CRONACHE NELLA CRONOLOGIA DELLE EFFEMERIDI DELLA CITTA’ DI FERMO E SUO ANTICO STATO DI PAPALINI DAL MEDIOEVO AL 1507

PAPALINI, F. Effemeridi della città di Fermo e suo antico stato. Loreto 1846. qui in cronologia fatta da Albino Vesprini di Belmonte Piceno. Cronache dal medioevo al 1507. CRONOLOGIA DELLA STORIA DI FERMO E DEL FERMANO adattamento dalle EFFEMERIDI di Papalini citando le pagine.Sequenza storica per anni
349 luglio 21. Ursacio e Valente di eresia Ariana sono condannati dal concilio tenuto in Rimini, nel quale fu segretario Claudio vescovo di Fermo. PAPALINI pag.277
514 luglio 19. Muore il Pontefice Simmaco, il quale nella sua relegazione all’isola Palmaria ebbe a compagno di sventura Giusto Vescovo di Fermo. Questo vescovo intervenne al Sinodo Palmare, e sottoscrisse con altri vescovi la scomunica di Virgilio. Sembra che da esso potesse aver origine e nome la Terra di San Giusto. PAPALINI pag.277
649 novembre 15. E’ concluso il primo concilio Lateranense al quale assistettero 105 vescovi. Fra essi era pure Gioviano vescovo di Fermo, di cui null’altro sappiamo fuorché sotto di esso si ampliasse la Diocesi Fermana di varie Chiese distrutte da’ barbari. PAPALINI pag.304
826 novembre 15. Si apre il 5° concilio Romano al quale intervenne Lupo vescovo di Fermo. Esso diede incominciamento alle pubbliche scuole nella sua diocesi. PAPALINI pag.308
879 dicembre 20. Papa Giovanni VIII ordina ad Heudecio vescovo di Fermo esaminare la rimostranza di Teodorena vedova di Trefigio, che si lamentava essere stata forzata prendere il velo monacale. Questo vescovo fondò il monastero di Santa Croce a Chienti. PAPALINI pag.315
887 settembre 14. Eodicio vescovo di Fermo consacra la Chiesa del monastero di Santa Croce alla presenza di molti vescovi del Piceno, e dell’imperatore Carlo III che con suo diploma gliene fa donazione. PAPALINI pag. 292
896 giugno 23. L’Imperatore Arnolfo assedia in Fermo Agiltrude duchessa di Spoleto e moglie di Guido incoronato imperatore da papa Formoso. Narrano alcuni storici che lei si liberasse dall’assedio corrompendo un valletto di Arnolfo, da cui fece apprestare all’imperatore una bevanda narcotica, la quale lo rese stupido. Vedendo ciò i suoi capitani reputarono minor vergogna levare il campo di quello che qui lasciarlo in tale stato. Questo fatto dal Muratori è contraddetto, ed altri storici diversamente narrato. Questo punto storico è incerto nel suo giorno. PAPALINI pag. 270
959 maggio 27. Adalberto re d’Italia con un suo placito approva e conferma a Giovanni vescovo di Penne la giurisdizione sul monastero di S. Clemente di Casauria. A questo placito fu presente Gaidulfo Vescovo di Fermo, il quale assisté pure al Concilio di Roma tenuto nel 967. PAPALINI pag. 263
967 aprile 25. Eroldo arcivescovo di Salisburgo è deposto nel concilio di Ravenna, e l’atto è sottoscritto da 57 Vescovi fra’ quali si trova Gaidulfo Vescovo di Fermo. PAPALINI pag. 255
1050 marzo 11. Muore san Fermano monaco e abate Benedettino. Il suo corpo si conserva nell’abbazia di san Fermano, tra Recanati e Monte Lupone. Il Baronio lo dice vescovo, e monsignor Rinuccini osservò che fu canonizzato con solennità, e che forse è la più antica canonizzazione di cui resta memoria. PAPALINI pag. 243
1145 agosto 31. Balignano figlio di Gilberto conte di Brunforte è consacrato Vescovo di Fermo (altri al dì 29). Per il suo volere ebbe principio il castello di Morrovalle nel 1160. Al conciliabolo tenuto in Pavia contro Alessandro III aderendo all’antipapa. Pare che poi si pentisse di ciò. Nel giorno della sua elezione i suoi fratelli gli donarono il castello di Francavilla. PAPALINI pag. 288
1165 maggio 28. Tanisio signore di Montottone cede il castello alla mensa di Fermo, e per essa al vescovo Balignano. PAPALINI pag. 263
1176 settembre 21. La città di Fermo è invasa, saccheggiata e bruciata dagli eserciti imperiali capitanati da Cristiano arcivescovo di Magonza . In quell’infausto giorno andò in fiamme l’archivio priorale. Questo dì è incominciamento della Cronaca di Antonio di Nicolò notaro fermano. E’ un interessante lavoro, specialmente nella parte riguardante avvenimenti da esso medesimo veduti. Sembrerebbe senza meno che se il Muratori l’avesse conosciuta non avrebbe omesso porla nella sua raccolta. PAPALINI pag. 293
1177 febbraio 9. Cristiano arcivescovo di Magonza Cancelliere dell’Imperatore Federico Barbarossa restituisce a Fermo l’antico suo Stato, diritti e privilegi, che gli aveva tolti nelle 1175, in cui prese la Città, e la mise a ruba, ferro e a fuoco, sicché miserevole n’é ancora la memoria, essendo stato allora bruciato l’antichissimo archivio ricco di preziose pergamene. PAPALINI pag. 235
1177 agosto 14. Alessandro III assistito da suoi cardinali, dai vescovi d’Italia e di Fermania apre il concilio di Venezia nel quale è deposto l’antipapa Callisto III, che fu tal Giovanni da Fermo abate di Struma come vuole il Muratori, e secondo altri abate di Surmio e vescovo di Albano. PAPALINI pag. 284
1178 gennaio 1. L’Imperatore Federico I conserva a Fermo la sua libertà, e la esonera dal fodro per dieci anni. PAPALINI pag. 225
1200 settembre 2. Monterubbiano si sottomette alla giurisdizione di Fermo. PAPALINI pag. 290
1208 febbraio 27. Adenulfo Vescovo di Fermo fa composizione con Bernardo Plebani per i titoli di vertenza sopra il castello Cecilia. PAPALINI pag. 240
1211 dicembre 1. Ottone IV concede a Fermo il diritto della zecca. PAPALINI pag. 311
1214 giugno 10. Aldovrandino da Este dopo aver occupata la Marca con piena adesione del Pontefice Romano che glie ne diede l’investitura, spedisce un diploma a favore di Fermo con cui conferma i suoi privilegi, accorda piena giurisdizione sopra vari castelli e rinnova la concessione della zecca. PAPALINI pag. 267
1218 marzo 13. Papa Onorio III , conferma la zecca al comune di Fermo, e dà ai Vescovi fermani giurisdizione temporale sopra vari castelli della Marca e particolarmente su poggio S. Giuliano oggi Macerata. PAPALINI pag. 244
1222 giugno 10. Rainaldo Monaldi nobile uomo, suddiacono e cappellano apostolico è consacrato vescovo di Fermo da Papa Onorio III. PAPALINI pag. 267
1224 febbraio 2. Rinaldo Vescovo di Fermo è investito da Papa Onorio III del Vessillo, ordinando ai Conti e Baroni di pagare il tributo, al che si obbliga l’intera Diocesi; e Ripatransone che non voleva soddisfare ai patti conclusi con l’antecessore Adenulfo, vi è costretta da Rinaldo con le armi. PAPALINI pag. 233
1224 agosto 12. I Fermani ricusano di sottostare al governo di Rinaldo figlio del duca di Spoleto, e giurano fedeltà al Papa, promettendo non riconoscere altri, che il Vescovo di Fermo. PAPALINI pag. 283
1232 ottobre 23. Papa Gregorio IX ordine al Rettore della Marca voglia conservare i suoi diritti alla chiesa, e al vescovo di Fermo; e nel medesimo tempo conferma la Città alla giurisdizione sopra i Castelli. PAPALINI pag. 303
1236 maggio 12. Il Cardinale Sinibaldo Legato pontificio scrive ai Giudici, Vicari e Camerlenghi della Marca perché siano rimossi i balivi dai castelli soggetti al Vescovo di Fermo; e in questo giorno fu presentata la lettera a Filippo Vescovo. Vi erano nominati i castelli di Monturano, di Grottazzolina, di Monte Santo, di Ripatransone e di Monsampietro. PAPALINI pag. 259
1237 luglio 10. Il Cardinale Sinibaldo Rettore della Marca scrive a Brancaleone Vicario, a Nicola Camarlengo, e ad altri Giudici dello Stato fermano, proibendo loro di udire le questioni dei chierici, con ordinazione di rimetterle ai Vescovi quante volte loro si presentassero. PAPALINI pag. 275
1237 settembre 4. È presentata a Filippo Vescovo la proibizione del Cardinal Sinibaldo ai Giudici della Marca fermana di udire le questioni dei chierici. PAPALINI pag. 290
1238 ottobre 6. La città di Ascoli in generale Consiglio dichiara non potere ordinare alcuna cosa nella riva dell’Adriatico da Tronto a Potenza senza il consenso dei Priori di Fermo. PAPALINI pag. 298
1241 maggio 27. Papa Gregorio IX concede ai Fermani di poter eseguire quanto importa alla giustizia contro i malfattori. PAPALINI pag.263
1242 maggio 28. Papa Gregorio IX concede ai Fermani il mero e il misto impero sopra i castelli dello Stato. PAPALINI pag. 263
1244 settembre 28. Il Cardinal Raniero Vice-reggente d’ Innocenzo IV conferma al Comune di Fermo la investitura già concessa da Ottone IV dei relitti del mare da Tronto a Potenza. PAPALINI pag. 295
1248 ? agosto 15. Federico II con decreto datato dall’accampamento di S. Germano conferma la città di Fermo la libertà, lo Stato, i privilegi, e tutto che gli aveva concesso nel 1 gennaio del 1178 Federico suo padre. PAPALINI pag. 284
1250 maggio 24. Muore Filippo II Vescovo di Fermo. Sostenne contro il Rettore della Marca la giurisdizione del Vescovo di Fermo come Conte di molti Castelli; e da Gregorio IX ebbe favorevole decisione. Transigette con il Capitolo che vantava diritti su Grottazzolina, Monsampietrangeli e Monturano. Essendosi i Fermani sottomessi a Federico II, egli fuggì a Venezia. I pp. Minori Conventuali vennero qui nel tempo del suo Vescovato. PAPALINI pag. 262
1251 luglio 17. Papa Innocenzo IV conferma i privilegi della città di Fermo e ordina le siano restituiti tutti i Castelli e le si facciano rifabbricare quelli che fossero stati distrutti. PAPALINI pag. 276
1251 luglio 27. Papa Innocenzo IV conferma al Comune di Fermo i privilegi ottenuti da suoi antecessori. PAPALINI pag. 279
1253 luglio 23. Papa Innocenzo IV scrive al Legato della Marca Pietro Cardinale di S. Giorgio perché restituisca ai Fermani tutti i diritti, le Ville, e i Castelli, de’ quali erano stati dagl’inimici privati, e che di questa sua benignità li credeva degni perciocché nella guerra combattutagli da Federico II si tenessero sempre fermi alla S. Chiesa, sebbene l’Imperatore gl’invitasse a parteggiare per esso. Di tanta fermezza i Fermani furono dal medesimo Imperatore lodati poiché la virtù negli stessi nemici è pregiata. PAPALINI pag. 278
1253 novembre 29. Rainaldo di Brunforte ottiene da Innocenzo IV, che dal Rettore della Marca s’ingiungesse a quei di Penna S. Giovanni di non ricettare i suoi vassalli, ma sebbene costringerli con la forza tornare ad esso. PAPALINI pag. 310
1253 dicembre 13. Papa Innocenzo IV conferma gli antichi privilegi ai Fermani, e loro ne dona de’ nuovi in premio della fedeltà dimostrata verso la S. Sede, e in compenso dei danni sofferti nel caldeggiare le sue parti. PAPALINI pag. 314
1254 gennaio 28. Papa Alessandro IV con sua bolla esorta i Fermani, quali vedi figliuoli e fedeli a S. Chiesa, concorrere alla recuperazione del Reame di Napoli, somministrando denaro e armati. PAPALINI pag. 232
1254 giugno 21. Papa Alessandro IV conferma gli antichi diritti alla Città di Fermo secondo aveva fatto il suo antecessore. PAPALINI pag. 269
1254 luglio 1. Gerardo Vescovo di Fermo ottiene da Papa Alessandro IV poter chiamare i Fermani in giudizio innanzi al Rettore della Marca ad onta del contrario privilegio ad essi concesso. PAPALINI pag. 273
1255 aprile 30. Gerardo Vescovo di Fermo fa concordia con il Comune di Ripatransone. PAPALINI pag. 256
1255 dicembre 12. Rainiero Zen Doge di Venezia è già Podestà di Fermo scrive al Comune, perché voglia ristorare alcuni danni sofferti da Giuliano Sabbatini sulla riva del porto di Fermo. PAPALINI pag. 314
1256 luglio 5. I canonici Lateranensi per concessione d’Alessandro IV si stabiliscono in Fermo nella chiesa di S. Marco alle paludi quasi tre miglia lontano dalla città. In appresso, non potendo più restarvi per la licenza e rapacità dei banditi, nel 1463 ottennero il monastero di S. Catterina. In quello di S. Marco era in antico lo spedale dei lebbrosi. PAPALINI pag. 273
1256 settembre 15. Annibaldo Trasmondo nipote di Alessandro IV Pro-Console di Roma, e Rettore della Marca riceve il giuramento di fedeltà dalla Città di Fermo, di Camerino, di Macerata, da Civitanova e da altre terre della Provincia, le quali per le pratiche di Manfredi divenuto signore di Sicilia e di Napoli, si erano volte al partito ghibellino. PAPALINI pag. 292
1258 febbraio 3. Il pontefice Alessandro IV esorta i popoli di S. Ginesio prendere le armi contro i Fermani ribellatisi a S. Chiesa. PAPALINI pag. 233
1260 marzo 19. Si fa concordia fra la Repubblica di Venezia la Città di Fermo su varie reciproche pretensioni. PAPALINI pag. 248
1263 gennaio 11. Papa Urbano IV indirizza una lettera di riprendimento e di biasimo a Gerardo vescovo di Fermo per avere seguitato le parti di Manfredi di Taranto. PAPALINI pag. 228
1264 novembre 7. Manfredi re di Sicilia concede ai mercatanti fermani entrare liberamente nel regno con le loro mercatanzie. PAPALINI pag. 306
1266 aprile 25. Il Capitolo fermano da al Comune in perpetuo enfiteusi i castelli di Monturano, Monsampietro, Grottazzolina e Mogliano. PAPALINI pag. 255
1266 giugno 21. Giorgio Bordani e Domenico Crescenzio da S. Andrea vendono al Podestà Lorenzo Tiepolo veneziano in favore del Comune di Fermo il castello di Moresco. Questo castello sebbene comperato in detto anno trovasi assegnato alla giurisdizione di Fermo nel 1248 dal cardinale Rainiero Vice gerente del Papa, e nel 1258 da Manfredi re di Sicilia. Pare che questo castello non soggiacesse alla tirannia di Gentile da Mogliano. Egualmente poi agli altri piccoli castelli fu preso più volte, e più volte abbandonato dalle milizie di vari capitani di ventura. PAPALINI pag. 270
1268 maggio 4. Papa Clemente IV assolve i Fermani dall’avere seguito le parti di Manfredi contro il papa. PAPALINI pag. 257
1270 ottobre 4. Ruggero Luppo di fazione ghibellina, che da Podestà si era fatto tiranno di Fermo, è combattuto, e debellato presso il fiume Tenna. PAPALINI pag. 298
1273 maggio 21. Filippo Proposto della Cattedrale per comando di Gregorio X ascende alla Sede Vescovile di Fermo. Fu uomo di straordinaria dottrina, e non minore prudenza; e molti Papi lo adoperarono in gravissimi negozi. Andò legato in Pannonia al re Ladislao e lo costrinse obbedire al Papa. PAPALINI pag. 262
1276 ottobre 4. Si appicca un incendio alla contrada oggi denominata di Campoleggio, e distrugge tutta la parte inferiore della città fino alla chiesa di S. Zenone. PAPALINI pag. 298
1278 maggio 21. Muore il p. Adamo Adami dell’ordine de’ Francescani. PAPALINI pag. 262
1278 giugno 9. Il Comune di Fermo torna in possesso di Torre di Palma, Marano, Grottammare, Monte Falcone, Moresco, che dalla C. erano tenuti in deposito pe’ danni da’ Fermani arrecati a Monsampietro oltre Tenna. PAPALINI pag. 267
1280 luglio 6. Essendo podestà in Fermo Tommaso Quirini da Venezia è fabbricata la fontana che sta con il nome di Lelia. PAPALINI pag. 274
1280 settembre 3. Ugolino da Monte Pisello vende al Comune di Fermo l’ottava parte di S. Benedetto. PAPALINI pag. 290
1280 novembre 11. Gli Ascolani assediano Sanbenedetto, e i Fermani vi spediscono tosto delle milizie, al giungere delle quali quelli si levarono dall’assedio. Narrasi, che i Fermani avevano i loro cavalli ferrati a rovescio, onde gli Ascolani gli credettero partiti, quando essi erano giunti; perciò usciti spensieratamente dai tesi agguati furono compiutamente battuti presso il fiume Larbona. Ma questa fazione fu sventuratamente principio di lunga nimistà, con ciò sia ché gli Ascolani incominciassero a fabbricare un castello sul confine dello Stato fermano, il che generò assai lunghe guerre; di maniera, che Papa Onorio IV nel 1286 mandò il Cardinale da Ippona, perché facesse desistere gli Ascolani dalla malaugurata fabbrica, e i Fermani dai grandi guerreschi apparati. PAPALINI pag. 307
1281 febbraio 16. Gualtiero di Gerardo d’ Acquaviva vende al Comune di Fermo la ottava parte di S. Benedetto. PAPALINI pag. 237
1282 giugno 15. Pietro, ed Uffriduccio signori di Falerone vendono il Castello di Costanzo al Comune di S. Ginesio. PAPALINI pagina 268
1287 marzo 1. Rainaldo e Corrado d’Acquaviva ratificano la vendita della quarta parte di S. Benedetto fatta dal loro padre al Comune di Fermo, con in strumento rogato da Ezzelino Ruggieri da Mogliano. S. Benedetto era uno de’ più antichi castelli della città di Fermo, comperato in diverse volte, in diverse parti da diversi padroni, che ne avevano il possesso; fra quali un certo Venibene Abbamonte di Ascoli, Vinciguerra di Mercato, Simonetto da Monte Pisello ed altri. Pare che S. Benedetto sia stato fabbricato nel 1128 con permesso di Liberato Vescovo di Fermo. PAPALINI pag. 241
1292 maggio 17. Iacobello Ugolini da Recanati giunge ambasciatore in Fermo per rinnovare, e confermare l’antica amicizia che aveva sempre legata la sua patria ai Fermani. PAPALINI pag. 261
1297 giugno 3. Papa Bonifacio VIII pubblica una Bolla con la quale altamente loda la fedeltà e devozione de’ Fermani verso la S. Chiesa, e promette onorarli della sua sovrana presenza. PAPALINI pag. 265
1298 novembre 30. Gentile Partino da Monte Fiore è creato Cardinale di S. Chiesa. PAPALINI pag. 310
1299 gennaio 20. Il Comune di Fermo stabilisce e dispone il tutto per la fabbricazione di un porto innanzi al castello di Grottammare. PAPALINI pag. 230
1303 gennaio 16. La Università di Fermo, che la primiera origine da Lotario I conobbe nel 829 è solennemente stabilita da Papa Bonifacio VIII a somiglianza di quella di Bologna, anzi più con il privilegio di laureare in teologia, mentre la Università di Bologna non l’ebbe che nel 1360. PAPALINI pag. 229
1306 gennaio 13. Clemente V manda Legati a ricomporre in pace i Marchegiani da lungo tempo fra loro inimicati e guerreggianti; il perché i Fermani, che di lungo e forte assedio stringevano i Ginesini, fanno patti e concordia con quelli. PAPALINI pag. 229
1306 gennaio 31. Il Legato della Marca pubblica un laudo di pace fra i Fermani e i Ginesini. PAPALINI pag. 232
1308 maggio 6. Si celebrano i Comizi in Buda di Ungheria, ne’ quali il Cardinale Gentile Partino Legato del Papa fa riconoscere per sovrano Carlo Roberto, e lo ristabilisce sul trono; quindi efficacemente difende i diritti degli ecclesiastici. PAPALINI pag. 258
1315 giugno 25. Biardo da Perugia, che già era entrato nel Piceno, giunge a S. Giusto, dove corrono a trovarlo e combatterlo il Conte di Carrara, e Luca di Canale, che stanziarono a Monte Granaro. Nel calore della mischia Luca di Canale le toccò una ferita nella gola, per la qual cosa credette suo migliore abbandonare il combattimento, e su piccola barchetta fuggirsene a Civitanova. Della qual fuga istruiti gli abitanti di Grottammare salgono su delle scorridoie, lo inseguono, lo raggiungono, e catturato lo conducono ai Priori di Fermo. Saputosi ciò dà Biardo, viene spedito a Fermo lo Smeducci da S. Severino con vari soldati per richiedere ai Priori di liberarlo; ma per quel dì non gli venne fatto. (V. la Stor. di Fermo di A. Martello). PAPALINI pagg. 270-271
1315 luglio 13. Muore Alberico II Visconti Vescovo di Fermo. Benedetto XI lo inviò Legato a comporre i Veneti e i Padovani; e di altre legazioni l’onorò. Sotto di esso si eresse la Chiesa suburbana di Castiglione. PAPALINI pag. 275
1317 agosto 22. Amelio di Lautrec del monastero di Belmonte, e Rettore della Marca è nominato Vescovo Amministratore della Chiesa fermana. Di questo tempo la nostra Mensa perdette molti de’ suoi beni, cagione le discordie originate fra’ canonici per la nuova elezione del Vescovo. PAPALINI pag. 286
1318 agosto 23. Francesco di Gentile da Mogliano è nominato Vescovo di Fermo. Sotto il suo Vescovato Macerata fu dichiarata città e ottenne il Vescovo tolto in pena a Recanati. Di esso non vi è altra memoria. PAPALINI pag. 287
1319 aprile 17. Rainaldo di Rinaldo da Brunforte 20 al Comune di Fermo il Castello del Gualdo per 1000 libbre ravennati di usuale moneta. Questa credo essere la più antica memoria, che si abbia del Gualdo. Prossimo ad esso anticamente vi era Castel Sismondo sotto la giurisdizione di Fermo; sopra il territorio del quale per differenza di confini fu già questione fra S. Ginesio e il Gualdo; nel 1453 il Comune di Fermo n’ebbe favorevole sentenza. PAPALINI pag. 253
1327 marzo 27. Massa si sottomette alla soggezione di Fermo, e ne roga l’atto Tebaldo di Iacopo. Questo Castello pare fosse un giorno soggetto ad un certo Filippo e Telusia sua moglie da Massa. Gli abitanti di questo castello per la loro dedizione ebbero dai Fermani molti privilegi e diritti, fra quali di essere considerati come cittadini di Fermo; il che venne loro confermato da molti Pontefici. L’origine di questo paese è ignoto. Gherardo Vescovo di Fermo nel 1250 era da Massa, ove pure ebbe i natali Boffo celebre capitano di ventura, che fu ucciso a Carassai. Esiste in detto paese una bella tavola del Crivelli. Orvieto, Perugia e Firenze ebbero a Podestà alcuni leggisti da Massa. PAPALINI pag. 247
1328 giugno 26. Avviene uno scambio di prigionieri fra il Comune di Fermo e quello di S. Ginesio. PAPALINI pag. 271
1328 luglio 17. Francesco Silvestri da Cingoli è nominato Amministratore della Chiesa di Fermo; perciocché, avendo Fermo aderito al Lodovico di Bovaro e a Nicolò.. PAPALINI pag. 276
1328 luglio 17. Nicolò V Antipapa, in punizione fu da Giovanni XXII privato del Vescovo, che non riebbe se non nel marzo del 1334. PAPALINI pag. 277
1330 settembre 3. Giovanni Brunforte Canonico della Cattedrale di Fermo vende al Comune di S. Ginesio il castello di Colonnalto. PAPALINI pag. 290
1339 agosto 18. Giovambattista Mancini è nominato un lettore nella Università di Padova del sesto.. PAPALINI pag. 285
1339 agosto 18. …. sesto libro delle Decretali. Dalla famiglia Mancini uscirono valorosi guerrieri, ed è da ricordarsi Vespasiano amicissimo di Alfonso duca di Ferrara; egli stabilì colà la sua discendenza. Girolamo a’ tempi di Papa Pio V andò in Francia capitano di una squadra contro gli Ugonotti. E nel 1591 Fabio Mancini militò in Ungheria dove rifulse per straordinario valore. PAPALINI pag. 286
1340 febbraio 20. Mercenario da Monte Verde della nobile famiglia di Brunforte, parente ai Polentani di Ravenna, tiranno di Fermo fin dal 1331, mentre cavalcava fuori la porta di S. Francesco è sorpreso da alcuni congiurati e viene ucciso. I Frati di S. Pietro Vecchio lo seppellirono nel loro claustro, senza alcuna pompa, e ignudo fra le universali maledizioni. Le case di Mercenario erano in contrada Castello presso la Chiesa di S. Zenone. PAPALINI pag. 238
1340 febbraio 22. Essendo stato ucciso Mercenario, i Fermani in numero di 10.000 armati si radunano nella piazza S. Martino, e minacciando morte a chi volesse insorger tiranno della patria, eleggono i Priori, e fanno Podestà Masio di Tommaso da Monte Olmo. PAPALINI pag. 238
1341 gennaio 31. La nobilissima famiglia Trasmondo vende al Comune di Fermo il Castello di Petriolo per il valsente di 500 libbre di moneta usuale, e per l’aggregazione in perpetuo al patriziato della Città. PAPALINI pag. 232
1341 marzo 6. Giunge al Comune di Fermo l’Annunzio dell’elezione di papa Eugenio IV il quale doveva essergli munificentissimo. PAPALINI pag. 242
1341 maggio 10. Si istituisce una Confraternita sotto il titolo di Santa Maria Novella detta della Carità. Frate Giacomo da Cingoli Vescovo di Fermo (il primo che se ne dicesse Principe) per volere dei confratelli ne fa la erezione dello Spedale in vantaggio de’ poveri deboli e vaganti con concessione di plenaria indulgenza quelli, che testassero di alcuna cosa in favore del nominato Spedale. Matteo Mattei da Fermo gli lasciò una ragguardevole ricchezza in fondi rustici, fra quali era compresa la Rocca di Monte Varmine che forma un separato territorio. PAPALINI pag. 259
1348 novembre 14. Malatesta Signore di Rimini sconfigge in un’imboscata, e fa prigioniero Gentile da Mogliano Signore di Fermo. A gravi condizioni gli rese poi la libertà. Tuttavolta nel 1353 tornò ad assediarlo a Fermo, ma fu respinto mercé gli aiuti dati al Gentile da fra Monreale Cavaliere di Rodi, e del Tempio. Ai 20 di agosto Malatesta si ritirò del tutto, e concluse una tregua. PAPALINI pag. 307
1348 maggio 6. Gentile da Mogliano Signore Fermo va con cavalli e fanti ad osteggiare il porto di Ascoli fabbricato sul confine dello Stato fermano. Gentile era dell’illustre famiglia De’ Nobili di Fermo. Nel 1292 per ordine della Città marciò contro Civitanova, che senza il permesso del Comune di Fermo fabbricava un Porto. Parteggiando per Lodovico il Bavaro fu fatto signore di Fermo dove nel 1353 fu assediato da Malatesta generale di S. Chiesa. Vedendo non potergli resistere e si reca in Fuligno dal Cardinale Albernozzi Vicario del Papa in Italia, e gli rassegna il dominio di Fermo; per il quale atto il Cardinale lo dichiarò Gonfaloniere della Chiesa. Subordinato poi da Malatesta alzò con esso la bandiera della ribellione; ma i Fermani temendo lo sdegno e le forze dell’Albornozzi lo assediarono nella fortezza. Gentile si arrese e il Cardinale lo bandì. Infestando però lo Stato con le sue milizie fu preso e decapitato. PAPALINI pag. 250
1317 settembre 2. Vuole tradizione che M. S. Pietro Morico fosse fabbricato da’ Normanni già Signori della Puglia, e precisamente da un tale Malugero Melo, che ebbe in moglie una nobilissima dama per nome Monica. Malugero fuggì di Puglia nel 1049 e poco appresso per essergli stato ucciso il padre Dragone, siccome dice il Platina nella vita di Leone IX. Di Malugero pare certezza, se una pietra di antichissimi tempi lo ricordava. Questo prezioso monumento però vuolsi perduto nel 1626; forse il Catalini lo vide, e trascritto lo accenna da un tal Morico Notaro. Secondo la ventura de’ piccoli castelli M.S. Pietro fu occupato da tutti i nemici della potenza fermana, cui volontariamente si diede il 20 ottobre 1317. La sua topografia, è circolare, è fasciata di alte mura con forte scarpa. Nel mezzo del castello sorgeva un torrione, cosicché ne’ tempi andati era fortissimo loco. L’aria vi è salubre, ameno e vago l’orizzonte; alcuni ruderi qua e là sparsi attestano l’antichità stabilita dal Catalini. Tuttavolta altra lapida manifestamente romana fu trovata presso i padri Conventuali, che credettero farvi una conca per acqua santa. Né il piccolo castello andò privo di uomini famigerati, i quali in vari tempi sorsero dalle famiglie Brancadoro, Polimanti, Preziotti, Catalini, Orsini, Migliorati e Morici. PAPALINI pag. 290
1355 febbraio 9. Il Cardinale Egidio Albernozzi, come Legato a latere dà le opportune facoltà al Vescovo di Fermo per sciogliere dall’interdetto il popolo di Ripatransone, e per assolverlo dalla scomunica in cui era caduto per aver seguito le parti de’ nemici di S. Chiesa. PAPALINI pag. 235
1357 agosto 7. Per concessione di Papa Innocenzo VI si apre in Fermo la fiera franca da durare un mese. Sisto IV la riconfermò, e proibì agli Anconetani di bandire alcuna fiera nel medesimo tempo, che si faceva a Fermo. PAPALINI pag. 282
1360 marzo 31. Giovanni Visconti da Oleggio parte quietamente da Bologna per recarsi al possesso della Signoria di Fermo; conciossiaché ne avesse fatto scambio con il pontificio Legato. Bologna era stanca della sua tirannia. PAPALINI pag. 248
1360 aprile 1. Giovanni Visconti da Oleggio è investito dal Cardinale Egidio della Signoria di Fermo e del Rettorato della Marca. PAPALINI pag. 249
1362 gennaio 28. Il Comune di Fermo ordina la fabbricazione delle mura di circuito per il suo Porto. PAPALINI pag. 232
1366 ottobre 8. Muore Giovanni Visconti da Oleggio. Tumulato in un marmoreo sepolcro, che al presente si vede nell’atrio della Metropolitana. Per quanto Bologna l’ebbe odioso e crudele, altrettanto fu umano e amato in Fermo. PAPALINI pag. 299
1368 giugno 2. Il Vicario generale della Marca ordine che Mitarella figlia di Mercenario di Monte Verde sia reintegrata nei beni dotali d’Isabella sua madre già confiscati nella morte di Mercenario. PAPALINI pag. 265
1369 giugno 13. Il Vicario generale d’Italia esonera la città di Fermo dal pagare per un anno la gabella del vino. PAPALINI pag. 268
1369 giugno 6. Il Legato della Marca ordina al Comune di Mogliano restituire a Fermo 3000 fiorini già da essa sborsati per comperare i beni di Gentile da Mogliano. PAPALINI pag. 266
1369 giugno 12. Il Vicario generale di S. Chiesa concede a Fermo potere imporre per un anno la gabella del sale, con questo però non se ne avesse ad accrescere il gravame stabilito senza il consenso del generale Consiglio. PAPALINI pag. 268
1372 maggio 2. Papa Gregorio XI ordina ad Ugone Cardinale di S. Maria in Portico proibire al Rettore della Marca e ai suoi successori di togliere da Fermo la curia generale richiesta e di ambita da altre città. PAPALINI pag. 263
1372 ottobre 22. Pietro Cardinale del titolo di S. Maria in Trastevere scrive al Tesoriere, e agli altri Ufficiali, e di Esattori della Camera Apostolica nella Marca non potere imporre nella città di Fermo, e suo stato se non quelle gabelle, che già vi erano secondo le proprie sue leggi. PAPALINI pag. 303
1375 dicembre 31. Per i maneggi, e per la prepotenza di Rinaldo da Monte Verde, i Fermani sono condotti a ribellarsi a S. Chiesa. Nel momento della sollevazione uccidono il Podestà Gregorio di Mirte. PAPALINI pag. 317
1376 febbraio 27. La Città di Ascoli si ribella al tiranno Gornelio è già superata dalle forze di quello madre versava, se 10.000 Fermani capitanati da Rinaldo da Monte Verde, non fossero volati a soccorrerla e a ridonarle la libertà. PAPALINI pag. 240
1376 giugno 8. Rainaldo da Monte Verde aduna un esercito, nel quale chiama molti Fermani ancora, e marcia contro S. Elpidio; ma il giorno appresso è costretto retrocedere, perciocché quei del contado combattessero di malavoglia contro chi loro aveva fatto nulla. PAPALINI pag. 267
1376 settembre 3. Narrano i cronisti che di oggi incominciasse la tirannide di Rainaldo da Monte Verde. PAPALINI pag. 290
1376 settembre 18. Rainaldo da Monte Verde fa mozzare del capo quattro onorandi cittadini fermani, ed esso medesimo sta presente al supplizio. PAPALINI pag. 293
1377 giugno 11. I Brettoni, che per S. Chiesa presidiavano Osimo, Recanati, Montefano e altre città della Marca, si concentrano a S. Elpidio, e quindi battono le truppe fermane presso il Monte S. Savino, lasciandovi otto morti e facendo 300 prigionieri. PAPALINI pag. 268
1377 settembre 8. Rainaldo da Monte Verde in compagnia di Luzio Malatesta, di Bartolomeo da S. Severino, e di Francesco da Matelica con il favor della notte sorprendono S. Elpidio, depongono la terra a sacco e a ruba. S. Elpidio rimane sotto il suo dominio per due anni. PAPALINI pag. 291
1377 settembre 9. La sacra Spina della Corona di Cristo, che dentro marmoreo monumento si conservava a S. Elpidio, nel sacco dato a quella terra da Rainaldo da Monte Verde, è rapita e trasportata a Fermo e collocata nella Chiesa degli Agostiniani. Quella sacra reliquia era stata donata nel 1271 al b. Clemente da S. Elpidio da Filippo l’Ardito re di Francia. PAPALINI pag. 291
1378 agosto 4. Rainaldo da Monte Verde fa condur moglie a due suoi figlioli, dando ad uno la figlia di Bartolomeo, e all’altro quella di Onofrio di S. Severino. PAPALINI pag. 281
1378 settembre 14. Si fabbrica lo spedale di S. Maria dell’Umiltà sul terreno del reverendo Capitolo Lateranense. PAPALINI pag. 292
1379 agosto 25. I Fermani a non più sopportare la tirannia di Rinaldo da Monte Verde si ribellano; e quegli non potendo resistere, fugge agli Abruzzi, da dove tornò nello Stato fermano nel prossimo dicembre con 3000 soldati. Nella sesta Rubrica del nostro Statuto si vuole questo giorno perpetuamente, e con straordinaria pompa solennizzato in onore di S. Bartolomeo, al cui patrocinio i Fermani ascrissero essersi tolti dal giogo del Monte Verde. PAPALINI pag. 287
1379 agosto 25. Rinaldo da Monte Verde tenta soccorrere Luchina sua moglie, che co’ figliuoli erasi rinchiusa nel Girfalco; ma dopo breve scaramuccia data gli dalle milizie fermane poco lungi da porta S. Giuliano, è costretto a retrocedere. PAPALINI pag.304
1379 dicembre 13. Il Comune di Fermo, di Ancona, di Recanati e il duca di Camerino si stringono in federazione contro Rinaldo di Monte Verde. PAPALINI pag.314
1380 gennaio 8. Giovanni D’Azzo Capitano di ventura militando per Rainaldo di Monte Verde, il quale ai 25 agosto del 1379 era stato scacciato della signoria di Fermo, sorprende S. Elpidio Morico, lo deruba, e per alcuni mesi lo ritiene in sua potestà. PAPALINI pag. 227
1380 gennaio 8. Giovanni Cambi Fiorentino è Capitano del popolo. PAPALINI pag. 227
1380 febbraio 4. Luchina moglie di Rainaldo di Monte Verde, assediata dai Fermani viene a patti per la dedizione del forte; i quali conclusi esce da Fermo con la sua famiglia, e raggiungere Rinaldo, che erasi ridotto a Monte Giorgio. I Fermani, entrano nel Girfalco coi vessilli di Ancona, di Ascoli, di Recanati, e di Rodolfo da Camerino. PAPALINI pag. 234
1380 febbraio 22. Le genti del Conte Corrado e di Lucio capitani di ventura, che stanziavano con Rinaldo da Monte Verde in Monte Giorgio, corrono co’ loro cavalli sul territorio di Fermo, e mettono gli agguati presso il fiume Tenna. Quindi spediscono piccolo drappello di cavalieri fino alle porte della Città. Il che veduto i Fermani, uscirono spregevoli a combatterli; gl’inseguono, e così cadono nelle insidie. 40 cittadini son fatti prigionieri, i quali si redensero pagando forti somme di denaro. PAPALINI pag. 238
1380 marzo 7. Il Comune di Fermo invia tre cittadini a Bartolomeo Smeducci da S. Severino per recuperare il Porto, e per avere danaro a prestanza. Il Porto di Fermo non era in antico se non di poche capanne di pescatori; apparteneva al Capitolo che nel 1266 lo vendette al Comune che vi fabbricò la fortezza, e andò pure allargando il paese, che di mano in mano crebbe di popolazione. E’ nobilissimo in fabbricati, cosicché una piccola città potrebbe dirsi. Anticamente era riguardato come contrada di Fermo, ma nel 1805 gli fu conceduto erigersi in Comune. Ebbe quivi i natali Pio Panfili celebre pittore, disegnatore e scultore; Né meno illustre fu Tommaso Salvatori , amicissimo al Rubi, il quale mandò a stampa varie produzioni e lasciò manoscritta la versione delle Satire di Boileau e delle Odi di Orazio. A questi è da aggiungersi il Conte Alessandro Maggiori amantissimo cultore delle belle arti, e purgato scrittore italiano. Lasciò a stampa varie operette. PAPALINI pag. 242
1380 aprile 6. Rainaldo di Monte Verde tenendosi mal sicuro in Monte Giorgio, con tutta la sua famiglia si chiude in Monte Falcone castello in que’ tempi presso che inespugnabile. PAPALINI pag. 251
1380 aprile 19. Partito Rainaldo da Monte Verde da Monte Giorgio i Fermani ne espugnano il castello, e lo restituiscono ai paesani. Nel medesimo giorno Monte verde è preso dai Fermani. PAPALINI pag. 253
1380 maggio 31. Egidio da Monturano e Bonaccorso….. corrotti dai Fermani per la promissione di mille ducati, e per il mensile salario di altri cinque, si macchiano di tradimento verso Rainaldo da Monte Verde che con essi erasi racchiuso a Monte Falcone, e lo danno nelle mani dei corrompitori con la moglie con gl’innocenti figliuoli, e con altri sciagurati compagni. PAPALINI pag. 264
1380 giugno 2. Rinaldo da Monte Verde con la sciagurata sua famiglia entra in Fermo per Porta S. Giuliano. Ciascuno cavalcava un giumento con il dorso rivolto al capo dell’asino, e a ludibrio andava coronato di spine. Tutto il popolo fermano accorse a vedere lo spettacolo di un tiranno caduto dalla sua potenza nelle mani del popolo, che vuole vendicarsi delle sue soperchierie, ed il sangue ingiustamente sparso. La fermana gioventù vestiva a festa, e distinguevasi gli abitatori dell’una, e dell’altra contrada per la diversità delle vestimenti. Giunto che fu Rainaldo nella piazza di S. Martino fu decollato insieme ai figliuoli fra gl’insulti e gli scherni del popolo. Pur troppo è vero che Rinaldo aveva fatto venir meno la gozzaia ai Fermani per la sua tirannia, ma è pur vero che trascesero nella crudeltà ponendo al martirio i figliuoli, che innocenti faceva l’età novella. PAPALINI pag. 265
1380 luglio 18. Giovan Galeazzo Visconti conte di Virtù s’interpone a favore di Luchina moglie di Rinaldo da Monte Verde. PAPALINI pag. 277
1380 settembre 18. I Priori di Fermo acquietano in Falerone un grave tumulto insorto per cagione di Pietro di Nicola, e di Stefano suo figlio, e di Uffreduccio di Paolo; e recano a Fermo 25 ostaggi, prescrivendo ad Uffreduccio e agli altri due nominati di stabilire per sempre le loro stanze a Fermo. PAPALINI pag. 295
1380 ottobre 15. Numerate che furono le arti si fece la statistica di quelli che le esercitavano: ne qui spiacerà che io le riporti.
Avvocati Procuratori Notai Mercanti- Sartori Casiolari
Contrada Castello 7 4 8 12 11 4
“ Pila 3 2 14 12 31 1
“ S. Martino 3 2 14 23 10 4
“ Fiorenza 4 6 9 23 26 1
“ S. Bartolomeo 8 5 7 25 11 1
“ Campoleggio 2 7 25 19 19 2
TOTALE T. 27 T. 26 T. 77 T. 114 T. 108 T. 13
Sparsi per la città di Medici 8, Speziali 21, Orefici 10, Fabbricatori 30, Calzolai 78, Osti e Albergatori 16, Fornaciai 12, Vasai 12, Mugnai 20, Mulattieri 40, Falegnami 60, Beccai 23, Fabbri da ferro e da bronzo 21, Barbieri 8. PAPALINI pag. 300- 301
1381 febbraio 25. L’effigie di Rinaldo da Monte Verde, con quella de’ figliuoli a perpetua memoria è scolpita su una colonna che viene posta nella piazza S. Martino. Sotto il capo di Rainaldo erano i seguenti versi: Tiranno pessimo e crudele; \ Sol per mal far di me e di Luchina, \ Poveri figli, patiste disciplina. \\Rainaldo dopo che fu scacciato da Fermo si ritirò nel Castello di Monte Falcone, dove, tradito da Egidio da Monturano, lo presero i Fermani, e condotto a Fermo, lo decapitarono insieme a’ figliuoli. PAPALINI pag. 240
1381 maggio 1. I Fermani toltisi alla tirannia di Rinaldo da Monte Verde pensano riordinare la cosa pubblica, e creano i primi Priori del popolo sotto i quali nulla avvenne di favorevole ed il glorioso per la città nostra, che anzi perdette S. Giusto. PAPALINI pag. 257
1381 maggio 4. Per decreto di Cernita e il Podestà assume le attribuzioni del Capitano del popolo. PAPALINI pag. 257
1381 giugno 15. Si stabiliscono i gabellieri alle porte della città. PAPALINI pag. 268
1381 agosto 27. Villanuccio da Brunforte rinomato capitano de’ tempi suoi combatte contro la regina Giovanna al servizio di Carlo III. PAPALINI pag. 287
1382 giugno 28. Villanuccio di Brunforte rinomato capitano di ventura, transita sotto le mura della nostra città con 4500 cavalli. I Fermani gli sborsano 500 fiorini d’oro perché amichevolmente retrocedesse. PAPALINI pag. 271
1382 luglio 4. Giovanni Azzo di Ubaldini giunge nel territorio fermano con le sue milizie, e le accampa in una selva detta di Grifone, da dove senza molto essere offeso poteva vantaggiosamente bersagliare la città. Il Comune però conoscendo che bramasse gli dà dell’oro, e egli leva il campo. Guglielmo Inglese altro rinomato capitano di ventura era con esso. PAPALINI pag. 273
1382 agosto 5. Si scopre in Fermo una congiura contro i Priori. Molti congiurati fuggirono: altri presi, e impiccati. Fra questi fu Antonio Morfi di nobilissima famiglia, le cui case erano presso la chiesa di S. Lucia. PAPALINI pag. 282
1382 ottobre 7. Gli Anconetani si ribellano al Luigi d’Angiò, che teneva la fortezza, e i Fermani li aiutano di 4000 fanti. PAPALINI pag. 299
1383 gennaio 7. I Fermani vanno in soccorso degli Anconetani, che assediavano nella fortezza Ferrante capitano di Spagna; e questi loro mercé ne fa la dedizione.
PAPALINI pag. 227
1383 febbraio 4. Il Duca D’Angiò transita con le sue truppe nello stato fermano per la volta di Napoli, e i Fermani lo provvedono di vettovaglie. PAPALINI pag. 234
1383 febbraio 4. Il capitano Lodovico……….co’ suoi cavalli assale improvvisamente S. Angelo, e atterrando le porte entra nel paese. I terrazzati sorgono alla difesa, e lo ributtano gagliardamente; avendo però essi fatto alquanti prigionieri trovano fra questi un bandito di Sant’Angelo che a tale impresa aveva eccitato il capitano Lodovico; il perché lo appendono per la gola, e deforme cadavere lo trascinano per le contrade del paese. PAPALINI pag. 234
1383 giugno 1. Si palesa un pestifero morbo, che in due mesi uccide 2400 Fermani.
PAPALINI pag. 265
1383 dicembre 24. I Fermani entrano in federazione con le altre città d’Italia per vivere in libero, e popolare governo. Fu spiegato in tutti i luoghi un vessillo rosso, in cui era scritto – Pace. PAPALINI pag. 316
1384 maggio 4. Giovanni d’Azzo e altri capitani di ventura partono dai dintorni di S. Elpidio dove nel giorno innanzi avevano accompagnato le loro genti. Erano passati di aprile nel territorio di Fermo per alla volta di Ascoli, e perché non danneggiassero bisognò loro dare le necessarie vettovaglie. PAPALINI pag. 258
1384 giugno 17. I Fermani mettono guarnigioni a Monte Giorgio, e quei paesani eleggono podestà un tal Lodovico di Antonio. PAPALINI pag. 268
1385 ottobre 17. Il tedesco Averardo della Campana con 4000 balestrieri si impossessa di Mogliano, e di Francavilla. Perché questo castello tornasse a possedersi dai Fermani si dovette pagare 4000 ducati. PAPALINI pag. 301
1390 aprile 10. Si stabilisce un consiglio di 12 cittadini, che sopraintendesse alla conservazione dello Stato. PAPALINI pag. 251
1390 aprile 11. Per decreto di Cernita si stabilisce che i capitani delle arti e i gonfalonieri delle contrade si avessero a creare dal numero de’ consiglieri; che due cittadini ed un notaio avessero la chiave dell’archivio e un’altra i Priori; che si formasse il bossolo pe’ consoli della fiera, e che di due mesi in due mesi si rinnovassero i consoli de’ mercati, i quali dovessero giudicare sulle cose di commercio. PAPALINI pag. 252
1390 settembre 23. Il Comune di Fermo dona 25 ducati a Pietro Smeducci di S. Severino, venuto in povertà. Oh incostanza della fortuna! Da tanto stato a cosiffatta miseria! PAPALINI pag. 294
1390 dicembre 1. Il Comune di Fermo accede alla celebre federazione pisana conchiusa per cura di Pietro Gambacorti capitano del popolo di Pisa. PAPALINI pag. 311
1391 febbraio 21. Lo stipendio al Podestà è cresciuto 900 fiorini d’oro e al Capitano fino a 700. PAPALINI pag. 238
1391 luglio 25. Si termina il Palazzo Vescovile che per volere di Antonio de Vetulis Rettore della Marca s’innalzò; sotto Bonifacio IX si deliberò fabbricarlo. Ne’ primi tempi i Vescovi abitavano nel Girofalco accanto alla Cattedrale. PAPALINI pag. 279
1392 aprile 13. Sia aduna il generale Consiglio per deliberare se dovessi assolversi i fuoriusciti dall’esilio; e tutti convennero di perdonare. Tuttavolta si volle, che 180 uomini di Cernita si riscattassero con breve denaro; i restanti si dessero spontaneamente in podestà de’ Priori. PAPALINI pag. 252
1392 maggio 15. Bonifacio IX spedisce ai Fermani una Bolla, con la quale confermò loro il mero e misto impero. PAPALINI pag. 260
1394 febbraio 17. Luca di Canale capitano di ventura con 150 cavalli entra in Monte Granaro, e si concorda con Andrea Zeno, che discacciato aveva il fratello Marco; entra il Cassero e ne scaccia Angelo di Bernardo, che vi era podestà per la Città di Fermo. PAPALINI pag. 237
1394 marzo 26. Giungono a Fermo con le loro milizie Ottone De’ Poterzi, Mazzarino da S. Vittoria e Malcorpo, assoldati da’ Priori per andare contro Luca di Canale e il Mostarda, che con 10.000 cavalli erano venuti il giorno otto sul territorio fermano fino al Monte delle Vergini fuori la porta S. Giuliano, e quindi si erano chiusi in Monte Granaro. PAPALINI pag. 247
1394 aprile 5. Alcuni fuoriusciti entrano a Fermo, fanno tumulto contro Antonio Aceti, il quale essendo Gonfaloniere di giustizia reggeva la cosa pubblica non solo, ma affettava signoria sulla città; breve però fu il moto di que’ turbolenti perché tosto respinti dalle truppe del Conte di Carrara chiamato dall’Aceti. PAPALINI pag. 250
1395 giugno 8. Biordo da Perugia entra nella Marca con due 1500 cavalli avendo pensiero di conquistarla. PAPALINI pag. 267
1395 dicembre 4. Il Comune di Fermo riacquista Monte Granaro pagando a Biordo da Perugia 7500 fiorini; il che avvenne in Fabriano, per mezzo degli Ambasciadori là inviati. A sicurezza poi di quella terra si sono spediti 700 uomini di guarnigione. Nell’istesso giorno i Priori di Fermo rendono la libertà a Luca di Canale. PAPALINI pag. 311
1396 gennaio 29. Cola Salimbeni, che fu autore di una spedizione in Fermo nel giorno 18, va esule alla volta di Venezia. PAPALINI pag. 232
1396 febbraio 18. Nel mezzo della notte sorge un commovimento e un timore nella più parte de’ cittadini fermani, specialmente in quelli che abitavano Campoleggio, conciosiacché sospettassero, e il Conte di Carrara, con le sue milizie volesse mettere a ruba e a sacco quella contrada; fu tuttavolta una falsa voce da’ sediziosi spiriti divulgata, i quali andavano di casa in casa allarmando i pacifici cittadini; però nulla avvenne, e il dì appresso quei turbolenti furono imprigionati. PAPALINI pag. 237
1396 marzo 3. Lucio e Antonio dello Smerillo (munitissimo Castello, e in quei dì quasi inespugnabile), tradiscono il Comune di Fermo consegnando il Cassero in mano di Gentile e Rodolfo da Camerino. Questo castello pare fosse comprato per 2000 libbre anconetane dai Fermani nel 1299 da Anselmuccio Brancaleone, Francesco Alberici e Corrado de’ Boccis, i quali furono ammessi con onoranza al patriziato fermano. Più volte ottenuto dai Duchi di Camerino, ed egualmente per tradizione dal Conte di Carrara. PAPALINI pag. 241
1396 maggio 12. Le milizie fermane riprendo nolo Smerillo per trattato con i paesani. PAPALINI pag. 260
1396 luglio 1. Papa Bonifacio IX pubblica una sua Bolla nella quale apertissimi segni dimostra di particolare stima pei Fermani; e della loro devozione fedeltà verso la S. Sede con ogni maniera di lode li eleva. PAPALINI pag. 273
1396 luglio 26. Il generale Consiglio approva dovessi dare al Rettore della Marca le chiavi della porta del Girfalco, e della Città; così pure giurare in sue mani, salvo l’ufficio priorale. PAPALINI pag. 279
1396 settembre 5. Si decreta dalla Cernita per soddisfare al Rettore della Marca che il Magistrato parta dalla residenza del Girfalco, e si muti in alcuni case del Vescovato vicino alla piazza. PAPALINI pag. 291
1396 ottobre 5. I Priori dalla residenza, che avevano nel Girfalco passano ad abitare presso il Vescovato. Altri vogliono ciò avvenisse il giorno 8. PAPALINI pag. 298
1398 gennaio 17. Papa Bonifacio IX conferma la residenza della Curia generale in Fermo e vi manda Signore Andrea Tomacelli suo fratello. PAPALINI pag. 230
1399 novembre 1. I Fermani essendo fieramente travagliati da mortifera pestilenza si votano a Maria della Misericordia, e a sua gloria e onore innalzano in un sol giorno un marmoreo tempietto a capo la piazza S. Martino. Una nave, che tornava da oriente recò il morbo distruggitore, che incominciò nel mese di giugno, ed ebbe fine con questo dì. PAPALINI pag. 305
1403 luglio 11. I Priori del Comune di Fermo ordinano alle terre dello Stato mandare alla Curia generale un uomo acconcio a riferire malefici, e un balivo per servigio della medesima. PAPALINI pag. 275
1404 ottobre 28. La Sacra Spina è solennemente estratta dall’antico reliquario, e posta in un novello, fatto per cura di fra’ Agostino Rogardi di Fermo. PAPALI NI pag. 304
1405 luglio 21. Muore il Roma Antonio de’ Vecchi Vescovo di Fermo sino dal 1374. Urbano VI lo degradò comandando ai Fermani arrestarlo; esso però fuggì né si…
PAPALINI pag. 277
1405 luglio 21. ..sa in qual luogo di sicurezza. Morto quel papa uscì dal suo ritiro, e fu ridonato alla sua Chiesa da Bonifacio IX che assai lo stimò. Fu Governatore della Marca nel 1390. PAPALINI pag. 278
1405 settembre 16. Lodovico Migliorati nominato da Papa Innocenzo VII Marchese della Marca, il Principe di Fermo riceve in Viterbo gli ambasciatori della città, e le conferma tutte le giurisdizioni. PAPALINI pag. 292
1405 ottobre 18. Lodovico Migliorati fa il suo solenne ingresso nella città di Fermo. PAPALINI pag. 301
1407 giugno 8. Braccio da Perugia giunge colle sue milizie nel territorio di Fermo e accampa lungo il Tenna. PAPALINI pag. 267
1407 giugno 9. Braccio da Perugia dopo aver minacciato di porre assedio a Monte Giorgio, leva il campo dalle pianure del Tenna, e passando sotto le mura della città di Fermo marcia per alla volta di Ascoli. PAPALINI pag. 267
1407 giugno 10. Braccio da Perugia e Ludovico Migliorati occupano la città di Ascoli per Ladislao di Napoli capo de’ Ghibellini. I Guelfi erano tutti usciti; ma il Migliorati l’invitò a pacificamente tornare. PAPALINI pag. 267
1407 agosto 5. Il conte di Carrara con 600 cavalli, e Martino da Faenza con altre 600 cavalli, e 300 pedoni, muovono in aiuto di Lodovico Migliorati privato di ogni autorità e dominio da papa Gregorio XI. PAPALINI pag. 282
1407 agosto 8. Il Vice Rettore della Marca occupa varie castella dello Stato fermano, tra le quali il Monte Ottone, cui rovina interamente il cassero edificatovi a sicurezza del Comune di Fermo. PAPALINI pag. 283
1407 agosto 9. Il Vice Rettore della Marca pone il campo a Grottazzolina; se ne impadronisce, la saccheggia e l’incendia. PAPALINI pag. 283
1407 settembre 1. Antonio Aceti è fatto uccidere per gelosia di comando da Lodovico Migliorati, che da lungo tempo la morte di quell’illustre cittadino meditava. Era in questo giorno accaduta la elezione de’ nuovi Priori, i quali dopo il mezzodì secondo voleva consuetudine furono a complire il Migliorati presso cui trovarono l’Aceti. Nell’andare dei discorsi cadde questione sopra un certo cambio di uffici, poiché il Migliorati voleva usurpare l’autorità dei Priori. Per la qual cosa l’Aceti montato in santo sdegno ripetette più volte. – In buona ora: lasciate fare ai Priori: o se non volete rimandateli a casa.- A tali parole il Migliorati si tacque. Ma nello stesso giorno l’Aceti alle 23 ore pendeva cadavere. – Questo illustre cittadino fermano fu rispettabilissimo per dottrina, per potenza, per nobiltà e per ricchezza, discendendo egli da famiglia posseditrice di molte castella. Per un triennio egli ebbe l’assoluto regolamento della città. Fu coetaneo al Baldo di cui fu conoscente, ed amico, poiché la comunione degli studi, e la somiglianza dell’ingegno tenacemente li stringea. Bernardo da Camerino volle il seco imparentarsi, e gli diede a sposa la sua figlia Ciccarella. Bonifacio IX gli diede in feudo Monte Granaro, ed esso donò al suocero la ragguardevole terra di Monte Fortino; speciosa donazione di cui s’ignora il titolo. Le franche parole che disse a pro della patria innanzi del Migliorati gli costarono la vita. Lasciò alcune letture sul digesto vecchio, del che si desume esserne gli è stato un lettore nella patria Università. PAPALINI pag. 289
1407 ottobre 1. Lodovico Migliorati, e Ricciardo napoletano Commissario nella Marca pel re di Aragona, specialmente contro i Varano fanno incursione contra Camerino. PAPALINI pag. 297
1407 dicembre 8. La città di Fermo manda Oratori a Ladislao II re di Napoli per ottenere la pace generale nelle Marche. PAPALINI pag. 312
1408 gennaio 10. Si pubblica la tregua fra Rodolfo da Camerino nella città di Fermo, da durare fino al 15 febbraio. PAPALINI pag. 228
1408 gennaio 31. Giunge a Fermo il Commissario del re di Napoli, per trattare con Lodovico Migliorati. PAPALINI pag. 232
1408 febbraio 4. Si pubblica la pace conclusa tra Ladislao re di Napoli, Lodovico Migliorati Signore di Fermo, il Rettore della Marca ed altre provinciali città. PAPALINI pag. 234
1408 febbraio 26. Il Comune di Monturano torna alla soggezione di Fermo. Questo Castello era in antico enfiteusi del Capitolo insieme a Grottazzolina, Mogliano e Monsampietro degli Angeli. Fu ceduto nel 1226 al Comune di Fermo e già era stato dato alla sua giurisdizione del re Manfredi fin dall’anno 1258. Sostenne vari assedi da Bernardo da Camerino, da Chiavello da Fabriano, da Carlo Malatesta e da altri. Il Conte Francesco Sforza restaurò le sue mura dirupate a spese della città di Fermo. PAPALINI pag. 240
1408 marzo 13. Lodovico Migliorati viaggia per Napoli a complire sua Maestà il re Ladislao, cui aveva fatto alleanza. PAPALINI pag. 244
1408 agosto 4. Lodovico Migliorati entra a Monte Cosaro con le sue milizie, essendovi stato invitato da paesani; il giorno appresso occupa il Cassero, e quindi rimpatria. PAPALINI pag. 282
1409 gennaio 1. Lodovico Migliorati, nipote di Innocenzo VII, sino dal 1405 signore di Fermo e Marchese della Marca, abbandona l’alleanza di Ladislao re di Napoli, e accostatosi ai Padri del concilio di Pisa è creato generale della Lega stretta fra le città della Marca, i Fiorentini, i Bolognesi, e Malatesta da Cesena. PAPALINI pag. 225
1409 gennaio 28 . Si raduna il generale Consiglio, e si leggono lettere de’ Pp. del concilio di Pisa, raccolti per terminare lo scisma nato nella chiesa di Dio. PAPALINI pag. 232
1409 luglio 10. Lo Smerillo era occupato dal conte di Carrara con le milizie del re di Napoli; del che non contenti quei terrazzani credettero miglior cosa darsi al figliuolo di Rodolfo da Camerino. PAPALINI pag. 275
1409 luglio 13. Il conte di Carrara, seguitando le sue scorrerie, pone le sue milizie sul territorio di Monturano, e da quivi spedisce diverse piccole brigate a scorrazzare sul territorio di Fermo. PAPALINI pag. 275
1409 luglio 14. Le milizie del conte di Carrara giungono alla fontana della Fallera, e al colle di San Iacopo; quivi assaltate dai Fermani sono battute e disperse. PAPALINI pag. 276
1409 luglio 15. Si fanno solenni feste perché Lodovico Migliorati è nominato, e confermato dal pontefice Alessandro V Vicario di Fermo, e della Romana Chiesa. PAPALINI pag. 276
1409 luglio 17. Le genti del re di Napoli comandate dal conte di Carrara fingono ritirarsi dalla Marca; retrocedono poi, e pervenuti a Fiastra vanno a sorprendere Monte Cosaro. PAPALINI pag. 277
1409 ottobre 13. Lodovico Migliorati con molto seguito di milizie va incontro al Rettore della Marca nel piano di S. Claudio. PAPALINI pag. 300
1409 ottobre 27. Il Vescovo di Verona Rettore della Marca entra a Fermo con seguito di cavalli. Lodovico Migliorati gli va incontro con il Clero, e con tutto il popolo fermano che festeggiante le acclamava. PAPALINI pag. 304
1412 ottobre 11. Il Vicario del Vescovo fa mettere in prigione un certo fra Antonio, che diceva essere Dio Padre, essere stato Cristo, e aver fatto miracoli. Chiamava a sé la gente per andare a Gerusalemme promettendo varcare il mare a piedi asciutti.- Era un bel pazzo. PAPALINI pag. 299
1412 dicembre 30. Monte Rubbiano ribellatosi a Fermo grida per suo Signore Carlo Malatesta. PAPALINI pag. 314
1413 gennaio 9. Carlo Malatesta da Cesena, guerreggiando Lodovico Migliorati, entra in Monte Rubbiano con 600 cavalli e 100 fanti; gli ordina il governo a suo modo; vi lascia un forte presidio, e parte per tornarsene ai suoi stati. PAPALINI pag. 228
1413 febbraio 19. Lodovico Migliorati va a Macerata ove stanziava il Cardinale Orsini e suo fratello Paolo, e importanti negozi trattò con essi. PAPALINI pag. 237
1413 aprile 12. Lodovico Migliorati va a Monte Giorgio per ricevere Paolo Orsini, che vi giunge con 1000 cavalli. PAPALINI pag. 252
1413 aprile 13. Lodovico Migliorati e Paolo Orsini vanno a oste con le loro genti contro Monte Rubbiano, dove già era all’assedio l’esercito del Comune di Fermo. PAPALINI pag. 252
1413 ottobre 23. Carlo Malatesta muove con molte milizie contro i Fermani; oppugna con bombarde il Castello di Francavilla, e ne ottiene la dedizione a patti.-Di questo castello non credo aversi più antica notizia che questa, che nel 1340 si sottomettesse alla giurisdizione di Fermo. Sebbene piccolo, non isfuggì alla cupidigia, e crudeltà di molti capitani di ventura. PAPALINI pag. 303
1413 ottobre 25. Carlo Malatesta prende Alteta, e Cerreto; quindi per tradimento di un certo Angelo entra in Monte Giorgio. PAPALINI pag.303
1413 novembre 3. Si elegge dal Consiglio Massuzio da S. Ginesio per iniziare le trattative di pace fra Malatesta, e il Migliorati. PAPALINI pag. 305
1413 novembre 4. Berardo da Camerino viene a Fermo, ed è stabilita una tregua, o sospensione di armi per quattro giorni. PAPALINI pag. 306
1413 novembre 11. Si bandisce una tregua a beneplacito del re di Napoli per conciliare il Malatesta, e il Migliorati. PAPALINI pag. 307
1413 novembre 13. Carlo Malatesta esce da Monte Giorgio, e torna alle sue terre. PAPALINI pag. 307
1414 gennaio 29. Gentile, figlio di Lodovico Migliorati, parte con 200 lance al servizio del re Ladislao. PAPALINI pag. 232
1414 settembre 28. Lodovico Migliorati riconquista il cassero di Monte Rubbiano. PAPALINI pag. 295
1414 novembre 5. Si apre il concilio di Costanza, e il Vescovo di Fermo Giovanni III stando a quella sacra radunanza commenta il poema del divino Alighieri. Il prezioso manoscritto si conserva nella Biblioteca Vaticana. A questo concilio intervenne pure Giovanni IV de Firmonibus Vescovo di Fermo, che antecedentemente lo era stato di Ascoli. Fu denunziato aver congiurato contro Lodovico Migliorati; ma ne andò innocente. Nella Metropolitana si conserva un suo messale in pergamena riccamente miniato. PAPALINI pag. 306
1414 novembre 13. Malatesta da Cesena rientra nella Marca, e fa scorrerie sullo Stato fermano. PAPALINI pag. 309
1414 novembre 26. La notte suole favorire dei traditori, e un cotale Andreoli fermano tradiva la patria aiutando Carlo Malatesta a sorprenderla con 1500 cavalli, il 1500 pedoni, e rompendo a tal uopo le mura sotto la pescheria. Erano deste però le scolte, le quali al rumore gridarono alle armi; il perché Malatesta lasciò precipitosamente l’impresa. PAPALINI pag. 310
1414 dicembre 10. Carlo Malatesta minaccia il contado fermano, e si fa vedere per poche ore a Montone. PAPALINI pag. 313
1414 dicembre 12. Malatesta acquista Rapagnano per capitolazione. PAPALINI pag. 314.
1414 dicembre 13. Malatesta pone il campo a Torre S. Patrizio, e a Monturano. PAPALINI pag. 314
1414 dicembre 26. Carlo Malatesta conquista Monsampietro. Nel medesimo giorno accade un totale eclissi di luna, che dura per due ore. PAPALINI pag. 314
1415 febbraio 12. Lodovico Migliorati manda le sue milizie ad osteggiare in Monte Verde, le quali tosto se ne impadroniscono. PAPALINI pag. 236
1415 aprile 7. Si bandisce la tregua fra Malatesta e il Lodovico Migliorati. PAPALINI pag. 251
1415 maggio 19. Carlo Malatesta prende Monte Granaro. PAPALINI pag. 261
1415 novembre 15. San Severino, che da 600 stipendiari era guernigionata per lo Sforza insorge a ribellione caccia quelle milizie, e si dona alla Chiesa. PAPALINI pag. 308
1415 dicembre 27. Giungono messi a Lodovico Migliorati che Macerata era insorta gridando Viva la Chiesa. PAPALINI pag. 316
1416 marzo 2. Giovanni da Cortona capitano di ventura, sorprende notte tempo con le sue milizie la torre di Montone; ne caccia il presidio fermano, e se ne impadronisce. Accortosi tosto di ciò Tommaso Rubei di Belmonte, aduna le sue genti e senza porre tempo di mezzo l’assale, dimodoché prima sorgesse il sole l’aveva già recuperata. PAPALINI pag. 241
1416 marzo 4. Viene a Fermo (era il primo giorno di Quaresima) l’Arcivescovo di Ragusi con tutte le milizie della lega Marchigiana. PAPALINI pag. 242
1416 marzo 12. Lodovico Migliorati recupera Monte Vidon Combatte e Ortezzano. Questo castello dell’antico Stato fermano trasse il suo nome dai molti orti che aveva intorno alle sue mura. Carlo Malatesta da Cesena lo assediò e l’ottenne a forza di armi; il generale francese Lutrec, tornando dalla guerra di Napoli, vi pose intorno ai suoi accampamenti; i terrazzani immaginarono potergli resistere, ed il generale sdegnato di tanta follia vi entrò con le sue milizie e quasi totalmente il distrusse. Quello che oggi si vede è sorto da quelle rovine. PAPALINI pag. 244
1416 aprile 2. Lodovico Migliorati và con le milizie fermane contro Monturano tolto già a Fermo da Malatesta; e lo riconquista. PAPALINI pag. 249
1416 aprile 3. Lodovico Migliorati con le milizie fermane giunge in Ancona minacciata da Malatesta. PAPALINI pag. 250
1416 aprile 5. Malatesta saputo il Migliorati esser giunto con le sue milizie in Ancona, tostamente vi corre, e ingaggia battaglia con quelle; il resultato però non fu che di pochi prigionieri da l’una dall’altra parte, per il che ognuno si tenne vincitore, e ne fece tripudi e fuochi. PAPALINI pag. 250
1416 aprile 8. Gli armigeri del Migliorati, che avevano combattuto sotto Ancona, si imbarcano sopra dei brigantini e vanno a incendiar Senigallia. PAPALINI pag. 251
1416 giugno 8. Il Comune di Torre S. Patrizio torna alla soggezione della Città di Fermo da cui si era già tolto per le fazioni di Malatesta. Questo castello non pare possa vantare i suoi natali prima del 1000; forse fu fabbricato interamente dai Fermani; tuttavolta certa notizia non se ne ha, e solo nel 1258 si trova confermato alla giurisdizione di Fermo da Manfredi re di Sicilia. Forse dovette appartenere a Mercenario da Monte Verde; certo è che di possedeva ricchissimi lati-fondi. In specialità sappiamo ne possedesse uno in contrada Campo Novo, che nel 1317 vendette a un tal Suppolino di Gambarella. Torre S. Patrizio sostenne vari assedi da Malatesta, dagli Sforzeschi e da altri. Un tal p. Giacinto Catinari Carmelitano Scalzo ebbe quivi i natali e andò reputato predicatore nelle primarie città d’Italia; terminò la sua vita nel Congo dove fu spedito Commissario Apostolico delle Missioni. PAPALINI pag. 267
1416 giugno 22. Rapagnano torna all’obbedienza del Comune di Fermo, e suo malgrado fa il somigliante Monsampietro degli Angeli. Rapagnano uno dei più ragguardevoli castelli dello Stato fermano. Fu pure bersagliato dalle armi dei Malatesta, e di altri capitani di ventura. La sua chiesa parrocchiale ricca di singolari reliquie, che è una pia tradizione vuole fossero portate da Rodi da un tal padre Antonio di Grimaldo da Rapagnano, che si trovò in quella città quando fu presa dalle armi turchesche. Questo piccolo castello pone a sua gloria essere stato il natio luogo di Papa Giovanni XVII. PAPALINI pag. 270
1416 luglio 14. Monte Rinaldo già preso da Carlo Malatesta torna alla soggezione di Fermo. L’origine di questo castello credo veramente che pure sia ignoto, né possa ad antico tempo rimontare. Alcuni opinano appartenesse ai signori di Monte Verde come discendenti della famiglia di Brunforte, e che alcuno di quella lo fabbricasse. Sono però tutte congetture. Nelle diverse fazioni che travagliavano lo Stato fermano fu reso da vari capitani di ventura assaltato e preso. Monte Rinaldo si gloria di aver dato i natali a Luigi Antonini, il quale vive nella memoria dei Fermani per essere stato il primo autore della erezione di una fabbrica separata per l’educazione de’ Trovatelli maschi. Esso era campanaro della Metropolitana, né la sua povertà valse ad impedire la caritatevole opera. Cominciò a raccogliere gli abbandonati fanciulli nel suo abituro, e con essi divideva il suo lettucciolo e lo scarso vitto. Ma venendogli meno l’albergo, il vitto e il vestito per accrescersene ogni dì il numero, esso elemosinava per procacciare loro il necessario. Alla fine si pose con essi al viaggio di Roma, e tanto fece, che parte ne allocò a S. Gallicano e parte altrove. Egli perorò la causa dei fanciulli co’ Prelati e coi Cardinali; così che ottenne venisse eretto in Fermo un Collegio ove si educassero alla pietà e alle arti. E il buon vecchio vide compiuto l’edificio della sua carità, e morì nel 1789. Sarebbe pure opera di gratitudine sorgesse un monumento che ricordasse ai Fermani la generosità dell’Antonini. PAPALINI pag. 276
1416 luglio 17. Moregnano torna all’obbedienza di Fermo dopo essere stato preso dalle milizie del Malatesta. Di questo castello dello Stato fermano io non trovo notizie; se non che fu saccheggiato da un certo Pietro Brunoro che capitanava le milizie Sforzesche. PAPALINI pag. 277
1416 luglio 21. Monsampietro. S. Elpidio Morico, e Monte Leone occupati già dal Malatesta tornano alla soggezione di Fermo. Monte Leone apparteneva allo Stato fermano molto in antico. La prima notizia che di esso si trova nel priorale archivio, è del 1269. Il Padre Pietro Consolini amico, e discepolo di San Filippo Neri uno dei primi fondatori dell’Oratorio di Roma ebbe quivi i natali. Questo Castello fu più volte saccheggiato da Berardo da Camerino, da Chiavello da Fabriano, dal Malatesta, e da altri capitani di ventura. Anticamente vuolsi fosse nominato Monte Legume. PAPALINI pag. 278
1416 luglio 23. Ripa Cerreto torna alla soggezione di Fermo dopo essere stata presa forza d’armi da Carlo Malatesta. Alteta altro piccolo Castello fa il medesimo atto. – Giovanni Tiracorda medico di Innocenzo X ebbe quivi i natali. PAPALINI pag. 278
1416 luglio 31. Monte Ottone torna alla soggezione di Fermo. Questo castello è uno de’ più antichi dello Stato fermano. Un tempo appartenne ai vescovi. V’ebbero residenza i Governatori quando Fermo perdette il suo Stato; tornò poi alla soggezione di Fermo quando fu reintegrato di quello. Azzo degli Ubaldini assediò Monte Ottone, mai paesani se ne difesero valorosamente. Sostenne ancora gli impeti delle milizie di altri rapaci capitani. PAPALINI pag. 282
1416 agosto 6. Lodovico Migliorati và a campo presso Monte Granaro, che fino dal 1 di agosto le milizie fermane assediavano; esso la riconquista e così di mano in mano recupera le Castella che Malatesta gli aveva tolte. – Monte Granaro in antico fu città con il nome di Veregrano; e quivi si adorava nelle calende di maggio la dea Cerere. Nel tempo che i barbari invasero l’Italia, fu distrutta. Risorto il piccolo Castello fu sotto la giurisdizione de’ Vescovi di Fermo, poi della S. Consulta. Tuttavia fu più volte sotto il dominio de’ Fermani. L’Aceti, e M. Zeno l’ebbero in feudo; e altri capitani di ventura all’occuparono per prepotenza di armi. Fu culla di uomini illustri; e sono a ricordarsi i Conti, i Ricciotti, i Conventati, i Niccolelli, ed altri molti. Sua maggior gloria però è l’essere patria di S. Serafino. PAPALINI pag. 282
1416 agosto 9. Il castello di Belmonte sempre devoto al dominio de’ Fermani, torna all’obbedienza di quello, poiché n’era stato staccato dalla prepotenza delle armi di Malatesta. PAPALINI pag. 283
1416 agosto 12. Le milizie fermane vanno riconquistando il perduto contado, e tornano all’obbedienza di Fermo Falerone, Mogliano e Monte Vidon Corrado. Il castello di Falerone ha nobilissima origine, essendo esso fabbricato dalle rovine dell’antica Faleria. Il perché è ricco di preziosi resti di quella città fra quali primeggia il teatro, l’anfiteatro, le terme e i sepolcreti. I barbari, che inondarono Italia la distrussero del tutto. La famiglia Euffreducci o Uffreducci ebbe un tempo la Signoria di quel castello. Patì pure saccheggiamenti, e altre guerresche crudeltà per molti capitani di ventura. – Il castello di Mogliano era in antico enfiteusi del capitano fermano, che nel 1266 ne fece cessione al Comune. Conservò sempre devozione ai Fermani, e perciò si vuole ottenesse il privilegio di inquartare nel proprio stemma la Croce. Neppure questo castello fu risparmiato dalle fazioni di guerra. PAPALINI pag. 283
1416 settembre 19. Muore Bellofiore moglie di Lodovico Migliorati. PAPALINI pag. 293
1416 ottobre 6. I Fermani con il vessillifero di giustizia vanno a campo sopra Monte Giorgio. PAPALINI pag. 299
1416 ottobre 22. Con straordinaria pompa si fanno le esequie a Belfiore moglie del Migliorati morta il 19 settembre. Berardo da Camerino, il Commissario della Marca, i Priori, i Cancellieri, i Medici, e tutti gli ordini della nobiltà vi assistono vestiti a corrotto. PAPALINI pag. 303
1417 maggio 9. Si propone stabilisce il matrimonio di Taddea Malatesta con Lodovico Migliorati al cospetto dei Priori del Comune di Fermo, di Pandolfo Malatesta, e di molti nobili e cavalieri. PAPALINI pag. 258
1417 giugno 30. Giungono notizie in Fermo che Braccio di Fortebraccio da Montone signore di Perugia era entrato a Roma con le sue milizie, e che i Cardinali si erano rifugiati a Castel Sant’Angelo. Braccio allora fu fatto Senatore, e Conservatore di S. Chiesa, e del Concilio di Costanza. PAPALINI pag. 272
1417 luglio 11. Il generale Consiglio instituisce un tribunale di due Consoli ed un Notaio a definire le minori civili questioni. PAPALINI pag. 275
1418 gennaio 16. Lodovico Migliorati con Obizzo Conte di Carrara suo cognato e con altri stipendiari cavalieri e familiari viaggia a Pesaro; scende alle case i Malatesta, e sposa Taddea. PAPALINI pag. 229.
1418 febbraio 6. Lodovico Migliorati torna da Pesaro a Fermo con la sposa Taddea accompagnato da Galeazzo Malatesta, da tutti i suoi famigliari e da molti nobili Pesaresi; per il quale avvenimento, il Comune di Fermo ordina solenni feste. PAPALINI pag. 234
1418 febbraio 7. A onore di Galeazzo Malatesta, venuto a Fermo per accompagnare la sua figlia Taddea, si corrono giostre e si feriscono torneamenti nel piano delle Girofalco. PAPALINI pag. 235
1418 febbraio 8. In mezzo alle feste e tripudi per le nozze di Lodovico Migliorati con la figliuola del Malatesta, si suscita un incendio nel suo palazzo, e ne restano bruciati alcuni quartieri. PAPALINI pag. 235
1418 marzo 25. Si scopre una congiura macchinata contro Lodovico Migliorati, nella quale pare che i Priori ancora avessero parte. PAPALINI pag. 247
1418 marzo 30. Lodovico Migliorati fa decapitare nella pubblica piazza i cospiratori contro la sua vita. PAPALINI pag. 248
1418 maggio 16. E’ tolta dalla pubblica piazza la colonna infame, che ricordava la tirannide, e la morte di Rainaldo da Monte Verde. PAPALINI pag. 260
1419 gennaio 25. Lodovico Migliorati, con la sua moglie Taddea e con seguito di onorevoli nobiltà, cavalieri armati, parte per Mantova, ove allora stanziava Martino V, dal quale è confermato Rettore della Marca e Vicario di Fermo. PAPALINI pag. 231
1420 giugno 21. Lodovico Migliorati spiega lo stendardo del Comune, in marcia con l’esercito verso Civitanova ove alla notte si riposa. PAPALINI pag. 270
1420 ottobre 8. Lodovico Migliorati rimane prigioniero delle milizie del duca di Milano. PAPALINI pag. 299
1421 febbraio 15. Lodovico Migliorati fatto già prigioniero del duca di Milano, scrive lettere ai Priori del Comune di Fermo, significando loro essere tornato in libertà, e che per le feste di Pasqua si sarebbe ricondotto fra loro. PAPALINI pag. 236
1421 marzo 18. Gentile Migliorati, scrive a’ Priori della Città della liberazione di suo fratello Lodovico ed il suo prossimo ritorno; per le quali cose si ordinano feste e le luminarie per tutto lo Stato. PAPALINI pag. 245
1421 marzo 31. Lodovico Migliorati, tornato in libertà dal duca di Milano, è reduce a Fermo; per il quale felice ritorno si fanno solenni feste e molteplici dimostrazioni di gioia. PAPALINI pag. 248
1421 maggio 8. Braccio da Perugia rinomatissimo capitano di ventura transita nel Porto di Fermo con 5000 uomini per andare a servizio della regina di Napoli. PAPALINI pag. 258
1421 ottobre 20. Giacomo figlio di Lodovico Migliorati e nominato vescovo di Fermo, o come stabilisce il Catalani, amministratore soltanto, poiché vuole neppure fosse il sacerdote. Domenico Ricci da Fermo abate di S. Savino fu suo Vicario generale, nel quale ufficio fu egualmente costituito dal Papa nel 1428, in cui lo rimosse Giacomo dalla sua sedia. PAPALINI pag. 302
1422 marzo 12. Lodovico Migliorati manda il suo figlio Fermano al duca Filippo Maria Visconti col donativo due bellissimi cavalli. PAPALINI pag. 244
1424 settembre 21. Muore Antonio Migliorati padre di Lodovico. PAPALINI pag. 293
1425 aprile 16. Tornano in patria Vincenzo Aceti, Lodovico Gualtaroni e Lorenzo Raccamadori reduci dalla spedizione di Famagosta, dove si portarono valorosissimi, e con altri Fermani trionfarono dei Turchi, specialmente nella Vallona. L’Aceti era capitano di esercito e non aveva ancora 25 anni. Il Gualtaroni era alfiere, e tenente il Raccamadori, ambi di età novella. PAPALINI pag. 253
1425 giugno 24. E’ consacrata la Chiesa di S. Gio. Battista presso S. Agostino fatta fabbricare da Giovanni Guglielmi da Fermo. PAPALINI pag. 270
1425 agosto 15. Lodovico Migliorati bandisce la fiera di Fermo, dal 13 agosto a tutto il giorno 27. PAPALINI pag. 285
1425 agosto 28. Lodovico Migliorati fa coniare nella zecca di Fermo i Collettini d’argento, per lo che Cristofaro di Simone andò a Ragusi di Schiavonia ad acquistare il necessario argento. PAPALINI pag. 287
1426 gennaio 27. Lodovico Migliorati dà in sposa una sua figliuola a certo tal Brancusio da Monte Rubbiano, e per le sponsalizie fa invito di tutta la ferma la nobiltà. PAPALINI pag. 232
1426 agosto 25. I pp. Minori Conventuali convengono in Fermo in numero di 163, e fanno Capitolo nella chiesa di San Francesco. PAPALINI pag. 287
1426 dicembre 12. Taddea moglie del Migliorati partorisce un figliuolo. PAPALINI pag. 314
1427 maggio 1. Muore Antonella madre di Lodovico Migliorati. PAPALINI pag. 257
1427 maggio 5. Taddea moglie del Migliorati muore di peste che si manifesta per un cavocciolo venutole sotto il braccio destro. E’ sepolta nella chiesa di S. Francesco. PAPALINI pag. 259
1428 giugno 29. Muore Lodovico Migliorati, e la sua morte è tenuta nascosta fino al giorno 12 luglio, il qualche giorno gli furono fatti solenni funerali nella Cattedrale. Ebbe de’ figliuoli, che dopo la sua morte furono scacciati da Fermo, perché macchinavano usurparne la signoria. PAPALINI pag. 271
1428 agosto 19. I Fermani spediscono Oratori a Papa Martino V, onde concedesse demolire la fortezza; il che fare non ottengono. PAPALINI pag. 286
1428 dicembre 11. Fermano figlio di Lodovico Migliorati torna da Milano, ed entra nel Girfalco, che si teneva perdere il suo zio. PAPALINI pag. 313
1428 dicembre 16. Il Luogotenente, il Rettore della Marca, il Vescovo di Fermo, e il Tesoriere per la santa Chiesa entrano nel Girfalco, e innalzano il vessillo papale sulla torre di santa Maria del Vescovato. PAPALINI pag.
1429 ottobre 12. Giacomo Caldora che per il Papa era andato a Bologna ribellatasi nel 1428 ripassa per il territorio di Fermo con le sue milizie, e accampa presso il fiume Tenna. PAPALINI pag. 300
1430 novembre 9. Una banda di zingari giunge a Fermo. Spacciavano meraviglie, dicevano sapere tutto ciò che di passato, e indovinare il futuro; e far ciò con privilegio del Papa, e dell’Imperatore; ma infilandone delle grosse, e datesi alle ruberie, quasi a furia di popolo vennero cacciati. PAPALINI pag.306
1431 febbraio 23. Il Rettore della Marca viene a Fermo e dimora alcuni dì nel Girofalco. PAPALINI pag. 239
1931 marzo 17. Il Comune di Fermo spedisce ambasciatori a Papa Eugenio IV per i consueti atti di sudditanza e di ossequio. PAPALINI pag. 245
1432 febbraio 21. Il Vescovo di Macerata e Recanati, che era Rettore della Marca e Capitano delle armi pontificie, viene a Fermo e dicendo essersi qui formata una congiura fa imprigionare alcuni gentiluomini. Si trattiene fino al giorno appresso. PAPALINI pag. 238
1432 novembre 19. Viene a Fermo il Rettore della Marca, che era Vescovo di Macerata e Recanati; abita nel palazzo Priorale, e dimoratovi alquanti dì parte per alla volta di Offida. PAPALINI pag. 308
1433 aprile 23. Sigismondo Imperatore concede a Giovanni Brancadoro e a’ suoi discendenti, la facoltà di crear notai e legittimar bastardi. PAPALINI pag. 254
1433 settembre 30. Alessandro Sforza viene a Fermo, e s’impossessa del Girfalco. PAPALINI pag. 296
1433 dicembre 12. Il Conte Francesco Sforza occupa Montolmo per la qual cosa il Comune di Fermo gli manda Oratori a trattare. PAPALINI pag. 314
1433 dicembre 17. Tornano gli Ambasciatori mandati al conte Francesco Sforza, e informano il Consiglio voler esso la Città, lo Stato, e il Girfalco. PAPALINI pag. 314
1433 dicembre 30. Il Comune di Fermo fa delle Capitolazioni con il conte Francesco Sforza, il quale manda delle genti d’armi capitanate da suo fratello a impossessarsi del Girofalco. PAPALINI pag. 316
1434 gennaio 3. Il Conte Francesco Sforza, eccellente maestro di guerreggiare, fattosi già padrone della Marca e della città di Fermo fino dal 1433, ed essendo da papa Eugenio IV nominato Gonfaloniere di S. Chiesa e Marchese della Provincia Marchiana, entra con solenne pompa nella nostra città. PAPALINI pag. 226
1434 gennaio 4. Il Conte Francesco Sforza visita la nostra fortezza edificata nel Girfalco, ne osserva le fortificazioni, ordina de’ restauri e de’ miglioramenti, secondo quel militare sapere in cui avanzava tutti i capitani del suo tempo. PAPALINI pag. 226
1434 aprile 4. Il Conte Francesco Sforza ordina solenni feste e pubbliche dimostrazioni di gaudio per la pace conclusa fra esso e papa Eugenio IV. PAPALINI pag. 250
1434 aprile 27. Francesco Sforza ordina al Comune un esercito de’ Fermani da spedirsi contro Berardo e Gentile da Camerino. PAPALINI pag. 256
1434 maggio 14. Per ordine di Francesco Sforza si radunano due mila soldati fermani, e molti altri dello Stato. Il suo fratello Alessandro dà loro un duecento per ciascheduno e quindi marcia con essi alla volta di Servigliano.- Questo Castello vanta un’antichissima origine; tuttavolta il tempo ricoprì le sue glorie; né si conosce anche come cadesse sotto la giurisdizione del Comune di Fermo. Fu più volte assalito da diversi capitani di ventura, siccome da Chiavello da Fabriano, da Braccio di Perugia, da Berardo da Camerino, e da altri. Nella sua Chiesa parrocchiale riposa il corpo di S. Gualtiero abate, il quale presero a protettore quei paesani che emigrarono dall’antica terra natale per abitare il nuovo Castello fabbricato al loro vantaggio sulle pianure del Tenna dall’immortale Pontefice Clemente XIV. PAPALINI pag.260
1434 maggio 17. Monte Fortino si ribella a Rodolfo da Camerino, e si dà al Conte Francesco Sforza. Capitanati da Alessandro rientrano i Fermani. PAPALINI pag. 261
1434 luglio 8. Papa Eugenio IV impegna i cittadini di Fermo ad aiutare gli Anconetani dalle soperchierie, e dai strazi che facevano alla patria i conti Ferretti, e Gagliardi. PAPALINI pag. 274
1435 gennaio 19. I Fermani sotto il Vessillifero Matteo Cola, per comandamento del conte Francesco Sforza, vanno ad osteggiare nel territorio di Camerino. PAPALINI pag. 230
1435 gennaio 20. Taliano da Forlì, Capitano di ventura, colle genti Sforzesche pone assedio a Camerino, perciocché là entro fosse Niccolò Piccinino capitano della Chiesa; corrotto però dal danaro, rompe fede allo Sforza, e si volta a pro’ dei Camerinesi, che lo eleggono capitano con ragguardevole stipendio. PAPALINI pag. 230
1435 aprile 2. Il conte Francesco Sforza manda al Rettore e Governatore di Fermo Peppino Malatesta uomo pessimo, rotto a ogni vizio, e che prima con le sue atrocità aveva stancato gli animi degli Ascolani. PAPALINI pag. 254
1435 agosto 8. Alessandro Sforza e Taliano da Forlì vengono a giornata in Fior di Monte presso Camerino con Fortebraccio, e lo sconfiggono. La fazione braccesca fu distrutta in questa giornata con la morte di Stella. PAPALINI pag. 287
1435 agosto 26. Il conte Francesco Sforza ordina che si festeggi la novella della conchiusa la pace fra Venezia e Firenze. PAPALINI pag. 287
1436 gennaio 28. Il Conte Francesco Sforza riduce a patti cittadini di Camerino; per le quali cose le milizie fermane, sciolto l’assedio, si partono da quella fazione e tornano in patria. PAPALINI pag. 232
1436 febbraio 26. Il Conte Francesco Sforza torna a Fermo dopo un corso di felicissime vittorie. PAPALINI pag. 240
1436 febbraio 27. Il Conte Francesco Sforza parte per la volta di Ascoli, ove si trattiene alcuni dì. PAPALINI pag. 240
1436 marzo 10. Alessandro Sforza è nominato Governatore di Fermo, in assenza del conte Francesco. PAPALINI pag. 243
1436 settembre 22. Baldassarre da Offida e Pietro Paolo capitani della Chiesa hanno comando guerreggiare e uccidere lo Sforza per avere usurpato le terre papali, ma il conte li vince, e fa prigioniero Pietro Paolo. PAPALINI pag. 294
1437 marzo 21. Il Conte Francesco Sforza spedisce a Don Giovanni Vinci un passaporto datato da Pisa, per il libero passaggio in tutti i suoi Stati, e per la esenzione di ogni dazio e gabella, onorandolo col nome di suo dilettissimo amico. PAPALINI pag. 246
1438 luglio 12. Il conte Francesco Sforza capitanando un esercito di soli Fermani, perseguita infino a Teramo il Piccinino, Nicolò da Pisa, Taliano da Forlì e gli Aragonesi. PAPALINI pag. 275
1439 marzo 23. Francesco Sforza invita la Città della Marca per le sponsalizie della sua figlia Isolea con Marco d’Acquaviva duca di Atri. PAPALINI pag. 246
1439 luglio 6. Si chiude il Concilio di Firenze, al quale intervenne Bartolomeo Vinci nominato amministratore della Chiesa fermana nel 1432 dopo la remozione del vescovo Domenico Capranica. Eugenio IV l’aveva pure creato custode del nostro Girofalco dopo la cacciata dei Migliorati. PAPALINI pag. 274
1440 gennaio 28. Giungono notizie al Conte Francesco Sforza, che Camerino faceva novità in favore della Chiesa. Egli va a recuperarla, e viaggiando abbatte Serravalle. PAPALINI pag. 232
1440 marzo 24. Alessandro Sforza, manda ordini a tutte le Città della Marca, e Castelli dello Stato Fermano, perché assoldino truppe, e stiano sulle difese, avendo egli avuto avviso della confederazione di Nicolò Piccinino, con il Malatesta. PAPALINI pag. 246
1440 giugno 16. Il Conte Francesco Sforza con 2000 cavalli e 2000 fanti assedia e combatte Monsampietro, ma inutilmente. PAPALINI pag. 268
1441 febbraio 1. Frate Giacomo Monte Prandone, che poi fu innalzato gli onori degli altari, predica la Quaresima in Fermo nella pubblica piazza con grande concorso di popolo. A questo tempo rimonta l’origine della Chiesa della SS. Annunziata, che in antico era detta di S. Martino in Varano. Il Comune di Fermo, frate Giacomo richiedente, la domandò ai Canonici, che la donarono per i Pp. dell’Osservanza. PAPALINI pag. 233
1441 settembre 22. Polissena figlia dello Sforza si marita a Sismondo Malatesta da Rimini. Le sponsalizie in mezzo a solenni feste si compiono nel Girfalco. PAPALINI pag. 294
1441 ottobre 26. Il conte Francesco Sforza rappacificatosi con il duca di Milano prende in sposa la sua figlia Bianca, e ne ha in dote la città di Cremona. PAPALINI pag. 304
1442 maggio 12. Il conte Francesco Sforza pone il campo a S. Anatolia e a Castel Raimondo. PAPALINI pag. 260
1442 giugno 18. Niccolò Piccinino riconquista favore di s. Chiesa la città di Camerino tenuta dalle milizie sforzesche. PAPALINI pag. 269
1442 giugno 22. Bianca Visconti figlia del duca di Milano, divenuta moglie del Conte Francesco Sforza, giunge a Fermo sul mezzodì entrando per Porta S. Giuliano, incontrata e festeggiata dal popolo da ogni ordine di persone. Vuolsi che in quella opportunità Alessandro Sforza a maggiore onorificenza, e a più magnifico ricevimento di tanta principessa, facesse ornare di alcune nuove fabbriche la città, e in ispecie facesse livellare la piazza di S. Martino. PAPALINI pag. 270
1442 luglio 26. Monte Fortino si ribella al Comune di Fermo, e si dà al Piccinino, che vi entra con le sue milizie. PAPALINI pag. 279
1442 luglio 28. Il Conte Francesco Sforza ordina, che ogni uomo atto a portare armi si presentasse armato in piazza S. Martino per seguire il vessillo del Comune di Fermo. Radunato l’esercito muove contra il Piccinini. PAPALINI pag. 279
1442 agosto 2. Il conte Francesco Sforza sottoscrive la pace con Alfonso di Aragona. PAPALINI pag. 281
1442 agosto 8. Scaramuccia del Torchiaro essendo nel cassero di Monte Fortino che teneva in nome de’ Fermani, cede alle milizie del Piccinino che lo assediavano. PAPALINI pag. 283
1442 agosto 14. Il conte Francesco Sforza aveva schierato le sue milizie di fronte a quelle del Piccinino fra Monte Fortino e la Mandola; e già era sul punto di venire alle mani; quanto due armigeri usciti dalle ordinate fila prendono il campo, si disfidano e si battono a tutta oltranza. Nel tempo che ciò avveniva il Piccinino, e Carlo di Braccio da Montone, presi non so’ da quale pensiero, muovono quietamente allo Sforza e in scambio di chiamarlo la battaglia, lo invitano a concordia; la quale veramente si conchiude con universale allegrezza. PAPALINI pag. 284
1442 agosto 20. Il conte Francesco Sforza da un magnifico intrattenimento in onore della sua Bianca a tutta la fermana la nobiltà. Nel bel mezzo di essa giunge notizia che Tolentino si era ribellata per santa Chiesa; il perché aduna tosto gli armati, e muove per quella volta. PAPALINI pag. 286
1442 agosto 27. Il conte Francesco Sforza annunzia una sospensione di armi per il tempo di otto mesi fra esso e il Piccinino. PAPALINI pag. 287
1442 settembre 17. Giunge notizia che Ripatransone si era data a s. Chiesa; il perché il conte Francesco Sforza corre ad osteggiarla con 8000 cavalli e 3000 fanti. PAPALINI pag. 293
1442 settembre 20. Il conte Francesco Sforza ordina che un uomo per casa di tutto lo Stato fermano si rechi alle offese di Ripatransone. PAPALINI pag. 293
1442 settembre 22. Il conte Francesco Sforza stando all’assedio di Ripatransone spedisce al Comune di Mogliano per avere alcune tavole acconcie per le artiglierie. PAPALINI pag. 293
1442 settembre 23. Sull’albeggiare i Fermani giungono in prossimità della Ripa, e accampano alla Colombaria. Alle ore 21 lo Sforza occupa la combattuta terra, e la saccheggia. PAPALINI pag. 294
1442 settembre 24. I Fermani retrocedono dalla Ripa ed entrano a Petritoli con 69 prigionieri. PAPALINI pag. 294
1442 settembre 25. Rimpatriano le milizie Fermane andate a oste a Ripatransone. PAPALINI pag. 294
1442 settembre 29. Giunge a Fermo una campana tolta dalla torre del Comune di Ripatransone. La rapirono i soldati dello Sforza che crudelmente saccheggiarono quella terra. PAPALINI pag. 295
1442 settembre 30. Sarnano e Monte Fortino si ribellano a s. Chiesa per tornare alla divozione dello Sforza. PAPALINI pag. 296
1442 ottobre 5. Le milizie sforzesche partono da Ripatransone; e per ordine del conte Francesco vanno a presidiarla 3000 Fermani. PAPALINI pag. 298
1442 ottobre 9. Giungono notizie, che Gualdo di Nocera ribellatosi allo Sforza si era dato al Pontefice. PAPALINI pag. 299
1442 ottobre 16. Per ordine del conte Francesco Sforza sono dalle fondamenta gittate a terra le torri che erano propugnacolo fortissimo a Ripatransone, e la terra è bruciata per un terzo. Volle si ricorresse alle fiamme per vederla con maggiore sollecitudine distrutta. PAPALINI pag. 301
1443 gennaio 17. Trentasei uomini di Ripatransone, prigionieri del conte Francesco Sforza, rompono ai ferri e fuggono dalle prigioni. PAPALINI pag. 230
1443 gennaio 20. I Priori del Comune di Fermo bandiscono una grida, nella quale dicesi, che chi ha possessioni, od orti presso le mura della città, debba spogliarli di qualunque sorta di alberi per lo spazio di dieci passi almeno, e ciò fra otto dì, intendendo il Comune di fortificarle con scarpe di pietra e con larghe fossate. PAPALINI pag. 230
1443 maggio 11. Giunge notizia che gli stipendiari della terra di S. Fabiano e Ascenzio da Monte Rubbiano si erano ribellati allo Sforza per favorire Gioisia di Acquaviva. PAPALINI pag. 259
1443 luglio 9. Il conte Francesco Sforza si accampa con le sue milizie presso Tolentino, e la stringe di assedio. PAPALINI pag. 275
1443 luglio 28. Si viene a cognizione che Papa Eugenio IV e il re di Aragona si erano collegati a danni dello Sforza. PAPALINI pag. 279
1443 settembre 27. Il re di Aragona assedia Fermo con 10.000 cavalli e 10.000 pedoni, ed esso medesimo attenda presso il fiume Tenna, ove fermatosi alquanti dì senza far nulla si parte, sembrandogli impossibile occupare la Città. PAPALINI pag. 295
1443 novembre 4. Alessandro Sforza arma 3000 cavalli, e 2000 pedoni fermani, e corre a Fano, dove il conte Francesco Sforza era stretto dal Piccinino. Alessandro lo sconfigge, e libera il conte. PAPALINI pag. 306
1443 novembre 7. Paolo de’ Sanguine capitano di S. Chiesa s’impadronisce di Torre S. Patrizio, e l’incendia. PAPALINI pag. 306
1443 novembre 13. Si fanno solenni feste, e luminarie in tutta la Marca per la vittoria riportata dal conte Francesco Sforza, da Alessandro, e da Cerpellone sopra il Piccinino, cui tolsero tutti i vessilli, e tutti i bagagli. Si bandisce pure la lega stretta tra lo Sforza, il duca di Milano, Venezia, Firenze, e Bologna. PAPALINI pag. 307
1443 novembre 27. Dalle milizie della chiesa guerreggianti lo Sforza è presa, e saccheggiata la piccola terra di Monturano, che pochi dì appresso dagli Elpidiani è ruinata, e bruciata. PAPALINI pag. 310
1443 dicembre 1. Il conte Francesco Sforza dopo la vittoria avuta presso Fano sopra il Piccinino rientra nella Marca con il fratello Alessandro, e riconquista tutto il paese ribellato. PAPALINI pag. 311
1443 dicembre 4. Gli abitanti di Monte Giorgio vanno armata mano contra Monte verde, e totalmente lo devastano. PAPALINI pag. 312
1443 dicembre 13. Il conte Francesco Sforza và riconquistando i ribellati castelli tranne Monte S. Pietrangeli. PAPALINI pag. 314
1444 gennaio 15. Galeazzo figlio del conte Francesco Sforza e di Bianca Visconti, che fu poi duca di Milano, nasce nella rocca di Fermo, per la qual cosa si fanno feste e torneamenti, ne’ quali Nicola Sabbioni risplende per singolare valentia nell’armeggiare, e di tutti è vincitore; per il che il conte Sforza lo incoraggia con assai parole di lode, e gli concede privilegi moltissimi; fra quali quello di inquartare nel suo lo stemma Sforzesco con la descrizione del glorioso avvenimento. PAPALINI pag. 229
1444 febbraio 26. Domenico Malatesta, che con le milizie della chiesa stanziava a S. Elpidio và scorrazzando per il littorale fermano, fa de’ prigioni, occupa il castello di S. Martino e dopo averlo tenuto un giorno ed una notte lo abbandona. PAPALINI pag. 240
1444 marzo 17 Galeazzo Maria Sforza è battezzato in S. Maria in Castello, e ne sono padrini gli Ambasciatori di Firenze Angelo di Angiara e Giovanni di Tommaso di Fermo. In quel giorno si fecero feste e giostre nel Girfalco. PAPALINI pag. 245
1444 marzo 19. Le milizie Sforzesche acquartierate nei circonvicini paesi entrano improvvisamente in Monte Fiore, e vi fanno 17 prigionieri. PAPALINI pag. 245
1444 marzo 21. Le milizie di Nicolò Piccinino, che si stanziavano a Monsampietrangeli e a Monte Granaro, tendono agguati a 40 pacifici terrazzani di
Monte Giorgio, che tranquillamente, e senza verun sospetto si recavano a Fermo a comperare il grano. PAPALINI pag. 246
1444 aprile 28. In Monte Fortino si congiura contro gli Sforzeschi per dare il castello alla chiesa. Discopre ciò Alessandro Sforza, e a prevenire la dedizione vi corre con le milizie e lo saccheggia. PAPALINI pag. 256
1444 maggio 9. Alcuni uomini di Ripatransone vengono sorpresi presso il fiume Chienti con lettere del Legato della Marca dirette a suscitare la ribellione nello Stato fermano contro gli Sforzeschi. Per ordine del Conte Francesco sono appesi per la gola in una piazza allora nominata dei porci. PAPALINI pag. 259
1444 maggio 24. Il Conte Francesco Sforza fa appendere per la gola alcuni uomini di Monte Fortino, i quali facevano pratiche per dare la loro patria in mano del Piccinino. Il giorno appresso le teste di quei miserabili si vedevano ad esempio de’ traditori conficcate su delle lance e poste sopra le porte della città. PAPALINI pag. 262
1444 luglio 4. La città di Tolentino è nuovamente assediata dai Fermani per ordine dello Sforza. PAPALINI pag. 273
1444 luglio 18. Il Castellano di S. Angelo, e le genti della Chiesa che acquattieravano a Ripatransone, a Porchia, a Montalto, e a Offida, vanno a Carassai ove assaltano, e feriscono alcuni uomini; sono però costretti retrocedere con loro danno. PAPALINI pag. 277
1444 luglio 20. Tolentino dopo 16 giorni di forte assedio è dai Fermani espugnata. PAPALINI pag. 277
1444 luglio 20. Per cura del Cardinal Capranica si principiano in piazza S. Martino le scale di pietra per salire a S. Maria in Castello. PAPALINI pag. 277
1444 luglio 21. La Rocca di Tolentino cede alle armi fermane. PAPALINI pag. 279
1444 luglio 25. Il Conte Francesco Sforza torna a Fermo con cinque nobili Tolentinati, che quali Sodatori delle capitolazioni teneva. PAPALINI pag. 279
1444 agosto 17. Il Conte Francesco Sforza parte da Fermo con 3000 fanti e 3000 cavalli, si unisce a Cerpellone, e và a combattere le genti delle Piccinino, che accampavano presso un Monte dell’Olmo. PAPALINI pag. 285
1444 agosto 19. Il conte Francesco Sforza, e Cerpellone sconfiggono del tutto presso Montolmo Francesco Piccinino, ch’è fatto prigioniero con altri capitani. Come Nicolò suo padre seppe tanta sventura ne prese così forte dolore, che ne morì. PAPALINI pag. 286
1444 agosto 20. Francesco Piccinino è portato a Fermo, e consegnato alla fede del castellano. PAPALINI pag. 286
1444 ottobre 18. Viene pubblicata la pace tra papa Eugenio IV, e il conte Francesco Sforza. PAPALINI pag. 30
1
1444 ottobre 28. Federico conte di Urbino dà in isposa alla Alessandro Sforza Costanza figlia di Pier Gentile da Camerino. Nel palazzo del Girofalco si compiono le solenni nozze. PAPALINI pag. 304
1444 novembre 30. Il conte Francesco Sforza per sospetto di tradimento fa appiccare per la gola il valoroso Cerpellone. PAPALINI pag. 310
1445 aprile 15. Il conte Francesco Sforza fa bandire una imposizione per il riattamento delle mura di Monturano e di Torre S. Patrizio. La tassa si ripartiva in 4 gradi dai scudi 10 fino ai 40. PAPALINI pag. 253
1445 aprile 20. In Conte Francesco Sforza con il suo esercito combatte la Pergola, la vince e la saccheggia. PAPALINI pag. 254
1445 luglio 10. Il Conte Francesco Sforza rompe l’assedio del re di Aragona presso a una terra nominata la Bazza; per la quale vittoria si fanno feste e luminarie. Nel medesimo giorno lo Sforza si pubblica nemico, e dispone guerra a Sigismondo Malatesta di Rimino. PAPALINI pag. 275
1445 ottobre 7. Le soldatesche papali che avevano stanza a Ripatransone scendono a Pedaso, lo saccheggiano, e fanno prigioni tutti gli uomini. PAPALINI pag. 299
1445 novembre 10. Taliano da Forlì prende S. Angelo, ne dirocca la fortezza tenuta per gli sforzeschi, e guasta, e depreda il paese. PAPALINI pag. 306
1445 novembre 14. Una brigata di uomini di Mogliano accompagna a Monte Giorgio un tale, che andava per condurre sposa. Ognuno letiziava, ed era senza sospetto, ma le milizie Sforzesche , che si erano di guarnigione avendoli riconosciuti di paese ribelle li conducono a Fermo, e li pongono nelle prigioni. – Eppure amore aveva dipinto al fidanzato ben più lievi catene. PAPALINI pag. 307
1445 novembre 24. I Fermani a mezzo la notte insorgono a novità contro gli Sforzeschi, che improvvisamente assaltati sono costretti chiudersi nella fortezza. PAPALINI pag. 309
1445 novembre 25. Alessandro Sforza esce dalla fortezza, e con il favore della notte, e per tradimento di Mario Grifante da Sarnano Cancelliere del Comune sorprende i Priori, e li fa suoi i prigionieri.- Questo giorno festivo a S. Catterina V.M. È di solenne voto ai Fermani, i quali insorgendo contro gli Sforzeschi stimarono essere da questa Santa con prodigioso miracolo aiutati, perciocché quelli si chiudessero nel Girfalco per essere stati avvertiti, che in numeroso esercito si vedeva giungere a porta S. Catterina. PAPALINI pag. 309
1445 novembre 26. Taliano da Forlì capitano del duca Filippo Visconti, il quale era per i Papa con alcune milizie in Sant’Angelo in Pontano, ha avuto avviso del moto dei Fermani contro gli Sforzeschi entra per porta S. Marco a recare aiuto ai ribellati cittadini. PAPALINI pag. 310
1445 dicembre 2. Il Patriarca d’Aquileia legato alle Marche viene a Fermo per confermare i cittadini nel volere di cacciare gli Sforzeschi ; e in remunerazione dei servizi prestati alla Santa sede in nomina Buon Giovanni Vinci Podestà di Foligno. “Il Vinci fu prescelto dal Comune all’onorevole ufficio di parlamentare, e ricevere l’anzidetto Cardinale nel suo giungere alla nostra città presentandone ad esso le chiavi a dimostrazione dell’obbedienza verso la s. Sede ed i romani Pontefici. Questo avvenimento con giudizioso consiglio il valentissimo signor cavaliere Gaetano Palmaroli tolse di corto ad argomento di una sua nobilissima dipintura, nella quale con maestro pennello effigiò Buongiovanni Vinci, e bellamente ritrasse il suo solenne appresentarsi presso le mura della città al patriarca d’Aquileia Legato del Papa d alla testa’ Fermani maestrati, ed in atteggiamento d’arringare presente ed attentissimo ad ascoltarlo l’accorso popolo; dipintura destinata a decorare gli appartamenti del palagio de’ conti Vinci non ha guari con signorile magnificenza rinnovata.” (Cantalamessa) PAPALINI pag. 311
1446 gennaio 1. Il pontefice Eugenio IV rimette il Comune di Monte Giorgio in possessione di Monte Verde. – Gli Storici Fiorentini ci narrano, che Martino V infeudasse quel Castello a Giovanni De-Medici. PAPALINI pag. 225
1446 gennaio 5. Domenico Capranica, nominato Vescovo di Fermo, entra solennemente in Fermo e recasi ad abitare nel convento dei Pp. Minori Conventuali, per non essere bersagliato dalle artiglierie degli Sforzeschi, i quali erano chiusi nella fortezza, e ivi assediati dai Fermani fino dal 25 novembre 1445. PAPALINI pag. 230
1446 gennaio 19. I Fermani, che si erano già ribellati allo Sforza, e di forte assedio stringevano il Girfalco, dove per mancanza di vettovaglie Alessandro Sforza appena sostenevasi, domandano a papa Eugenio IV di demolire la fortezza tosto che l’avessero presa. PAPALINI pag. 230
1446 gennaio 26. Papa Eugenio IV accorda ai fermani il permesso di demolire la fortezza. PAPALINI pag. 231
1446 febbraio 7. Alessandro Sforza contratta co’ Fermani la dedizione della fortezza per diecimila fiorini di oro, dimandando sodatori per l’intero pagamento, fra quali andarono Antonio e Troilo Paccaroni. PAPALINI pag. 235
1446 febbraio ….. Alessandro Sforza dopo aver sostenuto nel Girofalco un vigoroso assedio, ed essendo in assai penuria così che fu costretto uccidere tutti i cavalli e cacciare le inutili persone, fa la dedizione della fortezza ai fermani secondo le capitolazioni firmate nel giorno sette, e si riduce a Camerino seco portando quai sodatori delle capitolazioni Buongiovanni Vinci, Tommaso Marchesi, Antonio e Troilo Paccaroni, Antonio e Battista Uffreducci, Anton di Giorgio. Nel giorno medesimo i Fermani incominciarono a devastare la fortezza; e i Priori elessero sei cittadini, perché non andassero dispersi i legnami, i ferri ed altri materiali, con che essi dovevano restaurare le mura della città. PAPALINI pag. 238
1446 febbraio 22. Il Cardinale Domenico Capranica Vescovo di Fermo, va processionalmente a Santa Maria in Castello ove dice solenne messa e rende grazie a Dio per la …. PAPALINI pag. 238
1446 febbraio 22. ….cacciata degli Sforzeschi. Papa Eugenio IV concede perpetua plenaria indulgenza chi in questo giorno visita la chiesa Cattedrale in memoria di tanto avvenimento. PAPALINI pag. 239
1446 marzo 10. Il Comune di Fermo spedisce ambasciatori a Papa Eugenio IV perché, essendo partiti gli Sforzeschi, voglia degnarsi confermare le capitolazioni già fatte col Patriarca d’Aquileia. PAPALINI pag. 243
1446 marzo 25. Papa Eugenio IV pubblica la sua Bolla, con la quale approva lo statuto, diritti e privilegi, e quant’altro si era convenuto dai Fermani col Patriarca di Aquileia il giorno 11 dicembre 1445. PAPALINI pag. 247
1446 maggio 29. S. Giacomo da Monte Prandone andava infiammando gli animi de’ Marchiani a carità e concordia, il perché si raduna un generale Consiglio di trecento cittadini, e si stabilisce far pace con la città di Ascoli ad unum velle et ad unum nolle contra tyrannicam pravitatem Sfortianorum et aliorum Tyrannorum . Vengono nominati i Sindaci per trattare la federazione e la pace, e primo fra essi e deputato S. Giacomo. PAPALINI pag. 264
1446 giugno 4. La città di Ascoli saputa la buona disposizione de’ Fermani per la concordia, spedisce due ambasciatori a trattare, e concludere la pace e la federazione. PAPALINI pag. 266
1446 giugno 5. Giungono a Fermo 400 Ascolani portando in mano dei ramoscelli di olivo in dimostrazione di pace. Pervenuti alla piazza di S. Martino ove predicava
frate Giacomo da Monte Prandone sono accolti fra le acclamazioni dell’intero popolo fermano. Allora due cittadini e gli ambasciatori Ascolani salgono il pergamo cantando de’ versi popolari in lode di Fermo e di Ascoli e della stabilita federazione; tutti ad una voce gridano pace, pace, e l’uno e l’altro si abbracciano e si baciano in bocca per pace fatta; e tanto parve piacesse, che nessuno sapeva allontanarsi da quel luogo dov’era stata giurata. I 400 ascolani ricevettero dai nostri cittadini oneste e liete accoglienze, non meno che belle onoranze; e secondo narra il cronista, alla notte dormirono co’ Fermani in eorum lectis et cubilibus fraternaliter in signum amoris caritatis et concordiae. Si fecero luminarie; i fuochi furono grandi, e le chiese suonavano. Si pose fra gli altri capitoli della pace, che gli stemmi di Fermo e di Ascoli s’inquartassero, e si ponessero a perpetua memoria nei luoghi più frequentati delle due città. Nel dì appresso gli Ascolani ripatriarono rendendo grazie all’altissimo Dio per avvenimento quanto desiderato, altrettanto insperato. PAPALINI pag. 266
1446 agosto 1. Giunge notizia essere stato imprigionato il Furlano per sospetto potesse abbandonare s. Chiesa, e tornare allo Sforza. PAPALINI pag. 281
1446 settembre 1. Si manifesta un pestifero morbo, che in poco tempo uccida 400 cittadini. PAPALINI pag. 290
1446 dicembre 20. Papa Eugenio IV manda ai Fermani, per l’Ambasciatore Tommaso Paccaroni la reliquia di S. Sebastiano martire, cui la città si era votata, essendosi in merce il suo patrocinio liberata dalla peste. Il Paccaroni depositò in S. Domenico la preziosa reliquia, e a sue spese le innalzò in un magnifico santuario, che ora non è più. PAPALINI pag. 315
1447 aprile 13. Papa Niccolò V conferma lo Statuto e privilegi al Comune di Fermo a norma di quanto aveva conceduto Eugenio IV aggiungendo riconoscere la giurisdizione della Città sopra Monte Fortino. PAPALINI pag. 252
1447 maggio 14. I libri di Cernita dei passati 40 anni sono dati alle fiamme per ordine de’ Priori. PAPALINI pag. 260
1447 agosto 10. Si stabilisce dalla Cernita, che i famigli del Comune debbano vestire livrea. PAPALINI pag. 283
1447 agosto 11. Con questo giorno termina la Cronaca Fermana del notaro Antonio di Nicolò. PAPALINI pag. 283
1447 settembre 29. Piero Matteucci manda un’aquila al Comune di Fermo da conservarsi a onore della città; forse a simboleggiare l’aquila inquartata nel suo antico stemma per privilegio di Federico Barbarossa. PAPALINI pag. 295
1447 dicembre 14. Acquaviva ribellatasi a Fermo ai tempi della dominazione Sforzesca torna alla sua soggezione. – Questa terra fu più volte comperata dal Comune di Fermo, essendone stati vari i padroni. Aveva un assai forte castello, che i germani demolirono nel 1448, il perché rimasero fulminati comunica da Nicolò V che poi li assolvette. PAPALINI pag. 314
1448 aprile 20. Si stabilisce fabbricare il ponte sul fiume Ete presso S. Maria al Mare. PAPALINI pag. 254
1448 giugno 29. Per decreto di Cernita si proibisce al podestà porre alcuno alla tortura senza il voto del Capitano giudice della giustizia. – Vi era dunque anche in quei tempi chi sospettava, che la tortura fosse un martirio, e perciò non poter essere una prova. E pure quanto tempo corse prima che venisse abolita ! PAPALINI pag. 253
1448 settembre 18. Il Comune di Fermo apre sue spese una tintoria. PAPALINI pag. 293
1448 settembre 18. Giovanni Filippo di Giacomo di Vanne va Podestà a Macerata. PAPALINI pag. 305
1448 dicembre 19. Viene proposto in Consiglio di spianare di tutto il colle, ove sorgeva la fortezza, perché non cadesse più in mente ad alcuno volerla rifabbricare. PAPALINI pag. 315
1449 febbraio 11. Monsignor Nicolò Buonafede giunge a Benevento con autorità di Governatore speditovi dal Papa, perché quei popoli parteggiavano per il re di Napoli. PAPALINI pag. 236
1449 marzo 22. Il pontefice Alessandro VI conferma ai Padri Minori conventuali il possesso della Chiesa, le sue adiacenze unitamente al Monastero di Santa Maria delle Vergini, già loro conceduto da Monsignor Gherardo Vescovo di Fermo in forza di Breve Apostolico di Papa Sisto IV . Quel Monastero e quella Chiesa ora non è più. PAPALINI pag. 246
1449 luglio 22. Il Comune di Fermo vende a Monte Appone porzione di un diruto castello detto Appezzana.- Monte Appone fu già feudo di Mitarella figlia di Mercenario da Monte Verde. Essa lo riedificò con permesso del Cardinal Egidio, dopo ché Gentile da Mogliano l’ebbe distrutto. Quando gli abitanti di Monte Appone si sottomisero alla Città di Fermo n’ebbero in privilegio la cittadinanza. Vogliono alcuni, che un tal Federico da Massa ne fosse Marchese. PAPALINI pag. 278
1450 febbraio 19. Nelle cose priorali era comandato il segreto; per lo che il Podestà dimette uno de’ Priori per averlo violato. PAPALINI pag. 237
1450 marzo 29. Viene ordinata la fabbricazione della scarpa alle mura che da porta S. Marco si estendono a quella di S. Giuliano. PAPALINI pag. 248
1450 novembre 9. Buongiovanni Vinci Seniore è deputato dal Comune di Fermo a comporre le vertenze con Ascoli a ragione dei confini nei rispettivi territori di Acquaviva, e Monsampolo. PAPALINI pag. 306
1450 dicembre 9. Carlo degli Oddi da Perugia capitano di S. Chiesa, essendo a Monte Rubbiano, domanda a foraggi ai Priori di Fermo. PAPALINI pag. 313
1451 gennaio 31. Per essere cadute direttamente le acque dal cielo, e per fiero impeto del mare in tempesta si dilama gran parte di Grottammare verso levante. PAPALINI pag. 232
1451 maggio 13. Gentile Brancadoro Cavaliere capitano nelle galere della religione di S. Stefano è mandato ambasciatore pel Comune di Fermo al re di Aragona con il seguito di 12 Savi. PAPALINI pag. 260
1451 agosto 21. Il Comune di Fermo concede a Montottone eleggersi liberamente il Podestà; e quello giura osservare il nostro Statuto. PAPALINI pag. 286
1452 agosto 11. Essendosi reclamato perché le pubbliche meretrici abitavano nella via che conduce alla chiesa di S. Domenico, si decreta dalla Cernita di fissare più acconcio luogo al postribolo. PAPALINI pag. 283
1453 maggio 27. Papa Niccolò V domanda ai Fermani un sussidio di grano per Costantinopoli assediata dai Turchi. Uno di Fermo tostamente gliene spedisce cento some. Nell’istesso giorno cadde per sempre l’Impero d’Oriente. PAPALINI pag. 263
1453 maggio 28. I Priori di Fermo accompagna di una onorevolissima lettera Giovanni Filippo Guerrieri che va podestà a Norcia. – La famiglia de’ Marchesi Guerrieri di Fermo tra l’origine dal celebre Nicolò Terzi di Mantova, che per il suo militar valore fu soprannominato Guerriero. Militò esso sotto Filippo Visconti duca di Milano insieme al conte Francesco Sforza, al quale fu inimicissimo, per lo che congiurò sempre a suoi danni. Quando lo Sforza assediava Monsampietro Nicolò Terzi ne era valevolissimo difensore, essendovi stato spedito dal duca di Milano. Allora che intese la ribellione de’ Fermani contro lo Sforza, mandò in aiuto con alquante milizie il suo cugino Gian Filippo. Nicolò partì per Milano, e quegli restò a Fermo. Ma la fortuna dello Sforza crebbe ogni dì, e quella dei Guerrieri declinò; per il che apparentemente si pacificarono; quindi tornarono in aperta guerra. Vedendo però il Guerriero non poter danneggiare lo Sforza abbandonò le terre milanesi e si ridusse a Mantova. Allora fu che Gian Filippo si stabilì a Fermo, e ammogliatosi a una gentil donna di casa Verrieri di S. Elpidio Signora del Castellano e della Valle diede origine alla famiglia de’ Marchesi Guerrieri, la quale produsse illustri personaggi nelle ecclesiastiche dignità, nelle lettere e nelle armi. PAPALINI pagg. 263- 264
1454 settembre 26. Piersante Massucci va podestà a Città di Castello. Nell’anno avanti lo era stato a Cascia. PAPALINI pag. 294
1455 aprile 13. Per il volere di S. Giacomo della Marca viene instituito il Magistrato de’ pupilli, delle vedove, delle cose ecclesiastiche e de’ luoghi pii composto di due cittadini per contrada, di due legali e di un notaio. PAPALINI pag. 252
1455 aprile 23. Il Cardinale Prospero Colonna aveva così caro Ludovico Vinci, che gli dà l’onore di nominarsi dai Colonna e di usarne lo stemma. Fu uomo di molte dottrine profondo leggista. Fu chiamato Podestà a Pesaro. PAPALINI pag. 254
1455 aprile 30. Per decreto di Cernita è fissato il salario degli avvocati a ducati 20 per la prima istanza di qualunque si fosse causa; e nelle appellazioni a ducati 5. Il salario de’ Procuratori esser doveva la metà di quello degli Avvocati. PAPALINI pag. 256
1455 giugno 16. Papa Calisto III conferma la Università di Fermo, e i Fermani più tardi gli innalzano un busto nella facciata dello studio, ponendovi sotto la seguente iscrizione. “Callistus III. Pont. Op. Man. Confirmator.” PAPALINI pag. 268
1455 luglio 22. Lodovico Vinci Podestà a Pesaro per Alessandro Sforza è riconfermato nell’Ufficio. PAPALINI pag. 278
1458 marzo 7. Il Comune di Fermo, vende a Petritoli il diruto Castello detto le Castellette. – Petritoli era uno de’ principali Castelli dello Stato fermano; fu confermato sotto la sua giurisdizione nel 1258 da Manfredi re di Sicilia; per le diverse fazioni fu più volte assaltato e saccheggiato, siccome da Federico De’ Nobili nel 1324 e da Carlo Baglione con le milizie de’ Colonnesi nel 1517. Fu infeudato per alcun tempo al Cardinale Farnese. Il Canonico Censorio Marziale da Fermo, vi aprì un Monistero per le Monache di S. Chiara. Il Maremani e il Lubei, furono due uomini reputatissimi per dottrina usciti dal Convento de’ minori Osservanti di Petritoli. PAPALINI pag. 242
1458 agosto 14. Muore in Roma il Vescovo Cardinale Domenico Capranica, la di cui memoria non potrà mai essere spenta nel cuore dei Fermani da che avendo fondato in Roma il Collegio Capranica desse la nomina di un alunno da tenervisi gratuitamente ai Vescovi suoi successori. Fu uomo di assai zelo per il bene della sua chiesa, e molto operò ai tempi della dominazione Sforzesca. Mandato dal Papa alle lontane legazioni, lasciò quale suo suffraganeo Gio. Battista Antonucci Porti Vescovo di Jeropoli, e mandò alla città le reliquie di S. Bartolomeo. PAPALINI pag. 284
1458 agosto 22. I Fermani vanno ad assediare Monsampietro, che sdegnò sempre di sottostare alla loro soggezione. Il Legato della Marca ordina sotto pena di scomunica ai cittadini di Recanati di spedire milizie a favore di quella terra; ma l’amicizia che li stringeva ai Fermani non permetteva ciò, e in scambio mandarono ambasciatori a trattare la concordia. PAPALINI pag. 286
1458 agosto 23. Nicolò Capranica è nominato Vescovo di Fermo. Ebbe zelo per la sua Chiesa, e ottenne fosse posta sotto l’immediata giurisdizione della S. Sede. PAPALINI pag. 286
1458 settembre 28. Si stabilisce dover essere anche i Trombetti de’ famigli del Comune. PAPALINI pag. 295
1458 dicembre 24. Nicolò Capranica eletto Vescovo di Fermo entra nella città in mezzo alle acclamazioni d’immenso popolo accorso a incontrarlo. PAPALINI pag. 316
1459 agosto 29. Il Comune di Fermo autorizzato da un Breve di Pio II compera dal vescovo Nicolò Capranica la metà del castello di Monte Ottone, ch’era sotto la Vescovile giurisdizione. Allora fu che i vescovi in ragione di permuta entrarono in possesso della maggior parte del territorio di Monte Verde. PAPALINI pag. 288
1460 luglio 31. Il Pontefice Pio II scrive ai Fermani esortandoli a sovvenire il Legato della Marca per difendere la S. Chiesa da’ suoi nemici. PAPALINI pag. 280
1460 dicembre 11. Il Pontefice Pio II con sua Bolla fa somme lodi ai Fermani per i considerevoli aiuti prestati al Legato della Marca. PAPALINI pag. 313
1462 marzo 14. Si proibisce dai Priori il portare armi, e si fa ordine che di notte non ci potessi andare attorno senza lumiera. PAPALINI pag. 244
1462 novembre 13. Giovanni Aceti va Podestà a Macerata. PAPALINI pag. 307
1463 ottobre 15. Il Pontefice Pio II loda i Fermarmi per aver respinto le navi dei corsari, che infestavano il mare Adriatico. PAPALINI pag. 301
1463 novembre 15. Pio II dà lode ai Fermani per essersi ad ogni sua richiesta dimostrati pronti contro i nemici della Chiesa. Un certo Troilo da Fermo gli recuperò la fortezza di Spoleto. PAPALINI pag. 308
1463 dicembre 26. Il Comune di Fermo paga 500 mila ducati al Papa per la guerra contro i Turchi. PAPALINI pag. 316
1464 luglio 1. Pellegrino di Morrone va Podestà a Macerata. PAPALINI pag. 273
1464 agosto 17. Il dì appresso, che seguì in Ancona la morte di Pio II, i Fermarmi vanno a combattere la terra di Monsampietro, e nel medesimo giorno se ne impossessano. La militare ferocia passò i limiti, e la terra andò a sacco e al fuoco; e la maggior parte de’ paesani furono condotti prigionieri a Fermo. I Fermani tardi conobbero il loro spietato procedere, e per quanto tornassero amorevoli con quei miseri terrazzani, e si adoperassero in corte per mitigare lo sdegno del Papa, un anno appresso Paolo II ordinò, che loro si restituissero le cose tolte, o danneggiate, e che nel termine di due mesi a spese del Comune di Fermo si ristorassero ai Monsampietrini le mura e le case smantellate; il che costò a Fermo la somma di 3000 scudi di oro. Credo che allora nascesse questo epigramma. “Monsampietro vince prove \ Per mura vecchie ha avuto le nuove”. PAPALINI pag. 285
1466 febbraio 5. Paolo II ordina alla città di Fermo pagare ducati 780 e baiocchi 64 a Lodovico Euffreducci Senatore Romano per residuo del salario del suo ufficio. – L’Eufreducci “esercitò con lode tutte le patrie magistrature, e molte ambascerie a’ principi e pontefici, cosicché il suo nome torna sempre con distinzione di onore dal 1454 al 1478”. PAPALINI pag. 234
1468 settembre 7. Per difendersi da’ corsari quegli di Civitanova fabbricano una torre sulla spiaggia del mare senza permesso de’ Fermani ciò fu segnale di guerra, e i Priori vi spediscono delle milizie. Il Comune di Civitanova ricorre al Papa il quale scrive a’ Fermani, che dentro il termine di un mese mandino un ambasciatore a ragguagliarlo de’ loro diritti. PAPALINI pag. 291
1469 ottobre 10. Si celebrano i Comizi, nei quali si decreta doversi pregare in nome del pubblico Giovanni Bertacchini perché rimanga in Fermo ad addottrinare la gioventù nelle scienze legali, e l’amorosa patria non abbandoni. – Grato a cosi onorevoli testificazioni dovette tuttavolta il Bertacchini tenere l’invito dal suo concittadino Giovanni Aceti Podestà di Siena, che lo voleva suo Vicario. PAPALINI pag. 302
1470 febbraio 7. Giovanni Bertacchini celebre giureconsulto, essendo Assessore del Capitano della Repubblica di Firenze, ha opportunità di osservare insieme coi Legati Milanesi, il famoso Codice delle Pandette, che da Pisa vi era stato trasferito nel 1406 e sì gelosamente guardato nel palazzo del pubblico, che non iscoprivasi, se non a grandi personaggi, e con l’onore di accesi doppieri. – Il Bertacchini nacque in Fermo nel 1435, sostenne molte cariche, e studiò legge in Padova sotto il Capolistio e il Roselli, giureconsulti di assai nome. Tornato in patria, lesse ragion civile e criminale nell’Università. Fu Giudice in Campidoglio e autore di opere legali. Per il primo dettò repertori, che furono detti Lucerna iuris. Ebbe ingegno anche alla poesia italiana, e fu amantissimo dello studio di Dante. Alcuna volta improvvisò in latino; mori nell’ottobre del 1468. PAPALINI pag. 235
1470 febbraio 19. I Fermani eleggono a podestà Azzo da Lapi di Cesena per essere loro stato raccomandato con un breve dal Papa; ma fanno tosto rimostranza che non passi ad esempio per non ledere le proprie libertà. PAPALINI pag. 237
1470 ottobre 26. Un filandaio di seta da S. Severino offre ai Priori di venire in Fermo con la sua famiglia ad esercitare il suo mestiere; e quelli gli accordano uno stipendio, la casa, e la esenzione dalle gabelle. PAPALINI pag. 304
1470 novembre 22. I nostri padri favorivano assai l’avanzamento delle arti, e si ha da una Cernita, che si assegnarono 1600 ducati a un tal Giovanni Ferri, e ad altri Ascolani perché venissero ad aprire bottega di panni di Lana. Vennero di fatto nell’anno appresso, e il 28 giugno si crearono tre cittadini presidenti all’arte della lana. PAPALINI pag. 309
1471 febbraio 8. Prospero Montani, uomo versato in molte scienze, nella ragione civile in specie, è investito della Contea di Castel Ciano nella Diocesi di Volterra da Monsignor Antonio De Aleis Principe del S. R. Imperio, e Vicario d’Italia.- Fu personaggio che si ebbe la stima dei Sovrani, il perché fu Governatore di varie città, vice Duca e Luogotenente per Giovanni Sforza signore di Pesaro. Andò Ambasciatore per la patria a Pio II e a Sisto IV, Innocenzo VIII e a Pio III, nella qual congiuntura morì a corte di peste. PAPALINI pag. 235
1472 settembre 8. Papa Sisto IV per
somma degnazione annunzia esso medesimo al Comune di Fermo il suo esaltamento al Pontificato, ed esorta i Fermani continuare nella fedeltà verso la S. Sede. PAPALINI pag. 291
1472 marzo 19. Francesco Manfredi è creato Cavaliere della milizia aurata. PAPALINI pag. 245
1472 settembre 30. Un lombardo sussidiato dal Comune introduce in Fermo l’arte di fare i berretti. PAPALINI pag. 296
1472 ottobre 26. Si pubblicano gli Statuti per l’arte della lana sulle norme di quei di Perugia. PAPALINI pag. 304
1472 gennaio 5. Muore nella città di Lodi, reggendone il vescovado, Bartolomeo Alaleoni. In… PAPALINI pag. 226
1472 gennaio 5. …patria e dell’abbazia di S. Petroniano fuori delle mura; risplendé per la soavità di costumi e per cristiana pietà. Resse la chiesa di Todi per lo spazio di 36 anni, ed ebbe l’onore di ospitare Pio II con 14 cardinali. PAPALINI pag. 227
1473 maggio 6. S. Giacomo della Marca dona al Comune di Fermo la immagine di Maria SS. che dicono l’Icona. PAPALINI pag. 258
1473 agosto 25. Angelo II Capranica amministratore della Chiesa fermana consacra la chiesa dei pp. Minori Osservanti in onore di M. V. Annunziata. PAPALINI pag. 287
1477 luglio 27. Papa Sisto IV scrive ai Priori di Fermo perché ai ribelli Osimani aiuto alcuno non prestino. PAPALINI pag. 279
1477 novembre 8. Giacomo Brancadoro và Podestà a Macerata. PAPALINI pag. 306
1481 gennaio 3. I Musulmani corseggiavano nell’Adriatico recando spavento e ruina fra gli abitanti delle terre poste in vicinanza del mare; il perché, radunatosi il generale Consiglio, si propone rifabbricare la fortezza già rovesciata nel 1446 dopo la partenza di Francesco Sforza. Alcuni si oppongono per timore di novelli tiranni per non aver mai più siffatto giogo sul collo, al che altri rispondono – melius esse stare discretioni Christianorum, quam Turcorum – ma non fu vinto il partito. In questa Cernita per la prima volta, è nominato il Girone, invece di Girofalco. PAPALINI pag.
226
1482 settembre 14. Papa Sisto IV ordina a Giulio Cesare Varano assistere i Genesini nelle discordie con Fermo. PAPALINI pag. 292
1482 ottobre 21. Papa Sisto IV a togliere di mezzo maggiori uccisioni, devastamenti, e saccheggi tra i Fermani, i Genesini, e quei di Gualdo, manda ordini al Comune di S. Ginesio eleggere tre deputati del Consiglio di Fermo, e alla suddetta città comanda la elezione di tre Genesini per accomodare ogni titolo di questione, o nimistà, che vi fosse tra essi (altri alli 11). PAPALINI pag. 302
1484 agosto 20. Il Vescovo di Tivoli Luogotenente nella Marca impone a Civitanova mandare di 150 fanti per difendere Monsampietro assediata dai Fermani. PAPALINI pag. 286
1484 settembre 24. Papa Innocenzo VIII ordina ai Ripani smettere le ostilità contra il contado di Fermo. PAPALINI pag. 294
1484 agosto 29. Papa Innocenzo VIII dà ordini ai Fermani di levare immediatamente l’assedio a Monsampietro. PAPALINI pag. 288
1484 settembre 12. Papa Innocenzo VIII con sua lettera loda i Fermani per essersi armati contro i Turchi, per avere imprigionato Leone Rifaro, per avere assunto la difesa di Offida e per aver dimostrato pronta obbedienza al Legato della Marca. PAPALINI pag. 292
1484 dicembre 18. Il Luogotenente della Marca, e il Commissario Guido Odescalchi scrivono al Comune di Fermo per la elezione di due uomini probi a liquidare i danni arrecati a Monte S. Pietrangeli. PAPALINI pag. 315
1485 febbraio 12. Nel primo giorno di Quaresima Gio. Battista Capranica Vescovo di Fermo è gettato giù da una finestra del suo palazzo da Bernardino Adami e Gabriele Grisostomi. Del sacrilego fatto la vera cagione si ignora.- Venne a reggere la Chiesa fermana nel 1474. PAPALINI pag. 236
1486 luglio 8. Papa Innocenzo VIII conferma i privilegi e lo Statuto ai Fermani. PAPALINI pag. 274
1486 agosto 22. I Ripani sottoscrivono la pace con il Comune di Fermo senza il volere degli Ascolani loro collegati. PAPALINI pag. 286
1486 ottobre 8. Muore il chiarissimo Giureconsulto Giovanni Bertacchini ed è sepolto nella chiesa di S. Domenico avanti la Cappella di sua famiglia, ove si vede un deposito in marmo, che ne rappresenta la figura. PAPALINI pag. 299
1488 maggio 26. Papa Innocenzo VIII scrive ai Priori, e al Popolo fermano narrando loro gl’imponenti preparativi di guerra, che i Mussulmani facevano a’ danni della S. Chiesa e gli anima ad assumerne la difesa. PAPALINI pag. 263
1488 novembre 17. Papa Innocenzo VIII ringrazia i Fermani per aver fatto prigioniero Leone Piffero, che da Buccolino era spedito al gran Sultano. PAPALINI pag. 308
1489 aprile 3. Papa Innocenzo VIII scrive al Comune di Fermo, e gli comanda pagare a Monsampietrangeli 3500 fiorini, residuo de’ fiorini cinque 5500, che in inadempimento de’ capitoli doveva esso pe’ danni a quel paese arrecati. PAPALINI pag. 250
1490 giugno 1. Muore in Fermo il beato Beltramo eremita dell’ordine di S.Agostino. Fu di nazione spagnolo. Nei passati tempi il suo corpo soleva esporsi alla pubblica venerazione il terzo giorno di Pentecoste nella chiesa di S. Agostino. PAPALINI pag. 265
1491 Innocenzo VIII autorizzò la demolizione del vecchio castello di S. Benedetto per ricostruirne uno nuovo,conservata però sempre l’antica fortezza. PAPALINI pag.241
1494 marzo 26. Gli Ascolani s’impadroniscono di Offida, e il Luogotenente della Marca ordina loro ritirarsi dall’occupato paese; in scambio essi seguitano le offese e ne conquistano il cassero; onde ché il Luogotenente chiede pronto aiuto ai Fermani, che gli spediscono un esercito capitanato da Brancadoro Brancadori, da Giovanni Grisostomi e da Giovanni Baccino. PAPALINI pag. 247
1494 agosto 6. I Fermani soccorrono il Comandante pontificio, che con le sue milizie era andato a difendere Offida dall’invasione degli Ascolani, e Papa Innocenzo VIII dà loro parole di onore e di lode. PAPALINI pag. 282
1494 ottobre 6. Papa Innocenzo VIII rende grazie ai Fermani per averlo avvertito dei movimenti, che si facevano nel Regno di Napoli, e che parevano minacciare lo Stato papale. PAPALINI pag. 299
1494 novembre 17. Il medesimo Pontefice in una sua Bolla esalta così la divozione de’ Fermani verso la S. Sede, che dice di non potersi ad essa altro aggiungere. PAPALINI pag. 308
1493 agosto 14. Si proibisce alle femmine di andar piangendo ne’ funerali. PAPALINI pag. 281
1494 giugno 2. Il Pontefice per compensare in qualche modo i Fermani di tanti servigi prestati a S. Chiesa e particolarmente per la difesa di Offida, rilascia loro per tre anni il terzo delle taglie. PAPALINI pag. 265
1495 ottobre 3. Il pontefice Alessandro VI essendo intrigato nei mutamenti d’Italia, né credendosi a Ludovico il Moro origine di ogni italiana sciagura, e volendosi preparare contra i riversamenti di Francia, chiede armi, e denari ai Fermani. PAPALINI pag. 298
1498 gennaio 3. Niccolò Bonafede giunge a Venezia speditovi ambasciatore dal pontefice Alessandro VI, di cui fu familiare accettissimo. PAPALINI pag. 226
1498 febbraio 28. Oliverotto Euffreducci, sortito in sua patria regolatore di contrada Fiorenze, dà il suo giuramento in mano dei Priori. -Entrò esso in luogo di Tommaso suo fratello morto combattendo sotto le mura di Monte San Pietro Angeli. PAPALINI pag. 240
1498 maggio 1. La Cernita decreta pena di morte a chi il suo malgrado baciasse una donna onesta. PAPALINI pag. 257
1498 giugno 20. Muore sotto le mura di Monsampietro Tommaso Euffreducci che con i Fermani era all’assedio di quella terra sotto la condotta dell’eroe Genovese Andrea Doria. PAPALINI pag. 269
1498 settembre 30. Oliverotto Euffreducci, che militava per la signoria di Firenze è preso in sospetto, e ritenuto prigione con Paolo Vitelli; ma è dimesso in libertà per raccomandazioni de’ Priori di Fermo. PAPALINI pag. 296
1507 giugno 20. (Anno dello Statuto) Di questo giorno solevano eleggersi con solenne cerimonia i Magistrati e pubblici Ufficiali. Il Bussolo, ch’era custodito nella sagrestia di S. Domenico, veniva recato processionalmente sotto baldacchino, e accompagnato dai primari ordini della Città nella sala priorale, e quivi dopo le consuete formalità si estraevano gli imborsati a ricoprire gli uffici, ch’erano i seguenti: 1. Sei Priori bimestrali. \ 2. Tre Regolatori a quadrimestre. \ 3. Sei Gonfalonieri bimestrali. \ 4. Due Consoli ed un Notaio per il mese di luglio e di agosto. \ 5. Il Banchiere. \ 6. Il Capitano delle arti, degli avvocati, dei medici, dei calzolai, dei sarti, dei calzolari (sic), e due Notai delle credenze de’ mercanti. \ 7. I Castellani delle Castella. PAPALINI pag. 269
1507 agosto 23. (Anno dello Statuto) Di questo giorno si apre in Fermo la fiera di Assegna e continua fino al giorno 6 di settembre. PAPALINI pag. 287
1507 dicembre 15.(Anno dello Statuto) Di questo giorno il Comune di Fermo soleva spedire un donativo di olio, e di fichi al Papa, e a’ Cardinali benevoli. PAPALINI pag. 314

INDICE ONOMASTICO
(i numeri indicano gli anni)
Aceti (famiglia) 1416
Aceti Antonio (gonfaloniere) 1394, 1407
Aceti Giovanni 1462,1469
Aceti Vincenzo 1425
Adalberto (re d’Italia) 959
Adami Adamo (francescano) 1278
Adami Bernardino 1485
Adenulfo vescovo di Fermo 128 8,1224
Adriatico 1238,1463, 1481
Agiltrude (duchessa di Spoleto) 896
Aginulfo vedi Adenulfo)
Alaleoni Bartolomeo 1472
Alberici Francesco 1396
Albornozzi Egidio (cardinale)1348,1355,1360,1449
Aldovrandino da Este 1214
Alessandro III papa 1145,1170
Alessandro IV papa 1254,1256,1258
Alessandro V papa 1409
Alessandro VI (papa) 1449,1495,1498
Alfonso di Aragona 1442
Alfonso Duca di Ferrara 1339
Alighieri 1414
Amelio di Lautrec 1317
Andreoli (fermano) 1414
Angelo Angiara 1444
Angelo di Bernardo podestà 1394
Annibaldo Trasmondo 1256
Anselmuccio Brancaleone 1396
Anton di Giorgio 1446
Anton di Nicolò 1176, 1447
Antonella madre di Lodovico Migliorati 1427
Antonini Luigi 1416
Antonio frate 1412
Antonio da Smerillo 1396
Antonio di Grimaldo 1416
Antonucci Porti Gio. Battista 1458
Arnolfo (imperatore) 896
Ascenzio da Monte Rubbiano 1443
Assegna (fiera) 1507
Averardo della Campana capit. di ventura 1385
Azzo de’ Lapi da Cesena 1470
Azzo degli Ubaldini 1416
Baccino Giovanni 1494
Baglione Carlo 1458
Baldassarre da Offida (capitano di Chiesa) 1436
Baldo 1407
Baronio (storico) 1050
Bartolomeo da S. Severino 1377,1378
Bellofiore (moglie di Lodovico Migliorati) 1416
Belmonte 1317
Beltramo (beato) 1490
Benedetto XI (papa) 1315
Berardo da Camerino 141 6,1434
Bernardo da Camerino 1407,1408,1409, 1413
Bertacchini Giovanni 1469,1470,1486
Biardo (Biordo) da Perugia capit. di ventura 131 5,1395
Biordo (o Biardo) da Perugia capit. di ventura 131 5,1395
Boffo da Massa 1327
Boileau 1380
Bolignano (figlio di Gilberto) 1145
Bonaccorso 1380
Bonifacio IX (papa) 1391,1392,139 6,1398
Bonifacio VIII (papa) 1297,1303
Bordani Giorgio 1266
Braccio da Perugia (capit. di ventura) 1407, 142 1,1434
Braccio di Fortebraccio da Montone (cap. di ventura) 1417
Brancadori Brancadoro 1494
Brancadoro (famiglia) 1317
Brancadoro Gentile (cavaliere) 1451
Brancadoro Giacomo 1477
Brancadoro Giovanni 1433
Brancaleone (vicario del Rettore della Marca) 1237
Brancusio di Monte Rubbiano 1426
Brettoni 1377
Brunforte (famiglia) 1340,1416
Brunforte Giovanni (canonico) 1330
Brunoro Pietro 1416
Buccolino 1488
Bulignano (vescovo) 1165
Buonafede Nicolò 1449,1498
Caldora Giacomo (capit. di ventura) 1429
Callisto III (antipapa) 1170
Callisto III (papa) 1455
Cambi Giovanni (capit.del popolo) 1380
Camera (Apostolica) 1278,1372
Capolistio (giureconsulto) 1470
Capranica (cardinale) 1444
Capranica Angelo 1473
Capranica Domenico 1439,144 6,1458
Capranica Gio. Battista (vescovo di Fermo) 1485
Capranica Nicolò (vescovo di Fermo) 1458,1459
Cardinale da Ippona 1280
Carlo degli Oddi da Perugia (capit. di ventura) 1450
Carlo di Braccio di Montone 1442
Carlo III (imperatore) 1381
Carlo III (imperatore) 887
Carlo Roberto (re) 1308
Catalani (storico) 1421
Catalini (famiglia) 1317
Catalini (storico) 1317
Catinari Giacinto (carmelitano) 1416
Cerpello (capit. di ventura) 1444
Chiavello da Fabriano (capit. Di ventura) 1408,141 6,1434
Ciccarella (figlia di Bernardo da Camerino) 1407
Claudio (vescovo di Fermo) 349
Clemente da S. Elpidio (beato) 1377
Clemente IV (papa) 1268
Clemente V (papa) 1306
Clemente XIV (papa) 1434
Codice delle Pandette 1470
Cola Matteo (vessillifero) 1435
Collegio Capranica 1458
Colonna Prospero (cardinale) 1455
Colonnesi (famiglia) 1458
Concilio di Costanza 1414,1417
Concilio di Firenze 1439
Concilio di Pisa 1409
Concilio di Ravenna 967
Concilio di Rimini 349
Concilio di Roma 959
Concilio di Venezia 1170
Concilio Lateranense 619
Concilio Romano (5°) 826
Confraternita di S. Maria Novella (detta della Carità) 1341
Consolini Pietro 1416
Conte di Carrara 1315,139 4,139 6,140 7,1409
Corrado (conte) 1380
Corrado da Acquaviva 1287
Costanza (figlia di Gentile da Camerino) 1444
Cristiano (arcivescovo di Magonza) 1176,1177
Cristofaro di Simone 1425
Crivelli 1327
D’Angiò Luigi (duca) 1382,1383
D’Azzo Giovanni (capit. di ventura) 1384
D’Azzo Giovanni (o Azzo) di Ubaldini (capit. di ventura) 1380, 1382
Dante (Alighieri) 1470
De Aleis Antonio 1471
De Nobili (famiglia) 1348
De Vetulis Antonio (Rettore della Marca) 1391
De’ Boccis Corrado 1396
De’ Medici Giovanni 1446
De’ Nobili Federico 1458
De’ Proterzi ottone (capit. di ventura) 1394
De’ Vecchi Antonio (vescovo di Fermo) 1405
Domenico Crescenzio 1266
Doria Andrea (eroe genovese)1498
Dragone (padre di Malugero Melo) 1317
Duca di Camerino 1379
Duca di Milano 1420,144 1,144 2,1443
Eegina di Napoli 1421
Egidio da Monturano 1380
Eroldo (vescovo di Salisburgo) 967
Euffreducci Lodovico (senatore romano) 1466
Euffreducci Oliverotto 1498
Euffreducci Tommaso 1498
Eufreducci (o Uffreducci) (famiglia) 1416
Eugenio IV (papa) 1431,1434,1439,1441,1443,1444,144 6,1447
Famiglia Trasmondo 1341
Farnese (cardinale) 1458
Federico (conte di Urbino) 1444
Federico Barbarossa 1177,124 8,1447
Federico da Massa 1449
Federico I (imperatore) 1178
Federico II (imperatore) 1248,1250,1253
Ferrante (capitano di Spagna) 1383
Ferretti (conti) 1434
Ferri Giovanni 1470
Filippo (proposto della Cattedrale) 1273
Filippo (vescovo di Fermo) 1236,1237
Filippo da Massa 1327
Filippo II (vescovo di Fermo) 1250
Filippo l’Ardito (re di Francia) 1377
Formoso (papa) 896
Fortebraccio 1435
Francesco da Matelica 1377
Furlano (capit. di ventura) 1446
Gagliardi (famiglia) 1434
Gaidulfo (vescovo di Fermo) 959,967
Gambacorti Pietro (capit. del popolo) 1390
Gentile da Camerino 1396,1434,1444
Gentile da Mogliano 1266,1318,1348,1369,1449
Gerardo (o Gherardo) (vescovo di Fermo) 1254, 1255, 1263, 1449
Gerardo (padre di Gualtiero) 1281
Gherardo (o Gerardo) (vescovo di Fermo) 1254, 1255, 1263, 1449
Giacomo (figlio di Ludovico Migliorati) 1421
Giacomo da Cingoli (vescovo di Fermo) 1341
Giacomo da Monte Prandone (frate) 1441
Giacomo di Vanne (padre di Giovanni Filippo) 1448
Gilberto(conte di Brunforte) 1145
Gioisia da Acquaviva (capit. di ventura) 1443
Giovanna (regina) 1381
Giovanni (vescovo di Penna) 959
Giovanni Azzo di Ubaldini (o D’Azzo) (capit. di ventura) 1380, 1382
Giovanni da Cortona (capit. di ventura) 1416
Giovanni da Fermo (antipapa) 1177
Giovanni di Tommaso 1444
Giovanni Filippo di Giacomo di Vanne 1448
Giovanni III (vescovo di Fermo) 1414
Giovanni IV de’ Firmonibus (vescovo di Fermo) 1414
Giovanni VIII (papa) 879
Giovanni XVII (papa) 1416
Giovanni XXII (papa) 1328
Gioviano (vescovo di Fermo) 619
Giusto (vescovo di Fermo) 514
Gornelio (tiranno di Ascoli) 1376
Gran Sultano 1488
Gregorio di Mirte 1375
Gregorio IX (papa) 1232,1241,1242,1250
Gregorio X (papa) 1273
Gregorio XI (papa) 1372,1407
Grifante Mario da Sarnano 1445
Grimaldo (padre di Antonio) 1416
Grisostomi Gabriele 1485
Grisostomi Giovanni 1494
Gualtaroni Lodovico 1425
Gualtiero di Gerardo 1281
Guerrieri Giovanni Filippo 1453
Guglielmi Giovanni 1425
Guglielmo Inglese (capit. di ventura) 1382
Guido (imperatore) 896
Heudecio (vescovo di Fermo) 879
Iacopo (padre di Iacopo) 1327
Icona di Maria SS. 1473
Impero d’Oriente 1453
Innocenzo IV (papa) 1244, 1251, 1253
Innocenzo VI (papa) 1357
Innocenzo VII (papa) 1405, 1409
Innocenzo VIII (papa) 1471, 1484, 1486, 1488, 1489, 1491, 1494
Isabella (madre di Mitarella) 1368
Isolea ( figlia di Sforza Francesco) 1439
Ladislao (re di Napoli) 1407, 1409, 1414
Ladislao (re di Pannonia) 1273
Leone X (papa) 1317, 1416
Liberato (vescovo di Fermo) 1287
Lodovico (capitano) 1383
Lodovico di Antonio (podestà) 1384
Lodovico il Bavaro 1328, 1348
Lotario I (imperatore) 1303
Lubei da Petritoli (minore osservante) 1458
Luca di Canale 1315, 1394, 1395
Lucerna Iuris 1470
Luchina (moglie di Rinaldo da Monteverde) 1379, 1380
Lucio (capit. di ventura) 1380
Lucio da Smerillo 1396
Ludovico il Moro 1495
Luppo Ruggero 1270
Lutrec (generale francese) 1416
M. V. Annunziata 1473
Maggiori Alessandro (conte) 1380
Magistrato de’ Pupilli 1455
Malatesta Carlo 1408, 1412, 1413, 1414, 1415, 1416, 1418
Malatesta da Rimini (famiglia) 1348, 1409, 1440, 1441
Malatesta Domenico 1444
Malatesta Galeazzo 1418
Malatesta Luzio 1377
Malatesta Peppino 1435
Malatesta Rodolfo 1417
Malatesta Sigismondo 1445
Malatesta Taddea (moglie di Lodovico Migliorati) 1417, 1418
Malcorpo (capit. di ventura) 1394
Malugero Melo 1317
Mancini Fabio 1339
Mancini Giovambattista 1339
Mancini Girolamo 1339
Mancini Vespasiano 1339
Manfredi (re di Sicilia) 1408, 1416, 1458
Manfredi 1256, 1264, 1266, 1268
Manfredi di Teranto 1263
Manfredi Francesco (cavaliere) 1472
Marchesi Tommaso 1446
Marco D’Acquaviva (duca di Atri) 1439
Maremani da Petritoli ( minore osservante) 1458
Martello A. (storico) 1315
Martino da Faenza (capit. di ventura) 1407
Martino V (papa) 1419, 1428, 1446
Marziale Censorio (canonico) 1458
Maso di Tommaso da Mont’Olmo 1340
Massucci Piersante 1454
Massuzio da S. Ginesio 1413
Mattei Marco 1341
Matteucci Piero 1447
Mazzarico da S. Vittoria (capit. di ventura) 1394
Mercenario da Monte Verde 1340, 1368, 1416, 1449
Metarella (figlia di Mercenario da Monte Verde) 1449
Migliorati (famiglia) 1317
Migliorati Antonio (padre di Lodovico) 1424
Migliorati Fermano (figlio di Lodovico) 1421, 1428
Migliorati Gentile (figlio di Lodovico) 1414, 1421
Migliorati Lodovico 1405, 1407, 1408, 1409, 1413, 11421, 1422, 1425, 1426, 1427, 1428414, 1415, 1416, 1417, 1418, 1419, 1420,1421,1422,1425,1426,1427,1428
Migliorati Lodovico 1439
Minori Conventuali 125, 1426,1446
Minori Osservanti 1473
Mitarella (figlia di Mercenario da Monte Verde) 1368, 1449
Monache di S. Chiaram 1458
Monaldi Rainaldo 1222
Monastero di S. Clemente di Casauria 959
Monastero di Santa Croce al Chienti 879,887
Monica (moglie di Malugero Melo) 1317
Monreale (frate cavaliere di Rodi e del Tempio) 1348
Montani Prospero 1471
Morfi Antonio 1382
Morici (famiglia) 1317
Morico (notaio) 1317
Mostarda (capit. di ventura) 1394
Muratori (storico) 896, 1176, 1177
Musulmani 1481, 1488
Nicola Camarlingo 1237
Nicolò (padre di Francesco Piccinino) 1444
Nicolò da Pisa (capit. di ventura) 1438
Nicolò V (antipapa) 1328
Nicolò V (papa) 1447, 1453
Normanni 1317
Obizzo (conte di Carrara) 1417
Odescalchi Guido 1484
Onofrio da S. Severino 1378
Onorio III (papa) 1218, 1222, 1224
Onorio IV (papa) 1280
Oratorio di Roma 1416
Orazio 1380
Orsini (cardinale) 1413
Orsini (famiglia) 1317
Orsini Paolo 1413
Ottone IV (imperatore) 1244
Paccaroni Antonio 1446
Paccaroni Tommaso 1446
Paccaroni Troilo 1446
Padri dell’Osservanza 1441
Padri Minori 1449
Panfili Pio 1380
Paolo del Sanguine (capit di Chiesa) 1443
Paolo II (papa) 1466
Partinio (o Partino) Gentile (cardinale) 1298, 1308
Partino (o Partinio) Gentile (cardinale) 1298 1308
Pellegrino di Morrone 1464
Piccinico Francesco (capit di ventura) 1444
Piccinino Nicolò (capit. di ventura) 1435, 1438, 1440, 1442, 1444
Pietro (cardinale di S. Giorgio) 1253
Pietro (cardinale di S. Maria in Trastevere) 1372
Pietro da Falerone 1282
Pietro di Nicola da Falerone 1380
Pietro Paolo (capit. di Chiesa) 1436
Piffero Leone 1488
Pio II (papa) 1460, 1463, 1464, 1471, 1472
Pio III (papa) 1471
Pio V (papa) 1339
Platina (storico) 1317
Plebani Bernardo 1288
Polentani di Ravenna 1340
Polimanti (famiglia) 1317
Polissena (figlia di Francesco Sforza) 1441
Preziotti (famiglia) 1317
Provincia 1256
Quirini Tommaso (podestà ) 1280
Raccamadori Lorenzo 1425
Rainaldo da Acquaviva 1287
Rainaldo da Brunforte 1253, 1319
Raniero (cardinale) 1244, 1266
Re di Aragona 1407, 1441,1443, 1455
Re di Napoli 1408, 1409, 1413, 1449
Reame di Napoli 1254
Regno di Napoli 1494
Repubblica di Venezia 1260
Ricciardo (commissario) 1407
Rifaro Leone 1484
Rinaldo (figlio del duca di Spoleto) 1224
Rinaldo (o Rainaldo)da Monteverde 1375, 1376, 1377, 1378, 1379, 1380, 1381, 1418
Rinaldo (vescovo di Fermo) 1224
Rinuccini (monsignore) 1050
Rodolfo da Camerino 1380, 1396, 1408
Rogardi Agostino (frate) 1404
Roselli (giureconsulto) 1470
Rubei Tommaso 1416
Rubi 1380
Ruggeri Ezzelino (notaio) 1287
S. Agostino (santo) 1490
S. Bartolomeo (santo) 1458
S. Consulta 1416
S. Fermano (monaco) 1050
S. Filippo Neri 1416
S. Giacomo da Monte Prandone 1446
S. Giacomo della Marca 1455, 1473
S. Gualtiero (abate) 1434
S. R. Impero 1471
S. Sebastiano (santo) 1446
S. Sede 1253, 1396, 1458, 1472, 1494
S. Stefano (santo) 1451
Sabatini Giuliano 1255
Sabbioni Nicola 1444
Salimbeni Cola 1396
Salvatori Tommaso 1380
Sforza Alessandro 1443, 1444, 1435, 1436, 1440, 1442, 1443, 1444, 1446, 1455
Sforza Francesco 1408, 1415, 1433, 1434, 1435, 1436, 1437, 1438, 1439, 1440, 1441, 1442, 1443, 1444, 1445, 1446, 1453, 1481
Sforza Giovanni 1471
Sigismondo (imperatore) 1433
Silvestri Francesco da Cingoli 1328
Simmaco (papa) 514
Simone (padre di Cristofaro) 1425
Simonetto da Monte Pisello 1287
Sinibaldo (cardinale) 1236, 1237
Sinodo Palmare 514
Sisto IV (papa) 1357, 1449 (?), 1471, 1472, 1477, 1482
Smeducci Bartolomeo da S. Severino 1380
Smeducci da S. Severino 1315
Smeducci Pietro da S. Severino 1390
Stefano (figlio di Pietro da Falerone) 1380
Stella 1435
Sultano (Gran) 1488
Suppolino di Gambarella 1416
Taddea (moglie di Lodovico Migliorati) 1419, 1426
Taliano da Forlì (capit di ventura) 1435, 1438, 1445
Tebaldo di Iacobo (notaio) 1327
Teodorena (moglie di Trefigio) 879
Teodorico(vescovo di Fermo) 887
Terzi Gian Filippo 1453
Terzi Nicolò di Mantova 1453
Teulesia (moglie di Filippo da Massa) 1327
Tiepolo Lorenzo (podestà) 1266
Tiracorda Giovanni (medico) 1416
Tomacelli Andrea 1398
Tommaso ( padre di Maso) 1340
Trasmondo (famiglia) 1341
Trefigio (marito di Teodorena) 879
Troilo da Fermo 1463
Uffreducci (o Euffreducci) (famiglia) 1416
Uffreducci Antonio 1446
Uffreducci Battista 1446
Uffreduccio da Falerone 1282
Uffreduccio di Paolo da Falerone 1380
Ugolini Iacobello 1292
Ugolino da Monte Pisello 1280
Ugone (cardinale di S. Maria in Portico) 1372
Ugonotti 1339
Università di Bologna 1303
Università di Fermo 1303, 1455
Università di Padova 1339
Urbano IV (papa) 1263
Ursaccio 349
Valente 349
Vanibene Abbamonte 1287
Vanne (nonno di Giovanni Filippo di Giacomo) 1448
Varano (famiglia) 1407
Varano Giulio Cesare 1482
Verrieri (famiglia) 1453
Villanuccio da Brunforte 1381, 1382
Vinci Bartolomeo 1439
Vinci Buon Giovanni 1445, 1446, 1450
Vinci don Giovanni 1437
Vinci Ludovico 1455
Vinciguerra di Mercato 1287
Virgilio 514
Visconti Alberico II 1315
Visconti Bianca (moglie di Francesco Sforza) 1441, 1442, 1444
Visconti Filippo 1453
Visconti Filippo Maria 1422
Visconti Giovan Galeazzo (conte di Virtù) 1380
Visconti Giovanni da Oleggio 1360, 1366
Visconti Giovanni da Oleggio 1360, 1366
Vitelli Paolo 1498
Zen Rainiero (doge di Venezia) 1255
Zeno Andrea 1394
Zeno Marco 1394, 1416

**********************

INDICE TOPONOMASTICO
(i numeri indicano gli anni)

Abbazia di S. Fermano 1050
Abruzzi 1379
Acquaviva (castello) 1281,1287,1447,1450
Alemagna 1170
Alteta 1413, 1416
Amandola (Mandola ) 1442
Ancona 1379, 1380, 1416, 1464
Appezzana 1449
Aquileia 1445, 1446
Aragona 1407,1442, 1443, 1445, 1451
Ascoli 1238, 1287, 1348, 1376, 1380, 1384, 1407, 1414, 1436, 1446, 1450
Atri 1439
Bazza (terra) 1445
Belmonte 1416
Bologna 1303, 1360, 1366, 1429, 1443
Brunforte (castello) 1145, 1319, 1381, 1382
Buda di Ungheria 1308
Camerino 1256, 1379, 1380, 1396, 1407, 1408, 1409, 1413, 1416, 1434, 1435, 1436, 1440,
Camerino 1442, 1444, 1446
Campidoglio 1470
Campo Novo (contrada) 1416
Campoleggio 1276, 1396
Canale 1315
Carassai 1327,1444
Carrara 1315, 1394, 1396, 1407, 1409, 1417
Casauria 959
Cascia 1454
Castel di Ciano 1471
Castel Raimondo 1442
Castel S. Angelo 1417
Castel Sismondo 1319
Castellano (contrada di S. Elpidio) 1453
Castellette (castello) 1458
Castello di Colonnalto 1330
Castello di Costanzo 1282
Cecilia (castello) 1288
Cerreto 1413
Cesena 1409, 1413, 1416, 1470
Chienti (fiume ) 879, 1444
Chiesa (suburbana) di Castiglione 1315
Chiesa degli Agostiniani di Fermo 1377
Chiesa di S. Lucia 1382
Chiesa di S. Marco alle Paludi 1256
Chiesa di S. Zenone 1340
Cingoli 1328, 1341
Città di castello 1454
Civitanova 1256, 1315, 1348, 1420, 1468
Colombaria 1442
Congo 1416
Contea di Castel di Ciano 1471
Contrada Castello 1340
Contrada Fiorenze 1498
Cortona 1416
Costanza (città) 1414, 1417
Cremona 1441
Este 1214
Ete (fiume) 1448
Fabriano 1408, 1416, 1434
Faenza 1407
Faleria 1416
Falerone 1380, 1416
Famagosta 1425
Fano 1443
Fermo 0349,619,879,887,959,967, 1145 1165, 1176, 1177, 1178, 1188, 1200, 1211, 1214, 1218
Fermo 1222, 1224, 1232, 1236, 1238, 1244, 1248, 1250, 1251, 1254, 1255, 1256, 1260, 1266
Fermo 1270, 1273, 1278, 1280, 1287, 1299, 1303, 1315, 1318, 1319, 1327, 1328, 1330, 1340
Fermo 1341, 1348, 1355, 1357, 1360, 1362, 1369, 1372, 1377, 1379, 1380, 1381, 1382, 1390
Fermo 1394, 1395, 1398, 1403, 1404, 1405, 1407, 1408, 1409, 1412, 1413, 1414, 1416, 1417
Fermo 1418, 1419, 1421, 1426, 1428, 1429, 1430, 1431, 1432, 1433, 1434, 1435, 1436, 1441
Fermo 1442, 1443, 1444, 1445, 1446, 1447, 1448, 1449, 1450, 1451, 1453, 1455, 1458, 1459
Fermo 1463, 1464, 1466, 1469, 1470, 1472, 1473, 1477, 1482, 1484, 1485, 1486, 1498, 1507
Fior di Monte 1435
Firenze 1327, 1435, 1439, 1443, 1444, 1470
Foligno (o Fuligno) 1348, 1445
Forlì 1435, 1438, 1445
Franca villa (castello) 1145, 1385, 1413
Francia 1339, 1377, 1495
Fuligno (o Foligno) 1348, 1445
Gerusalemme 1412
Girfalco (o Girofalco) 1379, 1380, 1390, 1396, 1428, 1431, 1433, 1434, 1439, 1441, 1444, 1445
Girfalco (o Girofalco) 1446, 1481
Girone 1481
Grottammare 1278, 1299, 1315, 1450
Grottazzolina 1236, 1250, 1266, 1407, 1408
Gualdo (castello)1319, 1482
Gualdo di Nocera 1442
Ippona 1280
Italia 1170, 1348, 1369, 1416, 1495
Jeropoli 1458
Larbona (fiume) 1280
Lelia (fontana) 1280
Lodi 1472
M. S. Pietro Morico 1317
Macerata 1218, 1256, 1318, 1413, 1415, 1432, 1448, 1462, 1464, 1477
Magonza 1176, 1177
Mandola (Amandola) 1442
Mantova 1419, 1453
Marano 1278
Marca 1211, 1218, 1232, 1236, 1237, 1253, 1254, 1256, 1306, 1315, 1317, 1360, 1368, 1369, 1372
Marca 1377, 1391, 1395, 1396, 1405, 1407, 1408, 1409, 1414, 1416 1419, 1428, 1431, 1432, 1434
Marca 1439, 1440, 1443, 1444, 1455, 1458, 1460, 1473, 1484, 1494
Massa (castello) 1327, 1449
Matelica 1377
Mercato (castello) 1287
Milano 1420, 1421, 1428, 1441, 1442, 1443, 1453
Mogliano 1266, 1287, 1369, 1385, 1408, 1416, 1442, 1445, 1449
Monastero di Belmonte 1317
Monastero di S. Caterina 1256
Monastero di S. Marco 1256
Monastero di S. Maria delle Vergini 1449
Monsampietro (o Monsampietrangeli o Monsampietro degli Angeli) 1236, 1250, 1266, 1278, 1408
Monsampietro (o Monsampietrangeli o Monsampietro degli Angeli) 1414, 1416, 1440, 1443, 1444
Monsampietro (o Monsampietrangeli o Monsampietro degli Angeli) 1453, 1458, 1464, 1484, 1489
Monsampietro (o Monsampietrangeli o Monsampietro degli Angeli) 1498
Monsampolo (castello) 1450
Montalto (castello) 1444
Monte Appone 1449
Monte Cosaro (castello) 1408
Monte delle Vergini 1394
Monte Falcone (castello) 1278, 1380, 1381
Monte Fiore 1298, 1444
Monte Fortino (castello) 1407, 1442, 1444, 1447
Monte Giorgio 1380, 1384, 1407, 1413, 1416, 1443, 1444, 1446
Monte Granaro 1315, 1394, 1395, 1407, 1415, 1416, 1444
Monte Legume (castello)1416
Monte Leone (castello) 1416
Monte Lupone 1050
Monte Olmo (o Montolmo) 1340, 1433, 1444
Monte Ottone 1165, 1407, 1416, 1451, 1459
Monte Pisello 1280, 1287
Monte Prandone 1441, 1446
Monte Rinaldo 1416
Monte Rubbiano 1200, 1412, 1413, 1414, 1426, 1443, 1450
Monte S. Savino 1377
Monte Santo (oggi Potenza Picena) 1236
Monte Verde 1368, 1375, 1376, 1377, 1378, 1379, 1415, 1416, 1418, 1446, 1449, 1459
Monte Vidon Combatte (castello) 1416
Monte Vidon Corrado (castello) 1416
Montefano 1377
Montone (torre) 1416
Monturano 1236, 1250, 1266, 1408, 1409, 1414, 1443, 1444
Moregnano le 416
Moresco (castello) 1266, 1278
Morrovalle 1145
Napoli 1254, 1256, 1383, 1407, 1408, 1409, 1413, 1416, 1421, 1449, 1494
Nocera 1442
Norcia 1453
Offida (castello) 1444, 1484, 1494
Oleggio 1360, 1366
Ortezzano (castello) 1416
Orvieto 1327
Osimo 1377
Ospedale S. Maria dell’Umiltà 1378
Ottone IV (imperatore) 1211
Padova 1339, 1470
Palmaria (isola) 514
Pannonia 1273
Pavia 1145
Penna 959
Penna S. Giovanni 1253
Pergola (castello) 1445
Perugia 1315, 1327, 1395, 1417, 1421, 1434, 1450, 1472
Pesaro 1417, 1455, 1471
Petriolo (castello) 1341
Petriolo (castello) 1442, 1458
Piazza S. Martino 1340, 1380, 1381, 1399, 1442, 1446
Piceno 887
Pisa 1390, 1409, 1437, 1438, 1470
Poggio S. Giuliano 1218
Porchia (castello) 1444
Porta S. Francesco 1340
Porta S. Giuliano 1379, 1380, 1394, 1442, 1450
Porta S. Marco 1445, 1450
Porto d’scoli 1348
Porto di Fermo 1255, 1380, 1421
Potenza (fiume) 1238, 1244
Puglia 1317
Ragusi 1416, 1425
Rapagnano 1414
Ravenna 967, 1340
Recanati 1050, 1292, 1318, 1377, 1379, 1380, 1432
Rimini 349, 1348, 1441, 1445
Ripa Cerreto 1416
Ripatransone 1224, 1236, 1255, 1355, 1442, 1443, 1444, 1445
Rocca di Monte Varmine 1341
Rodi 1348, 1416
Roma 959, 1256, 1417, 1458
S. Agostino (chiesa) 1490
S. Anatolia (chiesa) 1442
S. Andrea (castello) 1266
S. Angelo (o S. Angelo in Pontano) (castello)1383, 1444, 1445
S. Angelo in Pontano (o S. Angelo) (castello) 1383, 1444, 1445
S. Benedetto 1280, 1281, 1287, 1491
S. Catterina 1445
S. Claudio 1409
S. Domenico (chiesa) 1425, 1446, 1452, 1486
S. Elpidio (castello) 1376, 1377, 1384, 1444, 1453
S. Elpidio Morico (castello) 1380, 1416
S. Fabiano 1443
S. Francesco(chiesa) 1426, 1427
S. Gallicano 1416
S. Germano (accampamento) 1248
S. Giov. Battista (chiesa) 1425
S. Giusto (castello) 514, 1315, 1381
S. Maria (torre) 1428
S. Maria al Mare (chiesa) 1448
S. Maria in Castello (chiesa) 1444, 1446
S. Maria in Portico 1372
S. Maria in Trastevere 1372
S. Martino in Varano (chiesa) 1441
S. Petroniano (abbazia) 1472
S. Pietro Vecchio (chiesa) 1340
S. Savino 1421
S. Severino (castello) 1315, 1377, 1378, 1380, 1390, 1415, 1470
S. Vittoria 1394
S. Zenone (chiesa) 1276
Salisburgo 967
Sarnano 1442, 1445S. Ginesio 1258, 1282, 1319, 1328, 1330, 1413, 1482
Schiavonia 1425
Selva di Grifone 1382
Senigallia 1416
Serravalle 1440
Servigliano 1434
Sicilia 1256, 1264, 1266, 1458
Siena 1469
Smerillo 1396, 1409
Spagna 1383
Spoleto 896, 1224, 1463
SS. Annunziata (chiesa) 1441
Struma 1177
Surmio 1177
Tanisio 1165
Tempio 1348
Tenna (fiume) 1270, 1278, 1380, 1407, 1429, 1443
Teramo 1438
Teranto 1263
Tivoli 1484
Todi 1472
Tolentino 1442, 1443, 1444
Torchiaro 1442
Torre di Palma 1278
Torre S. Patrizio (castello) 1414, 1416, 1443, 1444
Tronto (fiume) 1238, 1244
Ungheria 1308, 1339
Urbino 1444
Valle (contrada di S. Elpidio) 1453
Vallona 1425
Venezia 1170, 1250, 1255, 1260, 1280, 1396, 1435, 1443, 1498
Veregrano 1416
Verona 1409
Virtù 1380
Visconti Filippo 1445
Viterbo 1405
Volterra 1471

Posted in Chiese, Documenti in cronologia, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , , , , | Leave a comment

IL CRISTO FIGLIO DI DIO VIVE CON IL CORPO RISORTO SEMPRE VIVENTE E FA RISORGERE

L’ESPERIENZA DEL RISORTO NELLA PASQUA
L’esperienza del Risorto che è vivente in eterno mi è divenuta consapevole a quarant’anni nell’ascoltare la Parola e nel pregare in parrocchia durante la veglia pasquale. Prima pensavo solo al fatto che egli è morto per noi. Lui è anche risorto per noi, per me. Non pretendo avere un atteggiamento ideologico per ragionare sulle prove che il Crocifisso sia tornato a vivere. Il risorgere da morte non rientra nella nostra esperienza e non riusciamo a capacitarcene. Papa Ratzinger nel libro su Gesù di Nazareth scrive che se si trattasse di un cadavere rianimato non ci interesserebbe, come altre persone rianimate, restando mortali. Invece la vita del Risorto non è soggetta a morte: un fatto paradossale per il nostro mondo. Per di più egli ne rende partecipe tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo. Egli è pegno di nuova speranza per ogni persona, chiamandola a vivere in modo nuovo la propria piena identità, per sempre, eternamente. La domanda pungente del dover procurare le prove della sua resurrezione mi si placa e trova risposta nel considerare come il Risorto è presente, non è lontano, ma vive in mezzo a noi e accompagna ogni persona, non abbandona nessuno e guida la Chiesa. Diceva Don Silvio Ciambechini belmontese che a distruggere la Chiesa non ci sono riusciti i cardinali, i vescovi, i preti, i religiosi e i cristiani con le loro malefatte. La Chiesa è indistruttibile perché vive nel Risorto. A momenti posso sentirmi estraneo al fatto della risurrezione, senza voler mettere il dito sulle piaghe sue come ha fatto l’apostolo Tommaso che subito dopo ha proclamato vivo il Signore. Si può essere increduli per scetticismo dato che non basta vedere per credere. La fede al mistero del Risorto nasce dall’ascolto della parola liturgica. È necessario capire il compimento reale e totale delle parole scritte nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Il Risorto è il compimento della promessa divina di riscattare l’umanità dalla morte spirituale e corporale. Dalla veglia pasquale provengono anche l’invito e l’invio a testimoniare la gioia del Vivente il quale condivide totalmente la nostra esistenza e ci assicura di far risorgere anche le nostre spoglie mortali. È un gioioso invio missionario annunciante la speranza nella risurrezione. Le feste della Pasqua ci aiutano ad approfondire il senso dell’incontro con Colui che è risorto per noi e che ci risana e ci santifica con il suo Spirito. Il Risorto dona vita perché ama, libera dal male, fa emergere un mondo nuovo che trasforma il nostro mondo. ( Antimo Lorcassi )

Posted in Chiese, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , | Leave a comment

Santuario Eucaristico Mariano nella diocesi di Gitega in Burundi Africa con p. Vittorio Blasi belmontese

Il santuario della Madonna costruito con l’arcivescovo mons. Ruhuna in Burundi. Lettera di P. Vittorio Blasi (1941-2015) missionario nativo di Belmonte Piceno.
“ Carissimi, i momenti difficili sono i momenti delle svolte, dei cambiamenti di rotta per nuove e fulgide mete. L’arcivescovo di Gitega, in Burundi, ha deciso di giocare le carte della fede ed ha intrapreso la costruzione del primo santuario Eucaristico Mariano del Burundi. Siamo con lui e con Maria, la nostra grande speranza. Se sapessimo leggere i segni dei tempi, forse saremmo già nella nuova era, dello Spirito Santo. Mettiamoci con coraggio nei piccoli passi della vita rinnovata, aiutiamo soprattutto le nuove generazioni a scoprire i valori del soprannaturale. La preghiera accompagni e fortifica delle nostre azioni. Che possiate ricevere tutte le grazie che desiderate per voi, i bambini, la famiglia tutta, parenti ed amici. I potenti si confonderanno nella loro superbia e gli umili avranno la gioia di stare con la Mamma nella pace. Per la chiesa- santuario i lavori procedono bene e avremmo bisogno di un buon colpo di mano e di soldi. So che sto forzando, ma lo faccio per lei, la Madre. Ma debbo chiedere proprio per terminare il più presto possibile per darle la gioia di distribuire Grazie in abbondanza per la salvezza di molti. Risulterà una cappella bella, originale, non comune in Burundi, poi unica nel suo genere per la devozione, per l’abbondanza di grazie che riverserà su tutti. La Madonna, Madre nostra, ci proteggerà. Sarà lei a compensare tutte le spese che vi faccio fare. State sicuri. Non vi mancherà nulla. Quello che spenderete per noi, lo spendete per Lei. E sarà lei a pagare tutto.
Grazie. P. Vittorio Blasi

Posted in Chiese, DOCUMENTI, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , | Leave a comment

missionario p. Vittorio Blasi di Belmonte in Burundi perdono preghiera Madonna Pace Eucaristia

Missionario Vittorio Blasi di Belmonte Piceno 1941-2015
Lo ricordano nella sua straordinaria avventura umana a difesa dei ragazzi abbandonati, ma da lui sostentati e fatti istruire e professionalizzare. Prendiamo le notizie essenziali da un articolo edito nel giugno 1974 nella “Voce delle Marche”. Nella Repubblica africana del Burundi, nella diocesi di Bujumbura, nella missione di Matara, l’operazione “Speranza” si adegua alla situazione politica, sociale, religiosa, economica, familiare, scolastica ed umana. Non vuol essere altro che una manifestazione di amore per ogni persona umana. Ci sono stati sacerdoti che hanno perso la vita assieme con centinaia di migliaia di persone negli avvenimenti tragici delle guerre del 1972. Ora altri sacerdoti continuano ad esprimere, con segno sensibile, il progetto che vuole rendere ogni cittadino sano, istruito, cosciente, volenteroso di sviluppare sentimenti di pace, di solidarietà per rendersi degno e capace di rispondere al suo destino di infinito.
Il Foyer Sociale, la realizzazione di acquedotti con il risanamento delle sorgenti, le scuole, l’opera per alfabetizzare e professionalizzare, offrono ai giovani gli elementi necessari per rinnovare e liberare il loro ambiente, e la loro stessa vita dalle morse dell’umiliazione e della violenza. Tutta la comunità è invitata a prendere coscienza dei problemi e delle soluzioni per sentirsi libera, autentica e protesa a un futuro migliore. La liberazione dalle situazioni soffocanti è un impegno condiviso nella partecipazione del popolo. Ecco alcune riflessioni scritte da P. Vittorio Blasi in una successiva lettera. “ Carissimi, abbiamo potuto leggere i vari discorsi ed i commenti sul problema della fame nel mondo. Molti oratori che hanno partecipato alla conferenza di Roma hanno presentato progetti per un risanamento rapido degli squilibri economici provocati dalla crescita irrazionale della cosiddetta società tecnologica. Illustri personalità hanno suggerito piani di sviluppo integrale per liberare l’uomo dalla stretta della fame e della miseria ed hanno manifestato la loro preferenza per i piani di sviluppo agricolo che porterebbero al risanamento degli squilibri alimentari. I dibattiti ad alto livello ci hanno fatto sperare in iniziative concrete ed innovatrici. Ma il passare dei giorni ed il silenzio che è sopraggiunto, ci hanno fatto guardare in faccia la realtà. Non vogliamo essere del tutto pessimisti. Ci rendiamo conto che risolvere situazioni drammatiche non è facile. Certi progetti sanno di utopia o di sogno. Ma oggigiorno sembra realizzabile la stessa utopia, quindi ci può essere spazio anche per la speranza. Noi che viviamo in mezzo a queste situazioni limite sentiamo che il cammino è lungo, difficile, faticoso, a volte assurdo, o impossibile. Molti prevedono il superamento del momento difficile attraverso un rapido ammodernamento dell’agricoltura. Siamo d’accordo, forse è questa la strada che bisogna percorrere, ma diamo tempo al tempo. Qui la mancanza dell’animale da soma e la struttura collinosa del terreno impediscono l’uso della ruota; gli stessi mezzi meccanici non potrebbero raggiungere che la minima parte delle terre coltivate. (…)
In Italia l’aumento della quantità dei prodotti agricoli non solo non favorisce gli agricoltori ma ne sancisce una condanna nell’aumento dei prezzi dei prodotti industriali, mentre i prezzi dei prodotti agricoli restano sugli stessi livelli per anni e certi prodotti sono in perdita. Se questa è la situazione di un contadino in un paese cosiddetto sviluppato ed industriale, tanto peggiore è la situazione di un contadino nel nostro paese, qui in Burundi. (…)
Carissimi, sappiamo che questo nostro dopoguerra è disseminato di punti di riferimento come le conferenze con giornalisti, tecnocrati e forse alcuni politici. Ma seguendo questo cammino siamo caduti forse nella più grave crisi economica di questo secolo. Guardando questa gente, vedendo il loro lavoro, i loro campi distrutti, alcuni giorni or sono, dalla grandine, ascoltando le loro apprensioni, noi dubitiamo delle decisioni, dei consigli, delle raccomandazioni, delle emozioni che vengono presentate abbondantemente dai tecnici del mondo ricco e dai tecnici della classe dominante e militare del terzo mondo. Questa gente aspetta, ma non possiamo farla aspettare in eterno. Padre Vittorio Blasi.”
In un’altra lettera per la Pasqua del 1986 lanciava l’idea del luogo di preghiera a Gitega. E questa chiesa fu costruita realmente, come la gente sperava. Ecco lo scritto di p. Vittorio: “ Carissimi, vengo a chiedervi un gesto di solidarietà, se lo potete, date una mano a terminare la chiesa che l’arcivescovo mons. Ruhuna, sta costruendo e per la quale mi ha chiesto un aiuto. Tutti sappiamo la potenza divina della preghiera. Gesù nel Vangelo ci avverte: “Pregate incessantemente …” e ce ne ha dato l’esempio, passando notti in comunione con il Padre. L’arcivescovo è convinto delle parole di Gesù: “Bussate e vi sarà aperto …” Vuole costruire nel centro del Burundi, a Gitega, una chiesa di modeste proporzioni (m. 22 × 15) che sia un focolare incessante di preghiera. Questa chiesa sarà dedicata alla “Madre di tutti gli uomini”. Il cuore di essa sarà Gesù, vegliato e adorato nel sacramento dell’Amore.
L’arcivescovo attribuisce una grande importanza alla realizzazione di quest’opera. Egli intende dare un volto concreto alla Speranza dei Barundi che hanno sofferto e soffrono tuttora per la fede. La Speranza verrà dalla Madre che il Salvatore ha donato a noi, quando lei era sotto la croce. Il mistero pasquale di Cristo, presente tra noi nell’Eucaristia, ci accomuna alle sue sofferenze e ci dà la certezza della vittoria nell’Amore e nel Perdono che conduce alla Pace. Rivolgendovi questo invito, vi do l’opportunità di mettervi in sintonia con i fratelli Barundi che pregano e credono in un futuro di Speranza. I frutti benefici che sgorgheranno da questa fonte perenne aperta su questo popolo, ricadranno anche sui missionari e sui benefattori. Buona Pasqua. Fraternamente. Vittorio Blasi “
Successivamente, nel ferragosto, scriveva: “Carissimi, ci sono sorprese. La MAMMA ha ascoltato le sofferenze e le preghiere del suo popolo prediletto e di tutti i cristiani che hanno pregato e pianto soprattutto il giorno dell’Assunta, giorno grande per il Burundi e per i cristiani. Quest’anno è stato celebrato nel dolore più profondo e nella dignità di un popolo fiero della propria fede. Credo in questa Chiesa e nella missione che il Signore le ha affidato per la salvezza del mondo intero. La nostra cristianità del Burundi è un faro luminoso per il mondo. La Mamma ha fatto la sua scelta definitiva, ha manifestato la sua potenza. Ora sta a noi sacerdoti entrare nel profondo di questo ministero di salvezza per comunicarla al mondo.
Carissimi, la “Rosa mistica” ha avuto la sua ospitalità in Burundi nella parrocchia di Mushasha, diocesi di Gitega, a 12 km da Mumuri. La Madre del cielo e della terra, la Regina degli angeli e dei santi ci ha chiesto di costruirle un luogo per far giungere agli uomini il suo messaggio di perdono e di misericordia a nome di suo Figlio. Ebbene l’abbiamo esaudita a nome della Chiesa. Ora questa notizia possiamo gridarla sui tetti. Dio ha avuto misericordia di noi. I ciechi vedono, i malati guariscono ed i peccatori ritrovano la pace e il perdono. Il santuario sarà inaugurato solennemente assieme, insieme con alla nuova cattedrale, il giorno 8 dicembre. Questo santuario è anche Fermano, non tanto per gli aiuti che mi sono giunti, quanto per l’amore grande che ci unisce e la devozione alla ‘Madonna del Pianto’ ed all’Assunta. Mi sento tanto unito a voi in questo momento che quasi mi sembra di essere tra voi. I cieli non contano per lo spirito. La Madonna ci unisce e ci benedice.
Vi ho chiesto tanto, ma la ricompensa è tanta e la gioia è immensa. Inneggiate alla santa Croce di Belmonte . Fate una Messa speciale in suo onore. Don Peppe benedice il popolo e benedica anche me con la sacra reliquia. Celebrate una santa Messa di ringraziamento. Un’altra Messa potreste farla celebrare al santuario della ‘Madonna del Pianto’. Andate magari in pellegrinaggio di auto per ringraziarla di tutto quello che ha fatto per noi e per questa Chiesa del Burundi. Vorrei dire a tutti grazie per gli aiuti, grazie per le preghiere, grazie per la solidarietà, grazie per l’amore che ci unisce. A don Pietro Ciccioli vorrei dire tutto il mio stupore per quello che desidera fare e sta facendo per la sua parrocchia. Se avesse tempo, che venga, potrebbe trovare tanta luce e tanto slancio da questa terra benedetta. Fate tanto, fate tutto, fate con amore. Abbiamo bisogno di tutto, ma con Maria non ci mancherà niente e riceverete tanto da dover dare. Grazie.
Un abbraccio forte. P. Vittorio Blasi

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Documenti in cronologia, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , , , , , , , , , , , | Leave a comment

IL CRISTO RISORTO VIVE PER NOI COME E’ RISORTO PER NOI. Pasqua di Risurrezione

L’ESPERIENZA DEL RISORTO
L’esperienza del Risorto che è vivente in eterno mi è divenuta consapevole a quarant’anni nell’ascoltare la Parola e nel pregare in parrocchia durante la veglia pasquale. Prima pensavo solo al fatto che egli è morto per noi. Lui è anche risorto per noi, per me. Non pretendo avere un atteggiamento ideologico per ragionare sulle prove che il Crocifisso sia tornato a vivere. Il risorgere da morte non rientra nella nostra esperienza e non riusciamo a capacitarcene. Papa Ratzinger nel libro su Gesù di Nazareth scrive che se si trattasse di un cadavere rianimato non ci interesserebbe, come altre persone rianimate, restando mortali. Invece la vita del Risorto non è soggetta a morte: un fatto paradossale per il nostro mondo. Per di più egli ne rende partecipe tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo. Egli è pegno di nuova speranza per ogni persona, chiamandola a vivere in modo nuovo la propria piena identità, per sempre, eternamente. La domanda pungente del dover procurare le prove della sua resurrezione mi si placa e trova risposta nel considerare come il Risorto è presente, non è lontano, ma vive in mezzo a noi e accompagna ogni persona, non abbandona nessuno e guida la Chiesa. Diceva Don Silvio Ciambechini belmontese che a distruggere la Chiesa non ci sono riusciti i cardinali, i vescovi, i preti, i religiosi e i cristiani con le loro malefatte. La Chiesa è indistruttibile perché vive nel Risorto. A momenti posso sentirmi estraneo al fatto della risurrezione, senza voler mettere il dito sulle piaghe sue come ha fatto l’apostolo Tommaso che subito dopo ha proclamato vivo il Signore. Si può essere increduli per scetticismo dato che non basta vedere per credere. La fede al mistero del Risorto nasce dall’ascolto della parola liturgica. È necessario capire il compimento reale e totale delle parole scritte nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Il Risorto è il compimento della promessa divina di riscattare l’umanità dalla morte spirituale e corporale. Dalla veglia pasquale provengono anche l’invito e l’invio a testimoniare la gioia del Vivente il quale condivide totalmente la nostra esistenza e ci assicura di far risorgere anche le nostre spoglie mortali. È un gioioso invio missionario annunciante la speranza nella risurrezione. Le feste della Pasqua ci aiutano ad approfondire il senso dell’incontro con Colui che è risorto per noi e che ci risana e ci santifica con il suo Spirito. Il Risorto dona vita perché ama, libera dal male, fa emergere un mondo nuovo che trasforma il nostro mondo. ( Antimo Lorcassi )

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , | Leave a comment

INDICE DEI REPERTI ARCHEOLOGICI NEI LIBRI DI DALL’OSSO (1915) E DUMITRESCU (1929)

INDICE DEI REPERTI ARCHEOLOGICI DELLA NECROPOLI DI BELMONTE PICENO SEGNALATI DA:
INNOCENZO DALL’OSSO “Guida illustrata del Museo di Ancona” a. 1915 – SIGLA – DSO –
e da VLADIMIR DUMITRESCU ”L’età del ferro nel Piceno” a. 1929 – SIGLA DCU
Studio di Albino VESPRINI a Belmonte Piceno luglio 2014
Legenda: DSO = Dall’Osso numero della pagina
DCU = Dumitrescu numero della pagina
accetta in ferro DCU 36
acciarini vedi biga
alari di ferro (numero 2) DSO 110
ambra (in enorme quantità, vari oggetti) DSO 81
ambra vedi borchiette, bottoni, bulla, collana, fibule; fibuloni, idoletti, nocciolo, orecchini, ornamenti, pendagli
amuleti vedi pendagli
anelli digitali d’oro di cui uno a (molla) saltaleone e l’altro a verga piatta DSO 77
anelli DSO 49 – DCU 111
anelli vedi collane
anello a nastro in bronzo DSO 116
anello a nastro in bronzo DSO 116
anello d’oro DSO 79
anellone grosso a cilindro vuoto DSO 153
anelloni DSO 81
anelloni in bronzo DSO 42,43,65
anforette (numero 3) di bronzo per pendaglio DSO 90
anse bronzo (numerose) appartenenti a vasi di forme svariate DSO 79
anse, fra le quali prevalgono quelle coi cornetti ritorti ovvero a corna terminanti in testa di uccello schematico DSO 58, 61
antilope (fig. p.48) DSO 65
antyx vedi griglia
arieti vedi collana di anelli
armi DSO 42,43,64,70,89
armi in ferro DSO 81,87
armilla di bronzo a capi sovrapposti DSO 65,152
armilla di bronzo a quattro nodi DSO 152
armilla in bronzo DSO 66,79,81,84,88,89
armille di bronzo a nodi ed a capi sovrapposti DSO 89
armille DSO 68,81 – DCU 111
armille per lo più a verga massiccia di bronzo ovvero di lamina, con i capi sovrapposti, pure di grosso filo a più giri DSO 43,44
armilloni a ciambella piena o vuota e a nodi DSO 44 – DCU 12
asce in bronzo quali pendagli-amuleti DCU 149
ascia di pietra levigata soltanto nella metà inferiore DSO 90
ascia in ferro DSO 56 – DCU 36
ascia levigata di selce (piccola) DSO 111,112
askoi (vasi per liquidi oleosi) uno dei quali in forma di uccello DSO 58
askos (vaso per liquidi oleosi) a corpo d’uccello di bucchero a superficie lucida DSO 78
aste in ferro terminanti a punta di saetta DCU 36
aste in legno rinforzate alla punta con una sottile foglia di bronzo DCU 36
attingitoio o simpulo con manico fuso a giorno, desinente in testa di cigno e con piccola ranocchia a tutto tondo presso l’orlo DSO 75,76
attingitoio vedi simpulo
avorio vedi cavalluccio, collane, fibuloni, idoletti, manto di lana, pendagli, piastrina
bacinella di bronzo DSO 79,110
bacinelle (numero 2) DSO 76 – DCU 65
bacinelle DSO 58
bacini (grandi) ad orlo piatto con decorazioni a trecce incise DSO 57
bacini (numero 9) grandi di bronzo con orlo piatto, alcuni dei quali decorati da giri di trecce incise DSO 70
bacino grande DSO 76
balsamari (vasetti per unguenti e profumi) DSO 49
barchette DSO 58
biga del tipo greco a cassa rettangolare con anse laterali con curve come rappresentata nei vasi attici DSO 73
biga o carro da guerra (fig. p. 71) di cui si conservano: i cerchioni delle ruote in ferro, conservati in piedi con le placche in ferro per irrobustire gli otto raggi; i rivestimenti in bronzo dai mozzi; i dischi di piastre robuste di bronzo per la sala con i relativi acciarini per mantenere a posto le ruote; la copertura in lamina di bronzo del giogo (fig. p.73) che ne rende la sagoma; le tre fascette (fig. p. 72) e la boccola del timone (fig. p.74) in bronzo; i morsi in bronzo (fig. p.75) coi relativi montanti; le caviglie in ferro per congiungere il giogo al timone DSO 71,72
bipenne in ferro DSO 56,77 – DCU 37
boccola vedi biga
borchia ornamentale, chiamata bulla di ambra (fig.p.364), nel cui centro è raffigurata in bassorilievo una testa di gorgone e nella costa ricorre una filza di mascheroncini.. DSO 42
borchie vedi disco
borchiette di bronzo, di vetro, di ambra e di avorio DSO 51, vedi manto di lana
bottone (grande) di bronzo con appiccagnolo (fig. p.86) DSO 89
bottone di bronzo conico convesso con un gambo ad occhiello nell’interno DSO 63
bottoni concavi -convessi in bronzo DSO 84 – DCU 116
bottoni di ambra DCU 177
bottoni di terracotta DCU 117
bottoni vedi fibule
braccialetti a saltaleone di robusto filo di bronzo ed a laminetta trinata (a tre file parallele) DSO 44
bracciali di bronzo a nodi DCU 109,110
bucchero vedi askos
bulla v. borchia, di ambra con serie di testine femminili in bassorilievo sull’orlo ed una maschera gorgonica al centro DSO 66
bulle a sbalzo, DSO 63
bulle o borchie in bronzo DCU 146
caldaie DSO 57 – DCU 66
capanne (tracce di fondi di capanne) DCU 177
capannoni DSO 61 – DCU 21
capannoni di forma rettangolare (resti) DSO 110
capeduncole (coppa per sacrifici di terracotta con lunga ansa verticale emisferica) DSO 58 – DCU 66
carrello vedi lamina di bronzo
carri DSO 56
carro con suo arredo costituito da: un disco leggermente convesso di robusta lastra di bronzo traforato a giorno; una specie di griglia formata da due asticelle di ferro riunite da perni; due oggetti in ferro costituiti da due robuste lastre di ferro a forma di sandali. DSO 72,73
carro da guerra DSO 42,43,64,65,74,81 – DCU 12,47,48
carro da guerra vedi biga
carro a forma di, vedi incensiere
carro, molti frammenti DSO 77
catenelle di bronzo DSO 63; vedi diadema, pettorale
cavalli vedi manici
cavalluccio in avorio (fig. p.76) DSO 91
caviglia, cavicchio, vedi biga
ceramica (frammenti) dipinta DSO 111
ceramiche d’importazione DSO 61
ceramiche DSO 87
cerchi piatti di lastra di bronzo ritenuti simboli solari DSO 89
cerchielli di bronzo DSO 65
cerchioni con i relativi mozzi delle ruote di una biga DSO 67
cerchioni delle ruote della biga con i relativi mozzi in ferro DSO 79
cerchioni di ferro delle ruote della biga DSO 67
cerchioni e mozzi delle ruote dei sei carri DSO 76
cerchioni e mozzi di carro da guerra DSO 81
cerchioni e mozzi di ferro delle ruote del carro da guerra con relativi rivestimenti di lamine di bronzo DSO 65; vedi biga
chiodi di ferro DSO 111
cigno, testina vedi attingitoio
cilindretti, tubetti, vedi pendagli,
cinturone di bronzo quasi del tutto distrutto dall’ossido di cui è rimasta solo l’impronta della fascia laminata nel terreno e le fibbie DSO 110 – DCU 112
cinturoni a filo di maglia di bronzo DCU 112
cinturoni di bronzo DCU 112
cinturoni di cuoio ricoperti parzialmente o totalmente da lamine di bronzo DCU 112
ciondolo vedi pendaglio
ciotole DSO 58
ciottoloni e lastre calcaree fluviali sovrapposte senza calce DSO 61
cista cilindrica (vaso con coperchio munito di due manici) di bronzo con decorazioni di puntini a sbalzo DSO 110
cista con manico semicircolare mobile DSO 76
cista di bronzo decorata con ornati a sbalzo DSO 81 – DCU 59,64
ciste a cordoni o con zone di animali schematici a sbalzo DSO 57
cnemidi o gambali o schinieri di bronzo DSO 54,55,67 – DCU 47
cnemidi o gambalii o schinieri di bronzo con raffigurato a sbalzo il mito arcaico di Ercole che uccide il leone Nemeo(figg. pp.55 e 305) DSO 54 – DCU 47
cocchio vedi carro, dyphron
cocchio vedi dyphron
colatoio a forma di moderna caffettiera DCU 75
collana di anelli di bronzo alternati da doppi arieti DSO 78
collana di bronzo di grossi anelli alternati di doppie protomi di torello DSO 89
collana di grossi anelloni di bronzo alternati da doppie protomi di torello DSO 79
collana formata da coralli e tubetti di ambra DSO 88
collane (in gran numero ricomposte) di vaghi d’ambra DSO 65 – DCU 106
collane (numero 2) di acini, anelletti, ecc. di vetro DSO 88 – DCU 107
collane (numero 2) grandi e composte di anelloni e di grossi cerchielli di bronzo alternati da pendagli a doppio protome di toro DSO 65
collane (numero2) formate da doppie protomi taurine(teste animali in rilievo) DSO 42,43
collane di ambra (parecchie) DSO 43,80,81
collane di ambra in filze DSO 42,43
collane di bronzo composte di grani sferici alternati di pendagli e a batacchio con nodo al centro DSO 89
collane di grossi anelli DSO 81
collane, i cui vaghi sono di bronzo, di pasta vitrea, di avorio, di legno, di osso o di sughero rivestito di lamina di bronzo e di conchiglia o di terracotta a forma di bulle, di ghiande, di ambra, di perline, di tubetti, di anfore, di sferette, di conchiglie, di losanghe… DSO 41,42 – DCU 107,108
collanine semplici con vaghi di avorio, di bronzo e di pasta vitrea DSO 53
colliers (numero 2) di cui uno desinente in testa di ariete e l’altro in testa femminile schematica, con sembianza della divinità madre, Cupra DSO 41
colliers a verga massiccia con estremità a foglia di anforetta o di pigna DSO 40
colliers con estremità desinente in due cavalli marini, sormontate da due Sirene, inginocchiate e con le mani alzate, in forma di preghiera DSO 40,41
colliers per lo più a filo ritorto DSO 53
coltellaccio o largo spadone con lungo manico a verga quadrangolare massiccia DSO 76
coltelli (numero due) uno lunato – forse un rasoio – uno a lama dritta DSO 70
coltelli di bronzo o ferro DSO 67,85,110 – DCU 49,50
coltelli di selce DSO 111
coltello in ferro in frammenti DSO 152
coltello piccolo DSO 77
conchiglia cyprea rivestita da una rete di filo di bronzo ritorto a fune DSO 85,91 – DCU 146
conocchie DSO 49 – DCU 50
coppa dal corpo ovale più largo che alto con due anse cilindriche verticali DCU 84
coppa dalla forma di una odierna tazza DCU 84
coppa vedi kantaros, kycle
coppe con piede e senza anse DCU 88
coppe grandi ad alto piede DSO 58 – DCU 86
copricapo a calotta conica il lamina di bronzo DSO 89
coralli vedi collana
corazza formata da due grandi dischi di bronzo collegati con cerniere DSO 54,76 – DCU 44
corazza vedi disco
crateri pugliesi con i orifizi imbutiformi, del tipo così detto messapico DSO 61
crateri pugliesi di argilla chiara (numero 2) con decorazione in color nerastro DSO 77
creagra (= forchettone) DSO 70,81 – DCU 13
curaorecchi sormontati da figurine schematiche DSO 49
cuspide di freccia con peduncolo in selce bionda DSO 90
cuspide di lancia di bronzo a foglia di lauro DSO 85
cuspidi di lance DSO 76
cuspidi di selce DSO 111
cypree DSO 69
dado da gioco in osso con i relativi numeri da uno a sei rappresentati dai circoletti graffiti sulle facce DSO 81 – DCU 103
daghe (spade corte e larghe a due fili) DSO 54,55
dardo v. pilum
Dea Cupra vedi figurine
dente di cinghiale rivestito di filo di bronzo per pendaglio DSO 90
diadema di bronzo (fig. p.82) formato da catenelle e da più ordini di piccoli pendagli ad ascia DSO 82,83 – DCU 12
dischetti vedi ornamenti
dischi di ambra con foro al centro DSO 40
dischi di madreperla di forma ellittica DCU 118
dischi grandi, convessi o bottoni DSO 186
disco (frammenti) grande di bronzo, appartenente forse a corazza, con superficie esterna ornata presso l’orlo da borchie sferiche disposte in giro DSO 88
disco convesso di robusta lastra di bronzo traforato a giorno DSO 72
disco corazza in bronzo DSO 108-109
disco di bronzo forse appartenente a corazza la cui superficie esterna è ornata presso l’orlo da borchie disposte in giro DSO 80
disco solare DSO 72
disco vedi carro
dolio (botte) grande DSO 110
donna guidatrice di schiere DSO 64
dyphron (cocchio o carro) 73; vedi griglia
elmi di bronzo DSO 70,77,78,110 – DCU12
elmi (numero 2) di bronzo, di cui uno di tipo arcaico senza nasale e con paragnatidi aperte e diritte (parte dell’elmo che copre le guance) DSO 67
elmi (numero 4) di bronzo di cui due di tipo corinzio e due di tipo piceno DSO 75 – DCU 43
elmi fra cui l’elmo aulopida o corinzio (con fori per gli occhi e con protezione nasale), quello greco a calotta sferica o arenata, quello illirico a cappello con falde ricurve, o piatte e larghissime DSO 54,55 – DCU 38,40
Ercole figura vedi cnemidi
fedi o verghette d’oro n.3 DSO 51
fermaglio avente due file di anelli verticali attaccati in forma di 8 con in mezzo una rozza figura femminile DCU 114
fibula a foglia DCU 125
fibula grande e serpeggiante di bronzo a tre archi ciascuno dei quali sormontato da una testina di cavallo DSO 85
fibula grande in ferro DSO 152
fibule (in gran numero) di cui alcune rivestite di grosso nocciolo di ambra, altre a conchiglia vuota fiancheggiata da bottoni DSO 89
fibule (numero 4) di bronzo (fig. P.127) con arco attraversato da grossi nuclei di ambra DSO 67
fibule (numero 5) di bronzo a corpo piatto e con appendice girata ad arco che ne costruisce la staffa su un’altra fibuletta senza ardiglione con un corpo appiattito al losanga DSO 67
fibule ad arco di violino DCU 120,187
fibule Certosa e derivate DCU 188
fibule di bronzo con arco a piccola losanga sormontato e fiancheggiato da bottoni DSO 79
fibule di bronzo con arco attraversato da noccioli di ambra DSO 116
fibule di bronzo con arco attraversato da noccioli di ambra DSO 115
fibule di bronzo con nell’arco inseriti grossi nuclei di ambra DSO 47
fibule di bronzo e di ferro DSO 45,53,70,77,79,81,84,111,152 – DCU 12
fibule di bronzo o a bottoni, alcuni dei quali con anelli infissi nello spillo DSO 89
fibule fra cui due con arco serpeggiante e sormontato da protome equine DSO 64 – DCU 133
fibule in avorio DSO 65
fibulette (numero 2) simili alle precedenti congiunte da una piastrina al centro della staffa con un chiodino DSO 67
fibulette DSO 68
fibuloni in ferro con infilato nel lato centrale dell’arco un grosso nocciolo di ambra e negli altri due cerchielli od anelli di bronzo DSO 45,46
fibuloni (numero 4) (fig. p. 127) con anelli di bronzo infilati sull’arco con grande nocciolo di ambra al centro, due dei quali hanno la staffa ornata di rotelle d’avorio racchiuse tra archetti di ferro desinenti in pomello ed un’altra di tre globetti di pasta vitrea azzurra con occhielli bianchi e gialli DSO 66,67
fibuloni ad arco semplice DCU 123
fibuloni di ferro con staffa recante un’appendice dello stesso metallo in cui sono innestati anelletti di avorio ovvero delle sferette di pasta vitrea DSO 46 – DCU 147
figure muliebri vedi idoletti
figure vedi cnemidi
figurine (numero 2) intagliate in due pacchetti in avorio, rappresentanti, molto probabilmente, la Dea Cupra DSO 42
filo di maglia vedi cinturoni
filze di collane di ambra DSO 42,43
filze di pendagli d’ambra DSO 65
filze di pendaglietti con le copie di dischi di ambra con un foro al centro, usati come orecchini DSO 79
filze di perline o globetti di ambra, di sferette o di pendaglietti fusiformi DSO 42,43
foglie o lamine d’oro, forse per rivestimento DSO 51
forchettone vedi creagra
fusaiole coniche e biconiche DSO111
fusaiole di terracotta, stagno e bronzo DSO 49,116,153 – DCU 53
galletto in terracotta DSO 70
gambali in bronzo (un paio) DSO 70,81
gambali o sandali di bronzo (paia 2) DSO 77 – DCU 13
gambali vedi cnemidi
giavellotti o pili consistente in una lunga asta il disegno, foderato con la lamina o cartoccio di bronzo dalla parte della punta DSO 55-56
giavellotti o pili rotondi, quadrangolari DSO 54,55
giavellotto con lunga asta il legno, foderato con lamina o cartoccio di bronzo dalla parte della punta DSO 55, 56
giavellotto vedi pilum
globetti (filze) di ambra, di sferette o di pendaglietti fusiformi DSO 42,43
grattugia rettangolare di bronzo DSO 88
griglia formata da due asticelle di ferro riunite da perni rinvenuta davanti all’antyx (bordo anteriore del carro da guerra), che probabilmente doveva stare davanti i sopra di esso per appoggiarvi le briglie, le cui dimensioni corrispondenti alla larghezza del carro ci danno la precisa larghezza del Dyphron (cocchio o carro) DSO 72
idoletti (numero 2) di avorio(fig. p.68) raffiguranti una donna vestita di chitone (lunga tunica stretta ai fianchi)….. con due figurine muliebri ai fianchi …; la testa è ricavata da una lamine da di ambra scolpita ed incastonata nell’avorio DSO 68 – DCU 152,153
idoletto muliebre in terracotta assai arcaico DSO 69
incensiere (frammenti), di tipo villanoviano, vicino ad un piccolo carro a 4 ruote DCU 69
incensiere, vedi vaso laminato
intonaco (frammenti) impasto di argilla ben cotta del rivestimento delle capanne, con impronta di pali e graticci DSO 111
kantharoi (coppe, per bere) DSO 58 – DCU 74
kyliches (coppe da libagione) DSO 58,61
kyliches attiche (coppe da libagione,numero 2) una delle quali con scena di simposio DSO 67
lamina di bronzo (frammenti) con ornati a sbalzo e un tubetto di bronzo comparsa iconica (fig. p. 77) pertinenti al guarnimenti o della cassa del carrello DSO 75 – DCU 115
lamine o foglie d’oro, forse per rivestimento DSO 51
lance di ferro DSO 70, DSO 67,70,77,85,88
lance di forme diverse in ferro con i relativi sauroter (tallone in metallo della lancia acuminato per essere infisso a terra) talvolta rivestiti di bronzo DSO 54,55
lancia con relativo sauroter di ferro DSO 65,110
lancia di bronzo triangolare con cartoccio conico DSO 84 – DCU 33
lancia di ferro a lunga foglia DSO 65 – DCU 13,33
lancia DSO 64
lastre di ferro a forma di sandali don grossi perni di ferro disposti in giro presso l’orlo DSO 73
lebete antico vaso emisferico in genere sostenuto da un treppiede DSO 76
lebete di bronzo (grande) DSO 79
lebeti (vasi) con manico di ferro DSO 57
lekythoi (vaso dal corpo allungato con stretto collo con una ansa dall’orlo svasato usato per olii o unguenti DSO 61
lekythoi (coppe, scodelle) DSO 61
leone vedi oinochoe
leoni vedi manici
manici, alcuni dei quali terminanti in protomi (testa umana o animale in rilievo) di cavalli, di leoni, di cani DSO 58
manico del thymiaterion (=turibolo, incensiere, profumiere) (figg. pp. 59 e 95) fuso a giorno con la figurazione di due guerriglieri, che reggono due cavalli, con orlo sormontato da leoni accovacciati DSO 54
manto di lana interamente ricoperto da miriadi di bottoncini gemelli di bronzo frammisti a minuscoli anellini di pasta vitrea e di ambra lungo il bordo del manto filze di pendagli etti di ambra a forma di bulle e di sferette DSO116
manto di lana tempestato di borchiette di bronzo e di cerchielli di vetro e d’avorio DSO 52
manto o pallio di lana DSO 52
maschera vedi bulla
mazze di bronzo o ferro (sferiche o ovoidali) DSO 54,55,64,67,70,77,81,85,88 – DCU 38
montanti di morsi in ferro (numero 4) DSO 77
morsi equini in ferro di forma circolare (numero 2) DSO 77 – DCU 52
morsi vedi biga
mozzi del carro da guerra DSO 81
mozzi e cerchioni delle ruote di 6 carri DSO 76
mozzi vedi biga
noccioli (grossi) per fibule di bronzo DSO 81
noccioli di ambra (grossi) per fibule DSO 79
noccioli grossi di ambra per fibule in bronzo DSO 89
nocciolo di ambra di fibula, grosso, con le due estremità a testa leonina DSO 65
nocciolo di fibula con le due estremità a testa leonina DSO 65
obola (spiedi) DSO 53
oggetti d’argento per lo più in frammenti non identificabili DSO 51
oggetti di ambra disposti a forma di collane DSO 79
oggetti di ornamento in avorio rappresentanti figure di leoni e di animali fantastici DSO 81
oggetti di selce DSO 112
oggetti di suppellettile DSO 35
oggetti in ferro DSO 81
oggetti litici DSO 87 vedi selce
oggetti vari per la cura del corpo DSO 49
oggetto singolare di bronzo(fig. p.101) formato da un cilindro vuoto, entro cui doveva passare un’asta di legno come, risulta dai chiodini in esso conservati, terminante superiormente in due dischi il lamina DSO 68
oinochoe (boccale) DSO 57,58 – DCU 73
oinochoe (grande) con manico con le estremità superiore desinente in protome di leone e nei quattro bracci in protome di cane DSO 75 – DCU 74
olla grezza in frammenti fittili DSO 152
olle di argilla (grandi ed in numero di 2) DSO 71
ollette (recipiente per lo più di terracotta) biconiche con anse a bugna DSO 58 – DCU 90
olpai (vasi panciuti con una sola ansa e collo stretto) DSO 58 – DCU
orecchini a disco di ambra DSO 89
orecchini costituiti per lo più da due o tre paia di dischi o rotelle di ambra DSO 40
orecchini di ambra (2 paia) forati in testa col filo di bronzo che serviva per appenderli DSO 81 – DCU 103
ornamenti d’avorio (diversi) a forma di dischi infilati in perni di ferro in forma di cono tronco o a ciambella DSO 79
ornamenti di ambra fra cui due fibule o pendagli raffiguranti uno leone in atto di sbranare un caprone che tiene fra le zampe (fig. p.70) e l’altro ugualmente un leone che addenta una antilope DSO 65
ornamenti metallici applicati alle vesti consistenti in borchiette, anelli e bottoni di ambra, in dischetti di piombo a forma di rosetta ecc. DSO 52
oro vedi anello, lamine o foglie, verghette
paletta di bronzo DSO 66
palettine DSO 49 – DCU 50
pallio o manto di lana DSO 52
pallio vedi manto
paragnatidi (copriguance) vedi elmi
patera di lamina d’argento accartocciata, con il fondo decorato da un giro di palmette con rosetta al centro dorata e decorata esternamente da animali graffiti DSO 51
patere (basse ciotole o tazze prive di manici) grandi e baccellate DSO 58
pendagli (gruppo) a figura femminile schematica DSO 78
pendagli a cilindretto vuoto DSO 81
pendagli a tubetti spiraliformi DSO 152
pendagli a tubetto spiraliformi e desinenti in pometto DSO 89
pendagli amuleti a forma di animali DCU 150
pendagli amuleti formati da denti di cinghiale DCU 151
pendagli di ambra con figure di animali di tipo orientalizzante in bassorilievo di cui il gruppo di un leone che addenta un’antilope (fig. p.48) e di un leone che sbrana un montone (fig. p.70) DSO 47,48,65
pendagli di ambra per le vesti DSO 79
pendagli di ambra per rivestimento di dischi di fibule DSO 80
pendagli di avorio formati da lastrine rettangolari in cui è raffigurata, in bassorilievo, una donna alata… DSO 48, 50
pendagli di avorio per lo più in forma di grossa rotella o di dischi, con figure in bassorilievo di animali … DSO 48
pendagli di avorio rappresentanti animali DCU 151
pendagli di bronzo (gruppo svariatissimo) di cui quattro a grosso batacchio con nodo mediano e desinenze ghiandiformi, altri a forma di frecce… DSO 89 – DCU 145
pendagli di bronzo a bulla, a bisaccia, a verga con nodo meridiano DSO 89
pendagli di bronzo a cilindretti vuoti DSO 89,90
pendagli di bronzo a doppio protome di toro DSO 65
pendagli di bronzo a tubetti spiraliformi e desinenti in pometto DSO 89 – DCU 143,145
pendagli di bronzo di forme diverse DSO 42,43,47,87,88 – DCU 155
pendagli fra cui uno di bronzo a zampa leonina, decorato di sei teste di leone intagliate in avorio (fig. p. 50) DSO 65
pendagli in filze di ambra DSO 65
pendagli in serie tubetti spiraliformi DSO 152
pendagli od ornamenti di fibule in avorio fra cui uno a forma di disco ornato di un rosone intagliato ed altri due pur di leoni accoppiati, uno dei quali retrospiciente DSO 65
pendaglietti (numero 2) di avorio di cui uno rappresentante una sfinge alata e l’altro di forma discoidale, con testa gorgonica DSO 48, 50
pendaglietti vari in bronzo DSO 84
pendaglietto di ambra raffigurante una scimmietta accovacciata (fig. p.364) DSO 48
pendaglio con una sola tibia di capra DSO 81
pendaglio di argento a forma di segmento lunare, sorretto da una serie di fili d’argento DSO 51
pendaglio di bronzo costituito da due anelli legati fra loro ad uno dei quali sono infilati quattro pendaglietti a forma di batacchi di campana DSO 77
pendaglio discoidale di piastrina di avorio con un mascherone gorgonico in bassorilievo DSO 68
pendaglio in argento di forma quasi ellittica sorretto da una serie di più fili d’argento DSO 80
pendaglio singolare formato da una serie di tibie di capra…. DSO 50
pendaglio vedi anforette
pendaglio vedi dente
perline o globetti (filze) di ambra, di sferette o di pendaglietti fusiformi DSO 42,43
pettorale di bronzo formato da una lastra semicircolare, lavorata a giorno… serie di catenelle a doppia maglia, terminanti in ciondolo, forma di cuspidi di lancia, in ferro DSO 88 – DCU 136
pettorale formato da una piastra di bronzo a sezione di campana con superficie ornata di bulle a sbalzo e dal cui margine inferiore pendono una serie di catenelle terminanti sferette di bronzo DSO 63 – DCU 140
pettorali DSO 41
pettorali formati per lo più da placche rettangolari o trapezoidali di bronzo decorate da borchie a sbalzo, più raramente in forma umana schematica, dalla base delle quali pendono numerose catenelle di bronzo, di ferro … A queste catenelle sono appesi altri pendagli di specie diversa ed ai capi di ciascuna sono attaccati dei pendagli più grossi … DSO 43,44
piastrina di avorio lavorata a bassorilievo e rappresentante una sfinge alata affrontata ad un albero DSO 90
piattelli (frammenti) DSO 111
piattelli con le forme e gli ornati propri della ceramica italiota del IV e III sec. a.c. DSO 112
piatto concavo (grande) con gli avanzi del pasto funebre (silicernium) DSO 71
piccoli bronzi ornamentali DSO 87
pilum (dardo) di ferro DSO 67
pilum (dardo) quadrangolare di ferro con un cartoccio di rame per introdurvi l’asta di legno DSO 65,66
piramidette o pesi da telaio DSO 111
pomo di mazza di ferro DSO 66,70,77 – DCU 12
profumi vedi balsamari
protome vedi collana
protome vedi oinochoe
protomi vedi manici
pugnale con fodero di ferro DSO 70 – DCU 12
pugnale di ferro DSO 54,55,77,85,110
rasoi lunati di bronzo (numero 3) con manichetto fuso desinente in occhiello DSO 85
rasoi lunati in bronzo e in ferro DSO 56
rasoio lunato di bronzo DSO 89 – DCU 156
rasoio semilunato in bronzo DSO 84
rivestimento di fibule DSO 80
rocchetti in terracotta DSO 152
rotelle di ambra con foro al centro DSO 40
ruota in ferro, parte superiore (Tomba del Duce) DSO 36
ruota solare DSO 72
ruote del carro e altri accessori DSO 77
ruote di un carrello DSO 74
saltaleone vedi anelli digitali
sandali (frammenti) in ferro DSO 71
sandali di ferro (numero 2) DSO 77
sandali frammentati in ferro (numero 2) DSO 71
sandali in ferro (frammenti )DSO 71
sandali, rivestitura esterna consistente in lamine in bronzo con i relativi chiodetti DSO 84
sauroter vedi lancia
scarabei DSO 49
scheletri in posizione rannicchiata di donna, di uomo, di giovanetto e di bambino DSO 152
scheletri umani con armi di ferro ed oggetti di ornamento in bronzo e in ambra DSO35
scheletro con il petto letteralmente guarnito da una rete di fibule di ferro DSO 53
scheletro di donna rannicchiata rivestito dal capo alla cintura da un manto di lana, ricoperto da miriadi di bottoncini gemelli di bronzo frammisti a minuscoli anellini di pasta vitrea e di ambra DSO 115
scheletro DSO 110
scheletro in posizione rannicchiata DSO 63,70,115
schinieri in bronzo (due paia) nel cui ginocchiale e raffigurato Ercole che uccide il leone Nemeo (figg. pp. 55 e 305) DSO 75
schinieri vedi cnemidi
schiphoi (vaso tronco-conico, provvisto di due anse orizzontali all’altezza dell’orlo) DSO 58,111
selce vedi cuspide
selce vedi ascia levigata
selce vedi coltello
selce vedi oggetti
sferette di bronzo DSO 63
sfinge figura vedi piastrina
simpulo o attingitoio con manico fuso a giorno desinente in testa di cigno e con piccola ranocchia a tutto tondo presso l’orlo DSO 75,76
simpulo vedi attingitoio
situle (numero 2) cilindriche di bronzo con ornato a sbalzo con doppie anse girevoli DSO 67
situle (vasi a forma di tronco cono) minuscole DSO 58 – DCU 56
situle (vasi a forma di tronco di cono) DSO 57
skyphoi (frammenti)DSO 111
spada di bronzo di tipo miceneo DSO 89
spada vedi coltellaccio
spade (numero 2) di ferro DSO 67
spade di ferro DSO 85,77,88
spiedi vedi obola
spiedi( o obola) di ferro DSO 53,70,71,110 – DCU 38
spilloni in bronzo per capelli o vestiti DSO 49 – DCU 118
statuette di sfingi in frammenti (fig. p. 81) e di animali in avorio DSO 91
statuette di terracotta rappresentanti un idoletto femminile DCU 159,165
stele epigrafica conservata al Museo di Bologna DSO 69 – DCU 20
Stele in calco in gesso (originale presso museo di Bologna) DSO 69
stoffa (frammenti) DCU 102
tazza d’argento DSO 68
tazze con o senza piede DSO 58
thymiaterion vedi manico
tibia di capra con decorazione di circoli di concentrici incisi, usata come pendaglio DSO 91
tibia di capretto con la superficie superiore ricoperta di circoletti incisi con punto al centro DSO 111
tibie di capra (n. 15) con un foro in testa (forse attraversate da un filo come collana) DSO 80
torques (in gran numero) di bronzo a desinenza piriforme (a forma di pera) DSO 88, 89
torques (numero 2) con bulle DSO 68
torques (numero 2) di bronzo di cui uno con estremità piriformi e l’altro con due immagini di Sirene a tutto tondo con le mani alzate, collocate presso le due estremità terminanti in due cavalli marini (fig. p.40) DSO 77, 78
torques (numero 2) di bronzo uno dei quali con bulle lungo tutta la verga DSO 66
torques a tortiglione, filiformi, o tubolari, grosse DCU 104,105
torques con estremità terminante in una specie di zampa leonina DSO 64,65
torques di bronzo a verga rotonda con le due estremità ripiegate e desinenti in protome di torello DSO 63
torques di bronzo con bulle DSO 89
torques di bronzo con ornati a nodi DSO 89
torques di bronzo DSO 79,89
torques in bronzo (fig.p.90) con le due estremità ripiegate in fuori e desinenti in due sferette che recano incisi, in maniera assai schematica, i lineamenti di un volto muliebre DSO 91
trecce incise vedi bacini
treppiede di bronzo a zampa di cavallo DSO 79 – DCU 71
treppiede di candelabro in bronzo con piedi in forma di zampa leonina DCU 72
treppiede vedi lebete
treppiedi (frammenti) in ferro DSO 70,71
treppiedi in ferro (frammenti) DSO 70,71
tubetti vedi pendagli
tubetto di bronzo con base conica a guarnimento della cassa del carro da guerra DSO 75
tunica (grossa) o saio di lana DSO 53
uccello a forma vedi vaso
uccello vedi askoi
unguenti vedi balsamari
vaghi di ambra DSO 65
vasettini di impasto grossolano e di bronzo DSO 71
vasi (avanzi) DSO 111,112,116
vasi (frammenti) iconici con ornati impressi di stile geometrico DSO 111
vasi (grandi) di bronzo DSO 57 – DCU 67
vasi (pezzi) grossolani di impasto nerastro o di bucchero DSO 111
vasi (piccoli) di bronzo DSO 58
vasi arcaici greci DSO 57
vasi assai rozzi per la forma e per l’impasto DSO 63
vasi corinzi DCU 187
vasi di argilla dipinti a decorazione geometrica DSO 58
vasi di bronzo ad anse semicircolari mobili DSO 71 – DCU 13
vasi di bronzo di forma greca DCU 73
vasi di bucchero DCU 188
vasi di bucchero, impasto nerastro o di argilla rossastra, di terracotta DSO 58,111 – DCU 77
vasi pugliesi DCU 187
vasi, resti di impasto ordinario DSO 110
vaso (grande) di bronzo al corpo sferico, larga bocca ed alto piede conico DSO 67 – DCU 68
vaso col corpo in forma di uccello, con piede bassissimo da coppa e con manico semicircolare nella parte superiore DCU 95
vaso con manico somigliante ad una figurina di cavallo con cavaliere DCU 96
vaso di bronzo di cui si conserva il fondo DSO 68
vaso di impasto grossolano con bocca imbutiforme e con anse verticali biforcate nell’attacco al corpo e desinenti sopra l’orlo in protome di uccello DSO 78
vaso di terracotta globulare, biansato con decorazioni geometriche in rilievo a fasce orizzontali DSO 65
vaso laminato in bronzo, probabilmente un incensiere (thymiaterion), di cui restano le due appliques (figg. pp. 59 e 95), che ne ornavano le spalle, lavorate a giorno raffiguranti due guerriglieri che tengono per il cimiero due cavalli, e due anse a doppio protome equine, impostate sul ventre al di sotto delle due appliques DSO 74,75 – DCU 70
verghette o fedi d’oro, n.3 DSO 51
vertebre di pesce (alcune) usate come ferma giuoco DSO 81
vesti (resti) con relative guarnizioni, frammenti di stoffa con attaccate miriadi di borchiette di bronzo, di vetro, di ambra, d’avorio, in maggior parte appartenenti al manto o pallio DSO 51
vestiti maschili consistenti in una grossa tunica o saio di lana con applicati ornamenti quali fibule di bronzo e di pasta vitrea, colliers in filo ritorto DSO 53
vetro vedi borchiette
vetro, pasta vitrea vedi fibuloni
vetro, pasta vitrea vedi manto di lana
+*+*+*+ Vesprini Albino

ORNAMENTO alle persone: amuleto, anello, armilla, bottone, borchia, bracciale, catenella, cintura, ciondolo, collana, diadema, fermaglio, fibula, manto, orecchino, pendaglio, sandalo, torques, tunica, vesti.
CAPANNA: alari, attingitoio, bacinella, canestro, colatoio, coltello, coppa, creagra, grattugia, idolo, incensiere, paletta, rasoio, spiedo, treppiede, veste
LAVORO: accetta, ascia, bipenne, cocchio, fusaiole, giogo, palette, rasoio
METALLURGIA: armi, biga, borchia, carrello, cerchione, corazza, cuspide, disco, elmo, gambali, giavellotto, lancia, mozzo, paragnatidi, pilum, schinieri, spada
VASI: ceramica, bucchero, terracotta: anfora, balsamario, capeduncola, cratere, askos, dyphron, lebete, lekythos, kantaros, kyliche, oinochoe, olpa, patera, skiphos, tazza.

Posted in DOCUMENTI, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , | Leave a comment

GIORNATA DELLE MEMORIE DELLE ETNIE SENZA DISCRIMINARE CON ARROGANZA

GIORNO DELLA MEMORIA E DELLE MEMORIE DI MOLTE ETNIE. Il ricordare serve all’umanità, come si legge in un articolo sul Rwanda di p. Uwineza Marcel, nel quaderno 4004 di “Civiltà Cattolica” anno 2017 (pp. 172ss). Che uso fare del giorno delle memorie? Serve a decidere il futuro con imperativi spirituali di bene, non di male.
= ANDARE AVANTI SENZA IDEOLOGIE OPPRESSIVE, stabilendo forti legami tra ricordi e verità, perché le memorie selettive avvelenano il futuro.
= MANTENERE OGGI CIO’ CHE PIU’ AIUTA TUTTI: la dignità della persona umana nel rispettare e nell’amare il prossimo, perfino quando dimostra di essere un nemico.
= NON CEDERE ALLE SOFFERENZE INSENSATE, ma mantenere ferma fiducia che il bene vince sul male.
= RICONOSCERCI CON UMILTA’ ammettendo che tutti cadiamo e abbiamo bisogno di perdono.
= VOLERE LA SINCERA IDENTITA’ senza presunzione su tutto quanto è stato fatto da noi e da altri a noi.
In sintesi: “ la memoria della sofferenza conduce alla solidarietà.”

Posted in ALTRO, DOCUMENTI, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , , , | Leave a comment

La riconciliazione, sacramento cristiano con la confessione segreta. Papa Leone Magno sapiente nella salvezza delle anime.

PENITENZIALI. La pratica della confessione sacramentale segreta.
Il papa Leone Magno il 6 marzo 459 scrive ai vescovi costituiti nella Campania, nel Sannio e nel Piceno per ribadire la necessità della confessione fatta all’orecchio del ministro del sacramento della Penitenza e con segretezza. (Patrologia latina 54, lettera CLXVIII pp. 1209- 1211)
Un abuso individuato da papa Leone nel territorio delle diocesi del Piceni è stato quello che riguarda il sacramento della penitenza. Il papa dichiara di esserne venuto a conoscenza da poco tempo (nuper). Alcuni vescovi, per eccessivo zelo, tra le varie opere di soddisfazione, chiedevano ai penitenti anche la pubblicazione dei peccati. Il papa non è d’accordo perché – scrive – «è sufficiente che i reati delle coscienze siano indicati ai soli sacerdoti nella confessione segreta». < Leone vuole che sia «rimossa questa improbabile consuetudine» affinché molti non si allontanino dai benefici del sacramento della penitenza o per vergogna, o per paura che i loro peccati siano rivelati ai loro nemici, subendo un serio danno. Conclude il papa, con grande sapienza pastorale che è sufficiente quella confessione che prima si fa a Dio e poi al sacerdote. (SANTARELLI, Giuseppe. Le origini del Cristianesimo nelle Marche. Loreto 2009, p. 113)

Posted in Chiese, DOCUMENTI, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , | Leave a comment

NEL TERREMOTO CON SPIRITO UMANO E CRISTIANO a dare lavoro ai disoccupati

Ai terremotati DARE LAVORO e liberare la pratica cristiana
Carlo Tomassini
Di per sé non è il terremoto la peggiore molestia per le persone costretta a sfollare dalle macerie delle abitazioni, perché è peggiore la molestia velenosa dello scoraggiamento. Se vi si aggiungesse la separatezza tra i volontari e tra gli operatori ufficiali, la situazione diverrebbe insopportabile. E’ naturalmente spontaneo scoraggiarsi quando gli aiuti chiesti e sperati o promessi non hanno efficacia, o sono tanto deludenti da sentirsi abbandonati. Un elicottero vola a prelevare chi fa lo sciatore e lo solleva. Non solleva i terremotati.
L’umile vicinanza servizievole e silenziosa fa condividere anche la solitudine interiore e l’isolamento sociale. Tra i preti c’è stata solidarietà perché quelli dei paesi svantaggiati d’altura sono ospitati nelle canoniche indenni di pianura, ad esempio presso il fiume Tenna. Le forme procedurali di gestione e di sicurezza non rendono meno preoccupati. Le persone maggiormente problematizzate sono quelle che per l’età avanzata e problemi di salute sono disabili. Per loro servono strutture e personale qualificato nell’aiuto specifico. La Comunità di Capodarco muove i collaboratori. Ad esempio, risolvono i bisogni immediati i medicinali prescritti dai medici. Di fatto è la fede il più grande movimento che ispira e regge l’unione morale delle comunità locali, per una “legge comune” che cristianamente non ha mai cessato a dare i migliori risultati. Chi ignora la fede comune disgrega il vincolo comunitario e non vuol valorizzare i vincoli famigliari che furono creati cristianamente.
L’emigrare è stato sempre un fenomeno penoso. Dopo la seconda guerra mondiale non meno di 150 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case per cercare alloggio altrove ed, oggi, altri ancora seguitano a farlo nei luoghi di guerra e di morte per fame. Necessariamente cercano nuove possibilità di lavoro e di vita. Il popolo cristiano è ispirato dalla Caritas a proteggere, assistere e condividere le situazioni difficili, con la preghiera, con la sensibilità ai problemi emergenti e con la disponibilità ad accogliere. Papa Francesco sin dalla mattinata del 24 agosto ha praticato e raccomandato la preghiera per condividere la consolazione degli addolorati perché Gesù si è sempre commosso di fronte al dolore.
Il senso di umanità, la fede cristiana chiamano alla sensibilità, al dialogo, all’aiuto dato a chi non può ricambiare l’aiuto. Gesù, da bambino, insieme con i genitori, per necessità di sopravvivenza, furono profughi in terra straniera, in Egitto. Poi, durante i suoi viaggi apostolici, chiedeva e riceveva ospitalità, ma si trovava anche di fronte all’ostilità di molti, fino alla Croce.
Per chi non ha più la sua abitazione e il suo lavoro è importante l’opera umana di riattivazione sociale ed economica che faciliti il riassorbimento dei traumi ed il rilancio dell’occupazione crea vitalità. Un dovere richiamato all’attenzione delle persone dal santo papa Giovanni XXIII impegna chi ha denaro a dare lavoro. Dovere sacrosanto dei cristiani e dei cittadini.
I sindaci dei comuni disastrati hanno ripetuto anche nelle trasmissioni televisive che sono paralizzati dalla burocrazia. Le soluzioni imposte come procedure non stanno rispondendo alle domande dei senzatetto rimasti emarginati nelle attività produttive. Non è : “Mangia e zitto!”

Posted in LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , | Leave a comment

Sani Maria Eletta monastero Falerone lettera cc. 240- 241

Sani Suor Maria Eletta cc. 240-241
< 25 febbraio \ Viva Gesù e Maria. A gloria di voi, mio Dio, Incomincio a scrivere e per obbedienza al vostro>
Ministro. La mattina del 5 del corrente mese, mi accadde che stavo nella camera, prima che avesse suonato il segno dell’andare all’orazione in comune. Io non so come fosse perché a me parve di andare insieme con le monache verso il coro per recitare l’ufficio. Vidi un mostro serpente che stava con la bocca aperta alla porta del coro e quando le monache entravano in coro, dalle persone cadevano certe palle. E quel serpente se le inghiottiva. In quel punto capivo che quelle palle erano difetti che le monache commettevano per andare a recitare l’ufficio: chi mormorava, chi la sagrestana aveva suonato troppo presto, chi con accidia, chi con poca volontà, con tedio. Io vedevo il tutto, ma le monache non vedevano niente. Entrate che furono tutte le monache, già incominciava l’ufficio. Ed il serpente entrò per la stessa porta del coro e per tutte le monache, ad una ad una ci raccoglieva le imperfezioni e i difetti che si commettevano nel recitare l’ufficio. Quando fu vicino a me, ebbi lume come l’amor proprio mi aveva ingannato. Vidi i tanti difetti che io avevo commesso nel recitare l’ufficio: tante distrazioni e dissipamento, tanta trascurataggine di non esser andata subito al tocco del campanello. Se mi trattenevo, dicevo: “ Oh, adesso non ho l’obbligo come le professe! ” Così mi lusingavo. Ma dopo di quella mattina, mai più, per quanto posso, ho usato negligenza. Il serpente, fatta la raccolta dei difetti, ne fece una bisaccia e poi se la mise sopra la schiena e disparve. Io, dalla paura tremavo e dissi forte, con la voce, senza che io mi accorgessi, invocai i nomi SS.mi e chiamavo la Madre Badessa che con l’acqua benedetta facesse il comandò al serpente infernale acciò fuggisse. La Maestra passata che stava vicino a me, mi chiamò e disse che aveva inteso molte parole che io avevo dette. Io conferii con il Confessore e … mi approvò che io lo dicessi in ricreazione, come per sogno. Così mi comportai, dicendo: “ Ai sogni non si deve dare fede”. E lo raccontai alle monache. Loro così lo appresero per sogno, ma fece tanta impressione che, spaventate del serpente, come sentono il campaneIlo, corrono in fuga in coro. A me parve cosa e lume di Dio, perché per me è servito di lume e ne piansi le mie mancanze e difetti. Il nemico, poche notti dopo mi fece il terremoto sul letto. Già mi credevo che fosse il terremoto: più lungo di un quarto. Chiamai la monaca vicino, se m(ai) sentiva il terremoto. E lei subito mi disse: “Non temete che il demonio vi vuole spaventare”. Siccome di questo io ne tremo, la mia debolezza sempre (è) spaventata dal terremoto, anche quando stavo nel secolo. Questo terremoto l’ha fatto più volte, però solo nella camera dove sto io. E lo sentiva anche la Maestra di quando ero educanda, perché la medesima risiede a dormire nella medesima camera. Fu detto alle monache se nessuna aveva inteso il terremoto, e tutte dissero di no, ché molte monache stavano sveglie, che non (c’)era stato di certo. Il Confessore mi dice che è il demonio per impaurirmi, e con queste paure mi farà male. Una monaca mi disse che raccomandassi al Signore certi parenti, che stanno in Roma. Non mancai di pregare il Signore per queste creature; ma mentre facevo orazione Iddio mi fece capire che la sua giustizia stava adirata contro la Città di Roma e che non passerà gran tempo che le vuole mandare il flagello, onde orazione per placare la sua Giustizia, acciò liberi quel popolo dal flagello. Un’altra notte mentre mi raccomandavo al Signore, vidi il demonio che carregghiava <=trasportava> le anime all’inferno, ed erano religiosi e religiose. Durò tanto tempo come se fosse stato un facchino che di continuo … … davanti all’Inferno. Ohimè! Mi servì di spavento perché vedevo che anche le religiose si dannano. La notte dell’11 il Signore si compiacque che io patissi molti dolori, non solo nell’interno, ma anche nell’umanità. Iddio mi fece intendere come (in) quella stessa ora un religioso, frate di san Francesco, commetteva molti peccati ed un omicidio. Ohimè! la gran pena che al mio spirito fu! solo Dio lo sa. Ed accadde che voleva uccidere più di una persona e tra le altre una giovanotta. La mattina fu saputo per il paese che un frate di san Francesco aveva tirata una pistolata ad una giovanetta e che la notte fu comunicata la povera giovane. Insomma il caso è accaduto ed il frate è stato preso, benché era fuggito. Ed ora sta in carcere e la giovane morirà perché le palla gli è entrata nell’inter(no): cosa veramente degna di piangere. Peccati, sopra peccati, disgrazie per quella povera giovane e la madre non ha altra figlia che quella
di ottimi costumi.
Circa poi di quello che mi … V(ostra) R(everenza) del mangiare: sempre e tanto io mangio e provo la carne, ma lo stomaco non la vuole, sempre con una indigestione. Ho fatto il precetto condizionato come mi scrive V(ostra) R(everenza) (e) il disturbo esterno poco si conosce, mi (di)sturba lo stomaco e mi fa impallidire nel viso. Ma questo poco importa. Io seguito a fare l’obbedienza sin tanto che Dio lo vuole. Io, dalla novena della Purificazione in qua … patisco gran dolori come gli accennai, ma nel cuore è di continuo che, più volte, quasi sono restata mezza morta. Le monache mi vedono che io sto mal ridotta e ho perso il colore in faccia. Già mi voleva portare dal medico. Io dissi, in segreto, alla Badessa: ” Il mio male non è niente, ma è croce che il Signore mi vuole dare”. La Badessa si quietò, ma le monache con la Maestra delle novizie hanno importunato la Madre Badessa che mi facesse andare dal medico, che io dovevo ubbidire perché loro non mi volevano vedere morire in piedi. Alla fine mi è convento andare dal medico che mi vide sbattuta e subito mi ordinò varie cose e che poi mi avrebbe cavato sangue. La sera obbedii all’in.
(La)mattina mi raccomandai al Confessore ché lui sa (il mio) male e che perciò mi aiutasse. Lui ha pensato (a ri)mediare, giacché le monache non si vogliono quietare, … disse una parola al medico che non mi ordinasse (nien)te, perché i rimedi umani li ha veduti, che ogni volta mi hanno fatto maggior male, e perciò questa era una croce che Dio mi voleva dare e con questo si (sono quie)tate tutte. Bensì si passano delle croci ed io ne vado di mezzo. (Sia) benedetto Dio. La prego di riverirmi la Angiolina con pregarla che preghi il Signore per la nostra lite, perché si sta con gran timore e se si perde il monastero, e sto per carità: se il Signore gli dà qualche lume, me lo scriva che io gli prometto la segretezza.
Io feci sentire la sua Lettera al Confessore e mi impone che lo riverisce. Circa dello scrivere alla Baldinucci, non ne scrivo, né bene, né mai; alla contessa, di rado gli scrivo e mi porto in maniera che di me stessa non scrivo cosa veruna e nemmeno ad altri, perché non ho tempo. Scrivo qualche volta al P. Eusebio, in qualche occasione necessaria, ma non cose di anima. Ho pregato Gesù che mi desse lume, se era volontà sua che io faccia questa astinenza, che i cibi così mi fanno male, di carne. E ogni volta che mangio la carne, sempre sto più male di stomaco. Ma Dio mi fece capire che sia volere suo che io non mangi carne. Ogni volta mi ci sento una quiete interna. Se poi mangio la carne, mi pare di disgustare Dio e di dare qualche gusto alla gola, benché dopo lo pago con gran dolore di stomaco. Ma mi quieto perché f(acci)o l’obbedienza. Lo dissi al Confessore e lui mi disse: “Scrivetelo al P. Aloisi perché lui si muoverebbe a compassione”. La Maestra che dorme nella (mia camera) e mi sente che la notte travaglio, mi impone che scriva a V. R. e prenda questa licenza di stare qualche notte di non andare a letto perché mi sente che io peno assai. In questo mi rimetto al suo comando.
Più volte Dio mi usa misericordia nella Comunione di ristorare l’afflitto mio spirito con la sua reale presenza, in un modo come se il sole entrasse nel mio petto e qualche volta gli richiedo che mi trasformi tutta in lui e che mi dia forza di soffrire, ma che tocchi il mio cuore tanto addolorato e mi sento come raddolcire il dolore nel cuore. Circa della purga di spirito, sempre mi pare che cresca perché nel fare orazione mi trovo talmente lontana da Dio e nelle tenebre di me medesima che più volte mi trovo come perduta o . Non so come spiegarlo, perché mi trovo sola nell’essere di me stessa. Vado cercando Dio perché temo di averlo perduto. Ma di questa sorte di cose, solo a voce si potrebbe capire perché (in) quante sorti e in quanti modi si trova lo spirito: mi trovo con una somma afflizione interna. Io vado crescendo in difetti e imperfezioni, iniquità. Richiedo la sua santa Benedizione e preghi il Signore che i converta a lui perché temo di non divenire un Giuda, discepolo di Gesù traditore. Richiedo se può la risposta presto perché mi pare di vivere ingannata.
/ Ceralacca ed indirizzo / Al molto rev.do Padre sig. padrone colen.mo – Il P. Giacinto Aloisi della Compagnia di Gesù – Perugia per Città San Sepolcro.

Posted in Chiese, DOCUMENTI, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , , , , , , , | Leave a comment