Grassi Antonio beato dalla vita esemplare a Fermo nell’ordine dei Filippini. Notizie scritte da Cecarini Giuseppe

GRASSI ANTONIO CONFESSORE E DIRETTORE DI SPIRITO
Nella sua vita, il beato Antonio cercò di assolvere, come atto di amore verso Dio e il prossimo, il suo ministero di direttore spirituale e di ministro del perdono nel sacramento della Confessione. Cercava in ciò di avvicinarsi, il più possibile, al santo fondatore Filippo, perseverante nelle Confessioni fino all’estremo giorno fece rinascere in Cristo innumerevoli figli. Per far questo, p. Antonio era assiduo nel confessionale, anche per sei ore continue, senza dimostrare alcuna stanchezza.
Accoglieva i penitenti con tanta carità e amore, poiché desiderava solo il bene della loro anima. Se dinanzi al suo confessionale c’erano file di penitenti, non permetteva che alcuno, con scuse suggerite dalla sua furbizia, cercasse di passare avanti al suo turno.
Era parco nel parlare. Cercava di spronare i penitenti a un sincero dolore dei loro peccati e a un fermo proposito di miglioramento della loro vita.
Se qualcuno desiderava diffondersi nel parlare, in cerca di consigli per la sua vita, per non recare danno agli altri penitenti, lo invitava a ritornare per un incontro al di fuori del confessionale.
Con particolare capacità, spronava i peccatori ad aprirsi nel manifestare i loro peccati, dicendo loro di parlare liberamente, poiché in quel momento era presente solo Dio. Questo infondeva coraggio nel penitente apriva spontaneamente il suo cuore, mettendo a nudo la sua anima. Di fronte a penitenti che soffrivano per gli scrupoli, egli cercava di comportarsi, così come suggeriva agli altri padri della sua Congregazione, dicendo: «Bisogna compatire, aiutare e consolare chi è più miserabile … veramente tale è chi patisce di mente, come gli scrupolosi che sono afflitti nel loro interno».
Egli manteneva la sua calma e la sua dolcezza anche di fronte a penitenti che, assaliti da scrupoli, ricorrevano a lui con insistenza, tanto da mettere a rischio la sua pazienza che pur non conosceva limiti. A quanti, vedendo la grande frequenza di persone scrupolose, lo consigliavano di evitare tali molestie, era solito rispondere che chi si trova in maggior miseria ha bisogno di maggiore misericordia.
Senza fermarsi di fronte ai sacrifici a cui andava incontro, frequentemente andava a far visita agli ammalati in ospedale o nelle case private. Come prima cosa, cercava di confessarli e di invitarli ad offrire al Signore le loro sofferenze.
Se qualche ammalato gli faceva sapere che desiderava confessarsi, accorreva da lui anche nel cuore della notte, in piena estate o nel rigido inverno. Se poi la malattia era grave, da temersi prossima la morte, restava vicino il malato per tutta l’agonia.
Quando p. Antonio non era più in grado di scendere in chiesa per l’aggravarsi delle sue malattie, riceveva i richiedenti in camera, in qualunque ora i del giorno.
Se si imbatteva in persone che persistevano nei loro peccati, senza che mostrassero alcun segno di pentimento, p. Antonio aumentava preghiere e penitenze per la loro conversione.
La conversione delle anime era il suo assillo quotidiano.

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MATELICA DOCUMENTI PER LA STORIA DEL MONASTERO DELLE CLARISSE e della Beata Mattia anni 1275- 1278

Riassunti\
1275 febbraio 11 = Privilegio del vicario pontificio nella Marca
Il vicario generale in spiritualibus del papa nella Marca su richiesta, conferma all’abbadessa ed al convento del monastero di S. Maria Maddalena di Matelica il privilegio ricevuto da Guido, defunto vescovo di Camerino, affinché non si facciano costruzioni, né di oratorio né dimonastero nello spazio di 60 canne camerinesi attorno al loro monastero. Data a Montecchio (oggi Treia) nell’anno terzo del pontificato di Gregorio X.

1277 (maggio?) = Condanna a portar pietre al monastero
Nel “Libro delie condanne” del comune di Matelica risulta la condanna per cui nove cittadini di Matelica debbono andare a Colle Peczi a prender pietre con somari per trasportarle fino alla chiesa di S. Maria Maddalena.

1277 maggio 30 = Vendita di terreni
Vitaliano Albrici del signor Sinibaldo vende a Fantesino Rainaldi rappresentante del signor Matteo del signor Sinibaldo un terreno, una vigna ed un’arborata, che confinano con il fossato, con Salimbene del signor Sinibaldo, con il signor Berentillo o Matteo predetto, al prezzo di cinque libre pagate alla presenza dei seguenti testimoni: Salimbene del signor Sinibaldo e Benencasa Venture, davanti alla casa di Raniero del signor Viveno (Vivono) ove scrive l’atto il notaio imperiale Francesco di mastro Pietro. Data a tempo di sede apostolica romana vacante.

1278 febbraio 16 = Oblazione totale delle suore di San’Agata ad alto monastero
Donna Alluminata o latina abbadessa o prioressa del luogo delle suore di Sant’Agata insieme con la monaca Benvenuta sottomettono se stesse ed il loro luogo con tutti i beni e le pertinenze al monastero di S. Maria Maddalena ed al suo amministratore Fra’ Giacomo che le accoglie a nome di donna Mattia abbadessa di S. Maria Maddalena. Promettono a lei l’obbedienza impegnandosi alla povertà, castità, osservanza regolare e permanenza nel monastero in cui le stabilisce donna Mattia a motivo anche del fatto che prima non avevano sostentamento sufficiente per vivere decorosamente. Fra’ Giacomo assume la proprietà e la gestione dei loro beni, ad eccezione di un appezzamento di terreno di cui suor Alluminata, vita natural durante, se ne riserva l’usufrutto, sito in località Villa Camerani (=Camogliani?) nel distretto di Matelica, a confine con la via e con il signor Fantesino. Sono testimoni il signor Ventura, mastro Compagnone, Ivano del signor Scagno, Boccabreza Bartuli, Pietro del signor Giacomo e Nepolione Ranieri, davanti alla chiesa o monastero di Sant’Agata ove scrive l’atto il notaio Bonaventura Benenanti. Data al tempo di papa Nicolò III.

(1278? fine febbraio/marzo? = documento senza data) – Frammento di procura
Le suore di Sant’Agata, tramite i loro procuratori Salimbene Compagnoni e Sinibaldo del signor Masseo chiedono se al vescovo siano state presentate lettere contro il monastero di S. Maria Maddalena a motivo della consegna che avevano fatto di beni, terre, casareno, edifici di Sant’Agata a donna Mattia abbadessa di S. Maria Maddalena.

1278 marzo 7 = Oblazione di religiose ad altro monastero
Le suore o monache e converse del monastero o luogo di Sant’Agata presso il castello di Matelica: Giacomuccia di mastro Gentile, Amadea, Umile, Cecilia, Lucia ed Angeluccia sottopongono se stesse al monastero di S. Maria Maddalena ed all’abbadessa Mattia e danno il luogo loro con i beni e costruzioni a confine con il fosso comunale, con i figli di fu mastro Matteo. Promettono obbedienza, povertà, castità, osservanza regolare della disciplina del monastero riconoscendo all’abbadessa la facoltà di tenerle o di allontanarle. Dichiarano che nel luogo di Sant’Agata non riescono a vivere dignitosamente né con le costruzioni rispettano la distanza dovuta per privilegio a S. Maria Maddalena [v.31.12.1270]. Nell’oblazione che fanno consegnano tutti i diritti e le pertinenze di Sant’Agata all’abbadessa di S. Maria Maddalena. Decidono di revocare ogni procura ai loro amministratori Salimbene Compagnoni e Sinibaldo Massei, loro agenti nella vertenza per la costruzione di un loro muro che non rispettava la distanza predetta. Consegnano all’abbadessa in proprietà i loro edifici, casa e casareno di cui tengono per ora il possesso a nome di donna Mattia abbadessa di S. Maria Maddalena. Sono testimoni Valentino del signor Giacomo da Gubbio, il signor Federico del signor Alberto, don Accursio pievano di Matelica, Verluzio del signor Giacomo da Gubbio, il signor Finaguerra del signor Albrico e Corradino di Bartolo. Notaio Morico da Fabriano. Data a tempo di papa Nicolò III.

1278 luglio 16 = primo atto – Precetto dell’uditore capitolare
Don Scagno, pievano di Tolentino, canonico uditore delle cause del capitolo detta cattedrale camerinese, vicegerente dell’arcidiacono, scrive a Mattia abbadessa di S. Maria Maddalena ed alle monache di questo luogo, meravigliandosi perché, al dir di molti, stanno procedendo nell’unire la chiesa monastica di S. Maria Maddalena con quella di Sant’Agata, mentre ciò compete soltanto all’autorità del vescovo, non all’abbadessa, per cui deve attendere il ritorno del vescovo, sotto minaccia di scomunica. Per un eventuale ricorso, il loro amministratore si presenti entro il sesto giorno dopo la consegna dell’atto presente. Data a Camerino.

1278 luglio 16 – secondo atto – Precetto dell’uditore capitolare
Don Scagno, come scritto nell’atto recedente, scrive a suor Alluminata abbadessa di Sant’Agata in Matelica meravigliandosi per aver sentito dire che lei e le consorelle stiano unendo li loro luogo con il monastero delle donne di S. Maria Maddalena con danno pregiudizievole [all’autorità] del vescovo camerinese, pertanto ordina di comparire al suo cospetto entro tre giorni dopo la consegna della presente, sotto minaccia di scomunica. Data a Camerino.

1278 luglio 17 – primo atto – Appello contro il precetto dell’uditore
Ivano del signor Scagno, in qualità di amministratore del monastero di S. Maria Maddalena presenta appello orale per motivo di gravame, contro la lettera 16 luglio 1278 dell’uditore capitolare delle cause camerinesi don Scagno che non riconosce all’abadessa suor Mattia la competenza di unire al suo monastero le suore e il luogo di Sant’Agata, come dicono molti che stia facendo, e ciò a danno [dell’autorità] del vescovo camerinese, per cui sotto minaccia di scomunica, l’uditore impone che si torni allo stato precedente. Testimoni di questo appello: don Sabatino Attoni e Giacomo Bonnintinni (Benintendi?) presso la casa del monastero di S. Maria Maddalena ove scrive l’atto il notaio imperiale Giunta Albertucci richiesto da Ivano. Data di domenica; a tempo di papa Nicolò .

1278 luglio 17 – secondo atto = Appello contro il precetto dell’uditore
Illuminata, già abbadessa del monastero di S. Agata espone appello a voce contro la lettera del 16 luglio 1278 in cui l’uditore camerinese don Scagno, come nell’atto precedente, dichiara di danno all’episcopato [camerinese] l’unione tra il luogo di S. Agata ed il monastero di S. Maria Maddalena e la cita a giudizio sotto minaccia di scomunica. Scrive l’atto nel monastero di S. Agata il notaio imperiale Giunta alla presenza dei testimoni Giacomo Bonvicini e Nicola Divizie. Data a tempo di papa Nicolò III.

1278 luglio 22 = Revoca della lettera dell’uditore
Mastro Ivano del signor Scagno procuratore dell’abbadessa Alluminata ed anche del monastero di S. Maria Maddalena si presenta a don Scagno uditore, come sopra, come imposto dalla citazione del 16 luglio. Don Scagno revoca la sua lettera e sospende gli ordini dati, facendo salvi i diritti delle parti. Sono testimoni il notaio mastro Bonaventura Benecari e Santisidoro Bonvicini, davanti alla cattedrale camerinese ove scrive l’atto il notaio imperiale Nicola del signor Bentevegna. Data a Camerino a tempo di papa Nicolò III.

(1278 ? agosto ? documento senza data) = Frammento di donazione
Donna Billa dona al monastero le sue proprietà, l’eredità di suo padre Accorsolo e la dote propria di 10 libre già prima assegnate a Guccio di Giacomo Mazuca da Fabriano e stabilisce come suo procuratore Ivano del signor Scagno. Notaio Tommaso di Scagno.

1278 ottobre 16 = Vendita di un terreno
Il signor Vitaliano Albrici del signor Sinibaldo vende ad Andriolo di Giacomo Sinibaldi un terreno arativo e boschivo in località Colle, distretto di Matelica, confinante con Morico Brici de Gallio, con i figli di Cretarello, con Brunetto Nere; al prezzo pagato di 51 soldi. Sono testimoni Raso Gualfredi e Benante Gentili Blasi, davanti alla chiesa di S. Maria Maddalena. Notaio Francesco del signor Pietro. Data a tempo di papa Nicolò [III].

1278 ottobre 19 = Presentazione di atto al vicario pontificio
Gli atti di vendita di Vitaliano Albrici alle date 30 maggio 1277 e 16 ottobre 1278, vengono presentati ora da Fra’ Giacomo al vicario pontificio, alla presenza di un altro frate.

1278 dicembre 2 = Consegna di dote residua
Fra’ Andrea amministratore di S. Maria Maddalena, con il consenso dell’abbadessa Mattia, consegna in proprietà a Vivono (Viveno) un terreno che gli spetta come dote della moglie Alarica, figlia di mastro Pietro Boni. L’eredità di costui era passata al figlio Andrea e in seguito alla monaca Angeluccia che ora la dà a Vivono. Testimoni: Matteo De’ Franconi, Cagno Rainaldi e Martino Pauli davanti al monastero stesso. Notaio Ventura Massei. Data a tempo di papa Nicolò III.

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MATELICA MONASTERO DELLE CLARISSE carte per la storia della Beata Mattia anni 1272- 1274

Matelica.Carte.b.Mattia.1272.1274.
1272 giugno 1 = Procura del monastero per vertenze
La prioressa del monastero di S. Maria Maddalena, Allumenata, per decisione del capitolo delle suore, nomina amministratore, e rappresentante loro Fra’ Andrea, converso del monastero, per prendere possesso diretto di tutti i beni donati da Mattiola del fu Guarnerio del signor Gentile Lazzani e per presentarsi di fronte a qualsiasi autorità, in particolare di fronte al giudice e vicario generale del papa nella Marca, mastro Guglielmo a chiedere che costringa Mattiola a tornare nel loro monastero secondo l’oblazione da lei fatta per vivervi regolarmente come monaca. Con coercizione canonica del vicario predetto, sia fatta tornare Mattiola a vivere con l’abbadessa o prioressa o rettrice e con le monache per servire Nostro Signore Gesù Cristo in questo monastero. Inoltre l’amministratore eletto esiga da Ivano del signor Scagno e dalla moglie Sibilla i panni di ‘gazanello’ promessi e dovuti dare a Fioretta o Rosa figlia del fu Masseo del signor Rainaldo e faccia tutto quanto opportuno a nome del monastero e del convento di S. Maria Maddalena. Sono testimoni Petruzzolo sarto, Pietro Attoni Filippi, Giovanni Compagnoni da Sant’Angelo, scrive il notaio imperiale Matteo davanti alla porta del medesimo monastero. Data al tempo di papa Gregorio X.

1273 aprile 19 = Oblazione monastica
Venutola del fu Vitale Cristiani, chiamata anche Angeluccia, dona se stessa ed i suoi beni a Dio nel monastero delle ‘dominae\donne’ di S. Maria Maddalena di Matelica nelle mani della badessa Mattia che la accoglie consorella in mezzo a loro. Venutola mantiene il possesso dei beni del padre Vitale e della madre Benvise del fu Albrico Carelli sino a che il monastero a cui li ha donati non ne prenderà diretto possesso. Sono testimoni nel monastero, il signor Morico di Giovanni, il signor Finaguerra del signor Albrico, mastro Suppone di Nicola, Fra’ Vitale, Fra Lenguatio, Fra’ Andrea, che sono tre conversi del monastero medesimo ove scrive l’atto il notaio imperiale Matteo. Data a tempo di papa Gregorio X.

1273 aprile 21 = Indulto per chi dona offerte al monastero
Tommaso, preposito di Fano, vicario generale in spiritualibus del papa nella Marca Anconetana, nella Massa Trabaria e nella città di Urbino, scrive a favore delle religiose ‘dominae\donne’, dell’abbadessa e del convento del monastero di S. Maria Maddalena di Matetica che stanno costruendo una loro cisterna per acqua, data la necessità, ed han bisogno di sovvenzioni per completarla. Il vicario predetto esorta i fedeli a fare elemosine concedendo ai benefattori cento giorni di condono della penitenza impartita . Data a Iesi a tempo di papa Gregorio X.

1274 aprile 19 = Consegna di un oratorio monastico
Mattia, abbadessa del monastero di S. Maria Maddalena con le consorelle Alluminata, Amadea, Cristina, Giustina, Guiduccia, Agnese, Margherita, Benvenuta, Isabet, Andrea, Catalina, Deutama, Francesca, Giacoma, Barbara, Lucia, Daniela, Berardesca, Cristiana, Cecilia, Aurea, Giacomella, Giovanna, Rosa, Mattia, Caradonna, Mansueta, Lavinia, Nastasia, Tomassa ed il converso Fra’ Lenguatio concedono a Fra’ Rainaldo Topino richiedente il possesso del loro oratorio sul monte Gembo in località Trocche per viverci nel servizio di Dio e nella penitenza. Lo liberano da ogni obbligo verso il monastero. Eleggono come procuratore loro per la consegna Fra’ Vitale converso, senza rivalsa su Fra’ Rainaldo neanche per la donazione fatta da Pietro del signor Giacomo e Nepoliono Raneri o dal comune matelicese. Sono testimoni don Accursio pievano matelicese, Fra’ Landolfo lacomelli, il frate predicatore (domenicano) Fra’ Accurrimbona Severini Boni, il vicario dei-comune di Matelica mastro Aldobrandino, il signor Fantegino Rainaldi, il signor Finaguerra del signor Albrico, Federico del signor Alberto, Albertuzio Bucari, Ivano del signor Scagno, Brachette e Zovicta nell’oratorio di S. Maria Maddalena dove scrive il presente atto li notaio Matteo. Data-a tempo di papa Gregorio[X].
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1274 agosto 16 = Lettera del vicario pontificio nella Marca
Mastro Bernardo arcidiacono di Narbona, cappellano del papa e suo vicario generale in spiritualibus nella Marca anconetana, nella Massa Trabaria, nella città e diocesi di Urbino, scrive a don Accursio pievano di Matetica riguardo al fatto che Pietro Amate di Matetica in qualità di tutore di Venutola di Vitale si era recato da lui per lamentare che la ragazza era trattenuta dalle monache di S. Maria Maddalena ed in precedenza lo stesso don Accursio era stato da lui incaricato di verificare se ci fossero atti colpevoli, anche con minaccia di scomunica, ora lo incarica di ricevere, con giuramento dell’abbadessa e delle monache, la dichiarazione se trattennero o no la ragazza e dove ora costei si trovi, trasmettendone notizia scritta a lui stesso. Data a Cingoli a tempo di papa Gregorio X, anno terzo.
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1274 agosto 18 = Consegna di lettera del vicario pontificio
Don Accursio, pievano di Matelica, presenta la lettera inviatagli da don Bernardo vicario pontificio come nell’atto precedente per inquisire le monache di S. Maria Maddalena sull’accusa di Pietro Amate tutore di Venutola, se avessero trattenuto arbitrariamente la ragazza. Sono testimoni il signor Giovanni Divizie e il signor Ventura di mastro Attone davanti la porta del monastero. Don Accursio dà ordine a donna Mattia abbadessa, alle monache ed al loro amministratore Fra’ Giacomo di prestar giuramento di verità sui fatti denunciati. Ma questi fanno appello contro l’obbligo imposto di giurare e dichiarano per verità che Venutola era stata già nel loro monastero per undici mesi sino al giorno cinque marzo passato, poi per consiglio di Fra’ Giacomo pievano di Pieve Favera e di altre persone sagge era uscita ed ora si trova in un monastero del ducato, intitolato a S. Maria Maddalena. Si dichiarano pronte ad adoperarsi affinché la ragazza si presenti di persona al vicario pontificio entro quattro giorni. Notaio imperiale Bonacosa Benvegnati. Data a tempo di papa Gregorio X.

1274 settembre 5 = Lettera del vicario pontificio nella Marca
Mastro Bernardo vicario pontificio, come nell’atto precedente , ordina al pievano di Matelica don Accursio di collocare la prima pietra data all’inizio dal vescovo al monastero di Sant’Agata mettendola nel luogo nuovo ove viene trasferito con lo stesso titolo. Data a Cingoli a tempo di papa Gregorio, anno terzo.

1274 settembre 15 = Consegna di una lettera del vicario pontificio
Sinibaldo Massei amministratore e agente del monastero matelicese di Sant’Agata consegna al pievano don Accursio la lettera del 5 settembre scritta dal vicario pontificio nella Marca, come nell’atto precedente, alla presenza dei testimoni Ugolino del signor Monaldesco, e Giacomo Ugolini Agustole nella pieve matelicese dove scrive l’atto il notaio imperiale Giacomo del signor Actolino. Data a tempo del papa Gregorio X.

1274 ottobre 7 = Indulto vescovile per i benefattori
Arnolfo, vescovo di Numana, accogliendo la richiesta dell’abbadessa del monastero di Sant’Agata, concede il condono della penitenza di un anno per i peccati veniali e di 40 giorni per quelli gravi confessati, a favore dei benefattori e di quanti visiteranno il nuovo monastero in una terza domenica di qualsiasi mese ed anno o nel giorno della festa di s. Agata. Data a Numana.

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LA CHIESA POSTA IN QUESTO MONDO HA LE SUE DEBOLEZZE ED INFERMITA’

IN RICORDO DEL DOCENTE PIETRO ZERBI CHE HA INTITOLATO UNA RACCOLTA DEI SUOI STUDI MEDIEVALI: “LA CHIESA POSTA NEL MONDO” ESPRIMO UNA RIELABORAZIONE di una pagina della Piccaretta
La Chiesa è da sempre inferma, ma non in sé stessa, lo è nelle sue membra, e sebbene abbattuta ed oltraggiata dai nemici e resa inferma nelle sue stesse membra, mai non perde la sua maestà e venerazione. La Chiesa, mentre pare oppressa, inferma, contrastata, pure riposa con un riposo perpetuo ed eterno, e con pace e sicurezza nel seno paterno di Dio, come un bambino nel seno della propria madre. La protezione divina assiste sempre la Chiesa, e tutto ciò che essa contiene, tutto dal cielo è venuto: sacramenti, dottrine ed altro, tutto è celeste, santo e puro, in modo che tra il cielo e la Chiesa c’è continua comunicazione, non mai interrotta.
Pochi sono quelli che difendono la Chiesa, tenendo come a sé stessi i mali che riceve. La solidità e fermezza ed anche la durezza della Chiesa non cedono nessun diritto che le appartiene. La Chiesa inferma, con intrepidezza e coraggio si fa battere dai nemici, e mentre pare che muore, è allora che risorge più intrepida; ma come? Con le sofferenze e con lo spargimento di sangue, vero spirito della Chiesa, sempre pronta alle mortificazioni, come lo fu Gesù Cristo. (rielaborazione dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 5; Ottobre 25, 1903)

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BLASI MARIO PARROCO PREDICA MARIA MADRE DI GESU’ ADDOLORATA settimana santa

L’ORA DI MARIA LA CROCIFISSA
Quando Gesù fu arrestato nell’Orto degli Ulivi, tutti fuggirono.
“Ma Gesù non è stato abbandonato da tutti. C’è qualcuno che è capace di sfidare le autorità e seguire Gesù fin sulla croce.
La Madre presente alle nozze di Cana è ora presente presso la croce. A Cana Gesù aveva detto alla Madre che la Sua ora non era ancora giunta. Maria è presente, fedelmente, allora e adesso, presso la croce, e in piedi, cioè volontariamente, non trascinata dagli eventi.
Non deve essere stato facile per lei, donna, fare questo passo. Della famiglia di Gesù è lei l’unico componente accanto alla croce. Infatti la fama di Gesù non è buona, neanche nell’ambito della Sua parentela. Anche Dio sembra contro Gesù”.
“Gesù muore in mezzo ai criminali. Abbandonato da Dio, abbandonato dai Suoi, abbandonato da tutti. Ma non da Sua Madre. Maria presente sotto la croce prende il posto del Dio assente”. “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io, invece, non ti dimenticherò mai”, aveva detto Dio al profeta (Is. 49,14-15). “Ma Dio si è dimenticato… Maria no!”.
“Anche se tutto è contro Gesù, Dio stesso, la legge, i sacerdoti, i Suoi discepoli, i Suoi familiari, lei no, lei è presente”.
“Stava presso la croce di Gesù sua Madre”.
“Maria si pone a fianco del Giustiziato incorrendo nella stessa condanna di Gesù”.
Sulla croce Gesù si rivolge alla Madre:
· · · · “Donna, ecco tuo figlio”.
“L’invito che Gesù fa alla Madre non è di accogliere nel discepolo amato un figlio, ma di saper riconoscere in questo discepolo il Figlio, cioè Gesù stesso”.
Poi Gesù si rivolge al discepolo e gli dice:
· · · · “Ecco la tua Madre: “, invitandolo a riconoscere nella Madre la sua origine”.
“Maria non ha perso il Figlio sulla croce, ma ha accolto, nella figura del discepolo amato, una moltitudine di figli, quelli che per tutte le generazioni la chiameranno Beata, realizzando così la volontà del Cristo “che tutti siamo uno”. (da A.Maggi)

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BLASI MARIO PARROCO PREDICA VANGELO Giovanni 20 PASQUA RISURREZIONE MESSIA

PASQUA DI RESURREZIONE(Gv 20,1-9)
“Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro”.
“Maria va al sepolcro quando era ancora buio e vede la pietra rimossa e, senza entrare nel seplocro, torna ad avvertire i discepoli.
Nessuna precisazione viene data sul motivo della visita ad un’ora così mattutina.
Per dire che la pietra è stata rimossa, l’Evangelista Giovanni adopera lo stesso verbo utilizzato per l’apertura della tomba di Lazzaro. Là sono stati gli uomini a rimuovere la pietra, qui è Dio.
Ma questo Maria non lo sa. E’ del tutto prigioniera di una logica umana: se la tomba è aperta, qualcuno ha portato via il cadavere. E tuttavia, anche se l’animo di Maria è ancora completamente al buio, nelle sue parole, però, si apre uno spiraglio. Non dice, infatti: hanno portato via il corpo di Gesù, ma hanno portato via il Signore.
Senza volerlo Maria parla del Signore come di un vivente. Questo spiraglio è destinato a spalancarsi. Per ora, però, Maria resta nel buio.
Il discepolo che Gesù amava: “Vide e credette “.
“Maria pensa che il corpo di Gesù sia stato trafugato.
Pietro entra per primo nel sepolcro e con uno sguardo attento vede le bende e il sudario ben piegato ed esclude il trafugamento, ma non crede. Solo il discepolo amato da Gesù non vede il Risorto, ma la Sua traccia e crede senza vedere.
Il discepolo che Gesù amava rappresenta ogni credente in Cristo.
Per credere senza vedere è necessario essere amati da Lui e accogliere il Suo Amore. E’ l’Amore di Gesù che rende chiaroveggenti.
Gesù si rende presente nel cuore che accoglie il Suo amore e lo ridona.
E’ nell’amore fraterno che si realizza il: “Rimanete in me ed io in voi” (B. Maggioni).

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Blasi Mario parroco predica vangelo Domenica Palme B. Marco 14-15

DOMENICA DELLE PALME (Mc 14,1 – 15,47)
“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ”
Le tenebre hanno ricoperto la terra; non c’è nulla che mostri un agire di Dio al fianco di Gesù.
Quanto è giusto che Gesù si senta abbandonato!
Il Suo “perché?” è quello di qualcuno che si sente avvolto dal potere delle tenebre. Gesù non sta dubitando del potere di Dio di fare qualche cosa in ciò che sta accadendo; Egli si sta interrogando circa il silenzio di Colui che Egli chiama “mio Dio”.
“E’ sulla croce che Gesù ha imparato l’obbedienza delle cose che patì. E’ qui che Egli ha lanciato forti grida, ed è qui che Egli verrà esaudito per la Sua pietà e reso perfetto”.
“Il grido di Gesù sulla croce non è un rimprovero contro Dio, ma l’esplosione della sofferenza nell’amore. Il chiamare Dio mio Dio implica fiducia. Gesù grida, sperando che Dio porrà fine all’alienazione che ha provato” (Rajmond e B. “La morte del Messia”).
“Gesù sulla croce è nella solitudine totale”. I passanti rilanciano le accuse del processo; gli scribi e i farisei lo dileggiano: “Ha salvato gli altri, non può salvar se stesso?”.
Nessun discepolo è sotto la croce; anche i due crocifissi lo deridono.
“La solitudine di Gesù si trasforma in preghiera. Gesù, abbandonato dagli uomini, si chiede se anche il Padre lo abbia abbandonato. La croce è il momento in cui sembra aver ragione i dileggiatori. Gesù grida una domanda al Suo Dio, ma non risponde a chi lo insulta.
Nessuno comprende che stare in croce è un amore divino senza misura” (B.Maggioni).
Un pagano, avendolo visto morire in quel modo, dice:
“Veramente quest’uomo era Figlio di Dio “.
“La croce è il momento più alto della Rivelazione. Ai piedi della croce qualcuno ha compreso.
La chiamata alla fede segue vie sue proprie, impensate”.

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BLASI MARIO PARROCO PREDICA VANGELO domenica Quaresima V B Gv 11,1

V DOMENICA DI QUARESIMA
(Gv 12,20-33)
“Alcuni greci si avvicinarono a Filippo e gli chiesero: Signore, vogliamo vedere Gesù “.
Il popolo ebreo, da secoli, aspetta il Messia: un re potente che deve dare ad Israele lo splendore di una nazione forte.
Il giovane profeta di Nazareth, che molti considerano Messia, si presenta umile e mite: Messia che dona la vita per tutti. Per mezzo di Gesù, Dio vuole donare ad ogni uomo pienezza di vita.
Gesù si trova a Gerusalemme ed è seguito da ebrei e pagani. “Si verifica la frase dei farisei: il mondo intero è andato dietro di Lui”.
Alcuni pagani, i greci, vogliono vedere Gesù e interpellano Filippo. Filippo cerca Andrea e insieme vanno da Gesù a proporgli la questione. I greci “mostrano il desiderio di avvicinarsi a Gesù. Cercano di conoscerlo, di avere un’esperienza personale di Lui, un rapporto con la luce, che è Gesù, e con la gloria che è il Suo Amore”. “Gesù non parla direttamente con i greci, si rivolge ai Suoi discepoli, la Sua comunità. Spetterà a lei la missione verso i pagani”.
“Questo episodio riflette la difficoltà con cui le comunità si decisero per evangelizzare i pagani. L’Evangelista Giovanni vuole mostrare che questa decisione non dipese dall’iniziativa individuale e nemmeno dalla comunità, ma fu presa dopo aver consultato il Signore.
“Chi ama la sua vita la perde “.
“Non si può produrre vita senza dare la propria. La vita è frutto dell’amore e non sgorga se l’amore non è pieno, se non giunge al dono totale. Amare è donarsi senza lesinare. Dare la propria vita è la misura suprema dell’amore.
Gesù sta per donarsi, ha accettato la morte e ne prevede già il frutto. La morte è la condizione perché si liberi tutta l’energia vitale che contiene; la vita che vi è racchiusa si manifesti in una forma nuova” (J. Mateos / J.Barreto).

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MARIO BLASI PARROCO Predica Vangelo Marco Gv 3,14s quaresima domenica IV B

IV DOMENICA DI QUARESIMA
(Gv 3,14-21)
“Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio unigenito “.
Solo Gesù Messia, dono di Dio, è capace di amare fino al dono totale di Sé. Egli solo rivela la grandezza dell’Amore divino. Egli solo realizza il progetto di Dio della salvezza dell’uomo. Egli solo dona pienezza di vita a chi gli dà adesione sincera.
Gesù rivela che “il disegno di Dio offre la vita a tutti senza eccezione. Se qualcuno non la ottiene è perché respinge la Sua offerta negando l’adesione a Gesù”.
“L’amore di Dio fu il movente dell’invio del Figlio e la Sua finalità era salvare ogni uomo”. “Il Messia non ha un compito giudiziario e non esclude nessuno dalla salvezza: nel Figlio, dono e prova dell’amore di Dio, splende unicamente il Suo amore verso l’uomo. La salvezza è destinata all’umanità intera.
Salvarsi è passare dalla morte alla vita definitiva e questo è possibile attraverso Gesù, il datore dello Spirito”. “Dinanzi all’offerta dell’amore di Dio non si può che dire sì o rifiutarlo di accettarlo”. L’uomo è libero di scegliere.
“Se di fatto vi sono degli esclusi dalla salvezza, lo si deve al rifiuto dell’offerta che Dio compie in Gesù. Chi dà la sua adesione a Gesù non è sottoposto a Giudizio perché Dio non agisce come un giudice, ma come datore di vita”.
“Chi non crede è già stato condannato “.
“O si è a favore di Gesù o si è contro di Lui”.
Chi si rifiuta si condanna da sé. Al rifiuto radicale di dare adesione a Gesù corrisponde la definitiva esclusione. “Bisogna essere fedeli all’amore di Dio incarnato nel Figlio unico. Dio offre all’umanità la pienezza della vita che è in Lui: così attraverso il Figlio unico Egli avrà altri figli. Il Figlio li fa nascere mediante lo Spirito, dando loro la capacità di diventare figli tramite una pratica di amore simile alla Sua” (J.Mateos/F.Camacho).
L’uomo che accoglie l’amore di Cristo nel cuore e insieme con Lui e come Lui lo ridona ai fratelli, è l’uomo nuovo che trasforma la società.

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BLASI MARIO PARROCO Predica Vangelo Giovanni 4,5 domenica Quaresima III B

III DOMENICA DI QUARESIMA (Gv 4,5-42)
“SE TU CONOSCESSI IL DONO DI DIO E CHI E’ COLUI CHE TI DICE: DAMMI DA BERE, TU STESSA GLIENE AVRESTI CHIESTO”.
La Liturgia presenta la donna samaritana. E’ una figura di donna che fa un cammino di fede straordinario. Accoglie Gesù nella sua vita e conduce molti samaritani alla fede. “Lasciò la sua anfora, andò in paese e disse alla gente: venite a vedere…” (Gv. 4,28).
Riconosce Gesù “più grande del padre Giacobbe”, lo riconosce “profeta”, “Messia” e alla fine “Salvatore del mondo”.
Chi accoglie Gesù è avvinto dal Suo amore.
“Era circa l’ora sesta”. Gesù, stanco per il viaggio, siede sulla fonte di Giacobbe. Arriva una donna samaritana e Gesù le chiede dell’acqua, segno di solidarietà umana.
Donare acqua è segno di accoglienza e di ospitalità.
Gesù, un giorno, chiederà dell’acqua: “Ho sete!”. “Era l’ora sesta”.
L’acqua gli sarà negata. Chiede amore, ma riceve odio.
Gesù, chiedendo dell’acqua alla samaritana, si presenta come un uomo bisognoso. La donna si stupisce che un giudeo chieda da bere ad una donna samaritana. “Gesù le risponde: se tu conoscessi il dono di Dio…”.
Gesù che parla è il dono di Dio che deve essere accolto. Egli è Amore, sorgente di vita. Solo Gesù è acqua perenne, sempre disponibile. Egli solo realizza l’uomo con il Suo Spirito di amore. Il Suo Spirito fa nascere nell’uomo una creatura nuova, una vita nuova che mette l’uomo in comunione con Dio Padre. Questo piccolo uomo, creato a immagine e somiglianza divina, viene trasformato ad immagine di Cristo; acquista saggezza, arte del viver bene e porta l’amore di Gesù agli altri.
“Il Padre cerca quelli che lo adorano in spirito e verità”.
Lo Spirito è la realtà divina che ama. Lo Spirito è la potenza del Suo amore. Chi vuole amare Dio e rendergli culto lo deve adorare in amore e verità.
Dio è Amore vero perché è Amore fedele.
Chi gli vuole rendere culto deve accogliere questo amore fedele e dirigerlo verso gli altri. L’omaggio che il Padre chiede è quello di accogliere il Suo amore nella vita e con Lui e come Lui portare questa forza di amore nel cuore di altre persone.

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