PENSIERI DI SAN GIUSEPPE DA COPERTINO IN SINTESI dal libro di Brunelli Roberto Biografo

Detti notabili di S. Giuseppe da Copertino desunti e sintetizzati dalla lettura del libro di BRUNELLI ROBERTO “E lo vedemmo volare. La vera vita di San Giuseppe da Copertino”. Osimo 2017 notando il numero della pagina.
VIVERE INSIEME. Gesù stimò sua delizia vivere insieme con i figli degli uomini. 351
DICERIE. In materia di matrimoni si frappongono dicerie. Conviene gettare via le lettere anonime. 354
SENZA RISPOSTA. Sono pochi quelli che scrivendo, se non ricevono risposta, non se ne turbano. 354
IMPAZIENZA. Per renderci pazienti, Dio ci fa provare l’impazienza. 349
ALL’ORIGINE. L’odore di un fiore, il sapore di un cibo fanno conoscere Dio invisibile, origine di ogni cosa. 351
ERRORE. Quando l’errore non è pubblico, la correzione va fatta da solo a solo. 353
DISTRAZIONI. Nel partecipare alla S. Messa basta una parola per raffreddarsi nella devozione. 356
PENSARE. Il superiore deve prima ascoltare i sudditi e poi pensare con calma e risolvere il giudizio. 355
CONSIGLIO. Chiedi consiglio ai saggi e invoca Dio. 348
CROCI. Il governo delle anime pesa più delle croci materiali. 349
BENE. Chi opera il bene ha bisogno di chiedere l’aiuto di Dio. 349
OPERE. Senza la Grazia divina nessuno può operare alcun bene. 349
DIFETTI. Negli altri non guardare le macchie ma guarda l’anima per compatire i peccatori e aiutarli. 355
SEMINARE. Prima di gettare il seme si ara la terra per ottenere il frutto, così per seminare la parola di Dio. 355
STIMOLI. I gesti di cortesia sono ispirati da Dio come stimoli di carità e non di vanità. 355
SENZA FRUTTO. Lo sdegno guasta ogni opera e non se ne trae alcun frutto. 353
DEBOLEZZA. Non agire per proprio onore né puntiglio ma riconosci la tua debolezza e chiedi l’aiuto divino. 353
FATICARE. Per farsi santi si vive in terra con la fatica e il patire, e così ottenere il premio in cielo. 356
INDOVINI. Non credere agli indovini, ma usa la prudenza dettata dalla ragione. 354
PENTIMENTO. Il divino Amore permette il peccato per perdonare il peccatore pentito e legarlo a sé. 356
VANAGLORIA. Non dire mai cosa alcuna per vanagloria né per odio. 351
ADDOMESTICARSI. I superiori abbiano carità e gran fede in Dio senza addomesticarsi con i sudditi. 352
INSTABILITA’. Nelle persone non si trova stabilità, così si impara a ritornare all’unione con Dio. 356
APERTURA. I pensieri si mantengono quando si dà loro apertura. 350
UNITA’. Lo Spirito Santo opera come bontà del Padre e del Figlio. 356
SANITA’. Chi inciampa nei difetti e non vorrebbe offendere Dio dica: “io non sono ben sano”. 367
PRESUNZIONE. Dio concede grazie agli umili, non ai presuntuosi. 348
MIRACOLI. I santi maestri fanno sempre miracoli. 350
OBBEDIENZA. Gesù morì per obbedire. L’obbedienza è come spada che uccide la volontà dell’uomo. 352
PREGARE. Il cristiano prega per i miscredenti; i miscredenti non pregano per i cristiani. 348
INTENZIONI. Si deve considerare il fine di tutte le cose che uno vuol operare e non dubitarne. 352
RACCOMANDATI. Sul far raccomandazioni non dare subito risposta negativa, poi fa notare con grazia chi non merita essere raccomandato. 352
MATRIMONIO. Il bene e la pace del matrimonio non sono i beni materiali, ma la Grazia divina. 354
FORZE. Dio si compiace di chi lo serve secondo le sue forze pur limitate e concede a costui nuovi favori. 321

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DETTI DI SAN GIUSEPPE DA COPERTINO IN SINTESI DESUNTI dal libro di Brunelli Roberto biografo

Detti e pensieri memorabili di san Giuseppa da Copertino sul ricevere Dio, sintetizzati desumendoli dal libro di BRUNELLI Roberto, “E lo vedemmo volare. La vera vita di san Giuseppe da Copertino”. Osimo 2017. Pagina indicata
SCRIVERE. I veri scrittori meditano prima quello che poi scrivono, cercando le cose dello spirito. – 310
MATURITA’. Da chi ha maturato in sé frutti di sante opere, gli altri possono cogliere frutti maturi. – 314
SOLLIEVO. Giova mirabilmente il poter sfogare il cuore con qualche buono e fidato amico. – 313
RUMINARE. Chi ha udito altri parlare di cose salutifere, le rumina come fanno i buoi e ottiene il frutto. – 313
NEGLIGENZE. Le azioni negligenti non rappresentano in chi le fa Dio che li ha creati a sua immagine. – 320
FREDDEZZA. A volte Dio si allontana un po’. Allora chi sta in grazia non sente il gusto delle cose buone. – 313
CONVERSIONE. Il figlio prodigo ritornato al Padre, lo serve, senza mai stancarsi con tutta l’anima. -316
COLPE PASSATE. A fermarsi sulle colpe passate si diventa pusillanime. Meglio pensare a servire a Dio. – 315
RISORGERE. Per mezzo di Gesù Cristo si rinnova e ritorna alla vita di grazia chi è caduto nel peccato. – 312
VOLARE. Come gli uccelli, chi serve Dio si abbassa per necessità al mondo, poi vola in alto lodando Dio. -312
MORIRE. Chi pensa al suo morire cerca di servire Dio con fare del bene agli altri. – 309
RELIGIOSI. I religiosi, con l’osservanza regolare sono lontani dai pericoli del mondo. – 316
SUPERBIA. Conviene essere superbi contro i pensieri cattivi per scacciarli. – 310
AVARIZIA. Si deve essere avari nel dare consenso alle tentazioni, allontanandole. – 310
LUSSURIA. Conviene essere sempre ansiosi per servire il Signore, non per le cose. – 311
IRA. È necessario essere sempre iracondi con le cose che offendono Dio, per onorarlo. – 311
GOLA. Conviene essere golosi nel fare il bene e stomacati dal male. – 311
INVIDIA. È utile invidiare chi è migliore di noi nella via di Dio, per seguirlo. – 311
ACCIDIA. È bene accidioso colui che lo fa riguardo al male per evitarlo, con l’aiuto del Signore. – 311
RICONOSCERE. Nell’ammirare tutte le cose create si può riconoscere Dio autore di ogni bene. – 314
VEDERE. Dio ci ha dato gli occhi per conoscere le sue grandezze nella natura e ringraziarlo. – 311
UDIRE. Le orecchie ci sono state date per sentire le lodi divine e le parole oneste. – 313
ASCOLTARE. Non tutti sono capaci di ascoltare, essendo molto scrupolosi e indiscreti. – 313
ODORARE. Dio ci ha dato il naso per odorare le cose create e dargli gloria. – 311
BONTA’. Può dare agli altri cose buone chi serve Dio mortificando le passioni. – 314
GUSTARE. La bocca ci è data per nutrirci, non per cose superflue. – 311
TOCCARE. Le mani ci sono date per impiegarle nel servire Dio, a bene del prossimo. – 311
STRUMENTI. Con gli occhiali guardiamo le cose non gli occhiali stessi e con l’intelletto le opere di Dio. – 319
IMPERTURBABILI. Chi serve Dio non si turba del male che di lui si dice. – 315
OFFERTA. Nell’offerta a Dio è maggiore favore il patire che il godere per suo amore. – 317
RAMMARICO. Chi serve Dio si rammarica dei difetti naturali per assomigliare di più al sommo Dio. – 320
DELUSIONE. Non prova dispiacere per i progetti falliti chi resta unito al volere divino. – 320
PENARE. In questo mondo si sta vicino a Dio tra spine e travagli. – 318
MONDO. L’uomo ha sempre occasione di conoscere le miserie di questo mondo. – 319
ANIMA. L’anima aspetta che il corpo muoia per sollevarsi splendente al cospetto di Dio. – 318
INFERNO. Con i sensi e con le parti con cui hanno offeso Dio, si patiranno i castighi nell’inferno. – 309
PARADISO. Dio si comunica in modo indicibile alle anime sante che rende amanti con perfetta carità. – 309
GRAZIE. Sempre Dio fa grazie a chi lo serve, anche se non sono vedute. – 309
PREGARE. Sente l’utilità per sé chi prega per gli altri. La preghiera innalzata scende sul Corpo mistico. – 310
SPIRITO SANTO. Lo Spirito Santo sempre ci avverte sul modo di ricevere Dio in ogni situazione. – 318

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CONOSCERE VOLERE SOCIALIZZARE tematiche proposte anno 2018

CONOSCERE E VOLERE. Proposta di tematiche:
AMMINISTRATORI POLITICI di fronte alla saggezza e alla corruzione.
SACERDOTI sostenuti nel loro fatiche pastorali dalla fraterna amicizia.
FAMIGLIE valorizzate come patrimonio dell’umanità da proteggere con scelte politiche.
POVERI aiutati e rispettati con senso di giustizia.
CONSACRATE-I in fervore missionario per gli emarginati.
MINORENNI liberati dalla malvagità degli uomini e dei tempi.
VECCHI e anziani in atto di vivere con serenità i limiti dell’età loro.
GIOVANI con possibilità di accedere alla formazione ed al lavoro effettivamente
DETENUTI con educatori e volontari per realizzare il loro recupero.
DISOCCUPATI con speranza di un’occupazione dignitosa sostenuta dallo Stato e dalla società.
MALATI sostenuti dal servizio di SANITA’ con competenza e umanità.
DOTATI DI TALENTI di intelligenza e di cuore sono le persone che sviluppano socialmente.
DIVERSITA’ di CULTURE dei popoli in dialogo.
BELLEZZE del creato guardate con attenzione ed espresse dagli artisti.
FERIE estive, tempo di spiritualità evangelica e di condivisione.
ECONOMIA gestita con nuove queste strade per impedire l’esclusione.
DIRITTI delle armi e diritti del dialogo a confronto.
BENE COMUNE vissuto nella dignità delle persone più che in altre cose.
LIBERTA’ per le minoranze religiose, favorita con rispetto.
DIFFERENZE individuali e comunitarie rispettate con reti sociali solidali per le diversità.
DISCERNIMENTO e formazioni personali e comunitarie da attuare.
TESTIMONIANZA evangelica per la catechesi
SFIDE del mondo attuale affrontate con rinnovata creatività.
PREGHIERA praticata nelle famiglie per vivere l’amore e la compassione.

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BLASI DON MARIO PRESENTA Pietro beato che insegna la dottrina del Risorto domenica XXI.A

BLASI SON MARIO 2002
XXI DOMENICA ORDINARIA (Mt16,13-20)

“TU SEI PIETRO E SU QUESTA PIETRA EDIFICHERO’ LA MIA CHIESA”.

Gesù porta i Suoi discepoli in terra pagana e domanda loro che cosa pensi la gente di Lui. Rispondono: “Giovanni Battista, il martire risorto, Elia, il profeta che deve preparare la strada al Messia; Geremia, il profeta lapidato ma protetto da Dio, o un profeta simile a Mosè”. Ma essi che cosa dicono del Figlio dell’Uomo?

Nella Bibbia Figlio dell’Uomo è colui che possiede la pienezza dello Spirito. Gesù è Figlio dell’Uomo perché possiede la vita piena e la trasmette. Non si fa chiamare Figlio di Davide perché Davide conquista il Regno togliendo la vita ai nemici. Gesù, invece, dona la vita per tutti.

Pietro, alla domanda di Gesù, risponde per tutti e dice: “Tu sei il Figlio del Dio vivente”.

Gesù è Figlio di Dio e trasmette la vita perché la possiede in pienezza. Simone è il primo tra gli apostoli che riconosce Gesù Figlio del Dio vivente. Gesù, per questo motivo, lo chiama “beato” perché è adatto a costruire la Sua comunità. Pietro è il primo mattone per edificare la Chiesa di Gesù: l’assemblea del popolo di Dio, assemblea aperta a tutta l’umanità.

Chi ascolta e mette in pratica l’insegnamento di Gesù costruisce la sua vita sulla roccia: Cristo. Gesù è anche Colui che elimina la morte: “le porte dell’ade non prevarranno”. L’ade è il regno dei morti. Chi riconosce Gesù figlio del Dio vivificante ha dentro di sé una potenza capace di superare la morte.

“A te darò le chiavi…

e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato in cielo”.

Chi ha in mano le chiavi è il custode e il responsabile della sicurezza della casa. Le chiavi che Gesù dà a Pietro non sono per aprire e chiudere, ma legano e sciolgono sulla terra. Pietro non ha nessun potere di aprire e di chiudere nell’aldilà, ma un potere che esercita sulla terra.

Legare nella Bibbia significa avere autorità nell’insegnamento. Gli scribi legavano pesanti fardelli, cioè imponevano un insegnamento.

Chi ha il compito di insegnare nella Chiesa? E’ Pietro perché riconosce per primo Gesù come Figlio di Dio che dona la vita.

Pietro, dunque, nella Chiesa, deve insegnare e interpretare la dottrina del Risorto.

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BLASI DON MARIO ANNUNCIA IL PERDONO DI CRISTO RE SULLA CROCE: LUCA 23, 35-43

DON MARIO BLASI ANNUNCIA CRISTO RE (Lc.23,35-43) “PADRE, PERDONALI “.
Gesù è il Re veramente misericordioso. Dona Sé stesso per la salvezza di tutti. Il Re giusto sta in croce circondato da nemici. La storia della salvezza, iniziata da Dio con gli uomini, è portata a termine con la morte e la Risurrezione di Gesù.
Gesù è il Salvatore crocifisso. In croce è vero Re. Non è simile ad un monarca potente di questo mondo, ma il Signore umiliato per aver amato i Suoi fino all’estremo limite del Suo Amore. La Sua sovranità si fonda sul dono di Sé agli altri. La Sua missione è salvare tutto ciò che è perduto.
Sulla croce è insultato come un re non credibile. I capi dei sommi sacerdoti, i sacerdoti e un malfattore lo insultano. Mentre i soldati si dividono le Sue vesti, Gesù prega per quelli che non sanno quello che fanno. E chi sono? Forse sono i soldati romani che fisicamente lo mettono in croce. Essi infatti non capiscono che stanno facendo un oltraggio al Figlio di Dio. Quelli che non sanno quello che fanno sono i capi dei sommi sacerdoti e i capi del popolo ebreo. Essi non hanno certamente capito chi è Gesù. Anche questi hanno bisogno del perdono di Gesù. Quanto è grande la Regalità di Gesù!
Ogni uomo ha bisogno di questo Re, del Suo perdono, del Suo Amore!
Un malfattore appeso alla croce lo chiama per nome: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo Regno”.
Che confidenza! Solo in questo passo del Vangelo Gesù è chiamato per nome!
Tre sono in croce: due malfattori e l’Innocente. Tutti insultano Gesù, l’Innocente, e non i malfattori! “Se sei il Messia, l’eletto di Dio, se sei il re dei giudei, salva te stesso”. Solo un malfattore aggiunge: “Salva anche noi”.
L’altro malfattore, invece, ugualmente appeso alla croce, confessa le proprie colpe e dice che la crocifissione è adeguata al suo crimine e al suo compagno, ma riconosce Gesù innocente. “Egli non ha fatto nulla di male”. Come fa a sapere che Gesù è l’Innocente!?
Chi vede Gesù, vede la Sua innocenza! E’ trasparente nella sua persona. Solo coloro che hanno il cuore accecato dall’odio, non percepiscono mai la Sua innocenza. Al malfattore che riconosce il male e percepisce la Sua innocenza, Gesù risponde: “Oggi con me in Paradiso”.
SOLENNITA’ DI CRISTO RE
(Papa Giovanni Paolo II) “Carissimi Fratelli e Sorelle, il grido di Gesù sulla croce (cfr Mt 27, 46) non tradisce l’angoscia di un disperato, ma è la preghiera del Figlio che offre la sua vita al Padre per la salvezza di tutti.
Dalla croce Gesù indica a quali condizioni è possibile esercitare il perdono. All’odio, con cui i suoi persecutori lo avevano inchiodato sulla Croce, risponde pregando per loro. Non solo li ha perdonati, ma continua ad amarli, a volere il loro bene e, per questo, intercede per loro. La sua morte diventa vera e propria realizzazione dell’Amore.
Davanti al grande mistero della Croce non possiamo che prostrarci in adorazione. “Per riportare all’uomo il volto del Padre, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell’uomo, ma caricarsi persino del “volto” del peccato. “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccatore in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio” (2 Cor 5, 21). Dal perdono assoluto di Cristo anche per i suoi persecutori inizia per tutti la nuova giustizia del Regno di Dio.
Durante l’Ultima Cena il Redentore aveva detto agli Apostoli: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amati, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 34-35).

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CANTICO DEL BEN FARE e DETTI NOTABILI DI S. GIUSEPPE DA COPERTINO NEL LIBRO DI BRUNELLI ROBERTO 2017 Osimo

CANTICO DEL BENE DI SAN GIUSEPPE DA COPERTINO
Insegnava a fra Giunipero siciliano di Caccamo con questi avvertimenti molto utili:
Chi fa ben sol per paura, non vale niente e poco dura.
Chi fa ben sol per usanza, se non perde, poco avanza.
Chi fa ben come per forza, lascia il frutto e tien la scorza.
Chi fa ben qual sciocco a caso, va per acqua senza vaso.
Chi fa il bene per parer buono, non acquista altro che suono.
Chi fa ben per vanagloria, non avrà giammai vittoria.
Chi fa ben per avarizia, cresce sempre più in malizia.
Chi fa ben con negligenza, perde il frutto e la semenza.
Chi fa ben all’indiscreta, senza frutto mai s’acquieta.
Chi fa ben solo per gusto, mai sarà santo né giusto,
Chi fa ben sol per salvarsi, troppo s’ama e non sa amarsi.
Chi fa ben per puro amore dona a Dio l’anima e il cuore
e quel figlio e servitore sarà unito al suo Signore.
Gesù dolce Salvatore sia lodato a tutte l’ore
il supremo e gran motore d’ogni grazia donatore.
Amen
BRUNELLI ROBERTO, ” E lo vedemmo volare. La vera vita di san Giuseppa da Copertino”. Osimo 2017 p.312 inoltre
Detti memorabili da p. 309 a p. 368 oltre centocinquanta massime spirituali spiegate

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SIGNORI a SERVIGLIANO DAL 1040 AL 1408 circa dal copiario n. 1030 codice dell’archivio di Fermo

Servigliano con signori medievali ipotesi dal 1038 al 1408
Dai documenti del copiario codice 1030 dell’archivio storico di Fermo si possono ricostruire le genealogie dei signori che hanno avuto proprietà in Servigliano e dal 1108 in forma consociativa comunale hanno amministrato una buona parte dell’attuale territorio serviglianese.
Questa sequenza ha di certo solo i nomi qui elencati copiandoli dallo stesso codice 1030, vedi edizione p.505 mentre per le date si è scritto ‘calcolo’ eccetto che per il 1108, CONSIDERANDO OGNI GENERAZIONE CON ANNI 30
Ecco i signori titolati considerati in un anno della loro età di matura gioventù
. RADONE ‘calcolo’ <1040>
. ALBERTO ‘calcolo’ <1070 >
. BONOMO DOCUMENTATO ALL’ANNO 1108 PER SERVIGLIANO
. MALTALIATO ‘calcolo’ < 1138>
.TRASMONDO ‘calcolo’ <1168 >
. ALISCANS ‘calcolo’ <1198 >
. TRASMONDO ‘calcolo’ <1228 > SEGUONO NOMI DELLA GENERAZIONE SUA
.. CORRADO ‘calcolo’ <1258 >
.. ERIGO ‘calcolo’ <1288 >
.. TEBALDO ‘calcolo’ <1318 >
.. ERIGO ‘calcolo’ <1348 >
.. BARTOLOMEO ‘calcolo’ <1378 >
.. SCAMBIO ‘calcolo’ <1408 >
Chi accetta questa ipotesi si trova ad ammettere che il codice 1030 di Fermo può essere stato scritto nei primi decenni del secolo XV, non più nel secolo XIV. L’ipotesi richiede di studiare la grafia pensando ad eventuali aggiunte alle precedenti copiature.

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Proverbi e Detti per orientarsi nella vita: ispirazioni fraterne di sapienza Fermana.

ISPIRAZIONI FRATERNE DI GUIDA A VIVERE BENE dall’antica SAPIENZA FERMANA
Proverbi e Detti sapienziali
*
Amore dei figli verso i genitori

Ascoltate, o Figli, gli avvertimenti di vostro Padre, e seguiteli, acciò Dio vi aiuti.
Chi onora suo Padre avrà consolazione anch’egli con i Figli.
Chi teme Dio, deve onorare i suoi Genitori. Ricordate che senza di Essi, voi non sareste nati.
Fate per i genitori come Essi hanno fatto tutto per voi.
Onorate il Padre con le azioni, con le parole, e con la pazienza, a che vi benedica.
La benedizione del Padre, rende salda la casa dei Figli.
Figli, aiutate il Padre nella vecchiaia, e non rattristatelo nella sua vita.
Se anche venisse a mancare il senno ai Genitori, non disprezzateli.
Il bene che fate a vostro Padre e a vostra Madre, vi sarà ricompensato dal Cielo.
Maledetto da Dio chi abbandona suo Padre e irrita sua Madre.
+
Sapienza

Figli, vi piaccia di essere istruiti, e acquisterete una sapienza che conserverete sino alla vecchiaia.
La sapienza non si manifesta in molti, ma fa il suo soggiorno soltanto nelle persone da cui è accolta.
Ascoltate, Figli, e non rigettate i consigli leali.
Avvicinatevi alla sapienza con tutto il cuore, e acquistandola, conservate le sue tracce con tutte le forze.
Se conoscete una persona saggia, andate a trovarla spesso.
Impiegate tutta la vostra applicazione in ciò che vi ordina Dio.
+
L’Amicizia

Una parola dolce acquista molti Amici, e addolcisce i Nemici.
La lingua graziosa apporta molto bene.
Se avete un Amico sappiatelo conservare; ma non vi fidate così presto di lui.
L’amico fedele è difesa potente; e chi lo ha trovato, ha trovato un tesoro.
Nulla da paragonarsi ad un Amico fedele: oro e denaro non reggono al confronto con i suoi vantaggi.
Non lasciate un vecchio Amico, perché il nuovo non sarà equivalente a quello.
Conservate nel nostro cuore la memoria di un vero Amico, e non ve ne scordate, quando diverrete ricco.
+
Sobrietà, e Temperanza

A tavola, senza intemperanza su quanto viene presentato, godetene con moderazione.
Cessate di mangiare per primi, con civiltà.
Quando sei a mensa con molte Persone, non essere il primo ad allungare la mano sulle vivande.
La colica ed i dolori sono gli effetti dell’intemperanza.
Chi vive moderatamente, passa il giorno e la notte tranquillamente.
Il vino è stato creato per rallegrare l’uomo, e non per inebriarlo.
La sobrietà nel bere è la salute dell’anima e del corpo.
Il vino bevuto con eccesso produce accuse, polemiche, liti, ed ogni sorte di confusione.
L’ubriachezza ispira strafottenza, toglie la sensibilità e le forze.
+
La Conversazione

Non parlate, se gli altri non sono disposti ad ascoltarvi.
Contenetevi in molte cose, come se non le sapeste.
Non arrossite di dire la verità.
Non trattenete la parola, quando questa possa ridondare in bene.
Guardatevi dal contradire in alcuna maniera una parola di verità.
+
I Consigli
Ciascun Consigliere esponga quel consiglio che consiglia per se stesso.
Non consultate mai un indifferente intorno al pregare; un ingiusto in ciò che riguarda la giustizia; un pusillanime in cose di coraggio; un invidioso sopra la gratitudine, non sono consiglieri da ascoltare.
Rivolgetevi a persona dabbene e tenetevi continuamente vicino a chi conoscete meglio.
Tutte le vostre azioni siano regolate da un prudente consiglio.
+
La Lingua

Maledetto chi dice male in segreto, e ha due lingue.
Non prestate orecchio alle cattive lingue.
Una parola cattiva guasta il Cuore.
Dal Cuore nascono queste quattro cose: il bene, il male, la vita, la morte, e tutto dipende ordinariamente dalla lingua.
+
Differenti Caratteri del Saggio, e dell’Insensato

I consigli del Saggio sono una sorgente perenne di vita.
Il Cuore dell’Insensato è come un Vaso rotto che nulla può ritenere di Sapienza.
Se l’Uomo Saggio ascolta un discorso ragionato, per appropriarselo; se lo ascolta un insensato gli dispiacerà.
Il Pazzo ride ad alta voce; ma un Uomo Saggio appena bassamente sorride.
Il cuore degli Insensati è nella loro Bocca, e la Bocca dei Saggi è nel loro Cuore.
+
Ricchezza e Povertà

Se il Ricco vacilla, gli Amici suoi lo sostengono; ma se cade il Povero, viene scacciato dai suoi conoscenti.
Se il Ricco viene ingannato, molti lo compiangono, e se parla insolentemente viene applaudito; ma se il Povero è tratto nell’inganno, gli si fanno dei rimproveri, e quando parla saviamente non vien ascoltato.
Quando parla il Ricco, tutti tacciono, ma se parla il Povero si suole dirlo sconosciuto.
Una persona Povera che è giusta e dabbene vale più di un ricco ingiusto e ingrato.
Chi ama le ricchezze non può mantenersi innocente.
Molti sono stati disgraziati a motivo delle ricchezze; guai a coloro che non le ricercano moderatamente.
+
Qualche consiglio

Non altercate con un gran Parlatore perché aggiungete legna sul fuoco di lui.
Non disprezzate un Uomo nella sua Vecchiaia.
Non prestate danaro ad uno più potente di voi, e se ne imprestate, consideratolo come perduto.
Non scoprite il vostro Cuore ad ognuno, così non resterete tradito, e nessuno saprà dire male di voi.

SUGGERIMENTI
*
Ci sono delle cose che dipendono da Noi stessi, cioè le opinioni, le avversioni, e tutte le nostre azioni. Ve ne sono poi delle altre che non dipendono da noi; tali sono il corpo, le ricchezze, gli onori, i successi, i poteri.
*
Ciò che da noi dipende, è di per sé libero nel nostro animo; al contrario ciò che non dipende da noi è soggetto all’altrui potere.
*
Quando t’incontri in qualche oggetto spiacevole, avvezzati a dire fra te stesso che sia un’immaginazione. Considera se sia cosa che dipende da te; poiché in caso contrario dirai che è una cosa che non ti riguarda.
*
Avverti che ogni desiderio ha il fine di ottenere ciò che si brama, e che l’avversione ha per fine il fuggire da ciò che si vuole evitare. Come è sfortunato chi si vede privo di ciò che desidera, così è miserabile colui che cade in ciò che maggiormente pensa di sfuggire.
*
Se vuoi essere felice non opporti mai a ciò che da te non dipende; ma rivolgi tutto il tuo resistere contro ciò che ostacola la natura delle cose dipendenti dalla tua libertà. Inoltre tu non devi desiderar mai nulla di cose che non dipendono da te, perché certamente ne resti deluso. E se con passione desideri cose che da te dipendono, accostati a queste in modo che tu possa ritirartene quando vorrai.
*
Il vero mezzo di non essere soggetto a nessun turbamento consiste nel considerare le cose che riguardano il vostro piacere, o l’interesse di coloro che noi amiamo, tali quali sono realmente in se stesse. Ad esempio, chi ama i Genitori, ricorda pure che sono mortali; e non sarà incomprensibile sorpresa quando la morte li rapirà.
*
Non sono le cose a dare fastidio, ma le opinioni che delle cose si hanno. Il timore che se ne ha, rende una cosa terribile.
Delle proprie miserie solo chi è ignorante tende a dare la colpa agli altri. Ma entra nella sapienza chi riconosce le proprie colpe; mentre chi degli inevitabili difetti non accusa né sé, né altri, è più savio.
*
L’Infermità è un impedimento del Corpo, ma non della volontà. Ad esempio: lo zoppo non corre bene, ma fa tutto quello che egli può fare.
Tu non pretendere che le cose avvengano siano fatte dagli altri secondo il tuo desiderio o volere.
*
Avverti che tu devi preferire la tranquillità e la rettitudine dello Spirito ad ogni cosa, perché è meglio soffrire e conservare la grandezza dell’Animo, con la tranquillità dello Spirito fino agli ultimi sospiri, piuttosto che vivere fra l’abbondanza con l’Anima piena di inquietudine e di tormento, senza lealtà.
*
Ha veramente la padronanza di tutte le cose, chi ha la volontà di riserbarsi ciò che gli aggrada, e di rigettare ciò che gli dispiace. Se vi è dunque chi brama di essere libero in questo Mondo, conviene, che Egli si avvezzi a non avere né desiderio, né avversione su ciò che dipende dall’altrui potere.
*
Quando vedrai qualcuno promosso a grandi dignità, o che sia molto favorito, non ti lasciare trasportare dall’apparenza, né pensare che Egli sia felice; dato che la vera tranquillità dello Spirito consiste nel non bramare se non quello che da noi stessi dipende. Lo splendore delle grandezze non deve cagionare né gelosia, né invidia.
*
Di tutto ciò che serve al Corpo, cerca di non averne più di quello che la necessità richiede, e rigetta tutto ciò, che, senza moderazione, serve al lusso ed ai piaceri.
*
I contrassegni per mezzo dai quali si conosce che una persona fa progressi nello studio della virtù sono:
= non biasimare, non disprezzare, né accusare alcuno;
= non lodarsi mai di ciò che si è, né di ciò che si sa;
= accusar noi stessi, quando ci viene proibito di fare qualche cosa;
= non adirarsi quando ci si sente ripreso, o rimproverato;
= avere un potere assoluto sopra i desideri propri;
= non avere avversione se non a ciò che ripugna alla natura delle cose;
= non bramare cosa alcuna con passione, senza moderazione;
= non curarsi di esser stimato, lodato, tenuto per savio, o per ignorante;
= diffidare di se stesso, come di un nemico domestico.

Grazie Digitazione di Albino Vesprini

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Servigliano anno 1108 Il vescovo Azzolino costruisce un nuovo castello a Servigliano, con una associazione di famiglie in comune

Patti tra i signori locali e il Vescovo di Fermo, riguardo al nuovo castello di Servigliano da fortificare e popolare. Nota che ci sono due copie di questo atto, diverse nei nomi propri dei concessionari e nei toponimi, quindi con una seconda trascrizione falsificata. La prima copia ha molti più errori di latino e vocaboli simili al dialetto. Si riportano le diversità della copia precedente e della copia successiva nella traduzione dal latino:
“Nel nome del Signore. Nell’anno della sua incarnazione 1108, il quindicesimo giorno alle calende di maggio (=17 aprile) indizione prima, a tempo del regno di Enrico figlio del defunto Enrico imperatore. Pagina di obblighi di fermissima sicurezza dei patti che facemmo noi
|nota| qui le due diverse redazioni di epoca diversa, una antica, l’altra successiva copiata con cambiamenti, falsificando. Si riportano separate le due copie e il segno + significa aggiunge:
\copia precedente\ Rodaldo di Folcherio (poi Folberio) e noi figli
di Attone: Paganello e Alberto insieme; e noi figli di Rustico:
Baroncello e Paganello; e Rustico di Morello insieme; e noi
figli di Borello Gisone e Carbone; e Gualtiero di
Carbone, e Tebaldo di Offredo, e Alberico di Rustico insieme; e
Trasberto figlio di Rollando; e Gualtiero di Mainardo; e Rustico
di Baroncello insieme; e Baroncello figlio di Gentile
\ copia successiva\ Bonomo, Giberto e Trasmondo figli di Alberto di
Radone per noi e per Pietro che è il figlio del fratello Alberto
e se arriverà ad essere maggiorenne, glielo faremo testimoniare e
assicurare; noi Enrico e Guido figli di Corrado per noi e per
Corrado che è figlio di nostro fratello Trasmondo
e se arriverà ad essere maggiorenne, glielo faremo
parimenti testimoniare e assicurare
cioè, promettiamo ed obblighiamo noi ed i nostri eredi (e successori) in perpetuo verso te, don Azione (Aczone), per grazia di Dio vescovo della Chiesa fermana e verso i tuoi successori in perpetuo che noi faremo lo scavo e le mura di chiusura e faremo l’insediamento delle famiglie nel monte di Sorvelliano (in seguito Sorbiliano) a vantaggio della vostra (nel seguito dice nostra) terza porzione
\copia precedente\ Io Baroncello figlio di Gentile
per un modiolo che tu (vescovo) mi desti dalla terza
parte che rimase a me \
come abbiamo ricevuto da voi con la permuta e difenderemo ciò contro tutti gli uomini e andremo ad abitarvi
\ copia successiva\ noi predetti figli di Alberto assegneremo il
castello detto Santa Croce e manderemo i castellani
al monte di Sorbiliano; noi figli di Corrado
assegneremo il castello di Montecupo e manderemo
i castellani al sopradetto monte
\copia precedente\ e manderemo qui alcuni dei castellani
che abbiamo fra L’Ete e il Tenna, dal fosso Casseto, passa
attraverso il fosso di Tassiano verso Tenna e dal trivio che da
Sorvo va verso Tenna e passa attraverso il fosso di Casario
verso l’Ete, cioè da Mariano (?Marano), e da Belluco di San
Giovanni, e dal castello Centurisco, e dal poggio di Sparagario
e da altri luoghi dove abbiamo entro questi confini
e li potremo mandare ivi convenientemente senza inganno.
E non venderemo, né doneremo, né permuteremo con un popolo
più potente gli uomini e le terre che abbiamo entro queste senaite
non per dono pro anima lo aggiudicheremo ad altra
Chiesa, ma solamente alla Chiesa di Santa Maria dell’episcopato
Fermano. Sempre, in ogni tempo, quando una qualunque generazione
delle case <=famiglie> sopraddette sarà finita, tutti i suoi beni
addivengano alla Chiesa Fermana.
Tutti noi promettiamo per noi e per i nostri eredi e successori in perpetuo che non abbandoneremo né distruggeremo il castello di Sorbiliano (Servigliano) e qualora fosse distrutto o devastato a causa di guerra o di fuoco o in qualche altro modo, lo aggiusteremo e ricostruiremo gli edifici e ristabiliremo le case <=famiglie> ivi per la nostra terza porzione.
Noi soprascritti, su interrogazione, promettiamo e ci obblighiamo verso te predetto Vescovo che non venderemo, né doneremo, né permuteremo, né affitteremo, cioè non cambieremo la nostra porzione, né in tutto, né in parte, con nessuna persona grande o piccola, maschio o femmina, né cederemo alla moglie in occasione di spartizione
(copia successiva) di quarta parte
né a figlia in occasione di successione, né daremo ‘pro anima’ a chiese, se non alla predetta chiesa di Santa Maria dell’episcopato fermano, eccetto che volessimo dare in frode
(corretto nella copia successiva) in feudo
ai nostri castellani con atti di vendita, dono, permuta, secondo le condizioni ed i patti con cui abbiamo avuto ciò dalla Chiesa Fermana. Se qualcuna delle nostre case (famiglie) unitamente, come abbiamo scritto sopra
e se o la nostra casa (=famiglia) cioè di
Alberto o la casa (=famiglia) dei figli di Credone
rimarrà senza erede maschio di discendenza da moglie sposata per mezzo di maschi liberi nati da mogli sposate, la parte di quella casa (=famiglia), che rimarrà senza erede maschio, ritorni con ogni miglioramento che nel tempo vi sarà, alla Chiesa di Santa Maria \+ dell’Episcopato Fermano\, dal quale noi lo ricevemmo; e non sia lecito chiedere o ritenere (=rivendicare) o prendere qualcosa, per motivo di parentela a coloro che saranno sopravvissuti da un’altra casata (=famiglia).
Promettiamo e ci obblighiamo noi soprascritti che qui non accoglieremo mai un nemico della predetta Chiesa dell’Episcopato Fermano, a danno della Chiesa, o del Vescovo che nel tempo vi sarà.
Promettiamo e ci obblighiamo noi e i nostri eredi o successori in perpetuo verso te Azo vescovo e verso i tuoi successori che qui tra le senaite \+ del castello\, cioè da capo la Via pubblica, ai due lati fra i due fossati, cioè tra la valle che va da Quercia Bonelli verso la Valentilla e il fossato da Fonte Casuli che va verso Ripa Prode e da piedi Ripa Prode e ritorna alla Valentella, non assaliremo, non afferreremo, né uccideremo te, né il tuo successore, né alcun nunzio della Chiesa, non toglieremo alla predetta Chiesa, né al suo nunzio la sua porzione dell’anzidetto castello di Serbiliano né faremo violenza, né invaderemo, né consentiremo mai ad alcuno di prendere, forzare o invadere; invece daremo aiuto alla parte della Chiesa, per stare alla sua fedeltà con buona fede, senza frode, da parte di tutti gli uomini.
Ci obblighiamo e promettiamo verso te Vescovo predetto e verso i tuoi successori in perpetuo che non compreremo dalla Chiesa, fra le senaite \+ del castello\ se non secondo la legge con cui è regolata la Chiesa, nei modi della Chiesa secondo cui è ammesso dare.
Riconosciamo e assicuriamo alla medesima Chiesa due parti delle decime che da lei avevamo, anche metà di tutte le offerte dei morti.
(Copia precedente con frase mancante nella copia successiva)
Riconosciamo e assicuriamo a te gli uomini
e le terre della predetta Chiesa da noi prese senza avere
giusta acquisizione sin dal tempo del vescovo Ulderico.
Promettiamo a te ed ai tuoi successori che non faremo danno ad arte, oltre i dodici denari per anno, nei beni della Chiesa e dell’omaggio suo.
dei suoi uomini
Qualora noi, o i nostri nunzi, o chiunque dei nostri, avesse dato danno, senza partigianeria, a voi, o a qualcuno dei vostri, o abbia fatto assalto a voi, o a qualcuno dei vostri, entro i quindici giorni seguenti alla querela, farà ammenda o gli faremo fare ammenda. Se però ci sarà dubbio e se negheremo (sarà negato), la persona calunniata espierà secondo la legge e secondo la qualità della causa.
Se non adempiremo o non osserveremo tutte le cose precedentemente scritte, o tenteremo di falsificarne qualcuna, promettiamo noi e i nostri eredi, a te Azo, vescovo stipulante per la Chiesa
(nella copia successiva manca “per la Chiesa”)
o ai tuoi successori in perpetuo, di soddisfare la pena di cento bizanti di ottimo oro
(nella copia successiva) cinquecento bizanti
per ciascuna delle famiglie congiuntamente come detto sopra; e dopo pagata la pena, tutte le promesse soprascritte rimangano invariabili e irrevocabili; e dopo pagata la pena, tutte le promesse soprascritte rimangano invariabili e irrevocabili. Allo scopo che tutte queste cose siano più stabilmente custodite, promettiamo di osservarle tutte, con il giuramento religioso, toccando i sacri vangeli.
Furono presenti: Grimaldo e Tebaldo figli di Alberto, Berardo e Todino figli di Lungino (Longino), Gualfredo di Rodaldo, Alberto di Faidone, Alberto di Pagano, richiesti come testimoni alla presenza di molti altri testimoni e di fedeli della predetta Chiesa e altri.
Scrissi e completai il rogito io Gualtiero giudice e notaio richiesto dal predetto Vescovo
(nella copia successiva +) e dai conti
(Copia precedente con Nomi mancanti nella copia successiva)
e Rodaldo di Folcherio con i suoi fratelli, Baroncello
con il fratello e i figli di Rustico,Rustico di Morello e gli altri sopraddetti.”

NOTA riguardanti gli atti non originali, ma rifatti in epoca successiva per documentazione. Ci furono atti scritti una seconda volta, come contratti che prolungavano la loro validità con i successori dei primi contraenti, e per tale fatto abbiamo la duplice redazione degli accordi serviglianesi. Questa prassi risulta riconosciuta valida ufficialmente. Lo testimonia la pergamena n° 1612 dell’archivio comunale di Fermo che esprime gli accordi fatti in data 12 agosto 1224 fra i rappresentanti Fermani e dei maggiori castelli della Marca Fermana, con il Vescovo. Promisero di difendere la giurisdizione concessa alla Chiesa Fermana dal papa e dall’imperatore e nello stesso tempo di conservare le loro consuetudini di libertà vigenti. I patti antichi erano chiamati istrumenti, privilegi, composizioni, con l’impegno per il vescovo. Vi si legge che se qualche castello non si ritrova il precedente atto o privilegio e vuol trovarlo di nuovo a somiglianza di qualche atto concordato, secondo la scelta del richiedente, il vescovo è tenuto a concederlo ed osservarlo. Sono stati così scritti nuovi atti con gli stessi date e formulario.

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STUDI STORICI FERMANI E LA STORIOGRAFIA CHE SERVE. Orientamenti e dubbi

STUDI STORICI FERMANI. Ci si domanda a che cosa questi servirebbero gli Studi Storici Fermani; come chiedersi a che cosa serve la storiografia o che cosa fa lo storico. La risposta più comprensibile è che la storia viene scritta per narrare la vita delle persone del tempo passato sulla base delle testimonianze d’oggetti e di scritti del loro tempo.
“Studi Storici Fermani” fondato da Gabriele Nepi nel 2009 presso l’Agenzia delle Entrate di Fermo tende a pubblicare i documenti scritti e le testimonianze per la storiografia. E’ utile la Guida di Fermo del Nepi stesso. Senza testimonianze documentali si crea soltanto la narrativa da romanzo. Ma vale o no questa insistenza sui documenti? Leggiamo alcuni pensieri scritti da Horst Fuhrmann che è stato presidente dei Monumenta Germaniae Historica (documenti di storia). Nel suo libro “Guida al Medioevo” 2004 p. 227 dice che esiste “il pericolo di sclerotizzarsi in un virtuosismo editoriale (che) era ed è consistente. Ogni fonte, al di là dell’edizione del suo testo, spinge a una presa di posizione ed è necessario per la sua retta comprensione considerare gli aspetti e i campi che esulano da esso: cioè quelli sociali, sociologici, teologici e altri ancora […] Più importante di un’indagine testuale, sempre rivolta ai particolari, è la consapevolezza generale che occorre prima di tutto penetrare nell’effettiva comprensione degli scritti e dei tempi. Le scoperte fondamentali non sono state fatte nell’apparato critico, ma riguardano l’individualità dei nostri antenati e dei tempi passati. Curarsi del testo corretto significa anche curarsi della giusta comprensione della tradizione studiata criticamente, e un editore di fonti deve tenere presenti e prendere in considerazione entrambi gli aspetti. Ma perché lo storico sia messo in grado di cercare la giusta interpretazione, ha bisogno della tolleranza liberale e del sostegno della società: un presupposto che non si è realizzato in tutti i tempi e in tutti i luoghi. In questo senso non c’è nessuna historia perennis determinata per così dire in modo antropologico […] nessuna eterna storia o filologia in grado di ricercare costantemente l’essenza dell’altrui umanità. Gli spazi liberi in cui queste scienze fioriscono possono andare perduti …”
Nell’esperienza del giornalista Gabriele Nepi e di alcuni storiografi Fermani possiamo notare il loro preoccuparsi dei presupposti che danno comprensione ai documenti, così Michele Catalani, Giuseppe Fracassetti, Gaetano e il fratello Raffaele De Minicis, Giuseppe Crocetti, Giovanni Settimi, Giuseppe Michetti, Giuseppe Santarelli e altri.
D’altra parte ci si può domandare se la storiografia che desideriamo veritiera ed oggettiva non venga ridotta ad un enorme groviglio di legittimazioni soggettive connesse tra di loro. E’ da rendersi conto del fatto che nel 1995 sono stati pubblicati i volumi 40, 41, 42 con titolo “Antichità Picene” di Giuseppe Colucci contenenti “Catalogus scripturarum omnium diplomatum aliarumque veterum chartarum quae in archivio (!) veteri civitatis Firmi asservantur a Michele Hubart leodiense belga concinnatus et a Josepho Nicolao Herionio cronologico ordine digestus” : perché gli storiografi da vent’anni non lo citano? Se fosse per il latino cercheremo chi traduce questo repertorio di documenti Fermani in stragrande maggioranza sconosciuti agli storici.

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