IL CUORE DEL FIGLIO DI DIO INCARNATO nella meditazione del Biblista MIOLA GABRIELE

MIOLA DON GABRIELE

IL SACRO CUORE DI GESU’

  1. Il Cuore nel linguaggio biblico

Nella nostra cultura il cuore è il simbolo dell’amore e in genere della sfera dell’affettività: la parola cuore evoca tutta la gamma dei sentimenti affettivi, che stanno al di là della pura razionalità. Espressioni come “il cuore non ragiona”, oppure “il cuore fa da sé” dicono bene quella certezza che ci sono delle ragioni che non sono ragioni “razionali”, ma in un certo senso sono più umane, percepite solo dal cuore, dal sentimento, dall’affetto. La nostra cultura è figlia di quella razionalità che tutto misura e tutto inquadra, ha il sapore della matematicità e della freddezza del calcolo, il cuore vi è come giustapposto per penetrare in una sfera diversa, oscura e opaca alla ragione, ma trasparente al raggio dell’affetto, alla luce del cuore.

.a. – aspetto semantico. Nella Bibbia non c’è questo sguardo quasi dualista che penetra e divide la persona; il termine cuore infatti esprime i due aspetti insieme della razionalità e dell’affettività. Esaminiamo alcune espressioni tipiche del linguaggio biblico. In ebraico cuore si dice leb oppure lebab e al cuore vengono attribuiti non solo i sentimenti come dolore, gioia, paura, esasperazione, e altri, ma soprattutto la conoscenza: il conoscere, il sapere avviene col cuore, un uomo abile e che conosce molte cose si dice che ha un cuore largo. Degli artisti che fecero l’arca dell’alleanza si dice che Dio ha messo “nel loro cuore saggezza, intelligenza e scienza” (Es. 31,3.6); Salomone, il re di Israele ha dato origine ai diversi rami delle scienze, si dice che Dio gli donò “larghezza di cuore’’ (1 Re 5,9), che equivale a “una mente vasta”, come traduce la Bibbia CEI. Il testo ebraico del Siracide dice che Dio diede agli uomini “un cuore per pensare” (17,6). Potremmo dire che il cuore abbraccia tutte le dimensioni dell’esistenza umana, designa cioè la persona.

Anche nel Nuovo Testamento, che si esprime in greco, il termine cuore conserva tutta la ricchezza semantica che aveva nell’ebraico e il cuore non è solo la sede dei sentimenti, ma anche del conoscere; è la sede della coscienza morale come si esprime Paolo nella lettera ai Romani (cfr. 2.15).

.b. – aspetto teologico. Proprio col termine cuore si indica la persona, intelligenza, volontà, affetti. Le relazioni tra l’uomo e Dio sono espresse spesso col termine cuore, volendo indicare non solo la tenerezza degli affetti, ma l’intelligenza e il volere, cioè tutta la persona. Dio è più intimo all’uomo di quanto l’uomo stesso si possa conoscere: “Dio scruta il cuore dell’uomo” (Ger. 17,10) e chiamò l’uomo ad amarlo dal suo profondo con tutto il cuore, cioè con tutto se stesso (cfr. Dt. 6,5; Mt 22,37).

L’allontanamento da Dio è espresso parimenti con il termine cuore, per indicare il venir meno della fede, della volontà di rapportarsi a Dio, della conoscenza di Dio, che è fatta di comprensione del disegno di Dio e di intimità con lui. Geremia esprime questo rapporto con Dio come la religione del cuore, cioè di tutta la persona. Il “cuore traviato, indocile” (Ger 5, 23) esprime il pervertimento religioso, l’idolatria, l’abbandono della legge, così come il “cuore incirconciso” (Lev 26, 41) è la persona che non appartiene più a Dio e al popolo dell’alleanza.

Anche Gesù pone nel cuore il centro della persona e Gesù proclama riferendosi al Deuteronomio, che il primo comandamento è amare Dio con tutto il cuore (Mt 22, 37); la vera religione sta nel cuore cioè al centro della persona e non consiste nella osservanza esteriore e legale della legge osservando le regole del puro e dell’impuro, perché la vera purità sta nel profondo dell’uomo: da un cuore impuro vengono le impurità della vita: omicidi, adulteri, avarizia e ogni male (cfr. Mt. 15,19) mentre il cuore puro vede Dio (Mt, 5,8).

Gesù stesso si presenta come “mite e umile di cuore” (Mt 11, 29) per indicare il centro del suo rapporto con Dio che è l’obbedienza alla volontà del Padre (cfr. Gv. 4, 34; 5, 30; 6, 38; Mc 3, 35 e altro).

L’adesione a Gesù comporta il rinnovamento del cuore cioè della persona, questo rinnovamento è espresso dalla fede. Scrive Paolo: ”se crederai con il tuo cuore che Dio ha risuscitato Gesù da morte sarai salvo” (Rom 10, 9): se aderirai con tutto te stesso a Gesù risorto, anche tu potrai risorgere, cioè ottenere la salvezza.

La fede, cioè l’apertura a Dio e al suo dono rinnova il cuore è come una luce che inonda il cuore, illumina gli occhi del cuore (Ef 1, 18) o la mente, come traduce la Bibbia CEI, anzi per la fede Cristo abita nel cuore dei credenti (Ef 3, 12) e nei loro cuori Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo per cui gridano a Dio: “Abbà Padre!” (Gal 4 ,6).

Lo Spirito dì Gesù risorto rinnova il cuore, cioè la persona in maniera tale che ognuno che lo riceva è, come Gesù, figlio di Dio.

 

  1. La devozione al Cuore di Gesù

In un brano, che solo l’evangelista Matteo riporta, Gesù proclama: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,28-30). Gesù si presenta come “mite ed umile di cuore”. Queste espressioni sono tipiche dell’Antico Testamento per indicare i poveri del Signore a cui è promessa la salvezza (cfr. Sof 2, 3; Dan. 3. 87). Gesù è il “povero” che rivela la presenza di Dio in mezzo ai poveri, è colui che guida la schiera dei poveri verso il Padre, è quel “cuore umile”, cioè l’uomo pieno di fede che si affida completamente al Padre. L’autore delia lettera agli Ebrei ci dice: “teniamo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb 12, 2).

Nell’umanità di Gesù ci si rivela Dio, il suo cuore umano rivela il cuore di Dio. L’umanità di Gesù da una parte ci rivela amore a Dio e dall’altra ci rivela la vocazione dell’uomo; tramite l’umanità di Gesù l’uomo è santifico, riceve, lo Spirito di Dio, fatto «figlio di Dio»., Il Figlio di Dio, che è la sua parola totale, se si è donato all’uomo e si è fatto carne, uomo, ha preso un cuore d’uomo per amare gli uomini: il cuore di Gesù di Nazareth è il cuore di Dio. Questo, che è scandalo per la ragione, è il mistero della fede.

La Chiesa è nata da questa umanità ed essa, potremmo dire, è gelosa di questa umanità perché è la fonte della sua vita, la via dei suoi passi, la meta delle sue aspirazioni. S. Paolo esprime la realtà storica di questa umanità dicendo che “giunta la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge” (Gal. 4,4) e Giovanni afferma che chi “non riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne” (1 Gv. 4,2) è anticristo, non è entrato nel mistero del dono che Dio ci fa nell’umanità di Gesù. Questa umanità in un certo senso è il velo che nasconde la luce inaccessibile di Dio, ma in altro senso è l’umanità che squarcia il velo del mistero dell’amore di Dio perché è soltanto attraverso Gesù che abbiamo il sommo sacerdote che ha attraversato i cieli, si è assiso alla destra del trono di Dio, sempre vivo per intercedere per noi (cfr. Eb. 7,25; 8,1).

L’enciclica di Papa Pio XII sulla devozione al Cuore di Gesù del 15 maggio 1956 ripercorre le tappe fondamentali delle espressioni della vita della Chiesa attraverso la testimonianza dei Padri e dei Santi per mostrare come questa devozione sia la “sintesi di tutto il mistero della nostra redenzione” e esprima “il culto dell’amore”.

Riprendiamone qualche cenno, con dei richiami solo alle cose più note.

I Padri della Chiesa, sia greco-orientale sia latina, cioè i santi e i maestri delle origini fino all’ottavo secolo, hanno particolarmente guardato a Gesù Crocifisso ed hanno specialmente sviluppato questa tipologia: come dal fianco di Adamo addormentato, Dio ha tratto Eva, l’umanità divenuta peccatrice come Eva, così dal fianco di Cristo addormentato sulla croce Dio ha tratto la nuova Eva, l’umanità rigenerata dallo Spirito.

E hanno sviluppato questa realtà vedendo nell’acqua e nel sangue sgorgati dal cuore trafitto di Cristo la linfa vitale della Chiesa, cioè i segni del Battesimo e dell’Eucarestia che formano e nutrono la Chiesa.

I grandi santi fondatori degli ordini mendicanti, S. Domenico e S. Francesco, che si trovano al centro del periodo medioevale e aprono i tempi nuovi, sono i santi dell’umanità del Signore. S. Francesco particolarmente si erge dinanzi a noi come il discepolo folle dell’amore di Gesù, di cui portò l’immagine viva nella sua carne. Questi santi ebbero grande influsso nella vita della Chiesa direttamente e attraverso i loro discepoli: ricordiamo S. Tommaso d’Aquino e poi S. Caterina da Siena sulla linea di S. Domenico e S. Bonaventura sulla linea di S. Francesco.

Tralasciamo di fermarci su maestro Eckart e i grandi mistici come San Giovanni della Croce e S. Teresa d’Avila, tralasciamo i santi del periodo della riforma cattolica come S. Carlo, S. Ignazio di Loyola, S. Roberto Bellarmino, S. Filippo Neri e fermiamoci un momento sul seicento in cui senz’altro l’impulso più efficace alla devozione verso l’umanità di Gesù, verso il cuore di Gesù, venne da S. Margherita Maria Alacoque. Questa santa è come avvolta dalla divina presenza dell’umanità di Gesù. Il Signore le appare e le dice: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini … che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda … lo ti ho scelto per adempiere a questo grande disegno: far conoscere il mio amore”. Da queste esperienze mistiche della santa nel convento della Visitandine di Paray-le- Monial, che si ripeterono più volte tra il 1673 e il 1678, si sviluppò nella Chiesa la devozione al Cuore di Gesù e la pia pratica dei primi nove venerdì del mese. Questa pratica contribuì molto a superare le secche di una spiritualità rigorista sostenuta dai giansenisti, che permettevano molto raramente di ricevere l’Eucarestia. Il movimento spirituale che ne derivò a beneficio per la Chiesa tutta, e la pietà popolare, che non poteva esprimersi nella liturgia, trovò nella devozione al S. Cuore e nella pia pratica dei primi nove venerdì del mese in suo onore, la strada per scoprire le ricchezze insondabili dell’amore di Dio, che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3, 16).

La devozione popolare da questo momento si diffonde ancor più. Banditori di questa pratica furono i Gesuiti, S. Alfonso Maria dei Liguori, molti Vescovi e quando ormai era devozione acquisita nella Chiesa fu istituita nei 1765 da Papa Clemente XIII la festa liturgica del Sacro Cuore di Gesù.

  1. Considerazioni conclusive

La devozione al Cuore di Gesù ha avuto il grande merito di portare i cristiani a meditare sull’amore di Dio. In un periodo in cui la Bibbia era come un libro chiuso e appannaggio di pochi, la pietà popolare ha trovato il suo sbocco al centro della Bibbia: l’amore di Cristo per gli uomini e questo amore è diventato scuola di carità, di perdono, di ascesi, di vera esperienza di Dio.

Ha accostato anche all’Eucarestia, non dico tanto alla Messa, ma alla Comunione. Ha fatto superare gli scogli del rigorismo giansenista e ha accostato i fedeli a Gesù Eucarestia e al sacramento della Penitenza.

Oggi, a due secoli di distanza, dopo il movimento liturgico e biblico, dopo il Concilio Vaticano II, più che la devozione al Sacro Cuore, alcune pratiche ad essa connesse certamente vanno riviste.

Il cuore nel linguaggio biblico, come abbiamo visto è il centro dell’uomo, è la sua mente, la sua volontà, la sua apertura e la sua decisionalità alla chiamata di Dio; il cuore di Gesù esprime il centro della sua personalità di Figlio, che dona tutto se stesso al Padre per amore nostro. La devozione al Cuore di Gesù è quindi l’espressione dell’attaccamento della Chiesa all’umanità di Cristo, strumento della nostra salvezza. Giustamente quindi Pio XII ha detto che è a sintesi di tutto il mistero della nostra redenzione.

La pratica tradizionale però deve essere ricentrata: non può essere considerato più importante il venerdì della domenica, che è il giorno del Signore; né più importante la comunione (nei primi venerdì) della stessa Messa, ma bisogna porre la partecipazione alla mensa eucaristica come momento essenza e della Messa, né si possono accentuare le “coroncine” come fossero al di sopra dell’ascolto della parola di Dio, che ci viene attraverso la Bibbia e la Liturgia. La pratica dei primi nove venerdì del mese non può essere presentata e fatta come una specie di assicurazione di salvezza eterna, ma non è che un avvio a comprendere sempre di più la santa Messa, Parola ed Eucarestia, che è il cuore, il centro della Chiesa, e quindi a parteciparvi più assiduamente, soprattutto nella domenica, la Pasqua settimanale e continua nella vita della Chiesa.

L’accentuazione della devozione al Sacro Cuore di Gesù nelle pratiche devozionali ha favorito un certo individualismo cristiano a scapito di una visione ecclesiale, storica ed escatologica della salvezza. Del resto questa dimensione era carente in tutta la vita liturgica della Chiesa, causata da una prospettiva troppo intellettuale della rivelazione e della Bibbia e da una visione accentuativamente sacrale della Liturgia, come esercizio di un sacerdozio separato più che atto memoriale di tutta la Chiesa che celebra l’opera salvifica di Cristo quale centro del piano d’amore del Padre. Questo aspetto di ricentrazione non tanto della devozione al Cuore di Gesù quanto delle sue diverse espressioni e pratiche è del resto in atto e nulla andrà perduto della ricchezza di vita di carità che la Chiesa ha storicamente attinto alla sorgente che è il cuore di Cristo.

Un’ultima osservazione in rapporto alla mostra del santino sul S. Cuore di Gesù. La mostra metterà bene in luce come la pietà popolare ha espresso la sua devozione, e questo è molto importante. Ma se guardiamo all’influsso che la devozione al S. Cuore di Gesù ha avuto nell’arte, dobbiamo dire che non ne ha avuto molto. Anzi tanta produzione, che ha fissato l’attenzione sul cuore più che sulla persona di Gesù, in certo qual modo è stata deviante: certe immagini che tendono così facilmente alla sdolcinatura e al sentimentalismo, tradiscono a forza dell’esperienza dei santi mistici e di S. Margherita Maria Alacoque e del loro messaggio religioso. In questo campo bisognerebbe fare uno studio più attento e una buona ripulitura di tante immagini nelle nostre chiese.

Troverei una motivazione di questo fatto nella carente conoscenza biblica del tempo: il simbolismo del cuore è stato letto più nella luce della cultura occidentale, troppo intellettualista, che vede nel cuore il segno dell’affetto e di un amore irrazionale; nel linguaggio biblico invece il cuore esprime prima di tutto il pensiero e la riflessione, il centro dell’uomo che porta in sé l’immagine di Dio. Credo che partendo da questa visione anche l’espressione artistico-figurativa se ne sarebbe avvantaggiata.

L’augurio è che questa mostra campofilonese, che ormai si è imposta all’attenzione del vasto pubblico, sia un’occasione di riflessione per scoprire il significato vero della devozione al S. Cuore e un approfondimento del senso della pietà cristiana.

 

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GLI STATUTI DEI CASTELLI FERMANI STAMPATI NEL 1507 A VENEZIA Statuta Firmanorum

Statuti dei Castelli Fermani

Gli statuti dei castelli della città di Fermo furono elaborati nel primo medioevo dal secolo XI in poi ed ebbero una formulazione piuttosto completa nel 1381 per essere poi rivisti ed editi a stampa, a Venezia nel 1507. All’inizio del volume ci sono i distici elegiaci di “Giovanni Battista Evangelista professore di lettere umane nel Ginnasio (o Università) di Fermo”.

< Ecco una traduzione dal latino all’italiano della poesia che rende merito alle realtà basilari del governo del territorio dei castelli Fermani.>

\= Onore, fama, gloria, libertà, sono queste le realtà Fermane perenni che esistettero ed esisteranno con la sua giuridica Costituzione.

Nella dotta Atene, Solone descrisse i diritti del suo tempo che pertanto sostennero, con la patria città, la vita nella quotidianità.

È noto per fama che Licurgo arrecò le leggi agli Spartani, tuttavia quella città fu oppressa dal giogo della tirannia.

Sono eterni soltanto i diritti dell’avito Quirino. Anche i diritti che sono propri soltanto del territorio Fermano sono stati ratificati.

Chiaramente stanno abbracciati insieme il bene, l’equità, la legalità, la pietà in base ai diritti e alle leggi (degli Statuti dei Fermani).

L’esperienza di Fermo con queste leggi sarà innalzata sopra le stelle. Questa è la discendenza invitta che con la prudenza giuridica tende al cielo. = \

<Nota che Quirino indica Roma>

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ROMA E’ IL CUORE SPIRITUALE DEL MONDO con il Vangelo della Salvezza tramite Il Regno di Gesù Cristo

LA CHIESA, L’IMMACOLATA, Il VESCOVO DI ROMA SONO IL CUORE CHE PULSA LA VITA NEL MONDO

La Chiesa vive come cuore del mondo e i battiti del forte cuore della Chiesa si propagano ovunque. La Madre Immacolata del Messia Gesù è venerata Madre della Chiesa. L’Immacolata e la Chiesa adorano e fanno conoscere il Figlio di Dio, il cui regno è l’amore.

Chiesa e Maria Immacolata sono due realtà inseparabili nell’unione a Gesù Cristo (Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica 963 ss). Dio abita nella Chiesa ed abita in Maria e insieme propagano  la salvezza nel mondo nel Regno del Figlio di Dio, Gesù.

La funzione apostolica di Pietro rende Roma cuore spirituale del globo terrestre. Da Roma Il popolo di Gesù si fa presente su tutta la terra. Roma è la matrice della Chiesa del Cristo che evangelizza tutti i popoli.

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BLASI MARIO PARROCO EVANGELIZZA MADRE DI DIO PRIMO GIORNO DELL’ANNO

Inizio di un nuovo anno

MARIA MADRE DI DIO(Lc.2,16-21)

“I PASTORI ANDARONO SENZA INDUGIO E TROVARONO MARIA E GIUSEPPE E IL BAMBINO CHE GIACEVA NELLA MANGIATOIA”.

“Maria aveva accolto il messaggio di Dio recato dall’Angelo a Nazaret e si era fidata: Avvenga per me secondo la tua parola. Ma non immaginava quanto le sarebbe costato e che cosa avrebbe comportato credere in quella Parola. La prima sorpresa gliela portano i pastori di Betlemme quando nasce Gesù.

I pastori erano ritenuti i rifiuti della società e considerati peccatori per eccellenza, perché a forza di stare con le bestie si erano pure essi imbestialiti.

Esclusi dal Regno di Dio si credeva e si sperava che sarebbero stati eliminati all’arrivo del Messia, venuto per distruggere i peccatori. Questa gentaglia riferisce a Maria e a Giuseppe la Parola che era stata detta riguardo al bambino quando un Angelo del Signore annunciò a loro per primi la nascita di Gesù… L’Angelo rassicurò i pastori annunciando loro: E’ nato per voi il Salvatore. Proprio per loro, i peccatori che aspettavano il castigo di Dio, è riservata una grande gioia perché il Signore è venuto a salvarli. La reazione a queste parole è di grande sconcerto: tutti quelli che udirono si stupirono delle cose che i pastori dicevano

Da sempre la religione aveva insegnato che Dio premiava i buoni e castigava i cattivi… Che cosa è questa novità che il Figlio di Dio venga annunciato come il Salvatore proprio di questi peccatori? A Maria l’Angelo aveva assicurato che Dio avrebbe dato a Gesù il trono di Davide suo padre, il che significava che non solo avrebbe regnato ma si sarebbe comportato come Davide, il re inviato da Dio per giudicare i popoli.

Come mai i pastori assicurano che

“la gloria del Signore li avvolse di luce” ?

Tutti, Maria compresa, sono stupiti di questa novità, che però lei non respinge: Maria, da parte sua, custodiva tutte queste parole conservandole nel suo cuore” (A.Maggi).

Ogni cristiano deve essere sempre attento all’ascolto del messaggio di Dio che si manifesta nella Sua Parola viva, donata a tutti.

Ascoltiamo, accogliamo, custodiamo, viviamo e proclamiamo sempre la buona Novella.

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BLASI MARIO EVANGELIZZA: FAMIGLIA A NAZARET: GESU’ MARIA GIUSEPPE CASA DI DIO CUORE UMILE

Blasi Mario Parroco nel clima di Natale evangelizza la santa Famiglia di Nazaret

SACRA FAMIGLIA (Lc 2,22-40)

“I miei occhi han visto la tua salvezza, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”.

Giuseppe e Maria portano Gesù nel tempio per essere riscattato: ogni primogenito appartiene al Signore.

OGNI BAMBINO E’ DONO DI DIO. E’ una grazia del Signore.

Gesù è il più grande dono dato da Dio agli uomini. Il vecchio Simeone, illuminato dallo Spirito, lo riconosce Messia, lo prende tra le braccia e manifesta la sua gioia.

Gesù è la vita per tutti. E’ la salvezza di tutte le genti e per Israele. Ebrei e pagani sono chiamati ad essere un unico popolo di Dio. Di questo disegno di Dio anche Giuseppe e Maria sono stupiti. Essi pensano che Gesù sia la salvezza di Israele, ma dalle parole del vecchio Simeone comprendono che Gesù è il Salvatore di tutti: buoni e cattivi, giusti e ingiusti, ebrei e pagani.

Ogni uomo è chiamato ad accogliere il dono di Dio. Dio vuole che ogni uomo sia libero e non schiavo. L’amore donato a Dio non deve scaturire da un cuore di un uomo schiavo, ma dal cuore di un uomo libero.

Il cristiano non è schiavo, ma libero figlio di Dio. Dio non vuole che sia obbedito, ma imitato: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro Celeste“.

Il messaggio di Gesù accolto rende l’uomo veramente libero e gli dà la forza di rendere nuove tutte le cose.

Gesù è segno di contraddizione. La salvezza è dono di Dio elargito a tutti, ma esige la libera adesione dell’uomo. Se uno accoglie il messaggio di Gesù si incammina verso la vita, ma se uno lo rifiuta, va verso la rovina.

“Il Bambino cresceva e si fortificava pieno di sapienza”.

Gesù cresce in una famiglia nella Sua realtà corporea e spirituale: in sapienza e grazia, gradito a Dio e agli uomini.

Oggi la famiglia sia il luogo dove i figli crescano robusti fisicamente e moralmente, alimentati dall’amore di Cristo. Gesù bussa alle case di tutti perché siano aperte ad accogliere la Sua bontà.

Chi apre la casa all’ospite divino, sicuramente la apre anche al prossimo“.

 

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NATALE evangelizzato da don Mario Blasi Parroco anno B

Blasi Mario parroco evangelizza

NATALE DEL SIGNORE(Lc.2,1-15)

“Non temete, vi annuncio una grande gioia, che sarà per tutto il popolo: oggi vi è nato un Salvatore”.

“Non temete” è il verbo della svolta. L’Angelo non vuole spaventare i pastori, ma li rassicura perché è venuto il momento della svolta nella loro vita. Gli ultimi in Israele sono i primi a conoscere il Salvatore.

“Se c’è gente in Israele che è malvista perché pericolosa, è proprio la categoria dei pastori. Gente da temere e comunque da tenere alla larga. Ritenuto un mestiere da ladro quello del pastore, spesso lo diviene; la mancanza di qualsiasi controllo per molti mesi rende agevole trasportare gli armenti in proprietà altrui e sottrarre parte dei prodotti del gregge.

Considerati dalla gente alla stregue di briganti, trattati da assassini, i pastori non godono dei più elementari diritti civili.

E’ proibito avere qualunque rapporto con essi e anche comprare lana, latte o carne, perché c’è il sospetto che possa trattarsi di prodotti rubati. Vengono trattati come bestie selvagge. Ai pastori viene perfino negata la possibilità di fare penitenza e di essere così perdonati dalle loro colpe. Per loro non c’è speranza di salvezza” (A.Maggi).

L’Angelo del Signore si rivolge proprio a queste persone disprezzate da tutti. I pastori “sono i primi a rendersi conto della luce che risplende… percepiscono i segni di Dio” (A.Maggi).

“Tutti quelli che li udirono furono sorpresi dalle cose che i pastori dicevano “.

Da che mondo è mondo Dio premia i buoni e castiga i cattivi: cos’è mai questa novità di un Dio che è –benevolo verso gli ingrati e i malvagi- (Lc. 6,33) se Dio ora, anziché punire i peccatori, dimostra loro il suo amore, non c’è più religione!

Tutti vengono sconvolti da questa tremenda novità. Maria compresa. Ma lei non la rifiuta, la accoglie per essere in sintonia con un Dio sempre nuovo. E i pastori -se ne tornarono, glorificando Dio-; glorificare e lodare Dio era ritenuto compito esclusivo degli Angeli (Lc. 2, 13-14). Dopo aver fatto esperienza di Dio-Amore, è possibile anche ai pastori” (A.Maggi) lodare e glorificare Dio.

Dio, con la venuta di Gesù, dona il Suo Amore a tutti: è un amore che deve essere accolto per avere la vita. Anche noi abbiamo l’oggi della salvezza: accogliere l’amore di Dio e ridonarlo ai fratelli.

 

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IMMACOLATA CONCEZIONE LA PIU’ AMATA LA PIU’ CHE AMA LA PIU’ AMABILE

IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA (Lc.1,26-38)

“TI SALUTO, O PIENA DI GRAZIA”

La festa dell’Immacolata ricorda che l’azione salvifica per l’umanità, iniziata da Dio nell’Antico Testamento, giunge ormai al suo compimento: Gesù Messia, Gesù Figlio di Dio.

Gesù, Figlio di Dio come uomo entra nella storia degli uomini per mezzo di Maria. Egli, per l’azione creatrice di Dio, inizia la Sua vita terrena nel seno purissimo di Maria. Tutto avviene secondo la profezia d’Isaia (Is. 7,14).

La santità di Gesù ha origine da Dio. Egli è Figlio di Dio nato dalla Vergine MariaLa Vergine risponde con totale docilità alla proposta dell’Angelo e accoglie nel suo seno Colui che è la Benedizione di tutta l’umanità.

Maria accetta… è capace di vibrare in sintonia con la Parola che continuamente crea e rinnova l’universo; diventa così collaboratrice di Dio nel comunicare vita all’umanità” (A. Maggi).

“Sarà la Madre del figlio di YhwhL’ignota ragazza di Nazareth che nessuno, neanche tra i vicini, conosceva, sarà proclamata beata da tutte le generazioni“. “La donna, che non può neanche osare toccare la Bibbia, accoglierà dentro di sé la Parola di Dio fatta carne.

La donna, che non può rivolgersi al sacerdote, né tanto meno toccarlo, sarà madre del Santo dei Santi.

Il Dio, che mai ha rivolto la parola ad una donna, la chiamerà immà (mamma)” (A.Maggi).

“Il Signore è con te”.

Il Signore è vicino a Maria per proteggerla. Maria è la nuova Eva. Con la prima Eva l’umanità sperimenta quanto è grande la fragilità della condizione umana per il peccato. Con Maria l’umanità è segnata dalla grazia e l’uomo diventa una creatura nuova per essere simile al Figlio suo.

“Avvenga di me secondo la tua parola”.

Maria si affida completamente a Dio e Iddio realizza in lei ciò che umanamente è impossibile.

Anche il cristiano è una persona scelta, chiamata a rispondere con gioia e con amore al progetto di Dio.

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Blasi Mario evangelizza l’avvento domenica quarta anno B Luca 1,26ss

IV DOMENICA DI AVVENTO (Lc 1,26-38)

“NON TEMERE, MARIA, PERCHE’ HAI TROVATO GRAZIA PRESSO DIO. CONCEPIRAI UN FIGLIO, LO DARAI ALLA LUCE, LO CHIAMERAI GESU'”.

“Non temere” è il verbo che indica la svolta della vita. E’ l’inizio di una nuova missione. E’ il verbo anche dello stupore del cuore per la grandezza e la bellezza di Dio che fa scelte impensate.

“La proposta di Gabriele non è stata altro che la conferma di ciò che da sempre Maria aveva intuito e mai saputo esprimere. L’attesa risposta a quelle profonde esigenze di pienezza di vita che aveva sentito dentro di sé e a quella sete di eterno che Dio aveva posto nel suo cuore… La Vergine di Nazaret, in profonda sintonia con Dio -che fa nuove tutte le cose- risponde al richiamo della vita che vuole sbocciare” (A.Maggi). Gesù è la vita che sboccia nel seno di Maria. E’ l’Emmanuele, Dio con noi. Egli è la presenza di Dio nella storia. E’ il Dio fatto uomo che libera l’uomo dal male e lo salva. E’ l’amore di Dio, che, se accolto, trasforma la vita.

“Eccomi, sono la serva del Signore,

avvenga di me quello che hai detto”.

Maria si affida completamente a Dio e inizia per lei una vita nuova. Non percepisce subito la profondità della chiamata, ma si abbandona generosamente alle esigenze del piano di Dio che vuol salvare l’umanità. Sa che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (S.Paolo).

Il volere di Dio è sempre il bene dell’uomo. E’ volontà di Dio che l’uomo cresca nella vita in modo completo.

“Gesù afferma: Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compia la sua opera (Gv. 4,34)… L’alimento di Gesù consiste nel realizzare il disegno del Padre, lavorando a favore dell’uomo. La metafora “mangiare” significa per Gesù la sua identificazione con il Padre, come fonte di vita. La sua missione è espressione di una comunione profonda e di un vincolo di amore. Io sono nel Padre e il Padre è in me (Gv. 14,11), afferma Gesù, per indicare che dalla totale identificazione con il Padre, nasce la sua assoluta fedeltà al progetto che Dio ha sull’umanità, poiché l’obiettivo di entrambi è identico: comunicare vita all’uomo” (A.Maggi).

Ogni cristiano adempia la volontà di Dio con serenità di spirito.

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AVVENTO TERZA DOMENICA CON IL PARROCO BLASI MARIO VANGELO GIOVANNI 1, 6sss

III DOMENICA DI AVVENTO (Gv 1,6-8.19-28)

“EGLI NON ERA LA LUCE, MA DOVEVA RENDERE TESTIMONIANZA ALLA LUCE”

La terza domenica di Avvento presenta Giovanni Battista, il testimone della Luce: Gesù. Egli è il messaggero inviato da Dio per preparare il popolo ebreo ad accogliere il Messia. Ha il compito di indicare la luce vera.

Egli si trova nel deserto, “luogo sterile e disabitato, separato dalla civiltà e dalla vita sociale”, ma “simbolo della fedeltà d’Israele a Dio”. Esorta tutti perché abbiano a credere al Messia per mezzo di lui. Tutti si devono convertire per accogliere il Messia.

“L’intera società è responsabile dell’ingiustizia che esiste in essa e che deve emendare. Il Signore che viene potrà raggiungere il Suo obiettivo se gli ascoltatori rispondono alla chiamata di colui che grida: “preparate il cammino del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. La salvezza non è compito solo di Dio né tanto meno del messaggero, ma tutti devono mettere la loro parte” (J. Mateos/ F. Camacho).

Giovanni Battista va al di là del Giordano per preparare il popolo “fuori delle strutture sociali sia politiche che religiose” del suo tempo. Egli chiama tutti al Battesimo di penitenza; immerge nell’acqua tutti coloro che si riconoscono peccatori e vogliono cambiare vita.

Il passato peccaminoso deve essere seppellito per iniziare una vita diversa. Dio perdona, ma il Suo perdono passa attraverso il fratello. “Non c’è amicizia con Dio, senza amicizia con l’uomo”. Chi opprime il fratello con le ingiustizie non ottiene il perdono da Dio.

“Preparate la via del Signore”.

Il profeta esorta a cambiare vita per accogliere il Signore. Si accoglie il Signore quando il Suo Amore entra dentro di noi.

L’amore di Dio accolto crea l’uomo nuovo che porta il cambiamento nella società. L’amore di Dio va accolto e ridonato. L’amore di Dio accolto nel cuore rende lieta la vita. State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi… Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono, astenetevi da ogni specie di male” (1^ Tessalonicesi).

 

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AVVENTO PRIMA DOMENICA CON IL PARROCO BLASI MARIO ANNO B Marco13,33ss

I DOMENICA DI AVVENTO (Mc 13, 33ss)

“VEGLIATE DUNQUE, POICHE’ NON SAPETE QUANDO IL PADRONE DI CASA RITORNERA, SE ALLA SERA, O A MEZZANOTTE, O AL CANTO DEL GALLO, O AL MATTINO, PERCHE’ NON GIUNGA ALL’IMPROVVISO TROVANDOVI ADDORMENTATI”

Il padrone parte per un lungo viaggio ed affida ai suoi servi la cura della casa. Grande è la fiducia che egli ha dei suoi servi.

La casa rappresenta il mondo, la creazione che Dio ha messo nelle mani dell’uomo; rappresenta anche la Chiesa. Dio ha grande fiducia negli uomini; ogni uomo è chiamato a svolgere il suo compito, e lo deve realizzare con amore, con onestà e competenza.

Sorprende una cosa: il padrone ritorna sempre di notte, e mai di giorno; eppure nei tempi antichi viaggiare di notte era pericoloso.

La notte rappresenta la storia dell’uomo. E’ una storia segnata dal dolore, dalle ingiustizie, dalla violenza, dall’odio, dal terrore e dalle tragedie; è una storia dolorosa, intrisa di male e di peccato. Con la venuta di Gesù questa storia è illuminata da una luce particolare. Con la Sua morte e la Sua resurrezione Egli redime tutte e quattro le veglie della notte: la sera, la notte, il canto del gallo e l’alba.

Alla sera, nell’ultima cena, dimostra il Suo amore donandosi come pane che dona la Vita.

Nella notte, nell’orto degli ulivi, tradito da un discepolo, rivela il Suo amore a chi, nel cuore, desidera guadagnare anche a danno dell’amico. Per trenta denari Giuda tradisce il Maestro.

Al canto del gallo, Pietro, per paura, rinnega il Maestro; Gesù, però, con uno sguardo, lo redime.

All’alba Pilato condanna a morte Gesù, ma all’alba Gesù risorge; vince la morte per tutti.

La storia dell’uomo ormai è segnata dalla croce e dalla resurrezione di Gesù. E’ segnata dal Suo amore che guida e sostiene, e dona la Vita ad ogni uomo. L’uomo è chiamato ad accogliere questa vita nel cuore.

“Vegliate”

E’ vigilante colui che realizza la propria vita secondo l’insegnamento di Gesù. E’ vigilante colui che è solidale con chi vive nel momento della difficoltà. Nell’orto degli ulivi Gesù chiede ai discepoli di vegliare con Lui, cioè di essere solidali con Lui in quel momento supremo della vita.

Il cristiano sia sempre solidale con tutti.

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