SALVATORE TRICARICO PITTORE VIVENTE A MILANO PROCLAMA IL SUO AMORE ALLA PERSONA PIU’ IMPORTANTE DI TUTTA LA STORIA

*C’è solo un vero Eroe*

Il miglior uomo della storia,
si chiama *Gesù Cristo*
in ebraico *Yeshua ha Mashiah*.

Non aveva servi e lo chiamavano *Signore*.

Non aveva lauree e lo chiamavano *Maestro*.

Non aveva esercito e i re lo temevano.

Non ha vinto battaglie militari e nonostante ciò ha conquistato il mondo.

Non ha commesso delitto e fu  crocifisso.

Mi ha amato per primo senza che io lo conoscessi.

È stato seppellito
in una tomba
ed il terzo giorno
è risuscitato
e ancora oggi vive
e mi continua ad accompagnare.

*Questo sì che vale la pena diffonderlo*

Per questo io dico orgogliosamente…

Ti amo mio Dio e grazie per stare Sempre con me, con la mia famiglia.

*Benedici chi riceve questo messaggio e lo diffonde senza alcuna vergogna*

Lo diffonderai ?❤

Vai!?♡

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BLASI MARIO PARROCO EVANGELIZZA Giovanni 21, 1ss terza domenica Pasqua C

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DOMENICA DELLE MISERICORDIA dopo Pasqua. Il Parroco don Mario Blasi evangelizza Giovanni 20,19

II DOMENICA DI PASQUA (Gv.20,19-31)

“Pace a voi” Detto questo mostrò loro le mani e il costato”.

     E’ il primo giorno della settimana. Il giorno della Risurrezione di Gesù e della Sua apparizione ai discepoli. Il Signore è vivo e sta in mezzo ai Suoi.

I discepoli sono chiusi nel cenacolo per paura. La paura è forte! Essi temono la violenza dei giudei. E’ una paura che viene dall’esterno: temono di essere ricattati. Il ricatto non è degno dell’uomo.

“La paura entra nel profondo se si è ricattati, se qualcosa ci importa più di Gesù. E questo qualcosa può essere la vita, anche se, più spesso, si ha paura per molto di meno”. “Ma ora che il Signore è risorto, non c’è più ragione di avere alcuna paura. Perfino la morte è vinta: di cosa avere paura allora?

I discepoli sono nel cenacolo, non attendono il Signore. Egli entra e dopo il saluto di pace, si fa riconoscere con i segni della croce.

“Il Risorto sceglie la croce per farsi riconoscere. Le tracce del Suo martirio lo accompagnano nella nuova Sua condizione. La Risurrezione non fa dimenticare la croce: la trasfigura. Le tracce della crocifissione sono ancora visibili, perché sono proprio loro ad indicare l’identità del Risorto (il vivente è proprio Colui che è stato crocifisso), la Sua vittoria sulla morte, la permanenza del Suo Amore (il fianco trafitto da cui sono scaturiti l’acqua e il sangue)”.

“Dal fianco trafitto l’Evangelista ha già parlato nel racconto della crocifissione, non però delle mani trafitte, che compaiono qui per la prima volta”.

“Le mani di Gesù sono importanti. Sono le mani a cui il Padre ha affidato ogni cosa e sono le mani che hanno lavato i piedi dei discepoli. Mani che tutto hanno ricevuto e che tutto hanno ridonato. Mani che tengono strette le pecore che il Padre gli ha affidato al sicuro, come si tiene stretta una cosa preziosa o molto amata, che non si vuole in nessun modo perdere: Io do loro la vita e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano” (Gv.10,28). (da B.Maggioni).

“Non essere più incredulo, macredente”.

Dopo otto giorni Gesù si presenta anche a Tommaso mostrandogli i segni del riconoscimento: le mani e il costato. Tommaso riconosce il Risorto e fa il più alto atto di fede: “Il mio Signore e il mio Dio”. “Sei il mio unico Signore e il mio unico Dio”. “Tommaso non esprime soltanto la propria fede personale né soltanto è il portavoce del gruppo dei discepoli, ma diventa anche il portavoce della fede della Chiesa di ogni tempo”. (da B.Maggioni).

SECONDA DOMENICA DI PASQUA

FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA

LA MIA DIVINA MISERICORDIA

PRIMA DELLA MIA DIVINA GIUSTIZIA

“Segretaria della Mia Misericordia, scrivi, parla alle anime di questa Mia grande Misericordia, poiché è vicino il giorno terribile, il giorno della Mia Giustizia”.

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BLASI MARIO PARROCO EVANGELIZZA LA FEDE, LA SPERANZA E LA MISERICORDIA DOMENICA DOPO PASQUA VANGELO Giovanni 20,19ss

II DOMENICA DI PASQUA (Gv 20,19-31)

“Pace a voi. Detto questo mostrò loro le mani e il costato. I discepoli gioirono nel vedere il Signore”.

E’ nel Crocifisso Risorto che si manifesta ciò che l’uomo va cercando:

Che l’Amore è il volto di Dio e dell’Uomo (il Crocifisso) e che questo Amore – che troppo spesso appare sconfitto e inutile (la croce) – è in realtà forte al punto da aprirsi una strada attraverso la morte (il Risorto)“.

Gesù sta in mezzo ai Suoi discepoli e “si fa riconoscere con i segni della croce. Le tracce del Suo martirio lo accompagnano.

La Risurrezione non fa dimenticare la croce: la trasfigura.

Gesù mostra i segni del costato e delle mani. Le tracce della crocifissione sono ancora visibili, perché sono proprio loro ad indicare l’identità del Risorto, la Sua vittoria sulla morte, la permanenza del Suo Amore (il fianco trafitto da cui sono scaturite l’acqua e il sangue). Le mani di Gesù sono importanti. Sono le mani a cui il Padre ha affidato ogni cosa e sono le mani che hanno lavato i piedi dei discepoli. Mani che tutto hanno ricevuto e che tutto hanno ridonato. Mani che tengono strette le pecore che il Padre gli ha affidato, al sicuro, come si tiene stretta una cosa preziosa o molto amata, che non si vuole in nessun modo perdere: “Io do loro la vita e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano“.

“Vi do la mia pace”.

“La pace che dona Gesù è diversa da quella che dà il mondo.

E’ diversa nella natura e nel modo con cui viene proposta;

E’ diversa perché dono di Dio, non conquista della buona volontà dell’uomo;

E’ diversa, perché va alla radice, là dove l’uomo decide la scelta della menzogna o della verità;

E’ diversa perché è una pace che sa pagare il prezzo della verità: è la pace vissuta dal Crocifisso“.

La pace di Gesù non promette di eliminare la croce – né nella vita del cristiano, né nella storia del mondo – ma rende certi della Sua vittoria: “Io ho vinto il mondo”.

Pace e gioia sono al tempo stesso il dono del Risorto e le tracce per riconoscerlo”.

da B.Maggioni).

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BLASI MARIO PARROCO EVANGELIZZA Domenica dopo Pasqua Misericordia Vangeli Giovanni 20,19ss

II DOMENICA DI PASQUA (Gv 20,19-31)

“SE NON VEDO NELLE SUE MANI IL SEGNO DEI CHIODI E NON METTO IL MIO DITO NEL POSTO DEI CHIODI E NON METTO LA MIA MANO NEL SUO COSTATO, NON CREDERO’ “.

“Tommaso non nega la Risurrezione di Gesù, ma grida il bisogno disperato di crederci.

Otto giorni dopo, quando la comunità è nuovamente riunita per celebrare la vittoria della vita sulla morte, Gesù torna a manifestarsi in mezzo a loro (Gv. 20,26).

Questa volta Tommaso può non solo vedere Gesù, ma ascoltare le Sue parole: “metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente” (Gv. 20,27).

Tommaso non ficca le sue dita nei fori dei chiodi e non mette la mano nel fianco di Gesù, ma prorompe nella più elevata professione di fede di tutto il Vangelo:

“Mio Signore e mio Dio! “.

Tommaso, non solo crede che il suo Maestro sia risuscitato, ma giunge a proclamare che Gesù è Dio. Il Dio che nessuno ha mai visto (Gv. 1,18), viene per la prima volta riconosciuto nell’Uomo Gesù: Chi ha visto me ha visto il Padre (Gv. 14,9).

Una fede così intensa non nasce all’improvviso e non è frutto istantaneo dell’incontro con Gesù, ma aveva iniziato a germinare in Tommaso fin da quando il discepolo si era dichiarato disposto a morire con il suo Maestro. Seguendo Gesù nel dono della propria vita, Tommaso si era messo sulla via della verità (Gv. 14,6).

Nonostante l’apostolo sia giunto a questa piena definizione di fede, Gesù non lo pone a modello dei credenti: perché mi hai veduto, mi hai creduto, beati quelli che crederanno, pur senza aver visto (Gv. 20,29).

Per Gesù, vero fondamento della fede, non sono visioni e apparizioni, ma il servizio reso per amore.

Non c’è bisogno di vedere per arrivare a credere. Occorre credere per vedere :Se crederai, vedrai la gloria di Dio (Gv. 11,40).

Dichiarando beati quanti credono senza aver bisogno di vedere, Gesù ricorda a Tommaso e alla comunità la beatitudine da Lui pronunciata durante l’Ultima Cena, quando, dopo aver lavato i piedi ai discepoli, li aveva invitati a fare altrettanto dicendo: Sapendo queste cose siete beati se le metterete in pratica (Gv. 13,17).

Quanti per amore mettono la propria vita a servizio degli altri sperimentano constantemente la presenza di Gesù nella loro esistenza senza avere bisogno di esperienze straordinarie” (A.Maggi).

   Tommaso aveva chiesto di toccare i segni della croce, ora gli basta vederli. Riconosce il Risorto nei segni del Crocifisso, un riconoscimento pieno, il più alto ed esplicito dell’intero Vangelo:

“Il mio Signore e il mio Dio”.

Tommaso non esprime soltanto la propria fede personale né soltanto è il portavoce del gruppo dei discepoli, ma diventa il portavoce della fede della Chiesa di ogni tempo.

Il vero credente è colui che ascolta Gesù e lo ama. Chi comprende il Suo comandamento di amore e lo pratica, è beato” (B. Maggioni).

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BLASI OPARROCO EVANGELIZZA PASQUA VIVENTE Vangelo Giovanni 20

PASQUA DI RISURREZIONE (Gv.20,1-9)

“Simon Pietro vide le bende per terra e il sudario”.

     Gesù con la Sua Risurrezione riprende la vita e va al Padre per irradiare la Sua potenza salvifica in tutto il mondo.

Il sepolcro è vuoto! La prima a farne l’esperienza è Maria di Magdala che va dai discepoli a riferirlo. Il suo annuncio mette in moto due discepoli: Simon Pietro e il discepolo “amato”. Pietro entra per primo nel sepolcro e osserva che tutto è in ordine. Guarda con molta attenzione la disposizione delle cose. E’ perplesso. Vede le bende e il sudario ben piegato. Esclude che il corpo del Signore Gesù sia stato trafugato. Torna a casa senza trarne una conclusione.

Anche Maria di Magdala vede il sepolcro vuoto, ma la sua visione è solo materiale.

 Il discepolo “amato” vede, ma il suo sguardo è penetrante. Egli sa cogliere il significato nascosto e va oltre all’apparire materiale.

“Se il Suo corpo non è stato trafugato, come mai il sepolcro è vuoto? Non vede il Risorto, ma la Sua traccia e crede senza vedere”.

Vide e credette”.

 Simon Pietro e la Maddalena non arrivano alla fede. Solo il discepolo amato “va oltre l’invisibile. Perché? Solo chi ama entra nel mistero della Risurrezione e contempla il Cristo Risorto. Il Suo Amore accolto rende chiaroveggenti”.

Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che Egli cioè doveva risuscitare dai morti”.

Se i discepoli avessero compreso la Scrittura, non avrebbero avuto bisogno di vedere, “dato che la Scrittura è essa stessa sufficiente testimonianza della Risurrezione”.

Se uno vuole incontrare Gesù Risorto, deve conoscere la Sua Parola e si deve collocare nell’ambito delle Beatitudini e praticarle.

“Sperimentare Gesù risorto non è un privilegio concesso duemila anni fa a qualche decina di privilegiati, ma è una possibilità offerta ai credenti di ogni tempo: la visione di Dio non è un premio riservato al futuro, ma una costante, quotidiana esperienza nel presente per i puri di cuore”, le persone limpide e trasparenti, proclamate beate perché “vedranno”, sperimenteranno Dio in maniera costante nella loro esistenza”

 (da A.Maggi).

 

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Mario Blasi Parroco evangelizza PASQUA VIVENTE Vangelo Luca 24, 15

“I loro occhi non avevano la forza di riconoscerlo “.

“Lungo il cammino che li allontana da Gerusalemme i due discepoli discutono su quanto è accaduto. Perché discutono? Evidentemente avvertono che qualcosa sfugge alla loro comprensione. I due hanno perso la speranza e tuttavia continuano a pensare, a parlare e a discutere sulla speranza perduta. Certamente avevano l’impressione che il Crocifisso nascondesse qualcosa rimasto sconosciuto.

La ricerca dell’uomo non riesce da sola a comprendere tutto quello che è accaduto.

Il Risorto si avvicina e si fa compagno di viaggio.

La comparsa del Risorto è un evento improvviso, senza premesse, del tutto gratuito. Gli eventi di Dio sono indeducibili: semplicemente accadono.

I due non lo riconoscono. Il Risorto rimane uno straniero. Gesù prende in mano la situazione, non per cambiare la direzione del viaggio, bensì per mutarne il significato: non più un semplice cammino verso Emmaus, ma verso l’incontro conLui.

Il cammino dell’allontanamento diventa il cammino dell’incontro. Questo avviene perché il Signore si inserisce nel cammino degli uomini”.

O stolti e tardi di cuore nel credere”

Gesù ha ascoltato in silenzio il loro racconto. Ora prende la parola rimproverandoli. Un rimprovero duro che tocca la persona nel profondo: la mente e il cuore. Il loro racconto mostra infatti che sono privi di intelligenza, superficiali nel valutare la storia di GesùE mostra che il loro cuore è lento e pigro nel cambiare schemi e abitudini, incapace di aprirsi alla novità e alla sorpresa“.

·  ·  “Lo riconobbero”

“Il discepolo impari a riconoscere sul proprio cammino la presenza del Signore, senza pretendere però alcuna visione. Gli basti il segno del pane spezzato e della dedizione. Gli basti aver compreso la bellezza del Crocifisso.

Queste sono le tracce del Crocifisso risorto, questo è il luogo non solo dell’incontro ma del riconoscimento” (B.Maggioni)

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BLASI PARROCO EVANGELIZZA PASQUA RESURREZIONE Giovanni 20, 1 s

PASQUA DI RESURREZIONE(Gv 20,1-9)

“MARIA DI MAGDALA SI RECO’ AL SEPOLCRO DI BUON MATTINO QUANDO ERA ANCORA BUIO, E VIDE CHE LA PIETRA ERA STATA RIBALTATA DAL SEPOLCRO”.

Dio rovescia la pietra che impedisce il contatto tra i morti e i vivi e l’Angelo del Signore vi si siede.

“La morte con la Risurrezione di Gesù è definitivamente sconfitta e per quelli che sono vissuti prima di Lui e per quelli che vengono dopo”.

Gesù, condannato alla morte di croce, considerato dai sommi sacerdoti maledetto da Dio, è Risorto. Dio lo ha glorificato, gli ha restituito la vita.

Maria di Magdala è ancora nel buio. Il pensiero della Risurrezione di Gesù non la sfiora. Corre dai discepoli a portare la triste notizia: il corpo di Gesù è stato portato via. Maria di Magdala non percepisce che è iniziata una nuova Creazione da parte di Dio. Dio, quando una persona si spegne in questo mondo, la ricrea e le dona una nuova vita che è indistruttibile, una vita che proviene direttamente da Lui. “La vita eterna è una qualità di vita che già fin da adesso si può ottenere; Gesù la offre. Chi crede in me ha la vita eterna. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna (Gv. 6,54). La vita eterna è una vita di qualità tale che, essendo indistruttibile, neanche la morte può scalfire: dura in eterno”.

Chi accetta Gesù e il Suo messaggio e lo mette in pratica ha una vita che è già quella della Risurrezione.

Maria di Magdala è nel buio, non comprende la realtà del Cristo Risorto. Solo il discepolo che ama corre al sepolcro che è in un giardino.

“Vide e credette”.

“Dove è stato crocifisso Gesù c’è un giardino. Che strano! Un giardino in un luogo dove avvengono le esecuzioni capitali… macabro emblema di morte… un giardino simbolo di vita è là. Dentro il luogo della morte c’è la vita. La morte di Gesù racchiude un germe vitale” (A.Maggi).

Il discepolo che ama crede: Gesù è vivo. “Credere che Gesù è vivo significa averlo accolto nel cuore come fonte di vita per amare generosamente come ci sentiamo da Lui amati”.

Gesù è vivo in mezzo a noi per sempre. Alleluja!

Il discepolo che Gesù amava:

“Vide e credette “.

“Maria pensa che il corpo di Gesù sia stato trafugato.

Pietro entra per primo nel sepolcro e con uno sguardo attento vede le bende e il sudario ben piegato ed esclude il trafugamento, ma non crede. Solo il discepolo amato da Gesù non vede il Risorto, ma la Sua traccia e crede senza vedere.

Il discepolo che Gesù amava rappresenta ogni credente in Cristo.

Per credere senza vedere è necessario essere amati da Lui e accogliere il Suo Amore. E’ l’Amore di Gesù che rende chiaroveggenti.

Gesù si rende presente nel cuore che accoglie il Suo amore e lo ridona.

E’ nell’amore fraterno che si realizza il: “Rimanete in me ed io in voi” (B. Maggioni).

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BLASI MARIO PARROCO EVANGELIZZA LA DOMENICA DELLE PALME Luca 22, 14

DOMENICA DELLE PALME (Lc 22,14 – 23,56)  Padre perdonali“.

“Gesù sulla croce non sta in silenzio, parla alle folle, al Padre e al ladrone pentito.

Parla alle donne e le invita a convertirsi; parla ai Suoi crocifissori: “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno“.

Gesù, non solo perdona, ma scusaNon muore minacciando il giudizio di Dio, ma perdonando e scusando. Il perdono non è solo rivolto ai romani e agli ebrei, ma a tutti e la richiesta di perdono la ripete più volte.

Gesù non dà personalmente il Suo perdono, ma lo richiede al Padre. Deve essere chiaro che il Suo perdono rinvia a quello del Padre. La croce è lo splendore del perdono del Padre.

Morire perdonando è un tratto essenziale del martire cristiano.

Gesù è la figura dell’Amore di Dio per l’uomo“.

“Salva te stesso”

“I capi e i soldati lo schernivano ripetutamente. I primi deridono la sua pretesa di messia e il suo considerarsi amato da Dio con amore di predilezione (l’eletto).

I secondi lo canzonano per la sua pretesa di regalità.

Dio Padre tace! Il silenzio di Dio è segno che ha abbandonato Gesù o è segno di un modo diverso di farsi presente?

Gesù rinuncia di salvare Se stesso, rimane solidale con tutti gli uomini che nella morte solo da Dio possono attendere salvezza”.

“Gesù, ricordati di me nel tuo Regno”

Per il primo malfattore, un Messia che muore in croce e non salva se stesso né quelli che hanno lottato per la sua causa, merita ironia e disprezzo. Gesù non dice parola. I capi e i soldati insultano Gesù, ma sono estranei alla Sua morte; il malfattore insulta invece condividendo la stessa sofferenza: perché aggiungere sofferenza a sofferenza?

Interviene invece l’altro malfattore: “non hai neanche tu timore di Dio?

Il secondo malfattore confessa la sua colpa, riconosce l’innocenza di Gesù e a Lui si affida. Gesù accoglie e mostra che la Sua salvezza è diversa da quella sognata dai capi, dai soldati e dal malfattore ostinato.

Il ladrone pentito si è affidato a Lui prontamente (“Gesù, ricordati di me“) e Gesùrisponde con la Sua persona assicurandogli una vita di comunione con Lui (“sarai con me“) e subito (“Oggi“). A una domanda che rimandava al futuro (“Quando sarai nel tuo Regno”), Gesù risponde con un rinvio al presente (“Oggi”)” (B.Maggioni).

Padre, perdonali “.

     Gesù sulla croce non sta in silenzio, ma parla. Parla alle folle, al Padre, al malfattore pentito.

“La prima parola di Gesù è stata per le donne, invitandole a convertirsi”.

“La seconda parola è per i Suoi crocifissori: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

Gesù, non solo perdona, ma scusa. Non muore minacciando il giudizio di Dio, ma perdonando e scusando”. “Il perdono non è solo rivolto ai romani, bensì agli ebrei, a tutti”.

“Questa misericordia di Gesù non sorprende. Tutta la passione è attraversata dalla misericordia: il gesto di Gesù che guarisce l’orecchio derservo del sommo sacerdote, lo sguardo a Pietro che rinnega, la parola di perdono ai crocifissori”.

Gesù diceva”- sta ad indicare che il perdono lo ha ripetuto più volte”. “Gesù non dà personalmente il Suo perdono, ma lo chiede al Padre”.

“La croce è lo splendore del perdono del Padre”. “Morire perdonando è un tratto essenziale del Martire cristiano”.

“Ai piedi della croce ci sono il popolo, i capi dei giudei, i soldati. Ma l’attenzione non è mai distolta dal Crocifisso: a Lui si guarda e di Lui si parla”. “Il popolo sta immobile a guardare, ma è un guardare interessato e partecipe”. “I capi e i soldati lo schernivano ripetutamente: “Se sei l’eletto di Dio, perché Dio non ti salva, non ti aiuta?”.

“Lo scontro avviene proprio qui, di fronte al “silenzio” di Dioè il segno che Dio ha abbandonato Gesù o è il segno di un modo diverso di farsi presente e di parlare?

“Un Messia che non salva se stesso e i suoi seguaci, che Messia è?”. “Gesù non raccoglie la provocazione. Rinunciando a salvare Se stesso, Egli rimane solidale con tutti gli uomini, che nella morte, solo da Dio – abbandonandosi a Lui nella fede – possono attendere la salvezza!”

                            Ricordati di me.

“Il secondo malfattore non insulta, ma confessa senza attenuanti la propria colpa, riconosce l’innocenza di Gesù e a Lui si affida. Gesù accoglie l’uomo pentito e dimostra che la Sua salvezza è diversa da quella sognata dai capi, dai soldati e dal malfattore ostinato. Gesù non chiede a Dio, ma garantisce Lui stesso al malfattore una Vita di comunione con Lui (sarai con me) e subito (oggi). A una domanda che rimandava al futuro (quando sarai nel Tuo Regno), Gesù risponde con un rinvio al presente (oggi)”.       (daB.Maggioni)

LA SETTIMANA SANTA

AMATEVI L’UN L’ALTRO COME IO HO AMATO VOI”

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MIOLA GABRIELE RICORDATO DALLE BENEDETTINE DI FERMO MAESTRO UOMO EDUCATORE INCORAGGIANTE

DON GABRIELE MIOLA – UNA SAPIENZA CHE NON UMILIALe benedettine di Fermo ricordano mons. Gabriele Miola  tramite  Madre M. Cecilia o.s.b.

Caro Mons. Gabriele,   ti conobbi la prima volta in qualità di Vicario Generale. Il “titolo” stesso incuteva soggezione ed inevitabile distanza rafforzata dalla tua imponenza, dal portamento signorile e sguardo penetrante. Il primo impatto era la sensazione di trovarsi di fronte ad un prete solido nella vocazione e uomo completo, nella formazione umana e capacità di relazione: la prima come fondamento e presupposto all’altra, la seconda come evangelica conseguenza.   “L’amore è la misura della fede, e la fede è l’anima dell’amore”: dice Papa Francesco.Il tuo comportamento era segno che le due relazioni (Dio- prossimo) non sono antinomiche, ma armoniose fra di loro, in quell’equilibrio che bilancia le due parti, perché mai si perde di vista il centro. Da rinomato latinista, mi rivolsi a te per sottoporti una mia traduzione di un cerimoniale monastico.   T’immaginavo “topo” di biblioteca, cavilloso, perso tra le regole della grammatica e sintassi, come quei professori pignoli sempre pronti alla “caccia” dell’errore e con la matita blu che lo evidenziasse. Quale non fu la mia sorpresa quando alla fine della lettura, con un bel sorriso approvasti il mio lavoro, consigliandomi la modifica di un termine, solo per puntualizzazione “canonica”!   Detto da te, mi sentii molto incoraggiata e compresi in quel momento che il vero sapiente non è colui che sa, ma colui che fa sentire l’altro capace di apprendere e di costruirsi. Una sapienza, dunque, che non umilia, ma sollecita l’altro alla curiosità, al gusto del sapere, da tramandare agli altri, come una esigenza insopprimibile, quasi una “missione” che fa più bello il mondo.   Pier Luigi Celli dice infatti: “C’è un bisogno estremo di maestri; di buoni maestri. Qualcuno che non insegni per professione, ma ci creda per missione” (La generazione tradita, 2010). Come un “pedagogo”, ti aggiravi fra i tuoi alunni con quello sguardo benevolo ed accogliente che rendeva la scuola innanzitutto un luogo di relazioni umane, un’arte di vita intramontabile che è la “conditio sine qua non” per apprezzare lo studio come un valore, come un dono prezioso che veniva consegnato, come esigenza d’amore, quasi una scuola senza banchi, senza registro e soprattutto senza interrogazioni, anche se non mancavano nessuno dei tre elementi sopra citati.   Date le premesse, spontaneamente ci si disponeva all’ascolto, non più costretti sui banchi, ma liberamente consegnati al desiderio di apprendere e di verificare – sotto esame – le nozioni apprese da un qualificato docente, come tu eri! Di certo l’emotività non sempre controllabile faceva capolino, ma il tuo ampio sorriso metteva l’alunno a proprio agio.    Ti ebbi come preside all’Istituto Superiore di Scienze Religiose “SS. Alessandro e Filippo” e il mio ricordo va sempre a Loreto, sede in cui discussi la tesi in Sacramentaria. Un docente – facente parte della Commissione esaminatrice – era piuttosto insistente su domande riguardanti il diritto canonico alle quali risposi, senza accontentare – evidentemente – il giurista incalzante.In una frazione di secondo fra la reiterata domanda e il mio timido tentativo di difesa con l’affermazione “Ho già risposto”, una voce risuona nel silenzio dell’aula: “Chiedo scusa, ma la domanda non è pertinente all’argomento della tesi presentata dall’alunna”. Riconoscendo la tua voce, mi giro verso di te ed il tuo ampio sorriso mi avvolge e m’incoraggia e finalmente – sollevata dall’incubo “canonico” – vado a ruota libera nella discussione della mia tesi.    Per un lungo periodo, fruimmo tutte della tua competenza biblica in ora serotina: dalle ore 20 alle 21, 30 all’incirca. Una scuola serale a rischio d’improvvisa “assenza” per sonnolenza. Tu – contrariamente a noi – eri sempre pimpante come chi inizia la giornata.    Era piacevole ascoltarti, “viaggiare” con te in “Terra Santa”, scoprire luoghi visitati dal nostro Redentore e legati a brani evangelici rivisitati nel loro “sitz im leben” (1) per una migliore comprensione di usi e costumi che ne migliorasse anche l’esegesi.    Noi tutte – armate di penne e quadernoni – riprendevamo gli appunti per farne una bella copia atta al ripasso. Non era facile – data l’imponente mole della materia – ricordare tutto e spesso mostravamo le nostre lacune riguardo alla topologia dei paesi da te richiesti.    “Dove si trova…?”: sorriso forzato d’imbarazzo da parte nostra, pausa alla ricerca di questo luogo nella nostra memoria, di fronte al tuo sguardo quasi birichino, ma in sorridente ed incoraggiante attesa, mentre nelle immaginarie nuvolette sovrastanti la nostra testa appariva la scritta : “Vattelappesca”. Una voce nell’imbarazzante silenzio: “Si trova più o meno da quelle parti”. Una risata contagiosa per la improvvisa e simpatica risposta che divenne poi quasi uno slogan nelle situazioni d’imbarazzo “culturale”.   Questa tua “complicità” alle nostre “birichinate” ci rendeva piacevole l’ora biblica serotina, mentre la tua bravura senza ostentazione favoriva il nostro apprendimento. Terra Santa: luogo dei tuoi continui pellegrinaggi per studio, ma anche per visite di gruppi che tu accompagnavi per rivivere insieme gli episodi riportati nel Vangelo!   Terra Santa: per seguire le orme del Maestro, provando emozione profonda, quasi risentendo la sua voce e i suoi insegnamenti. Conoscevi, dunque, quei posti come le tue tasche! Sulle orme del Maestro, seminando serenità, pace, speranza, leggendo avvenimenti e persone in modo positivo: dalla “teoria” alla “pratica”, come chi assimila i contenuti lasciandosi da essi forgiare perché il vero maestro è colui che vive ciò che insegna.   Dice Paulo Coelho: “Conosco una moltitudine di individui che – a parole – sono degli autentici maestri, ma che si rivelano incapaci di vivere ciò che predicano!” Seguendo le Sue orme, ora ti trovi tra le braccia amorevoli di Gesù per ricevere la corona della vita, quale servo buono e fedele che ha vissuto ciò che ha trasmesso!

Grazie, don Gabriele, per la tua vita semplice, ma ricca e luminosa!

Prega per tutti noi!

  1. Cecilia Borrelli

. (1)  Sitz im leben = a paroletta “ situazione nella vita “ o ambientale

Luoghifermani.it cordialmente ringrazia la gentile autrice che ha concesso di diffondere questo scritto edito già nel Periodico “La Voce delle Marche” anno 2018 n. 2

 

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