{"id":9860,"date":"2020-07-18T20:34:00","date_gmt":"2020-07-18T19:34:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=9860"},"modified":"2020-07-18T20:35:39","modified_gmt":"2020-07-18T19:35:39","slug":"9860","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=9860","title":{"rendered":"RITROVAMENTO DELLA TOMBA DI SAN PIETRO BASILICA Pio XII 1950 sintesi di mons. Igino CECCHETTI di Penna san Giovanni (MC)"},"content":{"rendered":"<p>In San Pietro al Vaticano. IL SEPOLCRO DEL PRINCIPE DEGLI APOSTOLI<\/p>\n<p>\u201cLa Tomba del Principe degli Apostoli \u00e8 stata ritrovata\u201d. (Pio XII, Radiomessaggio del Natale 1950)<\/p>\n<p>L\u2019ESPLORAZIONE ARCHEOLOGICA<\/p>\n<p>Diciannove dicembre 1951: data memorabile nei fasti della Basilica Vaticana. In tal giorno fu presentato al Santo Padre il primo esemplare di quella pubblicazione che Egli stesso, a chiusura dell\u2019Anno giubilare, nel Radiomessaggio natalizio, aveva annunziato al mondo (23 dicembre 1950).<\/p>\n<p>La monumentale pubblicazione \u00e8 in due volumi \u00abin folio\u00bb \u2014 uno per il testo, l\u2019altro per i rilievi d\u2019insieme e le riproduzioni fotografiche dal titolo &#8211; \u201cEsplorazioni sotto la Confessione di San Pietro in Vaticano eseguite negli anni 1940-1949\u201d, e sottotitoli \u00abRelazione a cura di B. M. APOLLONJ GHETTI, A. FERRUA S. J., E. JOSI, E. KIRSCHBAUM S. J. &#8211; Prefazione di Mons. L. KAAS, Segretario-Economo della Rev. Fabbrica di San Pietro. \u2014 Appendice Numismatica di C. SERAFINI \u00bb (Citt\u00e0 del Vaticano 1951).<\/p>\n<p>Essa \u00e8 di capitale importanza: illustra con ampiezza e con tutto il rigore della scienza storico-archeologica le decennali esplorazioni sotto l\u2019Altare della Confessione, le quali, di fronte alla storia, conferiscono una caratteristica nota alla grandezza del Pontificato di Pio XII.<\/p>\n<p>Le varie fasi e i singoli dati degli scavi lasciano comprendere quali accorgimenti tecnici e quali audaci e impensate provvidenze abbia richiesto l\u2019opera eccezionale per mettere in luce e conservare monumenti che giacciono fino a circa dieci metri sotto il piano dell\u2019attuale Basilica, sovrastati dalla immane mole dell\u2019aerea Cupola Michelangiolesca e dal Baldacchino bronzeo del Bernini, e quasi oppressi dalle rispettive sostruzioni: monumenti cronologicamente e strutturalmente i pi\u00f9 vari, che vanno dalle tombe del I secolo d. C. (fra cui quella dell\u2019Apostolo) alla statua di Pio VI del Canova dinanzi alla \u00abNicchia dei Pallii \u00bb.<\/p>\n<p>Felice per i risultati conseguiti, il Papa stesso rilev\u00f2, nella storica Udienza, come questi fossero \u00ab superiori a quanto scientificamente si poteva attendere in un\u2019impresa che, fin dai primi giorni del Suo Pontificato, Egli promosse e costantemente volle attuare, nonostante le gravi difficolt\u00e0 tecniche d\u2019ogni genere e gli ostacoli derivanti dagli anni tormentati del conflitto mondiale; e che senza dubbio rappresenta ima scoperta archeologica unica negli annali della Chiesa, e la cui importanza storica e teologica non pu\u00f2 sfuggire ad alcuno\u00bb (Osservatore Romano, 20 dicembre 1951).<\/p>\n<p>\u00ab Una delle prime difficolt\u00e0 incontrate \u2014 fa notare l\u2019Ingegnere della Rev. Fabbrica di S. Pietro, FRANCESCO VACCHINI (cfr. \u00abEcclesia\u00bb, gennaio 1952, pagg. 12-13) \u2014 fu la constatazione che i pilastri delle Grotte (sorreggenti quindi il pavimento della Basilica), costruiti nel Rinascimento, erano superficialmente fondati sopra il riporto costantiniano, ed il volere approfondire lo scavo entro questo riporto comportava di necessit\u00e0 la sottofondazione di detti pilastri fino alle argille vaticane, per una altezza di circa dieci metri. Prima di raggiungere tali argille s\u2019incontravano inoltre abbondanti acque freatiche, che costringevano a lavorare, con l\u2019ausilio di pompe, per qualche metro nell\u2019acqua, ed imponevano speciali accorgimenti nelle murature per lasciare ad esse un libero deflusso. Per motivi di sicurezza statica queste fondazioni dovevano poi essere seguite a notevole distanza di tempo tra due limitrofe, il che obbligava a procedere ad imponenti opere di puntellamento temporaneo per poter fare avanzare lo scavo.<\/p>\n<p>\u00ab Una particolare preoccupazione, tra le tante, fu destata, ad esempio, dalla sottofondazione della statua di Pio VI del Canova che si ammira dalla Confessione. Si trov\u00f2 infatti che detta statua, corrispondente quasi al centro di un mausoleo [il mausoleo dei Malucci], era sostenuta da terre e da antichi sarcofagi che riempivano il mausoleo stesso, e si dovette operare sotto di essa senza poterla in alcun modo sostenere da sopra per non ingombrare la Confessione, e stando bene attenti che nessun danno, derivasse n\u00e9 alla statua stessa n\u00e9 ai preziosi rivestimenti marmorei della Confessione.<\/p>\n<p>\u00ab I pi\u00f9 vari mezzi tecnici, dalla muratura al cemento armato, dal calcestruzzo al ferro, furono usati per risolvere i singoli problemi che via via si presentavano, sempre tenendo conto contemporaneamente della sicurezza della Basilica superiore, che a prima vista avrebbe consigliato criteri restrittivi, e delle esigenze e desideri archeologici che spingevano a maggiori arditezze: e tutto ci\u00f2 in mezzo alle calamit\u00e0 sempre pi\u00f9 gravi dei tempi, che aumentavano le difficolt\u00e0, dalla deficienza dei materiali alla insufficienza dei trasporti, alle frequenti interruzioni di energia elettrica (inconveniente, quest\u2019ultimo, ben fastidioso per chi doveva lavorare a dieci e pi\u00f9 metri di profondit\u00e0).<\/p>\n<p>\u00abMa sotto l\u2019assidua direzione degli architetti della Rev. Fabbrica \u2014 tra i quali il Prof. Giuseppe NICOLOSI e il Conte Enrico Pietro GALEAZZI furono i principali progettisti e ordinatori \u2014 e grazie alla abnegazione dei \u201csampietrini\u201d addetti a questi lavori, fu possibile risolvere tutti i problemi e tutte le difficolt\u00e0 presentatesi nel corso delle opere, con il consolante risultato di aver, da un lato, messo in luce e reso possibile lo studio accurato di un imponente insieme di monumenti, e dall\u2019altro di poter avere la convinzione di avere migliorata in molti punti la statica stessa della Basilica \u00bb.<\/p>\n<p>Si sono cos\u00ec ritrovati preziosi elementi per ritessere le vicende del Colle Vaticano, sia per quanto riguarda la sua configurazione e la sua rete stradale, sia per alcuni dei suoi importantissimi monumenti, quali il Circo Neroniano e l\u2019adiacente necropoli romana.<\/p>\n<p>Al tempo del martirio di San Pietro (64-67 d. C.), il Colle era un ordinario tratto di campagna, che saliva rapidamente sia da oriente ad occidente che da mezzod\u00ec a settentrione (si pensi al dislivello dell\u2019attuale \u00ab cortile di San Damaso \u00bb e dei Giardini Vaticani dalla quota odierna dell\u2019obelisco in piazza S. Pietro).<\/p>\n<p>\u00abUn buon numero di circostanze materiali \u2014 scrive il Padre FERRUA (La Civilt\u00e0 Cattolica, 5 gennaio 1952, pag. 17) \u2014 concorrono nel farci pensare che la sepoltura del Principe degli Apostoli [ivi avvenuta, secondo la comune regola, presso il luogo del supplizio] non fosse una tomba appariscente, neanche munita di un cippo di travertino con la sua iscrizione, cosa che solo si poteva fare in un terreno di propriet\u00e0 ben dichiarata. Tutte le tombe pi\u00f9 antiche trovate in questo luogo erano appunto di questo genere per regola fatte di pochi mattoni ed embrici disposti in modo da ricoprire il cadavere sepolto dentro la terra, a pochissima profondit\u00e0 \u00bb.<\/p>\n<p>Il sepolcreto, riapparso nel corso dei lavori, \u00e8 precisamente formato di queste povere tombe, a inumazione, del I, II e III secolo, e da mausolei \u2014 spettanti a facoltosi liberti imperiali o a famiglie romane \u2014 ivi succedutisi numerosi verso la seconda met\u00e0 del II secolo in poi, nei quali prevale l\u2019uso della cremazione, tutti a stretto contatto fra loro, allineati su due file (da est ad ovest) nell\u2019erto pendio del Colle, e disposti con ingresso a sud, verso la valle Vaticana, in prossimit\u00e0 del Circo.<\/p>\n<p>Quindi, se da una parte le fortunate esplorazioni modificano precedenti ipotesi circa la topografia di questa zona della XIV regione augustea, dall\u2019altra confermano inoppugnabilmente, con i dati positivi dei ritrovamenti archeologici, la tradizione antichissima dell\u2019esistenza del sepolcro del Principe degli Apostoli sotto l\u2019Altare della Basilica Costantiniana.<\/p>\n<p>\u00ab Si \u00e8 potuto finalmente conoscere \u2014 precisa il Prof. E. Josi nella sua conferenza stampa ai giornalisti in visita ufficiale agli Scavi, il 20 dicembre 1951 (L\u2019Osservatore Rom., 22 dic. 1951 [2, 1]) \u2014 l\u2019entit\u00e0 dei problemi che gli l\u2019architetti costantiniani dovettero affrontare pur di costruire immediatamente sul sepolcro dell\u2019Apostolo la grandiosa Basilica a cinque navate, e, sulla base degli avanzi superstiti, si sono potute controllare o correggere le indicazioni di Tiberio Alfarano, che descrisse la Basilica Vaticana alla fine del secolo XVI [cfr. Enciclop. Ital. ed Encicl. Cattolica, alle voci).<\/p>\n<p>\u00ab Si \u00e8 potuto in specie accertare l\u2019origine della forma caratteristica della cripta semianulare, che trova la sua giustificazione nelle speciali condizioni della Basilica Vaticana col monumento sepolcrale dell\u2019Apostolo, nel centro dell\u2019abside.<\/p>\n<p>\u00ab Per la storia medievale e rinascimentale della Basilica: la successione degli altari eretti sul sepolcro dell\u2019Apostolo, del presbiterio primitivo e di quello rialzato in connessione con la cripta: gli avanzi della \u201cpergula\u201d, prima con sei e poi con dodici colonne a chiusura del presbiterio stesso, fino all\u2019edificio bramantesco di protezione dell\u2019altare e dell\u2019abside costantiniana durante i lavori della nuova Basilica, e al muro divisorio eretto da Paolo III con la sua doppia scalea.<\/p>\n<p>\u00ab Ma ogni aspettativa \u2014 rileva l\u2019illustre Professore \u2014 fu superata dalla identificazione della Tomba, dove le spoglie dell\u2019Apostolo vennero deposte dopo il martirio: un\u2019umile fossa nella nuda terra sul declivio del Colle Vaticano. Essa venne poi circondata da altre tombe, pure praticate sul terreno; ma essa sola venne protetta con opere in muratura e con tre nicchie [delle quali una sotterranea] costituenti il \u201ctrofeo\u201d, additato al Vaticano dal Presbitero Gaio verso l\u2019anno 200. Una sua parete venne rinforzata con un muro, subito ricoperto dai graffiti di devoti: testimonianza inconfondibile della sua venerazione.<\/p>\n<p>\u00ab Ivi pellegrini deposero il loro obolo, fino ai secoli pi\u00f9 recenti. Costantino rivest\u00ec la memoria di marmi e colonne preziose, e la circond\u00f2 con la sua imponente Basilica \u00bb.<\/p>\n<p>\u00abGli scavi hanno dunque rivelato \u2014 conclude la Relazione ufficiale (voi. I, pag. 144, b) \u2014 quello che nessuno sospettava, cio\u00e8 che la tomba del Principe degli Apostoli aveva avuto gi\u00e0 prima di Costantino una propria sistemazione monumentale, la quale, nel corso di un secolo e mezzo, sub\u00ec numerose modifiche e rinnovazioni che documentano chiaramente la continua venerazione concentrata in questo luogo. \u00a0Costantino non dovette ricercare la tomba di S. Pietro: questa era ai suoi tempi presente agli occhi di tutti, ed oggetto della pi\u00f9 fiorente venerazione. La tomba stessa dimostrava, con la sua consistenza strutturale, la sua et\u00e0 veneranda e la sua lunga esistenza: dall\u2019umile avello, che doveva una volta occupare il misterioso quadrato stretto tra le tombe circostanti, al monumentale \u201ctrofeo\u201d a doppie piano additato da Gaio\u00bb.<\/p>\n<p>Il testo del polemista Gaio, riferito dallo storico Eusebio (Hist. eccl. II, 25, 7), \u00ab aveva fatto scorrere \u2014 osserva A. FERRUA \u2014 fiumi d\u2019inchiostro dalle penne di archeologi e di storici del primitivo Cristianesimo; ma per quante se ne siano dette, non era ancora venuta fuori quell\u2019ipotesi che tanto quanto si avvicinasse allo stato vero delle cose [quale ora \u00e8 chiaramente emerso dagli scavi]. Il che vuol dire che anche questa volta la realt\u00e0 ha superato l\u2019immaginazione, come spesso suole avvenire \u00bb (in \u201cLa storia del sepolcro di S. Pietro\u201d, \u00ab La Civilt\u00e0 Cattolica\u00bb 5 gennaio 1952, pag. 28).<\/p>\n<p>E a questo proposito l\u2019insigne studioso fa due riflessioni a modo di conclusione, in risposta a quei critici, i quali ritenevano che \u00able origini del culto dei Martiri nella Chiesa di Roma fossero relativamente tarde \u00bb, assegnandole ai tempi di Decio e Valeriano (met\u00e0 circa del III sec.), e nello stesso tempo affermavano l\u2019inesistenza del \u2018martyrium\u2019 \u2014 o edicola eretta sulla tomba di un Martire \u2014 \u00ab prima del periodo costantiniano \u00bb: asserzione, questa, che appariva vera anche dopo la recente opera del Grabar \u201cMartyrium\u201d (Parigi 1946), nella quale si raccolgono accuratamente da ogni parte tutti gli indizi dei pi\u00f9 antichi santuari eretti in onore dei Martiri.<\/p>\n<p>Ora invece \u2014 scrive il Padre FERRUA (ivi p. 29) \u2014 \u00ab \u00e8 risultato dai nostri scavi che il culto dei martiri nella Chiesa Romana esisteva gi\u00e0 nella seconda met\u00e0 del II secolo. Ed era quello un culto proprio della Chiesa, quindi ufficiale, sebbene sia difficile precisarne ulteriormente la natura liturgica: ma era per lo meno simile a quello che pi\u00f9 tardi ci \u00e8 attestato per tutti e due gli Apostoli insieme \u201cin catacumbas\u201d, presso S. Sebastiano, della cui natura pubblica e liturgica nessuno muove dubbio. Nello stesso tempo abbiamo pure potuto mettere in chiaro l\u2019esempio di gran lunga pi\u00f9 antico di un \u2018martyrium\u2019 o edicola eretta sulla tomba di un martire&#8230; Da uno stato d\u2019incertezza e di vaghe congetture siamo passati sul solido terreno dei fatti e della concreta realt\u00e0 monumentale, con un salto in addietro di un secolo e mezzo.<\/p>\n<p>Questi \u2014 oltre a un\u2019ampia messe di osservazioni storiche, artistiche e topografiche \u2014 i principali risultati archeologici degli Scavi Vaticani, di straordinaria importanza per la storia del Cristianesimo.<\/p>\n<p>LE FONDAZIONI COSTANTINIANE<\/p>\n<p>Nella Sezione trasversale, da sud a nord, sotto il pavimento della Basilica di Costantino, all\u2019altezza del \u2018mausoleo dei Cetenni\u2019, a quota superiore, c\u2019\u00e8 il pavimento della Basilica attuale, rialzata di circa 3 metri rispetto a quella della basilica primitiva.<\/p>\n<p>Il sepolcro dell\u2019Apostolo trovasi pi\u00f9 indietro, e ad una quota pi\u00f9 alta del mausoleo pagano che qui si vede attraversato dalla sezione: e precisamente alla quota che l\u2019Imperatore assegn\u00f2 alla sua basilica. Si comprende, con la configurazione del terreno, il grande lavoro che si richiese per ottenere la necessaria piattaforma, dopo aver innalzato le robuste fondazioni delle pareti perimetrali e delle quattro file di colonne, dopo interrato la necropoli ancora in efficienza, e tagliato i sepolcri di tutta la parte (in genere non molta) emergente dalla quota prescelta.<\/p>\n<p>Siamo grati all\u2019Ing. Francesco VACCHINI, Dirigente dell\u2019Ufficio Tecnico della Rev. Fabbrica di San Pietro, per l\u2019illustrazione, dalla quale risulta che il maestoso edificio costantiniano, eretto su di un luogo assolutamente inadatto, denota tutta la sicurezza che la Chiesa Romana nutriva in quel tempo intorno all\u2019ubicazione della primitiva tomba di San Pietro.<\/p>\n<p>\u00ab Quando intorno alla met\u00e0 del IV secolo l\u2019Imperatore Costantino stabil\u00ec di edificare in onore dell\u2019Apostolo Pietro una grandiosa Basilica sopra la sua tomba, trov\u00f2 che la zona adiacente al sepolcro era stata occupata nel II e III secolo da una necropoli pagana che si stendeva, con andamento est-ovest, a mezza costa del Colle Vaticano il quale, per di pi\u00f9, aveva un ripido declivio da nord verso sud. Gli architetti constantiniani costruirono allora, lungo il lato sud della erigenda Basilica, dei grossi muri che dovevano servire da fondazione e da contenimento delle terre, e, aperte le volte di copertura di molti mausolei ivi esistenti, tagliarono la terra a monte del colle e la riversarono verso valle a riempire i mausolei stessi, in modo da costituire un piano di appoggio per la Basilica.<\/p>\n<p>\u00ab Immane lavoro, che comportava, oltre ad un grandioso movimento di terre ed eccezionali difficolt\u00e0 costruttive, anche la distruzione di una necropoli, per la qual cosa occorreva un speciale provvedimento riservato all\u2019Imperatore. Tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 spiegarsi diversamente che con la presenza, in quel luogo, della tomba di S. Pietro, e la decisa volont\u00e0 di edificare un tempio esattamente sopra di essa. \u00a0Gli scavi, infatti, hanno rimesso in luce le grandi fondazioni costantiniane, e, nel loro interno, i magnifici mausolei pagani, che, guasti da un lato, sono stati quasi protetti dall\u2019altro, da questa coltre di terra del riempimento costantiniano\u00bb.<\/p>\n<p>ILLUSTRAZIONI DOCUMENTARIE<\/p>\n<p>Sentiamo il dovere di ringraziare il chiarissimo Professore Padre Engelberto KIRSCHBAUM S. J., per averci fornito appunti e suggerimenti, dei quali ci siamo ampiamente serviti per illustrare la presente documentazione scientifica, con squisita cortesia dalla REV. FABBRICA DI SAN PIETRO. Documentazione breve, la nostra, ma sufficiente per poter apprezzare la ricchezza e la eccezionale importanza degli avvenuti ritrovamenti archeologici.<\/p>\n<p>\u2014 Nella necropoli romana rinvenuta negli scavi vaticani, sotto la navata centrale del tempio, ci sono i muri o le sopraelevazioni costantiniane. \u00c8 da notare che non \u00e8 stata esplorata tutta l\u2019area sotto la Basilica, ma solamente quella sotto le Grotte, le quali si estendono, con andamento semianulare, dall\u2019abside alla crociera (Grotte Nuove) e, in senso rettilineo, dalla crocier\u00e0, sotto la navata centrale, fino all\u2019altezza della Cappella del SS. Sacramento (Grotte Vecchie). Nelle parti rimanenti il pavimento della Basilica non poggia sulle volte, ma direttamente sul terreno. Per esplorare anche questa parte, occorrerebbe quindi fare prima, ex novo, delle volte di sostegno (secondo quanto \u00e8 stato affermato [cfr. Capitolium, genn. 1952, p. 1], sarebbe desiderio del Sommo Pontefice che tali lavori si riprendano, appena possibile, per l\u2019ulteriore indagine archeologica).<\/p>\n<p>I mausolei, allineati su una duplice fila lungo il pendio del colle vaticano (da oriente ad occidente), hanno tutti la porta di entrata a sud, verso la valle. In tal modo la zona delle confessione e quindi la tomba di san Pietro, corrispondente alla nicchia sotterranea della Memoria Apostolica, viene a trovarsi verso l\u2019estremit\u00e0 ovest verso il 14\u00b0 posto della serie monumentale, ossia nell\u2019area o \u2018campo\u2019 che diciamo dell\u2019Apostolo.<\/p>\n<p>V\u2019\u00e8 una tomba cristiana antichissima, vicina a quella apostolica. La tomba di S. Pietro attirava a s\u00e9 come una calamita le sepolture cristiane, le quali per\u00f2, pur stringendosi intorno ad essa, ne rispettarono l\u2019area veneranda. Le pi\u00f9 vicine risalgono certamente al I secolo. Tale sepoltura cristiana con il suo sarcofago di terracotta, anche nella sua povert\u00e0, \u00e8 ben pi\u00f9 ricca di quella del Principe degli Apostoli: semplice fossa, questa, scavata nella nuda terra e ricoperta tutt\u2019al pi\u00f9 da qualche grossa tegola. Ritrovata, \u00e8 riapparsa ora, dopo tante vicende di secoli, nella sua immutata povert\u00e0.<\/p>\n<p>Ci sono delle colonnine di marmo bianco, parte della Memoria Apostolica (il \u00ab trofeo ricordato da Gaio), rinvenuta nel sito originale. Una colonnina \u00e8 alta m. 1,40 e appartiene al lato sud della Memoria. Insieme ad altri resti autentici, ha permesso la ricostruzione del \u201ctrofeo\u201d\u00a0 di Gaio.<\/p>\n<p>Il \u2018Martyrium\u2019 o Memoria Apostolica: primo monumento eretto sulla tomba di S. Pietro, verso la met\u00e0 del II secolo (intorno al 160 circa: infatti i mattoni del relativo fognolo retrostante, rinvenuto allo stato originario, recano bolli di fabbrica dei tempi di Marco Aurelio, ancora \u2018Caesar\u2019 [140-161]).<\/p>\n<p>Il monumento detto \u2018Trofeo\u2019 di Gaio consiste in un sistema di nicchie sovrapposte, organicamente costruite fin dall\u2019inizio entro un muro coevo (chiamato \u2018muro rosso\u2019 dal colore del suo intonaco), e da una grossa lastra di travertino (con 11 cm. di spessore, lunga cm. 178, e larga pi\u00f9 di un metro), sorretta, a guisa di tetto orizzontale, da due agili colonnine di marmo bianco, poggianti sugli estremi di una robusta soglia, anch\u2019essa di travertino. Tutto l\u2019insieme dava l\u2019impressione di una elegante \u2018edicola\u2019. \u2014 Sul muro di fondo (\u2018muro rosso\u2019) si possono ancora decifrare, a destra della nicchia inferiore, alcuni graffiti antichissimi (a caratteri minuti e poco profondi, quasi per sottrarli all\u2019attenzione dei profani), in buona parte nascosti dal murello di rinforzo erettovi posteriormente, tra i quali uno assai importante, con quattro lettere greche: PETR, che sembrano doversi interpretare per il nome stesso dell\u2019Apostolo (cfr. il disegno del padre FERRUA, in La Civilt\u00e0 Catt., 5 gennaio 1952, p. 25).<\/p>\n<p>Questo complesso \u00e8 evidentemente eretto sopra i resti di una tomba pi\u00f9 antica, la quale determina certe irregolarit\u00e0 nella costruzione del monumento stesso. Il quadrato sul pavimento manifesta le linee della lastra di chiusura, allora esistente sopra la tomba dell\u2019Apostolo: i suoi lati seguono non gi\u00e0 l\u2019andamento del \u2018muro rosso\u2019, ma quello della tomba venerata sottostante, che aveva qui la sua estremit\u00e0, mentre il resto si spingeva sotto il medesimo \u2018muro rosso\u2019. Il suolo tutto intorno doveva essere lastricato a mattoni, o forse meglio di riquadri di pietra, di cui \u2014 a quanto sembra \u2014 si \u00e8 ritrovato qualche resto.<\/p>\n<p>Il disegno di ricostruzione, eseguito su resti monumentali (le due nicchie sovrapposte, le due colonnine con le basi, parte della soglia di appoggio, parte della lastra di copertura), \u00e8 dovuta al Prof. Arch. Bruno M. APOLLONJ GHETTI, uno dei quattro archeologi che hanno seguito gli scavi.<\/p>\n<p>La parte superiore di un muro precostantiniano ricingeva il lato nord della detta Memoria (presso la colonnina destra del \u2018trofeo\u2019). Secondo ogni probabilit\u00e0 risale al III secolo, ed \u00e8 da considerarsi come muro di rinforzo: uno sperone o contrafforte, resosi necessario per una lesione prodottasi nel muro di fondo (\u2018muro rosso\u2019). Esso obblig\u00f2 a spostare alquanto a sinistra la colonnina del \u2018trofeo\u2019, posta in quel lato.<\/p>\n<p>Rivestito in parte di stucco, e situato immediatamente accanto al sepolcro di S. Pietro, il murello fu subito ricoperto di \u2018graffiti\u2019 paleocristiani (onde \u00e8 detto muro graffito), testimonianza della venerazione di questo luogo da parte di quegli antichi fedeli, che desideravano lasciarvi il loro ricordo, incidervi il nome loro o quello dei loro cari, accompagnandolo spesso con voti ed acclamazioni, come \u201cVivas in Christo\u201d.<\/p>\n<p>I pellegrini che vollero lasciare il loro ricordo su questa parete furono tanto numerosi, che dovettero sovrapporre un nome sull\u2019altro. A differenza dei graffiti scoperti presso la memoria in catacumbas (San Sebastiano), nei quali non si trova mai il monogramma detto di Costantino, in questi graffiti del Vaticano invece quel monogramma \u00e8 assai frequente, come \u201ccompendio di scrittura\u201d e \u201dsegno di Cristo\u201d. Ci\u00f2 conferisce loro una particolare importanza scientifica (cfr. \u201cRelazione ufficiale\u201d, voi. I, pagg. 129-130)<\/p>\n<p>Costantino eresse un monumento sul sepolcro dell\u2019Apostolo, e precisamente il presbiterio della grande Basilica cimiteriale primitiva. L\u2019Imperatore non distrusse il vecchio monumento del II secolo ( o\u2019trofeo\u2019 di Gaio) ma, conservandolo come era pervenuto dall\u2019antichit\u00e0, volle che emergesse dal piano della basilica, e io rivest\u00ec di una ricca incrostazione marmorea di protezione, aperta sul davanti (ossia ad est, verso le porte della Basilica) per permettere la vista e la venerazione pi\u00f9 diretta della tomba apostolica, la quale rimase cos\u00ec racchiusa in una specie di cappella monumentale (sacello), a forma di parallelepipedo (m. 1,80 di base, e 2,90 di altezza). Attorno e sopra questo sacello una magnifica \u2018pergula\u2019 con sei colonne vitinee di mirabile fattura (fatte venire dalla \u00abGrecia\u00bb o meglio dall\u2019Oriente: cfr. Liber Pontificalis I, p. 176), e recinti presbiterali. Il monumento sepolcrale dell\u2019Apostolo, cos\u00ec isolato e ornato, costituiva il centro ideale e architettonico della costruzione costantiniana (il centro dell\u2019abside). Tutto ci\u00f2 testimonia chiaramente la sicurezza di Costantino e della Chiesa Romana di possedere proprio in questo monumento il sepolcro di S. Pietro.<\/p>\n<p>Un antico rilievo eburneo del presbiterio costantiniano si pu\u00f2 vedere nell cofanetto o capsella d\u2019avorio di Samagher, presso Pola, del principio del secolo V.<\/p>\n<p>I pellegrini cos\u00ec videro il monumento dell\u2019Apostolo fino ai tempi di Pelagio II (579-590) e di S. Gregorio Magno (590-604): il primo intese rialzare il presbiterio, e il secondo volle al vertice del \u2018monumento\u2019 costantiniano un altare stabile per il santo sacrificio della Messa sul sepolcro di S. Pietro (\u201csopra il corpo del beato Petro, come dice il Liber Pont. I, p. 312), mentre a comodit\u00e0 dei fedeli si apr\u00ec sotto il nuovo piano, intorno allo stesso sepolcro, una cripta semianulare (cfr. Relazione, I, p. 193).<\/p>\n<p>Nell\u2019odierna Cappella Clementina (Grotte Vaticane), detta anche Cappella di San Pietro (a suo tempo sistemata da Giacomo della Porta per ordine di Clemente VIII, onde il nome di Cappella Clementina). Nello sfondo si mostrano ora i resti autentici del \u2018monumento\u2019 costantiniano, ossia del rivestimento marmoreo con cui l\u2019Imperatore racchiuse e protesse quanto alla sua epoca esisteva sulla tomba dell\u2019Apostolo (il \u2018trofeo\u2019 di Gaio, con le modificazioni susseguitesi intorno alla Memoria stessa durante tutto il sec. III, tra le quali il muro graffito). E\u2019 questa la parte posteriore (lato occidentale) del \u2018monumento\u2019 sepolcrale, decorata \u00a0con lastre di pavonazzetto incorniciate con liste di porfido. Proprio dietro di esse, quindi, \u00e8 il \u00abmuro rosso\u00bb costituente la parete di fondo del \u2018trofeo\u2019 di Gaio.<\/p>\n<p>Nell\u2019altare medievale, il Papa Callisto \u00a0II (1119 -1124) racchiuse l\u2019altare pi\u00f9 antico che S. Gregorio Magno costru\u00ec o adatt\u00f2 esattamente sopra la Memoria (ossia sopra il \u2019monumento\u2019 costantiniano) dopo che fu rialzato il presbiterio intorno alla medesima \u2014 Per l\u2019attuale aspetto delle S. Grotte ( cfr. Osservatore Rom. 29 giugno 1950.<\/p>\n<p>L\u2019Altare della Confessione per la nuova Basilica \u2014 cio\u00e8 l\u2019altare \u2018papale\u2019 attualmente in uso, sotto il grande baldacchino bronzeo del Bernini \u2014 fu eretto da Clemente VIII (1592-1605} al di sopra degli altri due precedenti, e non fu consacrato, perch\u00e9 in diretto collegamento con essi. [La Basilica rinascimentale fu elevata di circa tre metri nei confronti della primitiva o costantiniana: il suo pavimento \u00e8 venuto cos\u00ec a trovarsi presso a poco all\u2019altezza del \u00abpresbiterio rialzato\u00bb medievale].<\/p>\n<p>Perci\u00f2 \u00e8 tuttora evidente, sopra il sepolcro dell\u2019Apostolo, la millenaria triplice successione degli Altari, che ne garantisce la perennit\u00e0 del culto: l\u2019altare di S. Gregorio Magno, l\u2019altare di Callisto II (consacrato il 25 marzo 1123), e quello rinascimentale di Clemente VIII.<\/p>\n<p>Questo timore riverenziale \u2014 tanto impressionante quanto palese, e perci\u00f2 degno di particolare nota \u2014 di toccare, in questi lavori di trasformazione, qualsiasi cosa pervenuta dall\u2019antichit\u00e0, \u00e8 dovuto evidentemente alla certezza di trovarsi di fronte alla vera tomba del primo Papa.<\/p>\n<p>Nella stessa Cappella Clementina, il vetusto altare a blocco \u2014 del VII-VIII secolo \u2014 costruito nella cripta semianulare dopo che fu rialzato il presbiterio della Basilica costantiniana, fu ivi eretto al fine di poter celebrare il pi\u00f9 vicino possibile alla memoria Apostolica {\u2018al corpo\u2019). Attualmente esso \u00e8 racchiuso in una custodia di marmi preziosi (specialmente di malachite), che formano l\u2019altare di S. Pietro o della Confessione nelle Grotte Vaticane (Confessione \u2019coperta\u2019), consacrato il 5 giugno dell\u2019anno giubilare 1950 dallo stesso Sommo Pontefice Pio XII.<\/p>\n<p>Nella parte opposta alla Cappella Clementina \u00e8 la cos\u00ec detta \u2018Nicchia dei Pallii\u2019, immediatamente dietro la quale si trova quindi la parte anteriore, ossia orientale, del \u2018trofeo\u2019 di Gaio. A questa Nicchia si accede dalla Confessione \u201cscoperta\u201d, cio\u00e8 visibile dall\u2019attuale Basilica. La Nicchia, ora alterata da sovrastrutture, muri di rinforzo, decorazioni (mosaico medievale del Salvatore), nella forma originaria doveva far vedere il \u2018trofeo\u2019 come al tempo di Costantino. E\u2019 sempre stata considerata soprastante alla tomba apostolica, anzi in diretta comunicazione con essa attraverso un pozzetto o \u201ccataratta\u201d (la \u201cfinestrella parvula\u201d di S. Gregorio di Tours: cfr. E. Josi, Fenestrella confessionis, in Enciclopedia Catt. V. 1149), che conserva resti di antichi rivestimenti, e attraverso il quale, durante il Medio Evo, si faceva la incensazione della tomba medesima (cfr. H. Grisar, Anal. Rom., diss. VI: Le tombe apost.). Perci\u00f2 la \u2018Nicchia dei Pallii\u2019 non \u00e8 altro che il rivestimento interno del \u2018trofeo\u2019 di Gaio, nel quale si inserisce integralmente, occupandone il vano compreso tra le due colonnine originarie e sfondandone la tavola orizzontale o lastrone di travertino poggiante nelle medesime, che venne tagliato per costruirvi la relativa calotta (cfr. Relazione I, p. 198). Come gli accertamenti archeologici hanno rilevato, essa corrisponde quindi esattamente, per collocazione e orientamento, al \u2018Martyrium o trofeo\u2019 di Gaio (cfr. Relaz. I, fig. 96 a p. 131).<\/p>\n<p>Il nome di \u2018Nicchia dei Pallii\u2019 le proviene dal fatto che ivi si custodiscono i Sacri Pallii che il Papa, successore di S. Pietro, benedice (sul posto, a sera del 28 giugno) e \u00abdal corpo del beato Pietro\u00bb (come si esprime la formula liturgica) invia agli Arcivescovi \u2014 a coloro cio\u00e8 che nella Chiesa hanno ricevuto, come metropoliti, la dignit\u00e0 pastorale pi\u00f9 alta \u2014 in segno di unit\u00e0 e di unione: \u00abDa qui una fede rifulge al mondo\u00bb dice l\u2019iscrizione sotto la cupola michelangiolesca. \u2014 La statua di Pio VI del Canova, inginocchiata in preghiera l\u00ec davanti, vuol esprimere la perenne venerazione dei Successori al sepolcro del Principe degli Apostoli.<\/p>\n<p>Uno dei Mausolei vicino alla tomba Apostolica \u00e8 della seconda met\u00e0 del sec. II, passato poi a cristiani. Vanto singolare di questo Mausoleo, detto dei Giulii, \u00e8 la ricca decorazione musiva cristiana, purtroppo in parte caduta; la volta ne conserva intatta circa tre quarti.\u00a0 La volta del mausoleo \u00e8 tutta invasa dai magnifici tralci di una vite lussureggiante. In un ottagono centrale \u00e8 raffigurato il Sole con la testa radiata, sopra il suo caratteristico carro. \u00c8 la rappresentazione simbolica di Cristo-Sole, di Cristo vero \u00abSole invincibile\u00bb che qui, in ambiente cimiteriale, doveva avere una particolare relazione al mistero della risurrezione. Certamente era una risposta al culto dei Sole invincibile che l\u2019Imperatore Aureliano aveva introdotto negli ultimi decenni del III secolo come festa simboleggiante l\u2019invincibile potenza imperiale, e come culto unitario, valevole cio\u00e8, secondo lui, a ridurre ad unit\u00e0 i vari culti nell\u2019Impero.<\/p>\n<p>Il \u00ab giorno natalizio del Sole invincibile \u00bb veniva festeggiato il 25 dicembre. Ancor oggi risuona la risposta nella nostra liturgia: \u201cVedrete il Re dei re che procede dal Padre, come sposo dal suo talamo, quando il sole sar\u00e0 nato dal cielo\u201d.<\/p>\n<p>UN SARCOFAGO PALEOCRISTIANO PRESSO LA TOMBA DELL\u2019APOSTOLO<\/p>\n<p>Uno dei pi\u00f9 importanti sarcofagi cristiani rinvenuti negli scavi sotto la Basilica Vaticana \u00e8 detto il sarcofago dei \u201ctre monogrammi\u201d (due sul davanti e imo sul coperchio), e appartiene all\u2019et\u00e0 costantiniana (met\u00e0 del sec. IV). \u00c8 quindi uno dei primi sarcofagi accolti nella Basilica, calato sotto il pavimento della medesima: \u00e8 stato infatti rinvenuto intatto nel luogo primitivo, addossato alla parete frontale, sopra la porta, del mausoleo degli Ebuzi, vicino alla zona della Confessione (cfr. Relazione, vol. I, p. 37).<\/p>\n<p>Al centro di tutte le scene \u00e8 l\u2019anima del defunto, al cui onore e alla cui memoria \u00e8 consacrato il sarcofago. L\u2019anima \u00e8 in atteggiamento di orante, a significare la raggiunta contemplazione celeste. Naturalmente tutte le scene ivi rappresentate hanno, nel loro simbolismo, un diretto rapporto con il defunto: ma su ci\u00f2 qui non possiamo soffermarci.<\/p>\n<p>Le scene sono disposte, artisticamente, con una certa simmetria. Nella parte centrale, ai lati del defunto, due episodi evangelici: a sinistra, \u201cil Signore che guarisce il cieco nato\u201d; a destra, \u201cla cananea che si prostra dinanzi a Ges\u00f9\u201d. In ambedue le scene l\u2019Apostolo Pietro, vicino al Signore, sembra presentargli i due miseri imploranti piet\u00e0.<\/p>\n<p>Seguono, d\u2019ambo le parti, due scene del Vecchio Testamento: a sinistra, \u201cDaniele che d\u00e0 l\u2019offa al serpente che muore\u201d (Dan. 14, 26); a destra, \u201cAbramo nel sacrificio d\u2019Isacco, liberato dalla mano dell\u2019Angelo\u201d (Gen. 22, 1-18).<\/p>\n<p>Ai due lati estremi, altre scene bibliche. A sinistra \u00e8 il Principe degli Apostoli, rappresentato quale Mos\u00e8 del Testamento nuovo, nell\u2019atto di battere la rupe per fame scaturire l\u2019acqua della grazia, specie del Battesimo ch\u2019\u00e8 la porta della fede e \u00abvia del Paradiso\u00bb. Ad essa si dissetano i vicini militi, dal caratteristico berretto pannonico: sembra non doversi escludere una lontana allusione al battesimo del centurione romano, che l\u2019Apostolo ammise con tutta la sua famiglia nella Chiesa come primizie dei gentili (cfr. At. 10-11).<\/p>\n<p>Segue la figura del Signore, che esorta Pietro a confermare i fratelli nella fede dopo la triplice negazione predettagli al canto del gallo qui raffigurato (Marco 14, 30: Luca 22, 31-34). Ges\u00f9 tiene nella sinistra il \u2018volume\u2019 della legge evangelica, contrassegnata dal monogramma costantiniano \u00absegno di Cristo\u00bb.<\/p>\n<p>Al lato destro ricorrono le stesse figure. Ges\u00f9, resurrezione e vita, si appressa a toccare con lo \u2018scettro della divinit\u00e0 sua\u2019, e il sepolcro di Lazzaro per risuscitarlo, dopo che Maria, prostrata ai suoi piedi, ne piangeva la morte (Giovanni 11, 32-33). A destra del Signore, simmetricamente, tra due militi, ricompare Pietro: sono soldati, per\u00f2, che lo catturano mentre insegna la legge di Cristo. Lo afferrano per il braccio e lo trascinano al martirio.<\/p>\n<p>Sul coperchio del sarcofago, altre scene bibliche \u2014- care ai primi cristiani \u2014 di evidente significato simbolico: Giona, a sinistra, e i tre Fanciulli nella fornace ardente, a destra (per questi temi dell\u2019arte funeraria antica, cfr. le relative voci dei Prof. E. Josi in Enciclic. Cattol. V, 1020 s. e VI, 428 s.).<\/p>\n<p>Tornando alle figurazioni frontali, troviamo a sinistra, vicino al capo di Daniele, una mano celeste che consegna un codice ad un personaggio. \u00c8 questi Mos\u00e8, il quale riceve il libro della legge datagli dal Signore sul Monte Sinai (cfr. E. Jos, alla voce, in Encicl. Catt. VIII, 1476). La scena \u00e8 in manifesta simmetria, sia, artisticamente, con quella a destra, in cui compare la mano celeste che ferma Abramo, sia, simbolicamente, con la scena di Pietro a sinistra. Come Mose ebbe da Dio le tavole della legge e batt\u00e9 la rupe per farne scaturire l\u2019acqua salutare, cos\u00ec Pietro riceve dal Divino Maestro i divini poteri di santificare le anime con l\u2019acqua della redenzione, e di guidarle a salvezza con la legge evangelica, il cui volume conserva immutato come lo ha ricevuto da Cristo, fino al martirio. Si noti come nel volume tenuto da Pietro \u00e8 inciso lo stesso \u00absegnn di Cristo\u00bb che \u00e8 nel volume tenuto da Ges\u00f9 Cristo: ci\u00f2 a dimostrare che la legge o dottrina insegnata da Pietro \u00e8 quella stessa di Cristo.<\/p>\n<p>\u00c8 certamente assai interessante, nel nostro sarcofago, l\u2019importanza eccezionale che ha Pietro, figura emergente, sempre vicina al Signore: eloquente omaggio dell\u2019arte e della fede al Principe degli Apostoli. Catturato e condotto al martirio, egli reca lo stesso volume della legge, contrassegnato dallo stesso monogramma costantiniano, come quello di Ges\u00f9. Il sarcofago quindi, pur nella rozzezza della sua scultura, caratteristica dell\u2019epoca, esalta il \u201cprimato di Pietro\u201d. \u00c8 evidente come la Chiesa antica credesse come noi crediamo. Nell\u2019economia della salvezza la figura di Pietro e dei suoi Successori \u00e8 essenziale. Egli fa le veci di Cristo sulla terra, egli ha il governo effettivo della Chiesa.<\/p>\n<p>Non \u00e8, perci\u00f2, senza profondo interesse e viva commozione che noi oggi, grazie agli scavi vaticani, possiamo con esattezza ritessere la storia e lo sviluppo, attraverso i secoli, del sepolcro glorioso del primo Papa. Dalla fossa primitiva al \u2018Trofeo\u2019 di Gaio, al monumento nella Basilica Costantiniana, al presbiterio di Gregorio Magno, e infine alla maestosa Cupola di Michelangelo e all\u2019imponente Baldacchino berniniano, abbiamo un crescendo continuo e mirabile di grandiosit\u00e0 e di splendore, all\u2019unico fine di onorare sempre pi\u00f9 degnamente l\u2019umile tomba, posta nella nuda terra, del Principe degli Apostoli.<\/p>\n<p>Il giornale \u201clOsservatore Romano\u201d, nel suo editoriale del 20 dicembre 1951, a proposito della documentazione scientifica del ritrovamento della Tomba di S. Pietro, rileva: \u00abLa parola definitiva \u00e8 stata pronunciata. La scienza, che non crede se non vede, ha veduto. Crede con la Chiesa, con la tradizione, con la storia, con l\u2019arte&#8230; Chi avrebbe immaginato che quel breve spazio scavato nelle crete del Colle Vaticano, quelle poche pietre salve da tante note e misteriose vicende, avrebbero illuminato la Basilica Vaticana, l\u2019Altare pi\u00f9 splendido che ogni religione conosca, di una luce di simbolo meraviglioso: il simbolo della \u00abpietra\u00bb con cui il Signore edific\u00f2 la sua Chiesa? Giacch\u00e9 \u00e8 su quel poco cui umana piet\u00e0 consent\u00ec al Giustiziato e devozione filiale conserv\u00f2 al Martire, \u00e8 su quel poco \u2014 come gli scavi hanno confermato sino ai dettagli pi\u00f9 controllati \u2014 \u00e8 su quella consunta pietra, ancora, che sbocci\u00f2 il Tempio, la \u00abChiesa di San Pietro\u00bb, come da unico germoglio apertosi nella primitiva Edicola, fiorito, alla primavera dell\u2019Impero Cristiano, nella Basilica di Costantino, e maturato, infine, gigante, al pieno clima del genio cristiano, nel Trofeo michelangiolesco.<\/p>\n<p>\u00abIl Pontificato di Pio XII scrive ancor questo: con la proclamazione del Dogma dell\u2019Assunta, con la Beatificazione di Pio X, il ritrovamento della Tomba di S. Pietro, a gloria della Santa Madre Chiesa e a sovrana maest\u00e0 del Vicario di Cristo! \u00bb.<\/p>\n<p>Igino \u00a0CECCHETTI<\/p>\n<p>&#8211;<\/p>\n<ol>\n<li>AGOSTINO: \u201cVedrete certamente (\u2026) supplicare, deposto il diadema, presso il sepolcro del pescatore Pietro, culmine eminentissimo del nobilissimo impero\u201d (Epist. 232, 2)<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In San Pietro al Vaticano. IL SEPOLCRO DEL PRINCIPE DEGLI APOSTOLI \u201cLa Tomba del Principe degli Apostoli \u00e8 stata ritrovata\u201d. (Pio XII, Radiomessaggio del Natale 1950) L\u2019ESPLORAZIONE ARCHEOLOGICA Diciannove dicembre 1951: data memorabile nei fasti della Basilica Vaticana. 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