{"id":7160,"date":"2017-09-17T16:01:01","date_gmt":"2017-09-17T15:01:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=7160"},"modified":"2017-09-17T16:01:41","modified_gmt":"2017-09-17T15:01:41","slug":"simpatia-tra-il-mondo-giovanile-e-la-vita-cristiana-scritto-da-don-alessandro-bellucci-su-don-biagio-cipriani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=7160","title":{"rendered":"SIMPATIA TRA IL MONDO GIOVANILE E LA VITA CRISTIANA: riflessioni di don Alessandro Bellucci su don Biagio Cipriani"},"content":{"rendered":"<p>Una riflessione di d. Alessandro Bellucci su don Biagio Cipriani (1884-1944) come intellettuale.<br \/>\nEra un intellettuale don Biagio Cipriani? Senza dubbio, era una persona molto intelligente. Ma se per intellettuale si volesse intendere un uomo che si dedica alla lettura e allo studio, che porta a fondo ricerche su questioni particolari, che esamina e passa al vaglio tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato scritto su di un argomento, che tiene corsi di insegnamento o conferenze, allora no, don Biagio non era un intellettuale: era un uomo d&#8217;azione. Portava a fondo iniziative concrete, era sempre in attivit\u00e0, scriveva dieci lettere in un pomeriggio, non amava il lavoro di ufficio al quale dovette dedicarsi a Roma e che sempre controbilanci\u00f2 con l\u2019azione tra i giovani della parrocchia di Ognissanti; e questo non certo perch\u00e9 in quel delicatissimo lavoro di ufficio (istruttoria per la nomina dei Vescovi in certe regioni) egli non riuscisse bene, che anzi si vide offrire la nomina a delegato apostolico nel Canada col titolo di arcivescovo, ma prefer\u00ec non accettare.<br \/>\nNon era uno studioso. Ma se per intellettuale intendiamo un uomo che vive nel mondo delle idee, e non nel mondo dei meschini interessi terreni, un uomo che non si pasce di formule pigramente accettate e ripetute, ma nella luce del pensiero guarda alla vera realt\u00e0 e vede i problemi insorgenti e ne cerca e intuisce le soluzioni, allora senza dubbio don Biagio era un intellettuale. Non per niente amava Pascal e Rosmini.<br \/>\nLa sua molteplice e instancabile attivit\u00e0 non lo sommergeva: il suo pensiero vigile la dominava e se ne faceva strumento per la soluzione del problema apostolico come si presentava nel suo tempo e nella sua citt\u00e0.<br \/>\nIl mondo contadino, allora, era ancora attaccato alle antiche tradizioni cristiane, ma solo perch\u00e9 restava ai margini della vita sociale; il mondo operaio, invece, e il mondo dei professionisti si erano allontanati dalla Chiesa e dalla cultura cristiana, avvelenati da un anticlericalismo verboso e triviale, la scuola, dominata, come l\u2019esercito e la magistratura, dalla massoneria imperante in politica, era piena di pregiudizi superficiali e faziosi, la citt\u00e0 di Fermo e la sua diocesi erano ancora ritenute roccaforte dei preti; e tuttavia, o forse per questo, nel liceo-ginnasio di l&#8217;ermo imperavano un professore di filosofia e un preside, dediti all\u2019alcool e al gioco, che facevano tra i giovani propaganda antireligiosa e. dichiaratamente massonica.<br \/>\nIl socialismo, diffuso nel mondo operaio fermano, rappresentava, pi\u00f9 che un movimento di rivendicazione sociale, una rivolta contro la religione. I professionisti che andavano in chiesa si contavano sulle dita di una mano.<br \/>\nIn questa situazione, il problema dell\u2019apostolato cristiano era essenzialmente un problema di ripresa di contatto tra la giovent\u00f9 e la Chiesa: e don Biagio, animato, sorretto, difeso da un grande arcivescovo come mons. Castelli, fu l&#8217;uomo di punta che ristabil\u00ec la conoscenza e la simpatia tra il mondo giovanile e il pensiero cristiano.<br \/>\nIl ricreatorio S. Carlo e le molteplici iniziative che da esso partirono, ginnastiche, filodrammatiche, alpinistiche, scautistiche, culturali, tutto questo immane lavoro non era, per don Biagio, che un mezzo per giungere a quello che gli importava: il colloquio personale spirituale con i singoli giovani, l&#8217;azione capillare di formazione culturale cristiana. Il suo studiolo era sempre gremito di giovani che domandavano e discutevano.<br \/>\nIl circolo di Giovent\u00f9 Cattolica inserito nel Ricreatorio e intitolato a Silvio Pellico promuoveva conferenze culturali e pubblicava una rivista, &#8220;Cultura Giovanile&#8221;, nella quale, accanto ad articoli di alto livello, comparvero i primi scritti di molti giovani.<br \/>\nDirettore e anima della rivista era don Federico Barbatelli, professore di storia ecclesiastica in Seminario, gi\u00e0 compagno di studi a Roma dell&#8217;attuale Segretario di Stato cardinale Cicognani. Uomo coltissimo, di straordinaria intelligenza e chiarezza di idee, egli era sempre pronto ad aiutare chi desiderava approfondire i massimi problemi. Una terribile malattia lo sottrasse troppo presto alla sua luminosa attivit\u00e0; ma il suo nome non deve essere dimenticato dagli amici di don Biagio.<br \/>\nFurono organizzate da don Biagio, insieme col fratello don Filippo, poi vescovo di Citt\u00e0 di Castello, Settimane religioso-sociali, alle quali parteciparono giovani nostri che poi hanno assunto alte responsabilit\u00e0, come Tozzi-Condivi, Tambroni, Elia, e per le quali egli chiam\u00f2 da Roma altri, di poco pi\u00f9 anziani ma gi\u00e0 in vista, come Tupini, Cingolani, Martire, don Giulio de Rossi.<br \/>\nDon Biagio fu un anticipatore in tutto. Introdusse tra i giovani una sana educazione sessuale, utilizzando i pochissimi libri esistenti allora sull&#8217;argomento, e scritti da autori stranieri. Introdusse nella cappellina del Ricreatorio la Messa dialogata in italiano e l&#8217;uso di libri ispirati ai testi liturgici. Ricordate, amici, 1&#8242; IXOYS di un altro anticipatore, il romano don Virgilio Valcelli, anche lui amico dei giovani, per i quali aveva organizzato il Collegium Tarsici!, con la basilichetta di via Pietro Cavallini? Anche l&#8217;altare della cappellina del Ricreatorio era rivolto verso il popolo, e la veste sacerdotale era un&#8217;ampia casula: due cose troppo nuove, che, partito don Biagio per Roma, subito scomparvero.<br \/>\nEgli era un anticipatore, e come tutti gli anticipatori fu amato dai giovani, ma poco capito e troppo tardi imitato dai colleghi. La gran massa \u00e8 conformista e tiene per criterio di verit\u00e0 il costume e l&#8217;opinione generale. Oggi quelle che allora erano ardite novit\u00e0 sono diventate norma, e la massa gregaria non solo le applica, ma ne esagera l&#8217;importanza, insistendo, come allora, nell&#8217;antico errore che pone i mezzi al posto dei fini; don Biagio seppe vedere il problema del suo tempo, e seppe usare i mezzi opportuni, superando i vecchi stanchi metodi di azione pastorale. Oggi, per tante ragioni, e non foss&#8217;altro per la presenza dell&#8217;insegnante di religione nelle scuole pubbliche, il rapporto tra la Chiesa e i giovani \u00e8 ampiamente ristabilito, i problemi sono altri, e se don Biagio tornasse egli probabilmente non imiterebbe i suoi imitatori, andrebbe oltre.<br \/>\nDon Biagio ha lasciato in testamento un&#8217;opera alla quale si dedic\u00f2 con ardore nello scorcio della vita, forse presago della prossima prematura fine, e che volle portare a termine con immensa fatica anche quando la tremenda malattia cominci\u00f2 a limitarlo nei movimenti e gli tolse la possibilit\u00e0 di scrivere: il suo catechismo.<br \/>\nVi raccolse tutta la sua esperienza pedagogica, tutte le novit\u00e0 che il suo spirito aperto aveva compreso di dover introdurre nell\u2019insegnamento della religione di fronte alle esigenze nuove. Era la dottrina cristiana, tutta intera, senza alterazioni o attenuazioni, ma tradotta in linguaggio moderno, facile, comprensibile, concreto. Si intitolava &#8220;Catechismo del ragazzo&#8221;; adottava la vecchia forma dialogica di domanda e risposta, ma era un catechismo nuovo nell\u2019impostazione, nelle prospettive, nelle espressioni, e poteva esser letto con profitto da tantissimi adulti.<br \/>\nCome l\u2019autore avvertiva, nella prima pagina, il lavoro mirava con particolare attenzione agli scopi educativi del catechismo, cercando di penetrare profondamente nell\u2019anima del ragazzo; e perci\u00f2, per motivi di efficacia formativa e didattica, preghiere, liturgia, dottrina e narrazioni dei libri Sacri si presentavano ordinate organicamente nella loro unit\u00e0 vitale.<br \/>\nQuesta fusione vitale della dottrina con la liturgia, con la Sacra Scrittura e con la vita spirituale, per cui la prima pagina partiva dal fatto del Battesimo ricevuto dal ragazzo per accennare, gi\u00e0 nelle prime righe, alla Trinit\u00e0 nell&#8217;unit\u00e0, alla Vita divina in noi, alla legge dell\u2019amore, era un\u2019anticipazione dell&#8217;atmosfera del Concilio. I grandi temi ricorrenti erano la Chiesa corpo di Cristo, lo Spirito Santo vivente in noi, la Grazia che ci d\u00e0 la forza per le opere buone, e che, mancando queste, resta senza frutto, la legge cristiana che \u00e8 legge di carit\u00e0 e che, con gli aiuti della grazia, diventa un giogo soave e un peso leggero.<br \/>\nIl libro usc\u00ec alla fine del 1942, con una luminosa prefazione del nostro arcivescovo Mons. Perini, da poco venuto tra noi; ma non ebbe il successo che meritava. I &#8220;competenti&#8221; che lo giudicarono non avevano forse mai avuto il tempo di capire i giovani, e perci\u00f2 non lo capirono. Regnava la convinzione che nessuno dovesse staccarsi dalle prospettive e dalle parole stesse del vecchio catechismo di Pio X.<br \/>\nOggi, dopo il Concilio, gli eredi dei conformisti di allora, con lo stesso gregarismo infantile, continuano a non aver tempo di aggiornare la presentazione della fede, perch\u00e9 preferiscono aggiornare, e cio\u00e8 cambiare, la sostanza stessa della fede.<br \/>\nMa Fermo nostra non ha paura di epidemie straniere; la nostra tradizione cristiana \u00e8 piena di intelligenti e coraggiose iniziative anticipatrici, ma \u00e8 anche sostanziata di &#8220;ferma fede\u201d, secondo l&#8217;antico motto. Non sarebbe vera fede, se fosse conformista; non \u00e8 fede negli uomini, ma in Dio.<br \/>\nDon Biagio era un innovatore, e viveva di fede. Chi gli ha servito qualche volta la Messa, sa con quale accento egli chiedesse a Ges\u00f9, nelle orazioni prima della Comunione: &#8220;Non permettere che io possa mai separarmi da te\u201d. Amici, vogliamo tentar di rilanciare il Catechismo di don Biagio?<br \/>\n<Dattiloscritto del prof. ing. D. Alessandro Bellucci (Fermo 1899-1973), diffuso per gentile consenso della nipote Gabriella><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione di d. Alessandro Bellucci su don Biagio Cipriani (1884-1944) come intellettuale. Era un intellettuale don Biagio Cipriani? Senza dubbio, era una persona molto intelligente. 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