SAN GUALTIERO DI SERVIGLIANO
Nella seconda metà del secolo XIII il religioso eremitano fra’ Gualtiero venne da Roma ad abitare con il sacerdote Armando o Armeno, in territorio serviglianese, prima nella valle Marana presso il fiume Ete ov’è l’attuale chiesetta di santa Lucia, poi nella pianura della Valentella nei pressi del fiume Tenna e del fosso detto «di san Gualtiero», a confine con Santa Vittoria in Matenano. Formò una comunità ed assistevano le persone bisognose. Vivevano vicino alla popolazione insegnando che ogni bene proviene da Dio. Descriviamo nel seguito le linee fondamentali della spiritualità di questo santo.
Il castello di Servigliano stava sul colle di 440 metri (franò dal 1750 al 1770). L’abate Gualtiero morì in fama di santità nel territorio di questo comune. Di fatto il culto di san Gualtiero da Servigliano fu ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa come antico. Le sue reliquie furono contese dai governanti di Ascoli. Dopo il ricorso dei Fermani e Serviglianesi, il papa Giovanni XXII inflisse la scomunica per il fatto stesso agli Ascolani che, pentiti, fecero lariconsegna delle reliquie del santo nel 1326. Nel 1400 il pievano di Servigliano don Marino fece riporre le reliquie del venerato Gualtiero in un’urna nella chiesa parrocchiale di San Marco e si procurò dagli argentieri ed orafi di Guardiagrele un magnifico reliquiario, un vero gioiello, per il suo capo (teschio). Nella pianura dove era il romitorio del ven. Gualtiero, i Santavittoriesi pretesero allargare i loro confini oltre il fosso, ma nel 1450 i Seviglianesi fecero intervenire i priori del governo statale di Fermo che imposero ai Santavittoriesi, con atto ufficiale di riconsegnare il piano a Servigliano. Così è avvenuto. Questa pacificazione fu facilitata dalla predicazione del francescano riformatore, san Giacomo della Marca “nel nome del Salvatore”. La pergamena è intestata «IHS» Jesus Hominum Salvator, Gesù Salvatore degli uomini. Intervenne anche il sostegno del cardinale Domenico Capranica arcivescovo di Fermo.
La spiritualità di san Gualtiero e la sua predicazione erano incentrati su Gesù Cristo figlio di Dio che redime e fa vincere i mali degli abusi di ricchezze, piaceri e poteri con l’aiuto della grazia soprannaturale
Egli è stato guida e pastore delle anime svolgendo santamente il suo ministero. La santità di San Gualtiero è un riflesso della gloria divina che lo rende modello per tutti. La santità è un dono di Dio, è conseguenza della unione con Cristo che è la fonte di ogni santità. Egli ha risposto alla chiamata e ha seguito la divina grazia offrendo la sua vita. La sua santità non deriva dalle capacità umane, ma dalla potenza dello Spirito Santo che lo ha fatto vivere nell’intimità con Dio Padre e con Gesù Cristo. I Serviglianesi sono stati orientati al bene dal suo esempio nel praticare le virtù della fede, della speranza, della carità, della prudenza, della giustizia e della temperanza. Ha assimilato ed ha insegnato la parola di Dio effondendo umilmente il Vangelo di Gesù Cristo e sostenendo le anime con i sacramenti. La sua testimonianza e la predicazione hanno aiutato i compaesani che ora lo onorano come protettore spirituale. È stato il pastore buono a cui il Divin padre ha infuso l’ardore nel perseverare con costanza nella lotta contro il male in modo da far trio fare il bene fino alla vittoria eterna. I suoi gesti, la sua parola hanno manifestato l’amore che Dio sta emanando da sempre e per sempre sulle persone. La memoria di venerazione di San Gualtiero edifica la vita parrocchiale affidata ancor oggi alla sua intercessione. Nel disegno di amore dell’Altissimo il ministero di san Gualtiero ha attirato i fedeli alla sublima bellezza di conoscere e amare Dio. Egli ha amato la Chiesa considerandola sale della terra e luce del mondo e l’ha fatta amare dai credenti nella luce della verità per la salvezza. In questa missione ha donato una profonda ammirazione dei divini misteri con il fulgore della grazia. I Serviglianesi tengono la memoria di questo compaesano con animo grato. Nel prefazio della liturgia eucaristica la Chiesa dichiara che è cosa buona e che è doveroso che ringraziamo sempre ed in ogni luogo l’eterno Padre onnipotente perché ha ispirato Gualtiero nel seguire le orme di Gesù Cristo con fedeltà e lo ha reso modello e maestro di vita. Egli ha proclamato la gloria della risurrezione di Cristo per la speranza della vita eterna. San Gualtiero è eminente nella trasformazione che egli ha manifestato, venuto da Roma a Servigliano, sin da giovane, dedito a cercare di Dio e affidatosi alla divina Potenza d’Amore che lo ha trasformato rendendolo vittorioso. Egli era umile nel riconoscere la propria debolezza che Dio accoglieva per dargli forza a superare le prove e a guidare i fratelli sulla via della pace. Il bello è che Dio compie meraviglie nei suoi santi.
L’edificio della chiesetta di San Gualtiero nei piani del Tenna ha avuto la prima costruzione nel XIV secolo. Poi fu ampliata nel secolo XVII con un dipinto nell’abside che in gran parte esiste ancora. Fu restaurata nel secolo XVIII come la si vede oggi. Tra i documenti storici esiste un manoscritto riguardante una festa celebrata nel 1846 con le offerte delle famiglie facoltose. E’ il rendiconto redatto dai canonici don Cesare Vecchiotti e don Agostino Gualtieri. Le spese ammontarono a 165 scudi. I festeggiamenti vennero rallegrati da 19 cantanti e 26 suonatori della Cappella di Loreto e dagli illustri tenori Damiani e Terenzi, dai bassi Balloni e Morroni, insieme con il soprano Casti e il contralto Giannetti.