{"id":8899,"date":"2019-08-09T18:58:18","date_gmt":"2019-08-09T17:58:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=8899"},"modified":"2019-08-09T19:00:26","modified_gmt":"2019-08-09T18:00:26","slug":"servigliano-e-il-suo-arciprete-giuseppe-oreste-viozzi-1921-1955-ricordato-da-don-elio-iacopini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=8899","title":{"rendered":"SERVIGLIANO E IL SUO ARCIPRETE GIUSEPPE ORESTE VIOZZI 1921- 1955 rIcordato da don ELIO IACOPINI"},"content":{"rendered":"<p>Ricordo di Mons. Giuseppe Oreste Viozzi arciprete di Servigliano\u00a0 (di don Elio Jacopini parroco nella vicina Piane di Falerone)<\/p>\n<p>Quella sera per la prima volta non fu puntuale, come lo era stato per quarantacinque anni. L\u2019orologio aveva suonato le quattro del pomeriggio ed il suo gruppo di persone stava in chiesa e lo attendeva per il Rosario: come mai l\u2019arciprete ritarda?<\/p>\n<p>L\u2019arciprete era morto all\u2019improvviso, mentre scendeva in chiesa, appunto, per la Benedizione. Era l\u2019ultima domenica dell\u2019anno liturgico dopo Pentecoste, la domenica con la visione apocalittica della fine di Gerusalemme e del mondo. All\u2019omelia della Messa, su quello spunto aveva inserito il pensiero della morte con accenti particolarmente commossi, che avevano reso pi\u00f9 attento l\u2019uditorio. Cos\u00ec aveva condotto a termine la sua azione liturgica, sempre svolta con ordinata ed austera religiosit\u00e0, ed era uscito silenziosamente come sua abitudine.<\/p>\n<p>La notizia mi arriv\u00f2 poco dopo, sul filo del telefono, mentre stavo registrando il nome di un neonato nel Libro dei battezzati. Non ho saputo frenarmi ed ho pianto a lungo, sul Libro aperto, mentre i padrini mi guardavano muti e meravigliati. Essi non potevano sapere cosa rappresentava per me quell\u2019uomo, pur severo e rude, da me tanto diverso come formazione, carattere, precisione! In lui ammiravo le doti che mancano in me e ne godevo, me ne arricchivo. Ad ogni difficolt\u00e0 mi bastava comporre un numero telefonico e poco dopo la sua voce afona mi dava la risposta, precisa e sicura.<\/p>\n<p>Ora, come pi\u00f9 vicino sacerdote, avevo un dovere da compiere e corsi per l\u2019ultima volta da lui. Trovai la grande piazza di Servigliano, di fronte alla Parrocchia, a quell\u2019ora quasi sempre deserta, animata di gente di ogni categoria che accorreva dalle case e dalla campagna: bambini pieni di stupore di fronte ad un fatto che li tocca da vicino ma di cui stentano a capire il vero significato; donne sgomente ed in lacrime; giovani che hanno perso l\u2019aria scanzonata della festa e si fermano pensosi; uomini il cui dolore si legge nel volto mentre parlano sottovoce. Poi arrivano i preti dei paesi vicini che tracciano un segno di croce e bisbigliano preghiere trattenendo a stento le lacrime mentre attorno a lui, apertamente piangenti, sono i pi\u00f9 vicini di ogni giorno: il fratello Giulio, il cappellano don Lidio, la fedele perpetua.<\/p>\n<p>Cerchiamo le sue ultime disposizioni e troviamo subito il testamento, nel primo cassetto della scrivania, in una grande busta rossa: un esempio mirabile di modestia, fede, delicatezza e rettitudine, preciso come tutta la sua vita. Vi \u00e8 accanto un grosso volume di Cronistoria della Parrocchia, in cui ha annotato in sintesi ma meticolosamente i fatti salienti dell\u2019attivit\u00e0 pastorale, con la sua breve biografia e quelle dei suoi predecessori. Di s\u00e9 non intendeva scrivere altro: vi leggiamo infatti, di suo pugno, \u00ab deceduto a Servigliano li&#8230; \u00bb (la data, 20 novembre 1966, l\u2019ho poi messa io).<\/p>\n<p>Era nato a Servigliano il 9 agosto 1890 da Achille, morto nel 1942 a 79 anni, e da Carolina Bruni. La madre, morta novantenne nel 1956, l\u2019aveva sempre voluta tenere in casa con s\u00e9, avvolgendola di venerazione, specie quando aveva cominciato a declinare e perdere lucidit\u00e0.<\/p>\n<p>I compagni d\u2019infanzia, ai quali rimase sempre legato da robusta amicizia che neppure la diversit\u00e0 di idee era riuscita ad incrinare, lo ricordano ragazzo con loro: di ingegno assai vivace ma fin d\u2019allora molto riservato. Il Seminario, dove entr\u00f2 nell\u2019ottobre del 1904, trov\u00f2 in lui un terreno adatto per piantarci seme buono e genuino, che prometteva un proficuo raccolto. Non sempre \u00e8 cos\u00ec: per molti di noi l\u2019aratro deve prima scavare in profondit\u00e0 ed a lungo, con pazienza, perch\u00e9 trova piante aspre da estirpare. Ma per tutti, sono dodici anni di sacrifici, poich\u00e9 un ragazzo \u00e8 sognatore e ribelle anche se rinchiuso in una tonaca nera e lunga. A quei sacrifici non si resiste se non c\u2019\u00e8 un ideale che li renda accettabili, cos\u00ec come non si discute di problemi pi\u00f9 grandi degli uomini e si canta in serenit\u00e0 il Tantum Ergo, mentre i coetanei corrono al sole e cantano canzoni d\u2019amore.<\/p>\n<p>Egli, a 23 anni scriveva nel suo Diario: \u201cPresto il mio nome si canceller\u00e0 dalla memoria degli uomini e sole rimarranno dinanzi a Dio le mie opere\u201d. Per un temperamento cos\u00ec schivo e gi\u00e0 fin d\u2019allora negato ad ogni forma di retorica e di compiacimento delle proprie parole, questa frase \u00e8 illuminante e da sola definisce i frutti che il Seminario dava nella sua anima. Non minori, d\u2019altronde, ne dava nel suo intelletto poich\u00e9 i suoi antichi insegnanti lo indicavano come il primo nel profitto e speravano che continuasse anche dopo a coltivare gli studi.<\/p>\n<p>Ogni anno un gruppo di giovani arriva all\u2019ordinazione sacerdotale e si disperde, per andare ognuno verso un punto della Diocesi. Per lui quel giorno arriv\u00f2 il 18 marzo 1915; era il sabato delle Quattro Tempora e venne ordinato nella Cappella del Seminario dall\u2019Arcivescovo Mons. Castelli. Ma poi ripart\u00ec subito per la guerra, a continuare il servizio militare fino all\u2019agosto del 1919.<\/p>\n<p>L\u2019emozione, gli slanci, i propositi, le preoccupazioni di quel periodo le appunt\u00f2 nel suo Diario con stile scarno ed incisivo. Quelle non molte pagine di un quaderno ingiallito sono piene di riflessioni acute su realt\u00e0 che molti di noi hanno vissuto e sofferto, ma viste con altri occhi: la vita del Seminario, l\u2019evento tragico della guerra (l\u2019avanzata, Caporetto, le tradotte, il Piave, i fanti, la loro religiosit\u00e0, il suo ministero, i lunghi trasferimenti&#8230;).<\/p>\n<p>Al periodo passato sotto le armi \u00e8 poi rimasto sempre affezionato; ma a chiarire il senso di questo suo atteggiamento valgono le espressioni di condanna della guerra che ha scritto con una forza che forse sorprender\u00e0, a proposito della seconda guerra mondiale, e che sono riportate in questo suo libro di Cenni Storici su Servigliano.<\/p>\n<p>Dall\u2019ottobre del 1919 al novembre del 1921 fu cappellano a Pedaso e successivamente a Monte S. Pietrangeli. L\u201911 novembre 1921, su chiamata della Congregazione del SS. Crocefisso entra come Arciprete parroco nella Parrocchia di S. Marco a Servigliano, tra i suoi \u00abconcittadini festanti\u00bb (lo fa notare nella Cronistoria). A questo punto il suo Diario, gi\u00e0 negli ultimi anni divenuto una semplice annotazione di date, si ferma per non pi\u00f9 riprendere: la sua vita (forse questa ne \u00e8 l\u2019interpretazione) cessa di appartenere a se stesso e d\u2019ora innanzi, anche nei suoi aspetti spirituali, interessa solo come vita dell\u2019arciprete parroco, di cui parlare dunque, come si parlerebbe di altra persona, solo nella Cronistoria della Parrocchia. uarantacinque anni di ministero pastorale a Servigliano e cinquanta anni di sacerdozio. Quanto ha seminato?!<\/p>\n<p>Si potrebbe precisare quanti battesimi ha impartito, quante prime Comunioni ha somministrato, quanti matrimoni ha celebrato, quanti moribondi ha assistito: sono fatti che riguardano tutta la popolazione nata, vissuta o morta in 45 anni a Servigliano. Ma per lui veramente, che ha inteso sempre e soltanto fare il parroco, la realt\u00e0 dei fatti espliciti \u00e8 quella che meno conta, e l\u2019altra non \u00e8 registrabile in termini umani.<\/p>\n<p>Ho assistito all\u20198\u00b0 Congresso Eucaristico parrocchiale, nell\u2019agosto del 1948, ed ho visto l\u2019intensa commozione spirituale di una folla imponente e raccolta. Ho ascoltato il racconto di tanti episodi di bene che l\u2019arciprete aveva fatto a Piane di Falerone, quando ancora non c\u2019era l\u2019attuale mia parrocchia. Mi sono trovato alle ultime vicende del Campo Raccolta Profughi e so quanto bene vi ha profuso durante lunghi anni, quanta strada ha sempre a passo svelto percorso per portare, innumerevoli volte aiuti e sollievo a molte decine di migliaia di esseri umani di ogni razza e religione, sbattuti qua e l\u00e0 dalle varie vicende belliche e postbelliche.<\/p>\n<p>Ho preso parte ai festeggiamenti del 50\u00b0 del suo sacerdozio e tutti abbiamo in quell\u2019occasione capito di quanto affetto fosse circondato questo prete taciturno, estraneo alle lotte di parte, sempre dignitosissimo, profondamente affezionato al suo paese e pronto a concorrere per la soluzione dei suoi problemi. Povero come pu\u00f2 esserlo un sacerdote che si interessa solo alla ricchezza interiore e soccorre sommessamente la povert\u00e0 altrui con tutte le risorse non dedicate alla sua chiesa: nulla per s\u00e9 neppure una bicicletta. Non se ne \u00e8 mai lamentato, come mai si \u00e8 udita una sua parola sulle molte sofferenze fisiche alle quali non concesse nulla, fino alla morte. Ma quando si arrivava a casa sua, l\u2019ospitalit\u00e0 era sempre pronta, cordiale, signorile.<\/p>\n<p>Quando, l\u2019ultimo momento, mi fu detto di parlare per il suo 50\u00b0 di sacerdozio, in luogo di Mons. Marconi, tanto pi\u00f9 idoneo di me ma impedito gi\u00e0 dal male che lo avrebbe in breve tempo condotto a morte, presi coraggio da una frase pronunziata da persone del tutto lontane: \u00abPu\u00f2 dirne tutto il bene che vuole: \u00e8 un vero prete\u00bb. Parlai sospinto da questa convinzione, che era anche la convinzione della grande folla presente, gioiosa, entusiasta, superiore a tutte le previsioni. Lui sorrideva divertito alle mie battute, ma alla fine, come dopo le prediche, mi ripet\u00e9 in un sussurro rapido:\u201d bravo, bravo\u201d.<\/p>\n<p>Quanti, fra quella moltitudine, avevano avuto una pena segreta nel cuore che lui aveva lenito? Quanti erano stati salvati dallo sconforto, o trattenuti da atti irreparabili, o semplicemente ricondotti a sorridere al prossimo? Non vi \u00e8 dubbio che quella festa fu un atto di riconoscenza: nessuno poteva sapere che sarebbe stato l\u2019ultimo.<\/p>\n<p>Fu Monsignore, Cameriere Segreto di sua santit\u00e0 il Papa; Vicario Foraneo, Parroco Consultore; ebbe incarichi per opere culturali, assistenziali, caritative. Ma sempre e soprattutto fu l\u2019Arciprete di Servigliano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordo di Mons. 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