SANTA VITTORIA IN MATENANO pergamene edite da Colucci Antichità Picene XXIX con indice delle sintesi fatto da Albino Vesprini

INDICE COLUCCI XXIX CODICE DIPLOMATICO DI S.VITTORIA
n.d.r. le pergamene riguardano anche Farfa. ANTICHITA’ PICENE Volume XXIX pagina
1032 circa ottobre \ edito in Colucci XXXIX,32 Siezio figlio di Solfoerio riceve da Uberto Vescovo Fermano, in enfiteusi un terreno nella contrada Pontarolo, territorio di S. Vittoria.\\
1053 luglio \ edito in Colucci XXIX, 34 Sifredo figlio di Siezione riceve da Ermanno Vescovo di Fermo la conferma dell’enfiteusi di terreni nelle contrade Pontariolo Faito e Lafredario nel territorio di S. Vittoria.\\
1059 giugno \ edito in Colucci XXIX,36 Berardo abate di Farfa riceve da Olderico Vescovo di Fermo la contrada Pontariolo nel territorio di S. Vittoria, e cede in cambio alla chiesa fermana altre possidenze in altri luoghi.\\
1071 aprile \ edito in Colucci XXIX, 39 Odone di Oddone fa una permuta di terreni con Berardo abate di Farfa.\\
1096 settembre \ edito in Colucci XXIX, 40 Berardo abate di Farfa concede un’enfiteusi a Guandalino e Berardo fratelli, figli di Gualdino per un certo annuo canone da pagarsi al monastero di S. Vittoria.\\
1115 febbraio \ edito in Colucci XXIX, 41 Istrumento di permuta di alcuni terreni del monastero di Farfa nel territorio di Fermo.\\
1118 settembre \ edito in Colucci XXIX, 43 Obbligazione a favore del monastero di Farfa di un castello detto Poggio, i cui padroni promettono di non alienarlo, e di cederlo dopo la loro morte al detto monastero.\\
1129 agosto \ edito in Colucci XXIX, 44 Obbligazione di Giberto di Fantolino a favore del monastero di Farfa per i castelli di Poggio, Bucclano e Pastena.\\
1141gennaio \ edito in Colucci XXIX, 45 Testamento di Morico di Longino, con cui lascia al monastero di Farfa il castello detto Colle de Palere, e la quarta parte del castello de Raffiu.\\
1153 settembre \ edito in Colucci XXIX, 47 Vendita di terreni in contrada Colle d’Elce, vocabolo Valle Cupa.\\
1170 agosto \ edito in Colucci XXIX, 48 Donazione fatta all’Ospedale di Fermo di una casa in contrada Catraputio, forse del territorio di S. Vittoria, dove si trova questa carta.\\
1184 luglio 11 \ edito in Colucci XXIX, 55 Pandulfo Abate di Farfa concede alcuni terreni in enfiteusi ad Odiato, e Guerrone figli di Mabilia. Vedi 1211\\
1192 circa \ edito in Colucci XXIX, 49 Nota dei censuari del monastero di S. Vittoria.\\
1193 febbraio \ edito in Colucci XXIX, 51 L’abate di Farfa concede in enfiteusi il distrutto castellare di Pontarolo.\\
1199 \ edito in Colucci XXIX, 52 Elenco che contiene i nomi dei censuari di Monte Falcone al Monastero di S. Vittoria.\\
1199 \ edito in Colucci XXIX, 53 Elenco dei censuari di Montelpare.\\
1201 novembre \ edito in Colucci XXIX, 54 Polizza di colonia a favore di Matteo Rollanni con Cencio di Giovanni Guatta.\\
1211 agosto 25 e vedi 1184 \ edito in Colucci XXIX, 55 Pandulfo Abate di Farfa concede alcuni terreni in enfiteusi ad Odiato, e Guerrone figli di Mabilia con certi patti.\\
1213 agosto 30 \ edito in Colucci XXIX, 56 Istrumento di concordia fra l’abate di Farfa Gentile, e il pubblico di S. Vittoria, ed i figli del sig. Milone in rapporto ai vassalli che questi signori avevano nel castello di S. Vittoria.\\
1215 luglio 10 \ edito in Colucci XXIX, 57 Monaldo di Monte Rodaldo e altri signori e nobili del castello di Monterodaldo si sottomettono alla giurisdizione della città di Fermo.\\
1219 giugno 8 \ edito in Colucci XXIX, 59 Compromesso fatto in persona di Bartolomeo priore di S. Paolo, e di Gualterio priore di S. Vittoria per terminare la lite, che era tra i capitoli di S. Pietro Vecchio di Fermo, e di S. Vittoria per la proprietà della chiesa di S. Maria Piccinina di Belmonte.\\
1220 marzo 13 \ edito in Colucci XXIX, 61 Esame dei testimoni sopra le differenze per le quali si era fatto il compromesso per Santa Maria in Belmonte.\\
1220 \ edito in Colucci XXIX, 64 Il compatrono della chiesa di S. Maria di Monte Urso permette al Rettore della chiesa di S. Martino di poter demolire la chiesa di S. Martino e unirla alla detta chiesa di Monte Urso.\\
1232 \ edito in Colucci XXIX, 65 Frammento di documento riguardante la chiesa di Monte Urso.\\
1221 febbraio 19 e marzo \ edito in Colucci XXIX, 65 Sentenza data dai giudici compromissari sulle differenze che vertevano fra il monastero si S. Vittoria e la canonica di S. Pietro di Fermo.\\
1223 maggio 21 \ edito in Colucci XXIX, 68 Promessa del sig. Gualtero figlio di Galerano a Valente di Malaparte sindaco della comunità di S. Vittoria di essere abitante della stessa terra di S. Vittoria, egli ed i suoi sudditi del poggio di Pietra ora distrutto.\\
1225 novembre 18 \ edito in Colucci XXIX, 69 Sentenza del priore di S. Ilario di Ascoli contro Ubertino di Teramo ed altri occupatori della chiesa di S. Biagio di Teramo spettante al monastero di S. Vittoria.\\
1225 dicembre 18 \ edito in Colucci XXIX, 71 Sentenza del priore di S. Ilario di Ascoli contro Gentile di Munaldo occupatore della chiesa di S. Nicola de Perticara, e degli annessi poderi appartenenti al monastero di S. Vittoria.\\
1229 maggio 2 \ edito in Colucci XXIX, 72 I signori di Monte Rodaldo, e del Poggio di Pietra promettono di farsi abitatori di S. Vittoria e di cedere a favore di quella comunità i loro vassalli con certe condizioni.\\
1230 maggio 12 \ edito in Colucci XXIX, 75 I Monaci di S. Vittoria danno in enfiteusi nel territorio di essa terra in contrada Colle Carsello in vico di S. Trinità.\\
1232 gennaio 20 \ edito in Colucci XXIX, 77 Sentenza del giudice generale dello stato di Fermo, di Ascoli e della badia di Farfa per la restituzione della chiesa di S. Biagio presso l’Aso al monastero di S. Vittoria.\\
1232 gennaio 18 \ edito in Colucci XXIX, 78 Ricevuta del giudice dell’onorario a lui pagato per detta causa ella chiesa di S. Biagio all’Aso.\\
1232 gennaio 26 \ edito in Colucci XXIX, 79 Il pievano di S. Marco ordina come giudice delegato la restituzione della chiesa di S. Biagio ai monaci di S. Vittoria.\\
1235 agosto 8 \ edito in Colucci XXIX, 80 Donazione di Cincio figlio di Benedetto a favore di sua madre di tutte le possidenze.\\
1237 circa o tra 1230 \ 1240 \ edito in Colucci XXIX, 81 Appello del priore dell’ospedale del castello dal Vescovo di Ancona al Romano Pontefice.\\
1238 circa o tra1230 \ 1280 \ edito in Colucci XXIX, 82 Canoni dovuti dalle chiese della terra di S. Vittoria al monastero di questa terra.\\
1236 ottobre 5 \ edito in Colucci XXIX, 83 Oderisio abate di Farfa assegna certi beni e certe rendite al monastero di S. Vittoria per mantenimento dei monaci, che vivevano in quel monastero.\\
1239 gennaio 23 \ edito in Colucci XXIX, 85 Lionardo, e Giovanni figli di Milone promettono di farsi cittadini, e abitanti di S. Vittoria con certi patti.\\
1239 settembre 15 \ edito in Colucci XXIX, 87 Rubbata moglie di Benedetto di Alberto si fa conversa del monastero di S. Vittoria, ove consacra se stessa, e suoi beni.\\
1244 gennaio 23 \ edito in Colucci XXIX, 88 Dichiarazione del priore, e dei monaci di S. Vittoria circa la elezione del proposto della chiesa di S. Angelo in Barvulano.\\
1245 marzo 10 \ edito in Colucci XXIX, 89 Il priore del monastero di S. Vittoria prende possesso di una tenuta in contrada Torre di Casule per il detto monastero.\\
1248 gennaio 12 \ edito in Colucci XXIX, 90 Il Cardinale Legato del Papa concede alla comunità di S. Vittoria di poter ritenere tutte le famiglie che si sono ivi trasferite ad abitare da venti anni addietro.\\
1250 gennaio 31 \ edito in Colucci XXIX, 91 Il priore del monastero di S. Vittoria approva l’elezione del preposto della chiesa di S. Angelo in Barvulano.\\
1250 agosto 14 \ edito in Colucci XXIX, 92 Altro privilegio del cardinal legato alla terra di S. Vittoria di poter ricevere abitanti da qualsivoglia parte vi concorressero.\\
1250 luglio 14 \ edito in Colucci XXIX, 93 Il cardinal legato della Marca scioglie il pubblico di S. Vittoria dall’obbligo che aveva di pagare certi canoni annui al monastero di essa Santa.\\
1250 agosto 14 \ edito in Colucci XXIX, 94 Lo stesso cardinal legato conferma alla terra di S. Vittoria la libera stazione di tutte le famiglie che fossero concorse ad abitare in essa terra e di poter assegnare alle medesime i tutori, e curatori.\\
1251 ottobre 12 \ edito in Colucci XXIX, 94 Il procuratore del cardinal legato riceve dal priore di S. Vittoria la procura dovuta ad esso cardinale dal suo monastero per varie chiese.\\
1257 marzo 26 \ edito in Colucci XXIX, 95 I compadroni della chiesa di S. Maria di Monte Urso, e di S. Martino nominano il rettore di queste chiese.\\
1257 luglio 4 \ edito in Colucci XXIX, 96 Il rettore generale della Marca dichiara che la terra di S. Vittoria non era per antica consuetudine obbligata a pagare alcun censo e per la fedeltà costante verso la S. Sede dichiara che in ciò non sia molestata.\\
1258 settembre 18 \ edito in Colucci XXIX, 97 Il popolo di S. Vittoria viene sciolto da qualunque patto, o lega fatta colla città di Fermo per essersi quella ribellata alla S. Sede.\\
1260 aprile 23 \ edito in Colucci XXIX, 99 Il vicario Farfense nella Marca annulla alcune concessioni fatte al clero, alla comunità di Montelparo, come pregiudizievoli li diritti del monastero di S. Vittoria.\\
1260 ottobre 8 \ edito in Colucci, XXIX, 100 L’abate di Farfa intima alla comunità di Montelparo la nullità di certe concessioni, ed esenzioni concedutele dal vicario farfense.\\
1260 settembre 25 \ edito in Colucci XXIX, 101 Il priore di S. Vittoria presenta al clero di Montelparo l’intimazione dell’abate di Farfa con cui annullava ogni privilegio, ed esenzione accordatasi dal suo vicario, e dichiara scomunicato quel clero.\\
1261 aprile 21 \ edito in Colucci XXIX, 102 il Sindaco della città di Fermo promette al Sindico della comunità di S. Vittoria l’indenizzo della podestaria di Falerone da Falerone, e di tutti i danni che potessero ricevere dal re Manfredo, e dai suoi ufficiali.\\
1261 luglio 12 \ edito in Colucci XXIX, 105 La comunità di S. Vittoria si protesta per l’osservanza delle promesse fattele dalla città di Fermo, e di essere rilevata dai danni, e molestie, che riceve da Falerone di Falerone, e dalla curia generale della Marca.\\
1265 novembre 9 \ edito in Colucci XXIX, 106 Cessione del juspatronato delle chiese di S. Maria della Valle, di S. Valentino, e di S. Pietro di Monte Rodaldo a favore del monastero di S. Vittoria.\\
1266 gennaio 4 \ edito in Colucci XXIX, 108 Convenzioni stipulate per la traslazione della chiesa di S. Valentino dal luogo ove prima esisteva in altro luogo dentro la terra.\\
1266 gennaio 4 \ edito in Colucci XXIX, 111 Donazione di una casa nella terra di S. Vittoria a favore del monastero.\\
1272 giugno 15 \ edito in Colucci XXIX, 112 Dal Consiglio di S. Vittoria si elegge lo Sindaco per fare alcune promesse a Girardo Vescovo di Fermo per i danni recati alla pieve di S. Marco di Servigliano, ed altre chiese di essa pieve, e altrove nella diocesi fermana, e fra le altre promesse vi è quella di sottomettersi al tribunale della comunità di Monte dell’Olmo\\
1275 luglio 13 \ edito in Colucci XXIX, 115 Ratifica della donazione e cessione di Fara, e di altre possidenze nel territorio di Monte San Martino a favore di Morico abate di Farfa colla rispettiva ratifica di esso abate a nome del suo monastero dei patti stabiliti per detta cessione.\\
1275 agosto 5 \ edito in Colucci XXIX, 117 Il priore del monastero di S. Vittoria prende possesso di vari beni già donati allo medesimo monastero nel territorio di Monte San Martino.\\
1276 luglio 26 \ edito in Colucci XXIX, 118 Disposizione testamentaria del sig. Anselmo figlio di Alberto signore di Smerillo con cui lascia un legato a favore del monastero di S. Vittoria, ed eredi i suoi nipoti.\\
1278 \ edito in Colucci XXIX, 120 L’abate di Farfa conferisce la prebenda di S. Cecilia di Monte Falcone a Giacomo di Giovanni di M. Falcone per potersi sostentare attendendo agli studi.\\
1279 maggio 14 \ edito in Colucci XXIX, 121 I frati minori di S. Vittoria fanno una concordia coi monaci di S. Vittoria in reintegrazione dei danni loro recati da essi monaci.\\
1279 luglio 3 \ edito in Colucci XXIX, 123 Conferma, e ratifica dell’abate di Farfa della cessione di due parti delle decime dovute alla chiesa di S. Cecilia a favore di Monte di Rinaldo da M. Falcone.\\
1279 luglio 19 \ edito in Colucci XXIX, 124 Quietanza a favore di D. Compagnone monaco di S. Vittoria come procuratore di D. Monaldo di Marco già priore di esso monastero.\\
1280 circa marzo 18 \ edito in Colucci XXIX, 125 Morico abate di Farfa incarica il priore di Offida di costringere il monaco Blandideo a cedere i parrocchiani di S. Antimo al priore degli agostiniani di M. Elparo.\\
1285 giugno 5 \ edito in Colucci XXIX, 126 Si procede con le censure ecclesiastiche contro il cappellano di S. Emidio di S. Elpidio per obbligarlo al pagamento che doveva fare di certa somma a lui tassata a favore del monastero di S. Vittoria.\\
1286 novembre 12 \ edito in Colucci XXIX, 127 Il Papa Onorio IV deputa per giudice Angelo priore della chiesa di Foligno per una appello contro l’arcidiacono della chiesa ascolana interposta avanti di se.\\
1289 marzo 9 \ edito in Colucci XXIX, 128 Il priore coi monaci di S. Vittoria assegna i parrocchiani alla chiesa della SS. Trinità.\\
1289 agosto 5 \ edito in Colucci XXIX, 130 Il Papa Onorio IV incarica il rettore della Marca il disbrigo di una vertenza fra la comunità di S. Vittoria e Leonardo Archionibus con ordine di non innovare alcuna cosa contro essa comunità pendendo la lite.\\
1290 gennaio 21 \ edito in Colucci XXIX, 131 Il rettore in spiritualibus della Marca ordina al comune di Fermo di non molestare i monaci di S. Vittoria nell’esercizio dei diritti che hanno sopra la chiesa di S. Maria di Monte Falcone.\\
1290 ottobre 4 \ edito in Colucci XXIX, 133 Il Papa Niccolò IV ordina al rettore della Marca la pronta liberazione del Sindaco e dei fideiussori mandati dalla comunità di S. Vittoria nella sua curia, e dai di lui officiali fatti indebitamente arrestare.\\
1291 gennaio 23 \ edito in Colucci XXIX, 134 Privilegio di Niccolò IV a favore della comunità di S. Vittoria per eleggersi il Podestà ed altri ufficiali.\\
1291 maggio 4 \ edito in Colucci XXIX, 136 Ricevuto del tesoriere della camera per il canone pagato dalla comunità di S. Vittoria, cui era obbligata in seguito di certi privilegi ed esenzioni ottenute dal Papa Niccolò IV.\\
1298 luglio 9 \ edito in Colucci XXIX, 137 Il rettore della Marca assolve il pubblico di S. Vittoria per un processo fatto contro la medesima dal giudice generale, e ne fa perpetua quietanza per lo sborso di 30 fiorini.\\
1299 maggio3 \ edito in Colucci XXIX, 139 Inventario dei beni mobili e stabili che appartenevano alla chiesa di S. Pietro de Surripa del castello di M. Falcone.\\
1299 maggio 18 \ edito in Colucci XXIX, 141 Il Giudice ed assessore della comunità di Fermo decide sul giusto titolo di certe rappresaglie fatte contro la comunità di S. Vittoria.\\
1302 aprile 30 \ edito in Colucci XXIX. 143 Ricevuto del tesoriere della Marca alla comunità di S. Vittoria pel pagamento di una corrisposta di affitto.\\
1307 luglio 15 \ edito in Colucci XXIX, 143 Protesta del monastero di S. Vittoria contro il cappellano di S. Giacomo di Pontarolo per l’usurpazione di un diritto di sepoltura.\\
1308 agosto 25 \ edito in Colucci XXIX, 144 Il Cardinale abate commendatario del monastero di Farfa ordina certe riforme pel buon regolamento dell’economia del monastero di S. Vittoria.\\
1308 novembre 5 \ edito in Colucci XXIX, 147 Lo stesso vicario generale del Cardinale abate commendatario di Farfa raccomanda alla comunità di S. Vittoria di assistere colla sua autorità ai nuovi ufficiali da lui eletti per l’amministrazione del monastero di S. Vittoria.\\
1309 settembre 19 \ edito in Colucci XXIX, 148 Il Vescovo di Ascoli unisce insieme due parrocchie soggette al monastero di S. Vittoria nel territorio di Monte Falcone e ne forma una sola col titolo di S. Maria, sopprimendo l’altra di S. Lucia.\\
1310 agosto 25 \ edito in Colucci XXIX, 150 Concordia della comunità di S. Vittoria col monastero di essa santa per certe vertenze che pendevano fra di loro.\\
1311 marzo 20 \ edito in Colucci XXIX, 153 Il Sommo Pontefice riduce alla comunità di S. Vittoria la pena a cui era stata condannata dal rettore della Marca, e le accorda dilazione pel pagamento, facendo insieme restar sospese le censure Ecclesiastiche.\\
1311 giugno 5 \ edito in Colucci XXIX, 156 Ricevuta di un pagamento a conto dell’imposta multa.\\
1314 maggio 14 \ edito in Colucci XXIX, 157 Il rettore della Marca assolve la comunità di S. Vittoria della multa di 1000 marche d’argento, a cui era stata condannata.\\
1315 maggio 2 \ edito in Colucci XXIX, 158 Composizione, ed assoluzione del rettore della Marca di una pena imposta alla comunità di S. Vittoria.\\
1316 agosto 31 \ edito in Colucci XXIX, 159 Il priore di S. Vittoria conferma la nomina del cappellano della chiesa di S. Elpidio Maggiore, riservando un certo canone di olio a favore della chiesa di S. Vittoria.\\
1319 gennaio 18 \ edito in Colucci XXIX, 160 L’amministrazione del monastero di Farfa approva l’erezione dell’ospedale de’ poveri infermi nella terra di S. Vittoria che voleva erigere quella comunità, lasciando la facoltà di eleggere il rettore da approvarsi con certe leggi dal monastero di essa Santa.\\
1319 luglio 16 \ edito in Colucci XXIX, 165 Lo stesso Vescovo amministratore ordina che nel monastero di S. Vittoria si eleggano due monaci per l’economia del monastero.\\
1320 settembre 22 \ edito in Colucci XXIX,167 Il Sommo Pontefice commenda altamente la fedeltà dimostratagli dal popolo di S. Vittoria, e glie ne promette ricompensa.\\
1323 dicembre 18 \ edito in Colucci XXIX, 169 Testamento di Jatto Grassi di S. Vittoria.\\
1324 gennaio 11 \ edito in Colucci XXIX, 172 Per non pregiudicare ai diritti di seppoltura che competevano alla chiesa di S. Angelo di Montelparo riesumate dall’oratorio di S. Pietro di Cateliano le ossa di alcuni fanciulli ivi sepolti si seppelliscono nella detta chiesa di S. Angelo.\\
1325 dicembre 31 \ edito in Colucci XXIX, 173 Il Cappellano della chiesa di S. Giovanni di S. Vittoria assegna al vicario della badia di Farfa l’inventario dei mobili di essa chiesa.\\
1326 novembre 2 \ edito in Colucci XXIX, 174 Il Cardinale Giovanni legato conferma all’amministratore della badia di Farfa tutti i privilegi, e giurisdizioni che esercitavano in quella parte della Marca, che si denomina badia di Farfa.
1327 novembre 10 \ edito in Colucci XXIX, 176 Il medesimo Cardinal legato approva il numero dei monaci che doveva esistere nel monastero di S. Vittoria.
1327 aprile 2 \ edito in Colucci XXIX, 178 Frà Giovanni abate di Farfa coll’approvazione del priore, e dei minaci assegna al monastero di S. Vittoria, certe possidenze, chiese, diritti etc, che il monastero farfense aveva nella Marca.\\
1334 aprile 13 \ edito in Colucci XXIX, 185 Il Sommo Pontefice encomia la fedeltà ed attaccamento dei santavittoriesi.\\
1344 marzo 10 \ edito in Colucci XXIX, 186 I monaci di S. Vittoria accordano a Massiolo di Matteo di Pietro da Montefalcone la fondazione della chiesa di S. Catarina, e di un ospedale a comodo dei poveri presso alla medesima.\\
1346 aprile 6 \ edito in Colucci XXIX, 188 Fra’ Giacomo Garissio da Montefalcone dell’Ordine de’ Minori colla licenza del custode della provincia vende a Marco, e Nicola di Gualtierio di Gioannetto di S. Vittoria una bibbia scritta in pergamena, e adorna di miniatura.\\
1348 gennaio 22 \ edito in Colucci, XXIX, 190 Il vicario generale della badia di Farfa costituisce insieme col capitolo del monastero di S. Vittoria un procuratore per ottenere dal cardinale legato della Marca l’erezione di un monastero e collegiata di monaci nella chiesa di S. Angelo di Castello della terra di Montelparo con varie condizioni.\\
1371 agosto 27 \ edito in Colucci XXIX, 193 Sentenza dei sindaci di S. Vittoria sulla podestaria di Giacomo de Cantarellis; e dei suoi officiali che uscivano dall’impiego.\\
1361 gennaio 24 \ edito in Colucci XXIX, 196 Il rettore della Marca assolve i vittoriesi dalle multe alle quali erano stati condannati come disubbidienti, e ribelli alla S. Sede, in vista delle circostanze de’ tempi, in cui per le forze dei tiranni furono costretti ad esserlo.\\
1374 maggio 25 \ edito in Colucci XXIX,200 Cola di Palone di Massa libera dal vassallaggio Benedetto di Gualtieruccio del castello di Mortula.\\
1377 febbraio 1 \ edito in Colucci XXIX, 202 Gregorio XI esorta i cittadini di S. Vittoria alla fedeltà verso la santa chiesa.\\
1377 luglio 19 \ edito in Colucci XXIX, 203 Lo stesso Pontefice esorta, e comanda ai vittoriesi di somministrare vettovaglie, ed aiuti al Vescovo di Fermo nella recupera che cercava di fare delle terre della chiesa fermana usurpategli, e di esser fedeli.\\
1378 maggio 9.a \ edito in Colucci XXIX, 204 Urbano VI annulla tutti i processi, e le pene contro i vittoriesi.\\
1378 maggio 9.b \ edito in Colucci XXIX, 206 Urbano VI proibisce ai vittoriesi l’appello al rettore della Marca dagli ordini del loro podestà in cose di poco momento.\\
1378 maggio 9.c \ edito in Colucci XXIX, 207 Lo stesso sommo Pontefice accorda ai vittoriesi, che il podestà della terra sia giudice ordinario in prima istanza tanto per le cause civili quanto per le criminali.\\
1378 maggio 9.d \ edito in Colucci XXIX, 209 Lo stesso Pontefice condona al pubblico di S. Vittoria le contribuzioni per le quali era stato tassato.\\
1378 maggio 9.e \ edito in Colucci XXIX, 211 Urbano VI al popolo di S. Vittoria in ricompensa dei danni recati dagl’inimici della chiesa con uccisioni, prigionie, rovine di alberi, incendi di case etc, e perché meglio si fortifichi il castello, l’esime da ogni contribuzione fuorché dalle cavalcate ed eserciti, e dal pagamento del censo.\\
1378 maggio 9.f \ edito in Colucci XXIX, 213 Urbano VI conferma il privilegio concesso alla comunità di S. Vittoria da Niccolò IV, di poter eleggere il podestà ed altro officiali.\\
1381 novembre 25 \ edito in Colucci XXIX, 215 Il vicario generale del Papa nella Marca accorda ai vittoriesi di valersi di certa somma impiegata nella guerra contro il ribelle Bosso da Massa sopra l’annuo censo.\\
1385 dicembre 4 \ edito in Colucci XXIX, 216 Lo stesso Cardinale della Marca diminuisce ai vittoriesi l’annuo censo che era di 450 fiorini, e lo riduce a 350.\\
1389 maggio 4 \ edito in Colucci XXIX, 217 La terra di S. Vittoria si obbliga di non ricever gente d’armi e di non procurare viveri ai nemici della città di Fermo.\\
1390 luglio 20 \ edito in Colucci XXIX, 218 Bonifazio IX sentita la morte del cardinale Andrea legato della Marca promette ai vittoriesi di spedirne presto un altro accetto ed utile.\\
1393 ottobre 23 \ edito in Colucci XXIX, 219 Bonifazio nono ringrazia i sanvittoriesi per la fedeltà loro verso la S. Sede, e verso Andrea Tomacelli suo fratello allora fatto prigioniero, annunziando loro l’arrivo prossimo dell’altro fratello Giovannello con un buon soccorso di truppe.\\
1393 dicembre 24 \ edito in Colucci XXIX, 220 Bonifacio IX loda la fedeltà dei vittoriesi, e li esorta a continuarla.\\
1408 dicembre 5 \ edito in Colucci XXIX, 221 Biblioteca del Dottore di medicina Ugolino di Nuzio di S. Vittoria secondo l’Inventario che ne fu fatto dopo la sua morte nel 1408, ai 5 dicembre da Urbana sua vedova, figlia di ser Massio di Jacobutio da Ascoli come in Protocollo di Paolo Thomassutii Not.\\
1411 agosto 9 \ edito in Colucci XXIX 223 Collazione della chiesa di san Tomasso di Monte di Nove fatta ad Azaro di ser Vico di Sabotto, rimossone il priore possessore a causa dello scisma per ordine di Gregorio XII.\\
1412 aprile 13 \ edito in Colucci XXIX. 226 Gregorio XII, conferma ai vittoriesi il breve di Urbano VI, con cui promette loro di non alienare, né infeudare ad alcuno la loro terra.\\
1416 gennaio 25 \ edito in Colucci XXIX, 228 I commissari spediti dal concilio di Costanza nella provincia della Marca, presidato farfense etc, confermano i privilegi, ed esenzioni al pubblico di S. Vittoria, e l’assolvono da tutti i delitti, pene, multe etc.\\
1417 settembre 3 \ edito in Colucci XXIX, 235 Il cardinale Ursini commendatario della badia di Farfa restringe il numero dei monaci del monastero di S. Vittoria a otto compreso il priore.\\
1445 ottobre 4.a \ edito in Colucci XXIX, 236 Capitoli stabiliti fra la comunità di S. Vittoria, e il cardinale d’Aquileja camerlengo e legato della S. Sede apostolica.\\
1445 ottobre 4.b \ edito in Colucci XXIX, 241 Lo stesso cardinal legato, e camerlengo riduce l’annuo censo ai vittoriesi per i danni sofferti.\\
1449 aprile 23 \ edito in Colucci XXIX, 243 Capitoli stabiliti fra la comunità di S. Vittoria, e l’altra di Monte Falcone sulla punizione dei danni dati nei loro rispettivi territori.\\
1458 giugno 20 \ edito in Colucci XXIX, 245 Il vicario generale del Vescovo di fermo, e Vescovo insieme suffraganeo dichiara che nel conferire in S. Vittoria la crisma non intende di farlo per esercizio di giurisdizione, ma come chiamato dai monaci del monastero.\\
1549 gennaio 3 \ edito in Colucci XXIX, 246 Capitoli che propone per l’approvazione la confraternita di S. Giovanni di Monte Falcone ai monaci di S. Vittoria.\\
1464 novembre 2 \ edito in Colucci XXIX, 248 Paolo II, approva li statuti, i privilegi, le consuetudini, gl’indulti, che godeva la comunità di S. Vittoria.\\
1471 setembre 2 \ edito in Colucci XXIX, 249 Sisto IV approva gli statuti di S. Vittoria.\\
1481 marzo 27 e aprile 30 \ edito in Colucci XXIX, 250 Due lettere del cardinal legato della Marca alla communità di S. Vittoria perché si conferisse quella podestaria a Giacomo de Giannini di Montegranaro.\\
1481 giugno 1 \ edito in Colucci XXIX, 252 Avendo deliberato il cardinale comendatario farfense, che in priore del monastero di S. Vittoria non si elegga alcun paesano risponde alle lettere ed ambasciate della comunità, e persiste nel medesimo sentimento.\\
1482 maggio 5 \ edito in Colucci XXIX, 253 Lettera del luogotenente della Marca alla comunità di S. Vittoria, in cui si protesta di non voler pregiudicare ai privilegj, che essa godeva di eleggere i suoi podestà senza aver bisogno di fargli confermare dal governo.\\
1490 marzo 10 \ edito in Colucci XXIX, 254 Innocenzo VII esorta i vittoriesi ad eleggere podestà Domenico Agostini da Montefortino.\\
1496 maggio 4.a \ edito in Colucci XXIX, 255 Lettera del Comune di S. Vittoria con cui partecipa l’elezione del podestà al soggetto, che era stato eletto.\\
1496 maggio 4.b \ edito in Colucci XXIX, 256 Capitolo ai quali erano tenuti i podestà di S. Vittoria nell’accettare, ed esercitare la carica.\\
1519 febbraio 28 \ edito in Colucci XXIX, 260 Leone X, conferma alla comunità suddetta il privilegio di decidersi nella terra le causa tanto in prima quanto in seconda istanza.\\
1538 novembre 13 \ edito in Colucci XXIX, 261 Paolo III, provvede alla renitenza dei curiali di S. Vittoria, che non volevano soccombere ai pesi reali e personali, ed ordina al vice legato della marca di costringerli con ogni rimedio legale.\\
1613 gennaio 2 \ edito in Colucci XXIX, 262 Il cardinale Alessandro Peretti abate commendatario di Farfa deputa un suo vicario generale per i monasteri della Marca, il quale costituisce anche visitatore e riformatore di essi monasteri.\\
1628 settembre 13 \ edito in Colucci XXIX, 265 Il cardinale Barberini abate commendatario farfense partecipa alla soppressione dei monasterj farfensi della Marca colla secolarizzazione dei monaci al priore di S. Vittoria, e gli dà i suoi ordini circa l’amministrazione delle rendite di quel monastero.\\
1598 circa(n.d.r.) \ edito in Colucci XXIX, 266 Antico elenco in pergamena delle reliquie che si venerano in S. Vittoria.
INDICE: NOMI, TOPONIMI, CONTENUTI NELL’INDICE COLUCCI XXIX
Agostini Domenico, Anno 1490, XXIX, 254
Alberto padre di Benedetto , Anno 1239, XXIX, 87
Ancona , Anno 1238, XXXIX,81
Andrea, cardinale. 1390, XXIX,218
Angelo da Foligno, priore, Anno 1286, XXIX,127
Anselmo di Alberto, Anno 1276, XXIX,118
Aquileja, Anno, 1445, XXIX, 236
Ascoli, XXIX, 148,221
Azaro di ser Vico Sabotto, Anno 1211, XXIX,223
Barberino, cardinale, Anno 1628, XXIX, 265
Bartolomeo, priore di S. Paolo, Anno 1219, XXIX, 59
Belmonte, Anno 1219, XXIX, 59
Benedetto di Alberto, Anno1239, XXIX, 87
Benedetto di Gualtieruccio, Anno 1374, XXIX, 200
Berardo figlio di Gualdino, Anno 1096, XXIX, 40
Berardo, abate, Anno 1059, XXIX, 36
Berardo, abate, Anno 1071, XXIX, 39
Berardo, abate, Anno 1096, XXIX, 40
Blandideo, monaco, Anno1280, XXIX, 125
Bonifacio IX, Anno 1390, XXIX, 218
Bonifacio IX, Anno 1393, XXIX, 219,220
Bosso da Massa, Anno 1381, XXIX, 215
Bucclano, Anno1129, XXIX, 44
Carsello, Anno1230, XXIX, 75
Cateliano, Anno 1324, XXIX,172
Catraputio, XXIX, 48
Cencio di Benedetto, Anno 1232XXIX, 80
Cencio di Giovanni Guatta, Anno 1201, XXIX, 54
Cola di Palone di Massa, Anno 1374, XXIX, 200
Colle de Palere, Anno 1141, XXIX, 45
Colle dell’Elce, Anno 1153, XXIX, 47
Compagnone, monaco, Anno 1279, XXIX, 124
Concilio di Costanza, Anno 1416, XXIX,228
Confraternita di S. Giovanni, Anno 1459, XXIX, 246
Costanza, Anno1416, XXIX, 228
Ermanno, vescovo, Anno 1053, XXIX, 34
Faito, Anno 1053, XXIX, 34
Falerone, città, Anno 1261, XXIX, 102,105
Falerone, podestà, Anno 1261, XXIX, 102,105
Fantolino, Anno 1129, XXIX, 44
Fara, Anno 1275, XXIX, 115
Farfa, XXIX 51,55,56,83,100,101,120,123,144,147,160,174,178
Fermo, XXIX,34,42,48,57,59,97,102,105,112,131,141,203,217,245
Foligno, Anno 1286, XXIX,127
Frà Giovanni, abate di Farfa,XXIX, 178
Frati Minori, Anno 1279, XXIX,121
Galerano, Anno 1223 XXIX, 68
Gentile di Munaldo, Anno 1225, XXIX, 71
Gentile, abate, Anno 1213, XXIX, 56
Giacomo de Cantarellis, Anno 1371, XXIX, 193
Giacomo de Giannini, Anno, 1480, XXIX, 250
Giacomo di Giovanni, Anno 1480, XXIX, 120
Giacomo Garissio, Anno 1376, XXIX, 188
Giannini Giacomo, Anno 1481, XXIX, 250
Giberto, Anno 1129, XXIX, 44
Giovannello, Anno 1393, XXIX, 219
Giovanni di Milone, Anno 1236, XXIX, 85
Giovanni, abate di Farfa, Anno 1334, XXIX, 178
Giovanni, cardinale, Anno 1326, XXIX, 174
Girardo, vescovo, Anno 1272, XXIX, 112
Grassi Jatto, Anno 1232, XXIX, 169
Gregorio XI, Anno1377, XXIX, 202
Gregorio XII, Anno 1411,XXIX, 223
Gregorio XII, Anno 1422, XXIX, 226
Gualdino, Anno 1096, XXIX, 40
Gualtero di Galerano, Anno 1223, XXIX, 68
Gualtiero di Gioannetto, Anno 1346, XXIX, 188
Gualterio, priore, Anno 1219, XXIX, 59
Gualtieruccio padre di Benedetto, Anno 1374, XXIX, 200
Guandalino, Anno 1096, XXIX, 40
Guatta Giovanni, Anno 1201, XXIX, 54
Guerrone, Anno 1211, XXIX, 55
Innocenza VIII, Anno 1628, XXIX, 255
Jatto Grassi, Anno 1232, XXIX, 169
Lafredario, Anno 1053, XXIX, 34
Leonardo de Archionibus, Anno 1289, XXIX, 130
Leone X, Anno 1519, XXIX, 260
Lionardo di Milone, Anno 1236, XXIX, 85
Longino, Anno 1141, XXIX, 45
Mabilia, Anno 1211, XXIX, 55
Malaparte, Anno 1223, XXIX, 68
Manfredo, re, Anno 1261, XXIX, 102
Marca, XXIX, 218,228,250,253,262,265
Marca, XXIX, 96,99,105,130,131,133,137,143,153,157,158,174,196,206,215,216
Marco di Gualtiero di Gioannetto, Anno 1346, XXIX, 188
Massa, Anno 1381, XXIX, 215
Massio di Jacomutio, Anno 1408, XXIX, 221
Massiolo di Matteo di Pietro, Anno 1344, XXIX, 186
Matteo di Pietro, Anno 1344, XXIX, 186
Milone, Anno 1213, XXIX, 56
Monaldo di Marco, priore, Anno 1271, XXIX, 124
Monaldo, Anno 1215, XXIX, 57
Monsammartino, XXIX, 112,117
Monte dell’Olmo, Anno 1272, XXIX, 112
Monte di Rinaldo da Montefalcone, Anno 1279, XXIX, 123
Montedinove, Anno 1411, XXIX, 223
Montefalcone,XXIX, 120,123,131,139,148,186,188,243,246
Montefortino, Anno 1490, XXIX, 254
Montegranaro, Anno 1481,XXIX, 250
Montelparo, XXIX, 53,100,101,126,172,190
Monterodaldo, XXIX, 57,72
Morico di Longino, Anno 1141, XXIX, 45
Morico, abate, Anno 1275, XXIX, 115
Morico, abate, Anno 1280, XXIX,125
Mortula, Anno 1374, XXIX, 200
Munaldo, Anno 1225, XXIX, 71
Niccolò IV, Anno 1290, XXIX, 133
Niccolò IV, Anno 1291, XXIX, 134,136
Niccolò IV, Anno 1378, XXIX, 213
Nicola di Gualtiero di Gioannetto, Anno 1376, XXIX, 188
Oddone di Oddone, Anno 1071, XXIX, 39
Oderisio, abate, Anno 1236, XXIX, 83
Odiato, Anno 1211, XXIX, 55
Offida, Anno 1280, XXIX, 125
Olderico, vescovo, Anno 1059, XXIX, 36
Onorio IV, Anno 1286, XXIX, 127
Onorio IV, Anno 1289, XXIX, 130
Ospedale de Poveri, Anno 1319, XXIX, 160
Ospedale del Castello, Anno 1235, XXIX, 81
Pandulfo, Anno 1211, XXIX, 55
Paolo III, Anno 1538, XXIX, 261
Pastena, XXIX, 44
Perretti Alessandro, cardinale, Anno 1613, XXIX, 262
Poggio di Pietra, XXIX, 68,72
Poggio, XXIX, 43,44,72
Pontariolo, Anno 1053, XXIX, 34
Pontarolo, XXIX, 32,51,143
Rassiu, Anno 1141, XXIX, 45
Rollani Matteo, Anno 1201, XXIX, 54
Rubbata moglie di Benedetto, Anno 1239, XXIX, 87
S. Angelo di Castello di Montelparo, Anno 1348, XXIX, 190
S. Angelo di Montelparo, XXIX, 172
S. Angelo in Barvulano, XXIX, 88,91
S. Antino di Offida, Anno 1285, XXIX, 126
S. Biagio dell’Aso, Anno 1237, XXIX, 77
S. Biagio di Teramo, Anno 1225, XXIX, 69
S. Catarina di Montefalcone, Anno 1344, XXIX, 186
S. Cecilia di Montefalcone, XXIX, 120,123
S. Elpidio, Anno 1316, XXIX, 159
S. Emidio, Anno 1285, XXIX, 126
S. Giacomo di Pontarolo, Anno 1307, XXIX, 143
S. Giovanni di S.Vittoria, Anno 1325,XXIX, 173
S. Giovanni, confraternita, Anno 1459,XXIX, 246
S. Ilario di Ascoli, XXIX, 69,71
S. Lucia di Montefalcone, Anno 1309, XXIX, 148
S. Marco di Servigliano, Anno 1272, XXIX, 112
S. Marco, Anno 1232, XXIX, 79
S. Maria della Valle, Anno 1265, XXIX, 106
S. Maria di M. Urso, XXIX, 64,95
S. Maria di Montefalcone, XXIX, 131, 148
S. Maria Piccinina di Belmonte, Anno 1219, XXIX, 59
S. Martino, XXIX, 64,95
S. Nicola de Perticara, Anno 1225, XXIX, 71
S. Paolo, Anno 1219, XXIX, 59
S. Pietro di Catelliano di Montelparo, Anno 1324, XXIX, 172
S. Pietro di M. Rodaldo, Anno 1265, XXIX, 106
S. Pietro di Surripa, Anno 1299, XXIX, 139
S. Pietro Vecchio di Fermo, XXIX, 59,65
S. Sede, XXIX, 96,97,196,219,236
S. Tomasso di Montedinove, Anno 1411,XXIX, 223
S. Trinità, Anno 12899, XXIX, 128
S. Valentino, XXIX, 106,108
S. Vittoria, XXIX, 124,126,128,130,131,133,136,137,141,143,144,147,148,150,152
S. Vittoria, XXIX, 160,165,167,173,176,178,186,188,190,193,202,209,211,217,221
S. Vittoria, XXIX, 228,235,236,243,245,248,250,252,253,255,256,261,265,266
S. Vittoria, XXIX, 32,34,39,40,48,49,51,56,59,65,68,69,71,72,75,77,79,82,83,85
S. Vittoria,XXIX, 87,88,89,90,91,92,93,94,96,97,99,101,102,105,111,112,117,118
Santelpidio, Anno 1285,XXIX, 126
Siezio, Anno 1032, XXIX, 32
Sifredo, Anno 1053, XXIX, 34
Sisto IV, Anno 1471, XXIX, 249
Smerillo, Anno 1276, XXIX, 118
Solfoerio, Anno 1032, XXIX, 32
Teramo, Anno 1225, XXIX, 69
Tomacelli Andrea, Anno 1393, XXIX, 219
Turris Casulis contrada, Anno 1245, XXIX, 89
Ubertino di Teramo, Anno 1225, XXIX, 69
Uberto, vescovo, Anno 1032, XXIX, 32
Ugolino di Nuzio, Anno 1408, XXIX, 221
Urbana, vedova di Ugolino di Nuzio, Anno 1408, XXIX, 221
Urbano VI, Anno 1378, XXIX, 204,207,20,211,213
Urbano VI, Anno 1412, XXIX, 226
Ursini, cardinale, Anno 1417, XXIX, 235
Valente di Malaparte, sindaco, Anno 1223, XXIX, 68
Valle Cupa, Anno 1153, XXIX, 47
Vico di Sabotto, Anno 1411, XXIX, 223
Vico S. Trinitatis, Anno 1230, XXIX, 75
Digitato da Albino Vesprini che fece l’indice

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STORIA AMMINISTRATIVA E URBANISTICA A FALERONE DAL 1491 AL 1757 dalle notizie del governo di Fermo

NOTIZIE SULL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI FALERONE collegata a Fermo
1491 -1757
I documenti qui riferiti riguardano alcune delle autorizzazioni che l’autorità amministrativa della città e governo dello Stato di Fermo, secondo gli Statuti dei castelli fermani, concedeva per le richieste presentate dalle Comunità locali al Consiglio di Cernita.
Per Falerone vengono riferite una quarantina di richieste approvate nel periodo di tempo negli anni dal 1491 al 1757. L’autore di queste sintesi, l’avvocato fermano Giuseppe Nicola Erioni difendeva la città contro le rivalse di indipendenza espresse dai castelli sottomessi che lamentavano di essere oberati nelle spese o tasse fermane.
Per un’indicazione molto sintetica dei contenuti degli atti basti accennare alle richieste per le riduzioni delle pene, più spesso per le opere murarie di privati sulle muraglie del castello e su alcuni torrioni, o ponte o scalinata.
L’autorità comunale esercitava la facoltà privativa nello scegliere il fornaio, il mugnaio, l’oste, il cancelliere, l’esattore locale e altri incarichi e ciò comportava la redazione di capitolati sottoposti all’approvazione Fermana.
Il Vicario che la città teneva nel castello per la durata di sei mesi, veniva talora proposto dai massari locali che erano ascoltati. Era facilitata la pacificazione tra i castelli confinanti in discordia, e scrivevano gli accordi fatti tra di loro.
Traduzioni dal volume: RATTA “ Summarium. Firmana concessionum” “Pro Illustrissima Civitate Firmi. Contra Castra Comitatus Firmi” Roma 1768. Autorizzazione chieste da Falerone a Fermo da pag. CCXVII a CCXXVIII.
01- Alcune persone di Falerone inviarono al Consiglio di Cernita delle città di Fermo la loro richiesta di grazia a favore di Amellini Cicco, faleronese, che, con l’aiuto di suo nipote Piero Marini, aveva falsificato un testamento scritto da un notaio, per cui erano stati condannati a pagare 300 libbre di denari e a subire il taglio di una mano. Il Consiglio di Cernita, il 10 maggio 1491, accoglieva la richiesta di non fare loro l’amputazione della mano, ma che pagassero altra penalità di 100 ducati aurei, somma destinata a costruire le mura fortificare il castello di Acquaviva.
\ 02- Inoltre l’autorità Fermana accolse la richiesta di Giovanni di Nicola Pauluzzi e di Giovanni di Nicola Petitti, faleronesi, condannati per falsa testimonianza nel testamento redatto dal notaio Ser Domenico, alla penalità di 100 libbre di denari e di portare la “mitria” secondo la legge degli statuti. Il consiglio fermano toglieva la condanna della “mitria” pagando ciascuno di essi 50 fiorini di monete al Comune di Fermo, somma destinata parimenti a fortificare la rocca di Acquaviva.
\ 03- Altra condanna riguardava il faleronese Antonio di Domenico che il giudice Nicola, podestà predecessore, aveva condannato alla morte per l’omicidio contro Venanzio Bernabei, faleronese, che aveva preso 12 alberi in un suo terreno. Il Consiglio di Cernita decise di commutare la pena con pagamento di 100 ducati al Comune.
\ 04- Nella Cernita del 4 ottobre 1532 fu deliberato sulla richiesta di Marino di Arcangelo, faleronese, condannato dal vice podestà Domenico Picenio alle pene della fustigazione e del taglio di un orecchio per il furto commesso nella casa di Domenico di Jacopo da Monsampietro Morico, ove rubò una vacca con vitello, valore di 45 fiorini in tutto. Fu commutata la pena con pagamento di 25 fiorini in contanti.
\ 05- Il Consiglio fermano di Cernita, in data 23 febbraio 1601, deliberava sulla richiesta di Vincenzo Bertucci, faleronese, per la concessione di uso un torrione. Veniva esaudito, ma con l’onere dei lavori di restauro e il dominio di questo torrione restava al Comune di Fermo.
\ 06- Il Consiglio fermano, in data 18 maggio 1601, accoglieva la supplica di maestro Simone da Falerone che chiedeva di costruire una scala in un vicolo chiuso, per fare un ingresso alla sua abitazione. Veniva autorizzato a condizione che non ci fosse danno per i vicini.
\ 07- Il giorno 10 maggio 1602 Conferma alla Comunità di Falerone, che aveva fatto i capitoli della locazione dell’appalto del pubblico mulino.
\ 08- Il 22 gennaio 1616 Conferma fermana per i capitoli sopra il forno e per il decreto presentato dai deputati faleronesi contro chi causasse danni al fiume Salino, con la penalità per ogni volta, di cinque fiorini per chi causasse danni al Salino.
\ 09- Il Consiglio di Fermo, il 16 aprile 1616, dava conferma ai capitoli scritti dai deputati faleronesi con gli appaltatori dei mulini della Comunità di Falerone.
\ 10- Il 22 febbraio 1616 il Consiglio fermano approvava la nomina per Ieronimo Sinfonio da Falerone, a Vicario fermano a Mogliano, nei prossimi sei mesi, perché aveva esercitato l’ufficio con fedeltà e diligenza.
\ 11- Il 16 giugno 1617 Fermo accoglieva la supplica Sestilio di Catervo di Falerone per costruire di nuovo un ponte nelle muraglie del castello per comodità della sua casa. I Priori e Regolatori di Fermo davano incarico ad un cittadino per vedere il luogo in modo che non vi fosse alcun pregiudizio del pubblico o del privato.
\ 12- Fermo confermava i capitoli degli appalti del forno di Falerone erano stati aggiornati dai deputati faleronesi e il 20 gennaio 1621.
\ 13- Il 5 agosto 1621, la Cernita deliberava a favore di due richiedenti: per i torrioni e altre muraglie castellane. Diomede Amici da Falerone chiedeva gli fosse concesso un torrione scoperto esistente presso un suo orto, contiguo alle mura castellane e si offriva a coprirlo. Il capitano Sacripante Saraceni da Monte Vidon Combatte chiedeva la licenza di poter alzare il torrione del forno contiguo alle sue case al livello di queste. Per evitare pregiudizio al pubblico, e ai privati era stato incaricato Valerio Sanfonio. Faceva obbligo che li mantenessero a loro spese con riservata giurisdizione di Fermo che la esercitava in occasione di guardie o altri bisogni.
\ 14- Il 19 agosto 1622 la Cernita di Fermo accolse la domanda rinnovata da Diomede per la concessione di un torrione antico diroccato e scoperto, contiguo al suo orto, offrendosi lui ad accomodarlo a sue spese, con patto di darlo alla Comunità di Falerone per ogni bisogno del castello.
\ 15- La licenza di fare una cisterna nelle mura castellane fu data da Fermo il 22 luglio 1624 a Giacomo Arcangeli da Falerone, con la relazione fatta da Ludovico Savini sul fatto che non vi era danno alcuno.
\ 16- Il Consiglio fermano accoglieva la richiesta di conferma della nomina del Vicario fermano a Falerone per messer Andonezzo Andonezzi, il 27 agosto 1627.
\ 17- La Cernita, in data 27 agosto 1631, accoglieva la supplica di Giacomo Arcangeli da Falerone di poter alzare una muraglia per circondare il sito contiguo alla sua casa. Valerio Sanfoni era incaricato per un sopralluogo in modo che il muro fosse alto tanto che non vi si potesse salire sopra.
\ 18- La Cernita del 10 settembre 1631 approvava una delibera con cui la Comunità di Falerone aveva risoluto in parlamento che nessun Massaro potesse proporre alcun Vicario per riforme a Falerone sotto pena della privazione dell’ufficio e penalità di scudi 10.
\ 19- Approvazione Fermana ai Massari di Falerone, il 28 dicembre 1632, per la surrogazione dei consiglieri locali assenti o impediti. Il giorno 26 si era fatta l’estrazione dei nomi dei Massari. Il capo Massaro era malato e degli altri tre suoi compagni due erano assenti ed uno abitava in campagna. Ottennero di poter fare un’altra estrazione.
\ 20- La Cernita confermava il 31 agosto 1632 i capitoli della Comunità di Falerone sopra il forno del pane venale, rivisti dai deputati. Confermato Quirino Massi.
\ 21- Sostituzione del Vicario di Falerone in data 18 novembre 1633 a seguito della rinuncia presentata da Ser Gio. Battista Severino, allora Vicario che doveva assentarsi a motivo di una lite che egli aveva a Roma. Il Magistrato Fermano provvedeva a sostituirlo.
\ 22- Messer Giacomo Arcangeli da Falerone presentò la domanda per la licenza di poter fabbricare una grotticella per uso di conservare i suoi vini dentro la casa in questo castello, occupando per una “canna” circa sotto terra verso la piazza della Comunità. La relazione fu fatta da Urelli Rosati. Il 3 febbraio 1634 la licenza gli veniva accordata con obbligo di risarcire eventuali danni.
\ 23- I deputati di Falerone avevano rivisto i capitoli con il cancelliere e con l’esattore locale. Il 24 settembre 1636 ne ebbero conferma dalla città di Fermo.
\ 24- Ricevuta la richiesta dei Massari e della Comunità di Falerone, che voleva fare il macello in un sito di fortificazione della muraglia comunale, il 4 aprile 1637 la Cernita fermana faceva fare il sopralluogo per decidere.
\ 25- Su richiesta della Comunità di Falerone per ottenere la conferma di messer Antonio Adonolfi a Vicario nell’ufficio di Vicario di Falerone, il Consiglio fermano lo approvò il 20 febbraio 1637.
\ 26- Ser Gio. Battista Antici di Montottone, Vicario fermano di Falerone, ottenne incarico sostituendo Ser Ancideo Pioranetti nello stesso vicariato, in data 28 settembre 1638.
\ 27- Il 2 novembre 1639 la Cernita approvò la richiesta di far permutare gli uffici di vicariato, quando messer Giuliano Capeccio da Monte Vidon Corrado era Vicario al Loro Piceno e messer Giovanni Doria Vicario di Falerone, nel semestre passato e si scambiarono le sedi per il semestre successivo.
\ 28- La richiesta fatta dalla Comunità di Falerone di ultimare ed accomodare le strade pubbliche del suo territorio, fu esaminata il 14 dicembre 1639, con delibera di far agire i Massari e il Vicario di Falerone ed eseguire i lavori nella larghezza delle strade secondo gli statuti.
\ 29- Tra Falerone e Penna San Giovanni erano nati screzi poi si erano accordatii con capitoli e convenzioni in forma scritta. Il Consiglio fermano li approvò il 29 aprile 1639.
\ 30- Il 2 gennaio 1640 Consiglio della città di Fermo concedeva licenza ai sindaci di Falerone per fare un foro nelle muraglie, con obbligo di rimurarlo entro 10 mesi nella stessa forma attuale.
\ 31- La Cernita il 18 maggio 1641 confermava i capitoli con l’oste, presentati dalla Comunità di Falerone.
\ 32- Il Consiglio Fermano il 28 dicembre 1643 confermava i capitoli fatti dalla Comunità mdi Falerone con l’ufficio dei danni dati, tramite i suoi deputati.
\ 33- Il 18 marzo 1645 furono confermati da Fermo i capitoli che la Comunità di Falerone aveva fatti, tramite i deputati, con l’oste locale.
\ 34- Alcune Comunità, tra le quali anche Falerone, erano state condannate dall’autorità Fermana perché non avevano fatto presentare i balivi per dare sicurtà di riportare i malefici, chiesero di ottenere il condono il 28 aprile 1645.
\ 35- Il 18 agosto 1645 l’autorità Fermana, dato che la Comunità di Falerone chiedeva la licenza per fare una stanza per il macello, dispose che si procedesse con il sopralluogo.
\ 36- Messer Giuliano Capecci chiese di poter sostituire nel Vicariato di Falerone suo nipote messer Giacinto Perozzi e l’autorità Fermana glielo concesse il 27 ottobre 1655.
\ 37- I sindaci del monastero femminile di Falerone, nel ricostruire il loro monastero avevano necessità di introdurre i materiali necessari e gettar fuori il terriccio, per cui chiedevano di aprire una porticella nelle muraglie del castello. Il 22 aprile 1672 l’autorità Fermana autorizzava quest’apertura con obbligo di richiuderla al compiersi dei lavori, entro sei mesi.
\ 38- Il Consiglio della Comunità di Falerone aveva deliberato di proibire ai massari locali di proporre nei parlamenti o nei consigli ogni memoriale dei danni dati nella Selva della Piaggia e negli altri beni comunali sotto precisate penalità. L’autorità fermana in data 11 dicembre 1676 confermava questo decreto faleronese stabilendo che le somme delle penalità fossero devolute a favore del mantenimento delle campane del Duomo diocesano.
\ 39- Il Consiglio Fermano faceva ingiunzione, il 30 maggio 1704 alla Comunità di Falerone di dover stipulare l’strumento per il concordato con i gabellieri di scudi quattro all’anno in perpetuo per la gabella in occasione delle due fiere annuali concesse dal sovrano. Il magistrato Fermano con i regolatori decideva di stipulare questo istrumento conforme a quello praticato con altri castelli.
\ 40- Per la festa dell’Assunta, il 15 agosto 1745, la Comunità di Falerone inviava il suo Cancelliere con la solita offerta ad effetto di assistere alla pubblica cavalcata.
\ 41- Il 3 ottobre 1757 l’autorità fermana concedeva un sito richiesto dai Frati Francescani Conventuali di Falerone per una porta da farsi nelle mura del castello. Prima di procedere ai lavori i Massari avrebbero esaminato il sito più adatto e l’estensione della nuova porta.
….Digitazione di Vesprini Albino

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BLASI MARIO PARROCO S. MARIA EVANGELIZZA DOMENICA XIX B VANGELO Gv 6

XVIII DOMENICA ORDINARIA (Gv6,24-35)

S.Lidia

“Voi mi cercate perché vi siete saziati… procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna “.

L’uomo, per vivere con dignità, non solo ha bisogno del pane fatto dalle sue mani, che alimenta la sua vita passeggera, ma ha anche bisogno del Pane della vita: Gesù. Egli solo alimenta la vita definitiva. Gesù è il Pane della vita e questo Pane lo dona a chi gli dà adesione piena. Egli è l’Uomo sul quale il Padre ha messo il Suo sigillo.

Il Pane di Gesù non è come la manna che gli ebrei mangiarono lungo il cammino del deserto: la manna manteneva la vita che perisce.

Gesù dona un Pane di origine divina che supera la morte.

La gente socialmente debole va da Gesù e a questa gente Gesù promette un Pane che appaga la vera fame dell’uomo. Gesù esorta la gente ad avere l’alimento per la vita terrena e quello che dura senza fine.

Il Pane che dona Gesù contiene il Suo Amore e sviluppa e costruisce e realizza la vita piena.

L’alimento procurato con la fatica dell’uomo finisce, l’alimento di Gesù dona la vita che non muore. Porre tutta la speranza nel pane donato dal lavoro dell’uomo significa negare all’uomo la dimensione dello spirito, significa ridurlo alla carne e accettare la propria distruzione.

“Io sono il Pane della vita “.

Gesù è il Pane che dona la vera vita. Egli è il dono continuo di Dio; dono che sazia la fame di ogni uomo; dono dell’Amore di Dio che abbraccia l’uomo intero. Solo Gesù dà la vita definitiva, piena, unica, degna dell’uomo. L’uomo si realizza tramite l’adesione a Gesù. Gesù come Pane divino assicura il successo della liberazione dell’uomo che, per suo mezzo, sfugge alla morte.

Gesù, come Pane, comunica all’uomo fin da ora la vita propria del mondo definitivo. Solo con Gesù l’uomo evita il fallimento e raggiunge la meta.
(da J.Mateos/J.Barreto)

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BLASI MARIO PARROCO SANTA MARIA EVANGELIZZA domeica XVIII B Gv 6,24ss

XVIII DOMENICA ORDINARIA (Gv6,24-35)

“Voi mi cercate perché vi siete saziati… procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna “.

L’uomo, per vivere con dignità, non solo ha bisogno del pane fatto dalle sue mani, che alimenta la sua vita passeggera, ma ha anche bisogno del Pane della vita: Gesù. Egli solo alimenta la vita definitiva. Gesù è il Pane della vita e questo Pane lo dona a chi gli dà adesione piena. Egli è l’Uomo sul quale il Padre ha messo il Suo sigillo.

Il Pane di Gesù non è come la manna che gli ebrei mangiarono lungo il cammino del deserto: la manna manteneva la vita che perisce.

Gesù dona un Pane di origine divina che supera la morte.

La gente socialmente debole va da Gesù e a questa gente Gesù promette un Pane che appaga la vera fame dell’uomo. Gesù esorta la gente ad avere l’alimento per la vita terrena e quello che dura senza fine.

Il Pane che dona Gesù contiene il Suo Amore e sviluppa e costruisce e realizza la vita piena.

L’alimento procurato con la fatica dell’uomo finisce, l’alimento di Gesù dona la vita che non muore. Porre tutta la speranza nel pane donato dal lavoro dell’uomo significa negare all’uomo la dimensione dello spirito, significa ridurlo alla carne e accettare la propria distruzione.

“Io sono il Pane della vita “.

Gesù è il Pane che dona la vera vita. Egli è il dono continuo di Dio; dono che sazia la fame di ogni uomo; dono dell’Amore di Dio che abbraccia l’uomo intero. Solo Gesù dà la vita definitiva, piena, unica, degna dell’uomo. L’uomo si realizza tramite l’adesione a Gesù. Gesù come Pane divino assicura il successo della liberazione dell’uomo che, per suo mezzo, sfugge alla morte.

Gesù, come Pane, comunica all’uomo fin da ora la vita propria del mondo definitivo. Solo con Gesù l’uomo evita il fallimento e raggiunge la meta.

(da J.Mateos/J.Barreto)

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BLASI PARROCO DON MARIO EVANGELIZZA DOMENICA XVII B CHIESA SANTA MARIA

XVII DOMENICA ORDINARIA (Gv 6,1-15)

S.Celestino

“C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci”.

Con la condivisione dei pani, Gesù manifesta la Sua straordinaria bontà per i bisognosi.

Quando c’è la condivisione sincera, il pane non manca a nessuno.

La nostra Madre Chiesa ha il compito di rendere visibile la generosità di Gesù attraverso la generosità dei Suoi figli.

La Chiesa dona la vita di Cristo a tutti, vita che si esprime e si celebra nell’Eucaristia.

La folla, vedendo che Gesù comunica vita ai deboli, ha nel cuore la speranza che Egli la comunichi a tutti: vita più umana.

Quelli che accorrono a Lui sono economicamente e socialmente deboli. Essi comprendono che Gesù li può aiutare ad uscire dalla loro miseria. Seguono Gesù, non solo perché hanno bisogno della guarigione fisica, ma hanno anche nel cuore una speranza nuova. Tutti vanno a Lui spontaneamente.

Colui che ha in sé la vita e la promette e ne dispone, si preoccupa di tutto ciò che è necessario per vivere. Gesù, per sfamare la folla, si serve di un ragazzino che dona tutto quello che possiede. Il poco pane lo dona. Gesù non si sostituisce al ragazzo, ma chiede la sua collaborazione. Il ragazzo è simbolo della Chiesa che ha pochi mezzi per sfamare la gente.

“La comunità di Gesù si presenta quindi davanti al mondo come un gruppo socialmente umile, senza alcuna pretesa di potere, né di dominio, dedito al servizio degli uomini”.

“Fateli sedere “.

Gesù ordina che tutti siano adagiati sull’erba come uomini liberi (al tempo di Gesù gli uomini liberi mangiavano adagiati). I discepoli devono dare a tutti gli uomini la coscienza della loro dignità.

Nel luogo dove si trova Gesù, risplende la gloria di Dio, cioè il Suo Amore.

Gesù è Colui che manifesta la bontà di Dio tra gli uomini. Solo l’Amore di Gesù accolto e ridonato conduce l’uomo allo sviluppo pieno. Gesù solo rende l’uomo pienamente libero e adulto.

(da J.Mateos/F.Camacho)

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BLASI DON MARIO EVANGELIZZA XVI DOMENICA B CHIESA SANTA MARIA

XVI DOMENICA ORDINARIA (Mc 6,30-34)

“Venite in disparte, in un luogo solitario e riposatevi un po’ “.

Gesù accoglie i discepoli ritornati dalla missione. Essi lo informano sulla loro attività. Gesù, dal loro racconto, comprende che essi non hanno assimilato il Suo insegnamento. Hanno proclamato cose per le quali non avevano ricevuto l’incarico; hanno limitato la loro attività al territorio e ai circoli ebraici. Hanno proposto il nazionalismo ebraico.

“Il compito per cui erano stati inviati era invece molto diverso: entrare in contatto con ogni tipo di persona. Essi non hanno eseguito le Sue indicazioni. Al loro ritorno Gesù non si è congratulato con loro, non dà ad essi nessun segno di approvazione e nemmeno fa cenno dell’attività da loro svolta. I dodici, infatti, hanno falsato il Suo messaggio chiudendo la porta ai pagani del Suo insegnamento”.

Essi, dunque, hanno la necessità di assimilare il messaggio di Gesù. Questo è reso vano dal continuo traffico di persone. C’è bisogno di una sosta per riflettere e per stare con Lui e assimilare così il Suo insegnamento.

“Si mise ad insegnare loro molte cose “.

“Gesù prefigura un mondo nuovo, molto diverso rispetto a quello che i Suoi contemporanei potevano immaginare: un mondo di fratellanza tra i popoli dove scompaiano gli odi razziali e religiosi, una società fraterna, solidale e creativa. Gesù vuole condurre gli uomini tutti alla pienezza della vita. Per realizzare tutto ciò Egli è disposto a dare la vita. Per realizzare il Regno di Dio, cioè una nuova società umana, è necessaria la collaborazione responsabile dell’uomo. L’uomo deve cioè aprire il suo cuore al dono dell’amore di Dio.

Lo Spirito dell’amore di Cristo accolto trasforma l’uomo in una creatura nuova. Gesù crea l’uomo nuovo cancellando il suo passato peccaminoso, immettendo nel suo cuore il Suo Amore e la Sua Vita”.

Gesù dona a tutti il Suo Amore. L’uomo è chiamato solo ad accoglierlo. Amore che non è limitato ad un popolo solo, ma a tutti i popoli.

Gesù dona il Suo Amore a chi è disposto a cambiare la vita peccaminosa e si impegna a creare una società giusta.

(da J.Mateos/F.Camacho)

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BLASI DON MARIO PARROCO EVANGELIZZA XV DOMENICA B chiesa Santa Maria

XV DOMENICA ORDINARIA (Mc 6,7-13)
“Gesù chiamò i dodici e incominciò a mandarli a due a due “.

Gesù invia i Suoi discepoli a due a due per i villaggi vicini perché comunichino a tutti il Suo messaggio di vita. Essi sono chiamati per servire tutti senza pregiudizi; devono testimoniare quale sia l’attività di Gesù. Non devono predicare o proclamare il messaggio, ma viverlo. Devono esortare gli uomini a cambiare vita; devono avere con tutti un rapporto sincero senza differenze.

Attraverso il contatto umano devono donare l’amore di Gesù agli uomini di ogni luogo e cultura. Non devono chiudersi in se stessi, ma devono essere aperti al servizio di tutti. Devono cioè portare ad ogni persona, senza pretese di superiorità, il messaggio di Gesù.

Gesù invia i Suoi discepoli a tutti senza pretese di alcun tipo. Per il viaggio, infatti, non devono avere nulla. Non devono essere autosufficienti, ma devono dipendere dalla bontà degli altri. Devono avere fiducia di tutti. Vanno sprovvisti di tutto per la fiducia negli altri. Essi devono constatare l’esistenza di persone accoglienti al di là di ogni religione e devono accettare ciò che offrono loro.

L’accoglienza dei poveri è la prova dell’amore disinteressato. Attraverso la condotta dei poveri devono capire qual è il messaggio di Gesù: uguaglianza, fraternità, solidarietà fra tutti gli uomini, al di là delle defferenze culturali e religiose. I discepoli devono capire che Dio vuole portare alla pienezza di vita ogni persona senza distinzione. Dio è Padre dell’umanità intera e il Suo amore deve essere trasmesso a tutti gli uomini.

“Se non vi ascolteranno, andatevene “.

Il messaggio di Gesù va proposto con amore, ma mai imposto.

I discepoli non devono imporre la loro presenza, ma devono rispettare la libertà degli altri e non devono polemizzare con chi li rifiuta.

Il messaggio di Gesù è per il bene dell’uomo, ma chi lo rifiuta si allontana dall’amore di Dio e va verso la rovina.

(da J.Mateos/F.Camacho)

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BLASI DON MARIO PARROCO EVANGELIZZA NELLA XIV domenica B. a Santa Maria

XIV DOMENICA ORDINARIA (Mc 6,1-6)

“Che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere? “.

Gesù ha terminato la Sua predicazione in Galilea. Ha annunciato una Nuova Alleanza basata sulla libertà e sull’Amore. Ha esposto in parabole il segreto del Regno di Dio. Ha offerto una nuova vita agli oppressi.

Molti hanno aderito alla Sua persona, ma non hanno aderito ancora al Suo messaggio.

L’insegnamento di Gesù impressiona l’uditorio.

E’ un sapere nuovo, la sua novità rende sospetta la sua origine.

L’insegnamento di Gesù nella Sua terra non produce l’effetto prodotto a Cafarnao: Gesù perde prestigio.

Il popolo sa che Gesù non è un rabbino, né ha frequentato alcuna scuola che lo abbia abilitato all’insegnamento. Non è un intellettuale né ha fatto studi ufficiali. Tutti pensano che la dottrina di Dio si studia nelle scuole rabbiniche. Gesù non le ha frequentate. Egli è solo un artigiano, non offre alcuna garanzia. Tutti conoscono il suo mestiere, la sua madre. E’ figlio di Maria. Gesù viene identificato in base alla relazione con la madre e non con il padre, come era uso fare. L’appellativo di figlio, non solo implica la generazione, ma anche la somiglianza con il padre. Gesù non segue l’insegnamento del padre, cioè quello della tradizione della sua famiglia, che è simile a quella degli ascoltatori. Tutti si scandalizzano perché Gesù osa sfidare il centro dell’istituzione religiosa, mettendo in discussione la dottrina e gli ideali.

“Un profeta non è disprezzato che nella sua casa “.

Gesù si definisce profeta. Egli parla e agisce in nome di Dio che lo ha incaricato a comunicare un messaggio nuovo. Il Suo messaggio non dipende dal sapere umano, ma proviene da Dio.

Egli deve rivelare la grandezza dell’Amore di Dio per gli uomini. Gli uomini, però, si dimostrano ostili alla persona e all’opera di Gesù.

Gesù non può far nulla. Il rifiuto dell’uomo blocca l’efficacia dell’amore di Dio. (da J.Mateos/F.Camcho)

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SERVIGLIANO Notizie sulle conferme del governo di Fermo alle delibere comunali serviglianesi anni 1600- 1743

SERVIGLIANO – NOTIZIE SULL’ANTICA AMMINISTRAZIONE PER LE LICENZE CHE FURONO AUTORIZZATE DAL CONSIGLIO DELLO STATO DI FERMO. ANNI 1600-1743.
Sintesi dal volume: RATTA, “Summarium. Firmana concessionum …. Roma 1768, pp.401-405 e 456. Documenti forniti da ERIONI Giuseppe Nicola
-Anno 1600 dicembre 15. Il capitano Ballitto otteneva licenza di vendere il terreno di 12 salme di semina a confine con le terre del cavaliere Giovanni Pauli nobile, con facoltà per gli acquirenti forestieri.
-Anno 1607 gennaio 26. Gaspare Micone otteneva i capitoli per gestire il pubblico forno del pane.
-Anno 1616 agosto 5. Adanolfo Adanolfi, assente in precedenza, otteneva di essere inserito nel bussolo per gli incarichi.
-Anno 1617 marzo 13. La fiera di Servigliano era prolungata dal sabato santo 25 marzo al mercoledì dopo Pasqua .
-Anno 1619 giugno 3. Decreto del Comune di Servigliano per le pene contro gli usurpatori dei beni della comunità serviglianese.
-Anno 1622 marzo 16. Prolungata la fiera dal Sabato Santo (26 marzo) al giovedì dopo Pasqua < sei giorni>.
-Anno 1631 agosto 27. La comunità di Servigliano otteneva la conferma del vicario ser Marino Consolino.
-Anno 1637 settembre 18. Coriolano Simonetti, notaio, otteneva di essere inserito nel bussolo dei notai per l’ufficio di vicariato.
-Anno 1638 marzo 29. La fiera del Piano a Servigliano si prolungava al 13 aprile.
-Anno 1643 aprile 20. Confermati i capitoli del Comune di Servigliano per il macellaio.
-Anno 1673 giugno 23. Gli eredi di Battista di Felice costruivano sopra il torrione comunale che dovevano restaurare a loro spese.
-Anno 1675 aprile 19. Nicola di Cunio otteneva la licenza di costruire una piccola casa sopra le mura castellane serviglianesi con relazione fatta dal capitano Pavolo Emilio Monti.
-Anno 1678 marzo 12. Le terre della possessione dei signori Morelli da Sarnano, a Servigliano in contrada Piani e Molino, venivano acquistatela Cesare Manardi da Amandola, con autorizzazione del Consiglio fermano. Si faceva obbligo di pagare le tasse.
-Anno 1682 gennaio 20. Don Giuseppe Mancino da Servigliano otteneva il sito per fabbricare ampliando la propria abitazione con relazione fatta da Ludovico Graziani.
-Anno 1691 luglio 5. Autorizzazione pubblica per il capitano Iacomo Filippo Gualtieri.
-Anno 1691 agosto 9. Il capitano Giacomo (o Iacomo) Filippo Gualtieri otteneva l’uso del torrione da restaurare presso le mura castellane vicino alla sua casa con relazione di Antonio Maria Adami.
-Anno 1709 luglio 4. Carlo Gualtieri da Servigliano otteneva autorizzazione pubblica per il sito di una strada da fare nuova con relazione di Domenico Raccamadoro, a ciò deputato, lasciando in uso la vecchia strada.
-Anno 1719 aprile 14. Giovanni Ottavio Gonfaloni da Servigliano otteneva la pubblica autorizzazione per il sito dove costruire un edificio con relazione fatta da Concetto Orlandi.
-Anno 1731 gennaio 23. Il capitano Ludovico Tancredi otteneva l’autorizzazione pubblica del sito per costruire un ponte, con relazione fatta da Francesco Spaccasassi.
-Anno 1739 maggio 12. Saverio Gentili otteneva l’autorizzazione pubblica per il sito dove voleva fabbricare, con relazione fatta da Bartolo Pacini.
-Anno 1743 settembre 25. Il Comune di Servigliano scriveva una lettera al Consiglio fermano per poter rinnovare il bussolo del successivo bimestre per i massari propri e inviava a questo scopo un commissario a Fermo.
-Anno 1617 marzo 19. Nello stesso volume a pag. 456 si legge la relazione di risposta alla lettera del podestà di Servigliano, Luzio Cordella fermano, che chiedeva i commissari deputati dal Consiglio fermano per assistere alla fiera che si faceva a Servigliano nella pianura di Santa Maria del Piano. Le persone deputate da Fermo porteranno i bollettini, il sigillo e la cera rossa (ceralacca] da scrivere per l’estrazione della grascia, in località “Li Brecciaroli”. I bollettini dovevano essere riconsegnati ai Priori fermani. Per queste cose da compiere si faceva obbligo con penalità di 1000 scudi di oro dalla Camera (Apostolica) in caso di inadempienze.
o—
In sintesi il Comune di Servigliano otteneva conferma dal Consiglio di Fermo per le proprie delibere su alcune competenze pubbliche. Le più frequenti, con l’accrescersi della popolazione, riguardavano le abitazioni da ampliare sopra le torri delle mura castellane serviglianesi, come negli anni 1673, 1675, 1691 oppure più spesso per nuovi fabbricati (1682, 1709, 1719, 1731, 1739). Un evento importante era la fiera del Piano, prolungata per più giorni nel periodo pasquale (anni 1617, 1622, 1638), con vendita della “grascia” il località “Li Brecciaroli”, compilando appositi bollettini da consegnare ai Priori di Fermo come si scrisse nel 1617. Oltre che dare incarichi per la gestione del pubblico forno (1607) e della macelleria (1643) il Comune interveniva contro gli usurpatori dei beni comunitari, dato che si verificavano abusi. Del bussolo per estrarre i pubblici ufficiali si scrisse nel 1616, 1631,1637, 1643.

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DOCUMENTO DELLA PACE SANCITA TRA AMANDOLA E MONTE SAN MARTINO CON ESENZIONE DI TASSE E CONCORDIA PER I CONFINI anno 1559 traduzione dal latino

Pace tra i comuni di Amandola e di Monte San Martino 24 agosto 1559. Documento dell’archivio di Macerata, fondo Curia Generale della Marca di Ancona, fascicolo “Paces” edito da Cecchi Dante, in “Studi Maceratesi”, 3. Macerata 1968 pp. 148-150. Traduzione dal latino.
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Nel nome di Dio, Amen. Nell’anno 1559, indizione seconda, vacante la Sede Apostolica per la morte del pontefice massimo Paolo IV, di felice memoria, il giorno 24 agosto. Sia chiaramente noto a quelli che vedranno, leggeranno e useranno il presente istrumento pubblico di pace che mentre negli anni trascorsi verteva una discordia che era sorta e continuava fra la comunità e le persone della Terra di Amandola da una parte e dall’altra parte la comunità e le persone della Terra di Monte San Martino, riguardo alla riscossione della gabella o vettigale del pedaggio, furono presentate o date le fideiussioni nella Curia Generale della Marca Anconetana di non fare offese da una parte e dall’altra, sotto penalità di 2000 scuti d’oro da applicare alla Camera Apostolica, così più o meno e come meglio si deve vedere più ampiamente nell’istrumento di queste cauzioni date, comprendendo che si fa riferimento in tutto e per tutto a questo istrumento, e nel presente felicissimo giorno, con il favore e consenso di Dio ottimo massimo venga completamente rimosso il litigio con le discordie per mezzo della transazione e dichiarazione dei magnifici uomini incaricati, il signor Tarquinio Urbano da Monte San Martino dotato di ampio e pieno mandato a farlo da parte della sua comunità di Monte San Martino e il signor Nonio Picuccio da Amandola parimenti per vigore dell’amplissimo mandato fatto nella sua persona dalla comunità di Amandola, in modo da agire, nonché cambiare, in tutto e completamente l’eliminazione il pagamento della gabella o vettigale del predetto pedaggio della piazza e di qualsiasi altra cosa, sia dentro che fuori queste terre di Monte San Martino e di Amandola; inoltre sia fatta perenne perenzione dei confini tra queste parti e i termini siano affissi e murati tra questi castelli, come più precisamente risulta scritto dai nostri notai rogati a ciò e in tal modo da una parte e dall’altra si rimuovono ogni lite ed ogni causa di lite tra queste comunità e le loro persone. Pertanto avvenga che i magnifici uomini cioè Adriano Gallo, uno dei magnifici signori Priori della terra di Amandola, messer Tommaso Corvino e ser Bartolomeo Fermano, sindaci della comunità e degli uomini della Terra di Amandola che rappresentano la completa università di Amandola da una parte e dall’altra parte i rappresentanti della completa università di Monte San Martino i magnifici uomini Giuliano Cervini, uno dei magnifici signori Priori della terra di Monte San Martino e Pietro di Michele sindaco del comune e delle persone della Terra di Monte San Martino. Questi tutti predetti rendano grazie altissime a Dio immortale creatore dei cieli, esultando a motivo di questa terminazione, fine e rimozione del pagamento di queste gabelle e della loro riscossione e per l’affissione dei termini. Essi desiderano giungere alla pace e alla pienissima concordia, come si addice ai buoni seguaci di Cristo, per gli incarichi predetti delle loro università, affinché si viva insieme con fraterna benevolenza. Si sono presentati di fronte a noi notai sottoscritti e ai testimoni sottoscritti e in ogni miglior modo, via, diritto, causa e forma con cui maggiormente e meglio e con piena validità giuridica si può e si deve fare, ed essi, per gli incarichi predetti poterono e dovettero spontaneamente con consapevolezza certa di loro e di ciascuno di essi, di proprio moto e di volontà deliberata, senza alcun errore di diritto o di fatto, senza violenza, senza né danno, né timore, né frode, né indotti né sedotti da alcuna avversa macchinazione facendo intervenire il bacio della pace e lo stringersi la mano, tra di loro e l’un l’altro vicendevolmente, per gli incarichi predetti, fecero la pace e il generale condono di ogni singola ingiuria a parole o di fatto, in qualsiasi modo e comunque fossero avvenute, fino a questo giorno tra le stesse università e le persone singole della terra di Amandola e della terra di Monte San Martino, ponendo fine perpetua per tutte singole le predette ingiurie verbali e fattuali, come sopra. Le dette parti promisero questa pace per mezzo della solenne stipulazione che interviene con gli incarichi predetti. Ciascuna di esse comunità promise a noi notai in qualità di persone pubbliche e facenti fede, presenti, stipulanti e riceventi a nome e nelle veci di quanti sono, e saranno interessati o in qualsiasi modo in futuro avranno interesse di avere pace stabile, gradita e durevole in perpetuo nei tempi venturi e non compiere nulla contro questa pace, né dire, né venire, né contrapporre alcunché in giudizio fuori, sotto le pene contenute nelle sacre costituzioni della Provincia. Questa pace non sia considerata infranta a causa di parole ingiuriose, né per insulto senza armi, né per risse di donne o di minori di 14 anni. E la predetta pace parimenti non sia considerata infranta quando cinque uomini o meno, da una parte e dall’altra di qualcuna di queste università offendessero le persone dell’altra di esse, eccetera. Le parti predette rinunciano all’eccezione di pace non fatta, eccezione di condono o riconciliazione delle offese che non siano state stipulate così e eccezione che sia stato detto diversamente da come presentemente scritto, e in generale ad ogni eccezione di inganno, di male, eccetera. Essi obbligano, per l’osservanza delle cose predette, ogni singolo bene loro e di ciascuno di queste comunità nella forma della Camera Apostolica, eccetera. E per accrescere vigore e fermezza e validità alle cose contenute in questo istrumento di pace, le dette parti giurarono e ciascuna di esse giurò per mezzo dei santi Vangeli di Dio, toccando con mano corporalmente le scritture, che le cose predette contenute nel presente istrumento sono state e sono tutte e singole vere e di rispettarle, osservarle, compierle pienamente e non agire contro, né tentare, né dire, né venire in contrario in qualsiasi modo, né richiesta, né colore, in giudizio o fuori, di diritto o di fatto, sotto l’obbligazione di ipoteca come già detto e con il presente giuramento fatto dalle stesse parti. E sopra tutte singole queste cose richiesero e ciascuna di esse richiese da noi notai che si facesse uno o più atti pubblici. Le parti predette hanno dato completa facoltà e poteri a ciascun notaio pubblico di togliere del tutto e cancellare l’strumento delle predette fideiussioni date tra queste comunità di Monte San Martino e di Amandola. Redatto, fatto e stipulato nei confini dei detti paesi di Amandola di Monte San Martino, cioè nel termine o presso il termine affisso murato poco sopra la Fonte detta di Coccio da sole, presso i beni dell’uno e dell’altro territorio delle dette Terra, eccetera: erano ivi presenti gli uomini prudenti ser Giulio Rampacono da Montelparo, il mastro Orazio Camparano da Castignano, ser Ludovico Cesari da Belmonte e ser Giovanni Bonaventura da Gualdo, castello del contado di Fermo come testimoni richiesti, chiamati in particolare ed avuti per le cose predette. Ed io Prospero Silvagi da Monte di Nove, notaio pubblico di imperiale autorità e giudice ordinario, attualmente cancelliere e notaio delle delibere del Comune e delle persone della Terra di Amandola fui presente alla predetta pace e ad ogni e singola cosa detta sopra, mentre ciò si compiva e avveniva, per il rogito di ciò, insieme con ser Costanzo Ricci da Monte San Martino, cancelliere delle persone e della magnifica comunità di Monte San Martino. Io notaio surrogato a scrivere scrissi fedelmente e feci l’atto pubblico e per fare fede di ogni singola cosa detta sopra ho apposto il mio sigillo e il mio nome. Mi servo di questo segno † io sottoscritto pubblico notaio. Ed io Costanzo Ricci notaio pubblico da autorità imperiale attualmente cancelliere della mia terra di Monte San Martino intervenni e fui presente a questa pace e ad ogni singola cosa scritta e a ciò surrogato insieme con Prospero Silvagi da Monte di Nove, attualmente onorabile cancelliere e giudice ordinario e notaio delle delibere della magnifica comunità e delle persone della Terra di Amandola, io notaio surrogato a scrivere, ho scritto con rogito e atto pubblico. A far fede delle predette cose ho apposto il mio sigillo e il mio nome ed ho firmato segno di me † notaio predetto.
———— Digitazione di Vesprini Albino ———-
Sintesi. I Comuni di Amandola e Monte San Martino fecero pace e remissione insieme con il rito della pace per il pedaggio ai confini tra di loro, abolendo le gabelle.

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