LIBERATI MONS. GERMANO RICORDATO DAL PARROCO DON RASTELLI DON SILVIO MONTEGIORGIO

LIBERATI MONS. GERMANO (1939-2010)  parroco docenti Direttore Beni Culturali arcidiocesi Fermo Liceo Paolo VI preside professore arte letteratura storia musica

Dal Parroco di san Paolo a Montegiorgio Rastelli don Silvio – Omaggio a don Germano

   Davanti alle spoglie mortali di Don Germano (per rispetto al suo stile silenzioso di sé) sarebbe più logico meditare in silenzio la sua rapida dipartita da noi, meditarla nel raccoglimento orante per rivivere i preziosi insegnamenti che il suo spessore esistenziale e operativo ci lascia, (come del resto ci ha fatto capire l’alta omelia dell’Arcivescovo Luigi Conti nonché l’affettuosa e profonda parola di Mons. Cleto). Ma l’uomo non è soltanto pensiero, riflessione ma pure è sentimento, sensibilità, affettività e tende ad esprimersi in tutto il suo essere; perciò mi si perdoni la testimonianza come confratello nella unità pastorale di Montegiorgio e per il pluriennale rapporto con Don Germano, di cui sono ammirato.

La vita di Don Germano la vedo paolinamente vissuta nascosta con Cristo in Dio sotto il manto soffice di una normalità battesimale e crismale arricchita della vocazione presbiterale.

Tale vita la vedo svolta senza pose inopportune, mettendo a servizio con competenza e Fede le doti gratuite di mente, di cuore, di cultura, di accattivante comunicativa, di voce… …e si è conclusa nel silenzio di una cameretta in atteggiamento soave di offerta immolativa “ad salutem animarum”, così come Cristo.

E’ la vita del prete invocata da Cristo la sera dei Giovedì Santo ed esemplarizzata sulla croce redentiva il Venerdì (così l’ha interpretata magistralmente e caldamente l’Arcivescovo Mons. Conti).

Grazie, Don Germano, sei stato sempre profondo e discreto sotto il manto della normalità (senza pose inopportune): così come Gesù è profondo sotto i fragili veli dell’ostia consacrata e come lo è stato sotto l’apparente fallimento della croce.

Hai servito la Chiesa, la Diocesi e la Tua cara parrocchia di Montegiorgio con slncio di generosità e agilità di competenza. (Così io ti ho sperimentato e mi sei stato di edificazione). L’azione apostolica si è svolta in particolare fra le aule del Liceo Ginnasio Paolo Vi come insegnante di Lettere e di Storia dell’Arte. I semi di Vero, di Bene, di Bello, da te gettati nell’insegnamento (come anche nel tuo specifico pastorato) in quante creature germoglieranno al momento di Dio opportuno! Dio non ha fretta: è al di fuori del tempo, e tu hai seminato a larga mano sicuro dei lavorio di Dio. Non hai contato i giorni dei lavoro, sapendo che Dio li scriveva nel Suo Cuore.     

Un fatto particolare mi ha colpito di te Pastore (che è altamente edificante rilevare): la tua silenziosa attività di confessore e di padre spirituale ricercato. Con appassionato impegno hai saputo trovare i! tempo da dedicare al Confessionale, Grazie a nome di quanti ne hanno usufruito. Quanto detto è lungi da un usuale panegirico: siamo tutti limitati e fallibili. Del resto la religione cristiana non è dei perfetti, ma di coloro che diuturnamente camminano verso la perfezione proposta da Gesù: il giusto nell’Antico Testamento è chiamato “vir desideriorum”; in Giuseppe Mazzini, pur nel suo vaporoso senso religioso, troviamo una perla raggiante: “Dio non misura le forze, ma le intenzioni” (da I doveri degli uomini): concetto consolante, questo, che si riscontra nella mistica e in espressioni di diversi esemplari di santità. Frase che io amo considerare come uno dei Semi del Verbo circolanti nell’intimo dellio umano come dice il simpaticissimo Sant’Agostino.

Anche Don Germano si è cimentato nel diuturno lavorio dell’ascesi cristiana battesimale in una natura vulnerata, ferita.

Cera sì, in lui una scorza esteriore che a volte poteva pungere e soggiogare, uno stile categorico, ma sotto la scorza c’era un succo di intelligente umanità che mutava la sentenza in educata divergenza.

Nel chiudere non posso tacere un particolare, forse ingenuo, ma simpatico e perdonabile: un giorno (ancora lontano dalla sua crisi di salute) gli dissi: Don Germa’ tu avresti tutti i crismi culturali, biblici, dogmatici, letterari, artistici per lanciare da un articolo l’idea di una possibile inserzione nella Liturgia delle Ore di versi scelti dal Canto alla Vergine del Petrarca..

   Nella invocazione del paradiso dantesco è il mistico contemplativo Bernardo che intercede presso l’Altissima la mediazione che permetta a Dante purificato di vedere direttamente viso a viso Dio, invece in Petrarca è il peccatore che sta sperimentando la propria fragilità; ma, pur brancolando, vuole cimentarsi nell’ascesa battesimale e crismale della sua assimilazione a Cristo, che lo abiliti al paradiso, e chiede aiuto. (Lo chiede all’Altissima Madre di Dio e pur vicinissima Madre dei cristi).

Io personalmente mi ritrovo in questa supplica petrarchesca e mi piace invocare Maria come Madre vicina ai cristi battesimali. Ciascun uomo è chiamato ad essere figlio nel Figlio. Le vie del Redentore per arrivare ai cuori sono infinite, quanto infinito è l’amore del Verbo Incarnato. Non ci fu un rifiuto categorico, da parte di Don Germano, ma rimase in un atteggiamento pensoso.

   Amerei pensare che dall’eletta equipe dottrinale del Seminario sorgesse un altro Don Germano che con competenza ed autorevolezza realizzasse quella pensosità del confratello defunto.

Don Silvio Rastelli

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LIBERATI MONS. GERMANO RICORDATO DAL PARROCO SAC. CICCARE’ PIERLUIGI

LIBERATI Don Germano (1939-2010) ….. e i nostro ricordi < pubblicazione fatta a Montegiorgio

 

   Desidero portare la mia piccola testimonianza, che vuole essere un grande grazie e un’infinita lode al Signore per quanto Egli ha operato nella vita di don Germano e, attraverso di lui, nella nostra Comunità Parrocchiale di Montegiorgio. Nel settembre 1997 Mons. Arcivescovo mi ha inviato come parroco a Montegiorgio, nella parrocchia dei Ss. Giovanni Battista e Nicolò per sostituire don Germano, visti i suoi molteplici impegni in Diocesi. Egli rimaneva con noi, continuava ad abitare in parrocchia, prestava alcuni servizi nell’ambito della nostra realtà cittadina, ma la maggior parte del suo tempo veniva dedicato a tutti quei ministeri che gli erano stati affidati. Dapprincipio la convivenza non sempre è stata facile: capirsi, accettarsi, condividere, collaborare è stato un crescere lento e faticoso. Con l’aiuto dei Signore, man mano siamo riusciti a entrare in sintonia fino a conquistare una buona stima reciproca. Poi, ecco all’improvviso, sopraggiungere la malattia, siamo nel dicembre 2008. I nostri rapporti si sono rafforzati: c’è stata, da parte sua, una richiesta di aiuto, di sostegno in un momento così delicato e fragile della vita. Questo aprirsi a me, ma anche alla Comunità Parrocchiale, ci ha fatto cogliere la sua umanità, il suo bisogno di aiuto e di una nostra presenza discreta e amorevole. La nostra è stata una gara di solidarietà fraterna che l’ha accompagnato, lira sostenuto nei “ lunghi mesi della malattia. Lo abbiamo ricordato ogni giorno nelle nostre preghiere, incessantemente abbiamo chiesto la grazia della guarigione.   Questo lungo periodo di sofferenza è stato per tutti noi un momento è stato per tutti noi un momento importante: ci ha permesso di cogliere le nostre fragilità umane, di dare voce alle nostre paure, di condividerle, di accettare l’aiuto dell’altro ma, soprattutto, di credere fermamente nell’Amore infinito dei Padre. La malattia si è protratta per vari mesi con la degenza in diverse strutturi ospedaliere. Il suo ritorno a casa ha favorito un graduale miglioramenti sia sul piano fisico sia psicologico. È stato continuamente contornato e confortato dall’affetto di tutti noi montegiorgesi.   Col passare del tempo, è tornato ad essere membro attivo della vita parrocchiale e cittadina. Tutti eravamo orgogliosi della salute ritrovata, e godevamo a pieno della sua maggiore serenità, del tornare a curare con dedizione: il gruppo Scout, l’UNITALSI, il Coro D. Alaleona. Tutti i giorni spendeva molto del suo tempo per celebrare il sacramento della Penitenza, credeva fermamente nella Grazia del Perdono dei Padre.

Ma, ecco, improvvisamente e in modo del tutto inaspettato, sopraggiungere una nuova fase della malattia, la più violenta, quella contro la quale nessuno ha potuto far nulla. Il suo repentino aggravarsi ha suscitato in tutti noi un grande senso di disorientamento; subito allarmati, ci siamo posti al suo fianco, lo abbiamo incoraggiato e a credere nella vita nonostante tutto; insieme al diacono Mario Liberati sono accorso al suo capezzale e ho condiviso con lui il momento del trapasso. Negli ultimi giorni della malattia e in quelli della sua dipartita, mi è venuta fortemente in luce una certezza: Don Germano godeva appieno e con serenità i giorni che il Signore gli donava, credeva fortemente nel Suo Amore di Padre e in Lui confidava pienamente. Sono convinto che il Signore lo abbia preparato di giorno in giorno all’incontro con Lui. Don Germano ha accolto con disponibilità il disegno di Dio e in Lui si è abbandonato fiducioso e ha risposto il suo Sì. Ecco perché oggi, con semplicità, insieme a tutta la comunità di Montegiorgio, voglio rendere grazie al Signore per quanto ha operato nella vita di Don Germano e, attraverso di lui, è giunto a noi. Voglio anche rivolgere un mio sentito grazie a Don Germano per il grande esempio che ci ha dato: una malattia vissuta con serenità e grande fede. La sua memoria rimarrà sempre viva in noi. Il Signore gli doni la gioia del Paradiso.

Don Pietro Ciccarè – Parroco

 

 

 

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Blasi Mario evangelizza domenica XIX anno C vangelo Luca 12, 32 s

Blasi Mario parroco evangelizza domenica XIX anno C vangelo Luca 12, 32 ss

XIX TEMPO ORDINARIO    Lc.12,32-48

“Dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”.

     Quale atteggiamento deve avere il cristiano di fronte ai beni di questo mondo?

Il cristiano è consapevole che il cuore dell’uomo è fatto per Iddio: l’Eterno. I beni sono caduchi e non appagano il cuore. Le ricchezze Dio le ha create per servire l’uomo.

Signore, l’uomo”l’hai fatto poco meno degli angeli,

di gloria e di onore l’hai coronato;

gli hai dato potere sulle opere delle tue mani;

tutto hai posto sotto i suoi piedi;

tutti i greggi e gli armenti;

tutte le bestie della campagna;

gli uccelli del cielo e i pesci del mare,

che percorrono le vie del mare” (Sal.8).

Ogni uomo, ma in modo particolare il cristiano, deve adoperare le ricchezze, dono di Dio, per il bene  proprio e dei fratelli. Il cuore del cristiano è per il Regno di Dio: bene essenziale per la vita. Il Padre, con sovrana iniziativa della Sua Grazia, lo dona a tutti. Questa promessa è certa: Gesù nostra salvezza è già presente  nella storia.

         Il Regno di Dio, però, non si impone con la forza e con il dominio, ma con l’amore: “Amatevi”.

Siate pronti con le cinture ai fianchi e le lucerne accese”.

Il dono della salvezza deve essere continuamente accolto. Il cristiano vegli in tenuta di lavoro, con la tunica rialzata e fermata dalla cintura e le lucerne accesesia sempre pronto ad accogliere il Signore. Egli può tornare in un momento non atteso.

Chi è pronto è Beato e ha una sorpresa: riceve pienezza di vita. Diventa anche padrone di tutti i beni del suo Signore.

Gesù, però, mette in guardia i Suoi discepoli: le ricchezze possono assorbire molte energie e possono determinare decisioni non conformi al Regno di Dio; spostano a poco, a poco, il centro ideale, da Dio, all’interesse particolare personale. Questo pericolo, nella Chiesa, si può determinare. La Chiesa, con amore, deve servire con i beni di questo mondo i fratelli.

Chi accoglie il dono del Regno deve essere fedele all’impegno: amare i fratelli con lo stesso amore di Gesù. Dell’Amore di Gesù tutti hanno bisogno.

XIX DOMENICA ORDINARIA (Lc 12,32-38)
“Non temete, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto darvi il suo Regno”.

Dio Padre ha scelto un piccolo gregge per portare il Suo Regno nella storia. Questo piccolo gregge non deve aver paura nelle difficoltà. Dio lo guida e lo protegge. Portare l’Amore di Dio nel cuore di ogni uomo non è un compito facile, anche se il cuore dell’uomo è fatto per accogliere la bontà di Dio: bontà che deve essere accolta e ridonata.

Il cristiano sia sempre pronto ad accogliere Gesù e il Suo messaggio, sia figlio della luce, viva felice nonostante le difficoltà di ogni giorno.

Il cristiano fedele e sincero è accolto nella Casa del Padre. Il Signore lo fa mettere a tavola ed Egli passa a servirlo. Cosa stupenda ed inimmaginabile: il padrone stesso si fa servo! Così deve fare ogni uomo che ha in mano il potere religioso o civile. Chi ha in mano il potere è chiamato a servire. Solo Gesù si è fatto servo di tutti, donando la vita.

I dominatori di questo mondo sono chiamati ad imitare Gesù Salvatore. Chi ha autorità nella Chiesa deve servire i fedeli per farli crescere in armonia tra di loro.

La Chiesa è un’orchestra dove tutti, con strumenti diversi, devono elevare una sinfonia a lode di Dio per la gioia di tutti.

“Beati quei servi che il padrone,

al suo ritorno, troverà ancora svegli”.

Chi ha il compito di amministrare il Regno di Dio lo faccia con intelligenza, amministri i beni della Chiesa per il bene di tutti.

Le ricchezze, però, possono assorbire energie e determinare decisioni non coerenti con il Regno di Dio e possono spostare, a poco a poco, il centro delle attività rendendole non conformi al messaggio evangelico.

Gli amministratori non devono approfittare del ritardo del padrone per vivere in modo incoerente al messaggio ricevuto.

Al ritorno il padrone li potrà trovare infedeli. Chi conosce la volontà del padrone, ma non la realizza, sarà punito severamente. Il fedele meno informato sarà trattato con indulgenza.

Il messaggio di Gesù è esigente: è un messaggio di vita.

A chi fu dato molto sarà richiesto molto e chi sarà dato poco, sarà richiesto ancora meno.

Chi accoglie Gesù e il Suo messaggio partecipa del Suo potere e della Sua gioia.

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Blasi Mario evangelizza domenica XVIII anno C vangelo Luca 12, 32 ss

Blasi Mario parroco evangelizza domenica XVIII anno C luca 12, 32 ss

XVIII TEMPO ORDINARIO (Lc.12,13-21)

“Questa notte stessa ti sarà chiesta la vita”.

     “ISignore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo custodisse e lo coltivasse” (Gen.2,15).

Tutto ciò che Dio ha creato è buono, rivela cioè la Sua bontà, la Sua grandezza e la Sua potenza. Tutti i beni di questo mondo sono al servizio della vita, ma la vita li supera tutti. I beni sostengono la vita, ma non danno né sicurezza né senso al vivere umano. La ricchezza appaga in modo illusorio la vita, la quale non dipende da quello che uno possiede, ma da Dio. In questo mondo tutto è effimero. Tutto è fumo. “Tutto è vanità”.

Gesù, all’uomo che gli chiede di dividere con il fratello l’eredità dice: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”.

Gesù è Colui che porta a compimento la legge, non la impone, ma dà senso alla vita. Mette in guardia tutti dal desiderio sfrenato di possedere  L’avere sempre di più nasce dalla convinzione che la vita dipende dalla abbondanza dei beni.

La ricchezza illude! Al ricco proprietario la campagna aveva fruttato moltissimo. Egli pensa che, con questa grande ricchezza, possa godere e avere un futuro senza preoccupazioni.

Chi non desidera vivere nella serenità e nella sicurezza!

A quest’uomo normale, di buon senso, arricchito in modo lecito, Gesù dice:

Stolto”.

Stolto è l’uomo che conta sulle ricchezze per godersi una felicità duraturavive, pensa, agisce senza Dio. Iddio nella sua vita non ha nessunaimportanza, egli prevede un futuro meraviglioso, ma Dio su di lui ha un altro disegno.

Dio solo determina il futuro dell’esistenza.

Il ricco pensa solo a se stesso e mai agli altri.

Ogni uomo è chiamato a vivere con l’amore di Dio nel cuore per ridonarlo. La vita non è solo godere, mangiare e dormire, ma è un dono di Dio e che a Dio bisogna restituire arricchito di opere di bontàamare, aiutare, dare senso al lavoro, aiutare i giovani nelle scelte della vita, educare bene i figli, fare scelte utili nella vita sociale e politica.

La vita cresce se si ama Dio e i fratelli. Il cristiano deve lavorare innanzi tutto per il Regno di Dio, per la Sua gloria, per la giustizia e per la salvezza degli uomini.

XVIII DOMENICA ORDINARIA (Lc 11,1-13)
O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”.

Gesù, chiamato a dividere l’eredità fra due fratelli, si rifiuta di giudicare come se le realtà di questo mondo non avessero alcun valore! Eppure “Gesù non è venuto indicare una via per l’aldilà, ma una maniera di vivere per cambiare il di qua. E’ qui, è nella nostra storia che Gesù vuole agire. Egli è venuto a portare il Regno di Dio, cioè il cambiamento delle relazioni tra gli uomini. Egli è venuto a cambiare la società, vuol cambiare il rapporto con gli uomini, rapporto di amore vero”.

Avevo fame e mi avete dato da mangiare”.

Un uomo reclama a Gesù di avere la parte di eredità, non ne ha assoluto bisogno per vivere, ma la desidera per avidità, vuole aumentare le ricchezze. E’ insoddisfatto, cerca l’abbondanza dei beni di questo mondo, ma non il necessario per vivere. La ricchezza è dono di Dio, l’abbondanza è un pericolo. La ricchezza è un bene, non una sicurezza.

La vita non dipende unicamente dai beni che uno possiede. Dio è Padrone della vita e la riprende quando vuole.

Colui che chiede di dividere i beni non ne è padrone, ma ne è schiavo. Egli crede di possedere la ricchezza, ma la ricchezza lo domina! La ricchezza che dovrebbe garantire la libertà dell’uomo, in realtà, lo fa suo servo”.

Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita”.

Stolto è colui che non sa discernere quali sono i suoi veri beni. Il ricco ha fatto calcoli che si sono rivelati pienamente sbagliati. Le sue speranze sono state deluse. Si è accorto che la ricchezza non è sorgente di felicità. Egli è un uomo che pensa e agisce senza fede. La ricchezza deve essere al servizio della vita dell’uomo.

La morte di questo ricco irrompe come un lampo: colpisce e illumina.

La ricchezza non dona sicurezza, non allunga la vita e non dà la gioia di fare scelte sagge.

Il cristiano deve essere un saggio, cioè guidato dalla sapienza che viene da Dio. Non deve mai danneggiare il prossimo per il proprio interesse, ma si deve prender cura della felicità e del benessere economico degli altri.

Il cristiano mette a disposizione le sue ricchezze per il bene dei suoi fratelli e, nel momento in cui egli si prende cura del fratello debole, Iddio si prende cura di Lui: “Ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me“.

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Blasi Mario parroco evangelizza domenica XVII anno C vangelo Luca 11, 1

Blasi Mario parroco evangelizza domenica anno C vangelo Luca 11, 1ss

XVII DOMENICA ORDINARIA (Lc 11,1-13)
“Padre, sia santificato il tuo nome “.

La preghiera del Padre Nostro è stata tramandata in tre versioni: da Matteo, da Luca e dal primitivo catechismo della Chiesa (la Didaché).

In Israele Dio è chiamato anche Padre, ma con Gesù acquista una dimensione universale e illimitata e diventa nome comune e gradito a tutti.

Il Dio Creatore di tutta l’umanità è Padre per quelli che accettano il programma del Regno. I credenti in Cristo sperimentano la paternità di Dio e la devono rendere visibile. “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei Cieli“.

“Venga il tuo Regno”.

Gesù vuole che il Regno di Dio, Regno di Amore, si inserisca e si affermi nella storia degli uomini.

La paternità di Dio sia riconosciuta da tutti. I credenti in Cristo riconoscono questa paternità, la manifestano e diffondono il Regno di Dio. Dio esercita la Sua regalità manifestandosi come Padre. E’ il Padre che si prende cura dei poveri e dei deboli. L’Amore di Dio è per ogni uomo. Dio non ama l’uomo per i suoi meriti, ma lo ama per i suoi bisogni. Ogni uomo ha bisogno dell’Amore di Dio: amore che non si merita ma che si accoglie.

Il cristiano è chiamato ad imitare il Padre. Il cristiano non deve donare il suo amore perché l’altro lo merita, ma perché ne ha bisogno.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

Il pane che nutre l’uomo non viene richiesto a Dio, non viene dal Cielo. L’uomo, con l’aiuto di Dio, lo produce e lo deve condividere generosamente con chi non ne ha.

Il Pane donato da Dio non è prodotto dall’uomo e acquistato attraverso il suo sforzo, ma è dono gratuito. Gesù è il Pane gratuito dato agli uomini. E’ Gesù Dio con noi. Egli è la manna nascosta; chi ne mangia vive in eterno.

“Perdonaci i nostri peccati perché anche noi perdoniamo”.

Non abbiate alcun debito con alcuno se non quello di un amore vicendevole“.

  • ·  ·  ·  “Non ci indurre in tentazione”.

Il cristiano prega il Padre perché non lo faccia soccombere nella prova.

Chi è fedele a Gesù e al Suo messaggio ha in sé la forza per non soccombere nelle difficili situazioni causate dalle prove.

XVII TEMPO ORDINARIO (Lc.11,1-13)

“Quando pregate dite: Padre”

Di questa  bellissima preghiera abbiamo quattro versioni: quella di Matteo, quella di Luca, quella della Didachè e quella di Marcione. In tutte le tradizioni del Padre Nostro al centro c’è: “Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano  “epiousios”).

L’Evangelista Luca dice: “Padre,

a – Sia santificato il Tuo nome;

b – Venga il Tuo Regno;

Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano.

a – Perdonaci i nostri peccati perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore.

b – Non ci indurre in tentazione.

Si ammiri il bell’ordine del Padre Nostro:

 primo: l’onore al Padre;

secondo: il Suo Regno in terra;

terzo: il bisogno dell’orante: il Pane, il Perdono, la Pace.

Dio è Padre, non solo degli Israeliti, ma di tutti gli uomini.

Sia santificato il Tuo nome”.

Il nome di Dio è Santo e tale deve essere considerato da tutti. Nessuno lo deve profanare. Tutti riconoscano la Sua paternità. Il Suo nome di Padre sia rispettato e lodato da ogni uomo. I Suoi figli rendano visibili la Sua bontà e ogni creatura sperimenti la Sua paternità.

Venga il Tuo Regno”.

Il Regno di Dio è già presente nella storia, ma deve crescere ed entrare nel cuore di ogni uomo. Dio esercita la Sua regalità, manifestandosi Padre. Egli si prende cura dei deboli e dei poveri. “La paternità di Dio viene sperimentata nei gesti quotidiani di perdono e nella generosa condivisione che rendono visibile la santificazione del Padre”.

Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano”.

 Il pane è un alimento vitale. Il pane che nutre l’uomo in  questo mondo non va chiesto a Dio e non viene dal cielo, ma dal lavoro dell’uomo, deve essere procurato con giuste fatiche e condiviso generosamente con chi non ne ha. “Il Pane donato da Dio non è prodotto dall’uomo. E’ una realtà divina che non può essere acquistata attraverso lo sforzo umano, ma è un dono da richiedere a Dio”. E’ Gesù, Dio-con-noi-, manna nascosta, nutrimento per ogni uomo, “Chi mangia di questo pane vivrà in eterno”.

Perdonaci”.

Perdonare significa rinunciare volontariamente a punire una mancanza o un’offesa. Dio cancella il debito, la somma dovuta.

Non ci indurre in tentazione”.

Signore, Tu sei Padre, non farci soccombere nella prova. “La fedeltà a Gesù e al Suo messaggio garantisce di non soccombere nella prova” (A.Maggi).

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Blasi Mario evangelizza parrocchia domenica ordinaria XVI anno C Vangelo Luca 10, 38 s

Il parroco don Mario Blasi evangelizza domenica XVI anno C Luca 10, 38

XVI TEMPO ORDINARIO Lc.10,38-42

“Una sola è la cosa di cui c’è bisogno”.

Due sorelle, Marta e Maria, accolgono Gesù nella loro casa.

Maria è seduta ai piedi di Gesù e ascolta in silenzio il Suo insegnamento. Marta sta in piedi e parla a Gesù.

Gli atteggiamenti delle due sorelle sono completamente diversi. Il contrasto è tra le molte cose e una sola.

Il servizio di Marta non viene messo in discussione, ma l’eccessiva preoccupazione per accogliere Gesù in casa. E’ buona cosa preparare un pranzo per l’ospite illustre. Preparare un banchetto per Gesù e i Suoi discepoli è da lodare!

Maria, ai piedi di Gesù, realizza una cosa necessariaascolta e accoglie il Suo messaggio di amore che rende veramente libero l’uomo. “La Verità vi renderà liberi”.

Marta si lascia soffocare dalle troppe preoccupazioni; si agita. Non è capace di scegliere la parte buona. E’ soffocata dalle molte cose da fare. La sua generosità non la rende libera, non l’avvicina a Gesù, ma la allontana.

La Parola di Gesù rende libero l’uomo.

Marta è ospitale, generosa, caritatevole, ma l’ansia la distoglie dall’ascolto della Parola.

Prima di servire i fratelli, è necessario ascoltare, custodire, accogliere e vivere il messaggio di Gesù.

Maria sceglie la parte buonaASCOLTA. Così dice la Bibbia: “Ascolta Israele”. Maria non sarà delusa della scelta.

Marta è presa dall’affanno e dice a Gesù:

Dille dunque che mi venga in aiuto”.

Ma Gesù non rimprovera Maria e non la caccia “nel ruolo dove tradizione e decenza hanno sempre confinato le donne. Gesù richiama la padrona di casa:

Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola c’è bisogno”.

La situazione di Marta è drammatica, perché è come quella degli schiavi contenti di esserlo”. La parte buona, “che non può essere tolta, è la libertà interiore, garanzia dello Spirito di Dio, perché dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà”. “Tutto può essere strappato all’uomo, anche la vita, ma non la libertà interiore” (A.Maggi, “Le cipolle di Marta”).

Gesù è l’Ospite e bussa alle porte del cuore dell’uomo, perché sia veramente libero figlio di Dio.

********

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna di nome Marta lo accolse nella sua casa “.

Perché i discepoli non entrano insieme con Gesù nella casa di Marta?

“Marta ha una sorella di nome Maria, la quale, seduta ai piedi di Gesù, ascoltava la Sua Parola. Quello di Maria verso di Gesù è l’abituale atteggiamento del discepolo di fronte al suo maestro.

Maria non contempla Gesù, ma lo accoglie e lo ascolta, desiderosa di apprendere il Suo messaggio.

Il modo di fare di Maria, in una cultura fortemente maschile, come era quella orientale, non poteva essere tollerata. E’ proprio dell’uomo fare gli onori di casa. La donna sta nascosta. Marta si crede la regina della casa, mentre in realtà è la schiava della sua condizione. E’ la grande vittoria del potere: dominare le persone illudendole di essere libere.

La situazione che si è venuta a trovare nella casa delle due sorelle diventa insostenibile. Visto che Gesù pare non accorgersi della grave trasgressione compiuta da Maria, è Marta che interviene furibonda, rimproverando sia il Maestro sia la sorella.

Signore, non ti importa nulla che mia sorella mi abbia lasciato sola a servire? Ordinale dunque che mi aiuti!”.

Per Marta è intollerabile l’atteggiamento della sorella che intrattiene e ascolta Gesù. Marta non ascolta il messaggio di Colui che di Sé ha detto che è venuto per rimettere in libertà gli oppressi.

Gesù, anziché rimproverare Maria e ricacciarla nel ruolo dove tradizione e decenza hanno sempre confinato le donne, richiama la padrona di casa:

“Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose,

ma di una cosa c’è bisogno”.

Gesù rimprovera la perfetta padrona di casa e le dice che Maria “ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta”, invitandola a fare lo stesso.

Questa parte eccellente che non può essere tolta è la libertà interiore, garanzia della presenza dello Spirito di Dio, perché, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà.

Tutto può essere strappato all’uomo, anche la vita, ma non la libertà interiore. Mentre la libertà esteriore può essere data e tolta agli uomini, la libertà conquistata, frutto di un profondo convincimento interiore, nessuno la potrà più sottrarre all’uomo“.

Da A.Maggi,”Le cipolle di Marta” , Cittadella Editrice, 2000)

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Mario Blasi Parroco evangelizza nella XV domenica ordinaria anno C Luca 10, 2513,34 ss

Il Parroco Mario Blasi evangelizza nella XV domenica ordinaria anno C Vangelo

XV TEMPO ORDINARIO   Lc. 10, 25-37

 “Si prese cura di lui”

       La parabola del Samaritano capovolge il significato di prossimo che si ha nella mente e cambia il significato di credente.

       Chi è il prossimo?  “Non è colui che è amato, ma colui che ama “

E’ colui che si prende cura del fratello.

       Il prossimo non è una persona da amare per ottenere una ricompensa divina, ma è “colui che ama come ama Dio”.

       “Per questo essere prossimo non dipende da chi si trova nel bisogno, ma da chi gli si avvicina (approssima) per aiutarlo”.

Nella parabola Gesù fa capire che “farsi prossimo dell’ altro significa mettersi a suo servizio offrendogli i mezzi necessari per vivere”.

“Il Samaritano, nemico per eccellenza dei giudei, è l’ unico che si dimostra capace di amare”.

Solo attraverso il servizio esercitato con amore si passa dalle tenebre del male alla vita. L’ amore di Dio è gratuito “che non guarda i meriti della persona, ma i suoi bisogni”.

Il Samaritano dona gratuitamente il suo tempo ed anche il suo denaro senza alcuna speranza di poter ottenere qualcosa in cambio. Gesù, con la parabola, cambia anche “il concetto di credente”. “Per Gesù il vero credente è colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al Suo”. Il credente è colui che ha amore verso tutti gli uomini buoni e cattivi. “E’ l’ amore che determina chi crede e chi non crede” (1Gv. 4,7).  Il vero credente è colui che cerca il bene dell’ uomo.

“Il Samaritano, avendolo visto, ebbe compassione”.

Il sacerdote e il levita vedono il povero uomo mezzo morto, ma passano oltre. Dio chiede a tutti di soccorrere gli oppressi. Tre sono le persone che vedono il ferito, ma “uno solo trasforma questa visione in un atteggiamento (la compassione) che comunica vita”.

“La compassione è un’ azione divina con la quale si restituisce vita”. La compassione è l’ amore di Dio che dà vita. Gesù applica al Samaritano “le stesse azioni compassionevoli proprie di Dio, il tre volte Santo”. Il Samaritano è l’ uomo capace di amare come ama Dio : vuole restituire vita al moribondo. Cura, trasporta come un servo, spende tempo e denaro senza alcuna ricompensa.

Gesù dice al dottore della legge:

“Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.

“Gesù invita il dottore della legge ( e ogni uomo) a scendere dal piedistallo del prestigio e dell’ onore per mettersi al servizio dei fratelli, come il Samaritano si è fatto servo dell’ uomo ferito”. (da Parabole come pietre di A. Maggi).
XV DOMENICA ORDINARIA (Lc 10,25-37)

“Quegli rispose: chi ha avuto compassione di lui”.

Gesù espone la parabola del buon samaritano ad uno scriba che gli chiede come deve agire per avere la vita eterna.

Gesù gli presenta un samaritano, un meticcio, un eretico, un uomo fuori della legge capace di farsi prossimo ad un uomo ferito dai briganti lungo la strada.

Il moribondo non ha più la speranza di vivere. Per fortuna in quella medesima strada passa un sacerdote che viene dal tempio. E’ giunta la salvezza per quell’uomo? Il sacerdote vede, non si ferma, passa oltre. Ha paura di diventare impuro toccando il moribondo: sacrifica l’uomo, ma osserva la legge del levitico(chi tocca un ferito o un moribondo, diventa impuro).

Passa un levita, ma anche per lui la legge del levitico è più importante del bene dell’uomo!

Dio preferisce l’osservanza della legge del levitico o il bene dell’uomo?

Arriva infine un samaritano; vede, ha compassione e si avvicina. Tre persone vedono, ma uno solo ha compassione! Uno solo ha l’amore nel cuore che comunica vitaUno solo è capace di amare come ama Dio!

Per il samaritano, la cosa più importante in quel momento è restituire la vita al moribondo. Tutto il resto passa in secondo piano, anche il viaggio che sta compiendo.

Il sacerdote e il levita vedono, ma passano oltre.

I briganti spogliano, ma il samaritano riveste!

I briganti percuotono, il samaritano cura le ferite!

I briganti abbandonano il moribondo, il samaritano si china per risanare!

Gli ascoltatori del tempo di Gesù conoscono bene i luoghi descritti. Gli ascoltatori di ogni tempo si stupiscono: il samaritano cede la propria cavalcatura al ferito e affronta a piedi i disagi del difficile e faticoso percorso del deserto. Il samaritano si comporta come un servo che conduce l’animale con il suo padrone. Il samaritano dona anche gratuitamente il suo tempo e il suo denaro senza alcuna speranza di ricevere qualche cosa in contraccambio.

“Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.

Solo attraverso il servizio esercitato con amore si può uscire dalle tenebre eentrare nella vita.

La comunità cristiana nutrita alla Mensa del Signore operi misericordia verso ogni fratello bisognoso!

Da A.Maggi,”Parabole come Pietre” , Cittadella Editrice, 2001)

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Blasi don Mario parroco evangelizza la novità di Cristo salvatore nella XIV domenica ordinaria anno C Vangelo Luca 10, 38 ss

Don Mario Blasi evangelizza nella XIV domenica ordinaria anno C Luca 10, 38 ss

XIV DOMENICA ORDINARIA (Lc10,1-12.17-20)
“Andate, ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi”.

Come il Padre ha mandato me, io mando voi“. Sorgente di ogni missione è il Padre. Gesù è il primo inviato.

Gesù invia perché è Signore. Egli manda i Suoi discepoli a tutti i popoli. Dall’Amore di Dio Padre nasce ogni missione. Dio ama tutti e vuole che ogni uomo entri nella Sua casa in pienezza di vita. La Sua salvezza non è negata ad alcuno.

  • ·  L’Amore di Dio è un dono gratuito per tutti.

I discepoli sono mandati disarmati di tutto, poveri di mezzi materiali, ma gioiosi di portare a tutti il messaggio nuovo di Gesù.

I discepoli vanno, ma trovano anche un ambiente pieno di contraddizioni e di rifiuti, si trovano come agnelli in mezzo ai lupi. Non devono aver paura; il messaggio di Gesù ha una forza divina, ha la capacità di entrare nel cuore di ogni uomo.

L’inviato da Gesù non deve avere sicurezza nella borsa, simbolo dell’uomo ricco, né nella bisaccia, simbolo dell’uomo povero.

La sicurezza viene dalla parola annunciata. In essa è la forza dell’Amore di Dio che entra nel cuore di chi ascolta. Il messaggero non deve avere i sandali ai piedi come gli schiavi: egli è servo del Vangelo.

La Parola di Gesù entra dove l’uomo abita: la casa. Nella casa la Parola porta gioia e pace, perdono e salvezza.

La casa, quindi, diventa la dimora della Parola di Dio e del fratello che l’annuncia.

L’inviato da Gesù deve avere fiducia in tutti. Deve proclamare che Dio è Padre di tutta l’umanità, il Suo Amore elimina ogni discriminazione.

“Rallegratevi… i vostri nomi sono scritti nei cieli”.

I discepoli ritornano gioiosi dalla missione. Hanno capito che la Parola di Gesù è efficace. E’ una Parola che scruta i cuori e dona serenità.

I discepoli non devono gioire per le opere compiute, ma devono essere gioiosi perché il loro nome è scritto nei cieli, ossia nel mondo di Dio.

La loro vita è lassù “dove Cristo si trova assiso alla destra di Dio“.

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Blasi don Mario evangelizza la salvezza nella XIII domenica T. O. anno C.

Don Mario Blasi evangelizza la salvezza  Luca ), 51 ss

XIII DOMENICA ORDINARIA (Lc 9,51-62)
“Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo”.

Gesù sta andando verso Gerusalemme con i Suoi discepoli. Là manifesterà il Suo Amore supremo per tutti gli uomini. Lungo il cammino incontra tre persone anonime. Esse rappresentano i discepoli di ogni tempo che vogliono seguire Gesù. Quali sono le condizioni per seguirlo? Gesù vuole persone veramente libere: libere dalle cose di questo mondo, libere dalle persone care e dal proprio “io”.

Chi vuol andare dietro Gesù deve amare la Sua Persona e si deve impegnare a realizzare il Regno di Dio tra i popoli.

“Un tale gli disse: ti seguirò ovunque tu vada”.

Questa persona ha capito la novità del messaggio di Gesù. E’ un messaggio veramente nuovo: Dio ama l’uomo così come esso è, buono e cattivo, giusto e ingiusto.

Dio va amato attraverso l’uomo. Il bene dell’uomo è al di sopra di ogni legge.Quest’uomo è disposto a seguire Gesù? Gesù lo mette alla prova. Le volpi e gli uccelli, esseri considerati inutili e insignificanti, hanno la loro sicurezza: le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo.

Il Figlio dell’Uomo è Colui che ha la pienezza dello Spirito di Dio, è il modello di ogni uomo. Tutti sono chiamati a diventare veri uomini in Cristo. Gesù è l’Uomo disponibile verso tutti, è l’Uomo che ha fiducia solo in Dio Padre.

Il Vangelo non fa cenno se quest’uomo abbia seguito Gesù!

“Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, tu vieni e seguimi”.

Gesù esige di troncare con tutto ciò che è legato al passato. Esige che l’orgoglio sia tolto dal nostro cuore. Non si può seguire Gesù con il desiderio di primeggiare e di dominare l’altro. Gesù propone una vita nuova; quindi è necessario avere un cuore nuovo: non si può mettere vino nuovo in otri vecchi, ma vino nuovo in otri nuovi.

Gesù insegna che bisogna aiutare i fratelli a diventare uomini completi. Chi non ama e non aiuta i fratelli a crescere è un uomo chiuso in se stesso ed è già morto.

“Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro,

è adatto al Regno di Dio”.

Il contadino che pensa di arare guardando indietro non può svolgere bene il proprio lavoro e rende vana la sua fatica.

Il discepolo che non ama Gesù e il Suo Regno, rende inutile la propria vita.

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Blasi Mario Parroco evangelizza con il mistero eucaristico del Corpo e Sangue di Cristo anno C Luca 9,11ss

SS.CORPO E SANGUE DI CRISTO

(Lc 9, 11-19)
“Dategli voi stessi da mangiare”.

Gesù sta annunciando il Regno di Dio dove tutti si devono amare come Lui ama.

Egli rivela l’Amore di Dio guarendo gli infermi. Il Suo agire manifesta che non è solo l’inviato di Dio, ma anche Colui che ha la condizione divina: è Figlio di Dio, Colui che imita il Signore e dona la sua bontà. Egli è il Vivente, è la Vita, e prepara per tutti il banchetto della gioia e della condivisione.

Venuta la sera, i discepoli dicono a Gesù di congedare la folla.

Per Gesù la sera non indica solo il momento dell’imbrunire, ma è il momento che ricorda l’Ultima Sua Cena: “Venuta la sera si mise a tavola con i dodici“.

Nella condivisione dei pani ci sono le basi per vivere la Cena del Signore.

La sera è il momento del pasto principale per i Palestinesi. Gesù vuole che questo pasto sia condiviso. E’ la cena per quelli che accolgono e seguono l’insegnamento di Gesù.

Gesù, in questo momento, non è compreso dai discepoli. Essi vogliono che la gente vada a comprare il pane. Per mangiare bisogna comprare. Chi ha i soldi compra, mangia e vive. Chi non ha i soldi non compra, non mangia e non vive nella sua dignità. Questa è la mentalità di ogni persona che vive secondo la logica del suo egoismo.

I discepoli hanno ancora la mentalità della gente del loro tempo; pensano e agiscono con la categoria del comprare e non del condividere. Gesù insegna che bisogna condividerei pani e i pesci siano condivisi. Non vuole che la gente vada a comprare. I discepoli devono dare loro stessi da mangiare.

Essi devono essere pane per la folla; devono condividere generosamente e con amore ciò che hanno e ciò che sono! Solo Gesù sa condividere il pane! Egli solo offre Sé stesso come Pane per dare vita!

“Tutti mangiarono e si saziarono”.

Con la condivisione tutti si saziano! Gesù, nelle Beatitudini, dice: “Beati gli affamati e assetati della giustizia, perché saranno saziati“.

Come si sazia la propria fame e sete di giustizia? Saziando gli altri della loro fame naturale: chi condivide quello che ha e quello che è con il fratello più debole, sazia la fame e sete della giustizia che ha nel cuore.

 

CORPO E SANGUE DI CRISTO (Lc.9,11-17)

“Dategli voi stessi da mangiare”.

     Gesù si trova nel deserto e là accorrono le folle.

Gesù annuncia il Regno di Dio. Nel deserto Egli si presenta come Pastore messianico: guarisce, aiuta, perdona, nutre e salva. Per tutto il giorno annuncia la Buona Novella.

La giornata ormai volge al termine e i dodici si preoccupano della situazione. E’ sera; bisogna rimandare la gente a casa. Gesù, ai dodici che chiedono di mandare la gente a comprare da mangiare, dà una risposta inaspettata:

“Dategli voi stessi da mangiare”.

Come si può sfamare nel deserto una così grande moltitudine di gente? Dove comprare  tanto pane e come acquistarlo? I dodici non hanno che cinque pani e due pesci. Gesù li prende e vuole che tutto sia condiviso. Gesù chiede agli apostoli un impegno reale e concreto.

Tutti i credenti in Gesù devono essere solidali con ogni persona senza alcuna distinzione. Bisogna condividere ciò che uno è e ciò che uno ha: tempo, energie, denaro e la capacità di organizzare.  I deboli hanno bisogno di aiuto disinteressato.

Gesù non partecipa al pasto, ma dà ordine di organizzare e distribuire. Tutti siano seduti in gruppi di cinquanta. Il numero cinque, con i suoi multipli, indica la forza dello Spirito di Amore di Gesù che tiene unita la comunità.

Tutti seduti: con Gesù gli uomini sono persone libere e non schiave. Gli apostoli di tutti i tempi hanno il compito di guidare le comunità veramente libere. “La verità vi farà liberi”. Essi non devono mai pensare ai propri privilegi, ma si devono mettere al livello delle persone comuni.

Chi si preoccupa dei propri vantaggi non può guidare una comunità.

La testimonianza di una vita generosa, che agisce per il bene degli indifesi, è una lezione più efficace di ogni discorso!

“Tutti si saziarono”

Con il pane condiviso tutti mangiano a sazietà

Gesù, Dio-con-noi, non chiede nulla per Sé, ma dona tutto Se stesso con amore.

L’Eucaristia, Pane donato per la salvezza di ogni uomo, invita il credente a spezzare la propria vita in gesti di amore nella famiglia, nel lavoro, nella sofferenza morale e fisica.

Il cristiano di ogni tempo sia veramente segno della bontà di Gesù e, insieme con Lui e come Lui, porti il suo amore a tutti.

 

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