STATUTI DEI CASTELLI FERMANI NORME DEL GOVERNO DELLO STATO DI FERMO Libro primo traduzione di Vesprini Albino

STATUTA FIRMANORUM. Firmi 1589. Libro primo: traduzione dal latino

                                                                   di Vesprini Albino belmontese

STATUTI DEI FERMANI

          LIBRO PRIMO

   Il supremo Maestro che ha creato tutte le cose da massimo artefice, come genitore generosissimo, ha concesso il libero arbitrio alla creatura umana formata da lui stesso, Dio ottimo massimo, con somma provvidenza e ha voluto che ogni cosa creata in questo globo terrestre sia sottomessa al dominio di questa creatura. Ma colui che è invizzito nella malignità, con somma astuzia sta invidiando questa felicità umana e ha aggredito con la furberia i nostri progenitori deviandoli dal tramite della rettitudine della ragione e fuori dalla retta intenzione, fino a farli rovinare del tutto. Da questo fatto, come da un seme viziato, è stata procreata la mortalità che è stata deteriorata sempre di più, peggiorando nelle azioni malvagie ed accrescendo le forme empie, e quasi mai ha fatto né ha lasciato uno spazio sicuro per ogni forma onesta e innocente.

Ma colui che redime le persone decadute, le corrobora, le redime e le garantisce, ha provveduto con cuore generoso offrendo leggi santissime, concedendo ministri dotati di somma rettitudine per dover impedire l’audacia dei malvagi e per dover difendere l’innocenza.

Da quanto detto deriva il fatto che i probi e sapienti uomini Giuliano di ser Francesco della contrada Castello, Antonio di Egidiuccio della contrada Pila, il signor Nicola del signor Vanne della contrada San Martino, ser Clerico di Brunico della contrada Fiorenza, Ansovino del signor Filippo della contrada San Bartolomeo, i! maestro Filippo figlio del maestro Domenico della contrada Campolezio, persone che, per opera del Consiglio Generale, sono state legalmente e solennemente deputate a fare lo statuto della Città di Fermo e del suo contado, della forza e del distretto, come risulta scritto per mano del Notaio ser Cicco figlio del maestro Nicoluccio da Fermo e Cancelliere del Comune e del popolo di questa Città, in base all’autorità, al vigore e all’arbitrio che è stato concesso ad essi, mediante lo stesso Consiglio, essi fecero, ordinarono, decretarono e stabilirono questi decreti, ordinamenti, statuti e capitoli, a lode e riverenza di Dio onnipotente e della sua madre la beata gloriosa Vergine Maria e dei santi apostoli Pietro e Paolo e dei gloriosi santi Giovanni evangelista e Bartolomeo apostoli e del beato martire Sabino, protettore e difensore del popolo della Città Fermana, anche ad onore di tutta la corte celeste; inoltre ad onore e riverenza della sacrosanta romana Chiesa e del santissimo in Cristo il papa, signore nostro, del ceto dei cardinali; e ad onore e trionfo ed esaltazione del Comune e del popolo della Città Fermana e del suo contado, della forza e del distretto; e ad onore e magnificenza dei signori Priori del popolo e del Vessillifero di giustizia della Città Fermana e del suo contado, della forza e del distretto, e per il progresso, l’unione e l’esaltazione perpetua del presente Stato libero, pacifico e popolare della Città Fermana e per la finale distruzione e perpetua estirpazione di qualunque attentato o volontà di attentare contro le predette cose, o contro una di queste in qualsiasi modo.

Libro 1, Rub.1

 – La devozione alla festa di Santa Maria del mese di Agosto.

Riteniamo sia cosa degna e dovuta in particolar modo da tutti i Fermani mostrare in ogni modo profondo rispetto verso la gloriosissima e beatissima Vergine Maria particolarmente nella festa dell’Assunzione nella metà del mese di agosto: ed anche in detta festa di venerare colei che oltre alle altre cose, con la sua pietà è solita proteggere la Città di Fermo e i suoi cittadini. Quindi confermando la solita ed antichissima consuetudine, stabiliamo ed ordiniamo, che i signori Priori del popolo, e il Vessillifero di giustizia, il Podestà, e il Capitano, e coloro che lo saranno nel tempo, chiunque di essi sia obbligato e debba sotto il vincolo del loro giuramento e sotto la pena di 100 libbre di denaro per dare qualsiasi loro impegno, e fare, e occuparsi che abbia buon esito del completamento dell’opera, e annualmente nella festa dell’Assunzione di detta beatissima gloriosissima Vergine Maria, che è a metà del mese di agosto, detta festa per quanto si può si faccia fare con decoro, e che sia celebrata in detta Città, come da tempo antico è consuetudine: e che subito alle calende del mese di agosto si faccia annunciare con pubblici avvisi per la detta Città con ogni tromba e mezzi di detto Comune, che tutti i Sindaci dei Castelli della Città, del comitato di detta Città, e tutti quelli di Porto San Giorgio con la barca, e i Beccai, i Mugnai, i Calzolai, gli Osti, tutti e i singoli cittadini abitanti della Città predetta con tutti i loro ceri e luminarie ed anche tutti e i singoli  Mulattieri e Vetturali con le loro lampade debbono preparare e sostenere in modo che nella vigilia di detta festa con le loro lampade con decoro e in ordine, come richiede la norma ed è consuetudine si rechino alla chiesa cattedrale della detta vergine Maria in detta Città per offrire e per onorare detta festa, sotto la pena contenuta negli statuti della Città: e qualora la pena non fosse stabilita, sotto la pena da stabilirsi a discrezione del Podestà o del Capitano.

          1, Rub.2

I ceri, altre luminarie e lampade da offrire in detta festa della Beata Maria. Parimenti stabiliamo ed ordiniamo che il signor Podestà, il Capitano e chiunque di essi e chiunque altro ufficiale forestiero della Città di Fermo esercitante soprattutto l’ufficio durante il periodo di detta festa sia tenuto e debba, nella vigilia di detta festa della beata Maria del mese di agosto far fare a loro spese, secondo ciò che ad essi piacerà, un cero per ciascuno e con gli stessi ceri andare alla detta chiesa ed offrire i detti ceri al Torchio di detta chiesa e lasciarli con effetto: e Priori del popolo e il Gonfaloniere di giustizia e ciascuno di essi e qualsiasi altro consigliere di detta Città sia tenuto precisamente a portare in detta festa un cero, ossia uno per casa e per fumante <famiglia>: e se contravverranno, siano puniti i detti Priori e il Vessillifero e chiunque di essi a 20 soldi di denaro durante il tempo del loro sindacato, e ciascuno consigliere a 10 soldi di denaro. E qualsiasi altro focolare, o famiglia abitante nella Città ad eccezione delle persone povere, siano tenuti a inviare, o a venire con le luminarie di cera alla predetta festa e alla detta chiesa con quelli della sua contrada, per onore di detta festa, sotto pena di 5 soldi di denaro per ciascuno che contravviene. Parimenti che i fumanti <famiglie> e gli uomini del Porto di San Giorgio, e abitanti in detto Porto siano tenuti e debbano per loro conto venire a detta festa con le loro luminarie, e barca, come al solito, e offrire le loro luminarie e una loro barca al detto Torchio; in questo modo tuttavia, nel gran numero di detti ceri e luminarie da portare non sia stabilito un altro modo né in altra forma; ma che resti nella volontà e a descrizione di ciascun portatore; e colui che contravverrà, sia punito in qualsiasi luogo successivamente con 10 soldi di denaro per ciascun contravventore. Parimenti ciascuna società dei macellai, dei mugnai, dei calzolai, degli osti e degli albergatori sia obbligata e debba fare i preparativi e cioè i macellai, i calzolai, i mugnai, nella vigilia di questa festa aver preparato un cero grande per ciascuna di queste società, elaborato ed ornato al modo solito del prezzo e valore ancora consueto; e questi osti e albergatori un oggetto elaborato come taverna e ornato al solito modo; e tutte queste società debbono andare alla festa nella vigilia con questi ceri, con la taverna e con i lumi e offrire in questa chiesa questi ceri, taverna e lumi ed effettivamente fare la consegna a questo Torchio; e ciò sotto la pena di 50 libre di denari per ciascuna società che contravviene in tali cose. Parimenti che tutti e i singoli i focolari dei Castelli e delle Ville di questa città, siano tenuti e debbano ogni anno al mese di Agosto prima di questa festa della beata Vergine Maria, 12 denari per ciascun focolare di questi Castelli ai Sindaci, eccettuando i Castelli con i quali sono stati stabiliti i patti in modo differente e non sono soliti ancora di soddisfare per i ceri di questa festa. I Sindaci già detti da tutta questa somma di denaro siano obbligati a portare un cero per ciascun Castello del costo di questa somma a cui giunge il versamento da parte di ciascun Castello; e tutti questi ceri accesi sono portati da questi Sindaci riuniti insieme e una volta riuniti siano obbligati portarli alla Chiesa di Santa Lucia a questa festa a Fermo e da offrire a questo Torchio, presso questa Chiesa di Santa Maria in tale vigilia di questa festa e agli ufficiali deputati presso questo Torchio e riguardo ai lavori manutentori di questa Chiesa fare ciò nell’ora in cui siano stati richiesti per opera del Sindaco di questo Comune o dell’ufficiale del signor Podestà, sotto penalità del quadruplo a ciascun Comune dei Castelli e delle Ville che è tenuto a soddisfare per questi ceri, con applicazione della somma a questo Torchio e con penalità di 30 soldi per ciascun Sindaco che non faccia e non porti ciò. Parimenti ciascun colono di campi, cittadino del contado o estraneo o forestiero che fa l’aratura nel terreno fermano sia obbligato a pagare e soddisfi ogni anno per un cero, da offrire in tale festa, 4 bolognini e ciascun bovaro 2 bolognini a richiesta dell’esattore. Parimenti gli slavi che abitano in città siano anche essi obbligati ad offrire un cero in tale festa del peso di cera non inferiore a 80 libre; ma a quelli, nei singoli anni, venga restituita l’anno dopo la metà della dimensione che avanza. Parimenti tutti i mulattieri e gli asinari, che hanno muli e asini o altre bestie per fare vettura, anche i fornaciari di questa città siano obbligati a portare o far portare a questa Chiesa, nella vigilia di tale festa, ed offrire effettivamente e consegnare agli ufficiali dei lavori di manutenzione di questa Chiesa una salma di laterizi o di pietre angolari per ciascuno, sotto penalità di 25 soldi a chiunque contravviene e per ogni volta. E questo signor Podestà e il Capitano e i loro ufficiali possano e debbano effettivamente e senza alcun processo far pagare ed esigere tutte e singole queste penalità non appena constatata la disobbedienza di questi o di qualcuno degli stessi, e le applichino per il Torchio e per i lavori di manutenzione di questa Chiesa di S. Maria. Il milite di questo sig. Podestà o del Capitano, oppure entrambi insieme siano obbligati e debbano, con armi e cavalli, insieme con i damigelli ed i famigli di questo sig. Podestà e Capitano o con entrambi di questi, andare ed associarsi con i trombettieri di questo Comune per evitare, per quanto possibile, che non insorga e che non si faccia, durante questa festa, una rissa tra le società predette degli uomini del Porto, dei Sindaci, dei Castelli e delle Ville, dei macellai, dei mugnai, dei mulattieri e dei vetturini, sotto penalità di 100 libre di denari da trattenere dal proprio loro salario al tempo del loro sindacato.

          1, Rub.3

   – Ufficiali da eleggersi per la custodia, la conservazione delle entrate e le cose della costruzione di detta chiesa di Santa Maria

   Ad onore e venerazione della Beata Vergine Maria siano eletti e debbano essere eletti, ogni anno, dai signori Priori del popolo o dal Vessillifero di giustizia, circa alla fine del mese di luglio, un sacerdote, buono cittadino e di vita onesta, e due altri cittadini bravi e idonei, rispettosi della legge e capaci, e un Notaio esperto e rispettoso delle leggi, i quali siano chiamati Sindaci e ufficiali addetti alla custodia del Torchio e di tutte le cose delle entrate del laboratorio di detta chiesa. E questi ricevono anche i lasciti, e i legati fatti e da farsi per le opere per il laboratorio della chiesa; e valutino e custodiscano gli stessi nel laboratorio di detta chiesa. E a questi Sindaci o ufficiali o a qualcuno di essi, a richiesta il Podestà o il Capitano ed ognuno degli stessi o qualsiasi altro ufficiale di questa Città, siano tenuti e debbano costringere effettivamente e personalmente, tutti coloro che debbono pagare qualcosa, a dare e consegnare, restituire o cedere, a detto laboratorio, come se fossero debitori del Comune. L’ufficio di questi Sindaci e del Notaio duri un anno intero, iniziando dalle calende di agosto, e seguiti fino alla fine. Parimenti i detti Sindaci ufficiali siano obbligati di conservare le chiavi del Torchio, o dei Torchi, e tutte le cassette, e i singoli privilegi, gli accordi, gli atti pubblici, le giurisdizioni e tutti gli altri diritti spettanti al predetto Episcopato e Comune di Fermo, ovunque possono essere trovati, in mano dei quali debbano essere depositati e custoditi, e non possono vendere o cedere o in altra circostanza dare a qualcuno o concedere in alcun modo. E i detti Sindaci e ufficiali siano obbligati a fare l’inventario dei sopra detti palii, privilegi, diritti attualmente esistenti e per gli altri che si presentassero di nuovo. E si intenda che egualmente deve essere fatto per la Città di argento e per la tavola d’argento. Di tutte queste cose debbono essere custodite da detti Sindaci e ufficiali secondo il modo sopra indicato. E detti privilegi, diritti o giurisdizioni, gli accordi o i palii che ci sono ora o che ci saranno in futuro, per le entrate di detta chiesa, e soprattutto dei palii che debbono essere offerti in detta festa, tramite i Sindaci delle terre di Monte Santo, Monte Santa Maria in Giorgio, Monterubbiano, a Ripatransone, da Montecosaro, le quali terre siano obbligate e debbano offrire detti palii al Comune di Fermo, annualmente in detta festa, come donarono continuamente nei tempi passati, e siano depositati dai detti ufficiali nella cassa grande del laboratorio, destinata a questo, e collocata nella sacrestia della chiesa, o siano depositati in un altro luogo decoroso e sicuro come piacerà ai detti Priori o al Gonfaloniere o a detti ufficiali o come agli stessi sembrerà più prudente depositarli e regolare conservarli. E parimenti i detti ufficiali siano obbligati a ricevere tutte le offerte, e le entrate di qualsiasi cosa dovuta e da doversi dare al detto laboratorio, e quelle cose da spendere in detto laboratorio e per altre cose necessarie e per evidenti e giovevoli motivi del detto laboratorio di detta chiesa, e fare e avere un registro, nel quale, tramite il loro Notaio, siano messi per iscritto tutte le entrate e le spese che venissero fatte e fossero state affrontate al tempo degli stessi. E ultimato l’anno del loro ufficio siano obbligati a rendere e a consegnare, entro otto giorni, ai loro successori detto registro, e le dette cose, i diritti, i privilegi, gli accordi, i palii di detta chiesa e di detto laboratorio; e tutti i denari che sono nelle loro mani. E i detti loro successori, ricevuto il loro registro predetto, siano obbligati, entro altri otto giorni, vedere, calcolare ed esaminare diligentemente il loro rendiconto predetto, e se avessero trovato che ad essi fosse avanzato qualcosa e che ancora non fosse stato restituito, siano obbligati ad esigerla. In realtà il Notaio incaricato dai signori Priori o dal Gonfaloniere a detto ufficio, sia obbligato e debba scrivere il predetto inventario per gli ufficiali o i Sindaci, e in detto registro mettere per iscritto le entrate e le uscite, e scrivere tutte le cose che riguardino gli affari di detta chiesa e di detto laboratorio, secondo il volere e l’ordine dei detti Sindaci e ufficiali o di qualcuno degli stessi, e chiunque fra i predetti Sindaci e ufficiali e il Notaio che avesse trasgredito nelle predette cose, o chiunque dei predetti, cadano nella pena di 25 libbre di denari automaticamente. Vogliamo inoltre che il Notaio predetto, incaricato a detto ufficio, con i detti ufficiali e i Sindaci del laboratorio, si intenda che, per l’autorità del presente statuto Sindaco del Comune di Fermo nel ricevere i palii e le altre offerte, che venissero fatte nella vigilia nella festa predetta di Santa Maria del mese di agosto, da quelle persone o dalle comunità che sono obbligate per i palii o di fare altre offerte al Comune di Fermo e alla Chiesa predetta, debba rilasciare ricevuta per quelle cose che riceve. Né un altro, per conto del Comune di Fermo, può essere Sindaco per le cose predette. E il detto Notaio abbia o che debba avere, per le predette cose, quel salario che erano soliti avere gli altri Sindaci del Comune nei tempi passati in detto caso, quando ricevono per conto del Comune, i palii o altre cose. E le vendite e passaggi di proprietà, e le concessioni fatte o da farsi in futuro dai predetti ufficiali e operai o da ciascuno degli stessi, abbiano valore e sussistano per l’autorità di questo statuto, né possano in alcun modo disdire; ma soltanto circa il prezzo fatto e riscosso circa i predetti passaggi di proprietà, siano obbligati di presentare una relazione ai loro successori.

          1, Rub.4

Spese da farsi per i Sindaci delle comunità e per alcuni forestieri che vengono a detta festa

  Per l’onore del nostro Comune stabiliamo ed ordiniamo che i signori Priori del popolo e il Gonfaloniere di giustizia di detta Città, e i Regolatori del Comune predetto secondo come da essi è stato deliberato, facciano e facciano fare le spese dall’erario e dal patrimonio di detto Comune per i Sindaci e per gli ambasciatori delle terre di Monte Santo, Monte Cosaro, Monte Rubbiano, Monte Santa Maria in Giorgio e Ripatransone che vengono alla detta festa della Beata Maria con i palii e con i loro compagni. E i detti signori Priori e Gonfaloniere di giustizia insieme con detti Regolatori sono tenuti e debbano provvedere e stabilire dei servitori armati per la vigilanza di detta festa e mettere a carico dei Castelli del comitato i detti armati: e i Castelli siano tenuti ad inviare i servitori predetti secondo il volere e l’ordine de’ detti signori ben forniti ed armati per la vigilanza detta festa e per la protezione dei presenti dello Stato popolare in numero grande e con le formalità secondo come dai detti signori Priori e Gonfaloniere sarà ritenuto opportuno dover porre in assetto. E i detti servitori siano tenuti e debbano stare in detta Città ed andare con gli ufficiali del signor Podestà o del Capitano per detta Città per la custodia delle cose predette secondo l’ordine di detti ufficiali: e a detti servitori si possano e si debbano dare le spese dall’erario del Comune, se a detti signori e Priori Regolatori sembrerà cosa conveniente.

          1, Rub.5

   – La devozione alla Santa Spina

   Stabiliamo ed ordiniamo che durante i festeggiamenti della S. Croce nel mese di maggio e nel mese di settembre, e nel giorno di venerdì i signori Priori, il Gonfaloniere di giustizia con gli ufficiali della Città di Fermo siano tenuti a pubblicamente venerare la Santa spina ed andare alla chiesa di Sant’Agostino in uno qualunque di detti giorni, nei quali pubblicamente viene esposta detta Santissima spina, per tutto il giorno, dal mattino fino ai vespri, e i detti signori Priori e per ogni volta debbano offrire due ceri del valore di un fiorino d’oro dall’erario e dal patrimonio del Comune di Fermo.

          1, Rub.6

   – La festa del beato Bartolomeo apostolo da venerarsi individualmente

   Dato che il popolo della Città Fermana è stato liberato, nel giorno del beato Bartolomeo apostolo, dal furore del tiranno e affinché i doni che si ricevono da Dio per l’intercessione dei meriti dei suoi santi non cadano in oblio, stabiliamo ed ordiniamo che ogni singolo anno, per sempre, per conservare il ricordo gradito, nel giorno della festa, e nella vigilia di San Bartolomeo apostolo del mese di Augusto si faccia e si debba fare una festa singolare, ad onore e venerazione del beato Bartolomeo predetto secondo la delibera e la volontà dei signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia, che ci saranno nel tempo, insieme con i Regolatori di questa Città: e per rispettare la festa e solennità da farsi in detta festa possano i detti signori spendere dall’erario e dal patrimonio di detto Comune fino a 25 libbre di denari senza alcun altra deliberazione della Cernita o del Consiglio speciale o generale.

          1, Rub.7

   – Sindaci e procuratori da eleggersi in ogni chiesa della Città

   Vogliamo e stabiliamo che in ogni chiesa della Città di Fermo, siano eletti da tutti i parrocchiani, o dalla maggior parte degli stessi, due Sindaci e procuratori, uomini fidati e capaci i quali facciano l’inventario, entro dieci giorni dalla loro nomina, dei registri, delle campane, dei paramenti e degli altri ornamenti o cose nella detta chiesa, e di tutte le altre cose o beni o diritti di detta chiesa, né venga fatto un passaggio di proprietà per il futuro, né qualche illegale e dannosa negligenza che in seguito  danneggi quelle cose. E questi siano obbligati a recuperare anche i beni ecclesiastici da coloro che li possiedono illegalmente, a richiedere i lasciti e le altre cose dovute, e a descrivere gli altri diritti ecclesiastici, salvo tuttavia il diritto del Vescovo. E nel richiedere ed eseguire i predetti lasciti, i singoli notai della Città predetta siano obbligati di segnalare e di far conoscere ai predetti Sindaci e procuratori i singoli testamenti, i lasciti e i legati spettanti e pertinenti alle dette chiese e se i proventi di dette chiese non fossero sufficienti per i cappellani delle stesse chiese, i detti Sindaci e procuratori, agli stessi mostrino le cose recuperate le consegnino e le porgano per il sostentamento degli stessi, per volere della maggior parte dei parrocchiani, e ricercato il motivo delle rendite delle dette chiese, rivolgano le cose superflue per l’utilità e vantaggio delle dette chiese; e questi procuratori siano obbligati, entro quindici giorni successivi, finito il loro incarico, a consegnare agli altri procuratori che subentrano, un completo rendiconto dell’amministrazione dei predetti, sotto la pena di 50 libbre di denari da richiedere a ciascun trasgressore da parte del Podestà o del Capitano; né per questo sia conseguito qualche compenso; e stabiliamo che questo sia osservato nel distretto di Fermo. E se fosse trovato che qualche chiesa o monastero non avesse parrocchiani, sia disposto nei loro confronti secondo il volere dei signori Priori o del Gonfaloniere di giustizia. Questi procuratori e Sindaci se fossero stati trovati colpevoli in qualcosa delle predette, effettivamente e senza processo, siano puniti ad arbitrio del Rettore, sino alla somma di 25 libbre di denari, come pena. E fra i predetti Podestà e Capitano ognuno degli stessi, alternativamente, abbia il potere di investigare e di punire e di procedere per mezzo della inchiesta: ed ogni parrocchiano, per la sua Chiesa, abbia la facoltà e sia legittimo accusatore e denunciatore.

          1, Rub.8

   – Palii da offrirsi dalle seguenti chiese che si trovano nella Città di Fermo

   Stabiliamo ed ordiniamo che nei singoli anni venga dato un palio del valore di 100 soldi dal tesoro del Comune di Fermo alle singole chiese esistenti nella Città di Fermo, presso le quali continuamente vengono celebrati i divini offici, nel giorno di festa di dette chiese: ed anche che sia dato nella festa di Santa Ada nella chiesa di San Savino e ciò se dai signori Priori, e dal Gonfaloniere di giustizia insieme con i Regolatori verrà ritenuto doversi dare detti palii alle dette chiese, o a certune di queste o ad una di esse.

          1, Rub.9

– Statuto della chiesa di San Salvatore

   – Chiaramente il Podestà della Città di Fermo sia tenuto a rientrare in possesso della chiesa di Sant’Emidio posta al di là di Tenna, direttamente appartenente alla Chiesa di San Salvatore di Fermo, con ogni modo adatto allo scopo, e dare al Priore di detta chiesa aiuto, Consiglio, e appoggio per recuperare la stessa Chiesa, e i diritti, i beni della stessa, destinati in modo a servire a detta chiesa di San Salvatore. E la stessa cosa sia tenuto a fare per le altre chiese di questa Città allo scopo di recuperare i loro diritti.

          1, Rub.10

 L’offerta dei carcerati

   – Vogliamo – affinché i carcerati non marciscano nelle carceri – che i signori Priori del popolo e il Gonfaloniere di giustizia della Città di Fermo, nella festa di Santa Maria del mese di agosto, quando vengono celebrati i divini offici, quando gli stessi signori vanno alla chiesa di Santa Maria, possano ‘offrire’ due o tre dei reclusi o carcerati per delitti e condanne ad essi inflitte, e non per un debito civile verso una persona privata, e questi furono, e stettero nelle carceri del Comune almeno per un mese, e qualora i detti reclusi da ‘offrire’ avessero avuto la pace e il perdono dalla parte offesa, e per l’occasione per cui erano stati condannati. E la medesima cosa i detti signori Priori e il Gonfaloniere possano fare nella festa della Natività del Signore nostro Gesù Cristo e nella festa della Pasqua di Resurrezione. Negli altri tempi, poi, o feste dello stesso Signore, in nessun modo facciano ‘offerte’ né liberino < detenuti> senza un esplicito permesso del Consiglio Generale. E qualora in questa festività, nelle quali i carcerati e detenuti predetti, ad opera dei detti signori, possono essere offerti, vi fossero molti più carcerati che fossero rimasti nelle dette carceri almeno per la durata di detto tempo di un mese, e avessero il perdono dalla parte offesa, come è stato detto sopra, allora siano liberati e ‘offerti’ due o tre fra essi, secondo quanto ai detti signori sarà sembrato opportuno, e secondo quanto gli stessi signori avranno deliberato o stabilito. E qualora tra di essi non vi sia accordo nello scegliere detti detenuti, allora che facciano la proposta o che facciano fare la proposta nella Cernita stabilita sotto, nel libro secondo di questo volume sotto la rubrica “Del modo di convocare i consigli”; e quello che sarà stato deliberato in detta Cernita, ciò si faccia, e ‘offrano’ quelli che la detta Cernita avrà deliberato; e se viene fatto in un modo che sia diverso, l’offerta dei detti carcerati o detenuti non abbia valore per il diritto stesso. E i signori Priori e il Gonfaloniere che avessero agito contro le cose predette, senza praticare la detta formalità, cadano nella pena di 100 fiorini d’oro per ciascuno e per ogni volta; e siano in obbligo per i danni e gli interessi del Comune e se la detta offerta dei detti carcerati sarà stata fatta con l’osservanza di dette formalità, allora le condanne, per le quali stavano in detto carcere, siano cancellate, e, inoltre, per questo motivo i detti detenuti, così assolti, non possano essere ulteriormente, in alcun modo, vessati o infastiditi dal Comune né da persone speciali. Parimenti vogliamo che se qualcuno fosse stato ‘offert’, come detto sopra, e successivamente avrà commesso un misfatto, e sarà stato condannato a causa di un delitto, non possa, per l’avvenire, essere offerto in un alcun tempo, ma sia tenuto sempre in carcere, se fosse possibile averlo, fino a quando non avrà scontato interamente la condanna, o la pena dovuta che abbia subito secondo la condanna fatta per lui, E poiché in questi casi il più delle volte vengono oppressi poveri, per la presente legge sia cosa prudente che chiunque, in avvenire, facesse ricchi doni alla chiesa secondo la forma degli statuti non paghi niente, né per il carcere, né per il bollettino del Cancelliere, né per alcuna cosa in alcun modo ad un qualunque ufficiale o al Cancelliere, e nemmeno avranno un guadagno la comunità di Fermo né alcuna cancelleria: e ciò debba essere praticato in perpetuo da tutti. Rendiamo noto che tutte e le singole cose predette siano intese ed abbiano valore per i condannati nella persona <loro>.

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Fine libro primo di STATUTA FIRMANORUM tradotto dal latino da Albino Vesprini nota che <…> indica aggiunta del traduttore

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STATUTI DEI FERMANI norme del governo statale Fermano: libro secondo rubriche 1-23 traduzione di Albino Vesprini

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REGISTRO SECONDO

2 Rub.1

–  La corsa del Palio

   Stabiliamo ed ordiniamo che alla corsa del Vellutato, o dello Scarlatto o del Palio di altro colore, che si farà nel giorno della Beata Maria Vergine del mese di agosto, nessuno osi né presuma procurare qualche contrarietà, né impedimento ai concorrenti a detto palio, o neppure di dare ad alcuno degli stessi aiuto, Consiglio o appoggio nella corsa predetta, tanto per i cavalli che corrono per detto palio, quanto per i cavallerizzi, né per altri degli stessi, lungo il detto percorso fino al ricevimento di detto palio: e chi fa il contrario venga punito a 25 libbre di denari, e più e meno a discrezione del signor Podestà o del Capitano. E perciò il Vellutato, lo Scarlatto o il Palio che verrà messo nel percorso dei cavalli, prima sia giudicato dai Priori del popolo e dal Gonfaloniere di giustizia, e quello che essi avranno giudicato giusto, sia posto, e non un altro, né possa successivamente cambiarsi; e quello che sarà legato, il vincitore lo abbia come vincitore e non un altro. E anzitutto sia vinto il Palio stesso dal primo concorrente, e dal primo che vi arriva: e per secondo sia vinto dal cavallo che arriva secondo; terzo ed ultimo ad opera del terzo concorrente che arriva per la via del mare fino a Palazzo del Comune, come è consuetudine al mattino prima di pranzo e successivamente sia fatto il gioco dell’anello, del toro, come da consuetudine; e a questo gioco dell’anello possono correre soltanto i concorrenti con l’asta nella festa predetta con i sonagli.

2 Rub.2

 – Gli imbussolati: modo e sistema di aprire le urne, ed estrarli; conservazione delle urne e il ricambio di uno con un l’altro

   Stabiliamo ed ordiniamo che la cassa in cui sono le borse dei signori Priori del popolo e del Vessillifero di giustizia e l’altra in cui sono gli altri ufficiali rimangano nella sacrestia di Santa Maria dell’Episcopato <Cattedrale> in altra grande cassa, come sono state riposte e le chiavi della cassa dei signori Priori stiano così: una presso il Gonfaloniere di giustizia, un’altra presso il signor Capitano del popolo e un’altra presso il Priore di San Domenico. Per la cassa degli altri ufficiali, una chiave stia presso il predetto Gonfaloniere e l’altra presso il predetto Capitano o presso il Podestà, quando l’ufficio del Capitano sia vacante. Per la grande cassa che sta nella detta sacrestia, una chiave stia presso questo Capitano del popolo oppure presso il Podestà, un’altra chiave presso il Guardiano di San Francesco, e un’altra presso il Priore di Sant’Agostino. Quando si dovrà fare l’estrazione dei signori Priori e degli altri ufficiali si rispetti questo ordine, cioè dopo che sono stati incontrati i predetti che tengono queste chiavi, e dopo fatto nel giorno precedente il bando per il Consiglio Generale, e speciale della Città di Fermo, la predetta cassa dove stanno le borse sia portata solennemente, opera degli ufficiali del signor Capitano o del Podestà o dal famigli dei signori Priori, al suono di tromba, nel Consiglio, e dopo espletata l’estrazione in modalità simile siano riposte al posto. L’estrazione sia fatta in questo modo, cioè dopo che quelli che hanno le chiavi avranno aperto la cassa, il mucchio delle borse di quelli che dovranno essere estratti viene preso dal Cancelliere e dopo che si è aperta la borsa dei Signori e degli altri ufficiali di quella contrada che capita nel consueto ordine, la si tiene in alto apeta. Allora il signor Capitano del popolo o il Podestà estragga a caso da tale borsa, di propria mano, una pallottola e palesemente la ponga nella mano del Cancelliere il quale la tiene in alto mentre la apre e rende pubblici i nomi che sono scritti dentro. Coloro che si trovano scritti nella cartuccia che sta dentro la pallottola divengano Priori, così gli altri ufficiali per il tempo determinato, a cominciare felicemente dall’inizio del mese di Luglio prossimo venturo dell’anno 1380 e si prosegue nel seguito. Poi si richiuda palesemente < la pallottola> e la si metta nella borsa dopo chiusa, la cassa verrà riposta come detto. Coloro che sono stati estratti da tali borse hanno il potere, l’autorità, la giurisdizione e il pieno potere loro attribuito o da attribuirsi nella forma degli statuti e dei regolamenti di questa Città. Coloro che saranno state estratti da queste borse siano obbligati e debbano accettare gli uffici per i quali sono stati estratti ed esercitarli, a meno che non abbiano un giustificato impedimento che sia lasciato al discernimento dei signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia, del Capitano del popolo o del Podestà. E la predetta cassa non possa essere aperta pubblicamente, se non in detta forma, soltanto nel Consiglio Generale e speciale, senza che ci sia inganno, né in altro luogo, né l’estrazione possa avvenire in altro modo, sotto una penalità personale e di moneta per il signor Podestà, per il Capitano del popolo e per ciascuno personalmente dei signori Priori e Gonfaloniere di giustizia, da applicare per il Comune di Fermo e dovrà farsi poi il sindacato su ciò in modo speciale, nel tempo che questi saranno sottoposti al sindacato. Anche il Cancelliere di questo Comune sia soggetto a tale penalità, per lo stesso fatto, qualora non avrà impedito che l’apertura della cassa avvenga in altro modo e soprattutto qualora nel contare le persone avesse visto che dai Signori siano stati resi presenti più di quaranta cittadini negli stessi Consigli. Qualora peraltro capitasse che qualcuno estratto tra i Signori Priori del popolo e il Vessillifero di giustizia, scritti nella cartuccia, fosse morto o assente, o infermo o impedito in altro modo legittimo, cosa che lasciamo giudicarsi a discernimento dal Capitano del popolo o dal Podestà quando non ci fosse il Capitano del tempo, in tal caso si ricorra ad un’altra borsa di <nomi> aggiunti o di “specchiati” di quella stessa contrada e si estragga un altro a caso nella forma già detta per il posto del tale che manca. Qualora questo assente fosse uno che è morto, allora il suo nome viene cancellato. Qualora questo assente ha altri impedimenti, allora il suo nome decada dalla cartuccia estratta e sia iscritto tra gli “specchiati” della sua contrada. Qualora non ci fosse alcuna borsa degli “specchiati”, allora si provveda ad opera dei signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia e del Capitano del popolo o del Podestà, insieme con il Consiglio su altri “specchiati” di tale contrada e in modo che provvedano per quelli da mettere nella borsa come sembrerà meglio a loro. Nel caso che mancassero alcuni altri nomi nella borsa, oltre ai Priori e al Gonfaloniere di giustizia, quando non ci siano secondo l’ordinamento altri al loro posto come “specchiati”, si provveda con un altro della stessa contrada al posto di colui che non c’è, e ciò ad opera dei signori Priori insieme con lo stesso Consiglio, come vorranno provvedere al meglio. Qualora capitasse che qualcuno estratto per un ufficio fosse assente o comunque impedito, sperando tuttavia che dopo otto giorni possa accedere ad esercitare il detto ufficio, viene aspettato per questo tempo; qualora poi entro questo tempo non accedesse all’ufficio si provveda con un altro, il giorno seguente come sopra e si estragga un altro “specchiato” a suo posto e il nome <del precedente> sia posto tra gli “specchiati> secondo l’ordine già detto. Qualora poi al momento dell’estrazione, risultasse che questo stesso sia talmente assente o impedito che non possa accedere al detto esercizio entro otto giorni, in tal caso non si debba attendere, ma nello stesso giorno dell’estrazione si faccia l’estrazione di uno “specchiato” o si provveda con un altro, come detto sopra. Qualora mancassero le pallottole < con i nomi> dei Signori nella borsa, allora siano estratti gli “specchiati” in questo ordine, co è estraendo il Gonfaloniere della Contrada che tocca, dalla borsa degli “specchiati” del Gonfaloniere di tale contrada e da qualsiasi altra borsa degli “specchiati” di qualsiasi contrada venga estratto un Priore. E si proceda in questa forma per questi da dover estrarre, fino a quando dureranno, purché i signori Priori e Gonfaloniere che verranno trovati nell’ultima pallottola siano obbligati e debbano avere i Consigli opportuni e provvedere, e far provvedere per un’altra delibera della Città, da fare per il tempo successivo, come sembrerà conveniente che si debba provvedere nel modo più vantaggioso, purché tuttavia tutti e singoli gli “specchiati” e imborsati siano estratti come è stato detto e ad essi non si arrechi alcuna offesa in nessun modo. Qualora invece (e questa è deprecata) capitasse che qualcuno dei signori Priori del popolo o Vessillifero di giustizia dopo che hanno intrapreso l’ufficio, entro otto giorni morisse o si ammalasse o fosse in altro modo impedito e non potesse esercitare l’ufficio, si faccia come se l’ufficio non fosse di altro numero se non quello rimasto. Allora si intenda che i colleghi abbiano e tengano piena autorità e potere, senza di lui. E ciò qualora uno soltanto morisse o fosse in un altro modo impedito. Invece qualora siano molti < impediti>, allora si prenda provvedimento per uno al posto di altri facendo l’estrazione degli “specchiati” e degli aggiunti a posto di essi, come è ordinato nella prima estrazione. Riguardo ad altri uffici per i quali non sono state fatte le borse, gli ufficiali siano incaricati secondo le forme statutarie e nell’ordine consueto, senza tuttavia derogare per nessuno dei presenti capitoli, nel perdurare del presente statuto. E queste cose siano piuttosto come deroga per tutti. Sono considerati e sono legittimi coloro che stanno nelle dette borse, abilitati agli stessi uffici per i quali sono imborsati, purché sia oriundo da questa Città o dal contado di Fermo. In caso diverso la sua elezione non regge, nonostante nessuna eccezione o impedimento che si opponga e nonostante qualche statuto fatto o da farsi che contraddica o deroghi in qualche cosa alla detta imborsazione e a tale ordine, e non ci siano ostacoli nel perdurare del presente statuto. E sia rispettata la forma data, cioè come capita da una contrada si faccia il Vessillifero di giustizia e da questa contrada non si faccia alcun Priore ed i Priori siano delle altre cinque contrade e in tal modo con il Vessillifero fanno sei. E questo Vessillifero, tra essi debba avere soltanto una “voce” <nel decidere> e una pallottola e non più per conservare l’unione e la qualità. Aggiungiamo che non si possa fare sostituire uno per un   altro al governo, se non con la rinuncia di colui che cede il posto ad un altro, con rinuncia fatta prima per ogni cosa del governo nelle mani del Comune, senza ammettere alcuno ostacolo contrario

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Il potere dei signori Priori, e le loro mansioni

   Sia questo l’ufficio dei signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia: i signori Priori e il Gonfaloniere per la durata di due mesi continuativamente nel loro ufficio siano, stiano, abitino e restino in un palazzo deputato come loro abitazione e nessuno nel tempo di tale ufficio si allontani in alcun modo da questo palazzo per tutta la durata, né alcuno, per nessuna ragione né causa, vada fuori da questo palazzo se non per motivo di infermità o per fare i Consigli generali e speciali, oppure per il motivo di andare a far visita a qualche grande superiore temporale o spirituale che venga nella Città di Fermo e per il motivo di associarsi al vessillo del Gonfaloniere di giustizia del popolo, quando viene portato e dato a questo Gonfaloniere secondo la forma dello statuto riguardante il suo ufficio, inoltre a motivo di andare in chiesa per una pratica del culto divino e di andare a ispezionare per dover far riparare o rifare le mura del Comune, e anche se ci sia altra causa di necessità che sia per l’evidente utilità del Comune; in tali tempi possano validamente uscire, inoltre qualora è data a loro o a uno di loro la licenza per mezzo di una delibera. Parimenti in caso di morte di uno di loro durante l’ufficio, due di loro possono andare a dovergli dare onoranza. Essi siano vigilanti giorno e notte e si adoperino per realizzare le cose più utili e più vantaggiose e di necessità a favore del popolo del Comune del di Fermo. Insieme con loro dimori di continuo il loro Notaio al fine di esercitare il suo ufficio secondo la forma statutaria riguardante l’ufficio del Notaio dei signori Priori del popolo. E il potere di giudicare che ha il Gonfaloniere nel compiere ogni singola cosa, è tanto quanto è quello di ciascuno dei signori Priori del popolo. Per i vestiti i Priori e il Gonfaloniere debbono indossare palli lunghi o abiti lunghi fino ai calcagni, di panno tessuto con molta finezza, di uno dei questi colori: rosso, o rosaceo, o paonazzo; di seta o di broccato, e non abiti meno lunghi, né di altro colore né di altro panno, quand’anche siano costretti per voto ad indossare altri panni o colori. Per la loro tutela e per i servizi abbiano un cuoco e un norcino e sei damigelli vestiti con l’abito della divisa del Comune di Fermo. Tutti e singoli debbono essere vestiti con abiti a spese del Comune, una volta all’anno, nella festa dell’Assunzione della beata Vergine Maria de! mese di agosto, con abiti di sette braccia di panno per ciascuno, con stima di un fiorino per ogni braccio. E quelli che non si sono vestiti con questa divisa incorrono nella penalità di 10 bolognini per ciascuno di essi e per ciascuna giornata, con il salario di un fiorino per ciascuno e per ciascun mese ed anche con un salario minore, se c’è un’adunata tra i signori Priori, il Gonfaloniere e i famigli o damigelli. In questo caso si conserva la predetta convenzione di salario, la quale viene pagata, anche il costo delle vesti, dalle sostanze e dagli averi del Comune di Fermo per mezzo del Banchiere di questo Comune. E vogliamo che si abbia ad iniziare dai primo giugno del 1383 e a finire come segue. E abbiano cibo nel predetto palazzo a spese degli stessi Priori, dai beni e dagli averi di questo Comune. Abbiano 102 ducati d’oro per le spese nei due mesi del loro ufficio di Priori, Gonfaloniere, Notaio di questi Priori, e sei damigelli e cuoco. Tuttavia questi damigelli per l’onore del palazzo in nessun modo possono essere Slavi né Albanesi. E il signor Podestà, il signor Capitano e i loro ufficiali e ogni altro ufficiale del Comune di Fermo con questi signori Priori e con il Gonfaloniere, a richiesta loro siano e debbono essere partecipi e insieme trattare, prendere provvedimenti e deliberare tutte e singole le cose che considereranno utili e necessarie o opportune per il Comune riguardo agli affari del Comune e di ogni persona dello stesso e debbono mandare ad effetto le stesse deliberazioni con ogni modo. E nessuno che è eletto a Priore o Gonfaloniere nel tempo del suo ufficio di priorato assolutamente possa e non debba esercitare la professione sua personale, ma essere continuamente impegnato in questo ufficio per esercitare tale ufficio e per dover fare, come detto, le cose utili e necessarie o opportune per questo Comune e adoperare sempre cura, sollecitudine, provvedimenti e attenzioni nello stare, dimorare, comprendere, pensare e provvedere per gli affari di questo Comune e perciò anche per le faccende del Comune e a suo favore, con ogni modo migliore per il popolo e per il Comune di Fermo. E né i predetti Priori e Gonfaloniere o neppure alcuno di essi, in occasione di tale loro ufficio, ricevano alcunché per regalo, né premio, né direttamente, né in modo indiretto, né dal Comune, né da alcuna speciale persona, sotto le penalità contenute nel precedente capitolo, ma ricevano soltanto il salario dal Comune per le spese predette. E tengano questa norma speciale, per cui ciascuno dei Priori sia Priore dei Priori per la durata di dieci giorni e non più a lungo e durante questi dieci giorni i Priori e il Gonfaloniere sono tenuti ad obbedire e sottostare a colui che funge da Priore dei Priori in queste cose che il detto Priore dei Priori vorrà imporre. E tra di loro il Priore dei Priori deve proporre, fare le delibere su proposte tra di loro per le cose che sembreranno convenienti ai convocati, o almeno altri cinque di essi, computato lo stesso Priore dei Priori fra i radunati. E senza l’autorizzazione di questo Priore dei Priori, nessuno tra questi Priori possa proporre né deliberare o rispondere per qualche cosa se non ha la licenza di questo Priore dei Priori. Parimenti se capiterà che ad opera di qualche comunità, università, o superiore temporale o spirituale si scriva o si mandi un ambasciatore ai signori Priori o al Comune di Fermo o in altro modo arrivi a questo Comune o ai Priori per fare una elezione che sia affidata ai Priori o per qualsiasi altra disposizione per dare una missione o per provvedere in risposta agli emittenti come pure ai committenti per qualche ufficio, qualunque nome di ufficiale sia proposto, né i detti Priori né il Gonfaloniere, né il loro Notaio né alcuno di loro durante il proprio ufficio o per due mesi dopo questo, possano accettare un ufficio qui sopra descritto, né da se stessi, né per mezzo di un altro e non può farlo neanche alcuno dei propri consanguinei o congiunti o affini fino al grado di terza generazione inclusiva da calcolare secondo il diritto canonico, durante detto ufficio; né durante i due mesi successivi, sotto la penalità di 1000 libbre di denaro per ciascuno che contravviene, per ogni volta, da imporre di fatto e sia privato degli uffici e benefici della Città di Fermo in perpetuo per il fatto stesso che ha contravvenuto. E i detti Priori e il Gonfaloniere di giustizia siano obbligati ogni mese almeno una volta nel Consiglio generale fare proposte e farle proporre al fine di conservare il presente stato popolare pacifico inoltre debbono fare una proposta generale sulle cose predette, in avversione contro la malvagità tirannica, sotto pena del giuramento prestato e di 100 fiorini di oro per ciascuno da esigere di fatto dagli stessi nel tempo del loro sindacato. E in questo Consiglio si possano deliberare e ottenere tutte le cose che sembreranno opportune ai signori Priori e ai Consiglieri loro, senza ostacolo per l’omissione di qualche solennità che fosse richiesta per la forma di qualche statuto, solamente al fine di conservare, e salvaguardare lo stato libero, pacifico e popolare di questa Città. E su ciò dovranno essere sindacati, in modo particolare. Questi Priori debbano praticare e pratichino la cura e la sollecitudine riguardo agli uffici che vanno amministrati dai Rettori e dagli ufficiali del Comune di Fermo per non far commettere una frode né una negligenza; e anche aver riguardo per i denari e per gli averi del Comune affinché non siano dilapidati né spesi in malo modo, né in un modo esagerato rispetto al dovuto o a quanto esige l’ordine. E devono intervenire per fare tutte le cose del Comune che a loro sembreranno necessarie e utili per il Comune. E qualora abbiano visto che in qualcosa si è proceduto male e non si è osservato il modo dovuto o l’ordine, la facciano correggere e riportare al modo congruo e utile per il Comune e con ogni modo si torni alla giustizia e là si faccia praticare. E qualora in Concilio generale o in quello speciale si siano dati ordini e fatte delibere che in qualche modo riguardano un Rettore o un ufficiale o qualunque altra persona al cui riguardo si è trattato o alla quale in qualche modo si riferisca la cosa, costui persona non può essere presente né sia autorizzato a stare in questo stesso Consiglio, né alcuno della sua famiglia possa stare ed essere presente in questo Consiglio, né i fratelli carnali, né i consobrini, né i nipoti carnali, né i consobrini, né i cognati carnali, né i generi, né i suoceri della persona per il cui vantaggio o svantaggio si parla nel detto Consiglio. E qualora agissero in un modo che sia diverso dalla norma, per il diritto stesso non ha validità quello che è stato fatto. E se fossero presenti i signori Priori e il Gonfaloniere essi li facciano rendere assenti. E questi Priori e il Gonfaloniere possono provvedere e deliberare tutte e singole le cose che essi considereranno che sia necessario di dover trattare, provvedere e deliberale necessariamente per l’utilità del Comune, dopo aver convocato per ogni contrada le persone sagge che siano o sembrino loro migliori a vantaggio del Comune e in presenza di ambedue i Rettori o con uno di essi o anche senza alcuno di essi, come sembrerà meglio ai Priori e al Gonfaloniere. E questi Rettori siano obbligati pienamente a far eseguire tutte e singole le cose deliberate dai Consigli e dalla Cernita. E questi signori Priori e il Gonfaloniere possano e abbiano la giurisdizione e l’autorità per far riunire questi Consigli a loro volontà nel loro palazzo, quando e tutte le volte e in ogni modo che essi vogliano, anche in altri palazzi se così penseranno sia opportuno in presenza di questi Rettori, o di alcuno di questi Rettori, o anche in assenza di questi, e in tali Consigli proporre, deliberare e fare riforme sulle cose che servono allo stato buono, pacifico e popolare della Città di Fermo. E questi Rettori siano obbligati a dare esecuzione alle decisioni provvedute e deliberate in tali Consigli; quando qualcuno dei Rettori di altro, della Città, sia presente o assente, c’è validità e resti stabile come fosse stato fatto alla loro presenza o con il loro consenso. E non possa essere sigillata alcuna lettera da doversi mandare per parte del Comune, se non c’è il consenso partecipato di tutti i Priori o dalla maggior parte di questi, con la concordia di almeno cinque di essi, dopo che tra di loro si ottiene il risultato facendo votazioni con le fave nere e bianche. E nel momento quando si sigilla la lettera debbono essere riuniti tutti insieme e stare presenti all’atto di sigillare, nel caso ci sia dissenso su ciò. E nel caso che qualcuno trasgredisse su qualcosa di quanto detto sopra sia punito di fatto a 100 fiorini d’oro, anche a pena maggiore e più dura, realmente e personalmente, ad arbitrio del Rettore secondo quanto comporta la qualità del reato. E durante il suo ufficio nessuno dei Priori né il Gonfaloniere, durante la sua carica temporanea, può andare in qualche ambasciata per il Comune di Fermo fuori Città e contrada, sotto pena di libre 1000 per ciascuno e per ciascuna volta, penalità da prelevare di fatto con l’intervento dei Rettori o del loro sindacatore. Questi Priori e il Gonfaloniere possano imporre nei predetti Consigli le penalità e i bandi che il Podestà o il Capitano o uno di questi debbano esigere e mettere in esecuzione; i Banditori e i Divulgatori e i Balivi del Comune debbano stare agli ordini dei Priori e del Gonfaloniere e obbedire loro in tutte e singole le cose opportune per questo Comune e fare i bandi del Consiglio e dei Consigli; e affinché possano eseguire al meglio il loro incarico abbiano due Balivi dei quali ciascuno riceva tre libbre ogni mese e ogni anno, alla festa dell’Assunzione della gloriosissima Vergine Maria del mese di agosto ricevere una tunica, dagli avere e a spese del Comune di Fermo. E questi signori Priori e il Gonfaloniere siano obbligati in tutti i giorni di venerdì del loro ufficio e debbano dare udienza pubblica e generale a qualsiasi persona che voglia dire qualcosa. E qualora capitasse che da qualcuno si facesse una richiesta per cose competenza dei Priori e del Gonfaloniere di giustizia, costui non sia ascoltato in altro modo se non avrà dato per iscritto la petizione e il Priore dei Priori fa leggere tale petizione tra questi Priori e il Gonfaloniere mentre il richiedente non sia presente insieme, e su questa richiesta essi fanno delibera se è giusto quello che viene chiesto, o sia non giusto; qualora essi facessero diversamente nel deliberare, il provvedimento non è valido per il diritto stesso. E qualora (che mai avvenga) sorgesse discordia di contrasto tra il signor Podestà e il Capitano durante la loro carica temporanea, i signori Priori e il Gonfaloniere siano obbligati a fare, adoperarsi e agire nel proprio palazzo in modo tale e con maniere da agire per averne effetto, giorno e notte, con tutte le loro possibilità, al fine che ritorni la concordia tra questi; e qualora essi fossero negligenti nel fare queste cose, ciascuno di essi, Priori e Gonfaloniere sono puniti a 50 libbre di denaro. Inoltre questi signori Priori e il Gonfaloniere, ogni volta che ci sarà una necessità, possano eleggere uno o più ambasciatori o oratori secondo come considereranno meglio per il Comune e mandare gli ambasciatori o oratori, sempre con scritti i punti dell’ambasceria quando è portata soltanto nella provincia della Marca; ma per fuori dalla Provincia essi non possano trasmetterla senza un decreto della solenne Cernita, né eleggere né deputare senza la dovuta approvazione del Consiglio. In Comune si tiene una copia riservata dei punti del contenuto dell’ambasceria registrata nel registro del Comune per mezzo del Cancelliere o di un Notaio a ciò deputato. Parimenti ogni lettera, che, per qualsiasi occasione, viene al Comune da qualunque università, luogo, signore, o da altra qualunque persona venga assegnata ai signori Priori del popolo e al Gonfaloniere di giustizia e la riceve il Priore dei Priori, la apra e la consegni al Cancelliere per dover esser letta e volgarizzata in presenza di loro Signori e del Gonfaloniere. Parimenti né il Podestà, né il Capitano, né alcun altro possa, né debba proporre alcunché in Consiglio, né fare delibere senza la presenza di questi Priori e del Gonfaloniere e senza il loro consenso, sotto penalità 500 libre di denaro e se si facesse diversamente non c’è validità per il diritto stesso. Inoltre questi Priori e il Gonfaloniere di giustizia non si intromettano nelle cause nel conoscerle, affidarle e terminarle o agendo o facendo in modo diverso riguardo ad alcune cause criminali o civili o miste che sono discusse nella Curia del Podestà o del Capitano o di qualunque altro ufficiale della Città di Fermo o cause che capitino da discutere nel futuro, essi non facciano richieste dì nessuna cosa al Podestà o al Capitano o ad un altro ufficiale del Comune di Fermo su qualsiasi causa e neanche su qualcuno da condannare o da assolvere; e chi se facesse il contrario, è punito con 100 libbre di denari per ciascuno di essi e per ciascuna volta. Per le cause che sono devolute in secondo appello a questi Priori e Gonfaloniere, essi possano e debbano darne commissione nel termine di otto giorni da quando sono stati richiesti dalle parti o da una delle due parti al fine che siano ascoltate, conosciute, e terminate soltanto con il Collegio o con i componenti il Collegio della Città, sotto penalità e per la pena di 25 libbre di denaro da dover pagare di fatto se contravvengono e su questo abbiano il sindacato in modo speciale. E quelli che fanno l’appello debbano, entro cinque giorni immediatamente dopo aver interposto l’appello, chiedere di fronte ai signori Priori che la causa venga commissionata e siano obbligati anche a far citare gli appellati entro questo termine di cinque giorni in modo che facciano la comparsa di fronte a questi signori Priori, al fine di dover porre i sospettati e gli audaci e qualora entro questi 5 giorni chi fa l’appello non chiede che queste cause siano commissionate ad opera dei signori Priori, né farà citare gli appellati per porre i sospettati e gli audaci come detto, allora la causa di appello sia deserta e invalida per il diritto stesso. Si stabilisce anche che le seconde cause di appello che sono affidate per opera di questi signori Priori, siano giustificate chiaramente dai primi atti; si fa eccezione nel caso di reperimento di nuovi strumenti pubblici che possano e debbano essere ammessi in queste cause, dopo che, riguardo a questi sia fatto giuramento che si è avuta la novità della notizia. Siano tenuti in realtà e debbano dare la commissione di tutte le cause di appello dei reati entro il termine di dieci giorni seguenti a cominciare dal giorno dell’interposizione, sotto penalità di 25 ducati per ciascun Priore, qualora non abbiano dato la commissione entro detto termine. Incorre in tale pena anche il Cancelliere se si dimentica e se non fa la denuncia. E anche il Sindaco del Comune deputato per le cause qualora non si adoperi sollecitamente e non procuri che si dia commissione entro il termine predetto per le cause in appello, incorra nella penalità predetta di 25 ducati da esigere di fatto da tutti i sopraddetti quando essi abbiano contravvenuto o trascurato nelle dette cose. E durante tutto il tempo del loro ufficio essi Priori, Gonfaloniere e il loro Notaio, o qualcuno di essi non possa incontrarsi in modo reale e personale né essere incontrato per qualche loro propria o per un fatto proprio di qualcuno di loro, né possano farne proposte in qualche concilio. Qualora abbiano contravvenuto, tramite qualcuno o alcuni di loro, non c’è validità, per lo stesso diritto, e si ponga per lo meno la penalità di 100 libbre. E durante tutto il tempo del loro ufficio di Priori e di Vessillifero della di giustizia e di Notaio, per le loro cause e vertenze, dopo il giorno del loro giuramento, non decorre per nessuno di loro una scadenza e siano in quello stato in cui erano nel giorno del giuramento del loro ufficio, e se qualcuno farà mancanze in detto ufficio o commetterà una frode o un inganno è punito a 100 libbre di denaro per ciascuno e per ciascuna volta ad opera del Giudice di giustizia o dei loro sindacatori senza alcuna solennità giudiziaria; e non sia assunto mai più a tenere tale ufficio, ma anzi gli viene revocato e privato. E il Giudice di giustizia sia obbligato e debba far praticare tutte queste singole cose, e le faccia praticare, sotto penalità di 100 libbre di denaro. Inoltre questi Priori e Gonfaloniere non possano proporre o deliberare in alcun Consiglio né tra di loro o in altro modo; il Podestà o uno dei suoi ufficiali o il Capitano del popolo, neppure qualcuno dei suoi ufficiali o un altro ufficiale del Comune di Fermo venga sindacato né verificato, se non dopo finito il tempo del proprio ufficio, sotto penalità di 500 libbre di denaro per ciascuno e per ciascuna volta per questi Priori e Gonfaloniere; e a questa pena, per il fatto stesso, sia condannato in vigore dell’autorità del presente statuto e sia messo fuori dal collegio e dalla società del popolo di Fermo e non può essere ammesso a nessun legittimo atto. Inoltre essi non possano né provvedere, né deliberare su alcuna spesa da pagare da parte del Comune, per qualche causa se non fino alla quantità di 10 libre di denaro soltanto e per una causa necessaria e utile a favore del Comune; e oltre questa somma possano spendere dai beni e del denaro fino alla quantità di 500 libbre di denari, dopo aver fatto la delibere e la provvisione su quello che deve essere speso, decidendo tra di loro insieme con i Regolatori del Comune e con i Capitani delle sei contrade, a maggioranza di essi; ma per una somma superiore non possano fare spese, se prima non è stata fatta la delibera e la provvisione per questa spesa ad opera loro insieme con Regolatori e i Capitani delle arti e questa provvisione e la deliberazione ad opera di questi Priori e Gonfaloniere sia portata, prima, ad un Consiglio speciale del popolo, a votazione con fave bianche e nere, secondo la forma degli statuti che esprimono questo argomento; e se facessero in altro modo non c’è validità di quello che è stato fatto e l’uscita della spesa del Comune non possa in nessun modo essere messa ad opera del Banchiere per qualsiasi richiesta di colore e qualora venisse a riscontrarsi che è stato computato nelle spese di uscita del Comune, il Banchiere paghi di sua tasca; anche se il Banchiere fosse assolto riguardo al suo ufficio e alla sua amministrazione in qualche maniera, ed egli rimane sempre obbligato al Comune sino a quando integralmente ed effettivamente abbia soddisfatto di moneta propria al Comune. Inoltre i signori Priori e il Gonfaloniere nella circostanza in cui ci sia strepito nella Città o nel distretto oppure in qualche tempo di guerra ci sia una rivolta, in qualsiasi circostanza e in qualunque luogo sembrerà a loro che è cosa utile per il Comune, mandino, a spese del Comune, i custodi ai Castelli e ai fortilizi del Comune di Fermo e gli osservatori o gli arcieri, purché siano idonei i custodi che mandano e siano abitanti residenti costanti della Città di Fermo. Inoltre durante tutto il tempo di durata dell’ufficio di questi Priori e di Gonfaloniere di giustizia e loro Notaio, non si può procedere per alcuno di essi ad atti di inquisizione per qualche malefatta o quasi, e fino ad un anno dopo terminato questo ufficio ciò non è concesso, a meno che se non si tratti di omicidio o di percosse fatte pubblicamente o di falsità di testimonianze o di documenti o di fisco di strade, di bestemmia di Dio e dei santi, di tradimento, di violazione di vergini sacre o monache, e a meno che si riscontri qualcosa fatta indebitamente durante il loro ufficio di Priori, che abbiano ricevuto qualche somma di denaro per “baratteria” o che abbiano commesso una frode e tutto ciò sia considerato e praticato se non fosse stato accusato o denunciato da colui che ne ha sofferto il danno; nel quale caso contro di loro o contro qualcuno di essi si può procedere. Inoltre i Priori e il Gonfaloniere di giustizia non possano fare alcuna proposta nel Consiglio generale o in quello speciale se prima questa non è stata deliberata ad opera dei signori Priori e Gonfaloniere di giustizia insieme con i Capitani delle arti, con i Regolatori e con gli uomini chiamati alla Cernita o ad opera della maggioranza tra di essi. Se si facesse in altro modo non c’è validità per lo stesso diritto e il Cancelliere non possa né debba scrivere la proposta fatta sotto pena di 100 libre di denaro da esigere da lui sul fatto ad opera di qualunque ufficiale di questa Città e per ciascuna volta in cui si trasgredisca, inoltre essi non possano concedere alcun ufficio o castellania nella Città o nel contado, se prima questo ufficio non sia stato messo nel bussolo e per chi è imbussolato viene estratto dal bussolo, sotto pena di 100 libbre di denaro per ciascuno e per ciascuna volta che avrà trasgredito. E in nessun modo quello che è stato fatto in violazione di questa forma, non ha validità per lo stesso diritto. Inoltre essi non possano scrivere a favore di qualche condannato per reati nei Castelli del contado, senza l’autorizzazione o la delibera del Consiglio solenne di Cernita, sotto penalità di 25 libre di denaro per ciascun Priore, per ciascuna volta che avessero trasgredito e penalità di 50 libbre al Cancelliere del Comune per ogni volta in cui scriverà ciò. Inoltre essi non possano scrivere una lettera, in nessun luogo, a favore di uffici, di benefici o di conduzione di armigeri a favore di qualcuno che richieda tali cose, e neppure qualora insorgessero controversie e liti tra i Cittàdini o tra gli abitanti del contado, senza la delibera della predetta Cernita, sotto le predette penalità. Inoltre questi Priori e il Gonfaloniere non possano prendere, né trattenere, né cancellare nessuno stipendiario equestre, né fanti senza il consenso, la presenza e la delibera dei Regolatori e della Cernita composte almeno da quattro buoni uomini per ciascuna contrada. Inoltre questi Priori non possano avviare né provocare alcuna guerra né combattimenti o impresa militare, né possono introdurre novità che siano motivo di guerra o di qualche scandalo che ricada su questo Comune, né fare azioni audaci, senza il consenso espresso, la delibera del Consiglio Generale o speciale, sotto penalità di 1000 libre di denaro dai beni e dalla persona, ad arbitrio del Rettore. Riguardo a questo si proceda validamente contro di essi o contro qualcuno di essi anche durante il tempo del loro ufficio e si faccia una inchiesta e la pena predetta venga imposta a loro. E colui che sarà condannato in questa occasione ad una pena inferiore alla morte, diventi perpetuamente infame, e sia privato dei benefici e degli onori del Comune. Inoltre i signori Priori non partecipano alla alcuna cerimonia di nozze o di lutto o di morte di qualcuno, con eccezione per il padre, un figlio, il fratello carnale, la moglie, una sorella, un nipote o cugino o consobrino o altro suo congiunto o affine fino al secondo grado incluso come computato dal diritto canonico. In queste circostanze chi è parente come detto, o affine partecipe insieme con qualcuno dei suoi soci Priori alle nozze, o al lutto, sotto penalità di 25 libbre di denaro per ciascuno e per ciascuna volta. Parimenti essi non possano mandare nessun esecutore nel territorio del contado, se non c’è il consenso dei Regolatori, sotto la penalità predetta, per ciascuno di essi e per ciascuna volta. Inoltre questi Priori e il Vessillifero e il Notaio, dopo espletato il loro ufficio, nel quinquennio successivo possano portare impunemente qualsiasi arma di offesa e di difesa nella Città, purché tuttavia essi non la portino quando saranno nel Palazzo dei Priori, o nel Consiglio Generale o in quello speciale. Inoltre non possono concedere nessun salvacondotto, né sicurtà a nessuno, in modo indeterminato e senza stabilire la durata di tempo; abbiano potere di stabilire questa durata di tempo fino a 10 giorni ma non oltre, senza una delibera della Cernita composta da quattro buoni uomini per ciascuna contrada. Per questo c’è l’autorizzazione anche per cose passate. Questi salvacondotti concessi o da concedere ad opera dei signori Priori o della Cernita solenne devono essere praticati illesi e rispettati da parte gli ufficiali della Città e del contado di Fermo, sotto pena di 100 ducati da pagare sul fatto al Banchiere del Comune da ogni ufficiale trasgressore che non rispetti questi salvacondotti e sia privato del suo ufficio e si intenda privato per l’autorità della presente legge. Questi salvacondotti non siano di pregiudizio alla discussione delle cause civili di fronte a qualsiasi ufficiale, o commissario, arbitro, o funzionario di arbitro che agisce in questa Città o del suo contado. Nonostante questi salvacondotti, queste cause civili vengano discusse, indagate, determinate e decise dagli ufficiali, dai commissari, dagli arbitri e ufficiali di arbitro, anche se questi salvacondotti siano già concessi o si concedono tra persone che hanno tra di loro una o più cause o processi.

 2 Rub.4

Speciale divieto per i signori Priori, il Gonfaloniere di giustizia e anche per il Banchiere del Comune

   Dato che coloro che gestiscono gli uffici pubblici della Repubblica e quelli che hanno la direzione di questi stessi, debbono e sono obbligati ad astenersi dai propri interessi, e la privata utilità per lo più è preferita alla pubblica, ciò non deve esserci: quindi stabiliamo ed ordiniamo che nessuno, in qualsiasi condizione si trovi, che disimpegna le funzioni del Priore o del Gonfaloniere o del Regolatore o del Banchiere in occasione di un prestito di cose o di denaro che essi hanno nel Comune di Fermo e neanche per qualche prestito a qualche suo consanguineo o  affine di primo o secondo grado da calcolarsi secondo il diritto canonico, osi o presuma di dire, ordinare o deliberare o agire che il debito anzidetto per detto Comune in denaro o in cose a detto Comune sia pagato, dato e attribuito a se stesso o ad un suo consanguineo o affine.

2 Rub.5

Le mansioni del Gonfaloniere del Comune di Fermo  

L’ufficio del Gonfaloniere generale di giustizia e del popolo sia questo, cioè dopo che è stata fatta la sua elezione , secondo la forma del capitolo riguardante la sua elezione, il Podestà e il Capitano del popolo, i Priori e il Consiglio speciale del popolo, nell’ultimo giorno di domenica del secondo mese dell’ufficio di chi lo tiene, con il vessillo generale del popolo e di giustizia debbono accedere, dietro questo vessillo, verso il palazzo del Comune, e ivi allora, con il Consiglio Generale presso questo palazzo, colui che è stato eletto Gonfaloniere è obbligato a fare l’accettazione di questo ufficio e a dare buoni ed idonei fideiussori sul dover agire ed esercitare questo ufficio, durante tutto il tempo del suo ufficio, in buona fedeltà e senza frode e secondo la forma dei capitoli e degli ordinamenti che riguardano il suo ufficio e secondo la forma del capitolo riguardante l’ufficio dei Priori su quello che hanno da fare in relazione al Gonfaloniere. Dopo che nel detto modo sono state fatte queste cose, il Podestà, il Capitano e Priori e gli altri tutti del Consiglio, insieme con questo Gonfaloniere e con questo vessillo debbono andare dietro questo vessillo ed entrare nella chiesa che sarà scelta dai signori Priori. Il Podestà e il Capitano o uno di loro deve consegnare il vessillo nelle mani di questo Gonfaloniere e questo Gonfaloniere deve accogliere questo vessillo. Dopo queste cose il Podestà e il Capitano con questo vessillo e tutti quelli del Consiglio devono tornare al palazzo dei signori Priori e qui viene riposto nella camera dello stesso Gonfaloniere questo vessillo nel palazzo e qui deve essere continuamente tenuto e conservato e ben custodito. Questo vessillo non può né deve essere prelevato né portato da questo Gonfaloniere né da qualche altra persona, né in qualche esercito, o cavalcata, né ad alcun tumulto che capitasse (questo non avvenga) nella Città o nel distretto di Fermo o presso qualche luogo per una qualunque causa. Non si può rimuovere senza la presenza, la licenza, il consenso del Consiglio Generale o speciale e neanche di volontà dei signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia o della maggior parte di questi, se non quando si fa il rinnovo del Gonfaloniere viene preso. E questo può essere portato secondo la consueta abitudine al palazzo comunale e alla Chiesa, senza obbligo di solennità alcuna, ma nell’andare e nel tornare con sollecitudine, con cautela e buon impegno per non far succedere nulla su di esso. E allo scopo che questo vessillo possa essere associato con onore, il Podestà il Capitano nel giorno precedente sia obbligato a mandare e far mandare i Capitani delle società che il giorno seguente essi debbano essere presenti per associarsi a questo vessillo insieme con tutte le loro società e a questi Capitani delle società possono essere imposte di penalità, ad opera del Podestà e del Capitano, qualora non intervengano, di soldi 5 per ciascuno. Questo Podestà e il Capitano siano obbligati e debbano eseguire o far eseguire queste cose sotto penalità di 500 libbre di denaro dal proprio salario. A questa pena quando contravvengono debbono essere condannati ad opera degli Avvocati del Comune o dei loro Sindaci. E tutte e singole le persone delle Società del popolo siano obbligate e debbano stabilmente andare al Consiglio quando il vessillo viene consegnato al Gonfaloniere. E il Capitano sia obbligato a far riunire e cercare in questo Consiglio tutti quelli di queste Società, singolarmente, e condannare tutti quelli che non vanno o non vengono a questo Consiglio a cinque soldi per ciascuno e per tutti e singoli coloro che non si recano o non vanno a questo Consiglio e la penalità è riscossa di fatto per questo Comune, facendo eccezione per chi ha un giusto motivo e pertanto non va affatto condannato. Allora nel tempo quando tutti e i singoli saranno in questo Consiglio siano obbligati e debbano accompagnare questo Gonfaloniere sino alla casa o anche i nuovi Priori quando ritorneranno da questo Consiglio, sotto la predetta penalità. E questo Gonfaloniere sia obbligato e debba andare anche armato di milizia, o senza armi, secondo l’opportunità, assieme con il detto vessillo, per volontà di questi Priori o nella loro maggior parte, a confermare il libero, buono e pacifico stato del Comune di Fermo e del popolo. Inoltre quando capitasse per qualche caso che il Podestà o il Capitano chiamano e ricercano i giurati del popolo o qualche parte di essi a dover esercitare il loro ufficio, in modo vantaggioso a favore dello stato buono, libero e pacifico del Comune e del popolo e della società che va mantenuto e difeso e il detto Gonfaloniere insieme con i detti Priori e quelli del collegio siano obbligati e debbano riunirsi in un determinato luogo che viene scelto dai signori Priori o a loro maggioranza, allo scopo che i predetti del popolo possano fare il seguito al detto vessillo e alle altre insegne del popolo e delle società del popolo per onorarli maggiormente. Queste cose avvengono quando saranno richiesti a farlo ad opera dei detti signori Priori o della maggioranza di questi. E questo Gonfaloniere sia obbligato insieme con quelli del popolo e assolutamente debba fare sì che non rimanga impunito un reato, con il pretesto di qualche autorità, quando capitasse che qualche reato sia commesso (cosa che sia allontanata da Dio) sulla persona di qualche cittadino o sia commesso ad opera di qualcuno dei nobili della Città o del contado e quando, dopo che è stata emanata la sentenza del Podestà o del Capitano riguardo a tale reato, entro quindici giorni, questo Podestà o Capitano non avrà fatto eseguire la condanna e la sentenza fatte in occasione di questo reato sulla persona o sulle cose del delinquente, secondo come dovrebbe avvenire per il diritto, allora insieme con 200  giurati del popolo, o di loro maggior parte ed anche insieme con altri buoni cittadini, se lo si considera conveniente, debbano andare dal Podestà o dal Capitano con le armi o senza queste, secondo come sarà necessario, e aiutare il Podestà il Capitano con tutte le truppe per accedere, insieme con i famigli del Rettore, alla casa di quel tale condannato o altrove, in modo che l’esecuzione della sentenza avvenga e la sentenza sia mandata in esecuzione e risulti questa punizione a loro opera, affinché il reato non rimanga senza punizione per il pretesto di qualche potente. E nessuno osi né presuma offendere, né in qualunque modo ingiuriare o ostacolare questo Gonfaloniere o qualcun altro del popolo che sta allora a seguirlo o voglia seguirlo, a parole o nei fatti, con un ostacolo tale che l’esecuzione sia impedita o ritardata. E sia punito chi contravviene, ad arbitrio del Podestà o del Capitano. E qualora siano negligenti il Gonfaloniere o alcuni dei predetti 200 o alcuni altri del popolo, i quali siano stati richiesti a dover fare le cose dette sopra, questo Gonfaloniere è multato a 500 e ogni altro a 50 libbre di denari. E nel periodo dei detti quindici giorni, durante i quali questi signori il Podestà o il Capitano o il Gonfaloniere e gli altri predetti del popolo debbono far fare l’esecuzione predetta, nessuno della Città di Fermo osi tenere aperto l’alloggio suo, fino a quando il castigo per questo reato non sarà avvenuta nella persona o nelle cose, come già detto, sotto penalità di 10 libbre di denaro per ciascuno e per ciascuna volta. E chiunque facesse impedimento, (cosa che non possa avvenire) in qualsiasi maniera, contro questo Gonfaloniere o contro qualcun altro del popolo o contro qualcuno del suo seguito, sia punito ad arbitrio del Podestà o del Capitano, dopo aver verificato la qualità del reato e la condizione della persona e del tempo e del luogo. Inoltre il signor Gonfaloniere insieme o senza questi Priori sia obbligato tuttavia, dando prima notizia di informazione sulle cose dette sopra al Podestà o al Rettore di questa Città deputato dal Comune di Fermo, a congregare in una determinata parte dell’abitazione o del Palazzo dei signori Priori, tutti i sei capitani delle contrade, delle società del popolo, anche i capitani delle arti di queste società del popolo e trattare insieme con questi, per provvedere e disporre ogni singola cosa che sia considerata essere utile e necessaria per la società e per il collegio di questo popolo, a sua salvezza e il rinnovamento, bensì dopo che tra di loro sia stata realizzata questa disamina. E faccia venire tutti insieme alla presenza dei Priori e interrogare e ammonire sulle cose che sono state esaminate e provvedute e terminate ad opera loro a favore dell’utilità e a vantaggio di questo popolo. E il signor Podestà il Capitano e Priori mettano in esecuzione come loro stessi Podestà e Capitano e Priori considereranno che sia il migliore espediente.  E questi sei capitani o gli altri delle contrade e delle società delle arti del popolo siano obbligati e debbano obbedire a questo Gonfaloniere e in queste e in altre cose spettanti al suo ufficio, a sua richiesta ed a suo mandato, sotto pena di cinque soldi di denaro per ciascuno e per ciascuna volta, quando abbiano contravvenuto e prendendo in considerazione la qualità del reato, esigendo anche una pena maggiore, ad arbitrio del Rettore.

2 Rub.6

– La elezione del Podestà e del Capitano

   Stabiliamo ed ordiniamo e con questa legge assicuriamo che il Podestà e il Capitano della Città di Fermo debba essere eletto nel modo qui dichiarato, cioè che i signori Priori del popolo e il Gonfaloniere di giustizia, nel primo mese del governo del Podestà o del Capitano nel Consiglio Generale o in quello speciale facciano estrarre dalle cassette o dalle borse dove sono (scritti) gli ufficiali, gli elettori del nuovo Podestà o del Capitano e qualora non lo facessero sottostanno alla pena di 100 libre di denaro per ciascuno e per ciascuna volta. E questi Rettori entro un mese da calcolare dal giorno dell’estrazione, facciano eleggere da loro stessi, o ad opera di altri, il nuovo Podestà o il Capitano, sotto pena di 100 libre di denaro, per ciascuno e per ciascuna volta, quando avessero contravvenuto. La quantità del loro salario, poi, viene da essi espressa nel tempo quando si deve fare l’elezione di questo Podestà; dichiarando anche il numero degli ufficiali e dei famigli. In modo simile si faccia anche per il Capitano, quando viene eletto ad opera dei Sindaci, oppure di questi Rettori o per mezzo di lettere del Comune con i modi, i patti e le condizioni dette cioè che il Podestà deve portare o avere e tenere due Giudici buoni ed idonei d’età maggiore di 30 anni e di questi uno sia dottore in leggi e di questo dottorato egli deve informare i Priori e il Gonfaloniere in carica nel tempo, entro cinque giorni dopo il giuramento del Podestà, sotto pena di 100 fiorini d’oro. E il secondo giudice sia uomo abile e il dottore in leggi debba esercitare l’ufficio delle leggi civili; mentre l’altro dovrà essere deputato come Giudice nelle cose penali; inoltre avere due soci letterati della detta età, buoni ed idonei; cinque notai buoni, idonei ed esperti di età maggiore di anni 25, e di questi uno deve essere deputato ai reati, e uno alle cose straordinarie e i restanti tre Notai al governo dei nostri Castelli cioè il Porto, Torre di Palme e Marano <=Cupra Marittima>. Deve tenere quattro damigelli, venti domestici o buoni tiratori e adatti a dover portare armi, quattro cavalli armigeri e un cuoco. Non conduca con sé alcun ufficiale che provenga da qualche terra o luogo vicino alla nostra Città Fermana per 40 miglia, né possa condurre né tenere alcun ufficiale che sia stato condannato per aver gestito male il suo ufficio nella nostra Città, né alcun altro che sia stato al servizio di Rainaldo da Monteverde, un tempo tiranno di questa Città come un secondo Nerone. La persona del Podestà e dei suoi ufficiali e famigli, dopo espletato l’ufficio, non può essere riconfermata né stare in alcuno ufficio o ministero del nostro Comune, fino al tempo che è limitato dai nostri statuti e ordini. In questo ufficio deve risiedere di persona, continuamente, e non pernottare fuori dalla Città, durante questo suo ufficio, se non c’è l’espressa autorizzazione del Consiglio e in tale occasione sia per l’utilità del Comune di questa Città, e mai in nessun modo per sua utilità o comodo proprio, sotto pena di 25 fiorini d’oro per ciascuna volta e per ciascun giorno. Non debba profittare nulla per la carcerazione di qualcuno né per la custodia. Non debba trattenere alcuno nel palazzo per un debito civile oltre una giornata, ma lo deve mandare alle carceri del nostro Comune, dove costui debba stare costretto; né può trattenere alcuno oltre una giornata nelle carceri del suo palazzo o nel palazzo stesso per un processo penale, se non nel caso in cui venga condannato principalmente nella persona o sotto condizione. Sia obbligato a mandare uno dei suoi operatori ufficiali insieme con uno dei Regolatori del nostro Comune, ogni qualvolta venga richiesto, a fare la presentazione ai Castellani delle Rocche del nostro contado, la presentazione della sua persona ai suoi ufficiali e cavalli. Sia obbligato a fare la presentazione ai Regolatori del nostro Comune, a loro richiesta, due volte al mese. E affinché nelle presentazioni sia evitata ogni frode, dato che alcuni in modo particolare usano essere presentati come famigli, e questi fanno qualche arte nella Città, o sono lenoni, con la presente legge si fa la prevenzione per cui nessuno dei famigli del Podestà o del Capitano o di qualunque ufficiale del foro, qualora eserciti qualche arte o sia lenone e non abiti nel palazzo non debba essere ricevuto né essere accolto per famiglio. Qualora si contravvenga, facendo diversamente, sia assolutamente offeso e mai ammesso alle presentazioni. Inoltre non deve percepire, o profittare nulla oltre detto salario e i detti emolumenti e altre cose permesse e concesse dalla forma degli statuti del nostro Comune; se non quel che deve avere per ciascuna persona catturata nella piazza di San Martino per un debito civile, cioè quattro soldi; ma fuori da questa piazza, dentro la Città, otto soldi di denaro per ciascun catturato. All’occasione però nel Contado otto soldi per ogni famiglio e per ogni giorno. Per debito di fisco non debba avere nulla, né debba ricevere, durante l’ufficio suo, alcun servizio, né regalo né dono ospitale, ma deve contentarsi soltanto del suo salario e degli emolumenti che gli sono concessi dalla forma dei nostri statuti e ordinamenti. A sue spese e a suo costo debba avere per il suo ufficio e metterci la carta, la cera e l’inchiostro opportunamente. Prima del semestre predetto non debba venire di persona, né lui né i suoi ufficiali né i famigli presso questa nostra Città, né restare nella Città per quattro giorni. E la venuta, la sosta, la permanenza e la partenza di lui, dei suoi ufficiali e famigli dovrà essere a suo rischio, pericolo e sorte, a sue spese e costi. E qualora la morte rapisca (non sia mai) la persona di questo Podestà durante il suo ufficio, si soddisferà il dovuto dell’infrascritto salario soltanto per la rata del tempo. Pertanto sia obbligato a permanere di persona al continuo esercizio dell’ufficio di questo governo insieme con tutti e i singoli i sopradetti e non tramite un Vicario né un sostituto per tutto il predetto tempo. E deve rimanere parimenti, dopo ultimato l’ufficio, per otto giorni continui per il sindacato o per dover far rendiconto insieme con i suoi ufficiali e famigli. E nel frattempo, fino a quando questo sindacato sarà stato definito con sentenza per l’assoluzione o per la condanna (che non lo sia), la quarta parte del suo salario scritto sotto, resta al modo di deposito, presso il Banchiere del nostro Comune. Inoltre non debba né possa essere sindacato durante il tempo del suo ufficio, e qualora venga sottoposto a sindacato durante questo tempo, tale sindacato non ha alcuna validità giuridica e qualora nel predetto tempo avvenisse il suo sindacato deve pagare e lasciare al nostro Comune la terza parte del suo salario scritto sotto. Infine deve lasciare in questo Comune dalle cose sue proprie quattro buone balestre in stato sufficiente con i crochi o con buoni bandoni. E debba lasciare in questo Comune otto dei suoi pavesi <scudi>. Pertanto il salario che egli debba ricevere dal nostro Comune per sé, e per questi suoi ufficiali, per i famigli e per i cavalli, sarà di 2.720 libre di denari della nostra usuale moneta corrente in questa Città in quel tempo. Si aggiungano però queste condizioni in questo statuto: che questo Podestà entro il periodo di tempo del proprio ufficio non farà in modo né consentirà che il predetto suo salario abbia ad essere aumentato. E se capitasse che questo Podestà o qualcuno dei suoi ufficiali o famigli, durante il tempo dello sindacato venisse condannato, o prima, o dopo per qualche ragione o causa, non richiederà poi nulla, né questo Podestà né qualcuno di questi ufficiali, né riceverà rappresaglia alcuna dal loro Comune, o da qualunque altro Comune, o signore o Rettore; né essi la useranno se fosse concessa contro un Comune o contro singole persone di questa Città o del suo distretto o di terra alcuna che è tenuta per questa Città, o è raccomandata a questa stessa. Egli rinuncerà espressamente a tali rappresaglie, a nome proprio e per ciascuno dei predetti, con una remissione plenaria e per queste farà solenne promessa ratificata validamente. E nell’iniziare il suo ufficio assegnerà e darà al Cancelliere del nostro Comune la delibera che viene fatta per l’occasione dopo l’accettazione in forma pubblica, legalmente, adempirà e deve essere nei Consigli della sua terra sul fatto che ciò si farà e resterà stabilmente valido. Inoltre questo Podestà non debba portare con sé, né tenere alcun Giudice né ufficiale che abbia un divieto nella nostra Città secondo la forma dei nostri statuti e questo tempo del divieto venga espresso specificamente ai Giudici e gli altri ufficiali nel dover mandare l’elezione. Quando poi si realizzerà l’elezione del Capitano del popolo, o del Giudice di giustizia, tutte le cose dette sopra vengano espresse e ripetute nell’elezione di essi e di ciascuno di essi. Si fa salvo e si riserva che il salario e il numero degli ufficiali, dei famigli e dei cavalli ed anche alla consegna delle balestre e dei pavesi, rimane deve rimanere nei poteri e nella volontà dei signori Priori e del Gonfaloniere di giustizia e dei Regolatori, dei Confalonieri delle contrade, dei Capitani delle arti e della Cernita di quattro buoni uomini per ciascuna contrada, oltre ai predetti. E quello che questi faranno, diranno, e delibereranno, almeno a maggioranza, riguardo al salario, e al predetto numero degli ufficiali, e alla consegna che dovrà essere fatta al nostro Comune, come già detto, abbia piena forza di validità, nonostante qualunque altra statuto che si esprima in contrario.

2 Rub.7

Il giuramento del Podestà e del Capitano, loro potere e mansioni

   Ordiniamo che il Podestà della Città di Fermo sia e si intenda essere il Giudice ordinario della Città, del contado e del distretto di Fermo e per l’autorità del presente statuto e senza alcuna riserva di giurisdizione, abbia e debba avere e s’intenda che gli sono attribuiti, dati e concessi ogni potere e ogni giurisdizione sia di mero e misto impero, sia anche di qualsiasi giurisdizione con poteri di spada e senza, tanto nelle cause civili, come anche nelle penali e in quelle miste. Ed è il suo Giudice dei reati deputato da lui stesso ai reati abbia e debba avere autorità e potere di fare inchieste e procedere, a meno che la forma degli statuti non preveda altro, usando ogni via e giurisdizione per tutte e singole le cause penali e miste e per tutti e singoli gli atti e in ogni e singolo atto che verte in giudizio fuori o che verte su cause criminali o cause miste fino alla sentenza esclusivamente. E queste sentenze debbano essere promulgate soltanto ad opera del Podestà e non da alcuno dei loro Giudici, né dal vicario, se non in caso di assenza o di un altro legittimo e giusto impedimento; in questo caso la promulgazione viene fatta dal suo Vicario per sentenze penali o miste. Pertanto al Capitano della Città di Fermo si intendano attribuiti e concessi i poteri e la giurisdizione assoluta negli appelli interposti e da interporre, tanto nelle cause civili quanto nelle criminali e in quelle miste. Peraltro viene negata e si intenda che il Capitano assolutamente non abbia poteri, né giurisdizione nelle prime cause civili e miste, se non sono cause nel modo di appello o di nullità, intentate principalmente e incidentalmente o nelle cause di domanda di riduzioni ad arbitrio di un buon uomo, o cause di restituzione all’integro; oppure quando si faccia per la forma di qualche statuto speciale o per una delibera in cui sia attribuita una giurisdizione al Capitano o l’attribuiranno in futuro. Pertanto nelle cause penali sia concessa e si intenda che il Capitano abbia giurisdizione, e poteri di fare inchiesta e procedere, condannare, fare esecuzioni per i reati, i delitti e tutti gli eccessi al modo come il Podestà. Ci sia la prevenzione tra questi Rettori riguardo al dover fare inchieste su questi reati e abbia luogo attraverso la semplice consegna della copia alla camera, nonostante qualsiasi altro statuto contrario. Si fa salvo che sempre debbano essere consegnati al Podestà e alla sua Curia le denunce sui reati che i Sindaci del contado hanno dovere di fare. Inoltre sia attribuita e si comprenda che al Capitano sono concessi in modo assoluto e attribuiti i poteri e la giurisdizione sulla grascia (annona) e contro coloro che esportano i viveri della Città o dal contado, e di dare esecuzione a tutte e singole le sentenze criminali, emanate da parte di qualsiasi Rettore di questa Città e compiere l’esecuzione personalmente realmente, come in esse si contiene, di fatto, senza processo alcuno e inoltre negli altri casi in cui la giurisdizione è concessa a lui, o gli sia stata concessa dalla forma dei nostri statuti. E questo Podestà, e anche il Capitano giurino sui santi Vangeli di Dio, toccando corporalmente il registro che per l’esaltazione, la magnificenza e per l’onore della sacrosanta Chiesa Romana e del santo signore nostro Papa, egli governa, salvaguarda, regola e mantiene, per quanto a lui possibile, la Città Fermana e il suo contado e distretto, le giurisdizioni, i privilegi, le cose, i beni mobili e immobili, la società e il collegio del popolo di questa Città. E qualora siano stati perduti alcuni beni del Comune di questa Città, si impegni con tutte le sue possibilità e li recuperi e si adoperi per recuperarli. Egli deve tenere le cose recondite e i segreti del Comune e non rivelarli ad alcuno in nessun modo e sempre dare Consigli a vantaggio del Comune. Egli è impegnato ad eseguire e a far eseguire tutti gli statuti di questo volume e le delibere e gli ordinamenti già fatti e quelli che si faranno, senza alcuna riduzione né eccezione e li fa adempiere ai suoi ufficiali; a conservare nei loro diritti le chiese, le persone ecclesiastiche, le vedove, i pupilli, gli orfani e altre persone misere e tutte le altre persone; a mantenere i Priori del popolo e Gonfaloniere di giustizia e anche gli altri Confalonieri delle contrade, le arti e tutto il collegio di questo popolo, e lo stesso popolo tutto e mantenere e regolare e gestire e favorire la sua libertà e la pace, per quanto a lui possibile; a permanere continuamente di persona ad opera sua e dei suoi ufficiali in questo ufficio per tutto il tempo del loro ufficio e di quello di ciascuno di loro, e per tutto il tempo del sindacato, a non abbandonarlo per alcuna ragione né causa pernottando fuori dalla Città di Fermo e dal suo distretto fino al termine del suo ufficio; a meno che non sia per un servizio del Comune di Fermo, nel quale caso che venga autorizzato a pernottare e assentarsi con la licenza e con il mandato del Comune. E senza l’espressa licenza del Consiglio Generale poi non può recarsi nella sua patria o ad altro luogo, per i suoi comodi e sua utilità o comodo, ad esercitare un qualche ufficio o una Rettoria fuori Città e contado, sotto pena di 25 fiorini d’oro per ciascun giorno e per ciascuna volta. È in ogni caso è obbligato a fare il rendiconto di questo suo ufficio secondo la forma della sua elezione e la lettera presentatagli per questo ufficio, ciò insieme con tutti gli ufficiali, i famigli e i cavalli per i quali egli si obbliga principalmente e abbia dovere in ogni caso. Non chiederà l’arbitrato né lo farà chiedere nel Consiglio, né alcun’altra cosa contro la forma degli statuti del Comune. Né farà alcuna proposta, né la fa fare per la sua riconferma, né proporrà di essere rieletto come Podestà o Capitano; né si adopererà a queste cose per tutto il tempo che gli è proibito secondo la forma dei nostri statuti. Si contenterà del suo salario senza alcun altro emolumento e non chiederà di più, né riceverà di più direttamente, né indirettamente per nessuna richiesta di colore, ad opera sua dei suoi ufficiali, o famigli o altra persona sottomessa. Sosterrà, favorirà e proteggerà l’ufficio del signor Capitano e lo stesso Capitano di questa Città, usando deferenza per lui e per il suo ufficio secondo la forma degli statuti riguardanti il suo ufficio, e così vicendevolmente da parte del Capitano verso il Podestà. E qualora capitasse che qualcuno dei suoi ufficiali o dei suoi famigli a causa di qualche suo ufficio, fosse condannato dai raziocinatori del Comune o dal Sindaco di esso, egli non chiederà rappresaglia alcuna e non ne accoglierà e non ne farà uso da parte di qualche signore, né da qualche Comune contro il Comune, né contro qualche altra persona speciale di questa Città o del suo distretto o di Terra alcuna che fosse, o è tenuta favorevole al Comune di Fermo, in occasione della condanna che avviene di lui stesso o di altri della sua servitù. Non riceverà per sé servigi, né doni ospitali da alcun concittadino o persona del contado di questa Città, non si metterà né a mangiare né bere insieme con alcun cittadino, o abitante del contado, o alcun altro che abita in Città o nel contado, se non insieme con i signori Priori e con il Gonfaloniere di giustizia e se non avverrà quando lui stessosi reca nel territorio del contado di questa Città, fuori della Città per alcuni fatti del Comune. Parimenti il Podestà è obbligato, anche il Capitano e ogni altro Rettore, a fare la presentazione di sé, dei suoi ufficiali, della servitù e dei cavalli secondo la forma del precedente capitolo. Inoltre sia obbligato a mandare un ufficiale con i Regolatori secondo quanto espresso nel precedente capitolo; inoltre a leggere le sentenze penali nel Consiglio Generale alla presenza del Banchiere e del suo Notaio, e non in modo diverso, sotto penalità di 100 libbre di denari per ciascuna volta e debba personalmente consegnare a questo Notaio la copia di queste sentenze penali in carta pergamena di mano del Notaio dei reati che le ha scritte o lette; subito dopo lette queste sentenze il Rettore che contravviene è in penalità di 200 libre di denaro per ciascuna volta e per il Notaio dei reati, la penalità di 25 libre di denaro per ciascuna volta. E al termine del loro ufficio, nei quattro giorni prima della scadenza sia obbligato e debba restituire e consegnare ai Regolatori di questo Comune tutti i suoi registri, processi e scritture e filze tramite l’inventario, legati con sigillo apposto di questi Regolatori, purché questi registri abbiano le copertine di pergamena e in queste copertine siano dipinti gli stemmi di ciascuno di questi Regolatori, sotto la pena predetta. E il Rettore non possa ricevere né avere alcuna cosa né quantità di denaro per suo atto o tramite un altro, da parte di nessuna persona per l’occasione delle carceri o della custodia, sotto penalità di 100 libre di denaro per ciascuno, e per ciascuna volta, da prelevarsi sul fatto da lui. Inoltre questo Rettore nel suo palazzo o nelle carceri o altrove non possa tenere recluso, né può carcerare né far carcerare o detenere altrove, se non nelle carceri comunali nel Girfalco, per più di un giorno, qualcuno che è catturato per debito pecuniario, se non nelle carceri del Comune Poste nel Girfalco, sotto pena di 100 libre di denaro. Quando poi si tratta di un reato o crimine per il quale la pena da dover imporre viene ad essere principalmente personale o sotto condizione, il Rettore possa detenere nel palazzo qualsiasi persona da condannarsi a questa pena personale o farla tenere nel suo palazzo o farla porre e custodire nelle carceri del suo Palazzo, a suo arbitrio di volontà, e per questa cosa non può ricevere né far prendere alcuna somma di denaro in nessun modo. I famigli del Rettore ricevono per ogni persona catturata per debito civile nella piazza di San Martino soldi quattro; e fuori della piazza all’interno della Città, soldi otto; e nel contado, poi, per ciascun giorno e per ciascun famiglio soldi otto, senza spese. Riguardo al debito fiscale il Rettore mandi i famigli gratis. Egli adempirà tutte e singole le cose in generale e le farà adempiere, tramite i suoi ufficiali e famigli, con buona fedeltà e senza frode, rimuovendo l’odio, le simpatie, il timore, le suppliche e ogni simpatia speciale né antipatia, come si sa che il suo ufficio comporta. E sia aiutato e salvato da Dio, giurerà sui santi Vangeli sotto valore del suo giuramento e obbligandosi con tutti i suoi beni e per la pena contenuta nello statuto, per le cose che in qualche modo abbia contravvenuto, e con la pena di 200 libbre di denari nei singoli capitoli sopra detti, nei quali non sia imposta una specifica pena per qualche trasgressione o mancato adempimento da parte di questo Rettore. Egli prometterà al Cancelliere comunale, che fa la stipula per questo Comune, o al Sindaco di questo Comune, solennemente a vantaggio del Comune stesso e delle particolari persone a ciò interessate, che adempirà tutte queste e singole cose. E il Cancelliere in carica di questo Comune darà lettura di ogni cosa, nel tempo del giuramento e presenterà ciò in tali scritti, che saranno redatti in forma pubblica. Si proceda e si compia in modo simile in ogni singola cosa nel giuramento del signor Capitano. E questo Capitano sia contento del suo salario e di altri suoi emolumenti, come si procede nella sua elezione o per gli statuti del Comune di Fermo. Non possa percepire da questo Comune nient’altro, né sia valido chiedere né esigere altro; neanche da parte di persone particolari e speciali, sotto pena di 100 libre di denaro per ciascuna volta in cui contravvenisse. Inoltre questo signor Podestà sia obbligato, anche il Capitano, all’inizio del proprio ufficio rivolgersi a tutti e singoli Consiglieri del Consiglio Generale e di quello speciale e li faccia giurare che dovranno venire al Consiglio quando verrà dato un bando dall’Araldo e se omettesse o di farlo c’è penalità di 500 libbre di denari per il Podestà o per il Capitano.

2 Rub.8

– Il divieto per gli Ufficiali stranieri

   Stabiliamo ed ordiniamo, con lo scopo di dover conservare il presente libero e popolare Stato e di liberarlo dai mali e far memoria delle cose passate, che Giovanni Bartolini e ser Bartolomeo Gori da Arezzo, un tempo Podestà e Cancelliere di Fermo e Andrea da Spoleto e Matteo da Castello e anche tutti gli altri e singoli forestieri che ci furono nel tempo del signor Rainaldo da Monteverde, per qualche ufficio o stipendio, o provvigione nella Città o nel contado di Fermo, non possano stare in alcun ufficio né in futuro, possano esercitare a stipendio nella Città di Fermo o nel suo contado. Se si facesse diversamente non c’è validità giuridica e incorrano per il fatto stesso nella penalità di 1000 fiorini d’oro per ciascuno e per ciascuna volta per essi stessi e per coloro che consapevolmente eleggessero questi o qualcuno di loro. Si intenda che ciò ha validità per tutte le singole le persone che sono delle case loro o consanguinei dei detti Giovanni e Bartolomeo, Andrea e Matteo predetti. Inoltre nessuno che venga da alcuna Terra o da un luogo vicino alla Città di Fermo nello spazio di 40 miglia possa stare nel suo ufficio in questa Città o nel suo contado, con qualche Rettore o pro Rettore di questa Città. Inoltre che nessuno che sia stato Prorettore nella Città di Fermo per la durata di cinque anni calcolati da quando ha ultimato il suo ufficio possa accedere a nessuno ufficio presso questa Città e neppure esercitarvelo. I Giudici che nel tempo siano stati in questa Città per qualche ufficio non possano stare in questa Città in un ufficio calcolando tre anni da quando hanno ultimato il loro ufficio. Il divieto è di due anni per i militari e per i notai; e di sei mesi poi per i damigelli e per i famigli. Quando si deve fare l’elezione di un Rettore o di fiduciari della Città di Fermo sempre abbiano informazione speciale su questi divieti, espressamente. Inoltre chiunque dei Rettori o degli ufficiali della Città di Fermo fosse stato condannato per la sua mala amministrazione in questa Città di Fermo, nel seguito, non possa tornare per alcun ufficio presso questa Città e qualora si facesse diversamente non ha validità giuridica, ma sia subito annullato per il fatto stesso e colui che contravviene incorra nella pena di 200 libre di denaro per ciascuno e per ciascuna volta. Inoltre nessuno può essere eletto né assunto come Rettore della Città di Fermo o per qualche ufficio di in questa Città di Fermo principalmente e a sua opera in una Città o Terra o luogo dove era Rettore al tempo di questa sua elezione in detta Città o allora era principale ufficiale, sotto la predetta pena e quando lo si eleggesse in modo diverso e accettasse non c’è validità giuridica. Pertanto anche nell’elezione di qualche Rettore di questa Città si deve fare menzione speciale pertanto di ciò, in modo tale che non siano Rettori da una stessa Città né contado, nello stesso tempo. E nessuno che proviene da uno stesso luogo sia successore nello stesso ufficio, di un altro che provenga dallo stesso luogo. Parimenti ordiniamo che il Podestà e ciascun Rettore, stabilito principalmente in questa Città di Fermo, sia obbligato a pagare la penalità per tutto quello che è stato commesso, fatto, perpetrato, omesso o dimenticato da parte dei suoi ufficiali o famigli o di qualcuno di questi nel detto ufficio e durante il tempo di questo ufficio e per tutte le singole le cose che fossero commesse, perpetrate o omesse ad opera dei suoi ufficiali, o famigli o qualcuno di questi; il Rettore deve pagare la condanna fatta o da farsi per tale colpevolezza. Qualora a delinquere sia lo stesso Rettore principalmente o per l’autorità della presente legge egli va considerato e si comprenda che essendo fideiussore di tutti gli ufficiali, i famigli e di ognuno di questi, per l’autorità della presente legge si comprenda che ha rinunciato al beneficio della fideiussione come compete ogni altro beneficio o competesse o possa competere, nell’occasione predetta, a questo Rettore.

2 Rub.9

L’ufficio del Cancelliere

  Stabiliamo ed ordiniamo che il Cancelliere del Comune di Fermo sia e debba essere originario della Città di Fermo e sia obbligato a fare tutte singole le delibere e gli ordinamenti, anche i decreti e le decisioni che si facessero ad opera dei magnifici signori Priori del popolo e dal Gonfaloniere di giustizia, dalle Cernite, dalle delibere, dai Consigli speciali e generali anche dal parlamento di questa Città. Inoltre questo Cancelliere sia obbligato a fare di propria mano o a far fare ogni singola lettera missiva e responsiva, emanate da parte del Comune di Fermo, e tutti gli atti di concessioni, assoluzioni, le rivendicazioni, grazie, alienazioni ed ogni contratto ad opera di questo Comune, e pertinente a questo Comune, e questo Cancelliere deve fare il rogito delle cose predette. Questo Cancelliere sia obbligato a registrare le decisioni, le delibere e tutti i decreti scrivendoli di propria mano o di mano altrui; e pubblicare di propria mano tutti e singoli i giuramenti dei signori Priori e del Vessillifero di giustizia e degli altri ufficiali di questo Comune; il predetto Cancelliere sia obbligato a farne la narrazione e la comunicazione. E per tutte le cose che sono di competenza del suo ufficio, nessun altro possa né debba intromettersi, se non per volontà che proviene dallo stesso Cancelliere. Inoltre sia obbligato a tenere un registro grande degli atti che abbia fogli di pergamena o di papiro e in questo siano registrate tutte le delibere e ordinamenti di questo Comune, del Consiglio Generale o speciale e le decisioni deliberate o da deliberare ad opera di coloro che deliberano. Inoltre un altro registro in cui vengono registrati i diritti di proprietà, i contratti del Comune e gli obblighi da soddisfare, le donazioni e i decreti. Inoltre un altro registro in cui vengono scritte le decisioni che si fanno ad opera delle Cernita. Inoltre non può scrivere nessuna proposta in alcun Consiglio, che nel giorno precedente, nella Cernita non sia stata prima deliberata e anche registrata, sotto pena di 50 libre di denaro da prelevare sul fatto. Qualora si facesse qualcosa diversamente non ha valore giuridico. Inoltre non può sigillare nessuna missiva con il sigillo del Comune se in una fase precedente non sia stata votata con fave nere e bianche tra i Priori. Inoltre non si possa leggere né scrivere o notare nessuna proposta che sia contraria alla forma degli statuti o di qualche statuto, sotto pena di 100 libre di denaro che deve diminuire a se stesso. Se si facesse diversamente non ha validità. Questo Cancelliere inoltre sia obbligato né debba, sotto la pena di giuramento fatto, e con la penalità di 25 libbre di denari, registrare al termine di ciascun bimestre, nei predetti registri, tutte e singole le deliberazioni dei Consigli, le decisioni, le Cernite, i contratti, e le provvigioni del Comune, cose fatte e celebrate nel bimestre predetto, in modo tale che al termine di ciascuno degli offici del priorato, risulti chiaramente che cosa è stato fatto e deliberato nel tempo dell’ufficio dei signori Priori. Inoltre questo Cancelliere, nei quindici giorni che precedono l’ultimazione di qualsiasi ufficio di un Rettore della Città di Fermo, che viene sindacato e deve essere sindacato ad opera di un Sindaco forestiero da eleggersi ad opera dei signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia; sia obbligato e debba mandare una lettera per tutto il contado di Fermo per rendere noto alle comunità il sindacato di questo Rettore, lo renda noto alle comunità e a tutte e singole le persone di questo contado, in modo tale che questo sindacato sia noto a tutti e coloro che vogliono fare lamentele su questo Rettore non possono far pretesto di non avere informazione di questo sindacato. Qualora il Cancelliere fosse negligente in queste cose, incorra nella pena di 50 libbre di denaro per il fatto stesso, per ciascuna volta in cui ha contravvenuto e sia stato negligente.

2 Rub.10

– L’ufficio dei Notai dei signori Priori

   Stabiliamo ed ordiniamo che il Notaio eletto, estratto dall’urna, e destinato al servizio dei signori Priori del popolo, al Gonfaloniere di giustizia della Città di Fermo e al loro incarico, sia tenuto e debba, giorno e notte, stare e passare il tempo con i signori Priori del popolo, il Gonfaloniere di giustizia, e nel palazzo degli stessi durante il tempo di due mesi del suo incarico, e di non allontanarsi da essi senza il loro permesso, sotto pena 25 fiorini d’oro per ogni volta che contravvenga. E durante detto tempo sia obbligato scrivere, e registrare ogni lettera spedita o ricevuta, i bollettini e tutte le altre scritture secondo il volere e l’incarico dei signori Priori e del Gonfaloniere di giustizia: fino a tanto però che non si trattenga dall’ufficio del Cancelliere, se non in quanto provenga dalla volontà dello stesso Cancelliere.

2 Rub.11

– L’ufficio e l’ordine da tenersi dai Confalonieri delle contrade e dagli altri cittadini di queste contrade.

   Al fine che abbiano efficacia la tutela del presente libero stato popolare di questa Città, e la resistenza contro i tentativi di tutti quegli iniqui che vogliono perturbare questo stato di queste contrade, in qualsiasi modo, e al fine di mettersi contro quei disordini che sorgono casualmente improvvisi da cui in qualche modo questo Stato possa ricevere danni, stabiliamo e disponiamo che tutte le volte che in questa Città o in qualche contrada di questa Città ci sia, insorga o si inizi un disordine, un tumulto o un’adunata ad opera di chiunque o altro qualunque, di qualsiasi condizione siano, che verosimilmente, per effetto, possa prestarsi ad essere un ostacolo per questo Stato, su mandato o richiesta dei signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia o del Podestà o del Capitano del popolo di questa Città e anche da se stessi, tutti e singoli i Confalonieri delle contrade di questa Città che tengono i vessilli piccoli di questo Comune, allorché si avvedano e ne facciano costatazione, siano obbligati e abbiano dovere cioè ciascuno nella sua contrada ad esporre i vessilli davanti alla propria abitazione e adoperarsi secondo le possibilità a riunire o far riunire tutti e singoli quelli della propria contrada presso tale vessillo. E tutti costoro di questa contrada siano in obbligo e abbiano dovere di andare a seguire questo vessillo e obbedire a questo Gonfaloniere. E questo Gonfaloniere, con questo vessillo, con quelli della contrada e costoro della contrada, tutti, siano obbligati ad andare e stare con armi e con mezzi di difesa, insieme con  il Gonfaloniere e sotto questo vessillo per dover fare resistenza contro chiunque di coloro che vogliano turbare lo Stato e per andare al palazzo di residenza di questi signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia e obbedire e ottemperare a questi signori Priori e al Gonfaloniere in ogni singola cosa che a loro viene comandato da costoro e fare, compiere e adoperarsi per tutte e singole le cose a vantaggio della salvaguardia di questo Stato: E i Gonfalonieri predetti che contravvengano in queste cose o in qualcuna di esse, vengano puniti con penalità di 100 libre di denaro, per ciascuna volta, omettendo ogni formalità e ufficialità, senza altra cosa, ad opera del Podestà o del Capitano, e nondimeno per il fatto stesso si faccia a costoro la privazione di ogni ufficio e di ogni beneficio di questo Comune. Chiunque altro, poi, di questa contrada che non si mette al seguito o ricusi di doversi associare come detto a questo vessillo e a questo Gonfaloniere, nel modo predetto, sia punito per ciascuna volta a 25 libbre di denaro. E per sostenere le spese che occorrono a questi Gonfalonieri, nel giorno del loro giuramento e dell’accoglienza di questo gonfalone, si debba avere dalle finanze di questo Comune un fiorino d’oro per ciascuno degli stessi e il Banchiere del Comune deve darlo a loro.

2 Rub. 12

– Il modo di riunire i Consigli, di fare in questi le proposte e le arringhe e le delibere.

   Stabiliamo e ordiniamo che ogni qualvolta, per qualche caso, bisognasse riunire il Consiglio generale o quello speciale oppure entrambi, la riunione non ha validità se non con il consenso e con la volontà dei signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia. E qualora lo si farà per volontà di questi, il Podestà o il Capitano è obbligato a che si faccia il bando, un giorno per l’altro, o di mattina per la sera, a meno che non ci sia una causa o necessità urgente, nel quale caso per il Consiglio generale o per quello speciale o per entrambi per cui si deve fare il bando pubblicamente per lo stesso giorno di Consiglio, secondo come questi Priori daranno ordinanza, e i Consiglieri vengano al Consiglio. E se capitasse qualche caso di un Consiglio opportuno che è espressamente l’effetto della forma di qualche statuto, bisogna far conoscere per questo la causa, ossia questa sia dichiarata da chi fa il bando della riunione dicendo che avviene per tale causa, allora venga comunicata e la commissione di tale tipo sia fatta a lui in modo dettagliato. E dopo che sono stati fatti il bando e la sua relazione a questo Rettore e al Notaio delle delibere, gli stessi signori Priori e il Gonfaloniere, alla presenza di questi e del Podestà o del Capitano, quando a questi Priori e al Gonfaloniere sembrerà che sia necessaria la presenza di questi Rettori o di qualcuno degli stessi e non in altro modo, facciano il Consiglio. E prima che venga fatta qualche proposta in questo Consiglio facciano e facciano fare, almeno un giorno prima, la Cernita in cui propongano e decidano quello che deve essere proposto nel Consiglio da fare. A questa Cernita debbono essere presenti i Regolatori insieme con questi signori Priori e con il Gonfaloniere, i Capitani delle arti, e i Gonfalonieri delle contrade, oppure nella loro maggior parte e almeno quattro uomini per ogni contrada, se diventa utile per il Comune e questo sia espresso chiaramente per mezzo del Cancelliere del Comune. E quello che viene approvato e deciso in Cernita, ad opera dei predetti, lo si possa proporre in tale Consiglio, e qualora si facesse in altro modo non abbia validità in alcun modo quello che sarà stato così deliberato in questo Consiglio. E qualora i Priori, il Gonfaloniere non praticassero questa forma siano puniti per ciascuna volta a 10 libre per ciascuno e quello che è stato fatto non ha validità per il diritto stesso. E questi signori Priori e il Gonfaloniere non possano fare altra proposta né deliberare nel Consiglio generale o speciale se non quello che è stato deciso di proporre nella Cernita, come già detto. Dopo aperta la riunione del Consiglio si debbano leggere ad opera del Cancelliere o del Notaio delle delibere, le proposte in questo Consiglio in ordine e in serie. E successivamente, quando si fa il Consiglio per opera del Potestà o del Capitano o di un Vicario di questi, si debbano fare le proposte con la presenza, il consenso e la volontà dei Priori e del Gonfaloniere, altrimenti per mezzo del Gonfaloniere di giustizia, qualora non ci sia la presenza del Podestà o del Capitano o di un Vicario loro. Queste proposte, una o più, siano fatte in modo chiaro e trasparente così che quelli del Consiglio capiscano bene e in maniera accessibile, sotto penalità di 25 libre di denaro per chi contravviene, Potestà o Capitano o un Vicario di questi; inoltre penalità10 libre di denaro al Cancelliere e al Notaio delle delibere, ogni volta che si è contravvenuto ad opera di qualcuno di questi. Dopo che sono state lette le dette proposte, come detto sopra, chi vuole fare un’arringa prima giuri nelle mani del Cancelliere o del Notaio delle delibere che egli vuole consigliare con fedeltà e legalità per la pubblica utilità, poi si alzi presso il luogo dell’arringa, purché quelli che fanno l’arringa non siano più di sei in un Consiglio e non possano fare l’arringa più di sei, a meno che la gravità dell’affare non richieda altrimenti e dai signori Priori e dal Gonfaloniere si consideri utile. E nessuno osi esprime un consulto o un’arringa nei Consigli, se non soltanto sulle proposte, sotto pena di 10 libre di denaro per ciascuno e per ciascuna volta. E nessuna persona possa dare consulto o arringa sopra una sola proposta nei Consigli, se non una volta soltanto, senza la licenza dei signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia, facendo eccezione quando vengano letti gli statuti fatti ad opera degli statutari del Comune, nel tempo dell’approvazione di questi. E chi contravvenisse sia punito alla detta pena sul fatto, senza alcun processo. Dopo che sono state fatte così le consultazioni, questi Priori e il Gonfaloniere, alla presenza del Podestà o del Capitano o di uno dei loro vicari oppure senza questi, da sé, insieme con i Cancelliere o con il Notaio delle delibere, facciano la delibera su che cosa si debba mettere a votazione tra le cose dette nelle arringhe. Dopo che è stato così deciso e messo per iscritto per opera del Notaio delle delibere o del Cancelliere, questi si alzi e tutte le cose delle arringhe dette in questo Consiglio nelle arringhe siano lette in modo particolareggiato e distinto, per tutti, e dica apertamente una tale cosa detta, del tale, piace ai signori Priori e al Gonfaloniere, e ciò, si metta a votazione. Dopo fatto questo, si alzi il Rettore e metta a votazione una cosa detta che è stata decisa <come scelta> dai signori Priori e dal Gonfaloniere. E se tale cosa detta viene approvata nel modo come contenuto nello statuto che riguarda l’autorità del Consiglio, va bene; se al contrario non è approvata, sia messo a votazione un’altra cosa dopo che questa è stata decisa <scelta> dai signori Priori e dal Gonfaloniere, secondo la forma già detta.  E per raggiungere l’approvazione sia sufficiente quando vincano due delle tre parti dei presenti <2\3>, fatta eccezione per i casi nei quali viene disposto in altro modo dagli statuti di questo volume. E la votazione si faccia con fave nere e bianche e non con lupini. Queste fave siano messe in un solo bussolo soltanto e in segreto con le mani di coloro che le raccogono, nonostante qualsiasi consuetudine in contrasto. E questo sia praticato anche nel contado e nella giurisdizione. E dopo che è stata fatta la delibera si legga questa delibera per mezzo del Notaio delle delibere o del Cancelliere prima che questo Consiglio si congedi; e tale ordine sia praticato in ogni proposta singola, a sé, in modo tale che nessuna proposta venga mescolata con altra, quando su di essa sia richiesto che si faccia una votazione. E nessuno si allontani dal Consiglio fino a quando non sia stata letta la delibera dal detto Notaio, sotto pena di 10 soldi di denaro per ciascuno che contravviene. Vogliamo tuttavia che qualora si propone in una Cernita o in qualche Consiglio generale o speciale qualcosa e l’approvazione proposta è perdente, qualora si tratti di condono per i cittadini sottoposti a bando o che devono fare la composizione coloro che fossero banditi per motivo di turbamento dello stato o condannati, non possa essere di nuovo proposto se non dopo trascorso un anno dal giorno della votazione perduta; se peraltro si tratta di altre cose, non può essere fatta una proposta nuova, fino a che siano trascorsi tre mesi dopo la votazione perduta. Qualora la votazione contraria riguarda altre cose non si possa proporre la ripetizione di nuovo, se non dopo passato un mese calcolato come sopra; e qualora si facesse in altro modo senza rispettare questa forma, quello che è fatto non ha validità per il diritto stesso. E i Priori e il Gonfaloniere e il Cancelliere e il Notaio delle delibere che agissero in modo contrario o scrivessero, incorrano nella pena di 25 libre di denaro, per ciascuno di questi e per ciascuna volta.

2 Rub.13

Il Consiglio speciale del popolo

   Il Consiglio speciale della Città di Fermo sia e debba essere di un numero di 150, e non di un numero maggiore: ed è formato da perone del popolo, e da un numero di persone popolari e non dai nobili da detta Città: e in questo Consiglio nessuno possa essere eletto, né chiamato <a farne parte>, che non sia Cittadino Fermano, e di età di 25 anni almeno, avente nel patrimonio 50 libre almeno. E chiunque viene trovato in detto Consiglio, ed eletto in modo contrario a detta forma, non abbia alcuna voce in detto Consiglio, come l’hanno gli altri Consiglieri. E che non possa far parte di detto Consiglio se non un uomo soltanto di una abitazione. Aggiungiamo che nessuno possa essere eletto, posto o scritto in qualche Consiglio generale, o speciale se prima non sarà stato deliberato, e ottenuto nella Cernita.

2 Rub.14

Il potere, la competenza, e altro di detto Consiglio Speciale

  Il Consiglio dei 150 buoni uomini della Città di Fermo ha poteri, si occupa delle delibere e fare ordinamenti su tutto ciò che verrà proposto ad opera del Rettore della Città di Fermo o del suo Vicario, dopo il consenso dei signori Priori del popolo e dal Gonfaloniere di giustizia. E qualunque cosa sia stata approvata in questo Consiglio ottenuta e deliberata con i due terzi delle parti presenti ed esistenti in questo Consiglio, abbia validità, obbligo e pieno vigore e venga mandato in esecuzione, come se fosse stato deliberato e deciso ad opera di tutto il Consiglio dei 300 o dal Parlamento di questa Città insieme con questo Consiglio; sempre tuttavia e anzitutto che sia stato approvato nella Cernita dichiarata ed ordinata in conformità al capitolo che riguarda il modo di congregare i Consigli, per quello che viene proposto, approvato e deciso in questo Consiglio dei 150. E in questo Consiglio dei 150 quando esso viene fatto, debbano essere presenti almeno ottanta Consiglieri. Quello che verrà deciso nel modo detto sopra, ha pieno vigore di stabilità, come se fosse stato fatto e deciso ad opera di questo Consiglio al completo.

2 Rub.15

Il Consiglio Generale

   Il Consiglio Generale della Città di Fermo deve essere di non meno di 300 Consiglieri e non di un numero inferiore; e in questo Consiglio nessuno sia eletto che non sia cittadino fermano, che abita di continuo nella Città di Fermo, di età almeno di 25 anni, avente nel patrimonio non meno di 25 libre e il patrimonio del padre sia a vantaggio del figlio di famiglia. D’altra parte nel detto Consiglio non possono essere eletti più abitanti che stanno insieme in una sola casa. Chiunque, in verità, fosse stato eletto senza che abbia le predette cose, non abbia alcuna voce nel detto Consiglio.

2 Rub.16

– Potere illimitato del Consiglio Generale

   Inoltre con perpetua legge stabiliamo che qualunque cosa fosse proposta in detto Consiglio dei trecento e ivi fosse deliberata dai due terzi dei presenti in tale Consiglio, per opera di un Rettore della Città di Fermo o da un suo Vicario con l’approvazione dei signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia che ci saranno nel tempo, purché vi siano presenti 150 Consiglieri di detto Consiglio, abbia validità e si faccia valere, come se fosse stato deliberato da tutto il Consiglio. E detto Consiglio abbia autorità e potere pieno di deliberare e stabilire tutte le cose che siano proposte in detto Consiglio, ad opera dei signori Priori, o del Rettore, come se avvenisse ad opera di tutto il parlamento e vi fossero deliberate.

2 Rub.17

Il modo di immettere alla compartizione con fave nere e bianche

   Ordiniamo che le cose che vengono compartite siano sottoposte alla Cernita, ai Consigli e alle decisioni dei più <maggioranza>, siano esposte e si facciano con le fave nere per il sì e alle fave bianche per il no, per opera del Priore dei Priori, del Capitano, o Podestà o del loro vicario, o di un Vicario di un altro di loro, o per opera del Gonfaloniere di giustizia; e queste fave siano messe e consegnate segretamente e non davanti agli occhi di tutti in mano agli scrutatori: i quali scrutatori segretamente le mettano nei bussoli e non si possa immettere per ogni volta se non soltanto un’unica fava soltanto, sotto pena di 10 libbre di denari per ciascuna volta e per ognuna delle fave e da porre per ciascuna cosa. E in ciò lo statuto sia preciso e che non si possa derogare ad esso: sempre in tutti e singoli i casi, qualunque affare sia compartecipato con le fave nere e bianche, e non in altro modo: e ciò che viene fatto in modo diverso non abbia validità, né si faccia valere.

2 Rub.18

Il modo di sospendere gli statuti

   Ogni volta che si tratti di sospendere uno statuto, si segue questa procedura, cioè il Capitano del popolo, se c’è, o il Podestà, il loro Vicario, insieme con i Priori del popolo, con il Vessillifero di giustizia, con i Capitani delle arti e a maggioranza di questi e con altri, come sopra è menzionato nel capitolo che riguarda il congregare i Consigli, si riuniscano nella Cernita che qui si deve fare o insieme a maggioranza di loro, e ad opera del signor Capitano del popolo o del Podestà odi  qualcuno dei loro vicari, si faccia la proposta riguardo a quello statuto della cui sospensione si deve trattare, dicendo se la sospensione sia utile o sulla evidente utilità per il Comune. E dopo che è stata fatta questa presentazione ad opera di uno o di alcuni dei predetti si deve fare una arringa; e dopo l’arringa; e dopo fatta l’arringa e la consultazione su questo statuto, una cosa di queste si metta a partito con fave nere e bianche. E quando, ivi, a maggioranza di questi presenti, viene deliberato che si faccia la sospensione <dello statuto> per il meglio e per una maggiore utilità, si legga anzitutto lo statuto di cui si tratta, parola per parola, in lingua volgare e distintamente e dopo fatta questa delibera, essa viene riportata al Consiglio Generale o a quello speciale, nel giorno seguente dopo la delibera o in seguito in modo tale che prima di fare questa sospensione in questa Cernita sempre si deliberi. E in questo Consiglio da farsi attraverso le azioni predette, vi siano e debbano essere presenti almeno 150 Consiglieri e qui si faccia la proposta sulla sospensione del detto statuto che viene letto in questo Consiglio in lingua volgare interamente per il pieno discernimento di tutti Consiglieri. Non si possa né debba fare in altro modo diverso da come è stato detto. Dopo fatta questa proposta, si faccia l’arringa su di essa ad opera di qualcuno o di alcuni di questi Consiglieri e dopo l’arringa la consultazione su questa proposta, si fa il partito con fave bianche e nere. E qualora sia stata approvata la sospensione predetta da tre parti di questi Consiglieri presenti in questo Consiglio, tale sospensione sia valida almeno per quella volta soltanto, nonostante uno statuto o qualche delibera che parli al contrario. Tuttavia in nessun modo si può sospendere, proporre né decidere su qualche statuto che tratta dell’elezione del Podestà o del Capitano, o tratta di delibera sulla riconferma di questi o di qualcuno di questi, o riguarda il non concedere azione d’arbitrio ad un Rettore, o ufficiale del Comune o riguarda i loro uffici, o di non dover aumentare il salario al Podestà o al Capitano o a qualche ufficiale del Comune per qualche aspetto richiesto, e riguarda il non dover fare doni a questi, né ad alcuno di essi, o il non dover fare spese in altro modo con il denaro o con altri beni del Comune, prescindendo dalla forma degli statuti del Comune. E nessun Rettore, Priore o Gonfaloniere né qualunque altro ufficiale del Comune di Fermo osi, né presuma far proposta né far deliberare in qualche Consiglio, o riunione o parlamento sul dover aumentare il salario del Podestà, o del Capitano o di qualche altro ufficiale, direttamente o indirettamente, a favore dello stipendio dei sergenti, delle guardie o per qualsiasi aspetto a richiesta. E nessuno osi fare arringa affinché si facciano le cose predette o qualcuna di queste, neppure che venga creato o stabilito un Sindaco per dover rendere indenni questi Rettori, Priori o Gonfaloniere, o altri o altro ufficiale o chiunque altro che proponesse, scrivesse, decidesse, o consentisse o discorresse in pubblico. E nessuno osi assumere su di sé questo sindacato, né scrivere tale sindacato, o una proposta o una decisione. E qualora qualcuno facesse o dicesse il contrario di qualcuna delle cose predette, se fosse il Podestà o il Capitano sia punito a 500 libre di denaro, se fosse un altro ufficiale, un cittadino, un forestiero sia punito con 300 libre di denaro e debba essere rimosso in entrambi i casi con infamia dall’ufficio suo e divenga infame. Se fosse qualsiasi altra persona particolare a fare le cose predette, sia punito a 200 libbre di denari con infamia.

2 Rub.19

I Regolatori, il loro ufficio, e le entrate ed uscite del Comune, i Revisori dei conti del Comune e il loro ufficio

   L’ ufficio dei Regolatori del Comune e del loro notaio sia questo cioè questi Regolatori ed i loro notai dopo fatta la loro elezione debbono fare il giuramento di esercitare legalmente e bene il loro ufficio e debbono stare e rimanere nel palazzo dei signori Priori nelle ore congrue e dovute, oppure in un luogo congruo e decoroso per dovere esaminare i debiti che di fronte a loro viene chiesto che vengano soddisfatti e pagati dal Comune. E dopo che su ciò hanno deliberato e deciso si proceda in questo ordine cioè dopo che i signori Priori e il Gonfaloniere hanno esaminato il debito o altra cosa, qualora a loro sembrerà opportuna la decisione di concedere la bolletta su ciò, allora essi, con un loro mandato, dovranno fare scrivere, di mano del Notaio dei signori Priori, la bolletta su questa decisione. E infine questa bolletta così dichiarata e scritta venga mandata ai Regolatori predetti, i quali infine, dopo esaminato il debito richiesto e dopo che essi hanno dichiarato, tutti insieme, che il debito deve essere soddisfatto dalla Comunità ritualmente e ragionevolmente, e dopo fatta tra di loro questa decisione siano obbligati e debbano far registrare questa bolletta dei signori Priori e del Gonfaloniere, sottoscritta di mano dal Cancelliere dei signori Priori e del Gonfaloniere, e la fanno registrare e sottoscrivere ad opera del loro Notaio, e sottoscritta così, mandarla al Notaio del registro che la deve registrare; e questa ricevuta registrata sia assegnata al Banchiere del Comune di Fermo che la trattiene e la registra e infine la manda in esecuzione, come è contenuto in essa, per soddisfare questo debito ed estinguerlo. E questi Regolatori e il loro Notaio siano obbligati ad avere presso di loro e tenere i registri degli ufficiali del Comune e i registri degli stipendiari del Comune e ad opera del Comune si debba dare a questi ufficiali e stipendiari qualcosa a titolo di salario comunale; in modo che quando i debiti del Comune saranno esaminati, si possa vedere e conoscere pienamente se il debito richiesto è giusto, o non lo è, e se l’ufficio o le cose per le quali questo salario è richiesto, è stato compiuto dal richiedente o no. E qualora a questi risulterà chiaro e manifesto che questo ufficio è stato adempiuto, viene concessa la bolla; in caso diverso, no. E questa procedura va mantenuta nel dovere esaminare ogni altro debito di questo Comune, cioè che il debito risulti che è liquido. E dopo fatta la decisione da parte loro sul dover concedere la bolla, questo Notaio è obbligato a scrivere in un registro che questo debito che è stato dichiarato da doversi pagare. E dopo fatta e concessa questa bolla (come è stato detto) per questo debito, cancella questo debito e scrive che questa ricevuta è stata concessa per pagare questo debito. Si deve fare diligentemente una inchiesta nell’esaminare i debiti, e investigare prontamente e cautamente attraverso ogni via nel miglior modo come si potrà, prima di concedere questa bolla <considerando> se esiste il debito che è richiesto o è stato soddisfatto in altro modo o debba essere soddisfatto, o no, o se viene chiesto per giusta causa o no. E qualora si scoprisse o in altro modo si ricevessero informazioni che qualcuno chiede qualche debito, già pagato o soddisfatto, sono obbligati e, sotto penalità del giuramento fatto sotto pena di 25 libre di denaro per ciascuno di questi stessi, debbono denunciare, senza ritardo, questa cosa signor Capitano del popolo oppure ad un altro Rettore. E il signor Capitano o il Rettore deve fare inchiesta contro quel tale richiedente e quando quel tale è scoperto colpevole condannarlo fino alla somma di 100 libre, e più o meno, a suo arbitrio, considerando la qualità e la condizione della persona, e la quantità del debito pagato due volte. In questo caso non si applica lo statuto sulla pena per chi richiede un debito già pagato, posta nel registro dei reati. E quando viene concessa qualche ricevuta per il salario di qualche ufficio del Comune per un ufficiale, il Notaio dei Regolatori sia obbligato a scrivere nel registro degli ufficiali, secondo l’elezione fatta di quel determinato ufficio per il quale è concessa la bolla, in quale maniera è concessa a lui la bolla per pagare il salario di tale ufficio, al fine che si possa meglio sapere in seguito, che quel debito o salario sia stato soddisfatto affinché non possa essere richiesto né pagato una seconda volta con inganno per il Comune. Inoltre questo Notaio sia obbligato a scrivere da se stesso in un solo registro il giorno dell’arrivo e della partenza degli ambasciatori del Comune di Fermo e degli altri che hanno un salario o uno stipendio di diaria; similmente vanno scritti i giorni singoli dell’attività loro, individualmente, in questo registro di questi Regolatori, di mano del loro Notaio, al fine che si possa meglio sapere per quanti giorni e in quale maniera si debba concedere loro la bolla del salario; e queste bolle non possano essere concesse in un modo diverso. E dopo che la bolla è stata concessa il Notaio scriva vicino lì dove ha scritto l’arrivo e la partenza degli ambasciatori e dei predetti nunzi o di coloro che (come detto) hanno fatto il servizio, per quale motivo questa bolla è stata concessa per questo salario, e allora abbiano una cancellatura questo debito e i giorni detti, al fine che non si faccia un’altra ricevuta in più oltre quella già fatta. E quando si richiedesse qualche altro debito, oltre al salario di un ufficiale o di un ambasciatore, questi Regolatori non debbano concedere la bolla se in precedenza essi non hanno visto e avuto l’istrumento, la sentenza, la delibera del Consiglio in forma pubblica ed estratta dal registro originale del Comune, ad effetto del quale atto è richiesto tale debito. E dopo concessa la bolla in tale modo, di fronte agli stessi, faccia o faccia fare la cancellatura su quell’istrumento di qualunque debito del Comune, sulla sentenza, o sulla delibera in vigore della quale viene fatta la richiesta di qualcosa al Comune. L’atto ultimato con cancellatura lo tengano presso di loro pongano e facciano porre in una filza. E dopo avere ultimato il loro ufficio debbano farne la consegna ai loro successori affinché sempre (all’occorrenza) si possa ritrovarlo, sempre tuttavia esaminando, prima che la bolla sia concessa da loro, come già detto, se tale debito è giusto, o non è giusto. E affinché i Regolatori del Comune non concedano una bolla a qualcuno e non la faccia quando non va fatta, facciano fare un solo registro in cui, tramite il loro Notaio, siano scritti i singoli nomi di tutti coloro che devono ricevere qualcosa dal Comune. E non appena è stata concessa la bolla a qualcuno, pongano una cancellatura al debito in detto registro, affinché non possa essere reiterato alcun pagamento. E si salvaguardi la conformità, nelle bolle da concedere e nei pagamenti da fare secondo l’ordine di questo registro; e i Regolatori in carica nel tempo, come sopra è espresso, quando vedono che esistono debiti, emettano queste bolle e le concedano. E si possano concedere le bolle secondo come sembrerà più utile per il Comune e nel modo migliore per ciascuno di essi stessi, per la carta, la cera, l’inchiostro e altre cose minute e necessarie per il Comune, sulle quali cose non si può fa risultare alcun istrumento pubblico, né sentenza, né delibera. E questi Regolatori debbono eseguire, col vincolo del giuramento, tutte queste cose, sotto pena di 50 libre di denaro per ciascuno e per ogni singolo caso, quando contravvengono. Questi Regolatori non possono fare giammai una bolla straordinaria dai soldi del Comune se questa non sia derivata da una delibera della Cernita, ad eccezione delle bolle riguardanti spese per la fabbrica e le riparazioni del palazzo, delle strade della Città, delle mura, e degli oratori o ambasciatori che vengono mandati in provincia; ogni altra bolla è totalmente nulla se fatta in modo diverso, e i Regolatori e il Notaio loro scrivente incorre per il fatto stesso nella pena del doppio della somma contenuta nella della bolla <non valida>. E allo scopo che non si commetta frode alcuna nel loro ufficio, vogliamo che ci siano due registri simili che vanno scritti dallo stesso Notaio nei quali sono registrati questi debiti e uno di questi registri debba restare presso il Priore e il Gonfaloniere del popolo e l’altro presso i detti Regolatori. E senza il consenso e la volontà dei signori Priori e del Gonfaloniere non può essere registrato alcun creditore né debitore in questo registro. Se in contrasto a ciò si scrivesse, la scrittura non abbia validità alcuna. E dopo ultimato il loro ufficio, debbano fare il rendiconto del loro ufficio, come è contenuto nel capitolo sul dovere dei rendiconti per gli ufficiali. Parimenti nessuno dei Regolatori del Comune di Fermo, neanche il loro Notaio, durante il loro ufficio, possa né debba acquistare o comperare alcun bene, di proprietà e qualsiasi cosa del Comune e pertinente a questo Comune, da se stessi o tramite altri, per nessun titolo, diritto o causa, né in qualsiasi modo, sotto penalità di 1000 libre di denaro per ciascuno e per ciascuna volta, da imporsi ad opera del Rettore di Fermo o del loro sindacatore, sul fatto, senza nessun processo, e per questa stessa cosa, qualora contravvenissero si intenda che sono privati in perpetuo di tutti e i singoli gli uffici e i benefici della Città e del contado di Fermo. E il Rettore di Fermo e il Sindacatori di questi Regolatori e i loro notai hanno il mero e libero arbitrio per fare inchiesta sulle cose predette contro i predetti e di punire con le pene predette chi ha contravvenuto. Eccetto che per furto e “baratteria” questi i sindacatori non possano essere sottoposti al sindacato su queste cose. Inoltre questi Regolatori debbano essere presenti a tutte e le singole riunioni di Credenza, ai Consigli, presso i palazzi dei signori Priori e del Gonfaloniere, ad ogni loro richiesta. Inoltre debbono avere cura e sollecitudine delle gabelle e delle altre cose e dei beni del Comune, affinché questi beni non siano amministrati male, né dilapidati. Parimenti siano obbligati e debbano, due volte in ciascun mese, fare la presentazione di tutti e i singoli ufficiali e degli stipendiari del Comune di Fermo e dei famigli dei signori Priori. E dopo fatta questa presentazione, nel successivo Consiglio, subito, debbano far leggere i “puntati” (assenti), se ve ne sono, e dopo che questi sono stati letti, siano obbligati a dare scritti i nomi di questi “puntati” al Notaio del registro e questo notaio del registro, insieme con i Regolatori e con il loro Notaio, debba esaminare e scomputare le puntature <degli assenti> dai loro salari o stipendi. E dopo fatto questo scomputo, per mezzo di una ricevuta degli stessi Regolatori, anzitutto facciano registrare questa bolla e dopo averla registrata, mandare questa bolla al Banchiere del Comune. E secondo questa bolla, questo Banchiere deve fare il pagamento seguendo questa bolla e non deve agire in alcun modo diverso, in modo tale che nel dover fare a suo tempo i pagamenti ai Rettori, o agli stipendiari, egli consideri quanto deve essere detratto, affinché non ci sia efficacia nel commettere frode alcuna. Queste sono le penalità delle puntature <di assenze>, cioè per le persone del Podestà e del Capitano e del Giudice di giustizia 100 fiorini d’oro per ciascuno e per ciascuna puntatura; per il Vicario del Podestà e del Capitano fiorini 50; per il Giudice dei reati fiorini 30; per ciascun milite fiorini 25; per ciascun Notaio fiorini 10; per ciascun damigello fiorini 5, per ciascun stipendiato o soldato, Cavaliere fiorini 4. Le pene in realtà della puntatura degli stipendiati, per ciascuno stipendiato, sia soldato, sia cavaliere, perda la paga di un mese, perché si è riscontrato ‘puntato’ <assente>. Le pene poi di puntatura per gli ufficiali del contado e dei Castelli di Fermo, per ciascun ufficiale principale fiorini 10, per il Vicario o per il Notaio fiorini 5; per ciascun famiglio fiorini 3. Le pene per i Castellani siano fiorini 25 ciascun castellano. E tutte e singole queste pene delle puntature giungono al Comune di Fermo. Inoltre uno dei Regolatori insieme con uno degli ufficiali del Capitano del popolo o del Podestà o di altro ufficiale, vada insieme ciascun mese almeno a dover fare la presentazione degli ufficiali del contado e dei Castelli e delle Rocche e degli altri stipendiati che ci sono nel contado di Fermo e faccia questa presentazione con fedeltà e diligenza e debba portare scritti e far leggere nel Consiglio del Comune tutti quelli ‘puntati’ nel contado. Egli debba segna gli eletti per il Notaio del registro e per il Notaio dei Regolatori, che li registrino e facciano lo scomputo per mezzo della loro bolla registrata di questi, come detto prima e li pongano nelle entrate del Comune e infine li consegnino al notaio del Banchiere che li registri e li ponga nelle entrate del Comune. E al momento del pagamento del tale Notaio, o ufficiale o addetto alla rocca deve fare la detrazione dalla paga di costui. E ciascun Rettore sia obbligato per i predetti a mandare uno dei suoi ufficiali con uno di questi Regolatori, ad ogni sua richiesta, per fare la visita di controllo e rivedere queste Rocche e le presentazioni, sotto pena per ciascun Rettore di 100 libre di denaro quando contravviene o rifiuta di fare le cose predette, per ciascuno e per ciascuna volta. I Regolatori e il loro Notaio, quando fossero negligenti in queste cose o in qualcuna delle cose dette, o non adempissero le cose dette o qualcuna di esse, siano puniti con la penalità di libre 50 di denaro, sul fatto, senza alcun processo. Inoltre tutti e i singoli i Rettori e gli ufficiali del Comune di Fermo sono obbligati e debbano praticare tutte e singole le cose contenute in questo statuto, con vincolo di giuramento, con penalità di 100 libbre di denari per ciascuno e per ciascuna volta quando agissero in contrasto con le cose scritte sotto e scritte sopra o contro qualcuna di queste. E allo scopo che il Comune non venga defraudato si debbano dare e concedere i famigli a questi Regolatori per esigere le male paghe o altri debitori del Comune, o quelli che tengono qualcosa spettante a questo Comune. E questi Regolatori siano obbligati anche a rivedere, insieme con un ufficiale del Comune di Fermo e a considerare le fortificazioni delle Rocche e le cose che sono in esse, nel contado cioè tanto le fortificazioni che vi stanno per il Comune di Fermo, come pure delle Rocche e dei Castelli. E quando vanno alla visita di queste Rocche portino con sé una copia dell’inventario della fortificazione di ciascun Castello o Rocca e per le cose non ritrovate facciano la relazione al Consiglio speciale. E il Capitano e il Podestà di Fermo, dopo aver preso visione di questa relazione, debbano punire e condannare sul fatto e senza nessun processo colui o coloro che hanno commesso qualche frode riguardo alle fortificazioni di queste Rocche, con restituzione del triplo di quanto hanno defraudato al Comune e diano punizioni con altre pene sul fatto ad arbitrio del Rettore e per la cosa stessa <il colpevole> perda il suo salario e per il resto sia privato di ogni ufficio e di ogni beneficio del Comune di Fermo. E si faccia fede riguardo alle cose predette alla sola relazione dell’ufficiale e così rimanga. Inoltre spetta principalmente all’ufficio di questi Regolatori di rivedere e calcolare i registri e i rendiconti dei Tesorieri del Comune, e di altri ufficiali nelle mani dei quali sanno che arrivano i soldi, le cose i beni del Comune, entro quindici giorni dopo che le notizie sono arrivate a questi Regolatori e facciano scrivere subito nel loro registro, per mano del loro Notaio, quel calcolo che hanno trovato o deliberato e in ogni caso debbono consegnarlo al Notaio del registro in modo tale che ogni cosa sia evidente nel registro di registrazione. Questi Regolatori sono obbligati alle cose predette, anche il loro Notaio e il Notaio del registro, sotto penalità di 25 libre di denaro e con la detta restituzione del danno che è stato patito dal Comune a motivo della loro omissione, per ciascuno di essi e per ciascuna loro cosa. E riguardo a tutto quanto è contenuto nel presente statuto e ad ogni altra cosa dannosa commessa per opera di questi o di uno di questi, in frode, e a detrimento di questo Comune, questi Regolatori debbono essere sindacati quando hanno ultimato il loro ufficio, ad opera del Giudice di giustizia o del Capitano del popolo, secondo la forma dello statuto che sta nella rubrica che riguarda il sindacato dei signori Priori del popolo e altro.

2 Rub.20

L’ufficio del Banchiere e del suo Notaio

   L’ufficio del Banchiere del Comune sia tale, cioè che prima di iniziare il suo ufficio faccia il giuramento corporale di reggere di esercitare il suo ufficio bene, fedelmente e legalmente e senza frode e secondo la forma degli statuti del Comune di Fermo e di non venderlo, e dopo ultimato il suo ufficio fare un rendiconto sufficiente delle cose fatte da lui nel medesimo ufficio e deve su ciò presentare idonei fideiussori. Faccia un giuramento simile anche il suo Notaio che sia Notaio pubblico di autorità imperiale o apostolica e debba giurare insieme con questo Banchiere nella sala grande del palazzo insieme con altri cittadini, di fronte ai signori Priori. Qualora si faccia in modo diverso, i signori Priori respingano questo Banchiere e non lo ammettano in alcun modo al giuramento. E il Cancelliere non faccia la stipula, né lo accolga, sotto la penalità di 10 ducati per ciascuno dei signori Priori e per il Cancelliere 5 ducati da trattenere sul fatto dal loro salario e da pagare qualora contravvenissero. E possano e debbano scegliere ed estrarre un altro Banchiere tra quelli nel bussolo per esercitare l’ufficio di Banchiere, con un Notaio da prendere e da avere, come detto sopra. E questo Banchiere sia obbligato a ricevere la borsa che gli va consegnata a spese del Comune in cui sempre tenga i soldi di questo Comune e non in altra borsa. Inoltre questo Banchiere e il suo Notaio hanno obbligo di stare nel palazzo dei Priori al banco, dove sarà loro ordinato ed esercitare soltanto ad opera propria il loro ufficio e riporre i registri degli atti del loro ufficio dentro lo scanno maggiore del Comune e non tenere fuori dal palazzo questi registri, né alcuno di questi, neppure portarli fuori dal loro luogo di residenza, né farli portare fuori o permetterlo, in nessun modo, e non scrivere alcuna scrittura né atto pertinenti al loro ufficio in altro luogo, se non in questo detto né farlo in alcun altro modo. E ciascuno, tanto il Banchiere quanto il Notaio abbia il suo registro fatto da sé, in cui scrive le entrate e le uscite dei conti del Comune, e da se stesso e non con un sostituto appongano il giorno, la località, i testimoni in queste scritture; e quanto fatto in modo diverso non ha validità per il diritto stesso, con penalità per chiunque contravviene in una delle cose predette di 25 libre di denaro, per ogni volta. Inoltre il Notaio di questo Banchiere è obbligato, tutte le volte che in Consiglio sono presentate le sentenze penali <fatte> nella Curia del Podestà o del Capitano, a stare presente per dover ascoltare queste sentenze insieme con il Notaio del Rettore che le legge e tenere nelle mani una pergamena di queste sentenze, scritta di mano del Notaio che legge in quel momento; e dopo che la sentenza è stata proclamata la prende con sé e la ripone nel detto arciscanno, sotto pena di 10 libre di denaro per ciascuna volta. E le sentenze penali non possono essere né prese né lette senza la presenza e la richiesta del predetto Notaio, sotto pena, per ciascuna volta, di 100 libre di denaro per ciascun Rettore e ufficiale che contravviene e 100 denari per il Notaio per ciascuna volta che le leggesse in modo diverso. E il Rettore o l’ufficiale che presenta le sentenze e il Notaio che le legge sia punito se non ha presentato le copie di queste tendenze, quando queste sono lette o fatte conoscere, né le abbia date a questo Notaio del Banchiere, con la pena, per ciascuna volta, di 200 libbre di denari per il Rettore e l’ufficiale; ma per il Notaio che legge con la pena di 25 libre di denaro per ciascuna volta. E il Banchiere e il suo Notaio facciano insistenza sollecitando che queste sentenze pubblicate siano messe in esecuzione. Inoltre questo Banchiere è obbligato a custodire e a salvaguardare con diligenza e fedeltà, tutti i soldi e le cose pertinenti al Comune che dalle condanne e da altri modi siano pervenute nelle sue mani. Questo Banchiere e il suo Notaio, di mano propria, ciascuno nel suo registro, sena intervallo di tempo, debbono fare la registrazione delle entrate degli interessi del Comune, nel modo e nella forma indicati sopra, sotto pena di 100 libbre di denari per ciascuno e per ciascuna volta. Questo Banchiere non può fare alcuna dichiarazione né soddisfazione di alcun denaro né cosa spettante al Comune, senza agire con pagamento manuale e con consegna, sotto penalità di 100 libre di denaro per il Banchiere e per il Notaio che scrive ciò, da esigersi sul fatto ogni volta e da ciascuno di loro anche durante il loro ufficio, ad opera del Rettore o del Giudice di giustizia della Città di Fermo. Se si facesse in altro modo, non ha validità giuridica. E questo Banchiere non possa dare né pagare alcuna cosa né una somma di soldi di questo Comune o pertinenti a questo Comune a nessuno, se precedentemente non ha visto la bolla e il mandato dei signori Priori e del Gonfaloniere che sia scritta di mano del loro Notaio e segnata con il loro sigillo e approvata poi dai Regolatori del Comune, di seguito sottoscritta di mano del loro Notaio e ad opera di questi sigillata, contenente scritta la somma o la cosa e il motivo, anche la persona a cui si fa la consegna o il pagamento e questa bolla sia stata vista e sottoscritta dal Notaio del registro. Però non possa ricevere cosa alcuna né somma di soldi che siano pertinenti al Comune o di questo Comune in altro modo se prima non ha avuto la bolla dei signori Priori, e del Gonfaloniere, scritta di mano del loro Notaio e sottoscritta solennemente e sigillata almeno con il loro sigillo piccolo e contenente scritta la somma o la cosa. E il Banchiere dopo ricevuta questa bolla, è obbligato lo stesso Banchiere a sottoscriverla di propria mano e contenente la somma o la cosa che ha ricevuto e in quale giorno, e infine rimandarla al Notaio dei Regolatori e del registro, da registrarsi ad opera di questi. E poi dopo che è stata così registrata egli la deve mandare al Notaio dei signori Priori che la deve subito mettere nella filza e conservare. Il Notaio del Banchiere deve registrare queste bollette che contengono le cose predette, apponendo solennemente il giorno della presentazione. Questo Banchiere infine debba mandare in esecuzione le cose contenute in essa. E lui stesso, come anche il suo Notaio, ciascuno sia obbligato a scrivere di propria mano nel suo registro le cose ricevute, date e pagate nei conti del Comune. E non sia lecito al Notaio nel fare la registrazione, né al Banchiere nel pagare e nell’eseguire secondo quanto contenuto in una bolla sottoscritta, di cambiare l’ordine degli atti o delle scritture, posporre o mutare, sotto pena di perdita dell’ufficio e di 100 libbre di denari per chi contravviene e per ciascuna volta, nei singoli casi predetti, da esigersi sul fatto. E se Banchiere non avesse di che soddisfare (in pagamento) quanto contenuto in quelle bollette registrate, come già detto, il suo successore è obbligato ad eseguire le cose predette secondo l’ordine delle scritture del suo predecessore, quando <l’entrata> giungerà alle sue mani, dai soldi e dall’avere dal Comune. Il Banchiere comunale non possa spendere alcunché né pagare per le migliorie del palazzo o del luogo di riposo o della masseria o di alcuna altra cosa del Rettore o dell’ufficiale del Comune, senza la bolla solennizzata nel modo predetto, altrimenti restituisca dal proprio avere. E qualora risultasse che ha speso a nome del Comune più di quanto è l’entrata che gli è pervenuta per il Comune, viene è imputato a lui stesso, a sua perdita. Non ammetta alcuna delega da nessuno, né una compensazione di alcun debito che obblighi il Comune, per qualsiasi ragione o causa, ad eccezione di qualcuno a cui il Comune sia obbligato a dare il compenso, o a chi vuol fare delega a nome suo proprio o ereditario: in questo caso egli possa e debba farlo dopo aver rispettato la solennità della suddetta bolla; con penalità per il Banchiere che contravviene in qualche cosa, di 100 libbre di denari per ciascuna volta. E per quello che sia stato fatto in modo contrastante, non abbia validità giuridica. Aggiungiamo inoltre che questo Banchiere non osi, né presuma estrarre, spendere, né toccare senza una delibera della Cernita dell’assetto <provvisto> del contado, se non per il pagamento delle taglie. E se i signori Priori o i Regolatori lo decidessero, egli non sia obbligato ad obbedire; ma chi contravviene viene privato degli uffici e dei benefici per il fatto stesso e sia anche messo in carcere per riconsegnare e restituire i soldi estratti dall’assetto. Da qui non sia scarcerato fino a quando non avrà ridato i soldi e pagato per queste taglie da soddisfare. Questo Banchiere sia obbligato e debba soddisfare i soldi degli assetti per gli assetti delle arti per le arti, quelli ordinari per le cose ordinarie, altri per altre cose secondo come sarà l’ordine, neanche ammetta che alcuna bolla ordinaria né straordinaria sia pagata senza la delibera della Cernita, sotto la pena predetta di privazione, con questa espressa dichiarazione che nel tempo del suo rendiconto da fare e da calcolare, i Regolatori non ammettano in alcun modo queste bolle straordinarie pagate, ma si intenda che il Banchiere stesso le abbia a pagate con i suoi propri soldi. E qualora a motivo di fare l’estrazione dei soldi degli assetti da fare ad opera di questo Banchiere avvenissero esecuzioni e corressero spese al Comune, allora ricada sul Banchiere e sia obbligato e costretto a pagare dai suoi propri soldi dette spese e le esecuzioni da fare in occasione del pagamento delle taglie. E dopo che ha ultimato il suo ufficio non possa né debba scrivere né aggiungere nulla nel registro o bastardello, sotto pena di 50 ducati. E neppure il Notaio dei Regolatori faccia alcuna aggiunta nel registro. E questo Banchiere non possa, né ad opera sua, né tramite altri, comprare o ricevere qualche potere contro il Comune, né possa prendere né trattenere <per sé> qualcosa acquistato o ricevuto o acquisito dai soldi e dall’avere del Comune, sotto pena di cento libre di denaro per ciascuna volta. E tutto quello che fosse fatto in modo contrastante non ha validità per il diritto stesso. Egli perda la spesa e restituisca quel che è ricevuto o trattenuto, ma sia applicato per il Comune, e il restituito sia applicato al Comune. L’accusa contro di lui su queste cose possa essere fatta da chiunque. Inoltre il Banchiere né il suo Notaio, durante il loro ufficio, possa ad opera propria o altrui, comprare o ricevere, né in alcun titolo o aspetto acquisire nessuna gabella del Comune o qualsiasi altra cosa, o diritto del Comune, o cosa pertinente al Comune, sotto pena di 100 libre di denaro per chiunque contravviene, per ciascuna volta, da esigere sul fatto, senza processo e perda la spesa insieme con la cosa o il diritto per il fatto stesso. Inoltre questo Banchiere paghi il salario al Podestà, al Capitano e a ciascun altro ufficiale del Comune, a ciascuno di questi, nel seguente modo: cioè la terza parte al termine dei primi due mesi, un’altra terza parte alla fine dei successivi due mesi, e la restante terza parte al termine del suo sindacato. E terminato questo sindacato e dopo fatto il rendiconto, se non avviene una condanna, viene fatto il pagamento, ma riceva prima, da questo Banchiere e dal Notaio del registro, a nome del Comune, la quietanza totale e sufficiente e finale, fatta da questo Rettore o ufficiale per quello che può chiedere in occasione del salario del suo ufficio, diversamente si intenda che avesse pagato con i soldi propri. parimenti non può questo Banchiere e neanche il suo Notaio, ricevere soldi o cose, né chiederne per una bolletta che abbia dato a qualcuno e l’abbia fatta nel far fede al Rettore o a un ufficiale riguardo alla condanna che qualcuno abbia pagato, o per qualsiasi altra bolla o scrittura che abbia dato nel suo ufficio o abbia fatto. Ma piuttosto è obbligato ciascuno di essi, gratis, a dare subito gratis e fare la bolla di tale pagamento, e delle altre cose opportune, su richiesta o domanda di un tale solvente e di colui a cui spetta, sotto pena di 10 libre di denaro per ciascuno e per ciascuna volta. Questo Banchiere non riceva né faccia ricevere alcuna ricompensa, né dono, né premio o regalo ospitale da una persona alla quale il Comune o il Banchiere per il Comune dovesse qualcosa, per pagare tale debito, o per sbrigare il pagamento o per qualche altra occasione o causa o ragione del suo ufficio; e se contravvenisse lui di persona o tramite altri, prendendo qualcosa o trattenendola in qualche modo o per un colore qualsiasi richiesto da parte di colui con il quale il Comune fosse in debito per qualsiasi causa o da parte di un altro a nome di lui, sia punito ad opera del Podestà e del Capitano, anche durante il suo ufficio, o dopo, o anche ad opera del sindacatore, per ciascuna volta al libre 100 sul fatto e senza processo alcuno e tuttavia qualunque cosa abbia ricevuto o ritenesse nella predetta occasione la deve lasciare e oltre a questo pagare il doppio al Comune e venga costretto a consegnarla nel predetto modo e per il resto sia escluso e privato in perpetuo di ogni e singolo ufficio della Città e del contado di Fermo in perpetuo, per ciò stesso

 e non si possa può fare appello, querela, reclamo, supplica di restituzione all’intero, o trattare di nullità o fare opposizione per la sentenza che si deve emettere, né per la pena da imporre per le cose predette contro questo Banchiere e il suo Notaio. E ciascun Rettore della Città di Fermo abbia libero arbitrio di fare inchiesta, investigazione e punizione e condannare i predetti sulle cose predette, sul fatto, senza processo alcuno; per qualcuna delle cose predette il Rettore o l’ufficiale che stabilisce o fa in tal modo non debba né possa essere sindacato, né stare al sindacato se non per furto e “baratteria” soltanto.

 E qualora capitasse che si proceda sulle cose predette contro questo Banchiere, durante il suo ufficio e fosse punito e condannato, venga deposto dal suo ufficio, per ciò stesso e faccia il suo rendiconto al Comune entro il terzo giorno e chiunque sia considerato come legittimo accusatore e denunciatore sulle cose predette e sia tenuto segreto, e abbia luogo per cose passate, presenti e future. E questo Banchiere, anche il suo Notaio, abbia il salario consueto dai soldi del Comune e lo stesso Banchiere validamente lo tiene per sé da questi soldi, tuttavia interponendo la solennità della sopradetta bolla. E sia obbligato entro tre giorni dall’ultimazione del suo ufficio, a consegnare ai Regolatori i suoi registri e le predette bolle dei conti predetti e qualora entro questi tre giorni non lo facesse, come detto, sia punito a libre 100 di denaro ad opera di qualsiasi Rettore. E dopo presentato e visto il rendiconto della sua amministrazione, ad opera di questi Regolatori deputati allo scopo, i predetti registri con le bolle dei pagamenti fatte dallo stesso Banchiere, siano raccolti in un sacco tra le altre scritture del Comune. E qualora questo Banchiere, o il suo Notaio in questo loro ufficio avesse commesso qualche frode in tale suo ufficio, in contrasto alla forma di questo statuto o di altri statuti che riguardano il suo ufficio, sia punito a libero arbitrio del Podestà, del Capitano, o del sindacatore, anche sul fatto e senza processo alcuno, considerando la qualità di reato, facendo salvi comunque gli statuti e le pene predette. Chiunque sia considerato legittimo accusatore e denunciatore riguardo alle cose predette. E questi Rettori possono fare inchieste con libero arbitrio e fare investigazione, anche senza praticare nessuna solennità, anche punire e condannare, come detto. E ciascun Banchiere sia obbligato a tenere la copia di questo statuto, affinché non sia valido che alleghi l’ignoranza sulle predette cose. Inoltre questo Banchiere sia obbligo nella mattinata quando i signori Priori e il Vessillifero di giustizia consegnano le chiavi e i sigilli del Comune ai loro successori nel loro ufficio, subito dopo fatta la riconsegna da parte di questi signori Priori e del Gonfaloniere, alla presenza di questi signori e di fronte a tutti gli astanti in questa riconsegna, egli si alza in piedi e dice al tale successore nel suo ufficio, pubblicamente apertamente: “Io consegna a te tale mio successore la borsa in cui è consuetudine che siano tenuti i soldi del Comune e restituisco la rimanenze restituisco in questa borsa a te, cioè quanti in questa borsa sono contenuti”. E qualora non ci fosse alcun avanzo, allora consegna questa borsa vuota a lui e dica che non c’è alcun avanzo in modo che qui si giunga a dare ivi a tutti gli astanti notizia se c’è qualche avanzo o no.  E il Notaio del Banchiere successore sia obbligato a scrivere questa riconsegna di questa borsa, con ordine all’inizio del registro della sue entrate; poi il Banchiere che ha ultimato così il suo ufficio e ha riconsegnato la borsa in questo modo, anche il suo Notaio sia obbligato, entro il terzo giorno a restituire e riconsegnare ai Regolatori di questo Comune i registri suoi delle entrate e delle uscite e di tutti i conti di questo Banchiere, in modo che sia visibile chiaramente la contabilità e si possa esaminarla e qualora, nel rendere la contabilità, si riscontrasse che questo Banchiere non abbia riconsegnato tutto intero il residuo dei soldi da restituire, nel momento della riconsegna di questa borsa, sia obbligato al doppio di ciò che avrebbe dovuto riconsegnare allorquando era obbligato e ha riconsegnato la borsa e oltre a ciò sia punito ad arbitrio del sindacatore.

2 Rub.21

– L’ufficio dei Consoli dei mercati

   Questo sia l’ufficio dei Consoli dei negozianti per l’ufficio del consolato e del loro Notaio, cioè questi Consoli e il loro Notaio debbano stare continuamente nelle ore congrue, nel luogo consueto per il rendiconto e per conoscere ed ultimare tutte le questioni che vertono tra qualsiasi persone, sia cittadini e forestieri in occasione di un acquisto o di una vendita di mercanzie di cose mobili tanto prodotte, quanto da produrre, attraverso il mare o per terra ad opera di chiunque, e di qualsiasi quantità siano e tutte le altre questioni per qualsiasi motivi fino alla somma di 100 soldi di denari soltanto; purché la parte attiva giuri che deve ricevere per questa causa una somma non maggiore per non fare la divisione della somma per la stessa causa, e affinché non si commetta una frode in questa giurisdizione e sempre si consideri quel che è dovuto e non quello che viene richiesto. E quanto fosse fatto in maniera difforme non abbia validità né regga per il diritto stesso. Nelle altre questioni poi o nelle altre cause questi Consoli non possano intromettersi né abbiano validità le inchieste su di esse, né abbiano giurisdizione, se non quando spontaneamente i litiganti vorranno convenire alla loro presenza e spontaneamente faranno la lite e daranno le risposte di fronte a loro; e di queste cose che si dibattono di fronte a loro, possano fare inchieste e definirle in modo sommario, semplice e pacatamente, senza rumore e senza parvenza di processo, omettendo qualsiasi solennità e essenzialità, ma solamente con lo scoprire la verità del fatto. E siano obbligati a decidere tutte le cause vertenti di fronte a loro, delle quali fanno le inchieste, senza il consenso delle parti e debbano ultimare entro 25 giorni da calcolare dal giorno della prima citazione, sotto pena di 25 libre di denaro per ciascuno e per ciascuna volta. Entro questa scadenza decidano le cause di cui hanno cognizione per spontaneo consenso, se sono di prezzo di 25 libre di denaro o meno di questo, ciò sotto la detta penalità.  Nelle altre <cause> poi mantengano il modo ordinato e le scadenze ordinate delle cause civili ordinarie che stanno nel registro delle cause civili. Questa scadenza nella Curia di questi Consoli decorra dal giorno della concessione della contumacia in tutti i giorni anche festivi che non siano di culto in onore di Dio; purché a questi sia sempre chiaro, riguardo a queste cose, e manifestato per mezzo di un istrumento o di una scrittura, di mano del debitore o del promettitore della somma, o di qualche cosa, o per mezzo della confessione della parte, o tramite i testimoni, o per mezzo della prova semicompleta e tramite il giuramento della parte di colui dal quale questi Consoli dei negozianti considerano opportuno debba farsi. E il Podestà o il Capitano, in carica nel tempo, siano obbligati e debbano mettere in esecuzione le sentenze e i precetti pubblicati e fatti ad opera di questi Consoli secondo la giurisdizione degli stessi Consoli, costringendo la parte condannata in maniera reale e personale, come sembrerà più e conveniente a questi signori Rettori o ad uno di costoro che mettono in esecuzione i precetti o le sentenze. Nell’esercizio di questo loro ufficio questi Consoli possano imporre le pene e i bandi fino alla somma di 25 libre di denaro inclusivamente o meno di ciò, in considerazione della quantità e della qualità del fatto e della faccenda della causa. Il Podestà il Capitano o uno di loro è obbligato a fare l’esecuzione di questi bandi imposti e da imporre ad opera di questi Consoli e a prelevare alla parte disobbediente, su richiesta di questi Consoli o della parte a favore della quale si fanno le cose predette, e dopo trascorsi 10 giorni dal giorno del precetto fatto, costringere e far costringere questi disobbedienti nel palazzo e la loro famiglia mandare il balivo del Comune a catturare colui o coloro che gli stessi consoli hanno voluto ed hanno dichiarato per questi debiti da pagare o per i bandi imposti nelle occasioni dette sopra, secondo la loro sentenza e il loro mandato. E questi Consoli siano obbligati a fare e a far fare le cose predette e a farle fare, adempierle e metterle in esecuzione, come detto sopra, e essi stessi e il loro notaio debbano esercitare bene e legalmente questo ufficio, ed agire senza frode, e senza alcuna malizia e secondo la predetta maniera e se procedessero in modo differente non c’è validità giuridica per il diritto stesso. E questi Consoli ed il loro Notaio all’inizio del loro ufficio debbano fare il giuramento di esercitare bene e legalmente questo ufficio e non possano avere alcun salario, né debbano averlo dal Comune né da persone speciali, se non secondo le scritture che sono fatte in occasione di questo ufficio e percepire in questo ufficio secondo il modo e la forma trasmessa nel capitolo sul salario dei notai delle banche civili di questa Città. Questo salario poi o guadagno venga diviso tra questi Consoli e il loro Notaio e ciascuno con la sua rata. E questi Consoli e il loro Notaio siano eletti in questo modo, cioè ci sia un sacchetto in cui si ripongono tre marsupi e in uno di questi si ripongono sei cedole in pallottole di cera e in ciascuna di queste pallottole <di nomi> siano posti un avvocato o procuratore collegiale e matricolato, ed un negoziante, e un Notaio tra la contrada Castello e la contrada Pila; in un altro marsupio siano poste altre sei cedole nelle predette pallottole e in ciascuna di queste è posto un avvocato o procuratore collegiale, come detto sopra, e un negoziante, e un Notaio tra la contrada San Martino e la contrada Fiorenza; e la stessa forma e modo si pratichino per la contrada San Bartolomeo e Campolezio. E questo ordinamento si faccia ad opera dei signori Priori e del Gonfaloniere di giustizia e di due buoni uomini per <ciascuna> contrada. E questi Consoli e il Notaio siano estratti da questo sacchetto, finché durano queste cedole. Dopo finite queste, se ne fanno altre di nuovo nella forma e nel modo predetti. E le autorizzazioni delle tenute date e da darsi e da riceversi hanno validità d’autorità dei Consoli a favore dei creditori contro i debitori e queste tenute si tengano per l’autorità del presente statuto, e tali tenute siano messe in esecuzione come si trova scritto più ampiamente nel capitolo sulle licenze e sulle tenute. E questo statuto presente sia e debba essere preciso e deroghi per ogni altro statuto fatto, e provvigione e delibera fatte. E questi Consoli sono obbligati e debbono in tutto e per tutto adempiere questo statuto e non immischiarsi in altre questioni su cui non fanno indagine, secondo la forma del presente statuto. E se contravvenissero alle cose contenute nel presente statuto, ciò che facessero non abbia validità giuridica per il diritto stesso, e gli ufficiali del Comune non sono obbligati ad esecuzione le cose estranee a tale giurisdizione che si facessero. E questi Consoli siano obbligati ad esercitare il proprio ufficio da sé stessi, né lo possono affidare ad altri; tuttavia tra di loro uno può affidare a un altro Console la commissione di indagine sulle cause vertenti di fronte a loro esclusivamente, fino alla sentenza. Questi due poi sono obbligati a dare insieme le sentenze definitive e a pubblicarle; e si facesse diversamente la sentenza non ha nessuna validità, in qualsiasi modo. Aggiungiamo che il loro Notaio sia obbligato e debba registrare e annotare tutti i loro atti e le sentenze nel registro da farsi nel tempo di ciascun ufficio dei Consoli e dopo ultimato il tempo dell’ufficio dei detti Consoli, il Notaio restituisca il predetto registro pubblicato al Notaio dei Regolatori. E il Notaio dei Regolatori sia obbligato, senza alcun compenso, a mostrare questo registro a chiunque pensa di essere interessato per le sue cose, tutte le volte che costui vorrà vedere e leggere questo registro.

2 Rub.22

Ufficio del Massaro che ha da provvedere e curare le suppellettili e le munizioni del Comune

   Sia e si intenda Massaro del Comune della Città di Fermo colui che è e sarà in futuro, il Sindaco del Comune per le faccende; sia e si intenda il suo Notaio chi è e sarà eletto per l’ufficio del registro del Comune. Questo Massaro sia obbligato e debba fare scrivere a questo Notaio tutte le cose e le suppellettili del Comune che stanno e che staranno nel palazzo dei signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia, del signor Podestà, del signor Capitano o del Giudice di giustizia o di qualsiasi altro ufficiale forense di questo Comune, il quale avesse cose e alcune suppellettili dai beni e dalle cose di questo Comune e gliene deve far fare gli inventari, e assegnarle ai signori Priori e agli altri predetti ufficiali, nel primo giorno quando entrano nel palazzo di loro abitazione, con un rogito del notaio. E nel tempo in cui questi ufficiali debbano ultimare, uscendo dal palazzo, debba esigere da costoro il rendiconto di tali cose e suppellettili già dette e da loro deve riprendere le predette cose illese. Qualora questi signori Priori e il Podestà il Capitano o il Giudice di giustizia o gli altri ufficiali predetti non restituissero intatte le cose date e consegnate a loro, tramite questo Massaro, essi sono obbligati a rimediare e farle rifare spendendo il salario proprio loro. E il Sindaco che farà il sindacato di costoro o di qualcuno di essi, a richiesta del detto Massaro, nel tempo del sindacato, sia obbligato a far ristabilire le dette cose da quel tale ufficiale che non ha restituito le cose già dette, o non restituisce dal salario di questo tale ufficiale e a spese di tale ufficiale le cose che ha perdute o rovinate. E si faccia l’acquisto di altra cosa che sostituisce quella perduta o rovinata e sia stabilita di nuovo, in modo che le cose e le suppellettili del Comune siano sempre mantenute e amministrate. Qualora questo Massaro o il suo Notaio risultassero negligenti in qualcuna delle cose dette, e qualora si perdesse o si distruggesse qualcuna delle suppellettili e non si facesse il recupero da parte di questi ufficiali, come detto sopra, per loro negligenza, oppure non lo esigessero, incorrano nella pena di 10 libre di denaro per ciascuna volta e per qualsiasi cosa o suppellettile predetta e per ciascuno di essi, e tuttavia siano obbligati al recupero di queste cose o suppellettili perdute o distrutte, a proprie spese. E il successore di questo Massaro sia obbligato ad esigere il rendiconto dal suo predecessore o vedere gli inventari fatti ad opera del predecessore suo, con rogito notarile, e averne da lui la consegna, in modo che, con chiarezza e apertamente, si veda per difetto di chi le cose e le suppellettili siano perse o rovinate oppure non siano state chieste o richieste da questi ufficiali; e siano obbligati a queste penalità e al predetto recupero.    

2 Rub.23

L’elezione dei Notai dei Banchi <delle cause> civili e degli appelli e le loro competenze

   In questo modo i notai dei banchi per gli atti civili e per gli appelli siano eletti e tale sia il loro ufficio, cioè ogni Podestà all’inizio del suo officio o governo, nel Consiglio dei 150 faccia eleggere alle “scarfine” <incarico per il controllo>, secondo il solito modo, quattro notai per ciascuna contrada, buoni, esperti e legali, di età minima di 25 anni. Questi notai devono sedere e stare presso i banchi delle cause civili insieme con il Podestà e con i suoi Giudici. Due di questi siano notai degli appelli con il Capitano e con il suo Giudice oppure con il Giudice di giustizia e degli appelli se non ci fosse il Capitano. E quelli che sono stati scelti per le cause civili, non possono stare all’ufficio degli appelli e viceversa i notai degli appelli non possono stare, né esercitare l’ufficio delle cause civili, durante detto tempo. E colui che ottenesse questa “scarfina”, non può trattenerla per sé se non è un Notaio buono, esperto e legale; ma, come è stato detto, eleggere un altro Notaio buono, esperto e legale. E il loro ufficio duri sei mesi, cioè dall’inizio dell’ufficio del Podestà fino alla fine del suo ufficio. E Nessuno possa eleggersi per questo ufficio se non sia da almeno dai precedenti venti anni, tra i Cittadini e abitanti della Città di Fermo, lui stesso, il padre e il nonno e se non abbia almeno l’età di 25 anni, come già detto. E qualora qualcuno contravviene, sia facendo l’elezione, sia accettandola, paghi la penalità di 10 libre di denaro. Questi notai possano stare al servizio in questi uffici tramite un Notaio sostituto, parimenti notaio buono ed idoneo ed esperto e legale, il quale giuri di esercitare questo ufficio bene e legalmente. E scrivere bene e fedelmente tutte le scritture pertinenti e spettanti il loro ufficio, per le quali saranno richiesti. Inoltre chiunque di questi notai, sia di atti civili sia di appelli, sia obbligato e debba fare il calendario nei propri registri, cioè scrivere tutti i giorni di attività giuridica e quelli di riposo, con il motivo per cui sono di riposo. E qualora contravvenga, sia punito sul fatto, ciascuno < di essi> e per ciascuna volta a 10 libre di denaro e per il resto durante questo tempo di sei mesi non possano sedere né stare presso i detti banchi.

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SERVILIO e Servigliano un nome e il toponimo all’inizio del primo secolo avanti Cristo

SERVILIO e Servigliano delle provincia di Fermo

   Da Servilio proviene il toponimo “Praedium Servilianum” per la proprietà stabile di un romano Servilio che al tempo della Repubblica Romana visse nel territorio Piceno, e oggi permane il toponimo rimasto al comune della provincia di Fermo, Servigliano, lungo il corso del fiume Tenna a metà percorso dai monti Appennini al mare Adriatico.

   Il nome Servilio è registrato nei libri delle «Guerre Civili» scritte da Adriano da Alessandria (detto Alessandrino) scrittore greco che nei primi decenni del secondo secolo dopo Cristo venne a Roma dove viveva da cittadino romano al tempo dell’imperatore omonimo Adriano (117-138). Egli dà notizia del nobile SERVILIO che nel 663 anno di Roma era PROCONSOLE stabilito come governatore del territorio Piceno. Lo scrittore riferisce che quando erano insorti i popoli italici contro i Romani, il proconsole Servilio si recò in Ascoli presso i ribelli dai quali però venne ucciso. L’anno 663 di Roma, nell’attuale cronologia corrisponde all’anno 91 avanti Cristo se consideriamo Roma fondata nel 952 a. C.

   Il nome romano Servilio ricorre nelle iscrizioni delle lapidi trovate a un chilometro dall’attuale Servigliano a Piane di Falerone (antica Falerio), riferite al 30 a. C. da Theodor Mommsen nella sua monumentale raccolta di iscrizioni (vol. IX, pp. 517ss) indicanti persone di funzionari pubblici faleriensi. Potrebbero essere nomi delle famiglie discendenti dal Servilio proconsole da cui deriva il toponimo dell’attuale Servigliano.

Nota che Tito Livio nelle Periochae 75 dice Quinto Servilio «proconsole». Velleio Patercolo nelle Historiae Romane lib. II, 15 dice Servilio «pretore». Il riferimento è a Quinto Servilio soprannominato Cepione. Appiano dice che Servilio si recò in Ascoli dove fu ucciso e alcuni studiosi dicono che partì da Fermo che fu la sede militare di Pompeo.

Gente Servilia tra le più notevoli di Roma nelle cariche pubbliche. Il questore poi pretore Quinto Servilio Cipione, sposato con Livia figlia del console Marco Livio Druso, ebbe figli Servilia amante di Caio Giulio Cesare imperatore da cui ebbe Marco Giunio Bruto che uccise suo padre Cesare. Altro figlio di Livia Quinto Servilio iunior ad Ascoli Piceno. Livia divorziata ebbe figlio Marcio Porco Catone l’Uticense, che fu cugino di Servilia e di Quinto Servilio e cugino del Bruto cesaricida.

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Pittori Bonfini ATTRIBUZIONE: SERVIGLIANO DUE AFFRESCHI DELLA PRIMA META’ DEL SECOLO XVI

attribuibili

SAN GUALTIERO DI SERVIGLIANO HA DUE DIPINTI DELLA PRIMA META’ SECOLO XVI ATTRIBUIBILI AI PITTORI BONFINI DI PATRIGNENE (Montalto Marche AP)

A Servigliano (FM) c’è un dipinto datato 1620 che raffigura la Beata Vergine Maria con il divin Figlio onorati nella contemplazione da Sant’Agostino e da san Gualtiero nell’abside della omonima chiesa rurale in contrada San Gualtiero non lontano dalla pianura del fiume Tenna, a confine con Penna san Giovanni. Questa chiesa è terremotata e chiusa. Non se ne prevede il restauro.

Ma non è questa l’unica pala (quadro) d’altare per san Gualtiero esistente a Servigliano. Altro simile esiste nella chiesolina vicina all’antico convento dei frati agostiniani demaniato e venduto ad altri usi. Questa è stata restaurata da un privato.

Altri affreschi serviglianesi del secolo XIV e XV e posteri nella chiesa francescana di Santa Maria del Piano, nel centro urbano.

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Il cardinale Gustavo D’Hohenlohe nel 1876 scrive al card. Filippo De Angelis arcivescovo di Fermo

          E/mo Padrone mio ed Amico Veneratissimo

     L’Eminenza Vostra mi ha fatto un vero favore con la gent.ma Sua del 19 p. p., e se mi furono di consolazione le amorose accoglienze per parte del S<anto> Padre e dei Colleghi nostri, molto più mi commossero le amichevoli parole della Eminenza Vostra; gradisca adunque le mie più vive azioni di grazie e insieme alla assicurazione che giornalmente pregherò nella S. Messa per V. E., e che spero, che lieto, sano e robusto vedrà non solo il 50.mo anniversario del glorioso Suo Episcopato, ma molti e molti anni ancora, per il bene della Chiesa e per la consolazione dei Suoi amici ed ammiratori, tra i quali mi glorio di nominarmi.

     V.E. ha indovinato, che preferisco questo soggiorno di Tivoli ad altro, e specialmente il carnevale l’ho passato tutto qui, ma per la solita congregazione del Concilio conviene andare domani a Roma, e così potrò anche assistere alla passeggiata di S. S.

     Godo assai di vedere l’Accademia Ecclesiastica sotto la Presidenza del car/mo Mons. Agnelli, speriamo che presto sarà anche Vescovo come i predecessori. Voglia gradire le espressioni di profondo rispetto e venerazione sinceramente baciandole um/te le mani ho l’onore di ripetermi di Vostra Eminenza

      Villa d’Este, 2 Marzo, 76

                                                umil/mo e devot/mo servo ed amico

                                                 Gustavo Card. D’Hohenlohe        

\\\ < Documento dell’archivio privato Felice Catalini a Loreto riguardante il Cardinale arcivescovo di Fermo, trascritto per la tesi di Laurea da ILLUMINATI Romolo nel 1968>

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Il cardinale Filippo De Angelis arrestato e deportato da arcivescovo di Fermo a Torino nel 1860 non esercitava alcun potere di governo politico amministrativo

<Lettera al giornale L’ARMONIA n. 167 del 18 luglio 1861 di Torino a difesa del Card. De Angelis>\

                                                                 Roma, 10 luglio 1861

                                    Ill.mo Sig. Direttore,

     Ho letto con penosa sensazione nella Gazzetta del Popolo che si stampa costà, N°173, delli 14 giugno p. p., una lettera firmata – I Venti di Fermo – (sic), indirizzata all’E.mo sig. Cardinale De-Angelis, la quale piucché ad aggravare i fatti relativi ad epoca infaustissima, tende a far prevalere l’odiosa opinione che l’Eminenza Sua avesse mano nelle cose di governo, e specialmente nelle politiche misure del 24 giugno 1859, onde farlo misero segno dei sarcasmi e dell’ira dei tristi, forse per attenuare l’iniqua ingiustizia e il sacrilegio di vederlo da lunghi mesi sostenuto prigione in Torino.

     Poiché aveva io l’onore di reggere qual Delegato Pontificio la Provincia fermana, così posso dinanzi a Dio e agli uomini a testimonio che tutte e singole le disposizioni prese in quei frangenti per salvare, come salvai, il capoluogo del movimento sovversivo, tutte procedettero dalla autorità governativa senz’alcuna partecipazione di questo reverendo e degnissimo porporato. Se non che per decorosa cortesia ed alla persola di Lui, e dirò anche per tener conto della commozione dei buoni in quei disgraziati momenti, mi vidi obbligato ad avvisare poche ore avanti l’attuazione degli arresti l’E.mo Arcivescovo a scanso di impressioni allarmanti, e vedendo milizie in giro o clamori sospetti durante la notte. Ecco tutto ciò che seppe il Sig. Cardinale De Angelis delle cose di Fermo del 24 giugno 1859.

      Denudata da questo lato la vergognosa calunnia, non sarà men facile di credere menzognero il rimanente della lettera rapporto agli arrestati che posso assicurare in numero di “sei” essere da Fermo partiti in comode vetture coperte alla volta di Roma, dove subito formali contestazioni,, da loro stessi di poi notificate nei pubblici fogli, come altri “sei” detenuti in Fermo ebbero tutti questi a scelta – o un regolare processo, o l’esilio.- Prudentemente acconciatisi al secondo, furono tosto e spontaneamente somministrati ad alcuni degli ultimi sussidi pecuniari, perché non avevano mezzi del proprio da sostenere le spese giunti che fossero alla prescelta destinazione.

     Io la prego, signor direttore, di voler accogliere nel suo egregio giornale la presente significazione di animo, che riguardando un fatto personale non può essere impugnata dai tristi, né posta in dubbio dagli onesti. In questa occasione sarebbe stato colpa il tacere; obbedendo alla mia coscienza, ho soddisfatto me stesso, ed ho reso non meno un tributo alla verità, che se in molti casi può essere un bisogno, era in questo certamente un dovere.

                                                     Mi creda con ogni stima ed ossequio

                                                                                  Suo Devotissimo Servitore

                                                  N<icola> Marchese Morici

    

   

  

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Henry MANNING arcivescovo di Westiminster nel 1872 scrive al Card. arcivescovo di Fermo Filippo de Angelis per le glorie del Concilio Vaticano I

                            Eminenza Reverendissima e Carissima

     La lettere di Vostra Eminenza Rev/ma mi diede una vera gioia e fece rammentarmi della casa dei Lazzaristi a Torino, e del nostro incunabulo all’Accademia Ecclesiastica in Roma. Non posso dire quante volte ho ripetuto in memoria i giorni e le ore della nostra ansiosa e gloriosa lotta nel Concilio Vaticano; tutto ciò che è accaduto dopo, in Francia, in Germania, in Italia mi fa ringraziare ogni giorno il Nostro Signore e lo Spirito Santo dell’assistenza infallibile che ha promulgato alla Chiesa Universale ed al mondo ribellante, le prerogative sovrannaturali del Vicario di Gesù Cristo.

   Spero che la salute di Vostra Eminenza Rev/ma vigorosamente si conservi, e che il suo fedelissimo Segretario stia bene, e sia al lato del suo coraggiosissimo Padrone.

     Con ogni prontezza comunicherò ai Vescovi d’Inghilterra il foglio di Vostra Eminenza; ma siamo poveri in mezzo, non solamente delle ricchezze d’Inghilterra, ma delle desolazioni spirituali di nostri poverissimi fedeli.

     In questo momento faccio ogni stento per fabbricare tre chiese in Londra, dove il sito costa un prezzo così enorme che appena possiamo ottenerlo. Non meno non posso privarmi di qualche minima parte nell’impresa di Vostra Eminenza Rev/ma,  e scriverò al Rettore del Collegio Inglese in Roma di offrire a Vostra Eminenza Rev/ma il mio obolo umilissimo.

      La Divina Provvidenza, che così visibilmente protegge il Santo Padre, ci fa sperare la fine di questi mali, e spero che Vostra Eminenza Rev/ma avrà la consolazione di vedere il ritorno del popolo di Dio a Gerusalemme.

                  Baciando con vero affetto la Sacra Porpora

                  Mi rassegno di  Vostra Eminenza Reverendissima

              Londra il 4 Luglio 1872

                                 Umil/mo e Dev/mo    Enrico C. Arciv. di Westminster

<Cardinal Henry Manning>

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Il card. arciv. di Fermo arrestato e deportato in Ancona a nome della Repubblica Romana 11 marzo 1849

        Documento dell’arresto e della deportazione del Cardinale arcivescovo Filippo De Angelis da Fermo ad Ancona, senza esibizione di documenti. Trascritto per la tesi di laurea da ILLUMINATI ROMOLO dall’Archivio Storico Arcivescovile di Fermo pos. 82 «Card. De Angelis e la Repubblica Romana» (Verbale)

***

                                                      Fermo, 11 marzo 1849, ore nove pom.

     Presentatosi, nel mentre che l’E/mo R/mo Cardinale Filippo De Angelis Arcivescovo e Principe di Fermo trattenevasi in compagnia dei Sig.ri Marchese Nicola Morici, Conte Francesco Falconi, Conte Raffaele Bonafede, Francesco Morroni, avv. Domenico Pucci, avv. Giuseppe Ottaviani, e D. Odoardo Agnelli, Udit. Gen. del lodato E/mo Arivescovo; presentatosi si disse il Tenente dei Carabinieri Comandante la Tenenza isolata di questa Città, Camillo Braccucci in compagnia del Sig. Capitano Aiutante Maggiore Civico Camillo Silvestri, del Maresciallo dei Carabinieri suddetti Guglielmo Gramacci, del Quartier-Mastro de’ Carabinieri Colliva Cesare, e dei Carabinieri Comuni Paolo Palombi, Cacciurri Nazzareno, Pasvecchi Sante, Cannella Camillo, Curti Luigi, Carletti Francesco, ha intimato a nome della Repubblica Romana la partenza al sullodato E/mo Arcivescovo per Ancona comminando misure più rigorose qualora si fosse ricusato bonariamente.

     Immediatamente Sua Em/za, alla presenza tanto dei suddetti militi quanto delli suddetti Signori, ha protestato nelle più solenni forme contro tale violenza Sacrilega rammentando le Censure Ecclesiastiche comminate dai Sagri Canoni contro i violatori dell’immunità non solo personale dei Cardinali di Santa Chiesa, ma benanche locale per l’abitazione di loro dimora.

       A nulla Tutto ciò è valso e ripetendosi gli ordini ricevuti dal Ministero e le misure dispiacenti, cui si sarebbe ricorso, si è insistito per la sollecita immediata partenza. Si è richiesta dall’E.mo Arcivescovo la comunicazione degli ordini suddetti del Ministero; ed ancor questo si è negato. Si è inoltre prescritto che l’E.mo non dovesse recare con sé che il puro necessario per la vita in oggetti di vestiario, nulla di denaro, assicurando che avrebbe pensato la Repubblica; e si è aggiunto che nulla dovesse estrarsi dal palazzo arcivescovile.

     Sua Em.za R.ma ha dichiarato che subiva una violenza, che ad essa non poteva resistere, che come Arcivescovo e Cardinale di Chiesa se ne gloriava, e che si stimava ben fortunato di soffrire pel Ministero a sé commesso, e rinnovate tutte le proteste sì di fatto che di diritto, ha dichiarato di essere pronto a partire, solo chiedendo che fosse permesso di abboccarsi col suo Vicario G.le D. Bartolomeo Arcid. Cordella onde comunicare ad esso le istruzioni e facoltà per ciò che riguarda il Ministero Episcopale. Non si è permesso che il detto Mons. Cordella accedesse in questo palazzo Arcivescovile, dicendosi proibito l’ingresso e la sortita a chicchessia, e solo permessa l’entrata al Cancelliere Gen.le Arciv. Antonio Piersantelli per redigere il presente verbale.

     Infine Sua Em.za R.ma ha dichiarato di comunicare tutte le facoltà necessarie ed opportune al pred. Suo Uditore Odoardo Agnelli ilo quale ha incaricato di comunicare al Pro-Vicario G.le Mons. Cordella, e quindi di mano in mano fino all’ultimo chierico della Diocesi.

      Quali cose stabilite, è andato a prendere poco cibo e firmato il presente verbale assieme a tutti i nominativi all’ora decima pom. si è posto nel legno di Vettura condotto dal Vetturino Antonio Giardini di questa Città, tirato da due Cavalli, portando in compagnia Gio. Batt.a Ciampanelli Suo Cameriere, convenuto che l’indomani debba raggiungerlo in Ancona il Sua Caudatario D. Pellegrino Tofoni in unione del Familiare Stefano Carelli.

     In fede ecc.

Filippo, Card. Arcivescovo

Nicola Morici

Francesco Falconi

Domenico Pucci

Raffaele Bonafede

Giuseppe Ottaviani

Francesco Morroni

Odoardo Agnelli

          Antonio Piersantelli Cancelliere Generale Arcivescovile

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AFORISMI SAPIENZIALI raccolti da Vesprini Albino in ordine alfabetico d’autore anno 2021

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Dipinto di Salvatore Tricarico: Santa Caterina da Siena patrona celeste delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa italiana oltre che compatrona dell’Italia e dell’Europa

Nel presentare il limpido dipinto di Salvatore Tricarico do un cenno sulla personalità della patrona, santa Caterina da Siena che è modello umano di magnanimità, di disinteresse fraterno.

  L’assistenza è oggi un’attività richiesta e indispensabile per i malati e per i bisognosi in tutti i settori della vita sociale. Il Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana ha questa Santa patrona celeste che si è distinta nella meravigliosa opera di assistenza e di beneficenza a favore dei deboli, dei poveri e degli ammalati. Nel 1939 il papa Pio XII ha proclamato santa Caterina da Siena «Patrona dell’Italia» insieme con San Francesco d’Assisi, e nel 1947, «Patrona delle Crocerossine». Giovanni Paolo II nel 1999 l’ha dichiarata «Compatrona dell’Europa» insieme con Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), e a santa Brigida di Svezia. Questa presenza celestiale sta a dirci che non viviamo né soli, né abbandonati, ma protetti da persone che sono modelli nell’amore divino e fraterno che accoglie il valore di ogni persona, pur debilitata, ma che non va emarginata.

  S. Caterina splende nella vita per sapienza, purezza, coraggio ed è festeggiata ogni anno il 29 aprile.  Il suo esempio risveglia le coscienze all’altruismo.

Le più alte autorità civili e militari, celebrano la festa liturgica di Santa Caterina da Siena, insieme con queste Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana portatrici di umana vicinanza generosa verso i bisognosi che, con la loro opera e il loro sguardo benevolo, esprimono sincero impegno nel difficile compito di curare l’umanità sofferente.

L’iconografia di santa Caterina è molteplice nelle forme, in sintesi esprime la sua purezza, il suo coraggio e la sua dedizione interiore che non è fatta di parole, ma di pensieri, di sentimenti, di volontà, come nel dipinto del Tricarico si nota dallo sguardo intimizzato.

 La vediamo dipinta con la veste regolare dell’ordine religioso Domenicano di cui lei era partecipe e questo bianco segno dominante nel dipinto è eletto per far intuire ed apprezzare una donna dotata di forte volontà e dedita in modo umile e disinteressato al bene del prossimo. Il bianco vivido della veste si associa al pensoso nero del mantello. La santa è presentata in meditazione con la mente rivolta al divino Crocifisso che sorregge su una mano vicino al suo cuore, come a significare il centro ideale del dipinto nel meditare sulla risurrezione quando il corpo diviene immortale, glorioso e splendido, simboleggiato dai brillanti gigli che lo coprono. Con l’altra mano la santa sorregge il cuscino che accoglie i simboli delle Infermiere Volontarie Crocerossine di cui è patrona. Il colore del cuscino rosso esprime emblematicamente il martirio del volontariato coraggioso e sopra c’è il bianco del telo ricamato a giorno a significare il bene fulgente che si compie.

 Il dipinto esprime inoltre, nella varietà azzurrina del cielo, le condizioni dell’animo umano sempre mosso da gioie e da preoccupazioni. Sul solido terreno poggiano i piedi della Santa. Le opere umane rendono fiorente e fruttifera questa terra. Attorno, nell’accogliente paesaggio delle valli dolomiti, si vedono fiori e frutti sui filari che scendono a valle insieme con le pure acque sempre utili. Il colore che tende al verde infonde speranza.

È significativa l’aureola elaborata in oro, attorno al volto della Santa, per indicare che è la persona che vive la dimensione celestiale della vita immortale nella beatitudine del Padre nostro che è nei cieli. Il ritmo armonioso e pacato di questa immagine infonde in chi la guarda uno stato d’animo di serena contemplazione.

Il dipinto reca la firma dell’autore.

Olio su tela di lino, cm. 61 x 126 onorerà la Croce Rossa Italiana

 (Prof. Carlo Tomassini)

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