ANTICHE SUPERSTIZIONI DA SUPERARE IN UNA LETTERA DEL SINDACO DEL COMUNE DI MASSIGNANO
Al sig. Podestà di Ripatransone 5 agosto 1811
Dietro i concerti presi con l’intero Corpo Municipale e questo sig. Parroco per prestarmi al disimpegno dell’ordinanza prefettizia de’ 18 scaduto n° 13090 rimessami con di Lei gradito foglio de’ 27 scaduto n° 1481 sulla cognizione del carattere morale di questa popolazione, ho rilevato in proposito quanto segue: Molti e di vario genere sono i pregiudizi che dominano nelle genti di campagna. In occasione di nozze la maggior parte delle spose di campagna non esprimono il loro consenso, che dopo replicate domande dell’Ufficiale dello Stato civile e del Parroco per non dimostrarsi troppo libere secondo il loro pensare. I maschi poi sono attenti di porre il lembo della veste della sposa sotto li ginocchi, quando sono avanti il Parroco, altramente credono che possa la compagna divenirgli infedele. Sono scrupolosi di sposare nel venerdì, temendo infortuni e nel mese di maggio per non assomigliarsi ai somari.
Sulle malattie osservano il canto degli animali notturni chiamati civette, e se questo vicino alla casa dell’infermo, disperano della vita di esso.
Sulle morti, in occasione del suono lugubre, se suona l’orologio, temono una morte vicina entro una settimana. Se un contadino ammala o muore dietro disturbo avuto col vicino, si crede assolutamente effetto d’un maleficio.
Sulle nascite e in occasione di feste nei loro costumi non rilevo alcuna cosa che sia degna di osservazione . Le opere di agricoltura, che dovrebbero essere regolate dalle più mature riflessioni, perché da queste ne deriva la prima sorgente doviziosa, restano al contrario guidate da folli superstizioni: non potare per esempio le viti nei tre ultimi giorni di febbraio, né nei tre primi di marzo “perché corre l’asinello”, secondo le di loro espressioni.
La maggior parte non seminano il grano se non dopo la Commemorazione dei morti il 2 novembre, perché altramente temono che il grano vada a guastarsi e così hanno sempre scarso raccolto. Non pongono alla cova le galline in giorno di venerdì, perché altramente i polli che nascono muoiono per malattie, ed altre follie di simil genere. Non allevano bestiami pecorini nati nei venerdì del mese di marzo, perché temono che impazziscono. In ogni loro lavoro stanno molto attenti alle fasi lunari, perché quando la luna cresce non cuciono il filato per far panno, temendo che si stucca, e quando va addietro si astengono di far piantagioni.
Canzoni nazionali non vi sono, ma la popolazione in generale è portata per le allegrezze.
Non vi è alcun carattere particolare che meriti osservazione, ma quello in generale de’ miei amministrati è docile, ma neghittoso. Il dialetto, specialmente della gente rozza, è molto corrotto.
Non avendo altro da aggiungere, mi pregio, sig. Podestà, di attestarle la mia distinta stima.
TEODORI