DISABILITA’ CHE SPRIME IL LATO UMANO DINAMICO NELLA SUSSIDIARIETA’

Galli Maria da Servigliano, da Marisa tetraplegica negli arti, ma abilissima nel lato umano. Nata a Servigliano nel 1931 ha fondato con Monterubbianesi Franco la comunità di Capodarco programmata per superare l’assistenzialismo e per animare la creatività dei diversamente abili (minorati). Si è spenta a Roma nel 2022 in una struttura di assistenza in residenza sanitaria per disabili. L’intenzione e il merito della vita proposta da Maria agli amici paraplegici era di gestire insieme la vita da protagonisti, non vivacchiare. L’esperienza degli incontri UNITALSI nei viaggi e nei santuari aveva infuso in lei la fiducia nei volontari soprattutto giovani che l’accompagnarono in carrozzina fino a quando non ebbe la macchinetta a motore elettrico, con leva di guida. Dal 1966 riuscì a convocare a Capodarco di Fermo, in una villa (in uso della gioventù dell’Azione Cattolica) gli amici che condividevano con il beato Novarese la spiritualità di “Volontari della sofferenza”. La spiritualità di Marisa Galli era nell’affidarsi a Dio perché il futuro è di Dio. Ritrovatisi insieme a Capodarco, condividevano le scelte delle attività, delle trasmissioni televisive, dei momenti di preghiera, delle terapie e dei tempi ludici oltre che della mensa. Erano protagonisti nel procedere autonomi nelle decisioni, considerando ospiti i collaboratori volontari. Certamente c’erano persone a cucinare e a procurare le cose necessarie da trasportare da altrove. La scelta fondamentale era di non ridursi ad essere persone assistite e passive, piuttosto di condividere con gli altri, per gli altri e per se stessi le scelte, gli spazi, il tempo. Spirito iniziale era voler evitare la passività nel ricevere la forma di vita da dirigenti o da amministratori invece preferivano essere liberi in sinergia tra di loro, senza omettere l’accompagnamento. Marisa dava un ruolo primario alle relazioni interpersonali e comunitarie per condividere in modo dinamico l’operosità confacente alle capacità individuali. La peculiarità della vita comunitaria consisteva nell’essere gestita da loro stessi (persone in carrozzina) praticando l’originalità valida e condivisa di voler ciascuno realizzare qualcosa di unico da offrire alla comunità e agli ospiti. Le diverse abilità di mente di cuore anche di azioni pur nell’handicap fisico non era sofferte come elemento di qualche disabilità ma doveva diventare elemento dinamico della personalità e della sussidiarietà. Ciascuno ha trovato il proprio spazio e il proprio modo di dare un apporto contribuendo con l’attivare le capacità individuali per vivere la compartecipazione realizzando insieme il valore di ogni persona. Ciò ha cominciato a entrare in crisi quando si smetteva di valorizzare la preghiera Eucaristica. Avevano ricevuto la benedizione dall’arcivescovo Fermano Norberto Perini come ente morale “Centro Comunitario di Gesù Risorto”. All’inizio celebravano l’Eucaristia del Risorto. A Roma l’amministrazione ha seppellito la comunità di Capodarco fulminata dai debiti.

This entry was posted in Senza categoria. Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Gentilmente scrivi le lettere di questa immagine captcha nella casella di input

Perchè il commento venga inoltrato è necessario copiare i caratteri dell'immagine nel box qui sopra