Il pittore Salvatore Tricarico interpreta la fede cristiana in due dipinti della Madonna e in altro del Crocifisso

Gli Angeli onorano l'offerta dell'Agnello di Dio sulla Croce, adorato nella gloria regale dal papa san Giovanni Paolo II e da  san Pio da Pietrelcina stigmatizzato.

Gli Angeli onorano l’offerta dell’Agnello di Dio sulla Croce, adorato nella gloria regale dal papa san Giovanni Paolo II e da san Pio da Pietrelcina stigmatizzato.

Nel presbiterio il Risorto e la nuda Croce dell'immolazione presso l'altare e ai lati, della tribuna due dipinti del pittore Salvatore Tricarico raffiguranti la Beata Vergine Maria di Nazareth nella tenerezza con il divin Figlio e  nella apparizione ad Alfonso Ratisbonne.

Nel presbiterio il Risorto e la nuda Croce dell’immolazione presso l’altare e ai lati, della tribuna due dipinti del pittore Salvatore Tricarico raffiguranti la Beata Vergine Maria di Nazareth nella tenerezza con il divin Figlio e nella apparizione ad Alfonso Ratisbonne.

Posted in ALTRO, Chiese, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , , , | Leave a comment

MONTI FILIPPO CELESTINO scrive il diario della costruzione di CASTEL CLEMENTINO in Servigliano 1758 -1798

MEMORIE DELLA EDIFICAZIONE DEL CASTEL CLEMENTINO IN SERVIGLIANO DI FERMO

REGISTRATE DAL SACERDOTE FILIPPO CELESTINO MONTI L’ANNO DEL SIGNORE 1774

Trascrizione paleografica del manoscritto SERVIGLIANO. Il manoscritto di Filippo Celestino Monti qui in trascrizione paleografica offre l’occasione di dire Grazie al sac. Vincenzo Vagnoni vicario della Diocesi Fermana che ha recuperato questo manoscritto.
L’antico Castello diruto sul colle di Servigliano è stato traslato in pianura con la costruzione del nuovo Castello chiamato “Castel Clementino” in onore del Papa che lo fece edificare. Lieti i Serviglianesi.
Si comprende che l’ortografia ed i vocaboli non sono quelli dell’ Italiano corrente
\c. I\ MEMORIE DELLA EDIFICAZIONE DEL CASTEL CLEMENTINO IN SERVIGLIANO DI FERMO REGISTRATE DAL SACERDOTE FILIPPO CELESTINO MONTI L’ANNO DEL SIGNORE 1774\\ c. II\
Notizie della Riedificazione del Castello di Servigliano in oggi detto Castel Clementino fatta nel Piano di Santa Maria negli anni, come in appresso con una brieve, mà veridica descrizzione di quanto seguisse prima della sudetta riedificazione.
Fin dal Mese di Luglio dell’Anno 1763. incominciarono nell’antico, e per più titoli rinomato Castello di Servigliano Stato e Diocesi di Fermo à far luttuosa comparsa le sotterranee precipitose rovine con segni evidenti di un’esterminio totale del Luogo. Si usarono immantinente dagli Abbitanti le più sollecite, e possibili diligenze per ripararle; mà stante il troppo avanzato Sobbollimento del Terreno, fùron’ vani gli apprestati rimedi; così ché gli Abbitanti furono in necessità posti di avanzarne (non ostante la contrarietà di alcuni) al Sommo Pontefice -Carlo Rezzonico Veneziano – Clemente Terzodecimo le Suppliche affin di conseguirne un qualche Ajuto in un sì grave Emergente. Se ne fecero pertanto dal Procuratore del Pubblico al detto Pontefice replicate Istanze, in sequela delle quali la Sacra Congregazione del Buon Governo, e per Essa l’Em.o Lante Prefetto ordinò, che si riconoscesse il Castello da un Architetto della Rev.a Camera ed infatti non passò molto tempo, che giunto l’Architetto Orlandi in questo sud.° Castello per rinvenire la principal causa delle rovine doppo varie Ispezzioni ocularmente fatte da vecchio rimbambolito alla presenza \ c.II v\ di molta Gente francamente asserì provenir le rovine dallo Scuotimento delle Piante che all’intorno esistevano. Alli passati spropositi dell’Orlandi Architetto si unirono ancora le stravaganze dell’Em.o Lante (quale, quantunque avute per altra parte le più singere informazioni, e rilevato il pericolo, in cui in realtà trovavasi l’intero Popolo di Servigliano sénza aver verun’ riguardo à Contadini abbitanti nella contermina Campagna di detto Luogo) emanò il Decreto, che gli Abbitanti del Castello di Servigliano andassero ad abbitare ne circonvicini Paesi. All’avviso di Decreto sì storto qual fusse per essere il rammarico de Serviglianesi, chi ha senzi di cristiana Relligione può figurarselo certamente. Ciò non ostante (giacché a sperar nulla di buono vi rimanesse) animati da quell’innato coraggio diffùso (dirrò così) in tutti i Serviglianesi si risolsero doppo la Morte di Clemente Terzodecimo di spedire in Roma un Deputato, affin colla viva voce avvalorasse l’Affare, che tanto à tutti premeva. Convocossi pertanto di unanime consenso il Consiglio, e dopo discussa maturamente La proposta restò eletto a pieni Voti per Deputato il Signor Domenico Felice Monti colle faccoltà amplissime di deputare altro in sua Vece, ed infatti impedito da varij domestici Interessi il Monti sostituì in suo Luogo il Signor Capitan’ Giandomenico Iaffei con tutte quelle faccoltà ad esso dal pubblico Consiglio conferite. Stante dunque detta Sustituzione portossi il nomato Sig.e Deputato in Roma, e rinovate al Sacro Collegio le istanze, ne ottenne non solo il decreto ad novum Ponteficem ma ancora la Spedizione del Sig. Virgilio Bracci Architetto della Rev.da Camera per considerare se poteva, o no, avere sussistenza il Castello. Portossi il Bracci in Servigliano e doppo varie osservazioni conchiuse che stante l’avanzato pericolo era di mestiere venirsi alla riedificazione di esso. Alla relazione del Bracci fatta non solo al Sacro Collegio ma ancora al nuovo Sommo Pontefice Clemente Quartodecimo Ganganelli ne ottenne \cIII\ il Deputato sud.° la spedizione di due Chirografi, uno per la riedificazione del Castello diretto all’Em.o Lante Prefetto della Congregazione del Buon Governo, e l’altro spirituale per l’erezzione di altra Cura nel nuovo Castello diretto all’Em.o Card. Urbano Paracciani Arcivescovo di Fermo segnati da Castel Gandolfo sotto li 9 Ottobre 1771 da farsi nel circondario di Santa Maria del Piano col nome di Castel Clementino, come leggesi nella Lapide posta nella Porta verso il Convento dei Minori Osservanti di d.° Luogo. Dopo la sudetta spedizione nacque dissenzione tra l’Em.o Lante Prefetto della Congregazione del Buon Governo e l’Em.o Paracciani Arcivescovo di Fermo, per il che restò per qualche Anno sospesa la detta rifabbrica in danno notabbile degli Abbitanti. Si eran già poste in non cale le cose e nel mentre i Serviglianesi vivevano affatto dimentichi della Grazia ottenuta, all’improvviso fù da Essi sentito seguitar la morte dell’Em.o Lante Prefetto. All’arrivo di notizia sì lieta, perché vantaggiosa, si rallegrarono al Maggior segno gli rammaricati Animi degli Abbitanti, i quali, ripreso quel spirito, che in parte perduto avevano, rinovarono al nuovo Prefetto le suppliche, affin di vederne quel felice esito, che da tutti desideravasi. Per secondare addunque le brame del Popolo di Servigliano, l’Em.o Casali nuovo Prefetto ne incaricò l’Em.o Paracciani, quale per la sollecita essecuzione del Chirografo sotto li 18 Giugno 1774 portossi in Santa Maria del Piano, ove dimorò per tre giorni interi, e doppo aver fatto non solo misurare, ma ancora restringere il Sito assegnato nella Pianta fatta dal Bracci per ordine della Sagra Congregazione del Buon Governo dal Padre definitore di Santa Maria Nuova de’ Minori Osservanti ordinò la immediata riedificazione del Castello \c.III v\ nel detto Prato, conforme ocularmente si vede interamente seguita per parte della Rev. Camera entro il termine di anni cinque coll’assistenza e direzzione del Sig. Luigi Paglialunga Architetto Fermano.
PRINCIPIO DELLA FABBRICA DEL CASTEL CLEMENTINO = 177tre =
Alli 17. Settembre 177tre Giorno di Venerdì fù dato principio allo Scavo de’ Fondamenti del primo Braccio delle Case, che si fAnno a proprie spese dalla Rev. Camera verso il Convento de’ Minori Osservanti.
Alli 22. d.° Giorno di Mercoledì furono incominciati à murare li fondamenti delle Case del primo Braccio.
Alli 7. Ottobre 177tre. Furon compiti tutti li fondamenti laterali delle Case del primo Braccio, ed immediatamente fù inalzata una Casa di Stanze quattro, contigua alla Porta del nuovo Castello posta in faccia del Convento, per comodo de’ Muratori.
ANNO I DELLA EDIFICAZIONE DEL CASTEL CLEMENTINO = 1774 =
Entro il Mese di Aprile 1774. Fu messo mano alle Case del primo Braccio verso il Convento, e restarono interamente cuperte, e terminate entro il Mese di Decembre di dett’Anno.
Alli 17. Maggio 1774. Giorno di S. Pasquale Bajlon dal Sig. Primicerio Lodovico Porti Fermano e Sopraintendente della Fabbrica del Castel Clementino, fù posta ne fondamenti della Chiesa cavati entro il Mese \c.IV\ di Aprile 1774. la prima Pietra venuta da Roma, e mandata da Clemente Quartodecimo. Era questa di Marmo bianco fatta a guisa di Cassetta con il suo Coperchio, che incassava al di dentro lunga Oncie 21. e larga oncie 12. con entro diversi Agnus Dei, alcune Medaglie, ed una descrizione in Rame in cui leggesi il Nome del Pontefice, il Titolo della Chiesa ed anco il nome del nuovo Castello. Venne la suddetta, dopo fatta la solita benedizzione collocata sotto il fondamento del Pilastro vicino all’Altare Maggiore in Cornu Evangelii, del che ne fù formato pubblico Istromento dal Notaro Sig. Domenico Taccari da Loro segretario pubblico di Servigliano sotto li sudetti Giorno Mese ed Anno.
Alli 14. Settembre 1774. Fu dato principio allo Scavo de’ Fondamenti della Torre della nuova Chiesa, ed anco fù dato principio alla Elevazione della Porta verso il Convento, quale in dett’Anno venne alzata palmi dieci circa.
Entro il Mese di Ottobre 1774. furono cavati li fondamenti del Braccio secondo delle Case verso la Chiesa, quali restarono compiti nel principio del Mese di Decembre 1774.
Nel Mese di Aprile 1774. fù demolita affatto la Chiesa del Convento soppresso di S. Agostino fuori delle Mura del Castello, dalli Muratori della Rev. Camera.

ANNO II DELLA EDIFICAZIONE DEL CASTEL CLEMENTINO = 1775 =
Alli 7. Aprile 1775. Furono terminati li fondamenti della Torre, quali sono profondi e larghi Palmi romani Num° 35.
Entro il Maschio o sia Fondamento della Torre vi è un Canaletto, per cui pasSano le Acque di una Vena trovata nello Scavo del Fondamento verso circa la metà di Esso, qual Vena ha il suo principio dalla parte \c.IV v\ verso la Piazza, ed esce dalla parte verso Marina imboccando nel Fosso poco distante dalla Torre.
Alli 28. Aprile 177cinque. Furono spiccati sopra a terra non solo li Muri della Torre, ma ancora quelli della Chiesa, e nello stesso tempo venne inalzato il Braccio delle Case verso Marina, quale restò intieramente coperto in dett’Anno. Li Muri poi sì della Torre, che della Chiesa furono inalzati sopra a terra Palmi romani Num° 40. In detto Anno ancora furono cavati, e compiti li fondamenti del terzo Braccio verso Servigliano vecchio.
Alli 25. Giugno 177cinque Li Corpi de’ Santi Serviliano Martire e Gualtiero Abbate con tutte le altre Sante Reliquie furono traslate dalla Chiesa Parocchiale di S. Marco Evangelita alla Chiesa del Suffragio, e riposte entro un Cassone munito di due chiavi, ed il Giorno doppo furon’ tolti tutti gli Altari, e tutt’altro che v’era al di dentro.
Alli 10. Luglio 1775. Seguì lo sfascio totale della Chiesa di S. Marco.
Alli 14. Agosto 1775. Fu demolita la Casa Parocchiale, ed il Giorno doppo il Magazzeno della Ven. Compagnia del SS. Sagramento.
La suddetta Chiesa Parocchiale di S. Marco di Servigliano fù edificata, secondo la memoria trovata descritta in una Pietra incastrata nel Muro dalla parte di Mezzo Giorno l’Anno 1152. in tempo di Eugenio III Sommo Pontefice, e restaurata li 24. Maggio 1570. Sicché la suddetta Chiesa dalla Edificazione sino al Giorno della dimolizione erano corsi anni 624.
SI DESCRIVE IL PRESENTE MIRACOLO PER MEMORIA
Alli 29. Giugno 177cinque nel portarsi la cassa di Pietra entro cui conservavasi il corpo di S. Gualtiero Abbate nella Chiesa della Madonna \c.V\ Santissima della Lagrime fuori delle Mura, a solo fine di tenerla per ogni bisogno, e lontana da ogni dispreggio, da diece Homini sopra lo Sterzo della Casa Gualtieri, uscitosi accidentalmente dalle mani di Giovanni Morelli il bastone, con cui tiravasi il detto Sterzo, ed attesa la violenta fuga, fù necessitato cadere per terra; così che la ruota di esso dovette passare con tutto il peso sopra ambedue le gambe del Morelli, quale per altro non restò offeso in veruna parte del Corpo, conforme venne riconosciuto dà molti che si trovarono presenti. Osservossi solamente una piccola Lividura in una Gamba che svanì in un istante senza incomodo del Morelli, quale immediatamente se ne volò alla Chiesa, ove era stata riposta, e collocata la detta Cassa a ringraziare il Santo della Grazia fattagli in quell’istante.
Entro il Mese di Settembre 177cinque restò terminata la prima Porta del nuovo Castello verso il Convento dei Minori Osservanti, in cui verso il fine di detto Mese venne inalzata una Lapide colla seguente descrizzione:

CLEMENS XIV PONTIFEX MAXIMUS
VETERIBUS INCOLIS SERVILIANI
OB SOLUM, DOMOSQUE FATISCENTES
PATRIAE EXTORRIBUS
NOVUM OPPIDUM ET OPPIDO NOMEN
DEDIT
< Il pontefice massimo Clemente XIV agli antichi abitanti di Servigliano esuli dalla patria a motivo del suolo e delle abitazioni fatiscenti diede un nuovo Castello cui diede anche il nome >

Nell’Anno 177cinque fù cavata, e terminata la prima Chiavica sotterranea avanti le Case del primo Braccio verso il Convento.

ANNO III DELLA EDIFICAZIONE DEL CASTEL CLEMENTINO = 1776 =
Nel Mese di Aprile 1776. fù incominciata la Elevazione del terzo Braccio delle Case verso il vecchio Castello di Servigliano, ed ancora \c.V v\ della Porta posta in detto Braccio.
Alli 10. Settembre 1776. restò coperto tutto il detto Braccio, ed alli 18. d.°, compita la detta Porta.
Alli 10. Agosto 1776. L’EsattOre Sig. Capitano Giamdomenico Jaffei pagò al Sig. Primicerio Porti per ordine della Sagra Congregazione del Buon Governo Scudi duecento per il Cemeterio fatto edificare dalla R. Camera nella nostra Chiesa del Castel Clementino.
Nel Mese di Ottobre 1776. Furono cavati li Fondamenti del quarto Braccio ultimo della R. Camera posto verso la Strade di Belmonte, ed in detto Anno furono tutti compiti.
Alli 15. Novembre 1776. Giorno di Lunedì fù dato principio alla Elevazione della Porta del Paese verso Belmonte quale restò alzata in dett’Anno sino all’impostatura dell’Arco, ed il quarto Braccio delle Case sino al piancito.
La seconda chiavica avanti le Case del Braccio verso Servigliano vecchio fù cavata e terminata in dett’Anno.

LI PRIMI ABBITATORI DEL SUDETTO NUOVO CASTELLO (tolti li Muratori) furono li seguenti:

Vincenzo Fagiani in qualità di oste l’Anno 1774 I
M.ro Franc.co Ant.° Ranaldi entro Novembre 1775 II
Il Sig. Domenico Felice Monti entro Novembre 1775 III
La Sig.a Mad.a Pierangelini li 25 Maggio 1776 IV
Il Sig. Dom.co Taccari da Loro Seg.rio li 12 Agosto 1776 V
Angelantonio Flammi li 8 Novembre 1776 VI
Carlo Manilj li 15 Novembre 1776 VII

\c.VI\ ANNO IV DELLA EDIFICAZIONE DEL CASTEL CLEMENTINO = 1777 =

Alli 18. Aprile 1777. fù di nuovo messo mano alla Elevazione della Porta del Castello verso Belmonte, e restò intieramente compita li 12 Luglio 1777.
Alli 3. Marzo 1777. Fu dato principio alla Elevazione della Chiesa e facciata di essa, e restò cuperta, e terminata li 6 Settembre 1777 Giorno di sabbato.
Alli 4. Agosto 1777. Incominciarono li Muratori à fabbricare le Case del quarto Braccio verso Belmonte, e restarono cuperte li 4 Ottobre 1777. e stabbilite al di dentro verso la fine di Decembre di dett’Anno.
Alli 26 Giugno 1777. Giorno di Giovedì sulle Ore 23 fù inalzata altra Lapide nella Porta verso Belmonte colla seguente Iscrizzione:

OPUS NOVI OPPIDI
CLEMENTIS XIV JUSSU INCHOATUM
PIUS VI PONTIFEX MAXIMUS
SINGULARI IN SERVILIANENSES
LIBERALITATE MAXIMAM PARTEM
INGENTI SUMPTU ABSOLVIT

< Il pontefice massino Pio VI per straordinaria generosità verso i Serviglianesi, portò a compimento nella massima parte con enorme spesa la costruzione del nuovo castello incominciato per ordine di Clemente XIV >

SIEGUE IL CATALOGO DELLE FAMIGLIE ANDATE AD ABBITARE NEL NUOVO CASTELLO

La Sig.a Rosaria Navarra li 24. Luglio 1777 VIII
Il Sig. Domenico Malatesta li 31. Luglio 1777 IX
Il Sig. Gaetano Simonetti il primo Agosto 1777 X
Maria Di Mattia li 13. Agosto 1777 XI
\c.VI v\
Il Sig. D. Francesco Navarra li 27. Agosto 1777 XII
La Sig.a Maria Costantini li 27. Agosto 1777 XIII
Il Sig. D. Niccola, e nipoti Jaffei li 6. Settembre 1777 XIV
Il Sig. D. Filippo Celestino Monti li 22. Ottobre 1777 XV
Alli 15. Luglio 1777. Fu nuovamente incominciato a fabbricare la Torre, quale dal Colmareccio delle Case della R. Camera fin dove era stata inalzata nell’Anno 177cinque, venne elevata fino alla metà del Finestrone.
Alli 7. Settembre 1777. Il Sig. Marchese Sperelli fece per la prima Volta nel Castel Clementino la Visita delle Otto Squadre de Soldati.
Alli 13. Ottobre 1777. Fu dato principio allo Scavo della Chiavica terza in faccia alla nuova Chiesa, e fù terminata li 9 Decembre 1777.
Alli 30. Ottobre 1777. Fu terminato il Portone di Pietra per la Porta Maggiore della Chiesa lavorato dal Sig. Angelo Albertini Scarbellino Anconitano e messo nella Porta li 20 Novembre 1777.
Alli 5. Novembre 1777. Venne incominciata la Volta della Chiesa del nuovo Castello, e restò compita li 24. Gennaro 1778.

ANNO V DELLA EDIFICAZIONE DEL CASTEL CLEMENTINO = 1778 =

Alli 22. Gennaro 1778. Fu cavata e murata la Chiavica ultima avanti il quarto Braccio delle Case della R. Camera verso Belmonte, e restò terminata li 6. Aprile 1778 Giorno di Lunedì.
Alli 26. Gennaro 1778. Il Sig. Stefane Interlenchi Stuccatore diede principio alli Stucchi della nuova Chiesa ed incominciò dal Cartellone sopra l’Altare Maggiore, in cui leggesi la seguente descrizzione:
SANCTIFICAVI LOCUM ISTUM
UT SIT NOMEN MEUM IBI IN SEMPITERNUM

< Ho santificato questo luogo affinché qui il mio nome resti in eterno >

e furono terminati \c.VII\ (non compresi gl’altri Stucchi sotto il Cornicione) li 23 marzo 1778.
Alli 27. Aprile 1778 fù messo mano alla Torre della nuova Chiesa lasciata sotto il 4 Novembre 1777 imperfetta stante la Stagione contraria e freddosa, e fù terminata li 17 Giugno giorno di Mercoledì vigilia del Corpus Domini.
Alli 7. Settembre 1778 furono in essa incominciate le Volte, le Scale e restarono compite intieramente li 12 Ottobre 1778 \ Le Volte e Scale della Torre furono murate da mastro Attilio Sfasciapagliari da Monte Cassiano\.
Alli 24. Agosto 1778 furono calate le Campane dal Campanile del vecchio diruto Castello. Sotto li 25 detto m. furono trasportate nel nuovo Castello. Alli 26 detto furono tirate nel nuovo Campanile, e alli 28. d° tutte sonate a festa. Il tutto fù fatto colla direzzione e spesa del Sig. Serafino Donati Campanaro da Ortezzano, a cui la R. Camera somministrò Scudi venticinque.
Alli 27. Aprile 1778. Il Sig. Stefane Interlenghi diede principio alli Capitelli e Cartelloni ed anco agli altri Stucchi che sono sotto il Cornicione, e restò il tutto compito li 21 Agosto 1778.

SIEGUE IL CATALOGO DELLE FAMIGLIE ANDATE AD ABBITARE NEL NUOVO CASTEL CLEMENTINO

Il Sig. Francesco di Gualtiero li 30 Aprile 1778 XVI
M.ro Venanzo Totti li 24 Maggio 1778 XVII
Il Sig. Niccola Navarra li 12 Agosto 1778 XVIII
Alli 3. Agosto 1778. Fu messa nella nuova Torre la Sfera di Pietra lavorata dal Sig. Angelo Albertini fattagli fare dalla R. Camera, e pagata da questa Comunità Scudi Venti.
Alli 7. Settembre 1778. Vi furono in essa segnate le Ore ed incise li 10 d.°.
Alli 21. Agosto 1778. Fu incominciato nel Muro del Coro l’Ornamento per il Quadro dell’Altare Maggiore dal Sig. Lorenzo Bernasconi Milanese, e Compagno del Sig. Stefane Interlenghi, e sotto li 19 Settembre 1778 restò \c.VII v\ terminato.
Alli 7. Settembre 1778. Furono murate nella Porta magiore della nuova Chiesa le due Acque Sante di Pietra color di Carne lavorate dal Sig. Angelo Albertini Anconitano da mastro Tomasso Sfasciapagliari da Monte Cassiano.
Alli 14. Settembre 1778. Fu incominciata a murare la Mensa dell’Altare maggiore la quale restò terminata e compita intieramente li 26 Ottobre 1778. Giorno di Lunedì.
Alli 24. Settembre 1778 fù dato principio al Pulpito della nuova Chiesa da Mastro Giuseppe Perugini Falegname, e venne stuccato dal mastro Giovanni Principi quale compì l’opera lì 13. Ottobre 1778.

SIEGUE IL CATALOGO DELLE FAMIGLIE ANDATE AD ABBITARE NEL NUOVO CASTEL CEMENTINO

Il Sig.e D. Giuseppe Felici li 20 Settembre 1778 XIX
La Sig.a Girolama Gualtieri li 15 decembre 1779 XX
Rosa Piermarini e Sorella non vollero venirci – – –
Domenica Rubini li 16 Agosto 1779 XXII
Il Sig. Pietrantantonio Gualtieri li 24 Ottobre 1779 XXIII
Il Sig. Don Francesco Jaffei restò nel diruto Castello con tutta la sua famiglia ma sotto li 27. Gennaro 1790
venne ad abbitare XXIV
Alli 26. Settembre 1778. Giorno di Sabbato fù piantato l’Altare di S. Gualtiero Abbate da Mastro Vincenzo Lupidij da Monte dell’Olmo, Muratore, e terminato li 30 Settembre 1778. = J J =
Alli 30. Settembre 1778. Giorno di Mercoledì fù piantato l’Altare di S. Servigliano Martire dal sud.° Muratore, e terminato li 5 Ottobre di detto Anno. = J J J =
\c.VIII\
Alli 6. Ottobre 1778. Giorno di Martedì fù piantato l’Altare de’ SS. Giovanni, e Giacomo dal sudetto Muratore, e terminato li 8 d.° 1778. =IV=
Alli 9. Ottobre 1778. Giorno di Venerdì fù piantata la Mensa dell’Altare della Madonna delle Rose dal sud° Muratore, e terminato li 12 d.° 1778. =V=
Alli 12. Ottobre 1778. Giorno di Lunedì fù piantata la Mensa dell’Altare della Madonna Ss.ma del Rosario dal sud.° Muratore e terminata li 14 d.° 1778. =VI=
Alli 14. Ottobre 1778. Giorno di Mercoledì fù piantata la Mensa dell’Altare di S. Antonio Abbate dal sud.° Muratore, e terminata li 17 d.° 1778. =VII=
Li Quadri de Santi Gualtiero Abbate – Serviliano Martire – Giovanni e Giacomo Apostoli – della Madonna delle Rose e S. Caterina, furono dipinti dal Sig. Filippo Ricci da Fermo, e messi negli Altari li 29. Maggio 1779.
Li sudetti Altari furono fatti a spese delli benefiziati e lavorati dal Sig. Stefane Interlenchi Stuccatore Milanese nell’Anno 1778, e terminati intieramente alli 29. Maggio 1779. Giorno di Sabbato e vigilia della Ss. Trinità.
Alli 26. Ottobre 1778. Giorno di Lunedì fù messo il Quadro nell’Ornamento dell’Altare maggiore, e di poi fù dato principio alla piancitura del Presbiterio, e corpo della Chiesa, quale restò compita e terminata li 18. Decembre 1778. Giorno di Venerdì.
Alli 30. Ottobre 1778. Giorno di Venerdì fù messo il portone di legno nella porta Maggiore della nuova Chiesa lavorato da Mastro Giorgio Vecchi Falegname nella città di Fermo ed inverniciato dal Sig. Felice Anzidei da Fallerone di color’ piombino sotto li 5 Novembre 1778, \ ed alli 18. Maggio 1779 fù messa la Balaustra nel Presbiterio.
Alli 19. Novembre 1778. Giorno di Giovedì sulle Ore diecessette, e mezza arrivò entro il nuovo Castello la Cassa di Pietra di S. Gualtiero Abbate trasportata con due paia di Bovi da Francesco e Marco Pensé con Sbaro di Mortali, e Suono di tutte le Campane di d.° Luogo, associata da me Filippo Celestino Monti, e collocata li 10. Febraro 1779.
\c.VIII v\
Alli 20. Novembre 1778. Giorno di Venerdì fù incominciata a murare nel Pavimento della nuova Chiesa la Stella da Mastro Francesco Lupidj da Monte dell’Olmo, quale restò terminata la sera delli 24. d° giorno di Martedì.
Alli 21. D.° Giorno di Sabbato fù dato principio al Battesimo della nuova Chiesa lavorato dal Sig. Stefane Interlenchi stuccatOre e restò compito li 4. Decembre 1778. Giorno di Venerdì.
Alli 28. Marzo 1779. Giorno di Lunedì fù dato principio dalli Muratori della Camera alla Volta sopra al Cemeterio, e da essi restò terminata la sera delli 9. Aprile 1779. Giorno di Venerdì.
Alli 10. Aprile 1779. Giorno di Sabbato fù collocato nella stanza del detto Cemeterio l’Altare di legno indorato proprio della Madonna Santissima del Rosario.
Alli 30. Marzo 1779. Giorno di Martedì fù incominciato a murare il Muraglione fatto fare dalla Camera nel principio del Fosso sopra li Frati per fortezza, e commodo delle Acque che devono ivi passare, e fù terminato li 12. Aprile 1779. Giorno di Lunedì.
Alli 19. Aprile 1779. Partirono tutti li Muratori della Rev. Camera dal Castel Clementino, essendo stato terminato quel tanto s’era da essa R. Camera incominciato.
Alli 15. Maggio 1779. Giorno di Sabbato furono messi negli Altari nuovi i Quadri della Madonna del Rosario e di S. Antonio Abbate, come ancora tutte le Pradelle nelli Otto Altari fatte da Mastro Pietrantonio Perugini da Monsampietro Morico.
Alli 30. Maggio 1779. Giorno di Domenica da Mons. Lodovico Primicerio Porti Fermano fù benedetta la nuova Chiesa eretta nel Castel Clementino. In d° giorno fù la Festa della SS.ma Trinità.
Alli 24. Agosto 1779. Giorno di Martedì fù incominciato ad incessare l’Ornamento del Quadro dell’Altare magiore, Mensa, e Balaustra \c.VIII bis\ affine d’indorarsi e Marmirsi dal Sig. Luigi Baldelli Indoratore da Macerata Abbitante in Rapagnano, e terminò il sud.° lavoro coll’Assistenza di me Filippo Celestino Monti Deputato li 30. Ottobre 1779.
Alli 4. Ottobre 1779. dal sud° Sig. Baldelli per ordine di me Deputato fù incominciata a marmire la Cassa di S. Gualtiero Abbate e riquatrare al di dentro la Nicchia da me Deputato fatta, costruire affine di ricollocarsi la Cassa di detto Santo, ed il tutto restò terminato li 30. Ottobre 1779.
Alli 24. Ottobre 1779. Giorno di Domenica seguì la Traslazione delli Santi Corpi Serviliano Martire, e Gualtiero Abbate dal vecchio Castello al Castel Clmentino con pompa solenne ed Accompagno di tutto il Clero e Squadre otto di Soldati. Alla sera delli 24 vi fù il Vespero in Musica. – Alla mattina delli 25. la Messa solenne in Musica, ed alla sera il Te Deum col Tantum Ergo parimenti in Musica.
Alli 26. lo Steccato ed alla sera l’Oratorio che fù dedicato all’Em.o Casali Prefetto della Congregazione del Buon Governo con Fochi Artificiali, e Sbaro de Mortali. – Fece la Funzione Mons. Lodovico Porti Fermano.
Alli 7. Ottobre 1779. Giorno di Giovedì sulle Ore 22. arrivò entro questa Terra di Castel Clementino l’Organo portato dal Sig. Rafaele Fedeli della Rocchetta di Camerino, e fù reso sonante li 22. Ottore 1779.
\c.VIII bis.v\
Alli 2. Novembre 1779. In vigore del Breve ottenuto dal Sommo Pontefice Pio VI. furono incorniciati i Mercati in questo Castel Clementino in Giorno di Martedì, restando fissati in tutti li Martedì dell’Anno, come al detto Breve, che conservasi in Comunità sotto le quattro chiavi.
Alli 27. Giugno 1780. Giorno di Martedì da Mastro Tomasso Sfasciapagliari Muratore furono incominciati à muraRe i baccili sotto le Glondare de’ Coppi dalla parte di fuori del Paese per tener’ le Cantine e Sommassi lontani dalle Acque ed indi furono le Stradi intorno al Paese imbrecciate per ordine della S. Congregazione del Buon Governo restando il tutto terminato sotto li 12. Agosto 1780.
Alli 11. Novembre. 1782 furono incominciate à piancire l’altra metà delle Strade e tutta la Piazza à spesa della R. Camera, qual’opra restò compita li 27. Luglio 1783. dal Muratore Attilio Sfasciapagliari da Monte Casciano Abbitante in questo Luogo.
Alli tre Luglio 178tré. Prese possesso il Sig. Don Filippo Burocchi dalla Terra della Penna San Giovanni della nuova cura eretta nella Chiesa della Madonna \c.VIII ter \ SS.ma della Piaggia vicino al diruto Castello di Servigliano per commodo di quel popolo rimasto nelle vicinanze di esso coll’Assegnamento di Scudi 60. annui, restando per tutto il bisognevole della Cura e mantenimento della Chiesa e lampada obligati li Parrocchiali a tenore della Supplica da Essi avanzata à Mons. Andrea de’ Conti Minucci Arcivescovo di Fermo.
Alli 28. Giorno di Sabbato del Mese di Agosto dell’Anno1784. fù dato principio al Palazzo Pubblico di Castel Clementino dal Muratore Attilio Sfasciapagliari, e figli colla direzzione del Sig. Architetto Luigi Paglialunga Fermano a cui restò nella candela per il prezzo di Scudi tre mila e quattro Cento a porte chiuse, e fù interamente compito entro il Mese di Marzo dell’Anno 1789.
A dì tre Luglio 1784.
Sulle Ore Ventiquattro, e quarti tré di Notte, Giorno di Sabbato da Serafino Donati fù rifùsa la Campana Maggiore della Chiesa di S. Marco di Castel Clementino. La Mattina delli otto fù consacrata da Mons. Andrea Minucci Arc.vo di Fermo. Alli 9 d.° \c.VIIIter v\ sulle Ore ventitré fù tirata sul Campanile e alle 10. d.° fù sonata per la prima volta. Detta Campana rifusa è di peso Libre 3610 (tremila sei cento dieci).
Alli 25. Luglio 1784. Mercoledì fù rifùsa ancora dal sud.° la quarta Campana detta di S. Agostino, quale pesa Libre cento trenta nove (139).
Adì 7. Settembre 17ottantasei furono spedite le Bolle per l’Erezione della Collegiata di questo Luogo di Castel Clementino per le quali furono spesi Scudi 1015:50 Autore di essa fù il Dottore D. Filippo Celestino Monti.
Alli 6. Marzo 17ottantasette. Fù preso il Possesso, per cui intervennero Mons. Vicario Generale Antonio (Adami) e il Sig. Giovanni Monti Notaro, e Cancelliere Generale della Curia Arcivescovile.
Adi 25. Maggio 1787. Il Sig. Saverio Angelini Fermano indorò la Cappella di S. Gualtiero per Scudi 162.
Adi 29. Aprile 1788. Fù terminata la Torre nuova fatta fare dal P. Giuseppe di Castel Clem. Guardiano nella Chiesa di Santa Maria del Piano.
\\\\
FILIPPO CELESTINO MONTI

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Documenti in cronologia, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , , , | Leave a comment

DE ANGELIS DON OTTAVIO docente lingue classiche greco latino manuali moderni

DON OTTAVIO DE ANGELIS riformatore dello studio delle lingue classiche. Notizie desunte da uno scritto di don Rolando Di Mattia
Il prof. don Ottavio De Angelis, esimio docente di lettere classiche è ben degno di essere annoverato tra le figure illustri del clero fermano.
Don Ottavio De Angelis nacque a Carassai (AP) il 16 Giugno 1876 da Barnaba e Maria Utrek. A dieci anni entrò nel Seminario di Fermo dove si distinse per intelligenza e impegno negli studi.
Nel 1900, ancora diacono, partì per Buenos Aires come segretario particolare di Mons. Sabatucci, internunzio in quella capitale, e fu ordinato sacerdote il 14 maggio 1900, durante il viaggio.
Tornato in patria nel 1903, andò cappellano a Monte S. Giusto, e da lì, nel 1905, ancora cappellano della parrocchia di S. Lucia di Fermo. Seguì con interesse le vicende del movimento di don Romolo Murri che tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 agitarono la Diocesi di Fermo.
Intanto approfondiva lo studio delle lingue classiche, ricavandone un metodo che informerà i manuali di grammatica e sintassi poi pubblicate tra il 1926 e il 1936 mentr’era docente di lingue classiche nel liceo classico a Fermo in Seminario, dal 1928. In seguito, dal 1940, docente in città al liceo classico statale.
Nel 1929 veniva nominato canonico della Metropolitana di Fermo. Nel 1946 fu colpito da trombosi meningea. Resse alla malattia con la consueta virile e cristiana serenità, fino alla morte avvenuta il 1 giugno 1961 festa del Corpus Domini.
Attingo ai ricordi di scuola ancora ben vivi, benché lontani negli anni, e pieni di fiducia, perché cresciuti e maturati nella vita. Siamo stati alla sua scuola per sei anni scolastici consecutivi: dal 1927/28 al 1932/33, e per diverse discipline: lingua francese negli ultimi anni del nostro ginnasio; lingua greca nel ginnasio superiore; triplice lingua e letteratura italiana, latina, e greca nei tre anni di liceo: un bel complesso di “studi dell’umanità (humanitatis)”. Tratteggerò alcuni aspetti della venerata figura.
IL PROFESSORE.
Il prof. De Angelis, nel 1926, pubblicava, con l’editore Carabba di Lanciano, il suo “Nuovo modo di esporre la morfologia greca elementare”; ad esso, nel 1927, seguiva il “Corso di esercizi greci in conformità alla grammatica dello stesso autore con un facile e rapido corso per apprendere i vocaboli greci”; e ad integrare il tutto, nel 1928, la “Sintassi greca elementare o guida per tradurre dal greco”.
In quarta ginnasio nel 1928/29 era il nostro professore di greco. E il suo metodo era veramente nuovo. Il professore ci riempì di meraviglia quando, alla prima lezione, ci disse che la grammatica non serviva o serviva poco; che noi avevamo imparato a parlare l’italiano senza sapere la grammatica la quale c’era stata utile più tardi per prendere chiara coscienza della lingua. L’importante era conoscere i vocaboli che ci avrebbero permesso se non di parlare in greco, certamente di leggere gli autori greci comprendendo il senso dei testi; che il tutto sarebbe stato più facile di quanto noi potevamo immaginare! C’era da crederci?
Il professore che era ben esperto in materia e ci confidò poi che stava preparando un vocabolario della lingua greca consono al suo metodo di insegnamento. Era persuasivo. Ci mettemmo al lavoro con entusiasmo.
Il libro degli esercizi presentava 150 radici di vocaboli, portatrici di concetti fondamentali: attorno ad ognuna di esse si snodava una bella sfilza di 10/15/ 20 vocaboli che di quel concetto davano le articolazioni e le sfumature: prefissi e suffissi arricchivano il patrimonio, e il processo di “gradazione vocalica” lo incrementava ancora con il passaggio dal significato originario ad uno affine.
Nel giro di pochi mesi eravamo in possesso di 1500/2000 vocaboli e ci muovevamo con passo sempre più spedito nella lettura di favole e poi di brani di prosa dalla struttura man mano meno semplice, mentre il professore ci somministrava le dosi di grammatica, e più tardi di sintassi, necessarie per il nostro lavoro. Più che tradurre, noi “leggevamo” i testi.
La cosa ci entusiasmava e si lavorava di buona lena! Continuando con questo metodo e moltiplicando le letture di opere intere, al termine del liceo, chi voleva, leggeva correntemente prosatori e poeti. Lo stesso procedimento e gli stessi risultati per il latino.
Il professore Ottavio De Angelis, nel 1930, pubblicava “Le sintassi italo-latina comparate” per ginnasi superiori e licei, e nel 1936 gli “Esercizi di sintassi e di stilistica latina in conformità della sintassi italo-latina comparata dello stesso autore”.
Il professore sempre era comprensivo e pretendeva da ciascuno in rapporto alle sue possibilità, per cui con lui la scuola era stimolante sempre, odiata mai!
IL ‘MAESTRO’
Don Ottavio De Angelis offriva una lezione di rara densità in cui ci veniva aperto il senso e sottolineato il valore dello studio dei classici delle varie letterature. Era uno studio che non si doveva ridurre, per ciascun autore, a sapere “dove nacque, quando visse, cosa fece, cosa scrisse e che giudizio i dotti danno degli scritti ch’egli lasciò”.
Dovevamo cogliere con intelligenza, e vagliare criticamente il messaggio umano dell’autore: la sua visione dell’uomo e della vita, del mondo e della storia, e la influenza esercitata nella generale evoluzione della mentalità e del costume: il tutto perché riuscissimo a vivere il nostro tempo con la chiara coscienza della ricchezza di motivi, problemi, prospettive in esso maturati per l’apporto di quegli autori, di quelle culture.
Questi criteri, vissuti nella nostra scuola, sono efficacemente illustrati nella “Lettera-prefazione didattica” indirizzata ai “cari giovani” e datata “Fermo, 1956” che il prof. De Angelis ha voluto premettere a “Idee generali e quadri della letteratura italiana”.
Si tratta di un bel volume di “appunti, giudizi, sintesi” che dovevano certamente servire per una stesura definitiva dell’opera, resa poi impossibile dall’aggravarsi della malattia e dalla successiva morte del professore. Bene ha fatto il nipote, Aw. Ottavio Albanesi, a pubblicarli a Fermo nel 1971, ad onorarne la memoria e a rispettarne la volontà che era quella di aiutare i giovani studenti.
Gli innumerevoli autori di cui sono ricche le letterature, radiografati dal nostro Professore, hanno contribuito largamente a farci scoprire ed analizzare i molteplici aspetti della vita umana privata e pubblica: dall’angoscia del dubbio ad una granitica visione di fede, dalle tenerezze dell’amore al sorriso scettico e beffardo, dal desiderio di solitudine alla passione politica e civile, dall’attenzione al “particolare” alla visione unitaria di interi cicli storici.
Naturalmente il Nostro aveva i suoi autori preferiti e li presentava a noi con entusiasmo: autori diversi per indole, tematiche, tempi e ambienti culturali, e passione. Il Professore condivideva e commentava Orazio con gusto. Ne apprezzava l’equilibrio superiore che guarda le cose dall’alto e le governa. Equilibrio che egli aveva raggiunto e doveva essergli costato non poco con un temperamento tutt’altro che flemmatico ed in una vita non priva di vicissitudini.
Il Maestro sentiva profondamente l’elemento drammatico della vita e lo rivelava con la sua passione per il Pascoli. Aveva stabilito un rapporto epistolare con la di lui sorella Mariù. Del Pascoli il Nostro apprezzava il senso della natura e del mistero, il fine intuito che gli faceva cogliere analogie inedite tra le cose e i sentimenti, ma apprezzava soprattutto la dolorante nostalgia di un bene perduto come tra i “I poemi conviviali”: “L’ultimo viaggio” di Odisseo e all’ascolto noi sentivamo lo scorrere inesorabile della vita.
L’epilogo: “Solo mi resta un attimo. Vi prego:
ditemi almeno chi son io! chi ero!
E tra due scogli si spezzò la nave.”
E la conclusione sconsolata: “Non esser mai! Non esser mai! più nulla,
ma meno morte, che non esser più!”
La lettura finì nel silenzio attonito di noi ascoltatori! Ma il travaglio (oggi lo diremmo esistenziale) del Pascoli non era l’ultima parola del nostro Maestro. Il suo “autore” era Dante. Il “poema sacro” per il Nostro era l’universo: non un universo medievale, ma l’universo. Veramente vi avevano “posto mano e cielo e terra”. Nei tre anni del liceo Egli ci ha fatto leggere tutti i cento canti della Commedia; ce li ha commentati.
Ce ne ha letti non pochi con quella sua lettura appassionata che era efficace più di un commento. Il Maestro dava rilievo ed efficacia ad ogni lettura, e riusciva a farci gustare la soffusa luminosità delle balze del Purgatorio o a rivelarci l’incanto degli sfavillanti splendori del Paradiso nella ineguagliabile efficacia di indimenticabili versi.
Non possiamo però non dire che il Maestro ci allargava gli orizzonti dello spirito mettendoci dinanzi alla grandiosità e alla potenza della visione unitaria che Dante ha della vita, del mondo e della storia.
Ci apriva alla comprensione della terza cantica dove dominano la luce e lo sguardo, la bellezza e l’amore, il fulgore del volto dei beati e gli occhi di Beatrice nei quali traluce la perfezione crescente dei vari cieli, tal che Dante contemplando quegli occhi ottiene “la sua vista più sincera” (3,33,52) e si eleva fino all’empireo dove la Vergine da “li occhi da Dio diletti e venerati” implora per lui la visione di Dio “il punto che raggiava lume”, “L’Amor che move il sole e l’altre stelle”. Era il nostro Maestro! E la nostra vita diventava più “sincera”.
DON OTTAVIO SACERDOTE
Il Prof. De Angelis era canonico del Duomo celebrava al Carmine, viveva in casa sua. Eppure noi percepivamo, in tutto il suo agire, la carica dello zelo sacerdotale e la percepivamo anche in quel suo cercare i migliori aspetti della vita e del mondo ecclesiale.
Era zelo sacerdotale tutta l’attività di Maestro. Nella “Lettera-prefazione didattica” già citata, così si esprime: “Autori e critici accreditati riconoscono come il fattore spirituale cristiano- cattolico, innestato sul classicismo, è elemento efficacissimo in un’opera d’arte”. I surrogati spirituali di questo e quell’autore “sono mutuati dalle esigenze dell’anima ‘cattolica in potenza’”.
Con Papini e De Luca (in Prose di cattolici italiani d’ogni secolo del 1941) avverte “gli storici e i critici e gli eruditi” “che non si può fare storia integrale ed esatta della letteratura italiana senza tener conto di quella maestosa e profonda fiumana di fede che la permea tutta, più o meno visibile e ampia a seconda dei terreni e delle stagioni, ma che non si è interrotta e inaridita mai, neanche quando parve ridotta a fil d’acqua tra i sassi o a polla sotterranea”.
Sono testi e citazioni da cui è facile dedurre in modo chiaro quale fosse lo spirito con cui animava la scuola. Il nostro Professore considerava l’anima cristiana in potenza. Le sue lezioni non erano frutto dell’entusiasmo di un letterato colto e raffinato; erano contributi sostanziosi che un sacerdote dava alla educazione “cristiana per naturalità” di tutti, compresi i giovani che si formavano a vivere da persone adulte.
Egli dava le coordinate della vita per inquadrare la complessità dei problemi che noi giovani avremmo dovuto affrontare nel lavoro di animazione cristiana della vita del popolo, con un atteggiamento di libertà responsabile, a proposito della quale, nei discorsi del Professore, era possibile avvertire un contrasto garbato con chi quelle coordinate avrebbe volute più anguste.
Elaborò il corso di letteratura cristiana latina e greca, con notevole fatica. In questo studio il Professore ci faceva penetrare nella visione e nella prospettazione che della fede cristiana avevano dato catecheti ed apologisti, storici e teologi, oratori e poeti. Notava il vigore apologetico di Tertulliano, la delicatezza di Prudenzio, la smagliante oratoria di S. Giovanni Crisostomo e soprattutto le appassionate analisi interiori di S. Agostino nelle “Confessioni” e la sua grandiosa visione della storia nel “De civitate Dei”.
Grande l’interesse che si era creato in noi per i contenuti della fede e per la dirompente efficacia che essi avrebbero potuto avere su la evoluzione civile del popolo, se presentati nella giusta luce ed in intelligente adesione alle esigenze dei tempi. C’era nel professore un’ansia di modernità e di progresso che ci avvinceva, anche se in altri suscitava qualche perplessità.
Egli si era interessato alla formazione ecclesiastica dei seminaristi fin da giovane sacerdote. Nel 1908, pubblicava a Fermo un opuscolo intitolato “Da Gesù” tre discorsi popolari, in cui tratta della religione come mezzo di educazione individuale in vista del miglioramento sociale. Il tema della formazione del sacerdote viene allargato in vista della sua funzione sociale.
I temi sociali avevano appassionato il Nostro fin dagli anni della sua formazione giovanile. Ve lo spingevano il suo temperamento esuberante, unito all’intelligenza della situazione sociale e delle attività molteplici del Movimento cattolico allora fiorente in Diocesi sotto la guida di Mons. Artesi.
L’interesse si intensificò con il soggiorno in Argentina dove il De Angelis poté conoscere le misere condizioni dei nostri immigrati. Sotto lo pseudonimo di Mario Utrek (la madre di Don Ottavio si chiamava Maria Utrek), pubblicava una lettera “Agli operai italiani della Repubblica Argentina” intitolata: “La simpatia dell’operaio: i due garofani” e tratta del garofano bianco simbolo dello stato democratico propugnato dal Movimento cattolico e dalla Democrazia Cristiana, e del garofano rosso simbolo dello stato socialista totalitario.
Una seconda lettera era dedicata “Al mio povero Padre”, con il titolo: “Operai, chi vi ridusse alla strada? Organizzatevi!”. La trattazione sviluppa questi tre temi: “1°. Operaio, leggi attentamente e vedrai chi ti fece venire schiavo per la seconda volta. 2°. Che cosa insegnano i sacerdoti di Gesù Cristo, il Papa, la Chiesa su la condizione dei lavoratori. 3°. A chi devi ubbidire e che devi fare se vuoi rimediare ai mali tuoi. Buenos Aires, 28 ottobre 1901. Mario Utrek.
Il modernismo di don Ottavio è tutto qui, in questa ricerca di giustizia, di libertà e di riscatto degli oppressi. Egli pensava che questo compito appartenesse alla Chiesa. E propugnò anche la organizzazione degli operai.
Egli vi contribuì non come combattente di prima linea, ma con la riflessione, gli scritti e l’azione educativa dei giovani che furono alla sua scuola. Noi gliene siamo profondamente grati!
Della integrità della sua fede, del suo spirito sacerdotale, del suo disinteresse altruista è testimone inequivocabile un testo di poche righe, scritte di suo pugno nel 1952. Le riportiamo: “Alla scuola di Leone XIII, … conseguito il sacerdozio missione sociale, sdegnò carriera diplomatica e pinguissima prioria. Disilluso deviazioni moderniste accettò insegnamento liceo ove fu apprezzato maestro. Colpito nel 1946 da trombosi meningea, silenzioso riaccese l’animo al primiero ideale di un sacerdozio missionario”.
In realtà dà una magnifica testimonianza di vita. Ave, pater dulcissime!

Posted in ALTRO, Chiese, DOCUMENTI, Documenti in cronologia, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a comment

SERVIGLIANO NUOVO IN CASTEL CLEMENTINO Editto del 1774 all’inizio dei lavori Delegato il card. Urbano Paracciani


Editto. Urbano del Titolo di S. Calisto della S(anta) R(omana) Chiesa) Prete Cardinal Paracciani Arcivescovo e Principe di Fermo.
Ai clamori e lagrime di tutto il popolo del castello di Servigliano ed atre deplorabili rappresentanze fatte a nostro signore CLEMENTE XIV felicemente regnante, dai pubblici Residenti di essa comunità, autorizzate ancora con varie nostre informazioni, si commosse fin dall’anno 1771 l’animo pietosissimo di sua Santità e pensò a prender qualche serio provvedimento in pro di una popolazione quasi priva di tutto e di tugurio e per le rovine succedute in gran parte di esso castello e per le altre che si temevano imminenti. Di qui che, con suo speciale Chirografo, segnato sotto il di 9 ottobre dello stesso anno, seguendo l’impulso di quelle sovrane idee di cui Egli è ripieno, a niente meno pensò che far costruire dai fondamenti un nuovo grandioso Castello ordinando che per tal effetto si spedissero Periti, si formassero piante e disegni e si somministrasse ancora scudi quindici mila per dar principio senz’altra dilazione ad una tale gloriosa impresa.
A tali Pontificie beneficenze ognuno si sarebbe persuaso che avesser dovuto corrispondere con eguale impegno, come si erano compromessi gli Abitanti di Servigliano, o con trasportare i materiali del diruto Castello al luogo dove si edifica il nuovo, per il quale effetto si era di già risarcita ed agevolata una strada, o con scegliersi dai Possidenti quei siti per le nuove loro abitazioni che lo stesso regnante Sovrano per mezzo della Sacra Congregazione del Buon Governo ci aveva ordinato che fossero loro accordati del tutto gratis.
L’esperienza peraltro di tre anni ce ne ha data una testimonianza contraria; anzi nonostante i nostri impulsi ed insinuazioni, li abbiamo trovati a tal segno indolenti che piuttosto che accingersi a nuove fabbriche, o a trasporti di materiali, amano di restar sepolti nelle loro stesse ruine. Perciò affine che non restin delusi quei pii e benefici provvedimenti presi di loro istanza da nostro Signore, con il di lui oracolo ed autorità comunicataci per mezzo del Em.o Sig. Cardinal Prefetto del Buon Governo
Prefiggiamo in virtù del presente Editto il termine di due mesi a tutti i Possidenti ed Abitanti di esso Castello nuovo, a fine di trasportare o far trasportare nel Piano del Castello nuovo li Mattoni, Pianchette e coppi della Case dirute, o disabitate perché attualmente pericolanti, esibendoci di pagare scudi due e bajocchi dieci per ogni migliaro di Mattoni e Pianchette e lo stesso prezzo anche per i Mattoni rotti e smezzati, calcolando però, secondo lo stile dell’arte, ogni tre mezzi Mattoni per un Mattone e scudi cinque per ogni migliaro di Coppi interi.
Lo stesso termine di due mesi prefiggiamo ai soli Possidenti per scegliere e richiederci il sito per fabbricare le loro nuove abitazioni, e esibendoci, a tenore del Chirografo Pontificio, con fede di dare ed assegnare loco, il detto sito gratis; ma di derogare ancora a qualunque vincolo di Primogenitura o Fidecommesso a cui potessero essere soggetti i loro Stabili e Terreni, a fine con la vendita dei medesimi e con il loro ritratto possano provvedersi di quella Casa che non hanno e che dovrà restar surrogata in luogo degli effetti venduti.
Passato poi il suddetto termine e non effettuato il trasporto dei Mattoni, Pianchette e Coppi come sopra, dichiariamo e vogliamo che essi debbano rimanere a vantaggio e libera disposizione della Commissione la quale soggiacerà in tal caso alle spese dello stesso trasporto, ma nulla pagherà ai Proprietari, considerandosi come roba derelitta la quale è assai più espediente che arresti impiegata in uso di un nuovo Castello, di quello resti sepolta tra le rovine del vecchio.
Rapporto poi alle nuove Abitazioni che dovranno non fabbricarsi dai rispettivi Possidenti, ci protestiamo e dichiariamo che qualora dentro il prefisso termine non abbiano essi fatta istanza per la destinazione dei siti e non abbiano con noi convenuto per mezzo di Apoca o di pubblico Istrumento circa il modo e il tempo per a adempiere tal loro dovere, non solo preferiremmo ad essi nella scelta qualunque forestiero ed estraneo, ma rappresentando a nostro Signore la loro durezza ed ingratitudine, ci esibiremo di far costruire e compire le stesse fabbriche dagli Operai della Commissione a danno e spese degli stessi Possidenti.
Qual Editto affisso che sia nei Luoghi soliti di esso Castello di Servigliano, vogliamo che obblighi ciascuno, come se fosse stato personalmente intimato. Dato dal nostro Palazzo Arcivescovile questo dì 20 febbraio 1774.
U(rbano) Card(inal) Arciv(escovo) di Fermo Deleg(ato) Apost(olico).
Francesco Fares Cac(elliere) Gen(erale)
Per Filippo e Fabio Maria LazzariniStampat(ori) Arcivescovili

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Documenti in cronologia, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , , , | Leave a comment

Blasi don Mario annuncia l’Ascensione domenica anno B – Mc 16,15ss con la missione di evangelizzare

ASCENSIONE DEL SIGNORE (Mc 16,15-20) anno B
“Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura “.
La Risurrezione e la missione di inviare i Suoi discepoli in tutto il mondo sono strettamente unite.
Gesù Risorto invia i discepoli a tutte le genti. Il Suo messaggio di amore deve essere portato ad ogni creatura. “Ciascun uomo, ovunque sia e a qualsiasi razza appartenga, ha il diritto di sentire l’annuncio del Vangelo. Per Gesù non esistono vicini e lontani, i primi e gli ultimi”. I discepoli di Gesù escono “dal proprio mondo per avventurarsi in luoghi nuovi, fra gente nuova, incontrando creature nuove. I discepoli vanno alla ricerca degli altri, annunciano il messaggio andando come Gesù che percorreva i villaggi insegnando”. “Il discepolo annuncia il Vangelo, cioè la lieta notizia portata da Gesù; la lieta notizia che è Gesù; la lieta notizia di Gesù che ora continua ad essere predicata nella Chiesa”. “Il Vangelo che i discepoli devono predicare in tutto il mondo è una notizia decisiva: non è solo informazione, ma un appello. Tanto è vero che proprio nella sua accoglienza o nel suo rifiuto l’uomo gioca il suo destino: sarà salvato, sarà condannato”.
Il Vangelo di Gesù, se accolto, dona la vita, ma chi non lo accoglie, non ha la vita. Il Signore agisce sempre con amore, “un agire invisibile che mostra la sua verità mediante i segni che produce”.
“Questi sono i segni…nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove… “.
“I segni, che autenticano il Vangelo, sono quelli che lasciano trasparire la potenza di Dio, non quella dell’uomo”.
I segni riproducono quelli di Gesù, le stesse modalità, lo stesso stile, gli stessi scopi. Il segno è qualcosa che mostra e svela. Il segno mostra la verità che garantisce.
Il grande segno compiuto da Gesù è stata la Sua vita e la Sua morte: un miracolo di una incondizionata dedizione a Dio e agli uomini” (B.Maggioni).
Questi sono i segni di Gesù e questi devono essere i segni della Chiesa in ogni tempo.

Posted in ALTRO, Chiese, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , | Leave a comment

Blasi don Mario evangelizza Pentecoste Spirito Santo Vangelo Giovanni 15,26 domenica anno B

Blasi don Mario Parroco Pentecoste anno B evangelizzazione missione Spirito santo doni carismi
PENTECOSTE (Gv 15,26-27; 16-12-15)
“Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza… anche voi mi renderete testimonianza “.
La Pentecoste, festa dello Spirito Santo, ricorda la forza dell’amore di Dio che entra nel cuore degli Apostoli e li trasforma in persone forti e coraggiose per trasmettere il messaggio di Gesù: messaggio di vita.
I discepoli di Gesù hanno un compito straordinario: prolungare nei secoli la missione di Gesù. E’ un compito difficile, ma bello e gioioso. Gesù promette loro il Suo aiuto: il Suo Spirito di amore e di verità.
I discepoli vanno e rendono testimonianza al Risorto. “Lo Spirito di verità sarà in loro, così la loro voce sarà quella dello Spirito.
Il confronto tra Gesù e il mondo non terminerà con la morte di Lui, al contrario si moltiplicherà per mezzo dei Suoi” (J.Mateos/ J.Barreto).
I discepoli, lungo il corso dei secoli, si troveranno in circostanze storiche nuove in cui dovranno prendere delle decisioni. In queste decisioni non saranno soli, ma guidati dalla forza dello Spirito di verità. Essi saranno illuminati dalla luce del messaggio di Gesù: messaggio di amore.
I fatti della storia devono essere interpretati alla luce del comandamento nuovo: “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato; così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli se avete amore gli uni per gli altri” (Gv. 13,34-35).
“Il bene dell’uomo è al di sopra di ogni legge”.
“Egli vi guiderà alla verità tutta intera “.
I discepoli, davanti ai nuovi fatti della storia, saranno guidati dallo Spirito di verità sul significato della morte e della Risurrezione di Gesù.
I discepoli spiegano, applicano il messaggio di Gesù e manifestano l’amore di Dio Padre agli uomini di ogni tempo.
Ogni uomo è chiamato ad accogliere l’amore di Cristo, viverlo nel cuore, manifestarlo nella vita per ridonarlo gioiosamente ai fratelli nel lavoro, nella scuola e nella società.

Posted in ALTRO, Chiese, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , , | Leave a comment

Blasi don Mario evangelizza nella sesta domenica di Pasqua B Vangelo Giovanni 15,9ss

Blasi don Mario predica Vangelo Giovanni 15,9ss
“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati “.
Gesù vuole che i Suoi discepoli siano sempre uniti a Lui. Il flusso vitale del Suo Amore non si deve mai interrompere.
L’Amore di Gesù donato e accolto esige che il discepolo viva secondo il Suo insegnamento.
“Gesù attende dai Suoi che l’adesione a Lui mantenga vivo tra loro il Suo insegnamento nella molteplicità delle esigenze concrete dell’amore per l’uomo. Quando nella comunità regna questo clima di unione con Gesù e di dedizione alla missione, la comunità può chiedere ciò che vuole: la sintonia con Lui creata dall’impegno a favore dell’uomo stabilisce la collaborazione attiva di Gesù con i Suoi. La gloria, che è l’amore del Padre, si manifesta nell’attività dei Suoi disceopoli che continuano a lavorare a favore dell’uomo. Soltanto la dedizione agli altri può dare la certezza di essere l’oggetto dell’amore di Dio.
Senza questo amore non esiste vincolo con Gesù, né pertanto esperienza del Padre, che si manifesta in Lui. Se non esiste l’amore, non esiste altro che il vuoto, l’assenza di Dio. Chi non ama non può avere rapporti con il Padre. Dio si rende presente e attivo soltanto dove esiste un amore come quello di Gesù, espresso dal Suo comandamento” (J.Mateos/ J.Barreto).
Gesù dice: “Amatevi” e non amatemi. L’amore giunge a Dio solo attraverso la Sua creatura. Chi non ama la creatura, non ama il Creatore.
“Vi ho costituiti perché andiate e portiate il frutto e il vostro frutto rimanga “.
Il Risorto manda i Suoi discepoli ad annunciare il Suo Amore a tutti gli uomini perché siano adulti, liberi e responsabili e formino una società di fratelli. Essi vanno come amici di Gesù.
“I discepoli non sono lavoratori alla giornata che supplicano di essere ammessi al lavoro: sono collaboratori scelti da Gesù prima che essi si potessero offrire. Non li manda in condizione di inferiorità, ma su un piano di amicizia e di aiuto” (J.Mateos/ J.Barreto).

Posted in Chiese, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , | Leave a comment

Blasi don Mario parroco evangelizza nella quinta domenica di Pasqua B Vangelo Gv 15, 1ss

Predicazione per la fede del parroco don Mario Blasi nella quinta domenica di Pasqua B
V DOMENICA DI PASQUA (Gv 15,1-8)
“IO SONO LA VERA VITE E IL PADRE MIO E’ IL VIGNAIOLO”.
La vite è simbolo del popolo di Dio. Gesù vuole che ogni tralcio sia vivo e porti il suo frutto. Il cristiano, con l’amore di Gesù nel cuore, deve crescere e realizzare una missione.
Nella vigna del Signore può esistere un tralcio che non porti frutto: è il credente che non si lascia guidare dall’amore di Cristo. Mangia il pane della vita e non assimila il Signore Gesù. I discepoli devono essere intimamente uniti a Lui.
L’amore di Gesù deve circolare tra i Suoi.
Gesù “non ha creato un circolo chiuso, né un ghetto, ma una comunità in espansione”.
L’Amore di Gesù deve essere portato a tutti. Il tralcio unito alla vite deve dare il frutto. Il cristiano, cioè, deve crescere nell’amore e deve compiere una missione insieme con Gesù e come Lui portare la sua bontà ai fratelli perché il Regno di Dio si realizzi nel mondo.
“Il tralcio della vite a nulla serve se non regge il grappolo d’uva. E se è vero, come dice Gesù, che il tralcio, se non rimane attaccato alla vite non può portare frutto, è anche vero che la vite, senza i tralci, non può fare l’uva: se non manteniamo costante l’adesione a Dio attraverso Gesù, alimentandoci della linfa vitale che è l’amore e che ci fa crescere permettendoci di sprigionare le nostre capacità di dono, siamo perfettamente inutili per Gesù”.
“Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca”.
I cristiani che non portano frutto sono come i tralci secchi.
“Tralci secchi, da bruciare, dei quali neppure la cenere serve a qualche cosa, e nello stesso tempo, impediscono a Dio di manifestarsi al mondo. Ma, se l’adesione è continua, costante e progressiva, allora non c’è più pensiero: Dio stesso si prende cura di noi, della nostra perfezione, eliminando progressivamente quegli aspetti della nostra vita, del nostro carattere, che lui vede essere d’impedimento a portare frutto” (A.Maggi).

Posted in ALTRO, Chiese, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , , , , | Leave a comment

Blasi don Mario evangelizza nella quarta domenica di Pasqua B vangelo Gv 10, 11ss

Domenica quarta di Pasqua Vangelo Gv 10, 11ss Blasi don Mario parroco evangelizza
Giornata di preghiera per le vocazioni
“Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me “.
I dirigenti religiosi del popolo ebreo credono di avere una missione: quella di indicare la volontà di Dio; invece cercano il loro interesse. Hanno davanti la Luce: Gesù, ma lo respingono.
“Gesù si presenta come un inviato da Dio, che porta il popolo oppresso fuori della schiavitù per formare una comunità di uomini pienamente liberi.
Gesù annuncia che darà liberamente e per amore la propria vita per salvare non solo Israele, ma tutta l’umanità. Questa è la missione ricevuta dal Padre.
Gesù, inviato dal Padre, si presenta come Pastore modello, quello vero, e la caratteristica del Pastore è dare la vita per i Suoi. Chi non ama fino a dare la vita non è pastore.
Darsi è comunicare vita. Per comunicare pienezza di vita, Gesù si donerà fino alla morte. La vita viene comunicata soltanto dall’amore, che è dono di sé agli altri. Il massimo dono di sé è la piena comunicazione dell’amore”.
Gesù non è un salariato, un mercenario, ma il Pastore vero. “Il Pastore presta il Suo servizio per amore, rinunciando al proprio interesse, disposto a dare la vita per le pecore. Il salariato lo fa per denaro e, in caso di pericolo, lascia che le pecore muoiano”. “Gesù afferma che tra le persone che danno a Lui adesione, esiste una relazione personale di conoscenza profonda e intima. Far parte della comunità significa conoscere Gesù che ha dato la Sua vita per i Suoi amici e ha comunicato loro lo Spirito, cioè il Suo Amore”.
“Ho altre pecore che… devo condurre “.
“Gesù vuole comunicare a tutti il Suo Amore”.
“La missione di Gesù non si limita al popolo giudaico, si estende a tutti. L’Amore di Dio ha come termine l’umanità intera. I discepoli provenienti da altri popoli formeranno una sola famiglia.
L’unità di tutti si verificherà attraverso la convergenza nell’unico Pastore: Gesù” (J.Mateos / J. Barreto).

Posted in ALTRO, Chiese, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , | Leave a comment

Blasi don Mario predica Vangelo Lc 24,35ss terza domenica dopo Pasqua B

Vangelo Lc 24,35ss Seconda domenica dopo Pasqua B Blasi don Mario Parroco
III di PASQUA (Lc.24,13-35) “Stolti e lenti di cuore a credere”.
Il giorno della Risurrezione di Gesù due discepoli si allontanano da Gerusalemme, ma per mezzo di Gesù che si fa pellegrino con loro, passano dalla speranza perduta alla speranza ritrovata, dalla tristezza alla gioia, dalla croce alla risurrezione.
La condizione essenziale per riconoscere il Risorto è l’intelligenza delle scritture e la frazione del pane.
Due discepoli di Gesù sono in cammino e si allontanano da Gerusalemme, e discutono su quanto è accaduto in quei giorni: discutono perché qualche cosa sfugge alla loro comprensione. Hanno perduto la speranza in Gesù, ma nel medesimo tempo continuano a pensare, a parlare e a sperare.
“Certamente avevano l’impressione che il Crocifisso, che pur aveva fatto fallire la loro speranza, nascondesse qualcosa”. “La ricerca dell’uomo – anche se correttamente condotta – non riesce da sola a comprendere tutto quello che è accaduto”. “La ricerca dell’uomo non è sufficiente, ma è importante”.
Il Risorto allora si avvicina e si fa compagno di viaggio. “La comparsa del Risorto è un evento improvviso, senza premesse, del tutto gratuito”.
“Gli eventi di Dio sono indeducibili: semplicemente accadono”.
I due discepoli non lo riconoscono, “non perché Egli ha assunto un volto sconosciuto per apparire in incognito, ma perché i loro occhi non avevano la forza di riconoscerlo. Non tocca a Gesù cambiare volto, bensì ai discepoli cambiare lo sguardo”. “Il Risorto rimane necessariamente uno straniero, se non entra attraverso la comprensione delle scritture, nella verità del Crocifisso”.
“I due discepoli hanno visto e conosciuto quello che è accaduto in Gerusalemme, ma non hanno compreso il significato. Ora vedono il Risorto, ma non riescono a capire chi sia”. “Il Risorto rimane nascosto se non si comprende il Crocifisso”. “Gesù prende in mano la situazione. Ma non per cambiare la direzione del viaggio, bensì per mutare il significato: non più un semplice cammino verso Emmaus, ma verso l’incontro con Lui”.
“Lungo la strada i due discepoli hanno sottolineato la potenza del Suo insegnamento e delle Sue opere. Ora devono imparare a riconoscerlo diversamente; non più nel segno della potenza, ma nella dedizione”.
Nel condividere il pane, “i loro occhi furono aperti e lo riconobbero” (da B. Maggioni).
Il cristiano sperimenta la Risurrezione di Gesù nella misura che si fa pane per gli altri.

III DOMENICA DI PASQUA (Lc 24,35-48)
“Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma”.
Mentre i discepoli di Emmaus parlano della loro esperienza, il Risorto è lì. Gesù non viene, “è già lì in mezzo ai Suoi discepoli. Deve soltanto rendersi visibile”. Gesù è sempre presente quando i Suoi sono riuniti nella preghiera e nell’ascolto della Parola.
I discepoli credono di vedere un fantasma ed hanno paura. Ma Gesù li rassicura: “Sono proprio io. Toccatemi, non sono un fantasma, ma una persona reale”. “Non si dice che i discepoli abbiano toccato Gesù risorto. Il verbo toccare è detto una sola volta come un imperativo di Gesù, ma poi Gesù stesso lo lascia cadere. Si insiste invece sul guardare”. “Mostrò loro le mani e i piedi. Gesù non insiste dunque sul fatto di toccare, ma sul fatto di vedere e comprendere”. “Mostra le sue mani e i piedi, si fa vedere come una persona in carne e ossa”. “Gesù agisce e parla: saluta, domanda e rimprovera, invita a rendersi conto della sua verità”.
I discepoli sono nel dubbio, sono turbati. “I loro sentimenti tradiscono la difficoltà a credere nella Risurrezione. Di fronte alla Risurrezione l’uomo resta dubbioso e incredulo, sia perché si trova davanti ad un fatto assolutamente insolito, sia perché si imbatte in una sorpresa troppo bella, desiderata, ma ritenuta impossibile”.
“La persona del Signore risorto è reale e concreta: il Risorto ha un vero corpo. Questa vita che viene da Dio afferra l’uomo in tutta la sua completezza e globalità. Nonostante la sua concretezza, la Risurrezione di Gesù è un mistero di Dio, fuori dell’esperienza consueta; ogni nostro linguaggio è sempre parziale” (B. Maggioni).
“Voi siete testimoni “.
“Le cose di cui gli undici sono testimoni sono gli eventi di Gesù, la Sua croce e la Sua Risurrezione. Sono cose che gli undici hanno personalmente visto e in grado di testimoniare. Non hanno testimoniato nel processo per paura, ma possono farlo ora nel processo fra Cristo e il mondo; è un processo che attraversa tutta la storia” (B. Maggioni).

Posted in ALTRO, Chiese, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , | Leave a comment