IL CRISTO FIGLIO DI DIO VIVE CON IL CORPO RISORTO SEMPRE VIVENTE E FA RISORGERE

L’ESPERIENZA DEL RISORTO NELLA PASQUA
L’esperienza del Risorto che è vivente in eterno mi è divenuta consapevole a quarant’anni nell’ascoltare la Parola e nel pregare in parrocchia durante la veglia pasquale. Prima pensavo solo al fatto che egli è morto per noi. Lui è anche risorto per noi, per me. Non pretendo avere un atteggiamento ideologico per ragionare sulle prove che il Crocifisso sia tornato a vivere. Il risorgere da morte non rientra nella nostra esperienza e non riusciamo a capacitarcene. Papa Ratzinger nel libro su Gesù di Nazareth scrive che se si trattasse di un cadavere rianimato non ci interesserebbe, come altre persone rianimate, restando mortali. Invece la vita del Risorto non è soggetta a morte: un fatto paradossale per il nostro mondo. Per di più egli ne rende partecipe tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo. Egli è pegno di nuova speranza per ogni persona, chiamandola a vivere in modo nuovo la propria piena identità, per sempre, eternamente. La domanda pungente del dover procurare le prove della sua resurrezione mi si placa e trova risposta nel considerare come il Risorto è presente, non è lontano, ma vive in mezzo a noi e accompagna ogni persona, non abbandona nessuno e guida la Chiesa. Diceva Don Silvio Ciambechini belmontese che a distruggere la Chiesa non ci sono riusciti i cardinali, i vescovi, i preti, i religiosi e i cristiani con le loro malefatte. La Chiesa è indistruttibile perché vive nel Risorto. A momenti posso sentirmi estraneo al fatto della risurrezione, senza voler mettere il dito sulle piaghe sue come ha fatto l’apostolo Tommaso che subito dopo ha proclamato vivo il Signore. Si può essere increduli per scetticismo dato che non basta vedere per credere. La fede al mistero del Risorto nasce dall’ascolto della parola liturgica. È necessario capire il compimento reale e totale delle parole scritte nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Il Risorto è il compimento della promessa divina di riscattare l’umanità dalla morte spirituale e corporale. Dalla veglia pasquale provengono anche l’invito e l’invio a testimoniare la gioia del Vivente il quale condivide totalmente la nostra esistenza e ci assicura di far risorgere anche le nostre spoglie mortali. È un gioioso invio missionario annunciante la speranza nella risurrezione. Le feste della Pasqua ci aiutano ad approfondire il senso dell’incontro con Colui che è risorto per noi e che ci risana e ci santifica con il suo Spirito. Il Risorto dona vita perché ama, libera dal male, fa emergere un mondo nuovo che trasforma il nostro mondo. ( Antimo Lorcassi )

Posted in Chiese, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , | Leave a comment

Santuario Eucaristico Mariano nella diocesi di Gitega in Burundi Africa con p. Vittorio Blasi belmontese

Il santuario della Madonna costruito con l’arcivescovo mons. Ruhuna in Burundi. Lettera di P. Vittorio Blasi (1941-2015) missionario nativo di Belmonte Piceno.
“ Carissimi, i momenti difficili sono i momenti delle svolte, dei cambiamenti di rotta per nuove e fulgide mete. L’arcivescovo di Gitega, in Burundi, ha deciso di giocare le carte della fede ed ha intrapreso la costruzione del primo santuario Eucaristico Mariano del Burundi. Siamo con lui e con Maria, la nostra grande speranza. Se sapessimo leggere i segni dei tempi, forse saremmo già nella nuova era, dello Spirito Santo. Mettiamoci con coraggio nei piccoli passi della vita rinnovata, aiutiamo soprattutto le nuove generazioni a scoprire i valori del soprannaturale. La preghiera accompagni e fortifica delle nostre azioni. Che possiate ricevere tutte le grazie che desiderate per voi, i bambini, la famiglia tutta, parenti ed amici. I potenti si confonderanno nella loro superbia e gli umili avranno la gioia di stare con la Mamma nella pace. Per la chiesa- santuario i lavori procedono bene e avremmo bisogno di un buon colpo di mano e di soldi. So che sto forzando, ma lo faccio per lei, la Madre. Ma debbo chiedere proprio per terminare il più presto possibile per darle la gioia di distribuire Grazie in abbondanza per la salvezza di molti. Risulterà una cappella bella, originale, non comune in Burundi, poi unica nel suo genere per la devozione, per l’abbondanza di grazie che riverserà su tutti. La Madonna, Madre nostra, ci proteggerà. Sarà lei a compensare tutte le spese che vi faccio fare. State sicuri. Non vi mancherà nulla. Quello che spenderete per noi, lo spendete per Lei. E sarà lei a pagare tutto.
Grazie. P. Vittorio Blasi

Posted in Chiese, DOCUMENTI, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , | Leave a comment

missionario p. Vittorio Blasi di Belmonte in Burundi perdono preghiera Madonna Pace Eucaristia

Missionario Vittorio Blasi di Belmonte Piceno 1941-2015
Lo ricordano nella sua straordinaria avventura umana a difesa dei ragazzi abbandonati, ma da lui sostentati e fatti istruire e professionalizzare. Prendiamo le notizie essenziali da un articolo edito nel giugno 1974 nella “Voce delle Marche”. Nella Repubblica africana del Burundi, nella diocesi di Bujumbura, nella missione di Matara, l’operazione “Speranza” si adegua alla situazione politica, sociale, religiosa, economica, familiare, scolastica ed umana. Non vuol essere altro che una manifestazione di amore per ogni persona umana. Ci sono stati sacerdoti che hanno perso la vita assieme con centinaia di migliaia di persone negli avvenimenti tragici delle guerre del 1972. Ora altri sacerdoti continuano ad esprimere, con segno sensibile, il progetto che vuole rendere ogni cittadino sano, istruito, cosciente, volenteroso di sviluppare sentimenti di pace, di solidarietà per rendersi degno e capace di rispondere al suo destino di infinito.
Il Foyer Sociale, la realizzazione di acquedotti con il risanamento delle sorgenti, le scuole, l’opera per alfabetizzare e professionalizzare, offrono ai giovani gli elementi necessari per rinnovare e liberare il loro ambiente, e la loro stessa vita dalle morse dell’umiliazione e della violenza. Tutta la comunità è invitata a prendere coscienza dei problemi e delle soluzioni per sentirsi libera, autentica e protesa a un futuro migliore. La liberazione dalle situazioni soffocanti è un impegno condiviso nella partecipazione del popolo. Ecco alcune riflessioni scritte da P. Vittorio Blasi in una successiva lettera. “ Carissimi, abbiamo potuto leggere i vari discorsi ed i commenti sul problema della fame nel mondo. Molti oratori che hanno partecipato alla conferenza di Roma hanno presentato progetti per un risanamento rapido degli squilibri economici provocati dalla crescita irrazionale della cosiddetta società tecnologica. Illustri personalità hanno suggerito piani di sviluppo integrale per liberare l’uomo dalla stretta della fame e della miseria ed hanno manifestato la loro preferenza per i piani di sviluppo agricolo che porterebbero al risanamento degli squilibri alimentari. I dibattiti ad alto livello ci hanno fatto sperare in iniziative concrete ed innovatrici. Ma il passare dei giorni ed il silenzio che è sopraggiunto, ci hanno fatto guardare in faccia la realtà. Non vogliamo essere del tutto pessimisti. Ci rendiamo conto che risolvere situazioni drammatiche non è facile. Certi progetti sanno di utopia o di sogno. Ma oggigiorno sembra realizzabile la stessa utopia, quindi ci può essere spazio anche per la speranza. Noi che viviamo in mezzo a queste situazioni limite sentiamo che il cammino è lungo, difficile, faticoso, a volte assurdo, o impossibile. Molti prevedono il superamento del momento difficile attraverso un rapido ammodernamento dell’agricoltura. Siamo d’accordo, forse è questa la strada che bisogna percorrere, ma diamo tempo al tempo. Qui la mancanza dell’animale da soma e la struttura collinosa del terreno impediscono l’uso della ruota; gli stessi mezzi meccanici non potrebbero raggiungere che la minima parte delle terre coltivate. (…)
In Italia l’aumento della quantità dei prodotti agricoli non solo non favorisce gli agricoltori ma ne sancisce una condanna nell’aumento dei prezzi dei prodotti industriali, mentre i prezzi dei prodotti agricoli restano sugli stessi livelli per anni e certi prodotti sono in perdita. Se questa è la situazione di un contadino in un paese cosiddetto sviluppato ed industriale, tanto peggiore è la situazione di un contadino nel nostro paese, qui in Burundi. (…)
Carissimi, sappiamo che questo nostro dopoguerra è disseminato di punti di riferimento come le conferenze con giornalisti, tecnocrati e forse alcuni politici. Ma seguendo questo cammino siamo caduti forse nella più grave crisi economica di questo secolo. Guardando questa gente, vedendo il loro lavoro, i loro campi distrutti, alcuni giorni or sono, dalla grandine, ascoltando le loro apprensioni, noi dubitiamo delle decisioni, dei consigli, delle raccomandazioni, delle emozioni che vengono presentate abbondantemente dai tecnici del mondo ricco e dai tecnici della classe dominante e militare del terzo mondo. Questa gente aspetta, ma non possiamo farla aspettare in eterno. Padre Vittorio Blasi.”
In un’altra lettera per la Pasqua del 1986 lanciava l’idea del luogo di preghiera a Gitega. E questa chiesa fu costruita realmente, come la gente sperava. Ecco lo scritto di p. Vittorio: “ Carissimi, vengo a chiedervi un gesto di solidarietà, se lo potete, date una mano a terminare la chiesa che l’arcivescovo mons. Ruhuna, sta costruendo e per la quale mi ha chiesto un aiuto. Tutti sappiamo la potenza divina della preghiera. Gesù nel Vangelo ci avverte: “Pregate incessantemente …” e ce ne ha dato l’esempio, passando notti in comunione con il Padre. L’arcivescovo è convinto delle parole di Gesù: “Bussate e vi sarà aperto …” Vuole costruire nel centro del Burundi, a Gitega, una chiesa di modeste proporzioni (m. 22 × 15) che sia un focolare incessante di preghiera. Questa chiesa sarà dedicata alla “Madre di tutti gli uomini”. Il cuore di essa sarà Gesù, vegliato e adorato nel sacramento dell’Amore.
L’arcivescovo attribuisce una grande importanza alla realizzazione di quest’opera. Egli intende dare un volto concreto alla Speranza dei Barundi che hanno sofferto e soffrono tuttora per la fede. La Speranza verrà dalla Madre che il Salvatore ha donato a noi, quando lei era sotto la croce. Il mistero pasquale di Cristo, presente tra noi nell’Eucaristia, ci accomuna alle sue sofferenze e ci dà la certezza della vittoria nell’Amore e nel Perdono che conduce alla Pace. Rivolgendovi questo invito, vi do l’opportunità di mettervi in sintonia con i fratelli Barundi che pregano e credono in un futuro di Speranza. I frutti benefici che sgorgheranno da questa fonte perenne aperta su questo popolo, ricadranno anche sui missionari e sui benefattori. Buona Pasqua. Fraternamente. Vittorio Blasi “
Successivamente, nel ferragosto, scriveva: “Carissimi, ci sono sorprese. La MAMMA ha ascoltato le sofferenze e le preghiere del suo popolo prediletto e di tutti i cristiani che hanno pregato e pianto soprattutto il giorno dell’Assunta, giorno grande per il Burundi e per i cristiani. Quest’anno è stato celebrato nel dolore più profondo e nella dignità di un popolo fiero della propria fede. Credo in questa Chiesa e nella missione che il Signore le ha affidato per la salvezza del mondo intero. La nostra cristianità del Burundi è un faro luminoso per il mondo. La Mamma ha fatto la sua scelta definitiva, ha manifestato la sua potenza. Ora sta a noi sacerdoti entrare nel profondo di questo ministero di salvezza per comunicarla al mondo.
Carissimi, la “Rosa mistica” ha avuto la sua ospitalità in Burundi nella parrocchia di Mushasha, diocesi di Gitega, a 12 km da Mumuri. La Madre del cielo e della terra, la Regina degli angeli e dei santi ci ha chiesto di costruirle un luogo per far giungere agli uomini il suo messaggio di perdono e di misericordia a nome di suo Figlio. Ebbene l’abbiamo esaudita a nome della Chiesa. Ora questa notizia possiamo gridarla sui tetti. Dio ha avuto misericordia di noi. I ciechi vedono, i malati guariscono ed i peccatori ritrovano la pace e il perdono. Il santuario sarà inaugurato solennemente assieme, insieme con alla nuova cattedrale, il giorno 8 dicembre. Questo santuario è anche Fermano, non tanto per gli aiuti che mi sono giunti, quanto per l’amore grande che ci unisce e la devozione alla ‘Madonna del Pianto’ ed all’Assunta. Mi sento tanto unito a voi in questo momento che quasi mi sembra di essere tra voi. I cieli non contano per lo spirito. La Madonna ci unisce e ci benedice.
Vi ho chiesto tanto, ma la ricompensa è tanta e la gioia è immensa. Inneggiate alla santa Croce di Belmonte . Fate una Messa speciale in suo onore. Don Peppe benedice il popolo e benedica anche me con la sacra reliquia. Celebrate una santa Messa di ringraziamento. Un’altra Messa potreste farla celebrare al santuario della ‘Madonna del Pianto’. Andate magari in pellegrinaggio di auto per ringraziarla di tutto quello che ha fatto per noi e per questa Chiesa del Burundi. Vorrei dire a tutti grazie per gli aiuti, grazie per le preghiere, grazie per la solidarietà, grazie per l’amore che ci unisce. A don Pietro Ciccioli vorrei dire tutto il mio stupore per quello che desidera fare e sta facendo per la sua parrocchia. Se avesse tempo, che venga, potrebbe trovare tanta luce e tanto slancio da questa terra benedetta. Fate tanto, fate tutto, fate con amore. Abbiamo bisogno di tutto, ma con Maria non ci mancherà niente e riceverete tanto da dover dare. Grazie.
Un abbraccio forte. P. Vittorio Blasi

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Documenti in cronologia, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , , , , , , , , , , , | Leave a comment

IL CRISTO RISORTO VIVE PER NOI COME E’ RISORTO PER NOI. Pasqua di Risurrezione

L’ESPERIENZA DEL RISORTO
L’esperienza del Risorto che è vivente in eterno mi è divenuta consapevole a quarant’anni nell’ascoltare la Parola e nel pregare in parrocchia durante la veglia pasquale. Prima pensavo solo al fatto che egli è morto per noi. Lui è anche risorto per noi, per me. Non pretendo avere un atteggiamento ideologico per ragionare sulle prove che il Crocifisso sia tornato a vivere. Il risorgere da morte non rientra nella nostra esperienza e non riusciamo a capacitarcene. Papa Ratzinger nel libro su Gesù di Nazareth scrive che se si trattasse di un cadavere rianimato non ci interesserebbe, come altre persone rianimate, restando mortali. Invece la vita del Risorto non è soggetta a morte: un fatto paradossale per il nostro mondo. Per di più egli ne rende partecipe tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo. Egli è pegno di nuova speranza per ogni persona, chiamandola a vivere in modo nuovo la propria piena identità, per sempre, eternamente. La domanda pungente del dover procurare le prove della sua resurrezione mi si placa e trova risposta nel considerare come il Risorto è presente, non è lontano, ma vive in mezzo a noi e accompagna ogni persona, non abbandona nessuno e guida la Chiesa. Diceva Don Silvio Ciambechini belmontese che a distruggere la Chiesa non ci sono riusciti i cardinali, i vescovi, i preti, i religiosi e i cristiani con le loro malefatte. La Chiesa è indistruttibile perché vive nel Risorto. A momenti posso sentirmi estraneo al fatto della risurrezione, senza voler mettere il dito sulle piaghe sue come ha fatto l’apostolo Tommaso che subito dopo ha proclamato vivo il Signore. Si può essere increduli per scetticismo dato che non basta vedere per credere. La fede al mistero del Risorto nasce dall’ascolto della parola liturgica. È necessario capire il compimento reale e totale delle parole scritte nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Il Risorto è il compimento della promessa divina di riscattare l’umanità dalla morte spirituale e corporale. Dalla veglia pasquale provengono anche l’invito e l’invio a testimoniare la gioia del Vivente il quale condivide totalmente la nostra esistenza e ci assicura di far risorgere anche le nostre spoglie mortali. È un gioioso invio missionario annunciante la speranza nella risurrezione. Le feste della Pasqua ci aiutano ad approfondire il senso dell’incontro con Colui che è risorto per noi e che ci risana e ci santifica con il suo Spirito. Il Risorto dona vita perché ama, libera dal male, fa emergere un mondo nuovo che trasforma il nostro mondo. ( Antimo Lorcassi )

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , | Leave a comment

INDICE DEI REPERTI ARCHEOLOGICI NEI LIBRI DI DALL’OSSO (1915) E DUMITRESCU (1929)

INDICE DEI REPERTI ARCHEOLOGICI DELLA NECROPOLI DI BELMONTE PICENO SEGNALATI DA:
INNOCENZO DALL’OSSO “Guida illustrata del Museo di Ancona” a. 1915 – SIGLA – DSO –
e da VLADIMIR DUMITRESCU ”L’età del ferro nel Piceno” a. 1929 – SIGLA DCU
Studio di Albino VESPRINI a Belmonte Piceno luglio 2014
Legenda: DSO = Dall’Osso numero della pagina
DCU = Dumitrescu numero della pagina
accetta in ferro DCU 36
acciarini vedi biga
alari di ferro (numero 2) DSO 110
ambra (in enorme quantità, vari oggetti) DSO 81
ambra vedi borchiette, bottoni, bulla, collana, fibule; fibuloni, idoletti, nocciolo, orecchini, ornamenti, pendagli
amuleti vedi pendagli
anelli digitali d’oro di cui uno a (molla) saltaleone e l’altro a verga piatta DSO 77
anelli DSO 49 – DCU 111
anelli vedi collane
anello a nastro in bronzo DSO 116
anello a nastro in bronzo DSO 116
anello d’oro DSO 79
anellone grosso a cilindro vuoto DSO 153
anelloni DSO 81
anelloni in bronzo DSO 42,43,65
anforette (numero 3) di bronzo per pendaglio DSO 90
anse bronzo (numerose) appartenenti a vasi di forme svariate DSO 79
anse, fra le quali prevalgono quelle coi cornetti ritorti ovvero a corna terminanti in testa di uccello schematico DSO 58, 61
antilope (fig. p.48) DSO 65
antyx vedi griglia
arieti vedi collana di anelli
armi DSO 42,43,64,70,89
armi in ferro DSO 81,87
armilla di bronzo a capi sovrapposti DSO 65,152
armilla di bronzo a quattro nodi DSO 152
armilla in bronzo DSO 66,79,81,84,88,89
armille di bronzo a nodi ed a capi sovrapposti DSO 89
armille DSO 68,81 – DCU 111
armille per lo più a verga massiccia di bronzo ovvero di lamina, con i capi sovrapposti, pure di grosso filo a più giri DSO 43,44
armilloni a ciambella piena o vuota e a nodi DSO 44 – DCU 12
asce in bronzo quali pendagli-amuleti DCU 149
ascia di pietra levigata soltanto nella metà inferiore DSO 90
ascia in ferro DSO 56 – DCU 36
ascia levigata di selce (piccola) DSO 111,112
askoi (vasi per liquidi oleosi) uno dei quali in forma di uccello DSO 58
askos (vaso per liquidi oleosi) a corpo d’uccello di bucchero a superficie lucida DSO 78
aste in ferro terminanti a punta di saetta DCU 36
aste in legno rinforzate alla punta con una sottile foglia di bronzo DCU 36
attingitoio o simpulo con manico fuso a giorno, desinente in testa di cigno e con piccola ranocchia a tutto tondo presso l’orlo DSO 75,76
attingitoio vedi simpulo
avorio vedi cavalluccio, collane, fibuloni, idoletti, manto di lana, pendagli, piastrina
bacinella di bronzo DSO 79,110
bacinelle (numero 2) DSO 76 – DCU 65
bacinelle DSO 58
bacini (grandi) ad orlo piatto con decorazioni a trecce incise DSO 57
bacini (numero 9) grandi di bronzo con orlo piatto, alcuni dei quali decorati da giri di trecce incise DSO 70
bacino grande DSO 76
balsamari (vasetti per unguenti e profumi) DSO 49
barchette DSO 58
biga del tipo greco a cassa rettangolare con anse laterali con curve come rappresentata nei vasi attici DSO 73
biga o carro da guerra (fig. p. 71) di cui si conservano: i cerchioni delle ruote in ferro, conservati in piedi con le placche in ferro per irrobustire gli otto raggi; i rivestimenti in bronzo dai mozzi; i dischi di piastre robuste di bronzo per la sala con i relativi acciarini per mantenere a posto le ruote; la copertura in lamina di bronzo del giogo (fig. p.73) che ne rende la sagoma; le tre fascette (fig. p. 72) e la boccola del timone (fig. p.74) in bronzo; i morsi in bronzo (fig. p.75) coi relativi montanti; le caviglie in ferro per congiungere il giogo al timone DSO 71,72
bipenne in ferro DSO 56,77 – DCU 37
boccola vedi biga
borchia ornamentale, chiamata bulla di ambra (fig.p.364), nel cui centro è raffigurata in bassorilievo una testa di gorgone e nella costa ricorre una filza di mascheroncini.. DSO 42
borchie vedi disco
borchiette di bronzo, di vetro, di ambra e di avorio DSO 51, vedi manto di lana
bottone (grande) di bronzo con appiccagnolo (fig. p.86) DSO 89
bottone di bronzo conico convesso con un gambo ad occhiello nell’interno DSO 63
bottoni concavi -convessi in bronzo DSO 84 – DCU 116
bottoni di ambra DCU 177
bottoni di terracotta DCU 117
bottoni vedi fibule
braccialetti a saltaleone di robusto filo di bronzo ed a laminetta trinata (a tre file parallele) DSO 44
bracciali di bronzo a nodi DCU 109,110
bucchero vedi askos
bulla v. borchia, di ambra con serie di testine femminili in bassorilievo sull’orlo ed una maschera gorgonica al centro DSO 66
bulle a sbalzo, DSO 63
bulle o borchie in bronzo DCU 146
caldaie DSO 57 – DCU 66
capanne (tracce di fondi di capanne) DCU 177
capannoni DSO 61 – DCU 21
capannoni di forma rettangolare (resti) DSO 110
capeduncole (coppa per sacrifici di terracotta con lunga ansa verticale emisferica) DSO 58 – DCU 66
carrello vedi lamina di bronzo
carri DSO 56
carro con suo arredo costituito da: un disco leggermente convesso di robusta lastra di bronzo traforato a giorno; una specie di griglia formata da due asticelle di ferro riunite da perni; due oggetti in ferro costituiti da due robuste lastre di ferro a forma di sandali. DSO 72,73
carro da guerra DSO 42,43,64,65,74,81 – DCU 12,47,48
carro da guerra vedi biga
carro a forma di, vedi incensiere
carro, molti frammenti DSO 77
catenelle di bronzo DSO 63; vedi diadema, pettorale
cavalli vedi manici
cavalluccio in avorio (fig. p.76) DSO 91
caviglia, cavicchio, vedi biga
ceramica (frammenti) dipinta DSO 111
ceramiche d’importazione DSO 61
ceramiche DSO 87
cerchi piatti di lastra di bronzo ritenuti simboli solari DSO 89
cerchielli di bronzo DSO 65
cerchioni con i relativi mozzi delle ruote di una biga DSO 67
cerchioni delle ruote della biga con i relativi mozzi in ferro DSO 79
cerchioni di ferro delle ruote della biga DSO 67
cerchioni e mozzi delle ruote dei sei carri DSO 76
cerchioni e mozzi di carro da guerra DSO 81
cerchioni e mozzi di ferro delle ruote del carro da guerra con relativi rivestimenti di lamine di bronzo DSO 65; vedi biga
chiodi di ferro DSO 111
cigno, testina vedi attingitoio
cilindretti, tubetti, vedi pendagli,
cinturone di bronzo quasi del tutto distrutto dall’ossido di cui è rimasta solo l’impronta della fascia laminata nel terreno e le fibbie DSO 110 – DCU 112
cinturoni a filo di maglia di bronzo DCU 112
cinturoni di bronzo DCU 112
cinturoni di cuoio ricoperti parzialmente o totalmente da lamine di bronzo DCU 112
ciondolo vedi pendaglio
ciotole DSO 58
ciottoloni e lastre calcaree fluviali sovrapposte senza calce DSO 61
cista cilindrica (vaso con coperchio munito di due manici) di bronzo con decorazioni di puntini a sbalzo DSO 110
cista con manico semicircolare mobile DSO 76
cista di bronzo decorata con ornati a sbalzo DSO 81 – DCU 59,64
ciste a cordoni o con zone di animali schematici a sbalzo DSO 57
cnemidi o gambali o schinieri di bronzo DSO 54,55,67 – DCU 47
cnemidi o gambalii o schinieri di bronzo con raffigurato a sbalzo il mito arcaico di Ercole che uccide il leone Nemeo(figg. pp.55 e 305) DSO 54 – DCU 47
cocchio vedi carro, dyphron
cocchio vedi dyphron
colatoio a forma di moderna caffettiera DCU 75
collana di anelli di bronzo alternati da doppi arieti DSO 78
collana di bronzo di grossi anelli alternati di doppie protomi di torello DSO 89
collana di grossi anelloni di bronzo alternati da doppie protomi di torello DSO 79
collana formata da coralli e tubetti di ambra DSO 88
collane (in gran numero ricomposte) di vaghi d’ambra DSO 65 – DCU 106
collane (numero 2) di acini, anelletti, ecc. di vetro DSO 88 – DCU 107
collane (numero 2) grandi e composte di anelloni e di grossi cerchielli di bronzo alternati da pendagli a doppio protome di toro DSO 65
collane (numero2) formate da doppie protomi taurine(teste animali in rilievo) DSO 42,43
collane di ambra (parecchie) DSO 43,80,81
collane di ambra in filze DSO 42,43
collane di bronzo composte di grani sferici alternati di pendagli e a batacchio con nodo al centro DSO 89
collane di grossi anelli DSO 81
collane, i cui vaghi sono di bronzo, di pasta vitrea, di avorio, di legno, di osso o di sughero rivestito di lamina di bronzo e di conchiglia o di terracotta a forma di bulle, di ghiande, di ambra, di perline, di tubetti, di anfore, di sferette, di conchiglie, di losanghe… DSO 41,42 – DCU 107,108
collanine semplici con vaghi di avorio, di bronzo e di pasta vitrea DSO 53
colliers (numero 2) di cui uno desinente in testa di ariete e l’altro in testa femminile schematica, con sembianza della divinità madre, Cupra DSO 41
colliers a verga massiccia con estremità a foglia di anforetta o di pigna DSO 40
colliers con estremità desinente in due cavalli marini, sormontate da due Sirene, inginocchiate e con le mani alzate, in forma di preghiera DSO 40,41
colliers per lo più a filo ritorto DSO 53
coltellaccio o largo spadone con lungo manico a verga quadrangolare massiccia DSO 76
coltelli (numero due) uno lunato – forse un rasoio – uno a lama dritta DSO 70
coltelli di bronzo o ferro DSO 67,85,110 – DCU 49,50
coltelli di selce DSO 111
coltello in ferro in frammenti DSO 152
coltello piccolo DSO 77
conchiglia cyprea rivestita da una rete di filo di bronzo ritorto a fune DSO 85,91 – DCU 146
conocchie DSO 49 – DCU 50
coppa dal corpo ovale più largo che alto con due anse cilindriche verticali DCU 84
coppa dalla forma di una odierna tazza DCU 84
coppa vedi kantaros, kycle
coppe con piede e senza anse DCU 88
coppe grandi ad alto piede DSO 58 – DCU 86
copricapo a calotta conica il lamina di bronzo DSO 89
coralli vedi collana
corazza formata da due grandi dischi di bronzo collegati con cerniere DSO 54,76 – DCU 44
corazza vedi disco
crateri pugliesi con i orifizi imbutiformi, del tipo così detto messapico DSO 61
crateri pugliesi di argilla chiara (numero 2) con decorazione in color nerastro DSO 77
creagra (= forchettone) DSO 70,81 – DCU 13
curaorecchi sormontati da figurine schematiche DSO 49
cuspide di freccia con peduncolo in selce bionda DSO 90
cuspide di lancia di bronzo a foglia di lauro DSO 85
cuspidi di lance DSO 76
cuspidi di selce DSO 111
cypree DSO 69
dado da gioco in osso con i relativi numeri da uno a sei rappresentati dai circoletti graffiti sulle facce DSO 81 – DCU 103
daghe (spade corte e larghe a due fili) DSO 54,55
dardo v. pilum
Dea Cupra vedi figurine
dente di cinghiale rivestito di filo di bronzo per pendaglio DSO 90
diadema di bronzo (fig. p.82) formato da catenelle e da più ordini di piccoli pendagli ad ascia DSO 82,83 – DCU 12
dischetti vedi ornamenti
dischi di ambra con foro al centro DSO 40
dischi di madreperla di forma ellittica DCU 118
dischi grandi, convessi o bottoni DSO 186
disco (frammenti) grande di bronzo, appartenente forse a corazza, con superficie esterna ornata presso l’orlo da borchie sferiche disposte in giro DSO 88
disco convesso di robusta lastra di bronzo traforato a giorno DSO 72
disco corazza in bronzo DSO 108-109
disco di bronzo forse appartenente a corazza la cui superficie esterna è ornata presso l’orlo da borchie disposte in giro DSO 80
disco solare DSO 72
disco vedi carro
dolio (botte) grande DSO 110
donna guidatrice di schiere DSO 64
dyphron (cocchio o carro) 73; vedi griglia
elmi di bronzo DSO 70,77,78,110 – DCU12
elmi (numero 2) di bronzo, di cui uno di tipo arcaico senza nasale e con paragnatidi aperte e diritte (parte dell’elmo che copre le guance) DSO 67
elmi (numero 4) di bronzo di cui due di tipo corinzio e due di tipo piceno DSO 75 – DCU 43
elmi fra cui l’elmo aulopida o corinzio (con fori per gli occhi e con protezione nasale), quello greco a calotta sferica o arenata, quello illirico a cappello con falde ricurve, o piatte e larghissime DSO 54,55 – DCU 38,40
Ercole figura vedi cnemidi
fedi o verghette d’oro n.3 DSO 51
fermaglio avente due file di anelli verticali attaccati in forma di 8 con in mezzo una rozza figura femminile DCU 114
fibula a foglia DCU 125
fibula grande e serpeggiante di bronzo a tre archi ciascuno dei quali sormontato da una testina di cavallo DSO 85
fibula grande in ferro DSO 152
fibule (in gran numero) di cui alcune rivestite di grosso nocciolo di ambra, altre a conchiglia vuota fiancheggiata da bottoni DSO 89
fibule (numero 4) di bronzo (fig. P.127) con arco attraversato da grossi nuclei di ambra DSO 67
fibule (numero 5) di bronzo a corpo piatto e con appendice girata ad arco che ne costruisce la staffa su un’altra fibuletta senza ardiglione con un corpo appiattito al losanga DSO 67
fibule ad arco di violino DCU 120,187
fibule Certosa e derivate DCU 188
fibule di bronzo con arco a piccola losanga sormontato e fiancheggiato da bottoni DSO 79
fibule di bronzo con arco attraversato da noccioli di ambra DSO 116
fibule di bronzo con arco attraversato da noccioli di ambra DSO 115
fibule di bronzo con nell’arco inseriti grossi nuclei di ambra DSO 47
fibule di bronzo e di ferro DSO 45,53,70,77,79,81,84,111,152 – DCU 12
fibule di bronzo o a bottoni, alcuni dei quali con anelli infissi nello spillo DSO 89
fibule fra cui due con arco serpeggiante e sormontato da protome equine DSO 64 – DCU 133
fibule in avorio DSO 65
fibulette (numero 2) simili alle precedenti congiunte da una piastrina al centro della staffa con un chiodino DSO 67
fibulette DSO 68
fibuloni in ferro con infilato nel lato centrale dell’arco un grosso nocciolo di ambra e negli altri due cerchielli od anelli di bronzo DSO 45,46
fibuloni (numero 4) (fig. p. 127) con anelli di bronzo infilati sull’arco con grande nocciolo di ambra al centro, due dei quali hanno la staffa ornata di rotelle d’avorio racchiuse tra archetti di ferro desinenti in pomello ed un’altra di tre globetti di pasta vitrea azzurra con occhielli bianchi e gialli DSO 66,67
fibuloni ad arco semplice DCU 123
fibuloni di ferro con staffa recante un’appendice dello stesso metallo in cui sono innestati anelletti di avorio ovvero delle sferette di pasta vitrea DSO 46 – DCU 147
figure muliebri vedi idoletti
figure vedi cnemidi
figurine (numero 2) intagliate in due pacchetti in avorio, rappresentanti, molto probabilmente, la Dea Cupra DSO 42
filo di maglia vedi cinturoni
filze di collane di ambra DSO 42,43
filze di pendagli d’ambra DSO 65
filze di pendaglietti con le copie di dischi di ambra con un foro al centro, usati come orecchini DSO 79
filze di perline o globetti di ambra, di sferette o di pendaglietti fusiformi DSO 42,43
foglie o lamine d’oro, forse per rivestimento DSO 51
forchettone vedi creagra
fusaiole coniche e biconiche DSO111
fusaiole di terracotta, stagno e bronzo DSO 49,116,153 – DCU 53
galletto in terracotta DSO 70
gambali in bronzo (un paio) DSO 70,81
gambali o sandali di bronzo (paia 2) DSO 77 – DCU 13
gambali vedi cnemidi
giavellotti o pili consistente in una lunga asta il disegno, foderato con la lamina o cartoccio di bronzo dalla parte della punta DSO 55-56
giavellotti o pili rotondi, quadrangolari DSO 54,55
giavellotto con lunga asta il legno, foderato con lamina o cartoccio di bronzo dalla parte della punta DSO 55, 56
giavellotto vedi pilum
globetti (filze) di ambra, di sferette o di pendaglietti fusiformi DSO 42,43
grattugia rettangolare di bronzo DSO 88
griglia formata da due asticelle di ferro riunite da perni rinvenuta davanti all’antyx (bordo anteriore del carro da guerra), che probabilmente doveva stare davanti i sopra di esso per appoggiarvi le briglie, le cui dimensioni corrispondenti alla larghezza del carro ci danno la precisa larghezza del Dyphron (cocchio o carro) DSO 72
idoletti (numero 2) di avorio(fig. p.68) raffiguranti una donna vestita di chitone (lunga tunica stretta ai fianchi)….. con due figurine muliebri ai fianchi …; la testa è ricavata da una lamine da di ambra scolpita ed incastonata nell’avorio DSO 68 – DCU 152,153
idoletto muliebre in terracotta assai arcaico DSO 69
incensiere (frammenti), di tipo villanoviano, vicino ad un piccolo carro a 4 ruote DCU 69
incensiere, vedi vaso laminato
intonaco (frammenti) impasto di argilla ben cotta del rivestimento delle capanne, con impronta di pali e graticci DSO 111
kantharoi (coppe, per bere) DSO 58 – DCU 74
kyliches (coppe da libagione) DSO 58,61
kyliches attiche (coppe da libagione,numero 2) una delle quali con scena di simposio DSO 67
lamina di bronzo (frammenti) con ornati a sbalzo e un tubetto di bronzo comparsa iconica (fig. p. 77) pertinenti al guarnimenti o della cassa del carrello DSO 75 – DCU 115
lamine o foglie d’oro, forse per rivestimento DSO 51
lance di ferro DSO 70, DSO 67,70,77,85,88
lance di forme diverse in ferro con i relativi sauroter (tallone in metallo della lancia acuminato per essere infisso a terra) talvolta rivestiti di bronzo DSO 54,55
lancia con relativo sauroter di ferro DSO 65,110
lancia di bronzo triangolare con cartoccio conico DSO 84 – DCU 33
lancia di ferro a lunga foglia DSO 65 – DCU 13,33
lancia DSO 64
lastre di ferro a forma di sandali don grossi perni di ferro disposti in giro presso l’orlo DSO 73
lebete antico vaso emisferico in genere sostenuto da un treppiede DSO 76
lebete di bronzo (grande) DSO 79
lebeti (vasi) con manico di ferro DSO 57
lekythoi (vaso dal corpo allungato con stretto collo con una ansa dall’orlo svasato usato per olii o unguenti DSO 61
lekythoi (coppe, scodelle) DSO 61
leone vedi oinochoe
leoni vedi manici
manici, alcuni dei quali terminanti in protomi (testa umana o animale in rilievo) di cavalli, di leoni, di cani DSO 58
manico del thymiaterion (=turibolo, incensiere, profumiere) (figg. pp. 59 e 95) fuso a giorno con la figurazione di due guerriglieri, che reggono due cavalli, con orlo sormontato da leoni accovacciati DSO 54
manto di lana interamente ricoperto da miriadi di bottoncini gemelli di bronzo frammisti a minuscoli anellini di pasta vitrea e di ambra lungo il bordo del manto filze di pendagli etti di ambra a forma di bulle e di sferette DSO116
manto di lana tempestato di borchiette di bronzo e di cerchielli di vetro e d’avorio DSO 52
manto o pallio di lana DSO 52
maschera vedi bulla
mazze di bronzo o ferro (sferiche o ovoidali) DSO 54,55,64,67,70,77,81,85,88 – DCU 38
montanti di morsi in ferro (numero 4) DSO 77
morsi equini in ferro di forma circolare (numero 2) DSO 77 – DCU 52
morsi vedi biga
mozzi del carro da guerra DSO 81
mozzi e cerchioni delle ruote di 6 carri DSO 76
mozzi vedi biga
noccioli (grossi) per fibule di bronzo DSO 81
noccioli di ambra (grossi) per fibule DSO 79
noccioli grossi di ambra per fibule in bronzo DSO 89
nocciolo di ambra di fibula, grosso, con le due estremità a testa leonina DSO 65
nocciolo di fibula con le due estremità a testa leonina DSO 65
obola (spiedi) DSO 53
oggetti d’argento per lo più in frammenti non identificabili DSO 51
oggetti di ambra disposti a forma di collane DSO 79
oggetti di ornamento in avorio rappresentanti figure di leoni e di animali fantastici DSO 81
oggetti di selce DSO 112
oggetti di suppellettile DSO 35
oggetti in ferro DSO 81
oggetti litici DSO 87 vedi selce
oggetti vari per la cura del corpo DSO 49
oggetto singolare di bronzo(fig. p.101) formato da un cilindro vuoto, entro cui doveva passare un’asta di legno come, risulta dai chiodini in esso conservati, terminante superiormente in due dischi il lamina DSO 68
oinochoe (boccale) DSO 57,58 – DCU 73
oinochoe (grande) con manico con le estremità superiore desinente in protome di leone e nei quattro bracci in protome di cane DSO 75 – DCU 74
olla grezza in frammenti fittili DSO 152
olle di argilla (grandi ed in numero di 2) DSO 71
ollette (recipiente per lo più di terracotta) biconiche con anse a bugna DSO 58 – DCU 90
olpai (vasi panciuti con una sola ansa e collo stretto) DSO 58 – DCU
orecchini a disco di ambra DSO 89
orecchini costituiti per lo più da due o tre paia di dischi o rotelle di ambra DSO 40
orecchini di ambra (2 paia) forati in testa col filo di bronzo che serviva per appenderli DSO 81 – DCU 103
ornamenti d’avorio (diversi) a forma di dischi infilati in perni di ferro in forma di cono tronco o a ciambella DSO 79
ornamenti di ambra fra cui due fibule o pendagli raffiguranti uno leone in atto di sbranare un caprone che tiene fra le zampe (fig. p.70) e l’altro ugualmente un leone che addenta una antilope DSO 65
ornamenti metallici applicati alle vesti consistenti in borchiette, anelli e bottoni di ambra, in dischetti di piombo a forma di rosetta ecc. DSO 52
oro vedi anello, lamine o foglie, verghette
paletta di bronzo DSO 66
palettine DSO 49 – DCU 50
pallio o manto di lana DSO 52
pallio vedi manto
paragnatidi (copriguance) vedi elmi
patera di lamina d’argento accartocciata, con il fondo decorato da un giro di palmette con rosetta al centro dorata e decorata esternamente da animali graffiti DSO 51
patere (basse ciotole o tazze prive di manici) grandi e baccellate DSO 58
pendagli (gruppo) a figura femminile schematica DSO 78
pendagli a cilindretto vuoto DSO 81
pendagli a tubetti spiraliformi DSO 152
pendagli a tubetto spiraliformi e desinenti in pometto DSO 89
pendagli amuleti a forma di animali DCU 150
pendagli amuleti formati da denti di cinghiale DCU 151
pendagli di ambra con figure di animali di tipo orientalizzante in bassorilievo di cui il gruppo di un leone che addenta un’antilope (fig. p.48) e di un leone che sbrana un montone (fig. p.70) DSO 47,48,65
pendagli di ambra per le vesti DSO 79
pendagli di ambra per rivestimento di dischi di fibule DSO 80
pendagli di avorio formati da lastrine rettangolari in cui è raffigurata, in bassorilievo, una donna alata… DSO 48, 50
pendagli di avorio per lo più in forma di grossa rotella o di dischi, con figure in bassorilievo di animali … DSO 48
pendagli di avorio rappresentanti animali DCU 151
pendagli di bronzo (gruppo svariatissimo) di cui quattro a grosso batacchio con nodo mediano e desinenze ghiandiformi, altri a forma di frecce… DSO 89 – DCU 145
pendagli di bronzo a bulla, a bisaccia, a verga con nodo meridiano DSO 89
pendagli di bronzo a cilindretti vuoti DSO 89,90
pendagli di bronzo a doppio protome di toro DSO 65
pendagli di bronzo a tubetti spiraliformi e desinenti in pometto DSO 89 – DCU 143,145
pendagli di bronzo di forme diverse DSO 42,43,47,87,88 – DCU 155
pendagli fra cui uno di bronzo a zampa leonina, decorato di sei teste di leone intagliate in avorio (fig. p. 50) DSO 65
pendagli in filze di ambra DSO 65
pendagli in serie tubetti spiraliformi DSO 152
pendagli od ornamenti di fibule in avorio fra cui uno a forma di disco ornato di un rosone intagliato ed altri due pur di leoni accoppiati, uno dei quali retrospiciente DSO 65
pendaglietti (numero 2) di avorio di cui uno rappresentante una sfinge alata e l’altro di forma discoidale, con testa gorgonica DSO 48, 50
pendaglietti vari in bronzo DSO 84
pendaglietto di ambra raffigurante una scimmietta accovacciata (fig. p.364) DSO 48
pendaglio con una sola tibia di capra DSO 81
pendaglio di argento a forma di segmento lunare, sorretto da una serie di fili d’argento DSO 51
pendaglio di bronzo costituito da due anelli legati fra loro ad uno dei quali sono infilati quattro pendaglietti a forma di batacchi di campana DSO 77
pendaglio discoidale di piastrina di avorio con un mascherone gorgonico in bassorilievo DSO 68
pendaglio in argento di forma quasi ellittica sorretto da una serie di più fili d’argento DSO 80
pendaglio singolare formato da una serie di tibie di capra…. DSO 50
pendaglio vedi anforette
pendaglio vedi dente
perline o globetti (filze) di ambra, di sferette o di pendaglietti fusiformi DSO 42,43
pettorale di bronzo formato da una lastra semicircolare, lavorata a giorno… serie di catenelle a doppia maglia, terminanti in ciondolo, forma di cuspidi di lancia, in ferro DSO 88 – DCU 136
pettorale formato da una piastra di bronzo a sezione di campana con superficie ornata di bulle a sbalzo e dal cui margine inferiore pendono una serie di catenelle terminanti sferette di bronzo DSO 63 – DCU 140
pettorali DSO 41
pettorali formati per lo più da placche rettangolari o trapezoidali di bronzo decorate da borchie a sbalzo, più raramente in forma umana schematica, dalla base delle quali pendono numerose catenelle di bronzo, di ferro … A queste catenelle sono appesi altri pendagli di specie diversa ed ai capi di ciascuna sono attaccati dei pendagli più grossi … DSO 43,44
piastrina di avorio lavorata a bassorilievo e rappresentante una sfinge alata affrontata ad un albero DSO 90
piattelli (frammenti) DSO 111
piattelli con le forme e gli ornati propri della ceramica italiota del IV e III sec. a.c. DSO 112
piatto concavo (grande) con gli avanzi del pasto funebre (silicernium) DSO 71
piccoli bronzi ornamentali DSO 87
pilum (dardo) di ferro DSO 67
pilum (dardo) quadrangolare di ferro con un cartoccio di rame per introdurvi l’asta di legno DSO 65,66
piramidette o pesi da telaio DSO 111
pomo di mazza di ferro DSO 66,70,77 – DCU 12
profumi vedi balsamari
protome vedi collana
protome vedi oinochoe
protomi vedi manici
pugnale con fodero di ferro DSO 70 – DCU 12
pugnale di ferro DSO 54,55,77,85,110
rasoi lunati di bronzo (numero 3) con manichetto fuso desinente in occhiello DSO 85
rasoi lunati in bronzo e in ferro DSO 56
rasoio lunato di bronzo DSO 89 – DCU 156
rasoio semilunato in bronzo DSO 84
rivestimento di fibule DSO 80
rocchetti in terracotta DSO 152
rotelle di ambra con foro al centro DSO 40
ruota in ferro, parte superiore (Tomba del Duce) DSO 36
ruota solare DSO 72
ruote del carro e altri accessori DSO 77
ruote di un carrello DSO 74
saltaleone vedi anelli digitali
sandali (frammenti) in ferro DSO 71
sandali di ferro (numero 2) DSO 77
sandali frammentati in ferro (numero 2) DSO 71
sandali in ferro (frammenti )DSO 71
sandali, rivestitura esterna consistente in lamine in bronzo con i relativi chiodetti DSO 84
sauroter vedi lancia
scarabei DSO 49
scheletri in posizione rannicchiata di donna, di uomo, di giovanetto e di bambino DSO 152
scheletri umani con armi di ferro ed oggetti di ornamento in bronzo e in ambra DSO35
scheletro con il petto letteralmente guarnito da una rete di fibule di ferro DSO 53
scheletro di donna rannicchiata rivestito dal capo alla cintura da un manto di lana, ricoperto da miriadi di bottoncini gemelli di bronzo frammisti a minuscoli anellini di pasta vitrea e di ambra DSO 115
scheletro DSO 110
scheletro in posizione rannicchiata DSO 63,70,115
schinieri in bronzo (due paia) nel cui ginocchiale e raffigurato Ercole che uccide il leone Nemeo (figg. pp. 55 e 305) DSO 75
schinieri vedi cnemidi
schiphoi (vaso tronco-conico, provvisto di due anse orizzontali all’altezza dell’orlo) DSO 58,111
selce vedi cuspide
selce vedi ascia levigata
selce vedi coltello
selce vedi oggetti
sferette di bronzo DSO 63
sfinge figura vedi piastrina
simpulo o attingitoio con manico fuso a giorno desinente in testa di cigno e con piccola ranocchia a tutto tondo presso l’orlo DSO 75,76
simpulo vedi attingitoio
situle (numero 2) cilindriche di bronzo con ornato a sbalzo con doppie anse girevoli DSO 67
situle (vasi a forma di tronco cono) minuscole DSO 58 – DCU 56
situle (vasi a forma di tronco di cono) DSO 57
skyphoi (frammenti)DSO 111
spada di bronzo di tipo miceneo DSO 89
spada vedi coltellaccio
spade (numero 2) di ferro DSO 67
spade di ferro DSO 85,77,88
spiedi vedi obola
spiedi( o obola) di ferro DSO 53,70,71,110 – DCU 38
spilloni in bronzo per capelli o vestiti DSO 49 – DCU 118
statuette di sfingi in frammenti (fig. p. 81) e di animali in avorio DSO 91
statuette di terracotta rappresentanti un idoletto femminile DCU 159,165
stele epigrafica conservata al Museo di Bologna DSO 69 – DCU 20
Stele in calco in gesso (originale presso museo di Bologna) DSO 69
stoffa (frammenti) DCU 102
tazza d’argento DSO 68
tazze con o senza piede DSO 58
thymiaterion vedi manico
tibia di capra con decorazione di circoli di concentrici incisi, usata come pendaglio DSO 91
tibia di capretto con la superficie superiore ricoperta di circoletti incisi con punto al centro DSO 111
tibie di capra (n. 15) con un foro in testa (forse attraversate da un filo come collana) DSO 80
torques (in gran numero) di bronzo a desinenza piriforme (a forma di pera) DSO 88, 89
torques (numero 2) con bulle DSO 68
torques (numero 2) di bronzo di cui uno con estremità piriformi e l’altro con due immagini di Sirene a tutto tondo con le mani alzate, collocate presso le due estremità terminanti in due cavalli marini (fig. p.40) DSO 77, 78
torques (numero 2) di bronzo uno dei quali con bulle lungo tutta la verga DSO 66
torques a tortiglione, filiformi, o tubolari, grosse DCU 104,105
torques con estremità terminante in una specie di zampa leonina DSO 64,65
torques di bronzo a verga rotonda con le due estremità ripiegate e desinenti in protome di torello DSO 63
torques di bronzo con bulle DSO 89
torques di bronzo con ornati a nodi DSO 89
torques di bronzo DSO 79,89
torques in bronzo (fig.p.90) con le due estremità ripiegate in fuori e desinenti in due sferette che recano incisi, in maniera assai schematica, i lineamenti di un volto muliebre DSO 91
trecce incise vedi bacini
treppiede di bronzo a zampa di cavallo DSO 79 – DCU 71
treppiede di candelabro in bronzo con piedi in forma di zampa leonina DCU 72
treppiede vedi lebete
treppiedi (frammenti) in ferro DSO 70,71
treppiedi in ferro (frammenti) DSO 70,71
tubetti vedi pendagli
tubetto di bronzo con base conica a guarnimento della cassa del carro da guerra DSO 75
tunica (grossa) o saio di lana DSO 53
uccello a forma vedi vaso
uccello vedi askoi
unguenti vedi balsamari
vaghi di ambra DSO 65
vasettini di impasto grossolano e di bronzo DSO 71
vasi (avanzi) DSO 111,112,116
vasi (frammenti) iconici con ornati impressi di stile geometrico DSO 111
vasi (grandi) di bronzo DSO 57 – DCU 67
vasi (pezzi) grossolani di impasto nerastro o di bucchero DSO 111
vasi (piccoli) di bronzo DSO 58
vasi arcaici greci DSO 57
vasi assai rozzi per la forma e per l’impasto DSO 63
vasi corinzi DCU 187
vasi di argilla dipinti a decorazione geometrica DSO 58
vasi di bronzo ad anse semicircolari mobili DSO 71 – DCU 13
vasi di bronzo di forma greca DCU 73
vasi di bucchero DCU 188
vasi di bucchero, impasto nerastro o di argilla rossastra, di terracotta DSO 58,111 – DCU 77
vasi pugliesi DCU 187
vasi, resti di impasto ordinario DSO 110
vaso (grande) di bronzo al corpo sferico, larga bocca ed alto piede conico DSO 67 – DCU 68
vaso col corpo in forma di uccello, con piede bassissimo da coppa e con manico semicircolare nella parte superiore DCU 95
vaso con manico somigliante ad una figurina di cavallo con cavaliere DCU 96
vaso di bronzo di cui si conserva il fondo DSO 68
vaso di impasto grossolano con bocca imbutiforme e con anse verticali biforcate nell’attacco al corpo e desinenti sopra l’orlo in protome di uccello DSO 78
vaso di terracotta globulare, biansato con decorazioni geometriche in rilievo a fasce orizzontali DSO 65
vaso laminato in bronzo, probabilmente un incensiere (thymiaterion), di cui restano le due appliques (figg. pp. 59 e 95), che ne ornavano le spalle, lavorate a giorno raffiguranti due guerriglieri che tengono per il cimiero due cavalli, e due anse a doppio protome equine, impostate sul ventre al di sotto delle due appliques DSO 74,75 – DCU 70
verghette o fedi d’oro, n.3 DSO 51
vertebre di pesce (alcune) usate come ferma giuoco DSO 81
vesti (resti) con relative guarnizioni, frammenti di stoffa con attaccate miriadi di borchiette di bronzo, di vetro, di ambra, d’avorio, in maggior parte appartenenti al manto o pallio DSO 51
vestiti maschili consistenti in una grossa tunica o saio di lana con applicati ornamenti quali fibule di bronzo e di pasta vitrea, colliers in filo ritorto DSO 53
vetro vedi borchiette
vetro, pasta vitrea vedi fibuloni
vetro, pasta vitrea vedi manto di lana
+*+*+*+ Vesprini Albino

ORNAMENTO alle persone: amuleto, anello, armilla, bottone, borchia, bracciale, catenella, cintura, ciondolo, collana, diadema, fermaglio, fibula, manto, orecchino, pendaglio, sandalo, torques, tunica, vesti.
CAPANNA: alari, attingitoio, bacinella, canestro, colatoio, coltello, coppa, creagra, grattugia, idolo, incensiere, paletta, rasoio, spiedo, treppiede, veste
LAVORO: accetta, ascia, bipenne, cocchio, fusaiole, giogo, palette, rasoio
METALLURGIA: armi, biga, borchia, carrello, cerchione, corazza, cuspide, disco, elmo, gambali, giavellotto, lancia, mozzo, paragnatidi, pilum, schinieri, spada
VASI: ceramica, bucchero, terracotta: anfora, balsamario, capeduncola, cratere, askos, dyphron, lebete, lekythos, kantaros, kyliche, oinochoe, olpa, patera, skiphos, tazza.

Posted in DOCUMENTI, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , | Leave a comment

GIORNATA DELLE MEMORIE DELLE ETNIE SENZA DISCRIMINARE CON ARROGANZA

GIORNO DELLA MEMORIA E DELLE MEMORIE DI MOLTE ETNIE. Il ricordare serve all’umanità, come si legge in un articolo sul Rwanda di p. Uwineza Marcel, nel quaderno 4004 di “Civiltà Cattolica” anno 2017 (pp. 172ss). Che uso fare del giorno delle memorie? Serve a decidere il futuro con imperativi spirituali di bene, non di male.
= ANDARE AVANTI SENZA IDEOLOGIE OPPRESSIVE, stabilendo forti legami tra ricordi e verità, perché le memorie selettive avvelenano il futuro.
= MANTENERE OGGI CIO’ CHE PIU’ AIUTA TUTTI: la dignità della persona umana nel rispettare e nell’amare il prossimo, perfino quando dimostra di essere un nemico.
= NON CEDERE ALLE SOFFERENZE INSENSATE, ma mantenere ferma fiducia che il bene vince sul male.
= RICONOSCERCI CON UMILTA’ ammettendo che tutti cadiamo e abbiamo bisogno di perdono.
= VOLERE LA SINCERA IDENTITA’ senza presunzione su tutto quanto è stato fatto da noi e da altri a noi.
In sintesi: “ la memoria della sofferenza conduce alla solidarietà.”

Posted in ALTRO, DOCUMENTI, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , , , | Leave a comment

La riconciliazione, sacramento cristiano con la confessione segreta. Papa Leone Magno sapiente nella salvezza delle anime.

PENITENZIALI. La pratica della confessione sacramentale segreta.
Il papa Leone Magno il 6 marzo 459 scrive ai vescovi costituiti nella Campania, nel Sannio e nel Piceno per ribadire la necessità della confessione fatta all’orecchio del ministro del sacramento della Penitenza e con segretezza. (Patrologia latina 54, lettera CLXVIII pp. 1209- 1211)
Un abuso individuato da papa Leone nel territorio delle diocesi del Piceni è stato quello che riguarda il sacramento della penitenza. Il papa dichiara di esserne venuto a conoscenza da poco tempo (nuper). Alcuni vescovi, per eccessivo zelo, tra le varie opere di soddisfazione, chiedevano ai penitenti anche la pubblicazione dei peccati. Il papa non è d’accordo perché – scrive – «è sufficiente che i reati delle coscienze siano indicati ai soli sacerdoti nella confessione segreta». < Leone vuole che sia «rimossa questa improbabile consuetudine» affinché molti non si allontanino dai benefici del sacramento della penitenza o per vergogna, o per paura che i loro peccati siano rivelati ai loro nemici, subendo un serio danno. Conclude il papa, con grande sapienza pastorale che è sufficiente quella confessione che prima si fa a Dio e poi al sacerdote. (SANTARELLI, Giuseppe. Le origini del Cristianesimo nelle Marche. Loreto 2009, p. 113)

Posted in Chiese, DOCUMENTI, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , | Leave a comment

NEL TERREMOTO CON SPIRITO UMANO E CRISTIANO a dare lavoro ai disoccupati

Ai terremotati DARE LAVORO e liberare la pratica cristiana
Carlo Tomassini
Di per sé non è il terremoto la peggiore molestia per le persone costretta a sfollare dalle macerie delle abitazioni, perché è peggiore la molestia velenosa dello scoraggiamento. Se vi si aggiungesse la separatezza tra i volontari e tra gli operatori ufficiali, la situazione diverrebbe insopportabile. E’ naturalmente spontaneo scoraggiarsi quando gli aiuti chiesti e sperati o promessi non hanno efficacia, o sono tanto deludenti da sentirsi abbandonati. Un elicottero vola a prelevare chi fa lo sciatore e lo solleva. Non solleva i terremotati.
L’umile vicinanza servizievole e silenziosa fa condividere anche la solitudine interiore e l’isolamento sociale. Tra i preti c’è stata solidarietà perché quelli dei paesi svantaggiati d’altura sono ospitati nelle canoniche indenni di pianura, ad esempio presso il fiume Tenna. Le forme procedurali di gestione e di sicurezza non rendono meno preoccupati. Le persone maggiormente problematizzate sono quelle che per l’età avanzata e problemi di salute sono disabili. Per loro servono strutture e personale qualificato nell’aiuto specifico. La Comunità di Capodarco muove i collaboratori. Ad esempio, risolvono i bisogni immediati i medicinali prescritti dai medici. Di fatto è la fede il più grande movimento che ispira e regge l’unione morale delle comunità locali, per una “legge comune” che cristianamente non ha mai cessato a dare i migliori risultati. Chi ignora la fede comune disgrega il vincolo comunitario e non vuol valorizzare i vincoli famigliari che furono creati cristianamente.
L’emigrare è stato sempre un fenomeno penoso. Dopo la seconda guerra mondiale non meno di 150 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case per cercare alloggio altrove ed, oggi, altri ancora seguitano a farlo nei luoghi di guerra e di morte per fame. Necessariamente cercano nuove possibilità di lavoro e di vita. Il popolo cristiano è ispirato dalla Caritas a proteggere, assistere e condividere le situazioni difficili, con la preghiera, con la sensibilità ai problemi emergenti e con la disponibilità ad accogliere. Papa Francesco sin dalla mattinata del 24 agosto ha praticato e raccomandato la preghiera per condividere la consolazione degli addolorati perché Gesù si è sempre commosso di fronte al dolore.
Il senso di umanità, la fede cristiana chiamano alla sensibilità, al dialogo, all’aiuto dato a chi non può ricambiare l’aiuto. Gesù, da bambino, insieme con i genitori, per necessità di sopravvivenza, furono profughi in terra straniera, in Egitto. Poi, durante i suoi viaggi apostolici, chiedeva e riceveva ospitalità, ma si trovava anche di fronte all’ostilità di molti, fino alla Croce.
Per chi non ha più la sua abitazione e il suo lavoro è importante l’opera umana di riattivazione sociale ed economica che faciliti il riassorbimento dei traumi ed il rilancio dell’occupazione crea vitalità. Un dovere richiamato all’attenzione delle persone dal santo papa Giovanni XXIII impegna chi ha denaro a dare lavoro. Dovere sacrosanto dei cristiani e dei cittadini.
I sindaci dei comuni disastrati hanno ripetuto anche nelle trasmissioni televisive che sono paralizzati dalla burocrazia. Le soluzioni imposte come procedure non stanno rispondendo alle domande dei senzatetto rimasti emarginati nelle attività produttive. Non è : “Mangia e zitto!”

Posted in LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , | Leave a comment

Sani Maria Eletta monastero Falerone lettera cc. 240- 241

Sani Suor Maria Eletta cc. 240-241
< 25 febbraio \ Viva Gesù e Maria. A gloria di voi, mio Dio, Incomincio a scrivere e per obbedienza al vostro>
Ministro. La mattina del 5 del corrente mese, mi accadde che stavo nella camera, prima che avesse suonato il segno dell’andare all’orazione in comune. Io non so come fosse perché a me parve di andare insieme con le monache verso il coro per recitare l’ufficio. Vidi un mostro serpente che stava con la bocca aperta alla porta del coro e quando le monache entravano in coro, dalle persone cadevano certe palle. E quel serpente se le inghiottiva. In quel punto capivo che quelle palle erano difetti che le monache commettevano per andare a recitare l’ufficio: chi mormorava, chi la sagrestana aveva suonato troppo presto, chi con accidia, chi con poca volontà, con tedio. Io vedevo il tutto, ma le monache non vedevano niente. Entrate che furono tutte le monache, già incominciava l’ufficio. Ed il serpente entrò per la stessa porta del coro e per tutte le monache, ad una ad una ci raccoglieva le imperfezioni e i difetti che si commettevano nel recitare l’ufficio. Quando fu vicino a me, ebbi lume come l’amor proprio mi aveva ingannato. Vidi i tanti difetti che io avevo commesso nel recitare l’ufficio: tante distrazioni e dissipamento, tanta trascurataggine di non esser andata subito al tocco del campanello. Se mi trattenevo, dicevo: “ Oh, adesso non ho l’obbligo come le professe! ” Così mi lusingavo. Ma dopo di quella mattina, mai più, per quanto posso, ho usato negligenza. Il serpente, fatta la raccolta dei difetti, ne fece una bisaccia e poi se la mise sopra la schiena e disparve. Io, dalla paura tremavo e dissi forte, con la voce, senza che io mi accorgessi, invocai i nomi SS.mi e chiamavo la Madre Badessa che con l’acqua benedetta facesse il comandò al serpente infernale acciò fuggisse. La Maestra passata che stava vicino a me, mi chiamò e disse che aveva inteso molte parole che io avevo dette. Io conferii con il Confessore e … mi approvò che io lo dicessi in ricreazione, come per sogno. Così mi comportai, dicendo: “ Ai sogni non si deve dare fede”. E lo raccontai alle monache. Loro così lo appresero per sogno, ma fece tanta impressione che, spaventate del serpente, come sentono il campaneIlo, corrono in fuga in coro. A me parve cosa e lume di Dio, perché per me è servito di lume e ne piansi le mie mancanze e difetti. Il nemico, poche notti dopo mi fece il terremoto sul letto. Già mi credevo che fosse il terremoto: più lungo di un quarto. Chiamai la monaca vicino, se m(ai) sentiva il terremoto. E lei subito mi disse: “Non temete che il demonio vi vuole spaventare”. Siccome di questo io ne tremo, la mia debolezza sempre (è) spaventata dal terremoto, anche quando stavo nel secolo. Questo terremoto l’ha fatto più volte, però solo nella camera dove sto io. E lo sentiva anche la Maestra di quando ero educanda, perché la medesima risiede a dormire nella medesima camera. Fu detto alle monache se nessuna aveva inteso il terremoto, e tutte dissero di no, ché molte monache stavano sveglie, che non (c’)era stato di certo. Il Confessore mi dice che è il demonio per impaurirmi, e con queste paure mi farà male. Una monaca mi disse che raccomandassi al Signore certi parenti, che stanno in Roma. Non mancai di pregare il Signore per queste creature; ma mentre facevo orazione Iddio mi fece capire che la sua giustizia stava adirata contro la Città di Roma e che non passerà gran tempo che le vuole mandare il flagello, onde orazione per placare la sua Giustizia, acciò liberi quel popolo dal flagello. Un’altra notte mentre mi raccomandavo al Signore, vidi il demonio che carregghiava <=trasportava> le anime all’inferno, ed erano religiosi e religiose. Durò tanto tempo come se fosse stato un facchino che di continuo … … davanti all’Inferno. Ohimè! Mi servì di spavento perché vedevo che anche le religiose si dannano. La notte dell’11 il Signore si compiacque che io patissi molti dolori, non solo nell’interno, ma anche nell’umanità. Iddio mi fece intendere come (in) quella stessa ora un religioso, frate di san Francesco, commetteva molti peccati ed un omicidio. Ohimè! la gran pena che al mio spirito fu! solo Dio lo sa. Ed accadde che voleva uccidere più di una persona e tra le altre una giovanotta. La mattina fu saputo per il paese che un frate di san Francesco aveva tirata una pistolata ad una giovanetta e che la notte fu comunicata la povera giovane. Insomma il caso è accaduto ed il frate è stato preso, benché era fuggito. Ed ora sta in carcere e la giovane morirà perché le palla gli è entrata nell’inter(no): cosa veramente degna di piangere. Peccati, sopra peccati, disgrazie per quella povera giovane e la madre non ha altra figlia che quella
di ottimi costumi.
Circa poi di quello che mi … V(ostra) R(everenza) del mangiare: sempre e tanto io mangio e provo la carne, ma lo stomaco non la vuole, sempre con una indigestione. Ho fatto il precetto condizionato come mi scrive V(ostra) R(everenza) (e) il disturbo esterno poco si conosce, mi (di)sturba lo stomaco e mi fa impallidire nel viso. Ma questo poco importa. Io seguito a fare l’obbedienza sin tanto che Dio lo vuole. Io, dalla novena della Purificazione in qua … patisco gran dolori come gli accennai, ma nel cuore è di continuo che, più volte, quasi sono restata mezza morta. Le monache mi vedono che io sto mal ridotta e ho perso il colore in faccia. Già mi voleva portare dal medico. Io dissi, in segreto, alla Badessa: ” Il mio male non è niente, ma è croce che il Signore mi vuole dare”. La Badessa si quietò, ma le monache con la Maestra delle novizie hanno importunato la Madre Badessa che mi facesse andare dal medico, che io dovevo ubbidire perché loro non mi volevano vedere morire in piedi. Alla fine mi è convento andare dal medico che mi vide sbattuta e subito mi ordinò varie cose e che poi mi avrebbe cavato sangue. La sera obbedii all’in.
(La)mattina mi raccomandai al Confessore ché lui sa (il mio) male e che perciò mi aiutasse. Lui ha pensato (a ri)mediare, giacché le monache non si vogliono quietare, … disse una parola al medico che non mi ordinasse (nien)te, perché i rimedi umani li ha veduti, che ogni volta mi hanno fatto maggior male, e perciò questa era una croce che Dio mi voleva dare e con questo si (sono quie)tate tutte. Bensì si passano delle croci ed io ne vado di mezzo. (Sia) benedetto Dio. La prego di riverirmi la Angiolina con pregarla che preghi il Signore per la nostra lite, perché si sta con gran timore e se si perde il monastero, e sto per carità: se il Signore gli dà qualche lume, me lo scriva che io gli prometto la segretezza.
Io feci sentire la sua Lettera al Confessore e mi impone che lo riverisce. Circa dello scrivere alla Baldinucci, non ne scrivo, né bene, né mai; alla contessa, di rado gli scrivo e mi porto in maniera che di me stessa non scrivo cosa veruna e nemmeno ad altri, perché non ho tempo. Scrivo qualche volta al P. Eusebio, in qualche occasione necessaria, ma non cose di anima. Ho pregato Gesù che mi desse lume, se era volontà sua che io faccia questa astinenza, che i cibi così mi fanno male, di carne. E ogni volta che mangio la carne, sempre sto più male di stomaco. Ma Dio mi fece capire che sia volere suo che io non mangi carne. Ogni volta mi ci sento una quiete interna. Se poi mangio la carne, mi pare di disgustare Dio e di dare qualche gusto alla gola, benché dopo lo pago con gran dolore di stomaco. Ma mi quieto perché f(acci)o l’obbedienza. Lo dissi al Confessore e lui mi disse: “Scrivetelo al P. Aloisi perché lui si muoverebbe a compassione”. La Maestra che dorme nella (mia camera) e mi sente che la notte travaglio, mi impone che scriva a V. R. e prenda questa licenza di stare qualche notte di non andare a letto perché mi sente che io peno assai. In questo mi rimetto al suo comando.
Più volte Dio mi usa misericordia nella Comunione di ristorare l’afflitto mio spirito con la sua reale presenza, in un modo come se il sole entrasse nel mio petto e qualche volta gli richiedo che mi trasformi tutta in lui e che mi dia forza di soffrire, ma che tocchi il mio cuore tanto addolorato e mi sento come raddolcire il dolore nel cuore. Circa della purga di spirito, sempre mi pare che cresca perché nel fare orazione mi trovo talmente lontana da Dio e nelle tenebre di me medesima che più volte mi trovo come perduta o . Non so come spiegarlo, perché mi trovo sola nell’essere di me stessa. Vado cercando Dio perché temo di averlo perduto. Ma di questa sorte di cose, solo a voce si potrebbe capire perché (in) quante sorti e in quanti modi si trova lo spirito: mi trovo con una somma afflizione interna. Io vado crescendo in difetti e imperfezioni, iniquità. Richiedo la sua santa Benedizione e preghi il Signore che i converta a lui perché temo di non divenire un Giuda, discepolo di Gesù traditore. Richiedo se può la risposta presto perché mi pare di vivere ingannata.
/ Ceralacca ed indirizzo / Al molto rev.do Padre sig. padrone colen.mo – Il P. Giacinto Aloisi della Compagnia di Gesù – Perugia per Città San Sepolcro.

Posted in Chiese, DOCUMENTI, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , , , , , , , | Leave a comment

Maria Eletta Sani lettera cc. 235- 236 Falerone monastero

SANI Suor Maria Eletta cc. 235-236(foglietto) – 237
Viva Gesù e Maria
A gloria di voi, mio Dio, incomincio a scrivere e per obbedienza del vostro Ministro. Non mancai di leggere la sua lettera al Confessore, dove lei mi impose che lo riverissi da parte sua e che lo ringraziava, mi fece il comando dell’obbedienza; ma che pregassi il Signore che se lui voleva questo mio patire per mangiare che io glielo offrissi, e che facessi quello che potevo perché lui non intendeva di farmi forza …. tanto che poi dovermi fare male, perché lui restava capace che quando uno stomaco indebolito e per tanti anni avvezzato e assuefatto ai cibi non di sostanza e pochi, è difficile a poterlo rinnovare e perciò mi comandò che assaggiassi un pochino di tutto, ma non intendeva che io ne mangiassi per farmi male, come mi accadde. Perché ne mangi poco, peno per la digestione che non posso digerire e Dio solo sa quello che ci patisco. Sia fatta la divina volontà. Non manca il nemico di molestarmi, ora con suggestioni interne di farmi dubitare che non sia stata volontà di Dio, che io mi sia fatta religiosa per le mie incapacità e ignoranza e vita imperfetta e mali costumi, incapacità perfezione. In questo però è tutta verità, perché per verità io mi riconosco di non essere capace, e né di abilità e né di virtù che deve regnare in una sposa di Gesù Cristo. Ohimè, alle volte mi pare di tremare di spavento perché mi apparisce che il mio vivere e fine della vita sia da disperata e morire impenitente e benché mi aiuti di pensare alla bontà e misericordia di Dio, pure mi sento che tanto più una ha ricevuto grazie e misericordie da Dio quando non se ne approfitta, la divina e giusta giustizia fa vendetta e da me stessa mi condanno. Poche notti fa mi assalì il nemico per strozzarmi alla gola. Subito invocai i Ss.mi nomi di Gesù e di Maria e fuggì. Questa setti mana passata i….. una monaca prese dispetto che dicessi (varie) … … … la medesima aveva sfogato, e che io lo dicessi, a u . . . (mo)naca acciò Io dicesse alla Badessa siccome la superiora . . . . . ripassata, a tutte le mona(che); ma io non mi ci. trovai e non sapevo nulla, né avevo parlato. Questa religiosa si sdegnò contro di me a segno tale che dove mi vedeva, mi fuggiva, e non mi parlava ed io intesi varie cose, che si dicevano, che io l’avevo scandalizzata e che la santità si vedeva, insomma molte cose … A me poco fecero senso le dicerie. Solo mi fece gran pena il vedere che non mi parlava e nemmeno mi rispondeva. Per me fu uno scompiglio ché il demonio mi suggerì mille tentazioni e due giorni piansi quasi sempre. Tutto però contro di me stessa che io ero venuta in questo monastero per tenerlo inquieto; ma non son cose da potersi ridire, in che odio di me stessa, perché vedevo lo scompiglio che vi era, che quella monaca neppure fece la Comunione, bensì il Confessore con la Badessa e Maestra e altre monache tutte mi gridavano acciò non mi affliggessi perché questa era opera del demonio per disturbare a me e acciò mi pentissi di essere monaca. E mi dicevano: ” Su, state allegra e non vi inquietate perché voi non gli avete fatto nulla”. E così il Confessore mi riaffermò; ed io davanti a Dio non mi conoscevo rea, non mi dava rimorso di coscienza. Neppure il Confessore volle che me ne accusassi … Bensì dissi alla Badessa e Maestra: “Io sono pentita di essere monaca, perché il Signore mi chiamava, monaca volevo essere, bensì se tutte queste dicerie che mi si fatte, dopo che mi sono vestita, mi fossero accadute prima, per maggior quiete e consolazione delle monache, sarei uscita e mi sarei fatta monaca in un altro monastero. Ma per bontà della superiora mi disse: “Noi siamo contente e perciò voi state contenta perché questo (è) il demonio che gira e va intorno a noi, ora per un verso e ora per l’altro. Non gli date udienza”. Ma per me poco ci vuole ad accendermi di odio contro me (stes)sa: qui sempre va a battere. Poi mi vedo che vivo tanto ingrata verso Dio che quando è la sera, ora dell’esame, altro non vedo che difetti e rimorso di coscienza, perché questa è una vita è un vivere che sempre di incammina … con la obbedienza la … … … si sta due ore in coro e poi si ritorna in coro, e poi si … … si ritorna in coro alla Messa e poi a dire le Ore … … e poi l’esame; si va a tavola, alla ricreazione, poi … … e poi si dice Vespro e poi (si) fa la Via Crucis, un’ora di silenzio, e poi si ritorna in coro due ore continue, insomma quando è la sera, per fare l’esame non trovo se non che ingratitudine le opere devote male fatte. Ohimè, se un Turco ricevesse tali grazie, quanto di più amerebbe Dio, di più di me!
Circa del mangiare in me la mortificazione non si trova perché mangio poco, perché non posso dì più, e la gola mi tirerebbe di mangiare carne e cose buone, ma se le lascio e me ne privo viene perché Iddio mi ci dà questa croce di penarci e di starci male e più volte mi viene di rigettarlo fuori con vomiti. E le monache se ne avvedono e gli fa compassione; ma io sempre gli dico: “ Non mi fate cose particolari”. Circa poi di quello che scrissi al P. Bianchi, fu che, trovandomi agitata, dal demonio che tutta la notte mi stava agli orecchi con dirmi che l’essermi vestita in questo monastero, mi ci sarei dannata e vissuta disperata e molto (ar)rabbiata e poi il battimento del cuore mi causava la febbre. E la Maestra con le monache mi facevano stare a letto e dal medico mi fu(rono) ordinate alcune medicine: mi facevano piuttosto male che bene, e mi accadevano tremori per tutta la vita. Quando mi sentivo (at)tirata con lo spirito a Dio, quasi restavo svenuta perché io dubitavo che mi potesse succedere’ in presenza della Maestra delle novizie che finora non si è mai accorta; solo la Maestra di quando ero educanda che anche adesso presentemente si
con me, finora mi tiene segreta: solo quei moti febbrili non sono potuti essere celati. Se fossi stata in arbitrio di questa non avrebbe fatto prendere alcuna medicina. Ancora dubitavo che fosse opera del demonio per farne accorgere le religiose. La risposta del P. Bianchi fu che mi diceva che non era cosa del demonio, ma di Dio: che mi quietassi e che procurassi di fare apprendere alle monache e alla Maestra che erano effetti isterici e che non prendessi medicine, che dicessi che ero sicura che mi avrebbero portato pregiudizio. Il Confessore era dello stesso sentimento, ma … restavo quieta perché facilmente si mutava come mi è successo più volte … … avermi assicurata. Dicevo che poteva essere … come il non dormire la notte per non farmi trovare … … (at)ti comuni perché la Maestra più volte non mi ha fa(tto) con le altre perché sentiva che la notte poco dormivo, ma … … stata per fare un atto di obbedienza, mi sarei alzata per trovarmi con le altre, come f(acci)o presentemente, che mi alzo con le altre. Se io feci questo passo con il P. Bianchi fu perché da V. R. non avevo risposte, che fu quando il postiglione fermava le lettere e poi ancora io avevo preso ombra che V. R. si fosse unito con il P. Eusebio per farmi restare qui e che non fosse volontà di Dio che io mi facessi monaca in questo monastero. Trovandomi con tutti questi impicci, ne scrissi al P. Bianchi, ma non palesai il dubbio che avevo preso di V. R. In questo mi rispose che quando il monastero era tale quale mi era stato mostrato in spirito, ne stessi quieta che era volere di Dio che io restassi qui. Non ho potuto fare orazione il giorno dopo, bensì non mancherò il giorno della Purificazione di fare orazione per quel che desidera V. R. giacché in questo non posso metterci altro da lei richiestomi circa i difetti, virtù e regole, mi riporterò in un’altra lettera. La Madre Badessa la ringrazia
…… il Confessore finisce il … … a maggio e si tiene per certo che si muterà dovend… anche degli altri. Richiedo la sua santa Benedizione.
La Maestra non l’ho salutata perché non so quale sia: se sia la presente delle novizie oppure la passata cioè delle educande che abbia potuto metter su il Confessore a permettermi le stra(nezze) che V. R. dice ed io non capisco: che sia stata quella delle educande non sono sicura che non ha parlato. Se poi è stata quella delle novizie io non lo so perché questa sempre vorrebbe che mi si facciano cose particolari per mangiare, contro il mio genio. Richiedo e desidero se V.R. mi dà licenza di visitare la Madonna in tutte le stagioni scalza giù nell’orto; poi desidero di fare una mortificazione: siccome vedo che il mio naturale ci ripugna, si è che qui in coro ci si tiene le concoline (=bacinelle ) dove le monache ci sputano ed io vorrei prendere un sorso in bocca. Lo farei in privato acciò nessuno lo vedesse, ma senza la licenza dell’obbedienza non l’ho voluto mai fare, bensì la licenza desidero per sempre.
/ Ceralacca; indirizzo / Al monto rev.do Padre padrone colen.mo – Il P. Giacinto Aloisi della Compagnia di Gesù – Perugia per Città San Sepolcro.

Posted in Chiese, DOCUMENTI, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , , , , , | Leave a comment