{"id":3268,"date":"2012-08-01T08:08:28","date_gmt":"2012-08-01T07:08:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=3268"},"modified":"2012-08-01T08:08:28","modified_gmt":"2012-08-01T07:08:28","slug":"vittorio-alfieri-dalle-lezioni-del-prof-mancini-don-dino-a-fermo-appunti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=3268","title":{"rendered":"Vittorio ALFIERI dalle lezioni del prof. Mancini don Dino a Fermo. Appunti"},"content":{"rendered":"<p><strong>VITTORIO ALFIERI <\/strong><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/strong>(1749-1803)<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Il Parini ha risvegliato negli Italiani una coscienza civile, ossia ha voluto fare di<\/p>\n<p>essi cittadini onesti, laboriosi e sani.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 L&#8217;Alfieri risvegli in essi la coscienza politica, insistendo sui diritti dell&#8217;uomo e del cittadino, e anche sui doveri. Egli vive in un&#8217;epoca in cui i regimi sono ancora tutti assolutistici (salvo quello inglese), ma in cui si affermano anche le idee illuministe, circa la sovranit\u00e0 popolare, i diritti naturali dell&#8217;uomo, la lotta contro le varie forme di tirannide.<\/p>\n<p><strong>Pensiero politico<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Per comprendere bene il pensiero politico dell&#8217;Alfieri \u00e8 necessario tener presente il suo temperamento. Nato da famiglia nobile, in uno Stato (quello piemontese) fra i pi\u00f9 arretrati d&#8217;Italia, egli, dotato dalla natura di un temperamento orgoglioso e ribelle, sent\u00ec subito, fin da bambino il contrasto fra la sua aspirazione alla libert\u00e0 e le catene del costume famigliare dei nobili e dell&#8217;ambiente politico in cui era costretto a vivere.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Il contrasto fra il temperamento ribelle e indipendente e le varie forme di schiavit\u00f9 famigliari e sociali acu\u00ec la sua aspirazione alla libert\u00e0, fino a farlo apparire una specie di anarchico, molto simile ai seguaci dello <em>\u201cSturm und drang\u201d <\/em>che si afferm\u00f2 nello stesso tempo in Germania nell&#8217;ambiente dei giovani <em>(sturm und grand = tempesta ed impeto)<\/em>, ed \u00e8 un movimento sociale e letterario che ha, come programma, la distruzione totale del passato e l&#8217;affermazione totale della libert\u00e0 individuale.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Forse l&#8217;Alfieri fu influenzato anche dalla lettura del Rousseau e degli illuministi in generale leggendo il<em> \u201cMattino\u201d<\/em> e il <em>\u201cMezzogiorno\u201d<\/em> del Parini (divulgati nel 1763 e 1765);\u00a0 egli sent\u00ec vergogna di appartenere alla classe dei <em>\u201cgiovani signori\u201d<\/em>, e, per distinguersi da questi, assunse atteggiamenti da rivoluzionario. Rinunci\u00f2 alla parte del patrimonio avuta in eredit\u00e0 dal padre, a vantaggio della sorella Giulia, ma si riserv\u00f2 il diritto di avere da lei un assegno annuo e conserv\u00f2 il titolo di conte: in tal modo egli credette di <em>\u201csvassallarsi\u201d,<\/em> cio\u00e8 di uscire dal mondo dei vassalli e dei feudatari.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Quando ebbe raggiunta la indipendenza economica si dedic\u00f2 ai viaggi all&#8217;estero: Francia, Olanda, Inghilterra, Prussia (che egli defin\u00ec una <em>\u201ccaserma\u201d<\/em> e Federico II <em>\u201cre<\/em> <em>sergente\u201d<\/em>, Austria dove a Vienna egli vide il Metastasio, che faceva la genuflessione davanti a Maria Teresa, e che egli definisce <em>\u201cMusa appigionata\u201d<\/em> (che sta a pigione).<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Attraverso le letture degli autori illuministi, attraverso le esperienze acquistate in viaggi, il contatto con intellettuali europei progressisti, e soprattutto in forza del suo temperamento ribelle ad ogni coercizione, si innamor\u00f2 della libert\u00e0 a tal punto che divenne un feroce odiatore della tirannide.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 L&#8217;ideale della libert\u00e0 in Alfieri non \u00e8\u00a0 sorretto tanto da convinzioni filosofiche, quanto sul sentimento: un sentimento caldo, addirittura travolgente, che si manifesta con la pi\u00f9 assoluta immediatezza e sincerit\u00e0: sincerit\u00e0 che si rileva soprattutto nella <em>\u201cVita di s\u00e9 stesso\u201d<\/em>, ove pare che si compiaccia di mettere in evidenza i suoi difetti, quasi per riscuotere dai lettori il riconoscimento e l&#8217;applauso di questa sua dote.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 In altri termini l&#8217;ideale della libert\u00e0 in Alfieri \u00e8 un sentimento innato a causa del suo temperamento e rafforzato da esperienze e letture. Egli sostiene che l&#8217;educazione \u00e8 autoeducazione. Si parte tutti da uno stato deplorevole, fatto di ignoranza, di vizi, di istinti selvatici: per\u00f2 seguendo la natura si pu\u00f2 giungere allo stato di magnanimit\u00e0. Il processo autoeducativo parte dall&#8217;impulso naturale che egli definisce <em>\u201cun bollore\u201d<\/em> di mente\u00a0 e di cuore, per cui non si trova mai pace n\u00e9 requie finch\u00e9 non si sia diventati i migliori fra gli ottimi o nulla.\u00a0 L&#8217;impulso naturale spinge ad agire, a fare esperienze indefinite. Le esperienze possono essere positive o negative: forse le negative superano quelle positive: ma in questo caso interviene <em>\u201cmagnanima bile\u201d<\/em>, cio\u00e8 lo sdegno contro s\u00e9 stesso, scoperto e ritrovato in atteggiamenti indegni: sdegno accompagnato dalla brama furiosa di liberarsi da quegli atteggiamenti. La <em>\u201cmagnanima bile\u201d <\/em>\u00e8 dunque fattore di autocritica e di autosuperamento continuo. Attraverso il continuo superamento, per cui l&#8217;io migliore prende di petto, mortifica e reprime l&#8217;io inferiore, si giunge allo stato di magnanimit\u00e0 che \u00e8 costituito dal culto di un <em>\u201cdegno oggetto per l&#8217;intelligenza e di un degno amore per il cuore\u201d. <\/em>Un <em>\u201cdegno oggetto per l&#8217;intelletto\u201d<\/em> furono per lui le letture.<em>\u201dIl degno amore per il suo cuore\u201d<\/em> fu quello per la contessa D&#8217;Albany.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Un uomo dal temperamento ribelle e dal sentimento ardente, capace di biasimare s\u00e9 stesso e gli altri. Com&#8217;era l&#8217;Alfieri non avrebbe mai potuto tollerare la schiavit\u00f9 politica. Incominci\u00f2 la carriera militare e subito l&#8217;abbandon\u00f2, per non diventare un sostenitore armato della tirannide; e quando and\u00f2 all&#8217;estero lo fece per \u201cspiemontizzarsi\u201d , cio\u00e8 per liberarsi dalle forme di vita schiavesche caratteristiche dello Stato sardo-piemontese, chiuso a qualsiasi riforma.<\/p>\n<p>\u00a0 Per conoscere il pensiero politico dell&#8217;Alfieri, e quindi per comprendere bene la maggior parte delle sue tragedie, che ad esso si ispirano, bisogna tener presente il trattatello della <em>\u201cTirannide\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 In quest&#8217;opera egli parla dell&#8217;origine della tirannide, degli appoggi di cui essa si vale, del modo con cui essa si abbatte. Anzitutto egli afferma che <em>\u201cil solo pensiero che la mia vita, i miei pensieri, i miei movimenti debba no dipendere dall&#8217;arbitrio di uno solo, mi fa fremere di sdegno\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 La tirannide nasce quando un uomo ambizioso, di forte volont\u00e0, spregiudicato si propone di imporsi a tutta una societ\u00e0, favorito dalla ignoranza e dalla fiacchezza morale di coloro ai quali egli vuole imporsi: <em>\u201cl&#8217;ignoranza e il vizio di un popolo sono il terreno migliore per il tristo seme della tirannide\u201d<\/em>. Nel suo proposito di imporsi a tutto un popolo il tiranno \u00e8 favorito ed appoggiato:<\/p>\n<p>a)- dagli aristocratici ai quali egli concede onori e privilegi;<\/p>\n<p>b)- dai militari che, invece di mettere le armi a servizio del popolo, preferiscono\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 metterle al servizio del tiranno contro il popolo perch\u00e9 da lui avranno alte<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 paghe e onori.<\/p>\n<p>c)- dai sacerdoti che, invece di educare il popolo al culto dei grandi ideali, fra cui<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 quello della libert\u00e0, lo educano al servilismo nei confronti del tiranno., da cui<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 essi ricevono\u00a0 privilegi e onori.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nelle tragedie in cui il poeta svolge il motivo della lotta fra il tiranno e l&#8217;eroe,<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 il tiranno ha sempre, come alleati, i nobili, i militari e i sacerdoti (per<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 quest&#8217;ultimi fa accezione la tragedia \u201cSaul\u201d).<\/p>\n<p><strong>Come si rimedia alla tirannide ?<\/strong><\/p>\n<p>Non con le congiure, perch\u00e9 questa falliscono quasi sempre, a causa di un traditore.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, dice l&#8217;Alfieri, il tiranno sa instaurare un regime di terrore tale da scoraggiare qualsiasi tentativo di rivolta. L&#8217;unico rimedio \u00e8 l&#8217;iniziativa di uno solo che si chiama <em>\u201ceroe\u201d,<\/em> che definisce cos\u00ec: \u201c<em>un animo sdegnoso e fiero che schifito dalle prepotenze del tiranno decide di rimediare ai mali suoi e a quelli di tutti, da solo e col ferro\u201d. <\/em>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Anche l&#8217;eroe, come il tiranno,\u00a0 \u00e8 mosso da un particolare impulso naturale; ma mentre il tiranno da questo \u00e8 spinto ad imporsi a tutti per soddisfare la sua ambizione, l&#8217;eroe dal medesimo impulso a spinto a rivendicare la dignit\u00e0 ed i diritti dei suoi simili.<\/p>\n<p><strong>Quali doti ha l&#8217;eroe ?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Il tiranno \u00e8 egoista, sfrenato, ambizioso, crudele, capace di interferire perfino nei segreti pi\u00f9 intimi dei suoi sudditi, rapitore di fanciulle, simulatore di religiosit\u00e0 ed empio nel suo intimo; l&#8217;eroe \u00e8 altruista, generoso, onesto, umano, rispettoso della dignit\u00e0 altrui e intransigente rivendicatore della propria. Insomma il tiranno \u00e8 il pessimo fra gli uomini, l&#8217;eroe l&#8217;ottimo.<\/p>\n<p><strong>Come si divide la societ\u00e0 ?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0 In tre classi: i pessimi (il tiranno e i suoi alleati); gli ignavi o vivi o egoisti, che sono la maggioranza, che vivendo nell&#8217;ignoranza e nel vizio, permettono ai pessimi di spadroneggiare; i buoni, che sono pochi, ma che posseggono una forza tale da sconvolgere il regno dei pessimi, qualora uno dia il segnale della rivolta: quella forza \u00e8 l&#8217;amore alla libert\u00e0 basata su un forte senso dei propri diritti e dei propri doveri.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Chi ha la coscienza dei propri diritti, ma non ha quella dei propri doveri, \u00e8 un tiranno in potenza: infatti il tiranno conosce solo s\u00e9 stesso e crede che gli altri siano stati creati solo per servire lui. Il segnale della rivolta verr\u00e0 dato dall&#8217;eroe: allora i buoni si uniranno a lui e la loro forza morale sar\u00e0 sufficiente a battere il nemico, anche se questo \u00e8 materialmente pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 L&#8217;Alfieri inneggi\u00f2 allo scoppio della rivoluzione francese con l&#8217;ode <em>\u201cParigi sbastigliata\u201d, <\/em>perch\u00e9 quello era stato l&#8217;inizio della lotta contro la tirannide di uno solo; a quella di uno solo egli considera pari quella dei pochi (oligarchia).<em><\/em><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Quando nel 1792, alla met\u00e0 del &#8217;93, assiste in Parigi alle esplosioni bestiali della violenza popolare, e rischi\u00f2 egli stesso di rimanerne vittima, allora cap\u00ec che esiste anche una tirannide dei \u201ctroppi\u201d (demagogia). Quest&#8217;ultima forma di tiranni apparve all&#8217;Alfieri pari, se non addirittura pi\u00f9 grave, di quella di uno solo: infatti dal tiranno unico ci si pu\u00f2 guardare, evitandolo, ritirandosi sdegnosamente a vivere per conto proprio, rifiutando ogni collaborazione; mentre dal popolaccio e dai tiranni popolari possono essere uccisi anche i buoni, solo per sospetto, per invidia o per vendetta.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Per questo motivo, cio\u00e8 per evitare che, caduta la tirannide di uno solo, si affermi la tirannia dei troppi, l&#8217;Alfieri nel trattato <em>\u201cDel principe e delle lettere\u201d<\/em> sostiene che per abbattere la tirannide non \u00e8 sufficiente l&#8217;opera dell&#8217;eroe, se al suo fianco non ci sono altri eroi, che sono gli scrittori, che egli definisce cos\u00ec: <em>\u201cArditi e veraci scrittori sono dunque gli onorati, naturali e sublimi tribuni del popolo non libero\u201d<\/em> (tribuno in antico era il difensore dei diritti della plebe contro la tirannide dei patrizi).<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 In che senso gli scrittori arditi e veraci sono tribuni dei popoli non liberi, cio\u00e8 difensori delle virt\u00f9 politiche che, come egli stesso dice, si riassumono nella parola libert\u00e0?<\/p>\n<p><em>\u201cNel senso che gli scrittori in forza del natural loro impulso, sotto mille forme diverse, ma tutte calde e convincenti ed energiche, scolpiscono nel cuore dei popoli l&#8217;amore del <span style=\"text-decoration: underline;\">vero<\/span>, del<span style=\"text-decoration: underline;\"> grande<\/span>, dell&#8217;<span style=\"text-decoration: underline;\">utile<\/span>, del<span style=\"text-decoration: underline;\"> retto<\/span> e della <span style=\"text-decoration: underline;\">libert\u00e0<\/span> che da tutti questi necessariamente deriva\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Siamo dunque sulla scia degli illuministi che considerano lo scrittore come protagonista delle idee utili al progresso umano. Perci\u00f2 l&#8217;Alfieri critica gli scrittori osceni e antireligiosi (ha di mira Voltaire), perch\u00e9 essi ha contribuito a diffondere il vizio e la spregiudicatezza stolta in mezzo al popolo, che sono i presupposti per l&#8217;affermarsi della tirannide.<\/p>\n<p>Era religioso l&#8217;Alfieri ? Non era certo cristiano: forse come tutti i deisti del periodo illuministico, credeva in una causa prima che ha mosso l&#8217;universo; ma non andava oltre questa credenza. Forse negli ultimi anni della sua vita ha capito che l&#8217;Impulso naturale dell&#8217;uomo pi\u00f9 dotato, nonostante le presunzioni che lo accompagnano, specie nell&#8217;et\u00e0 giovanile e matura, alla fine, sconfitto dalle esperienze della vita, deve soggiacere ad uno sforzo che gli sfugge, comunque esso di chiami o Dio o destino: \u00e8 evidente questa sensazione della limitatezza umane nel \u201cSaul\u201d, che certamente riproduce molte delle esperienze psicologiche di Alfieri.\u00a0 Fra le satire che egli ha scritto (sono sette di cui una sull&#8217;educazione) ce n&#8217;\u00e8 una intitolata \u201cL&#8217;anti-religioneria\u201d, cio\u00e8 la lotta alla religione fatta in\u00a0 modo stupido e volgare.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Quanto al Cristianesimo egli \u00e8 convinto che si tratta di una religione ormai morta, per cui non vale la pena neanche di attaccarla.<\/p>\n<p><strong>Le tragedie dell&#8217;Alfieri.<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0 L&#8217;Alfieri ha scritto 19 tragedie \u2013 4 commedie <em>(\u201cUno\u201d &#8211; \u201cI pochi\u201d- \u201cI troppi\u201d &#8211; L&#8217;antidoto\u201d<\/em>) &#8211; 7 satire \u2013 la <em>\u201cVita di s\u00e9 stesso\u201d<\/em> &#8211; 2 preziosissimi trattatelli della tirannide &#8211; \u201cDel Principe e delle lettere\u201d, che sono fondamentali per capire il pensiero politico e letterario dell&#8217;Alfieri- \u201c<em>Il Misogallo\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 La sua fama per\u00f2 \u00e8 legata soprattutto alle tragedie. La nostra tragedia ha inizio del &#8216;500: si delineano due indirizzi in quel secolo: quello classicheggiante alla greca, di cui \u00e8 esponente Pietro Aretino, autore dell&#8217;<em>\u201dOrazia\u201d<\/em> &#8211; quello classicheggiante senechiano (caratterizzato da azione fortemente tragica e da scene orride) di cui \u00e8 esponente Giovan Battista Giral di Cintio. Una ne scrisse anche il Tasso: <em>\u201cIl torrismondo\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Nel &#8216;600, nonostante il cattivo gusto del secolo, abbiamo due buone tragedie di Della Valle: <em>\u201cLa Giuditta\u201d<\/em> e <em>\u201cLa regina di Scotia\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 All&#8217;Alfieri spetta il merito di aver fatto della tragedia uno strumento di formazione civile-politica. Il tema di quasi tutte le sue tragedie \u00e8 il contrasto fra il tiranno e l&#8217;eroe; il primo con il seguito dei suoi appoggi; il secondo appoggiato segretamente dai buoni.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Perch\u00e9 l&#8217;Alfieri ha scelto il teatro per diffondere l&#8217;ideale della libert\u00e0 ? Perch\u00e9 il teatro usa il metodo intuitivo, cio\u00e8 le idee le fa vedere in atto attraverso una vicenda, il dialogo, le scene. Forse influ\u00ec nella scelta anche il fatto che nel 1776 (anno in cui egli si convert\u00ec alla attivit\u00e0 letteraria), avendo scritto, mentre vegliava una donna malata che egli amava, una tragedia intitolata <em>\u201cCleopatra\u201d<\/em> e avendo ottenuto un discreto successo, si sent\u00ec incoraggiato a proseguire lungo quella strada. Abbiamo detto che il tema dominante delle tragedie dell&#8217;Alfieri \u00e8 quello politico, ma la ripetizione dello stesso tema e per di pi\u00f9 con la stessa impostazione (il tiranno pessimo coadiuvato dai pessimi \u2013 l&#8217;eroe ottimo coadiuvato dagli ottimi) rende la tragedia piuttosto monotona: con la sua abituale sincerit\u00e0 l&#8217;Alfieri stesso dice che <em>\u201cletta una, sono lette tutte le sue tragedie\u201d. <\/em>Tuttavia ci sono 3 tragedie che sfuggono allo schema solito, e nelle quali il poeta si impegna ad interpretare psicologie pi\u00f9 complesse, pi\u00f9 varie, pi\u00f9 ricche di umanit\u00e0: sono le tragedie <em>\u201cSaul\u201d &#8211; \u201cMirra\u201d &#8211; \u201cAgamennone\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>Caratteristiche stilistiche della tragedia dell&#8217;Alfieri.<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 In ogni opera si riflette il carattere dell&#8217;autore, e siccome l&#8217;Alfieri aveva un carattere impulsivo, forte, sprezzante di tutto ci\u00f2 che \u00e8 eleganza, artificioso e superfluo, si \u00e8 proposto di creare una tragedia che fosse tragica e concentrata il pi\u00f9 possibile, essenziale il pi\u00f9 possibile. Perch\u00e9 fosse tragica egli prefer\u00ec temi forti, cio\u00e8 quelli in cui i contrasti tra il protagonista e antagonista fossero violenti; e i caratteri dei personaggi fossero carichi di passione in sommo grado. I caratteri non si sviluppano durante l&#8217;azione tragica, ma sono gi\u00e0 definiti in precedenza; il tiranno sar\u00e0 pessimo fin dall&#8217;inizio, l&#8217;eroe ottimo fin dall&#8217;inizio. Quindi l&#8217;azione tragica si ridurr\u00e0 ad uno scontro tra protagonista e antagonista , che si concluder\u00e0 con la morte di uno dei due.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Il genere il poeta fa morire l&#8217;eroe affinch\u00e9 resti nel pubblico pi\u00f9 vivo l&#8217;odio contro il tiranno e il desiderio di vendicare l&#8217;eroe.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Quella dell&#8217;Alfieri non \u00e8 la tragedia di Shakespeare, che si vale dell&#8217;azione tragica, per rappresentare <em>l&#8217;evoluzione<\/em> di un carattere sotto la spinta degli avvenimenti. I personaggi dell&#8217;Alfieri sono tutti di un pezzo, dall&#8217;inizio alla fine; sono, come si dice, psicologia concentrata perch\u00e9 risultino pi\u00f9 forti.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Per rendere la tragedia pi\u00f9 tragica e pi\u00f9 forte, egli la rende anche rapida, togliendo via le parti narrative e liriche , che per tradizione classica dovevano far parte della tragedia (le narrazioni erano affidate ai messi che narravano cose avvenute fuori della scena, o dai confidenti, che confidandosi con una persona cara, rievocano episodi passati. La parte lirica era affidata\u00a0 o al coro, un personaggio collettivo che seguiva l&#8217;azione tragica e la commentava nei suoi passi pi\u00f9 salienti, o ad un personaggio principale, che in un momento di alta tensione lirica, si sfogava in un discorso carico di emozione), cos\u00ec la tragedia scorre rapida verso la conclusione.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 In genere nel primo atto si presenta il tiranno che manifesta ai suoi amici le sue preoccupazioni per il comportamento dell&#8217;eroe, nel secondo atto si presenta l&#8217;eroe che manifesta le sue intenzioni; nel terzo atto il primo incontro fra i due; nel quarto atto incomincia lo scontro; nel quinto c&#8217;\u00e8 la catastrofe.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Anche il linguaggio \u00e8 concentrato ed essenziale proprio per garantire la forza della tragedia: un linguaggio senza ornamenti, fatto di battute brevissime (talvolta addirittura di monosillabi; un linguaggio come di dice <em>\u201cmetallico\u201d <\/em>, che rende piuttosto dura ed aspra la tragedia dell&#8217;Alfieri.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Tutto quello che abbiamo detto vale per le tragedie di argomento politico in generale, ma si possono dire le stesse cose per il \u201cSaul\u201d &#8211; \u201cMirra\u201d &#8211; \u201cAgamennone\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Nel primo momento egli inventa la trama generale della tragedia, nel secondo momento scrive la tragedia intera mettendovi dentro tutto quello che viene in mente, nel terzo momento rivede la tragedia, toglie le parti che ritiene inopportune e le mette in versi.<\/p>\n<p><strong>Caratteristiche della lingua usata dall&#8217;Alfieri.<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 L&#8217;Alfieri i n giovent\u00f9 aveva studiato molto poco e male. Quando nel 1776 decise di darsi all&#8217;arte drammatica, sent\u00ec quanto fossero limitati i suoi mezzi espressivi. Sent\u00ec allora il bisogno di studiare il latino, imparandone la grammatica e la sintassi (<em>\u201cmi immersi nel vortice grammatichevole\u201d<\/em>), e traducendo svariati autori per costringersi ad usare un linguaggio preciso. Riusc\u00ec ad acquistare un certo patrimonio di vocaboli, sufficienti per il suo stile concentrato ed efficace; ma quando tale patrimonio non gli era sufficiente, secondo il consiglio di Cesarotti, inventava vocaboli nuovi (\u201cdisvassallarsi\u201d &#8211; \u201cspiemontizzarsi\u201d &#8211; \u201cgrammatichevole\u201d).<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Alfieri scrittore tragico.<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 A 27 anni l&#8217;Alfieri aveva gi\u00e0 fatto svariate esperienze; e attraverso queste era venuto superando le forme inferiori della vita ed era venuto avvicinandosi allo stato di magnanimit\u00e0. L&#8217;impulso naturale, cio\u00e8 il <em>\u201cbollore\u201d<\/em> di mente e di cuore che lo spingeva a fare, come nel passato, quando egli era ancora spiritualmente grezzo, l&#8217;aveva spinto all&#8217;avventura mediocre e inconcludente, cos\u00ec allora,\u00a0 essendosi ormai il suo spirito purificato, lo spingeva all&#8217;attivit\u00e0 utile e nobile E cos\u00ec nel 1775 egli decide di dare sfogo alle sue energie irrequiete e veementi, nell&#8217;esercizio della sublime attivit\u00e0 di scrittore.<\/p>\n<p><strong>\u00a0 <\/strong>\u00a0Nelle sue esperienze egli ha conosciuto\u00a0 tiranni e servi; ed ha sentito disprezzo per gli uni e per gli altri. Ha conosciuto anche persone rette e magnanime che attendono un rinnovamento della societ\u00e0 sulla base della libert\u00e0, della rettitudine, del dovere, della giustizia, della magnanimit\u00e0.\u00a0 L&#8217;Alfieri si sente in dovere e soprattutto sente il bisogno intimo di denunciare al disprezzo dell&#8217;umanit\u00e0 i tiranni ed i vili; e di far coraggio ai pochi buoni che ancora esistono nella societ\u00e0.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Perch\u00e9 dunque si dedica all&#8217;attivit\u00e0 letteraria ?<\/span><\/p>\n<p>a)- per dare sfogo alla potente necessit\u00e0 interiore, per incanalare l&#8217;impulso naturale in una attivit\u00e0 degna.<\/p>\n<p>b)- per annientare moralmente gli esseri che pi\u00f9 provocano il suo sdegno e ai quali egli, uomo libero per natura, fatalmente si sente avverso.<\/p>\n<p>c)- per esprimere la sua adesione e la sua simpatia ai buoni.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Perch\u00e9 fra i generi letterari ha scelto il teatro ?<\/span><\/p>\n<p>a)- perch\u00e9 il teatro a differenza di tutti gli altri generi letterari ha un pubblico di appassionati straordinariamente vasto: non cos\u00ec, infatti, \u00e8 per il poema, per la lirica, per il trattato ecc. Frequentano il teatro tanto le persone colte, tanto le incolte; e assistere ad una rappresentazione non \u00e8 affatto pesante, ma \u00e8 affatto piacevole.<\/p>\n<p>b)- perch\u00e9 il teatro adotta il metodo intuitivo, cio\u00e8 fa vedere un ideale\u00a0 attraverso uno scenario reale ( cio\u00e8 non descritto). Il metodo intuitivo fa s\u00ec che le menti meno evolute possano capire. <em>\u201cTra la tante miserie della nostra Italia, che ella s\u00ec bene annovera, abbiamo anche questa di non avere teatro. Fatale cosa \u00e8, che per farlo nascere si abbisogni di un principe. Questa stessa cagione porta nella base un impedimento necessario al vero progresso di quest&#8217;arte sublime. Io credo fermamente che gli uomini debbano imparare in teatro ad esser liberi, forti, generosi, trasportati per la vera virt\u00f9, insofferenti di ogni violenza, amanti della patria, veri conoscitori dei propri diritti, e in tutte le passioni loro ardenti, retti e magnanimi. Tale era il teatro in Atene; e tale non pu\u00f2 essere mai un teatro cresciuto all&#8217;ombra di un principe qualsivoglia. Io scrivo con la sola lusinga che, forse rinascendo degli italiani, si reciteranno un giorno queste mie tragedie; non ci sar\u00f2 allora: sicch\u00e9 egli \u00e8 un buon mero piacere ideale per parte mia. Del resto, anche ammettendo che\u00a0 i principi potessero far nascere un teatro, se non ottimo, buono, e parlante esclusivamente d&#8217;amore, non vedo aurora di tal giorno in Italia.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;aver teatro nelle nazioni moderne, come nelle antiche, suppone da prima l&#8217;esser veramente nazione, e non di dieci popoletti divisi, che messi\u00a0 insieme non si troverebbero simili in nessuna cosa; poi suppone educazione privata e pubblica, costumi., cultura, eserciti, commercio, armate, guerra, fermento, belle arti, vita\u201d<\/em>. Ecco cosa pensava l&#8217;Alfieri della funzione educativa del teatro.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Perch\u00e9 nel genere del teatro egli sceglie proprio la tragedia ?<\/span><\/p>\n<p>a)- perch\u00e9 la sua spiritualit\u00e0 forte lo portava a preferire l&#8217;azione tragica piuttosto<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 che l&#8217;azione comica.<\/p>\n<p>b)- perch\u00e9 egli concepisce lo scrittore e quindi s\u00e9 stesso come tribuno del\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 popolo: e al tribuno non si addice il discorso che desta il riso bens\u00ec quello<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 che fa fremere.<\/p>\n<p>c)- perch\u00e9 per educare al sensi della libert\u00e0 e della rettitudine era necessario<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 scuotere le anime intorpidite e avvilite con visioni impressionanti, quali sono<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 appunto le visioni tragiche.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Come possiamo definire la tragedia dell&#8217;Alfieri ?<\/span><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Cos\u00ec egli esprime il suo pensiero circa la sua tragedia: <em>\u201cho tentato di fare la tragedia in cinque atti, pieni, per quanto il soggetto d\u00e0, del solo soggetto; dialogizzata dai soli personaggi attori e non consultori o spettatori; la tragedia ordita di un sol filo\u00a0 (sono tre caratteristiche della essenzialit\u00e0); rapida per quanto si pu\u00f2 servendo alle passioni, che tutte pi\u00f9 o meno vogliono pur dilungarsi; semplice per quanto uso d&#8217;arte comporti; tetra e feroce per quanto la natura lo soffra; calda quanto lo era in me\u201d<\/em> (caratteristiche della tragedia concentrata).<\/p>\n<p>La tragedia dell&#8217;Alfieri si pu\u00f2 definire dunque:<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">a)- Tragedia essenziale,<\/span> ossia che svolge l&#8217;azione attraverso scene essenziali, evitando scene o battute di abbellimento o di compiacimento sentimentale, estetico, ideologico, cio\u00e8 scene nelle quali lo scrittore elabora con cura certi sentimenti per commuovere il pubblico, anche se tale commozione non \u00e8 richiesta ai fini dell&#8217;azione, ma solo per lasciarsi sfuggire una battuta emozionante; ovvero fa esprimere a qualche personaggio\u00a0 certe sue convinzioni politiche, religiose, morali; ovvero fa descrivere a qualche personaggio in modo bello e particolareggiato qualche episodio passato o avvenuto lontano dalla scena).<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Sono tolti i dialoghi tra i personaggi necessari all&#8217;azione e i loro confidenti: dialoghi destinati nella tragedia francese e greca a mettere in evidenza la psicologia del protagonista, ovvero richiamare parti precedenti all&#8217;azione svolta. Sono abolite le scene nelle quali la vecchia tragedia faceva parlare i messi per esporre in forme descrittive smaglianti fatti avvenuti fuori dalla scena. Insomma la vecchi tragedia si preoccupava di inserire nell&#8217;azione questi motivi lirici, descrittivi, narrativi, sentenziosi: l&#8217;Alfieri considera questi motivi come estranei all&#8217;azione tragica che di per s\u00e9 m\u00e8 soltanto costituita di contrasti forti ed impetuosi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 preferisce la tragedia essenziale ?<\/p>\n<p>Anzitutto per la sua indole incline alla essenzialit\u00e0, in secondo luogo per garantire maggiore forza alla tragedia.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">b)- Tragedia concentrata<\/span>, ossia tragedia in cui la psicologia dei personaggi, le situazioni vengono saturate al massimo grado della passionalit\u00e0 e di contrasto(cio\u00e8 di logicit\u00e0). Per saturare la psicologia e le situazioni l&#8217;Alfieri accoglie solo motivi forti, sublimi, feroci, tetri. Motivi forti : cio\u00e8 psicologie dotate di straordinaria vigoria di impulso e di volont\u00e0 (pu\u00f2 essere sia la psicologia dell&#8217;eroe che\u00a0 quella del tiranno); motivi sublimi, cio\u00e8 slancio appassionato\u00a0 del magnanimo verso la luce e la libert\u00e0 di una vita vissuta idealmente (psicologia dell&#8217;eroe e dei buoni); motivi feroci: come forte \u00e8 il carattere dell&#8217;eroe cos\u00ec forte \u00e8 il carattere del tiranno: le potenti energie del primo sono a servizio dell&#8217;ideale, le potenti e malefiche energie del secondo sono a servizio del suo egoismo.<\/p>\n<p>Ferocia \u00e8 da intendersi come fierezza, in senso latino, cio\u00e8 senso della propria personalit\u00e0 e reazione decisa contro chiunque lo provochi (sia il tiranno che l&#8217;eroe); motivi tetri: ossia stati d&#8217;animo e situazioni che destano orrore.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">c)- Tragedia rapida: <\/span>cio\u00e8 tragedia la cui azione corre spedita verso la conclusione: \u00e8 una conseguenza della essenzialit\u00e0 e della concentratezza.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Perch\u00e9 l&#8217;Alfieri ha strutturato la sua tragedia in modo tale che risultasse essenziale, concentrata, forte, sublime, tetra e rapida ?<\/span><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Perch\u00e9 il pubblico fosse scosso pi\u00f9 facilmente. Egli, infatti, si rivolgeva al pubblico italiano del &#8216;700, addormentato nella schiavit\u00f9 a causa dell&#8217;ignoranza, del vizio e della paura.\u00a0 <em>\u201cA cos\u00ec fatti popoli per farlo a pena, a pena sentire invece che parlare \u00e8 necessario tuonare. Per aizzare la tigre ed il leone basta poco, ma per inferocire il ,placido e aggiogato bue nessun pungolo \u00e8 mai abbastanza acuto. Quindi ogni libro debole di pensieri e di stile riuscir\u00e0 tra noi di nessunissimo effetto; ed ogni libro forte di piccolissimo effetto riuscir\u00e0\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 E per tuonare l&#8217;Alfieri ha scelto la tragedia forte: <em>\u201cgli uomini, specie i pi\u00f9 schiavi, come siamo noi, peccano nel poco sentire: in essi bisogna suscitare impressione calda, forte, vivissima\u201d.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Atteggiamento dell&#8217;Alfieri nei confronti delle unit\u00e0 drammatiche.<\/span><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 L&#8217;unit\u00e0 d&#8217;azione \u00e8 sempre rispettata perch\u00e9 <em>\u201cquando uno narra o fa vedere un fatto, chi ascolta non vuole vedere n\u00e9 udire cosa che lo disturbi da quello\u201d<\/em>: nell&#8217;azione si accoglie solo ci\u00f2 che riguarda strettamente il fatto. Anche l&#8217;unit\u00e0 di tempo e di luogo quasi sempre rispettate.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Perch\u00e9 l&#8217;Alfieri accoglie le tre unit\u00e0 ? Perch\u00e9 esse contribuiscono alla essenzialit\u00e0, alla concentratezza, e quindi alla forza, in quanto legano meglio le varie parti\u00a0 ed esigono, (specie quella di tempo) che le passioni siano saturate al massimo, altrimenti non esplodono in breve giro di tempo. Indipendente come era di indole, egli accett\u00f2 queste tre regole: ma lo fece non per tradizionalismo, bens\u00ec perch\u00e9 vedeva in esse ottime garanzie per la riuscita della tragedia forte.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Modo con cui l&#8217;Alfieri componeva.<\/span><\/p>\n<p><em>\u201cPer intelligenza del lettore mi conviene spiegare queste mie parole di cui mi vo servendo cos\u00ec spesso, ideare, stendere e verseggiare. Questi tre respiri, con cui ho dato sempre l&#8217;essere alle mie tragedie, mi hanno per lo pi\u00f9 procurato il beneficio del tempo, cos\u00ec necessario a ben ponderare un componimento di quella importanza; il quale se mai nasce male, difficilmente poi si raddrizza. <span style=\"text-decoration: underline;\">Ideare<\/span> io dunque chiamo il distribuire il soggetto in atti e scene, stabilire e fissare il numero dei personaggi, in due paginucce di prosaccia farne quasi l&#8217;estratto scena, per scena di quel che faranno e diranno. Chiamo poi <span style=\"text-decoration: underline;\">stendere,<\/span> qualora ripigliando quel primo foglio, a norma della traccia accennata ne riempio le scene dialogizzando in prosa come viene la tragedia intera, senza rifiutare un pensiero, qualunque ei siasi e scrivendo con impeto quanto ne posso avere, senza punto badare al come. <span style=\"text-decoration: underline;\">Verseggiare<\/span> finalmente chiamo non solamente porre in versi quella prosa, ma col riposato intelletto assai tempo dopo scernere tra quelle lungaggini del primo getto i migliori pensieri, ridurli a poesia e leggibili. Segue poi come di ogni altro componimento il dover successivamente limare, levare, mutare; ma se la tragedia<\/em> non <em>v&#8217;\u00e8 nell&#8217;idearla e distenderla, non si trova certo mai pi\u00f9 con le fatiche posteriori\u201d.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Concetti circa il verso e lo stile.<\/span>\u00a0<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 \u201cResta, amatissimo amico, che io le risponda circa allo stile; e questo far\u00f2, se ella me lo concede, allungandomi alquanto di pi\u00f9. Delle di lei osservazioni sopra i passi citati, mi risulta che le parti dello stile che a lei dispiacciono, siano le due che spettano all&#8217;armonia, e alla chiarezza: e di queste discorrer\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 L&#8217;armonia dei versi tragici italiani dee pur essere diversa da quella di tutte le altre nostre poesie, per quanto la stessa misura di verso il comporti, poich\u00e9 altra sventuratamente non ne abbiamo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Ma per\u00f2 questa armonia tragica aver dee la nobilt\u00e0 e magniloquenza dell&#8217;epica, senza averne il canto continuato; e avere di tempo in tempo dei fiori lirici, ma con giudizio sparsi, e sempre (siccome non v&#8217;\u00e8 rima) disposti con giacitura diversa, che non sarebbero nel sonetto, madrigale, ottava e canzone.\u00a0 Cos\u00ec ho sentito io; e dalla sola natura delle cose ho ricavato queste semplici osservazioni. Ho ecceduto nei pronomi principalmente, nelle trasposizioni, e nelle collocazioni di parole; perch\u00e9 quando si imprende una cosa, il timore d&#8217;un difetto, finch\u00e9 non ci si vede ben chiaro, facilmente fa incorrere nell&#8217;altro. Cos\u00ec in me la paura di essere fiacco, che mi pare il vero delitto capitale dell&#8217;autore tragico, mi ha reso alle volte pi\u00f9 duro del dovere.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Resta a parlarsi della oscurit\u00e0, altra parte dello stile rimproveratami. E di questa me ne sbrigo col dire&#8230;. che a voler essere brevissimo, cosa indispensabile nella tragedia, e che solo genera l&#8217;energia,\u00a0 non si pu\u00f2 esserlo che usando modi contratti, che oscuri non sono a chi sa le propriet\u00e0 di questa divina lingua, ma possono ben parerlo alla letteratura per chi non le sa.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Qual rimprovero meritatamente ci fanno ad una voce gli stranieri ? Di non aver teatro; e le poche nostre recite, che tal nome si usurpano di essere sdolcinate, cantate, snervate, insipide, lunghe, noiose insoffribili. A dire il vero, mi pare tale l&#8217;indole della lingua nostra da non mai tener in lei la durezza, bens\u00ec, molto la fluidit\u00e0 troppa per cui le parole sdrucciolano di penna a chi scrive, di bocca a chi recita e, con la stessa facilit\u00e0 dagli orecchi di chi ascolta.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Di tutte le parole pregiatissime, che ella nella sua onorevole lettera mi dice, la sola che io non ricevo, \u00e8: negletto lo stile; perch\u00e9 l&#8217;assicuro anzi che moltissimo l&#8217;ho lavorato, e troppo;\u00a0 poich\u00e9 i difetti rimproveratimi ed in parte da me riconosciuti gli ho trovati con fatica e studio; da altro non provenendo, che dall&#8217;aver sempre avuto di mira di sfuggire la cantilena e la trivialit\u00e0\u201d.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Argomenti preferiti dall&#8217;Alfieri.<\/span><\/p>\n<p>\u00a0 Sono preferiti argomenti antichi e per di pi\u00f9 mitologici, perch\u00e9 la realt\u00e0 storica, specie recente, impicciolisce i fatti e le passioni; mentre le vicende sono remote nel tempo e appartengono al mondo della leggenda, \u00e8 pi\u00f9 facile al poeta idealizzare i personaggi saturandone al massimo le idealit\u00e0 e le passioni.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 L&#8217;Alfieri, come si vede, \u00e8 ancora fermo al concetto (tra poco avversato dai Romantici) che la potenza dell&#8217;arte consiste nella idealizzazione, e che questa \u00e8 possibile tanto pi\u00f9, quanto pi\u00f9 il soggetto \u00e8 remoto nello spazio e nel tempo: ci\u00f2 che si conosce direttamente \u00e8 sempre pi\u00f9 meschino di ci\u00f2 che si vede nel mondo della pura fantasia.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 E&#8217; un pregiudizio: in tal caso infatti non si potrebbe far poesia della storia contemporanea. La verit\u00e0 \u00e8 che l&#8217;essenza dell&#8217;arte non \u00e8 l&#8217;idealizzazione, bens\u00ec l&#8217;interpretazione della vita intima del soggetto\u00a0 sia questo leggendario o storico.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Nuoce alla potenza tragica <em>\u201cla troppa modernit\u00e0 del fatto, per cui questi Carli e Filippi n on sono ancora consecrati nei fasti delle eroiche scelleratezze; e che, per non essere consecrati ancora dal tempo, costoro suonano essere meno maest\u00e0 negli orecchi, che gli Oresti, gli Atrei, e gli Edippi; e quindi paiono aver sempre presa in accatto la grandiloquenza. Se il luogo della scena della tragedia, invece di essere la moderna Pisa, fosse l&#8217;antica Tebe, Micene, Persepoli o Roma, il fatto (del don Garzia) verrebbe riputato tragico in primo grado&#8230;&#8230;\u00a0 Ma per lo regno di Firenze\u00a0 di Pisa, non si pu\u00f2 mai tanto innalzare un eroe che a chi lo ascolta egli venga a parere veramente sublime<\/em>\u201d (Alfieri).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Sono argomenti originali quelli trattati dall&#8217;Alfieri ?<\/span><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Gli argomenti originali sono appena sei su diaciannove tragedi (Congiura dei Pazzi, Don Garzia, Maria Stuarda, Rosmunda, Saul e Mirra).<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Riguardo a questa originalit\u00e0 vediamo come pensa lui stesso:<em>\u00a0\u00a0 \u201cSe la parola invenzione in tragedia si restringe al trattare soltanto i soggetti non prima trattati, nessun autore ha inventato meno di me&#8230; Se poi la parola invenzione si estende fino a far cosa nuova di cosa gi\u00e0 fatta, io sono costretto a credere che nessun autore abbia inventato pi\u00f9 di me; poich\u00e9 nei soggetti appunto i pi\u00f9 trattati&#8230;.., io credo di avere in ogni cosa tenuto metodo, e adoperato mezzi, e ideati caratteri, in tutto diversi dagli altri\u201d.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Pregi della tragedia Alfieriana.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">1)- La forza:<\/span> l&#8217;Alfieri si \u00e8 proposto di scuotere dall&#8217;avvilimento politico il popolo italiano addormentato:<\/p>\n<p>&#8211; dalla esclusione assoluta dalla vita politica (dal tempo delle Signorie in qua, circa 4 secoli).<\/p>\n<p>&#8211; dall&#8217;ignoranza assoluta dei diritti e dei doveri.<\/p>\n<p>&#8211; dall&#8217;esempio deplorevole della nobilt\u00e0 viziosa e vile.<\/p>\n<p>&#8211; dal terrore incusso dai Principi con una disciplina di ferro.<\/p>\n<p>&#8211; dalla impossibilit\u00e0 di pensare, di parlare, di scrivere, di associarsi liberamente;\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0e quindi dalla impossibilit\u00e0 di\u00a0 criticare\u00a0 l&#8217;operato\u00a0 del governo, e dalla necessit\u00e0\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0di\u00a0 approvare qualsiasi decisione di esso.<\/p>\n<p>\u00a0 Per scuotere il popolo italiano addormentato l&#8217;Alfieri crea la tragedia forte. Per<\/p>\n<p>\u00a0 creare la tragedia forte:<\/p>\n<p>&#8211; sceglie argomenti in cui i contrasti siano forti e si aggirino sempre intorno al\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0 motivo della schiavit\u00f9 e della libert\u00e0 politica.<\/p>\n<p>&#8211; sceglie argomenti di fatti non vicini nel tempo, lontani dal controllo diretto<\/p>\n<p>\u00a0 Degli ascoltatori, affinch\u00e9 possano essere maggiormente idealizzati, cio\u00e8 le<\/p>\n<p>\u00a0 passioni dei personaggi che in essi agiscono, possono essere ingrandite al<\/p>\n<p>\u00a0 massimo.<\/p>\n<p>&#8211; elimina le battute liriche, descrittive e narrative, e procede per scene\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0 essenziali.<\/p>\n<p>&#8211; crea caratteri vigorosi, indomiti, fieri e tempestosi.<\/p>\n<p>&#8211; crea situazioni di contrasti irriducibili e\u00a0 per cos\u00ec dire spietati.<\/p>\n<p>&#8211; la psicologia dei personaggi che coltivano l&#8217;ideale \u00e8 presentata in forma\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0 sublime, cio\u00e8 energica al massimo ed elevata.<\/p>\n<p>&#8211; procede con la massima rapidit\u00e0.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">2)- La sublimit\u00e0:<\/span> cio\u00e8 il tono intensamente ideale, lo slancio costante della psicologia dei buoni verso i grandi ideali di libert\u00e0, giustizia, uguaglianza.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">3)- La organicit\u00e0<\/span> saldamente unitaria: nell&#8217;azione e nella psicologia: forte e rapida l&#8217;azione: forti e veementi le passioni.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">4)- La moralit\u00e0 <\/span>elevata e severa: dice egli stesso: <em>\u201cse uno scrittore tragico vuole trattare il motivo dell&#8217;amore, deve farlo solo per mettere in evidenza quanto rovinosa sia la passione dell&#8217;amore se non viene contenuta\u201d.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Difetti della tragedia Alfieriana.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">1)- Nel contenuto: <\/span>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0 a)- eccessiva prevalenza del motivo del contrasto politico, per cui \u00e8 riservato pochissimo\u00a0 posto a tutti gli altri motivi tragici che pur si notano nella vita umana e che sono svariati e numerosi. Difetto collegato\u00a0\u00a0 con la intenzione quasi esclusivamente politica dell&#8217;Alfieri, con il concetto che egli ha dello scrittore quale \u201ctribuno dei popoli non liberi.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 b)- psicologie troppo caricate e unilaterali; eroi troppo eroi, e soltanto eroi;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 tiranni troppo tiranni e soltanto tiranni.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">2)- Nella forma.<\/span><\/p>\n<p>\u00a0 a)- L&#8217;uniformit\u00e0, nel senso che nella maggior parte delle tragedie si ritrova lo<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 stesso schema generale: contrasto fra tiranno ed eroe, e presso a poco lo<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 stesso schema particolare , cio\u00e8 il succedersi dei momenti dell&#8217;azione<\/p>\n<p>\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0strutturato quasi sempre allo stesso modo. Dice egli stesso, parlando del<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 difetto della uniformit\u00e0: <em>\u201cchi ha osservato l&#8217;ossatura di una, le ha quasich\u00e9 <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 tutte osservate. Il primo atto, brevissimo; il protagonista, per lo pi\u00f9 non <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0messo in palco se non al secondo; nessun incidente mai; molto dialogo;\u00a0 <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 pochi quattr&#8217;atti;\u00a0 dei vuoti qua e l\u00e0 quant&#8217;all&#8217;azione, i quali l&#8217;autore crede di <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 aver riempiti o nascosti con una certa passione di dialogo; i quinti atti <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 strabrevi, rapidissimi, e per lo pi\u00f9 tutt&#8217;azione e spettacolo, i morenti <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 brevissimi favellatori; ecco l&#8217;andamento similissimo di tutte queste tragedie. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Altri osserver\u00e0 poi (che lungamente e meglio il potr\u00e0 far dell&#8217;autore) se <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 questa costante uniformit\u00e0 di economia nel poema vi venga costantemente\u00a0\u00a0 <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 compensata dalla variet\u00e0 dei soggetti, dei caratteri, e delle catastrofi\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Il primo atto, in genere, serve a preparare l&#8217;apparizione del protagonista che quasi sempre avviene nel secondo atto; nel terzo atto il primo incontro tra i protagonisti; il quarto \u00e8 l&#8217;atto delle risoluzioni con cui i due avversari intendono risolvere il contrasto; nel quinto si attua la risoluzione: in genere muore l&#8217;eroe:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 perch\u00e9 l&#8217;eroe \u00e8 il personaggio pi\u00f9 simpatico agli spettatori, e chi lo uccide diventa per questo estremamente odioso; e proprio quest&#8217;odio contro il tiranno vuole suscitare l&#8217;Alfieri nel pubblico.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 perch\u00e9 con la morte dell&#8217;eroe accende nel pubblico il desiderio della vendetta.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 perch\u00e9 la psicologia sublime dell&#8217;eroe non pu\u00f2 trovar quiete nella atmosfera meschina della terra e la morte \u00e8 per lui una liberazione, l&#8217;ultimo gesto ideale di una vita ideale.<\/p>\n<p>b)- La mancanza di sviluppo psicologico e la riduzione della tragedia a puro contrasto esterno di psicologie gi\u00e0 definite in antecedenza e che restano costantemente le\u00a0 stesse. Il contrasto, il travaglio psicologico che rende cos\u00ec ricca la tragedia di\u00a0 Shakespeare, raramente si ritrova nella tragedia \u00a0alfieriana. Ci\u00f2 dipende da questi fatti:<\/p>\n<p>&#8211; dal bisogno di non perder tempo: tempo che verrebbe richiesto dallo sviluppo di travagli interiori.<\/p>\n<p>&#8211; dal metodo di idealizzazione tratto dallo stile classico: un carattere idealizzato viene presentato in blocco fin dal principio e resta sempre lo stesso.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0 &#8211; dal bisogno di presentare tipi eccezionali e i tipi eccezionali sono tutti di un pezzo, e tipi di questo genere non ammettono crisi interiori.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8211; dalla sua preferenza per indoli senza crisi, assolute e sublimi, che armonizzavano con\u00a0 la sua indole.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La tragedia alfieriana \u00e8 chiamata anche tragedia metallica perch\u00e9 l&#8217;azione si svolge per cozzi esteriori delle passioni, non per contrasti interiori.<\/p>\n<p>c)- Abbondanza di soliloqui: cio\u00e8 il poeta fa parlare troppo spesso i personaggi con s\u00e9\u00a0 stessi, perch\u00e9 ha bisogno di far conoscere la loro psicologia attraverso le loro riflessioni pi\u00f9 intime e pi\u00f9 sincere. Il colloquio spesso \u00e8 destinato a \u00a0sostituire messi e\u00a0 confidenti.<em> \u201cEcco che fra i difetti della sceneggiatura risultanti da questa maniera di\u00a0 inventare e di condurre la parola, gi\u00e0 vedo dai pi\u00f9 annoverar come il primo,\u00a0 e\u00a0 capitalissimo la frequenza dei soliloqui. E questa frequenza certamente \u00e8 difetto; ma\u00a0 non vien riputato\u00a0 uno dei maggiori per altra ragione, fuorch\u00e9 per esser questo uno dei difetti pi\u00f9 facili\u00a0 ad esser rilevati da chiunque. N\u00e9 io voglio affatto difenderlo, n\u00e9\u00a0 interamente condannarlo coi pi\u00f9\u201d.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">3)- Nel linguaggio:<\/span>\u00a0 per essere forte l&#8217;Alfieri \u00e8 diventato troppo duro e talvolta conciso fino alla oscurit\u00e0.<\/p>\n<p>a)- Durezza: <em>\u201cQual rimprovero meritatamente ci fanno ad una voce gli stranieri ? Di non aver teatro; e le nostre poche recite, che tal nome si usurpano, d&#8217;essere sdolcinate, cantate, snervate, insipide, lunghe, noiose, insoffribili. A dire il vero, mi pare tale l&#8217;indole della lingua nostra da non mai tener in lei la durezza, bens\u00ec molto la fluidit\u00e0 troppa per cui le parole sdrucciolano di penna a chi scrive, di bocca a chi recita, e, con la stessa facilit\u00e0, dagli orecchi di chi ascolta\u201d.<\/em><\/p>\n<p>b)- Oscurit\u00e0: <em>\u00a0\u201cResta a parlarsi della oscurit\u00e0, altra parte dello stile rimproveratami. E di questa me ne sbrigo col dire&#8230;.. che a voler essere brevissimo, cosa indispensabile nella tragedia, e che solo genera l&#8217;energia, non si pu\u00f2 esserlo che usando modi contratti, che oscuri non sono a chi sa le propriet\u00e0 di questa divina lingua, ma possono ben parerlo alla lettura per chi non le sa\u201d.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Quali sono le migliori tragedie dell&#8217;Alfieri ?<\/span><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Sono quelle in cui l&#8217;autore evade dal solito schema del contrasto fra il tiranno e l&#8217;eroe e accoglie svariati altri motivi della vita, e d\u00e0 pi\u00f9 sviluppo al contrasto psicologico.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Se il difetto fondamentale della tragedia alfieriana \u00e8 l&#8217;essenzialit\u00e0 esagerata, l&#8217;asciuttezza quasi scheletrica che non permettono alla vita di circolare con pienezza nel corpo dell&#8217;azione tragica, belle saranno quelle tragedie nelle quali la psicologia umana si presenta ricca e varia, pur senza nuocere alla forza, alla rapidit\u00e0, all&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;azione.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Tali sono le tragedie<em> \u201cSaul\u201d<\/em> (in cui la psicologia del protagonista si sviluppa attraverso contrasti intimi e vengono accolti i motivi della amicizia, dell&#8217;amore filiale, della religione); <em>\u201cMirra\u201d<\/em>: tragedia tutta interiore, fatta di contrasti psicologici; <em>\u201cFilippo II\u201d<\/em> (in cui al motivo del contrasto fra tiranno ed eroe si aggiunge il motivo della passione amorosa): <em>\u201cAgamennone\u201d. <\/em><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">L&#8217;Alfieri fu romantico o classico ?<\/span><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Per rispondere a questa domanda dobbiamo definire le caratteristiche dello stile classico e di quello romantico.<\/p>\n<p>a)- Caratteristiche dello stile classico: idealizzazione dei personaggi, delle situazioni, dei paesaggi &#8211; compiacimento e indugio su particolari decorativi &#8211;\u00a0 (compiacenza della\u00a0 decorazione estetica) \u2013 la precisione, l&#8217;armonia, la nitidezza delle figurazioni \u2013 la compostezza e la signorilit\u00e0 del tono &#8211;\u00a0 la preferenza per le immagini, i procedimenti compositivi, le forme linguistiche che sono in uso nel mondo della letteratura tradizionale avviata dai Greci e dai Romani.<\/p>\n<p>b)- Caratteristiche dello stile romantico:<\/p>\n<p>&#8211; la tendenza ad esprimere lo stato d&#8217;animo conservando ad esso il pi\u00f9 possibile il calore nativo, ossia l&#8217;immediatezza.<\/p>\n<p>&#8211; il tono veemente ed impetuoso<\/p>\n<p>&#8211; il compiacimento per gli sfoghi sentimentali \u2013 la cura dell&#8217;originalit\u00e0 nella<\/p>\n<p>\u00a0 ispirazione, nella forma e nel linguaggio<\/p>\n<p>&#8211; una certa compiacenza\u00a0 del confuso e del disarmonico, quasi ad ostentazione i mentalit\u00e0 e di costume libero e spregiudicato.<\/p>\n<p>Nell&#8217;Alfieri di classico vi \u00e8 soltanto:<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 a)- l&#8217;idealizzazione dei personaggi secondo il criterio plutarchiano della magnanimit\u00e0, della forza di carattere, della attivit\u00e0 intelligente e irrefrenabile;<\/p>\n<p>\u00a0 b)- la organicit\u00e0 e la unit\u00e0 della composizione.<\/p>\n<p>Lasci\u00f2 da parte le compiacenze estetiche perch\u00e9 ritardavano lo sviluppo dell&#8217;azione, che egli voleva rapida, e perch\u00e9 la sua indole, sdegnosa ed essenziale, non si adattava ad abbellire con grazia e con gusto da esteta.<\/p>\n<p>Nell&#8217;Alfieri romantico vi \u00e8:<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 a)-\u00a0 l&#8217;immediatezza e la veemenza delle battute del dialogo;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 b)- la vigoria delle passioni;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 c)- lo slancio verso il sublime;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 d)- una certa indipendenza nel trattare motivi gi\u00e0 trattati e nel creare forme linguistiche nuove;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 e)- l&#8217;ammirazione per le forme di vita rivoluzionarie.<\/p>\n<p>Insomma l&#8217;Alfieri si propose di curare la tragedia forte e utilizz\u00f2 per questo la idealizzazione e la organicit\u00e0 classica da una parte, in quanto la prima gli facilitava la figurazione di personaggi eccezionali e magnanimi, e la seconda gli serrava saldamente lo sviluppo dell&#8217;azione; la vigoria, la immediatezza, la veemenza dei romantici dall&#8217;altra, perch\u00e9 tali doti contribuivano a dare il tono sublime ed aggressivo alla sua tragedia forte.<\/p>\n<p>Quindi l&#8217;Alfieri \u00e8 classico e romantico nello stesso tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VITTORIO ALFIERI \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0(1749-1803) \u00a0\u00a0 Il Parini ha risvegliato negli Italiani una coscienza civile, ossia ha voluto fare di essi cittadini onesti, laboriosi e sani. \u00a0\u00a0 L&#8217;Alfieri risvegli in essi la coscienza politica, insistendo sui diritti dell&#8217;uomo e del cittadino, e &hellip; <a href=\"https:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=3268\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[28,6,80],"tags":[2061,1686,2057,1928,2055,2063,1853,2058,1852,2059,2056,436,1761,2053,2060,2062,2054],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3268"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3268"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3268\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3270,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3268\/revisions\/3270"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3268"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3268"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3268"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}