel differri et de quibus quorumque totis / de verbo ad verbum habenda sit in nostri litteris mentio specialis provisio quod propter unionem annexionem et incorporationem huismodi ecclesia predicta debitis non fraudetur obsequiis et predicta / animarum cura in illa nullatenus neg…tur sed ipsius ecclesie congrue supportentur onera  consueta. Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostre absolutionis unionis annexionis incorpo/rationis decreti et voluntatis infringere vel ei ausu temerario contraire. Si quis autem hoc attemptavere(!) presumpserit indignationem omnipotentis Dei ac beatorum Petri et Pauli apostolorum eius / se noverit incursurum.

Datum apud S. Petrum. Anno Incarnationis Domini millesimo quingentesimo sexagesimo secundo pridie Nonas decembres, Pontificatus Nostri anno tertio.

<digitazione di Albino Vesprini>

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LA SELVA DI CASALE a Chiarmonte è acquistata da Servigliano nel 1459. Pergamena serviglianese

ANNO 1459. – IL COMUNE DI SERVIGLIANO ACQUISTA LA SELVA CASALE DI CHIARMONTE

In Dei nomine. Amen. Anno Domini millesimo quadragesimo quinquagesimo nono, inditione septima tempore sancti in Christo patris et domini nostri domini Pii divina providentia Pape secundi et die vigesima septima, mensis augusti. Nobilis vir Iacobus Ciccharelli de Nobilibus de castro Masse Comitatus civitatis Firmi non vi, non dolo, nec metu, ductus sed sua bona, plena, libera et spontanea voluntate ex certa scientia, et non per errorem, per se suosque heredes et successores iure proprio et in perpetuum dedit, vendidit tradidit et cessit et pleno iure concessit ser Ioanni Iacobi Rictii de castro Serviliani Comitatus eiusdem Marchie civitatis Firmi, sindico et sindicario nomine Comunis, hominum et universitatis dicti castri Serviliani a dicto Comune et homin(ibus), universitate in publico parlamento ad hunc actum spetialiter deputatum prout per manum ser Marini Bartolomei de Serviliano publici notarii inde rogati presentis, stipulantis  et recipientis nomine et vice dicti Comunis et hominum universitatis castri predicti Serviliani unam possessionem silvatam pro indivisa cum fundo Vaccharelli de dictis Nobilibus de Massa positam in territorio Claromontis in contrata “a lì de la selva de Casale” iuxta res eredis Antonuctii de Nobilibus de Massa ab uno latere; res ipsius venditoris et Francisce sue consortis et Antonii Massuctii de castro Belmontis a capite, et res Ecclesie sancti Angeli ab alio latere et alios fines vel si qua alia latera extistant dicte possessionis veriora reservata Ecclesia Sancti <Cataldi> in Casale cum omni sua iurisditione intra fossatu cum inde tenendi cum inde fructuandi possidenti et quicquid sibi ser Ioanni nomine quo supra deinceps placuerit perpetuo faciendi cum introitibus et exitibus et egressibus suis consuetis usque in vias publicas et vicinales cum omnibus et singulis que in predicto continent confines vel alios si qui forent veriores et cum omnibus et singulis que dicta res vendita habet in se, super se, ac in se et extra se cum omni iure, actione, usu seu acquisitione in ea vel pro ea res vendita aut ipsi rei vendite modo aliquo pertinentis seu expectantis, abdicando a se Iacobus venditor predictus dominium et proprietatem possessionis et in dictum emptorem liberaliter trasferendo. Quam possessionem  venditam prefatus Iacobus venditor predictus costituit se nomine dicti Ioannis emporis predicti precario nomine possidere donec possessionem dicte rei sic vendita dictus ser Ioannis quo supra accepit et intraverit corporalem dans et concedens Iacobus venditor predictus prefato ser Ioanni emptori predicto licentiam et liberam (aut) possessionem rei vendite intrandi sine acquisitione presentis alicui(us) iudicis sua propria auctoritate, possidendi usufructuandi et quicquid sibi ser Ioanni, nomine quo, supra deinceps placuerit in perpetuo faciendi et ad cautelam, istantiam, petitionem  ser Ioannis empori predicti, prefatus Iacobus venditor predictus (!) fecit constituit et ordinavit Sanctem Dominici Stefani de dicto castro Serviliani, presentem et acceptantem suum verum et legitimum procuratorem, factorem, certum nuptium specialem <vel> si quo alio nomine melius de iure dici et censeri poterit ad inducendum et ponendum dictum ser Ioannem emptorem predictum in veram vacuam corporalem possessionem dicte rei vendite, ipsamque tenendi forma presentis contractus, promittens prefatus Iacobus venditor ratum et firmum habere et tenere quicquid  per dictum suum procuratorem factum et procuratum fuerit in predictis et ipsum non revocare sub infrascripta pena et hoc pro pretio et nomine pretii quadraginta sex florenos ad rationem XL bologninis pro quolibet floreno. Quod pretium totum et integrum dictus Iacobus venditor in presentia mei notarii et testium subscriptorum habuit et recepit a predicto ser emptore predicto; de ipso quoque pretio toto Iacobus venditor predictus sponte per se suosque eredes et successores fecit predicto ser Ioanni stipolanti et recepenti nomine quo supra finalem et generalem quietationem, absolutionem, remissionem et factum de non ulterius petendo aliquid non agendo liberans absolvens dictum emptorem a dicta solutione per aquilianam stipulationem interpositam acceptilationem legitime subsecutam. Renuntians dictus venditor exeptioni non vendite possessionis et non habite et non recepti, non soluti non traditi non numerati pretii predicte et non facte quietationis de dicto pretio et exceptioni ultra dimidium iusti pretii et non celebrati dicti contractus, rei non sic vel aliter geste, omni ali(o) titulo de iure auxilio sibi in hoc facto competenti e competituro. Ac atiam promisit prefatus Iacobus venditor predictus sponte per se suosque heredes et successores, ser Ioanni scindico predicto stipulanti et recipienti nomine quo supra de dicta possessione vendita vel parte ipsius litem vel questionem non movere, nec moventi consentire, sed ipsam possessionem venditam promisit dictus Iacobus sponte per se suosque heredes et successores dicto ser Ioanni stpulanti, recipienti ut supra, legittime defendere autorizare disbrigare et in pace ponere contra omnen legitimam personam et universitatem omnibus iuris sumptibus et expensis tam in vincendo quam in perdendo et tam in agendo quam in defendendo, se iudem emptori dicti super evictionem in singulis omnibus solemniter obligans et in se et supra se recipere primum secundum iudicium statim litis mote vel movende sine aliqua acquisitione pacto et omnia et singula dapna et expressa que et quas fecerit et sustinuerit in curia et extra, sibi resicare et emendare pomisit Iacobus venditor predictus et credere suo simplici verbo sine iuramento aliquo vel alia probatione et in predicta vel aliquid predictorum per se, ver alium sive alios non facere, vel venire aliqua ratione vel tam de iure vel de facto sub pena duplici dicte (quie)tationis. Item promisit Iacobus venditor predictus dicto emptori recepenti ut supra de fraude, collusione quod ius et actionem, quod et quam habebat, in dicta re vendita nemini dedit, cessit, vendidit et concessit et si secus ullo tempore appareret, promisit dictus Iacobus venditor predictus dictum emptorem ementem nomine quo supra et bona iura habiturum pro pretio conservare indempnem, renuntians prefatus Iacobus venditor predicus beneficio velleien(s)is senatus consultus; epistule divi Adriani et omni alii titulo de iure auxilio sibi in hoc facto competenti et competituro sub pena supradicta et obliatione omnium suorum bonorum. Insuper dictus Iacobus venditor sponte iurat ad sancta Dei Evamgelia tactis scripturis cum manibus que dicta omnia et singula attendere et observare et in nullo contrafacere vel venire si qua ratione vel causa de iure vel de facto, sub iam dicta pena et virtute prestiti iuramenti

Actum in castro Serviliani Comitatus civitatis Firmi vel in coquina palatii Comunis dicti castri quod palatium positum est in dicto castro iusta plateam comunis et vias publicas a duobus lateribus et ad singulas; presentibus Massio Cicchi de castro Sancti Angeli Comitatus Firmi, Petro …….., Petro de castro Belmontis Comitatus Firmi, Sancte Dominici Stefani, Martino Cortecati et Masimo Scorani de dicto castro Serviliani, testibus ad predicta  habitis et vocatis et rogatis. Et ego Felix ser Angeli de terra Montis Fortini publicus imperiali auctoritate notarius atque iudex ordinarius nec non vicarius et offitialis dicti castri Serviliani predictis omnibus et singulis suprascriptis instrumenti a dictis presentibus subscripsi et publicavi signumque meum  apposui consuetum et quod remissam ut supra ad sexaginta quator bolognina (?) mea propria manu remisi quod per errorem omiseram. Signum mei Felicis notarii publici

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Pergamena trascritta da Don Giuseppe Pennesi nel 1895 circa.  Sintesi:

\\\ Servigliano acquista la Selva Casale di Chiaromonte.

Nell’anno 1459 al tempo del Papa Pio II il giorno 27 agosto a Servigliano il nobiluomo Jacopo Ceccarelli de’ Nobili del castello di Massa Fermana vendette in piena libertà e consapevolezza al sindaco del comune di Servigliano Gianni di Iacopo serviglianese nella riunione del parlamento di questo Comune una possessione con selva e con un fondo (rurale) di Vaccarrello dei Nobili di Massa, nel territorio di Chiaramonte in contrada “La selva di Casale” a confine con la proprietà di Antonuccio de’ Nobili da Massa, la proprietà del venditore anzidetto Iacopo, e di sua moglie Francesca, la proprietà di Antonio Massucci da Belmonte e della Chiesa della chiesa di Sant’Angelo, ad eccezione della chiesa di San <Cataldo> di Casale fino al fossato dandogli ogni autorità di proprietà, possesso, usufrutto e uso perpetuo. Il venditore Iacopo fece procura a Sante di Domenico di Stefano, serviglianese, per immettere al possesso corporale della proprietà venduta l’acquirente del Comune di serviglianese Gianni di Iacopo, con ogni cessione, sotto penalità del doppio del prezzo ricevuto pagato 46 fiorini a ragione di 40 bolognini per fiorino, e rinunciando ad ogni vertenza giuridica o eccezione su questo contratto. Il ricevente Gianni a nome del Comune di Servigliano rinuncia ad ogni lite. Il venditore Iacopo giura toccando i Vangeli di mantenere valida la vendita fatta. Redatto a Servigliano del Contado della città di Fermo nella Marca, nella cucina del palazzo di questo Comune presso la piazza comunale e le pubbliche vie. Presenti come testimoni richiesti Massio di Cecco, santangiolese, Pietro, belmontese, ed i tre serviglianesi: Sante di Domenico di Stefano; Marino di Cortecato e Massimo di Scorono. Notaio d’autorità imperiale Felice di ser Angelo da Montefortino, giudice e vicario ufficiale del Comune di Servigliano, con suo il sigillo messo.

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