{"id":4255,"date":"2014-10-18T11:29:04","date_gmt":"2014-10-18T10:29:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=4255"},"modified":"2015-09-26T07:29:43","modified_gmt":"2015-09-26T06:29:43","slug":"lettura-di-unopera-ultima-cena-di-gesu-a-fermo-fatta-da-germano-liberati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=4255","title":{"rendered":"Lettura di un&#8217;opera ULTIMA CENA di Ges\u00f9 a Fermo  docente Germano LIBERATI"},"content":{"rendered":"<p>LETTURA DI UN\u2019OPERA D\u2019ARTE: <b>\u201cULTIMA CENA\u201d <\/b>attribuita<b> <\/b>ad ALESSANDRO RICCI (1749-1829) <b><\/b><\/p>\n<p>Con alcuni spunti e sottolineature, vorrei far emergere la consistenza e lo spessore storico-culturale di un&#8217;opera qual \u00e8 \u201cl\u2019<i>Ultima Cena<\/i>\u201d considerando: la storia del dipinto, l&#8217;autore e lo stile, ed alcuni cenni per una lettura\u00a0 iconologica.<\/p>\n<p><b>La storia <\/b>\u00a0Alle origini, l&#8217;opera era stata commissionata ed era stata esposta alla venerazione dei fedeli nella chiesa dei Gesuiti di Fermo, (detta chiesa \u201cdel Ges\u00f9\u201d) chiamata in seguito alla demaniazione di S. Martino, dalla contrada. I Gesuiti chiamati ed accolti nel 1601 dall\u2019arc.vo card. Ottavio Bandini, vennero a Fermo e si allogarono in contrada S. Martino, sotto l&#8217;episcopio e vi costruirono il loro convento, ora sede del liceo classico \u201cA. Caro\u201d. Nella loro attivit\u00e0 culturale e di evangelizzazione che li caratterizzavano, i Gesuiti, dopo l\u2019epoca napoleonica, interessandosi della popolazione rurale, istituirono la \u201cCongregazione dei contadini\u201d a cui, per il culto e la devozione, assegnarono una cappella nella cripta della chiesa e nell&#8217;ancona dell&#8217;altare sistemarono il dipinto di cui ci stiamo occupando: l\u2019<i>Ultima Cena<\/i>. Esso rest\u00f2 in loco fino al 1870, e dopo demaniata la chiesa, la cappella divenne luogo di culto della Congregazione degli Artisti. La tela fu rimossa e fu collocata in sacrestia.<\/p>\n<p>Quivi rimase fino a quando, cessato l&#8217;uso di chiesa parrocchiale, e dopo riconsegnata al Comune di Fermo, l\u2019arc. Bellucci anche per la sua notevole grandezza, larga m. 4,60 h. m.1,50, decise di trasferirla in Episcopio. Quando fu fatta l&#8217;attuale Aula Magna dell\u2019Istituto teologico, sempre mons. Bellucci decise di esporla alla pubblica fruizione sulla parete di fondo della stessa anche per caratterizzare l&#8217;uso ecclesiale della struttura.<\/p>\n<p><b>\u00a0L\u2019attribuzione<\/b><\/p>\n<p>La tela non \u00e8 firmata e documenti che possono attestare una sicura paternit\u00e0 non sono noti.\u00a0 \u00c8 opinione corrente che l&#8217;opera sia da attribuire ad Alessandro Ricci (1749-1829) di Fermo. Alessandro \u00e8 uno degli ultimi rampolli di una famiglia di pittori il cui capostipite, Alessandro senior, urbinate, si era trasferito a Fermo negli ultimi decenni del \u2018600. Per quattro generazioni i Ricci hanno contribuito ad illustrare chiese e palazzi a Fermo e nel Fermano. Si pu\u00f2 dire che non vi sia chiesa nell&#8217;archidiocesi, che non conservi un&#8217;opera di un Ricci: vuoi di Natale o di Lucia o di Filippo o, appunto di Alessandro. Di lui si conservano in citt\u00e0, solo per citare qualche opera, il San Ludovico in Cattedrale, la morte di S. Gaetano nella chiesa di San Michele Arcangelo, oltre ai mirabili affreschi del Palazzo. In tutte le sue opere si nota un linguaggio misurato, ma assai alto e colto, curato nel disegno e nel colore, con interessanti effetti chiaroscurali. L&#8217;opera dunque pu\u00f2 essere attribuita alla piena maturit\u00e0 dell&#8217;artista.<\/p>\n<p><b>Lettura iconologica <\/b>\u00a0La scena \u00e8 di tipo tradizionale, se pur con una prospettiva di leggero \u201csotto in su\u201d, probabilmente perch\u00e9 era collocata abbastanza in alto, sopra l&#8217;altare. Uniche note decorative sono l&#8217;inquadratura ai lati con elementi architettonici e tendaggi e il pavimento a piastrelle colorate: denotazioni di una preziosa sala. Cristo \u00e8 al centro ed \u00e8 colto nell&#8217;atto di benedire il pane. La tavola \u00e8 stranamente spoglia: solo il bicchiere ed il vassoio in maiolica, contenitori del pane e del vino. Questa novit\u00e0 fa pensare ad una volont\u00e0 dei committenti di eliminare tutti gli elementi esornativi, affinch\u00e9 il gesto di Cristo ed il pane ed il vino fossero in piena evidenza e non accompagnati da altro: la centralit\u00e0 dunque dell&#8217;Eucaristia nelle sue componenti essenziali.<\/p>\n<p>Gli apostoli sono raggruppati in tre gruppi e le loro espressioni: i volti, gli sguardi, la gestualit\u00e0 definiscono varie comuni reazioni emotive al gesto che Cristo sta compiendo: \u00a0come si nota dagli sguardi incantati, alla meraviglia, alla perplessit\u00e0, al domandarsi e domandare con gli sguardi che cosa Egli stia facendo con quel comportamento nuovo e incomprensibile. Il realismo di alcuni volti, forse presi da persone reali, vuole essere una fuga dagli stereotipi, per rendere la scena viva come per l\u2019attualizzazione.<\/p>\n<p>Gli apostoli sono undici, manca Giuda. Anche qui un messaggio teologico: si vuol affermare che il Giuda non abbia partecipato all&#8217;Eucaristia perch\u00e9 indegno. Sembra rimbalzare l&#8217;ammonimento di Paolo ai Corinti \u201c Chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna\u201d.<\/p>\n<p>Possiamo concludere dunque che quest&#8217;opera, ispirata dai dotti Gesuiti, abbia voluto riaffermare la fede nel mistero dell&#8217;Eucaristia; in controtendenza, nel periodo in cui il razionalismo illuminista era diventato politica antireligiosa nella rivoluzione Francese, e nel governo napoleonico che tendevano a sopraffare la fede e scristianizzare le masse.<\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Germano Liberati Seminario 22.09.2005<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LETTURA DI UN\u2019OPERA D\u2019ARTE: \u201cULTIMA CENA\u201d attribuita ad ALESSANDRO RICCI (1749-1829) Con alcuni spunti e sottolineature, vorrei far emergere la consistenza e lo spessore storico-culturale di un&#8217;opera qual \u00e8 \u201cl\u2019Ultima Cena\u201d considerando: la storia del dipinto, l&#8217;autore e lo stile, &hellip; <a href=\"https:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=4255\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[28,10,9,80],"tags":[6790,6793,6792,6788,6786,6787,6797,6784,6791,6535,6789,6796,6795,6783,6785,6782,6794],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4255"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4255"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4255\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4855,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4255\/revisions\/4855"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4255"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4255"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4255"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}