{"id":8372,"date":"2018-11-30T13:41:00","date_gmt":"2018-11-30T12:41:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=8372"},"modified":"2018-11-30T14:48:07","modified_gmt":"2018-11-30T13:48:07","slug":"vagnoni-vincenzo-scrive-la-storia-del-culto-della-madonna-del-pianto-a-fermo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=8372","title":{"rendered":"VAGNONI VINCENZO DESCRIVE L&#8217;ANIMO DI ADOLFO DE CAROLIS ARTISTA DI MONTEFIORE DELL&#8217;ASO"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ANIMO DI ADOLFO DE CAROLIS Laboriosit\u00e0, qualit\u00e0 artistica, cultura, amore alla patria, idealit\u00e0 cristiane.<br \/>\n   Scritto da mons. VAGNONI Vincenzo attorno al 1950 anno in cui le spoglie dell&#8217;artista furono traslate dal Verano alla chiesa di S. Francesco di Montefiore, sua patria. Il De Carolis pittore, incisore, illustratore e fotografo ha creato molte opere \\\\\\<br \/>\n    Quando accostiamo una personalit\u00e0 nella pienezza del suo agire, facilmente ci illudiamo che quanto riesce ad attuare sia qualche cosa di spontaneo, che non costi alcuna fatica e sia venuto su per naturale sviluppo, senza che ci siano stati esercizio di volont\u00e0, contrariet\u00e0, lotte e vittorie.<br \/>\n   Cos\u00ec possiamo aver pensato del nostro artista marchigiano, quando per trent\u2019anni  popolava i suoi cartoni di figure, le sue tele di colori e bulinava il legno come se fosse della cera.<br \/>\n   Non si spiega De Carolis nella sua molteplice attivit\u00e0 artistica solo col genio naturale, n\u00e9 solo con una assiduit\u00e0 di studio o con un metodo di eclettismo acquisito.<br \/>\n   Ecco perch\u00e9 pi\u00f9 che una rivisitazione della sua opera artistica, pi\u00f9 che una rievocazione delle polemiche suscitate dalla sua attivit\u00e0, convenga meglio studiare De Carolis, per quanto possibile, nella sua struttura intima, nella profondit\u00e0 del suo animo, e nell\u2019uso della sua vita, per meglio valorizzare la sua opera.<br \/>\n   Penso che ogni forma d\u2019arte che si rispetti e riesca ad affermarsi, nasce da un animo che intimamente viva, pensi e, fortemente amando, senta il bisogno di fantasticare forme ideali, e, nelle sue nobili passioni, gioisca e soffra. Senza questo credo che non possa nascere l\u2019artista. Tutto ci\u00f2 \u00e8 strettamente personale, n\u00e9 pu\u00f2 essere in qualche modo ripetuto.<br \/>\n   Se l\u2019artista pu\u00f2 sentire ammirazione ed attrattiva per qualche genio, ne ammira ed inconsapevolmente ne assorbe quanto rientra nell\u2019ambito del proprio sentire e concepire. Cos\u00ec quando i critici hanno preso a dire che  De Carolis sia un prerafaellita, scolaro del Costa, del Burne e del Rossetti, o, nella seconda delle maniere, nipote di Michelangelo, penso che si sbagli sempre, in quanto De Carolis \u00e8 inconfondibile per la sua personalit\u00e0 artistica, per il suo modo personale di concepire e di sentire:<br \/>\n   Cos\u00ec non comprendo le altre critiche che vogliono confinare l\u2019arte del De Carolis ad un\u2019arte decorativa ornamentale di saloni per la figurazione e per il colorito, quando si hanno concezioni  organiche quali quelle della decorazione del salone del Palazzo del Podest\u00e0  in Bologna ed una efficacia di disegno ed anche di colorito, da far sembrare vivente la moltitudine di figure affrescate oltre che a Bologna anche a Padova, a Pisa e ad Arezzo, quando un\u2019arte incarna un\u2019idea, vivifica nobili passioni, alte forme di ideali ed \u00e8 capace di eccitare l\u2019ammirazione e suscitare sentimenti dall\u2019artista vissuti, quest\u2019arte ha colto nel segno, ha raggiunto il suo scopo, si impone alla stima e sfida il tempo.<br \/>\n   Il suddividere il prodotto artistico in categorie, in maniere, per cui uno cerca pi\u00f9 di ammirare il colorito che il disegno, la macchia pi\u00f9 che il chiaroscuro, tutto ci\u00f2 \u00e8 modo di chi non arriva alle alte concezioni artistiche ed alla potenza dell\u2019estrinsecazione.<br \/>\n   Mi rendo ragione come l\u2019arte del De Carolis ancora rimanga vivissima, come interpretazione della natura, specie della terra picena,  come visione di una bellezza, e come rievocazione di grandi epoche storiche, sia come simbolismo del progresso e della civilt\u00e0.<br \/>\n   A questo punto per assolvere il ruolo stabilito, \u00e8 spontaneo che ci si domandi quali qualit\u00e0 naturali abbia posseduto il De Carolis.<br \/>\n   Un grande amore alla propria terra.<br \/>\n   Si nota che ha vissuto intensamente la sua infanzia nell\u2019ambito degli affetti famigliari nella variet\u00e0 del vasto orizzonte montefiorese, nella policromia delle aurore e dei tramonti, nel profumo dei pini e delle acacie abbondanti in quella terra. Sentiva il bisogno di risalire di anno in annoi quei colli, di ritornare al suo paese natio, di rivivere sentimenti, affetti e fantasie di fanciullo.-<br \/>\n   E diveniva cultore della storia di queste nostre terre picene. Cos\u00ec scriveva nel 1923: \u201c Amor di terra natia mi riconduce sulle colline cuprensi. Ecco siedo presso l\u2019aranceto di S. Andrea dinanzi al mare che mormora, mentre le nuvole passano sul cielo. Rivedo intorno le piante e i fiori, gli animali e gli uomini e le opere: ricalco la terra che ricopre i sepolcreti millenari. Questo pino giovinetto discende da quelli donde trasse con la bipenne i sostegni per farne la capanna l\u2019umbro spoletano \u2026\u2026 Lungo il lido tra le selve dei pini ardono le are della dea, la madre antica venuta dall\u2019oriente  (Cupra): e passano le grandi vele diomedee e forse liburniche. Sotto il velo delle apparenze mutevoli come le onde, vive eterna l\u2019anima dei nostri padri: eroi venuti dall\u2019Ellade, Achei astati, fondatori di civilt\u00e0, aratori, pastori.\u201d<br \/>\n   La sua mente pensosa in tal modo rievocava l\u2019antica storia della sua terra, mentre la sua fantasia mutava in soggetto d\u2019arte la bellezza e le armonie di quei luoghi.<br \/>\n   Ardeva di fiamma pura per la sua famiglia<br \/>\n   Attaccato fortemente ai suoi da cui aveva avuto origine, sentiva di dover vivere per i suoi. Scriveva Guido Guida: \u201cLa sua famiglia che tanta eredit\u00e0 di luce ha avuto da Lui, gli diede il sorriso. Ancora oggi i ritratti della sua indimenticabile compagna e dei suoi figli diletti, sono fra le cose pi\u00f9 belle che da Lui ci vennero: egli aveva nella sua arte raccolto il profondo amore di padre e di sposo. Una delle sue pi\u00f9 grandi preoccupazioni fu quella di lasciare ai suoi figli una vita dignitosa. Non potendo lasciare ricchezze, perch\u00e9 anima francescana, amava e praticava la povert\u00e0, lasciava ai suoi la rettitudine, la sua generosit\u00e0.\u201d<br \/>\n   Angelo Conti cos\u00ec rende testimonianza alla sua probit\u00e0 e rettitudine morale: \u201c Visse modestamente, in un silenzioso raccoglimento, tra la famiglia e la scuola, lontano da ogni vanit\u00e0, incapace d\u2019orgoglio, lieto del successo degli altri, e d\u2019una fede inestinguibile e d\u2019un amore per l\u2019arte, che lo rapiva al settimo cielo.. Sentiva ogni giorno pi\u00f9 forte il disgusto per la mediocrit\u00e0 ufficiale che lo circondava.<br \/>\n   Sopportava che le piccole persone delle cattedre e degli uffici del suo tempo pronunziassero il nome dei grandi artisti, osassero giudicare i filosofi e i poeti, si occupassero dei monumenti, mentre sappiamo che per quella gente l\u2019arte, il pensiero, la virt\u00f9 non possono avere significato. Chi non sa che in pieno regime massonico, la civile attivit\u00e0 non poteva condurre se non a raggiungere gli onori ed aumentare i guadagni?<br \/>\n   Chi pensava allora alla felicit\u00e0 della vita semplice, chi pensava ancora ad accettare, con gioia, il dolore, come un dono di Dio? Adolfo De Carolis era assai vicino ai pochi che cos\u00ec sentivano naturalmente e senza alcuna fatica; e faceva a Lui una grande pena gli ambiziosi che non aspirano ad altro, se non ad arrivare dove la morte li annuller\u00e0 e senza che di essi rimanga traccia nella riconoscenza umana \u2026<br \/>\n    In mezzo a questi schiavi dell\u2019egoismo, instancabili cercatori della ricchezza, il nostro pittore visse povero, contento della sua cattedra all\u2019Istituto delle Belle Arti, degli affreschi che dipinse soltanto per la felicit\u00e0 di parlare al popolo d\u2019Italia, dalle volte e dalle pareti dei palazzi pubblici, secondo le tradizioni della pi\u00f9 bella pittura italiana.\u201d<br \/>\n   Proprio in questa rettitudine di vita per tale generosit\u00e0 d\u2019animo, per tanta eredit\u00e0 d\u2019affetti, abbiamo con molta gioia veduto la preoccupazione di molti nel dare una monumentale sepoltura alla salma dell\u2019Artista, il bisogno di esaltare la sua mirabile figura da parte di una eletta schiera di discepoli ammiratori amici e la nota di mestizia da parte dei suoi famigliari.<br \/>\n                Ha avuto il gusto del bello, la potenza di una fantasia contenuta,<br \/>\n                  la facilit\u00e0 di una estrinsecazione vigorosa.<br \/>\n   Ancora una volta mi permetto di citare una pagina di Angelo Conti che ci rivela come il Maestro sentisse la sua arte ed in qual modo entrasse nel suo animo l\u2019altrui artistico lavoro.: \u201c Una mattina Egli mi aspettava sulla porta (dell\u2019Accademia delle Belle Arti, vicina alla piazza San Marco, dove era allora il S. Matteo di Michelangelo) ed andammo subito a vedere la statua che esce dalla pietra \u2026 \u201cQui &#8211; mi diceva &#8211; assistiamo veramente alla nascita della forma\u201d. La creazione avveniva davanti ai nostri occhi; l\u2019informe diventava cosa viva e parlava nel potente linguaggio del genio. \u201cQual mistero \u00e8 l\u2019arte!\u201d mi diceva Adolfo De Carolis. Intanto da quella figura, che sembrava spezzasse la roccia ed uscire alla vita, il giovane pittore aveva avuto il primo insegnamento: quello di tacere dinanzi al capolavoro, aspettando che il ritmo si svegliasse nel suo spirito.<br \/>\n   Nulla nell\u2019arte d\u2019un altro artista pu\u00f2 e deve entrare in noi: ma in noi, pu\u00f2 davanti alle sue opere, nascere una vita nuova, vite innumerevoli come quelle che si destano nella nostra anima davanti all\u2019alba, quando alla prima luce, sugli alberi gli uccelli cominciano piano a cantare. Cominciano piano; poi crescono i richiami e le voci si rispondono e il sole non \u00e8 uscito ancora. Prima che spunti, \u00e8 gi\u00e0 nato in noi.<br \/>\n   Che cosa passa dal sole negli uccellini che all\u2019alba si svegliano e cantano? Niente altro che una vibrazione. Cos\u00ec, dal capolavoro entra nella nostra anima una voce che ci chiama e diventa, nella parte pi\u00f9 profonda del nostro spirito, uno stato nuovo della nostra immaginazione. Ad ogni visione dell\u2019opera perfetta, come davanti ai grandi spettacoli della natura, se siamo nel pieno possesso delle facolt\u00e0 del pensiero, la vibrazione si rinnover\u00e0 in noi, e dar\u00e0 luogo ad altri ritmi, ad una sempre diversa ricchezza spirituale. Cos\u00ec davanti ad ogni alba o tramonto, i nostri occhi vedranno sempre lontananze non immaginate e non mai sognate armonie.\u201d<br \/>\n   Con questa descrizione sul modo di sentire l\u2019arte si concepisce come il De Carolis si commovesse di fronte alla natura o davanti all\u2019altrui capolavoro e sentisse il bisogno di una contemplazione profonda. Sopraggiungevano poi in Lui la riflessione, lo studio ed il sogno di una concezione artistica personale che lo tormentava sino alla gioia della estrinsecazione con i quadri da cavalletto col bianco e nero della xilografia o con gli affreschi delle grandi pareti.<br \/>\n   Abbiamo voluto accennare, per comprender meglio l\u2019artista, alle  mirabili e caratteristiche doti avute dal naturale temperamento.<br \/>\n   E\u2019 doveroso ora aggiungere cosa egli abbia voluto aggiungere ai naturali doni con la sua volont\u00e0 nella piena consapevolezza della sua potenza artistica.<br \/>\n   Aveva una volont\u00e0 ferrea: ha voluto lavorare per trenta anni in un modo veramente febbrile, si da esaurire in breve tempo le sue preziose energie. Metteva in pratica il detto dantesco: \u201cIl perder tempo a chi pi\u00f9 sa pi\u00f9 spiace\u201d. Persino nelle altezze delle armature, vicino alle volte che affrescava, trovava un angolo per il suo raccoglimento, per il suo studio. Amava la sua solitudine per essere pronto a fissare quella interna sollecitudine artistica, che era in lui fecondissima.<br \/>\n   E quando s\u2019accorse che il corpo non obbediva pi\u00f9 prontamente, sent\u00ec pi\u00f9 prepotente il bisogno del tempo che veniva a mancargli. Scrive Remigio Strinati: \u201c Il maestro era gi\u00f9 da parecchio tempo: viveva, pi\u00f9 del consueto, appartato, e non possiamo dimenticare la contenuta desolazione del suo accento, quando rallegrandoci noi con lui del matrimonio della sua figliuola, ci rispose: \u201c Si, sono lieto, ma i figli che crescono, i figli che se ne vanno, significa che noi si cammina, che si scende, per non risalire pi\u00f9!\u201d<br \/>\n   Sentiva la dignit\u00e0 del maestro, la gioia dell\u2019amicizia.<br \/>\n   \u201cEra titolare della Cattedra di decorazione nell\u2019Istituto di Belle Arti a Roma: aveva una cattedra alla Scuola Industriale al Viale Manzoni: erano le sue lezioni, diciamo quelle cattedratiche; ch\u00e9 le altre, quelle che non nascono dall\u2019esempio, quelle che sorgono da un sorriso, da una parola furono innumerevoli: lo sanno Diego Pettinelli, Bruno da Osimo, ed altri che piangono con noi il grande scomparso\u201d (Strinati)<br \/>\n   \u201cEra modesto e buono, lavoratore instancabile,prodigo di consigli e di ammaestramenti ai giovani che lo consideravano come un maestro.<br \/>\nI calmi silenzi ed il sorriso dell\u2019Artista incoraggiavano alla confidenza. Gli si diventava amici sin dalla prima ora della conoscenza, ma senza mai,anche dopo anni, perdere con Lui quel senso di riguardo attento e scrupoloso che serba all\u2019amicizia il valore di una elevazione morale\u201d (Orano).<br \/>\n       Ebbe sete di una profonda  cultura.<br \/>\n   La sua cultura pari alla nobilt\u00e0 della sua arte, era meravigliosa. E Bacchiani Alessandro dice che possedeva una cultura letteraria non frequente tra gli artisti, quasi tutti autodidatti. La consuetudine con i poeti come Gabriele D\u2019Annunzio, Pascoli, Ettore Romagnoli ne aveva affinato il naturale gusto ed estesa la conoscenza dei grandi maestri, di modo che Egli riusc\u00ec scrittore efficacissimo, pur serbandosi, secondo l\u2019indole propria, semplice e schietto.<br \/>\n       Fortemente sentiva l\u2019amor di Patria.<br \/>\n    Non il semplice amore naturale per la propria terra, per il paese di nascita, che racchiude l\u2019et\u00e0 pi\u00f9 preziosa e bella, e suscita i fantasmi pi\u00f9 vivi ed immaginosi ed i sentimenti pi\u00f9 forti e delicati, quali quelli che nascono nell\u2019ambiente della Famiglia; ma ha sentito l\u2019amore per la sua Italia, con tutta la storia pi\u00f9 volte millenaria, con tutte le sue glorie e le sue sciagure, con le bellezze della natura e dell\u2019arte, con l\u2019esuberanza della genialit\u00e0 come \u00e8 sgorgata in Leonardo e Michelangelo, con le sue tradizioni di feste, e col suo patrimonio di scienza e di civilt\u00e0.<br \/>\n   Non si spiegano altrimenti i suoi cicli pittorici di Ascoli , Pisa, Arezzo, Bologna.<br \/>\nNell\u2019agosto del 1907 invitato dagli Ascolani a chiudere la mostra dei disegni di Giuseppe Sacconi,  porgeva auguri alla Patria nostra, parlando del Monumento a Vittorio.<br \/>\n       Coltiv\u00f2 le cristiane idealit\u00e0.<br \/>\nLo afferma il Guida: \u201cIn una casa cos\u00ec benedetta, non poteva mancare il culto della nostra religione. Entrava nei giorni felici ( e furono molti nella vita semplice di Adolfo De Carolis) nello studio chiaro del Maestro il Cantico di san Francesco , l\u2019amore agli uccelli, alla musica, ai libri dei poeti, alla beneficenza, alla moderazione: quel saper ricreare Dio in tutte le cose belle e buone \u2026<br \/>\n   Fu servo di Dio ai suoi piedi con la fronte rivolta all\u2019azzurro che lo cinse in vita, lo accoglie nell\u2019eternit\u00e0. Anche Angelo Conti delinea De Carolis come anima religiosa, anzi in una lettera indirizzata a lui sente il bisogno di ringraziarlo per il bene ricevuto: \u201c La tua xilografia (aveva ricevuto in dono Dante Adriaticus ) \u00e8 ormai vicino qui a me ed io m\u2019inchino pi\u00f9 volte al giorno a questa rappresentazione dell\u2019estasi, dinanzi alla verit\u00e0. Leggo adesso il Vangelo di san Giovanni e cerco anch\u2019io la Via, la Verit\u00e0 e la Vita. Tu mi hai aiutato. Te ne rendo grazie\u201d.<br \/>\n   Bruno da Osimo, nell\u2019incontro fortunato avuto con lui in occasione delle onoranze dell\u2019Artista del 20 agosto <1928>, mi diceva con tanto piacere di avere incontrato qualche volta Adolfo uscire di chiesa dove si aveva fatto la Comunione ad invocare l\u2019aiuto dall\u2019alto per le sue concezioni artistiche.<br \/>\n   Ed \u00e8 abituale nelle sue lettere l\u2019invocazione o il suo ringraziamento a Dio. Dopo la vittoria nel concorso per affrescare le pareti della chiesa di san Francesco in Ravenna, cos\u00ec si esprime: \u201cUrania mi ha aiutato, siano rese grazie al cielo, questo \u00e8 stato un atto di umilt\u00e0 e spero che mi varr\u00e0 per il futuro: Signore non sono degno\u201d questa \u00e8 stata la mia preghiera dopo l\u2019annunzio\u201d.<br \/>\n   In una lettera mostra un delicato sentimento  in occasione della festa del santo Natale: \u201cFinisco di provare questo santino (incideva l\u2019immagine di san Francesco) e te la mando perch\u00e9 ti sia di qualche consolazione nel santo Natale. Cos\u00ec mi preparo alla grande immagine, per la quale ancora: Non sum dignus \u201c ed inviando copia delle illustrazioni dei Fioretti cos\u00ec chiude la lettera: \u201cE che il Creatore di tutte le Creature ti protegga dalla superbia. Pax et bonum \u201c.<br \/>\n   D\u2019altra parte la sua bont\u00e0, la sua modestia, la sua rettitudine e generosit\u00e0, non le so comprendere che come frutto di un ambiente rischiarato e riscaldato da tradizione eminentemente cristiana. Tutto quanto \u00e8 stato detto sopra viene vivacemente confermato dalla sua produzione artistica religiosa.<br \/>\n   In questo genere di arte non troviamo semplicemente le risorse delle abilit\u00e0 acquisite e della naturale genialit\u00e0: il soggetto viene studiato e rivissuto per poi essere eternato nelle pi\u00f9 alte espressioni dell\u2019arte. Lo constateremo quando si riporter\u00e0 un brano della illustrazione da Lui fatta al progetto presentato per la decorazione della chiesa di san Francesco in Ravenna.<br \/>\n   Riesce il nostro artista a provocare in noi, con la sua arte religiosa il senso di piet\u00e0, uno stato mistico dell\u2019unione dell\u2019anima con Dio?  Il Conti a tal proposito scrive: \u201c Penso con profonda commozione alla sua opera, che credo fra le ultime, se non l\u2019ultima: il Crocefisso di San Ginesio. Il fondo sembra ispirato da una miniatura medioevale, mentre la figura di Ges\u00f9 esprime l\u2019apparire della forma nell\u2019et\u00e0 che si rinnova. In mezzo ai cartigli scritti e al canto dell\u2019antica preghiera, il corpo del Martire \u00e8 trasfigurato dal nuovo sentimento religioso, che non sa rinunziare alla linea della bellezza. Il gesto del Dio che perdona, pare rivolto al pittore che si raccomanda alla sua misericordia, come se quella fosse l\u2019estrema sua ora. Si pensa, col sonetto di Michelangelo a quell\u2019Amor divino   \u201cch\u2019aperse, a prender noi, \u2018n croce le braccia\u201d .<br \/>\n   C\u2019\u00e8 stato qualcuno, il quale ha fatto obbiezione per l\u2019arte religiosa del De Carolis, quasi che non gli competa il titolo di artista cristiano e ci sono stati altri che mal sanno spiegare un\u2019arte cristiana con un\u2019altra che voglion definire paganeggiante.<br \/>\n   Gi\u00e0 si \u00e8 risposto alla prima forma di critica. Quanto alla seconda, penso che  il presentare, come scrive Paolo Orano, l\u2019immagine delle creature possenti e floride, mascolinit\u00e0 dall\u2019ampio torace, tipi della casa feconda, della gente contadina robusta tenace, della razza sana ed eroica, non sia paganesimo, come credo che non sia paganesimo il sognare un\u2019umanit\u00e0 perfetta, che possa ordinatamente godere dei beni della vita e della terra.<br \/>\n   E\u2019 certo che nell\u2019arte religiosa il De Carolis presenta diversi aspetti. Mentre nei Fioretti rispecchia cos\u00ec chiaramente la ingenua semplicit\u00e0, negli episodi della vita di san Francesco, nella Basilica del santo a Padova, raggiunge un\u2019ineffabilit\u00e0 espressiva affidata a un sentimento religioso, in quadri storico religiosi fa prevalere la sua concezione pi\u00f9 meditata, pi\u00f9 storico ontologica a seconda del soggetto: come nella posa della prima pietra di san Petronio o nel trionfo del Cristianesimo dove in tre piani si affacciano la chiesa discente, docente e trionfante.<br \/>\n   Ma dove De Carolis  fa vedere la sua completa profonda concezione cristiana e la sua commossa adesione ad essa \u00e8 nella relazione con cui accompagna i cartoni danteschi per la decorazione della chiesa di san Francesco in Ravenna. Qui si colgono tanto la sua potenza creativa, come il suo sublime lirismo: \u201c Mi parve che fosse necessario \u2013 egli scriveva \u2013 conservare in qualche modo l\u2019unit\u00e0 e la simmetria dantesche, quasi che nelle pareti della grande navata, dovesse essere dovunque presente l\u2019onnipotenza di Dio, che in ogni parte impera. Bisognava che alla parte delle pene fosse contrapposta quella della luce celeste, che di fronte all\u2019eterno dolore splendesse la rosa sempiterna, che tra l\u2019inferno ed il paradiso corresse come sopra un ponte il cammino graduale verso la perfezione e fosse rappresentata nel Paradiso terrestre la processione mistica. Nell\u2019abside l\u2019Empireo, la rosa del Beati, dove nel mezzo sta Maria la Mediatrice, non solo per Dante, ma per tutti gli uomini, che solo per mezzo della Vergine possono aspirare a vedere Iddio\u201d.<br \/>\n   Peccato che questa concezione artistica non sia stata fissata dal suo sicuro pennello nella chiesa di san Francesco. Allora avremmo avuto la gara di tre Geni in tre piani  diversi: san Tommaso d\u2019Aquino con la sua Summa Teologica; Dante con la Divina Commedia; De Carolis con i suoi affreschi.<br \/>\n   Quando si arriva a queste altezze e potenzialit\u00e0, ci si domanda come mai De Carolis, che ha raggiunto forme cos\u00ec complesse ed organiche di arte, abbia avuto volont\u00e0 e trovato tempo per coltivare la xilografia.<br \/>\n   Essa \u00e8 un\u2019arte delle pi\u00f9 difficili: ha a sua disposizione poco spazio, fornito dal legno del bosso, come pennello una sgorbia, come colore il semplice bianco e nero. Come raggiungere l\u2019espressivit\u00e0 artistica? Solo i sicuri di s\u00e9, coloro che hanno il disegno preciso, potenzialit\u00e0 fantastica,  sicurezza e padronanza di mano, costoro riescono. Prendono la superficie di bosso quasi foglio di carta, dove fissare un sogno d\u2019arte.<br \/>\n    L\u2019avere coltivato la xilografia ed averla portata ad altezze artistiche, tutto ci\u00f2 depone per la potenza di arte del De Carolis. Lo Strinati conviene nello stesso concetto: \u201cIl disegno regge tutta l\u2019opera del De Carolis:  largo potentissimo disegno, dagli sprazzi michelangioleschi, conca argine, forma e fantasia epiche, a rievocazioni non periture. Forse fu codesta padronanza, di cui aveva coscienza piena, che determin\u00f2 in Lui il culto del bianco e nero nella esclusiva espressione xilografica.<br \/>\n   Penso che dopo questa rievocazione pi\u00f9 psicologica che storica di Adolfo De Carolis, possiamo meglio comprenderlo come uomo e come artista e meglio possiamo rispondere alla domanda che sorge spontanea: \u201c Tramonter\u00e0 questa stella dell\u2019arte, Adolfo De Carolis?\u201d<br \/>\n   Non si pu\u00f2 immaginare. C\u2019\u00e8 dinanzi una personalit\u00e0 alta per nobilt\u00e0 di sentire e di agire: c\u2019\u00e8 un cuore che si \u00e8 consumato per l\u2019amore della sua arte, della sua famiglia, della sua terra. Ci sono le eloquenti opere che parlano di Lui, dalle chiese, dalla sale, dai quadri, dai legni, dai libri. C\u2019\u00e8 il culto di amore e di ammirazione da parte dei suoi di famiglia, dei suoi discepoli, dei suoi ammiratori ed amici.<br \/>\n   Anche Michele Biancole, critico esigente, che ha fatto le sue riserve sull\u2019arte del De Carolis, quando, alla conclusione di una commemorazione chiude il suo dire, deve pur confessare quanto segue: \u201c De Carolis assorb\u00ec nel suo spirito squisitamente eclettico tutti i motivi dell\u2019arte e della poesia del suo tempo.<br \/>\n    Realismo ingenuo, allegorismo anglo- costiano, titanismo michelangiolesco, storicismo poetizzato, primitivismo religioso costituiscono gli schemi della sua personalit\u00e0, che sfugge ad ogni definizione assoluta, ma che nell\u2019analisi scopre lati bellissimi di temperamento re d\u2019intelletto, tali che l\u2019arte italiana pu\u00f2 registrarli ed esaltarli\u201d.<br \/>\nAltro articolo che lo stesso mons. Vincenzo Vagnoni scrisse per \u201cLa Voce delle Marche\u201d<br \/>\n\u201c Montefiore dell\u2019Aso: Stanno per avere inizio le manifestazioni celebrative del 1974 concittadino pittore e scrittore Adolfo De Carolis nel primo centenario della nascita\u201d,  nell\u2019anno centenario della nascita dell\u2019artista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ANIMO DI ADOLFO DE CAROLIS Laboriosit\u00e0, qualit\u00e0 artistica, cultura, amore alla patria, idealit\u00e0 cristiane. Scritto da mons. VAGNONI Vincenzo attorno al 1950 anno in cui le spoglie dell&#8217;artista furono traslate dal Verano alla chiesa di S. 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