{"id":8376,"date":"2018-11-30T14:51:13","date_gmt":"2018-11-30T13:51:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=8376"},"modified":"2018-11-30T14:55:45","modified_gmt":"2018-11-30T13:55:45","slug":"adolfo-de-carolis-artista-pittore-incisore-qualita-nella-rievocazione-di-vincenzo-vagnoni-da-montefiore-dellaso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=8376","title":{"rendered":"ADOLFO DE CAROLIS ARTISTA PITTORE INCISORE QUALITA&#8217; nella rievocazione di Vincenzo Vagnoni da Montefiore dell&#8217;Aso"},"content":{"rendered":"<p>VAGNONI VINCENZO rievoca l&#8217;arte e i sentimenti di Adolfo De Carolis da Montefiore dell&#8217;Aso.<\/p>\n<p>VINCENZO VAGNONI COMMEMORA ADOLFO DE CAROLIS A MONTEFIORE DELL\u2019ASO L\u20198 GENNAIO 1974<br \/>\n NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DEL GRANDE ARTISTA<br \/>\n<Nella chiesa di S. Francesco>    \u00c8 troppo naturale che a Montefiore ricordi il centenario della nascita di Adolfo De Carolis in questo tempio cos\u00ec ricco di memorie, cos\u00ec interessante ed attraente per opere d\u2019arte, come la decorazione dell\u2019antica abside con pitture di scuola giottesca-senese, il monumento ai genitori del card. Gentile Partino, quattrocentesco portale armonioso e l\u2019elegante rifacimento dell\u2019interno della chiesa in stile barocco facilmente eseguito dal bergamasco Interlenghi.  Ma pi\u00f9 che altro questa cerimonia liturgica viene giustificata dalla presenza delle spoglie dello stesso grande artista, racchiuse nel sarcofago eseguito su disegno dell\u2019architetto. Luigi Morosini.<br \/>\n   Adolfo De Carolis nasceva a Montefiore dell\u2019Aso il 6 gennaio 1874.  La famiglia oriunda da Cossignano si era trasferita a Montefiore per motivi professionali da parte del Padre che diveniva medico condotto in questo Comune.<br \/>\n   Adolfo \u00e8 rimasto sempre legato al \u201cNatio Loco\u201d di cui sentiva e gustava la magnifica poesia dei colli ubertosi e delle ridenti pianure. Spesso dalla spiaggia adriatica, ove si recava annualmente a ritemprate le forze e ad attingere nuove ispirazioni per la sua arte nella contemplazione del \u00abMare Amarissimo\u00bb, risaliva verso le alture della sua piccola patria, forse a riconfortare lo spirito nel ricordo dei suoi anni migliori.<br \/>\n   Quivi infatti aveva assaporato le serene gioie dell\u2019infanzia, delle prime amicizie mai dimenticate; mentre la visione della natura, che si apriva in tutto il suo splendore al suo occhio di bimbo intelligente, aveva affinato certamente il suo spirito alle sublimi creazioni dell\u2019arte. Egli avr\u00e0 pertanto scolpito pi\u00f9 che negli occhi, nel cuore il bel panorama che ammirava estatico della sua Montefiore negli anni della sua prima fanciullezza, la digradante distesa delle verdi colline che si rincorrono sino al mare, la vallata che dal monte Castello, ricco di pini e di annose querce, tra balse e dirupi, declina verso il fiume tortuoso, dal nome pieno di maliosa leggenda; e quei tramonti d\u2019oro, che animano dei pi\u00f9 strani riflessi luminosi i campi, i piccoli borghi arrampicati su l\u2019erte lontane ed imponenti vette dei Sibillini. Forse fu il ricordo di tanta bellezza che lo mosse a sottoscrivere qualcuna delle sue mirabili xilografie, col motto che era un richiamo della sua piccola patria \u00abAdolfo de Carolis da Montefiore\u00bb o con l\u2019aggiunta di un fiore al suo nome. L\u2019affetto alla famiglia, che aveva respirato di tra le pareti domestiche insieme alle aure balsamiche del suo paesello natio, egli custod\u00ec come un sacro deposito nel suo nobile cuore e gli fu guida ed impulso fecondo nel faticoso cammino dell\u2019arte.<br \/>\n   Il babbo per la sua formazione morale ed intellettuale in un primo momento l\u2019aveva affidato al Rettore del Seminario di Ripatransone. Allora i Seminari erano quasi gli unici che potevano dare una cultura anche umanistica seria ed il Seminario di Ripatransone allora con tutto il corso ginnasiale liceale e teologico dava sicura garanzia di una seria preparazione al Sacerdozio come alla vita professionistica.<br \/>\n   Per sincerit\u00e0 di carattere, non sentendosi chiamato alla vita ecclesiastica, prima si iscriveva al primo anno di scuola di pittura alla Accademia di Bologna, guadagnando poi una borsa di studio dal benemerito Sodalizio dei Piceni, trasmigrava a Roma, ed entrava nel gruppo \u201cIn arte libertas\u201d, cui faceva capo Giovanni Costa, studiando al Museo Industriale. Perfezionava i suoi studi artistici a Firenze. Ma mentre ivi completava la sua formazione artistica, arricchiva la sua cultura attraverso le correnti letterarie di quel tempo.<br \/>\n   In un articolo pubblicato su \u201cL\u2019Osservatore Romano\u201d del 23 aprile 1913 si legge tra l\u2019altro: \u00abIl 4 gennaio (1903) usciva il primo numero del \u201cLeonardo\u201d fondato e diretto dallo stesso Papini con la collaborazione di G. A. Borgese, Giuseppe Prezzolini e Giovanni Vallati ed altri meno noti. Assiduo frequentatore e collaboratore di Palazzo Davanzati, dove era nata la rivista, era uno dei giovani pi\u00f9 attenti alle nuove voci del secolo, Adolfo De Carolis, che pur essendo amico del D\u2019Annunzio, del quale era solito illustrare le copertine ed i romanzi, piaceva a Papini per il suo \u201cberrettuccio celliniano di peluscio\u201d oltre che per il suo valore artistico&#8230; \u00bb.<br \/>\n   \u00abLa sua esistenza \u2014 scriveva il prof. Guido Guida \u2014 si riassume nella fede e nel lavoro. Non un giorno della sua breve giornata fu consumato in cose inutili. La sua famiglia, che tanta eredit\u00e0 di luce ha avuto da Lui, gli diede il sorriso. Ancora i ritratti della sua indimenticabile compagna e dei suoi diletti figli, sono tra le cose pi\u00f9 belle che da Lui ci vennero. Egli nella sua arte aveva raccolto il profondo amore di padre e di sposo\u00bb.<br \/>\n   Le sue prime opere sono di ispirazione preraffaellista orientata al rinascimento fiorentino con le opere del Ghirlandaio e del Botticelli.<br \/>\n   Le \u201cCastalidi\u201d come pure \u201cLa donna alla fontana\u201d sono del 1898, mentre \u201cII concerto\u201d risale al 1900. La seconda maniera dell\u2019arte del De Carolis ha una ispirazione eminentemente michelangiolesca con l\u2019influenza del Veronese e del Correggio.<br \/>\n   Tutta la sua arte mir\u00f2 cos\u00ec a ristabilire una continuit\u00e0 tra lo stile smagliante del Rinascimento e l\u2019epoca contemporanea e questa sua nobile aspirazione lo tenne lontano dalla scuola estremista: cubismo, futurismo, impressionismo. Della sua quotidiana fatica di artista, lo ricordiamo per gli affreschi, dove la tenuit\u00e0 del colore \u00e8 in contrasto col disegno possente, la decorazione del salone della prefettura di Ascoli Piceno eseguita dal \u201916 al \u201919; quella dell\u2019Aula Magna della Sapienza di Pisa lavoro che va dal \u201922 al \u201924; e l\u2019altra del Salone del Consiglio Provinciale di Arezzo, dove svolge il tema \u201cII lavoro dei Campi\u201d. Ma la creazione artistica che occupa, l\u2019ultimo periodo della sua breve vita, sono gli affreschi eseguiti nella sala dei Quattromila a Bologna, dove vengono raffigurati \u201cI Comuni\u201d, \u201cIl Cristianesimo\u201d, \u201cLa Rinascita\u201d, \u201cGalli e Romani\u201d, \u201cLa fondazione di Felsina\u201d, \u201cRe Enzo\u201d i cui cartoni oggi sono esposti a Montefiore nella sala De Carolis. Lavoro questo che lo tenne impegnato dall\u2019 11 al \u201928 anno della sua morte. Sono anche da ricordare i lavori eseguiti nella Cappella di San Ginesio dedicata ai Caduti e quelli della Cappella di S. Francesco nella Basilica di S. Antonio di Padova a Padova.<br \/>\n   Ma non possiamo dimenticare come il suo nome sia indissolubilmente legato alla rinascita della xilografia in Italia. Cominci\u00f2 incidendo per la \u201cFiglia di Iorio\u201d del D\u2019Annunzio, per il quale aveva gi\u00e0 disegnato costumi e scene, deliziosi legnetti di sapore cinquecentesco. Continu\u00f2 ad illustrare numerose opere dall\u2019Abruzzese, del quale fu amico, fra cui \u201cLa Fedra ed il \u201cNotturno\u201d. Poi sempre dando impulso alla decorazione del libro per lo Zanichelli \u201cI classici Greci\u201d, tradotti dal Romagnoli. Dell\u2019opera sua di xilografo ricordiamo ancora i due forti e suggestivi \u201cAutoritratti\u201d (1904-1924) e il \u201cDantes Adriaticus\u201d (1920) che ornava lo studio del Vittoriale, di cui un esemplare \u00e8 nella sala municipale di Montefiore. Non mancarono numerosi discepoli e collaboratori, fra i quali merita di ricordare lo Spadini, Antonello Moroni, Diego Pattinelli e Bruno da Osimo.<br \/>\n   L\u2019Artista era anche il ricercatore entusiasta delle tradizioni, leggende, dei costumi della nostra terra marchigiana e particolarmente della provincia alla quale si gloriava di appartenere e per la quale affresc\u00f2 il sontuoso palazzo del Governo di Ascoli Piceno. Di questa provincia conosceva i luoghi pi\u00f9 pittoreschi, gli angoli pi\u00f9 suggestivi, quasi lembi di terra librati nel cielo a specchio dell\u2019Adriatico e ad essi la sua arte attinse senza posa i motivi supremi di bellezza. Tutta l\u2019antica storia della terra picena tornava cos\u00ec alla mente pensosa; mentre fantasmi di pura luce gli illuminavano lo spirito nella sublime visione dell\u2019arte.<br \/>\n    E per un\u2019anima talmente aperta alla luce, non poteva rimanere estranea la fonte della ispirazione cristiana. Egli sent\u00ec il Cristianesimo con francescana semplicit\u00e0 e l\u2019arte sua tocc\u00f2 davvero nelle composizioni sacre e particolarmente nella illustrazione dell\u2019epopea dantesca per la chiesa di S. Francesco di Ravenna, la sua piena maturit\u00e0 di artista. Basta rileggere la limpida sua relazione con cui accompagnava i suoi cartoni danteschi, per persuadersi della sua potenza creativa, del sublime lirismo che aveva saputo rilevare ed infondere in quei cartoni. \u00abMi parve che fosse necessario, Egli diceva, conservare in qualche modo l\u2019unit\u00e0 e la simmetria dantesca, quasi che nelle pareti della grande navata, dovesse essere dovunque presente l\u2019onnipotenza di Dio che in ogni parte impera. Bisognava che alla parete delle pene, fosse contrapposta quella della luce celeste che di fronte all\u2019eterno dolore splendesse la rosa sempiterna, che tra l\u2019inferno e il paradiso, corresse come un ponte il cammino graduale verso la perfezione e fosse rappresentata nel paradiso terrestre la processione mistica. Nell\u2019abside l\u2019Empireo, la Rosa dei Beati, dove nel mezzo sta Maria la Mediatrice, non solo per Dante, ma per tutti gli uomini, che solo per mezzo della Vergine possono aspirare a vedere Iddio\u00bb. La visione dantesca, mirabile per la sua potenza estetica, non aveva distrutto la virt\u00f9 creativa dell\u2019artista, che anzi la ripensava e la riviveva nell\u2019intimo dello spirito, per trarne nuove sublimi concezioni di bellezza.<br \/>\n   Montefiore pertanto gioisce di avere dato all\u2019arte una personalit\u00e0 cos\u00ec eccezionale. In Adolfo De Carolis, vede giustamente continuate le nobili tradizioni della sua gente modesta e dignitosa, semplice e fattiva. Tradizioni che risalgono ai tempi migliori della sua libera vita cittadina, quando nei secoli d\u2019oro del medioevo, uno dei suoi pi\u00f9 illustri figli, il Cardinale Gentile Partino, faceva risuonare glorioso il nome d\u2019Italia e della sua piccola terra natale in Ungheria, ove in veste di ambasciatore supremo del pontefice di Roma risolveva una spinosa questione di successione al trono, e dettava con romana maest\u00e0, sapienti leggi, che ben presto entrarono far parte del CORPUS IURIS UNGARICI. Allora il montefiorano Gentile scrisse certamente una delle pi\u00f9 interessanti pagine della storia del cardinalato e della stessa storia della Chiesa.<br \/>\n   E questi due grandi figli, ha voluto Montefiore ricongiungere in un ricordo solo per perpetuarne i nomi ad incitamento ed esempio. Nel suo bel tempio francescano, che serba tante memorie dell\u2019illustre Cardinale di fronte al monumento quattrocentesco, dalla linea maestosa ed austera, Montefiore ha voluto degnamente comporre le ceneri di Adolfo De Carolis, di questo meraviglioso artista del nostro tempo, che tanta poesia di luce e di colori trasse anche dalla sua terra natale, mai da lui negletta o dimenticata. Qui nella pace serena dalla morte, le glorie presenti e remote di Montefiore si riavvicinano in una sublime continuit\u00e0 ideale.                                                                                                               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