NEPI GRABRIELE STUDIA L’ITALIA COME POLITICA DELLA CITTADINANZA LATINO- ROMANA anno 89 a. C.

“L’ITALIA UNITA dal nord al sud nel primo secolo avanti Cristo. FERMO presidio di Gneo POMPEO STRABONE”.
(NEPI Gabriele: Centro Studi Storici Fermani 2010)
ITALIA: l’origine del vocabolo politico, più che geografico.
A Corfinio, tra i ruderi romani una lapide del 1958 (bimillenario ovidiano) reca l’iscrizione: ” In questi luoghi sorgeva l’antica Corfinium, cuore della terra Peligna, assunta a capitale dei confederati nella prima guerra sociale del primo secolo a. C. e ribattezzata ITALIA, sacro nome primieramente qui acclamato, auspicio all’unione di tutte le genti della penisola nella patria comune.”
La preminente chiarezza storica riguarda non tanto i nomi e le battaglie, quanto il senso della cittadinanza e della libertà. Per queste realtà umane profonde furono coniate dal 91 al 87 a. C. molte monete con la parola ITALIA. In questi anni si realizzò l’unificazione nazionale italiana. L’abbondante monetazione dà il senso politico ufficiale al nome Italia. L’etimo, secondo gli studi linguistici di Nissen, deriva dagli Itali che avevano come totem il vitello o toro raffigurato in alcune monete. Alberto Campana ha documentato la monetazione degli insorti italici.
Per Roma furono anni di profonda crisi politica ed economica. La prima causa ne fu il mancato adeguamento delle strutture statali alla diversa situazione politica prodotta dall’espansione territoriale. La cittadinanza era il godimento dei diritti giuridici, tanto ben espressi da Cicerone (106-43 a.C.). I popoli vicini a Roma combattevano da alleati, e non erano riconosciuti cittadini romani.
La città di Fermo ebbe un ruolo determinante negli eventi dell’unificazione di quell’antica Italia. i Fermani sperarono nella sospirata cittadinanza romana, senza ribellarsi. Infatti Camerino l’aveva ottenuta per l’aiuto militare dato a Mario contro i Cimbri. Il successo arrise poi alla fedeltà dei Fermani. Secondo la tradizione, le origini di Gneo Pompeo Strabone erano Picene ed è pensabile che fosse originario del territorio vicino a Fermo.
Altri popoli si erano uniti in Lega contro Roma: i Marsi, i Peligni, i Vestini, i Marrucini, gli Ascolani Picentes, i Frentani, gli Irpini, i Pompeiani (o Nolani), i Venusiani, gli Iapigi, i Lucani, i Sanniti, i Bruzi e gli Apuli, con circa 100.000 militari. Nel capoluogo Corfinio, chiamata Italia, la Lega aveva propri consoli, magistrati e moneta.
Narrò la ribellione Velleio Patercolo: “Lo sventurato evento ebbe origine dagli Ascolani che trucidarono il pretore Servilio e il legato Fonteio; passò poi ai Marsi e dilagò in tutta la regione”. Accenniamo alle linee di sviluppo: nel 91 a. C. il (pro)pretore Servilio e il delegato Fonteio che negavano agli Ascolani far alleanze per mezzo di ostaggi, furono massacrati insieme con gli altri romani presenti in Ascoli. Ne seguì l’intervento dell’esercito romano, guidato da Gneo Pompeo Strabone, che divenne console nell’anno successivo, 90 a. C. Gli avversari lo intercettarono a Falerio Piceno, ma Strabone preferì ritirarsi con i suoi a Fermo, città fedele a Roma “Firmum firma fides Romanorum colonia”. Qui Stradone fissò il suo quartiere generale e rimase assediato, finché, nell’autunno lo raggiunse Sergio Sulpicio Galba con truppe arruolate in Gallia. Seguì la sconfitta e la fuga degli assedianti, per cui i Romani, all’inizio dell’inverno, mossero all’assedio di Ascoli. Pompeo Stradone si mostrava propenso all’armistizio con la resa degli avversari. I fatti sono narrati dagli antichi storici Appiano, Diodoro, Tito Livio, Orosio, Velleio Patercolo, Eutropio, Floro, Plutarco e, per cenni, Cicerone, il massimo oratore del foro. Tra gli storiografi del XX secolo si apprezzano De Sanctis, Moscati (Così nacque l’Italia) e Pareti.
Per capire le vicende, è necessario far riferimento alla cittadinanza politica. La “Lex Calpurnia dava potere ai generali romani in campo di concedere la cittadinanza romana come premio ai non romani presenti nelle loro truppe. Il 17 novembre 90 nell’assedio di Ascoli Pompeo Strabone applicò questa legge e rese cittadini romani trenta cavalieri iberici forse già presenti a Fermo. Un anno dopo ne godette i frutti. Anche il Senato premiò allora gli abitanti di Tuder (Todi) per la fedeltà a Roma. Una nuova legge venne ad invogliare molti italici alla pace. Verso la fine dello stesso anno 90 la Lex Iulia dava la cittadinanza romana ai popoli vicini in condizione di pace con Roma. Dalle città pacificate vennero le nuove reclute per le campagne militari dell’anno successivo, 89 a. C. quando lo stesso Cicerone era militare, sotto le armi ed insieme con Sesto Pompeo ebbe un abboccamento con l’italico Vettio Catone, senza successo di pacificazione.
Gli informatori di Pompeo Strabone in Ascoli gli fecero intercettare il passaggio di quindicimila militari italici sul Gran Sasso. Ne bloccò le uscite e li costrinse al gelo ed alla fame, tanto che ne morirono a migliaia e gli altri si arresero. Nel frattempo molti Ascolani pensavano all’armistizio con il pacificante Strabone, dato anche la nuova Lex Plautia Papiria dava la cittadinanza romana, entro 60 giorni, a tutti i residenti in Italia che, in pace con Roma, ne avessero fatta richiesta ad un pretore. Per effetto si verificò una disgregazione tra gli italici.
La “Lega Italica” era rappresentata nel Piceno dal generale “italico” Vidalicio che fece un’incursione militare dentro Ascoli per uccidere tutti quelli che volevano fare l’armistizio.
Lo stesso Pompeo Stradone, padre di Pompeo Magno, propenso a creare solidarietà e federalità con le popolazioni alleate con Roma, propose nell’89 a. C. la Legge Pompeia de Transpadanis (Gallia Citeriore) per concedere la cittadinanza latina. Nell’89 Mediolanum (Milano) e gli abitanti dei territori insubre e padano ebbero il primo grado della cittadinanza romana latina.
Dopo il massacro dei militari romani ad Ascoli, secondo il racconto di Appiano, Vidalicio scelse il suicidio: offrì un banchetto ai collaboratori e si fece preparare un rogo. Dopo i saluti, sorbì il veleno, salì sulla pira, dando ordine di incendiarla. Secondo alcune accuse del partito popolare lo Stradone avrebbe tenuto per sé il bottino ascolano.
Così il 17 novembre dell’89 a. C. gli Ascolani si arresero ed il 25 dicembre ci fu la deportazione dei prigionieri a Roma con il trionfo “de Asculaneis Picentibus” per Pompeo Strabone, che poi tornò a tutelare il Piceno in qualità di proconsole.
Nell’88 a. C. Silla prese i poteri e inviò nel Piceno Pompeo Rufo a sostituire Pompeo Stradone; ma le truppe di costui lo linciarono. Era chiaro che il potere apparteneva ormai all’esercito, non al popolo repubblicano. Gli Ascolani nell’88 a.C. ebbero la cittadinanza romana, iscritti nella nuova tribù romana Fabia.
Poi, con Giulio Cesare nel 49 a. C. i transpadani entrarono pienamente nell’ITALIA, cittadini romani. L’unificazione era cittadinanza che garantiva i diritti umani. Secondo una tradizione la cittadina Laus Pompeia, in lode di Pompeo, è l’attuale Lodi.
Scrisse Velleio Patercolo: “Mentre Cinna muoveva guerra alla sua patria, Gneo Pompeo, durante la guerra dei Marsi e particolarmente nel Piceno, aveva reso allo Stato preclari servizi e che aveva occupato Ascoli. Intorno a questa città 75.000 Romani ed oltre 60.000 Italici, in un solo giorno pur essendo gli eserciti frazionati in molte legioni erano venuti a conflitto (…) che assunse un atteggiamento intermedio e dubbio tra le parti”. Pompeo Stradone, richiamato a Roma nell’87 eludeva gli scontri, ma teneva con sé l’esercito che fu poi del figlio Pompeo Magno. Morì colpito da un fulmine.
Il primo a definire questi eventi come “guerra sociale” (dei soci-alleati) fu Cicerone nel discorso Pro Fonteio. L’oratore inoltre meditò queste vicende “sociali” dopo che il Senato Romano aveva approvato nell’80 a. C. in modo più completo, la legge Papiria, concedendo la sospirata cittadinanza a vicini confederati, non più ribelli. Cicerone, infatti, fece un suo racconto del rapimento (ratto) delle giovani sabine, scrivendo che Romolo (il padre dell’Urbe) volle ampliare la cittadinanza e fare alleanza con il re dei Sabini, Tito Tazio, e giunse a rafforzare il suo regno romano facendo un governo federale con quello del re Tazio, per mezzo di un patto di alleanza. Il percorso di integrazione con i popoli vicini, nel racconto di Cicerone, doveva avvenire con i dati della cittadinanza e della federalità. E realmente nel primo secolo a. C. i fatti politici dell’Italia ebbero il felice esito dell’unificazione dei popoli.
I narratori apprezzavano il nuovo assetto politico. L’antico storico Floro scriveva: “Diciamo pure guerra sociale, per attenuarne l’odiosità; ma, se vogliamo dire il vero, quella fu una guerra “civile” (tra cittadini). Infatti da quando il popolo Romano si era fuso con gli Etruschi, i Latini e i Sabini e traeva un unico sangue da tutte queste genti, esso ha formato un solo corpo con tutte le loro membra. Né con minore danno si ribellavano gli alleati entro l’Italia, in confronto a quello dei cittadini all’interno dell’Urbe. Pertanto, poiché gli alleati chiedevano ben a ragione la cittadinanza della Città (urbe) che avevano accresciuta con le loro forze (… la speranza) infiammò gli alleati a prendere le armi ed ad assaltare l’urbe. Che cosa è più triste di questa sventura? Quale cosa più disastrosa? Di fatto tutto il Lazio e il Piceno, tutta l’Etruria e la Campania, infine l’Italia, insorsero contro l’urbe loro madre e genitrice.”
Tra i prigionieri catturati ad Ascoli e portati al trionfo romano del 25 dicembre dell’89 a. C. c’era il giovane figlio del combattente italico Ventidio Basso che da schiavo divenne un fervido assertore della potenza Romana, collaboratore di Giulio Cesare nella guerra ‘civile’ e fu console nel 43 a.C. Il sistema della cittadinanza aveva capovolto le antiche sorti italiane.
Nella vicenda furono coinvolti i Faleronesi sin dal 90 a.C. perché qui Pompeo Strabone fuggì dai militari della Lega italica. Esiste ancora il tracciato di una strada di collegamento tra Falerio Picenus e Urbs Salvia, con ruderi visibili a Falerone, a cominciare dal torrente Salino, seguitando in zona faleronese Ferrini e “Collina” (contrada a confine con San’Angelo in Pontano). Viene ancora chiamata strada romana. C’è un cippo funerario romano. Il nome Collina ripeteva “Porta Collina” di Roma (nei pressi di Porta Pia). Appiano narra che lo scontro dei militari di Pompeo Strabone avvenne presso il Monte Falerno (o Falerno) che è identificabile con l’attuale toponimo “Collina”, nei pressi della chiesa romanica di Santa Margherita.
La libertà d’Italia fu intesa come godimento dei diritti politici della cittadinanza romana per cui dalla fine del primo secolo a. C. si diceva: “Civis Romanus sum” per fare appello al giudizio dell’imperatore.
Quando parliamo di unità d’Italia, il suo senso non è solo geografico, è la libertà della cittadinanza politica che unisce le persone in un impegno comune, come testimoniato nella guerra dal 91 all’88 a. C. Sono ventuno secoli che il latino ha unito i popoli dell’Italia.

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AMARE O MORIRE D’AMORE vita religiosa nei consigli evangelici

O AMARE O MORIRE DI AMORE – San Ludovico di Casoria
Testamento
“ Il Signore mi chiamò a sé con un amore dolcissimo, e con una carità infinita mi guidò e mi diresse nel cammino della mia vita. L’amore di Gesù Cristo aveva ferito il mio cuore, il mio costato, e le mie mani, i miei piedi, il mio corpo ed esclamavo: “ O amore, o morire di amore “

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Raimondo Zocchi Cappuccino presenta LA SANTITA’ dei religiosi in povertà obbedienza castità

LE TRE GRANDI VITTORIE NELLA BATTAGLIA DELLA SANTITA’
. La santità non è il privilegio di pochi, ma il dominio di tutti.
La santità alla quale tutti siamo chiamati consiste nel dovere, tutto il dovere, nient’altro che il dovete compiuto.
I segreti per conquistare la santità sono i seguenti:
-Conoscerla profondamente
–Volerla ardentemente
—Attuarla nell’amore con amore e per amore.
Essendo la santità una grande conquista, è necessario lottare vittoriosamente contro tre grandi nemici delle anime: concupiscenza degli occhi; concupiscenza della carne; superbia della vita. Esse ci impediscono di salire le vette.
POVERTA’
La povertà è la prima vittoria sulla concupiscenza degli occhi, cioè su avidità, cupidigia, avarizia, ingiustizia.
= Gesù fu povero, ha amato la povertà, ha amato i poveri.
San Francesco fu il più fedele imitatore di Cristo nella povertà evangelica.
Contempliamo rapidamente la povertà di Gesù.
– nella grotta di Betlemme: qui nasce il re dell’universo. A lui manca nella nascita quello che non manca al più povero di questa terra
– nella casa di Nazareth, la santa casa di Loreto: quattro mura annerite, una sola finestra ed una sola porta e le più semplici e povere cose per vivere. Per trent’anni Gesù vive e lavora in quella casa.
– sul Calvario spogliato di tutto, solo fra cielo e terra: unica ricchezza una corona di spine in testa.
Povero nella nascita, più povero nella vita, poverissimo nella morte.
Attorno a Gesù si respira sempre un clima di povertà, di distacco, si eleva un canto di povertà:
| è la prima richiesta di Gesù ai suoi: “Chi non avrà rinunciato a tutto quello che possiede, non può essere mio discepolo”
|| è la prima condizione per entrare nel regno dei Cieli: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”.
||| è il contrassegno, agli occhi di Gesù, delle anime forti e generose. E’ il segno sicuro e il collaudo di ogni vocazione “Venite e vi farò pescatori di uomini” Pietro ed Andrea.
Tutte le vocazioni fallite nel Vangelo hanno come causa l’attaccamento alle cose: Giuda, il giovane ricco (Mt 10,21; Lc 18,22) ed un altro “Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli del cielo i loro nidi; ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. “Lascia che i morti seppelliscano i morti” (Lc 10, 58-60).
L’inizio vero e decisivo della santità coincide quasi sempre con la comprensione e la pratica generosa della povertà: basta pensare a san Francesco d’Assisi, l’innamorato di madonna Povertà.
Per realizzare questo fulgido ideale è necessario praticare una povertà libera, fiduciosa, effettiva.
POVERTA’ LIBERA da ogni legame, libera dalle tristezze per le privazioni presenti, libera dai troppi desideri, dalle ansie dell’avvenire; e vivere secondo l’espressione di san Francesco, “come pellegrini e forestieri” che si servono di ogni cosa semplice e buona senza attaccarsi a nulla.
POVERTA’ FIDUCIOSA che esige la nostra collaborazione, la nostra fatica quotidiana, ma suppone e domanda una fede di bimbo nel Padre celeste, una fiducia illimitata nelle promesse di Gesù: “Non preoccupatevi di quello che mangerete . . . . Cercate piuttosto il Regno di Dio” (Mt 5,33)
POVERTA’ EFFETTIVA: accettare qualche privazione, non lamentarsi quando manca qualche cosa di utile o anche di necessario; essere santamente austeri con se stessi e larghi e generosi con gli altri, con gli ammalati, i deboli, i miseri: ecco la povertà di Gesù, ecco la povertà di san Francesco d’Assisi. Ecco il trionfo sull’avarizia.
CASTITA’
La seconda vittoria necessaria nella battaglia della santità è la castità,. È il trionfo sulla concupiscenza della carne, sull’impurità, sulla sessualità, sui piaceri disordinati: il trionfo dello spirito sul corpo e suoi istinti.
LA VOCAZIONE ALLA CASTITA’
Non tutti sono chiamati da Dio a seguire la castità perfetta, alla rinuncia definitiva a ogni amore umano, all’incanto di una propria famiglia. Ma Dio ci dice che questa vocazione è superiore alla santità del matrimonio con san Paolo “Chi si sposa fa bene, chi non si posa fa meglio” (1Cor 7,38).
La Chiesa riserva alle Vergini volontarie i più grandi onori. Nel Paradiso avranno il privilegio di seguire Cristo dovunque vada e di cantare un cantico nuovo dinanzi al trono, che nessun altro può ripetere (Ap 14,1-4) La vergine pensa alle cose di Dio, come essere santa di corpo e di anima (1Cor 16,34). La sua vita è diritta, lineare, senza divisioni, senza ritardi, concentrata in Gesù, l’amante dei vergini, di questa verginità. Poi il sacro sigillo del voto, allora diventa una consacrazione che investe tutto l’essere umano, cuore, corpo, lo separa dal mondo e lo consacra totalmente al servizio di Dio. Contempliamo san Francesco e i suoi seguaci.
La verginità dono, a chi l’abbraccia, la pace e la serenità e la capacità di amare e di possedere la sorgente di ogni felicità: Gesù Cristo stesso.
La maggior parte del mondo non capirà mai e non gusterà la gioia profonda della vita casta e pura. Chi non è chiamato né al convento né al matrimonio, si ricordi che può vivere vergine per amore di Gesù anche nel mondo, conservando nel suo cuore la gioia di appartenere a Gesù.
Quelli che non si sentono chiamati alla verginità, e abbiano suprema cura di custodire la purezza dell’anima e del corpo, tanto nel matrimonio, come fuori dal matrimonio.
La castità del cuore è tutta sulla linea della carità, quindi per praticare la castità del cuore bisogna avere amore:
= amore personale a Gesù, donazione vera, continua a Gesù vivo, amabile che è tutta bellezza, bontà, Re e centro di tutti i cuori, Colui che può saziare la sete di amore.
Quando si ama Gesù si è casti e puri. L’amore di san Francesco per Gesù lo rende simile a lui, anche nel corpo.
== Amore grande e crescente al prossimo; amare i fratelli come li ha amati Gesù, con la stessa forza, generosità.
L’amore per il prossimo sia come di Gesù: disinteressato che non cerchi la soddisfazione sensibile, il proprio tornaconto. Pensate all’amore di san Francesco per il lebbroso.
===Amore forte, mai sentimentale, amore delicatamente rispettoso, semplice, sincero, profondamente vero. Questo amore casto e puro cresce nei sacrifici, nelle rinunzie.
Gli sposati, i fidanzati conoscessero questo amore casto che rispetta i limiti della legge di Dio!
OBBEDIENZA
Nella via della santità c’è da riportare una terza vittoria, la vittoria sulla superbia della vita, cioè sull’egoismo, su ambizione, vanagloria, prepotenza, orgoglio.
Abbiamo dinanzi a noi un modello di perfetta obbedienza: Gesù Cristo, il modello preferito di san Francesco.
= Tutta la vita di Gesù, dall’incarnazione fino alla morte di croce, è un esempio di obbedienza.
Trent’anni sono compendiati in una sola brevissima frase: “Ed era soggetto a loro” cioè a san Giuseppe ed alla madre sua.
La vita pubblica sta tutta nel “Sì, Padre” respiro della sua anima, palpito del suo cuore. “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato”. E l’obbedienza l’inchiodò sulla croce: “Fatto obbediente fino alla morte di croce : : : “ La vita eucaristica è totale obbedienza alla voce del sacerdote. Il santo curato d’Ars piangeva quando, indicando il tabernacolo, dice: “Ecco, è là, perché ha obbedito a me. Io lo pongo a destra, sta a destra; lo pongo a sinistra, sta a sinistra”.
Con questa obbedienza Gesù ha redento il mondo, ha distrutto l’orgoglio. La disobbedienza dei nostri progenitori, Adamo ed Eva.
== L’obbedienza è un mistero della fede. Iddio ha voluto, per unirci alla sua volontà, che noi obbedissimo a una volontà umana, rivestita della sua autorità.
“Chi ascolta voi ascolta me” disse Gesù agli apostoli ed ai loro successori “E chi disprezza voi, disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato”. E’ un mistero di fede, perché dobbiamo riconoscere in un uomo che agisce in nome di Dio, ma con la sua libertà ed i suoi difetti, la volontà di Dio, la sua voce ed aderirvi con tutte le forze.
L’autorità viene da Dio e dobbiamo riconoscere la sua volontà divina.
Ci consoli il fatto che con l’obbedienza noi abbiamo la certezza assoluta di fare la volontà di Dio e in questa conformità delle due volontà, umana e divina, sta tutta la nostra grandezza spirituale, la nostra santità.
Gesù insiste ancora e dice: “Voi sarete i miei amici, se farete quello che vi comando; se rimarrete nei miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come anch’io ho obbedito al Padre e vivo nel suo amore”.
Chi ama fa la volontà della persona amata. L’obbedienza cristiana quindi è la misura dell’amore e cresce con l’amore.
=== L’obbedienza è la più grande offerta ed immolazione di sé.
La povertà distacca dalle cose.
La castità distacca dai piaceri del corpo. L’obbedienza distacca dalla propria volontà e dal giudizio, è dover sottomette la propria volontà e il proprio giudizio ad un’altra persona, forse antipatica ed urtante, è la più grande vittoria dello spirito sull’orgoglio umano, che è la causa di tutti i disastri nel mondo.
Per riuscire ad obbedire bisogna guadare con fede al grande Obbediente, Cristo, e al suo fedele imitatore, san Francesco d’Assisi, che voleva essere obbediente come il cieco che si lascia guidare dal suo cagnolino.
A chi dobbiamo obbedire?
A chiunque per noi rappresenta l’autorità di Dio.
Noi cristiani dobbiamo obbedire alla Chiesa e alla sua gerarchia: papa, vescovi, sacerdoti, in tutte quelle cose che riguardano il bene della nostra anima. Ognuno di noi dev’essere sempre pronto ad obbedire a tutte le decisioni della Chiesa, anche se ciò ci costa sacrificio, anche se dovessimo rinunciare alla felicità della terra, anche se dovessimo rinunciare a movimenti politici, incompatibili con Cristo e contro di lui. Inoltre dobbiamo obbedire ai genitori, al Confessore, ai superiori in quanto sono legittimi rappresentanti di Dio, sull’esempio di Gesù e di san Francesco, suo fedele discepoli
Con l’attuazione dei CONSIGLI EVANGELICI povertà, castità ed obbedienza, porteremo all’anima nostra ed alla società la pace, preludio della felicità del Paradiso.

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ZOCCHI RAIMONDO da Servigliano breve biografia 1915- 1974 cappuccino

Padre RAIMONDO da Servigliano
Primo Zocchi 1915 – 1974
SERVIGLIANESE ILLUSTRE
A ricordo di questo serviglianese illustre, è utile riportare alcune testimonianze, a cominciare da quella edita il 27 ottobre 1974, da padre Massimino Ricci (citato poi p.Mas.) nel convento di Santa Vittoria in Matenano in cui esprimeva l’augurio di un’ampia biografia di padre Raimondo. In tal senso tutte le persone che l’hanno conosciuto potrebbero divulgare le notizie che ricordano. “Senza cadere in encomi esagerati, non sembra inopportuno spendere qualche parola per rievocare alcuni tratti della figura del confratello che è passato vicino a noi, come l’abbiamo conosciuto e apprezzato. In seguito altri potranno meglio mettere in luce la sua personalità completa” (p.Mas.)

Esprimo lieti e doverosi ringraziamenti alla gentilezza con cui mi sono state fornite notizie dai superiori di alcuni Conventi dei Cappuccini nelle sedi: Ancona, San Giovanni Rotondo, Loreto.
Grazie molte alle gentili persone che hanno accettato l’intervista: p. Giuseppe Santarelli, p. Antonio Angelini, p. Virgilio Damiani da Offida, p. Guido Belà da Fermo , p. Renato Raffaele Lupi, p. Albino Giovagnoli, p. Gianni Pioli, p. Ortensio da Spinetoli, p. Pierino Valenti, p. Franco Umberto Bastianelli, p. Angelo Bartocetti, p. Clemente Borri, p. Fedele Salvadori, P. Romano Damiani, P. Antonio Porfidi, Fr. Lucio Mancini.
Grazie anche alla gentilezza dei parenti di p. Raimondo, la sorella Maria e il fratello Giovanni, e i serviglianesi, tra cui Tomassini Giuseppa e tra i residenti santavittoriesi don Silvio Paternesi ed Emilia Torquati vedova Mancini.

Breve biografia
Date principali: il nostro p. Raimondo, nato a Servigliano (AP) il 24 gennaio 1915, ebbe nome Primo, battezzato il 31 dello stesso mese, cresimato il 25 maggio 1924, comunicato con l’Eucaristia il 14 giugno 1924.
Fu orientato e fu accolto dodicenne al Seminario dei Cappuccini a Fermo nel 1927.
Vestì l’abito religioso, dalle mani del padre Maestro Francesco da Montegranaro, nel Noviziato di Camerino il 25 agosto 1931 in qualità di chierico con il nome di Fra’ Raimondo da Servigliano.
Fece la professione religiosa temporanea il 27 agosto 1932, e iniziava l’anno di discernimento per la Professione dei voti a Pesaro. Per il Liceo-Filosofia fu trasferito in Ancona, il 16 settembre 1933 fino alla maggiore età quando, a ventun’anni, esprimeva la professione solenne il 26 gennaio 1936 nelle mani del p. Provinciale Mariano da Fermo.
Il 29 agosto 1936, a Loreto iniziava il primo anno di Teologia, e riceveva la Tonsura il 21 maggio 1937. Il giorno successivo era ordinato Ostiario e Lettore dal vescovo mons. Francesco Borgoncini Duca, nella basilica della Santa Casa.
Al secondo anno di Teologia, il 28 settembre 1937 fu mandato in Svizzera a Solothurn per apprendere anche la lingua tedesca. Qui riceveva gli ordini minori di Accolito ed Esorcista il 2 aprile 1938; poi Suddiacono il 24 settembre 1938; Diacono il 2 ottobre 1938 ed in fine Presbitero il 9 luglio 1939.
Ottenne la qualifica per la predicazione nel 1940. A settembre, veniva mandato a far da docente o precettore ai seminaristi a Cingoli fino al 1952. Vicario di questa comunità dall’ottobre 1946, Guardiano dall’agosto 1947, confermato ancora nel 1949 e nuovamente vicario nell’agosto 1952. Nel 1948 entrava nel ruolo direttivo del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, in qualità di tenente cappellano.
Novità nel gennaio 1953: il padre Generale lo trasferiva a san Giovanni Rotondo, ove restava più di tre anni, fino al giugno 1956, a fianco del santo Padre Pio da Pietrelcina.
Quindi tornava a Loreto per undici anni, come confessore, esorcista, e predicatore. Dal 1967 al 1973 fu a Iesi, anche Superiore.
Poi fu Vicario della comunità a Santa Vittoria in Matenano. Nel frattempo seguiva ed incoraggiava i Gruppi di preghiera di Padre Pio, santo. Faceva anche viaggi all’estero. Ma, a Prato, a metà luglio ’74 avvertì consistenti disturbi al fegato. All’Ospedale Generale Regionale di Ancona si riscontrava una neoplasia irreparabile. Dopo un mese di continuo ricovero, il 24 ottobre 1974, fu il giorno che i cristiani chiamano “natale” di nascita al Cielo. Primo è tornato alla casa del Padre.
PRIMO
Servigliano è un paese che ha due parrocchie: a nord quella di san Marco; a sud quella di Curetta al confine con Santa Vittoria in Matenano. Scendendo verso il fiume Tenna ci sono i Piani di San Gualtiero con la chiesa dedicata a questo santo. San Gualtiero è il santo serviglianese che qui visse e morì nel secolo XIII.
La proprietà della famiglia Zocchi, è poco lontana dalla chiesa di san Gualtiero. Qui ogni domenica arrivava il Parroco di Curetta per confessare e celebrare la santa Messa festiva. Una famiglia laboriosa, cristiana nelle idee e nella pratica. Partecipava regolarmente alla s. Messa. Per il resto uno stile sobrio, senza ostentazioni né sprechi. In famiglia si pregava insieme a sera.
La proprietà del terreno assicurava ai famigliari un degno sostentamento e dava modo alla mamma Filomena di praticare ogni giorno la carità.
Padre Raimondo era nato in questa contrada di Servigliano il 24 gennaio 1915. Riceveva il Battesimo, sette giorni dopo, con i nomi di Primo, Giovanni Domenico. Primo significava primogenito, dato che i genitori Marco e Filomena davano valore cristiano al matrimonio e pensavano che avrebbero procreato altri figli, come di fatto avvenne. Era ventiduenne la mamma, quando diede alla luce il suo Primo e in seguito ne mise al mondo altri sei.
La mamma era tutta per la famiglia, assidua nella preghiera e nelle elemosine. Il babbo, gran lavoratore ed onest’uomo, d’estate andava a guadagnare un po’ di denaro nella Campagna Romana con la fienagione.
Ecco la composizione della loro famiglia: il padre Marco Zocchi di Giovanni, nato a Montottone 22.04.1880 (morì il 24.7.1956) venuto a Servigliano nel 1913 si sposò il 25.04.1914 a Falerone con Aliberti Filomena n. 13.09.1893 ( e morì il 2.2..1970). Figli loro : Primo n. 24.01.1915, Giovanni 1919 (+1930), Maria 1921, Romanina 1923 (morta nel primo mese), Artemio 1924 (+1986), Nello 1928 (+1967), e Giovanni 1935 (+2008).
Il viso di Primo mostra la fronte ampia e dolce della mamma Filomena e il profilo asciutto del padre Marco. Si può curiosamente notare che gli spostamenti di padre Raimondo avvennero negli anni della morte dei famigliari. Il padre Marco moriva settattaseienne nell’estate 1956 quando il figlio, da san Giovanni Rotondo era trasferito a Loreto. Nel 1967 trasferito da Loreto a Iesi, moriva il fratello Nello trentanovenne. La madre settantasettenne si spegneva nel 1970 quando il figlio stava a Iesi; e sarebbe poi venuto nella vicina Santa Vittoria in Matenano.
LA VOCAZIONE
Il nostro Primo percorreva la strada detta di’ San Salvatore’ che dai piani di San Gualtiero sale verso Santa Vittoria in Matenano. Così egli arrivava facilmente al convento dei Cappuccini. Allora gli abitanti della zona parlavano bene di un frate confessore, padre Damiano da Cingoli, considerato un ‘santo’. Anche Primo, ragazzo, volle incontrarlo nel periodo 1922 – 1927. E’ pensabile che dal sant’uomo abbia ricevuto il consiglio di destinare la vita all’apostolato nella perfezione serafica. Già da Curetta erano partiti altri ragazzi che si consacrarono nello stesso ordine religioso: p. Gualtiero Curi, classe 1910, p. Gerardo Rossi del 1913 e il coetaneo p. Cipriano Cardinali.
La mamma Filomena mandava Primo al convento di Santa Vittoria per imparare (come si diceva allora) l’educazione che era insieme istruzione e fu per lui vera formazione, come riferisce la sorella Maria.
Nel 1927, il primo novembre, il giovanissimo Primo Zocchi, si recava, nel seminario serafico di Fermo, convinto e sereno. La mamma, quando tornava d’estate, gli diceva che era libero di restare a casa o seguitare, e lui confermava la sua scelta di “mangiare il pane dei poveri”. Voleva che il suo sogno si realizzasse e anche lei ne era contenta.
Esiste una testimonianza scritta da Padre Zocchi su P. Damiano da Cingoli. Ricordava che era spesso invitato a recarsi da Santa Vittoria a Fermo, presso i Cappuccini, per confessare i giovanetti. Così poté incontrarlo ancora. Leggiamo: “ Nel confessare aveva delle belle immagini per farsi capire specie nel campo della purezza. “Se un carbone acceso ti cadesse nell’abito, cosa faresti? Subito lo allontaneresti. Così bisogna fare per allontanare i pensieri e qualunque cosa può rovinare l’anima”. Mi sembra di stare in quel cantuccio dove confessava. Ti dava confidenza; t’incuteva serenità. Ti confidavi e ti sentivi illuminato e rafforzato. Mi ci confessai da collegiale a Fermo, dal 1° al 4° ginnasio, dal 1927 al 1931”.
Era un allievo attento, perspicace e realizzava con felice apprendimento la sua formazione. Questo periodo di permanenza fermana durò quattro anni: tre anni di medie inferiori ed il primo ginnasio.
Nella famiglia serviglianese intanto nasceva nel 1928 il fratello Nello Zocchi. Poi, nel 1930, ebbe il lutto del fratello undicenne Giovanni, ma anche la gioia della nascita della cugina Lucia.
Nel seminario, lui imparava dal cuore divino di Gesù l’umiltà, la mansuetudine e la pazienza. Lo stimavano capace di ascoltare, capire bene e dialogare, mettersi in sintonia e comprendere le altrui sofferenze.
Con Gesù diveniva uomo di preghiera, mite e povero, capace di contatto genuino con la gente.
CAPPUCCINO
Prima di far procedere Primo, sedicenne, nella vita cappuccina, i superiori dei Cappuccini chiesero informazioni tramite la curia vescovile che trasmise questa risposta scritta (il 21 luglio 1931) dal parroco di Santa Maria delle Piagge in Servigliano: Certifico che Primo Zocchi nato da genitori onesti e pii, giovane libero e sciolto da ogni vincolo matrimoniale, di buoni costumi, di buona indole,di buona fama, capace di studiare, inclinato alla vita sacerdotale; e per quanto consta non è stato mai ricoverato, non è irretito di censura od irregolarità, né di alcun altro impedimento canonico: è vissuto sempre in questa Parrocchia… I genitori non hanno bisogno di lui perché sono possidenti ed hanno altri figli. (Firma) Angelo Palombi Parroco.
Il 25 agosto 1931, nel Noviziato di Camerino, il nostro Primo, si metteva sotto la guida del Maestro Padre Francesco da Montegranaro, e vestiva l’abito dei Frati Cappuccini in qualità di chierico con il nome di Fra’ Raimondo da Servigliano. Questo nome ricorda che ad Ancona, su un terreno del conte Raimondo Ricotti i Cappuccini avevano costruita, nel 1900, la chiesa dedicata a san Raimondo da Pennafort (generale domenicano) su disegno di Fra Angelo da Cassano d’Adda. Era venerato anche il beato Raimondo Lullo missionario francescano martire nel 1275 tra i saraceni.
Il nostro Fra’ Raimondo, desideroso di santità, il 27 agosto 1932 emetteva la professione dei voti religiosi temporanei fino a quando fosse maggiorenne, a 21 anni.
Dopo il noviziato a Camerino, passava nel convento a Pesaro per la classe di quinto ginnasio, nel 1932/33, e completava il discernimento prima della professione. Nella biografia del servo di Dio, p. Giuseppe Bocci, l’autore p. Renato Lupi ricorda che questi fu docente dei frati Raimondo da Servigliano, Francesco Maria da San Marino, Isaia da Civitanova, Bartolomeo da Monte San Martino, Giocondo da Serra San Quirico, Fortunato da Senigallia, Evaristo da Pesaro, Crescenzio da Jesi, Virgilio da Offida, condiscepoli. Il padre Bocci, ora servo di Dio, fu un grande educatore per questi e per altri alunni. Proprio in quell’anno 1932 stava avviando la Pia Opera delle Vocazioni, fruttuosissima per tanta gioventù.
Guardiano e direttore a Pesaro dal 1931 era p. Paterniano da Grottammare, mentre Giovanni da Piobbico era Vicario. Vice direttore ed insegnante padre Basilio da Pievebovigliana lettore.
Il 16 settembre 1933 la classe con Fra’ Raimondo si trasferiva, per tre anni, al Liceo o Filosofia sul Colle delle Grazie di Ancona, presso la chiesa di San Raimondo.
Nel 1935 la mamma gli dava l’ultimo fratello, Giovanni con cui lei visse assieme fino al 1970.
Primo, diventato maggiorenne, si impegnava nella professione perpetua dei voti religiosi il 26 gennaio 1936 di fronte al padre Provinciale Mariano da Fermo. Un impegno volontario, consapevole della missione cristiana e francescana lieta e aperta a tutti i cuori.
VERSO IL SACERDOZIO MINISTERIALE
La competenza biblica, e quella teologica erano a fondamento della formazione preparatoria per giungere al presbiterato. Fu Loreto la sede del primo anno di Teologia, durante il quale, il 21 maggio 1937 riceveva la clericale Tonsura dal vescovo lauretano mons. Francesco Borgoncini Duca che, il giorno successivo gli conferiva gli ordini minori di Ostiario e Lettore, nella basilica della Santa Casa.
Ma non continuava qui, dato che i suoi superiori vollero che nel completare gli studi teologici, apprendesse bene anche la lingua tedesca e, per tal motivo, lo mandarono in Svizzera, al Capuzinerclozer di Solothurn, all’inizio del secondo anno di teologia, nell’autunno ‘937.
Ricevette qui gli ordini minori di Accolito ed Esorcista il 2 aprile 1938; successivamente il Suddiaconato il 24 settembre 1938, e l’ordine del Diaconato il 2 ottobre successivo.
“Gli ultimi anni di preparazione agli ordini sacri a Solothurn, in ambiente tipicamente tedesco, contribuirono a perfezionare il suo carattere impostato ad esattezza e precisione quasi cronometrica” (p.Mas.).
L’ordine sacro del Presbiterato (sacerdozio ministeriale) durante il ciclo teologico, gli fu amministrato il 9 luglio 1939, sempre a Solothurn.
Nel quarto anno di teologia ancora in Svizzera, il sogno giovanile si realizzava. Il grande carisma, la grinta nella tensione ideale rendevano efficace la sua missione di salvare le anime in Cristo. Il tenace impegno della volontà diamantina, a dispetto di tutte le difficoltà e pregiudizi lo portano continuamente a donare la misericordia del Cristo che salva.
Si preparò subito per essere abilitato come predicatore e ne ebbe l’autorizzazione patente nel 1940. Esercitava il suo ministero nella chiara consapevolezza dell’azione redentiva dello Spirito Santo sulle anime, per i meriti di Gesù Cristo, a gloria del Padre. Era un sacerdote fedele e coerente alla sua missione.
“Nel padre Raimondo tutti abbiamo stimato l’uomo di fede e di bontà. Non esternava le sue convinzioni religiose con lungaggini e pietismi, ma la sua attività sacerdotale, il modo di comportarsi ce lo rivelava” (p. Mas.)
La fede robusta, la speranza fiduciosa per il futuro, la carità schietta e operosa lo manifestavano un frate coscienzioso, lontano da pratiche sentimentali, devozionali. In Svizzera, oltre che potenziare lo stile di chiarezza e di esattezza, aveva potuto apprendere bene le lingue tedesca e francese che gli furono preziose per il successivo apostolato, anche come segretario epistolare di Padre Pio, santo.
Per il fatto che la Svizzera era neutrale in guerra non si trovò a partire militare, mentre imperversava la seconda guerra mondiale in cui l’Italia entrò il 10 giugno ’40.
La mamma celeste, la Vergine Maria, con il suo cuore materno, rendeva il neo-sacerdote partecipe dei misteri del Figlio Gesù. La fiducia che p. Raimondo le rivolgeva, insieme con la Chiesa, era immensa. Nel 1942 Pio XII consacrava la Chiesa ed il genere umano al Cuore Immacolato di Maria.
DOCENTE
Tornato in Italia alla fine dell’estate 1940, P. Raimondo fu impegnato al ginnasio serafico di Cingoli e vi restò fino al 1952. P. Ortensio, allora studente, apprezzava, insieme con i condiscepoli, il carattere sereno, faceto e la squisita competenza didattica di questo docente.
“A scuola era seguito con interesse dagli alunni del ginnasio e del liceo durante le ore di francese, greco e matematica, per la sua particolare immediatezza di comunicativa. Con la stessa attenzione i fedeli ascoltavano dal pulpito la sua predica preparata, concisa e spiccata” (p.Mas.).
Il suo alunno nel biennio 1942 – 44, p. Bartoccetti ricorda il professore sempre calmo, padrone in pieno delle materie che insegnava e la classe era soddisfatta. Alla domenica andava a fare da prete ausiliario nelle Parrocchie dei dintorni, come altri Frati. L’archivio del Convento ha l’elenco delle predicazioni tenute da P. Raimondo in alcune città delle Marche, come ha riscontrato P. Pierino Valenti.
Nel 1943 gli moriva la nonna paterna Maria Genoveffa che trent’anni prima aveva portato la famiglia da Montottone a Servigliano.
P. Antonio Angelini ricorda: “ Il primo incontro con P. Raimondo risale (…) al ginnasio, dal settembre 1943 al luglio 1945: anni sicuramente difficili, soprattutto per la guerra…per il passaggio del fronte, per le ruberie subite…, per l’abbandono del convento, requisito dal Comando Tedesco e per la sistemazione provvisoria, come sfollati, a Villa Strada di Cingoli. Comunque, ricordo bene questi eventi vissuti in prima persona, per quel senso di novità che comportava per noi ragazzi, che non ci rendevamo conto di eventuali pericoli. In quella circostanza, ricordo anche che P: Raimondo non abbandonò definitivamente il convento per essere interprete ufficiale presso il Comando Tedesco insediato nel nostro convento: conosceva molto bene la lingua tedesca e la francese per aver compiuto gli anni del corso teologico in Svizzera.
Negli anni di permanenza con lui a Cingoli, mi ha insegnato il francese e il greco. Le sue lezioni erano svolte in modo semplice, senza nessuna parvenza di superiorità; non usava molto la cattedra; usava, invece, la lavagna e spesso era tra noi. E per questa sua semplicità e naturalezza ci restava gradito, più degli altri insegnanti. Per me è stato un uomo di intelligenza pratica, gentile, sincero, sempre pronto a offrirsi, schietto, immediato… di una trasparenza e semplicità evangelica; dal suo volto, animato da un sorriso appena percettibile, gli si leggeva l’interno.
A proposito di semplicità, ricordo che un giorno, facendo un lavoro scritto di greco in classe, P. Raimondo era a ricordarci di far silenzio, di non disturbarci e soprattutto di non copiare l’uno dall’altro. Diceva: “Voglio rendermi conto della vostra preparazione…”
Fin dal primo incontro con lui – e ancor maggiormente nei successivi – ho constatato che sapeva suscitare attorno a sé con molta naturalezza, un senso di simpatia per quel suo alone di semplicità.”
P. Renato Lupi dice che era un professore capace, preparato, preciso, simpatico ed era ben accolto dagli studenti. S’intratteneva con loro sorridente e scherzoso.
P. Saverio Santini lo ricorda molto affabile e lo si ascoltava volentieri.
P. Albino Giovagnoli ebbe come professore p. Raimondo: “Nel 1948 insegnava matematica e francese, perfettamente. Possedeva le materia e si esprimeva con grande chiarezza. Invitava a compiere il proprio dovere; ma non era duro. Lo si vedeva impegnato, pieno di fede, uomo di Dio, in tutto, anche nel trattare con gli altri. Diceva con sicurezza, paternamente, di sgobbare per vivere la vita cristiana. Con il suo sguardo benevolo e con il modo affabile, infondeva serenità, dava fiducia.
P. Giuseppe Santarelli, Direttore della Congregazione universale della S. Casa, a Loreto è ancora entusiasta del modo brillante con cui spiegava argomenti nuovi, accompagnando la mente come in una bella passeggiata per visitare, esplorare cose interessanti che sapeva rendere piacevoli. Riconosceva la validità dell’apporto cristiano al bene della società.
Nel periodo che stava a Cingoli, ebbe varie mansioni, prima come vicario della comunità (ottobre 1946 e di nuovo, agosto 1952) poi come Guardiano (agosto 1947, confermato 1949) e sapeva esser fratello e padre, spiritualmente e concretamente.
“Il senso ottimistico della vita gli faceva apprezzare ogni cosa come dono della bontà divina. Un bicchiere di birra fresca, una melodia, la bellezza della natura, un nome, un gesto, la barzelletta, tutto gli dava motivo di elevarsi in francescana letizia. Il suo stesso humor rendeva sempre la sua conversazione gradita” Nello stesso tempo “la sua convinzione profonda nei valori supremi, gli ha infuso una grande carica al dinamismo apostolico, fino a saper sacrificare comodi, riposo e salute” (p.Mas.)
A FIANCO DI PADRE PIO DA PIETRELCINA
Il Ministro Generale dell’Ordine serafico cercava di inviare un confessore a S. Giovanni Rotondo, degno di stare accanto al famoso frate che sappiamo già canonizzato santo. Ecco padre Raimondo con lui, dal gennaio 1953 al giugno 1956, impegnato ad fargli da interprete e rispondere alle lettere indirizzate a padre Pio soprattutto in lingua francese e tedesca. Allora il santo non era in segregazione, ma svolgeva tutta la sua missione apertamente.
P. Virgilio da Offida (condiscepolo, anche lui classe 1915) chiese al p. Guardiano di poter andare da Padre Pio, ma il superiore gli disse che era proibito ai Cappuccini di andarci, poi, benevolmente, lo mandò a San Giovanni Rotondo per far visita a p. Raimondo che era appunto con Padre Pio. Andò e furono lieti di rivedersi. Gli fece salutare il santo che abbracciò e baciò p. Virgilio. Lo ricordava con commozione. Si vedeva che il santo stimava p. Raimondo.
“In qualità di confessore e corrispondente dei devoti di S. Giovanni Rotondo, fu egli stesso ammiratore dell’umile fraticello stimmatizzato e seppe anche ereditarne parte dello spirito” (p.Mas.).
Capiva i pensieri nei meandri talora oscuri e confusi. A lui si presentavano persone di vati tipi: l’imbonitore, il timido, il capriccioso, lo spaccone, il dirigente, il nullatenente, il ragazzo e l’anziano, il lavoratore ed il disabile. In quell’insieme eterogeneo anche padre Raimondo aveva l’abitudine della calma e della fiducia totale in Dio. Faceva capire con serenità che nel dolore c’è un segreto di felicità.
La sua vita quotidiana era fatta di gesti semplici, di modi pacati e benevoli. Anche il suo cuore, come quello del santo che aiutava, batteva all’unisono con il cuore dei fedeli.
Del periodo di tempo che trascorreva a Servigliano, nella casa natale, ci ha dato qualche ricordo Giuseppa Tomassini, dicendo che era scherzoso nel parlare, e veniva apprezzato come persona intelligente, era spiritoso, gentile, brillante; sapeva far capire la ricerca esistenziale di Dio, il destino e il valore delle persone. Le diceva: “Giuseppa, devi arrivare in Paradiso. Anch’io voglio arrivarci”. Con tutti si presentava mite, sorridente, pronto alla comprensione generosa. La bonarietà non gli faceva perdere la sua attenzione vigile e operosa.
P. Angelini ricorda: “ A S. Giovanni Rotondo (FG) nel santuario della Madonna delle Grazie, era confessore e incaricato di rispondere, a nome di P. Pio, alle molte lettere di fedeli di lingua tedesca e francese Furono anni di molto lavoro, svolto qualche volta in un clima di poca serenità e fiducia, ebbe modo di conoscere P. Pio, e di godere della sua amicizia, stima e familiarità. Ho sentito ripetere questa frase, attribuita a P. Pio, quando ormai P. Raimondo stava per partire: “ Vi accorgerete di P. Raimondo, quando non sarà più con noi “.
Padre Ortensio da Spinetoli conferma che Padre Raimondo è stato un vero frate minore, senza incrinature e senza ombre. Tale rimane nella mente di quanti l’hanno incontrato, apprezzando, con gratitudine, i suoi insegnamenti e sono felici di essere stati compagni di viaggio di uno spirito alto e vivo. La poetessa Maria Paradiso ha due versi che si addicono al nostro: “Quel suo sguardo sorridente | angelo che sempre vivrà”.
Se in precedenza P. Raimondo non era tanto conosciuto, dopo che era stato a San Giovanni Rotondo era cercato dalle persone e venivano a lui da vari luoghi.
Ma l’unica importanza che per lui contava era lo stare ai piedi di santa madre Chiesa, maestra di ogni bene al mondo.
I Frati Cappuccini, nati nel 1525, facendo propria la regola francescana, nelle Marche avevano la prerogativa di collocarsi agli ultimi posti.
Padre Raimondo, come dice P. Ortensio, professore allora a Loreto, è stato un religioso ed un sacerdote esemplare, laborioso e sincero, si potrebbe dire semplice, senza infingimenti o raggiri. Ha svolto il suo mandato, ha seguito la sua vocazione, confrontandosi solo con Dio e il suo Spirito, badando alle necessità degli altri, prima che al suo buon nome. Al primo posto sempre il bene delle anime, poi il proprio.
AL SANTUARIO DELLA SANTA CASA
A Loreto tornava nel giugno 1956 per svolgere l’apostolato sacerdotale come celebrante, predicatore, penitenziere ed anche esorcista., fino al 1967. Presso questo santuario internazionale di Maria ss.ma realizzava il suo devoto affetto filiale verso la Mamma celeste, mediatrice di tutte le grazie a conforto delle persone oppresse dalle amarezze della vita.
Era addetto alla confessioni, gli era riservata la Messa domenicale delle ore undici. “Intorno alla su persona – ricorda P. Ortensio – si cominciò a costituire un giro di devoti e di affezionati che si affollavano al suo confessionale o aspiravano ad un colloquio con lui. Il suo soggiorno a San Giovanni Rotondo, quale ‘segretario epistolare’ di p. Pio aveva contribuito a rendere desiderata la sua parola e più ancora la direzione spirituale. Ben presto era diventato una figura di spicco all’interno, soprattutto all’esterno del convento.. La sua popolarità non passava inosservata e il fatto a chi era gradito a chi meno. Per p. Raimondo era solo motivo di grande fatica; arrivava spesso in ritardo in refettorio, accontentandosi di quello che rimaneva. Il soggiorno a Loreto è stato senz’altro il più impegnativo della sua attività sacerdotale, ricco di cari ricordi e di opere di bene, ma è forse quello che ha segnato la sua vita spirituale e la sua attività apostolica. Ha lavorato indefessamente, ma senza, non diciamo il plauso, la piena comprensione. Per sua natura schietto, espansivo, ed anche estroverso, si è sentito come accerchiato ed appariva qualche volta preoccupato… Per di più, la frequenza quasi eccessiva al confessionale di qualche penitente, senz’altro bisognosa, ma anche malata… metteva alla prova la pazienza di p. Raimondo”.
P. Ortensio si rendeva conto che, a complicare la situazione, c’erano cose estranee al carattere suo ed alla sua dirittura.
Il 15 gennaio 1959 il Ministero italiano della Sanità decretava di conferire al Tenente Primo Zocchi le ricompense di merito praticate dalla Croce Rossa Italiana.
“Il suo animo profondamente retto lo impegnava a una condotta morale ineccepibile davanti a Dio e a forte slancio di comprensione per il prossimo. Stimava e amava tutti e si faceva voler bene e apprezzare da tutti …
Per tutti i casi egli aveva parole convincenti; ridestava fiducia, donava valido conforto morale e spirituale agli animi provati, licenziandoli con la sua speciale benedizione” (p.Mas.).
La Penitenzieria Apostolica della Santa Sede il 24 luglio 1962 concesse per sette anni, a padre Raimondo, alcune facoltà spirituali pontificie, nell’applicare le indulgenze papali quando benediva i rosari, i crocifissi, le medagliette. In particolare l’indulgenza plenaria nel baciare il Crocifisso in punto di morte con senso cristiano e nella pratica della Via Crucis per malati, carcerati e naviganti di fronte al Crocifisso soltanto. Per ogni Rosario 500 giorni d’indulgenza. Infine l’indulto personale dell’altare privilegiato ( con indulgenza plenaria) per quattro giorni ogni settimana.
Come penitenziere di lingua francese e tedesca era spesso e volentieri impegnato in confessionale. Lo cercavano anche le persone che lo avevano incontrato a San Giovanni Rotondo.
Un ricordo di P. Antonio Angelini che insegnava a Loreto Diritto Canonico nello studio teologico interprovinciale: ”A Loreto padre Zocchi ha continuato a lavorare secondo il suo stile: con semplicità, naturalezza, spontaneità, senza far pesare il servizio che offriva. Inoltre, mi accorsi della sua vita interiore, del suo amore alla preghiera, dell’attaccamento alla nostra linea di Cappuccini, e del suo amore grande per i fedeli, che venivano a lui da tutte le parti d’Italia e dall’estero e che serviva in tante maniere. Un giorno, constatando il suo continuo da fare…, e la gente che chiedeva insistentemente di lui, gli rivolsi, sorridendo una domanda: “Come mai sei riuscito a farti un “roccolo” di forte richiamo?”. Mi rispose: “ Non faccio proprio nulla io per questo … lascio a tutti la possibilità di parlare; io cerco di ascoltare!…”
Oltre a questa battuta, piena di saggezza, voglio ricordare un episodio che rivela un P. Raimondo umile, paziente, di una rettitudine a tutta prova. Un giorno, al mattino verso le ore 10, vidi avvicinarsi al suo confessionale (di fronte alla cappella Svizzera) una sua penitente, conosciuta un po’ da tutti come un’indiscreta, gelosa, per la quale P. Raimondo ebbe a soffrire, forse anche a S. Giovanni Rotondo. Aveva in mano un pacchetto e, stando dinanzi al confessionale, si mise a parlare concitatamente con lui. C’erano poche persone in quel punto. A un certo momento, la signorina, offesa, forse, dall’atteggiamento di fede di quell’uomo di Dio e della sua rettitudine, aprì il pacco, mi sembra di arance e le gettò addosso al suo confessionale, dicendogli forte, (alcune) parole che non compresi, e si allontanò. P. Raimondo a questo punto uscì dal suo confessionale umile umile, senza perdere la sua abituale serenità, e con tanta pazienza si mise a raccogliere la frutta che si era sparsa sul pavimento.”
Era grande la frequenza dei fedeli anche perché era conosciuto come esorcista. P. Renato Lupi lo ricorda apprezzato, autorevole, stimato tra i Cappuccini, sempre bonario. Era di aiuto alle anime come guida spirituale. I riti liturgici dell’esorcismo li praticava nella stanza di lato alla porta della sala ‘Pomarancio’.
Padre Pio ebbe a dire ad alcune persone che erano giunte da lui dalle Marche. “Andate da padre Raimondo”. Alcuni hanno detto che la sua benedizione orante facilitava il dono delle divine grazie.
P. Franco Umberto Bastianelli quand’era studente di Teologia, negli anni ’959-61 lo ebbe confessore: “di lui posso dire che era un uomo ricco di umanità nell’educare, nel formare, nel consigliare in quei pochi momenti o minuti in cui era ministro del Sacramento della riconciliazione. E questo ministero lo svolgeva tenendo conto anzitutto che per primo c’è l’uomo e lo faceva cercando di infondere con chiarezza e poche parole FIDUCIA nella infinita bontà di Dio: la speranza è la virtù che ci fa camminare verso la santità e l’Eternità”.
PREDICATORE
Ogni domenica, nel santuario lauretano, era incaricato di celebrare la s. Messa delle ore 11, la più frequentata. Lui predicava in modo chiaro, spiegava il Vangelo con frasi comprensibili da tutti. Gli bastavano poche parole, senza ripetersi e faceva capire molto.
Era famoso come predicatore perché graditissimo all’ascolto ed attirava la gente. Era chiamato nella Parrocchie. P. Virgilio assicura: “era bravissimo nel predicare. Era bravissimo”.
P. Gianni Pioli ricorda che i correligiosi veneti cercavano con fiducia padre Raimondo per avere da lui consigli e benedizioni, con gioia.
Predicava con il garbo della buona indole e con la verve della fede unita all’indubbia preparazione che gli consentiva di esprimersi magnificamente. Il carattere generoso, l’inesauribile umanità, la forza della tolleranza si riflettevano nel suo predicare. Osservatore attento, di poche parole, amava la vita solidale e sostenuto dall’umiltà rendeva chiara la fedeltà agli impegni.
P. Guido Belà lo apprezza come Frate esemplare, obbediente, umile, pronto al sacrificio per il bene degli altri. Ascoltava, consigliava, dando tutto il tempo, anche a costo di perdere il sonno. Aveva le doti dell’affabilità e della dolcezza per l’amore di Dio. Era preciso nei suoi doveri. A Loreto sempre pronto alle Confessioni, alla direzione spirituale, anche in lingua francese e tedesca. Faceva l’esorcista e questo non era un impegno facile. Usava discernimento. Si preparava molto per predicare bene e riusciva chiaro, breve, efficace tanto che un confratello scherzosamente disse che padre Raimondo celebrava La Messa in 25 minuti, compresavi la predica da 30 minuti. Intendeva che per la spiegazione del Vangelo, intensa, puntuale, senza alcuna ripetizione, a lui, bastavano pochi minuti, ma che equivalevano a mezz’ora per le molte cose dette con precisione. Ricorda p. Angelo Bartoccetti che tutti dicevano che le prediche di p. Raimondo erano brevi e concentrate. Ed erano incisive. Lo si ascoltava volentieri.
Al venticinquesimo anniversario del suo sacerdozio ministeriale, nel 1964 la comunità serafica lauretana volle esprimergli stima ed affetto con il ricordino recante l’immagine del papa ‘buono’ (poi canonizzato), nel retro vi si legge: “Dare tutto, ma senza che mi si debba nulla” Dal Diario di Papa Giovanni XXIII. Lo stile gioviale e generoso nel perdono, tipico del santo papa era lo stile voluto da padre Raimondo che viveva la povertà nel donare, rinunciando a chiedere. Erano nel suo cuore gli esempi dei Frati umili, poveri, obbedienti, casti.
A Loreto il 2 ottobre 1965 il nostro cappuccino dava una testimonianza scritta per il frate che ricordava esemplare. “Padre Damiano (da Cingoli) era un frate austero, osservante, venerando. Al confessionale era di una bontà estrema, unita a fortezza da spingere alla virtù”. Si comprende che lo considerava esemplare.
Il fratello Giovanni ricorda che amava colloquiare, stare insieme con le persone, ed era forte per le frequenti barzellette con cui rallegrava tutti.
C’era anche chi non condivideva tanto zelo e cominciava a far osservazioni nelle comunità dei Frati, e nella curia vescovile. Nell’agosto 1967 nella “congregazione” dei nuovi superiori provinciali tenutasi a Camerino, si decisero alcuni trasferimenti.
A IESI
P. Raimondo trascorse un sessennio a Iesi dal 1967 al 1973, dove fu anche superiore. Nel 1971 – come ricorda p. Santarelli, allora Definitore – c’erano dei chierici cappuccini che volevano innovazioni alla forma di vita serafica per aggiornarla superando le tipiche tradizioni.
P. Raimondo non era favorevole a mutare lo stile cappuccino e diceva: Bisogna fondarsi nei valori” perché non aderiva alle riforme comode o facili . Di fatto quei cambiamenti risultarono, nel seguito, fallimentari.
Dalle Cronache di Jesi si viene a sapere che era Guardiano del convento. La loro chiesa era molto frequentata dai fedeli che frequentavano le sue preghiere e liturgie.
Quando si seppe che si trasferiva a Santa Vittoria in Matenano ci furono lamentele, perché questo paese sembrava lontano, un luogo sperduto e poco accessibile. Ma p. Raimondo disse “Vado”.
P. Angelini ricorda il breve incontro, forse di un giorno, con P. Raimondo, nel convento di Jesi nel 1973: “Negli ultimi giorni di agosto o ai primi di settembre andai come superiore a Jesi e lui, invece, era destinato a S. Vittoria in Matenano. In quella circostanza lo vidi in uno stato di particolare disagio per quanto stava accadendo in quegli anni nella Chiesa del post-Concilio e soprattutto nella sua comunità di Jesi. Padre Raimondo, uomo di virtù e attaccato quale era alla vita francescana-cappuccina “stile Marche”, non condivideva le nuove idee di rinnovamento, in particolare non condivideva affatto quanto si stava facendo in comunità da confratelli poco illuminati, per cui venne a trovarsi isolato rispetto al resto della fraternità; occupato nella predicazione, particolarmente nella chiesa conventuale di Jesi, nella quale riusciva molto per il suo stile chiaro, incisivo e rapido; ancor più occupato nelle confessioni, nella direzione spirituale e nell’ascolto paziente di chiunque si rivolgesse a lui. Mi fece anche impressione perché da Jesi – dove svolgeva un apostolato valido e prezioso – fosse mandato dai Superiori a S. Vittoria in Matenano, un paesino difficilmente raggiungibile da chi non guida la macchina. Provai, veramente, tenerezza tanto che mi offrii per andare dal Superiore Provinciale per perorare la sua causa, per farlo, cioè, restare, nella mia comunità. Ma lui – lo ricordo bene – mi disse: “ Vado volentieri a S. Vittoria! ”.
Padre Raimondo era un cappuccino autentico, obbediente”.
I coniugi Buia scrissero una testimonianza allegando una foto di padre Pio benedicente al 25° delle loro nozze.
” L’accoglienza che ci serbava esorbitava dai nostri meriti, eppure ci era veramente Padre spirituale, Maestro di Carità, dolcissimo Fratello in Cristo. Ci ha lasciati volando in Paradiso colle ali aperte della santità, terribile esorcista degli spiriti mali, che volevano allignare nelle creature di Dio.
Dopo i tre anni a San Giovanni Rotondo continuarono i contatti con le molte persone che l’avevano incontrato accanto al santo padre Pio.
NELLA COMUNITA’ A S. VITTORIA IN MATENANO
Nella nuova sede, nel 1973, fu preceduto da curiosità ed attesa per la molta posta che riceveva e per le notizie della sua intensa attività apostolica.
Racconta don Silvio Paternesi, allora viceparroco a Santa Vittoria (ove è poi diventato parroco) che il direttore dell’Ufficio Postale era sorpreso del quantitativo di lettere in arrivo per i nostro Frate cappuccino, dicendo: “ Chi sarà mai?”
P. Raimondo incaricava le persone disponibili a chiedere l’iscrizione all’Opera Serafica delle SS. Messe per le anime dei defunti, come Delegato e rilasciava un santino con l’attestato degli iscritti e la sua firma, come ricordo da conservare. Tra le animatrici dell’iniziativa la sig. Torquati Emilia Mancini che ricorda P. Raimondo arrivare dal convento (presso il cimitero) in paese con il motorino, tutto gioviale.
Don Silvio al primo arrivo di questo frate, ebbe buona impressione dal suo sguardo buono e paterno. Appariva come il tipico padre marchigiano dotato di equilibrio e di saggezza dal punto di vista umano, uno che sa impegnarsi e farsi apprezzare.
Racconta: “La popolazione di Santa Vittoria, già dal tempo di P: Damiano da Cingoli, aveva espresso e manifestava ancora affetto e devozione verso i Cappuccini. P. Raimondo era considerato il massimo come persona umana. Era apprezzato perché era al di sopra di tutte le parti, un tipo mondiale che si poteva considerare francese o tedesco o africano, ma un italiano in armonia con tutti, senza discriminazioni. Con lui ognuno si trovava bene. Era persona capace di consigliare e per questo gli scrivevano e venivano a fargli visita in molti. Aveva un fascino sereno, gioioso, come un padre, come un amico da vecchia data. Era molto equilibrato, non scantonava mai”.
P. Raimondo confidava sentirsi una grande stanchezza. Nonostante tutto, proseguiva l’apostolato e l’animazione e la diffusione dei Gruppi di Preghiera di padre Pio.
Il 12 ottobre 1973 la Croce Rossa Italiana con speciale diploma del Presidente Generale in armonia con il decreto emesso nel 1959 dal Ministero della Sanità, autorizzava il Tenente Cappellano Primo Zocchi a fregiarsi della Croce di Anzianità, iscritto da 25 anni nel direttivo del Corpo militare della stessa C.R.I.
Il pellegrinaggio della vita serafica cappuccina di padre Raimondo aveva avuto avvio con padre Damiano a Santa Vittoria in Matenano e qui doveva avere un degno epilogo, in una dimensione di incontri con persone di varie provenienze.
Era considerato colto, preparato, stimato un sant’uomo, come riferisce il maestro Marcello Rossi di Curetta. E lassù affluiva tanta gente. Un penitente confidava: “Lo incontrai a Santa Vittoria, e per me fu la gioia della Misericordia e della Riconciliazione”.
Ecco il ricordo di padre Massimino: “Contrario a prolissità, riservava invece tutta la pazienza per accogliere, consigliare e confortare le numerosissime persone che si rivolgevano a lui direttamente o per lettera o al telefono. Non gli sono mancate incomprensioni e croci fino all’ultimo, ma tutto ha saputo nascondere con imperturbata serenità. Non erano nel suo stile lamenti, giudizi o insinuazioni meno che riguardosi nei confronti di chicchessia, maggiore eguale o suddito. All’occorrenza, pur di non ledere il rispetto altrui, abilmente sapeva declinare il discorso.
Al contrario si accendeva per disapprovare apertamente i soprusi dei più forti contro i più deboli della società; altrettanto deprecava gli sfruttatori, le violenze e gli intrighi politici …
Spesso era sua iniziativa intraprendere lunghe tournées apostoliche in Italia, Francia, Svizzera, Austria, Belgio e in altri paesi esteri, facilitato dalla conoscenza di più lingue, per tener desti i centri di preghiera avviati da padre Pio, come per visitare, di persona, ammalati particolari” (p.Mas.).
NELLA SOFFERENZA
Da un dattiloscritto della curia provinciale veniamo a sapere che verso la metà di luglio del 1974, mentre era a Prato, incominciò ad avere disturbi consistenti. Iniziarono le analisi. Dopo Graz fu ricoverato all’Ospedale civile di Fermo. Qui c’era il suo devoto dott. Traini. La diagnosi fu di una gravissima malattia al fegato. Trasferito il 23 settembre all’Ospedale Generale Regionale di Ancona, si provò ogni cura della neoplasia al fegato e si profilò l’inevitabile conclusione dal punto di vista terreno…Il Signore lo aveva già trovato pronto per il Cielo. P. Santarelli lo ricorda tutto raccolto in preghiera nella stanzetta dell’ospedale, in un clima di sofferenza silenziosa, serena.
Da P. Angelini sappiamo: “ Un’altra prova di virtù è stata la grande rassegnazione con cui ha affrontato la sua ultima e inguaribile malattia. P. Giuseppe Santarelli ha confidato di essere stato all’Ospedale di Fermo, ove era degente P. Raimondo, proprio quando il suo medico e figlio spirituale, gli comunicò la gravità della sua malattia: un tumore maligno! Il nostro P: Raimondo accolse l’annuncio da forte, con tanta fede, senza nessun segno di turbamento e di commozione, edificando i presenti per il suo abbandono alla Volontà Divina.”
P. Clemente ricorda quando si recò all’ospedale e lo trovò in una stanza semibuia: “Padre Raimondo diciamo una preghiera”. Rispose: “Sì, poi mi dài l’assoluzione” e così fu fatto.
“Non un lamento di dolore” scrisse il p. Massimino che rivolse il ”ringraziamento particolare al carissimo confratello padre Fedele Salvatori per l’opera assistenziale svolta notte e giorno, intorno all’ammalato per lungo tempo…
Negli ultimi giorni rispondendo ad un confratello, si espresse: -Non si può pregare con le labbra, ma si può pensare -. Da un breve messaggio indirizzato con voce fioca dal letto agli amici, così si poté riascoltare dal nastro magnetico: – Cari amici miei, io sono qui, non posso far niente, sono in compagnia del Signore e della Madonna e di padre Pio – Forse per questa unione al soprannaturale nella sua stanza, egli preferiva il silenzio.
Fino all’ultimo momento si è mostrato riconoscente di ogni minimo servizio nei suoi riguardi; anche quando stremato e le sue esigenze erano ridotte ai minimi termini, raramente esprimeva un desiderio all’infuori della dieta stabilita dai dottori, per tutti aveva un garbato ‘Grazie’.
Al volere del Cielo, che veniva a richiamarlo dall’esistenza terrena, nel cuore della sua proficua giornata di lavoro sacerdotale, si è spento consapevolmente in edificante serenità di spirito alle ore 4,30 del 24 ottobre 1974
La scomparsa, sia pure rapidissima, del nostro caro padre Raimondo per nessuno è giunta inaspettata. Confratelli, parenti ed amici di tutte le parti, già erano al corrente del male implacabile che aveva fatalmente minato il suo robusto e dinamico fisico. A nulla sono approdate diagnosi, ricoveri e cure prodigategli … da specialisti.
Il distacco e la perdita del confratello esemplare, del sacerdote irreprensibile; del direttore, amico, consolatore di anime ci addolora profondamente.
Se la malattia ha rivelato a molti l’ampia stima riscossa dal padre Raimondo, i funerali sono stati un’ulteriore conferma del comune affetto e venerazione. Più che a un rito mesto, ci è parso di trovarci a un trionfo. La sua salma infatti era circondata da uno stuolo di confratelli, sacerdoti, chierici, e seminaristi uniti al padre Provinciale per la liturgia funebre, e la chiesa gremita da una folla numerosissima di parenti, amici e figli spirituali giunti al convento dei Cappuccini in via Colle Grazie ad Ancona, per l’estremo saluto…
I numerosi confidenti, d’ambo i sessi di ogni età e condizione, (hanno riverito) il padre comprensivo caritatevole e longanime. La certezza della vita per Cristo in Dio per ciascuno di noi è di conforto sommo e ci sprona a non rimanere inerti (p.Mas.)
Nella bara, esile, consunto, trasfigurato, lo ricorda p. Ortensio.
RITORNO A SERVIGLIANO
Numerosi furono “ i fedeli presenti ad accogliere il feretro del caro defunto a Servigliano, suo paese natale. Anche qui si è ripetuta una commovente concelebrazione, a cui hanno preso parte religiosi e parroci dei paesi circonvicini. Quindi la salma è stata trasportata e tumulata nel civico cimitero di Servigliano, per volere dei congiunti, accanto ai suoi cari, in attesa dell’Alba intramontabile” e p. Massimo ringraziava tutti per la partecipazione.
P. Raimondo nella vita dell’eterno oggi con Dio, ama ed aiuta tutti.
Sulla lastra del suo loculo nel cimitero, i semplici dati: Padre Raimondo Zocchi n. 24.1.1915 – m. 24.10.1974.
L’anno successivo sono state apposte due piccole lastre similoro, agli spigoli superiori. Una: Padre Raimondo Zocchi mille grazie per sempre. Schweighofer Fortsch Ria Graz 18.8.2975 Austria. L’altra: Pater Raimondo Zocchi Dank für Standige Hilfe Graz 1975 Heelne Cichocki.
Nel ricordino funebre il nostro sacerdote spicca fotografato in abiti liturgici per l’offerta del corpo e del sangue nella s. Messa, presso l’altare, il calice e la patena, in raccoglimento con le mani giunte. Vi è scritto: “Servo buono e fedele … nel gaudio del tuo Signore” continua di lassù ad esserci modello e maestro di Fede, con il tuo entusiasmo ravviva ancora la nostra Speranza, la tua pazienza e la tua bontà ci spronino a seguirti nella lotta per il regno di Dio.”
P. Angelini, richiesto nel 2003 di dare la sua testimonianza sul cappuccino serviglianese, concludeva il suo scritto così: “Il breve ricordo di P. Raimondo l’ho fatto volentieri, soprattutto per l’ amicizia e grande stima che ho sempre avuto per lui. La sua memoria serva per edificarci, e ci sia anche di stimolo per un lavoro serio e assiduo verso i fratelli. Si è sentito dire che diverse persone lo pregano e lo invocano nelle necessità”.
P. Romano Damiani da Offida, missionario in Brasile, dopo il suo ritorno in Italia, ha sentito ricordare P. Raimondo come persona di grande spiritualità di cui il convento di Loreto serba vivo ricordo.
RICORDO UFFICIALE
I Padri Cappuccini usano pubblicare nella rivista ufficiale un necrologio in latino. Così viene nella mia traduzione italiana: Religioso e sacerdote pio, obbediente e dotato di ardente zelo per le anime, dedicava con entusiasmo il tuo tempo all’insegnamento, alla preghiera e all’apostolato. Fu docente nel seminario dei Cappuccini, predicatore conciso ed efficace, confessore e direttore delle anime, anche esorcista molto cercato dai fedeli che da vari luoghi si recavano da lui. Presso padre Pio da Pietrelcina, ammiratore anche emulo, diveniva imitatore valido nella lotta contro gli spiriti del male. Eccelleva per grande carità e pazienza soprattutto con coloro che, spossati nell’animo, solevano colloquiare con lui o di persona o per lettera o per telefono. Pieno di fede e di ottimismo, spiccava per bontà, amabilità, semplicità. Era circondato dalla stima e dall’affetto dei confratelli e del popolo. Anche quando si rese conto di essere affetto da malattia gravissima, diede l’esempio della serenità, della letizia, dell’adesione alla divina Volontà, a tutti coloro che andavano a visitarlo. Al suo funerale parteciparono gli amici ed i figli spirituali provenienti anche da lontane regioni, sia nella chiesa del Convento di Ancona, sia nella parrocchiale di Servigliano, nel cui cimitero fu sepolto. (p.Mas.)
Nel Piccolo necrologio dei Cappuccini delle Marche alla data 24 ottobre in sintesi: “ Frate Raimondo Zocchi da Servigliano, sacerdote pio, obbediente e zelante. Di intelligenza chiara e pratica, spiccò nell’insegnamento, cui dedicò molti anni della sua vita. Cuore effusivo e fervoroso, fu predicatore rapido, chiaro ed efficace. Amò molto le anime che a lui ricorrevano da tutte le parti – dall’Italia e dall’estero – aiutato dalla perfetta padronanza del francese e del tedesco, – come consolatore, amico sincero, consigliere fidato, guida spirituale saggia e zelante. Età 59 anni – religione 42 (ed. Ancona 1981, p. 81)

P. Raimondo vive ora la vita piena nella visione del volto del Cristo Immolato e Risorto e seguita ad implorare la Misericordia per generare vita nelle Chiese locali. I consigli che dava agli altri in base a ciò che personalmente e direttamente sperimentava e praticava, restano nei suoi figli spirituali che si lasciano ancora guidare dal Vangelo. Egli, dal Cielo, li assiste spiritualmente. Come amava, ama ancora le anime per accompagnarle nella Volontà divina. Non cessa la sua sapiente compagnia.
Nel ringraziare il Padre celeste del dono di p: Raimondo, nel rallegrarci del Ministero in Cristo, nell’accogliere la luce dello Spirito che illumina lui e noi, speriamo di incontrarci con lui in Paradiso.
RICORDO DI FAMIGLIA
Padre Raimondo fraternamente e paternamente esortava ad educare i figli nel timore e nell’amore di Dio. Era mite, allegro, senza pretese. Con la pazienza si faceva tutto a tutti.
Dalla sorella Maria una delicata confidenza: “ Ricordo con commozione la giovialità di mio fratello, scherzoso con tutti, ma in particolare con i nipoti. Era un uomo tanto semplice e umile seppur istruito, una persona di poche parole, ma esatte, giuste. Da quando era andato al seminario serafico, erano sempre più rare le sue visite. Ricordo che una volta mia madre si ammalò di tifo; a quel tempo la malattia era molto contagiosa! Allora il padre provinciale lo accompagnò a casa con il treno, ma non lo fece rimanere troppo a contatto con noi né con nostra madre. Le sue visite erano molto rare. …. Ricordo con particolare chiarezza un episodio dell’ultimo periodo passato a Santa Vittoria in Matenano. Un giorno in cui mi trovavo a Servigliano, tornò a casa con il motorino, aveva 58 anni e disse, incontrandomi, che voleva imparare a guidare la macchina che gli era stata regalata. Credendolo uno scherzo, risposi: “Ma adesso? A 58 anni è ora di morire”.|…|…A questo proposito anche mio figlio Paolo ricorda con piacere di avergli dato qualche lezione di guida. Degli ultimi mesi di vita ricordo la sua celebrazione del matrimonio di mia figlia Grazia.
Poi la malattia minò profondamente il suo fisico, altrimenti forte e dinamico. Ho fissa nella mente l’immagine di un uomo terribilmente provato nel corpo, quasi irriconoscibile. Non si lamentava mai….
Penso che la sua anima sia in cielo e credo che ci protegga da lassù, infondendoci quell’amore e quella dolcezza che ci ha sempre dispensato anche in vita” (Zocchi Maria).
INDICE
Serviglianese
Scheda biografica
Primo
La vocazione – Cappuccino
Verso il Sacerdozio
Docente
A fianco del santo Padre Pio
Alla santa Casa a Loreto
A Iesi
A Santa Vittoria in Matenano
Nella sofferenza
Ritorno a Servigliano
Ricordo ufficiale
Preghi per noi.

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VIRTU’ DELLA BEATA VERGINE MARIA note di padre Raimondo Zocchi di Servigliano religioso Cappuccini

Le virtù della Vergine Maria
Padre Raimondo Zocchi.
. Grande la FEDE per la prontezza, per la costanza.
. Immensa la SPERANZA nella vita eterna e nei mezzi per conseguirla; e la sua speranza fu operosa, agì come se tutto dipendesse da lei e confidò come se tutto dipendesse da Dio.
. Senza limiti la sua CARITA’ tanto verso Dio come verso il prossimo.
Amò Dio con perfezione, perché esente dalla colpa originale e perché aveva un cuore purissimo, il più adatto di tutti i cuori umani ad amare Dio e soprattutto perché aveva una profonda conoscenza di Dio Amò il prossimo con grande delicatezza, soccorrendolo in tutte le sue necessità e l’amore raggiunse il massimo grado ai piedi della Croce.
Ma la Vergine esercitò nel grado più perfetti anche tutte le virtù morali che sono numerosissime e si riducono però tutte alle quattro virtù cardinali: prudenza giustizia, fortezza, temperanza.
PRUDENZA
Definiamo la prudenza, una virtù morale e soprannaturale che inclina l’intelletto a scegliere, in ogni circostanza, i mezzi migliori a ottenere i vari fini subordinandoli al fine ultimo.
E’ la prima e più importante fra tutte le virtù morali perché serve a dirigere le altre virtù e a tenerle nel giusto mezzo evitando gli eccessi. In medio stat virtus.
Gli eccessi opposti, cime mangiare troppo e mangiare, o lavorare sopra le forze e lavorare quasi mai, oziare. Quindi giustamente le vari virtù si paragonano ad un cocchio al Cielo e la prudenza è il cocchiere che guida.
Questa prudenza morale e soprannaturale non è Né la prudenza della carne che ci rende ingegnosi per un fine cattivo; non è neanche la prudenza puramente umana a fine naturale: “Che giova all’uomo conquistare il mondo intero se poi perde l’anima?”
E’ la prudenza cristiana che tutto riferisce al fine soprannaturale, Dio conosciuto e amato su tutta la terra e posseduto in Cielo, dinanzi alla visione di questo fine soprannaturale sceglie i mezzi più adatti a dirigere tutte le azioni verso questo fine.
Maria ss.ma fu la vergine prudentissima riguardo ai fini (si propose di piacere solo a Dio in tutto) e riguardo ai mezzi (scelse e adoperò i mezzi migliori per amare Dio).
Il cardinal Lépicier diceva: “Al momento dell’annunciazione ha attuato le tre condizioni necessarie per operare con prudenza, che sono gli elementi costitutivi della prudenza: Esaminare con maturità; risolvere con senno; eseguire bene”.
Esaminare con maturità i mezzi adatti al fine. A questo scopo riflettere e consigliarsi. Riflettere su di sé, sul passato (storia, esperienze), sul presente (condizioni attuali), e sul futuro (prevedere), ad esempio la virtù della castità (esperienza, storia dei santi).
Inoltre consultare i saggi, i competenti: avvocato, medico, sacerdote.(Esempi) Adorazione dei magi, smarrimento nel tempio (Luca). Nell’annunciazione il pronuncia il FIAT, solo dopo aver avuto i dovuti chiarimenti.
Alle nozze di Cana previde il miracolo, per cui poté dire ai servi: “Fate quello che egli vi dirà”.
Risolvere con senno quali, tra i mezzi esaminati, sono veramente i più efficaci.
Per riuscirci bisogna:
anzitutto allontanare i pregiudizi, le impressioni e le passioni ed avere dinanzi agli occhi Dio, il fine ultimo.
Inoltre pesare bene i pro e i contro
Infine giudicare e decidere con risolutezza affidandoci alla grazia di Dio.
+ eseguire bene le decisioni prese per cui si richiedono tre cose: previdenza, circospezioni, precauzioni.
Previdenza ne calcolare gli sforzi, gli ostacoli, i mezzi.
Circospezione nell’ aprire gli occhi su cose e persone, circostanze.
Precauzioni nell’ aver delle riserve.
Un segno evidente, pratico della prudenza di una persona è il modo di usare la lingua, saper tacere e saper parlare. Sull’uso della lingua la Madonna è uno splendido esempio:
+.Maestra impareggiabile nel tacere: avrebbe potuto parlare, quando vide il suo sposo Giuseppe angosciato; ma preferì la gloria di Dio, conservare il segreto di Dio e tacque.
..Avrebbe potuto parlare a Betlemme; ma preferì l’umiltà e la volontà di Dio e tacque.
..Quante cose avrebbe potuto dire ai magi, ai pastori!
….Quando il vecchio Simeone predice (lei) offre tutto in silenzio.
+Maestro nel parlare a tempo, luogo, modo conveniente:
.Parlò con l’angelo; prudentissima e parlò del mistero (incarnazione).
..Parlò con Elisabetta e le sue parole fecero esultare di gioia il (nascituro) precursore ed intonò il MAGNIFICAT, l’inno dell’umiltà, della lode, del ringraziamento.
…Parlò con Gesù nel tempio e le sue parole (esprimevano) materno affetto.
….Parlò alle nozze di Cana e le sue parole di carità verso il prossimo e di fiducia in Dio.
Sant’Alberto (usava riflettere su): a chi? che cosa? Dove? Quando? Perché? Quanto? in che modo?
Fratelli imitiamola nelle virtù, nella prudenza e per riuscirvi sappiamo far buon uso della nostra lingua. Preghiamoci.
GIUSTIZIA
Giustizia, in senso largo, è il complesso di tutte le virtù, “Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia”. In senso stretto essa è quella virtù che inclina la volontà a rendere costantemente a ciascuno il suo. Unicuique suum
Risiede nella volontà e regola i doveri verso Dio e particolarmente verso il prossimo.
La Madonna, in tutta la sua vita, rispettò l’insegnamento di Gesù: “Date a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare”. Ella diede sempre a ciascuno il suo.
.A Dio ciò che è di Dio mediante la virtù della religione.
..A Cesare, ai rappresentanti di Dio in terra, ciò che è di Cesare, mediante la più perfetta obbedienza ai loro comandi.
Tanto la religione, come l’obbedienza si trovano nel grado più alto in Maria. Vi fu in modo eccellente la virtù della religione, offrendo a Dio l’omaggio dei suoi pensieri, affetti, opere. La virtù della religione comprende il culto interno ed esterno.
Culto interno: adorazione, ringraziamento, riparazione, preghiera.
.Adorazione: Egli è tutto, noi siamo nulla. Nel Magnificat “perché ha guardato l’umiltà.
..Ringraziamento: nel Magnificat “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”
…Riparazione, propiziazione dei peccati degli altri: il compito di corredentrice sul Golgota.
….Preghiera, impetrazione: sempre orante, a mani giunte. Apparizioni a Fatima con il rosario.
Culto esterno: il sacrificio, la santa Messa.
Obbedienza ai legittimi rappresentanti:
.Obbedienza ai genitori: vita, aiuto, alimenti, rispetto, educazione.
..Obbedienza da sposi: “Tuo padre ed io ricercavamo”.
…Obbedienza all’autorità civile: a Betlem per il censimento.
….Obbedienza all’autorità religiosa: Purificazione al tempio, come un dovere ordinario.
“Si fece obbediente fino alla morte – Il mio cibo è fare la volontà del Padre mio”
L’obbedienza continua (senza interruzione), pronta (senza indugio), totale (senza restrizione).
Disobbedienza di Eva e obbedienza di Maria.
Obbedienza per noi nel “dare a Dio” le preghiere del mattino e della sera; santa Messa nelle domeniche e sacramenti. E “dare a Cesare”, ai rappresentanti di Dio nella società famigliare e in quella civile che a sua volta è obbligata a proteggere i sudditi, e nella società religiosa, la Chiesa. Esempio di Gesù.
A ciascuno il suoi: non prendere in rapine; frodi, non tenere i prestiti; rispetto dell’altrui. Benefici per tutti gli uomini: ci sarà la pace e la tranquillità, disposizioni più belle per raggiungere il bene.
LA FORTEZZA
La fortezza è una virtù che inclina l’uomo a seguire il bene nonostante le difficoltà e le persecuzioni. Il forte sta come torre ferma, in mezzo agli assalti dei persecutori. Maria ss.ma fu la donna forte per eccellenza. Due sono gli atti della fortezza cristiana: intraprendere e sopportare.
Nell’intraprendere sono nemici il timore e l’audacia. Orbene i due atti della fortezza li vediamo brillare in modo singolare nella Vergine.
.L’amore più intenso, gloria di Dio e salvezza delle anime, la spinsero ad intraprendere le cose più ardue e difficili. La visione della Croce non la trattenne dal “Fiat”.
.. Sopportare l’urto delle difficoltà è più difficile che intraprendere. Chi intraprende fa uno sforzo momentaneo; chi sopporta fa uno sforzo continuo. In questo la Madonna fu un modello impareggiabile. Il suo dolore è come il mare, di più esteso, di più profondo, di più amaro. Il contegno presso la Croce ci rivela la fortezza del suo animo. “Stabat Mater” stava in piedi fisicamente e spiritualmente. Regina dei martiri.
Lottare contro le paure che si oppongono al dovere: fatiche, pene, critiche, dispiaceri. Pazienza.
TEMPERANZA
La temperanza o moderazione è quella virtù che modera l’inclinazione al piacere sensibile, specialmente ai diletti o piaceri del gusto.
. Diletti annessi alla nutrizione che conserva la vita dell’individuo.
..Diletti del tatto, annessi all’atto propagatore che serve a conservare la specie. Se questo appagamento avviene oltre i limiti imposti dalla natura e dalla fede, l’uomo si degrada.
La temperanza nobilita, l’intemperanza degrada. L’esempio fulgentissimo di temperanza sia nel gusto che nel tatto è offerto dalla Vergine ss.ma.
A – Temperanza nei piaceri del gusto: non fu presa dalla golosità (amore disordinato dei piaceri della tavola). Non cercò il diletto del nutrimento per se stesso, ma solo come mezzo: né ricercatezza nei cibi, né eccessi; ma praticò il digiuno con vera prudenza.
B – Temperanza nei piaceri del tatto: fu vergine illibata nel corpo e nello spirito. Immune dalla concupiscenza: Regina dei vergini.
Le virtù collegate con la temperanza sono tre: la Castità, l’Umiltà e la Povertà.
Madre castissima: coniuge, vedova virginale.
CASTITA’, UMILTA’, POVERTA’
Castità verginale: è una castità eroica perché si priva anche di soddisfazioni facili nel Matrimonio.
La Madonna per prima diede al mondo l’esempio di tale perfetta castità. Le donne ebree non apprezzavano tale concetto.
La Madonna fece voto di castità come risulta dal “Come è possibile? Non conosco uomo” (Lc1,34)
“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”
(Mt 5,8) premio “Vedranno Dio”.
L’Umiltà modera il sentimento che abbiamo della propria eccellenza. Confetto dell’umiltà: “Che io conosca me, che conosca te (Dio)”.
Segni dell’ umiltà della Vergine:
. “Piena di Grazia” “ Agli umili dà la Grazia”. L’umile attribuisce a Dio e non più a se stesso tutto ciò che riceva da Dio.
.. “Chi si umilia sarà esaltato . . .” Nessuno dopo Gesù è stato esaltato quanto Maria. La Madonna aveva di sé un baso concetto. Alle parole di elogio dell’angelo “piena di Grazia”, si turbò. Sentimenti.
…Alla proposta di diventare Madre: “Ecco la serva” Serva, mentre viene innalzata a Madre di Dio. “Perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,48). “Tuo padre ed io” (Lc 2,48).
….Amò il nascondimento, non disse nulla a nessuno dei doni ricevuti, apparve una donna qualunque.
…..Si fece vedere solo sul Calvario nell’umiliazione. Umile nella grandezza.
Povertà evangelica, distacco dalle ricchezze e beni della terra, che favoriscono l’intemperanza, come risulta dal Vangelo nella casa, nello sposo, nella nascita di Gesù, nella purificazione.

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MARCA FERMANA SANTA VITTORIA IN MATENANO FARFA NELLE CONTESE DI DUE ABATI

Anni 936- 937 circa (Chronicon Farfense I, p. 38)
Dopo che morì Ratfredo, Ildebrando si recò dalla Marca a Pavia presso il re Ugo e con molto denaro acquistò la nomina per l’Abbazia Farfense a favore di Campone e, ricevutala, tornò nella Marca dove Campone gli andò incontro per prendere questo dono di governare il monastero trasmessogli dal re. Prese il comando dei soldati Marchigiani, sottomise tutti i monasteri pertinenti, minori e maggiori. Diede compimento all’accordo con Ildebrando a cui consegnò due “celle” nella stessa Marca: S. Maria presso il fiume Chienti e S.Maria in Solestano fuori dalla città di Ascoli ed anche due altre nel ‘Contado’ Reatino: S. Angelo presso la città di Rieti e S. Maria in Loriano. Poi se ne tornò in Sabina (…).
Dopo un anno, Ildeprando e Campone iniziarono a combattersi l’un l’altro. Infatti Ildebrando dando il denaro si alleò con i Marchigiani e tolse a Campone tutta l’eredità del Monastero (Farfa) che era nella Marca e se ne appropriò con i monaci ed i soldati.
Attorno all’anno 937 –
-\-\-\-\ Anni 938-939 circa. (Chronicon Farfense I pp. 39-40) Ildebrando si unì con i Marchigiani, ma Campone corse là e adunati amici ed alleati cacciò Ildebrando da castello di Santa Vittoria e da tutto il territorio del monastero e ridusse tutti i luoghi sotto il suo dominio. Ritornò in Sabina con trionfo dove cominicò a distribuire tranquillamente i beni monastici ai figli e alle figlie(…) Nei ‘Contadi’ Reatino, Amiternino, Furconio, e Balbiense, oltre che nel Marchigiano diede loro quasi tutto a possedere in perpetuo.

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CITTA’ DI FERMO ARCHITETTURA NEOCLASSICA CON L’APPORTO DELL’ARCIVESCOVO URBANO PARACCIANI

EDIFICI MONUMENTALI E ARCHITETTURA NEOCLASSICI
Il fervore neoclassico, creato tre secoli fa nel Fermano, ha lasciato testimonianze straordinarie d’arte nella monumentalità di palazzi, templi, impianti di urbanistica ad opera di papi, clero e confratelli di varie consociazioni. Una tra le meraviglie c’è il nuovo Servigliano, allora Castel Clementino (da Clemente XIV) Un innovatore di valido calibro è stato l’arcivescovo Fermano, Urbano Paracciani (1764-1777) cui fu dedicata un’epigrafe, sull’ultimo angolo a destra della strada d’ingresso al Girfalco, opera di sua benemerenza.
A Roma, dove era nato, fece parte dei sovrintendenti della basilica di San Pietro e dei palazzi vaticani. Le opere che fece compiere, 250 anni fa, restano ancora ammirate. Lavoratore indefesso, stabilì un ufficio di architetti, ingegneri, mastri che per un trentennio hanno seguito la costruzione delle gran parte delle chiese parrocchiali rinnovate in tutta la vasta archidiocesi Fermana.
È stato il principale artefice dello sviluppo dello splendore urbano di Fermo. Costituì un ufficio di tecnici. Tra i progettisti più impegnati si ricorda Pietro Augustoni (Como 1741- Fermo 1815) a cui sia scrivono il convento dei Filippini (oggi sede del tribunale) e vari palazzi delle famiglie Erioni, Pelagallo, Vitali, Nannerini, inoltre l’ammodernamento delle chiese di San Zenone, San Francesco, oltre al monumento a san Sabino presso il Girfalco. Si occupò dell’incasato nuovo di Grottammare e della collegiata di Santa Vittoria in Matenano, e di vari edifici di impronta neoclassica a Loro Piceno, Mogliano M., Ascoli P., Recanati, Calderola.
Nella direzione tecnica dei lavori edilizi si distinse Domenico Fontana di famiglia originaria del Canton Ticino. Il Paracciani, in occasione della gravissima carestia del 1766 fece distribuire notevoli quantità di grano da lui fornite. Ottenne dall’amministrazione pubblica locale che riducesse il numero degli impiegati con un cospicuo guadagno per l’erario e fu ispiratore e autore della sistemazione urbana a cui contribuì come generoso mecenate usando il proprio denaro. Diede avvio alla ristrutturazione della cattedrale e fece nuovi edifici per le scuole, per il seminario (ora sede del conservatorio musicale), per gli orfanotrofi maschile femminile, per gli ospizi e per altre sedi.
L’architettura e l’ingegneria che promosse nel suo episcopato, durato poco più di un decennio, hanno lasciato opere monumentali ancora fruite, dopo due secoli e mezzo, con grande utilità.

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DIACONATO ORDINE SACRO ESISTONO DIACONESSE SENZA ORDINE SACRO

MERITO ALLE DONNE
(Antimo)
Le mamme che nutrono di fede i loro figli, li accompagnano nei sacramenti, li educano a condividere i beni con spirito cristiano; le donne che assistono i bisognosi e i malati per amore di Dio, sono disponibili a leggere la Parola e cantare nelle celebrazioni, puliscono gli edifici sacri e le stanze del catechismo, raccolgono offerte per sostenere il clero; le giovani che offrono la loro vita a Gesù nella castità, nell’obbedienza e nella povertà, sono “collaboratrici di Cristo” come dice San Paolo a proposito di Febe e di Prisca. Questo apostolo scrive che noi chiamati, per mezzo di Cristo, abbiamo ricevuto la grazia dell’apostolato per ottenere l’obbedienza alla fede da parte di tutte le genti a gloria del suo nome”.
Essere collaboratrici del Cristo non significa essere nell’ordine ministeriale della consacrazione diaconale, nell’obbedienza al vescovo consacrante. La parola “diaconia” significa servizio, non sacramento dell’ordine sacro. Le persone fatte partecipi con i sacramenti del battesimo e della confermazione, sono collaboratrici del Redentore e sono catechiste, ministre straordinarie dell’Eucaristia, operatrici delle caritas diocesane e parrocchiali, e di vari altri incarichi.
Nei consigli pastorali con i parroci, esiste la sussidiarietà con cui ciascuna persona mette il carisma ricevuto a servizio di tutti e nello stesso tempo accoglie i carismi degli altri come doni per il bene proprio e altrui, perché i credenti formano una famiglia in cui ciascuno, nel credere, è sorretto dalla fede altrui. La testimonianza viva della fede viene espressa nella carità praticando la pace, la giustizia, promuovendo un mondo più umano nelle proprie attività e negli ambiti di vita sociale.
L’ordinazione diaconale non esiste per le donne, esplicitamente esclusa da molti sinodi e concili nei primi secoli cristiani. Il vocabolo bizantino “diaconessa” esiste nella legislazione imperiale, e non va confuso come grado che possa immettere all’esercizio dei sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza. Il rapporto tra donna e Chiesa è giocato nell’uso del vocabolo ‘diaconessa’ in modo ambiguo perché nel mondo greco e bizantino riguardava offici di vita sociale e amministrativa, e non va messo in parallelo con il diacono ordinato. Alcuni importanti compiti specifici erano esercitati da donne chiamate bizantinamente “diaconesse” nell’assistere altre donne nel loro battesimo ad immersione, nell’accogliere l’ingresso di donne alla riunioni liturgiche, escludendo le intruse non battezzate, nel far apostolato nelle case e portarvi la santa Comunione eucaristica, per specifici incarichi ricevuti.
Molti sono i carismi delle donne e molte le attività che svolgono nella comunità cristiana senza per questo aver bisogno del sacramento dell’ordine sacro.

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VOCABOLARIO DEL DIALETTO DI BELMONTE PICENO DIGITATO DA ALBINO VESPRINI

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CRONACHE NELLA CRONOLOGIA DELLE EFFEMERIDI DELLA CITTA’ DI FERMO E SUO ANTICO STATO DI PAPALINI DAL MEDIOEVO AL 1507

PAPALINI, F. Effemeridi della città di Fermo e suo antico stato. Loreto 1846. qui in cronologia fatta da Albino Vesprini di Belmonte Piceno. Cronache dal medioevo al 1507. CRONOLOGIA DELLA STORIA DI FERMO E DEL FERMANO adattamento dalle EFFEMERIDI di Papalini citando le pagine.Sequenza storica per anni
349 luglio 21. Ursacio e Valente di eresia Ariana sono condannati dal concilio tenuto in Rimini, nel quale fu segretario Claudio vescovo di Fermo. PAPALINI pag.277
514 luglio 19. Muore il Pontefice Simmaco, il quale nella sua relegazione all’isola Palmaria ebbe a compagno di sventura Giusto Vescovo di Fermo. Questo vescovo intervenne al Sinodo Palmare, e sottoscrisse con altri vescovi la scomunica di Virgilio. Sembra che da esso potesse aver origine e nome la Terra di San Giusto. PAPALINI pag.277
649 novembre 15. E’ concluso il primo concilio Lateranense al quale assistettero 105 vescovi. Fra essi era pure Gioviano vescovo di Fermo, di cui null’altro sappiamo fuorché sotto di esso si ampliasse la Diocesi Fermana di varie Chiese distrutte da’ barbari. PAPALINI pag.304
826 novembre 15. Si apre il 5° concilio Romano al quale intervenne Lupo vescovo di Fermo. Esso diede incominciamento alle pubbliche scuole nella sua diocesi. PAPALINI pag.308
879 dicembre 20. Papa Giovanni VIII ordina ad Heudecio vescovo di Fermo esaminare la rimostranza di Teodorena vedova di Trefigio, che si lamentava essere stata forzata prendere il velo monacale. Questo vescovo fondò il monastero di Santa Croce a Chienti. PAPALINI pag.315
887 settembre 14. Eodicio vescovo di Fermo consacra la Chiesa del monastero di Santa Croce alla presenza di molti vescovi del Piceno, e dell’imperatore Carlo III che con suo diploma gliene fa donazione. PAPALINI pag. 292
896 giugno 23. L’Imperatore Arnolfo assedia in Fermo Agiltrude duchessa di Spoleto e moglie di Guido incoronato imperatore da papa Formoso. Narrano alcuni storici che lei si liberasse dall’assedio corrompendo un valletto di Arnolfo, da cui fece apprestare all’imperatore una bevanda narcotica, la quale lo rese stupido. Vedendo ciò i suoi capitani reputarono minor vergogna levare il campo di quello che qui lasciarlo in tale stato. Questo fatto dal Muratori è contraddetto, ed altri storici diversamente narrato. Questo punto storico è incerto nel suo giorno. PAPALINI pag. 270
959 maggio 27. Adalberto re d’Italia con un suo placito approva e conferma a Giovanni vescovo di Penne la giurisdizione sul monastero di S. Clemente di Casauria. A questo placito fu presente Gaidulfo Vescovo di Fermo, il quale assisté pure al Concilio di Roma tenuto nel 967. PAPALINI pag. 263
967 aprile 25. Eroldo arcivescovo di Salisburgo è deposto nel concilio di Ravenna, e l’atto è sottoscritto da 57 Vescovi fra’ quali si trova Gaidulfo Vescovo di Fermo. PAPALINI pag. 255
1050 marzo 11. Muore san Fermano monaco e abate Benedettino. Il suo corpo si conserva nell’abbazia di san Fermano, tra Recanati e Monte Lupone. Il Baronio lo dice vescovo, e monsignor Rinuccini osservò che fu canonizzato con solennità, e che forse è la più antica canonizzazione di cui resta memoria. PAPALINI pag. 243
1145 agosto 31. Balignano figlio di Gilberto conte di Brunforte è consacrato Vescovo di Fermo (altri al dì 29). Per il suo volere ebbe principio il castello di Morrovalle nel 1160. Al conciliabolo tenuto in Pavia contro Alessandro III aderendo all’antipapa. Pare che poi si pentisse di ciò. Nel giorno della sua elezione i suoi fratelli gli donarono il castello di Francavilla. PAPALINI pag. 288
1165 maggio 28. Tanisio signore di Montottone cede il castello alla mensa di Fermo, e per essa al vescovo Balignano. PAPALINI pag. 263
1176 settembre 21. La città di Fermo è invasa, saccheggiata e bruciata dagli eserciti imperiali capitanati da Cristiano arcivescovo di Magonza . In quell’infausto giorno andò in fiamme l’archivio priorale. Questo dì è incominciamento della Cronaca di Antonio di Nicolò notaro fermano. E’ un interessante lavoro, specialmente nella parte riguardante avvenimenti da esso medesimo veduti. Sembrerebbe senza meno che se il Muratori l’avesse conosciuta non avrebbe omesso porla nella sua raccolta. PAPALINI pag. 293
1177 febbraio 9. Cristiano arcivescovo di Magonza Cancelliere dell’Imperatore Federico Barbarossa restituisce a Fermo l’antico suo Stato, diritti e privilegi, che gli aveva tolti nelle 1175, in cui prese la Città, e la mise a ruba, ferro e a fuoco, sicché miserevole n’é ancora la memoria, essendo stato allora bruciato l’antichissimo archivio ricco di preziose pergamene. PAPALINI pag. 235
1177 agosto 14. Alessandro III assistito da suoi cardinali, dai vescovi d’Italia e di Fermania apre il concilio di Venezia nel quale è deposto l’antipapa Callisto III, che fu tal Giovanni da Fermo abate di Struma come vuole il Muratori, e secondo altri abate di Surmio e vescovo di Albano. PAPALINI pag. 284
1178 gennaio 1. L’Imperatore Federico I conserva a Fermo la sua libertà, e la esonera dal fodro per dieci anni. PAPALINI pag. 225
1200 settembre 2. Monterubbiano si sottomette alla giurisdizione di Fermo. PAPALINI pag. 290
1208 febbraio 27. Adenulfo Vescovo di Fermo fa composizione con Bernardo Plebani per i titoli di vertenza sopra il castello Cecilia. PAPALINI pag. 240
1211 dicembre 1. Ottone IV concede a Fermo il diritto della zecca. PAPALINI pag. 311
1214 giugno 10. Aldovrandino da Este dopo aver occupata la Marca con piena adesione del Pontefice Romano che glie ne diede l’investitura, spedisce un diploma a favore di Fermo con cui conferma i suoi privilegi, accorda piena giurisdizione sopra vari castelli e rinnova la concessione della zecca. PAPALINI pag. 267
1218 marzo 13. Papa Onorio III , conferma la zecca al comune di Fermo, e dà ai Vescovi fermani giurisdizione temporale sopra vari castelli della Marca e particolarmente su poggio S. Giuliano oggi Macerata. PAPALINI pag. 244
1222 giugno 10. Rainaldo Monaldi nobile uomo, suddiacono e cappellano apostolico è consacrato vescovo di Fermo da Papa Onorio III. PAPALINI pag. 267
1224 febbraio 2. Rinaldo Vescovo di Fermo è investito da Papa Onorio III del Vessillo, ordinando ai Conti e Baroni di pagare il tributo, al che si obbliga l’intera Diocesi; e Ripatransone che non voleva soddisfare ai patti conclusi con l’antecessore Adenulfo, vi è costretta da Rinaldo con le armi. PAPALINI pag. 233
1224 agosto 12. I Fermani ricusano di sottostare al governo di Rinaldo figlio del duca di Spoleto, e giurano fedeltà al Papa, promettendo non riconoscere altri, che il Vescovo di Fermo. PAPALINI pag. 283
1232 ottobre 23. Papa Gregorio IX ordine al Rettore della Marca voglia conservare i suoi diritti alla chiesa, e al vescovo di Fermo; e nel medesimo tempo conferma la Città alla giurisdizione sopra i Castelli. PAPALINI pag. 303
1236 maggio 12. Il Cardinale Sinibaldo Legato pontificio scrive ai Giudici, Vicari e Camerlenghi della Marca perché siano rimossi i balivi dai castelli soggetti al Vescovo di Fermo; e in questo giorno fu presentata la lettera a Filippo Vescovo. Vi erano nominati i castelli di Monturano, di Grottazzolina, di Monte Santo, di Ripatransone e di Monsampietro. PAPALINI pag. 259
1237 luglio 10. Il Cardinale Sinibaldo Rettore della Marca scrive a Brancaleone Vicario, a Nicola Camarlengo, e ad altri Giudici dello Stato fermano, proibendo loro di udire le questioni dei chierici, con ordinazione di rimetterle ai Vescovi quante volte loro si presentassero. PAPALINI pag. 275
1237 settembre 4. È presentata a Filippo Vescovo la proibizione del Cardinal Sinibaldo ai Giudici della Marca fermana di udire le questioni dei chierici. PAPALINI pag. 290
1238 ottobre 6. La città di Ascoli in generale Consiglio dichiara non potere ordinare alcuna cosa nella riva dell’Adriatico da Tronto a Potenza senza il consenso dei Priori di Fermo. PAPALINI pag. 298
1241 maggio 27. Papa Gregorio IX concede ai Fermani di poter eseguire quanto importa alla giustizia contro i malfattori. PAPALINI pag.263
1242 maggio 28. Papa Gregorio IX concede ai Fermani il mero e il misto impero sopra i castelli dello Stato. PAPALINI pag. 263
1244 settembre 28. Il Cardinal Raniero Vice-reggente d’ Innocenzo IV conferma al Comune di Fermo la investitura già concessa da Ottone IV dei relitti del mare da Tronto a Potenza. PAPALINI pag. 295
1248 ? agosto 15. Federico II con decreto datato dall’accampamento di S. Germano conferma la città di Fermo la libertà, lo Stato, i privilegi, e tutto che gli aveva concesso nel 1 gennaio del 1178 Federico suo padre. PAPALINI pag. 284
1250 maggio 24. Muore Filippo II Vescovo di Fermo. Sostenne contro il Rettore della Marca la giurisdizione del Vescovo di Fermo come Conte di molti Castelli; e da Gregorio IX ebbe favorevole decisione. Transigette con il Capitolo che vantava diritti su Grottazzolina, Monsampietrangeli e Monturano. Essendosi i Fermani sottomessi a Federico II, egli fuggì a Venezia. I pp. Minori Conventuali vennero qui nel tempo del suo Vescovato. PAPALINI pag. 262
1251 luglio 17. Papa Innocenzo IV conferma i privilegi della città di Fermo e ordina le siano restituiti tutti i Castelli e le si facciano rifabbricare quelli che fossero stati distrutti. PAPALINI pag. 276
1251 luglio 27. Papa Innocenzo IV conferma al Comune di Fermo i privilegi ottenuti da suoi antecessori. PAPALINI pag. 279
1253 luglio 23. Papa Innocenzo IV scrive al Legato della Marca Pietro Cardinale di S. Giorgio perché restituisca ai Fermani tutti i diritti, le Ville, e i Castelli, de’ quali erano stati dagl’inimici privati, e che di questa sua benignità li credeva degni perciocché nella guerra combattutagli da Federico II si tenessero sempre fermi alla S. Chiesa, sebbene l’Imperatore gl’invitasse a parteggiare per esso. Di tanta fermezza i Fermani furono dal medesimo Imperatore lodati poiché la virtù negli stessi nemici è pregiata. PAPALINI pag. 278
1253 novembre 29. Rainaldo di Brunforte ottiene da Innocenzo IV, che dal Rettore della Marca s’ingiungesse a quei di Penna S. Giovanni di non ricettare i suoi vassalli, ma sebbene costringerli con la forza tornare ad esso. PAPALINI pag. 310
1253 dicembre 13. Papa Innocenzo IV conferma gli antichi privilegi ai Fermani, e loro ne dona de’ nuovi in premio della fedeltà dimostrata verso la S. Sede, e in compenso dei danni sofferti nel caldeggiare le sue parti. PAPALINI pag. 314
1254 gennaio 28. Papa Alessandro IV con sua bolla esorta i Fermani, quali vedi figliuoli e fedeli a S. Chiesa, concorrere alla recuperazione del Reame di Napoli, somministrando denaro e armati. PAPALINI pag. 232
1254 giugno 21. Papa Alessandro IV conferma gli antichi diritti alla Città di Fermo secondo aveva fatto il suo antecessore. PAPALINI pag. 269
1254 luglio 1. Gerardo Vescovo di Fermo ottiene da Papa Alessandro IV poter chiamare i Fermani in giudizio innanzi al Rettore della Marca ad onta del contrario privilegio ad essi concesso. PAPALINI pag. 273
1255 aprile 30. Gerardo Vescovo di Fermo fa concordia con il Comune di Ripatransone. PAPALINI pag. 256
1255 dicembre 12. Rainiero Zen Doge di Venezia è già Podestà di Fermo scrive al Comune, perché voglia ristorare alcuni danni sofferti da Giuliano Sabbatini sulla riva del porto di Fermo. PAPALINI pag. 314
1256 luglio 5. I canonici Lateranensi per concessione d’Alessandro IV si stabiliscono in Fermo nella chiesa di S. Marco alle paludi quasi tre miglia lontano dalla città. In appresso, non potendo più restarvi per la licenza e rapacità dei banditi, nel 1463 ottennero il monastero di S. Catterina. In quello di S. Marco era in antico lo spedale dei lebbrosi. PAPALINI pag. 273
1256 settembre 15. Annibaldo Trasmondo nipote di Alessandro IV Pro-Console di Roma, e Rettore della Marca riceve il giuramento di fedeltà dalla Città di Fermo, di Camerino, di Macerata, da Civitanova e da altre terre della Provincia, le quali per le pratiche di Manfredi divenuto signore di Sicilia e di Napoli, si erano volte al partito ghibellino. PAPALINI pag. 292
1258 febbraio 3. Il pontefice Alessandro IV esorta i popoli di S. Ginesio prendere le armi contro i Fermani ribellatisi a S. Chiesa. PAPALINI pag. 233
1260 marzo 19. Si fa concordia fra la Repubblica di Venezia la Città di Fermo su varie reciproche pretensioni. PAPALINI pag. 248
1263 gennaio 11. Papa Urbano IV indirizza una lettera di riprendimento e di biasimo a Gerardo vescovo di Fermo per avere seguitato le parti di Manfredi di Taranto. PAPALINI pag. 228
1264 novembre 7. Manfredi re di Sicilia concede ai mercatanti fermani entrare liberamente nel regno con le loro mercatanzie. PAPALINI pag. 306
1266 aprile 25. Il Capitolo fermano da al Comune in perpetuo enfiteusi i castelli di Monturano, Monsampietro, Grottazzolina e Mogliano. PAPALINI pag. 255
1266 giugno 21. Giorgio Bordani e Domenico Crescenzio da S. Andrea vendono al Podestà Lorenzo Tiepolo veneziano in favore del Comune di Fermo il castello di Moresco. Questo castello sebbene comperato in detto anno trovasi assegnato alla giurisdizione di Fermo nel 1248 dal cardinale Rainiero Vice gerente del Papa, e nel 1258 da Manfredi re di Sicilia. Pare che questo castello non soggiacesse alla tirannia di Gentile da Mogliano. Egualmente poi agli altri piccoli castelli fu preso più volte, e più volte abbandonato dalle milizie di vari capitani di ventura. PAPALINI pag. 270
1268 maggio 4. Papa Clemente IV assolve i Fermani dall’avere seguito le parti di Manfredi contro il papa. PAPALINI pag. 257
1270 ottobre 4. Ruggero Luppo di fazione ghibellina, che da Podestà si era fatto tiranno di Fermo, è combattuto, e debellato presso il fiume Tenna. PAPALINI pag. 298
1273 maggio 21. Filippo Proposto della Cattedrale per comando di Gregorio X ascende alla Sede Vescovile di Fermo. Fu uomo di straordinaria dottrina, e non minore prudenza; e molti Papi lo adoperarono in gravissimi negozi. Andò legato in Pannonia al re Ladislao e lo costrinse obbedire al Papa. PAPALINI pag. 262
1276 ottobre 4. Si appicca un incendio alla contrada oggi denominata di Campoleggio, e distrugge tutta la parte inferiore della città fino alla chiesa di S. Zenone. PAPALINI pag. 298
1278 maggio 21. Muore il p. Adamo Adami dell’ordine de’ Francescani. PAPALINI pag. 262
1278 giugno 9. Il Comune di Fermo torna in possesso di Torre di Palma, Marano, Grottammare, Monte Falcone, Moresco, che dalla C. erano tenuti in deposito pe’ danni da’ Fermani arrecati a Monsampietro oltre Tenna. PAPALINI pag. 267
1280 luglio 6. Essendo podestà in Fermo Tommaso Quirini da Venezia è fabbricata la fontana che sta con il nome di Lelia. PAPALINI pag. 274
1280 settembre 3. Ugolino da Monte Pisello vende al Comune di Fermo l’ottava parte di S. Benedetto. PAPALINI pag. 290
1280 novembre 11. Gli Ascolani assediano Sanbenedetto, e i Fermani vi spediscono tosto delle milizie, al giungere delle quali quelli si levarono dall’assedio. Narrasi, che i Fermani avevano i loro cavalli ferrati a rovescio, onde gli Ascolani gli credettero partiti, quando essi erano giunti; perciò usciti spensieratamente dai tesi agguati furono compiutamente battuti presso il fiume Larbona. Ma questa fazione fu sventuratamente principio di lunga nimistà, con ciò sia ché gli Ascolani incominciassero a fabbricare un castello sul confine dello Stato fermano, il che generò assai lunghe guerre; di maniera, che Papa Onorio IV nel 1286 mandò il Cardinale da Ippona, perché facesse desistere gli Ascolani dalla malaugurata fabbrica, e i Fermani dai grandi guerreschi apparati. PAPALINI pag. 307
1281 febbraio 16. Gualtiero di Gerardo d’ Acquaviva vende al Comune di Fermo la ottava parte di S. Benedetto. PAPALINI pag. 237
1282 giugno 15. Pietro, ed Uffriduccio signori di Falerone vendono il Castello di Costanzo al Comune di S. Ginesio. PAPALINI pagina 268
1287 marzo 1. Rainaldo e Corrado d’Acquaviva ratificano la vendita della quarta parte di S. Benedetto fatta dal loro padre al Comune di Fermo, con in strumento rogato da Ezzelino Ruggieri da Mogliano. S. Benedetto era uno de’ più antichi castelli della città di Fermo, comperato in diverse volte, in diverse parti da diversi padroni, che ne avevano il possesso; fra quali un certo Venibene Abbamonte di Ascoli, Vinciguerra di Mercato, Simonetto da Monte Pisello ed altri. Pare che S. Benedetto sia stato fabbricato nel 1128 con permesso di Liberato Vescovo di Fermo. PAPALINI pag. 241
1292 maggio 17. Iacobello Ugolini da Recanati giunge ambasciatore in Fermo per rinnovare, e confermare l’antica amicizia che aveva sempre legata la sua patria ai Fermani. PAPALINI pag. 261
1297 giugno 3. Papa Bonifacio VIII pubblica una Bolla con la quale altamente loda la fedeltà e devozione de’ Fermani verso la S. Chiesa, e promette onorarli della sua sovrana presenza. PAPALINI pag. 265
1298 novembre 30. Gentile Partino da Monte Fiore è creato Cardinale di S. Chiesa. PAPALINI pag. 310
1299 gennaio 20. Il Comune di Fermo stabilisce e dispone il tutto per la fabbricazione di un porto innanzi al castello di Grottammare. PAPALINI pag. 230
1303 gennaio 16. La Università di Fermo, che la primiera origine da Lotario I conobbe nel 829 è solennemente stabilita da Papa Bonifacio VIII a somiglianza di quella di Bologna, anzi più con il privilegio di laureare in teologia, mentre la Università di Bologna non l’ebbe che nel 1360. PAPALINI pag. 229
1306 gennaio 13. Clemente V manda Legati a ricomporre in pace i Marchegiani da lungo tempo fra loro inimicati e guerreggianti; il perché i Fermani, che di lungo e forte assedio stringevano i Ginesini, fanno patti e concordia con quelli. PAPALINI pag. 229
1306 gennaio 31. Il Legato della Marca pubblica un laudo di pace fra i Fermani e i Ginesini. PAPALINI pag. 232
1308 maggio 6. Si celebrano i Comizi in Buda di Ungheria, ne’ quali il Cardinale Gentile Partino Legato del Papa fa riconoscere per sovrano Carlo Roberto, e lo ristabilisce sul trono; quindi efficacemente difende i diritti degli ecclesiastici. PAPALINI pag. 258
1315 giugno 25. Biardo da Perugia, che già era entrato nel Piceno, giunge a S. Giusto, dove corrono a trovarlo e combatterlo il Conte di Carrara, e Luca di Canale, che stanziarono a Monte Granaro. Nel calore della mischia Luca di Canale le toccò una ferita nella gola, per la qual cosa credette suo migliore abbandonare il combattimento, e su piccola barchetta fuggirsene a Civitanova. Della qual fuga istruiti gli abitanti di Grottammare salgono su delle scorridoie, lo inseguono, lo raggiungono, e catturato lo conducono ai Priori di Fermo. Saputosi ciò dà Biardo, viene spedito a Fermo lo Smeducci da S. Severino con vari soldati per richiedere ai Priori di liberarlo; ma per quel dì non gli venne fatto. (V. la Stor. di Fermo di A. Martello). PAPALINI pagg. 270-271
1315 luglio 13. Muore Alberico II Visconti Vescovo di Fermo. Benedetto XI lo inviò Legato a comporre i Veneti e i Padovani; e di altre legazioni l’onorò. Sotto di esso si eresse la Chiesa suburbana di Castiglione. PAPALINI pag. 275
1317 agosto 22. Amelio di Lautrec del monastero di Belmonte, e Rettore della Marca è nominato Vescovo Amministratore della Chiesa fermana. Di questo tempo la nostra Mensa perdette molti de’ suoi beni, cagione le discordie originate fra’ canonici per la nuova elezione del Vescovo. PAPALINI pag. 286
1318 agosto 23. Francesco di Gentile da Mogliano è nominato Vescovo di Fermo. Sotto il suo Vescovato Macerata fu dichiarata città e ottenne il Vescovo tolto in pena a Recanati. Di esso non vi è altra memoria. PAPALINI pag. 287
1319 aprile 17. Rainaldo di Rinaldo da Brunforte 20 al Comune di Fermo il Castello del Gualdo per 1000 libbre ravennati di usuale moneta. Questa credo essere la più antica memoria, che si abbia del Gualdo. Prossimo ad esso anticamente vi era Castel Sismondo sotto la giurisdizione di Fermo; sopra il territorio del quale per differenza di confini fu già questione fra S. Ginesio e il Gualdo; nel 1453 il Comune di Fermo n’ebbe favorevole sentenza. PAPALINI pag. 253
1327 marzo 27. Massa si sottomette alla soggezione di Fermo, e ne roga l’atto Tebaldo di Iacopo. Questo Castello pare fosse un giorno soggetto ad un certo Filippo e Telusia sua moglie da Massa. Gli abitanti di questo castello per la loro dedizione ebbero dai Fermani molti privilegi e diritti, fra quali di essere considerati come cittadini di Fermo; il che venne loro confermato da molti Pontefici. L’origine di questo paese è ignoto. Gherardo Vescovo di Fermo nel 1250 era da Massa, ove pure ebbe i natali Boffo celebre capitano di ventura, che fu ucciso a Carassai. Esiste in detto paese una bella tavola del Crivelli. Orvieto, Perugia e Firenze ebbero a Podestà alcuni leggisti da Massa. PAPALINI pag. 247
1328 giugno 26. Avviene uno scambio di prigionieri fra il Comune di Fermo e quello di S. Ginesio. PAPALINI pag. 271
1328 luglio 17. Francesco Silvestri da Cingoli è nominato Amministratore della Chiesa di Fermo; perciocché, avendo Fermo aderito al Lodovico di Bovaro e a Nicolò.. PAPALINI pag. 276
1328 luglio 17. Nicolò V Antipapa, in punizione fu da Giovanni XXII privato del Vescovo, che non riebbe se non nel marzo del 1334. PAPALINI pag. 277
1330 settembre 3. Giovanni Brunforte Canonico della Cattedrale di Fermo vende al Comune di S. Ginesio il castello di Colonnalto. PAPALINI pag. 290
1339 agosto 18. Giovambattista Mancini è nominato un lettore nella Università di Padova del sesto.. PAPALINI pag. 285
1339 agosto 18. …. sesto libro delle Decretali. Dalla famiglia Mancini uscirono valorosi guerrieri, ed è da ricordarsi Vespasiano amicissimo di Alfonso duca di Ferrara; egli stabilì colà la sua discendenza. Girolamo a’ tempi di Papa Pio V andò in Francia capitano di una squadra contro gli Ugonotti. E nel 1591 Fabio Mancini militò in Ungheria dove rifulse per straordinario valore. PAPALINI pag. 286
1340 febbraio 20. Mercenario da Monte Verde della nobile famiglia di Brunforte, parente ai Polentani di Ravenna, tiranno di Fermo fin dal 1331, mentre cavalcava fuori la porta di S. Francesco è sorpreso da alcuni congiurati e viene ucciso. I Frati di S. Pietro Vecchio lo seppellirono nel loro claustro, senza alcuna pompa, e ignudo fra le universali maledizioni. Le case di Mercenario erano in contrada Castello presso la Chiesa di S. Zenone. PAPALINI pag. 238
1340 febbraio 22. Essendo stato ucciso Mercenario, i Fermani in numero di 10.000 armati si radunano nella piazza S. Martino, e minacciando morte a chi volesse insorger tiranno della patria, eleggono i Priori, e fanno Podestà Masio di Tommaso da Monte Olmo. PAPALINI pag. 238
1341 gennaio 31. La nobilissima famiglia Trasmondo vende al Comune di Fermo il Castello di Petriolo per il valsente di 500 libbre di moneta usuale, e per l’aggregazione in perpetuo al patriziato della Città. PAPALINI pag. 232
1341 marzo 6. Giunge al Comune di Fermo l’Annunzio dell’elezione di papa Eugenio IV il quale doveva essergli munificentissimo. PAPALINI pag. 242
1341 maggio 10. Si istituisce una Confraternita sotto il titolo di Santa Maria Novella detta della Carità. Frate Giacomo da Cingoli Vescovo di Fermo (il primo che se ne dicesse Principe) per volere dei confratelli ne fa la erezione dello Spedale in vantaggio de’ poveri deboli e vaganti con concessione di plenaria indulgenza quelli, che testassero di alcuna cosa in favore del nominato Spedale. Matteo Mattei da Fermo gli lasciò una ragguardevole ricchezza in fondi rustici, fra quali era compresa la Rocca di Monte Varmine che forma un separato territorio. PAPALINI pag. 259
1348 novembre 14. Malatesta Signore di Rimini sconfigge in un’imboscata, e fa prigioniero Gentile da Mogliano Signore di Fermo. A gravi condizioni gli rese poi la libertà. Tuttavolta nel 1353 tornò ad assediarlo a Fermo, ma fu respinto mercé gli aiuti dati al Gentile da fra Monreale Cavaliere di Rodi, e del Tempio. Ai 20 di agosto Malatesta si ritirò del tutto, e concluse una tregua. PAPALINI pag. 307
1348 maggio 6. Gentile da Mogliano Signore Fermo va con cavalli e fanti ad osteggiare il porto di Ascoli fabbricato sul confine dello Stato fermano. Gentile era dell’illustre famiglia De’ Nobili di Fermo. Nel 1292 per ordine della Città marciò contro Civitanova, che senza il permesso del Comune di Fermo fabbricava un Porto. Parteggiando per Lodovico il Bavaro fu fatto signore di Fermo dove nel 1353 fu assediato da Malatesta generale di S. Chiesa. Vedendo non potergli resistere e si reca in Fuligno dal Cardinale Albernozzi Vicario del Papa in Italia, e gli rassegna il dominio di Fermo; per il quale atto il Cardinale lo dichiarò Gonfaloniere della Chiesa. Subordinato poi da Malatesta alzò con esso la bandiera della ribellione; ma i Fermani temendo lo sdegno e le forze dell’Albornozzi lo assediarono nella fortezza. Gentile si arrese e il Cardinale lo bandì. Infestando però lo Stato con le sue milizie fu preso e decapitato. PAPALINI pag. 250
1317 settembre 2. Vuole tradizione che M. S. Pietro Morico fosse fabbricato da’ Normanni già Signori della Puglia, e precisamente da un tale Malugero Melo, che ebbe in moglie una nobilissima dama per nome Monica. Malugero fuggì di Puglia nel 1049 e poco appresso per essergli stato ucciso il padre Dragone, siccome dice il Platina nella vita di Leone IX. Di Malugero pare certezza, se una pietra di antichissimi tempi lo ricordava. Questo prezioso monumento però vuolsi perduto nel 1626; forse il Catalini lo vide, e trascritto lo accenna da un tal Morico Notaro. Secondo la ventura de’ piccoli castelli M.S. Pietro fu occupato da tutti i nemici della potenza fermana, cui volontariamente si diede il 20 ottobre 1317. La sua topografia, è circolare, è fasciata di alte mura con forte scarpa. Nel mezzo del castello sorgeva un torrione, cosicché ne’ tempi andati era fortissimo loco. L’aria vi è salubre, ameno e vago l’orizzonte; alcuni ruderi qua e là sparsi attestano l’antichità stabilita dal Catalini. Tuttavolta altra lapida manifestamente romana fu trovata presso i padri Conventuali, che credettero farvi una conca per acqua santa. Né il piccolo castello andò privo di uomini famigerati, i quali in vari tempi sorsero dalle famiglie Brancadoro, Polimanti, Preziotti, Catalini, Orsini, Migliorati e Morici. PAPALINI pag. 290
1355 febbraio 9. Il Cardinale Egidio Albernozzi, come Legato a latere dà le opportune facoltà al Vescovo di Fermo per sciogliere dall’interdetto il popolo di Ripatransone, e per assolverlo dalla scomunica in cui era caduto per aver seguito le parti de’ nemici di S. Chiesa. PAPALINI pag. 235
1357 agosto 7. Per concessione di Papa Innocenzo VI si apre in Fermo la fiera franca da durare un mese. Sisto IV la riconfermò, e proibì agli Anconetani di bandire alcuna fiera nel medesimo tempo, che si faceva a Fermo. PAPALINI pag. 282
1360 marzo 31. Giovanni Visconti da Oleggio parte quietamente da Bologna per recarsi al possesso della Signoria di Fermo; conciossiaché ne avesse fatto scambio con il pontificio Legato. Bologna era stanca della sua tirannia. PAPALINI pag. 248
1360 aprile 1. Giovanni Visconti da Oleggio è investito dal Cardinale Egidio della Signoria di Fermo e del Rettorato della Marca. PAPALINI pag. 249
1362 gennaio 28. Il Comune di Fermo ordina la fabbricazione delle mura di circuito per il suo Porto. PAPALINI pag. 232
1366 ottobre 8. Muore Giovanni Visconti da Oleggio. Tumulato in un marmoreo sepolcro, che al presente si vede nell’atrio della Metropolitana. Per quanto Bologna l’ebbe odioso e crudele, altrettanto fu umano e amato in Fermo. PAPALINI pag. 299
1368 giugno 2. Il Vicario generale della Marca ordine che Mitarella figlia di Mercenario di Monte Verde sia reintegrata nei beni dotali d’Isabella sua madre già confiscati nella morte di Mercenario. PAPALINI pag. 265
1369 giugno 13. Il Vicario generale d’Italia esonera la città di Fermo dal pagare per un anno la gabella del vino. PAPALINI pag. 268
1369 giugno 6. Il Legato della Marca ordina al Comune di Mogliano restituire a Fermo 3000 fiorini già da essa sborsati per comperare i beni di Gentile da Mogliano. PAPALINI pag. 266
1369 giugno 12. Il Vicario generale di S. Chiesa concede a Fermo potere imporre per un anno la gabella del sale, con questo però non se ne avesse ad accrescere il gravame stabilito senza il consenso del generale Consiglio. PAPALINI pag. 268
1372 maggio 2. Papa Gregorio XI ordina ad Ugone Cardinale di S. Maria in Portico proibire al Rettore della Marca e ai suoi successori di togliere da Fermo la curia generale richiesta e di ambita da altre città. PAPALINI pag. 263
1372 ottobre 22. Pietro Cardinale del titolo di S. Maria in Trastevere scrive al Tesoriere, e agli altri Ufficiali, e di Esattori della Camera Apostolica nella Marca non potere imporre nella città di Fermo, e suo stato se non quelle gabelle, che già vi erano secondo le proprie sue leggi. PAPALINI pag. 303
1375 dicembre 31. Per i maneggi, e per la prepotenza di Rinaldo da Monte Verde, i Fermani sono condotti a ribellarsi a S. Chiesa. Nel momento della sollevazione uccidono il Podestà Gregorio di Mirte. PAPALINI pag. 317
1376 febbraio 27. La Città di Ascoli si ribella al tiranno Gornelio è già superata dalle forze di quello madre versava, se 10.000 Fermani capitanati da Rinaldo da Monte Verde, non fossero volati a soccorrerla e a ridonarle la libertà. PAPALINI pag. 240
1376 giugno 8. Rainaldo da Monte Verde aduna un esercito, nel quale chiama molti Fermani ancora, e marcia contro S. Elpidio; ma il giorno appresso è costretto retrocedere, perciocché quei del contado combattessero di malavoglia contro chi loro aveva fatto nulla. PAPALINI pag. 267
1376 settembre 3. Narrano i cronisti che di oggi incominciasse la tirannide di Rainaldo da Monte Verde. PAPALINI pag. 290
1376 settembre 18. Rainaldo da Monte Verde fa mozzare del capo quattro onorandi cittadini fermani, ed esso medesimo sta presente al supplizio. PAPALINI pag. 293
1377 giugno 11. I Brettoni, che per S. Chiesa presidiavano Osimo, Recanati, Montefano e altre città della Marca, si concentrano a S. Elpidio, e quindi battono le truppe fermane presso il Monte S. Savino, lasciandovi otto morti e facendo 300 prigionieri. PAPALINI pag. 268
1377 settembre 8. Rainaldo da Monte Verde in compagnia di Luzio Malatesta, di Bartolomeo da S. Severino, e di Francesco da Matelica con il favor della notte sorprendono S. Elpidio, depongono la terra a sacco e a ruba. S. Elpidio rimane sotto il suo dominio per due anni. PAPALINI pag. 291
1377 settembre 9. La sacra Spina della Corona di Cristo, che dentro marmoreo monumento si conservava a S. Elpidio, nel sacco dato a quella terra da Rainaldo da Monte Verde, è rapita e trasportata a Fermo e collocata nella Chiesa degli Agostiniani. Quella sacra reliquia era stata donata nel 1271 al b. Clemente da S. Elpidio da Filippo l’Ardito re di Francia. PAPALINI pag. 291
1378 agosto 4. Rainaldo da Monte Verde fa condur moglie a due suoi figlioli, dando ad uno la figlia di Bartolomeo, e all’altro quella di Onofrio di S. Severino. PAPALINI pag. 281
1378 settembre 14. Si fabbrica lo spedale di S. Maria dell’Umiltà sul terreno del reverendo Capitolo Lateranense. PAPALINI pag. 292
1379 agosto 25. I Fermani a non più sopportare la tirannia di Rinaldo da Monte Verde si ribellano; e quegli non potendo resistere, fugge agli Abruzzi, da dove tornò nello Stato fermano nel prossimo dicembre con 3000 soldati. Nella sesta Rubrica del nostro Statuto si vuole questo giorno perpetuamente, e con straordinaria pompa solennizzato in onore di S. Bartolomeo, al cui patrocinio i Fermani ascrissero essersi tolti dal giogo del Monte Verde. PAPALINI pag. 287
1379 agosto 25. Rinaldo da Monte Verde tenta soccorrere Luchina sua moglie, che co’ figliuoli erasi rinchiusa nel Girfalco; ma dopo breve scaramuccia data gli dalle milizie fermane poco lungi da porta S. Giuliano, è costretto a retrocedere. PAPALINI pag.304
1379 dicembre 13. Il Comune di Fermo, di Ancona, di Recanati e il duca di Camerino si stringono in federazione contro Rinaldo di Monte Verde. PAPALINI pag.314
1380 gennaio 8. Giovanni D’Azzo Capitano di ventura militando per Rainaldo di Monte Verde, il quale ai 25 agosto del 1379 era stato scacciato della signoria di Fermo, sorprende S. Elpidio Morico, lo deruba, e per alcuni mesi lo ritiene in sua potestà. PAPALINI pag. 227
1380 gennaio 8. Giovanni Cambi Fiorentino è Capitano del popolo. PAPALINI pag. 227
1380 febbraio 4. Luchina moglie di Rainaldo di Monte Verde, assediata dai Fermani viene a patti per la dedizione del forte; i quali conclusi esce da Fermo con la sua famiglia, e raggiungere Rinaldo, che erasi ridotto a Monte Giorgio. I Fermani, entrano nel Girfalco coi vessilli di Ancona, di Ascoli, di Recanati, e di Rodolfo da Camerino. PAPALINI pag. 234
1380 febbraio 22. Le genti del Conte Corrado e di Lucio capitani di ventura, che stanziavano con Rinaldo da Monte Verde in Monte Giorgio, corrono co’ loro cavalli sul territorio di Fermo, e mettono gli agguati presso il fiume Tenna. Quindi spediscono piccolo drappello di cavalieri fino alle porte della Città. Il che veduto i Fermani, uscirono spregevoli a combatterli; gl’inseguono, e così cadono nelle insidie. 40 cittadini son fatti prigionieri, i quali si redensero pagando forti somme di denaro. PAPALINI pag. 238
1380 marzo 7. Il Comune di Fermo invia tre cittadini a Bartolomeo Smeducci da S. Severino per recuperare il Porto, e per avere danaro a prestanza. Il Porto di Fermo non era in antico se non di poche capanne di pescatori; apparteneva al Capitolo che nel 1266 lo vendette al Comune che vi fabbricò la fortezza, e andò pure allargando il paese, che di mano in mano crebbe di popolazione. E’ nobilissimo in fabbricati, cosicché una piccola città potrebbe dirsi. Anticamente era riguardato come contrada di Fermo, ma nel 1805 gli fu conceduto erigersi in Comune. Ebbe quivi i natali Pio Panfili celebre pittore, disegnatore e scultore; Né meno illustre fu Tommaso Salvatori , amicissimo al Rubi, il quale mandò a stampa varie produzioni e lasciò manoscritta la versione delle Satire di Boileau e delle Odi di Orazio. A questi è da aggiungersi il Conte Alessandro Maggiori amantissimo cultore delle belle arti, e purgato scrittore italiano. Lasciò a stampa varie operette. PAPALINI pag. 242
1380 aprile 6. Rainaldo di Monte Verde tenendosi mal sicuro in Monte Giorgio, con tutta la sua famiglia si chiude in Monte Falcone castello in que’ tempi presso che inespugnabile. PAPALINI pag. 251
1380 aprile 19. Partito Rainaldo da Monte Verde da Monte Giorgio i Fermani ne espugnano il castello, e lo restituiscono ai paesani. Nel medesimo giorno Monte verde è preso dai Fermani. PAPALINI pag. 253
1380 maggio 31. Egidio da Monturano e Bonaccorso….. corrotti dai Fermani per la promissione di mille ducati, e per il mensile salario di altri cinque, si macchiano di tradimento verso Rainaldo da Monte Verde che con essi erasi racchiuso a Monte Falcone, e lo danno nelle mani dei corrompitori con la moglie con gl’innocenti figliuoli, e con altri sciagurati compagni. PAPALINI pag. 264
1380 giugno 2. Rinaldo da Monte Verde con la sciagurata sua famiglia entra in Fermo per Porta S. Giuliano. Ciascuno cavalcava un giumento con il dorso rivolto al capo dell’asino, e a ludibrio andava coronato di spine. Tutto il popolo fermano accorse a vedere lo spettacolo di un tiranno caduto dalla sua potenza nelle mani del popolo, che vuole vendicarsi delle sue soperchierie, ed il sangue ingiustamente sparso. La fermana gioventù vestiva a festa, e distinguevasi gli abitatori dell’una, e dell’altra contrada per la diversità delle vestimenti. Giunto che fu Rainaldo nella piazza di S. Martino fu decollato insieme ai figliuoli fra gl’insulti e gli scherni del popolo. Pur troppo è vero che Rinaldo aveva fatto venir meno la gozzaia ai Fermani per la sua tirannia, ma è pur vero che trascesero nella crudeltà ponendo al martirio i figliuoli, che innocenti faceva l’età novella. PAPALINI pag. 265
1380 luglio 18. Giovan Galeazzo Visconti conte di Virtù s’interpone a favore di Luchina moglie di Rinaldo da Monte Verde. PAPALINI pag. 277
1380 settembre 18. I Priori di Fermo acquietano in Falerone un grave tumulto insorto per cagione di Pietro di Nicola, e di Stefano suo figlio, e di Uffreduccio di Paolo; e recano a Fermo 25 ostaggi, prescrivendo ad Uffreduccio e agli altri due nominati di stabilire per sempre le loro stanze a Fermo. PAPALINI pag. 295
1380 ottobre 15. Numerate che furono le arti si fece la statistica di quelli che le esercitavano: ne qui spiacerà che io le riporti.
Avvocati Procuratori Notai Mercanti- Sartori Casiolari
Contrada Castello 7 4 8 12 11 4
“ Pila 3 2 14 12 31 1
“ S. Martino 3 2 14 23 10 4
“ Fiorenza 4 6 9 23 26 1
“ S. Bartolomeo 8 5 7 25 11 1
“ Campoleggio 2 7 25 19 19 2
TOTALE T. 27 T. 26 T. 77 T. 114 T. 108 T. 13
Sparsi per la città di Medici 8, Speziali 21, Orefici 10, Fabbricatori 30, Calzolai 78, Osti e Albergatori 16, Fornaciai 12, Vasai 12, Mugnai 20, Mulattieri 40, Falegnami 60, Beccai 23, Fabbri da ferro e da bronzo 21, Barbieri 8. PAPALINI pag. 300- 301
1381 febbraio 25. L’effigie di Rinaldo da Monte Verde, con quella de’ figliuoli a perpetua memoria è scolpita su una colonna che viene posta nella piazza S. Martino. Sotto il capo di Rainaldo erano i seguenti versi: Tiranno pessimo e crudele; \ Sol per mal far di me e di Luchina, \ Poveri figli, patiste disciplina. \\Rainaldo dopo che fu scacciato da Fermo si ritirò nel Castello di Monte Falcone, dove, tradito da Egidio da Monturano, lo presero i Fermani, e condotto a Fermo, lo decapitarono insieme a’ figliuoli. PAPALINI pag. 240
1381 maggio 1. I Fermani toltisi alla tirannia di Rinaldo da Monte Verde pensano riordinare la cosa pubblica, e creano i primi Priori del popolo sotto i quali nulla avvenne di favorevole ed il glorioso per la città nostra, che anzi perdette S. Giusto. PAPALINI pag. 257
1381 maggio 4. Per decreto di Cernita e il Podestà assume le attribuzioni del Capitano del popolo. PAPALINI pag. 257
1381 giugno 15. Si stabiliscono i gabellieri alle porte della città. PAPALINI pag. 268
1381 agosto 27. Villanuccio da Brunforte rinomato capitano de’ tempi suoi combatte contro la regina Giovanna al servizio di Carlo III. PAPALINI pag. 287
1382 giugno 28. Villanuccio di Brunforte rinomato capitano di ventura, transita sotto le mura della nostra città con 4500 cavalli. I Fermani gli sborsano 500 fiorini d’oro perché amichevolmente retrocedesse. PAPALINI pag. 271
1382 luglio 4. Giovanni Azzo di Ubaldini giunge nel territorio fermano con le sue milizie, e le accampa in una selva detta di Grifone, da dove senza molto essere offeso poteva vantaggiosamente bersagliare la città. Il Comune però conoscendo che bramasse gli dà dell’oro, e egli leva il campo. Guglielmo Inglese altro rinomato capitano di ventura era con esso. PAPALINI pag. 273
1382 agosto 5. Si scopre in Fermo una congiura contro i Priori. Molti congiurati fuggirono: altri presi, e impiccati. Fra questi fu Antonio Morfi di nobilissima famiglia, le cui case erano presso la chiesa di S. Lucia. PAPALINI pag. 282
1382 ottobre 7. Gli Anconetani si ribellano al Luigi d’Angiò, che teneva la fortezza, e i Fermani li aiutano di 4000 fanti. PAPALINI pag. 299
1383 gennaio 7. I Fermani vanno in soccorso degli Anconetani, che assediavano nella fortezza Ferrante capitano di Spagna; e questi loro mercé ne fa la dedizione.
PAPALINI pag. 227
1383 febbraio 4. Il Duca D’Angiò transita con le sue truppe nello stato fermano per la volta di Napoli, e i Fermani lo provvedono di vettovaglie. PAPALINI pag. 234
1383 febbraio 4. Il capitano Lodovico……….co’ suoi cavalli assale improvvisamente S. Angelo, e atterrando le porte entra nel paese. I terrazzati sorgono alla difesa, e lo ributtano gagliardamente; avendo però essi fatto alquanti prigionieri trovano fra questi un bandito di Sant’Angelo che a tale impresa aveva eccitato il capitano Lodovico; il perché lo appendono per la gola, e deforme cadavere lo trascinano per le contrade del paese. PAPALINI pag. 234
1383 giugno 1. Si palesa un pestifero morbo, che in due mesi uccide 2400 Fermani.
PAPALINI pag. 265
1383 dicembre 24. I Fermani entrano in federazione con le altre città d’Italia per vivere in libero, e popolare governo. Fu spiegato in tutti i luoghi un vessillo rosso, in cui era scritto – Pace. PAPALINI pag. 316
1384 maggio 4. Giovanni d’Azzo e altri capitani di ventura partono dai dintorni di S. Elpidio dove nel giorno innanzi avevano accompagnato le loro genti. Erano passati di aprile nel territorio di Fermo per alla volta di Ascoli, e perché non danneggiassero bisognò loro dare le necessarie vettovaglie. PAPALINI pag. 258
1384 giugno 17. I Fermani mettono guarnigioni a Monte Giorgio, e quei paesani eleggono podestà un tal Lodovico di Antonio. PAPALINI pag. 268
1385 ottobre 17. Il tedesco Averardo della Campana con 4000 balestrieri si impossessa di Mogliano, e di Francavilla. Perché questo castello tornasse a possedersi dai Fermani si dovette pagare 4000 ducati. PAPALINI pag. 301
1390 aprile 10. Si stabilisce un consiglio di 12 cittadini, che sopraintendesse alla conservazione dello Stato. PAPALINI pag. 251
1390 aprile 11. Per decreto di Cernita si stabilisce che i capitani delle arti e i gonfalonieri delle contrade si avessero a creare dal numero de’ consiglieri; che due cittadini ed un notaio avessero la chiave dell’archivio e un’altra i Priori; che si formasse il bossolo pe’ consoli della fiera, e che di due mesi in due mesi si rinnovassero i consoli de’ mercati, i quali dovessero giudicare sulle cose di commercio. PAPALINI pag. 252
1390 settembre 23. Il Comune di Fermo dona 25 ducati a Pietro Smeducci di S. Severino, venuto in povertà. Oh incostanza della fortuna! Da tanto stato a cosiffatta miseria! PAPALINI pag. 294
1390 dicembre 1. Il Comune di Fermo accede alla celebre federazione pisana conchiusa per cura di Pietro Gambacorti capitano del popolo di Pisa. PAPALINI pag. 311
1391 febbraio 21. Lo stipendio al Podestà è cresciuto 900 fiorini d’oro e al Capitano fino a 700. PAPALINI pag. 238
1391 luglio 25. Si termina il Palazzo Vescovile che per volere di Antonio de Vetulis Rettore della Marca s’innalzò; sotto Bonifacio IX si deliberò fabbricarlo. Ne’ primi tempi i Vescovi abitavano nel Girofalco accanto alla Cattedrale. PAPALINI pag. 279
1392 aprile 13. Sia aduna il generale Consiglio per deliberare se dovessi assolversi i fuoriusciti dall’esilio; e tutti convennero di perdonare. Tuttavolta si volle, che 180 uomini di Cernita si riscattassero con breve denaro; i restanti si dessero spontaneamente in podestà de’ Priori. PAPALINI pag. 252
1392 maggio 15. Bonifacio IX spedisce ai Fermani una Bolla, con la quale confermò loro il mero e misto impero. PAPALINI pag. 260
1394 febbraio 17. Luca di Canale capitano di ventura con 150 cavalli entra in Monte Granaro, e si concorda con Andrea Zeno, che discacciato aveva il fratello Marco; entra il Cassero e ne scaccia Angelo di Bernardo, che vi era podestà per la Città di Fermo. PAPALINI pag. 237
1394 marzo 26. Giungono a Fermo con le loro milizie Ottone De’ Poterzi, Mazzarino da S. Vittoria e Malcorpo, assoldati da’ Priori per andare contro Luca di Canale e il Mostarda, che con 10.000 cavalli erano venuti il giorno otto sul territorio fermano fino al Monte delle Vergini fuori la porta S. Giuliano, e quindi si erano chiusi in Monte Granaro. PAPALINI pag. 247
1394 aprile 5. Alcuni fuoriusciti entrano a Fermo, fanno tumulto contro Antonio Aceti, il quale essendo Gonfaloniere di giustizia reggeva la cosa pubblica non solo, ma affettava signoria sulla città; breve però fu il moto di que’ turbolenti perché tosto respinti dalle truppe del Conte di Carrara chiamato dall’Aceti. PAPALINI pag. 250
1395 giugno 8. Biordo da Perugia entra nella Marca con due 1500 cavalli avendo pensiero di conquistarla. PAPALINI pag. 267
1395 dicembre 4. Il Comune di Fermo riacquista Monte Granaro pagando a Biordo da Perugia 7500 fiorini; il che avvenne in Fabriano, per mezzo degli Ambasciadori là inviati. A sicurezza poi di quella terra si sono spediti 700 uomini di guarnigione. Nell’istesso giorno i Priori di Fermo rendono la libertà a Luca di Canale. PAPALINI pag. 311
1396 gennaio 29. Cola Salimbeni, che fu autore di una spedizione in Fermo nel giorno 18, va esule alla volta di Venezia. PAPALINI pag. 232
1396 febbraio 18. Nel mezzo della notte sorge un commovimento e un timore nella più parte de’ cittadini fermani, specialmente in quelli che abitavano Campoleggio, conciosiacché sospettassero, e il Conte di Carrara, con le sue milizie volesse mettere a ruba e a sacco quella contrada; fu tuttavolta una falsa voce da’ sediziosi spiriti divulgata, i quali andavano di casa in casa allarmando i pacifici cittadini; però nulla avvenne, e il dì appresso quei turbolenti furono imprigionati. PAPALINI pag. 237
1396 marzo 3. Lucio e Antonio dello Smerillo (munitissimo Castello, e in quei dì quasi inespugnabile), tradiscono il Comune di Fermo consegnando il Cassero in mano di Gentile e Rodolfo da Camerino. Questo castello pare fosse comprato per 2000 libbre anconetane dai Fermani nel 1299 da Anselmuccio Brancaleone, Francesco Alberici e Corrado de’ Boccis, i quali furono ammessi con onoranza al patriziato fermano. Più volte ottenuto dai Duchi di Camerino, ed egualmente per tradizione dal Conte di Carrara. PAPALINI pag. 241
1396 maggio 12. Le milizie fermane riprendo nolo Smerillo per trattato con i paesani. PAPALINI pag. 260
1396 luglio 1. Papa Bonifacio IX pubblica una sua Bolla nella quale apertissimi segni dimostra di particolare stima pei Fermani; e della loro devozione fedeltà verso la S. Sede con ogni maniera di lode li eleva. PAPALINI pag. 273
1396 luglio 26. Il generale Consiglio approva dovessi dare al Rettore della Marca le chiavi della porta del Girfalco, e della Città; così pure giurare in sue mani, salvo l’ufficio priorale. PAPALINI pag. 279
1396 settembre 5. Si decreta dalla Cernita per soddisfare al Rettore della Marca che il Magistrato parta dalla residenza del Girfalco, e si muti in alcuni case del Vescovato vicino alla piazza. PAPALINI pag. 291
1396 ottobre 5. I Priori dalla residenza, che avevano nel Girfalco passano ad abitare presso il Vescovato. Altri vogliono ciò avvenisse il giorno 8. PAPALINI pag. 298
1398 gennaio 17. Papa Bonifacio IX conferma la residenza della Curia generale in Fermo e vi manda Signore Andrea Tomacelli suo fratello. PAPALINI pag. 230
1399 novembre 1. I Fermani essendo fieramente travagliati da mortifera pestilenza si votano a Maria della Misericordia, e a sua gloria e onore innalzano in un sol giorno un marmoreo tempietto a capo la piazza S. Martino. Una nave, che tornava da oriente recò il morbo distruggitore, che incominciò nel mese di giugno, ed ebbe fine con questo dì. PAPALINI pag. 305
1403 luglio 11. I Priori del Comune di Fermo ordinano alle terre dello Stato mandare alla Curia generale un uomo acconcio a riferire malefici, e un balivo per servigio della medesima. PAPALINI pag. 275
1404 ottobre 28. La Sacra Spina è solennemente estratta dall’antico reliquario, e posta in un novello, fatto per cura di fra’ Agostino Rogardi di Fermo. PAPALI NI pag. 304
1405 luglio 21. Muore il Roma Antonio de’ Vecchi Vescovo di Fermo sino dal 1374. Urbano VI lo degradò comandando ai Fermani arrestarlo; esso però fuggì né si…
PAPALINI pag. 277
1405 luglio 21. ..sa in qual luogo di sicurezza. Morto quel papa uscì dal suo ritiro, e fu ridonato alla sua Chiesa da Bonifacio IX che assai lo stimò. Fu Governatore della Marca nel 1390. PAPALINI pag. 278
1405 settembre 16. Lodovico Migliorati nominato da Papa Innocenzo VII Marchese della Marca, il Principe di Fermo riceve in Viterbo gli ambasciatori della città, e le conferma tutte le giurisdizioni. PAPALINI pag. 292
1405 ottobre 18. Lodovico Migliorati fa il suo solenne ingresso nella città di Fermo. PAPALINI pag. 301
1407 giugno 8. Braccio da Perugia giunge colle sue milizie nel territorio di Fermo e accampa lungo il Tenna. PAPALINI pag. 267
1407 giugno 9. Braccio da Perugia dopo aver minacciato di porre assedio a Monte Giorgio, leva il campo dalle pianure del Tenna, e passando sotto le mura della città di Fermo marcia per alla volta di Ascoli. PAPALINI pag. 267
1407 giugno 10. Braccio da Perugia e Ludovico Migliorati occupano la città di Ascoli per Ladislao di Napoli capo de’ Ghibellini. I Guelfi erano tutti usciti; ma il Migliorati l’invitò a pacificamente tornare. PAPALINI pag. 267
1407 agosto 5. Il conte di Carrara con 600 cavalli, e Martino da Faenza con altre 600 cavalli, e 300 pedoni, muovono in aiuto di Lodovico Migliorati privato di ogni autorità e dominio da papa Gregorio XI. PAPALINI pag. 282
1407 agosto 8. Il Vice Rettore della Marca occupa varie castella dello Stato fermano, tra le quali il Monte Ottone, cui rovina interamente il cassero edificatovi a sicurezza del Comune di Fermo. PAPALINI pag. 283
1407 agosto 9. Il Vice Rettore della Marca pone il campo a Grottazzolina; se ne impadronisce, la saccheggia e l’incendia. PAPALINI pag. 283
1407 settembre 1. Antonio Aceti è fatto uccidere per gelosia di comando da Lodovico Migliorati, che da lungo tempo la morte di quell’illustre cittadino meditava. Era in questo giorno accaduta la elezione de’ nuovi Priori, i quali dopo il mezzodì secondo voleva consuetudine furono a complire il Migliorati presso cui trovarono l’Aceti. Nell’andare dei discorsi cadde questione sopra un certo cambio di uffici, poiché il Migliorati voleva usurpare l’autorità dei Priori. Per la qual cosa l’Aceti montato in santo sdegno ripetette più volte. – In buona ora: lasciate fare ai Priori: o se non volete rimandateli a casa.- A tali parole il Migliorati si tacque. Ma nello stesso giorno l’Aceti alle 23 ore pendeva cadavere. – Questo illustre cittadino fermano fu rispettabilissimo per dottrina, per potenza, per nobiltà e per ricchezza, discendendo egli da famiglia posseditrice di molte castella. Per un triennio egli ebbe l’assoluto regolamento della città. Fu coetaneo al Baldo di cui fu conoscente, ed amico, poiché la comunione degli studi, e la somiglianza dell’ingegno tenacemente li stringea. Bernardo da Camerino volle il seco imparentarsi, e gli diede a sposa la sua figlia Ciccarella. Bonifacio IX gli diede in feudo Monte Granaro, ed esso donò al suocero la ragguardevole terra di Monte Fortino; speciosa donazione di cui s’ignora il titolo. Le franche parole che disse a pro della patria innanzi del Migliorati gli costarono la vita. Lasciò alcune letture sul digesto vecchio, del che si desume esserne gli è stato un lettore nella patria Università. PAPALINI pag. 289
1407 ottobre 1. Lodovico Migliorati, e Ricciardo napoletano Commissario nella Marca pel re di Aragona, specialmente contro i Varano fanno incursione contra Camerino. PAPALINI pag. 297
1407 dicembre 8. La città di Fermo manda Oratori a Ladislao II re di Napoli per ottenere la pace generale nelle Marche. PAPALINI pag. 312
1408 gennaio 10. Si pubblica la tregua fra Rodolfo da Camerino nella città di Fermo, da durare fino al 15 febbraio. PAPALINI pag. 228
1408 gennaio 31. Giunge a Fermo il Commissario del re di Napoli, per trattare con Lodovico Migliorati. PAPALINI pag. 232
1408 febbraio 4. Si pubblica la pace conclusa tra Ladislao re di Napoli, Lodovico Migliorati Signore di Fermo, il Rettore della Marca ed altre provinciali città. PAPALINI pag. 234
1408 febbraio 26. Il Comune di Monturano torna alla soggezione di Fermo. Questo Castello era in antico enfiteusi del Capitolo insieme a Grottazzolina, Mogliano e Monsampietro degli Angeli. Fu ceduto nel 1226 al Comune di Fermo e già era stato dato alla sua giurisdizione del re Manfredi fin dall’anno 1258. Sostenne vari assedi da Bernardo da Camerino, da Chiavello da Fabriano, da Carlo Malatesta e da altri. Il Conte Francesco Sforza restaurò le sue mura dirupate a spese della città di Fermo. PAPALINI pag. 240
1408 marzo 13. Lodovico Migliorati viaggia per Napoli a complire sua Maestà il re Ladislao, cui aveva fatto alleanza. PAPALINI pag. 244
1408 agosto 4. Lodovico Migliorati entra a Monte Cosaro con le sue milizie, essendovi stato invitato da paesani; il giorno appresso occupa il Cassero, e quindi rimpatria. PAPALINI pag. 282
1409 gennaio 1. Lodovico Migliorati, nipote di Innocenzo VII, sino dal 1405 signore di Fermo e Marchese della Marca, abbandona l’alleanza di Ladislao re di Napoli, e accostatosi ai Padri del concilio di Pisa è creato generale della Lega stretta fra le città della Marca, i Fiorentini, i Bolognesi, e Malatesta da Cesena. PAPALINI pag. 225
1409 gennaio 28 . Si raduna il generale Consiglio, e si leggono lettere de’ Pp. del concilio di Pisa, raccolti per terminare lo scisma nato nella chiesa di Dio. PAPALINI pag. 232
1409 luglio 10. Lo Smerillo era occupato dal conte di Carrara con le milizie del re di Napoli; del che non contenti quei terrazzani credettero miglior cosa darsi al figliuolo di Rodolfo da Camerino. PAPALINI pag. 275
1409 luglio 13. Il conte di Carrara, seguitando le sue scorrerie, pone le sue milizie sul territorio di Monturano, e da quivi spedisce diverse piccole brigate a scorrazzare sul territorio di Fermo. PAPALINI pag. 275
1409 luglio 14. Le milizie del conte di Carrara giungono alla fontana della Fallera, e al colle di San Iacopo; quivi assaltate dai Fermani sono battute e disperse. PAPALINI pag. 276
1409 luglio 15. Si fanno solenni feste perché Lodovico Migliorati è nominato, e confermato dal pontefice Alessandro V Vicario di Fermo, e della Romana Chiesa. PAPALINI pag. 276
1409 luglio 17. Le genti del re di Napoli comandate dal conte di Carrara fingono ritirarsi dalla Marca; retrocedono poi, e pervenuti a Fiastra vanno a sorprendere Monte Cosaro. PAPALINI pag. 277
1409 ottobre 13. Lodovico Migliorati con molto seguito di milizie va incontro al Rettore della Marca nel piano di S. Claudio. PAPALINI pag. 300
1409 ottobre 27. Il Vescovo di Verona Rettore della Marca entra a Fermo con seguito di cavalli. Lodovico Migliorati gli va incontro con il Clero, e con tutto il popolo fermano che festeggiante le acclamava. PAPALINI pag. 304
1412 ottobre 11. Il Vicario del Vescovo fa mettere in prigione un certo fra Antonio, che diceva essere Dio Padre, essere stato Cristo, e aver fatto miracoli. Chiamava a sé la gente per andare a Gerusalemme promettendo varcare il mare a piedi asciutti.- Era un bel pazzo. PAPALINI pag. 299
1412 dicembre 30. Monte Rubbiano ribellatosi a Fermo grida per suo Signore Carlo Malatesta. PAPALINI pag. 314
1413 gennaio 9. Carlo Malatesta da Cesena, guerreggiando Lodovico Migliorati, entra in Monte Rubbiano con 600 cavalli e 100 fanti; gli ordina il governo a suo modo; vi lascia un forte presidio, e parte per tornarsene ai suoi stati. PAPALINI pag. 228
1413 febbraio 19. Lodovico Migliorati va a Macerata ove stanziava il Cardinale Orsini e suo fratello Paolo, e importanti negozi trattò con essi. PAPALINI pag. 237
1413 aprile 12. Lodovico Migliorati va a Monte Giorgio per ricevere Paolo Orsini, che vi giunge con 1000 cavalli. PAPALINI pag. 252
1413 aprile 13. Lodovico Migliorati e Paolo Orsini vanno a oste con le loro genti contro Monte Rubbiano, dove già era all’assedio l’esercito del Comune di Fermo. PAPALINI pag. 252
1413 ottobre 23. Carlo Malatesta muove con molte milizie contro i Fermani; oppugna con bombarde il Castello di Francavilla, e ne ottiene la dedizione a patti.-Di questo castello non credo aversi più antica notizia che questa, che nel 1340 si sottomettesse alla giurisdizione di Fermo. Sebbene piccolo, non isfuggì alla cupidigia, e crudeltà di molti capitani di ventura. PAPALINI pag. 303
1413 ottobre 25. Carlo Malatesta prende Alteta, e Cerreto; quindi per tradimento di un certo Angelo entra in Monte Giorgio. PAPALINI pag.303
1413 novembre 3. Si elegge dal Consiglio Massuzio da S. Ginesio per iniziare le trattative di pace fra Malatesta, e il Migliorati. PAPALINI pag. 305
1413 novembre 4. Berardo da Camerino viene a Fermo, ed è stabilita una tregua, o sospensione di armi per quattro giorni. PAPALINI pag. 306
1413 novembre 11. Si bandisce una tregua a beneplacito del re di Napoli per conciliare il Malatesta, e il Migliorati. PAPALINI pag. 307
1413 novembre 13. Carlo Malatesta esce da Monte Giorgio, e torna alle sue terre. PAPALINI pag. 307
1414 gennaio 29. Gentile, figlio di Lodovico Migliorati, parte con 200 lance al servizio del re Ladislao. PAPALINI pag. 232
1414 settembre 28. Lodovico Migliorati riconquista il cassero di Monte Rubbiano. PAPALINI pag. 295
1414 novembre 5. Si apre il concilio di Costanza, e il Vescovo di Fermo Giovanni III stando a quella sacra radunanza commenta il poema del divino Alighieri. Il prezioso manoscritto si conserva nella Biblioteca Vaticana. A questo concilio intervenne pure Giovanni IV de Firmonibus Vescovo di Fermo, che antecedentemente lo era stato di Ascoli. Fu denunziato aver congiurato contro Lodovico Migliorati; ma ne andò innocente. Nella Metropolitana si conserva un suo messale in pergamena riccamente miniato. PAPALINI pag. 306
1414 novembre 13. Malatesta da Cesena rientra nella Marca, e fa scorrerie sullo Stato fermano. PAPALINI pag. 309
1414 novembre 26. La notte suole favorire dei traditori, e un cotale Andreoli fermano tradiva la patria aiutando Carlo Malatesta a sorprenderla con 1500 cavalli, il 1500 pedoni, e rompendo a tal uopo le mura sotto la pescheria. Erano deste però le scolte, le quali al rumore gridarono alle armi; il perché Malatesta lasciò precipitosamente l’impresa. PAPALINI pag. 310
1414 dicembre 10. Carlo Malatesta minaccia il contado fermano, e si fa vedere per poche ore a Montone. PAPALINI pag. 313
1414 dicembre 12. Malatesta acquista Rapagnano per capitolazione. PAPALINI pag. 314.
1414 dicembre 13. Malatesta pone il campo a Torre S. Patrizio, e a Monturano. PAPALINI pag. 314
1414 dicembre 26. Carlo Malatesta conquista Monsampietro. Nel medesimo giorno accade un totale eclissi di luna, che dura per due ore. PAPALINI pag. 314
1415 febbraio 12. Lodovico Migliorati manda le sue milizie ad osteggiare in Monte Verde, le quali tosto se ne impadroniscono. PAPALINI pag. 236
1415 aprile 7. Si bandisce la tregua fra Malatesta e il Lodovico Migliorati. PAPALINI pag. 251
1415 maggio 19. Carlo Malatesta prende Monte Granaro. PAPALINI pag. 261
1415 novembre 15. San Severino, che da 600 stipendiari era guernigionata per lo Sforza insorge a ribellione caccia quelle milizie, e si dona alla Chiesa. PAPALINI pag. 308
1415 dicembre 27. Giungono messi a Lodovico Migliorati che Macerata era insorta gridando Viva la Chiesa. PAPALINI pag. 316
1416 marzo 2. Giovanni da Cortona capitano di ventura, sorprende notte tempo con le sue milizie la torre di Montone; ne caccia il presidio fermano, e se ne impadronisce. Accortosi tosto di ciò Tommaso Rubei di Belmonte, aduna le sue genti e senza porre tempo di mezzo l’assale, dimodoché prima sorgesse il sole l’aveva già recuperata. PAPALINI pag. 241
1416 marzo 4. Viene a Fermo (era il primo giorno di Quaresima) l’Arcivescovo di Ragusi con tutte le milizie della lega Marchigiana. PAPALINI pag. 242
1416 marzo 12. Lodovico Migliorati recupera Monte Vidon Combatte e Ortezzano. Questo castello dell’antico Stato fermano trasse il suo nome dai molti orti che aveva intorno alle sue mura. Carlo Malatesta da Cesena lo assediò e l’ottenne a forza di armi; il generale francese Lutrec, tornando dalla guerra di Napoli, vi pose intorno ai suoi accampamenti; i terrazzani immaginarono potergli resistere, ed il generale sdegnato di tanta follia vi entrò con le sue milizie e quasi totalmente il distrusse. Quello che oggi si vede è sorto da quelle rovine. PAPALINI pag. 244
1416 aprile 2. Lodovico Migliorati và con le milizie fermane contro Monturano tolto già a Fermo da Malatesta; e lo riconquista. PAPALINI pag. 249
1416 aprile 3. Lodovico Migliorati con le milizie fermane giunge in Ancona minacciata da Malatesta. PAPALINI pag. 250
1416 aprile 5. Malatesta saputo il Migliorati esser giunto con le sue milizie in Ancona, tostamente vi corre, e ingaggia battaglia con quelle; il resultato però non fu che di pochi prigionieri da l’una dall’altra parte, per il che ognuno si tenne vincitore, e ne fece tripudi e fuochi. PAPALINI pag. 250
1416 aprile 8. Gli armigeri del Migliorati, che avevano combattuto sotto Ancona, si imbarcano sopra dei brigantini e vanno a incendiar Senigallia. PAPALINI pag. 251
1416 giugno 8. Il Comune di Torre S. Patrizio torna alla soggezione della Città di Fermo da cui si era già tolto per le fazioni di Malatesta. Questo castello non pare possa vantare i suoi natali prima del 1000; forse fu fabbricato interamente dai Fermani; tuttavolta certa notizia non se ne ha, e solo nel 1258 si trova confermato alla giurisdizione di Fermo da Manfredi re di Sicilia. Forse dovette appartenere a Mercenario da Monte Verde; certo è che di possedeva ricchissimi lati-fondi. In specialità sappiamo ne possedesse uno in contrada Campo Novo, che nel 1317 vendette a un tal Suppolino di Gambarella. Torre S. Patrizio sostenne vari assedi da Malatesta, dagli Sforzeschi e da altri. Un tal p. Giacinto Catinari Carmelitano Scalzo ebbe quivi i natali e andò reputato predicatore nelle primarie città d’Italia; terminò la sua vita nel Congo dove fu spedito Commissario Apostolico delle Missioni. PAPALINI pag. 267
1416 giugno 22. Rapagnano torna all’obbedienza del Comune di Fermo, e suo malgrado fa il somigliante Monsampietro degli Angeli. Rapagnano uno dei più ragguardevoli castelli dello Stato fermano. Fu pure bersagliato dalle armi dei Malatesta, e di altri capitani di ventura. La sua chiesa parrocchiale ricca di singolari reliquie, che è una pia tradizione vuole fossero portate da Rodi da un tal padre Antonio di Grimaldo da Rapagnano, che si trovò in quella città quando fu presa dalle armi turchesche. Questo piccolo castello pone a sua gloria essere stato il natio luogo di Papa Giovanni XVII. PAPALINI pag. 270
1416 luglio 14. Monte Rinaldo già preso da Carlo Malatesta torna alla soggezione di Fermo. L’origine di questo castello credo veramente che pure sia ignoto, né possa ad antico tempo rimontare. Alcuni opinano appartenesse ai signori di Monte Verde come discendenti della famiglia di Brunforte, e che alcuno di quella lo fabbricasse. Sono però tutte congetture. Nelle diverse fazioni che travagliavano lo Stato fermano fu reso da vari capitani di ventura assaltato e preso. Monte Rinaldo si gloria di aver dato i natali a Luigi Antonini, il quale vive nella memoria dei Fermani per essere stato il primo autore della erezione di una fabbrica separata per l’educazione de’ Trovatelli maschi. Esso era campanaro della Metropolitana, né la sua povertà valse ad impedire la caritatevole opera. Cominciò a raccogliere gli abbandonati fanciulli nel suo abituro, e con essi divideva il suo lettucciolo e lo scarso vitto. Ma venendogli meno l’albergo, il vitto e il vestito per accrescersene ogni dì il numero, esso elemosinava per procacciare loro il necessario. Alla fine si pose con essi al viaggio di Roma, e tanto fece, che parte ne allocò a S. Gallicano e parte altrove. Egli perorò la causa dei fanciulli co’ Prelati e coi Cardinali; così che ottenne venisse eretto in Fermo un Collegio ove si educassero alla pietà e alle arti. E il buon vecchio vide compiuto l’edificio della sua carità, e morì nel 1789. Sarebbe pure opera di gratitudine sorgesse un monumento che ricordasse ai Fermani la generosità dell’Antonini. PAPALINI pag. 276
1416 luglio 17. Moregnano torna all’obbedienza di Fermo dopo essere stato preso dalle milizie del Malatesta. Di questo castello dello Stato fermano io non trovo notizie; se non che fu saccheggiato da un certo Pietro Brunoro che capitanava le milizie Sforzesche. PAPALINI pag. 277
1416 luglio 21. Monsampietro. S. Elpidio Morico, e Monte Leone occupati già dal Malatesta tornano alla soggezione di Fermo. Monte Leone apparteneva allo Stato fermano molto in antico. La prima notizia che di esso si trova nel priorale archivio, è del 1269. Il Padre Pietro Consolini amico, e discepolo di San Filippo Neri uno dei primi fondatori dell’Oratorio di Roma ebbe quivi i natali. Questo Castello fu più volte saccheggiato da Berardo da Camerino, da Chiavello da Fabriano, dal Malatesta, e da altri capitani di ventura. Anticamente vuolsi fosse nominato Monte Legume. PAPALINI pag. 278
1416 luglio 23. Ripa Cerreto torna alla soggezione di Fermo dopo essere stata presa forza d’armi da Carlo Malatesta. Alteta altro piccolo Castello fa il medesimo atto. – Giovanni Tiracorda medico di Innocenzo X ebbe quivi i natali. PAPALINI pag. 278
1416 luglio 31. Monte Ottone torna alla soggezione di Fermo. Questo castello è uno de’ più antichi dello Stato fermano. Un tempo appartenne ai vescovi. V’ebbero residenza i Governatori quando Fermo perdette il suo Stato; tornò poi alla soggezione di Fermo quando fu reintegrato di quello. Azzo degli Ubaldini assediò Monte Ottone, mai paesani se ne difesero valorosamente. Sostenne ancora gli impeti delle milizie di altri rapaci capitani. PAPALINI pag. 282
1416 agosto 6. Lodovico Migliorati và a campo presso Monte Granaro, che fino dal 1 di agosto le milizie fermane assediavano; esso la riconquista e così di mano in mano recupera le Castella che Malatesta gli aveva tolte. – Monte Granaro in antico fu città con il nome di Veregrano; e quivi si adorava nelle calende di maggio la dea Cerere. Nel tempo che i barbari invasero l’Italia, fu distrutta. Risorto il piccolo Castello fu sotto la giurisdizione de’ Vescovi di Fermo, poi della S. Consulta. Tuttavia fu più volte sotto il dominio de’ Fermani. L’Aceti, e M. Zeno l’ebbero in feudo; e altri capitani di ventura all’occuparono per prepotenza di armi. Fu culla di uomini illustri; e sono a ricordarsi i Conti, i Ricciotti, i Conventati, i Niccolelli, ed altri molti. Sua maggior gloria però è l’essere patria di S. Serafino. PAPALINI pag. 282
1416 agosto 9. Il castello di Belmonte sempre devoto al dominio de’ Fermani, torna all’obbedienza di quello, poiché n’era stato staccato dalla prepotenza delle armi di Malatesta. PAPALINI pag. 283
1416 agosto 12. Le milizie fermane vanno riconquistando il perduto contado, e tornano all’obbedienza di Fermo Falerone, Mogliano e Monte Vidon Corrado. Il castello di Falerone ha nobilissima origine, essendo esso fabbricato dalle rovine dell’antica Faleria. Il perché è ricco di preziosi resti di quella città fra quali primeggia il teatro, l’anfiteatro, le terme e i sepolcreti. I barbari, che inondarono Italia la distrussero del tutto. La famiglia Euffreducci o Uffreducci ebbe un tempo la Signoria di quel castello. Patì pure saccheggiamenti, e altre guerresche crudeltà per molti capitani di ventura. – Il castello di Mogliano era in antico enfiteusi del capitano fermano, che nel 1266 ne fece cessione al Comune. Conservò sempre devozione ai Fermani, e perciò si vuole ottenesse il privilegio di inquartare nel proprio stemma la Croce. Neppure questo castello fu risparmiato dalle fazioni di guerra. PAPALINI pag. 283
1416 settembre 19. Muore Bellofiore moglie di Lodovico Migliorati. PAPALINI pag. 293
1416 ottobre 6. I Fermani con il vessillifero di giustizia vanno a campo sopra Monte Giorgio. PAPALINI pag. 299
1416 ottobre 22. Con straordinaria pompa si fanno le esequie a Belfiore moglie del Migliorati morta il 19 settembre. Berardo da Camerino, il Commissario della Marca, i Priori, i Cancellieri, i Medici, e tutti gli ordini della nobiltà vi assistono vestiti a corrotto. PAPALINI pag. 303
1417 maggio 9. Si propone stabilisce il matrimonio di Taddea Malatesta con Lodovico Migliorati al cospetto dei Priori del Comune di Fermo, di Pandolfo Malatesta, e di molti nobili e cavalieri. PAPALINI pag. 258
1417 giugno 30. Giungono notizie in Fermo che Braccio di Fortebraccio da Montone signore di Perugia era entrato a Roma con le sue milizie, e che i Cardinali si erano rifugiati a Castel Sant’Angelo. Braccio allora fu fatto Senatore, e Conservatore di S. Chiesa, e del Concilio di Costanza. PAPALINI pag. 272
1417 luglio 11. Il generale Consiglio instituisce un tribunale di due Consoli ed un Notaio a definire le minori civili questioni. PAPALINI pag. 275
1418 gennaio 16. Lodovico Migliorati con Obizzo Conte di Carrara suo cognato e con altri stipendiari cavalieri e familiari viaggia a Pesaro; scende alle case i Malatesta, e sposa Taddea. PAPALINI pag. 229.
1418 febbraio 6. Lodovico Migliorati torna da Pesaro a Fermo con la sposa Taddea accompagnato da Galeazzo Malatesta, da tutti i suoi famigliari e da molti nobili Pesaresi; per il quale avvenimento, il Comune di Fermo ordina solenni feste. PAPALINI pag. 234
1418 febbraio 7. A onore di Galeazzo Malatesta, venuto a Fermo per accompagnare la sua figlia Taddea, si corrono giostre e si feriscono torneamenti nel piano delle Girofalco. PAPALINI pag. 235
1418 febbraio 8. In mezzo alle feste e tripudi per le nozze di Lodovico Migliorati con la figliuola del Malatesta, si suscita un incendio nel suo palazzo, e ne restano bruciati alcuni quartieri. PAPALINI pag. 235
1418 marzo 25. Si scopre una congiura macchinata contro Lodovico Migliorati, nella quale pare che i Priori ancora avessero parte. PAPALINI pag. 247
1418 marzo 30. Lodovico Migliorati fa decapitare nella pubblica piazza i cospiratori contro la sua vita. PAPALINI pag. 248
1418 maggio 16. E’ tolta dalla pubblica piazza la colonna infame, che ricordava la tirannide, e la morte di Rainaldo da Monte Verde. PAPALINI pag. 260
1419 gennaio 25. Lodovico Migliorati, con la sua moglie Taddea e con seguito di onorevoli nobiltà, cavalieri armati, parte per Mantova, ove allora stanziava Martino V, dal quale è confermato Rettore della Marca e Vicario di Fermo. PAPALINI pag. 231
1420 giugno 21. Lodovico Migliorati spiega lo stendardo del Comune, in marcia con l’esercito verso Civitanova ove alla notte si riposa. PAPALINI pag. 270
1420 ottobre 8. Lodovico Migliorati rimane prigioniero delle milizie del duca di Milano. PAPALINI pag. 299
1421 febbraio 15. Lodovico Migliorati fatto già prigioniero del duca di Milano, scrive lettere ai Priori del Comune di Fermo, significando loro essere tornato in libertà, e che per le feste di Pasqua si sarebbe ricondotto fra loro. PAPALINI pag. 236
1421 marzo 18. Gentile Migliorati, scrive a’ Priori della Città della liberazione di suo fratello Lodovico ed il suo prossimo ritorno; per le quali cose si ordinano feste e le luminarie per tutto lo Stato. PAPALINI pag. 245
1421 marzo 31. Lodovico Migliorati, tornato in libertà dal duca di Milano, è reduce a Fermo; per il quale felice ritorno si fanno solenni feste e molteplici dimostrazioni di gioia. PAPALINI pag. 248
1421 maggio 8. Braccio da Perugia rinomatissimo capitano di ventura transita nel Porto di Fermo con 5000 uomini per andare a servizio della regina di Napoli. PAPALINI pag. 258
1421 ottobre 20. Giacomo figlio di Lodovico Migliorati e nominato vescovo di Fermo, o come stabilisce il Catalani, amministratore soltanto, poiché vuole neppure fosse il sacerdote. Domenico Ricci da Fermo abate di S. Savino fu suo Vicario generale, nel quale ufficio fu egualmente costituito dal Papa nel 1428, in cui lo rimosse Giacomo dalla sua sedia. PAPALINI pag. 302
1422 marzo 12. Lodovico Migliorati manda il suo figlio Fermano al duca Filippo Maria Visconti col donativo due bellissimi cavalli. PAPALINI pag. 244
1424 settembre 21. Muore Antonio Migliorati padre di Lodovico. PAPALINI pag. 293
1425 aprile 16. Tornano in patria Vincenzo Aceti, Lodovico Gualtaroni e Lorenzo Raccamadori reduci dalla spedizione di Famagosta, dove si portarono valorosissimi, e con altri Fermani trionfarono dei Turchi, specialmente nella Vallona. L’Aceti era capitano di esercito e non aveva ancora 25 anni. Il Gualtaroni era alfiere, e tenente il Raccamadori, ambi di età novella. PAPALINI pag. 253
1425 giugno 24. E’ consacrata la Chiesa di S. Gio. Battista presso S. Agostino fatta fabbricare da Giovanni Guglielmi da Fermo. PAPALINI pag. 270
1425 agosto 15. Lodovico Migliorati bandisce la fiera di Fermo, dal 13 agosto a tutto il giorno 27. PAPALINI pag. 285
1425 agosto 28. Lodovico Migliorati fa coniare nella zecca di Fermo i Collettini d’argento, per lo che Cristofaro di Simone andò a Ragusi di Schiavonia ad acquistare il necessario argento. PAPALINI pag. 287
1426 gennaio 27. Lodovico Migliorati dà in sposa una sua figliuola a certo tal Brancusio da Monte Rubbiano, e per le sponsalizie fa invito di tutta la ferma la nobiltà. PAPALINI pag. 232
1426 agosto 25. I pp. Minori Conventuali convengono in Fermo in numero di 163, e fanno Capitolo nella chiesa di San Francesco. PAPALINI pag. 287
1426 dicembre 12. Taddea moglie del Migliorati partorisce un figliuolo. PAPALINI pag. 314
1427 maggio 1. Muore Antonella madre di Lodovico Migliorati. PAPALINI pag. 257
1427 maggio 5. Taddea moglie del Migliorati muore di peste che si manifesta per un cavocciolo venutole sotto il braccio destro. E’ sepolta nella chiesa di S. Francesco. PAPALINI pag. 259
1428 giugno 29. Muore Lodovico Migliorati, e la sua morte è tenuta nascosta fino al giorno 12 luglio, il qualche giorno gli furono fatti solenni funerali nella Cattedrale. Ebbe de’ figliuoli, che dopo la sua morte furono scacciati da Fermo, perché macchinavano usurparne la signoria. PAPALINI pag. 271
1428 agosto 19. I Fermani spediscono Oratori a Papa Martino V, onde concedesse demolire la fortezza; il che fare non ottengono. PAPALINI pag. 286
1428 dicembre 11. Fermano figlio di Lodovico Migliorati torna da Milano, ed entra nel Girfalco, che si teneva perdere il suo zio. PAPALINI pag. 313
1428 dicembre 16. Il Luogotenente, il Rettore della Marca, il Vescovo di Fermo, e il Tesoriere per la santa Chiesa entrano nel Girfalco, e innalzano il vessillo papale sulla torre di santa Maria del Vescovato. PAPALINI pag.
1429 ottobre 12. Giacomo Caldora che per il Papa era andato a Bologna ribellatasi nel 1428 ripassa per il territorio di Fermo con le sue milizie, e accampa presso il fiume Tenna. PAPALINI pag. 300
1430 novembre 9. Una banda di zingari giunge a Fermo. Spacciavano meraviglie, dicevano sapere tutto ciò che di passato, e indovinare il futuro; e far ciò con privilegio del Papa, e dell’Imperatore; ma infilandone delle grosse, e datesi alle ruberie, quasi a furia di popolo vennero cacciati. PAPALINI pag.306
1431 febbraio 23. Il Rettore della Marca viene a Fermo e dimora alcuni dì nel Girofalco. PAPALINI pag. 239
1931 marzo 17. Il Comune di Fermo spedisce ambasciatori a Papa Eugenio IV per i consueti atti di sudditanza e di ossequio. PAPALINI pag. 245
1432 febbraio 21. Il Vescovo di Macerata e Recanati, che era Rettore della Marca e Capitano delle armi pontificie, viene a Fermo e dicendo essersi qui formata una congiura fa imprigionare alcuni gentiluomini. Si trattiene fino al giorno appresso. PAPALINI pag. 238
1432 novembre 19. Viene a Fermo il Rettore della Marca, che era Vescovo di Macerata e Recanati; abita nel palazzo Priorale, e dimoratovi alquanti dì parte per alla volta di Offida. PAPALINI pag. 308
1433 aprile 23. Sigismondo Imperatore concede a Giovanni Brancadoro e a’ suoi discendenti, la facoltà di crear notai e legittimar bastardi. PAPALINI pag. 254
1433 settembre 30. Alessandro Sforza viene a Fermo, e s’impossessa del Girfalco. PAPALINI pag. 296
1433 dicembre 12. Il Conte Francesco Sforza occupa Montolmo per la qual cosa il Comune di Fermo gli manda Oratori a trattare. PAPALINI pag. 314
1433 dicembre 17. Tornano gli Ambasciatori mandati al conte Francesco Sforza, e informano il Consiglio voler esso la Città, lo Stato, e il Girfalco. PAPALINI pag. 314
1433 dicembre 30. Il Comune di Fermo fa delle Capitolazioni con il conte Francesco Sforza, il quale manda delle genti d’armi capitanate da suo fratello a impossessarsi del Girofalco. PAPALINI pag. 316
1434 gennaio 3. Il Conte Francesco Sforza, eccellente maestro di guerreggiare, fattosi già padrone della Marca e della città di Fermo fino dal 1433, ed essendo da papa Eugenio IV nominato Gonfaloniere di S. Chiesa e Marchese della Provincia Marchiana, entra con solenne pompa nella nostra città. PAPALINI pag. 226
1434 gennaio 4. Il Conte Francesco Sforza visita la nostra fortezza edificata nel Girfalco, ne osserva le fortificazioni, ordina de’ restauri e de’ miglioramenti, secondo quel militare sapere in cui avanzava tutti i capitani del suo tempo. PAPALINI pag. 226
1434 aprile 4. Il Conte Francesco Sforza ordina solenni feste e pubbliche dimostrazioni di gaudio per la pace conclusa fra esso e papa Eugenio IV. PAPALINI pag. 250
1434 aprile 27. Francesco Sforza ordina al Comune un esercito de’ Fermani da spedirsi contro Berardo e Gentile da Camerino. PAPALINI pag. 256
1434 maggio 14. Per ordine di Francesco Sforza si radunano due mila soldati fermani, e molti altri dello Stato. Il suo fratello Alessandro dà loro un duecento per ciascheduno e quindi marcia con essi alla volta di Servigliano.- Questo Castello vanta un’antichissima origine; tuttavolta il tempo ricoprì le sue glorie; né si conosce anche come cadesse sotto la giurisdizione del Comune di Fermo. Fu più volte assalito da diversi capitani di ventura, siccome da Chiavello da Fabriano, da Braccio di Perugia, da Berardo da Camerino, e da altri. Nella sua Chiesa parrocchiale riposa il corpo di S. Gualtiero abate, il quale presero a protettore quei paesani che emigrarono dall’antica terra natale per abitare il nuovo Castello fabbricato al loro vantaggio sulle pianure del Tenna dall’immortale Pontefice Clemente XIV. PAPALINI pag.260
1434 maggio 17. Monte Fortino si ribella a Rodolfo da Camerino, e si dà al Conte Francesco Sforza. Capitanati da Alessandro rientrano i Fermani. PAPALINI pag. 261
1434 luglio 8. Papa Eugenio IV impegna i cittadini di Fermo ad aiutare gli Anconetani dalle soperchierie, e dai strazi che facevano alla patria i conti Ferretti, e Gagliardi. PAPALINI pag. 274
1435 gennaio 19. I Fermani sotto il Vessillifero Matteo Cola, per comandamento del conte Francesco Sforza, vanno ad osteggiare nel territorio di Camerino. PAPALINI pag. 230
1435 gennaio 20. Taliano da Forlì, Capitano di ventura, colle genti Sforzesche pone assedio a Camerino, perciocché là entro fosse Niccolò Piccinino capitano della Chiesa; corrotto però dal danaro, rompe fede allo Sforza, e si volta a pro’ dei Camerinesi, che lo eleggono capitano con ragguardevole stipendio. PAPALINI pag. 230
1435 aprile 2. Il conte Francesco Sforza manda al Rettore e Governatore di Fermo Peppino Malatesta uomo pessimo, rotto a ogni vizio, e che prima con le sue atrocità aveva stancato gli animi degli Ascolani. PAPALINI pag. 254
1435 agosto 8. Alessandro Sforza e Taliano da Forlì vengono a giornata in Fior di Monte presso Camerino con Fortebraccio, e lo sconfiggono. La fazione braccesca fu distrutta in questa giornata con la morte di Stella. PAPALINI pag. 287
1435 agosto 26. Il conte Francesco Sforza ordina che si festeggi la novella della conchiusa la pace fra Venezia e Firenze. PAPALINI pag. 287
1436 gennaio 28. Il Conte Francesco Sforza riduce a patti cittadini di Camerino; per le quali cose le milizie fermane, sciolto l’assedio, si partono da quella fazione e tornano in patria. PAPALINI pag. 232
1436 febbraio 26. Il Conte Francesco Sforza torna a Fermo dopo un corso di felicissime vittorie. PAPALINI pag. 240
1436 febbraio 27. Il Conte Francesco Sforza parte per la volta di Ascoli, ove si trattiene alcuni dì. PAPALINI pag. 240
1436 marzo 10. Alessandro Sforza è nominato Governatore di Fermo, in assenza del conte Francesco. PAPALINI pag. 243
1436 settembre 22. Baldassarre da Offida e Pietro Paolo capitani della Chiesa hanno comando guerreggiare e uccidere lo Sforza per avere usurpato le terre papali, ma il conte li vince, e fa prigioniero Pietro Paolo. PAPALINI pag. 294
1437 marzo 21. Il Conte Francesco Sforza spedisce a Don Giovanni Vinci un passaporto datato da Pisa, per il libero passaggio in tutti i suoi Stati, e per la esenzione di ogni dazio e gabella, onorandolo col nome di suo dilettissimo amico. PAPALINI pag. 246
1438 luglio 12. Il conte Francesco Sforza capitanando un esercito di soli Fermani, perseguita infino a Teramo il Piccinino, Nicolò da Pisa, Taliano da Forlì e gli Aragonesi. PAPALINI pag. 275
1439 marzo 23. Francesco Sforza invita la Città della Marca per le sponsalizie della sua figlia Isolea con Marco d’Acquaviva duca di Atri. PAPALINI pag. 246
1439 luglio 6. Si chiude il Concilio di Firenze, al quale intervenne Bartolomeo Vinci nominato amministratore della Chiesa fermana nel 1432 dopo la remozione del vescovo Domenico Capranica. Eugenio IV l’aveva pure creato custode del nostro Girofalco dopo la cacciata dei Migliorati. PAPALINI pag. 274
1440 gennaio 28. Giungono notizie al Conte Francesco Sforza, che Camerino faceva novità in favore della Chiesa. Egli va a recuperarla, e viaggiando abbatte Serravalle. PAPALINI pag. 232
1440 marzo 24. Alessandro Sforza, manda ordini a tutte le Città della Marca, e Castelli dello Stato Fermano, perché assoldino truppe, e stiano sulle difese, avendo egli avuto avviso della confederazione di Nicolò Piccinino, con il Malatesta. PAPALINI pag. 246
1440 giugno 16. Il Conte Francesco Sforza con 2000 cavalli e 2000 fanti assedia e combatte Monsampietro, ma inutilmente. PAPALINI pag. 268
1441 febbraio 1. Frate Giacomo Monte Prandone, che poi fu innalzato gli onori degli altari, predica la Quaresima in Fermo nella pubblica piazza con grande concorso di popolo. A questo tempo rimonta l’origine della Chiesa della SS. Annunziata, che in antico era detta di S. Martino in Varano. Il Comune di Fermo, frate Giacomo richiedente, la domandò ai Canonici, che la donarono per i Pp. dell’Osservanza. PAPALINI pag. 233
1441 settembre 22. Polissena figlia dello Sforza si marita a Sismondo Malatesta da Rimini. Le sponsalizie in mezzo a solenni feste si compiono nel Girfalco. PAPALINI pag. 294
1441 ottobre 26. Il conte Francesco Sforza rappacificatosi con il duca di Milano prende in sposa la sua figlia Bianca, e ne ha in dote la città di Cremona. PAPALINI pag. 304
1442 maggio 12. Il conte Francesco Sforza pone il campo a S. Anatolia e a Castel Raimondo. PAPALINI pag. 260
1442 giugno 18. Niccolò Piccinino riconquista favore di s. Chiesa la città di Camerino tenuta dalle milizie sforzesche. PAPALINI pag. 269
1442 giugno 22. Bianca Visconti figlia del duca di Milano, divenuta moglie del Conte Francesco Sforza, giunge a Fermo sul mezzodì entrando per Porta S. Giuliano, incontrata e festeggiata dal popolo da ogni ordine di persone. Vuolsi che in quella opportunità Alessandro Sforza a maggiore onorificenza, e a più magnifico ricevimento di tanta principessa, facesse ornare di alcune nuove fabbriche la città, e in ispecie facesse livellare la piazza di S. Martino. PAPALINI pag. 270
1442 luglio 26. Monte Fortino si ribella al Comune di Fermo, e si dà al Piccinino, che vi entra con le sue milizie. PAPALINI pag. 279
1442 luglio 28. Il Conte Francesco Sforza ordina, che ogni uomo atto a portare armi si presentasse armato in piazza S. Martino per seguire il vessillo del Comune di Fermo. Radunato l’esercito muove contra il Piccinini. PAPALINI pag. 279
1442 agosto 2. Il conte Francesco Sforza sottoscrive la pace con Alfonso di Aragona. PAPALINI pag. 281
1442 agosto 8. Scaramuccia del Torchiaro essendo nel cassero di Monte Fortino che teneva in nome de’ Fermani, cede alle milizie del Piccinino che lo assediavano. PAPALINI pag. 283
1442 agosto 14. Il conte Francesco Sforza aveva schierato le sue milizie di fronte a quelle del Piccinino fra Monte Fortino e la Mandola; e già era sul punto di venire alle mani; quanto due armigeri usciti dalle ordinate fila prendono il campo, si disfidano e si battono a tutta oltranza. Nel tempo che ciò avveniva il Piccinino, e Carlo di Braccio da Montone, presi non so’ da quale pensiero, muovono quietamente allo Sforza e in scambio di chiamarlo la battaglia, lo invitano a concordia; la quale veramente si conchiude con universale allegrezza. PAPALINI pag. 284
1442 agosto 20. Il conte Francesco Sforza da un magnifico intrattenimento in onore della sua Bianca a tutta la fermana la nobiltà. Nel bel mezzo di essa giunge notizia che Tolentino si era ribellata per santa Chiesa; il perché aduna tosto gli armati, e muove per quella volta. PAPALINI pag. 286
1442 agosto 27. Il conte Francesco Sforza annunzia una sospensione di armi per il tempo di otto mesi fra esso e il Piccinino. PAPALINI pag. 287
1442 settembre 17. Giunge notizia che Ripatransone si era data a s. Chiesa; il perché il conte Francesco Sforza corre ad osteggiarla con 8000 cavalli e 3000 fanti. PAPALINI pag. 293
1442 settembre 20. Il conte Francesco Sforza ordina che un uomo per casa di tutto lo Stato fermano si rechi alle offese di Ripatransone. PAPALINI pag. 293
1442 settembre 22. Il conte Francesco Sforza stando all’assedio di Ripatransone spedisce al Comune di Mogliano per avere alcune tavole acconcie per le artiglierie. PAPALINI pag. 293
1442 settembre 23. Sull’albeggiare i Fermani giungono in prossimità della Ripa, e accampano alla Colombaria. Alle ore 21 lo Sforza occupa la combattuta terra, e la saccheggia. PAPALINI pag. 294
1442 settembre 24. I Fermani retrocedono dalla Ripa ed entrano a Petritoli con 69 prigionieri. PAPALINI pag. 294
1442 settembre 25. Rimpatriano le milizie Fermane andate a oste a Ripatransone. PAPALINI pag. 294
1442 settembre 29. Giunge a Fermo una campana tolta dalla torre del Comune di Ripatransone. La rapirono i soldati dello Sforza che crudelmente saccheggiarono quella terra. PAPALINI pag. 295
1442 settembre 30. Sarnano e Monte Fortino si ribellano a s. Chiesa per tornare alla divozione dello Sforza. PAPALINI pag. 296
1442 ottobre 5. Le milizie sforzesche partono da Ripatransone; e per ordine del conte Francesco vanno a presidiarla 3000 Fermani. PAPALINI pag. 298
1442 ottobre 9. Giungono notizie, che Gualdo di Nocera ribellatosi allo Sforza si era dato al Pontefice. PAPALINI pag. 299
1442 ottobre 16. Per ordine del conte Francesco Sforza sono dalle fondamenta gittate a terra le torri che erano propugnacolo fortissimo a Ripatransone, e la terra è bruciata per un terzo. Volle si ricorresse alle fiamme per vederla con maggiore sollecitudine distrutta. PAPALINI pag. 301
1443 gennaio 17. Trentasei uomini di Ripatransone, prigionieri del conte Francesco Sforza, rompono ai ferri e fuggono dalle prigioni. PAPALINI pag. 230
1443 gennaio 20. I Priori del Comune di Fermo bandiscono una grida, nella quale dicesi, che chi ha possessioni, od orti presso le mura della città, debba spogliarli di qualunque sorta di alberi per lo spazio di dieci passi almeno, e ciò fra otto dì, intendendo il Comune di fortificarle con scarpe di pietra e con larghe fossate. PAPALINI pag. 230
1443 maggio 11. Giunge notizia che gli stipendiari della terra di S. Fabiano e Ascenzio da Monte Rubbiano si erano ribellati allo Sforza per favorire Gioisia di Acquaviva. PAPALINI pag. 259
1443 luglio 9. Il conte Francesco Sforza si accampa con le sue milizie presso Tolentino, e la stringe di assedio. PAPALINI pag. 275
1443 luglio 28. Si viene a cognizione che Papa Eugenio IV e il re di Aragona si erano collegati a danni dello Sforza. PAPALINI pag. 279
1443 settembre 27. Il re di Aragona assedia Fermo con 10.000 cavalli e 10.000 pedoni, ed esso medesimo attenda presso il fiume Tenna, ove fermatosi alquanti dì senza far nulla si parte, sembrandogli impossibile occupare la Città. PAPALINI pag. 295
1443 novembre 4. Alessandro Sforza arma 3000 cavalli, e 2000 pedoni fermani, e corre a Fano, dove il conte Francesco Sforza era stretto dal Piccinino. Alessandro lo sconfigge, e libera il conte. PAPALINI pag. 306
1443 novembre 7. Paolo de’ Sanguine capitano di S. Chiesa s’impadronisce di Torre S. Patrizio, e l’incendia. PAPALINI pag. 306
1443 novembre 13. Si fanno solenni feste, e luminarie in tutta la Marca per la vittoria riportata dal conte Francesco Sforza, da Alessandro, e da Cerpellone sopra il Piccinino, cui tolsero tutti i vessilli, e tutti i bagagli. Si bandisce pure la lega stretta tra lo Sforza, il duca di Milano, Venezia, Firenze, e Bologna. PAPALINI pag. 307
1443 novembre 27. Dalle milizie della chiesa guerreggianti lo Sforza è presa, e saccheggiata la piccola terra di Monturano, che pochi dì appresso dagli Elpidiani è ruinata, e bruciata. PAPALINI pag. 310
1443 dicembre 1. Il conte Francesco Sforza dopo la vittoria avuta presso Fano sopra il Piccinino rientra nella Marca con il fratello Alessandro, e riconquista tutto il paese ribellato. PAPALINI pag. 311
1443 dicembre 4. Gli abitanti di Monte Giorgio vanno armata mano contra Monte verde, e totalmente lo devastano. PAPALINI pag. 312
1443 dicembre 13. Il conte Francesco Sforza và riconquistando i ribellati castelli tranne Monte S. Pietrangeli. PAPALINI pag. 314
1444 gennaio 15. Galeazzo figlio del conte Francesco Sforza e di Bianca Visconti, che fu poi duca di Milano, nasce nella rocca di Fermo, per la qual cosa si fanno feste e torneamenti, ne’ quali Nicola Sabbioni risplende per singolare valentia nell’armeggiare, e di tutti è vincitore; per il che il conte Sforza lo incoraggia con assai parole di lode, e gli concede privilegi moltissimi; fra quali quello di inquartare nel suo lo stemma Sforzesco con la descrizione del glorioso avvenimento. PAPALINI pag. 229
1444 febbraio 26. Domenico Malatesta, che con le milizie della chiesa stanziava a S. Elpidio và scorrazzando per il littorale fermano, fa de’ prigioni, occupa il castello di S. Martino e dopo averlo tenuto un giorno ed una notte lo abbandona. PAPALINI pag. 240
1444 marzo 17 Galeazzo Maria Sforza è battezzato in S. Maria in Castello, e ne sono padrini gli Ambasciatori di Firenze Angelo di Angiara e Giovanni di Tommaso di Fermo. In quel giorno si fecero feste e giostre nel Girfalco. PAPALINI pag. 245
1444 marzo 19. Le milizie Sforzesche acquartierate nei circonvicini paesi entrano improvvisamente in Monte Fiore, e vi fanno 17 prigionieri. PAPALINI pag. 245
1444 marzo 21. Le milizie di Nicolò Piccinino, che si stanziavano a Monsampietrangeli e a Monte Granaro, tendono agguati a 40 pacifici terrazzani di
Monte Giorgio, che tranquillamente, e senza verun sospetto si recavano a Fermo a comperare il grano. PAPALINI pag. 246
1444 aprile 28. In Monte Fortino si congiura contro gli Sforzeschi per dare il castello alla chiesa. Discopre ciò Alessandro Sforza, e a prevenire la dedizione vi corre con le milizie e lo saccheggia. PAPALINI pag. 256
1444 maggio 9. Alcuni uomini di Ripatransone vengono sorpresi presso il fiume Chienti con lettere del Legato della Marca dirette a suscitare la ribellione nello Stato fermano contro gli Sforzeschi. Per ordine del Conte Francesco sono appesi per la gola in una piazza allora nominata dei porci. PAPALINI pag. 259
1444 maggio 24. Il Conte Francesco Sforza fa appendere per la gola alcuni uomini di Monte Fortino, i quali facevano pratiche per dare la loro patria in mano del Piccinino. Il giorno appresso le teste di quei miserabili si vedevano ad esempio de’ traditori conficcate su delle lance e poste sopra le porte della città. PAPALINI pag. 262
1444 luglio 4. La città di Tolentino è nuovamente assediata dai Fermani per ordine dello Sforza. PAPALINI pag. 273
1444 luglio 18. Il Castellano di S. Angelo, e le genti della Chiesa che acquattieravano a Ripatransone, a Porchia, a Montalto, e a Offida, vanno a Carassai ove assaltano, e feriscono alcuni uomini; sono però costretti retrocedere con loro danno. PAPALINI pag. 277
1444 luglio 20. Tolentino dopo 16 giorni di forte assedio è dai Fermani espugnata. PAPALINI pag. 277
1444 luglio 20. Per cura del Cardinal Capranica si principiano in piazza S. Martino le scale di pietra per salire a S. Maria in Castello. PAPALINI pag. 277
1444 luglio 21. La Rocca di Tolentino cede alle armi fermane. PAPALINI pag. 279
1444 luglio 25. Il Conte Francesco Sforza torna a Fermo con cinque nobili Tolentinati, che quali Sodatori delle capitolazioni teneva. PAPALINI pag. 279
1444 agosto 17. Il Conte Francesco Sforza parte da Fermo con 3000 fanti e 3000 cavalli, si unisce a Cerpellone, e và a combattere le genti delle Piccinino, che accampavano presso un Monte dell’Olmo. PAPALINI pag. 285
1444 agosto 19. Il conte Francesco Sforza, e Cerpellone sconfiggono del tutto presso Montolmo Francesco Piccinino, ch’è fatto prigioniero con altri capitani. Come Nicolò suo padre seppe tanta sventura ne prese così forte dolore, che ne morì. PAPALINI pag. 286
1444 agosto 20. Francesco Piccinino è portato a Fermo, e consegnato alla fede del castellano. PAPALINI pag. 286
1444 ottobre 18. Viene pubblicata la pace tra papa Eugenio IV, e il conte Francesco Sforza. PAPALINI pag. 30
1
1444 ottobre 28. Federico conte di Urbino dà in isposa alla Alessandro Sforza Costanza figlia di Pier Gentile da Camerino. Nel palazzo del Girofalco si compiono le solenni nozze. PAPALINI pag. 304
1444 novembre 30. Il conte Francesco Sforza per sospetto di tradimento fa appiccare per la gola il valoroso Cerpellone. PAPALINI pag. 310
1445 aprile 15. Il conte Francesco Sforza fa bandire una imposizione per il riattamento delle mura di Monturano e di Torre S. Patrizio. La tassa si ripartiva in 4 gradi dai scudi 10 fino ai 40. PAPALINI pag. 253
1445 aprile 20. In Conte Francesco Sforza con il suo esercito combatte la Pergola, la vince e la saccheggia. PAPALINI pag. 254
1445 luglio 10. Il Conte Francesco Sforza rompe l’assedio del re di Aragona presso a una terra nominata la Bazza; per la quale vittoria si fanno feste e luminarie. Nel medesimo giorno lo Sforza si pubblica nemico, e dispone guerra a Sigismondo Malatesta di Rimino. PAPALINI pag. 275
1445 ottobre 7. Le soldatesche papali che avevano stanza a Ripatransone scendono a Pedaso, lo saccheggiano, e fanno prigioni tutti gli uomini. PAPALINI pag. 299
1445 novembre 10. Taliano da Forlì prende S. Angelo, ne dirocca la fortezza tenuta per gli sforzeschi, e guasta, e depreda il paese. PAPALINI pag. 306
1445 novembre 14. Una brigata di uomini di Mogliano accompagna a Monte Giorgio un tale, che andava per condurre sposa. Ognuno letiziava, ed era senza sospetto, ma le milizie Sforzesche , che si erano di guarnigione avendoli riconosciuti di paese ribelle li conducono a Fermo, e li pongono nelle prigioni. – Eppure amore aveva dipinto al fidanzato ben più lievi catene. PAPALINI pag. 307
1445 novembre 24. I Fermani a mezzo la notte insorgono a novità contro gli Sforzeschi, che improvvisamente assaltati sono costretti chiudersi nella fortezza. PAPALINI pag. 309
1445 novembre 25. Alessandro Sforza esce dalla fortezza, e con il favore della notte, e per tradimento di Mario Grifante da Sarnano Cancelliere del Comune sorprende i Priori, e li fa suoi i prigionieri.- Questo giorno festivo a S. Catterina V.M. È di solenne voto ai Fermani, i quali insorgendo contro gli Sforzeschi stimarono essere da questa Santa con prodigioso miracolo aiutati, perciocché quelli si chiudessero nel Girfalco per essere stati avvertiti, che in numeroso esercito si vedeva giungere a porta S. Catterina. PAPALINI pag. 309
1445 novembre 26. Taliano da Forlì capitano del duca Filippo Visconti, il quale era per i Papa con alcune milizie in Sant’Angelo in Pontano, ha avuto avviso del moto dei Fermani contro gli Sforzeschi entra per porta S. Marco a recare aiuto ai ribellati cittadini. PAPALINI pag. 310
1445 dicembre 2. Il Patriarca d’Aquileia legato alle Marche viene a Fermo per confermare i cittadini nel volere di cacciare gli Sforzeschi ; e in remunerazione dei servizi prestati alla Santa sede in nomina Buon Giovanni Vinci Podestà di Foligno. “Il Vinci fu prescelto dal Comune all’onorevole ufficio di parlamentare, e ricevere l’anzidetto Cardinale nel suo giungere alla nostra città presentandone ad esso le chiavi a dimostrazione dell’obbedienza verso la s. Sede ed i romani Pontefici. Questo avvenimento con giudizioso consiglio il valentissimo signor cavaliere Gaetano Palmaroli tolse di corto ad argomento di una sua nobilissima dipintura, nella quale con maestro pennello effigiò Buongiovanni Vinci, e bellamente ritrasse il suo solenne appresentarsi presso le mura della città al patriarca d’Aquileia Legato del Papa d alla testa’ Fermani maestrati, ed in atteggiamento d’arringare presente ed attentissimo ad ascoltarlo l’accorso popolo; dipintura destinata a decorare gli appartamenti del palagio de’ conti Vinci non ha guari con signorile magnificenza rinnovata.” (Cantalamessa) PAPALINI pag. 311
1446 gennaio 1. Il pontefice Eugenio IV rimette il Comune di Monte Giorgio in possessione di Monte Verde. – Gli Storici Fiorentini ci narrano, che Martino V infeudasse quel Castello a Giovanni De-Medici. PAPALINI pag. 225
1446 gennaio 5. Domenico Capranica, nominato Vescovo di Fermo, entra solennemente in Fermo e recasi ad abitare nel convento dei Pp. Minori Conventuali, per non essere bersagliato dalle artiglierie degli Sforzeschi, i quali erano chiusi nella fortezza, e ivi assediati dai Fermani fino dal 25 novembre 1445. PAPALINI pag. 230
1446 gennaio 19. I Fermani, che si erano già ribellati allo Sforza, e di forte assedio stringevano il Girfalco, dove per mancanza di vettovaglie Alessandro Sforza appena sostenevasi, domandano a papa Eugenio IV di demolire la fortezza tosto che l’avessero presa. PAPALINI pag. 230
1446 gennaio 26. Papa Eugenio IV accorda ai fermani il permesso di demolire la fortezza. PAPALINI pag. 231
1446 febbraio 7. Alessandro Sforza contratta co’ Fermani la dedizione della fortezza per diecimila fiorini di oro, dimandando sodatori per l’intero pagamento, fra quali andarono Antonio e Troilo Paccaroni. PAPALINI pag. 235
1446 febbraio ….. Alessandro Sforza dopo aver sostenuto nel Girofalco un vigoroso assedio, ed essendo in assai penuria così che fu costretto uccidere tutti i cavalli e cacciare le inutili persone, fa la dedizione della fortezza ai fermani secondo le capitolazioni firmate nel giorno sette, e si riduce a Camerino seco portando quai sodatori delle capitolazioni Buongiovanni Vinci, Tommaso Marchesi, Antonio e Troilo Paccaroni, Antonio e Battista Uffreducci, Anton di Giorgio. Nel giorno medesimo i Fermani incominciarono a devastare la fortezza; e i Priori elessero sei cittadini, perché non andassero dispersi i legnami, i ferri ed altri materiali, con che essi dovevano restaurare le mura della città. PAPALINI pag. 238
1446 febbraio 22. Il Cardinale Domenico Capranica Vescovo di Fermo, va processionalmente a Santa Maria in Castello ove dice solenne messa e rende grazie a Dio per la …. PAPALINI pag. 238
1446 febbraio 22. ….cacciata degli Sforzeschi. Papa Eugenio IV concede perpetua plenaria indulgenza chi in questo giorno visita la chiesa Cattedrale in memoria di tanto avvenimento. PAPALINI pag. 239
1446 marzo 10. Il Comune di Fermo spedisce ambasciatori a Papa Eugenio IV perché, essendo partiti gli Sforzeschi, voglia degnarsi confermare le capitolazioni già fatte col Patriarca d’Aquileia. PAPALINI pag. 243
1446 marzo 25. Papa Eugenio IV pubblica la sua Bolla, con la quale approva lo statuto, diritti e privilegi, e quant’altro si era convenuto dai Fermani col Patriarca di Aquileia il giorno 11 dicembre 1445. PAPALINI pag. 247
1446 maggio 29. S. Giacomo da Monte Prandone andava infiammando gli animi de’ Marchiani a carità e concordia, il perché si raduna un generale Consiglio di trecento cittadini, e si stabilisce far pace con la città di Ascoli ad unum velle et ad unum nolle contra tyrannicam pravitatem Sfortianorum et aliorum Tyrannorum . Vengono nominati i Sindaci per trattare la federazione e la pace, e primo fra essi e deputato S. Giacomo. PAPALINI pag. 264
1446 giugno 4. La città di Ascoli saputa la buona disposizione de’ Fermani per la concordia, spedisce due ambasciatori a trattare, e concludere la pace e la federazione. PAPALINI pag. 266
1446 giugno 5. Giungono a Fermo 400 Ascolani portando in mano dei ramoscelli di olivo in dimostrazione di pace. Pervenuti alla piazza di S. Martino ove predicava
frate Giacomo da Monte Prandone sono accolti fra le acclamazioni dell’intero popolo fermano. Allora due cittadini e gli ambasciatori Ascolani salgono il pergamo cantando de’ versi popolari in lode di Fermo e di Ascoli e della stabilita federazione; tutti ad una voce gridano pace, pace, e l’uno e l’altro si abbracciano e si baciano in bocca per pace fatta; e tanto parve piacesse, che nessuno sapeva allontanarsi da quel luogo dov’era stata giurata. I 400 ascolani ricevettero dai nostri cittadini oneste e liete accoglienze, non meno che belle onoranze; e secondo narra il cronista, alla notte dormirono co’ Fermani in eorum lectis et cubilibus fraternaliter in signum amoris caritatis et concordiae. Si fecero luminarie; i fuochi furono grandi, e le chiese suonavano. Si pose fra gli altri capitoli della pace, che gli stemmi di Fermo e di Ascoli s’inquartassero, e si ponessero a perpetua memoria nei luoghi più frequentati delle due città. Nel dì appresso gli Ascolani ripatriarono rendendo grazie all’altissimo Dio per avvenimento quanto desiderato, altrettanto insperato. PAPALINI pag. 266
1446 agosto 1. Giunge notizia essere stato imprigionato il Furlano per sospetto potesse abbandonare s. Chiesa, e tornare allo Sforza. PAPALINI pag. 281
1446 settembre 1. Si manifesta un pestifero morbo, che in poco tempo uccida 400 cittadini. PAPALINI pag. 290
1446 dicembre 20. Papa Eugenio IV manda ai Fermani, per l’Ambasciatore Tommaso Paccaroni la reliquia di S. Sebastiano martire, cui la città si era votata, essendosi in merce il suo patrocinio liberata dalla peste. Il Paccaroni depositò in S. Domenico la preziosa reliquia, e a sue spese le innalzò in un magnifico santuario, che ora non è più. PAPALINI pag. 315
1447 aprile 13. Papa Niccolò V conferma lo Statuto e privilegi al Comune di Fermo a norma di quanto aveva conceduto Eugenio IV aggiungendo riconoscere la giurisdizione della Città sopra Monte Fortino. PAPALINI pag. 252
1447 maggio 14. I libri di Cernita dei passati 40 anni sono dati alle fiamme per ordine de’ Priori. PAPALINI pag. 260
1447 agosto 10. Si stabilisce dalla Cernita, che i famigli del Comune debbano vestire livrea. PAPALINI pag. 283
1447 agosto 11. Con questo giorno termina la Cronaca Fermana del notaro Antonio di Nicolò. PAPALINI pag. 283
1447 settembre 29. Piero Matteucci manda un’aquila al Comune di Fermo da conservarsi a onore della città; forse a simboleggiare l’aquila inquartata nel suo antico stemma per privilegio di Federico Barbarossa. PAPALINI pag. 295
1447 dicembre 14. Acquaviva ribellatasi a Fermo ai tempi della dominazione Sforzesca torna alla sua soggezione. – Questa terra fu più volte comperata dal Comune di Fermo, essendone stati vari i padroni. Aveva un assai forte castello, che i germani demolirono nel 1448, il perché rimasero fulminati comunica da Nicolò V che poi li assolvette. PAPALINI pag. 314
1448 aprile 20. Si stabilisce fabbricare il ponte sul fiume Ete presso S. Maria al Mare. PAPALINI pag. 254
1448 giugno 29. Per decreto di Cernita si proibisce al podestà porre alcuno alla tortura senza il voto del Capitano giudice della giustizia. – Vi era dunque anche in quei tempi chi sospettava, che la tortura fosse un martirio, e perciò non poter essere una prova. E pure quanto tempo corse prima che venisse abolita ! PAPALINI pag. 253
1448 settembre 18. Il Comune di Fermo apre sue spese una tintoria. PAPALINI pag. 293
1448 settembre 18. Giovanni Filippo di Giacomo di Vanne va Podestà a Macerata. PAPALINI pag. 305
1448 dicembre 19. Viene proposto in Consiglio di spianare di tutto il colle, ove sorgeva la fortezza, perché non cadesse più in mente ad alcuno volerla rifabbricare. PAPALINI pag. 315
1449 febbraio 11. Monsignor Nicolò Buonafede giunge a Benevento con autorità di Governatore speditovi dal Papa, perché quei popoli parteggiavano per il re di Napoli. PAPALINI pag. 236
1449 marzo 22. Il pontefice Alessandro VI conferma ai Padri Minori conventuali il possesso della Chiesa, le sue adiacenze unitamente al Monastero di Santa Maria delle Vergini, già loro conceduto da Monsignor Gherardo Vescovo di Fermo in forza di Breve Apostolico di Papa Sisto IV . Quel Monastero e quella Chiesa ora non è più. PAPALINI pag. 246
1449 luglio 22. Il Comune di Fermo vende a Monte Appone porzione di un diruto castello detto Appezzana.- Monte Appone fu già feudo di Mitarella figlia di Mercenario da Monte Verde. Essa lo riedificò con permesso del Cardinal Egidio, dopo ché Gentile da Mogliano l’ebbe distrutto. Quando gli abitanti di Monte Appone si sottomisero alla Città di Fermo n’ebbero in privilegio la cittadinanza. Vogliono alcuni, che un tal Federico da Massa ne fosse Marchese. PAPALINI pag. 278
1450 febbraio 19. Nelle cose priorali era comandato il segreto; per lo che il Podestà dimette uno de’ Priori per averlo violato. PAPALINI pag. 237
1450 marzo 29. Viene ordinata la fabbricazione della scarpa alle mura che da porta S. Marco si estendono a quella di S. Giuliano. PAPALINI pag. 248
1450 novembre 9. Buongiovanni Vinci Seniore è deputato dal Comune di Fermo a comporre le vertenze con Ascoli a ragione dei confini nei rispettivi territori di Acquaviva, e Monsampolo. PAPALINI pag. 306
1450 dicembre 9. Carlo degli Oddi da Perugia capitano di S. Chiesa, essendo a Monte Rubbiano, domanda a foraggi ai Priori di Fermo. PAPALINI pag. 313
1451 gennaio 31. Per essere cadute direttamente le acque dal cielo, e per fiero impeto del mare in tempesta si dilama gran parte di Grottammare verso levante. PAPALINI pag. 232
1451 maggio 13. Gentile Brancadoro Cavaliere capitano nelle galere della religione di S. Stefano è mandato ambasciatore pel Comune di Fermo al re di Aragona con il seguito di 12 Savi. PAPALINI pag. 260
1451 agosto 21. Il Comune di Fermo concede a Montottone eleggersi liberamente il Podestà; e quello giura osservare il nostro Statuto. PAPALINI pag. 286
1452 agosto 11. Essendosi reclamato perché le pubbliche meretrici abitavano nella via che conduce alla chiesa di S. Domenico, si decreta dalla Cernita di fissare più acconcio luogo al postribolo. PAPALINI pag. 283
1453 maggio 27. Papa Niccolò V domanda ai Fermani un sussidio di grano per Costantinopoli assediata dai Turchi. Uno di Fermo tostamente gliene spedisce cento some. Nell’istesso giorno cadde per sempre l’Impero d’Oriente. PAPALINI pag. 263
1453 maggio 28. I Priori di Fermo accompagna di una onorevolissima lettera Giovanni Filippo Guerrieri che va podestà a Norcia. – La famiglia de’ Marchesi Guerrieri di Fermo tra l’origine dal celebre Nicolò Terzi di Mantova, che per il suo militar valore fu soprannominato Guerriero. Militò esso sotto Filippo Visconti duca di Milano insieme al conte Francesco Sforza, al quale fu inimicissimo, per lo che congiurò sempre a suoi danni. Quando lo Sforza assediava Monsampietro Nicolò Terzi ne era valevolissimo difensore, essendovi stato spedito dal duca di Milano. Allora che intese la ribellione de’ Fermani contro lo Sforza, mandò in aiuto con alquante milizie il suo cugino Gian Filippo. Nicolò partì per Milano, e quegli restò a Fermo. Ma la fortuna dello Sforza crebbe ogni dì, e quella dei Guerrieri declinò; per il che apparentemente si pacificarono; quindi tornarono in aperta guerra. Vedendo però il Guerriero non poter danneggiare lo Sforza abbandonò le terre milanesi e si ridusse a Mantova. Allora fu che Gian Filippo si stabilì a Fermo, e ammogliatosi a una gentil donna di casa Verrieri di S. Elpidio Signora del Castellano e della Valle diede origine alla famiglia de’ Marchesi Guerrieri, la quale produsse illustri personaggi nelle ecclesiastiche dignità, nelle lettere e nelle armi. PAPALINI pagg. 263- 264
1454 settembre 26. Piersante Massucci va podestà a Città di Castello. Nell’anno avanti lo era stato a Cascia. PAPALINI pag. 294
1455 aprile 13. Per il volere di S. Giacomo della Marca viene instituito il Magistrato de’ pupilli, delle vedove, delle cose ecclesiastiche e de’ luoghi pii composto di due cittadini per contrada, di due legali e di un notaio. PAPALINI pag. 252
1455 aprile 23. Il Cardinale Prospero Colonna aveva così caro Ludovico Vinci, che gli dà l’onore di nominarsi dai Colonna e di usarne lo stemma. Fu uomo di molte dottrine profondo leggista. Fu chiamato Podestà a Pesaro. PAPALINI pag. 254
1455 aprile 30. Per decreto di Cernita è fissato il salario degli avvocati a ducati 20 per la prima istanza di qualunque si fosse causa; e nelle appellazioni a ducati 5. Il salario de’ Procuratori esser doveva la metà di quello degli Avvocati. PAPALINI pag. 256
1455 giugno 16. Papa Calisto III conferma la Università di Fermo, e i Fermani più tardi gli innalzano un busto nella facciata dello studio, ponendovi sotto la seguente iscrizione. “Callistus III. Pont. Op. Man. Confirmator.” PAPALINI pag. 268
1455 luglio 22. Lodovico Vinci Podestà a Pesaro per Alessandro Sforza è riconfermato nell’Ufficio. PAPALINI pag. 278
1458 marzo 7. Il Comune di Fermo, vende a Petritoli il diruto Castello detto le Castellette. – Petritoli era uno de’ principali Castelli dello Stato fermano; fu confermato sotto la sua giurisdizione nel 1258 da Manfredi re di Sicilia; per le diverse fazioni fu più volte assaltato e saccheggiato, siccome da Federico De’ Nobili nel 1324 e da Carlo Baglione con le milizie de’ Colonnesi nel 1517. Fu infeudato per alcun tempo al Cardinale Farnese. Il Canonico Censorio Marziale da Fermo, vi aprì un Monistero per le Monache di S. Chiara. Il Maremani e il Lubei, furono due uomini reputatissimi per dottrina usciti dal Convento de’ minori Osservanti di Petritoli. PAPALINI pag. 242
1458 agosto 14. Muore in Roma il Vescovo Cardinale Domenico Capranica, la di cui memoria non potrà mai essere spenta nel cuore dei Fermani da che avendo fondato in Roma il Collegio Capranica desse la nomina di un alunno da tenervisi gratuitamente ai Vescovi suoi successori. Fu uomo di assai zelo per il bene della sua chiesa, e molto operò ai tempi della dominazione Sforzesca. Mandato dal Papa alle lontane legazioni, lasciò quale suo suffraganeo Gio. Battista Antonucci Porti Vescovo di Jeropoli, e mandò alla città le reliquie di S. Bartolomeo. PAPALINI pag. 284
1458 agosto 22. I Fermani vanno ad assediare Monsampietro, che sdegnò sempre di sottostare alla loro soggezione. Il Legato della Marca ordina sotto pena di scomunica ai cittadini di Recanati di spedire milizie a favore di quella terra; ma l’amicizia che li stringeva ai Fermani non permetteva ciò, e in scambio mandarono ambasciatori a trattare la concordia. PAPALINI pag. 286
1458 agosto 23. Nicolò Capranica è nominato Vescovo di Fermo. Ebbe zelo per la sua Chiesa, e ottenne fosse posta sotto l’immediata giurisdizione della S. Sede. PAPALINI pag. 286
1458 settembre 28. Si stabilisce dover essere anche i Trombetti de’ famigli del Comune. PAPALINI pag. 295
1458 dicembre 24. Nicolò Capranica eletto Vescovo di Fermo entra nella città in mezzo alle acclamazioni d’immenso popolo accorso a incontrarlo. PAPALINI pag. 316
1459 agosto 29. Il Comune di Fermo autorizzato da un Breve di Pio II compera dal vescovo Nicolò Capranica la metà del castello di Monte Ottone, ch’era sotto la Vescovile giurisdizione. Allora fu che i vescovi in ragione di permuta entrarono in possesso della maggior parte del territorio di Monte Verde. PAPALINI pag. 288
1460 luglio 31. Il Pontefice Pio II scrive ai Fermani esortandoli a sovvenire il Legato della Marca per difendere la S. Chiesa da’ suoi nemici. PAPALINI pag. 280
1460 dicembre 11. Il Pontefice Pio II con sua Bolla fa somme lodi ai Fermani per i considerevoli aiuti prestati al Legato della Marca. PAPALINI pag. 313
1462 marzo 14. Si proibisce dai Priori il portare armi, e si fa ordine che di notte non ci potessi andare attorno senza lumiera. PAPALINI pag. 244
1462 novembre 13. Giovanni Aceti va Podestà a Macerata. PAPALINI pag. 307
1463 ottobre 15. Il Pontefice Pio II loda i Fermarmi per aver respinto le navi dei corsari, che infestavano il mare Adriatico. PAPALINI pag. 301
1463 novembre 15. Pio II dà lode ai Fermani per essersi ad ogni sua richiesta dimostrati pronti contro i nemici della Chiesa. Un certo Troilo da Fermo gli recuperò la fortezza di Spoleto. PAPALINI pag. 308
1463 dicembre 26. Il Comune di Fermo paga 500 mila ducati al Papa per la guerra contro i Turchi. PAPALINI pag. 316
1464 luglio 1. Pellegrino di Morrone va Podestà a Macerata. PAPALINI pag. 273
1464 agosto 17. Il dì appresso, che seguì in Ancona la morte di Pio II, i Fermarmi vanno a combattere la terra di Monsampietro, e nel medesimo giorno se ne impossessano. La militare ferocia passò i limiti, e la terra andò a sacco e al fuoco; e la maggior parte de’ paesani furono condotti prigionieri a Fermo. I Fermani tardi conobbero il loro spietato procedere, e per quanto tornassero amorevoli con quei miseri terrazzani, e si adoperassero in corte per mitigare lo sdegno del Papa, un anno appresso Paolo II ordinò, che loro si restituissero le cose tolte, o danneggiate, e che nel termine di due mesi a spese del Comune di Fermo si ristorassero ai Monsampietrini le mura e le case smantellate; il che costò a Fermo la somma di 3000 scudi di oro. Credo che allora nascesse questo epigramma. “Monsampietro vince prove \ Per mura vecchie ha avuto le nuove”. PAPALINI pag. 285
1466 febbraio 5. Paolo II ordina alla città di Fermo pagare ducati 780 e baiocchi 64 a Lodovico Euffreducci Senatore Romano per residuo del salario del suo ufficio. – L’Eufreducci “esercitò con lode tutte le patrie magistrature, e molte ambascerie a’ principi e pontefici, cosicché il suo nome torna sempre con distinzione di onore dal 1454 al 1478”. PAPALINI pag. 234
1468 settembre 7. Per difendersi da’ corsari quegli di Civitanova fabbricano una torre sulla spiaggia del mare senza permesso de’ Fermani ciò fu segnale di guerra, e i Priori vi spediscono delle milizie. Il Comune di Civitanova ricorre al Papa il quale scrive a’ Fermani, che dentro il termine di un mese mandino un ambasciatore a ragguagliarlo de’ loro diritti. PAPALINI pag. 291
1469 ottobre 10. Si celebrano i Comizi, nei quali si decreta doversi pregare in nome del pubblico Giovanni Bertacchini perché rimanga in Fermo ad addottrinare la gioventù nelle scienze legali, e l’amorosa patria non abbandoni. – Grato a cosi onorevoli testificazioni dovette tuttavolta il Bertacchini tenere l’invito dal suo concittadino Giovanni Aceti Podestà di Siena, che lo voleva suo Vicario. PAPALINI pag. 302
1470 febbraio 7. Giovanni Bertacchini celebre giureconsulto, essendo Assessore del Capitano della Repubblica di Firenze, ha opportunità di osservare insieme coi Legati Milanesi, il famoso Codice delle Pandette, che da Pisa vi era stato trasferito nel 1406 e sì gelosamente guardato nel palazzo del pubblico, che non iscoprivasi, se non a grandi personaggi, e con l’onore di accesi doppieri. – Il Bertacchini nacque in Fermo nel 1435, sostenne molte cariche, e studiò legge in Padova sotto il Capolistio e il Roselli, giureconsulti di assai nome. Tornato in patria, lesse ragion civile e criminale nell’Università. Fu Giudice in Campidoglio e autore di opere legali. Per il primo dettò repertori, che furono detti Lucerna iuris. Ebbe ingegno anche alla poesia italiana, e fu amantissimo dello studio di Dante. Alcuna volta improvvisò in latino; mori nell’ottobre del 1468. PAPALINI pag. 235
1470 febbraio 19. I Fermani eleggono a podestà Azzo da Lapi di Cesena per essere loro stato raccomandato con un breve dal Papa; ma fanno tosto rimostranza che non passi ad esempio per non ledere le proprie libertà. PAPALINI pag. 237
1470 ottobre 26. Un filandaio di seta da S. Severino offre ai Priori di venire in Fermo con la sua famiglia ad esercitare il suo mestiere; e quelli gli accordano uno stipendio, la casa, e la esenzione dalle gabelle. PAPALINI pag. 304
1470 novembre 22. I nostri padri favorivano assai l’avanzamento delle arti, e si ha da una Cernita, che si assegnarono 1600 ducati a un tal Giovanni Ferri, e ad altri Ascolani perché venissero ad aprire bottega di panni di Lana. Vennero di fatto nell’anno appresso, e il 28 giugno si crearono tre cittadini presidenti all’arte della lana. PAPALINI pag. 309
1471 febbraio 8. Prospero Montani, uomo versato in molte scienze, nella ragione civile in specie, è investito della Contea di Castel Ciano nella Diocesi di Volterra da Monsignor Antonio De Aleis Principe del S. R. Imperio, e Vicario d’Italia.- Fu personaggio che si ebbe la stima dei Sovrani, il perché fu Governatore di varie città, vice Duca e Luogotenente per Giovanni Sforza signore di Pesaro. Andò Ambasciatore per la patria a Pio II e a Sisto IV, Innocenzo VIII e a Pio III, nella qual congiuntura morì a corte di peste. PAPALINI pag. 235
1472 settembre 8. Papa Sisto IV per
somma degnazione annunzia esso medesimo al Comune di Fermo il suo esaltamento al Pontificato, ed esorta i Fermani continuare nella fedeltà verso la S. Sede. PAPALINI pag. 291
1472 marzo 19. Francesco Manfredi è creato Cavaliere della milizia aurata. PAPALINI pag. 245
1472 settembre 30. Un lombardo sussidiato dal Comune introduce in Fermo l’arte di fare i berretti. PAPALINI pag. 296
1472 ottobre 26. Si pubblicano gli Statuti per l’arte della lana sulle norme di quei di Perugia. PAPALINI pag. 304
1472 gennaio 5. Muore nella città di Lodi, reggendone il vescovado, Bartolomeo Alaleoni. In… PAPALINI pag. 226
1472 gennaio 5. …patria e dell’abbazia di S. Petroniano fuori delle mura; risplendé per la soavità di costumi e per cristiana pietà. Resse la chiesa di Todi per lo spazio di 36 anni, ed ebbe l’onore di ospitare Pio II con 14 cardinali. PAPALINI pag. 227
1473 maggio 6. S. Giacomo della Marca dona al Comune di Fermo la immagine di Maria SS. che dicono l’Icona. PAPALINI pag. 258
1473 agosto 25. Angelo II Capranica amministratore della Chiesa fermana consacra la chiesa dei pp. Minori Osservanti in onore di M. V. Annunziata. PAPALINI pag. 287
1477 luglio 27. Papa Sisto IV scrive ai Priori di Fermo perché ai ribelli Osimani aiuto alcuno non prestino. PAPALINI pag. 279
1477 novembre 8. Giacomo Brancadoro và Podestà a Macerata. PAPALINI pag. 306
1481 gennaio 3. I Musulmani corseggiavano nell’Adriatico recando spavento e ruina fra gli abitanti delle terre poste in vicinanza del mare; il perché, radunatosi il generale Consiglio, si propone rifabbricare la fortezza già rovesciata nel 1446 dopo la partenza di Francesco Sforza. Alcuni si oppongono per timore di novelli tiranni per non aver mai più siffatto giogo sul collo, al che altri rispondono – melius esse stare discretioni Christianorum, quam Turcorum – ma non fu vinto il partito. In questa Cernita per la prima volta, è nominato il Girone, invece di Girofalco. PAPALINI pag.
226
1482 settembre 14. Papa Sisto IV ordina a Giulio Cesare Varano assistere i Genesini nelle discordie con Fermo. PAPALINI pag. 292
1482 ottobre 21. Papa Sisto IV a togliere di mezzo maggiori uccisioni, devastamenti, e saccheggi tra i Fermani, i Genesini, e quei di Gualdo, manda ordini al Comune di S. Ginesio eleggere tre deputati del Consiglio di Fermo, e alla suddetta città comanda la elezione di tre Genesini per accomodare ogni titolo di questione, o nimistà, che vi fosse tra essi (altri alli 11). PAPALINI pag. 302
1484 agosto 20. Il Vescovo di Tivoli Luogotenente nella Marca impone a Civitanova mandare di 150 fanti per difendere Monsampietro assediata dai Fermani. PAPALINI pag. 286
1484 settembre 24. Papa Innocenzo VIII ordina ai Ripani smettere le ostilità contra il contado di Fermo. PAPALINI pag. 294
1484 agosto 29. Papa Innocenzo VIII dà ordini ai Fermani di levare immediatamente l’assedio a Monsampietro. PAPALINI pag. 288
1484 settembre 12. Papa Innocenzo VIII con sua lettera loda i Fermani per essersi armati contro i Turchi, per avere imprigionato Leone Rifaro, per avere assunto la difesa di Offida e per aver dimostrato pronta obbedienza al Legato della Marca. PAPALINI pag. 292
1484 dicembre 18. Il Luogotenente della Marca, e il Commissario Guido Odescalchi scrivono al Comune di Fermo per la elezione di due uomini probi a liquidare i danni arrecati a Monte S. Pietrangeli. PAPALINI pag. 315
1485 febbraio 12. Nel primo giorno di Quaresima Gio. Battista Capranica Vescovo di Fermo è gettato giù da una finestra del suo palazzo da Bernardino Adami e Gabriele Grisostomi. Del sacrilego fatto la vera cagione si ignora.- Venne a reggere la Chiesa fermana nel 1474. PAPALINI pag. 236
1486 luglio 8. Papa Innocenzo VIII conferma i privilegi e lo Statuto ai Fermani. PAPALINI pag. 274
1486 agosto 22. I Ripani sottoscrivono la pace con il Comune di Fermo senza il volere degli Ascolani loro collegati. PAPALINI pag. 286
1486 ottobre 8. Muore il chiarissimo Giureconsulto Giovanni Bertacchini ed è sepolto nella chiesa di S. Domenico avanti la Cappella di sua famiglia, ove si vede un deposito in marmo, che ne rappresenta la figura. PAPALINI pag. 299
1488 maggio 26. Papa Innocenzo VIII scrive ai Priori, e al Popolo fermano narrando loro gl’imponenti preparativi di guerra, che i Mussulmani facevano a’ danni della S. Chiesa e gli anima ad assumerne la difesa. PAPALINI pag. 263
1488 novembre 17. Papa Innocenzo VIII ringrazia i Fermani per aver fatto prigioniero Leone Piffero, che da Buccolino era spedito al gran Sultano. PAPALINI pag. 308
1489 aprile 3. Papa Innocenzo VIII scrive al Comune di Fermo, e gli comanda pagare a Monsampietrangeli 3500 fiorini, residuo de’ fiorini cinque 5500, che in inadempimento de’ capitoli doveva esso pe’ danni a quel paese arrecati. PAPALINI pag. 250
1490 giugno 1. Muore in Fermo il beato Beltramo eremita dell’ordine di S.Agostino. Fu di nazione spagnolo. Nei passati tempi il suo corpo soleva esporsi alla pubblica venerazione il terzo giorno di Pentecoste nella chiesa di S. Agostino. PAPALINI pag. 265
1491 Innocenzo VIII autorizzò la demolizione del vecchio castello di S. Benedetto per ricostruirne uno nuovo,conservata però sempre l’antica fortezza. PAPALINI pag.241
1494 marzo 26. Gli Ascolani s’impadroniscono di Offida, e il Luogotenente della Marca ordina loro ritirarsi dall’occupato paese; in scambio essi seguitano le offese e ne conquistano il cassero; onde ché il Luogotenente chiede pronto aiuto ai Fermani, che gli spediscono un esercito capitanato da Brancadoro Brancadori, da Giovanni Grisostomi e da Giovanni Baccino. PAPALINI pag. 247
1494 agosto 6. I Fermani soccorrono il Comandante pontificio, che con le sue milizie era andato a difendere Offida dall’invasione degli Ascolani, e Papa Innocenzo VIII dà loro parole di onore e di lode. PAPALINI pag. 282
1494 ottobre 6. Papa Innocenzo VIII rende grazie ai Fermani per averlo avvertito dei movimenti, che si facevano nel Regno di Napoli, e che parevano minacciare lo Stato papale. PAPALINI pag. 299
1494 novembre 17. Il medesimo Pontefice in una sua Bolla esalta così la divozione de’ Fermani verso la S. Sede, che dice di non potersi ad essa altro aggiungere. PAPALINI pag. 308
1493 agosto 14. Si proibisce alle femmine di andar piangendo ne’ funerali. PAPALINI pag. 281
1494 giugno 2. Il Pontefice per compensare in qualche modo i Fermani di tanti servigi prestati a S. Chiesa e particolarmente per la difesa di Offida, rilascia loro per tre anni il terzo delle taglie. PAPALINI pag. 265
1495 ottobre 3. Il pontefice Alessandro VI essendo intrigato nei mutamenti d’Italia, né credendosi a Ludovico il Moro origine di ogni italiana sciagura, e volendosi preparare contra i riversamenti di Francia, chiede armi, e denari ai Fermani. PAPALINI pag. 298
1498 gennaio 3. Niccolò Bonafede giunge a Venezia speditovi ambasciatore dal pontefice Alessandro VI, di cui fu familiare accettissimo. PAPALINI pag. 226
1498 febbraio 28. Oliverotto Euffreducci, sortito in sua patria regolatore di contrada Fiorenze, dà il suo giuramento in mano dei Priori. -Entrò esso in luogo di Tommaso suo fratello morto combattendo sotto le mura di Monte San Pietro Angeli. PAPALINI pag. 240
1498 maggio 1. La Cernita decreta pena di morte a chi il suo malgrado baciasse una donna onesta. PAPALINI pag. 257
1498 giugno 20. Muore sotto le mura di Monsampietro Tommaso Euffreducci che con i Fermani era all’assedio di quella terra sotto la condotta dell’eroe Genovese Andrea Doria. PAPALINI pag. 269
1498 settembre 30. Oliverotto Euffreducci, che militava per la signoria di Firenze è preso in sospetto, e ritenuto prigione con Paolo Vitelli; ma è dimesso in libertà per raccomandazioni de’ Priori di Fermo. PAPALINI pag. 296
1507 giugno 20. (Anno dello Statuto) Di questo giorno solevano eleggersi con solenne cerimonia i Magistrati e pubblici Ufficiali. Il Bussolo, ch’era custodito nella sagrestia di S. Domenico, veniva recato processionalmente sotto baldacchino, e accompagnato dai primari ordini della Città nella sala priorale, e quivi dopo le consuete formalità si estraevano gli imborsati a ricoprire gli uffici, ch’erano i seguenti: 1. Sei Priori bimestrali. \ 2. Tre Regolatori a quadrimestre. \ 3. Sei Gonfalonieri bimestrali. \ 4. Due Consoli ed un Notaio per il mese di luglio e di agosto. \ 5. Il Banchiere. \ 6. Il Capitano delle arti, degli avvocati, dei medici, dei calzolai, dei sarti, dei calzolari (sic), e due Notai delle credenze de’ mercanti. \ 7. I Castellani delle Castella. PAPALINI pag. 269
1507 agosto 23. (Anno dello Statuto) Di questo giorno si apre in Fermo la fiera di Assegna e continua fino al giorno 6 di settembre. PAPALINI pag. 287
1507 dicembre 15.(Anno dello Statuto) Di questo giorno il Comune di Fermo soleva spedire un donativo di olio, e di fichi al Papa, e a’ Cardinali benevoli. PAPALINI pag. 314

INDICE ONOMASTICO
(i numeri indicano gli anni)
Aceti (famiglia) 1416
Aceti Antonio (gonfaloniere) 1394, 1407
Aceti Giovanni 1462,1469
Aceti Vincenzo 1425
Adalberto (re d’Italia) 959
Adami Adamo (francescano) 1278
Adami Bernardino 1485
Adenulfo vescovo di Fermo 128 8,1224
Adriatico 1238,1463, 1481
Agiltrude (duchessa di Spoleto) 896
Aginulfo vedi Adenulfo)
Alaleoni Bartolomeo 1472
Alberici Francesco 1396
Albornozzi Egidio (cardinale)1348,1355,1360,1449
Aldovrandino da Este 1214
Alessandro III papa 1145,1170
Alessandro IV papa 1254,1256,1258
Alessandro V papa 1409
Alessandro VI (papa) 1449,1495,1498
Alfonso di Aragona 1442
Alfonso Duca di Ferrara 1339
Alighieri 1414
Amelio di Lautrec 1317
Andreoli (fermano) 1414
Angelo Angiara 1444
Angelo di Bernardo podestà 1394
Annibaldo Trasmondo 1256
Anselmuccio Brancaleone 1396
Anton di Giorgio 1446
Anton di Nicolò 1176, 1447
Antonella madre di Lodovico Migliorati 1427
Antonini Luigi 1416
Antonio frate 1412
Antonio da Smerillo 1396
Antonio di Grimaldo 1416
Antonucci Porti Gio. Battista 1458
Arnolfo (imperatore) 896
Ascenzio da Monte Rubbiano 1443
Assegna (fiera) 1507
Averardo della Campana capit. di ventura 1385
Azzo de’ Lapi da Cesena 1470
Azzo degli Ubaldini 1416
Baccino Giovanni 1494
Baglione Carlo 1458
Baldassarre da Offida (capitano di Chiesa) 1436
Baldo 1407
Baronio (storico) 1050
Bartolomeo da S. Severino 1377,1378
Bellofiore (moglie di Lodovico Migliorati) 1416
Belmonte 1317
Beltramo (beato) 1490
Benedetto XI (papa) 1315
Berardo da Camerino 141 6,1434
Bernardo da Camerino 1407,1408,1409, 1413
Bertacchini Giovanni 1469,1470,1486
Biardo (Biordo) da Perugia capit. di ventura 131 5,1395
Biordo (o Biardo) da Perugia capit. di ventura 131 5,1395
Boffo da Massa 1327
Boileau 1380
Bolignano (figlio di Gilberto) 1145
Bonaccorso 1380
Bonifacio IX (papa) 1391,1392,139 6,1398
Bonifacio VIII (papa) 1297,1303
Bordani Giorgio 1266
Braccio da Perugia (capit. di ventura) 1407, 142 1,1434
Braccio di Fortebraccio da Montone (cap. di ventura) 1417
Brancadori Brancadoro 1494
Brancadoro (famiglia) 1317
Brancadoro Gentile (cavaliere) 1451
Brancadoro Giacomo 1477
Brancadoro Giovanni 1433
Brancaleone (vicario del Rettore della Marca) 1237
Brancusio di Monte Rubbiano 1426
Brettoni 1377
Brunforte (famiglia) 1340,1416
Brunforte Giovanni (canonico) 1330
Brunoro Pietro 1416
Buccolino 1488
Bulignano (vescovo) 1165
Buonafede Nicolò 1449,1498
Caldora Giacomo (capit. di ventura) 1429
Callisto III (antipapa) 1170
Callisto III (papa) 1455
Cambi Giovanni (capit.del popolo) 1380
Camera (Apostolica) 1278,1372
Capolistio (giureconsulto) 1470
Capranica (cardinale) 1444
Capranica Angelo 1473
Capranica Domenico 1439,144 6,1458
Capranica Gio. Battista (vescovo di Fermo) 1485
Capranica Nicolò (vescovo di Fermo) 1458,1459
Cardinale da Ippona 1280
Carlo degli Oddi da Perugia (capit. di ventura) 1450
Carlo di Braccio di Montone 1442
Carlo III (imperatore) 1381
Carlo III (imperatore) 887
Carlo Roberto (re) 1308
Catalani (storico) 1421
Catalini (famiglia) 1317
Catalini (storico) 1317
Catinari Giacinto (carmelitano) 1416
Cerpello (capit. di ventura) 1444
Chiavello da Fabriano (capit. Di ventura) 1408,141 6,1434
Ciccarella (figlia di Bernardo da Camerino) 1407
Claudio (vescovo di Fermo) 349
Clemente da S. Elpidio (beato) 1377
Clemente IV (papa) 1268
Clemente V (papa) 1306
Clemente XIV (papa) 1434
Codice delle Pandette 1470
Cola Matteo (vessillifero) 1435
Collegio Capranica 1458
Colonna Prospero (cardinale) 1455
Colonnesi (famiglia) 1458
Concilio di Costanza 1414,1417
Concilio di Firenze 1439
Concilio di Pisa 1409
Concilio di Ravenna 967
Concilio di Rimini 349
Concilio di Roma 959
Concilio di Venezia 1170
Concilio Lateranense 619
Concilio Romano (5°) 826
Confraternita di S. Maria Novella (detta della Carità) 1341
Consolini Pietro 1416
Conte di Carrara 1315,139 4,139 6,140 7,1409
Corrado (conte) 1380
Corrado da Acquaviva 1287
Costanza (figlia di Gentile da Camerino) 1444
Cristiano (arcivescovo di Magonza) 1176,1177
Cristofaro di Simone 1425
Crivelli 1327
D’Angiò Luigi (duca) 1382,1383
D’Azzo Giovanni (capit. di ventura) 1384
D’Azzo Giovanni (o Azzo) di Ubaldini (capit. di ventura) 1380, 1382
Dante (Alighieri) 1470
De Aleis Antonio 1471
De Nobili (famiglia) 1348
De Vetulis Antonio (Rettore della Marca) 1391
De’ Boccis Corrado 1396
De’ Medici Giovanni 1446
De’ Nobili Federico 1458
De’ Proterzi ottone (capit. di ventura) 1394
De’ Vecchi Antonio (vescovo di Fermo) 1405
Domenico Crescenzio 1266
Doria Andrea (eroe genovese)1498
Dragone (padre di Malugero Melo) 1317
Duca di Camerino 1379
Duca di Milano 1420,144 1,144 2,1443
Eegina di Napoli 1421
Egidio da Monturano 1380
Eroldo (vescovo di Salisburgo) 967
Euffreducci Lodovico (senatore romano) 1466
Euffreducci Oliverotto 1498
Euffreducci Tommaso 1498
Eufreducci (o Uffreducci) (famiglia) 1416
Eugenio IV (papa) 1431,1434,1439,1441,1443,1444,144 6,1447
Famiglia Trasmondo 1341
Farnese (cardinale) 1458
Federico (conte di Urbino) 1444
Federico Barbarossa 1177,124 8,1447
Federico da Massa 1449
Federico I (imperatore) 1178
Federico II (imperatore) 1248,1250,1253
Ferrante (capitano di Spagna) 1383
Ferretti (conti) 1434
Ferri Giovanni 1470
Filippo (proposto della Cattedrale) 1273
Filippo (vescovo di Fermo) 1236,1237
Filippo da Massa 1327
Filippo II (vescovo di Fermo) 1250
Filippo l’Ardito (re di Francia) 1377
Formoso (papa) 896
Fortebraccio 1435
Francesco da Matelica 1377
Furlano (capit. di ventura) 1446
Gagliardi (famiglia) 1434
Gaidulfo (vescovo di Fermo) 959,967
Gambacorti Pietro (capit. del popolo) 1390
Gentile da Camerino 1396,1434,1444
Gentile da Mogliano 1266,1318,1348,1369,1449
Gerardo (o Gherardo) (vescovo di Fermo) 1254, 1255, 1263, 1449
Gerardo (padre di Gualtiero) 1281
Gherardo (o Gerardo) (vescovo di Fermo) 1254, 1255, 1263, 1449
Giacomo (figlio di Ludovico Migliorati) 1421
Giacomo da Cingoli (vescovo di Fermo) 1341
Giacomo da Monte Prandone (frate) 1441
Giacomo di Vanne (padre di Giovanni Filippo) 1448
Gilberto(conte di Brunforte) 1145
Gioisia da Acquaviva (capit. di ventura) 1443
Giovanna (regina) 1381
Giovanni (vescovo di Penna) 959
Giovanni Azzo di Ubaldini (o D’Azzo) (capit. di ventura) 1380, 1382
Giovanni da Cortona (capit. di ventura) 1416
Giovanni da Fermo (antipapa) 1177
Giovanni di Tommaso 1444
Giovanni Filippo di Giacomo di Vanne 1448
Giovanni III (vescovo di Fermo) 1414
Giovanni IV de’ Firmonibus (vescovo di Fermo) 1414
Giovanni VIII (papa) 879
Giovanni XVII (papa) 1416
Giovanni XXII (papa) 1328
Gioviano (vescovo di Fermo) 619
Giusto (vescovo di Fermo) 514
Gornelio (tiranno di Ascoli) 1376
Gran Sultano 1488
Gregorio di Mirte 1375
Gregorio IX (papa) 1232,1241,1242,1250
Gregorio X (papa) 1273
Gregorio XI (papa) 1372,1407
Grifante Mario da Sarnano 1445
Grimaldo (padre di Antonio) 1416
Grisostomi Gabriele 1485
Grisostomi Giovanni 1494
Gualtaroni Lodovico 1425
Gualtiero di Gerardo 1281
Guerrieri Giovanni Filippo 1453
Guglielmi Giovanni 1425
Guglielmo Inglese (capit. di ventura) 1382
Guido (imperatore) 896
Heudecio (vescovo di Fermo) 879
Iacopo (padre di Iacopo) 1327
Icona di Maria SS. 1473
Impero d’Oriente 1453
Innocenzo IV (papa) 1244, 1251, 1253
Innocenzo VI (papa) 1357
Innocenzo VII (papa) 1405, 1409
Innocenzo VIII (papa) 1471, 1484, 1486, 1488, 1489, 1491, 1494
Isabella (madre di Mitarella) 1368
Isolea ( figlia di Sforza Francesco) 1439
Ladislao (re di Napoli) 1407, 1409, 1414
Ladislao (re di Pannonia) 1273
Leone X (papa) 1317, 1416
Liberato (vescovo di Fermo) 1287
Lodovico (capitano) 1383
Lodovico di Antonio (podestà) 1384
Lodovico il Bavaro 1328, 1348
Lotario I (imperatore) 1303
Lubei da Petritoli (minore osservante) 1458
Luca di Canale 1315, 1394, 1395
Lucerna Iuris 1470
Luchina (moglie di Rinaldo da Monteverde) 1379, 1380
Lucio (capit. di ventura) 1380
Lucio da Smerillo 1396
Ludovico il Moro 1495
Luppo Ruggero 1270
Lutrec (generale francese) 1416
M. V. Annunziata 1473
Maggiori Alessandro (conte) 1380
Magistrato de’ Pupilli 1455
Malatesta Carlo 1408, 1412, 1413, 1414, 1415, 1416, 1418
Malatesta da Rimini (famiglia) 1348, 1409, 1440, 1441
Malatesta Domenico 1444
Malatesta Galeazzo 1418
Malatesta Luzio 1377
Malatesta Peppino 1435
Malatesta Rodolfo 1417
Malatesta Sigismondo 1445
Malatesta Taddea (moglie di Lodovico Migliorati) 1417, 1418
Malcorpo (capit. di ventura) 1394
Malugero Melo 1317
Mancini Fabio 1339
Mancini Giovambattista 1339
Mancini Girolamo 1339
Mancini Vespasiano 1339
Manfredi (re di Sicilia) 1408, 1416, 1458
Manfredi 1256, 1264, 1266, 1268
Manfredi di Teranto 1263
Manfredi Francesco (cavaliere) 1472
Marchesi Tommaso 1446
Marco D’Acquaviva (duca di Atri) 1439
Maremani da Petritoli ( minore osservante) 1458
Martello A. (storico) 1315
Martino da Faenza (capit. di ventura) 1407
Martino V (papa) 1419, 1428, 1446
Marziale Censorio (canonico) 1458
Maso di Tommaso da Mont’Olmo 1340
Massucci Piersante 1454
Massuzio da S. Ginesio 1413
Mattei Marco 1341
Matteucci Piero 1447
Mazzarico da S. Vittoria (capit. di ventura) 1394
Mercenario da Monte Verde 1340, 1368, 1416, 1449
Metarella (figlia di Mercenario da Monte Verde) 1449
Migliorati (famiglia) 1317
Migliorati Antonio (padre di Lodovico) 1424
Migliorati Fermano (figlio di Lodovico) 1421, 1428
Migliorati Gentile (figlio di Lodovico) 1414, 1421
Migliorati Lodovico 1405, 1407, 1408, 1409, 1413, 11421, 1422, 1425, 1426, 1427, 1428414, 1415, 1416, 1417, 1418, 1419, 1420,1421,1422,1425,1426,1427,1428
Migliorati Lodovico 1439
Minori Conventuali 125, 1426,1446
Minori Osservanti 1473
Mitarella (figlia di Mercenario da Monte Verde) 1368, 1449
Monache di S. Chiaram 1458
Monaldi Rainaldo 1222
Monastero di S. Clemente di Casauria 959
Monastero di Santa Croce al Chienti 879,887
Monica (moglie di Malugero Melo) 1317
Monreale (frate cavaliere di Rodi e del Tempio) 1348
Montani Prospero 1471
Morfi Antonio 1382
Morici (famiglia) 1317
Morico (notaio) 1317
Mostarda (capit. di ventura) 1394
Muratori (storico) 896, 1176, 1177
Musulmani 1481, 1488
Nicola Camarlingo 1237
Nicolò (padre di Francesco Piccinino) 1444
Nicolò da Pisa (capit. di ventura) 1438
Nicolò V (antipapa) 1328
Nicolò V (papa) 1447, 1453
Normanni 1317
Obizzo (conte di Carrara) 1417
Odescalchi Guido 1484
Onofrio da S. Severino 1378
Onorio III (papa) 1218, 1222, 1224
Onorio IV (papa) 1280
Oratorio di Roma 1416
Orazio 1380
Orsini (cardinale) 1413
Orsini (famiglia) 1317
Orsini Paolo 1413
Ottone IV (imperatore) 1244
Paccaroni Antonio 1446
Paccaroni Tommaso 1446
Paccaroni Troilo 1446
Padri dell’Osservanza 1441
Padri Minori 1449
Panfili Pio 1380
Paolo del Sanguine (capit di Chiesa) 1443
Paolo II (papa) 1466
Partinio (o Partino) Gentile (cardinale) 1298, 1308
Partino (o Partinio) Gentile (cardinale) 1298 1308
Pellegrino di Morrone 1464
Piccinico Francesco (capit di ventura) 1444
Piccinino Nicolò (capit. di ventura) 1435, 1438, 1440, 1442, 1444
Pietro (cardinale di S. Giorgio) 1253
Pietro (cardinale di S. Maria in Trastevere) 1372
Pietro da Falerone 1282
Pietro di Nicola da Falerone 1380
Pietro Paolo (capit. di Chiesa) 1436
Piffero Leone 1488
Pio II (papa) 1460, 1463, 1464, 1471, 1472
Pio III (papa) 1471
Pio V (papa) 1339
Platina (storico) 1317
Plebani Bernardo 1288
Polentani di Ravenna 1340
Polimanti (famiglia) 1317
Polissena (figlia di Francesco Sforza) 1441
Preziotti (famiglia) 1317
Provincia 1256
Quirini Tommaso (podestà ) 1280
Raccamadori Lorenzo 1425
Rainaldo da Acquaviva 1287
Rainaldo da Brunforte 1253, 1319
Raniero (cardinale) 1244, 1266
Re di Aragona 1407, 1441,1443, 1455
Re di Napoli 1408, 1409, 1413, 1449
Reame di Napoli 1254
Regno di Napoli 1494
Repubblica di Venezia 1260
Ricciardo (commissario) 1407
Rifaro Leone 1484
Rinaldo (figlio del duca di Spoleto) 1224
Rinaldo (o Rainaldo)da Monteverde 1375, 1376, 1377, 1378, 1379, 1380, 1381, 1418
Rinaldo (vescovo di Fermo) 1224
Rinuccini (monsignore) 1050
Rodolfo da Camerino 1380, 1396, 1408
Rogardi Agostino (frate) 1404
Roselli (giureconsulto) 1470
Rubei Tommaso 1416
Rubi 1380
Ruggeri Ezzelino (notaio) 1287
S. Agostino (santo) 1490
S. Bartolomeo (santo) 1458
S. Consulta 1416
S. Fermano (monaco) 1050
S. Filippo Neri 1416
S. Giacomo da Monte Prandone 1446
S. Giacomo della Marca 1455, 1473
S. Gualtiero (abate) 1434
S. R. Impero 1471
S. Sebastiano (santo) 1446
S. Sede 1253, 1396, 1458, 1472, 1494
S. Stefano (santo) 1451
Sabatini Giuliano 1255
Sabbioni Nicola 1444
Salimbeni Cola 1396
Salvatori Tommaso 1380
Sforza Alessandro 1443, 1444, 1435, 1436, 1440, 1442, 1443, 1444, 1446, 1455
Sforza Francesco 1408, 1415, 1433, 1434, 1435, 1436, 1437, 1438, 1439, 1440, 1441, 1442, 1443, 1444, 1445, 1446, 1453, 1481
Sforza Giovanni 1471
Sigismondo (imperatore) 1433
Silvestri Francesco da Cingoli 1328
Simmaco (papa) 514
Simone (padre di Cristofaro) 1425
Simonetto da Monte Pisello 1287
Sinibaldo (cardinale) 1236, 1237
Sinodo Palmare 514
Sisto IV (papa) 1357, 1449 (?), 1471, 1472, 1477, 1482
Smeducci Bartolomeo da S. Severino 1380
Smeducci da S. Severino 1315
Smeducci Pietro da S. Severino 1390
Stefano (figlio di Pietro da Falerone) 1380
Stella 1435
Sultano (Gran) 1488
Suppolino di Gambarella 1416
Taddea (moglie di Lodovico Migliorati) 1419, 1426
Taliano da Forlì (capit di ventura) 1435, 1438, 1445
Tebaldo di Iacobo (notaio) 1327
Teodorena (moglie di Trefigio) 879
Teodorico(vescovo di Fermo) 887
Terzi Gian Filippo 1453
Terzi Nicolò di Mantova 1453
Teulesia (moglie di Filippo da Massa) 1327
Tiepolo Lorenzo (podestà) 1266
Tiracorda Giovanni (medico) 1416
Tomacelli Andrea 1398
Tommaso ( padre di Maso) 1340
Trasmondo (famiglia) 1341
Trefigio (marito di Teodorena) 879
Troilo da Fermo 1463
Uffreducci (o Euffreducci) (famiglia) 1416
Uffreducci Antonio 1446
Uffreducci Battista 1446
Uffreduccio da Falerone 1282
Uffreduccio di Paolo da Falerone 1380
Ugolini Iacobello 1292
Ugolino da Monte Pisello 1280
Ugone (cardinale di S. Maria in Portico) 1372
Ugonotti 1339
Università di Bologna 1303
Università di Fermo 1303, 1455
Università di Padova 1339
Urbano IV (papa) 1263
Ursaccio 349
Valente 349
Vanibene Abbamonte 1287
Vanne (nonno di Giovanni Filippo di Giacomo) 1448
Varano (famiglia) 1407
Varano Giulio Cesare 1482
Verrieri (famiglia) 1453
Villanuccio da Brunforte 1381, 1382
Vinci Bartolomeo 1439
Vinci Buon Giovanni 1445, 1446, 1450
Vinci don Giovanni 1437
Vinci Ludovico 1455
Vinciguerra di Mercato 1287
Virgilio 514
Visconti Alberico II 1315
Visconti Bianca (moglie di Francesco Sforza) 1441, 1442, 1444
Visconti Filippo 1453
Visconti Filippo Maria 1422
Visconti Giovan Galeazzo (conte di Virtù) 1380
Visconti Giovanni da Oleggio 1360, 1366
Visconti Giovanni da Oleggio 1360, 1366
Vitelli Paolo 1498
Zen Rainiero (doge di Venezia) 1255
Zeno Andrea 1394
Zeno Marco 1394, 1416

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INDICE TOPONOMASTICO
(i numeri indicano gli anni)

Abbazia di S. Fermano 1050
Abruzzi 1379
Acquaviva (castello) 1281,1287,1447,1450
Alemagna 1170
Alteta 1413, 1416
Amandola (Mandola ) 1442
Ancona 1379, 1380, 1416, 1464
Appezzana 1449
Aquileia 1445, 1446
Aragona 1407,1442, 1443, 1445, 1451
Ascoli 1238, 1287, 1348, 1376, 1380, 1384, 1407, 1414, 1436, 1446, 1450
Atri 1439
Bazza (terra) 1445
Belmonte 1416
Bologna 1303, 1360, 1366, 1429, 1443
Brunforte (castello) 1145, 1319, 1381, 1382
Buda di Ungheria 1308
Camerino 1256, 1379, 1380, 1396, 1407, 1408, 1409, 1413, 1416, 1434, 1435, 1436, 1440,
Camerino 1442, 1444, 1446
Campidoglio 1470
Campo Novo (contrada) 1416
Campoleggio 1276, 1396
Canale 1315
Carassai 1327,1444
Carrara 1315, 1394, 1396, 1407, 1409, 1417
Casauria 959
Cascia 1454
Castel di Ciano 1471
Castel Raimondo 1442
Castel S. Angelo 1417
Castel Sismondo 1319
Castellano (contrada di S. Elpidio) 1453
Castellette (castello) 1458
Castello di Colonnalto 1330
Castello di Costanzo 1282
Cecilia (castello) 1288
Cerreto 1413
Cesena 1409, 1413, 1416, 1470
Chienti (fiume ) 879, 1444
Chiesa (suburbana) di Castiglione 1315
Chiesa degli Agostiniani di Fermo 1377
Chiesa di S. Lucia 1382
Chiesa di S. Marco alle Paludi 1256
Chiesa di S. Zenone 1340
Cingoli 1328, 1341
Città di castello 1454
Civitanova 1256, 1315, 1348, 1420, 1468
Colombaria 1442
Congo 1416
Contea di Castel di Ciano 1471
Contrada Castello 1340
Contrada Fiorenze 1498
Cortona 1416
Costanza (città) 1414, 1417
Cremona 1441
Este 1214
Ete (fiume) 1448
Fabriano 1408, 1416, 1434
Faenza 1407
Faleria 1416
Falerone 1380, 1416
Famagosta 1425
Fano 1443
Fermo 0349,619,879,887,959,967, 1145 1165, 1176, 1177, 1178, 1188, 1200, 1211, 1214, 1218
Fermo 1222, 1224, 1232, 1236, 1238, 1244, 1248, 1250, 1251, 1254, 1255, 1256, 1260, 1266
Fermo 1270, 1273, 1278, 1280, 1287, 1299, 1303, 1315, 1318, 1319, 1327, 1328, 1330, 1340
Fermo 1341, 1348, 1355, 1357, 1360, 1362, 1369, 1372, 1377, 1379, 1380, 1381, 1382, 1390
Fermo 1394, 1395, 1398, 1403, 1404, 1405, 1407, 1408, 1409, 1412, 1413, 1414, 1416, 1417
Fermo 1418, 1419, 1421, 1426, 1428, 1429, 1430, 1431, 1432, 1433, 1434, 1435, 1436, 1441
Fermo 1442, 1443, 1444, 1445, 1446, 1447, 1448, 1449, 1450, 1451, 1453, 1455, 1458, 1459
Fermo 1463, 1464, 1466, 1469, 1470, 1472, 1473, 1477, 1482, 1484, 1485, 1486, 1498, 1507
Fior di Monte 1435
Firenze 1327, 1435, 1439, 1443, 1444, 1470
Foligno (o Fuligno) 1348, 1445
Forlì 1435, 1438, 1445
Franca villa (castello) 1145, 1385, 1413
Francia 1339, 1377, 1495
Fuligno (o Foligno) 1348, 1445
Gerusalemme 1412
Girfalco (o Girofalco) 1379, 1380, 1390, 1396, 1428, 1431, 1433, 1434, 1439, 1441, 1444, 1445
Girfalco (o Girofalco) 1446, 1481
Girone 1481
Grottammare 1278, 1299, 1315, 1450
Grottazzolina 1236, 1250, 1266, 1407, 1408
Gualdo (castello)1319, 1482
Gualdo di Nocera 1442
Ippona 1280
Italia 1170, 1348, 1369, 1416, 1495
Jeropoli 1458
Larbona (fiume) 1280
Lelia (fontana) 1280
Lodi 1472
M. S. Pietro Morico 1317
Macerata 1218, 1256, 1318, 1413, 1415, 1432, 1448, 1462, 1464, 1477
Magonza 1176, 1177
Mandola (Amandola) 1442
Mantova 1419, 1453
Marano 1278
Marca 1211, 1218, 1232, 1236, 1237, 1253, 1254, 1256, 1306, 1315, 1317, 1360, 1368, 1369, 1372
Marca 1377, 1391, 1395, 1396, 1405, 1407, 1408, 1409, 1414, 1416 1419, 1428, 1431, 1432, 1434
Marca 1439, 1440, 1443, 1444, 1455, 1458, 1460, 1473, 1484, 1494
Massa (castello) 1327, 1449
Matelica 1377
Mercato (castello) 1287
Milano 1420, 1421, 1428, 1441, 1442, 1443, 1453
Mogliano 1266, 1287, 1369, 1385, 1408, 1416, 1442, 1445, 1449
Monastero di Belmonte 1317
Monastero di S. Caterina 1256
Monastero di S. Marco 1256
Monastero di S. Maria delle Vergini 1449
Monsampietro (o Monsampietrangeli o Monsampietro degli Angeli) 1236, 1250, 1266, 1278, 1408
Monsampietro (o Monsampietrangeli o Monsampietro degli Angeli) 1414, 1416, 1440, 1443, 1444
Monsampietro (o Monsampietrangeli o Monsampietro degli Angeli) 1453, 1458, 1464, 1484, 1489
Monsampietro (o Monsampietrangeli o Monsampietro degli Angeli) 1498
Monsampolo (castello) 1450
Montalto (castello) 1444
Monte Appone 1449
Monte Cosaro (castello) 1408
Monte delle Vergini 1394
Monte Falcone (castello) 1278, 1380, 1381
Monte Fiore 1298, 1444
Monte Fortino (castello) 1407, 1442, 1444, 1447
Monte Giorgio 1380, 1384, 1407, 1413, 1416, 1443, 1444, 1446
Monte Granaro 1315, 1394, 1395, 1407, 1415, 1416, 1444
Monte Legume (castello)1416
Monte Leone (castello) 1416
Monte Lupone 1050
Monte Olmo (o Montolmo) 1340, 1433, 1444
Monte Ottone 1165, 1407, 1416, 1451, 1459
Monte Pisello 1280, 1287
Monte Prandone 1441, 1446
Monte Rinaldo 1416
Monte Rubbiano 1200, 1412, 1413, 1414, 1426, 1443, 1450
Monte S. Savino 1377
Monte Santo (oggi Potenza Picena) 1236
Monte Verde 1368, 1375, 1376, 1377, 1378, 1379, 1415, 1416, 1418, 1446, 1449, 1459
Monte Vidon Combatte (castello) 1416
Monte Vidon Corrado (castello) 1416
Montefano 1377
Montone (torre) 1416
Monturano 1236, 1250, 1266, 1408, 1409, 1414, 1443, 1444
Moregnano le 416
Moresco (castello) 1266, 1278
Morrovalle 1145
Napoli 1254, 1256, 1383, 1407, 1408, 1409, 1413, 1416, 1421, 1449, 1494
Nocera 1442
Norcia 1453
Offida (castello) 1444, 1484, 1494
Oleggio 1360, 1366
Ortezzano (castello) 1416
Orvieto 1327
Osimo 1377
Ospedale S. Maria dell’Umiltà 1378
Ottone IV (imperatore) 1211
Padova 1339, 1470
Palmaria (isola) 514
Pannonia 1273
Pavia 1145
Penna 959
Penna S. Giovanni 1253
Pergola (castello) 1445
Perugia 1315, 1327, 1395, 1417, 1421, 1434, 1450, 1472
Pesaro 1417, 1455, 1471
Petriolo (castello) 1341
Petriolo (castello) 1442, 1458
Piazza S. Martino 1340, 1380, 1381, 1399, 1442, 1446
Piceno 887
Pisa 1390, 1409, 1437, 1438, 1470
Poggio S. Giuliano 1218
Porchia (castello) 1444
Porta S. Francesco 1340
Porta S. Giuliano 1379, 1380, 1394, 1442, 1450
Porta S. Marco 1445, 1450
Porto d’scoli 1348
Porto di Fermo 1255, 1380, 1421
Potenza (fiume) 1238, 1244
Puglia 1317
Ragusi 1416, 1425
Rapagnano 1414
Ravenna 967, 1340
Recanati 1050, 1292, 1318, 1377, 1379, 1380, 1432
Rimini 349, 1348, 1441, 1445
Ripa Cerreto 1416
Ripatransone 1224, 1236, 1255, 1355, 1442, 1443, 1444, 1445
Rocca di Monte Varmine 1341
Rodi 1348, 1416
Roma 959, 1256, 1417, 1458
S. Agostino (chiesa) 1490
S. Anatolia (chiesa) 1442
S. Andrea (castello) 1266
S. Angelo (o S. Angelo in Pontano) (castello)1383, 1444, 1445
S. Angelo in Pontano (o S. Angelo) (castello) 1383, 1444, 1445
S. Benedetto 1280, 1281, 1287, 1491
S. Catterina 1445
S. Claudio 1409
S. Domenico (chiesa) 1425, 1446, 1452, 1486
S. Elpidio (castello) 1376, 1377, 1384, 1444, 1453
S. Elpidio Morico (castello) 1380, 1416
S. Fabiano 1443
S. Francesco(chiesa) 1426, 1427
S. Gallicano 1416
S. Germano (accampamento) 1248
S. Giov. Battista (chiesa) 1425
S. Giusto (castello) 514, 1315, 1381
S. Maria (torre) 1428
S. Maria al Mare (chiesa) 1448
S. Maria in Castello (chiesa) 1444, 1446
S. Maria in Portico 1372
S. Maria in Trastevere 1372
S. Martino in Varano (chiesa) 1441
S. Petroniano (abbazia) 1472
S. Pietro Vecchio (chiesa) 1340
S. Savino 1421
S. Severino (castello) 1315, 1377, 1378, 1380, 1390, 1415, 1470
S. Vittoria 1394
S. Zenone (chiesa) 1276
Salisburgo 967
Sarnano 1442, 1445S. Ginesio 1258, 1282, 1319, 1328, 1330, 1413, 1482
Schiavonia 1425
Selva di Grifone 1382
Senigallia 1416
Serravalle 1440
Servigliano 1434
Sicilia 1256, 1264, 1266, 1458
Siena 1469
Smerillo 1396, 1409
Spagna 1383
Spoleto 896, 1224, 1463
SS. Annunziata (chiesa) 1441
Struma 1177
Surmio 1177
Tanisio 1165
Tempio 1348
Tenna (fiume) 1270, 1278, 1380, 1407, 1429, 1443
Teramo 1438
Teranto 1263
Tivoli 1484
Todi 1472
Tolentino 1442, 1443, 1444
Torchiaro 1442
Torre di Palma 1278
Torre S. Patrizio (castello) 1414, 1416, 1443, 1444
Tronto (fiume) 1238, 1244
Ungheria 1308, 1339
Urbino 1444
Valle (contrada di S. Elpidio) 1453
Vallona 1425
Venezia 1170, 1250, 1255, 1260, 1280, 1396, 1435, 1443, 1498
Veregrano 1416
Verona 1409
Virtù 1380
Visconti Filippo 1445
Viterbo 1405
Volterra 1471

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