Potere di eleggere il capitano. Pergamena presso l’Archivio di Stato di Fermo
n. 707 anno 1278. = Si aggiunge che gli uomini del castello di Belmonte siano tenuti ad eleggere ogni anno un solo capitano della città di Fermo, in modo tale che chiunque sia stato capitano di questo castello, di qualunque contrada <fermana> egli sia, non possa esserlo nell’anno seguente né lui, né alcun altro della sua contrada, ma gradualmente siano obbligati a eleggere uno di qualunque contrada, secondo i patti. -.-.- Da notare che in altri comuni l’elezione veniva fatta a sorteggio nel Consiglio Generale di Fermo. Per i patti tra Fermo e Belmonte, nello stesso archivio le pergamene n.i 1543 (1263 agosto 30). Risalendo al secolo IX un momento decisivo fu la venuta di molte persone qualificate, assieme con l’abate di Farfa nei possessi dei monaci i quali fecero un monastero sul colle Matenano (denominato poi Santa Vittoria) ed erano emigrati insieme con molte famiglie profughe da paesi vicini a Farfa come Belmonte In Sabina, Monteleone in Sabina ed altri. Questi avvenimenti sono narrati nella “Distruzione” scritta nel secolo X dall’abate Ugo. Di tale epoca permane, tra l’altro, la chiesa di Santa Maria in Muris restaurata più volte nei dieci secoli e più dal suo inizio. Il castello di Belmonte nel Piceno con la chiesa del SS. Salvatore era già costruito alla fine del secolo XII, come documentano gli scritti per le vertenze sul dominio edite da Giuseppe Colucci in Antichità Picene XXXI. Dopo le svendite delle possidenze dei Farfensi ad opera degli malvagi abati di Santa Vittoria in Matenano, subentrarono come amministratori i signorotti laici ed il vescovo di Fermo nuovi proprietari, e permaneva la cooperazione o comunanza che aveva fatto gestire insieme gli interventi sul territorio con incarico comune di incarichi. Nel 1229 la Città di Fermo fece un patto di difesa con i nobili del territorio fermano e il signorotto che promise il suo aiuto militare alla città, nei patti concordati insieme con molti altri nobili locali, si chiamava Rodolfo da Belmonte. Egli era signore del castello di Chiarmonte che aveva sede oltre la sponda sinistra del Tenna (sopra Monteverde) ma aveva domini anche nella piana di Servigliano ove esiste ancora la contrada Chiarmonte. Dopo di lui amministravano i figli Filippo e Alberto. In seguito altri padroni terrieri, ivi, furono Filippuccio di Trasmondo, Giorgio di Albertino da Monte Passillo e Rinaldo e Paoluccio da Lornano. Poco dopo, nel 1263 avvenne l’accordo per acquisire la cittadinanza Fermano e la città cominciò a mandare un capitano e un sostituto (vicario) qui e nei castelli compartecipi, sicché le vicende Belmontesi furono condivise con quelle Fermane. Nel 1278 Belmonte risulta, dal documento qui riportato, un comune tributario Fermano. Quando Egidio Albornoz delegato pontificio fece le Costituzioni della Marca anche Belmonte prestò giuramento di fedeltà al cardinale ed al comune di Fermo nel1357. Tommaso Rubei da Belmonte nel secolo XV era militare nel fortilizio di Montone per difendere con altri la città da invasioni da parte dei signori delle compagnie di ventura. Belmonte, poi, dal 1537 al 1547 fu governato dai Farnese che crearono lo Stato Ecclesiastico in Agro Piceno, ma con instabilità perché sia Macerata che Fermo detestavano questo governatorato Farnese e occasionavano scaramucce e scontri violenti tra i castelli dipendenti, tanto da farlo decadere. I monaci benedettini farfensi unendo la preghiera al lavoro avevano favorito da secoli lo sviluppo delle risorse della media vallata del fiume Tenna non solo con l’apporto dell’istruzione, dell’infermeria, dell’artigianato (costruzioni, pittura, scultura, gioielleria e manufatti) anche con l’incrementare la valorizzazione dei terreni per il sostentamento della popolazione che si andava di continuo accrescendo. Due centri monastici da ricordare avevano sede uno a Santa Vittoria in Matenano, un altro di sant’Angelo in Tesenano detto poi di san Ruffino verso Amandola. Decisamente il maggiore apporto culturale venne dall’università fondata nell’anno 825 dall’imperatore Lotario a Fermo e attiva per molte altre provincie della media Italia Adriatica.