MASSIGNANO documenti d’archivio segnalati in vari libri e in archivi. Appunti

MASSIGNANO in appunti sporadici dalla protostoria al cristianesimo sino al secolo XIX date 100 d. C. – 1224 – 1228 – 1258 – 1364 – 1550 – 1407 – 1441 – 1442 – 1446 – 1447 – 1450 – 1454 – 1455 – 1469 – 1483 – 1511 – 1530 – 1537 – 1538 – 1551 – 1559 – 1564 – 1565 – 1566 – 1568 – 1569 – 1570 – 1575 – 1576 – 1577 – 1579 – 1595 – 1597 – 1600 – 1602  – 1622 – 1623 – 1628 – 1629 – 1632 – 1634 – 1642 – 1646 – 1668 – 1673 – 1675 – 1678 – 1684 – 1696 – 1706 – 1762 – 1770 – 1781 – 1785 – 1788 – 1800 – 1830 – 1832 – altro

.Anni della protostoria Nel volume di Innocenzo Dall’Osso sul Museo nazionale archeologico di Ancona Massignano è menzionato nella pagine 6;  179; 244 – \ – \ Un cenno a Massignano archeologica nel volume di Vladimir Dumitrescu “L’età del ferro nel Piceno” pagina 7

.Anni 98-100 ca. d. C. Il martire e presbitero Marone esiliato nel Piceno è l’apostolo della fede in Gesù Cristo in questo territorio.

PER IL CULTO   La pratica dei pellegrinaggi contribuisce a facilitare la costruzione o l’ampliamento degli edifici sacri, lungo i percorsi dei pellegrini. La via Lauretana dal litorale passa nell’entroterra attraverso Massignano e Monte Giberto ed ha dei punti di riferimento nelle chiese locali. Il pellegrinare in preghiera è svelamento dell’anima. Negli edifici sacri si realizza la pratica cristiana della preghiera, dell’Eucaristia, della Confessione con l’animo rivolto a Maria che accompagna sempre tutti nel cammino spirituale verso il figlio Gesù. I non credenti o non praticanti ricevono l’annuncio della divina bontà misericordiosa.

.Anno 1224 Onorio vescovo servo dei servi di Dio al venerabile fratello Rainaldo vescovo Fermano, ed a quelli che lo dovranno sostituire come successori <salute>. Per il ruolo a noi affidato, per amministrare, è nostro compito di esprimere la grazia della nostra benevolenza a tutte le chiese ed a quelle che essendo soggette maggiormente alla Sede Apostolica, sono riconosciute come nostra proprietà, per il duplice diritto <= civile e canonico>. A queste vogliamo e dobbiamo provvedere con preferenza. La chiesa Fermana è minuta (dotata) di privilegi spirituali della Sede Apostolica, ma vogliamo aggiungerle il vigore della forza “temporale” (= sulle cose materiali) da parte della Chiesa Romana, seguendo l’esempio del nostro predecessore, il papa Innocenzo di felice ricordo e proibiamo fermamente, d’autorità apostolica, che nessuno presuma di fare esazioni <tassare>, tenere il “placito”, o trattare le cause, ad eccezione del Legato della Chiesa Romana, persona di speciale mandato apostolico, nella città di Fermo o nei castelli cioè Sant’Elpidio, Castro, Civitanova, Montesanto, Montecosaro, Monte Vallente <? Morrovalle>, Poggio San Giuliano ora Macerata, Casali, San Claudio, Montolmo, San Giusto, Cerqueto, Gualdrani, Montegranaro, Monte Astone <Montottone>, Ripatransone con Agello, Capomonte, Monte Antico, e Mussiano <= Massignano>, Marano, Furcilla e altri che ora sono giustamente posseduti dalla chiesa Fermana o che potrà in futuro ottenere legittimamente o negli altri beni che a questa appartengono; mi i suoi beni rimangano integri e restino nella tranquillità, salvi i  nostri diritti. Aggiungiamo anche riguardo a tutti i proventi che questa riceve dal “placito”, dal “bando”, dal mercato, dalla piazza o dai porti fuori della città, e per l’Episcopato o per altri diritti regali nella città Fermana o fuori, questi siano pagati a te ed ai tuoi successori, senza alcun contrasto, né diminuzione, salva l’autorità della Sede Apostolica. Nessun uomo osi mai infastidire l’Episcopato Fermano, né rubare, né invadere i suoi beni, né mai molestare i suoi uomini, né aggravarli. Se tuttavia qualcuno avrà la presunzione di mettersi contro questo, o di danneggiare questo privilegio, faccia composizione di cento libre d’oro puro per la pena da pagare, metà al sacro palazzo Lateranense e il resto per il vescovo e per i suoi successori nel tempo. Io Onorio vescovo della chiesa cattolica, io Pelagio vescovo Albanense, io Corrado vescovo Portuense di Santa Rufina, io Nicola vescovo Tuscolano, io Stefano cardinal presbitero della Basilica dei santi dodici Apostoli, io Gregorio cardinal presbitero del titolo di Sant’Anastasia, io Giovanni cardinal presbitero di santa Prassede, Io Ottaviano cardinal diacono dei santi Sergio e Bacco, io Gregorio cardinal diacono di San Teodoro, io Stefano cardinal diacono di Sant’Adriano, io Romano cardinal diacono di Sant’Angelo, io Pietro cardinal diacono di San Giorgio al vello aureo. Data nel Laterano per mano di maestro Wido(ne), cappellano del Papa,\ idi di febbraio <13> indizione XII, nell’anno dell’incarnazione del Signore 1224, anno 8° del Pontificato del Papa Onorio III.

.Anno  1228 Rinaldo vicario di Federico II  in  COLUCCI – Antichità Picene XVIII app. doc. n. IX p. XIV – “…. Con l’autorità imperiale affidataci, concediamo che i castelli di Massignano, Marano, S. Andrea e Penna siano di pertinenza di Ripatransone. E se il Comune di Ripatransone vorrà, diamo le facoltà di demolire i detti castelli .

.Anno 1258 Se ne interessa Manfredi – Nell’anno 1258 il re Manfredi, grato per i servizi resi da Fermo, conferma ad essa la giurisdizione sui castelli di Monturano, Boccabianca, Torre San Patrizio, Grottammare, Monte San Martino, Petritoli, Montefiore dell’Aso, Monterubbiano, e altri.  In precedenza la storia di Fermo assurgere a livello nazionale; qui notiamo che Manfredi il famoso figlio di Federico II, di cui parla Dante nella Divina Commedia, si occupa di Monturano. Egli, dagli accampamenti presso San Ginesio nel mese di ottobre del 1258, dispone: “Concediamo e confermiamo al Comune di Fermo, i diritti perpetui la giurisdizione che la nostra Curia ha nel castello di Marano (Cupramarittima), Boccabianca, Torre di palme,  Monturano, Moresco, Massignano, Laireno, Torre San Patrizio, Grottammare, Castel di Monte, San Giovanni, Monsampietro, Monte San Martino, Petritoli, Monte Falcone, Monterubbiano. Concedimus et confirmamus perpetua iura et iurisdictionem, qua et quae Curia nostra habet in Castro Marani, Buccablance, Turris Palme, Monturani, Morisci, Massignani, Layreni, Turris Sancti Patritii, Grutte maris, Castro Montis Sancti Petri, Castro Montis Scti Martini, Castro Petrituli, Castro Montis Falconis, Castro Montis Rubiani”

.Anno 1300 circa e seguenti – manoscritti cenni di storiografia – Cenni di appunti storici su vari paesi, tra cui Fermo, Massignano, Montegranaro, Montegiorgio e al. Manoscritto n. 1323 della Biblioteca Comunale di Fermo

.Anno 1364-.-  Archivio di Stato di Fermo – Hubart Elenco delle pergamene di Fermo   n. 429 = – Fermo – Copia o trascrizione di una parte del Testamento copiata da un certo Testamento del defunto magnifico ed eccelso Sig. Giovanni del defunto Sig. Filippo Visconte di Oleggio della Diocesi di Novara ecc. come in quel Testamento rogato da Domenico da Gubbio notaio nell’anno del Signore 1364 – rogato in copia da Cicco di Mattiolo da Massignano

.Anno 1400 ca. antichi documenti per vertenza attorno al 1550 -. Hubart n. 2359  molte date- Massignano – Parecchie scritture ed atti nella causa del Comune e della Comunità di Massignano e il Comune della città di Fermo sopra l’acquisto e la liberazione dalla giurisdizione della Sede Apostolica ecc. come in quegli atti insieme con la proibizione, di fronte agli atti, fatta agli uomini del Castello di Massignano di costruire sul lido del mare, sotto pena di 1000 Ducati.

.Anno 1400 seguenti Gli AGOSTINIANI a Massignano nel secolo XV  dipinto

.Anno 1407 Hubart n. 1061 – – Massignano – Atto del mandato di procura fatta tramite la Comunità, il Comune e gli uomini del Castello di Massignano nella persona di Vanne di Muzio di Andrea di detto Castello, affinché si presenti a nome di questo Comune di fronte ai magnifici Sigg. Priori della città di Fermo a dover chiedere che il Comune di detto Castello abbia ad esigere il salario del Podestà cioè libre 40 di denari, come si legge più ampiamente in questo atto. Anno del Signore 1407. Rogito di ser Antonio di Vannuccio di detto Castello.

.Anno 1441 Hubart n. 1824 – Montefiore –  Sentenza o Lodo fatto tramite il signore Alessandro sforza, vice marchese ed arbitro tra la comunità del Comune di Fermo e gli uomini della Terra di Monte fiore cioè a dire che Vagnozzo e Domenico da Massignano ed altri cittadini e gli abitanti del Comitato di Fermo, possessori nella Terra di Montefiore, sono obbligati a pagare le collette ed altre cose nella Comunità della Terra di Montefiore. Sotto l’anno del signore 1441 – rogato da Andrea Chiavellino da Gualdo.

.Anno 1442 MASSIGNANO DOCUMENTI. studio di  FILIPPO BRUTI LIBERATI.”8 novembre 1847 Nel felice imeneo di Amalia Fiori con Giuseppe Laureti ambedue di Massignano il marchese Filippo Bruti Liberati offre al padre della sposa signor Antonio Fiori meritissimo priore comunale la prima memoria sul detto commune di Massignano”

.Anno 1442  Da un opuscolo di Filippo Bruti Liberati edito nel 1847 Questa contiguità [tra Ripatransone e Massignano] sì che Francesco Sforza il 22 settembre 1442 assediando Ripatransone, scrivesse alla Magistratura di Massignano, affinché mandasse 25 grandi tavole forti dette “arse” per fare ripari alle bombarde a Pier Brunoro, uno dei capitani acquartierato con l’armata alla Maddalena oggi villa Boccabianca, La data è nel felice accampamento di rimpetto a “in felicibus castris contra Ripa Transonem. Documento edito dal Colucci <Antichità Picene> al tomo 18 numero 134.

.Anno 1446 La bolla di Eugenio IV del 1446 per i 48 castelli concessi a Fermo, tra cui Massignano, Montottone, Ponzano, Loro, Servigliano, Altidona, Petritoli, Falerone

.Anno 1447 forse? 1450     Pedaso, con Torre di palme, Altidona, Lapedona, Moresco, Cupramarittima, S. Andrea, Campofilone, Grottammare, Massignano, San Benedetto del Tronto , Acquaviva (Picena), Carassai, Petritoli, tutto il castelli della zona marina, dipendenti da Fermo, su invito di questa città mandano un soldato per ogni famiglia per difendere Sant’Angelo in Trisongo, una località, ai confini con Ripatransone, ma, in territorio di Acquaviva Picena allora soggetta a Fermo. I paesi dovevano inviare un soldato a famiglia (unum militem pro foculare) bene armato, con le balestre, lance, schioppi.

.ANNO 1450 CIRCA –  VITTORE CRIVELLI    A Massignano, nella chiesa parrocchiale di San Giacomo, dipinta ad olio su tavola con cornice frammentaria, costituita da pilastrini laterali con capitelli, è raffigurata la Madonna in ginocchio, lievemente rivolta verso sinistra, a mani giunte, a capo chino con un manto verde bordato d’oro, nell’atto di adorare il Bambino disteso a terra sopra un cuscino.\\    Quattro Cherubini volano in alto; dietro la Vergine è un drappo verticale rosso ed un parapetto su cui a destra si colora un garofano e a sinistra è poggiato un libro aperto. Dietro tale parapetto la Madonna è fiancheggiata da due Angeli, uno con le mani giunte e l’altro con le braccia conserte, a terra, da un lato, è deposta una mela.

.Anno 1454 VICARIO DI FERMO A MONTE GIBERTO anno – 1454: Marino d’Antonio da Massignano;

.Anno 1455 Hubart n. 1062 – Massignano – Bolla di provigione della chiesa campestre di Sant’Attone del Menocchia fuori del Castello di Massignano, diocesi Fermana e anche della prebenda fatta nella stessa chiesa dal Papa nostro Signore Callisto III nella persona del Sig. Nicola de Cagnoli, da Monte Aquilino, a motivo della libera rinuncia del Sig.Leonardo Deotaguidi di recente Rettore di detta chiesa, come più ampiamente si legge in questo atto. Data Roma anno del Signore 1455.

.Anno1469 Scrive Filippo Bruti Liberati in un opuscolo per nozze del 1847. – A Massignano trovai in archivio altro documento contenente una sentenza per i confini territoriali fra Ripatransone e Massignano dei 24 marzo 1469 quando era Francesco Lunerti sindaco, e Niccola vescovo Manduriense Commissario giudice.

.Anno 1483 Hubart n. 1695 -solo notaio – Atto di alcune proposte e deliberazioni fatte da Crisogono di Giacobbe, altrimenti detto Chimente, e da Crisogono di Corradino dal Castello di Mogliano, nel Parlamento degli uomini di detto Castello, sopra le intenzioni di accuse per i danni arrecati, fatto nella Curia di Mogliano, deliberazioni che fatte da predetti uomini, come è possibile vedere in detto atto, ebbero valore per 157 fave nonostante 22 contrarie. Sotto l’anno del Signore 1483 – rogato da ser Armilleo di Marino dal Castello di Massignano, Vicario di detto Castello di Mogliano.

.Anno 1511  A Massignano il Comune ha in archivio un istrumento in pergamena del 20 Novembre 1511 sotto Giulio II papa, in cui Domina Valeria moglie, e signora del signor Giovanni de Bertachinis di Firmo erede per la terza parte, e tutrice di Giovan Francesco figlio, erede, e per la terza parte il Sig. Girolamo Bertacchini di Fermo vendono il Molino in Massignano al Comune, posseduto con questo pro indiviso. Questo Istrumento fu stipulato in Fermo presso la chiesa di San Domenico con l’autorizzazione del giudice Catarino de Silvestrini di Norcia, davanti la Chiesa di S. Maria dell’Umiltà. (Dall’opuscolo di Filippo Bruti Liberati  edito 1847)

.Anno 1530 circe forse?  Hubart n. 999  non è scritta la data- – Sentenza fatta per Geronimo Vescovo Maceratese,  sopra il preteso pagamento  di tasse e sulla presunta esenzione di esse fra la magnifica Comunità e gli uomini della città di Fermo da una parte e la Comunità e gli uomini dei Castelli di Mogliano, Falerone, Servigliano, Ponzano, Massignano, e Altidona ecc. nella quale fu stabilito che la magnifica Comunità di Fermo non era da comprendere nel pagamento e nella contribuzione delle tasse da farsi tramite detti Castelli alla Camera Apostolica ecc. come detto in quella sentenza ecc.

.Anno 1537 seguenti-. Nella Biblioteca e nell’archivio di Fermo si hanno i manoscritti di MARINI che riassumono i verbali dei consigli comunali di Fermo e tra il 1537 e il 1547  si ha Massignanum, carte 117, 120v, 132, 137

.Anno 1538.-.- Nelle Cronache di G. Marino Lucidi si fa relazione dello Stato nell’Agro Piceno dal 1537 al 1547 che Paolo II concesse ai nipoti con capoluogo Montottone e ci fu un impiegato massignanese a fare da agente riscossore pontificio. Ecco il testo |: e fu la confederazione di tutto (p.572)  lo Stato, Gabelle, Maleficij civili, et immunali nelle prime istanze il Governatore, e molte altre Grazie, come  nel Breve, nella forma della Bulla dessimo in mano di Mes. Francesco da Massignano pagatore di buoni Ducati, e così tornammo con il Breve alli 27 Marzo 1538.

.Anno 1551 -.(vertenza nel volume del  Ratta)-Ventisei atti amministrativi 1551-1762 approvati dal Consiglio di Fermo- Il podestà Massignano nel sec. XVI è nominato con estrazione del nome. -Anno 1551 Ottobre 20 – Il Consiglio di Fermo non conferma una delibera fatta dal Castello di Massignano e riafferma la giurisdizione della città, dei cittadini fermani e delle autorità secondo gli statuti dei castelli fermani. \(vertenza in Ratta)

.Anno 1552 e seguenti-. Nel manoscritto 220 della Biblioteca di Fermo le lettere dell’arcivescovo fermano Alessandro Borgia. Massignano (sei lettere) 1752\07-14  a congr. concilio per Cosimi Antonio:  ipoteca sul beneficio S. Maria p.69 – 1753\03-20 a congr. vescovi e regolari per  i confratelli del SS. Sacramento e i Possenti pag.130  –   1753\05-07 a congr. immunità ecclesiastica per un furto a danno dei Gervasi pag.152;  –   1756\09-03 al maestro delle cerimonie papali, Reali, per gli ordini sacri a Nicola Laureti pag.219;  –   1757\02-04 a congr. vescovi e regolari per la preparazione agli ordini sacri di Niccola Laureti pag.279;  –   1757\10-10 a congr. vescovi e regolari a favore di Francesco Curi calunniato pag.331;    –    1757\12-05 a congr. vescovi e regolari per enfiteusi perpetua al sac. Casanova Andrea pag.348.

.Anno 1559 Giugno 4 -La Comunità di Massignano aveva chiesto autorizzazione al Consiglio di Fermo per esportare 700 passi di legna vendendone parte al Duca di Urbino e parte alla città di Fermo. La licenza fu concessa, fuori dalla giurisdizione con misurare per esportare e dare all’Ill.mo ed Eccellentissimo Duca di Urbino passi duecentocinquanta.  (vertenza in Ratta)

.Anno 1564 Agosto 27 – Giovanni Bernardino Lelii, potestà estratto del Castello di Massignano aveva proposto alla conferma come vicario ser Domenico Raso da Mogliano. Il Consiglio fermano assentiva.

.Anno 1565 – Hubart n. 888  –  Bolla di Pio Papa V di concessione e di permuta della Chiesa parrocchiale di Santa Maria  da Mogliano, e del Beneficio dell’Altare di Sant’Antonio siti nella chiesa di San Vittore del Castello di Massignano, della diocesi Fermana, fra il Rev.do Sig. Censorio Marziale, ed Angelo di Cordella,  con la riserva della persona per conto di detto Censorio, come in quella Bolla, nell’anno del Signore 1565 – anno primo del Pontificato.

.Anno 1566    Montottone doveva pagare un tributo annuale di 10 scudi alla Curia romana. Sin dall’inizio del processo, e cioè dal 1566, un Commissario pontificio, era stato inviato a Montottone, per amministrare la giustizia ed esigere gabelle e imposte. I Fermani, avendo trovati, una volta, alcuni montottonesi nel loro territorio, li fecero prigionieri. allora avvertirono il rettore della Marca  e questi prigionieri furono liberati.

.Anno 1568 seguenti-. Autonomia da Fermo —    Insieme con Montottone, anche Petritoli, Falerone, Servigliano, Massignano, Ponzano, Altidona e Mogliano mandarono oratori a Roma per supplicare il pontefice che li togliesse dal dominio della città di Fermo. Passarono mesi e mesi per compiere il processo; furono interrogati 36 testimoni per Montottone e 12 per Fermo. Scipione Claretti intanto, procuratore della comunità a Roma, il 7 aprile 1568 scriveva che i Fermani lo stavano avversando in tutti i modi. Quattro lunghi anni durò la schermaglia; e le spese per un tal processo superarono di parecchio le possibilità di pagamento da parte del castello montottonese. Finalmente, Pio V l’11 agosto 1570, assumeva la giurisdizione d’immediata potestà civile su Montottone che fu posto sotto la soggezione, il governo, e la protezione della Camera Apostolica, per cui sborsò al tesoriere della Camera la somma di 2200  scudi, che servirono a sussidiare la guerra contro i Turchi, vinta a Lepanto nell’anno seguente.

.Anno 1569  studio di FILIPPO BRUTI LIBERATI. “8 novembre 1847 Nel felice imeneo di Amalia Fiori con Giuseppe Laureti ambedue di Massignano il marchese Filippo Bruti Liberati offre al padre della sposa signor Antonio Fiori meritissimo priore comunale la prima memoria sul detto commune di Massignano”  –   1569  La bolla di S. Pio V del 9 Giugno 1569 che ne richiamava una di Alessandro IV. del secolo XIII e copia di detta Bolla di S. Pio V. esistente nella biblioteca di Macerata nel vol. 7 della collezione de manoscritti, riguardante la Marca pag. 124 da pubblicarsi per esteso, come assai onorifica ai Massignanesi, considerati, come Cittadini Fermani.

.Anno 1570 seguenti-.-  Nel 1570, in seguito al diffuso malcontento dei castelli assoggettati a Fermo, a causa del suo dispotico governo, la comunità di Falerone inviò a Roma, per perorare la loro causa, l’insigne dottore Paraninfo Fortunati e Valentino Antonini da Pio V (1566-1572), che concesse ai castelli di Massignano, Montottone, Ponzano, Loro Piceno, Servigliano, Mogliano, Petritoli e Falerone l’autonomia dallo Stato Fermano. Fu vero distacco poiché il provvedimento papale disponeva alla comunità faleronese di pagare le collette camerali, non più all’esattoria di Fermo, bensì a quella della Marca in Macerata, inoltre che le tasse per la movimentazione delle merci, si riversassero a favore dei suoi abitanti, che avevano la possibilità di eleggere un podestà o un vicario che governasse il castello con la conferma di tutti i privilegi concessi precedentemente da Paolo III.    Anche in questo caso l’autonomia degli otto comuni separatisti durò poco poiché nel 1573 viene nominato governatore di Fermo Giacomo Buoncompagni, parente prossimo di papa Gregorio XIII (1572-1585), che nel 1575,  con otto bolle distinte, una per ogni Comune, decretò il rientro dei castelli all’interno dello Stato Fermano.

.Anno 1575 Dicembre 30 – Alla richiesta di Giovanni Battista di Santoro da Massignano una proprietà terriera nel territorio massignanese ad un acquirente che era fuori dalla giurisdizione governativa fermana, il Consiglio fermano non diede autorizzazione riguardo alla possessione sita presso i confini. (vertenza in Ratta)

.Anno 1575.-.- Hubart n. 168  –  – Fermo – Restituzione di otto castelli separati della giurisdizione Fermana, concessa da Gregorio Papa XIII – nell’anno del Signore 1575 – Anno terzo del Pontificato. I castelli sono questi Massignano, Montottone, Ponzano, Loro, Servigliano, Altidona, Petritoli e il Castello di Falerone.

.Anno 1576 ?Pergamena dell’archivio arcivescovile  anno 1576. 01. 23 – Fermo – Massignano. Pergamena lacera nella parte superiore con testo perduto. Il vicario di Felice Peretti, che gestisce i benefici Fermani, concede al chierico Silvestro De Silvestris la nomina per l’altare di San Giovanni Battista nella chiesa di San Giacomo a Massignano, dopo la morte del predecessore Don Giovanni Battista Massi. Al tempo di Gregorio XIII.

.Anno 1577. 06. 24 Il pontefice Pio V sotto pretesto di inosservanza di capitoli e di altri espressi e pretesi titoli di gravami presentati da alcuni Castelli, aveva tolto allo Stato fermano, Massignano, Montottone, Ponzano, Loro, Servigliano, Altidona, Petritoli, e Falerone; e Papa Gregorio XIII con solenne Bolla restituisce gli otto Castelli alla Città dichiarando essere stata eseguita quella separazione contro la mente del suo predecessore.

.Anno 1579 Archivio Stato Fermo Hubart n. 1337 –  – Fermo – Mandato di esecuzione del Protonotario apostolico Girolamo di Matteo, uditore generale delle cause della Curia della Camera Apostolica,  per la sentenza pubblicata ad opera del Rev.mo Sig. Piero Melchiodo Vescovo di Macerata, nella vertenza introdotta in forza del decreto camerale tra la magnifica Comunità e gli uomini della città di Fermo da una parte e dall’altra parte la Comunità e gli uomini dei castelli di Mogliano, di Falerone, di Massignano, di Ponzano, di Servigliano e di Altidona riguardante il preteso pagamento delle dative e assegnamenti e sgravi di questi, ecc. In essa dichiarò che la magnifica Comunità Fermana e gli uomini non erano tenuti a pagare e contribuire alle dative o collette da farsi alla Camera Apostolica da parte di detti castelli e uomini ed essa ebbe assoluzione. Come scritto nell’atto. Data nell’anno del Signore 1579.

.Anno 1595 – Archivio Atto arcivescovile – 1595 – Licenza (consenso con permesso) di fare permuta di un pezzo di terra  di propretà ecclesiastica per l’evidente utilità a Massignano

.ANNO 1597  circa BONAVENTURA DA MASSIGNANO. Da Antichità Picene vol. XII p. CI Minore Osservante – Massignano, uno dei castelli  di Fermo, fu la patria del nostro Bonaventura, il quale si acquistò molta fama nelle dottrine Teologiche. Per molti anni ne fu Lettore Generale in vari illustri Conventi di questa Provincia, come in Matelica, in Macerata, in Ripatransone, in Fano, in Fermo, in Ancona, ma meritando che il suo merito risuonasse fuori dei limiti della Provincia e di coprire le Cattedre più distinte, passò Lettore a Perugia e a Napoli. Meritava purtroppo questa lunga faticosa carriera del nostro Bonaventura qualche onorevole ricompensa, per cui, per  giusto discernimento dei Padri suoi correligiosi, i quali nel 1616 lo elessero Custode Provinciale. Nel 1619 Ministro Provinciale e il P. Benigno da Genova Ministro Generale lo deputò Procuratore Generale e nel 1623 cessò di vivere in Roma, con aver lasciato molto nome della sua dottrina egualmente che della prudenza. Fu discepolo del chiarissimo P. Giovan Battista Uncini dal Massaccio.

.Anno 1600 19 Novembre 8 – Alessandro Tassoni da Massignano chiese licenza di poter fare una finestra nelle mura castellane massignanesi, alta da terra 10 passi, come esistevano molte altre per dare luce alla sua casa. Il Consiglio fermano affidò ai Priori e ai Regolatori di verificare tramite un cittadino se sussistesse alcun danno e il Magistrato poi deliberava. (vertenza in Ratta)

.Anno 1602 Febbraio 27 -La Comunità di Massignano aveva chiesto che come vicario per questo Castello non fosse nominato ser Francesco Boezio. Il Consiglio di Fermo inviava la pratica all’Adunanza della Cause per gli accertamenti contro Francesco Boezio. (vertenza in Ratta)

.Anno 1602 Gennaio 30 – Giovanni di Berardo Gentili da Massignano che chiedeva la licenza di fare una finestra nella parete della sua casa, nelle mura del castello massignanese, dell’altezza di palmi quattro sopra terra, il Consiglio fermano dopo ricevuta una relazione di fede inviata dal Comune di Massignano il giorno 8 Febbraio 1602 dava licenza. (vertenza in Ratta)

.Anno 1622 Maggio 18 – Flaminio di Marco Quintilio da Massignano desiderava fabbricare un’abitazione per la sua famiglia fuori dalla porta del Castello, 10 passi distante dalle mura, avendone ottenuta approvazione dal parlamento massignanese. Il Consiglio fermano nel dare approvazione stabiliva che il calcolo di 10 passi di distanza dalle mura fosse calcolato con la misura di quattro piedi fermani per passo. (vertenza in Ratta)

.Anno 1623 Ottobre 20 – Dionisio di mastro Buonanno da Massignano chiedeva di fare una finestra nelle mura castellane di due piedi da ogni banda. Il Consiglio affidò ai Priori di inviare un cittadino per sopralluogo e relazione e su risultato favorevole si autorizzasse. (vertenza in Ratta)

.Anno 1628 Dicembre 10 – Per i capitoli <dei contratti> sopra l’appalto del mulino pubblico, dell’osteria nelle spiagge della marina e dello spaccio dell’olio, il Consiglio fermano dava conferma a quelli sottoscritti dai deputati. (vertenza in Ratta)

.Anno 1629 Marzo 2 – Donna Dorotea Chierici da Massignano chiedeva la licenza per ristabilire erede sua figlia maritata nella terra di Montefiore e il Consiglio fermano, pur trattandosi di erede residente fuori dalla sua giurisdizione, dava assenso. (vertenza in Ratta)

.Anno 1632 Febbraio 27 – Giustiniano Mazzoni da Massignano non era inserito nel Bussolo dei Notai e chiedeva di esservi imbussolato. Il Consiglio fermano assentiva purché non vi fossero ragioni in contrario. (vertenza in Ratta)

.Anno 1634 Aprile 1 – Il parlamento della Comunità di Massignano aveva fatto decreto intorno al Bussolo del capitano della festa comunitaria, con la pena di 10 fiorini contro chi, dopo estratto il nome, ne ricusasse l’esercizio. Il Consiglio fermano confermava questo decreto. (vertenza in Ratta)

.Anno 1642 Giugno 25 – Giovanni Palma da Massignano, tintore, aveva ottenuto licenza dal Parlamento massignanese il 4 maggio precedente di fabbricare una stanza per la sua tintoria attaccandola alle muraglie castellane fuori dalla porta del Castello, nella parte da sole. Il Consiglio fermano stabiliva si facesse un sopralluogo e Claudio Paccaroni fece la visita con la relazione favorevole. Si diede l’approvazione. (vertenza in Ratta)

.Anno 1642 Marzo 6 – La Comunità di Massignano chiese che gli fosse confermato per il periodo successivo il precedente Vicario e per questa volta soltanto il Consiglio di Fermo lo concedeva.

.Anno 1646 Dicembre 22 – Pier Santo di Federico da Massignano chiese di fare una finestra nel muro del Castello. Il Consiglio fermano acquisì la relazione di Lorenzo Fazi che non vi era alcun danno nel farla e la autorizzò. (vertenza in Ratta)

.Anno 1668 Settembre 6 –  Messer Teofilo Salvi da Massignano fece un esposto perché iscritto nel libro dello Specchio ed escluso dall’ufficio del vicariato, chiedendo di essere reintegrato e abilitato, come prima, ad esercitare l’ufficio di Vicario nei castelli fermani. Il Consiglio della città fu favorevole. (vertenza in Ratta)

.Anno 1673 Agosto 2 – I capitoli di Massignano di contratto con il fornaro erano stati rivisti e approvati dalla Comunità. Fermo approvava questi capitoli sopra l’appalto del forno massignanese.

.Anno 1675 Pergamena arcivescovile 1675. 05. 28 – Roma – Clemente X, beneficio a Massignano,  per miglioria nei beni del beneficio: licenza a comperare un pezzo di terra favore del monastero dei SS. Felice ed Adaucto a Massignano di cui è commendatario il cardinale Decio Azzolino

.Anno 1678 – Furono aggiornati i capitoli della Comunità di Massignano sopra l’appalto del forno comunale e l’autorità di Fermo li confermò. (vertenza in Ratta)

.Anno 1684 Settembre 14 – L’antica consuetudine tra gli abitanti di Montefiore quelli di Massignano faceva condividere la facoltà di pascolare gli animali nei terreni dell’uno e dell’altro dei due castelli. Il Consiglio di Cernita approvava l’antica consuetudine di comunione dei pascoli. (vertenza in Ratta)

.Anno 1691 Novembre 6 – Giovanni Orlando Massi da Massignano chiese di fabbricare presso le mura del Castello, con relazione del signor Celio Carlucci riguardo al sito. (vertenza in Ratta)

.Anno 1696 Gennaio 9 – Il Consiglio della Cernita fermana diede la licenza a Gervasio Marconi da Massignano chiedente facoltà per fare due gradini nella strada per l’ingresso nella sua cantina, con relazione del cittadino deputato a ciò, signor Concetto Calabria. (vertenza in Ratta)

.Anno 1706 Febbraio 18 – Il Consiglio di Cernita di Fermo concedeva licenza, a richiesta di Pietro Massa da Massignano al fine di fare una scala all’ingresso alla sua casa con relazione fatta dal signor Pier Matteo Scattoni deputato a riconoscere il sito. (vertenza in Ratta)

.Anno 1707 Gennaio 12 – Silvio di Nicola da Massignano chiese licenza per edificare una nuova casa, con il consenso del Parlamento massignanese e con la relazione fatta dal signor Alessandro Cordella deputato a riconoscere il sito. La Cernita di Fermo diede approvazione. (vertenza in Ratta).-Anno .Anno 1717 Aprile 3 – Giovanni Antonio Ciarrocca da Massignano fece domanda per poter costruire una casa, con relazione fatta dal marchese Giovanni Battista Matteucci deputato a riconoscere il sito presso le pubbliche mura del castello, la Cernita Fermana faceva la concessione purché non aprisse mai ina porta nelle pubbliche mura. (vertenza in Ratta)

.Anno 1762 Maggio 10 – Il signor Don Marcello Enrighi, priore di Massignano, presenta una relazione per poter ingrandire due finestre che si trovano nella cantina della sua casa. (vertenza in Ratta)

.Anno 1770 -.Pergamena arcivescovile  – 1770. 05. 05 – Copia cartacea di bolla di Clemente XIV per Massignano, chiesa SS. Felice ed Adaucto

.Anno 1781 circa  secolo XVIII anno circa 1782 PAGLIALUNGA Luigi  costruttore del teatro fermano e del Municipio di Castel Clementino (=SERVIGLIANO); a MASSIGNANO la chiesa di S. Giacomo Maggiore

.Anno 1785 – Fra i Frati Cappuccini un Acciarri  da Massignano(1785-1822)

.Anno 1788 varie date  A Fermo fu attiva la bottega dell’argentiere Raffaele Antonelli, noto dal 1788 al 1828, ed ebbe un seguito nel secolo XIX con la produzione del figlio Luigi.    La più antica notizia risale al 1788; anno in cui modellò una muta di cartegloria d’argento per il Santuario della Madonna del Pianto in Fermo. Nel 1791, per la Compagnia del SS. Sacramento di Massignano eseguì un ostensorio in argento, sbalzato e cesellato con ornati in princisbek, firmato “Raffaele Antonelli di Fermo”. Nel 1812, chiese licenza alla prefettura del Dipartimento del Tronto, sotto il napoleonico “Governo Italico” con sede a Fermo, di bollare la sua produzione con le iniziali “R.A.” e col punzone raffigurante “Palma d’olivo”; poi, sotto il “Governo Pontificio” alla sigla personale aggiunse il punzone con lo stemma camerale, detto di “Padiglione” ed usato per lavori in argento.

.Anno 1800   LIBRI\\\  GARULLI, E. Nicola Laurantoni di Massignano deputato della costituente romana 1849 caduto per Roma. Ancona post 1949 LIBRO   \\  SANTINI, G. All’on. Sig. Leonardo Laurantoni di Massignano. S. n. 1872

.Anno 1830 -LIBRO\. Matteucci, Felice <1808-1887> – Matteucci, Giacomo. Per le nozze fauste della donzella Camilla Costantini patrizia fermana con il signore Filippo Marconi di Massignano / i fratelli Felice e Giacomo marchesi Matteucci in attestato di congratulazione e parentela offrono la seguente …. Fermo : dalla stamperia Bolis, con approv., 1830

.Anno 1832 -.-.EDILIZIA MASTRO MURATORE = ; Marconi Giocondo (1832, 1853) da Massignano

.Anno 1834 -.-La popolazione di Massignano nel 1834 era calcolata a 1520 abitanti

.Anno 1922  Francescano Acciarri 1922-2015  da Massignano; e altro

 

=  Parole di don Germano.     Nel 1997 il successore mons. Gennaro Franceschetti ha creduto fortemente nel museo come “bene pastorale” e quindi come strumento di evangelizzazione e di incontro anche con chi non è particolarmente partecipe della vita cristiana, ed ha sostenuto, promosso, favorito e sollecitato la conclusione dei lavori ed ha curato la disposizione delle opere con adeguamento dell’apparato didattico. Al vicario generale mons. Armando Trasarti è stata affidata la oculata gestione delle risorse finanziarie. Finalmente il 16 aprile 2004, alla presenza del ministro per i Beni Culturali, on. Giuliano Urbani, di numerose autorità e gran folla di cittadini, il museo è stato inaugurato. E’ il polo di una ricchissima e preziosa rete di musei e di raccolte parrocchiali, diffuse nel territorio dell’arcidiocesi. La Chiesa Fermana si sta dimostrando molto sensibile alla tutela e valorizzazione del patrimonio artistico. Numerosi sacerdoti con grande passione ed entusiasmo ed anche con sacrifici economici hanno sistemato locali, realizzato impianti, restaurato opere, allestendo piccoli, ma straordinari musei parrocchiali. Il territorio di questa arcidiocesi è costellato da tali raccolte che vanno da Massignano a Campofilone, a Carassai e, da Capodarco di Fermo, a Petriolo, a Corridonia, a Mogliano, a Morrovalle fino a Montefortino, mentre si progettano altre sedi ancora.     Il museo ecclesiastico si pone come luogo di valorizzazione e recupero di un patrimonio posto al servizio della missione della Chiesa ed è significativo da un punto di vista storico-artistico. E’ strumento di evangelizzazione cristiana, di elevazione spirituale, di dialogo con i lontani, di formazione culturale, di fruizione artistica, di conoscenza storica, come ha scritto la Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, nel testo: “La funzione pastorale dei musei ecclesiastici”. Città del Vaticano 2001.

Nel 2002 pubblicava un opuscolo su questi temi.

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MASSIGNANO documenti d’archivio segnalati da Filippo Bruti Liberati con atti notarili degli anni 1442 1469 1511 1569

MASSIGNANO DOCUMENTI. studio di  FILIPPO BRUTI LIBERATI.”8 novembre 1847 Nel felice imeneo di Amalia Fiori con Giuseppe Laureti ambedue di Massignano il marchese Filippo Bruti Liberati offre al padre della sposa signor Antonio Fiori meritissimo priore comunale la prima memoria sul detto commune di Massignano”

 

1511  A Massignano il Comune ha in archivio un istrumento in pergamena del 20 Novembre 1511 sotto Giulio II papa, in cui Domina Valeria moglie, e signora del signor Giovanni de Bertachinis di Firmo erede per la terza parte, e tutrice di Giovan Francesco figlio, erede, e per la terza parte il Sig. Girolamo Bertacchini di Fermo vendono il Molino in Massignano al Comune, posseduto con questo pro indiviso. Questo Istrumento fu stipulato in Fermo presso la chiesa di San Domenico con l’autorizzazione del giudice Catarino de Silvestrini di Norcia, davanti la Chiesa di S. Maria dell’Umiltà.

 

1569  La bolla di S. Pio V del 9 Giugno 1569 che ne richiamava una di Alessandro IV. del secolo XIII e copia di detta Bolla di S. Pio V. esistente nella biblioteca di Macerata nel vol. 7 della collezione de manoscritti, riguardante la Marca pag. 124 da pubblicarsi per esteso, come assai onorifica ai Massignanesi, considerati, come Cittadini Fermani.

 

1469  A Massignano trovai in archivio altro documento contenente una sentenza per i confini territoriali fra Ripatransone e Massignano dei 24 marzo 1469 quando era Francesco Lunerti sindaco, e Niccola vescovo Manduriense Commissario giudice.

 

1442  Questa contiguità tra i due fece sì che Francesco Sforza il 22 settembre 1442 assediando Ripatransone, scrivesse alla Magistratura di Massignano, affinché mandasse 25 grandi tavole forti dette “arse” per fare ripari alle bombarde a Pier Brunoro, uno dei capitani acquartierato con l’armata alla Maddalena oggi villa Boccabianca, La data è nel felice accampamento di rimpetto a “in felicibus castris contra RipaTransonem. Documento edito dal Colucci <Antichità Picene> al tomo 18 numero 134.

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UN DIPINTO DI SALVATORE TRICARICO PER ONORARE LA PATRONA DEL CORPO NAZIONALE DEI VILGILI DEL FUOCO

Santa Barbara inconiciato (3)

Il pittore Tricarico Salvatore onora il Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco donando loro un bel dipinto raffigurante la loro patrona Santa Barbara che è conosciuta anche come protettrice della Marina Militare italiana, dei minatori, dei muratori e copritetti, dei campanari, dei detenuti dell’artiglieria e genio degli architetti, degli artisti sommersi, nonché di torri e fortezze, dei dipendenti Anas, dei Cantonieri che dei geologi è invocata contro la morte improvvisa per fuoco, fulmini, esplosioni, crolli.
La ricorrenza liturgica il 4 Dicembre. A lei i minatori accendono ceri contro gli incidenti mortali nelle miniere ed è invocata parimenti dagli ardimentosi vigili nei pericoli di morte. Alla patrona hanno intitolato il premio che assegnano per «I custodi della sicurezza» e a lei cantano l’inno ufficiale di questo corpo nazionale.
La più antica figura di s. Barbara che si conosca risale all’anno 705 in un affresco nella chiesa di Santa Maria Antiqua Roma dove è ritratta col l’aureola. Anche tra i protestanti è conosciuta e raffigurata tra l’altro nella Chiesa evangelica di Holzkirch (metà secolo XVIII).
La santa ausiliatrice Barbara è nata intorno all’anno 273 d.C. Nell’attuale Izmit che allora si chiamava Nicomedia in Turchia, nel secolo terzo e fu martirizzata nel 306. Il suo coraggio richiama quello dei vigili del fuoco che con ardimento prestano soccorsi alle persone nei crolli, nelle burrasche che abbattono i pini montani, nel furore delle acque.
Il pittore è riuscito a dare solennità alla maestosa figura della patrona con sulla testa un’aurea corona di forma turrita difensiva, corona fatta con oro. La mano della martire mostra la verde palma. L’aspetto giovanile risalta nello sguardo vivido dei suoi luminosi occhi celesti come è celeste anche il velo che scende dal testa al collo e le contorna il viso.
L’espressione chiara è di volontà impegnata nell’affrontare le avversità, i pericoli di disastri e di morte. La santa che protegge la sicurezza delle persone, poggia i suoi piedi su una solida roccia che nell’arte cristiana raffigura Gesù, il Messia della salvezza.
Il pittore dà risalto alla persona con un una veste lunga, solenne, elegante di colore bianco, il candore di un animo leale, onesto e onorato. L’azzurro della cintura che le cinge i fianchi richiama una serenità di speranze radiose di luce e di pace. Il manto rosso è nella liturgia il colore dei martiri.
A destra del dipinto lo stemma tradizionale dei vigili del fuoco, elaborato con filamenti in oro, ha al centro il rosso cuore. Sotto lo stemma la bandiera d’Italia Verde, Bianca e Rossa e il nastro col motto in latino dichiara: “Flammas Domamus Donamus Corda” – “Domiamo la fiamma, Doniamo il cuore” a sinistra risalta l’immagine delle piante abbattute dal vento nel 2018 a destra l’incendio boschivo nell’impegno volenteroso che affronta i rischi e le rinunce ogni giorno, quando suona la sirena.
Nello stemma la fiamma esprime lo spirito di sacrificio e il desiderio di bruciare il male che si annida nelle abitazioni e di salvaguardare la ricchezza che accresce la potenza della patria.
In basso a sinistra la firma dell’autore, il dipinto realizzato ad olio su tela centinata cm 70 x 105 onorerà la sede Nozionale dei Vigili del fuoco.
Ci rallegriamo con il pittore Salvatore Tricarico per quest’opera che manifesta sensibilità per la protezione contro le calamità naturali e per i pericoli umani.

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A SERVIGLIANO CHIESE RURALI tra cui SANTA MARIA DEI LUMI, SANTA MARIA DEL CASTELLO FERMANO

A SERVIGLIANO molte chiese rurali

A Servigliano (prov. Fermo) oltre alla grande chiesa suburbana di Santa Maria dei frati francescani presso il loro convento (demaniato nel 1866, passato poi al Comune), esistevano varie chiese rurali disseminate nelle varie contrade. La loro origine perlopiù è da riferire alle Edicole dove gli antichi Romani riponevano le ceneri dai loro defunti, in prossimità delle loro Ville.

= Santa Maria delle Piagge a Curetta, a tre chilometri a sud dell’attuale centro urbano serviglianese, è la principale chiesa extraurbana che è parrocchiale dal 1783. Nel secolo decimo fu fondata dai monaci benedettini farfensi con il titolo di Santa Maria in Strada nel percorso da Santa Vittoria in Matenano verso Fermo. Con il titolo di Santa Maria della Consolazione fu officiata dai religiosi agostiniani fino all’anno 1652, poi dal parroco di San Marco.

Alle seguenti chiese per molti secoli erano uniti i benefici ecclesiastici che favorivano la loro officiatura. Con l’espropriazione imposta dal re di Savoia definitivamente nel 1866 per il demanio regio, queste chiesine demaniate persero la manutenzione, svendute in proprietà alle famiglie padronali delle terre adiacenti.

= San Pietro chiesetta a sud di Curetta nella contrada omonima, esisteva già nel secolo XV, demaniata dai Savoia, ridotta a rovine.

= Santa Maria del Carmine, nell’omonima contrada, come la precedente a sud di Curetta, demaniata, padronale, ridotta ad usi agricoli.

= San Carlo è una chiesetta in prossimità di Curetta e recentemente è stata ricostruita da privati ampliando un’edicola di questo santo venerato dai signori Morra.

= Sant’Agostino è il titolo della chiesina sulla collina presso il demolito Paese Vecchio. Nell’affresco del secolo XVII davanti all’altare sono dipinti questo santo e san Gualtiero serviglianese che onorano la beata Vergine Maria. Edificio demaniato, padronale.

= Santa Lucia ad est di Curetta, in località anticamente detta Marano, a metà discesa tra Curetta e il fiume Ete Vivo è la chiesa officiata nel secolo XIII da San Gualtiero serviglianese che risiedette nei pressi per qualche decennio, poi si trasferì nella pianura presso il fiume Tenna.

= San Gualtiero ad ovest di Curetta è la chiesa nella pianura del fiume Tenna che ha le sue origini alla fine del secolo XIII quando il santo venne qui con i suoi confratelli religiosi. I santi dell’affresco dell’abside sono la B. Vergine Maria, sant’Agostino e san Gualtiero, qui vissuto. Le sue reliquie furono trasferite nella chiesa parrocchiale sopra al Colle di POaese Vecchio, e traslate nel 1779 nel nuovo del centro urbano di Castel Clementino.

= San Filippo chiesina di antica origine farfense, in vicinanza della contrada Fontemaggio; demaniata, demolita.

= San Vincenzo chiesa esistente già nel secolo XVII, nell’omonima contrada in prossimità del rivo Castellano, demaniata, è ora padronale dei Mordente.

= San Nicola (da Tolentino) è una chiesina esistente a metà percorso della strada da Servigliano a Curetta. Fu eretta dai Gualtieri nel secolo XIX presso il loro palazzo.

= San Cataldo presso l’Ete Vivo, sul confine tra Servigliano e Belmonte Piceno fu fondata dai monaci benedettini farfensi. Demaniata con i re Savoia, padronale ridotta a casa rurale.

Altre chiese di uso padronale: Vecchiotti; Brancadoro; Commenda

La chiesa ad  un chilometro circa dal centro urbano, in via Petroselli al bivio con  via Chiarmonte anticamente era detta di Santa Maria dei lumi,  ora accoglie le tombe della famiglia Vecchiotti che l’ha ricostruita.

La Chiesa che sta in località Commenda era anticamente dei Cavalieri di Malta, poi proprietà dei Gallo ed ora dei Romagnoli,  nella contrada detta Commenda, a mezzo chilometro prima di arrivare al fiume Ete.

La chiesa della villa  dei Brancadoro (ora dei Cippitelli) sul crinale a dirupo nel versante del fiume Tenna, a  ovest di Servigliano, nel medioevo faceva parte del Castello Fermano il quale serviva al controllo daziario della parte montana del territorio. Questa chiesa sib dall’antichità è intitolata a Santa Maria.

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2 novembre COMMEMORAZIONE DEI CARI DEFUNTI nella fede nella speranza e nella carità

COMMEMORAZIONE.DEFUNTI.2 novembre 2020

Il distacco per la morte delle persone familiari è un dolore che può avere valore di grande bene soltanto con la fede, nell’attesa della resurrezione finale. Quando guardiamo alla realtà autenticamente vera della nostra vita, noi sospiriamo il Cielo, cerchiamo Dio e di stare riconciliati con Lui, togliendo via gli atti peccaminosi perché vogliamo e dobbiamo unirci al Divino Volere.

Nel piangere i nostri cari defunti, siamo consapevoli di quanto li amiamo. Come cristiani, nel pianto ci inginocchiamo spiritualmente (se non sulle ginocchia), e invochiamo lo Spirito Santo che ci sostiene, ci dona forze e fiducia. Nella preghiera affidiamo alle sue mani divine i nostri cari estinti nel corpo, ma vivi nello spirito, li accompagniamo nella vita eterna, benedicendo Dio che li accoglie. E’ questo il modo migliore, più bello e più fruttuoso per piangere i cari defunti ed di amarli ancora e sempre. Ogni altro modo di mostrare il proprio dolore va illuminato e reso radioso dalla fede, dalla speranza e dalla carità.

Il modo più sincero per piangere un defunto è rendersi conto che anche noi entreremo nella casa del Cielo, mentre ora, siamo sulla terra di passaggio, partiremo da qui quando Dio vuole, pen andare ad incontrare i cari e gli altri nella casa eterna del Padre. Di certo il corpo umano finirà nel cimitero e il nostro spirito si trasferirà. Allora ci troveremo distaccati dalla vana gloria che ora cvi assedia.

Per allora speriamo nelle benedizioni di quanti ci amano. Ed oggi benediciamo le persone che amiamo.

(Riflessioni individuali nell’ascolto di Padre Dolindo – Servo di Dio)

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GLI STUDENTI RACCONTANO L’INCONTRO CON UN MISSIONARIO ANDATO IN ARGENTINA

 

UN INCONTRO IN CLASSE CON IL MISSIONARIO ANDATO IN ARGENTINA.

Racconto dal GIORNALINO SCOLASTICO di molti anni fa.

Nella classe Prima Media venerdì scorso è venuto un signore di circa sessant’anni che dopo frequentate le scuole elementari a Montottone, si è preparato per diventare prete. Per sette anni è stato assistente spirituale all’Istituto dei giovani diversamente abili a Porto Potenza Picena. Poi a trentadue anni è partito missionario per l’Argentina. Don Italo è vissuto a Tintina, una parrocchia dal territorio vasto più della nostra regione Marche. Sta nella provincia di Santiago del Estero, regione povera. Le strade verso i molti paesetti sono di nuda terra.

La gente è molto ospitale, affabile, sensibile e solidale. Le case sono piccole, fatte di terra, e sono piene di bambini. Hanno perciò cercato di creare insieme le novità di gli edifici scolastici di Asilo per i più piccoli, di scuole elementari e cappelle in varie località.

Il missionario ha portato a vedere varie foto. Si ammirano la vastità e la varietà ambientale del territorio. Il fatto più importante fra gli argentini è la gioia di vivere che li manifesta felici. Lodevole il rispetto che praticano gli uni verso gli altri. La popolazione forma una comunità.

Un commento significativo del missionario: «Qui, quello che c’è di più bello, sono gli occhi dei bambini”. La scuola li riunisce, come una seconda famiglia. ll vescovo Gottau si è preoccupato di far costruire le scuole perché altrimenti solo pochissimi ragazzi avrebbero un’istruzione, quelli in città.

Quando il missionario è arrivato a Tintina le aule della scuola primaria non erano sufficienti. Hanno chiesto, sollecitato e atteso per un anno che il governo provvedesse. Niente. Allora con lui si sono messi all’opera gli abitanti. Così pure per le piccole chiese dislocate a molti chilometri le une dalle altre. Inoltre si è provveduto a formare i catechisti e altre persone organizzando l’assistenza caritas.

Per le varie opere hanno speso più di cinquecento mila dollari. Nel vastissimo territorio della parrocchia ora sono efficienti 25 centri, ciascuno con scuola e chiesa proprie. Non è diffusa la criminalità. Di notte si dorme con la porta aperta. Da ottobre a marzo, per il grande caldo, si dorme sotto le stelle.

Quello che manca è il lavoro. Nella zona c’è solo il lavoro forestale per i taglialegna ed i carbonari. Quasi mai ricevono paga. Prendono a debito quello che serve loro per procurarsi da mangiare in famiglia ed a fine mese pagano col salario che non sempre copre le spese già fatte. In famiglia i bambini non hanno denaro per comprare i libri. Per carità da Buenos Aires alcune Dame inviano materiale scolastico.

Don Italo è contento dei tanti aiuti che gli sono giunti nell’associarsi al vescovo per realizzare le opere. Altri ragazzi emigrati a Buenos Aires hanno inviato i risparmi, un invalido dava la sua pensione. Due sposi di Falerone, andati in Argentina in viaggio di nozze, hanno portato a don Italo i soldi avuti nella festa del loro matrimonio. Sono ammirevoli.

Quando a fine settimana non si sapeva come pagare le spese fatte a debito, c’era la gente ad aiutare. Le donne preparavano e offrivano dei pasti a pagamento per soddisfare i debiti. Alcuni giovani, per frequentare le scuole Superiori, vanno in città a pensione, perché le distanze sono enormi. A Tintina le opere dedicate a santa Rita da Cascia sono la chiesa, l’asilo, la scuola, il consultorio sanitario della caritas con due medici a settimana.

Nei molti anni vissuti a Tintina, il missionario ha notato un grande cambiamento sociale. Prima era diffusa l’ubriachezza, oggi gli adulti pensano di più a migliorare le case e si preoccupano del futuro dei figli e gli ubriaconi sono quasi del tutto ravveduti e in molti luoghi scomparsi. La gioventù ha sentimenti sani. Permane ancora la disoccupazione. Lui ha dato lavoro creando chiese e scuole e la vita si è andata trasformando.

Un’esperienza significativa in un paesetto isolato dove la gente viveva abbandonata: un giorno due uomini litiganti si erano messi a far duello. Sono uscite le mamme piangenti che chiedevano pace e i duellanti hanno smesso. La Chiesa fa crescere la volontà di rispetto reciproco e di amore. Il missionario ha dichiarato che ammira la bontà della gente.

Gli studenti hanno ascoltato con gioia le notizie e conosciuto così la gente di Tintina. Tra l’altro, hanno apprezzato soprattutto la condivisione umana che c’è fra gli abitanti. Non usano la droga. Non chiudono a chiave le porte perché non si ruba. Sono poveri, ma vivono con responsabilità.

E ’stato bello ascoltare d. Italo. L’esperienza è servita a sentirsi vicini con queste persone lontane. Si comprende che è utile aiutare i bambini nelle attività per la loro formazione.

(Classe IF Servigliano)

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PERSONALE SANITARIO e FAMIGLIE a SOSTEGNO meritano gratitudine nell’attuale esperienza valida di vita

A chi sta curando la nostra SALUTE

 

          Noi ASSISTITI vogliamo ringraziare l’umana comprensione con cui ci è dato un sostegno per la nostra salute.

   Il fatto che c’è chi aiuta nelle crisi delle malattie, facilita il superamento di timori e di problemi, sapendoci accompagnati con competenza.

   L’attenzione che riceviamo è superiore alle nostre impazienze nonostante siamo chiamati i «pazienti».

   Riceviamo energia di speranze, mentre la tristezza del lockdown genera l’incertezza che sarà sopportabile soltanto nella condivisione genuina che sdrammatizza, libera dall’eccesso delle fisime autogestite e fa esprimere migliori sentimenti.

   Il cortese e nobile atteggiamento nei riguardi delle persone malate sorregge la fiducia di chi fruisce dell’assistenza e ne resta riconoscente.

   Non scorderemo come siamo ascoltati, consigliati, curati per il nostro benessere. Questa è una valida esperienza di vita.

   La dedizione dei medici rimane nel cuore e crea buoni rapporti umani.

Dio benedica la loro professione.

Servigliano nell’autunno 2020

                                                           I «Pazienti»

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BELLUCCI CLETO ARCIVESCOVO FERMO NUOVO ARCHIVIO DIOCESI PROMOZIONE DI STUDI. Biografia del Presule

Tassi don Emilio Direttore  della rivista semestrale dei QUADERNI dell’Archivio storico arcivescovile di Fermo ricorda l’opera innovatrice dell’arcivescovo Fermano mons. Cleto Bellucci.

TASSI Emilio Direttore dei «Quaderni dell’archivio storico arcivescovile di Fermo» anno 2013 n. 55 ricorda CLETO BELLUCCI Arcivescovo Metropolita di Fermo, perché ha rifondato l’Archivio storico diocesano. Scrive che sarebbe veramente imperdonabile se, sulle pagine della rivista, non venisse ricordato il nostro Arcivescovo per esprimere a lui la nostra filiale gratitudine e il sincero rimpianto per la sua scomparsa.

Il Direttore considera suo compito di illustrare la decisiva, appassionata ed intelligente opera svolta da mons. Cleto per la riorganizzazione, la rivitalizzazione, la fruizione dell’archivio storico diocesano e per la valorizzazione dei numerosi piccoli archivi ecclesiastici esistenti nelle strutture della vasta arcidiocesi fermana.

I ricordi di don Tassi abbracciano un periodo di quasi quaranta anni, tale infatti è l’arco di tempo nel quale ha diretto l’archivio diocesano, da quando lo stesso mons. Bellucci, nel 1972, appena due anni dopo la sua venuta a Fermo, li pregò di assumere questo impegno. E dai documenti emerge con chiarezza l’immagine che mons. Bellucci intendeva dare all’archivio diocesano e il ruolo culturale ed ecclesiale che egli intendeva affidargli.

Breve cenno biografico.

Cleto Bellucci nasce ad Ancona il 23 aprile 1921 ; compie i suoi studi ginnasiali nel seminario diocesano della città e quelli filosofici e teologici nel pontificio Seminario regionale “Pio XI” di Fano. Riceve l’ordinazione presbiterale nel 1946 per le mani di mons. Egidio Bignamini, arcivescovo di Ancona. E’ nominato, ancora diacono, vicerettore dello stesso Seminario regionale di Fano e vi resta fino al 1956; vi insegna Storia dell’arte e per breve tempo anche Storia della Chiesa.

Dalla sacra Congregazione dei Seminari viene nominato Rettore del pontificio Seminario regionale di Chieti nel 1956, restandovi fino al 1969, anno in cui viene eletto vescovo titolare di Melzi e destinato come Ausiliare dell’arcivescovo mons. Motolese da cui viene inviato nella sede di Castellaneta, diocesi unita all’arcidiocesi di Taranto.

Il 21 luglio 1970, viene trasferito a Fermo con la nomina di Amministratore Apostolico “sede piena” dell’arcidiocesi e contemporaneamente Coadiutore con diritto di successione dell’amato arcivescovo mons. Norberto Perini.  Due mesi dopo, il 27 settembre fa il suo solenne ingresso nella cattedrale metropolitana di Fermo e inizia il suo servizio episcopale alla diocesi in perfetta unione fraterna con mons. Perini.

Il 21 giugno 1976, a seguito della rinuncia presentata da Perini, insieme al quale viveva in stretta fraternità, assume la piena successione, come arcivescovo metropolita di Fermo.

Il 18 giugno 1997, dopo 27 anni di governo episcopale fermano, Giovanni Paolo II accoglie la sua rinuncia alla sede fermana e mons. Cleto si ritira a Torre di Palme continuando a prestare in parrocchia il suo servizio alla diocesi. Si mantiene in contatto con tutti i sacerdoti che egli segue con la preghiera, con il consiglio e con l’affetto paterno. Muore a Torre di Palme il 07/03/2013; la sua salma viene sepolta nella cripta della Basilica metropolitana di Fermo.

= L’Archivio diocesano e l’arcivescovo mons. Cleto Bellucci =

In occasione della sua rinuncia alla sede arcivescovile di Fermo questa rivista in ringraziamento all’arcivescovo emerito ha pubblicato un breve intervento per descrivere in particolare l’impegno da lui profuso nella sistemazione e nell’ampliamento della sede dell’archivio diocesano al fine di consentire che il copioso e importante materiale documentario ricevesse immediatamente una idonea ed efficiente sistemazione e ne fosse garantita una più sicura custodia nella speranza di creare le premesse per realizzarne la fruizione da parte degli studiosi. Articolo ripubblicato al termine della presente relazione.

Mons. Bellucci individuò nel seminterrato del vasto palazzo arcivescovile alcuni locali da tempo abbandonati ed inutilizzati che facilmente potevano essere messi in comunicazione con l’unico locale fino ad allora esistente, assolutamente inadatto e con un accesso inadeguato. I lavori ebbero inizio nell’anno 1981 e nel 1985 fu inaugurata la nuova sede dell’archivio.

A questo punto non c’è di meglio che riproporre una relazione scritta dallo stesso arcivescovo nella quale con esattezza egli racconta quanto realizzato: «Quando il Santo Padre Paolo VI mi inviò qui a Fermo, mi resi conto della necessità di porre mano al consolidamento delle strutture del Palazzo arcivescovile che versava in gravi condizioni di deterioramento. Feci subito ridisegnare le piante e lo spaccato dell’edificio per individuare le priorità degli interventi.

Nel visitare l’archivio poi mi si evidenziarono le carenze esistenti; non c’era più lo spazio per collocare le cartelle, non esisteva che un accesso molto scomodo dal piano della curia, non c’era alcuna possibilità di consultazione del materiale documentario, mancando ogni comodità e ogni attrezzatura tecnica.

Analizzando la pianta e visitando gli ambienti, mi sembrò possibile collegare la spazio già adibito ad archivio dall’arcivescovo Alessandro Borgia e dal cardinale Parracciani con ambienti contigui e sottostanti.

Furono necessarie opere di bonifica, di sabbiatura, di livellazione dei piani, di costruzione di una nuova scala per collegare i nuovi spazi con gli antichi, di sistemazione di un nuovo ingresso in via Anton di Niccolò al fine di rendere accessibile l’archivio dall’esterno e mettere quindi a di­sposizione di un più vasto pubblico il materiale archivistico.

Nel corso dei lavori si rese necessario la sostituzione di tutta la travatura della sala Borgia. Dopo le opere murarie si evidenziò la necessità di restaurare gli armadi settecenteschi approntati dal Borgia e dal Paracciani, di consolidare e restaurare il ballatoio creato nella sala Borgia, la copertura delle travi in ferro creando un soffitto a cassettoni.

Fu acquistata anche una adeguata scaffalatura metallica da collocare nei nuovi locali che vennero dotati di una illuminazione adatta; il complesso fu anche dotato di un impianto per il rilevamento di incendio e di un sistema di allarme antifurto.

Attualmente l’archivio si presenta sufficientemente ampio e fornito di una accogliente sala di consultazione e con ampi spazi per ulteriore raccolta di fondi archivistici.

Debbo particolarmente ringraziare il Presidente e il Consiglio di amministrazione della Fondazione Carifermo per la sensibilità dimostrata nei confronti di questa realtà culturale. E’ anche con il loro contributo che è stato possibile realizzare questa opera che penso onori e arricchisca la Città e il territorio.

Ho affrontato questa impresa, non scevra di preoccupazioni, con il desiderio di mettere a disposizione degli studiosi il notevolissimo materiale documentario conservato nel nostro archivio diocesano.

Sto adoperandomi attivamente per raccogliere nella nuova sede anche altri fondi archivistici come quello importantissimo e ricchissimo appartenente al Capitolo Metropolitano, quelli delle Parrocchie della città e delle Confraternite cittadine che mostrano l’interesse e sentono la necessità di mettere al sicuro e a disposizione degli studiosi i loro documenti storici.

Sono convinto che la Fermo di oggi debba costantemente arricchirsi con la conoscenza della sua storia, non per trarne compiacimento e inutile orgoglio, ma per sentirsi nutrita dalla linfa delle sue radici, essere consapevole della sua vocazione storica, essere ancora a servizio di unità e di sviluppo culturale e sociale per il territorio di cui è stata ed è il centro propulsore.

Ma già il mio pensiero è rivolto al completamento degli ambienti e delle attrezzature per il Museo diocesano d’arte sacra. L’arte e la cultura infatti sono le dimensioni storiche di questa nostra terra».

Questo è il resoconto fatto allora.

Nel giro di pochi anni peraltro si rese evidente la necessità di un ulteriore ampliamento dello spazio destinato all’archivio. Fu così che nel 1992 l’arciv. mons. Bellucci fece iniziare i lavori di ristrutturazione e di restauro di in vasto locale contiguo agli scantinati del palazzo in modo che fosse destinato ad accogliere il materiale documentario storico delle parrocchie e delle confraternite del­la città. Questo nuovo settore fu inaugurato nel 1996 in occasione del primo decennio di vita della nostra Rivista: «Quaderni dell’Archivio storico arcivescovile di Fermo».

Tutto ciò è stato fortemente voluto, personalmente seguito, diretto e realizzato dal nostro arcivescovo mons. Cleto Bellucci. L’interessamento dell’arcivescovo, inoltre, non si è limitato al settore della creazione di nuove strutture, ma ha riguardato anche l’attività che si svolgeva nelle iniziative che si andavano assumendo nelle competenze dell’archivio. Va ascritto a suo merito quello di aver fatto sentire costantemente la sua affettuosa vicinanza nel faticoso lavoro di trasferimento, risistemazione e riordino del copioso materiale documentario, di aver accompagnato col suo illuminato consiglio tutti i collaboratori nei non rari momenti di incertezza, di aver fornito i necessari strumenti e il concreto aiuto per facilitarne ogni attività. L’attenzione si è rivolta anche agli altri archivi ecclesiastici.

Su un altro piano ben importante e qualificante si è sviluppato l’interessamento di mons. Bellucci: quello di mettere ordine nella tenuta, nella conservazione e nella valorizzazione degli archivi parrocchiali e degli altri enti religiosi, sia sotto l’aspetto giuridico che su quello operativo.

Su questo particolare aspetto è necessario citare due suoi importanti e significativi interventi: il primo si riferisce alla ordinata tenuta, conservazione e valorizzazione dei “piccoli” archivi ecclesiastici della arcidiocesi; il secondo riguarda l’emanazione di norme generali sugli archivi parrocchiali e in particolare sul trasferimento degli archivi delle parrocchie soppresse che dovevano essere aggregati a quelli delle sedi delle parrocchie principali.

Rilevante appare anche il suo costante e discreto intervento presso le altre istituzioni colturali e presso gli organi statali di controllo degli archivi pubblici non statali al fine di sollecitare momenti di utile collaborazione. Contemporaneamente ha raccomandato sempre di tenere stretti rapporti con i competenti organismi sia della Sede Apostolica sia della Conferenza Episcopale Italiana e dell’Associazione degli Archivi Ecclesiastici.

In questa breve rassegna di quanto ha fatto a favore dell’archivio diocesano mons. Bellucci non posso sottacere l’opera svolta da mons. Vincenzo Vagnoni, indimenticabile vicario generale per decenni. Egli mi convocò all’inizio del mio impegno per esprimermi la sua soddisfazione e il suo incoraggiamento dichiarandomi il suo rammarico per il fatto che l’archivio si era ridotto ad essere semplice deposito di materiale, difficilmente penetrabile da rari e coraggiosi studiosi e mi fu prodigo di preziosi consigli. Allorché nel 1985 e dopo il 1992, in occasione dell’inaugurazione di quanto era stato realizzato dall’arcivescovo, ormai vicino a compiere i cento anni, il vicario mi espresse tutta la sua gioia e me consegnò un vasto e copioso materiale da lui scritto e raccolto, frutto delle sue lunghe ricerche e riguardanti fatti e aspetti della vita religiosa, civile e delle ricchezze artistiche della nostra diocesi.

Intanto i rapporti dell’archivio con altri soggetti colturali, caldeggiati, incoraggiati e promossi ci hanno consentito di partecipare a diverse iniziative culturali, quali la collaborazione con il «Dizionario del Movimento Cattolico», ai volumi «Le diocesi di Italia», all’attività dell’«Associazione Archivistica Ecclesiastica di Roma».

=Nota su Mons. Bellucci e sulla Rivista di questo Archivio=

Nel 1992 a conclusione del restauro degli ultimi locali dell’archivio, mons. Bellucci volle che si organizzasse un Convegno di tre giornate; personalmente invitò alcuni noti studiosi e sostenne il peso dell’iniziativa. Ad essa diede anche il tema: «Storia locale e pluralità delle fonti» e si svolse dal 5 al 7 giugno 1992. Con tale iniziativa l’arcivescovo annunciare, nella sua prolusione, la nascita di un Centro di Studi storici del Fermano, cosa che però ebbe una breve vita.

Quando nel 1985, subito dopo la prima inaugurazione del nuovo archivio, gli prospettai il desiderio che l’archivio avesse una sua pubblicazione periodica, egli si mostrò entusiasta e diede al progetto una dimensione ben più ampia e ambiziosa di quella che io avevo immaginato e prospettato. Si deve ascrivere, pertanto, a mons. Bellucci il merito di aver tenacemente voluto che l’archivio pubblicasse una rivista semestrale con i contributi di studiosi di storia locale fermani e di tutte le Marche.

Ideò un progetto in base al quale la rivista, oltre che esser diretta una emanazione dell’Archivio arcivescovile per la valorizzazione del ricco materiale documentario in esso custodito, potesse anche diventare strumento per promuovere ogni possibile collaborazione con altri archivi ecclesia­stici e potesse favorire un’intensa attività di ricerca storica specialmente da parte di giovani studiosi; traguardi ambiziosi che non sempre è stato possibile conseguire.

C’è da ricordare anche un’altra importante circostanza: nella celebra­zione del Sinodo diocesano convocato da mons. Bellucci egli volle che fosse introdotta una norma che prescriveva la continuazione della pubblicazione della rivista di «Quaderni dell’Archivio storico arcivescovile», rivista che conta di pagine da 120 a 150 per ciascun numero pubblicato ogni semestre.

Mette conto anche sottolineare il fatto che lo stesso nostro arcivescovo ha partecipato con suoi apprezzati interventi alla redazione della rivista: nel volume che apre la serie pregevole è l’articolo che porta il titolo «La formazione dell’archivio storico arcivescovile di Fermo»; così come nel n. 1 fu apprezzato l’articolo «Valorizziamo i piccoli archivi della diocesi». Altro contributo fu da lui offerto nel 1989 in occasione del IV Centenario dell’elevazione della elevazione della Cattedrale di Fermo a Metropolitana. Fu da lui affrontato il tema dei problemi giuridici relativi agli archivi ecclesiastici dopo la pubblicazione del nuovo Codice di Diritto Canonico. Da tale intervento è nato il Decreto arcivescovile pubblicato nel 1990 sulla custodia, la retta tenuta e gestione e valorizzazione degli archivi par­rocchiali e degli altri enti religiosi, che contiene anche precise norme per il trasferimento degli archivi esistenti nelle parrocchie soppresse che rischiavano di andare dispersi.

Credo che ogni parola che esprime la nostra profonda gratitudine per quello che mons. Cleto Bellucci ha fatto e realizzato sia per l’Archivio diocesano che per la nostra Rivista sia assolutamente inadeguata; più di ogni altra cosa però ci sentiamo di ringraziarlo per l’affetto con cui ci ha seguito in ogni momento e sostenuto continuamente e concretamente in ogni difficoltà.

Nel quotidiano impegno di archivio ogni pietra, ogni oggetto, ogni strumento di lavoro ci parlano della Sua presenza e della Sua sincera amicizia e ci assicurano che dalla casa del Padre, dove come vescovo della Chiesa partecipa alla celebrazione della Liturgia celeste, ci sarà vici­no con la Sua intercessione.

Mi piace concludere con un’espressione che Cicerone scrive nel De Senectute, riferite ad ogni uomo retto che, giovane o vecchio che sia, ha ben meritato: «Brevis a natura nobis vita data est, at memoria bene redditae vitae sempiterna». La natura ci ha dato una vita breve, ma è sempiterna la memoria di una vita bene spesa.

GRAZIE, ECCELLENZA!

Una più ampia biografia di mons. Bellucci è contenuta nel volume E. TASSI, ” Gli Arcivescovi di Fermo nei secoli XIX e XX “, Fermo 2006, pp. 227-255.

Nel 1996 all’ingresso principale dell’archivio è stata apposta la seguente iscrizione a memoria dell’importante evento:

PRAEDECESSORUM SUORUM EXEMPLA SEQUTUS ALEXANDER BORGIA ET URBANUS PARACCIANI QUI PRAETERITIS SAECULIS  VETUSTAE FIRMANAE ECCLESIAE INSIGNIA DOCUMENTA IN UNUM COLLEGERUNT AC IN TABULARIO AD HOC PARATO DISTINCTE ET ORDINATE DISPOSUERUNT CLETUS BELLUCCI ARCHIEPISCOPUS ET METROPOLYTA UT FIRMANAE ECCLESIAE MEMORANDAS RES ET VENERANDAS TRADITIONES POSTERITATI MANDARET AEDIFICII PROLATIONEM PARAVIT MONUMENTA LITERARUM DISTINCTE DISPONERE CURAVIT DIOECESANUM ET CAPITULAREM TABULARIUM INSTRUMENTIS AD NOVA EXEMPLA COMPOSITA SUPPEDITAVIT A. D. MCMXCVI

Gli arcivescovi di Fermo mons. Alessandro Borgia e Urbano Paracciani nei precedenti secoli avevano raccolto gli insigni documenti dell’antica Chiesa Fermana e li avevano sistemati ordinatamente nell’archivio da loro preparato appositamente in maniera distinta. L’arcivescovo metropolita Cleto Bellucci ha seguito i loro esempi nel fare un grande ampliamento dei locali archvistici al fine di tramandare ai posteri le trestimonianze memorabili e le venerabili opere scritte della tradizione della Chiesa Fermana, disponendole in ordine sistematico e provvedendo a completare  l’archivio nuovo  con altre attrezzature idonee al tabulario diocesano e  per quello capitolare.

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QUADERNI DELL’ARCHIVIO STORICO ARCIVESCOVILE DI FERMO 1985 – 2010 TASSI EMILIO

TASSI Emilio – VENTICINQUE ANNI DELLA RIVISTA (1985-2010)

«QUADERNI DELL’ARCHIVIO STORICO ARCIVESCOVILE DI FERMO»

E’ per me e per i collaboratori motivo di gioia e di soddisfazione annunciare, a tutti i lettori del nostro periodico, il compiersi dei venticinque anni da quando la nostra pubblicazione ha avuto inizio, nell’autunno del 1985, in occasione della inaugurazione dei nuovi locali dell’Archivio diocesano. Allora venne pubblicato il volume: «L’Archivio storico arcivescovile di Fermo» che fu presentato in un apposito Convegno, nel quale venne tracciata la storia della formazione dell’Archivio diocesano e furono sinteticamente descritte le Serie documentarie che vi sono custodite.

L’iniziativa del Convegno fu lanciata dall’arcivescovo mons. Cleto Bellucci che nei precedenti cinque anni aveva rivolto tutta la sua attenzione a risanare e ad ampliare la sede dell’Archivio, fornendolo di una nuova ed efficiente attrezzatura. Egli, introducendo il Convegno, tracciò la storia della formazione dell’Archivio, ne illustrò l’importanza e descrisse minutamente i lavori realizzati per permetterne un più efficiente funzionamento.

Con ciò egli intendeva farsi continuatore di due suoi illustri predecessori, mons. Alessandro Borgia e il card. Urbano Paracciani che dell’Archivio furono i due fondatori. A conclusione del Convegno mons. Bellucci si augurava che, oltre alle attività istituzionali della conservazione e del riordino dei documenti, venissero curate delle periodiche pubblicazioni, grazie alle quali fosse via via fatto conoscere il copioso materiale documentario onde raggiungere un triplice scopo: quello di rendere l’Archivio sempre più fruibile agli studiosi e ai giovani ricercatori; inoltre di sviluppare la trattazione di tematiche riguardanti la storia religiosa della Chiesa Fermana e delle altre Chiese della regione Picena, e anche studiare vari aspetti della vita civile e sociale del territorio.

Nei mesi successivi con un gruppo di collaboratori l’invito di mons. Arcivescovo prese corpo e nacque la rivista semestrale: «Quaderni dell’Archivio storico Arcivescovile di Fermo». L’importanza e l’utilità della Rivista è stata sottolineata nelle disposizioni del Sinodo Diocesano celebrato dal 1992 al 1994; per cui continua l’impegno della pubblicazione.

L’occasione dei venticinque anni della rivista fornisce l’occasione innanzitutto di fare un bilancio per poi dar vita ad una presenza maggiormente incisiva della rivista sul piano culturale, grazie al coinvolgimento di più numerosi collaboratori e lettori. Ho il piacere di annunciare che è in preparazione un volume di notevole impegno che mi auguro farà piacere agli studiosi, soprattutto a tutti coloro che amano questa nostra cara Chiesa Fermana. Si tratta di una importante iniziativa editoriale che prevede:

= L’edizione della famosa opera, ormai introvabile ma ricercata, di Michele Catalani intitolata «De Ecclesia Firmana eiusque Episcopi set Archiepiscopis Commentarius», con i documenti riediti in copia anastatica.

= La traduzione italiana dell’opera rende possibile la lettura a tutti, visto il difficile stile latino usato dal Catalani.

= Un ampio apparato di note spiegano il testo e offrono agli studiosi la possibilità di approfondirlo e di continuare le ricerche in modo tale che i successivi studi possano fornire una più compiuta storia della Chiesa Fermana.

= Un accurato regesto dei documenti in latino con il necessario apparato critico.

= Ampi e articolati indici che facilitino la ricerca sistematica.

L’attiva condivisione degli studiosi di storia locale, dei giovani ricercatori serva a migliorare la qualità della Rivista, a suggerire nuove ricerche e ad intraprendere nuove iniziative culturali.

Esprimo il più profondo ringraziamento a tutti i collaboratori e ai lettori che in questi venticinque anni hanno permesso alla rivista di vivere e di superare le difficoltà che, specie all’inizio, sono state gravi, e che, sotto alcuni aspetti, permangono.

Una speciale gratitudine la dobbiamo tutti alla meritoria Fondazione CARIFERMO per il sostegno che non ci ha fatto mai mancare.

Con stima e amicizia. Tassi don Emilio.

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Maria Eletta di Raniero Sani serva di Dio 1721- 1754 clarissa a Falerone

Serva di Dio Maria Eletta Sani (nata 1721) clarissa a Falerone (1752-1754)

Date principali segnalate nella biografia scritta da P. Umberto Picciafuoco

1721 febbraio 9: nata a San Severino Marche (MC)

1726 circa le muore il fratellino

1726 giugno 9: Santa Cresima a cinque anni

1727 circa si trasferisce a Macerata

1729 visita alla Madonna nella santa Casa a Loreto

1733 ottobre: prima santa Comunione a 12 anni

1734 incontra P. Matteo Santoni gesuita, trasferito a Siena nell’ottobre 1735

e tornato a Macerata nel novembre 1744

1750 settembre 2: incontra P. Giovan Battista Scaramelli

suo padre spirituale fino alla morte di lui 11 gennaio 1752

1750 novembre 2: inizio dei suoi scritti pervenutici sulle esperienze spirituali

1752 gennaio 11: prima sua lettera al p. Giacinto Aloisi

1752 giugno 4: entra come probanda tra le francescane a Falerone

ammessa alla vita del monastero a pieni voti il 14 settembre

1753 ottobre 4: Professione religiosa

1754 giugno 23: morte e sepoltura a Falerone (FM)

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