{"id":10208,"date":"2021-02-23T16:13:19","date_gmt":"2021-02-23T15:13:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=10208"},"modified":"2021-02-23T16:29:15","modified_gmt":"2021-02-23T15:29:15","slug":"a-servigliano-fm-gli-affreschi-del-xv-secolo-della-scuola-pittorica-di-santa-vittoria-in-matenano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=10208","title":{"rendered":"A SERVIGLIANO (FM) gli affreschi del XV secolo della scuola pittorica di Santa Vittoria in Matenano"},"content":{"rendered":"\n<p>A SERVIGLIANO il dipinto di GIACOMO DI COLA raffigurante S. ANTONIO ABATE<\/p>\n\n\n\n<p><em>Affresco<\/em> votivo, gi\u00e0 coperto con strato di calce, (167 x 100) ora ripulito<\/p>\n\n\n\n<p><em>Datazione<\/em>: Seconda met\u00e0 del sec. XV, datato 1468<\/p>\n\n\n\n<p>Segnatura: <em>HOC OPUS FIERI FECIT KATARINA ANDREUTII PRO VOTU ET JACOBUS ME PINSIT<\/em> + <em>.I.CCCC.68<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Collocazione<\/em>: a Servigliano, nella chiesa di S. Maria del Piano: retro sacrestia<\/p>\n\n\n\n<p><em>Propriet\u00e0<\/em>: Comune di Servigliano.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La segnatura trascritta \u00e8 posta alla base del dipinto. Non solo l\u2019anno 1468 \u00e8 molto precisa, \u00e8 coeva ad altre opere, e anche la figura del Santo manifesta chiari rapporti col il Sant\u2019Antonio Abate di Fra\u2019 Marino Angeli presso l\u2019Oratorio Farfense sul \u201ccappellone\u201d a Santa Vittoria in Matenano; e tenuto conto che Servigliano \u00e8 comune confinante con Santa Vittoria in Matenano, \u00e8 facile concludere che il \u201c<em>Jacobus me pinsit<\/em>\u201d, sia da identificarsi con il pittore Giacomo di Cola da Santa Vittoria in Matenano. Negli atti e nelle ricevute tra persone ben note dello stesso paese, di solito, si tralascia di scrivere il luogo di residenza o di provenienza; mentre con i forestieri, normalmente, si trascrivono sempre dati precisi e circostanziati.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Nell\u2019affresco firmato colpiscono, perch\u00e9 rimarchevoli, alcuni aspetti tecnici che riguardano la preferenza per il rosso, il modo un po\u2019 grossolano di disegnare ed evidenziare le pieghe dei vestiti, il disegno graffito dell\u2019aureola, l\u2019uso del rosa acceso sulle guance. Tutto sommato, per\u00f2, il pittore si configura come un volenteroso apprendista, che si potrebbe mettere in relazione anche con il maestro autore degli altri affreschi che, dopo tanti secoli, sono tornati alla luce, a Servigliano, sulle pareti dei due localetti, siti dietro la monumentale sacrestia della chiesa conventuale di Santa Maria del Piano.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Intorno alla chiesa di S. Maria del Piano si hanno le seguenti notizie: fu costruita nel 1411 al centro di un\u2019ampia pianura sul versante destro del fiume Tenna, in un luogo solitario, perch\u00e9 in quel tempo il Castello di Servigliano, con la pieve di S. Marco, era costruito sul pi\u00f9 alto colle del suo territorio, a monte della frazione Curetta. Nel 1414 il vescovo di Fermo concede indulgenze per chi lascia offerte per la Chiesa di S. Maria in Piano, \u201c<em>nuovamente fondata ed eretta<\/em>\u201d. Nel 1457 il papa Callisto III concede l\u2019indulgenza di sette anni per la festa (e la fiera) di S. Maria del Piano. Nel 1578 il Comune di Servigliano concede la chiesa e il circostante terreno ai Frati Minori dell\u2019Osservanza, ai quali, come mezzo di sostentamento, sono anche concessi tutti i diritti sul prato adiacente e sui \u201cposti e posteggi\u201d delle celebri \u201c<em>Fiere del lu Pi\u00e0<\/em>\u201d, che vi ci tenevano ogni anno in occasione delle feste dell\u2019Annunziata (25-26 marzo) e della Nativit\u00e0 di S. Maria SS.ma (8-9 settembre).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La chiesa prese la forma attuale, con la ricostruzione anche dell\u2019ampliamento dell\u2019annesso convento, nel 1748. L\u2019area della prima chiesa occupava lo spazio dell\u2019attuale presbiterio e della sacrestia; nel rinnovamento questa fu arredata con artistici armadi nel 1760. Ai lati della sacrestia, ad est ed ovest, si formarono due piccoli ambienti incalcinati, mettendo nel pi\u00f9 completo abbandono i suddetti affreschi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; I Frati Minori dell\u2019Osservanza, per le leggi eversive del governo regio dei Savoia, su ordine del Commissario Valerio, lasciarono chiesa e convento nel 1869. Successivamente, nel 1883, dalla amministrazione del demanio dello Stato dei Savoia furono ceduti al Comune di Servigliano per adibirli a Scuole Pubbliche e in seguito ad Asilo d\u2019Infanzia, con obbligo, per il Comune, di mantenere aperta al culto l\u2019annessa chiesa, e di provvedere per la sua officiatura.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il dipinto, insieme ai segni devastatori del tempo, presenta anche numerose martellature qua e l\u00e0, per far aderire l\u2019intonaco di copertura, che \u00e8 stato rimosso. Il restauro, fatto a cura della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici della Marche si \u00e8 limitato a colmare le lacune, a fissare alcune parti dell\u2019intonaco, tendente al distacco dalla parete, alla ripulitura dell\u2019intera superficie affrescata. I colori sono vivi; vi predomina il rosso combinato con il giallo ocra, con leggeri contrasti di un verde pisello nei risvolti del mantello.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019affresco di <em>S. Antonio abate<\/em>, su fondo verdastro (167 x 100), delimitato da cornice realizzata con serie di archetti gotici, rappresenta la tradizionale figura di questo santo Abate, seduto in trono, in prospettiva frontale, con la destra alzata per benedire e la sinistra appoggiata al bastone viatorio degli Antoniani, ed \u00e8 munito di campanella. Indossa un ampio mantello con cocolla sopra la veste in giallo d\u2019ocra; sul davanti scende quella striscia di panno rosso che in gergo monastico \u00e8 detta \u201cpazienza\u201d, ed anche \u201cscapolare\u201d, oppure \u201cpaternit\u00e0\u201d. Il capo \u00e8 cinto dall\u2019aureola, costituita da una superficie di fondo color beige, delimitata da tre circonferenze concentriche, graffite; la fascia esterna pi\u00f9 chiara \u00e8 rimarcata da puntini rossi. Lo sguardo profondo dell\u2019abate \u00e8 fisso verso l\u2019infinito, la fronte spaziosa \u00e8 solcata da rughe che, sul setto nasale, disegnano una specie di \u201cU\u201d. La barba lunga, fluente, filiforme e bipartita dona un aspetto venerando all\u2019insieme dell\u2019immagine. Il disegno della mano destra benedicente \u00e8 poco leggibile per caduta di largo strato di intonaco; intatta si presenta la mano sinistra che si allunga sopra il ginocchio, mentre tra il pollice e l\u2019indice \u00e8 appoggiato, con leggere inclinazione, il bastone viatorio con la campanella. Al disegno di questa mano si pu\u00f2 far riferimento nel discorso attributivo di altri dipinti, presentemente anonimi, ma che potrebbero assegnarsi a <strong>Giacomo di Cola<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dipinto sar\u00e0 pietra di paragone per dare l\u2019avvio alla formazione di un ristretto catalogo di opere, esistenti in alcune chiese dell\u2019entroterra fermano.<\/p>\n\n\n\n<p>-.-.-.-.-<\/p>\n\n\n\n<p>SERVIGLIANO<\/p>\n\n\n\n<p>COLA DA S. VITTOIA \u2013 attribuzione<\/p>\n\n\n\n<p>MAESTA\u2019 \u2013 CROCIFISSIONE \u2013 PIETA\u2019<\/p>\n\n\n\n<p>Affreschi in stato frammentario<\/p>\n\n\n\n<p>Datazione: Seconda met\u00e0 del sec. XV, circa il 1457.<\/p>\n\n\n\n<p>Collocazione: Servigliano, chiesa di S. Maria del Piano, locali di sacrestia.<\/p>\n\n\n\n<p>Propriet\u00e0: Comune di Servigliano.<\/p>\n\n\n\n<p>Attribuzione: Giacomo di Cola da Santa Vittoria in Matenano<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Una tradizione locale dice che questa \u201c<em>Maest\u00e0<\/em>\u201d dipinta nella chiesa di S. Maria del Piano, essendo oggetto di grande venerazione popolare, tagliato il muro, fu incastrata sul lato sinistro della retro-facciata, intorno alla met\u00e0 del secolo XVIII.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Guide turistiche locali la indicano genericamente come \u201caffresco attribuito a Panfilo da Spoleto\u201d, ma, al confronto con le poche opere certe di questo fantomatico artista, l\u2019attribuzione \u00e8 da respingere.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; La figura della <em>Vergine<\/em> \u00e8 dipinta in prospettiva, seduta su di un trono gotico, mentre sorregge il <em>Bambino <\/em>sulla sua sinistra. Le immagini emergono nette nel contrasto di colori robusti; la tinta molto scura della preparazione di fondo, il giallo d\u2019ocra del trono, il rosa delle carni, il verde cupo della veste e del manto con risvolti chiari in verde pisello, e un indefinibile colore per la veste del <em>Bambino<\/em>. In alto si vede un coro di <em>Angeli musici<\/em>: a sinistra di chi guarda stanno i cantori che si accompagnano con strumenti a corda: viola e mandola; a destra quelli che attendono all\u2019organo: organista e tiramantici. Tutti insieme, nel brio delle posizioni e delle vesti, nelle combinazioni del verde chiaro e del rosa, danno un tono di vivacit\u00e0 alla scena caratterizzata dall\u2019atteggiamento statico dei personaggi maggiori.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il capo della <em>Madonna<\/em>, circondato da una aureola con corona, \u00e8 coperto da un velo scuro che, alle spalle, prende la forma di ampio mantello dai risvolti verdognoli. L\u2019aspetto del volto \u00e8 maestoso: gli occhi fissi nel vuoto dell\u2019infinito, segnano una nota stilistica personale del pittore, unitamente allo sviluppo aperto ed allungato del collo, e alla profusione del rosa che imporpora le gote della madre e del Bambino. Il modo di rappresentare le mani, le combinazioni cromatiche delle vesti, il modo un po\u2019 impacciato nel ritrarre le pieghe delle vesti degli angeli musici, indicano abbastanza chiaramente che il pittore di questa \u201c<em>Maest\u00e0<\/em>\u201d potrebbe essere il medesimo che ha dipinto le scene della \u201c<em>Crocifissione<\/em>\u201d a Servigliano ed a Magliano di Tenna. Qualcosa di simile anche sulle pareti dentro la santa Casa di Loreto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; A Servigliano, nella chiesa di Santa Maria del Piano, altre scene della \u201c<em>Nativit\u00e0<\/em>\u201d e della \u201c<em>Crocifissione<\/em>\u201d sono affrescate nel retro-sacrestia di destra, verso oriente. Quella della \u201c<em>Piet\u00e0<\/em>\u201d o \u201c<em>Cristo nel sepolcro<\/em>\u201d, contornato dagli strumenti della sua passione, \u00e8 affrescata in una lunetta del retro-sacrestia di destra.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; I resti della \u201c<em>Nativit\u00e0<\/em>\u201d sono di entit\u00e0 minima, per cui ci si limita a farne soltanto una doverosa segnalazione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Pi\u00f9 significativa la scena della \u201c<em>Crocifissione<\/em>\u201d che, nonostante lo stato frammentario, permette una buona lettura per interessanti confronti stilistici. L\u2019affresco \u00e8 stato realizzato entro un contorno di arco gotico trilobato, sopra altro affresco preesistente. Sul fondo, in rosso mattone, si staglia la croce sulla quale \u00e8 inchiodato il Crocifisso, raffigurato in grandezza naturale. Purtroppo il volto di Cristo \u00e8 andato perduto per caduta dell\u2019intonaco, ma resta la parte superiore del capo, adorno di una ricca corona di capelli, rappresentato in modo analogo a quello della \u201c<em>Crocifissione<\/em>\u201d di Magliano di Tenna. Gli \u201c<em>Angeli della Passione<\/em>\u201d si librano nell\u2019aria con calici in mano per raccogliere il sangue che goccia dalle ferite delle mani e del costato. All\u2019altezza dei piedi del Cristo, si vede la testa della <em>Maddalena<\/em> che, nella scena originaria, era stata rappresentata in ginocchio ai piedi della croce. Sulla sinistra, in piedi, la figura aureolata di <em>S. Giovanni Evangelista<\/em> in veste gialla e manto rosso. Sul lato opposto, la figura della <em>Madre Addolorata<\/em> \u00e8 stata coperta dal muro trasversale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il \u201c<em>Cristo nel sepolcro<\/em>\u201d \u00e8 stato raffigurato ignudo, col capo reclinato sulla spalla destra e le braccia incrociate sul davanti. Nel fondo color rosso mattone della lunetta, si vedono rappresentati vari strumenti della Passione: la scala con i chiodi e le tenaglie, i flagelli, la lancia e la canna con spugna.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ci sia consentito aggiungere che ci sembra che possano essere attribuite a questo pittore alcune \u201c<em>scene evangeliche<\/em>\u201d che esistono nell\u2019Oratorio Farfense di Montegiorgio, oltre le pi\u00f9 note \u201c<em>storie<\/em>\u201d relative alla \u201c<em>Invenzione della Santa Croce<\/em>\u201d e che un opportuno restauro consenta una lettura attributiva veramente pertinente.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Per la datazione degli affreschi di Servigliano si apre una ipotesi ben circostanziata. Nel 1457 il papa Callisto III concesse l\u2019indulgenza di sette anni per la festa di S. Maria del Piano. Generalmente simili richieste e concessioni avevano luogo per raccogliere fondi destinati alla costruzione del sacro edificio, o per celebrare con maggior concorso di popolo il suo rinnovato decoro con dipinti di vario genere.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Pertanto ci sembra di poter proporre l\u2019anno 1457 come probabile datazione degli affreschi di S. Maria del Piano (<em>Nativit\u00e0 \u2013 Crocifissione \u2013 Piet\u00e0<\/em>) i quali, pur precedendo di oltre un decennio l\u2019affresco votivo di <em>S. Antonio Abate<\/em> (1468), manifestano una medesima area culturale, ancorata in schemi disegnativi, ed espressa dal genere popolaresco pi\u00f9 vicino allo stile di Giovanni di Corraduccio, che non a quello del folignate Bartolomeo di Tommaso. Questi, nonostante la loro frammentariet\u00e0, offrono anche significative indicazioni per evidenziare anche alcune convergenze con l\u2019arte e lo stile di Fra\u2019 Marino Angeli: vedi, per esempio, la corona di spine, i capelli, il perizoma del Cristo, gli angeli che raccolgono nei calici il sangue che esce dalle ferite delle mani e del costato. Pertanto, volendo proporre un nome che faccia riferimento alla personalit\u00e0 di questo artista, presente in S. Maria del Piano e in altre chiese del Fermano, diverso da Giacomo di Cola da S. Vittoria, stanti alcune affinit\u00e0 con il monaco-pittore, non ci resta che indicare, fino a prova contraria, il pittore <strong><em>Cola da Santa Vittoria in Matenano, padre del suddetto Giacomo<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>\\\\\\ <em>Testo derivato da uno scritto di Giuseppe Crocetti<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A SERVIGLIANO il dipinto di GIACOMO DI COLA raffigurante S. 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