NEI COMUNI DOCUMENTI D’ARCHIVIO UTILIZZABILI CON STRUMENTI TECNOLOGICI ANCHE NELLE VISITE TURISTICHE

Visite ad esposizioni archivistiche

Per valorizzare un patrimonio archivistico rendendolo fruibile ai visitatori, il progetto promosso dal Comune trasforma i documenti storici in un’esperienza visiva, narrativa e accessibile, (riservando l’archivio come luogo di studi per soli accademici autorizzati).

Ecco una possibile strategia per il Comune.

1. Visita e Allestimento.   I documenti originali sono per lo più, difficili da leggere. IMMAGINI – FOTO.  

La fruizione tramite percorsi tematici storici.

Mostre documentarie a rotazione: Esporre i pezzi più spettacolari (mappe antiche, registri illustrati, lettere di personaggi storici) in modo protetto in bacheche climatizzate.

Riproduzioni facsimili: Creare copie cartacee ad alta fedeltà. Possibili creazioni di riproduzioni da lasciare sfogliare liberamente ai visitatori per un’esperienza personale visiva.

Pannelli narrativi: Accompagnare i documenti con testi brevi, scritti in un linguaggio semplice. Possibile traduzione in inglese.

2. Digitalizzazione e Multimedialità con la tecnologia che garantisce la conservazione dei documenti cartacei.

Permettere ai visitatori di “sfogliare” virtualmente i registri che sono stati digitalizzati ad altissima risoluzione, con funzioni di zoom sui dettagli.

Posizionare QR code accanto ai documenti per attivare audioguide o trascrizioni del testo antico in italiano moderno.

Esperienze immersive: Sviluppare proiezioni video o installazioni sonore che ricreino l’atmosfera dell’epoca a cui i documenti si riferiscono.

3. Attività per il Pubblico e Didattica. Un archivio prende vita attraverso il coinvolgimento diretto della comunità e dei turisti. Visite guidate teatralizzate: Attori o guide che narrano le storie e i segreti emersi dalle carte d’archivio.

Organizzare possibili sessioni di laboratorio (es. laboratori di paleografia, scrittura antica con calamo o ceralacca) per bambini e ragazzi.

Muoversi nelle vie per impatto storico urbano: Collegare i documenti d’archivio ai luoghi fisici del paese, creando un percorso che riscontra i contenuti delle carte in dati luoghi.

4. Strumenti Giuridici di operatori con il Comune. Per gestire l’apertura e le visite in sicurezza, serve un accordo formale che definisca le responsabilità. Patto di collaborazione nell’operare come un gruppo di cittadini attivi per l’apertura eccezionale dell’archivio comunale occasionalmente con una convenzione da stipulare per la gestione dei flussi turistici, l’accoglienza e la sorveglianza delle sale.

Progetti formativi: Coinvolgere gli studenti delle scuole superiori locali nelle competenze per l’accoglienza dei turisti. Contratti retribuiti?

Il Comune dispone già di uno spazio idoneo per le visite dei materiali esposti in immagini in un luogo accessibile su richiesta responsabile?

Possibile predisposizioni di mostra o evento.

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PACE INDISPENSABILE A VIVERE

Stanno causando conflitti mortali le situazioni di prepotenza e di odio che si possono superare quando noi lavoriamo con spirito di riconciliazione per togliere l’odio costruendo la pace negli animi. I bambini e le bambine rivelano l’alto valore dello spirito fraterno pacifico con la loro volontà lieta di partecipare ad una società che ama la pace, che cerca la pace, che supera le differenze, le accoglie riconoscendo la ricchezza dell’essere umano senza discriminare il rispetto degli uni verso gli altri.

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San Gualtiero di Servigliano festeggiato

San Gualtiero di Servigliano è ricordato- I serviglanesi ricordano il compaesano san Gualtiero e lodano Cristo che in lui rivela la forza dello Spirito. Egli è stato e rimane dolce amico dei Serviglianesi e sta intercedendo in cielo per tutti in modo da sostenere i passi verso la fede, la speranza e la fraternità. San Gualtiero è patrono e modello di vita autentica, guida le persone orientandole al bene. Nel suo cuore è impressa la potenza divina d’Amore, la carità infinita. Pertanto, la Chiesa lo onora e lo festeggia. Anche i serviglianesi ne partecipano, lieti di festeggiare il compaesano.

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La Luce nella notte del male

Cristo Verbo del Padre illumina con il suo Spirito l’oscura notte del male e orienta le persone nel cammino incontro al Padre.

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VOLONTA’ DI PACE E PRESENZA

La volontà più sincera di pace è silenziosa ed esigente perché comincia dal cuore e si manifesta visibile e apprezzata nelle relazione interpersonali che sono provate dalla storia. Usando le buone energie del passato santifichiamo il presente per aprire il futuro.

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AMANDOLA. Antichità cristiane: Croce. Monaci.

Per studiare il monastero maschile san Vincenzo ed Anastasio vedi CROCETTI Giuseppe che pubblica documenti inediti in «Istitituzioni monastiche dei secoli XI-XII ai pi’ dei Sibillini» Editori Gabrielli, Sn Pietro in Cairano 1995 in particolare da pag 118 a 161.

Libro importante a cura di Avarucci Giuseppe, «»Il Santuario dell’Ambro e l’Area dei Sibillini (bimillenario) Studia Picena Ancona 2002 e l’edito di Giovanni Cicconi nel 1910 sulla Madonna ldell’Ambro.

Per <Croce e Crocifisso ligneo> antichissimo in Amandola pubblicazioni di studi: Pucci Pertusi F., “Due Crocifissi tunicati inediti in territorio marchigiano” nel lbro: «Lucca, il volto santo e la civiltà medievale» Lucca 1984 pp. 207-209. Inoltre di Pertusi Pucci F, “I Crocifissi tunicati di Force e di Amandola” in «Rivista dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte» 1985-1986 pp. 365-398.

Sul San Leonardo di padre Pietro Lavini nel 1978 scrisse un bel lbro Giuseppe Crocetti con molti documenti. Le presenze dei Clareni  sono state ben studiate e documentate e Picenum Serephicum dà testimonianze.

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Chiese e benefici

Beni di chiese. Nelle famiglie ricche avveniva che uno dei figli diveniva sacerdote ed otteneva un lascito beneficiale per dover celebrare sante Messe. Il luogo di celebrazione era spesso una chiesa approvata dal Vescovo o fatta costruire per seppellirvi i defunti della famiglia. Le chiese parrocchiali ebbero il piano sotto il pavimento (ipogeo) per seppellirvi, sino all’edito Napoleonico del 1806 per stabilire cimiteri extraurbani. Costruita una chiesa rurale beneficiata avveniva in zone montane se facesse un’altra adiacente, utile per i preti beneficiati celebrati e per le famiglie che facevano lasciti beneficiali. Sotto uno stesso titolo di fondazione del beneficio si costruiva anche una seconda chiesetta dentro l’ambito urbano oppure un altare in chiesa preesistente per adempiere le celebrazioni richieste dal legato (di beni) in tempi nevosi. Così esiste la chiesa rurale di san Ruffino e la chiesa fatta entro il castello di Amandola (parimenti di San Ruffino). Quando le chiesette rurali andavano in rovina il vescovo ordinava di trasferire le celebrazioni su un altare dedicato al santo (titolare del benefizio) dentro una chiesa urbana. Così a Servigliano esistono sei altari laterali con proprie intitolazioni a santi. L’abate di Farfa visse con i monaci dall’anno 898 circa al 947 circa sul colle MATENANO ove portò le reliquie di Santa Vittoria (nome dl Comune). Egli mandava i monaci a celebrare nelle molte contrade dove il monastero aveva proprietà in gran parte provenienti dal lascito del duca Rabenno degradato, anche da lasciti di signori che si mettevano sotto la protezione abbaziale. I benedettini andavano nelle ville a celebrare per diffondere le pratiche cristiane della Parola evangelica e dei sacramenti stabilendo aiuti per l’istruzione, l’infermeria, le pacificazioni e i matrimoni. Esiste vasta bibliografia su tali argomenti. Per chiese e altari dedicati a santi è utile la «Bibliotheca Sancorum». Sono utili i motori di ricerca con le bibliografie (tipo OPAC sbn) anche se non sono complete. Il nome di un santo è riferito a diverse persone venerabili e sante. Per gli studi sulle reliquie esiste una commissione italiana di studiosi delle Università pontificie. Utili le bibliografie appropriate. Vale consigliarsi con i docenti specifici.

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Per le persone con disabilità lo spirito cristiano ha favorito passi notevoli

Abbiamo i Italia il ministero per le disabilità. Il valore delle persone disabili (diversamente abili – si disse) ha radici storiche antichissime anche nel cristianesimo. Recentemente abbiamo ricordato la disabilità di san Giovanni Paolo II. Esistono talenti personali anche nei tetraplegici. Marisa Galli di Servigliano nell’avviare la Comunità di Capodarco (Fermo) scrisse il libro: IL LATO UMANO. Era l’esperienza delle persone partecipi dell’UNITALSI e dei Volontari della sofferenza (beato Novarese) che creò relazioni fraterne tra centinaia di handicappati che vollero la comunità autogestita, superando il buonismo e il pietismo che li riduceva all’inattività. Non volevano essere sbavati dalla compassione, ma destare la corresponsabilità collettiva che li riconoscesse protagonisti capaci di definire progetti operativi, senza rimanere infossati nei problemi economici: partecipazione non emarginazione per una società equa.

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LA CHIESA DIFENDE I POPOLI

La Chiesa difende i popoli, contro la scelta controproducente delle armi. La sopravvivenza dei popoli e in grave pericolo oggi per le azioni militari di capi di stato. Giovanni Paolo II ha ripetutamente richiamato il fatto che il cristianesimo sconfigge i mali senza ricorrere alle armi. I cristiani sono portatori sempre e comunque di vita. Nel 2003 nella guerra in Iraq proclamò che la scelta delle armi è una sconfitta per l’umanità. A Corpo diplomatico spiegava che la guerra non è mai un mezzo adeguato per risolvere le controversie. All’angelus del 16 marzo 2003 diceva a tutti i popoli che non è mai troppo tardi per comprendersi e per continuare le trattative e fermare la guerra.

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Servigliano. Nomi dei Parroci dal secolo XII ad oggi nella parrocchia san Marco

<luoghifermani.it> PARROCI A SERVIGLIANO – SAN MARCO –

I primi nomi conosciuti dei pievani serviglianesi nella diocesi di Fermo, dopo i primo secoli cristiani sotto il vescovo della diocesi di Falerio, sono del secolo XIII:  don Gentile nel 1202; don Morico nel 1215, don Pietro nel 1219, don Ippolito nel 1220, don Diotaiuti nel 1232, don Grazia nel 1272, don Avellino nel 1290, don Fratuccio nel 1299.

Non si son trovati nomi di pievani del secolo XIV. Il secolo XV inizia con il pievano don Marino Iohannis, seguito nel 1448 da don Antoniolo Nicolai. Don Marco Greci nel 1497, poi don Pietro Antonio fino al 1506.

Nel secolo XVI per un anno nel 1506 fu nominato pievano  don Giovanni, segretario del vescovo fermano Francesco, poi don Gerolamo Nicolai  ( o Di Nicolò) dal   1507 . Nel 1555 don Brancadoro Tornabuono restò sino alla presa di possesso della Confraternita incaricata.

Dal 1562 subentrò la gestione della Confraternita del Corpus Domini che eleggeva tre cappellani che officiavano a turno la chiesa parrocchiale. I preti beneficiati  celebravano negli altari laterali.

Nel secolo XVII fu nominato curato don Francesco Iaffei seguito da don Domenico Vittori  dal 1652 fino al 1687 quando gli succedette don Domenico Gualtieri fino al 1716. Dopo un anno e mezzo di economato di d. Giovan Francesco Navarra, nel 1719 divenne parroco  don Venanzo Prosperi fino al 1726. Successore per trentacinque anni don Carlo Antonio Andreozzi. Dal 1770 don Francesco Giacomozzi fino al 1779, continuato da don Vicenzo Vincenzi a Castel Clementino.

Nel secolo XIX dal 1807 fu arciprete don Giovanni Domenico Luciani, continuato nel 1816 da don Francesco Maria Luciani per un anno, poi fu parroco arciprete dal 1817 al 1822 don Nicola Vitelli, continuato dal don Gaspare Gualdieri morto nel 1840. Divenne economo don Giovanni Vittori, poi arciprete dal 1841 don Tommaso Marini per ben cinquantun anni. Don Ascenzo Curi subentrò arciprete nel 1892.

Nel secolo XX nel 1906 divenne per pochi mesi economo don Giuseppe Selandari. Nel 1907 la parrocchia fu data a don Raffaele Gasparri, dimissionario nel 1921, continuato da don Giuseppe Oreste Viozzi fino al 1966. Nel 1967, dopo il Concilio Vaticano II fu parroco don Giorgio Quondamatteo fino al 1992, poi don Umberto Eleonori fino al 2003. Poi don Luigi Marini fino al 2010. Recentemente successore è stato don Piero Pigliacampo cui subentra nel 2015 don Gianfilippo Giustozzi che ha successore nel 2016 don Mauro Antolini – DIU VIVAT –

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