{"id":9865,"date":"2020-08-02T12:35:02","date_gmt":"2020-08-02T11:35:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=9865"},"modified":"2020-08-22T12:28:18","modified_gmt":"2020-08-22T11:28:18","slug":"sacerdote-diocesano-fermano-e-religioso-figlio-dellamore-misericordioso-don-luigi-leonardi-1899-1958","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=9865","title":{"rendered":"SACERDOTE DIOCESANO FERMANO E RELIGIOSO FIGLIO DELL&#8217;AMORE MISERICORDIOSO DON LUIGI LEONARDI 1899-1958"},"content":{"rendered":"<p>DON LUIGI LEONARDI<\/p>\n<p>ESEMPLARE SACERDOTE\u00a0 DIOCESANO FERMANO E\u00a0 RELIGIOSO FIGLIO DELL&#8217;AMORE MISERICORDIOSO<\/p>\n<p>di Carlo Tomassini<\/p>\n<p>Premessa<\/p>\n<p>Non io, ma la grazia di Dio con me (1 Cor 15,10). Con la testimonianza dell\u2019apostolo mi viene da ricordare don Luigi Leonardi (1899-1958) sacerdote fermano, uomo di Dio, operoso per il bene delle anime. Lo incontrai, ci parlai e mi ha lasciato l\u2019impressione di un sacerdote ricco di spiritualit\u00e0. La grafia del suo Diario dell\u2019Unitalsi mi indica una personalit\u00e0 equilibrata, coerente, volitiva, ordinata, intelligente e sincera. Il cancelliere arcivescovile di Fermo, mons. Lucio Marinozzi mi fece pervenire sette pagine di una sua memoria su Don Luigi di cara e venerata memoria, ne parlai con il nipote don Francesco che mi ha incoraggiato a raccogliere e sistemare le notizie autentiche e biografiche fornendomi le fotocopie della bolla di nomina a parroco (1933) assieme con altre del notiziario della parrocchia e del testamento (1958) che don Luigi cos\u00ec concludeva A tutti e per tutto, grazie, anche le eventuali croci; nella successiva postilla ricordava la grande carit\u00e0 dei Figli dell\u2019Amore Misericordioso (FAM) = dai quali ne ho tanta ricevuta\u2019. Entrava nell\u2019eternit\u00e0 a quasi 59 anni. Era prete diocesano e religioso con voti confermati nelle mani dell\u2019arcivescovo Perini nel 1955. Ecco la breve scheda, esistente nell\u2019archivio FAM completata in qualche dato.<\/p>\n<p>Don Luigi Leonardi<\/p>\n<p>Nato a Carassai 17 marzo 1899, Battesimo 19 marzo, in seminario 24 ottobre 1911, arruolato soldato febbraio 1917, al fronte sul Grappa nel giugno 1919, al comando supremo, ufficio reclutamento a Roma dal settembre 1919 al dicembre 1920. Tornato in seminario a Fermo dal gennaio 1921, nel 1922 primo anno di teologia, consacrato sacerdote dall\u2019arcivescovo Castelli 8 dicembre 1924; vicerettore del ginnasio con il rettore mons G. Potentini dal 1925 al 1933 e insieme docente al ginnasio e direttore della libreria del seminario; nel frattempo cappellano alla chiesa rurale del Crocifisso, periferia di Fermo, dal 1925 al 1928; poi cappellano alla chiesa rurale degli Archetti di Rapagnano dal 1928 al 1933; nominato parroco a San Matteo di Fermo (centro) 8 luglio 1933, in possesso dall\u2019agosto 1933 fino alla morte; nel frattempo assistente delle Conferenze maschili della San Vincenzo de\u2019 Paoli, docente di religione all\u2019Istituto Magistrale di Fermo dal 1938 al 1948,cappellano degli avieri a Fermo dal 1942 al 1944 presso il collegio degli Artigianelli del s. Cuore: assistente al campo di concentramento dei profughi a Monturano e a Fermo: presidente della pontificia commissione di assistenza in diocesi dai 1945 al 1948, presidente della sottosezione fermana UNITALS1 dal 1945: direttore dal 1945 della Compagnia delle Dame della Carit\u00e0 di Fermo; segretario e cassiere dell\u2019Amministrazione Immobiliare Diocesana (ADI) per i beni parrocchiali annessi; dal 1952 segretario della sezione regionale Marchigiana dell\u2019UNITALSI e dal 1954 consulente del Segretariato diocesane per la Moralit\u00e0.<\/p>\n<p>Professava, come primo sacerdote diocesano i voti religiosi nella congregazione dei Figli dell\u2019Amore Misericordioso in data S dicembre 1954 (anno mariano) per rinnovarli triennali nel 1955. Viveva da religioso prima presso il Collegio degli Artigianelli, poi nell\u2019ex-seminario divenuto casa del clero per vari anni. Lasciava l\u2019ultimo testamento datato 23 febbraio 1958; morto di collasso, assistito dal confratelli 26 febbraio 1958.<\/p>\n<p>(Nota FAM) Uomo di Dio che port\u00f2 sempre nei suoi molteplici incarichi un eccezionale spirito di Fede che traspariva dal Suo sorriso semplice e spontaneo e dall\u2019impegno generoso spinto fino al sacrificio nella preghiera e nell \u2018Azione.<\/p>\n<p>Servigliano (AP) 1 luglio 1999<\/p>\n<p>PRIMI ANNI<\/p>\n<p>Carassai, il paese sull\u2019altura di metri 365 tra i fiumi Aso e Menocchia, compiace lo sguardo che spazia tra i verdeggianti panorami aperti dal mar Adriatico ai monti Sibillini da cui scendono a gradi le colline solcate da strade, punteggiate da case, e coperte da coltivi.<\/p>\n<p>Nella situazione d\u2019inizio del secolo XX in paese pochi erano i signori proprietari terrieri, anche industriosi; molti gli artigiani (sarti e sarte, fabbri, falegnami); moltissimi nelle campagne gli agricoltori dalle mani incallite nel duro lavoro. I ragazzi si tempravano per affrontare le difficolt\u00e0: calmi, fiduciosi, costanti. Tra questi i Leonardi. La vita sociale offriva un sereno ambiente ricco di valori umani nelle famiglie e nella Parrocchia, nonostante qualche sbavatura anticlericale individualistica. Il senso cristiano della vita era ispirato anche dalla devozione a s. Maria del Buon Ges\u00f9, raffigurata come Madonna in trono con il divin Figlio. Nella grande chiesa il dipinto della Crocifissione (Andrea Boscoli 1601) e la cappella delle Reliquie con le immagini dei Santi Martiri, suggerivano ai frequentatori di valorizzare la vita impreziosita da momenti di dure prove.<\/p>\n<p>La casa della famiglia patriarcale Leonardi, ad ottocento metri dal paese, esiste ancora e fa pensare a lavoratori schietti, prudenti, cristiani praticanti, pazienti e generosi, come li hanno ricordati i compaesani. Qui nasceva Luigi. L\u2019arciprete don Manlio Marcelli nel 1999 ha redatto il seguente albero genealogico da una accurata ricerca sui Registri Parrocchiali:<\/p>\n<p>Leonardi Giuseppe e Amurri Angela sono i genitori di Leonardi Filippo nato a Carassai il 29.2.1820 e coniugato con Ottaviani Maria nata il 20.12.1825 da cui nacque Leonardi Giovanni nato ivi il 25.10.1866 che sposatosi con De Rossi &#8211; in alcune carte Di Ruscio &#8211; Maria, nata il 13.3.1870, furono il padre e la madre del nostro Luigi nato il 17 marzo 1899 e battezzato due giorni dopo. I figli di lei e di Giovanni furono due maschi e due femmine: Vito (coniugato Talamonti Dina), Luigi (il nostro), Angela (coniugata Rubicini) e Rosa (coniugata Savini).<\/p>\n<p>L\u2019atto di Battesimo \u00e8 redatto in lingua latina. Vi \u00e8 scritto che LUIGI Giuseppe Vito era figlio dei coniugi Giovanni di Filippo Leonardi e di Maria fu Vito De Rossi, era venuto alla luce il 17 marzo, fu battezzato da don Giovanni Lignini, con-curato, il 19 marzo. Furono padrino e madrina Domenico fu Vito (fratello della mamma) e sua moglie Nicolina di Pietro Properzi da Montefiore. Firmava l\u2019atto l\u2019arciprete don G. Fratini. La gioia dei famigliari era piena di fede nel baciare il neonato dopo il battesimo che lo aveva santificato con la grazia di figlio di Dio.<\/p>\n<p>La famiglia Leonardi che sappiamo aveva sincere e profonde tradizioni cristiane, alimentava la mente e lo spirito di Luigino con autentica piet\u00e0 umana e cristiana. I genitori partecipavano alla liturgia, alla catechesi ed alla solidariet\u00e0 della parrocchia Santa Maria del Buon Ges\u00f9 per lasciarsi illuminare da Dio.<\/p>\n<p>Due immagini: Maria ss.ma ed il sacro Cuore di Ges\u00f9 in forma di mobiletto con porticine dominavano la mensa in cucina: da ottobre a maggio si recitava il rosario tutti riuniti. Pregare era abituale. Anche la partecipazione alle riunioni delle Confraternite era un impegno famigliare.<\/p>\n<p>Il nostro Luigi si recava in Parrocchia e provava attrattiva per la vita sacerdotale. Cresceva nella piet\u00e0, manteneva l\u2019innocenza, condivideva la fraternit\u00e0 benevola. Rafforzava la fiducia in Dio e nei suoi doni anche nelle difficolt\u00e0. Con i famigliari e gli amici santificava la domenica con la santa Messa e si nutriva della Parola di Dio e della Chiesa. Il papa Pio X ( 1903-1-1- raccomandava la s. Comunione quotidiana ed anche Luigi poteva ben presto parteciparvi perch\u00e9 l\u2019arciprete don Giovanni Fratini, secondo l\u2019autorizzazione papale, vi ammetteva bambini consapevoli di sette anni.<\/p>\n<p>Era questi un parroco al servizio del popolo di Dio, visitava le famiglie soprattutto in occasione di malattie e sempre ogni Pasqua per la benedizione. Pur con qualche ripulsa da parte degli anticlericali, il parroco considerava i carassanesi come sua famiglia, formava la giovent\u00f9 a superare il rispetto umano, guidava le coscienze al Vangelo ed ai Sacramenti. Il nostro Luigi stava comprendendo la missione in cui avrebbe impegnato la sua vita.<\/p>\n<p>IL SEMINARISTA<\/p>\n<p>Quando Luigi decise di andare in Seminario, si rendeva conto della complessit\u00e0 della scelta non solo per il distacco dai suoi cari, ma anche per le responsabilit\u00e0 pertinenti al prete. Il compaesano don Ottavio De Angelis, tornato dall\u2019Argentina sembrava coinvolto nel murrismo e nel modernismo. Sul fronte opposto non diminuivano i contrasti dei massoni contro l\u2019azione sociale del clero e dei cattolici. L\u2019Azione cattolica era accompagnata da sacerdoti giovani, agili, attivi sulle strade ed accoglienti con la gente; mentre si parlava di \u201csettimane rosse\u201d in varie parti. Occorreva coraggio. Luigi fece la sua richiesta scritta all\u2019arcivescovo fermano per esser ammesso a prepararsi al sacerdozio nel suo seminario; fu ammesso ed il 24 ottobre 1911 lasciava Carassai, con un distacco che doveva durare nel tempo.<\/p>\n<p>L\u2019arciv. Castelli aveva provveduto il seminario di professori dotati di solida dottrina, di esperienza adeguata e di sicura formazione spirituale e pedagogica. Personalmente seguiva i seminaristi controllando l\u2019andamento organizzativo, amministrativo e scolastico. Si tratteneva tra i ragazzi ed i giovani durante il tempo della ricreazione e della preghiera. Il suo metodo pedagogico era tipicamente \u201csalesiano\u201d come discepolo spirituale e convinto di s. Giovanni Bosco. Aveva donato alla citt\u00e0 il Ricreatorio intitolato a san Carlo, nei giardini acquistati dai Trevisani e resi funzionali con saloni, palestre e campi sportivi per mezzo di don Biagio Cipriani, per riunire i giovani nelle attivit\u00e0 formative, culturali e di giochi. Vi si impegnavano diversi sacerdoti tra cui don Barbatelli, parroco di San Matteo (futura parrocchia di Luigi). La partecipazione era numerosa ed entusiasta, tra riflessioni cristiane, conferenze e vari sport: calcio, ciclismo, ginnastica, escursioni ai Sibillini. I circoli giovanili si diffondevano nelle parrocchie diocesane a cui i ragazzi del seminario sapevano di essere destinati come futuri animatori.<\/p>\n<p>Il rettore del seminario, mons. Nogara si manifestava di indole serena, animo aperto, generoso, apostolico di futuro vescovo. Aveva un fratello missionario e ne condivideva lo spirito. Incoraggiava nei giovani la chiara e responsabile libert\u00e0 di salire verso il sacerdozio ministeriale con l\u2019intenzione pura di servire G. Cristo e la Chiesa. Era coadiuvato da due vicerettori nella formazione morale dei ragazzi e dei giovani che vi si preparavano. C\u2019era il direttore spirituale mons. Armani, anche lui futuro vescovo. Tra i professori c\u2019era don Biagio che stava spesso al Ricreatorio San Carlo ed anche altri sacerdoti univano all\u2019insegnamento interno le attivit\u00e0 di un apostolato impegnato nell\u2019Azione Cattolica e nelle parrocchie. Parlavano in modo limpido e concreto e davano un esempio efficace.<\/p>\n<p>Luigi, adolescente, manteneva fedele la sua adesione a Ges\u00f9, incoraggiata dai sacerdoti degni per bont\u00e0, piet\u00e0, servizio agli altri pur nei sacrifici e tra umiliazioni da parte dei liberi pensatori. In seminario i preti preparavano anche le Settimane Sociali per proporre al clero le possibili soluzioni giuste ai problemi emergenti. Scrivevano anche gli articoli dell\u2019apprezzato settimanale diocesano La Voce delle Marche. Erano nere anche le belle figure dei missionari come p. Adorno Mordente partito per la Cina p. Andrea Celanzi fermano in Birmania, p. Giuseppe Zamponi di Corridonia (gi\u00e0 Pausola) in Cina: gli ideali missionari coinvolgevano i seminaristi nella preghiera e nelle conferenze di attualit\u00e0. Mons. Attesi dava impulso alle opere sociali cattoliche. Era ormai superato, seppur dopo seri chiarimenti, il politicume con cui gli avversari avevano scatenato la polemica sul Murri. L\u2019entusiasmo degli educatori sacerdoti che amavano gli ideali amabili per i giovani stava dande a Luigi molto slancio apostolico.<\/p>\n<p>Il nostro Luigi si dedicava allo studio come al proprio attuale lavoro: rafforzava oltre alla volont\u00e0 il buon senso che aveva esercitare in famiglia ed in parrocchia. Tra i compagni, egli si distingueva per i modi pacati che manifestavano amore per l\u2019ordine, spirito di sacrificio e precisione Era consapevole che stava compiendo di trimestre in trimestre i passi necessari per arrivare ai futuri impegni pastorali e meditava sulla generosa dedizione agli altri con distacco dalla propria famiglia e da particolari interessi. Lo confortavano le conversazioni e meditazioni offerte dall\u2019arciv. Castelli.<\/p>\n<p>Luigi si sentiva portato ad emulare i suoi educatori dalla volont\u00e0 fattiva, dal cuore caldo per l\u2019altruismo, dalla mente aperta alle situazioni della gente. Il ritmo di vita nei mesi era rallegrato dalle feste religiose, dalle \u201caccademie&#8221;, dai trattenimenti musicali e canori, dalle premiazioni. Luigi aveva gran desiderio di apprendere: ascoltava, studiava, leggeva le vite dei santi, seguiva sul Foglio diocesano i discorsi del papa e del vescovo. Non amava trattenersi in lunghe chiacchiere; piuttosto rifletteva, parlava se necessario, convogliava le sue energie su un patrimonio di sapere che poteva illuminare la gente, senza ambizioni, cibo sostanzioso per la mente. Univa alla naturale bonariet\u00e0 una volont\u00e0 perseverante negli ideali: giungeva cos\u00ec ad un modo di ragionare chiaro nel pensiero e nelle parole.<\/p>\n<p>La preghiera era la forza di Luigi. In seminario dal 1913 si era diffuso l\u2019Apostolato della Preghiera ed ogni giorno si faceva l\u2019offerta delle azioni e delle sofferenze in unione al sacrificio eucaristico secondo le intenzioni generali e missionarie che il papa aveva formulato mese per mese. Luigi affidava alla Mamma celeste la sua formazione umana, intellettuale ed apostolica. Sentiva come suo il progetto di Pio X: \u201cRiforma della Chiesa per la restaurazione cristiana della societ\u00e0\u201d. Acquisiva lo stile dell\u2019obbedienza capita, voluta consapevolmente affinch\u00e9 il clero esprimesse unit\u00e0 con il successore di Pietro. Sulle cose del passato non stava a disquisire, l\u2019impegno per migliorare la vita presente serviva a rinnovare il mondo secondo il cuore di G. Cristo.<\/p>\n<p>Luigi manifestava la sua formazione nella piet\u00e0, nello studio e nella disciplina durante i mesi estivi quando tornava in famiglia. Il suo atteggiamento di fronte a situazioni problematiche era pacato, animato da spirito evangelico con schiettezza e semplicit\u00e0 nella coerenza. Si manifestava rispettoso e cortese sia con i ricchi fossero pure ringhiosi amministratori locali, sia con le persone umili di cui condivideva pi\u00f9 facilmente i pensieri.<\/p>\n<p>I giovani carassanesi apprezzavano la sua intelligenza aperta, il suo cuore generoso, la sua costante diligenza negli impegni e nei momenti di svago. Assieme con Luigi partecipavano alle celebrazioni parrocchiali ed alle iniziative del tempo libero. Era come un \u2018pretarello\u2019, ponderato e capace di consigliare al meglio. Non cullava nessuna ambizione, amava la vita che faceva ed amava le persone con cui viveva, come un piccolo apostolo della bont\u00e0.<\/p>\n<p>Luigi godeva da seminarista la benevola accoglienza da parte del clero e dei parrocchiani; si manifestava pronto a capire i desideri di bene, provava l\u2019ansia per una generosit\u00e0 che potesse rafforzare la laboriosit\u00e0, la mitezza, la cordialit\u00e0, l\u2019innocenza nello spirito del Vangelo, come amore a Ges\u00f9 Cristo. Particolare attaccamento esprimeva verso il papa, verso l\u2019Azione Cattolica e la preghiera. Si rendeva conto che poteva a volte venir deriso, snobbato, estraniato da alcuni, ma il suo metodo era tacere, ingoiare, pazientare come persona pi\u00f9 forte nel sopportare le offese che non nell\u2019offendere, anzi si sarebbe rattristato se avesse commesso la debolezza di umiliare gli altri. Lo stesso suo comportamento era un richiamo: voleva manifestare il volto di Cristo tra i suoi coetanei. Essere seminarista significava, per lui, dar buon esempio.<\/p>\n<p>DA MILITARE<\/p>\n<p>Il 1914. All\u2019avvio della grande guerra in Europa nel 1914, il papa Pio X moriva di pena. Come padre comune di tutti i popoli ne aveva sofferto indicibilmente; aveva gi\u00e0 espresso l\u2019imparzialit\u00e0 del papato. Il successore Benedetto XV dedic\u00f2 tutte le sue energie al terribile problema e veniva incontro alle vittime della guerra con ogni possibile aiuto, mentre ripetutamente proponeva le vie della pace. In quell\u2019anno, 1914, la Santa Sede aveva firmato il concordato con la Serbia per non facilitare nessun conflitto. Umberto Benigni, inquisito per atti di spionaggio, venne allontanato dal Vaticano in modo da tener lontano ogni possibile sospetto. Il papato mostrava il volto di Cristo principe della pace. Le vie diplomatiche furono tentate anche dal primo ministro Giolitti, ma senza esito e dovette dimettersi.<\/p>\n<p>Il clero era consapevole della gravit\u00e0 della guerra che Benedetto XV deprecava e condannava come inutile strage. Il papa rispondeva a chi gli chiedeva la benedizione per l\u2019esercito austriaco: Benedico la pace e indicava la strada per la pace nel deporre le armi. Per il nostro Luigi le parole del padre dei popoli che chiedeva a tutti di pregare e dichiarava: Darei volentieri la vita se con ci\u00f2 potessi acquistare la pace per l\u2019Europa, erano segno di un eroismo da imitare: si sentiva impegnato a scelte totali, senza mezze misure.<\/p>\n<p>Nel 1915 da tutti i paesi italiani cominciarono a partire, tra il pianto delle mamme, i giovani arruolati come soldati per quella micidiale guerra. Seguitarono a partire anche i meno giovani: venticinque classi (cos\u00ec dette in riferimento all\u2019anno di nascita) mobilitati e richiamati alle armi mentre si registravano molti morti. In quattro anni ne sarebbero scomparsi oltre 600.000.<\/p>\n<p>La grande guerra fu voluta da chi pensava che fosse un segno di fedelt\u00e0 al re e da chi la considerava come una purificazione della razza italiana costringendola agli stenti ed alle malattie in trincea. Nelle parrocchie si pregava per i caduti: E&#8217; santo e salutare il pensiero di pregare per i defunti, perch\u00e9 siano sciolti dai loro peccati (2 Macc 2), si pregava anche per la cessazione delle ostilit\u00e0.<\/p>\n<p>Alla tragica guerra il governo italiano chiam\u00f2 anche la \u2018gloriosa\u2019 classe 1899, giovani di diciassette anni. Nel febbraio 1917 anche Luigi fu arruolato nel 31\u00b0 reggimento di artiglieria di campagna, con sede ad Ancona. Part\u00ec nel mese di giugno e rest\u00f2 \u2018sotto le armi\u2019 fino al dicembre 1920 sempre da soldato semplice, con un prolungamento di due anni rispetto agli altri soldati. Luigi non intendeva servire i potenti, stava vicino alle persone con il cuore aperto a Ges\u00f9 Cristo, per amore di Dio. Il primo agosto 1917 Benedetto XV esprimeva molte proposte concrete ai belligeranti, tra l\u2019altro chiedeva loro la limitazione reciproca degli armamenti, l\u2019arbitrato obbligatorio, la libert\u00e0 dei mari, il condono reciproco delle spese di guerra, lo sgombro dei territori occupati, il regolamento delle rivendicazioni secondo le aspirazioni dei popoli.<\/p>\n<p>L\u2019obbligo militare era stato esteso ai sacerdoti ed ai chierici, di conseguenza diminuivano le presenze in seminario; per di pi\u00f9 a Fermo non esisteva un ospedale civile ed i locali del seminario venivano addirittura requisiti e destinati alle persone ferite in guerra. La tragedia sconvolgeva il mondo intero e tanti misfatti erano per Luigi un motivo di seria riflessione, di fiducia totale in Dio. Una delle pi\u00f9 grandi consolazioni era il fatto che don Marcello Manfroni era stato parimenti destinato in Ancona, costretti entrambi \u2018alle armi\u2019.<\/p>\n<p>Ecco una lettera scritta da Ancona il 28 agosto 1916 da don Marcello all\u2019amico don Vincenzo Vagnoni. Sentirsi servo, nel vero senso della parola per\u00f2, dover tacere quando tutto ti persuaderebbe a parlare e ad agire in senso contrario, quella continua spogliazione della grande dignit\u00e0 di cui Dio stesso ti ha rivestito e che nessuno vuol riconoscerti e molti anzi disprezzano, \u00e8 un dolore occulto per l\u2019anima che sente. Sono momenti pieni d\u00ec mestizia profonda quando vi penso. Agli occhi degli uomini per\u00f2 questo martirio intimo non appare e se anche apparisse, chi saprebbe tenerne conto? Ecco allora che sorge il bisogno potente di levarsi a Dio, di riposarsi in Lui come nel cuore del pi\u00f9 buono degli amici, della pi\u00f9 affettuosa delle mamme.<\/p>\n<p>C\u2019erano allora quelli che non sopportando la guerra annunciavano la sconfitta imminente. Nell\u2019esercito italiano il malcontento pessimista favoriva la crisi disfattista. Ma Luigi era di buona predisposizione per rasserenare l\u2019animo dei soldati. Scriveva per loro le lettere ai famigliari ed incoraggiava. Al contrario il motto dei disfattisti: L\u2019inverno prossimo non pi\u00f9 in trincea! ebbe un pessimo riscontro a fine ottobre 1917 con la disfatta nella ritirata di Caporetto: 300.000 soldati italiani prigionieri (a Rastad) e 500.000 sbandati. Il nostro Luigi detestava le incoerenze, capiva le sofferenze, ne vedeva le conseguenze, ma soffriva e sperava che l\u2019insipienza umana si ravvedesse.<\/p>\n<p>Il cuore di Luigi batteva all\u2019unisono con quello del papa e le proposte, le trattative, le preghiere che sorreggevano gli animi, valsero una progressiva ricerca di soluzione di pace. Intanto veniva trasferito al 19\u00b0 artiglieria di campagna a Firenze, poi nel giugno 1918 sul Monte Grappa, al fronte, addetto alle trasmissioni con specchi ed altri strumenti. Cos\u00ec Luigi passava da un osservatorio ad un altro, sempre pronto al suo ufficio. Benedetto XV richiamava il dovere di ogni uomo d\u00ec accorrere ove muore un altro uomo. La guerra si placava nel novembre \u201918 per gli eventi sul fronte francese e alleato; ma un evento pi\u00f9 disastroso iniziava con la terribile pestilenza detta \u2018la spagnola\u2019 che fece cadere pi\u00f9 vittime di quante non ne avesse direttamente uccise il conflitto. La miseria imperversava in Europa e molti italiani si erano talmente debilitati da non resistere all\u2019infezione. Luigi nel gennaio 1919 fu mandato alla Commissione militare di linea a Firenze. Nel novembre successivo fu mandato a Roma, al comando supremo, Ufficio reclutamento; mentre gli altri soldati potevano tornare a casa, per lui il prolungamento dur\u00f2 per altri due anni.<\/p>\n<p>Nel gennaio 1921 Luigi poteva tornare a casa, dopo tre anni e mezzo e subito si dirigeva al suo amato seminario per portare a termine la preparazione al sacerdozio ministeriale, forte del dono divino della speranza non spenta durante le prove dell&#8217;immane conflitto mondiale, anzi rinfrancata dall&#8217;amore di Dio, nel convincimento che senza Dio l&#8217;umanit\u00e0 distrugge se stessa. Era ancora libero di scegliere il suo futuro, ma per Luigi la libert\u00e0 aveva un nome: Ges\u00f9 Cristo. Nel 1922 frequentava il primo anno del corso di teologia a Fermo.<\/p>\n<p>GLI ORDINI SACRI<\/p>\n<p>A seguito dell\u2019enciclica Maximum illud di Benedetto XV, nel 1921 anche nel seminario fermano si fondava un dinamico e fiorente circolo missionario intitolato a san Francesco Saverio, con lo scopo di promuovere la preghiera, l\u2019informazione, la partecipazione attiva e la formazione alla vita missionaria, con letture di libri e di riviste e con apposite riunioni e conferenze. Primo presidente del Circolo Missionario Giuseppe Milozzi che sarebbe passato poi al Pontificio Istituto delle Missioni Estere a Milano e in seguito missionario in Birmania e in Bengala, ove fu Vicario generale. Dopo il Milozzi partirono altri ancora: tra cui i padri Andrea Celanzi, e Giuseppe Zamponi.<\/p>\n<p>Il nostro Luigi era interessatissimo alle attivit\u00e0 missionarie della Chiesa. Si ricordava il missionario fermano p. Giambattista Ciccolungo, morto nel 1895 in odore di santit\u00e0 in India. Il rettore del seminario mons. Nogara aveva un fratello missionario ed infondeva nei giovani l\u2019ardore per la \u2018santa causa\u2019.<\/p>\n<p>Il ritorno in seminario era motivato dalla seria intenzione di prepararsi, come diceva l\u2019arciv. Castelli, al servizio di Cristo nel sacerdozio, senza nessuna fisima di comodit\u00e0, n\u00e9 di prestigio; soltanto spinto dall\u2019amore a Dio, alla Chiesa, alle anime. Per questa preparazione seguiva l\u2019esempio dei docenti e dei superiori, tra cui don Biagio Cipriani dirigente dell\u2019Azione Cattolica della Regione Marche e don Federico Barbatelli redattore della rivista \u201cCultura giovanile \u2019\u2019(soppressa dal fascismo nel 1923) e parroco a San Matteo di Fermo. Altri Carassanesi avrebbero poi seguito l\u2019ideale sacerdotale tra cui Tommaso Mariucci, futuro Capo ufficio in Segreteria di Stato aggiunto del Pont. Consiglio della Cultura.<\/p>\n<p>L\u2019intelligenza acuta e pronta, la docilit\u00e0 di cuore aperto all\u2019ascolto, la volont\u00e0 di amare Cristo pienamente appaiono le doti che nel nostro Luigi emergevano nel periodo degli studi teologici, assieme all\u2019integrit\u00e0 morale, per cui gli fu abbreviato il periodo degli studi, dato il tempo (1917-1920) trascorso come soldato. Ne \u00e8 prova anche la decisione dell\u2019arciv. Castelli di ordinarlo presbitero a venticinque anni per poi tenerlo in seminario come vicerettore e docente per tutto il restante periodo del suo episcopato. Luigi agiva umilmente secondo la volont\u00e0 dei superiori: pregava, studiava, amava il progetto sacerdotale per rendere la sua vita esemplare.<\/p>\n<p>Da studente di teologia si impadroniva agilmente delle discipline, apprendeva i discorsi della filosofia scolastica neotomista ed assimilava le scienze sacre ben sviluppate a Fermo dove insegnavano docenti di alta preparazione e professionalit\u00e0 dato che dal 7 marzo 1917 questo seminario era facolt\u00e0 teologica competente a dare i titoli accademici per bolla di Pio X. Gi\u00e0 dal 1912 vi esisteva il seminario interdiocesano delle Marche. L\u2019andamento era ottimale. Nella relazione scritta alla Santa Sede dal visitatore mons. Borghini i professori erano apprezzati per l\u2019esposizione ordinata, chiara, precisa e lo si diceva un seminarista <em>modello. <\/em><\/p>\n<p>Luigi con rapida ascesa \u2018saliva il monte\u2019. Suo unico scopo era di ricevere da Dio la luce e la forza per un avvenire di apostolato coerente, senza mire utilitarie n\u00e9 ambiziose, piuttosto per restare umile, obbediente, povero, casto, unito al Cristo sommo sacerdote nell\u2019azione del Santo Spirito. Non a caso dal 1933 sarebbe divenuto parroco presso la chiesa parrocchiale dedicata originariamente allo Spirito Santo, a Fermo. Il nostro Luigi cercava fiduciosa\u00admente Dio sopra ogni cosa e da lui si attendeva la realizzazione di ogni progetto per la salvezza delle anime.<\/p>\n<p>Il 15 luglio 1923 l\u2019arcivescovo conferiva a Luigi gli ordini \u2018minori\u2019 dell\u2019Esorcistato e dell\u2019Accolitato. Proseguiva la preparazione teologica con qualche attenzione alle problematiche sociali. Scrive d. Vagnoni: Ci si interessava all\u2019affermazione dei cattolici in campo civile, come degli atteggiamenti nuovi nel campo delle scienze filosofiche e religiose.<\/p>\n<p>Con la scelta definitiva del sacerdozio ministeriale Luigi era consapevole di far parte della grande famiglia della Chiesa universale presente attraverso la Diocesi e le sue parrocchie. Si staccava dalla famiglia naturale per mettersi al servizio del vescovo e restargli fedele ovunque lo avesse mandato a lavorare. Si legava con vincolo di obbedienza assoluta, costante e sincera al Regno di Dio con integra pienezza della sua vita. Questo profondo convincimento lo avrebbe portato, pi\u00f9 tardi, ad emettere il voto di obbedienza come sacerdote diocesano nella Congregazione FAM. Nella richiesta rivolta all\u2019arcivescovo in lingua latina, come d\u2019uso allora, per esser promosso al suddiaconato, Luigi scriveva di voler ardentemente consacrarsi a Dio ed al suo servizio nella santificazione delle anime. L\u2019arcivescovo lo riscontrava idoneo per la specchiata vita morale e per dottrina ed il 31 maggio 1924 gli conferiva il suddiaconato, e successiva\u00admente il diaconato.<\/p>\n<p>Il Foglio ufficiale della diocesi del dicembre 1924 riferiva cos\u00ec l\u2019ordinazione sacra. La domenica 7 c.m. S. Ecc. teneva Ordinazione generale al Carmine e promoveva un giovane al Suddiaconato, altri sei al Diaconato e quattro al Presbiterato. I novelli Sacerdoti sono: Lisi Riccardo di Petriolo; Potentini Raniero di Penna S. Giovanni; Svampa Ottavio di Montegranaro; Leonardi Luigi di Carassai. Tutti devono fermarsi in Seminario per compiere il IV Corso teologico.<\/p>\n<p>Nel Diario personale l\u2019arcivescovo Castelli annotava: 7 dicembre (1924). Domenica. S. Ambrogio. Celebro al Carmine e faccio l\u2019ordinazione generale dalla Tonsura al Presbiterato = 4 sacerdoti, 6 diaconi, 1 suddiacono, i restanti agli ordini minori. Discorso: il Vangelo del giorno (Mt 11,2-10) Ges\u00f9 Cristo d\u00e0 per esempio della sua Missione l\u2019esercizio della carit\u00e0 e indica i grandi caratteri di san Giovanni: la fermezza e la costanza, la mortificazione, la purezza&#8230; Ecco il programma che deve porsi il Sacerdote di Ges\u00f9 Cristo: l\u2019esercizio della carit\u00e0; ecco le virt\u00f9 che ne devono adornar l\u2019anima: la fermezza, la costanza, la mortificazione, la purezza. Allora sar\u00e0 degno della sua vocazione e sar\u00e0 per questo pi\u00f9 grande dello stesso Giovanni. Cos\u00ec fu sant\u2019Ambrogio. Termino alle 10.3\/4.<\/p>\n<p>Era la seconda domenica di Avvento.<\/p>\n<p>VICERETT0RE E PROFESSORE<\/p>\n<p>Nel 1925 al nuovo rettore in seminario don G. Potentini l\u2019arciv. Castelli tracciava queste linee operative: reggere paternamente, avvicinare e vivere la vita dei giovani. Lo stesso arcivescovo amava praticarle recandosi di persona tra i seminaristi per intrattenersi a conversare con i suoi futuri collaboratori. Il rettore Potentini seguiva tutti i momenti della vita interna, guardava in volto ciascuno di essi, controllava personalmente l\u2019andamento delle cose. Don Leonardi era lieto di collaborare con un rettore giovanile che lui stimava e con il quale si sentiva a suo agio. Entrambi potevano raccontare il loro servizio militare nella Grande guerra. Don Luigi teneva in vista con soddisfazione il diploma di riconoscimento del servizio svolto allora. Nel collaborare poi con l\u2019arcivescovo e con il rettore seguiva il principio basilare dell\u2019educazione salesiana: Meglio prevenire che curare i possibili mali.<\/p>\n<p>Dall\u2019ottobre 1925 al giugno 1933 don Luigi svolgeva tre mansioni in seminario: era vicerettore per i ragazzi, era docente nel ginnasio, era direttore della libreria religiosa. Nell\u2019insieme esercitava una forma di paternit\u00e0, trattava i ragazzi con pacatezza premurosa, era benevolo ed incoraggiante, dava consigli, stava loro vicino, li ammoniva, li esortava con pazienza ed offriva loro l\u2019esempio di vita. Essi potevano imitarlo, sicuri di non sbagliare in nulla. Lo ricordano ancora i ragazzi di allora: mai dava in escandescenze, mite riservato, ma non timido, un modello umano e cristiano. Quel suo esercitare la paternit\u00e0 spirituale divenne uno stile tanto che anche in seguito era cercato come guida e consigliere. Aveva consapevolmente scelto il servizio sacerdotale per Dio e per gli altri, non per se stesso, e lo confermava nel seguire la povert\u00e0, la purezza e l\u2019obbedienza praticate da Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p>Nel seminario l\u2019arciv. Castelli vedeva l\u2019avvenire delle parrocchie ed orientava i giovani ad essere apostoli, collaboratori del Cuore divino per la salvezza delle anime. Le virt\u00f9 appropriate che li avrebbero contraddistinti tra gli uomini erano la carit\u00e0 e la fortezza interiore. Considerava idoneo ad essere presbitero chi avesse messo da parte ogni interesse personale. Metteva di fronte ai loro occhi i sacerdoti \u201cdalla soda piet\u00e0\u201d, dalla cultura all\u2019altezza dei tempi, pronti al dovere, fedeli alla Gerarchia. Questo progetto era seguito dal rettore Potentini che sapeva essere equilibrato, sereno, concreto e rispettoso.<\/p>\n<p>Ai ragazzi che si avviavano nel ginnasio alla preparazione per il ministero sacerdotale, don Luigi infondeva coraggio in modo che scoprissero l\u2019amicizia con Ges\u00f9 Cristo e tra di loro. Padre spirituale era don Marcello Manfroni che meritava la stima di tutti per la sua esemplarit\u00e0. Don Luigi condivideva l\u2019impegno formativo anche dal punto di vista umano, nei ragazzi considerava le attitudini migliori. Sorreggeva la serenit\u00e0, la sincerit\u00e0, il desiderio di bene in ciascuno, dava il meglio di s\u00e9 con autentica umilt\u00e0 che creava un clima ed un ambiente di reciproca fiducia.<\/p>\n<p>In qualit\u00e0 di vicerettore assisteva i ragazzi, riceveva a colloquio i genitori, seguiva le richieste di ciascuno. Sapeva compatire quando riscontrava qualche sbaglio e usava le maniere pi\u00f9 adatte per correggere: faceva capire che \u00e8 pi\u00f9 difficile esser comprensivi che punire. Nei suoi ragazzi \u00e8 restata viva l\u2019impronta della comprensione per favorire le scelte responsabili.<\/p>\n<p>Tra i momenti particolari che restarono memorabili c\u2019era tra l\u2019altro un\u2019usanza nella notte della Venuta della Madonna di Loreto il 10 dicembre alle tre del mattino. Il vicerettore suonava la campanella mentre i ragazzi erano a dormire. Chi al suono, svegliatosi subito, gridava per primo \u201cAve Maria!\u201d avrebbe ricevuto a pranzo il premio di una pietanza in pi\u00f9: una per ogni classe. Era una sorpresa che piaceva e si concludeva in applausi nel refettorio.<\/p>\n<p>Altra bella usanza, in occasione della festa di san Martino, 11 novembre: la castagnata insieme con l\u2019arcivescovo: allegria e toni familiari da parte del presule. Nella pratica liturgica poi, ogni marted\u00ec la s. Messa si concludeva con un canto missionario perch\u00e9 quel giorno era destinato alla preghiera per le missioni. Al primo venerd\u00ec di ogni mese il culto del Sacro Cuore con la comunione riparatrice per le offese da parte di tutti gli uomini ed in settimana la s. Confessione. Ogni classe poi festeggiava il suo santo patrono, ad esempio Immacolata; san Luigi; san Tommaso ed altri patroni.<\/p>\n<p>Come professore don Luigi \u00e8 ricordato perch\u00e9 spiegava in modo comprensibile, semplice, attinente alle conoscenze basilari senza ampollosit\u00e0. Nello studio faceva da guida, rafforzava l\u2019apprendimento con le esercitazioni senza far pesare gli errori. Ascoltava dolcemente silenzioso le relazioni degli alunni, curava l\u2019ordine e la pulizia dei quaderni, faceva leggere ad alta voce con tono che desse chiarezza. A ciascuno dava modo di esprimere i propri talenti in modo che fossero utili per tutta la classe. Era un insegnante benevolo che non scoraggiava mai, anzi tendeva ad entusiasmare. A qualche alunno \u00e8 apparso \u201cscrupoloso, pignolo\u201d pi\u00f9 per l\u2019attaccamento al dovere quotidiano dello studio che non per le nozioni. Voleva che si desse importanza ad una solida preparazione culturale, spinta dal desiderio di aggiornare il proprio sapere.<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile evidenziare i risultati della sua operosa presenza di educatore e di docente nel ginnasio. Si capiva che prendeva il suo ruolo con responsabilit\u00e0, dava importanza ad un\u2019adeguata preparazione al sacerdozio, ma con profonda fiducia in Dio, come se lui fosse solo uno strumento. Il trinomio \u201cPiet\u00e0. Studio. Disciplina\u201d era evidentissimo agli studenti che lo condividevano.<\/p>\n<p>Lo zelo missionario in seminario era un senso vivo di essere tutti insieme Chiesa nel tempo e nel mondo intero sull\u2019esempio dei superiori e dei compagni che partivano ad gentes: Pietro Baldoncini, Giuseppe Milozzi, Pietro De Angelis, Dante Salvadori. Nel 1926 iniziava in seminario l\u2019attivit\u00e0 nuova della legatoria dei libri per le missioni e si facevano lavoretti in compensato usando il traforo: il ricavato era destinato ai missionari. Da Carassai lo seguirono Rolando Di Mattia nel 1925, Francesco Pallottini nel 1926, Tommaso Mariucci iunior nel 1938, Mariano Clementi nel 1932. Il prestigio del seminario crebbe tanto da diventare fiorente e fervente.<\/p>\n<p>Agli incarichi svolti in seminario don Luigi univa il servizio nelle parroc\u00adchie. Fu cappellano presso la chiesa rurale del \u2018Crocifisso\u2019, in un rione adiacente alla citt\u00e0 di Fermo, dal 1925 al 1928. Dava cos\u00ec piena attuazione al ministero sacerdotale con stile umile, dolce ma coerente e forte nello Spirito Santo. Era un prete che trasfondeva luce interiore, maestro di vita, zelante nella liturgia e nella catechesi. Dal 1928 al 1933 fu poi cappellano alla chiesa detta degli Archetti in territorio di Rapagnano e qui ebbe modo di rafforzare il culto eucaristico a cui la gente era gi\u00e0 ben avviata; la popolazione rurale si coinvolse superando una certa pigrizia.<\/p>\n<p>Sin dal 1921 il regime fascista si era manifestato feroce contro la Giovent\u00f9 Cattolica; in quell\u2019anno gli squadristi devastavano la sede del circolo giovanile a Sant\u2019Elpidio a Mare. A Fermo era chiaro che il Ricreatorio San Carlo era nel mirino come bersaglio da colpire dato che vi si svolgevano attivit\u00e0 religiose, formative, sportive, turistiche, teatrali, corali, cinematografiche, scautistiche ed escursionistiche che erano frequentate anche dai figli dei dirigenti statali e pubblici. Eppure i sacerdoti ed il vescovo non si lasciavano intimidire; sapevano che la barca della Chiesa non sarebbe affondata. Il clero era spiato, la stampa anticlericale poteva distorcere e diffondere false interpretazioni dei discorsi del clero, bisognava salvare il salvabile. Don Biagio fu schiaffeggiato e minacciato ferocemente. Fu chiamato alla Congregazione Concistoriale a Roma, per evitargli pi\u00f9 gravi danni.<\/p>\n<p>Quando don Luigi era vicerettore e professore in seminario, gli anticlericali manifestavano in modo eclatante, anche con processioni di mimi carnevaleschi il proprio disprezzo al clero. Lui tuttavia non si scomponeva, era tenace negli impegni ed entusiasta di favorire la crescita di belle vocazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IN PARROCCHIA<\/p>\n<p>L\u2019anno giubilare 1933 fu caratterizzato da forti mutamenti non solo nelle vicende politiche europee, ma anche nella vita diocesana e personale di don Luigi Leonardi. Nel febbraio moriva l\u2019arcivescovo Castelli a cui succedeva mons. Attuoni e don Luigi era nominato parroco a san Matteo in San Filippo, al centro di Fermo. Il suo servizio diocesano si ampliava nella vita pastorale a contatto con la gente. Momenti salienti erano la Pasqua, la s. Messa domenicale, le feste mariane, dei santi protettori tra cui il fermano beato Antonio Grassi, l\u2019assidua predicazione, la catechesi agli adulti, il catechismo ai piccoli, gli incontri con i giovani, le visite ai malati, l\u2019aiuto ai poveri. L\u2019abitazione di don Luigi parroco si spostava dal seminario alla casa parrocchiale e quando a questa casa si fecero restauri per sistemarvi ambienti di riunioni, don Luigi abit\u00f2 nelle stanze adiacenti alla chiesa del Carmine.<\/p>\n<p>Il giorno 8 luglio 1933, tornati a casa i seminaristi per le vacanze, don Luigi riceveva la nomina a parroco dall\u2019arcivesc. Attuoni. Ecco il testo tradotto della bolla: Ercole Attuoni per grazia di Dio e della Santa Sede arcivescovo e principe di Fermo a don Luigi Leonardi, a noi caro in Cristo, salute e sincero affetto nel Signore. L\u2019onest\u00e0 di vita e di comportamento ed altri meriti lodevoli di rettitudine e di virt\u00f9 di cui sappiamo che \u00e8 ornata la tua personalit\u00e0, ci inducono ad essere benevoli con una grazia. La chiesa parrocchiale di san Matteo in questa citt\u00e0 di Fermo risulta vacante dal 29 novembre 1929, secondo il decreto canonico di rimozione di don Federico Barbatelli per infermit\u00e0, ultimo immediato possessore di essa. Nel concorso pubblicato e svolto di fronte a noi ed agli esaminatori sinodali il 27 giugno scorso, tu sei stato giudicato abile ed idoneo per vita, comportamento, sapere, et\u00e0 e per gli altri requisiti canonici, ad ottenere e dirigere questa chiesa parrocchiale vacante, con i suoi diritti e pertinenze. Noi pertanto d\u2019autorit\u00e0 ordinaria ed in ogni miglior modo con cui possiamo e dobbiamo agire, con la presente apprezzando i tuoi predetti meriti e volendo farti una speciale grazia, la conferiamo, l\u2019assegniamo e provvediamo per sempre a te. Ordiniamo ad ogni presbitero o chierico o notaio della nostra curia che non appena tu ne farai richiesta ad uno di essi, immetta te o un tuo procuratore nel possesso vero, reale, corporale ed attuale della chiesa parrocchiale di san Matteo apostolo e dopo immessovi e postovi, ti ci mantengano e difendano, rimuovendo qualunque illecito detentore e ti facciano render conto integrale di tutti i fruttati, redditi, diritti e sovvenzioni di questa chiesa parrocchiale, con costrizione di nostra autorit\u00e0 e di censure ecclesiastiche. Data a Fermo, palazzo arcivescovile, 8 luglio anno 1933. + Ercole Attuoni arcivescovo.<\/p>\n<p>Don Luigi ne prendeva possesso nel successivo mese di agosto, dopo una breve pausa estiva di meditazione e vi rest\u00f2 sino alla morte. Oltre che parroco era anche assistente spirituale delle Conferenze maschili dell\u2019associazione San Vincenzo De\u2019 Paoli e restava docente in seminario. Cambiavano le circostanze esteriori della sua vita; non trascorreva le giornate tra i seminaristi, ma essi restavano amici e lo salutavano con schietta cordialit\u00e0. I parrocchiani erano per lui nuovi figli spirituali. Il seminario ricadeva nel territorio parrocchiale, e don Luigi vi si recava periodicamente come confessore straordinario, oltre che come docente di Religione, Storia, Geografia, Aritmetica nella classe seconda media.<\/p>\n<p>Vennero da Carassai, a vivere con lui, il babbo e la mamma per aiutarlo nella gestione della casa, servirlo per la cucina e prestargli aiuto logistico per la chiesa. S\u00ec! La chiesa! Linda, tutta in ordine, nel massimo decoro, come testimoniano molti. Don Luigi \u2018ci teneva\u2019 per la massima dignit\u00e0 delle funzioni e godeva della Nativit\u00e0 dipinta dal Rubens che abbelliva l\u2019altare laterale.<\/p>\n<p>Non dava ai genitori un alloggio molto comodo, lo stretto necessario, confacente al loro stile di semplicit\u00e0. All\u2019inizio del marzo 1935 don Luigi ebbe a scrivere all\u2019arcivescovo: Porto a conoscenza dell\u2019E.V. R.ma, implorando la S. Benedizione per me e per la mamma, la morte del mio povero babbo, che trovavasi con me dallo scorso settembre. L\u2019arcivescovo rispose con una lettera di partecipazione al dolore e di unione alle preghiere di suffragio. Il riscontro fattone da don Luigi \u00e8 significativo: Eccellenza, migliore conforto non avrei trovato di quello che dalle parole e dalla Benedizione dell\u2019E.V. ne \u00e8 venuto. Si comprende quanto apprezzasse la paternit\u00e0 spirituale del Vescovo; altro non desiderava che sentirsi suo devoto ed obbediente sacerdote.<\/p>\n<p>Il progetto del nuovo parroco di san Matteo era del tutto conforme ai criteri espressi dal concilio tridentino: conoscere i propri fedeli, nutrirli con la predicazione, istruire i fanciulli, assistere i moribondi, soccorrere i poveri ed unire tutti a Cristo. Si rendeva conto della responsabilit\u00e0 del suo ruolo perch\u00e9 constatava la diffusa ignoranza religiosa, la propaganda velenosa dei senza-Dio e l\u2019abbandono spirituale della giovent\u00f9. Per risolvere tali problemi si faceva aiutare dall\u2019Azione Cattolica con i 17 giovani che lui aiutava a formarsi per l\u2019apostolato tra i giovani. Nelle famiglie promuoveva la diffusione dell\u2019Aposto\u00adlato della preghiera con l\u2019aiuto dell\u2019incaricato diocesano, don Ernesto Ricci, rettore della vicina chiesa del Carmine.<\/p>\n<p>Il neoparroco sapeva che la sua nomina era sotto l\u2019attenzione di tutti: la notizia era corsa ed anche quelli che in chiesa andavano raramente ne erano incuriositi. Don Luigi non faceva manifestazioni speciali; amava celebrare la s. Messa con devoto raccoglimento nell\u2019antica chiesa dello Spirito Santo. Si dedicava con umile fervore alla preghiera, alla meditazione, si preoccupava dei vantaggi spirituali da offrire ai fedeli in ogni momento della vita parrocchiale: catechesi, stampa, associazioni, celebrazioni, carit\u00e0.<\/p>\n<p>Don Luigi dava l\u2019esempio nella preghiera, nell\u2019adorazione al SS. Sacramento, nella recita del s. Rosario, nelle letture e negli studi cristiani, nell\u2019ascolto riverente del papa e del vescovo, nella mitezza, nella pacata compostezza, nella riflessione, nella generosit\u00e0. Vestiva l\u2019abito talare con semplicit\u00e0 e decoro. Non desiderava recarsi a pranzi. Solo per dovere di famiglia, d\u2019estate, si fermava qualche ora presso il fratello Vito che spesso gli era di aiuto e raramente visitava le sorelle. Non teneva altra gestione di denaro e di beni se non quella parrocchiale in cui erano pi\u00f9 le spese soprattutto per il decoro e la manutenzione della chiesa che non le offerte. Gli uomini e le donne coadiutrici della San Vincenzo lo tenevano informato delle situazioni di povert\u00e0 o necessit\u00e0 e con estrema discrezione egli soccorreva le famiglie.<\/p>\n<p>Don Luigi, umile, modesto, senza pretese, nemico degli scandali, affabile e non ambizioso, prudente, discreto e diligente e attivo, usava buon senso anche con le persone di diverse religioni, trattandole con rispetto. Aveva lo stile ecumenico di condividere il bene pi\u00f9 che aprire polemiche; tutti lo consideravano disponibile, senza espressioni amare, comprensivo ed attento a rendersi utile nel nome del Signore portando la testimonianza evangelica.<\/p>\n<p>Per la visita del vescovo nel 1938 don Luigi, rispondendo al questionario, scriveva: Per quanto \u00e8 possibile in citt\u00e0 il parroco conosce le famiglie della sua parrocchia e le visita quando se ne d\u00e0 la circostanza e se la procura una volta l&#8217;anno con la benedizione delle case fatta personalmente in pi\u00f9 giorni. Il parroco si preoccupa delle famiglie con il mandare gli avvisi che di tanto in tanto vengono distribuiti a tutti i parrocchiani. Per\u00f2 non visita le nuove famiglie venute se non quando se ne d\u00e0 l\u2019occasione poich\u00e9 teme di incorrere in qualche disgustosa svista che potrebbe facilmente accadere dato il continuo e forte cambiamento di famiglie. Lo stato di famiglia viene richiesto&#8230;Non appena si \u00e8 a conoscenza della nascita di qualche bambino manda nella famiglia, facendo auguri ai genitori del neonato, il libretto Vivi con la Chiesa il santo Battesimo. Serve, oltre che a ricordare il grave obbligo di battezzare subito il bambino, a conoscere il rito e le preghiere del s. Sacramento&#8230;Non consta che vi siano persone non battezzate ad eccezione di una (?). Si osservano le norme canoniche sia per i padrini che per i nomi che vengono imposti anche se gli interessati non lo vedono di buon occhio.<\/p>\n<p>Don Luigi svolgeva anche il ruolo di paciere, di consigliere e di guida per le decisioni di una certa importanza, data la fiducia che riscuoteva.<\/p>\n<p>Nel governo della parrocchia don Luigi instaur\u00f2 un clima di collaborazione. La prima collaborazione avveniva nell\u2019intesa con gli uffici diocesani e con i rispettivi direttori; si potrebbe dire che era un attento realizzatore dei progetti diocesani. Per l\u2019istruzione cristiana responsabilizzava anzitutto i genitori e i famigliari dei bambini. Mandava i giovani a parlare con altri giovani; alcune giovani erano impegnate nel catechismo. Anche i bambini avevano la loro opera da compiere, in particolare verso i bambini delle terre di missione. Tra i sacerdoti residenti in parrocchia erano alcuni canonici del Duomo: Angelo Alici Biondi, Ottavio De Angelis, Giambattista Boni. Il prof. Umberto Marinangeli officiava la chiesa della Piet\u00e0, don Ricci quella di Ognissanti nella via omonima sotto il duomo. Con essi predisponeva la catechesi agli adulti. Particolare cura dedicava alla preparazione dei fidanzati al matrimonio data l\u2019importanza dell\u2019unit\u00e0 della famiglia.<\/p>\n<p>Per avvicinare i fedeli a Dio e renderli pi\u00f9 consapevoli dell\u2019essere Chiesa, don Luigi teneva incontri di catechesi per gli adulti e per i giovani. Nei venticinque anni di ministero parrocchiale us\u00f2 tempi, modi, mezzi sempre nuovi per la catechesi. Anche la partecipazione numerica variava: dal 1933 al 1939 il numero era elevato, circa i due terzi; durante gli anni di guerra si diradavano le presenze maschili mentre crescevano quelle femminili; nel dopoguerra e negli anni cinquanta gli uomini e giovani presenti erano circa un terzo del totale.<\/p>\n<p>Nella relazione per la visita pastorale del 1938 don Luigi scriveva: I fanciulli e le fanciulle del catechismo sono il migliore elemento per l\u2019Azione Cattolica quando frequentano con assiduit\u00e0. In tutte le feste si insegna il catechismo ai bambini con proiezioni. In base al profitto ed alle assenze si tiene ogni anno, al principio dell\u2019anno scolastico la premiazione. Il catechismo \u00e8 diviso in tre classi. Bambini piccoli che debbono apprendere i primi rudimenti; bambini che si preparano alla prima Comunione e quelli che l\u2019hanno gi\u00e0 fatta. Le prime due classi sono divise in sezioni. 1 genitori erano molto trascurati nel mandare i figli, quando anche si faccia invito a mandarli, strettamente personale. Il numero dei bambini dovrebbe aggirarsi sul centinaio, dai 7 ai 14 anni, per\u00f2 a frequentare sono appena una settantina. Nella chiesa della Madonna delle Grazie si tiene il corso quotidiano di catechismo in preparazione alla Pentecoste e a s. Maria; corso di 40-50 giorni. Le persone che si prestano al catechismo sono cinque tra donne e giovani dell\u2019Azione cattolica.<\/p>\n<p>Don Luigi era entusiasta di promuovere le celebrazioni pi\u00f9 belle e sentite e vedeva con gioia le chiese affollate nel triduo della settimana santa: Cena, Passione, Risurrezione. Grande anche la partecipazione ai sacramenti della Penitenza e dell\u2019Eucaristia. Alla domenica, Pasqua settimanale, don Luigi rinnovava il fervore con opportune ammonizioni, soprattutto nei tempi forti dell\u2019Avvento e della Quaresima. Belle feste erano le celebrazioni della prima Comunione, della Cresima e dei santi titolari delle chiese: Pentecoste, Maria ss.ma, san Matteo, san Filippo Neri, beato Antonio Grassi. E\u2019 un fatto considerevole che don Luigi si manifest\u00f2 subito entusiasta della riforma pontificia della Veglia della Pasqua e ne adottava nel 1951 i riti che erano pi\u00f9 comprensibili e partecipabili da parte dei fedeli.<\/p>\n<p>Don Luigi teneva particolarmente alla devozione dello Spirito Santo. Si potrebbe dire che considerava lo Spirito Santo come rettore della parrocchia, mentre la Beata Vergine Maria era la Mediatrice della pastorale parrocchiale. Riguardo poi all\u2019amministrazione lui dava piena fiducia a san Giuseppe, patrono della Chiesa Cattolica.<\/p>\n<p>Scriveva don Marinozzi che il nostro don Luigi era anche un esimio maestro di spiritualit\u00e0, confessore e direttore spirituale di sacerdoti, di suore, di anime pie che si valevano dei suoi consigli ed esempi per avanzare nella piet\u00e0 e nella perfezione cristiana. Molta giovent\u00f9 femminile fu guidata fino ai voti di castit\u00e0, obbedienza e povert\u00e0 pur restando in famiglia. Si pu\u00f2 dire che avesse un carisma particolare per intuire ed adeguarsi alla condizione di chi stava ascoltando: chierici, adulti, giovani, bambini, malati, moribondi, prigionieri e stranieri. Capiva le loro disposizioni di corpo, di mente, di spirito.<\/p>\n<p>Don Luigi, ministro del perdono divino era reperibile facilmente da chi volesse accostarsi alla misericordia infinita. Lo si trovava spesso in chiesa e aveva messo alla porta un campanello elettrico con la suoneria in camera per cui poteva esser svegliato anche di notte per le richieste dei familiari degli ammalati gravi. Sentiva in se stesso l\u2019umana fragilit\u00e0 ed il bisogno della riconciliazione e sapeva che in ogni persona ci sono difetti pi\u00f9 o meno gravi, ma per tutti c\u2019\u00e8 la medicina soprannaturale. Era dolce e paziente nell\u2019accogliere al confessionale. Ascoltava con benevola attenzione e godeva di agire in nome di Dio nella remissione dei peccati; ispirava anche i propositi di piet\u00e0, bont\u00e0 e coraggio nelle prove. Don Luigi attendeva al confessionale dal primo mattino sino ad ora tarda, secondo le richieste. Si serviva anche dei sacerdoti residenti in parrocchia per le circostanze di grande afflusso di penitenti.<\/p>\n<p>Nel programma della vita sacerdotale di don Luigi, al primo posto era Ges\u00f9 Cristo che si fa pane celeste e bevanda di salvezza. Era lieto di incoraggiare a partecipare alla s. Comunione nella Messa, il pi\u00f9 frequentemente possibile, anche ogni giorno, come unione alla Pasqua del Risorto. Invitava a sentirsi popolo eletto riunito dalla croce e portato al Padre per la forza del sangue preziosissimo sparso sul Golgota. Invitava a riamare Colui che oltre ogni misura ed al di l\u00e0 delle umane debolezze, accoglie tutti e li accompagna in ogni attimo della giornata. Don Luigi era devotissimo nella celebrazione, come se respirasse la familiarit\u00e0 divina e sentisse vicini tutti i popoli, tutte le creature riunite a dar lode al Padre d\u2019ogni bont\u00e0. Si premurava di recare l\u2019Eucaristia ai malati ed ai moribondi, di amministrare loro la Sacra Unzione. Chiedeva di esser informato per evitare che la morte sorprendesse qualche parrocchiano senza il conforto del Viatico.<\/p>\n<p>Scriveva nel 1938: La s. Messa si celebra nei giorni festivi sempre alle 8,30; mentre nei giorni feriali alle ore 7 nel periodo invernale; alle 6,30 nel periodo estivo. Nei giorni festivi e domenicali il parroco celebra la s. Messa anche nella chiesa della Madonna delle Grazie. Nei giorni feriali da maggio a novembre alle ore 6 si ha la s. Messa nella stessa chiesa. Nella chiesa parrocchiale sempre ogni giorno vien celebrata con la presenza di circa una venticinquina di persone e tutti si accostano alla s. Comunione.<\/p>\n<p>Don Luigi si intratteneva in preghiera davanti al tabernacolo. Nella parrocchia di san Matteo il parroco invitava i fedeli alla adorazione eucaristica predisponendo un preciso calendario approvato nel 1934 dal vicario generale Rocchetti. Le esposizioni solenni erano praticate nelle ss. Quarantore, nelle domeniche e feste di precetto, nel triduo della festa di s. Matteo, nelle novene di Pentecoste, nelle feste della Madonna di Pompei, della Madonna del Buon Consiglio, nel triduo della festa di s. Filippo Neri. Inoltre si celebravano in altre circostanze speciali: il primo venerd\u00ec di ogni mese, durante il mese di Maria ss.ma a maggio, e nel mese del S. Cuore a giugno; nei riti conclusivi delle meditazioni dei mesi di marzo, ottobre e novembre, mese dedicato al ricordo ed alla preghiera per i defunti con visita al cimitero cittadino. Don Luigi usava concludere in chiesa le riunioni delle associazioni ai piedi di Ges\u00f9 Eucaristia. A Fermo erano solenni anche le celebrazioni pubbliche del Corpus Domini. Tantissimi giorni dunque da santificare con l\u2019Eucaristia onorata con canti e preghiere come continuazione del santo sacrificio.<\/p>\n<p>Ci sono diversi modi di predicare. La voce di don Luigi era pacata per natura tanto che si era subito procurato un altoparlante per facilitare l\u2019uditorio; predicava come parlava, con lo stesso modo esortativo e con le espressioni che si leggono nel bollettino parrocchiale che redigeva. Non assumeva i toni dell\u2019oratoria solenne e stentorea. Come svolgeva serenamente il suo servizio con sincero desiderio di bene, cos\u00ec si esprimeva parlando con sincerit\u00e0 e schiettezza. L\u2019abituale compostezza era unita alla gioia di svolgere il ministero della Parola di Dio. I pensieri erano quelli del papa, dell\u2019arcivescovo e del suo cuore ricco della esperienza di Dio. Non doveva affatto inventare grandi idee nuove, anzi non cercava neppure un sapere nuovo o particolare, preferiva piuttosto le idee fondamentali espresse con parole comprensibili che rispecchiavano la dottrina cristiana e la sua profonda piet\u00e0. La sua predica od omelia era diretta ad illuminare le coscienze, aderiva all\u2019anima ed all\u2019esperienza degli ascoltatori, era intuitiva, paterna, vigilata, esortativa, incoraggiante ed elevante alla ricerca di Dio, nulla di superfluo, tutto come segno di nutrimento amorevole per un\u2019autenticit\u00e0 personale.<\/p>\n<p>Spesso don Luigi si trovava in mezzo ad altre persone: in seminario tra docenti ed alunni, come pure all\u2019Istituto Magistrale, in casa, in parrocchia ed altrove tra giovani, tra ragazzi, tra fedeli nelle celebrazioni, tra i malati all\u2019ospedale e nei pellegrinaggi UNITALSI, tra gli sfollati in tempo di emergenza, tra i sacerdoti, tra i curiali con l\u2019arcivescovo, tra le dame della carit\u00e0, tra i componenti le varie confraternite, nei raduni di Azione Cattolica o di Scout. Era molto socievole, sapeva accettare le persone, consapevole dei propri limiti e senza meraviglia per quelli altrui. Con lo sguardo benevolo ascoltava, osservava, preferiva parlar poco, ma esprimeva con il suo atteggiamento, con un gesto, un sorriso, il senso di fraternit\u00e0 e di incoraggiamento agli altri. Intuiva se qualcuno era turbato o incerto, affaticato o preoccupato ed alleviava le pene altrui facilitando sempre un clima di rispetto e di fiducia. Oltre che esser breve nel parlare, non accusava nessuno, non interrompeva, non si metteva in vista con interventi, preferiva esprimere a parte i suoi suggerimenti, senza lungaggini.<\/p>\n<p>Nella parrocchia i bambini scoprono un mondo pi\u00f9 largo della propria famiglia, vivono momenti solenni assieme con persone di tutte le et\u00e0 che cantano e pregano insieme: un incontro vario e curioso in cui rimangono a volte confusi, vogliosi di esprimersi, ma non sanno come.<\/p>\n<p>Don Luigi accoglieva i bambini in chiesa e li chiamava a partecipare alla liturgia ed al catechismo. Con lui si sentivano partecipi di una pi\u00f9 grande famiglia fatta di tanti pap\u00e0, mamme e fratelli, come un popolo. Nel riunirli notava quelli che avevano qualche turbamento e si manifestavano invadenti o rissosi se non prepotenti e don Luigi intuiva i loro gesti come una chiamata alla sua amorevole presenza che li facesse sentire cari a Dio e benvoluti. Come Ges\u00f9 preferiva attrarli a s\u00e9, esprimere loro la bont\u00e0 e coinvolgerli in gesti di cortesia in modo da riportare in famiglia un accresciuto senso di amore. Attraverso immagini, canti, preghiere e segni liturgici li avvicinava al mistero di Ges\u00f9<\/p>\n<p>Con la giovent\u00f9 don Luigi sapeva esprimersi bene, dava e riceveva fiducia. Da lui i giovani desideravano un cuore aperto e lo trovavano, stabilivano un legame solido: lo raccontano i giovani di allora. Sapeva impegnarli nella lotta contro la bestemmia e il turpiloquio. \u201cMeglio prevenire che curare\u201d. Li abituava a ragionare insieme, a considerare i misteri cristiani ed a rifletterci. I giovani lo interrogavano, ponevano i loro dubbi, si confidavano. Sapeva guidarli fuori dalle inutili intemperanze e dalle frenesie pericolose. Con dolcezza, senza timidezza suggeriva loro la gioia del vivere cristianamente. La serenit\u00e0 nell\u2019ascolto era la sua arma segreta. Dialogava sdrammatizzando con gentilezza, sincerit\u00e0 e concretezza. Non assumeva mai il tono da intellettuale, neanche quello dell\u2019ingenuo ignaro: il suo dire era schietto reale ed aggiornato, con l\u2019accortezza di scegliere ci\u00f2 che maggiormente aiutava l\u2019interlocutore in modo da risolvere i suoi problemi. La sua casa era il luogo di ritrovo serale dei giovani ed i frequentanti erano assidui nel dopocena.<\/p>\n<p>CON I MALATI DELL\u2019UNITALSI<\/p>\n<p>Don Luigi ebbe incarico di occuparsi dei malati e divenne promotore dell\u2019associazione prima a livello diocesano poi regionale, il suo ruolo \u00e8 stato fondamentale per l\u2019efficace impegno profuso a dare all\u2019assistenza ed ai pellegrinaggi il giusto metodo e la qualit\u00e0 spirituale necessaria. Innumerevoli i suoi pellegrinaggi a Loreto e a Lourdes. Racconta d. Marinozzi: Quante volte l\u2019abbiamo udito parlare con entusiasmo di questi santuari e dei pellegrinaggi, vere feste dello spirito per gli ammalati, i quali, anche se non tornavano guariti, tornavano per\u00f2 consolati nell\u2019animo e fortificati a portare la croce assegnata loro dalla Provvidenza! Ci ripeteva con soddisfazione l\u2019espressione di un medico dell\u2019ufficio per gli ammalati a Lourdes: \u2018Il malato \u00e8 il re a Lourdes!\u2019 Don Luigi ha assistito anche a qualche guarigione miracolosa. Ricordo con quanta gioia ci parlava di un\u2019ammalata improvvisamente guarita a Loreto in uno dei suoi pellegrinaggi! Ne godeva come di un dono prezioso di Dio e quasi di un contatto diretto con la potenza dell\u2019Altissimo. In occasione di questa attivit\u00e0 contrasse delle belle amicizie con persone di grande fede e carit\u00e0 cristiana, che si erano fatti membri di quell\u2019associazione e servi degli ammalati. Si facevano onore di portarli in barella, in carrozzella, di servirli negli ospedali. Tra questi amici vi fu anche il marchese Guido Pelagallo di Fermo e l\u2019avvocato Marino Bartolozzi di Macerata.<\/p>\n<p>Sarebbe lungo il discorso sulla Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Loreto e Santuari Internazionali, il movimento che ha aiutato sia i sani che i malati di qualsiasi et\u00e0, la giovent\u00f9 e le persone consacrate a superare il male delle grettezze nazionalistiche, delle discriminazioni d\u2019opinioni e chiusure individualistiche. Un\u2019opera di pace potente nel generare nuove energie di collaborazione e di solidariet\u00e0 coinvolgeva subito don Luigi che dava l\u2019esempio di impegno nel lavoro assiduo, silenzioso, generoso, paziente, umile, costante e nel rispetto delle incombenze assegnate, tutte convergenti al servizio dei malati con rettitudine di intenzioni. Era convinto che gli individui crocifissi dai dolori fisici e mentali avessero bisogno di un cuore aperto da parte dei vicini, don Luigi altro non sperava se non \u201cIl Signore cambi in gioia il dolore. \u201d(Tob 7,17)<\/p>\n<p>La breve vita, di appena 59 anni non compiuti, dimostra che il suo cuore era affranto per le sofferenze ed ha ceduto precocemente. I conoscenti avrebbero augurato cento anni al \u201cpiccoletto\u201d dal grande cuore e mai avrebbero immaginato tale scomparsa. Delle sue sofferenze non parlava, sembrava che potesse sopportare le eventuali difficolt\u00e0. A volte tuttavia lo si vedeva irrigidirsi nelle labbra e si succhiava il labbro inferiore. Un\u2019angoscia o cosa? Si usa dire che il cuore non vuole sentire pene! Una sua pena era il vedere la giovent\u00f9 sbandata nel vizio e le famiglie degenerate nelle divisioni e negli aborti. A trascurare i gravi doveri a volte erano anche le persone pi\u00f9 fidate. Pativa e compativa l\u2019altrui sofferenza. Il cuore affranto di Giulia, mamma di un sacerdote carassanese, don Alessandro Malavolta, morto giovanissimo pochi giorni dopo l\u2019ordinazione sacerdotale, un fiore trapiantato, lo aveva tanto intenerito e, per non lasciarla a piangere da sola, la fece vivere nella canonica: vicino a lei si mostrava come un figlio pronto a confortarla. Giulia gli sopravvisse, non pi\u00f9 depressa dal lutto, ma fiduciosa in Dio. Per don Luigi soffrire ed amare era vivere donando se stesso.<\/p>\n<p>Saverio Eugeni ricordava che il primo treno bianco si fece nel 1936 per portare gli infermi a Loreto accompagnati da un gruppo di volontariato Unitalsi. Gli ammalati, per la maggior parte in barella, erano sistemati sui vagoni merci. Ad ogni stazione un prelievo, fino a Loreto dove le persone in barella erano trasbordate su camion fino al porticato della basilica della Santa Casa. Per diffondere l\u2019invito si coinvolgevano i parroci perch\u00e9 erano i pi\u00f9 preparati a far apprezzare questo tipo di pellegrinaggio. Non era una semplice visita alla s. Casa, ma un bagno nel divin amore misericordioso. In ogni pellegrinaggio erano moltissime le guarigioni interiori nel recupero della pace e della fede. Ci furono anche guarigioni fisiche. Un ragazzo venticinquenne rattrappito ebbe il miracolo di trovarsi con gli arti sciolti che poteva muovere liberamente senza alcuna cura, risanato!<\/p>\n<p>Don Luigi ha lasciato gli elenchi che predisponeva meticolosamente sia per i malati che per gli accompagnatori volontari; non lasciava mai le cose all\u2019im\u00adprovvisazione e godeva della partecipazione convinta e coinvolgente.<\/p>\n<p>Don Luigi, non alto di statura, ma moralmente gigante, aveva uno spirito di condiscendenza suadente e sapiente. Molti giovani lo hanno conosciuto con i treni bianchi. La debolezza fisica del malato, secondo don Luigi, poteva diventare forza spirituale e soprannaturale con la fede, la speranza e l\u2019amore. Ecco la sofferenza offerta al Padre in unione al divin Figlio Ges\u00f9 Cristo. Allora le infermit\u00e0 si trasformavano in strumenti di salvezza. Don Luigi evangelizzava i malati alla consapevolezza dell\u2019amore di Dio e li rendeva certi nella fede che i loro corpi erano destinati a risorgere perfetti, come dice l\u2019apostolo, cio\u00e8 senza pi\u00f9 alcun difetto. Non aveva timore o repulsa di fronte ai difetti esteriori negli altri. Si avvicinava al malato con animo sereno e trasfondeva la serenit\u00e0. Il suo buon approccio creava armonia nel gruppo.<\/p>\n<p>Gli accompagnatori ufficiali degli infermi nei pellegrinaggi ai santuari italiani ed internazionali erano medici, damine e barellieri, uomini e donne che partecipavano con spirito di servizio, di abnegazione, non per superficiale curiosit\u00e0. Insieme veniva espressa l\u2019implorazione: Signore, colui che tu ami \u00e8 malato espressa dall\u2019assistente spirituale assieme con altre espressioni che anche don Luigi sapeva derivare dalla Bibbia e ritmare per la coralit\u00e0 dei partecipanti. Al centro delle intenzioni era la confidenza in Ges\u00f9 guaritore dei corpi e delle anime. L\u2019esperienza di star vicino ad una persona in difficolt\u00e0 per sopperire alle sue incapacit\u00e0 e dare le proprie energie all\u2019altra risultava come un vero e proprio oltrepassare se stesso. E\u2019 questo oltrepassare se stessi che don Luigi faceva sperimentare nel rendersi utili nei pellegrinaggi.<\/p>\n<p>Una bella dote di don Luigi era l\u2019ordine metodico, la precisione sistematica, senza sbavature, senza frettolosit\u00e0, senza perdite di tempo, pur donando genero\u00adsamente la sua attenzione e la sua disponibilit\u00e0. Rifletteva con calma, agiva con ponderazione, gradualit\u00e0 e continuit\u00e0. Una testimonianza di questo metodo \u00e8 restata nel DIARIO UNITALSI che don Luigi ha redatto. Lu consegnato all\u2019Archivio arcivescovile. Richiesto dalla segreteria fermana Unitalsi per dattiloscriverlo, si attende che sia reso noto.<\/p>\n<p>Ecco una riflessione scritta dall\u2019arciv. Perini per incoraggiare il volontariato: Uno dei conforti pi\u00f9 veri alle pene di un cristiano \u00e8 quello di varcar le soglie di una chiesa e mettersi in conversazione con il Signore. Ma a certi ammalati neppure questo conforto \u00e8 consentito, se persone caritatevoli non suppliscono alla loro impotenza. Siamo noi queste persone caritatevoli, che i loro corpi inerti e doloranti portano alla presenza di Ges\u00f9 Sacramentato, ai piedi della Vergine Madre nostra del Cielo, Salute degli Infermi, Consolatrice degli Afflitti, e alle loro anime fanno sentire che i Santi Altari sono la fonte di ogni consolazione. + Norberto Arciv.<\/p>\n<p>Questo invito fu consegnato a don Luigi perch\u00e9 se ne servisse.<\/p>\n<p>La vicinanza ad un infermo in qualsiasi condizione, indisposto, infetto, grave, curabile, cronico, inguaribile, rassegnato, fiducioso, delirante, paziente, smanioso, terminale, convalescente si presenta come esperienza dei limiti materiali umani e sarebbe illusione che l\u2019infermit\u00e0 di per se stessa migliori qualcuno. Don Luigi sapeva accettare queste persone dall\u2019accesa sensibilit\u00e0, desiderose di potersi superare: le accettava per come erano realmente nelle difficolt\u00e0 e non paragonabili ad una persona sana. Suggeriva con l\u2019atteggiamento e la parola di vivere una dimensione spirituale pi\u00f9 ampia, di valorizzare le incapacit\u00e0 sublimandole con la fede. La vera malattia erano i rancori, le vendette e la sfiducia.<\/p>\n<p>Per don Luigi tutte le persone che soffrono per calunnie o persecuzioni o per malattie, hanno aperta la prospettiva dei beati del Vangelo (Mt 5,12). Il dolore non \u00e8 spiegabile ragionevolmente, \u00e8 un mistero ed insieme una possibile realt\u00e0 di salvezza, se conformato alla passione e morte del divin Redentore. Don Luigi accettava il lamento dei profughi, degli sfollati, delle donne violentate, degli innocenti, delle vittime della spietata guerra, degli oppressi e di tanti altri: per lui erano una prova che esigeva la fiducia in Dio ed a lui offriva la condivisione, la comprensione.<\/p>\n<p>Nel 1938, per la visita pastorale, don Luigi scriveva dei suoi parrocchiani: Gli infermi si comunicano mensilmente ed anche pi\u00f9 spesso. La s. Comunione viene portata privatamente. Il parroco visita di solito anche pi\u00f9 volte la settimana, quando il bisogno lo richiede, gli infermi e spesso pi\u00f9 volte al giorno. Non vi \u00e8 stato mai alcuno che per incuria sia morto senza sacramenti.<\/p>\n<p>Anche quelli della famiglia Unitalsi, come li chiamava don Luigi, avevano bisogno di rifocillarsi e li riuniva il primo sabato di ogni mese nella chiesa parrocchiale per la consacrazione alla Madonna.<\/p>\n<p>AUTENTICIT\u00c0\u2019 SOCIALE<\/p>\n<p>Nei cenni di storia dell\u2019arcidiocesi di Fermo, don Rolando Di Mattia analizza le vicende fermane all\u2019inizio del XX secolo e considera come la Chiesa andasse accettando il metodo democratico nella vita civile. La citt\u00e0 di Fermo era nota come citt\u00e0 degli studi, tra l\u2019altro per la notoriet\u00e0 dell\u2019Istituto tecnico industriale con alunni provenienti da varie regioni italiane e dalla Libia. Le scuole erano nelle mani della massoneria e l\u2019anticlericalismo vi era prevalente.<\/p>\n<p>Nuove iniziative di apostolato prendevano vigore ad opera del laicato, con un aggiornamento rispondente alle esigenze sociali del tempo. Si organizzava il movimento cattolico con comitati parrocchiali e con circoli della giovent\u00f9 che si affiancavano alle pie unioni e associazioni sotto la direzione del centro diocesano che dava unitariet\u00e0 all\u2019insieme. Tra i nominativi laici si ricordano Rossetti, Censi, Tomassini, Ciccolungo. Non si trattava di militanza politica, dato che la Chiesa non ha un partito, ma di azione sociale cristiana. Don Luigi non era n\u00e9 sociologo, n\u00e9 intransigente, n\u00e9 integralista: era fedele alla Chiesa ed obbediente alla voce del papa e del vescovo. Seguiva l\u2019azione diocesana a carattere formativo e religioso, si impegnava per la formazione di laici onesti e capaci di assumersi responsabilit\u00e0 pubbliche. Vedeva come spesso nei raduni i fascisti cercavano di procurare scontri. Non li approvava, si adeguava al metodo dell\u2019arcivescovo Attuoni che era gi\u00e0 consapevole dell\u2019inevitabile superamento del regime dittatoriale in una futura prospettiva di pace e di democrazia. L\u2019esigenza fondamentale del vivere sociale era riferita alla famiglia come nucleo fondamentale da valorizzare e difendere in modo che restasse stabile e non fosse distrutto nella sua unit\u00e0.<\/p>\n<p>La parrocchia nel rione centrale della citt\u00e0 poneva don Luigi in relazione con le persone degli altri rioni. C\u2019era anche tra la gente uno scambio di idee. Si potevano distinguere due principali filoni culturali: uno tradizionalista, intransigente, clericale ed un altro invece liberista, massone, anticlericale. Per don Luigi ogni persona era un\u2019anima destinata al Paradiso; cercava di far conoscenza con i parrocchiani, condivideva le loro preoccupazioni, confortava tutti nel Signore. Vedeva anche le risatine di scherno da parte di alcuni, ma per farli ravvedere usava calma e ponderazione. Parlava con gli indifferenti e gli ostili senza acrimonia, anzi apprezzava gli aspetti positivi della loro personalit\u00e0 e della loro opera e ne favoriva l\u2019onest\u00e0, ne condivideva le premure per il bene di tutti, ispirava la fiducia in Dio. Frequentava le famiglie in occasione di malattie e pi\u00f9 spesso se c\u2019era pericolo di morte, incoraggiava i familiari a sentirsi vicini alla comunit\u00e0 parrocchiale. Il clima che favoriva con l\u2019esempio e con la parola era di fraternit\u00e0 e di umanit\u00e0.<\/p>\n<p>A norma dell\u2019art. 34 del Concordato tra la Santa Sede e l\u2019Italia il clero non doveva n\u00e9 poteva \u201ciscriversi e militare in un qualsiasi partito politico\u201d. A don Luigi interessava l\u2019autenticit\u00e0 della vita cristiana che porta lontano sia dal conformismo da pecorume, sia dall\u2019anticonformismo preconcetto: n\u00e9 vilt\u00e0, n\u00e9 prepotenza. Sentiva dirsi: Il prete pensi a dire la Messa! Non si limitava ai soli riti, formava le coscienze nella missione di Cristo. Riservato, ma non timido, affermava uno stile di vita cristiana pubblicamente e lo riconoscevano coerente.<\/p>\n<p>Nel dar valore alla Chiesa don Luigi cercava di guidare le persone all\u2019incontro con Cristo da cui provengono pace e sicura gioia. Incontrava cristiani rigidi nel rifiutare la monarchia sabauda usurpatrice, altri erano ironici nel compromesso tra principi cristiani e ideologie non conciliabili con questi. Purezza e verit\u00e0, sofferenza ed umilt\u00e0 erano le scelte operative, le dinamiche della convivenza, gli ideali di don Luigi nella ricerca del bene comune. L\u2019umanit\u00e0 non poteva rinnovarsi senza Cristo che tutti unisce come figli del Padre.<\/p>\n<p>L\u2019unit\u00e0 e la solidariet\u00e0 dei popoli restavano al di l\u00e0 delle capacit\u00e0 dei gruppi; potevano basarsi soltanto sulla speranza di vita nuova che risanasse le ferite degli odi e delle sopraffazioni. Don Luigi faceva rivolgere lo sguardo a Dio per impetrare la necessaria riconciliazione. Il suo stile di accoglienza portava a superare i ricordi tristi e problematici per accostarsi a quelli pi\u00f9 collaborativi. Cercava il bene comune nel superare le emarginazioni con la vicinanza, nell\u2019eliminare le ingiustizie con la lealt\u00e0, nel liberare dalle persecuzioni con l\u2019ospitalit\u00e0. La politica non era per lui estranea, anzi esigeva la libert\u00e0 religiosa e il rispetto di ogni persona. Si estraniava dagli interessi di parte: marxisti, radicali, liberali; tutti avevano bisogno di ricevere il messaggio del Vangelo.<\/p>\n<p>Don Luigi proclamava la libert\u00e0 con cui Cristo ci ha liberati. Facilitava il dialogo tra le persone, orientava a superare gli egoismi, non considerava la religione come un potere sugli altri. Vedeva possibile la collaborazione tra i vari gruppi, le famiglie, lo stato ed i lavoratori nel migliorare la qualit\u00e0 della vita. La lunga storia della Chiesa insegna che le protezioni statali asserviscono scriveva don Roberto Massimiliani, amico di don Luigi e parroco a san Gregorio nel centro di Fermo. La storia ha sempre svelato quello che \u00e8 caduco e quello che \u00e8 duraturo. La conversione dei politicanti esigeva carit\u00e0, ravvedimento, pacifica\u00adzione e riparazione. La democrazia non poteva esistere fino a quando non si cercasse la verit\u00e0, operando nella solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Cosa poteva proporre don Luigi agli iscritti ad un partito? Sua intenzione era di proporre che ognuno si prendesse cura di favorire la comunione ecclesiale nel riconoscersi fratelli nel Cristo, figli dello stesso Padre celeste, membri della Chiesa diocesana e universale, come famiglia dei popoli. A tal fine chiedeva che i fedeli partecipassero e sostenessero le opere parrocchiali finalizzate a promuovere questa comunione ecclesiale.<\/p>\n<p>Nessuno avrebbe fatto bene a restare nel suo orticello, ma ciascuno avrebbe fruito dell\u2019unitaria formazione cristiana assieme con gli altri. Gli obiettivi comuni erano quelli indicati dal vescovo e dal papa. Ricchi e poveri, nessuno andava abbandonato. Nel 1938 in Europa ed in Italia si smascherava l\u2019illusione politica e si apriva una lunga battaglia per l\u2019avvenire. Luigi Sturzo analizzava la crisi della democrazia nello studio Moralit\u00e0 e politica: E\u2019 necessario giungere a liberare la persona umana dall\u2019assoggettamento al gruppo, allo Stato, alla nazione, a una qualunque collettivit\u00e0 compresa e sentita come un\u2019entit\u00e0 che ha in s\u00e9 il proprio fine. Simili entit\u00e0 sono mezzi, non fini. Il loro fine \u00e8 la persona umana e ci\u00f2 che essa comporta di immanente e di trascendente. Cos\u00ec la democrazia stessa deve essere un fine che sorpassa le proprie istituzioni e questo fine \u00e8 la persona, tutta la persona. La notte antisemita \u2018dei cristalli\u2019 infranti dava avvio alla seconda guerra mondiale. Il futuro avrebbe dovuto ridare dignit\u00e0 alle persone. Pio XI si spegneva in questa prospettiva.<\/p>\n<p>Grande gioia per don Luigi alla notizia che il neoeletto Pio XII il 2 marzo 1939 aveva dato la sua benedizione al mondo. Il cataclisma scatenato dalla follia di Hitler sei mesi dopo con l\u2019invasione della Polonia rivelava la malvagit\u00e0; all\u2019opposto Pio XII era il portatore della civilt\u00e0 dell\u2019amore. Don Luigi seguiva il papa nel promuovere la riflessione su ogni settore: educazione e scuola, dignit\u00e0 personale e libert\u00e0, societ\u00e0 e famiglia, cultura e medicina. Sin dall\u2019inizio delle ostilit\u00e0 belliche Pio XII creava un servizio di informazione a beneficio dei prigionieri, dei rifugiati, dei deportati con appositi comitati di aiuto.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 dell\u2019ora per un mutamento delle tragedie in atto, era la preghiera. A Fermo l\u2019Azione Cattolica il 26.6.1939 proponeva un pellegrinag\u00adgio: E\u2019 stato stabilito dal consiglio diocesano che il pellegrinaggio a S. Maria a Mare abbia luogo sabato 1 luglio partendo da Fermo alle 6,15 circa e tornando poco prima di mezzod\u00ec. Possono prendere parte a questo pellegrinaggio anche persone non iscritte all\u2019Azione Cattolica. La prego di avvisare le anime di buona volont\u00e0 della sua parrocchia. Era nota la prassi del fermano beato Antonio Grassi di andare pellegrino al santuario di S. Maria per dar soluzione alle controversie che nel 1648 avevano portato all\u2019uccisione del Governatore; cos\u00ec anche in quei frangenti si tornava pellegrini alla Madre del popolo, la Madre di Ges\u00f9 principe della pace. Da nessun altro intervento don Luigi poteva sperare la cessazione degli abomini scatenati dai dittatori; soltanto dalla Mediatrice della riconciliazione.<\/p>\n<p>La guerra scongiurata dal papa, in Italia fu imposta da Mussolini nel giugno 1940. Aumentavano i disagi, scarseggiavano i beni di prima necessit\u00e0. I pensieri delle famiglie che avevano i figli sotto le armi, erano i pensieri di don Luigi. Taceva per non far lamentele scoraggianti, ma pregava e rimaneva in buoni rapporti con tutti, fossero favorevoli o contrari alla guerra. Con i giovani ed adulti che partivano stabiliva un legame che manteneva per corrispondenza. La catastrofe omicida era ancor pi\u00f9 disumana per lo sterminio degli ebrei. Anche nei campi di concentramento del Piceno c\u2019erano questi internati. A Servigliano l\u2019arciprete d. Viozzi consegnava loro le Bibbie in lingua ebraica inviategli dal rabbino E. Toaff.<\/p>\n<p>In mezzo alle angosce, la gente sentiva il bisogno di dare un senso a quella tragica prova di disumanit\u00e0 che metteva a rischio la sopravvivenza delle persone e delle famiglie. Don Luigi ascoltava tutti e ispirava la calma anzitutto con il suo atteggiamento sereno, ma pur pensoso e raccomandava il vivere da cristiani con la coscienza retta, onesta, senza cedere a frenesie. Invitava ogni famiglia a recitare il s. Rosario. Tra le amarezze incoraggiava ad avere fiducia nella Madonna Mediatrice e svolgeva un apostolato di riconciliazione per pacificare i cuori. Aiutare, non sgomentarsi, agire per amore di Dio. Riflessivo e comprensivo andava alla radice dei problemi e lavorava in profondit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel 1941 moriva l\u2019arciv. Attuoni, gli succedeva mons. Perini, consacrato vescovo dal card. Schuster, dichiarato poi beato. Le autorit\u00e0 locali riverivano il nuovo arcivescovo. Don Leonardi fu subito apprezzato e destinato come cappellano degli Avieri presso l\u2019ex brefotrofio, collegio degli Artigianelli. Inoltre fu scelto dall\u2019arcivescovo anche come cappellano del campo di concen\u00adtramento poi di raccolta dei profughi a Monturano ed a Fermo.<\/p>\n<p>Don Luigi tra i militari ascoltava, ammoniva, celebrava la s. Messa. Per la Pasqua 1943 dava un santino agli allievi del distaccamento Scuola di sanit\u00e0 della regia aeronautica in Fermo: Sotto la tua materna protezione, o Vergine delle Ali, voglio essere buon cristiano e tener sempre alto l\u2019onore della mia divisa, non profanando le labbra con la bestemmia, la mente e il cuore con pensieri e desideri che mi farebbero arrossire. In mezzo a loro era l\u2019amico ed il ministro di Dio in grado di comprendere i loro pensieri e di sorreggerli nell\u2019onest\u00e0 e nel servizio sanitario.<\/p>\n<p>Negli anni 1942 e 1943 venivano accolti in diocesi gli sfollati da molte citt\u00e0 d\u2019Italia e dalle citt\u00e0 della costa adriatica e dalmatica; erano in pessime condizioni. Dopo l\u2019armistizio dell\u20198 settembre, cominciarono i mitragliamenti sui paesi costieri. Si verific\u00f2 un massiccio sfollamento verso l\u2019interno. Porto Civitanova &lt;Marche&gt; subiva un mitragliamento a tappeto il 27 novembre 1943, vi moriva il sacerdote Nazzareno Franceschetti tra le macerie della casa. Ogni parroco capiva le emergenze. Don Luigi si trovava a provveder alloggio e vitto ai profughi. Si distinsero nei soccorsi per sensibilit\u00e0 e impegno le donne giovani e adulte. Pio XII aveva detto: La schiera femminile pare sia penetrata in tutto il terreno della vita del popolo.<\/p>\n<p>Non lamento, ma l\u2019azione \u00e8 il precetto dell\u2019ora&#8230;riunirsi nello spirito di verit\u00e0, di giustizia e di amore al grido \u2018Dio lo vuole\u2019- diceva il radiomessaggio papale del natale 1942. L\u2019Azione Cattolica era coinvolta secondo i nuovi statuti che gli davano un ruolo non politico ma religioso. Nell\u2019archidiocesi fermana c\u2019erano 108 associazioni di A.C. nel 1943, pi\u00f9 di una per paese.<\/p>\n<p>Nella festa dell\u2019Immacolata del 1943, anniversario della prima s. Messa per don Luigi e lancia un appello ai parrocchiani: alla lettera per ogni famiglia univa una cartolina di desiderata risposta. Sicuri di fare cosa tanto gradita alla Madonna e ripromettendoci da Lei potente e buona la valida protezione su noi, sulle nostre case, sui nostri cari lontani e in pericolo, ed implorando sopra ogni altra cosa il gran dono della Pace, PROMETTIAMO DI RECITARE OGNI GIORNO IN FAMIGLIA IL SUO SANTO ROSARIO. Ogni capofamiglia era esortato a dare l\u2019impegno, entro la festa del beato Antonio Grassi. Questa decisione era promossa ufficialmente dall\u2019arcivescovo, in unione con i papa, secondo la raccomandazione della Madonna a Fatima, \u201cLa Madonna del Rosario \u201d<\/p>\n<p>Gli anni quaranta del secolo XX sono stati considerati \u2018anni difficili\u2019, dalla guerra alla ricostruzione, dalla dittatura alla democrazia, dalle acerbit\u00e0 alla riconciliazione. Scriveva mons. Vagnoni alle parrocchie: Il nostro Arcivescovo \u00e8 stato sempre presente nell\u2019evolversi di tanti tumultuosi mutamenti di forme e di costumi, mostrando equilibrio, saggezza, giusto rilievo dei fatti salienti dal gorgo della vita sociale del tempo e non si \u00e8 mai stancato di riallacciare tutto ad un disegno di provvidenza e di speranza. Don Luigi infatti utilizzava le risorse della carit\u00e0 e della speranza con piena fiducia nell\u2019onnipotenza divina che dal male trae il bene e usava garbo, pacatezza, impegno solerte per ogni persona perch\u00e9 \u201cIl Regno di Dio \u00e8 vicino\u201d.<\/p>\n<p>Dal 1940 era stata scritta una breve biografia della presidente dell\u2019Azione Cattolica femminile di Casette d\u2019Ete, Manetta Gioia. L\u2019aveva redatta don Luigi Zega che era stato, per un periodo, suo direttore spirituale e l\u2019aveva fatto su richiesta del Consiglio superiore della Giovent\u00f9 femminile Cattolica di Milano che aveva promesso di pubblicare una raccolta di biografie documentate sulle socie morte lasciando buon nome di s\u00e9, ad edificazione delle iscritte.<\/p>\n<p>PIAGHE DA SANARE &#8211; 1944<\/p>\n<p>Don Luigi dava una spiegazione delle tragedie del momento nel notiziario parrocchiale per la festa dell\u2019Immacolata 1943: \u201cSolo questa donna non ha bisogno di purificazione, perch\u2019Ella \u00e8 Immacolata! &#8230;Abbiamo cercato di mettere la terra contro il cielo, il nostro orgoglio ci ha fatto prendere verso Dio l\u2019atteggiamento preso dai nostri progenitori; abbiamo tentato di sbalzare Dio dal suo trono, abbiamo tentato di annientarlo in nome della scienza, del progresso, della civilt\u00e0 umana! Che cosa \u00e8 avvenuto? In un momento, questo paradiso costruito dalle nostre mani, si \u00e8 cambiato in un deserto e quel progresso che aveva saputo trovare mezzi nuovi, meravigliosi per rendere pi\u00f9 comoda e lieta la vita, \u00e8 servito e serve per distruggere, in poco tempo, tutto ci\u00f2 che formava il nostro orgoglio, per far piangere milioni di innocenti, per procurare pi\u00f9 facilmente la morte a tanta giovent\u00f9! Forse mai, in tutta la vita dell\u2019umanit\u00e0, l\u2019uomo \u00e8 stato tanto simile al primo uomo, come in quest\u2019ora\u201d. Chiedeva ai fedeli di consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria: \u201c Il rinnovato appello del s. Padre a ricorrere con fiducia alla Madonna e le paterne esortazioni dei mons. Arcivescovo determinino la nostra volont\u00e0 ad accogliere l\u2019arma di salvezza additataci dal cielo in quest\u2019ora grave per l\u2019umanit\u00e0: Preghiera e penitenza\u201d sull\u2019esempio del beato Antonio Grassi fermano. Don Luigi era mirabilmente concreto ed operoso.<\/p>\n<p>Tra i lutti e le rovine senza numero, riservati dalla guerra all\u2019Italia, nel 1944 ci fu l\u2019invasione nazista. Il 18 giugno 1944 finalmente arrivavano le truppe alleate a San Benedetto del Tronto, mentre i soldati di Hitler si ritiravano e andavano distruggendo i ponti dopo il loro passaggio. In attesa della loro resa gli alleati bombardavano i luoghi dove i nemici potevano annidarsi. Don Luigi seguiva fedelmente le indicazioni dell\u2019arcivescovo per attuare tutti gli interventi della Pontificia Commissione di Assistenza. Le autorit\u00e0 fasciste locali o fuggite o nei nascondigli, avevano abbandonato ogni assistenza agli abitanti. In momenti tanto difficili don Luigi svolse una preziosa opera sacerdotale. I parroci restavano \u2018sulla breccia\u2019, fedeli all\u2019impegno con cui avevano offerta la loro vita a Cristo per il Suo popolo. Gli idoli e miti erano crollati; il partito fascista si era sfaldato. Si verificavano casi di cinismo contro gli umili inermi cittadini; avvenivano anche vendette per i soprusi subiti. Don Luigi stava a difendere la dignit\u00e0 e la sopravvivenza di ogni persona collaborando con l\u2019arcivescovo. A Fermo c\u2019erano tedeschi, polacchi, sloveni, russi, ebrei e persone di altre nazionalit\u00e0: per don Luigi tutti erano figli di Dio.<\/p>\n<p>A Fermo si venera la Madonna del Pianto in ricordo del pianto dell\u2019immagine mariana sulla mano di un fratello che aveva colpito con coltello il proprio fratello. Il santuario \u00e8 diocesano ed ogni anno vi si svolgeva il settenario di preghiere con grande afflusso di fedeli. Gi\u00e0 durante la prima guerra mondiale l\u2019arciv. Castelli aveva affidato alla Madonna la salvezza della cittadinanza fermana con felice esito. Il pianto della mamma celeste sulla violenza fratricida era simbolo della divina misericordia nel 1944 tra l\u2019imper\u00adversare degli scontri tra \u201cpatrioti e repubblichini\u201d dopo il tracollo del regime. Mons. Perini annunciava con una lettera pastorale \u2018L\u2019ora della carit\u00e0\u2019 per liberare i cuori dall\u2019odio vendicativo ed oppressivo. Si fece pubblico voto di affidamento alla Madonna e la citt\u00e0 si trov\u00f2 salvaguardata dalla distruzione.<\/p>\n<p>Degli anni funesti della guerra sono stati scritti molti ricordi, talora per recriminare e rivendicare antiche ragione contro gli avversari. L\u2019umilt\u00e0 ed il coraggio guidavano don Luigi tra gli opposti scogli in un cammino di pace. Il Vangelo della vita allontana da ogni crimine, condivide le sofferenze, aiuta a sopravvivere. Don Luigi non si contentava di dare un pane, dava misericordia e perdono.<\/p>\n<p>Dall\u2019autunno 1943 alla primavera 1945 l\u2019antifascismo cristiano fondava un autentico spirito democratico, difendeva la vita di ogni cittadino, evitava l\u2019uso delle armi e soccorreva la gente povera. Gli antichi adoratori della forza delle armi italiane di fronte al vescovo ed al parroco abbassavano la testa e chiedevano aiuto e conforto. Nel luglio 1944 si compiva la liberazione dalla guerra. La Chiesa era la guida nelle opere di bene, nella resistenza non violenta, ma spirituale e coraggiosa contro il male, senza pregiudizi di partito e senza opportunismi, affermava la dignit\u00e0 di ogni persona umana contro gli odi e le vendette.<\/p>\n<p>L\u2019anno seguente, il 30 maggio 1945, il provicario d. Vagnoni scriveva una lettera ai parroci ricordando un anno pieno di ansie e di dure prove: l\u2019arcivescovo, vigilante ed operoso nel momento del pericolo si preoccupava che Fermo fosse dichiara citt\u00e0 \u2018ospitaliera\u2019; si mostrava dignitoso e libero di fronte a forze che avrebbero voluto stemperare la sua autorit\u00e0 di Pastore e la sua forza morale di difensore della sana libert\u00e0; agiva per moderare gli animi, liberare i prigionieri, spingere alla ricostruzione; interveniva in mezzo ai fedeli nelle parrocchie; provvedeva alle necessit\u00e0 dei poveri e degli sfollati sia settentrionali che meridionali; era sensibile ad ogni desiderio e necessit\u00e0 per una migliore vita morale; riaffermava il legame tra la sua paternit\u00e0 spirituale ed i fedeli cristiani per dare vigore alla pace.<\/p>\n<p>Ora i prigionieri attendevano un sostegno, i profughi un alloggio, gli affamati la sopravvivenza. Don Luigi non voleva esser altro che un degno servo di Dio e della Chiesa in quell\u2019ora di redenzione spirituale e sociale. Comprendeva i sentimenti, il peso del passato, ma orientava lo sguardo verso il futuro: dimenticare il male ed andare avanti nel bene. Prendeva gli uomini per quel che erano e le croci di ciascuno dovevano servire per un avvenire illuminato dalla divina Provvidenza. A Fermo il comitato di liberazione era diretto dal siciliano don Morello, preside del liceo classico, che prospettava un nuovo ordinamento politico. Sono utili le lettere pubblicate dall\u2019arciv. Perini e diffuse come volantini alle date 4 aprile, 18 giugno, 20 giugno e 8 luglio 1944 per capire i doveri cristiani di quell\u2019era. A questi era fedele don Luigi, come per voto di obbedienza al successore degli apostoli.<\/p>\n<p>Il 18 giugno 1944 cos\u00ec scriveva l\u2019arcivescovo: Popolo di Fermo. A contatto quotidiano con Voi, in giorni di profonda tristezza, sento essere mio dovere pastorale raccomandare a tutti la calma dei forti. Si compiono destini che sono superiori, oggi, alla potenza mortale ed hanno le linee dei fatti storici che gli uomini possono iniziare, ma che Dio solo poi conduce a termine: \u00e8 da forti perci\u00f2, di fronte a tali eventi, stare coi nervi calmi e in serenit\u00e0 di spirito e in quella sincera concordia d\u2019intenti e di cuore che, ristabilita la normalit\u00e0, si tramuta in feconda collaborazione di forze e in fervore di opere. Fermani. Non diamo corpo alle ombre, evitiamo di ingrandire i fatti, non propaliamo notizie false; non affliggiamoci per mali futuri che magari non avverranno; aiutiamoci a vicenda con carit\u00e0 moltiplicata. A chiunque transiti o si fermi nella nostra Citt\u00e0, diamo la nobile sensazione della nostra umanit\u00e0, della nostra gentilezza d\u2019animo e di una piena concordia. Noi crediamo tutti in Dio che regge le sorti dei popoli: la nostra serenit\u00e0 \u00e8 ben fondata sulla certezza di essere vigilati da una Provvidenza Paterna e dall\u2019occhio di quella Madre Celeste che \u00e8 il Palladio della Citt\u00e0. E qualsiasi avvenire ci riserbi il Signore, affacciamoci ad esso senza odio, forti della nostra unit\u00e0 colla ricchezza di una fede e di una civilt\u00e0 e di tradizioni che non muoiono, e avremo sempre qualche cosa di invidiabile da accennare agli altri popoli, qualche cosa di prezioso da lasciare ai nostri figli. Imploro sulla citt\u00e0 e sui suoi abitanti la Benedizione di Dio. Fermo, 18 Giugno 1944. + Norberto Perini. Arcivescovo e Principe.<\/p>\n<p>Poco dopo mons. Perini lanciava un accorato appello: Cittadini. Siamo nell\u2019ora nostra pi\u00f9 acuta, nell\u2019ora in cui sta risolvendosi la tragedia che ci ha tenuti per mesi e mesi sotto un incubo affannoso; stiamo come per uscire da un \u2019oscura caverna misteriosa che avrebbe potuto ogni momento esserci tomba. Dipende da noi che tale uscita sia verso un orizzonte sereno, di sole, o verso un orizzonte ancora fosco e minaccioso. Se noi ci affacciassimo all\u2019ora che scocca con animo avvelenato di odio, con propositi di vendetta, con mentalit\u00e0 di distruzione: noi apriremmo una pagina anche pi\u00f9 angosciosa e cruenta di quante non se ne chiudano, finalmente! Che anche a questo mondo ciascuno abbia ci\u00f2 che si merita, raccolga ci\u00f2 che ha seminato, e che i crimini perpetrati contro la Societ\u00e0 abbiano la loro punizione: \u00e8 in quel vivo senso di giustizia con cui ciascun uomo nasce. Ma l\u2019esecuzione di questo programma di giustizia costituisce il venerando e difficilissimo ministero della legittima Autorit\u00e0. Se si pensasse di compierlo attraverso moti tumultuosi e passionali, a base di sfoghi di odi personali, si ripeterebbero quegli stessi errori e delitti contro cui s\u2019invoca giustizia. Non dunque distruggere, uccidere, vendicarsi: &#8211; gi\u00e0 troppo fu distrutto e odiato! \u2014 ma costruire, ridar vita a tutte le nostre cose, far risorgere da oggi, da subito, quanto la barbarie ha creduto di distruggere. Affacciarsi all\u2019avvenire con questa mentalit\u00e0 positiva, niente verbosa, tutta costruttiva: ecco l\u2019appello che io, Pastore, lancio al mio Popolo in questa svolta della sua storia, e lancio con fiducia particolare alla Giovent\u00f9, cui \u00e8 riserbata la gloria e la gioia di riportare l\u2019Italia ai suoi alti destini. Su questa via non vi mancher\u00e0 l\u2019aiuto della Santa Chiesa, non vi mancher\u00e0 la Benedizione di Dio. Fermo, 20 giugno 1944. + Norberto Perini. Arcivescovo e Principe.<\/p>\n<p>Significativa \u00e8 la lettera dell\u20198 luglio 1944 indirizzata ai parroci: M.R. Signor Parroco, a quindici giorni dalla nostra liberazione sento vivo il desiderio di rivolgere una parola al mio Clero e ai miei fedeli. Dir\u00f2 innanzi tutto l\u2019ansia dolorosa che abbiamo avuto per quella parte di Diocesi che sta sulle rive e al di l\u00e0 del Chienti. Per molti giorni il cannone che tuonava ci si ripercuoteva con vivo strazio nel cuore perch\u00e9 pensavamo che poteva offendere le nostre care Parrocchie di Casette d\u2019Ete, S. Filippo al Chienti, Monte San Giusto, Corridonia, Colbuccaro, S. Claudio, Morrovalle, Montecosaro, Civitanova, Fontespina, Potenza Picena, S. Girio. Abbiamo perci\u00f2 iniziato il settenario della Madonna del Pianto con due intenzioni: ringraziare la Madonna per la protezione accordataci e di scongiurala perch\u00e9 affrettasse la liberazione del lembo settentrionale dell&#8217;Archidiocesi. La Madonna ci ha esauditi. Cosicch\u00e9 la incoronazione che la Domenica 2 Luglio abbiamo potuto fare, ripetendo il gesto filiale di due illustri Arcivescovi di Fermo, il Card. Filippo De Angelis (10 Settembre 1843) e il Card. Amilcare Malagola (8 Giugno 1879) si pu\u00f2 dire senza retorica un ossequio prestato alla Madonna del Pianto da tutta l\u2019Archidiocesi moralmente unita sotto il Suo manto protettore. Passato il primo entusiasmo dello storico avvenimento occorre che ci guardiamo intorno a prendere sapiente contatto con la realt\u00e0 e ad orientarci per l\u2019avvenire. La realt\u00e0 \u00e8 questa: &#8211; che quantunque noi siamo stati liberati dal tremendo incubo che ci opprimeva, la guerra non \u00e8 finita. Tante altre Regioni della nostra Italia giacciono ancora nelle condizioni in cui noi ci trovavamo un mese fa e pu\u00f2 essere che non tutte se la cavino con danni inferiori al previsto, come il Signore ha concesso a noi. Questo pensiero ha delle conseguenze. Prima di tutto dobbiamo continuare a Pregare e ad informare la nostra vita a quei criteri di condotta cristiana, di austerit\u00e0 e di mortificazione che sono in tono collo stato di guerra. In secondo luogo dobbiamo continuare a sottostare a quelle privazioni che sono portate dalla necessit\u00e0 della guerra, senza ingiuste lamentele e recriminazioni. Tali sono le leggi che si riferiscono al tesseramento, agli ammassi, al servizio militare, ai servizi del lavoro, all\u2019oscuramento, al coprifuoco, ai calmieri, ecc. In terzo luogo dobbiamo sentire il dovere di non creare difficolt\u00e0, anzi di portare il contributo della pi\u00f9 onesta buona volont\u00e0 alle Autorit\u00e0 costituite. So, per esempio, che in quasi tutti i Comuni della Diocesi, cominciando da Fermo, occupano i posti di Governo persone di buona volont\u00e0, le quali si danno da fare per riportare il pi\u00f9 rapidamente possibile il Paese allo stato di normalit\u00e0: in alcuni luoghi non \u00e8 cosa facile: bisogna rifabbricare ponti, ripristinare cabine elettriche, aggiustare strade, riassettare silos, accomodare vertenze sorte nei primi giorni, stroncare pessime abitudini di mercato nero, provvedere alle partenze degli sfollati, riprendere le comunicazioni, acquistare e far giungere derrate: \u00e8 onesto che tale lavoro fecondo e spinoso non solo non sia turbato, ma sia facilitato dalla spontanea, volonterosa collaborazione di tutti coloro a cui sta a cuore il vero bene del loro Paese. In questi tempi \u00e8 richiesta assolutamente la unit\u00e0 degli animi e delle forze. Questo accenno mi richiama a dirvi una parola sui partiti politici. I partiti politici sono conseguenza inevitabile della libert\u00e0. Nulla vieta perci\u00f2, in regime di libert\u00e0, che si formino partiti e che ciascuno tenda verso l\u2019uno o l\u2019altro di essi. La S. Religione ha una sola regola, ma fondamentale, da dare a questo proposito ed \u00e8 che ciascuno deve attenersi a quel partito politico, se c \u2019\u00e8, che, secondo la sua coscienza, \u00e8 il pi\u00f9 conducente al benessere della Societ\u00e0. Per i Cristiani quindi \u00e8 necessario che il partito politico sia tale che non solo non prescinda dai dettami della Fede, ma interpreti e risolva le questioni sociali nella luce dei principi e dei precetti evangelici perch\u00e9 non ci pu\u00f2 essere un Cristiano che possa essere convinto il vero bene potersi avere senza la Fede, senza la certezza della vita futura, senza l\u2019osservanza della S. Legge del Signore. Per (questo) siamo addolorati che ci sia chi si propone, come cosa pi\u00f9 urgente, di strappare al popolo la fede in Dio e la pratica religiosa. Non ricominciamo colle declamazioni vuote, colle promesse mirabolanti, coi paroloni senza costrutto; lasciamo al popolo tutto quello che ha di bene e aggiungiamogliene dell\u2019altro, se ci \u00e8 possibile: ecco il vero programma sociale di ogni partito. Comunque a me pare che le condizioni in cui ci troviamo, se ci permettono uno studio per orientarci, non ci permettono, oggi, di iniziare le lotte di partito che sono ammissibili in tempi di normalit\u00e0: oggi la lotta per la liberazione completa e per la ricostruzione della Patria deve far tacere tutte le altre e ci deve affratellare in uno sforzo comune che non ammette incrinature. Purtroppo si sono affacciati qua e l\u00e0 fenomeni di personalismi, di vendette private e fors\u2019anche ci fu chi bram\u00f2 di contaminare col sangue fraterno questi primi albori di pace e di libert\u00e0. Non ci riuscirono, grazie a Dio, e fu un bene anche per essi poich\u00e9 chi fa il male agli altri apre un conto terribile che finisce sempre col male proprio. In questo laborioso e decisivo momento storico, che faceste voi, miei Sacerdoti? Ho il piacere di rendervi testimonianza che tutti avete influito per ottenere quella pacificazione degli animi che \u00e8 feconda di prosperit\u00e0. Avete avvicinato persone di tutte le nazionalit\u00e0, di tutti i partiti, di tutte le tendenze, come \u00e8 preciso vostro dovere, ed avete sventate minacce, spaventi, odi, avvicinati cuori, chiarite posizioni, salvati innocenti. Avete separato le causa di quelli che avevano fatto il male e meritavano che la giustizia li punisse da quelli che solo avevano pensato a un modo diverso, perch\u00e9 se il rubare, l\u2019uccidere, il rovinare le famiglie, il tradire la Patria sono delitti, non \u00e8 delitto il pensarla onestamente e senza interesse ad un modo piuttosto che all\u2019altro. Cos\u00ec che tutte le Autorit\u00e0, tanto le nazionali quanto quelle straniere hanno riconosciuto l\u2019alto valore dell\u2019opera vostra. Che se qualcuno, ora o poi, vi accusasse di aver insistito troppo sulla pace, di questa accusa vi glorierete, ricordando che la pace \u00e8 il dono e la predicazione di Cristo: c\u2019\u00e8 qualcuno che non sa che il nostro ministero \u00e8 di pace? E c\u2019\u00e8 qualcuno che dopo l\u2019esperienza disastrosa di tanti anni di guerra, non riconosce che al bene della Societ\u00e0 \u00e8 essenziale la pace? Su queste direttive continuate l\u2019opera vostra; a questi principi educate le persone che possono collaborare con voi, specie i militi dell\u2019Azione Cattolica, e il Signore vi conceda la grazia di poter essere per tutti i vostri fedeli, nessuno escluso, e tanto meno i pi\u00f9 lontani, il porto a cui si rifugino nei momenti pi\u00f9 gravi della vita. E voi, miei fedeli, incamminatevi verso l\u2019avvenire che il Buon Dio ci voglia concedere meno luttuoso del passato, col proposito di stringervi pi\u00f9 fedelmente a quei principi su cui non si distrugge, ma si edifica per questa e per l\u2019altra vita. La grazia di Dio sia con voi e vi accompagni la mia Benedizione. Fermo, 8 luglio 1944 + Norberto Arcivescovo.<\/p>\n<p>Di fronte a distruzioni, omicidi e altri problemi, il monito dell\u2019arcivescovo fermano agiva per far risorgere subito tutto quello che la barbarie aveva potuto distruggere. La Chiesa faceva trionfare la riconciliazione. Anche Romolo Murri, gi\u00e0 scomunicato, riceveva l\u2019abbraccio di Pio XII e concludeva la sua esperienza terrena nel 1944 con i conforti religiosi. Lo stesso Romolo Murri, fondatore, nel 1899 a Miano, della Lega Democratica Cristiana, aveva scritto: L&#8217;Italia \u00e8 una nazione adatta a resistere al pragmatismo americano. Ci fu infatti un radicale mutamento di mentalit\u00e0 con cui gli Italiani cambiarono molte abitudini. Ad esempio si diffondeva la cosiddetta \u2018morale della situazione\u2019 per cui i criteri di comportamento potevano dirsi solo occasionali. Don Luigi voleva radicare nella Fede i valori e sosteneva la moralit\u00e0 con la pratica della preghiera. Indicava l\u2019esempio della Madonna come segno di coerenza e come sostegno.<\/p>\n<p>Ogni invito all\u2019azione di Pio XII era un incoraggiamento per don Luigi a fare anche lui le stesse cose. Ricordava il papa inginocchiato sulle macerie del quartiere San Lorenzo di Roma, dopo il bombardamento americano del 1944, collaborava pienamente con la Pontificia Commissione di Assistenza a favore dei bisognosi di qualsiasi condizione. Sentiva il dovere di sottrarre le persone dalla persecuzione politica.<\/p>\n<p>L\u2019arciv. Perini nella visita pastorale del 1945 non registrava semplicemente l\u2019andamento della vita diocesana, ma promuoveva novit\u00e0 nell\u2019evangelizzazione. Uno dei problemi che don Luigi affrontava era la scristianizzazione dei fedeli ed il lassismo amorale. Leggiamo qualche sua nota per poi vedere i decreti vescovili che lui ebbe ad eseguire con obbedienza consapevole e responsabile.<\/p>\n<p>Scriveva don Luigi: Inconvenienti rilevanti non sembra ci siano, ma \u00e8 tutta un\u2019atmosfera generale di rilasciamento tale che anche i migliori indulgono alla gi\u00e0 trita e purtroppo dannosa formula: ebbene che male c\u2019\u00e8?. Ed ecco la poca cura nell\u2019educazione dei figli lasciandoli troppo liberi e con compagni non sempre buoni: liberi nei divertimenti &#8211; nelle letture &#8211; negli amoreggiamenti con una certa disponibilit\u00e0 da spendere pi\u00f9 o meno bene perch\u00e9 \u2018\u00e8 bene lasciare ai figli qualche cosa per divertirsi\u2019. I genitori ripetutamente richiamati per la poca frequenza dei figli al catechismo parrocchiale, ben pochi si danno per intesi. Vita facile e comoda &#8211; Tenore di vita superiore alla possibilit\u00e0 economica e quindi &#8230;-Poca cura del precetto festivo.<\/p>\n<p>L\u2019arciv. Perini in seguito alla sua visita scriveva le decisioni per la parrocchia di san Matteo apostolo. Molte consolazioni abbiamo avuto nella S. Visita Pastorale alla Parrocchia di S. Matteo, perch\u00e9 vi abbiamo trovato non solo tanto bene, ma un desiderio fervoroso di maggior bene, specie nel campo dell\u2019Apostolato e della carit\u00e0. Abbiamo constatato che l\u2019opera del Parroco non pu\u00f2 avere tutta la buona influenza che sarebbe nata ad avere, sia perch\u00e9 la Chiesa Parrocchiale \u00e8 situata all\u2019estremo limite della Parrocchia, sia perch\u00e9 nel territorio della Parrocchia sorgono altre tre Chiese di cui una sola diretta dal Parroco. In attesa di una migliore sistemazione dei confini parrocchiali cittadini, esortiamo vivamente i fedeli a frequentare la Chiesa Parrocchiale almeno per le funzioni pi\u00f9 direttamente parrocchiali, come sono la Messa festiva e il Catechismo per gli adulti e per i fanciulli. Allo scopo di dar vita all\u2019insegnamento religioso parrocchiale si istituisca la Confraternita della Dottrina Cristiana conforme all\u2019ordine del Can 711 C.J.C. e alle istruzioni del Concilio Plenario Piceno. Abbiamo notato la bassa percentuale degli iscritti all\u2019Azione Cattolica: certo \u00e8 da curare la qualit\u00e0 pi\u00f9 che la quantit\u00e0: tuttavia \u00e8 il momento di estendere a molti i benefici della formazione religiosa propria dell\u2019Azione Cattolica. Si istituisca il Gruppo degli Uomini Cattolici. La Chiesa \u00e8 ben costruita e ben tenuta. Occorre riprendere le pratiche per ottenere dall\u2019annesso Tribunale locali di abitazione per il Parroco, cosicch\u00e9 l\u2019attuale casa possa servire in tutto o in parte a sede dell\u2019Azione Cattolica&#8230;<\/p>\n<p>Don Luigi accolse le decisioni adoperandosi ad eseguirle.<\/p>\n<p>Ai parrocchiani don Luigi scriveva una lettera, ricordando gli impegni della S. Messa festiva, del catechismo agli adulti e ai fanciulli, del S. Rosario in casa come da impegno preso per onorare quotidianamente la Madonna e Levitar gioco e bestemmia che sfasciano la bella armonia della casa cristiana. Considerava la chiesa della Madonna delle Grazie un \u2018piccolo santuario\u2019 , lo aveva fatto riaprire a sue spese avendolo trovato chiuso perch\u00e9 fatiscente. Aveva premura anche per la S. Icone dato il deterioramento dell\u2019intonaco su cui era stata affrescata.<\/p>\n<p>LA CARIT\u00c0\u2019 DIOCESANA, 1940 &#8211; 1945<\/p>\n<p>Nel 1939 l\u2019allora sostituto della segreteria di Stato Montini organizzava, per incarico di Pio XII, un ufficio informazioni per soccorrere i prigionieri ed i dispersi e per alleviare le sofferenze derivanti dalle distruzioni della guerra. La Pontificia Commissione di Assistenza realizz\u00f2 una vasta serie di interventi caritativi e sociali, in continuit\u00e0 e con discrezione, in numero non quantificabile, data la riservatezza, ma diretti ad ogni ceto, senza distinzione di razza, compresi gli ebrei. Come dichiarava Pio XII nel radiomessaggio natalizio del 1942, il nazismo mandava alla morte centinaia di migliaia di uomini senza loro colpa, con pretesti di nazionalit\u00e0 o di razza. Il mondo non lo sapeva ancora. In eco alle denunce del papa, don Luigi si rese conto che occorreva soccorrere i perseguitati. Quando vide la gente aggredita dagli oppressori, non fugg\u00ec, rimase al suo posto a difendere quei figli di Dio.<\/p>\n<p>La seconda guerra mondiale fu un periodo di eroismo per il clero che con delicatezza e generosit\u00e0, invece che nascondersi, provvedeva all\u2019assistenza e con opere di misericordia risolveva i problemi emergenti nei limiti delle possibilit\u00e0. Uno dei problemi dopo l\u20198 settembre 1943 era dare una sistemazione ai prigionieri fuggitivi. Sotto la guida dell\u2019arcivescovo i parroci prelevarono il grano loro dovuto dall\u2019assegnazione pubblica, evitando che fosse trafugato dai tedeschi e lo distribuirono a prezzo modicissimo o gratuitamente a chi era nel bisogno.<\/p>\n<p>La Pontificia Commissione di assistenza ai profughi era un organismo caritativo creato dal papa per far fronte ai gravissimi problemi causati dallo sfollamento dei paesi bombardati e dalla fuga dai campi di prigionia. All\u2019ufficio nazionale italiano c\u2019era il marchigiano don Baldelli che si serviva di uffici decentrati nelle singole diocesi. I parroci seguivano la sorte dei loro giovani. La ricerca di notizie sui prigionieri, sugli ospedalizzati o dispersi avveniva tramite gli uffici diocesani, come pure l\u2019invio di aiuti.<\/p>\n<p>Merita che sia pubblicato pur sommariamente, l\u2019ordinamento della Pontificia Commissione Assistenza Profughi perch\u00e9 poco o affatto conosciuto. La Presidenza aveva una segreteria con due uffici, uno amministrativo e l\u2019altro organizzativo. Nell\u2019ufficio amministrativo i comparti erano: schedario e ricerche; rimpatrio e informazioni; consulenza legale; amministrazione; magaz\u00adzini. Nell\u2019ufficio di organizzazione: campi e assistenza religiosa; assistenza sanitaria; assistenza tecnica; raccolta; stampa. Ecco le competenze: = Presiden\u00adza: la commissione secondo le direttive del presidente esamina i problemi generali, impartisce le disposizioni tramite la segreteria ai diversi uffici ed attivit\u00e0; istituisce gli uffici diocesani e ne promuove l\u2019attivit\u00e0; si riserva la trattazione degli affari generali e riservati, i rapporti con la Santa Sede, con gli Em. Cardinali, con le autorit\u00e0 ecclesiastiche civili. = La Segreteria trasmette gli ordini della Presidenza agli uffici; tratta le questioni del personale e della disciplina; smista la corrispondenza e provvede al protocollo e all\u2019archivio generale. = L\u2019Ufficio amministrativo e l\u2019Ufficio Organizzazione: ciascuno controlla le diverse attivit\u00e0 dipendenti ed \u00e8 responsabile verso la Presidenza dell\u2019esecuzione degli ordini impartiti. I comparti avevano precise competenze. 1= Schedario e ricerche: cura la tenuta dello schedario generale dei profughi e provvede al servizio ricerche a mezzo della radio vaticana e degli uffici diocesani. 2= Rimpatrio ed informazioni: attua il rimpatrio dei profughi non ospitati nei campi, centri ed ospedali; provvede alla distribuzione dei biglietti; cura il servizio informazioni al pubblico. 3= Consulenza legale: studia e d\u00e0 direttive in merito alle questioni legali della P.C.A.P. e dei profughi. 4= Amministrazione: ha la responsabilit\u00e0 amministrativa di tutte le attivit\u00e0 della P.C.A. e cura le relative contabilit\u00e0 e l\u2019economato. 5= Magazzino: provvede alla custodia e manutenzione delle merci e derrate e alla prenotazione e distribu\u00adzione dei viveri agli impiegati. 6= Campi e assistenza religiosa: provvede all\u2019assistenza materiale e spirituale dei profughi dei concentramenti, campi ed ospedali e ne attua il rimpatrio; attua il rimpatrio di comunit\u00e0 religiose; tratta problemi relativi all\u2019attivit\u00e0 religiosa dei parroci profughi. 7= Assistenza sanitaria: provvede alla raccolta e distribuzione dei medicinali all\u2019istituzione e funzionamento di ambulatori della P.C.A.P. studia il problema sanitario generale dei profughi, specialmente ai fini del rimpatrio. 8= Assistenza tecnica: studia e d\u00e0 direttive in merito alle questioni tecniche del restauro e ricostruzioni specialmente di chiese, istituti religiosi ecc. 9= Raccolta: provvede alla raccolta delle offerte e controlla l\u2019attivit\u00e0 della P.C.A.P.; attraverso la stampa; cura il servizio radio, foto, cinematografico; segnala alla Presidenza i problemi inerenti ai profughi prospettati dalla stampa.<\/p>\n<p>Notevolissima \u00e8 stata l\u2019opera svolta dalla commissione pontificia a Fermo sotto la direzione di don Luigi. Dal settembre 1943 all\u2019agosto \u201944 fu svolta una molteplice, intensa attivit\u00e0: si attivarono le \u2018Famiglie della S. Vincenzo\u2019 che l\u2019arcivescovo un\u00ec agli uomini ed alle donne della Carit\u00e0 con cui venne avviata un\u2019assistenza assidua e amorosa, morale e materiale, dando tetto, vestiti, cibi. Si apr\u00ec l\u2019Ufficio Sfollati nel cortile dell\u2019arcivescovado ove venivano registrate le famiglie e assegnati i letti. Si aprono il collegio maschile ed i dormitori negli edifici scolastici con il permesso delle autorit\u00e0. Le Damine fanno il turno due e tre per volta addette a registrare le famiglie e le loro necessit\u00e0 e propongono la visita alle famiglie pi\u00f9 bisognose. Raccolgono dagli offerenti aiuti in denaro e in generi. I giovani della Conferenza di S. Vincenzo trasportano con cesti le merci al magazzino. Le Dame curano le prenotazioni per la partecipazione al refettorio, stabiliscono le visite agli ammalati in ospedale o nelle case, curano le pratiche per il ricovero delle giovanette presso istituti e anche degli anziani presso l\u2019asilo per i vecchi poveri.<\/p>\n<p>Circa 110 famiglie ricevevano dalle 500 alle 550 minestre presso il refettorio sfollati ed altre presso gli alloggi. Al gioved\u00ec si serviva spesso pastasciutta con qualche fetta di carne. In undici mesi spesso il pasto fu completo: salato, pastasciutta, carne con contorno, vino, frutta. Al servizio c\u2019erano le suore Gaetanine, le Damine della Carit\u00e0 che accudivano alla cucina. Don Luigi Leonardi era il presidente per la sezione sfollati; con l\u2019aiuto dei confratelli ha fatto enormi sacrifici affinch\u00e9 nulla mancasse. S\u2019era fatto acquisto di grano per confezionare pasta, di sei maiali per provvedere ai condimenti, di riso e di marmellata. In undici mesi vennero raccolte offerte in denaro per lire 216.460. Vennero assistite 305 famiglie con indumenti, legna, scarpe, imbottite, ortaggi, latte ed altro. All\u2019assistenza medica e culturale si univa l\u2019assistenza religiosa. Dopo il passaggio degli alleati dall\u2019agosto all\u2019ottobre \u201944, gli sfollati giovani, specialmente dell\u2019Italia meridionale ed insulare, ripartirono.<\/p>\n<p>Dall\u2019ottobre 1944 al 1945, don Luigi Leonardi presiedeva il Comitato di Assistenza in qualit\u00e0 di rappresentante dell\u2019arcivescovo presso l\u2019ente pubblico comunale e contemporaneamente era direttore della Sezione diocesana della Pontificia Commissione di Assistenza, che svolgeva di fatto la totalit\u00e0 dell\u2019assistenza. Presso l\u2019ex campo di prigionieri di guerra vicino al Tenna, venivano accolti gli sfollati dell\u2019Italia settentrionale. Don Luigi provvedeva anche all\u2019assistenza morale e religiosa coadiuvato dal padre cappuccino Fulgenzio da Lapedona e tre Figlie della Carit\u00e0. Vi si celebrava la s. Messa e altri sacramenti e si faceva la catechesi in un capannone adibito a cappella. Don Leonardi con cura fraterna vi si recava settimanalmente per i necessari collegamenti con il centro diocesano sfollati e per gli aiuti suggeriti dal cappellano; procurava lavoro a sette professionisti avvocati e professori. In altri campi collocava giovani agli studi, faceva ricoverare malati, si collegava con l\u2019ufficio vaticano d\u2019informazione; sistemava gli universitari in collegi adatti. L\u2019opera di don Leonardi era seguita dall\u2019arcivescovo Perini che si recava pi\u00f9 volte in visita agli sfollati. Una visita settimanale, don Leonardi chiedeva anche al personale della San Vincenzo, specialmente durante l\u2019invernata 1944-45 per recare indumenti e giocattoli ai bambini. Fuori del campo degli sfollati l\u2019assistenza pi\u00f9 impegnativa erano le 1.700 minestre al giorno in tre parti diverse. Il refettorio degli sfollati per pi\u00f9 di un mese fu allestito presso il Seminario diocesano.<\/p>\n<p>Oltre che a Fermo e Monte Urano il soccorso veniva prestato anche nelle singole parrocchie e se ne ha ampia relazione scritta da N.C.; da essa conosciamo atti di generosa solidariet\u00e0, appelli alle popolazioni per provvedere il necessario. La rispondenza era favorevole e gratuita. I sacerdoti davano l\u2019esempio. A Belmonte don Ruffino Brandii accolse circa 100 sfollati, dava loro indumenti e generi alimentari; agli sfollati di Bellaria offr\u00ec 1000 lire assieme con stoviglie, letto con materasso e sovvenzioni.<\/p>\n<p>A Montefiore don Serafino Prete apriva una scuola media superiore per circa 50 studenti sfollati con docenti pure sfollati e fece cos\u00ec guadagnare loro l\u2019anno scolastico.<\/p>\n<p>Tutti i preti dell\u2019archidiocesi pi\u00f9 o meno direttamente si sono trovati a contatto con giovani antifascisti e con perseguitati per ragioni di razza o di politica e procuravano loro il primo asilo per sottrarli ai nazifascisti. A Fermo don Leonardi con l\u2019opera di assistenza, quando si prevedeva il pericolo che alcuni sfollati fossero \u2018rastrellati\u2019 dai nemici, dava loro ricovero o all\u2019ospedale, o in casa di qualche amico, persino in manicomio o in carcere fino a che il pericolo non fosse scomparso. Spesso a segnalare i pericoli erano i parroci; tre ebrei passavano dal campo di concentramento di Servigliano alla casa di don Brunelli parroco a Belmonte, anche altri parroci fecero la stessa cosa. Fu attivata l\u2019assistenza in occasione di bombardamenti, operazioni militari, perquisizioni di persone o di beni, spedizioni punitive. Dopo l\u2019abbandono del territorio da parte delle truppe tedesche si impediva che avvenissero fatti di sangue. Molti sacerdoti fecero parte dei Comitati di Liberazione.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di tredicimila soldati inglesi e alleati pochi giorni dopo l\u20198 settembre \u201943 erano fuggiti dai campi di concentramento di Servigliano e Monturano. L\u2019organizzazione diocesana si prodigava tramite i parroci per dar rifugio, impedire la cattura da parte dei nazifascisti, fornendo abiti civili, ristoro e protezione; allo scopo il clero esortava i fedeli ad aiutarli e a salvarli. Non poche volte i sacerdoti dovettero subire persecuzioni per averli protetti o per aver benedetto le nozze di alcuni ex prigionieri con giovani italiane. L\u2019ospedale civile di Fermo fu un rifugio per soldati fatti passare come ammalati.<\/p>\n<p>L\u2019incaricato di tenere i contatti con i soldati al fronte o prigionieri era don Ennio Carboni cappellano militare, inviato dall\u2019arcivescovo a Bologna. Tramite don Morello furono salvati molti giovani coscritti fuggiaschi tanto che una decina di preti di Fermo rischiarono di essere deportati dai tedeschi.<\/p>\n<p>Nella lettera 22 dicembre 1944 don Luigi Leonardi scriveva alla Presidenza: Vi comunico che circa quanto ci si incarica di fare per i bambini sfollati in occasione del s. Natale, \u00e8 grazie a Dio un fatto compiuto poich\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 in favore di questi e di tutti gli sfollati \u00e8 stato un meraviglioso e benedetto crescendo. Mi permetto fare una succinta relazione riservandomi di mandare la completa non appena possibile. Ci si interess\u00f2 degli sfollati collocandoli presso buone famiglie, sin dal 2 gennaio 1944. Con l\u2019aumentare di questi, sotto l\u2019alta e paterna guida di mons. Arcivescovo, si inizi\u00f2 da parte della Conferenza di S. Vincenzo de\u2019 Paoli un\u2019assistenza pi\u00f9 ampia sostenuta dal generoso contributo di cuori e di borse nobilmente cristiane. Sin dal 5 settembre 1943 sono state somministrate in apposito refettorio oltre 500 minestre giornaliere e quasi sempre, per due volte alla settimana, il pranzo completo: ci\u00f2 per undici mesi. E\u2019 stata distribuita legna, indumenti in gran numero, piatti, pentole, bicchieri etc. nonch\u00e9 latte ed uova ai bambini ed agli ammalati. Dal 3 settembre u.s. ad oggi pacchi settimanali. Non \u00e8 stata trascurata, per quanto \u00e8 stato possibile, l\u2019assistenza spirituale con due tridui di predicazione proprio per gli sfollati. Il primo di questi tenuto dallo stesso mons. Arcivescovo. Bambini preparati spiritualmente e materialmente al completo per la Cresima e Prima Comunione &#8211; Accademia dinanzi al Presepio con pacco per i bambini &#8211; Cresima e Prima Comunione di adulti &#8211; matrimoni sistemati &#8211; ricovero in istituti di carit\u00e0 di bambini e di vecchi &#8211; visita a domicilio ed all\u2019ospedale degli ammalati da parte delle Damine di carit\u00e0 e delle Fucine. Dal 3 ottobre assistenza sotto altra forma di cui si potr\u00e0 dare relazione in appresso, in campo di concentramento e smistamento. Ora si sta preparando il dono d\u00ec Natale per i bambini da distribuire dinanzi al Presepio (borsa di paglia con castagne, aranci e speriamo&#8230;con un cappone ancora). Distinti saluti augurandovi dal Signore un felice Natale ed una feconda opera di bene. Sac. Luigi Leonardi \u2014 Sezione Diocesana Assistenza Sfollati. Fermo.<\/p>\n<p>Infine si riprometteva di recarsi ad avere presso la Sede (romana) qualche aiuto. Da questa lettera si comprende che la relazione sopracitata con sigla N.C. \u00e8 proprio la relazione qui promessa da don Leonardi.<\/p>\n<p>In proporzione della carit\u00e0 esercitata si vedeva la fecondit\u00e0 dell\u2019apostolato. Esiste una lettera scritta da Servigliano il 28 ottobre 1945 all\u2019arcivescovo. Eccellenza. I profughi Sloveni, nel campo di Servigliano, adunati oggi celebrano la festa di Ges\u00f9 Cristo Re. La salutano devotamente e nello stesso tempo esprimono la ferma volont\u00e0 di riconoscere sempre e dappertutto Ges\u00f9 Cristo come supremo ed eterno Re. Recandosi sul Campo l\u2019arcivescovo diceva di tenere viva la fede e di aver sempre la fiducia in Dio. Tra l\u2019altro si legge nel discorso scritto: Qualche volta costa professare tale fede. Non \u00e8 ignoto a voi, Sloveni del 1945, che il demonio si veste in mille fogge e ha pronte mille calunnie, cominciando dalla calunnia politica, per perseguitare i fedeli del Signore, e in ogni secolo anche in questo nostro, vuol godere la triste gioia di vedere i buoni piangenti, fuggenti dalle loro case, raminghi per altre terre. Allora il monito di Cristo suona cos\u00ec \u2018Abbiate fiducia in Dio\u2019.<\/p>\n<p>Il 2 febbraio 1946 l\u2019arcivescovo Perini parlava ai Croati profughi e nel discorso scritto si legge tra l\u2019altro: Sono venuto nel giorno della Purificazione della Madonna per benedire questa piccola campana. La solennit\u00e0 del giorno mi suggerisce di dirvi una parola sulla devozione alla Madonna. So che ne avete molta e basterebbe a dimostrarlo il lungo elenco di Santuari Mariani che ho letto in un vostro libro che tengo caro. Fio letto pure la storia dei pi\u00f9 importanti di questi Santuari, e ho rilevato che questa storia \u00e8 connessa colla difesa della fede che il vostro popolo ha sostenuto, non senza spargimento di sangue, attraverso lunghi secoli. In dette persecuzioni Maria Santissima fu la vostra forza e il vostro conforto. Anche ora avete bisogno di forza e di conforto: la Madonna vi assista. Continuate a venerarla qui in citt\u00e0 \u2018Madonna del Pianto\u2019 e a Loreto che vi ricorda Tersatto. Richiamava poi la fede a cui voi non verrete mai meno, fede che lega come in unica famiglia popoli di diverse sponde del mare, fede per cui avete tanto sofferto meritandovi il titolo di ANTEMURALE CHRISTIANITATIS.<\/p>\n<p>Nel faldone della Pontificia Commissione Assistenza, sezione diocesana di Fermo, si ha una nota manoscritta del presidente don Leonardi: La corrispondenza sbrigata prima del gennaio 1946 e cio\u00e8 dal novembre 1944 al 31 dicembre 1946 \u2014 \u00e8 cos\u00ec distribuita. A) corrispondenza di carattere generale: 1 &#8211; rimpatrio profughi, pratiche aiuti, etc. 2 &#8211; notizie prigionieri, dispersi etc. 3 &#8211; relazioni attivit\u00e0 alla sede centrale; 4 &#8211; indirizzi e fotografie per ricerche. B) circolari dal centro e relative risposte di cui si conserva copia. C) notizie morti ed ammalati. L\u2019A) ha un registro \u2018Prigionieri ed Informazioni\u2019 ed una cartella corrispondenza. La B) e il C) hanno una cartella corrispondenza ciascuno. Fermo 1 gennaio 1946 Sac. Luigi Leonardi<\/p>\n<p>Tra la corrispondenza di don Leonardi si trova la pratica di ricerca degli ex prigionieri di Mittenwald. A firma dell\u2019arcivescovo esiste un foglio di via con cui la Pontificia Commissione Assistenza, Sezione diocesana di Fermo, in data 26 ottobre 1945 autorizzava l\u2019autista Pasquar\u00e8 Vincenzo a recarsi all\u2019ospedale italo-americano di Mittenwald per prelevare l\u2019ammalato Bacalini Coriolano reduce dalla prigionia in Germania. Peraltro questa autorizzazione non poteva valere per l\u2019espatrio oltre il Brennero. Infatti il 28 ottobre il presidente don Leonardi scriveva due lettere, una al cappellano dell\u2019ospedale di Mittenwald, l\u2019altra ai cappellani degli ospedali militari di Parco, Bristol Atlantico, Fortuna di Merano e dalle risposte ricevute telegraficamente si seppe dai cappellani che n\u00e9 a Trento, n\u00e9 a Merano si trovava il Bacalini e nello stesso tempo era impossibile avere il permesso per l\u2019espatrio desiderato.<\/p>\n<p>Oltre agli impegni di Assistenza e Unitalsi diocesane don Luigi teneva an\u00adche l\u2019ufficio dell\u2019Amministrazione Immobiliare Diocesana (ADI) come segreta\u00adrio e cassiere per i beni parrocchiali annessi.<\/p>\n<p>1946 e 1947<\/p>\n<p>Dal primo gennaio 1946 tutto il territorio italiano tornava sotto il governo nazionale in quanto cessava la giurisdizione esercitata dai comandi alleati per i quali l\u2019Italia era un paese nemico conquistato.<\/p>\n<p>A contatto con le persone di ogni ceto, operai, professionisti, datori di lavoro, benestanti, poveri don Luigi si manifestava servizievole, mai fazioso, perch\u00e9 tutti considerava come figli di Dio. Fin da fanciullo nella parrocchia di Santa Maria del Buon Ges\u00f9, aveva posto la sua vita sotto lo sguardo della Madonna. A lei confidava ogni amarezza come pure ogni gioia. Raccomandava ai fedeli di fare pellegrinaggi a Loreto con cuore umile ed aperto alla conversione. Offriva per primo l\u2019esempio di raccoglimento interiore ed esortava a cantare alla Vergine che protegge le anime fedeli: Siam peccatori, ma figli tuoi, Immacolata, prega per noi ed anche O bella regina che siedi nel del, l\u2019Italia s\u2019inchina, ti invoca fede!<\/p>\n<p>Amare la patria per amore di Dio era un ideale che don Luigi aveva rafforzato nei lunghi anni di servizio militare di cui conservava con soddisfa\u00adzione l\u2019attestato esposto in un quadro in casa, nella sala. Per lui significava amare la gente, nel dolce peso delle tradizioni cristiane che davano identit\u00e0 al popolo italiano. Si teneva lontano dalle commistioni politiche che dessero l\u2019impressione della faziosit\u00e0. Don Luigi parlava con tutti, anche con gli anticlericali, teneva aperto il \u2018cantiere\u2019 della solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Nella citt\u00e0 di Fermo don Luigi era conosciuto per lo zelo con cui promuoveva la vita cristiana, nutrita di Vangelo, di preghiera, di sacramenti e di carit\u00e0. Organizzava a questo scopo il pellegrinaggio a Loreto, anche dopo la Pasqua 1946. Ma sorse una discussione: il 2 maggio lo scrittore e poeta Franco Matacotta scriveva all\u2019arcivescovo Perini che molti comunisti avrebbero voluto partecipare alla cosiddetta \u201cgita\u201d a Loreto e protestava perch\u00e9 i sacerdoti organizzatori li avevano diffidati dal partecipare. Il Matacotta si presentava come nuovo segretario della sezione \u2018Bellesi\u2019 del partito comunista italiano a Fermo. Precisava che nel congresso nazionale il suo partito aveva epurato la vecchia guardia, aveva rinnovato lo statuto in cui si bandivano le vecchie mode dell\u2019ateismo, dell\u2019intolleranza religiosa e dell\u2019anticlericalismo. Anzi si dichiara\u00adva credente come la maggioranza dei suoi iscritti comunisti, di fede cattolica e praticante. L\u2019arcivescovo Perini era metodico nella corrispondenza e dava sempre risposta. Al Matacotta scriveva ricordandogli le premesse ideologiche del materialismo ateo su cui si basava il sistema marxista-lelinista, scagionando il clero della supposta ostilit\u00e0. Don Luigi infatti non era affatto ostile e lo ricordano quando si intratteneva in rispettoso dialogo con il parlamentare comunista. Se si considera che dopo un mese esatto da quel 2 maggio \u201946 si sarebbe svolto il referendum, la lettera del Matacotta non \u00e8 esente da un intento politico.<\/p>\n<p>Dal primo al cinque luglio \u201846 a Fermo si teneva la settimana di aggiornamento del clero, sotto la guida dell\u2019arcivescovo. Ne abbiamo memoria anche da alcune paginette manoscritte di mons. Vagnoni pro-vicario. Veniva considerata la frattura tra il popolo ed il clero per studiare tempi, modi, mezzi e luoghi per un\u2019animazione parrocchiale rispondente alle necessit\u00e0 pastorali. La casa del parroco era considerata in funzione sociale; la liturgia e la predicazione erano azione pedagogica; l\u2019apostolato catechetico si serviva di mezzi moderni. L\u2019Azione cattolica assumeva pi\u00f9 precisi impegni per l\u2019azione morale con il cosiddetto Segretariato della cultura, l\u2019ufficio statistica in unione al centro diocesano. Erano i momenti della ricostruzione cristiana di fronte alla scristia\u00adnizzazione dilagante.<\/p>\n<p>La casa parrocchiale &#8211; scriveva don Vagnoni &#8211; deve divenire la mente e il cuore di tutta l\u2019attivit\u00e0 morale sociale religiosa della Parrocchia: la fucina delle opere parrocchiali. Deve essere di tutti e per tutti: non la casa del quieto vivere, ma la domus plebis, come la casa del popolo. Don Luigi cos\u00ec la concepiva; teneva la sua abitazione a disposizione di quelli che desideravano incontrarlo e riunirsi, dava occasioni di raduno coi modi accoglienti ed incoraggianti. Ne danno tra gli altri una precisa testimonianza il prof. Tulli e il dott. Bonifazi<\/p>\n<p>Dal 28 agosto al 1 settembre \u201946 si celebrava a Fermo il congresso eucaristico diocesano sul tema Congregavit nos in unum Christi amor, l\u2019amore di Cristo ci ha raccolti e uniti. Vi parteciparono il card. Ruffini e dieci vescovi. Grandi incontri e sincera accoglienza da parte dei parroci, al canto dell\u2019inno, musicato dal maestro Boni, \u201cFratelli del mite, del forte Piceno&#8230;\u201d. L\u2019amore all\u2019Eucaristia avrebbe portato il parroco di s. Matteo a favorire il pi\u00f9 frequentemente possibile le ore di adorazione al Santissimo e nel tempo si giunse poi a stabilire l\u2019adorazione diurna perpetua nella chiesa della Piet\u00e0.<\/p>\n<p>Le lettere che l\u2019arciv. Perini rivolgeva mensilmente al clero dalle pagine del Foglio Ufficiale ecclesiastico dell\u2019archidiocesi fermana, raccomandavano l\u2019unit\u00e0 del clero, la cooperazione di tutti nel campo del bene, il distacco dai beni materiali, la gerarchia dei valori, la dignit\u00e0 sacerdotale, la propriet\u00e0 nelle funzioni liturgiche. Mons. Vagnoni ricordava: La sua preoccupazione a che i sacerdoti coltivassero la piet\u00e0, specialmente col ritiro mensile, gli esercizi spirituali almeno ogni due anni, la confessione settimanale, l\u2019ora di adorazione.<\/p>\n<p>In una lettera del 28 maggio 1947 don Luigi faceva presente la sua situazione al vescovo. Eccellenza reverendissima, mi permetta esporre ancora quanto \u00e8 stato esposto pi\u00f9 volte a voce, circa le molteplici attivit\u00e0 di cui mi si \u00e8 dato incarico, perch\u00e9, n\u00e9 queste, n\u00e9 la vita parrocchiale subiscano rallentamenti od arresti troppo nocivi nel tempo che trascorriamo. L&#8217;esposizione di alcuni dati di fatto meglio illustrano la vera situazione pi\u00f9 volte esposta: A) Il piano colonie estivel947 elaborato sin da gennaio scorso, prevedeva una attivit\u00e0 per 8900 bambini. Con intenso contatto personale, pi\u00f9 che epistolare, con i maggiori centri della diocesi, con gli uffici provinciali di Ascoli e di Macerata, con gli uffici centrali di Roma, di certo, come oggi si pu\u00f2 constatare, avrebbe portato all\u2019attuazione piena o quasi di quanto era stato prestabilito. A riunioni in prefettura indette telegraficamente spesso non si \u00e8 preso parte o perch\u00e9 impossibilitati o perch\u00e9 non si \u00e8 riusciti trovare (insieme con mons. Vicario) persona che assumesse l\u2019incarico. Con Macerata non si \u00e8 mai potuto avere contatto di persona ma solo epistolare, ed a Roma come in Ascoli una volta \u00e8 dovuto recarsi lo stesso mons. Vicario ed altre volte lo scrivente. Alla vigilia dell\u2019apertura delle colonie si pu\u00f2 affermare che solo per 1690 bambini esse sono state organizzate. B) Domenica prossima a Macerata, vi \u00e8 il congresso della Conferenza di S. Vincenzo de\u2019 Paoli. N\u00e9 l\u2019assistente del parroco di S. Michele e molto meno quello della S. Matteo possono prendervi parte, per troppo evidenti ragioni. C) Le Dame di carit\u00e0 debbono necessariamente svolgere una pratica in prefettura, ma dal 1943 ad oggi non s\u2019\u00e8 fatto nulla perch\u00e9 ci\u00f2 comporta lavoro e occorre uno che se la prenda veramente a cuore per espletarla e presto onde evitare inutile perdita di danaro che va a discapito della carit\u00e0. D) Con i primi di maggio doveva iniziarsi il lavoro per la organizzazione del nostro treno giallo, esclusivamente nostro, che si effettuer\u00e0 dal 3 al 6 ottobre p.v. Effettuare un treno ammalati non \u00e8 lavoro indifferente e di breve durata. Il nostro treno quest\u2019anno si prepara e si svolge mentre in parrocchia vi sono le seguenti attivit\u00e0: &#8211; cresima il 14 agosto; &#8211; festa del patrono 21 settembre; &#8211; prima comunione 5 ottobre. E) Le sostituzioni sia in parrocchia (di 1100 anime) sia nelle altre attivit\u00e0, non possono per troppe evidenti ragioni farsi or da Tizio or da Caio ma possibilmente da persona che condivida responsabilit\u00e0 ed interesse. Ci\u00f2 esposto, Eccellenza, prego vivamente perch\u00e9 in qualche modo si provveda onde evitare che qualche attivit\u00e0 possa con dispiacere e danno andare alla deriva, tanto pi\u00f9 che, come a suo tempo feci noto, la salute non \u00e8 di ferro. Bacio devotamente la mano. Fermo 28 maggio 1947. Ob.mo in Xto Sac. Luigi Leonardi.<\/p>\n<p>LA NUOVA AZIONE CATTOLICA<\/p>\n<p>Don Roberto Massimiliani, amico di don Luigi e parroco a San Gregorio al centro di Fermo, prima di esser vescovo a Civita Castellana teneva attiva l\u2019associazione studentesca \u2018San Gabriele\u2019 come circolo dei giovani.<\/p>\n<p>L\u2019impegno si rafforzava con la fondazione del Ricreatorio. Don Biagio Cipriani, padre spirituale della Giovent\u00f9 Cattolica dal 1909 al 1926 diede ampia diffusione al movimento. Questa fioritura portava a contare nel 1945 un elevato numero di associazioni: 108 sparse per l\u2019archidiocesi. Sappiamo da don Massimiliani: Sono risorti gli Esploratori (aprile 1946) &#8230; Abbiamo celebrato Convegni, Tregiorni, Settimane Regionali per Dirigenti, Corsi di Esercizi spirituali, Settimane Diocesane, Pellegrinaggi, Gare di cultura Religiosa, Le Tre-giorni e le Settimane Parrocchiali in moltissime Parrocchie sono divenute una vera tradizione ed hanno rinnovato il volto alla intera giovent\u00f9 del luogo. I treni dei malati a Loreto hanno visto sempre molta nostra giovent\u00f9 servire come Barellieri i fratelli nella Casa della Madre di tutti.<\/p>\n<p>La parrocchia di San Matteo aveva in don Luigi un testimone fedele del centro diocesano di A.C. Nel 1947 il gruppo Uomini A.C. era in formazione, le Donne A.C. erano 17; le Giovani 8; c\u2019era anche il gruppo scout interparrocchiale. I due terzi delle famiglie avevano aderito al \u2018Fronte della Famiglia\u2019. Nel 1948 tra la giovent\u00f9 maschile si contavano 8 aspiranti, 8 effettivi; tra la giovent\u00f9 femminile: piccolissime, beniamine, aspiranti, giovani, effettive, in totale il triplo dell\u2019anno precedente. La sala parrocchiale era costituita da due appositi locali; i ragazzi frequentavano il \u2018Ricreatorio\u2019 cittadino, anche il gruppo scout era interparrocchiale con 27 iscritti. Diminuivano le riunioni delle Confraternite e si organizzavano le adunanze A.C., ritiri, gite, feste e momenti di tempo libero. Il progetto diocesano valorizzava la frequenza ai sacramenti ed una soda cultura. Don Luigi, sereno, estroverso nell\u2019accoglienza, gioviale, vigoroso era zelante in questo lavoro: egli scriveva telegraficamente: Formazione completa del giovane, occorre MASSIMA ASSISTENZA.<\/p>\n<p>Don Luigi ed i parroci condividevano con l\u2019arcivescovo Perini, il desiderio di stare vicino ai giovani. Cos\u00ec lo ricordano Tulli e Bonifazi che si recavano a sera nella sua casa per conversare, fare uno spuntino e chiarirsi le idee. Tra i momenti pi\u00f9 importanti si deve citare il Convegno interdiocesano con il presidente Carlo Carretto celebratosi in Ascoli il 4 maggio 1947, poi a Fermo il 7 marzo 1948: grande partecipazione ed entusiasmo in piazza dei 5.000 presenti.<\/p>\n<p>GLI ANNI \u201950<\/p>\n<p>A partire dall\u2019Anno Santo del 1950, si apre un periodo di risveglio spirituale nella diocesi di Fermo. Sono stati gli anni in cui don Luigi maturava la decisione di professare i consigli evangelici con i voti religiosi e con la vita comune del clero. Erano un po\u2019 diminuiti i suoi impegni diocesani, l\u2019attivit\u00e0 parrocchiale era prevalentemente spirituale, lasciava agli uomini ed alle donne ampia facolt\u00e0 operativa per il bene degli ammalati, dei poveri e degli umili. Anni fertili perch\u00e9 la chiesa del Carmine tornava ad essere parrocchiale e diveniva il centro del culto eucaristico della citt\u00e0 di Fermo, centro di spiritualit\u00e0 per la giovent\u00f9 e per gli adulti con i Figli dell\u2019Amore Misericordioso e con la intraprendente Madre Speranza di Ges\u00f9 di cui \u00e8 stata riconosciuta l\u2019esemplarit\u00e0 di vita nella pratica eroica delle virt\u00f9. Ma come non ricordare padre Riccardo Lombardi, padre Lisandrini, don Giovanni Rossi della Pro-Civitate?<\/p>\n<p>Don Luigi, fiducioso nel divin aiuto, procurava il miglioramento spirituale dei parrocchiani nella pratica della vita cristiana e con la consueta chiarezza di decisioni si metteva a disposizione delle attivit\u00e0 diocesane. Il suo cuore si affaticava, ma per amore di Dio tirava avanti. Secondo lui il sommo bene comune era la pace da raggiungere superando gli egoismi personali e le divisioni faziose. Non si atteggiava a giudice, non si atteggiava a riformatore, soltanto voleva collaborare con i confratelli sacerdoti e con i laici, senza disprezzare nessuno, per far progredire la vita religiosa.<\/p>\n<p>Don Luigi con i giovani ci sapeva \u2018fare\u2019, aveva le doti della semplicit\u00e0, della spontaneit\u00e0 del linguaggio che facilitano l\u2019intuizione comunicativa fra le persone. Seguiva il criterio dell\u2019essenzialit\u00e0, proponeva con l\u2019esempio e con la parola i valori fondamentali per una robusta spiritualit\u00e0. Con i malati aveva la dote di rasserenare ed al personale UNITALSI ispirava di superare la prassi infermieristica del distacco, per un approccio individuale. Gli Artigianelli, i poveri orfani non li considerava destinatari della carit\u00e0, ma figli adottati spiritualmente e li guidava con dolcezza nello spirito cristiano. Usava discernimento perch\u00e9 sapeva che non tutti i ragazzi volevano esser trattati allo stesso modo.<\/p>\n<p>L\u2019Anno Santo del 1950 fu definito anno del grande ritorno e del perdono. Don Luigi pregava e soffriva affinch\u00e9 gli indifferenti ed i negatori di Dio- si ravvedessero. L\u2019anno santo ebbe vasta eco per l\u2019intensit\u00e0 dei messaggi spirituali e per le funzioni religiose, tra cui la canonizzazione della ragazza martire della purezza, s. Maria Goretti, marchigiana di Corinaldo, modello e protettrice della giovent\u00f9 femminile. Solenne anche la proclamazione del dogma dell\u2019Assunzione di Maria ss.ma in cielo il 1 novembre. Il papa invitava a pregare per esser preservati da una nuova guerra di cui si avevano avvisaglie in Corea. Il pellegrinaggio a Roma fu ricco di frutti per l&#8217;intensa preparazione e partecipazione spirituale. Tornarono alcuni lontani a partecipare alla s. Messa festiva in parrocchia. Don Luigi era appassionato di liturgia e tenace nella preghiera per vivere nell\u2019intimit\u00e0 divina.<\/p>\n<p>La settimana santa nella parrocchia di don Luigi era avviata all\u2019una di notte del luned\u00ec con la solenne ora di adorazione al Santissimo esposto in Cattedrale. Il gioved\u00ec santo, dopo la celebrazione del vescovo ove i preti rinnovavano l\u2019obbedienza, la \u2018Cena del Signore\u2019 e la visita ai cosiddetti sepolcri che si usava fare in sette chiese delle quindici aperte nel centro storico di Fermo. Al venerd\u00ec santo la processione della \u2018Sacra Spina\u2019 nel rione Campolege. Il sabato santo si scioglievano le campane mute dal gioved\u00ec all\u2019ora concordata per tutte le chiese di Fermo. Ecco una lettera dell\u20198 marzo 1951 all\u2019arcivescovo con cui don Luigi anticipa il rinnovamento dell\u2019antica prassi parrocchiale.<\/p>\n<p>Eccellenza reverendissima, mi permetto far appello all\u2019E.V. Rev.ma in merito alle facolt\u00e0 concesse agli eminentissimi ordinari circa la nuova liturgia della vigilia di Pasqua per ottenere il permesso di seguirla, dati i non pochi vantaggi che i fedeli potrebbero riceverne. Alle ragioni di carattere generale che hanno indotto le competenti autorit\u00e0 a prendere questa decisione, se ne potrebbero aggiungere tante altre peculiari di non leggera importanza che possono giovare alla vita religiosa delle nostre popolazioni. A) partecipazione di un buon numero di fedeli ad una liturgia di primaria importanza (ignorata dalla quasi totalit\u00e0 dei fedeli per ragioni di tempo e di consuetudini locali), benedizione del Fonte battesimale, ricordo vivo con suggestive cerimonie della risurrezione del Salvatore etc. B) la benedizione delle case che oggi viene data, qui in citt\u00e0, affrettatamente e non sempre dal parroco o da un sacerdote che con lui divide la responsabilit\u00e0 della parrocchia, potrebbe esser portata con pi\u00f9 comodit\u00e0 e maggior frutto dallo stesso parroco che potrebbe portare a ciascuna famiglia la parola adatta. Etc. C ) la giornata del sabato libera per il sacerdote da stretti impegni liturgici e per fedeli dalle preoccupazioni proprie di quel giorno, pu\u00f2 dar comodit\u00e0 ad una conveniente preparazione dei fedeli alla detta liturgia e ad una confessione che li disponga per la S. Comunione della notte o del giorno d\u00ec Pasqua. Nella speranza che la richiesta possa essere benevolmente accolta devotamente ossequio al bacio del s. anello. Sac. Luigi Leonardi.<\/p>\n<p>Chiedeva cos\u00ec di celebrare la Veglia Pasquale al sabato notte, invece che al mattino.<\/p>\n<p>Mons. Arcivescovo voleva che si unisse la consapevole partecipazione liturgica alla conoscenza della Parola di Dio. Leggiamo in una lettera di don Luigi agli uomini e giovani della parrocchia: La sera del 31 dicembre 1951 Mons. Arcivescovo, in cattedrale, esort\u00f2 ad una intensa istruzione religiosa tutti i fedeli; ed ora desidera che l\u2019esortazione, allora caldamente rivolta, si traduca in concreta iniziativa in ogni parrocchia della citt\u00e0 durante la quaresima. A ciascun uomo e giovane della nostra parrocchia sia gradito dovere rispondere all&#8217;invito che il parroco rivolge per un corso che si terr\u00e0 dal 10 marzo, nel Collegio del S. Cuore (Opera D. Ricci) alle ore 20,30 di ogni sera. Verranno trattati argomenti sulla \u2018Grazia\u2019. Munificenza divina. La caduta. Restaurazione. Perch\u00e9 il battesimo? Vivo il battesimo? Rinascita. Nessuno manchi all\u2019appello. E&#8217; un dovere non trascurare quella formazione religiosa che, specialmente nei momenti pi\u00f9 difficili, sostiene per mantenere salda la dignit\u00e0 di uomini e di cristiani. Nei giorni 16. 17. 18 nella chiesa parrocchiale di S. Filippo vi saranno le Quarantore. Il 24 marzo 1952 dava risposta scritta all\u2019arcivescovo circa la catechesi praticata: La istruzione si svolgeva per una buona mezz\u2019ora. Dopo ci\u00f2 si passava alla discussione facendo centro di essa l\u2019argomento della istruzione stessa. Le ultime tre sere si \u00e8 illustrato il tema anche con proiezioni che sono riuscite di vero gradimento. Risultato: hanno risposto molto pochi, appena una ventina (su 225 inviti). Non credo possa consolare il pensiero che: A) un terzo degli invitati \u00e8 completamente negativo e quindi non avrebbe risposto; B) un altro terzo abbia creduto cosa superflua C) intensamente serpeggiasse in quei giorni l\u2019influenza ed il clima si sia fatto sentire pi\u00f9 rigido. L\u2019esperimento credo dar\u00e0 di certo risultato se venisse ripetuto con una frequenza tale che desti l\u2019attenzione dei pi\u00f9 e che entri nelle consuetudini parrocchiali. I partecipanti hanno chiesto che sia ripetuto il corso. Gli uomini di Azione Cattolica, con temi precedentemente predisposti potrebbero inserire nel loro programma annuale questa attivit\u00e0 e farsene intensi propagandisti. Ob.mo Sac. Luigi Leonardi.<\/p>\n<p>Don Luigi era facilmente reperibile in chiesa, in sacrestia, nella casa parrocchiale. Celebrava ed amministrava con devozione e diligenza i Sacramen\u00adti per esplicare l\u2019azione di Ges\u00f9 sommo Sacerdote a salvezza delle anime. Manifestava e rafforzava la fede propria ed altrui; dimostrava l\u2019unione ecclesiale, rendeva culto a Dio privatamente e pubblicamente con lo stile dell\u2019obbedienza al papa ed all\u2019arcivescovo. Da lui si recavano i sacerdoti che lo ammiravano per come adempiva i doveri parrocchiali. Nel suo volto si rifletteva il cuore di un vero uomo di Dio, distinto per la discrezione nei modi e per l\u2019apostolato. Era benvoluto per l\u2019umilt\u00e0 e la sincerit\u00e0, era cercato come una benedizione divina. Di fronte agli avvenimenti era sereno, riflessivo e lungimirante. Distaccato da ogni possesso avido, era ardentemente unito ai sacri Cuori di Ges\u00f9 e di Maria.<\/p>\n<p>Le s. Quarantore, pratica del culto eucaristico, in unit\u00e0 con la s. Messa, hanno espresso la fede, la speranza e l\u2019amore verso la presenza reale del Cristo risorto in corpo, sangue, anima e divinit\u00e0 nell\u2019Ostia consacrata. Per don Luigi erano un triduo da santificare, lo raccomandava vivamente soprattutto in Quaresima, tempo di conversione a Dio. Con lettera stampata nel marzo 1953 avvertiva che la prassi di proporre i turni distinti secondo le vie, era ora innovata lasciando all\u2019iniziativa personale le scelte riguardanti i possibili orari: saranno tante le persone di buona volont\u00e0 che troveranno un po\u2019 di tempo per trascorrerlo devotamente dinanzi al SS. Sacramento esposto nella chiesa parrocchiale.<\/p>\n<p>Con la festa dell\u2019Assunzione della b. Vergine Patrona della citt\u00e0 e dell\u2019archidiocesi di Fermo, nel 1953 don Luigi rilanciava la comunicazione in parrocchia: La parrocchia \u00e8 una grande famiglia. Quando vi incontrate con il parroco, capo di questa famiglia?&#8230;Qualche volta per caso. Per facilitare i parrocchiani auspicava che la chiesa del Carmine, centrale, divenisse la sede ufficiale. Il parroco far\u00e0 del tutto per non venire meno a quanto possa giovare a questa grande famiglia che conta ben pi\u00f9 di 275 gruppi famigliari. Ogni mattina s. Messe: ore 6,30 celebrava il parroco; alle 8,30 il vescovo mons. Michele Fontevecchia. A proposito dei bambini, chiamati con biglietto scritto ai genitori per prepararsi alla prima comunione, diceva: Ricordiamoli al Signore nelle nostre preghiere e riviviamo con essi quelle gioie che anche noi, giovanetti, allora gustammo. Accompagniamoli all\u2019altare nel giorno della festa di Maria SS. Assunta in Cielo. I bambini che nello scorso anno si accostarono alla Prima Comunione, sono invitati a prender parte alla bella funzione. Dopo la Prima Comunione si far\u00e0 solenne rinnovazione dei voti battesimali. Ricordiamo l\u2019impegno preso e viviamo in modo, vicino a questi bambini, che dal nostro esempio traggano forza a mantenere gli impegni assunti dinanzi al Signore. Vengano con essi i genitori.<\/p>\n<p>La \u201cPia opera per il Seminario\u201d fondata dall\u2019arcivesc. Attuoni chiedeva ad ogni parrocchia una giornata di preghiere e di offerte. Nel marzo 1953 il parroco don Luigi scriveva ai parrocchiani: Preghiamo per il Seminario. Preghiamo per quelli che il Signore chiama al Sacerdozio! Le giornate di adorazione in S. Filippo ci danno occasione di trovarci uniti ai piedi di Ges\u00f9 esposto solennemente a pregare per questo scopo. Portiamo anche il nostro contributo con qualche offerta secondo le nostre possibilit\u00e0&#8230; Suggerisco buone iniziative che di certo attireranno benedizioni sull\u2019opera \u2018pr\u00f2 Seminario&#8217; e su noi. A) Troviamoci ogni primo gioved\u00ec del mese per ascoltare la Santa Messa votiva a Ges\u00f9 Sommo Sacerdote, nella chiesa parrocchiale. B) Gli infermi della parrocchia offrano in questo giorno le loro sofferenze per i fini dell &#8216;opera. C) Facciamo un po\u2019 di adorazione a Ges\u00f9 in Sacramento una volta alla settimana. D) Prendiamo parte ad iniziative per cooperare con la Commissione parrocchiale. La materna assistenza della Madonna da noi devotamente invocata ci assicuri la benedizione del Signore. Il parroco.<\/p>\n<p>\u2018Beato chi \u00e8 devoto di Maria\u2019 usava ripetere spesso il nostro Beato Antonio Grassi &#8211; scriveva ai parrocchiani don Luigi &#8211; Era un grande devoto della Madonna. Ben cinquanta volte \u00e8 andato pellegrino a Loreto e proprio nella Basilica di Loreto ha sperimentato la particolare predilezione della Vergine celeste&#8230; Visitava ogni sabato il Santuario di S. Maria a Mare. I suoi resti sono nella chiesa parrocchiale&#8230;quindi dobbiamo esserne gelosi custodi, ma anche ammiratori devoti. Del beato Antonio Grassi si considerava l\u2019opera di riconciliazione sociale a Fermo: la Chiesa risveglia le responsabilit\u00e0 personali e collettive nella comunione per favorire una pi\u00f9 avanzata convivenza.<\/p>\n<p>Don Luigi era una persona limpida nei suoi doveri parrocchiali: preghiera, sacramenti, istruzione cristiana, con l\u2019esempio della sua vita protesa alla perfezione. Non compiaceva chi invocasse il rigore delle norme giuridiche canoniche, n\u00e9 osteggiava chi la pensasse diversamente da lui. Era lieto che nel 1953 nascesse l\u2019Opera Diocesana di Assistenza, ODA. in sostituzione della Pontificia per il maggior coinvolgimento locale nell\u2019amore fraterno per i poveri. Anche la carit\u00e0 serviva ad esprimere la coerenza etica della vita con i valori del Vangelo da parte dei laici. Don Luigi sollecitava la creativit\u00e0 e l&#8217;impegno di ciascuno. Dal 1952 era segretario regionale dell\u2019Unitalsi delle Marche e nel 1953<\/p>\n<p>veniva impegnato come consulente del Segretario Diocesano per la Moralit\u00e0. I suoi colloqui affrontavano i problemi dei malati, dei disabili, delle famiglie povere, mentre il suo cuore si affinava nella spiritualit\u00e0 dell\u2019Amore Misericordioso.<\/p>\n<p>Il primo centenario della proclamazione del dogma dell\u2019Immacolata Concezione della B.V. Maria fu solennizzato con un anno mariano nel 1954 per decisione di Pio XII che pubblicava l\u2019enciclica Fulgens corona: un anno in cui l\u2019amore dei fedeli verso la Madonna doveva manifestarsi pi\u00f9 vivo e fecondo nelle opere. Grande entusiasmo per don Luigi, spiritualmente innamorato della Madre celeste che considerava la pi\u00f9 amorevole e potente interceditrice presso il divin Figlio. La voce di San Matteo notiziario parrocchiale, esprimeva una chiara e bella catechesi sull\u2019Immacolata, ricordando l\u2019apparizione di Lourdes: C\u2019\u00e8 una Mamma che veglia! Anche Fermo ne pu\u00f2 dire qualcosa per prova recente con chiaro ricordo della citt\u00e0 salvata nel 1944 dai bombardamenti, per voto fattone pubblicamente. Ora si avviava un periodo di santificazione da cui si attendeva espliciti risultati: abolire la bestemmia, recitare il s. Rosario in ogni famiglia e crescere nelle virt\u00f9. Don Luigi distribu\u00ec il testo della preghiera composta dal papa per quell\u2019anno, il primo anno santo mariano nella storia della Chiesa. In programma: pellegrinaggi a Loreto ed a Lourdes, la consacrazione delle persone e delle famiglie alla Vergine, la santificazione della festa.<\/p>\n<p>In occasione della benedizione pasquale dell\u2019anno mariano, con senso concreto delle iniziative parrocchiali, don Luigi lasciava nelle case la formula di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Inoltre indicava gli impegni per un \u2018Mondo Migliore\u2019: evitare la bestemmia, i discorsi non buoni, la stampe, mode e divertimenti non conformi alla dignit\u00e0 del cristiano. Per don Luigi il 1954 era un anno speciale anche come trentennio della sua ordinazione presbiterale, che ricorrva alla data della festa dell\u2019Immacolata. Volle solennizzare la consacrazione ministeriale con un dono totale di s\u00e9 professando i voti religiosi come primo sacerdote diocesano, Figlio dell&#8217;Amore Misericor\u00addioso. Rendeva se stesso una risposta a Dio, evangelicamente illuminata dal SI\u2019 dell\u2019Annunziata.<\/p>\n<p>FIGLIO DELL\u2019AMORE MISERICORDIOSO<\/p>\n<p>Il radicale mutamento di abitudini nell\u2019Italia della ricostruzione aveva portato una nuova mentalit\u00e0 edonistica che corrodeva lo spirito di solidariet\u00e0 tra la gente ed accentuava le divisioni. Ne risentivano pesantemente i fanciulli lasciati a se stessi o sulla strada. Don Ernesto Ricci ne teneva oltre duecento riuniti nel Collegio degli Artigianelli del Sacro Cuore per assisterli, nutrirli, istruirli nelle scuole elementari e nell\u2019avviamento al lavoro. Leggiamo nel notiziario parrocchiale di don Luigi, alla data aprile 1957: La sorridente, figura di don Ricci, dopo sette anni dal passaggio all\u2019eternit\u00e0, \u00e8 viva tra noi come se ogni giorno lo vedessimo in mezzo alla famiglia dei suoi fanciulli. La notizia che da qualche persona ha ricevuto favori dal Signore per sua intercessione e l\u2019altra che presto le sue spoglie passeranno dal Cimitero nella chiesa del Carmine &#8211; testimone del suo infaticabile zelo sacerdotale &#8211; hanno recato gioia a quanti lo conobbero e ne apprezzarono le virt\u00f9. Il 20 novembre 1957 si svolgeva in modo solenne la traslazione della salma di d. Ernesto Ricci con discorsi dei sindaci di Monte San Martino e di Fermo nella pubblica piazza e con omelia del vescovo Massimiliano Massimiliani. La madre di Mons. Perini, Giuditta, aveva definito don Ricci \u2018Il don Bosco di Fermo\u2019. Era morto nel 1950, e la sua opera riprendeva vigore con Madre Speranza di Ges\u00f9. Don Luigi fu in quell\u2019occasione un protagonista.<\/p>\n<p>Madre Speranza. Maria Josefa Alhama nata a Santomera in Spagna (1893 &#8211; 1983) venerabile con processo diocesano per l\u2019eroicit\u00e0 delle virt\u00f9, aveva fondato nel 1930 la Congregazione delle Ancelle dell\u2019Amore Misericordioso. Da suora prese nome \u2018madre Speranza di Ges\u00f9\u2019. Nel 1951 fondava anche la Congregazione dei Figli dell\u2019Amore Misericordioso, a Fermo, per divina ispirazione. L\u2019Opera don Ricci veniva continuata dalle suore di Madre Speranza presenti a Fermo dal 1952 con p. Franco Scendoni e gli altri Figli dell\u2019Amore Misericordioso. Il primo dei sacerdoti diocesani a fare la professione religiosa FAM con voti, come riferiva il cancelliere arcivescovile don Lucio Marinozzi, era appunto il parroco di San Matteo, nel cui ambito territoriale si trovava il collegio, il nostro don Luigi Leonardi. Questa congregazione maschile aveva lo scopo fondamentale della santificazione dei suoi componenti per mezzo dell\u2019esercizio della carit\u00e0 senza limiti verso i bisognosi; come fine specifico promuoveva l\u2019unione e l\u2019aiuto fraterno del clero religioso con il clero diocesano. Nella famiglia religiosa dell\u2019Amore Misericordioso don Luigi vedeva un incremento all\u2019opera di salvezza affidata da Ges\u00f9 alla Chiesa. Madre Speranza apprezzava moto il clero fermano, realt\u00e0 viva ed operosa.<\/p>\n<p>Don Vagnoni, Vicario generale fermano, scriveva che l\u2019arcivescovo Perini era pronto a far sua ogni opera di bene: l\u2019arcivescovo si mise in relazione con Madre Speranza, volentieri don\u00f2 alla Madre un gruppo di sacerdoti per la nuova congregazione. Don Marinozzi spiega: Dovevano far parte della Congregazioneanche dei sacerdoti diocesani, i quali, rimanendo incardinati nella Diocesi, emettessero i voti religiosi cercando di vivere in vita comune, per quanto lo permettesse il loro servizio diocesano. Ebbene questa ardita fondatrice, che aveva fama di carismatica, venendo a Fermo col progetto di impiantare proprio in questa citt\u00e0 una delle prime case di Figli dell\u2019Amore Misericordioso, si rivolse per consiglio a mons. Perfetti: le era stato misteriosamente indicato come un esperto in Diritto Canonico, che avrebbe potuto darle dei consigli opportuni. Di fatto egli studi\u00f2 il caso, scrisse anche a qualche vescovo interessato e indic\u00f2 le vie possibili affinch\u00e9 il progetto di Madre Speranza si potesse realizzare con l\u2019approvazione della Chiesa. Don Luigi era informato, pregava e rafforzava il suo amore a Ges\u00f9 Amore Misericordioso.<\/p>\n<p>Di fronte alla benevolenza usata dall\u2019arcivescovo, don Luigi Leonardi ader\u00ec, dopo matura riflessione, alla Congregazione di Madre Speranza. Gi\u00e0 parroco da oltre venti anni, convinto sin da giovane che l\u2019unica fonte di apostolato efficace \u00e8 la santit\u00e0, volle donarsi totalmente a Cristo. Apprezzava la vantaggiosa unione delle energie del clero religioso con quello diocesano nella vita diocesana e parrocchiale. Cra facendo la professione religiosa avrebbe speso pi\u00f9 energie per il clero diocesano e religioso, nello stesso tempo aveva la sede parrocchiale presso la chiesa del Carmine, in posizione centrale, con tanti vantaggi per la vita cristiana dei parrocchiani. Decise di rinunciare ad una parte della sua libert\u00e0 per potenziare la tensione verso la perfezione nella santit\u00e0, e disse il suo SI\u2019 di totale abbandono a Dio. Il Signore stava benedicendo quei Figli. Preparatosi alla professione dei voti religiosi, li espresse a trent\u2019anni esatti (1924) dal giorno in cui nella stessa chiesa del Carmine era stato consacrato per essere ostia con Cristo, il giorno 8 dicembre 1954, nel primo centenario della proclamazione del dogma dell\u2019Immacolata Concezione. And\u00f2 a vivere la vita in comune presso la casa dell\u2019Opera don Ricci con cui aveva condiviso gli ideali e le attivit\u00e0 sacerdotali. Si considerava unito come in unica famiglia con i Religiosi e desiderava migliorare le relazioni tra questi ed il clero diocesano.<\/p>\n<p>Non si dimenticava mai don Luigi del suo seminario, vivaio della formazio\u00adne dei futuri sacerdoti: vi aveva abitato, come nella sua casa, da seminarista, poi da vicerettore e professore, e confessore straordinario. Si stava costruendo da quattro anni il nuovo seminario gi\u00e0 previsto nel 1937 da mons. Attuoni. Nel 1955 si preparava il trasloco e si trattava la vendita dell\u2019antica sede. In data 8 dicembre 1955 si inaugurava la nuova sede. Lo stesso giorno, ad un anno esatto dalla prima professione, don Luigi emetteva i voti triennali nelle mani dell\u2019arcivescovo Perini. La casa dei Figli dell\u2019Amore Misericordioso tra i quali c\u2019erano un gruppo di sacerdoti fermani, veniva a stabilirsi nel seminario vecchio con il nome di \u2018Casa del clero\u2019. Madre Speranza lo aveva acquistato anche come seminario per gli aspiranti della sua Congregazione. A lato della chiesa del Carmine, ora parrocchiale, don Luigi aveva in questo fabbricato, l\u2019ufficio parrocchiale ed i locali per il catechismo.<\/p>\n<p>Don Luigi si recava in ritiro ed in pellegrinaggio a Collevalenza, dove Madre Speranza aveva la Casa Madre e aveva costruito il Santuario dell\u2019Amore Misericordioso. Nel 1966 otto sacerdoti dell\u2019archidiocesi fermana entrarono nella Congregazione dei Figli dell\u2019Amore Misericordioso: U. Bartolucci, E. Bastiani, E. Ignazi, M. Montecchia, S. Romanelli, M. Straffi, M. Tosi, F. Scendoni.<\/p>\n<p>Il 25 dicembre 1955 l\u2019arcivescovo fermano Norberto Perini rivolgeva alla Sacra Congregazione dei Religiosi la domanda per ottenere l\u2019erezione della Pia Associazione dei Figli dell\u2019Amore Misericordioso in Congregazione di diritto diocesano fermano ed univa alla richiesta lo schema delle Costituzioni. Queste Costituzioni analizzate dalla Santa Sede ebbero qualche revisione e dopo la modifica, il 19 luglio 1968 il card. Prefetto Ildebrando Antoniutti, dava il permesso richiesto. L\u2019arcivescovo di Fermo emetteva il suo decreto il 28 luglio 1968: Considerata la grande utilit\u00e0 che ne pu\u00f2 venire alla santa Chiesa in questo difficile e prezioso periodo post-conciliare (&#8230;) decretiamo: 1) La Pia Associazione dei Figli dell\u2019Amore Misericordioso la cui casa principale \u00e8 nel territorio della Nostra Archidiocesi, ed esattamente nella Casa che fu per tre secoli Seminario Diocesano, \u00e8 eretta in Congregazione di diritto diocesano, a norma del can. 492 C.J.C, col titolo CONGREGAZIONE DELL\u2019AMORE MISERICORDIOSO. 2) La nuova Congregazione ha per suo fine specifico \u2018l\u2019assistenza e la santificazione dei Sacerdoti Diocesani soprattutto mediante l&#8217;unione di questi con i religiosi, e inoltre altre opere di carit\u00e0 senza altri limiti che la impossibilit\u00e0 morale, sotto la obbedienza dell\u2019Autorit\u00e0 Ecclesiastica\u2019. 3) La Congregazione si regge conforme ai libri&#8230;<\/p>\n<p>Nell\u2019Archivio FAM a Collevalenza non esistono lettere di don Luigi, ma una memoria su di lui che dice: Uomo di Dio che port\u00f2 sempre, nei suoi molteplici incarichi, un eccezionale spirito di Fede che traspariva dal suo sorriso semplice e spontaneo e dall\u2019impegno generoso spinto fino al Sacrificio nella preghiera e nell\u2019azione. Don Luigi aveva intuito i nuovi fermenti di rinnovamento nella santificazione del clero attraverso la solidariet\u00e0. Ce ne offre una bella testimonianza p. Elio Bastiani, nell\u2019ultimo capitolo.<\/p>\n<p>Sette mesi prima della morte avvenuta nel luglio 1957, don Luigi volle chiarire l\u2019incresciosa situazione venutasi a creare per la casa parrocchiale lasciata libera. Se fosse stata data in affitto si sarebbero ricevute circa 22 mila lire mensili e la curia chiedeva tale affitto a don Luigi. Nella qualit\u00e0 di religioso, il parroco don Luigi non aveva denaro, anzi notava che stavano crescendo di numero e quantit\u00e0 le esigenze parrocchiali. Per l\u2019occasione don Luigi scriveva che la Congregazione FAM sostiene gravi sacrifici per soddisfare l\u2019annuo canone di acquisto dello stabile dove esercita la sua attivit\u00e0 in particolar modo a vantaggio del clero diocesano; raccoglie 220 bambini e giovanetti; non \u00e8 estranea alla vita religiosa ed alle attivit\u00e0 diocesane. Si comprendeva come stesse diventando vischioso il sistema amministrativo dei beni parrocchiali.<\/p>\n<p>1955- 1957<\/p>\n<p>Con il rapido mutare delle abitudini quotidiane dei fedeli, il parroco avvertiva la necessit\u00e0 di aggiornare i modi ed i mezzi dell\u2019azione pastorale. L\u2019indifferenza religiosa stava corrodendo le tradizioni cristiane; l\u2019inurbanesimo anonimo appariva massificante. Tante famiglie cambiavano in parrocchia. A situazioni nuove, risposte nuove, secondo i suggerimenti dell\u2019arciv. Perini che comprendeva il mutar dei tempi. In vista della visita pastorale, nel bollettino parrocchiale del dicembre 1956, don Luigi invitava ad ascoltare e seguire il monito del vescovo anche per modificare in qualche parte il nostro cammino. Con senso di concretezza vedeva il mutare del modo di pensare e di agire tradizionale e con intuito di guida spirituale cercava di orientare le energie in modo funzionale: Torni il Vangelo, o Dio, guidi l\u2019umanit\u00e0. Solo il Vangelo pu\u00f2 dare agli uomini pace, giustizia e fraternit\u00e0.<\/p>\n<p>Don Luigi sapeva guardare a lungo, rinunciava ad un successo immediato per uno pi\u00f9 stabile ed ampio. Dominava l\u2019inquietudine, evitava la fretta, non si allarmava. Usava il metodo della calma, della pazienza, dell\u2019equilibrio, della prudenza ed insieme della speranza. Evitava le polemiche, cercava di mediare, lavorava in modo meticoloso, evitando ogni disordine. Riservato, ma non timido, esprimeva la sua fede al di sopra di ogni \u2018rispetto\u2019 umano. Con sicure parole comprensibili parlava con tono pacato e bonario per risolvere le perplessit\u00e0 ed indicare le soluzioni. Accettava il sacrificio di attendere, con perspicacia e cercava di dar serenit\u00e0 e fiducia ai deboli, agli umili, agli scoraggiati per rendere migliore il futuro, superando le rivendicazioni settorialistiche di varie categorie.<\/p>\n<p>Nel corso di aggiornamento per il clero tenuto nel 1955, don Luigi aveva ascoltato l\u2019arciv. Perini. Lo spirito di apostolato sgorga da una sovrabbondanza di vita interiore. Solo la santit\u00e0 \u00e8 capace di illuminare, premunire e salvare le anime in Cristo. Dopo che aveva professati i consigli evangelici con i voti religiosi era ancor pi\u00f9 convinto che tutto doveva esser fatto per amare Dio e il prossimo. L\u2019amore come vincolo di perfezione. Cercava, come sempre, l\u2019essenziale che garantisse perennit\u00e0. Voleva esser umile, distaccato dai beni e dal potere, tutto proteso a ricevere e dare la misericordia divina nella sottomissione al papa, al vescovo, ai confratelli, al servizio dei fedeli insieme con Ges\u00f9 obbediente, povero e casto.<\/p>\n<p>Don Luigi viveva insieme con i Religiosi FAM apprezzando la vita comunitaria come il mezzo attraverso il quale Dio comunica le sue grazie e santifica nella penitenza della rinuncia al proprio orgoglio. Don Lucio Marinozzi insieme con lui, e come lui legato ai voti religiosi di sacerdote diocesano, gli esprimeva l\u2019aiuto fraterno con l\u2019esempio, la sobriet\u00e0, la saggezza e la pace. Insieme con i religiosi prendeva i pasti, svolgeva l\u2019ora di ricreazione, pregava, faceva apostolato. Dava per\u00f2 il primato alla vita spirituale, alla conformit\u00e0 con Cristo. La convivenza era uno sprone nella fraternit\u00e0 del divin sacerdozio per poter collaborare con gli altri sacerdoti.<\/p>\n<p>Il vicario Vagnoni suggeriva ai sacerdoti: Siamo convinti, ripieni di zelo e di amore per quello che riguarda Dio, siamo interiormente uomini di Dio. E tutto il rimanente verr\u00e0 Cos\u00ec don Luigi meditava di essere uomo dedito a Dio per manifestare il volto di Dio che \u00e8 Amore. Il Crocifisso che gli avevano consegnato da portare era il segno del dono del bene soprannaturale alle anime. Don Vagnoni diceva: Dobbiamo considerare &#8216;l\u2019altare\u2019 il principio vivificatore della pastorale liturgica. Il Foglio ufficiale dell\u2019archidiocesi nel marzo \u201958 annunciando la morte di don Luigi, si esprimeva cos\u00ec: la morte lo coglieva nella consueta attivit\u00e0 sacerdotale piena di zelo e spirito soprannaturale. E il settimanale \u2018La voce delle Marche\u2019 scriveva: E santa veramente era stata la sua vita e la sua attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Il buon seme della Parola divina veniva sparso a Fermo dal 12 al 22 gennaio \u201956, in occasione del settenario della Madonna del Pianto, per mezzo di una Missione cittadina durante la quale erano predicatori i sacerdoti, i religiosi ed i laici della \u2018Pro Civitate Christiana\u2019 di Assisi con don Giovanni Rossi. Don Luigi pubblicava il notiziario parrocchiale con questo messaggio: E\u2019 il Signore che passa ricordando a tutti quelle verit\u00e0 che rendono preziosa la nostra vita, dirigendola come Lui, che ce l\u2019ha data, vuole sia orientata. Si doveva pregare affinch\u00e9 i giorni della Missione fossero per le volont\u00e0 indebolite dal peccato e dalle cattive abitudini, giorni di nobili desideri, di sante decisioni, di intensa attivit\u00e0 per la fuga dal male e per il compimento del bene. Don Luigi aveva fiducia che i cuori venissero pervasi dai flussi del divin sangue, alleviati, rinnovati, fecondati e le famiglie si ridestassero ad una vita di fede e di piet\u00e0, di onest\u00e0 e di purezza, di giustizia, di amore e di pace. Infatti, nonostante qualche insofferenza laicista, si ebbero conversioni.<\/p>\n<p>Dopo la Missione don Luigi visitava le famiglie che lo richiedevano per tessere una fraterna conversazione cristiana e fare la consacrazione alla Madon\u00adna. Proponeva ai parrocchiani la pratica della Via Crucis e dei primi venerd\u00ec di ogni mese in onore al Cuore Divino con i sacramenti della Confessione e Comunione. Un momento parrocchiale, utile per implorare le vocazioni sacer\u00addotali e religiose, era l\u2019ora mensile di adorazione nel gioved\u00ec precedente. Facilitava anche l\u2019iscrizione alla \u2018Lampade viventi\u2019 per stare di fronte al Santissimo. Ravvivava anche il culto mariano con la pratica dei \u2018quindici sabati\u2019 in onore della Madonna di Pompei. Ogni sera in chiesa, il Rosario. Nelle case quando una famigliare \u201cpassava all\u2019eternit\u00e0\u201d si pregava parimenti il Rosario per il defunto. Moltissime durante l\u2019anno le occasioni adatte per associare all\u2019amore verso Ges\u00f9 Cristo, il culto verso la Mediatrice celeste: l\u2019Immacolata, il Natale, l\u2019Epifania, la Purificazione, l\u2019Annunciazione, l\u2019Addolo\u00adrata al venerd\u00ec santo, il mese di maggio, il Cuore immacolato di Maria (giugno) assieme con il sacro Cuore di Ges\u00f9, la Madonna del Carmelo, o Carmine titolare della chiesa parrocchiale a Fermo, S. Maria Assunta <em>di <\/em>Ferragosto, il Nome di Maria, il mese del Rosario ad ottobre e tutti i santi (1 nov,) Don Luigi era lieto di onorare ed imitare la Madre.<\/p>\n<p>CHIESE E CULTI IN PARROCCHIA<\/p>\n<p>L\u2019antica citt\u00e0 di Fermo, come tutte le cittadine italiane, nel grande fervore edilizio del medioevo, aveva creato gli edifici pi\u00f9 ragguardevoli nelle chiese urbane. La piet\u00e0 cristiana, la diffusione degli Ordini religiosi fecero costruire monasteri, chiese e conventi tra le case abitate da artigiani, commercianti e professionisti. Nell\u2019ambito parrocchiale di S. Matteo esistevano a tempo di don Luigi varie chiese: 1) La chiesa del Santo Spirito; 2) la chiesa della Madonna del Carmelo o Carmine; 3) la chiesa della Confraternita della Piet\u00e0; 4) la chiesa della Madonna delle Grazie, inoltre la chiesa di Tutti i Santi od Ognissanti, ed altri oratori in palazzi privati (Vinci, Bernetti, Bulgarini).<\/p>\n<p>La Chiesa del Santo Spirito detta poi di san Filippo Neri, dal 1799 era passata al demanio ed all\u2019amministrazione comunale assieme al convento dei Filippini reso sede del tribunale. La chiesa di san Matteo, nel sec. XV, aveva a lato un monastero ed era adiacente alla chiesa dello Spirito Santo, che venne ampliata, si disse San Matteo in Santo Spirito all\u2019inizio del XVI secolo. A tempo del papa Sisto V (1585-1590), che era stato vescovo di Fermo, il sacerdote Filippo Neri, famoso a Roma per radunare i ragazzi dalla strada al suo oratorio, accolse la richiesta dell\u2019arcivescovo fermano di stabilire una sua sede a Fermo, sollecitato dal collaboratore d. Flaminio Ricci, fermano. I Filippini si stabilirono a san Matteo ampliando l\u2019edificio nel 1607 e costruendovi accanto il loro convento ove visse e mor\u00ec nel 1671 il filippino fermano Antonio Grassi, poi beatificato nel 1899 (anno di nascita di don Luigi che ne volle esser degno emulo). Vi sono splendidi dipinti come la Nativit\u00e0 del Rubens, la Pentecoste del Lanfranco ed altri la rendono nota anche ai frequentatori non fermani. La titolarit\u00e0 della Parrocchia dal 1593 riuniva tre parrocchie precedenti: San Matteo, Spirito Santo, San Bartolomeo, chiesa quest\u2019ultima ceduta nel 1596 alla Confraternita dei Negri o della Piet\u00e0 che assisteva i moribondi ed i condannati a morte. Quando San Filippo Neri fu canonizzato e si cominciava a venerare don Antonio Grassi, il popolo prefer\u00ec dire \u2018chiesa di san Filippo\u2019, mentre la titolarit\u00e0 della parrocchia restava \u2018San Matteo\u2019, nella stessa chiesa. Dopo la nazionaliz\u00adzazione e soppressione del convento filippino, il Comune rispett\u00f2 il diritto all\u2019officiatura di culto e vi fu parroco d. Federico Fagotti che redasse l\u2019elenco sistematico dei parroci predecessori. La capienza della chiesa era per circa 600 persone in piedi. Don Luigi era lieto di apprezzare con i fermani il culto del beato Antonio Grassi. Nei giorni festivi la frequenza alla Messa era di 150-180 fedeli; nei giorni feriali dai 20 ai 30 che si accostavano quasi tutti la santa Comunione quotidiana.<\/p>\n<p>La chiesa pi\u00f9 ampia della parrocchia San Matteo era quella della Madonna del Carmine, adatta a 2000 persone, adiacente al convento dei Carmelitani, ammodernato per il Seminario arcivescovile. Dall\u2019occupazione francese del 1799 fino al 1912 questa chiesa carmelitana era stata sede della parrocchia San Matteo, poi era passata al Seminario interdiocesano marchigiane. A lato della chiesa carmelitana sin dal 1896 era stato stabilito il centro per gli Artigianelli. In precedenza tale edificio era il Brefotrofio maschile per bambini abbandonati. Qui la piet\u00e0 accoglie gli abbandonati dai genitori. Al tempo di don Luigi il numero degli ospiti era stato accresciuto per effetto della prima guerra mondiale e vi erano scuole elementari assieme a corsi per apprendere un mestiere artigianale come falegname, fabbro, calzolaio, sarto. Dopo la seconda guerra mondiale don Ernesto Ricci (1887 &#8211; 1950) si dedic\u00f2 a questi Artigianelli del Sacro Cuore assieme al parroco stesso don Leonardi. Data la presenza di numerosi sacerdoti docenti in Seminario nella chiesa si celebravano molte sante Messe nei vari altari laterali.<\/p>\n<p>La chiesina od oratorio della Piet\u00e0 era sufficiente per circa 150 persone in piedi ed era frequentata da una cinquantina di fedeli alla Messa festiva. La Confraternita vi permaneva dal 1564 ed aveva arricchito il decoro dell\u2019edificio con pitture del Benigni, del Cordella e del Lucchi. Qui fu introdotto il culto del Sacro Cuore in citt\u00e0 dal 1765 e tra i predicatori che vi tenevano un discorso mensile si ricordava il padre Giovanni Curi di Servigliano. Col tempo divenne la chiesa dell\u2019adorazione quotidiana perpetua a Fermo.<\/p>\n<p>La chiesetta della Madonna della Grazie, vicino alla porta di Sant\u2019Antonio, poteva accogliere circa cento fedeli e fu riparata da don Luigi quando gi\u00e0 la precarie condizioni statiche ne facevano temere il crollo del tetto, era frequen\u00adtata mediamente da una sessantina di persone alla Messa festiva. Vi era un bell\u2019affresco compromesso dall\u2019umidit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel 1938 il parroco don Luigi scriveva: <em>Attualmente \u00e8 adibita a Chiesa parrocchiale quella di S. Filippo poich\u00e9 la Parrocchia \u00e8 priva della sua Chiesa dal 1799<\/em>. L\u2019altare maggiore era dedicato alla terza persona della Santissima Trinit\u00e0, il Santo Spirito, gli altri: a Nostro Signore Sacro Cuore, alla Nativit\u00e0, a s. Lucia, a s. Margherita, a s. Sebastiano, a s. Filippo Neri, al Crocifisso, all\u2019Assunta. Don Luigi per rendere pi\u00f9 funzionale la frequenza dello spazio interno volle trasferire l\u2019urna del beato Antonio Grassi da una cappellina laterale all\u2019altare maggiore con unanime consenso del clero e dei laici devoti del beato fermano: spesso vi si svolgevano, su richiesta, prime Comunioni, celebrazioni di Matrimoni, esposizione delle reliquie del Beato.<\/p>\n<p>Le infiltrazioni d\u2019acqua provenienti anche dal tetto dell\u2019edificio adiacente adibito a tribunale, avevano provocato seri danni arrecati al sacro edificio, con deperimento delle opere d\u2019arte per effetto dell\u2019umidit\u00e0. Se ne preoccupava don Luigi; chiedeva ripetutamente per iscritto al Comune di effettuare sopralluoghi ed interventi. Nel 1940 propose che il Comune dichiarasse i lavori urgentemente necessari con relativa spesa e lui come parroco avrebbe provveduto all\u2019immediata esecuzione per mezzo di persone qualificate. Si dovette sobbarcare ad una spesa che superava di un terzo quella prevista, pur di salvaguardare l\u2019artistico edificio. Al presente necessita di salvaguardia.<\/p>\n<p>Don Luigi ottenne che la chiesa del Carmine tornasse ad essere sede parrocchiale agli inizi degli anni cinquanta. Subito concepiva il progetto di rinnovare il pavimento e di stabilirvi un bell\u2019organo per accompagnare, con la melodia sonora, i canti liturgici.<\/p>\n<p>Dal 1952 si stabiliva nell\u2019adiacente sede degli Artigianelli la venerabile Madre Speranza con le religiose e poi con i religiosi dell\u2019Amore Misericordioso che assistevano con lei i ragazzi. Fu per don Luigi una gioia vedere con quanta cura le suore provvedevano al nitore dei pavimenti e di ogni parte; ancor pi\u00f9 ceto di starvi come parroco in quanto era la chiesa in cui era stato consacrato presbitero. Aveva difeso presso l\u2019Arcivescovo la necessit\u00e0 di trasferirsi da san Matteo al Carmine, adducendo una precisa mappa topografica da cui risulta la centralit\u00e0 dell\u2019edificio rispetto all\u2019incasato dell\u2019ambito parrocchiale. Sin dal 1940 aveva anche chiesto alla Confraternita della Piet\u00e0 l\u2019uso del suo oratorio sito di fronte alla chiesa del Carmine. I molteplici ostacoli allo svolgimento della vita parrocchiale e le stringenti necessit\u00e0 di intensificarla maggiormente per ci\u00f2 che riguarda: il contatto con le famiglie, l\u2019istruzione religiosa agli adulti e il catechismo ai piccoli sono le motivazioni accolte dopo oltre un decennio da quando le aveva espresse come parroco desideroso di incontrare e farsi incontrare pi\u00f9 facilmente dai tre quarti dei suoi parrocchiani.<\/p>\n<p>La vita storica della Chiesa \u00e8 da sempre intessuta di espressioni di culto al divin Redentore e alla mediazione della Beata Vergine, ad opera dei fedeli associati in comunit\u00e0, in pie unioni e confraternite. Don Luigi si sentiva prete per celebrare a nome di tutti i fedeli l\u2019azione di culto a Dio ed alla Vergine. Scriveva nel 1938: Ogni sera nella chiesa parrocchiale si recita in comune il santo Rosario e viene impartita la santa benedizione con la Pisside. Nella restaurata chiesa delle Grazie teneva il Mese di Maggio, quello di Novembre ed il triduo alla Madonna unica mediatrice delle Grazie. Con i suoi fedeli e gli altri fermani partecipava anche alle celebrazioni presso il santuario cittadino della Madonna del Pianto. Sin dal 14 Dicembre 1943 chiedeva ad ogni famiglia e persona con lettera scritta: Promettiamo di recitare ogni giorno in famiglia il suo S. Rosario.<\/p>\n<p>Don Luigi pubblicava nel 1953 questa poesia anonima per la festa dell\u2019Assunta.<\/p>\n<p>LA MAMMA<\/p>\n<p>E &#8216; veramente di ogni cosa al mondo<\/p>\n<p>la pi\u00f9 preziosa una Madre. E\u2019 lei sola<\/p>\n<p>che nel tuo cuore legge sino in fondo.<\/p>\n<p>E lei che t\u2019ama e nel dolore consola.<\/p>\n<p>Lei nella vita guida e sorregge.<\/p>\n<p>E se con te pur altri sar\u00e0 buono,<\/p>\n<p>\u00e8 lei sola che sempre ti protegge,<\/p>\n<p>\u00e8 lei sola pronta sempre al perdono.<\/p>\n<p>Madre! Un sol gran torto tu fai a noi<\/p>\n<p>Quando chiudi per sempre gli occhi tuoi!<\/p>\n<p>La Madre del Cielo neppur questo torto ci fa.<\/p>\n<p>L\u2019apostolo ed evangelista san Matteo, (chiamato Levi prima dell&#8217;invito di Ges\u00f9 a seguirlo) era il santo a cui era assegnata la titolarit\u00e0 di patrono della parrocchia di don Luigi. Una titolarit\u00e0 tutta particolare per dar rilievo al Vangelo ed alla successione degli apostoli nei vescovi. Don Luigi scriveva questo auspicio: Il santo di cui la parrocchia porta il nome ci benedica e renda fecondo ogni lavoro diretto ad allontanare da noi. e pesa di Dio. I festeggiamenti erano l\u2019occasione propizia per ricevere dal Cristo fede, speranza ed amore tali da dare senso alla vita quotidiana nel bene, lontano da ogni difetto.<\/p>\n<p>Per la devozione a san Filippo Neri don Luigi scriveva: S&#8217;on facciamoci prendere dalla stanchezza e portiamo altri alla comunione frequente ricordando che san Filippo anche nella pi\u00f9 tarda et\u00e0, ripeteva spesso a se stesso: \u2018Signore, tieni la mano sulla testa a Pippo, perch\u00e9 altrimenti, la fa grossa Pensiamoci un po&#8217; bene quanto siamo lontani dalla virt\u00f9 di san Filippo e quanto \u00e8 necessario, per la nostra vita cristiana, accostarci di frequente ai sacramenti.<\/p>\n<p><strong>IN CIELO<\/strong><\/p>\n<p>Il giorno 11 febbraio 1958 ricorreva il primo centenario delle apparizioni di Lourdes. Era il gioved\u00ec di carnevale, ma per don Luigi un giorno mariano. Raccontava ai fedeli come Bernadette, ragazza quattordicenne, nell\u2019andar a trovar legna per il fuoco, data la giornata rigida, vide nel cavo della roccia di Massabielle, la Donna di sovrumana bellezza, sorridente con il Rosario pendente dal braccio. Le parole dell\u2019Immacolata: <em>Non ti prometto di renderti felice in questa vita, ma nell\u2019altra,<\/em> lo rasserenavano da ogni preoccupazione o timore. Il messaggio: <em>Pregate per i peccatori\u2026. Penitenza! Penitenza! Penitenza!<\/em> La citt\u00e0 di Fermo era affidata alla Madonna. Si disse che don Luigi aveva generosamente offerto la sua vita perch\u00e9 si arrivasse a proclamare il dogma della Mediazione universale di Maria.<\/p>\n<p>Nel bollettino \u2018La voce di San Matteo\u2019 don Luigi non usava la parola \u2018morte\u2019, ma \u2018passaggio all\u2019eternit\u00e0\u2019 e intitolava l\u2019annuncio con PATRIA MIA. Aveva scritto una volta alle madri, affinch\u00e9 si premurassero della formazione cristiana dei figli: C\u2019\u00e8 un traguardo cui non si sfugge e non mancavano decessi improvvisi in parrocchia. Nell\u2019agosto 1957, sua ultima estate, condivideva la gioia del ritorno dei fermani emigrati nel rivivere la gioia di una grande famiglia e riguardo all\u2019ASSUNTA scriveva ci ricorda &#8230; siam fatti per l\u2019eternit\u00e0 . Era il pensiero rivolto all\u2019incontro eterno con Cristo nella vita nuova per vedere il suo volto e goderne assieme alla Mediatrice.<\/p>\n<p>Dopo tanto trepidare e lavorare per chiunque chiedesse aiuto, dopo l\u2019offerta totale di s\u00e9, ripetuta ogni giorno, ci fu il momento in cui il suo cuore si manifest\u00f2 stanco di pulsare. Aveva avuto notizia che Pio XII aveva avuto una seria crisi di salute e se ne era angustiato; scomparvero lo stesso anno (il papa ad ottobre). Don Luigi intuiva che la sua vita terrena poteva esser mutata. Tornavano i ricordi dei giorni vissuti tra i famigliari, nella parrocchia di S. Maria del Buon Ges\u00f9 a Carassai, le ore di preghiera e di studio in seminario, la caserma ed i militari nella grande guerra, l\u2019arcivescovo che lo consacrava presbitero nella chiesa del Carmine, la scuola, i confratelli, i treni dei malati verso Loreto e Lourdes, i suoi giovani che tutte le sere venivano a passare con lui qualche ora. Decise di andare a Lourdes per Tanno centenario e per il venticinquennio di parroco. Ma c\u2019era un presentimento nel suo cuore.<\/p>\n<p>Il canto dell\u2019AVE echeggiava dalla festa mariana con la strofa Vorrei salire in Cielo, godere il tuo bel viso, restare in Paradiso, Maria sempre con te! Don Luigi aveva avuto un misterioso preavviso del suo passaggio da questo mondo all\u2019eternit\u00e0, secondo quanto raccontava don Marinozzi, confratello nella Casa del clero. Il 23 febbraio si era premurato di scrivere il testamento e di andare a salutare alcuni collaboratori come si trattasse di un congedo. Nel testamento dava il resoconto finanziario della parrocchia, con la consueta concretezza: aveva ampliato la casa Ferracuti con spese da pagare \u00a3 850.000; aveva da ritirare il sussidio di \u00a3 438.000; il libretto SOS Cassa di risparmio con \u00a3 190.000. Viveva povero, senza tener denaro. Rivolgeva 3 penser\u00f2 grate alla grande carit\u00e0 dei figli dell\u2019Amore Misericordioso, dai quali ne ho tanta ricevuta. Dopo aver scritto il primo testo, lo stesso giorno 23 faceva raggiunta: <em>Dispongo \u2013 per dopo la mi morte \u2013 dei beni di cui posso disporre \u2013 come sacerdote parroco \u2013 dei Figli dell\u2019Amore Misericordioso<\/em> e distribuiva gli oggetti lasciandoli alla Chiesa del Carmine, alla Casa del Clero, alla Parrocchia, alla Curia Diocesana, all\u2019UNITALSI, alle sorelle. Concludeva: <em>A tutti<\/em> \u00a0e per tutto &#8211; grazie, anche per le croci.<\/p>\n<p>Viveva gli ultimi tre giorni nella serenit\u00e0 con spirito comunitario, tra gli impegni ministeriali, compresi gli incontri con i giovani che venivano dopo cena per la serata formativa ed allegra con il parroco. Rientr\u00f2 in camera di sera, dopo rincontro, verso le undici. Dopo un\u2019ora circa, per collasso cardiaco, entrava nel riposo eterno. Gli ultimi momenti di preghiera sono raccontati da don Marinozzi che l\u2019assisteva: Fu sotto il dolce sguardo di Maria Mediatrice che rese la sua anima a Dio. Il Signore era venuto a premiare la fedelt\u00e0, la laboriosit\u00e0 del suo apostolo. Nella cameretta dominava l\u2019immagine, di fronte al letto, della Vergine Mediatrice con nel cuore l\u2019Ostia dell\u2019Amore Misericordio\u00adso. Riportiamo nell\u2019ultimo capitolo la notizia data dal Foglio Ufficiale ecclesiastico di Fermo e dal settimanale \u2018La voce delle Marche\u2019. Il corteo di persone che a centinaia visitavano per due giorni la salma composta dai confratelli, era uno spettacolo edificante. L\u2019arcivescovo ha esaltato il suo mini\u00adstero. E\u2019 stato narrato da un religioso che Madre Speranza disse di don Luigi Leonardi che poco dopo morto era entrato in Paradiso.<\/p>\n<p>La sua tomba \u00e8 nel Cimitero di Fermo nella cappella dei Sacerdoti.<\/p>\n<p><sup>*<\/sup><\/p>\n<p>Ecco il testo del ricordino distribuito ai fedeli che lo apprezzarono molto: DON LUIGI LEONARDI Figlio dell\u2019Amore Misericordioso, PARROCO DI S. MATTEO &#8211; Carassai 17-3-1899 \/ Fermo 26-2-1958<\/p>\n<p>Segu\u00ec lietamente il Signore nel Sacerdozio santo, ornato ogni giorno di grazie. Durante il terreno cammino fu vero ministro dei doni di Dio, nella Parrocchia nel Seminario e negli istituti di Fermo. Le grandi virt\u00f9 del suo animo apparvero agli occhi di tutti, in fulgidi esempi di generosa carit\u00e0 per i poveri, di Fede operante nel sacrificio e nella preghiera. Accolse l\u2019invito evangelico facendosi per voto povero. Conobbe le gioie supreme, accanto ai malati che a schiere innumeri condusse devoti a Loreto, ai piedi della Celeste Madre, con amore filiale. +<\/p>\n<p><strong>LAUS DEO<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong>Don Luigi, innamorato di Dio, \u00e8 un prete vissuto con Dio e per Iddio, senza attaccamento al tornaconto proprio. Parlava di Dio con totale fiducia, senza esitazioni di difficolt\u00e0 o amarezza. Confidava con gioia nel Padre celeste che sempre dona in misura sovrabbondante a chi \u00e8 umile e fedele nel poco. La divina misericordia era per lui la vera banca senza ombra di svalutazioni e spendeva le sue forze per la gloria della divina tenerezza. Valorizzava anche le croci oltre alle gioie, santificando tutto nella preghiera di offerta. Come offriva al Padre il sacrificio eucaristico, metteva se stesso nella stessa offerta. Sapeva di non essere nato santo, ma che lo poteva diventare ogni giorno nella fedelt\u00e0 ai propri doveri a lode della volont\u00e0 del Creatore. Non confrontava la sua conversione con il buon senso individuale, ma con la ricerca del volto del Padre.<\/p>\n<p>Don Luigi viveva nascosto in Cristo sempre presente nel suo agire. Il segreto dell\u2019attivit\u00e0 di apostolato era l\u2019amore a Ges\u00f9 Eucaristia, al Cuore Divino. Dava importanza all\u2019adorazione eucaristica che avviava nella parrocchia e dopo di lui \u00e8 proseguita sino al presente: ne dava l\u2019esempio stando inginocchiato davanti all\u2019altare. Aveva cura del decoro della mensa, degli arredi, delle vesti liturgiche, delle immagini sacre. Amava le celebrazioni fatte bene e alimentate da opportuna predicazione per la piena consapevolezza, anche dei canti appropriati. Dava solennit\u00e0 alle prime Comunioni con tono entusiasta. Da Ges\u00f9 si rifletteva sul suo volto sereno la mansuetudine, la misericordia, tanto da farlo ammirare. Con il Cristo, sommo Sacerdote, poneva in opera l\u2019amore del Padre verso gli uomini e l\u2019offerta umana elevata al cielo. Gi\u00e0 nei primi anni dopo l\u2019ordinazione presbiterale, come vicerettore e professore in seminario aveva apprezzato la convivenza armoniosa tra i sacerdoti, segno di unione e di comunanza di vita. Tra i fedeli godeva di poter donare il perdono e la riconciliazione per creare uno stile di pace e amore vicendevole. Voleva conformarsi al Cristo povero, casto, obbediente, per cos\u00ec esprimere pienamente la sua missione sacerdotale e volle professarlo con i voti religiosi.<\/p>\n<p>Il suo pensiero era il Vangelo, la sua vita adeguata a quel che predicava. Saggio e cauto nella moralit\u00e0, operaio donatore di fede, speranza e carit\u00e0 per la salvezza delle anime. Nello sperimentare la fraternit\u00e0 tra i Figli dell\u2019Amore Misericordioso, lodava la benevolenza degli altri con la gioia di facilitare la migliore armonia tra clero religioso e secolare. I frutti dello Spirito Santo in don Luigi erano riscontrabili per la serenit\u00e0, l\u2019equilibrio, la lealt\u00e0, l\u2019accoglienza, la condivisione, l\u2019ascolto, la creativit\u00e0 parrocchiale. Volle realizzare il suo servizio diocesano stando in una comunit\u00e0 religiosa, con la sua calma, l\u2019immersione nel Vangelo, senza toni di attivismo. Riconosceva i propri limiti e gli sbagli, per correggersi. Dal suo benevolo servizio agli ammalati si diffondeva la cordialit\u00e0 nell\u2019Unitalsi tra i compagni di pellegrinaggio, sani ed infermi. La Comunit\u00e0 di Capodarco sorse nel 1966 proprio con lo spirito praticato nei pellegrinaggi unitalsiani promossi da lui, primo organizzatore in diocesi di Fermo.<\/p>\n<p>La familiarit\u00e0 interiore di don Luigi era il \u2018dialogo\u2019 con la beata Vergine dispensatrice di tutte le grazie. Inoltre amava rivolgere il pensiero ai santi di cui leggeva e faceva leggere le biografie, spesso e volentieri. La beata Maria del Vangelo era per lui messaggio di castit\u00e0 per aderire con cuore indiviso al cuore di Cristo. Nel bollettino parrocchiale l\u2019ha chiamata \u2018Madre di amore\u2019, come luce di bont\u00e0, dispensatrice di speranza e di orientamento al divin Figlio. Si consacrava e faceva consacrare i fedeli al Cuore Immacolato di Maria. Nella ricorrenza festiva dell\u20198 dicembre raccomandava di ascoltare l\u2019invito della Madonna espresso a Fatima, di recitare il Rosario in casa ed in chiesa, perch\u00e9 chi vuol ottenere grazie da Dio, deve passare attraverso l\u2019intercessione di Maria.<\/p>\n<p>Si sentiva servo della Chiesa universale, operaio diocesano nella Parrocchia. Aveva promosso le associazioni della San Vincenzo, l\u2019Azione Cattolica ed altre pie unioni. Responsabilizzava le mamme per l\u2019educazione cristiana dei figli con il catechismo. Provvedeva che i locali fossero decorosi, ben sistemati ed attrezzati per le riunioni. Otteneva considerazione dalle autorit\u00e0 diocesane per la sua abitudine ad aggiornarsi ed eseguire puntualmente, senza farsi notare. Usava comprensione ed ascolto anche con i miscredenti. Con tutti si intratteneva in utile dialogo usando sempre il pronome \u2018lei\u2019 con l\u2019interlocutore. Seguiva l\u2019operosa presenza della Chiesa nel mondo contemporaneo, dando risalto ad ogni novit\u00e0 di notizie ed iniziative. Non si poneva al centro dell\u2019attenzione mentre stava tra gli altri, semplice ed modesto nel tono e nei gesti. Di lui si diceva: \u201cE\u2019 un buon prete\u201d, una lode per la Chiesa perch\u00e9 si sentiva e si manifestava \u2018ordinato per servire la Chiesa\u2019. Con la sobriet\u00e0 del vivere e l\u2019onest\u00e0 richiamava i conoscenti a valorizzare, nel modo pi\u00f9 produttivo, ogni risorsa finanziaria o materiale. Con il suo tipico senso di gratitudine a Dio educava alla riconoscenza, allontanando ogni senso di amarezza e facilitando la comunione.<\/p>\n<p>Vedeva che i ministri di Dio venivano insultati come nemici del popolo perch\u00e9 fedeli seguaci del papa. Pazientava gli scherni ed i toni umilianti, senza vergognarsi di manifestare il suo attaccamento al successore di Pietro. Formava i giovani a servire Cristo senza esitazione anche fuori dalle riunioni parroc\u00adchiali, in piazza, nel lavoro, nella stampa, negli uffici ed amministrazioni locali.<\/p>\n<p>Smorzava ogni rancore, addolciva ogni scherno, ogni insulto. Infondeva serenit\u00e0 ai sofferenti con il suo volto mite e sorridente. Responsabilizzava gli altri con la fiducia e l\u2019ottimismo. Consolava le famiglie nei momenti tristi con tono amorevole anche verso i perseguitati politici, gli sfollati, i prigionieri. A tutti donava anzitutto il pane della mitezza, della tenerezza, senza farlo minimamente apparire. Aveva grande fiducia che Dio dava a ciascuno qualit\u00e0 e doti per le sue esigenze di vita quotidiana e facilitava l\u2019accettazione reciproca, la fiducia di fratelli in Cristo. Pensava e faceva capire che le persone sono pi\u00f9 accettabili di quanto non si usa pensare di loro. Era schivo dal parlare di s\u00e9 per lasciar l\u2019altro nella calma interiore. Riservato nei modi, ma socievole e portato a vivere insieme con molte persone. Riusciva a sdrammatizzare le situazioni intricate e dolorose, lasciando trasparire il disinteresse, i gesti servizievoli ed altruisti, la verit\u00e0 pi\u00f9 profonda del vivere per gli altri. Era un consolatore silenzioso perch\u00e9 faceva pensare alla luce del sole quando si profilavano le nubi dello sconforto. La povert\u00e0 faceva apprezzare in lui la libert\u00e0 del cuore, sgombro da ogni attaccamento materiale o avarizia. Faceva capire che la misura della generosit\u00e0 di Dio verso di noi dipendeva dalla disponibilit\u00e0 ad esser generosi.<\/p>\n<p>++<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p><strong>ALCUNE TESTIMONIANZE<\/strong><\/p>\n<p>DAL FOGLIO UFFICIALE DELL\u2019ARCHIDIOCESI DI FERMO, marzo 1958 Leonardi don Luigi. Nato a Carassai il 17 marzo 189c era stato ordinato sacerdote da S. E. Mons. Castelli il 7 dicembre 1924. Vice rettore e Professore nel Seminario subito dopo l\u2019Ordinazione, nel 1933 veniva nominato Parroco a S. Matteo, in Fermo. Il 26 febbraio 1958 la morte lo coglieva nella consueta attivit\u00e0 sacerdotale piena di zelo e spirito soprannaturale, che svolgeva nelle confessioni alle Suore ed in vari Istituti religiosi, nella direzione delle Dame e Damine della carit\u00e0 e soprattutto nell\u2019UNITALSI. Desideroso di perfezione, l\u20198 Dicembre 1954 si aggregava con voti, in vita comunitaria, come sacerdote secolare, alla Congregazione dell\u2019Amore Misericordioso. Apparteneva alla Congregazione dei Cento Preti.<\/p>\n<p>Dal settimanale diocesano LA VOCE DELLE MARCHE del marzo 1958 E\u2019 MORTO DON LUIGI &#8211; Quando la mattina del 26 u.s. si sparse rapidamente la notizia della scomparsa di Don Luigi Leonardi, tutta la citt\u00e0 si svegli\u00f2 come da un brutto sogo! Non era possibile, che un uomo cos\u00ec pieno di attivit\u00e0 e di zelo, che aveva lavorato indefessamente fino alle 23 del giorno avanti, potesse essere scomparso in un baleno. Purtroppo la notizia era tragicamente vera. Alle 24,30 (=0,30) dopo appena pochi minuti di cosciente agonia il buon sacerdote aveva chiuso la sua laboriosa giornata silenziosamente, cos\u00ec come era vissuto. Per due giorni continui, una fiumana di gente, illustre e sconosciuta, visit\u00f2 per l\u2019ultima volta la salma composta pietosamente dai Figli dell\u2019Amore Misericordioso, e tanti uscirono da quella camera ardente con gli occhi bagnati di lacrime, dopo aver toccato oggetti di devozione, sul corpo esanime, come a un santo. E santa veramente era stata la sua vita e la sua attivit\u00e0. Tutti lo ricordano vicerettore in Seminario e poi professore, pieno di premure per ognuno.<\/p>\n<p>Ma da quando era stato nominato Parroco in San Matteo, la sua passione era stata sempre il decoro della Chiesa e delle funzioni, l\u2019assistenza ai malati ed ai bambini poveri facendo a tutti del bene senza distinzione, nascostamente ed umilmente.<\/p>\n<p>Ma la sua preoccupazione e la sua gioia maggiore fino all\u2019ultimo respiro era l\u2019attivit\u00e0 pro UNITALSI. Tutti, in Diocesi e fuori, lo ricordano quale anima dei Pellegrinaggi per gli Ammalati a Loreto e a Lourdes. Ormai don Luigi era di casa in quei Santuari.<\/p>\n<p>Cos\u00ec tra confessioni alle Suore ed ai vari istituti religiosi, che p\u00e8rdono in lui una guida e un padre, tra l\u2019attivit\u00e0 pastorale ed assistenziale come Direttore delle Dame e Damine della Carit\u00e0, facendo a tutti del bene, ha trascorso la sua giornata terrena. E quando stava per prendere un periodo di riposo, stanco e contento di aver preparato un trionfale pellegrinaggio in quest\u2019anno centenario di Lourdes. il Signore lo ha chiamato al premio eterno.<\/p>\n<p>Nonostante la pioggia torrenziale, sia ai funerali come all\u2019accompagno ii ultima dimora, tanta gente, silenziosamente beneficata dal suo buon cuore, Ita seguito il feretro fino al cimitero, per tributare l\u2019ultimo atto di gratitudine a questo Sacerdote che lascia un gran ben un gran vuoto di s\u00e9.<\/p>\n<p>Alcune MEMORIE scritte ci fanno conoscere don Luigi Leonardi.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>MEMORIA SCRITTA DA DON LUCIO MARINOZZI<\/p>\n<p><em>Don Luigi Leonardi, di cara e venerata memoria, lo incontrai la prima volta<\/em><\/p>\n<p><em>m<\/em> <em>inizio dell\u2019anno scolastico 1927-28, quando divenni alunno del Seminario<\/em><\/p>\n<p><em>Arcivescovile. Era allora giovane prete, di modesta statura, dal viso sereno ed aperto, quasi sempre col sorriso sulle labbra, si accattivava l\u2019animo con la sua accogliente bont\u00e0. Era nato a Carassai nel 1899. Carassai \u00e8 un piccolo paese, malagiato su una collina che domina la valle dell\u2019Aso, a circa 20 chilometri dal mare: \u00e8 l\u2019ultima parrocchia verso sud-ovest del territorio della Archidiocesi di Fermo. Da questo paesino dalla intensa vita religiosa, son provenuti alla Diocesi molti illustri sacerdoti all\u2019inizio del secolo. Penso a Mons. Lavinio Virgili, insigne maestro di musica, divenuto poi direttore della Cappella Lateranense a Roma; a Mons. Ottavio De Angelis, insigne cultore di Lettere classiche; a Mons. Tommaso Mariucci, parroco di S. Lucia in Fermo e Assistente regionale di Azione Cattolica ed altri che sarebbe lungo nominare. <\/em>Il <em>nostro don Luigi fu un prete distinto per la piet\u00e0, per lo zelo pastorale, per le <\/em><em>op<\/em><em>ere di carit\u00e0. Prima di divenire sacerdote, quando era ancora seminarista fu chiamato alle armi, sul finire della grande guerra 1915-18: era la giovane classe del 99 chiamata a dare il contributo per la difesa della patria in pericolo e portare finalmente a termine la lunga guerra, coronandola con la vittoria. Il giovane soldatino si dovette comportare lodevolmente: ricordo di aver visto nella sua stanza un suo ritratto in abito militare e un diploma da cui pendeva ma medaglia di bronzo.<\/em><\/p>\n<p><em>Fu ordinato Sacerdote dall\u2019Arcivescovo Mons. Carlo Castelli nel 1924 e nominato vicerettore del Seminario: incarico di fiducia che testimonia la stima che godeva presso il Superiore ecclesiastico. Era il vicerettore dei piccoli, incaricato cio\u00e8 di sorvegliare gli alunni del Ginnasio, che erano i pi\u00f9 numerosi ed i pi\u00f9 bisognosi di direzione e di sorveglianza. Ricordo ancora le sue attenzioni, le sue esortazioni, le sue lezioni di galateo, le sue istruzioni morali e spirituali; ricordo in particolare l\u2019entusiasmo con cui ci parlava di Giosu\u00e8 Borsi, di Piergiorgio Frassati, di Guido De Fontegalland, le persone all\u2019epoca pi\u00f9 rinomate per la loro alta spiritualit\u00e0. Quando era vicerettore del Seminario, si dedicava anche al ministero nei giorni festivi nei dintorni di Fermo, specie nella chiesa rurale del Ferro o in quella pi\u00f9 lontana degli Archetti.<\/em><\/p>\n<p><em>Dopo qualche anno divenne Parroco di S. Matteo Ap. In citt\u00e0. Officiava la<\/em><\/p>\n<p><em>Chiesa dello Spirito Santo, comunemente chiamata chiesa di S. Filippo, costruita ed officiata per secoli dai Filippini. Negli anni di D. Luigi era dato ammirare l\u2019ordine e il decoro della Chiesa, delle sacre funzioni, la presenza assidua del Parroco, che era, oltre tutto, stimato e ricercato come confessore e direttore spirituale, anche di religiosi e sacerdoti. La chiesa di S. Filippo era rinomata per la sua bellezza stilistica, arieggiante lo stile della basilica di S. Maria Novella a Roma, dove <\/em><em>son <\/em><em>custodite le spoglie di S. Filippo Neri, il fondatore dei Filippini. Vi si ammiravano, oltre ad altre pitture pregevoli, due bellissimi quadri d\u2019autore: una Nativit\u00e0 del Rubens ed una Pentecoste del Lanfranco. Vi era custodita e venerata la salma del B. Antonio Grassi, sacerdote fermano, che edific\u00f2 la citt\u00e0 col suo zelo e la sua santit\u00e0 nel secolo XVII. Peccato che questa chiesa si \u00e8 dovuta poi chiudere per delle gravi lesioni prodotte nelle sue strutture da cedimenti del terreno sottostante!<\/em><\/p>\n<p><em>All\u2019inizio degli anni 50 D. Luigi dovette trasferire la sede della sua Parrocchia al Carmine, grande e bella Chiesa del centro della citt\u00e0 situata tra il Seminario Arcivescovile e l\u2019Istituto Orfanelli detto anche Brefotrofio. Qui continu\u00f2 la sua attivit\u00e0 parrocchiale fino alla morte, che avvenne purtroppo prematuramente nel febbraio 1958.<\/em><\/p>\n<p><em>Oltre l\u2019officio parrocchiale D. Luigi esercit\u00f2 lodevolmente varie altre attivit\u00e0 religioso-assistenziali. Fu per qualche anno assistente della P.O.A. (Pontificia Opera di Assistenza) istituita dal sommo Pontefice Pio XII per venire incontro alle infinite miserie causate dalla terribile ed interminabile guerra 1940-45. Il nostro D. Luigi in quel periodo si prodig\u00f2 anche nell\u2019offrire aiuto ai profughi e prigionieri, ed ebbe occasione di ospitare in casa persone di riguardo che gli divennero amiche. Ricordo in particolare un professore della Universit\u00e0 di Zagabria, profugo, ottimo cattolico, che D. Luigi accompagn\u00f2 anche in Seminario presentandolo al Rettore ed al Collegio dei professori: era proprio un cristiano eccellente, che si dimostrava molto addolorato per le sorti della Chiesa jugoslava sotto il regime rivoluzionario di Tito.<\/em><\/p>\n<p><em>Un\u2019altra attivit\u00e0 a cui si dedic\u00f2 con molto impegno fu l\u2019assistenza all\u2019UNITALSI, che gli diede occasione di accompagnare vari pellegrinaggi a Lourdes e a Loreto. Quante volte l\u2019abbiamo udito parlare con entusiasmo di questi Santuari e di questi pellegrinaggi, vere feste dello spirito per gli ammalati, i quali, anche se non tornavano guariti, tornavano per\u00f2 consolati nell\u2019anima e fortificati a portare la croce assegnata loro dalla Provvidenza! Ci ripeteva con soddisfazione l\u2019espressione di un medico dell\u2019ufficio per gli ammalati a Lourdes: \u201cLe malade est le roy \u00e0 Lourdes<\/em> = <em>il malato \u00e8 il re a Lourdes!\u201d D. Luigi ha assistito anche a qualche guarigione miracolosa: ricordo con quanta gioia ci parlava di un \u2019ammalata improvvisamente guarita a Loreto in uno dei suoi pellegrinaggi! Ne gioiva come di un dono prezioso di Dio e quasi di un contatto diretto con la potenza dell\u2019Altissimo. In occasione di queste attivit\u00e0 contrasse belle amicizie con persone di grande fede e carit\u00e0 cristiana, che si erano fatti membri di quell\u2019Associazione e servi degli ammalati: si facevano un onore di portarli in barella, in carrozzella, di servirli negli ospedali. Tra questi amici vi fu anche il marchese Guido Pelagallo di Fermo e l\u2019avvocato Marino Bartolazzi di Macerata, anche essi ora defunti.<\/em><\/p>\n<p><em>Il nostro D. Luigi era anche un esimio maestro di spirito, confessore e direttore spirituale di sacerdoti, di suore, di anime pie, che -si valevano dei suoi consigli ed esempi per avanzare nella piet\u00e0 e nella perfezione cristiana.<\/em><\/p>\n<p><em>Un momento importante nella sua vita fu certamente quando venne a contatto con la Madre Speranza di Ges\u00f9, Fondatrice delle Ancelle e dei Figli dell\u2019Amore Misericordioso, proprio nel tempo che veniva realizzando questa fondazione. Essa si sentiva ispirata a dar vita ad una Congregazione religiosa che si dedicasse soprattutto alla asistenza ed aiuto fraterno del Clero secolare, e progettava di aggregare in essa anche dei sacerdoti diocesani, che, senza cessare di essere tali, si consacrassero a Dio con i voti e si impegnassero nella vita comune. Venuta a Fermo poco dopo la morte di D. Ernesto Ricci, di santa memoria, col permesso e l\u2019approvazione dell\u2019Arcivescovo Mons. Norberto Perini, assunse la direzione del Collegio che quel santo sacerdote aveva fondato, e invit\u00f2 alcuni sacerdoti ai quali propose il suo progetto. Tra questi fu appunto D. Luigi, il quale, dopo matura riflessione, ader\u00ec all\u2019invito e fu il primo Figlio dell\u2019Amore Misericordioso, quale prete diocesano con i voti in vita d\u00ec comunit\u00e0. Gi\u00e0 parroco da oltre venti anni, abituato a vivere nella sua canonica e dei suo beneficio, non esit\u00f2 a rinunciare alla sua libert\u00e0, facendo i \u2018voti\u2019 religiosi di obbedienza, castit\u00e0 e povert\u00e0 alla maniera dei religiosi, e ridursi a vivere insieme con <\/em><em>i <\/em><em>FAM nella piccola comunit\u00e0, stabilita a Fermo entro l\u2019edificio del Collegio D. Ricci! Continuando peraltro le sue funzioni di parroco, nelle quali anzi si impegnava con zelo rinnovato. Cos\u00ec coronava la sua vita di sacerdote con ulteriore e pi\u00f9 intima consacrazione a Cristo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma fu per pochi anni ancora: dalla solennit\u00e0 dell\u2019Immacolata 1954 (Anno Mariano: primo centenario della proclamazione del domma dell\u2019Immacolata Concezione) fino al 26 febbraio 1958, quando un grave infarto tronc\u00f2 inaspettatamente la sua vita, all\u2019et\u00e0 di appena 59 anni. Fine inattesa per tutti, ma non per lui, che ne aveva avuto misteriosamente preavviso e vi si disponeva con fiducioso abbandono in Dio. Qualche giorno prima fu colto da un forte malore: era il preludio della fine imminente. Appena si riebbe, scrisse il suo testamento, disponendo saggiamente dei suoi beni, parte alla Parrocchia, parte alla Congregazione, alla quale ormai apparteneva. Visit\u00f2 alcune persone, con le quali aveva rapporti di affari o di ministero sacerdotale, congedandosi da esse come si trattasse di un congedo definitivo. La sera precedente si trattenne a cena e a ricreazione con i suoi confratelli serenamente, come sempre; poi scese nelle sale inferiori della portineria per conversare con dei giovani (erano giovani amici che venivano a passare delle serate allegre e formative insieme con il parroco); indi a tarda sera risaliva nella sua camera per il consueto riposo notturno; ma purtroppo di l\u00ec a un\u2019ora entr\u00f2 nel riposo eterno.&#8217; Ad un cenno, si accorse: lo trovammo che si dimenava tra dolor: spasmodici al petto; invocava l\u2019assoluzione e l\u2019Olio Santo, poich\u00e9 si sentiva morire. Si cercava di confortarlo ma fu questione di pochi minuti; poi si compose nella quieta tranquillit\u00e0 della morte. Tutta la Parrocchia, anzi l\u2019intera citt\u00e0 si commosse per questa morte cos\u00ec inattesa; per due giorni fu una processione continua di gente che veniva a visitare la salma pregando, porgendo condoglianze e rievocando le buone opere dell\u2019estinto. Fu onorato con un funerale solenne nella Chiesa del Carmine, che era ormai la sua chiesa parrocchiale, con la partecipazione dell\u2019Arcivescovo, di tanti sacerdoti e di tantissima gente: raramente si <\/em><em>son <\/em><em>veduti a Fermo dei funerali cos\u00ec largamente partecipati come quello di D. Luigi Leonardi, nonostante l\u2019inclemenza del tempo. La sua salma fu tumulata nella Tomba dei Sacerdoti nel cimitero cittadino.<\/em><\/p>\n<p><em>Si continu\u00f2 a lungo a parlare di lui; si metteva in rilievo la sua devozione alla Madonna; si disse che aveva generosamente offerto la sua vita perch\u00e9 si arrivasse a proclamare nella Chiesa il domma della Mediazione Universale di Maria e per ottenere la approvazione della nascente Congregazione dei Figli dell\u2019Amore Misericordioso. Difatti la Fondatrice Madre Speranza aveva proposto alla sua Congregazione, oltre alla venerazione di Cristo Amore Misericordioso\u2019, anche quella di Maria Santissima \u2018Mediatrice di tutte le grazie\u2019; e ne aveva lei stessa descritta una immagine ricca di simboli: la SS.ma Vergine in abito bianco, manto azzurro, corona regale sul capo, la luna sotto i piedi, che calcano la testa del serpente, le braccia aperte in atto di interces\u00adsione, mentre dall\u2019alto scende su di lei la luce dello Spirito Santo e davanti sale lo stelo di un giglio, che fiorisce all\u2019altezza del petto, avente in mezzo alla corolla la figura dell\u2019ostia, segno dell\u2019Eucaristia. Tutta la figura poi poggia su un globo e si staglia nel firmamento, attraversato da un arcobaleno. D. Luigi parve innamorarsi di questa immagine: la volle far riprodurre in un grande quadro da un bravo pittore (Elis Romagnoli di Morrovalle) e porre al luogo della pala dell\u2019altare nella Chiesa del Carmine. Un particolare di questo quadro, riproducente il volto della Vergine, lo fece fare per s\u00e9, e lo teneva nella sua camera di fronte al letto. Cos\u00ec fu sotto il dolce sguardo di Maria Mediatrice che rese la sua anima a Dio, in quella notte del 26 febbraio 1958, mese ed anno centenario delle Apparizioni di Lourdes, luogo tanto caro al suo cuore devoto della Madonna. Queste coincidenze saranno state puramente casuali o piuttosto attenzioni divine per onorare il ministro fedele di Cristo e servo devoto di Maria? Certo, quella morte, a prima vista cos\u00ec drammatica e sconcertante, a molti parve poi quasi un privilegio ed una grazia particolare del cielo.<\/em><\/p>\n<ol>\n<li>LUCIO MARINOZZI<\/li>\n<\/ol>\n<p>Scrive mons. Luigi Lorenzetti di Don Luigi Leonardi:<\/p>\n<p>La persona di cui ho il ricordo pi\u00f9 caro Nella vita del Seminario.<\/p>\n<p>Alla sua amabilit\u00e0<em>, alla sua pazienza, al suo esempio debbo molto del mio iter verso il Sacerdozio. Il vicerettore per antonomasia per me \u00e8 stato Don Luigi Leonardi.<\/em><\/p>\n<p><em>Non ho mai dimenticato le nostre lunghe conversazioni alla sera, sul tardi, mentre i ragazzi andavano a letto nella camerata San Luigi; io ero giovanissimo prefetto. La camerata era attigua alla sala da studio e nell\u2019aula di studio avvenivano le nostre conversazioni. Gli argomenti erano i pi\u00f9 disparati: il comportamento dei ragazzi, le loro difficolt\u00e0, anche argomenti personali, e di salute. C\u2019erano alcuni anni di et\u00e0 fra me e don Luigi e che egli era vicerettore: eppure si parlava come tra fratelli. Potevo fare qualsiasi confidenza, sicuro non solo della sua discrezione, ma del suo interessamento fraterno.<\/em><\/p>\n<p><em>Un altro ricordo mi \u00e8 rimasto impresso: don Luigi Leonardi officiava la chiesa di San Filippo. Mi chiam\u00f2 una mattina a visitare la sua chiesa: chiesa bellis\u00adsima, purtroppo non pi\u00f9 officiata. Era tenuta nel massimo ordine e pulizia. Mi fece ammirare gli splendidi stucchi, i quadri (era allora conservata nella chiesa la Nativit\u00e0 del Rubens), le tovaglie, tutta la suppellettile. Ne restai ammirato. Don Luigi era un \u2019anima bella che non solo riservava al culto le cose pi\u00f9 belle, ma le gustava.<\/em><\/p>\n<p>DON LUIGI LORENZETTI<\/p>\n<p>IL PROF. WALTER TULLI<\/p>\n<p>Sono stato un ragazzo non praticante negli anni dell\u2019adolescenza; facevo parte del mondo giovanile della federazione repubblicana con leggera critica del mondo cattolico. Nonostante questo ho avuta l\u2019occasione di conoscere don Luigi e frequentare la sua casa che era sempre aperta a noi giovani. Andavo anche per poter avere in prestito dei libri di lettura perch\u00e9 era sempre molto aggiornato. Quando avevo in mano o riferivo di aver letto libri di ispirazione laicista, sempre mi domandava: <em>Ma i giovani di Azione Cattolica leggono queste cose?<\/em> Dopo circa due anni mi invit\u00f2 a fare parte del personale dell\u2019UNITALSI per accompagnare i malati e i disabili in pellegrinaggio al Santuario di Loreto. Accettai volentieri. Solo che mi presentai in pantaloncini, non disponendo di meglio. Alla scandalizzata osservazione del Presidente Marchese Pelagallo, don Luigi cap\u00ec subito e mi difese dicendo che non era una scelta, ma una necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Senza essere intollerante, era molto accogliente con tutti: seppe ospitare durante il passaggio del fronte, anche un ustascia (Janco era il suo nome) che, oltre averlo salvato, sistem\u00f2 nascosto in un centro pi\u00f9 sicuro.<\/p>\n<p>Dopo il 1948 si form\u00f2 un gruppo di giovani che frequentavano la casa parrocchiale per giocare fino alla mezzanotte e qualche minuto in pi\u00f9 per rispettare l\u2019ora di Greenwic, come affermava d. Luigi. Fece costruire il gioco del calcio balilla, come si chiamava allora, per intrattenere gli adolescenti e poter offrire loro un sereno e onesto passatempo, mentre si preoccupava di dare loro una sana educazione cristiana attraverso il catechismo parrocchiale e aiutandosi con la proiezione di diapositive anche a colori.<\/p>\n<p>Non era certamente un settario anche se non faceva sconti a nessuno Quello che ricordo volentieri \u00e8 la sua biblioteca molto ricca, vana ed aggiorna\u00adtissima di tutte le pubblicazioni delle editrici cattoliche, anche quelle pi\u00f9 avanzate per quei tempi. Don Luigi leggeva abbastanza; per ii resto a chi prestava libri e riviste chiedeva quello che aveva letto sempre animato da una certa \u201ccuriosit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Era sempre aggiornato con le novit\u00e0 culturali, artistiche e tecniche. La mia tesi di laurea fu battuta nella sua macchina da scrivere restando in casa di D. Luigi tutto il giorno: pranzavo e cenavo con lui, anzi aveva anche un lettino riservato per me per il riposo pomeridiano.<\/p>\n<p>Fermo 30\/1\/1999 S. Martina<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>DOTT. BONIFAZI GIULIANO: \u201cSe ricordo don Luigi Leonardi\u201d<\/p>\n<p>Se sento nominare don Luigi, il mio ricordo \u00e8 quello di un uomo minuto, sempre composto,dal sorriso dolce, e con una &#8230; bella \u2018pelata\u2019 sulla quale si scherzava sempre assieme; un Sacerdote apparentemente debole ed indifeso, ma in realt\u00e0 forte e tenace da poterlo raffigurare ad una quercia per le tante virt\u00f9 che aveva e dimostrava e che lo rendevano momento di attrazione, in particolare per i giovani che sempre numerosi frequentavano la sua casa, sempre aperta ed accogliente.<\/p>\n<p>Anche io sono stato uno di quei frequentatori assidui di quel modo spontaneo di incontro, quando don Luigi era parroco di S. Filippo e poi del Carmine ed era assistente dell\u2019UNITALSI. Nella sua casa la sera, in genere dopo cena, c\u2019era sempre qualche giovane: non c\u2019erano attrazioni particolari per quei giovani, ma la loro assiduit\u00e0 era garantita dalla presenza di questo piccolo Sacerdote: ci si ritrovava, si chiacchierava, si scherzava sempre con garbo e con rispetto: si gustava qualcosa che Giulia, la sua fedele perpetua, ci offriva manifestando sempre grande piacere nel vederci apprezzare ci\u00f2 che lei aveva preparato, ufficialmente per il parroco, ma in verit\u00e0 per tutti noi che eravamo vicini a don Luigi: una volta le ciliegie sotto alcool, una volta le caldarroste, una volta la frutta sciroppata! Spesso assistevamo alla cena del Parroco che era tornato tardi: era sempre una cena frugale, sempre con tanta insalata in una scodella con tanto aceto &#8230; come dimenticare questi particolari?! Dopo veniva la recita del S. Rosario, e poi ancora a scherzare e chiacchierare con Fui che non si lasciava scappare insegnamenti e &#8230; romanzine.<\/p>\n<p>Don Luigi era dolce, accondiscendente, aperto, ma nella difesa dei principi era duro, molto duro. Si arrabbiava raramente e noi sapevamo quando era arrabbiato. Bastava osservare la sua bocca: si irrigidivano le labbra e si succhiava il labbro inferiore.<\/p>\n<p>Era tanto dolce, paziente, accondiscendente quando stavamo fra di noi, ma era altrettanto duro ed intransigente quando pretendeva comportamenti coerenti quando le situazioni lo richiedevano: a Loreto, ad esempio, durante il Treno Malati, pretendeva molto dal personale in dedizione e comportamento esteriore! Ma quante volte lo abbiamo fatto arrabbiare, povero don Luigi, di notte nelle camerate sotterranee di Loreto.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni della sua vita terrena ebbi la fortuna di accompagnarlo anche in qualit\u00e0 di Medico servendolo con piacere nelle sue necessit\u00e0 terapeutiche sotto la supervisione del prof. Pio Natale. Ma una mattina, giunto in ospedale, mi giunse la notizia, inattesa per le condizioni fisiche del momento, che don Luigi ci aveva lasciati. Ho sempre pensato, la mia fantasia ha sempre preteso, che il Signore stesso era venuto a prenderselo: su quella bella anima il Signore si era compiaciuto, e quando lo ha trovato solo, nella sua cameretta al vecchio seminario, dove si era formato, certamente in preghiera, gli ha detto di seguirlo: questa immagine mi \u00e8 stata sempre cara, stimolata forse dalla sincera ricono\u00adscenza che ho sempre nutrito per don Luigi: sono pochi anni che \u00e8 scomparso dal mio portafogli il suo ricordino!<\/p>\n<p>Fu una dura realt\u00e0 la sua morte, fu una grossa privazione il mancato incontro serale fra di noi e con don Luigi! Cercai di non perdere questa presenza abitudinaria stando vicino a Giulia che lo aveva accudito ed amato come un figlio, anzi facendolo suo figlio dopo che aveva perduto il suo, consacrato Sacerdote sul letto di morte!<\/p>\n<p>Quanti ricordi, quanti insegnamenti, ma anche quanto esempio, quanta coerenza di fede pura, quanta spiritualit\u00e0 in questo Sacerdote-amico!<\/p>\n<p>La memoria di tanti bei momenti si \u00e8 notevolmente affievolita, sia per gli anni trascorsi, che per la mia naturale decadenza, ma il nucleo del suo esemplare e coerente insegnamento \u00e8 ancora vivo e presente, e non solo in me!<\/p>\n<p>Grazie, don Luigi, a nome mio e di tanti amici che hanno in qualche misura beneficiato del tuo passaggio terreno: ricordati ancora di noi tutti!<\/p>\n<p>Il tuo amico<\/p>\n<p>(marzo 1999)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 GIULIANO BONIFAZI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>RICORDO DI MARIA AGNOZZI<\/p>\n<p>Quando ero nel pieno della mia giovinezza, mor\u00ec a S. Francesco P. Marino Lombardi, ch\u2019era il mio confessore che mi sapeva spronare per andare avanti nella vita spirituale, dicendomi che mi dovevo sforzare per andare avanti, perch\u00e9 ce la potevo fare. Quella morte, per me fu un gran colpo, tanto pi\u00f9 perch\u00e9 repentina; subito mi misi in cerca di un altro direttore spirituale e sentendo dire da altri che don Luigi era un santo prete e soprattutto da mia sorella Matilde, che si recava ogni anno a Loreto, come dama del treno ammalati dell\u2019Unitalsi di cui don Luigi era Assistente Diocesano e nello stesso tempo Parroco della Parrocchia di San Filippo distante dalla mia, ch\u2019era la Collegiata di S. Michele Arcangelo, cos\u00ec seppi che il sabato pomeriggio era sempre disposto per confessare.<\/p>\n<p>Un giorno mi recai da lui ed incominciai ad aprire il mio cuore a lui e subito mi accett\u00f2 e m\u2019insegn\u00f2 a fare la meditazione, facendomi andare dopo la confessione in sacrestia, per consegnarmi libri adatti, fino ad arrivare all<em>\u2019Imitazione di Cristo<\/em> e mi dava anche libri biografici di Santi. In quel periodo avevo conosciuto un giovane, vicino di casa, che mi corteggiava; era bello, buono, religioso e diplomato, ma sua madre era molto volgare, baccagliava in strada e talvolta la sentivo bestemmiare; per questo ero titubante, ma don Luigi mi disse una frase che mi \u00e8 rimasta impressa per tutta la vita: <em>Non mettere il bastone tra le ruote dell\u2019aratro, che Dio ha tracciato per te: la Verginit\u00e0.<\/em> Scossa da questa frase, obbedii. In quel tempo io ero iscritta all\u2019Azione Cattolica e lui mi consigli\u00f2 di fare gli Esercizi Spirituali ogni anno e cos\u00ec incominciai a farli, prima con l\u2019Azione Cattolica, poi con i Volontari della Sofferenza che ogni anno si recavano a Re, in provincia di Novara, presso il santuario della Madonna del Sangue. Io vi andai per diversi anni e feci sempre gli Esercizi Spirituali, insieme con gli ammalati, con bravi predicatori. Un giorno, festa del Corpus Domini, don Luigi mi fece consacrare al Signore e quando andai in processione con l\u2019Azione Cattolica, bianco vestita, cantai con gioia gli inni del Signore Sacramentato. In Parrocchia, oltre all\u2019A.C. incominciai ad insegnare il catechismo e ci trovai tanto bene per me nel dare ai fanciulli, che con me colloquiavano con sincerit\u00e0 e schiettezza e cos\u00ec durai fino a 40 anni d\u2019insegnamento<\/p>\n<p>(Dopo gli 80 anni) mi trovo in un Pensionato per Anziani, dove cerco di fare il bene tra noi, precisamente al Pensionato Regina Mundi. Tutto questo lo debbo soprattutto a don Luigi ed anche ad altri sacerdoti, che ho incontrato nella mia vita.<\/p>\n<p>Fermo 7 aprile \u201999\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 MARIA AGNOZZI<\/p>\n<p>*Da don FRANCESCO LEONARDI<\/p>\n<p>Don Luigi, figlio di Giovanni e di Maria di Ruscio (De Rossi) \u00e8 nato nella stessa casa dove \u00e8 nato mio padre Filippo, figlio di Francesco e di Maria De Rossi. Dai cognomi si pu\u00f2 ben intuire che i due fratelli cugini sono figli di due donne sorelle tra loro sposate ai due fratelli Leonardi. Io sono il figlio di Filippo e porto il nome di mio nonno (paterno), come usavano un tempo le buone famiglie.<\/p>\n<p>Di mio zio ho vari ricordi, non molti, in verit\u00e0. Da ragazzo l\u2019ho conosciuto dopo entrato in Seminario perch\u00e9 mai l\u2019ho visto in casa paterna. Durante gli studi in Seminario, poche volte ho parlato con lui, ma lo vedevo nelle varie feste religiose cittadine partecipare attento e devoto come nella celebrazione del Gioved\u00ec Santo, alla benedizione degli oli santi. Conoscevo la sua attivit\u00e0 pastorale in parrocchia, quando frequentavo la teologia, ho avuto modo di seguire un gruppo di ragazzi della parrocchia di S. Matteo nel catechismo settimanale: era molto attrezzato con diapositive didattiche ed altri strumenti adatti. Conoscevo anche la sua passione e il suo grande amore per l\u2019Unitalsi: <em>alleviare i dolori e le sofferenze dei malati faceva parte della sua attivit\u00e0 pastorale quotidiana. Il pellegrinaggio a Loreto o a Lourdes era l\u2019occasione per dare sollievo e scoprire il valore della sofferenza attraverso il miracolo dell\u2019accettazione come anche dell\u2019offerta per le mani di Maria, l\u2019Immacolata!<\/em><\/p>\n<p>Il ricordo pi\u00f9 bello, naturalmente, \u00e8 stata la mia ordinazione sacerdotale: mi accompagn\u00f2 durante tutto il rito in duomo, a Fermo e nella prima Messa a Carassai, Sabato 30 giugno 1956. Durante il viaggio dal Seminario alla Chiesa parrocchiale di S. Maria del Buon Ges\u00f9, io rispondevo ai saluti delle persone che, mentre mietevano il grano, alzavano gli occhi per vedere il lungo corteo d\u2019auto; mi accorsi che lui, don Luigi, se ne stava accanto a me ben raccolto e come assorto in preghiera. E\u2019 stata per me come una grande testimonianza di profonda vita interiore: e ancora me lo rivedo e mi fa bene ricordarlo come la pi\u00f9 bella predica <em>in silenzio<\/em>. Ho saputo in seguito che aveva pregato e chiesto preghiere per un nipote in Seminario.<\/p>\n<p>(Aggiunta) Mi ha raccontato lui stesso che durante il servizio militare (nella guerra &#8217;15-18) era addetto alle trasmissioni con i mezzi dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Giugno 1999-\u00a0\u00a0\u00a0 D. FRANCESCO LEONARDI &lt;nipote di d. Luigi&gt;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Mons. ARTURO GRASSI FONSECA, rettore del Seminario Vescovile di Todi, scriveva a don Luigi Leonardi il 16 gennaio 1939: <\/strong><em>Creda pure che sar\u00e0 per me un vero piacere il godere, al pi\u00f9 presto, della Sua edificante e desiderata compagnia, che purtroppo per\u00f2, le porger\u00e0 l\u2019occasione di scoprire e deplorare i tantissimi e gravi difetti di cui sono ripieno a pianta pedis usque ad verticem capitis, ma che il Suo santo esempio varr\u00e0 certamente a diminuire alquanto.<\/em><\/p>\n<p>Don GIUSEPPE BIONDI Parroco a Belmonte Piceno, afferma che don Luigi Leonardi stava volentieri vicino al clero e cercava di coinvolgere il laicato di ogni et\u00e0 e ceto per diffondere il Vangelo e difendere la Chiesa. Non era severo, era affettuoso e seguiva molto T Unitalsi assieme con i medici accompagnatori ed ai giovani a fianco ed a servizio dei malati. Seguiva la giovent\u00f9 affinch\u00e9 esprimesse senza esitazione la propria fede.<\/p>\n<p>Il sig. CESARE LEOMBRUNI, gi\u00e0 impiegato Comunale a Servigliano, in colloquio con lo scrivente ricordava don Luigi Leonardi come il vicerettore e il professore che non urlava mai, non puniva, risolveva le cose con il suo modo bonario. Gli studenti tutti si rivolgevano a lui con serenit\u00e0 perch\u00e9 era disponibile; tra l\u2019altro forniva i libri ed il materiale di cancelleria agli studenti, curando la direzione della libreria religiosa del seminario.<\/p>\n<p>Don ROMANO ROSSI parroco alle Ville d\u2019Ascoli testimonia che don Luigi Leonardi era un uomo calmo, un vero brav\u2019uomo, sapeva adattarsi alle esigenze dei ragazzi, seguiva il criterio: <em>capire prima per poi farsi capire<\/em>. Lo si vedeva sempre ordinato, preciso, \u201c<em>alla mano<\/em>\u201dcon tutti: sacerdote pio, insegnante chiaro e comprensivo, rispettoso e garbato. Con il rettore mons. Potentini viveva in una grande armonia che tutti notavano.<\/p>\n<p>Don ENRICO PERFETTI parroco alla Sacra Famiglia di Porto San Giorgio, ricorda con stima ed ammirazione don Luigi Leonardi: i suoi interventi nelle riunioni del clero diocesano erano molto concreti, spirituali ed adatti a risolvere le situazioni reali al meglio. Il paese di Carassai ha avuto tante belle vocazioni sacerdotali forse per l\u2019opera di un sacerdote che fu una guida operosa e capace, (ci furono d. Pietro Carassai valente predicatore ed i cappellani d. Luigi Tortelli poi d. Gaetano Campanelli)<\/p>\n<p>DAL MAESTRO E.S. (anni 84)<\/p>\n<p>Non mi \u00e8 facile parlare di don Luigi Leonardi. Penso che basterebbe dire di lui che fu un sacerdote che aveva abbracciato la sua missione con radicale profondit\u00e0, e cercava per ci\u00f2 di attuarla in ogni circostanza. Era un sacerdote di grande equilibrio, di fermezza, di sereno giudizio, di stupenda umilt\u00e0, di preghiera. Anche chi lo conosceva superficialmente rimaneva colpito dalla sua capacit\u00e0 di giudizio e dalla sua profonda umilt\u00e0. Un esempio. Un giorno, conversando con lui, non ricordo su quale argomento, improvvisamente mi chiese come mi sarei comportato se avessi dovuto dare, io, il mio consiglio. Si trattava di una coppia molto affiatata, ma angustiata dal fatto che non aveva figli e ci\u00f2 era motivo di viva sofferenza per entrambi i coniugi. Oggi, con il progresso che c\u2019\u00e8 stato nella medicina, si sarebbe trovata la soluzione giusta, ma, una cinquantina di anni fa, non era cos\u00ec. Don Luigi consigli\u00f2 la visita di un esperto medico di sua fiducia. Il medico sentenzi\u00f2 alla coppia che non c\u2019era alcuna speranza di maternit\u00e0 e confid\u00f2 poi a don Luigi il perch\u00e9: dipendeva da un difetto fisico riscontrato nell\u2019uomo. Don Luigi mi disse che non si sentiva di dire ci\u00f2 ai coniugi per il timore che la notizia potesse alterare la stupenda armonia che regnava fra loro. Rimasi impressionato per la delicatezza che don Luigi ancora sentiva di tacere o dire la verit\u00e0 e della umilt\u00e0 che dimostr\u00f2 nel parlarmene. Un altro esempio mi riguard\u00f2 direttamente. Si trattava di una scelta che mi avrebbe portato ad un sistema di vita ben diverso da quello che, a quei tempi, vivevo. Don Luigi, con grande equilibrio e con sereno giudizio mi aveva espresso il suo parere. Chi sa perch\u00e9 non riuscivo ad accettare serenamente la sua conclusione. Cos\u00ec un giorno, forse per tranquillizzarmi, mi propose di chiedere a tal riguardo il parere di madre Speranza che, a quel tempo, risiedeva a Fermo. Accettai. Andammo. Conosciuto il motivo della nostra visita, madre Speranza, dopo avermi investito con un penetrante, fulmineo sguardo, quasi con le stesse parole conferm\u00f2 quello che da tempo don Luigi mi andava dicendo. Era uomo di preghiera. Ricordo con quanta cura preparava i turni di adorazione per il personale dell\u2019Unitalsi (di cui fu cappelano ) durante i pellegrinaggi degli ammalati a Loreto e quanto si rattristava se qualcuno disertava. Con carit\u00e0 ma con fermezza che non ammetteva eccezioni, faceva notare che tale comportamento portava all\u2019errore di ritenere l\u2019ora di adorazione, passata con Dio nella Cappella del Sacramento in Chiesa, meno importante del servizio al prossimo. Scoccata l\u2019ora del proprio turno, bisognava rispondere al richiamo di Dio, perch\u00e9, all\u2019ammalato, anche in caso di estrema urgenza, non sarebbe mai mancato l\u2019aiuto di cui aveva bisogno. In uno di questi pellegrinaggi, nel quale mi era stato dato l\u2019incarico di responsabile del personale, ebbi un&#8217;altra prova del valore che don Luigi dava alla preghiera. Era stata una giornata faticosissima. Mi sentivo molto stanco. Erano passate da poco le ore 23. Prima di ritirarmi volevo salutare don Luigi. Lo trovai sotto il portico. Al mio \u201cBuona notte\u201d rispose: \u2019\u2019Recitiamo prima il Rosario\u201d. E cos\u00ec fu. Recitammo il Rosario cammi\u00adnando lentamente su e gi\u00f9 nel portico, a quell\u2019ora immerso nella penombra e silenzioso, con le gambe che stentavano ad obbedirci!<\/p>\n<p>Nella societ\u00e0 di quei tempi si sentiva ancora la differenza dei ceti sociali. Di fronte a don Luigi non c\u2019erano n\u00e9 ricchi n\u00e9 poveri, n\u00e9 potenti n\u00e9 insignificanti, n\u00e9 nobili n\u00e9 plebei, n\u00e9 dotti n\u00e9 analfabeti. C\u2019erano solamente anime, anime rinchiuse in diversissimi involucri di carne ribelle. Anime tutte alle quali indicare la giusta via per andare a Dio e aiutarle in questo cammino a portare, ogni giorno, serenamente la propria croce. Ringrazio di cuore Dio per avermi donato la grazia di aver conosciuto ed usufruito del ministero di don Luigi Leonardi, sacerdote esemplare. Porto San Giorgio 13-IX-1999\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E.S.<\/p>\n<p>MARIA CARLA PIERANSOVINI (incontro con don Francesco L.)<\/p>\n<p>E\u2019 della classe 1910: porta serenamente e con vivacit\u00e0 i suoi quasi novant\u2019anni. Cosa ricorda di don Luigi? Era confessore e padre spirituale della mamma: la guid\u00f2 ad una vita interiore molto intensa e profonda in un cammino di fede meraviglioso, anche se vissuto nel pi\u00f9 profondo nascondimento. Quando poi non poteva pi\u00f9 andare in chiesa per la sua lunga malattia, don Luigi venne tante volte in casa. Quando mamma mor\u00ec, dicevano: \u201cE\u2019 morta una santa\u201d. Anche lei poi lo scelse come direttore spirituale. Aiutava la formazione delle penitenti dando da leggere libri aggiornati di forte spessore spirituale, anche in lingua francese come Sertillanges e Marmion.<\/p>\n<p>Tanta gente lo cercava: aveva una grande disponibilit\u00e0 a tutte le ore, comprese intere mattinate. Era un vero signore di una delicatezza sempre accogliente, senza ricercatezza. Aveva anche una grande sensibilit\u00e0 per le necessit\u00e0 della Chiesa nel mondo per cui mi indirizz\u00f2 al gruppo missionario diocesano, guidato da mons. Giacinto Zuccarini, per cui partecipai, come segretaria, ai vari convegni diocesani.<\/p>\n<p>Fece un atto coraggioso entrando in comunit\u00e0 tra i &#8220;Figli dell&#8217;Amore Misericordioso\u201d fondata poco tempo prima da Madre Speranza di Ges\u00f9, come consacrato diocesano. Diede una risposta molto generosa alla chiamata alla vita comune e di perfezione, sacrificando la sua indipendenza e libert\u00e0 di movimento dovendo adattarsi alle esigenze comuni, per cui era pi\u00f9 difficile incontrarlo. Quando mor\u00ec d\u2019infarto, improvvisamente, correva voce tra la gente che la scomparsa fosse dovuta a questa scelta che, davanti a Dio, era come di totale abbandono.<\/p>\n<p>( 25.09.1999)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da un biglietto augurale di P. MAXIMIANO LUCAS PADRE GENERALE DELLA CONGREGAZIONE DEI FIGLI DELL\u2019AMORE MISERICOR\u00adDIOSO (16.03.1999):<\/p>\n<p><em>D.Luigi, un \u2018Santo Sacerdote\u2019 che ha fatto parte anche della nostra Congregazione.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Padre ELIO BASTIANI che \u00e8 stato Superiore Generale FAM ha scritto questa testimonianza:<\/p>\n<p><em>Ho cominciato a sentir parlare di don Luigi nella mia infanzia.<\/em><\/p>\n<p><em>Erano gli anni della guerra (1940-41), anche mio padre fu chiamato alle armi. Si invocava la protezione della Madonna del Pianto e dei santi di particolare devozione. Fra questi, nella mia famiglia, il beato Antonio Grassi, il cui corpo era nella Chiesa di San Filippo, di cui don Luigi era Parroco. Una filiale confidenza si era instaurata fra la mia famiglia e don Luigi, confidenza e fiducia trasmesse anche a noi figli, che con loro partecipavamo al culto per il Santo.<\/em><\/p>\n<p><em>Da seminarista, ormai studente di teologia, ho frequentato, come catechista, la sua casa. Molto mi colpiva la sua piet\u00e0 e lo zelo pastorale. Era, come Sacerdote, anche umanamente, sempre accogliente e cordiale. Anche il suo portamento esteriore era molto appropriato e curato, certamente emanazione di una dignit\u00e0 sacerdotale cosciente e vissuta.<\/em><\/p>\n<p><em>Aspirava, come ogni Sacerdote, credo, ad una vita di perfezione e di comunione fraterna nel presbiterio. Ci\u00f2 si manifest\u00f2 chiaramente quando gli venne proposto dalla Madre Speranza di far parte di una famiglia religiosa, con la finalit\u00e0 di aiutare il desiderio di santit\u00e0 sacerdotale e di vita comunitaria fra il Clero Diocesano. Ci\u00f2 offriva la possibilit\u00e0 di essere <\/em>sacerdote religioso con voti, <em>restando a servizio del Vescovo e della Diocesi e partecipare dei benefici anche di una vita comunitaria propria dei consacrati. <\/em>Unica famiglia <em>quella dell\u2019Amore Misericordioso, composta anche da sorelle consacrate, collaboratrici nell\u2019unico ideale. Don Luigi ader\u00ec con entusiasmo, fece i Voti e trasfer\u00ec la sua dimora presso la casa del Clero.<\/em><\/p>\n<p><em>La sua morte fu inaspettatamente rapida ed improvvisa. Sembra che ci sia stata una presenza misteriosa della Madre Speranza nel suo studio, alcuni giorni prima, pr e annunciandogli una prossima venuta del Signore per portarlo con s\u00e9. Infatti domand\u00f2 se era venuta la Madre Speranza e dove fosse. Nessuno seppe dargli risposta. Fece delle analisi cliniche in quei giorni. La notte si sent\u00ec male e chiese con decisione l\u2019estrema Unzione al P. Luigi Macchi che, scherzando sull\u2019improvviso malessere, non voleva amministrargliela. Di fatto di l\u00ec a poco mor\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><em>La Madre Speranza non si meravigli\u00f2 della repentina morte di questo suo \u2018figlio\u2019, come lei diceva, solo ne magnificava la sua bont\u00e0, additandolo ad esempio.<\/em><\/p>\n<p><em>Chi lo conobbe conserva di questo Sacerdote una grande stima, e specie nella unica famiglia dell\u2019Amore Misericordioso il suo esempio rimane vivo. Nella presentazione del carisma di fondazione nelle sue varie espressioni, don Luigi Leonardi \u00e8 presentato come uno dei primi che comprese e visse personalmente il desiderio di un cammino di santit\u00e0 proprio dei Sacerdoti.<\/em><\/p>\n<p>1999\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 P. ELIO BASTIANI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<p>QuASAF = Quaderni dell\u2019Archivio Storico Arcivescovile di Fermo, dal 1986.<\/p>\n<p><strong>ANGELETTI M., <\/strong><em>L\u2019antifascismo si costruisce<\/em>,<strong> in <\/strong>\u2019IL Messaggero&#8221;<strong> 23. 9. 1974.<\/strong><\/p>\n<p><strong>CROCETTI G., <\/strong><em>La resistenza fu contro il fascismo e contro ogni dittatura<\/em>,<strong> in <\/strong>\u201cLa Voce delle Marche\u201d,<strong> 6. 10. 1974.<\/strong><\/p>\n<p>BIANCHI G. &#8211; DE MARCHI B., <em>Per amore ribelli<\/em>, Milano. &#8220;Vita e Pensiero\u201d 1976.<\/p>\n<p>BOLGIANI F., <em>I Cattolici nella vita italiana degli ultimi trent\u2019anni<\/em>, in \u201cEvangelizzazione e Promozione umana\u201d. Roma 30 ottobre-4 novembre 1976. Roma, Ave 1976.<\/p>\n<p><strong>BONIFAZI D., <\/strong><em>La figura e l\u2019opera di Luigi Marconi direttore del settimanale La voce<\/em><strong> delle <\/strong><em>Marche,<\/em><strong> in Quaderni dell\u2019ASAF, n.8, 1989, pp. 43-58.<\/strong><\/p>\n<p>CECARINI G., <em>Gli inizi del Movimento Cattolico a Fermo<\/em>,in Quaderni dell\u2019ASAF, n. 12,1991, pp. 7-18.<\/p>\n<p><em>Concilium plenarium Picenum secundum<\/em> ( 5-9 aprii. 1956) Laureti ad almam domum celebratum. 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Pietro a Giovanni Paolo II<\/em>,<strong> Roma 1998.<\/strong><\/p>\n<p>MARZIALI D., \u201c<em>Passione di montagna<\/em>\u201d Ascoli Piceno 1982.<\/p>\n<p><strong>MASSIMILIANI R., <\/strong><em>Lettere pastorali, discorsi e scritti vari nel venticin\u00adquesimo di episcopato,<\/em><strong> a cura di MASTROCOLA M.,Roma, Pian Paradisi, 1975.<\/strong><\/p>\n<p>MAZZONIS F., \u201d<em>La Chiesa di Pio XII: dalla riconquista alla diaclasi\u201d<\/em>, in \u201cStoria della Societ\u00e0 Italiana\u201d, vol. XXXI, La societ\u00e0 italiana dalla Resistenza alla guerra fredda. Milano 1989, pp. 129-228.<\/p>\n<p>PAPASOGLI G., <em>Vita di Don Orione<\/em>, Torino, Gribaudi 1974.<\/p>\n<p><strong>ROSSI O., <\/strong><em>Dialogando su Romolo Mimi&#8230;Una testimonianza sul Movimento Cattolico nel Fermano,<\/em><strong> in Quaderni dell\u2019ASAF, n.14,1992, pp. 26-39.<\/strong><\/p>\n<p><strong>TASSI E., <\/strong><em>L\u2019Arcivescovo di Fermo mons. Castelli e il fascismo. Cronistoria di un anno cruciale: novembre 1922-dicembre 1923<\/em>,<strong> in Quaderni dell\u2019ASAF, n. 8,1989, pp. 5-20.<\/strong><\/p>\n<p><strong>TASSI E., <\/strong><em>Ricezione e sviluppi della Rerum Novarum nell&#8217;Archidiocesi di Fermo<\/em>,<strong> in Qudemi dell\u2019ASAF, n. 13,1992, pp. 5-22.<\/strong><\/p>\n<p><strong>TASSI E., <\/strong><em>Mons. Biagio Cipriani animatore dell\u2019Azione Cattolica fermana. Carteggio inedito con mons. Castelli, <\/em>in Quaderni dell\u2019ASAF, n. 20, 1995, pp. 71-104.<\/p>\n<p><strong>TASSI E., <\/strong><em>Liber chronicus o Cronaca Parrocchiale. Un importante registro dell\u2019Archivio Parrocchiale,<\/em><strong> in Quaderni dell\u2019ASAF, n. 21, 1996, pp. 3-13.<\/strong><\/p>\n<p>VAGNONI V.- MARINOZZI L., <em>Don Ernesto Ricci<\/em>, Fermo, La rapida 1986.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>ARCHIVI<\/p>\n<p>Come si accenna nel testo i dati della silloge biografica sono provenienti dall\u2019Archivio della Congregazione dell\u2019Amore Misericordioso F.A.M. Collevalenza (Perugia); gli altri dati sono derivati dall\u2019Archivio Storico Arcivescovile di Fermo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DON LUIGI LEONARDI ESEMPLARE SACERDOTE\u00a0 DIOCESANO FERMANO E\u00a0 RELIGIOSO FIGLIO DELL&#8217;AMORE MISERICORDIOSO di Carlo Tomassini Premessa Non io, ma la grazia di Dio con me (1 Cor 15,10). Con la testimonianza dell\u2019apostolo mi viene da ricordare don Luigi Leonardi (1899-1958) &hellip; <a href=\"https:\/\/www.luoghifermani.it\/?p=9865\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[10,6,7,9,5,80],"tags":[17002,17000,17001,17004,17005,17003],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9865"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9865"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9865\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9938,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9865\/revisions\/9938"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9865"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9865"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.luoghifermani.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9865"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}