NEL TERREMOTO CON SPIRITO UMANO E CRISTIANO a dare lavoro ai disoccupati

Ai terremotati DARE LAVORO e liberare la pratica cristiana
Carlo Tomassini
Di per sé non è il terremoto la peggiore molestia per le persone costretta a sfollare dalle macerie delle abitazioni, perché è peggiore la molestia velenosa dello scoraggiamento. Se vi si aggiungesse la separatezza tra i volontari e tra gli operatori ufficiali, la situazione diverrebbe insopportabile. E’ naturalmente spontaneo scoraggiarsi quando gli aiuti chiesti e sperati o promessi non hanno efficacia, o sono tanto deludenti da sentirsi abbandonati. Un elicottero vola a prelevare chi fa lo sciatore e lo solleva. Non solleva i terremotati.
L’umile vicinanza servizievole e silenziosa fa condividere anche la solitudine interiore e l’isolamento sociale. Tra i preti c’è stata solidarietà perché quelli dei paesi svantaggiati d’altura sono ospitati nelle canoniche indenni di pianura, ad esempio presso il fiume Tenna. Le forme procedurali di gestione e di sicurezza non rendono meno preoccupati. Le persone maggiormente problematizzate sono quelle che per l’età avanzata e problemi di salute sono disabili. Per loro servono strutture e personale qualificato nell’aiuto specifico. La Comunità di Capodarco muove i collaboratori. Ad esempio, risolvono i bisogni immediati i medicinali prescritti dai medici. Di fatto è la fede il più grande movimento che ispira e regge l’unione morale delle comunità locali, per una “legge comune” che cristianamente non ha mai cessato a dare i migliori risultati. Chi ignora la fede comune disgrega il vincolo comunitario e non vuol valorizzare i vincoli famigliari che furono creati cristianamente.
L’emigrare è stato sempre un fenomeno penoso. Dopo la seconda guerra mondiale non meno di 150 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case per cercare alloggio altrove ed, oggi, altri ancora seguitano a farlo nei luoghi di guerra e di morte per fame. Necessariamente cercano nuove possibilità di lavoro e di vita. Il popolo cristiano è ispirato dalla Caritas a proteggere, assistere e condividere le situazioni difficili, con la preghiera, con la sensibilità ai problemi emergenti e con la disponibilità ad accogliere. Papa Francesco sin dalla mattinata del 24 agosto ha praticato e raccomandato la preghiera per condividere la consolazione degli addolorati perché Gesù si è sempre commosso di fronte al dolore.
Il senso di umanità, la fede cristiana chiamano alla sensibilità, al dialogo, all’aiuto dato a chi non può ricambiare l’aiuto. Gesù, da bambino, insieme con i genitori, per necessità di sopravvivenza, furono profughi in terra straniera, in Egitto. Poi, durante i suoi viaggi apostolici, chiedeva e riceveva ospitalità, ma si trovava anche di fronte all’ostilità di molti, fino alla Croce.
Per chi non ha più la sua abitazione e il suo lavoro è importante l’opera umana di riattivazione sociale ed economica che faciliti il riassorbimento dei traumi ed il rilancio dell’occupazione crea vitalità. Un dovere richiamato all’attenzione delle persone dal santo papa Giovanni XXIII impegna chi ha denaro a dare lavoro. Dovere sacrosanto dei cristiani e dei cittadini.
I sindaci dei comuni disastrati hanno ripetuto anche nelle trasmissioni televisive che sono paralizzati dalla burocrazia. Le soluzioni imposte come procedure non stanno rispondendo alle domande dei senzatetto rimasti emarginati nelle attività produttive. Non è : “Mangia e zitto!”

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Sani Maria Eletta monastero Falerone lettera cc. 240- 241

Sani Suor Maria Eletta cc. 240-241
< 25 febbraio \ Viva Gesù e Maria. A gloria di voi, mio Dio, Incomincio a scrivere e per obbedienza al vostro>
Ministro. La mattina del 5 del corrente mese, mi accadde che stavo nella camera, prima che avesse suonato il segno dell’andare all’orazione in comune. Io non so come fosse perché a me parve di andare insieme con le monache verso il coro per recitare l’ufficio. Vidi un mostro si serpente che stava con la bocca aperta alla porta del coro e quando le monache entravano in coro, dalle persone cadevano certe palle. E quel serpente se le inghiottiva. In quel punto capivo che quelle palle erano difetti che le monache commettevano per andare a recitare l’ufficio: chi mormorava, chi la sagrestana aveva suonato troppo presto, chi con accidia, chi con poca volontà, con tedio. Io vedevo il tutto, ma le monache non vedevano niente. Entrate che furono tutte le monache, già incominciava l’ufficio. Ed il serpente entrò per la stessa porta del coro e per tutte le monache, ad una ad una ci raccoglieva le imperfezioni e difetti che si commettevano nel recitare l’ufficio. Quando fu vicino a me, ebbi lume come l’amor proprio mi aveva ingannato. Vidi i tanti difetti che io avevo commesso nel recitare l’ufficio: tante distrazioni e dissipamento, tanta trascurataggine di non esser andata subito al tocco del campanello. Se mi trattenevo, dicevo: “ Oh, adesso non ho l’obbligo come le professe! ” Così mi lusingavo. Ma dopo di quella mattina, mai più, per quanto posso, ho usato negligenza. Il serpente, fatta la raccolta dei difetti, ne fece una bisaccia e poi se la mise sopra la schiena e disparve. Io, dalla paura tremavo e dissi forte, con la voce, senza che io mi accorgessi, invocai i nomi SS.mi e chiamavo la Madre Badessa che con l’acqua benedetta facesse il comandò al serpente infernale acciò fuggisse. La Maestra passata che stava vicino a me, mi chiamò e disse che aveva inteso molte parole che io avevo dette. Io conferii con il Confessore e … mi approvò che io lo dicessi in ricreazione, come per sogno. Così mi comportai, dicendo: “ Ai sogni non si deve dare fede. E le raccontai alle monache. Loro così lo appresero per sogno, ma fece tanta impressione che, spaventate del serpente, come sentono il campaneIlo, corrono in fuga in coro. A me parve cosa e lume di Dio, perché per me è servito di lume e ne piansi le mie mancanze e difetti. Il nemico, poche notti dopo mi fece il terremoto sul letto. Già mi credevo che fosse il terremoto: più lungo di un quarto. Chiamai la monaca vicino, se m(ai) sentiva il terremoto. E lei subito mi disse: “Non temete che il demonio vi vuole spaventare”. Siccome di questo io ne tremo, la mia debolezza sempre (è) spaventata dal terremoto, anche quando stavo nel secolo. Questo terremoto l’ha fatto più volte, però solo nella camera dove sto io. E lo sentiva anche la Maestra di quando ero educanda, perché la medesima risiede a dormire nella medesima camera. Fu detto alle monache se nessuna aveva inteso il terremoto, e tutte dissero di no, ché molte monache stavano sveglie, che non (c’)era stato di certo. Il Confessore mi dice che è il demonio per impaurirmi, e con queste paure mi farà male. Una monaca mi disse che raccomandassi ai Signore certi parenti, che stanno in Roma. Non mancai di pregare il Signore per queste creature; ma mentre facevo orazione iddio mi fece capire che la sua Giustizia stava adirata contro la Città di Roma e che non passerà gran tempo che le vuole mandare il flagello, onde Orazione per placare la sua Giustizia, acciò liberi quel popolo dal flagello. Un’altra notte mentre mi raccomandavo al Signore, vidi il demonio che carregghiava <=trasportava> le anime all’inferno, ed erano religiosi e religiose. Durò tanto tempo come se fosse stato un facchino che di continuo … … davanti all’Inferno. Ohimè! Mi servì di spavento perché vedevo che anche le religiose si dannano. La notte dell’11 (undici) il Signore si compiacque che io patissi molti dolori, non solo nell’interno, ma anche nell’umanità. Iddio mi fece intendere come (in) quella stessa ora un religioso, frate di san Francesco, commetteva molti peccati ed un omicidio. Ohimè! la gran pena che al mio spirito fu! solo Dio lo sa. Ed accadde che voleva uccidere più di una persona e tra le altre una giovanotta. La mattina fu saputo per il paese che un frate di san Francesco aveva tirata una pistolata ad una giovanetta e che la notte fu comunicata la povera giovane. Insomma il caso è accaduto ed il frate è stato preso, benché era fuggito. Ed ora sta in carcere e la giovane morirà perché le palla gli è entrata nell’inter(no): cosa veramente degna di piangere. Peccati, sopra peccati, disgrazie per quella povera giovane e la madre non ha altra figlia che quella, di ottimi costumi. Circa poi di quello che mi … V(ostra) R(everenza) del mangiare: sempre e tanto io mangio e provo la carne, ma lo stomaco non la vuole, sempre con una indigestione. Ho fatto il precetto condizionato come mi scrive V. R. (e) il disturbo esterno poco si conosce, mi (di)sturba lo stomaco e mi fa impallidire nel viso. Ma questo poco importa. Io seguito a fare l’obbedienza sin tanto che Dio lo vuole. Io, dalla novena della Purificazione in qua … patisco gran dolori come gli accennai, ma nel cuore è di continuo che più volte quasi, sono restata mezza morta. Le monache mi vedono che io sto mal ridotta e ho perso il colore in faccia. Già mi voleva portare dal medico. Io dissi, in segreto, alla Badessa: ” Il mio male non è niente, ma è croce che il Signore mi vuole dare”. La Badessa si quietò, ma le monache con la Maestra delle novizie hanno importunato la Madre Badessa che mi facesse andare dal medico, che io dovevo ubbidire perché loro non mi volevano vedere morire in piedi. Alla fine mi è convento andare dal medico che mi vide sbattuta e subito mi ordinò varie cose e che poi mi avrebbe cavato sangue. La sera obbedii all’in.
(La)mattina mi raccomandai al Confessore che lui sa (il mio) male e che perciò mi aiutasse. Lui ha pensato (a ri)mediare, giacché le monache non si vogliono quietare, … disse una parola al medico che non mi ordinasse (nien)te, perché i rimedi umani li ha veduti, che ogni volta mi hanno fatto maggior male, e perciò questa era una croce che Dio mi voleva dare e con questo si (sono quie)tate tutte. Bensì si passano delle croci ed io ne vado di mezzo. (Sia) benedetto Dio. La prego di riverirmi la Angiolina con pregarla che preghi il Signore per la nostra lite, perché si sta con gran timore e se si perde il monastero, e sto per carità: se il Signore gli dà qualche lume, me lo scriva che io gli prometto la segretezza. Io feci sentire la sua Lettera al Confessore e mi impone che lo riverisce. Circa dello scrivere alla Baldinucci, non ne scrivo, né bene, né mai; alla contessa, di rado gli scrivo e mi porto in maniera che di me stessa non scrivo cosa veruna e nemmeno ad altri, perché non ho tempo. Scrivo qualche volta al P. Eusebio, in qualche occasione necessaria, ma non cose di anima. Ho pregato Gesù che mi desse lume, se era volontà sua che io faccia questa astinenza, che i cibi così mi fanno male, di carne. E ogni volta che mangio la carne, sempre sto più male di stomaco. Ma Dio mi fece capire che sia volere suo che io non mangi carne. Ogni volta mi ci sento una quiete interna. Se poi mangio la carne, mi pare di disgustare Dio e di dare qualche gusto alla gola, benché dopo lo pago con gran dolore di stomaco. Ma mi quiete perché f(acci)o l’obbedienza. Lo dissi al Confessore e lui mi disse: “Scrivetelo al P. Aloisi perché lui si moverebbe a compassione”. La Maestra che dorme” nella (mia camera) e mi sente che la notte travaglio, mi impone che scriva a V. R. e prenda questa licenza di stare qualche notte di non andare a letto perché mi sente che io peno assai. In questo mi rimetto al suo comando.
Più volte Dio mi usa misericordia nella Comunione di ristorare l’afflitto mio spirito con la sua reale presenza, in un modo come se il sole entrasse nel mio petto e qualche volta gli richiedo che mi trasformi tutta in lui e che mi dia forza di soffrire, ma che tocchi il mio cuore tanto addolorato e mi sento come raddolcire il dolore nel cuore. Circa della purga di spirito, sempre mi pare che cresca perché nel fare orazione mi trovo talmente lontana da Dio e nelle tenebre di me medesima che più volte mi trovo come perduta o . Non so come spiegarlo, perché mi trovo sola nell’essere di me stessa. Vado cercando Dio perché temo di averlo perduto. Ma di questa sorte di cose, solo a voce si potrebbe capire perché (in) quante sorti e in quanti modi si trova lo spirito: mi trovo con una somma afflizione interna. Io vado crescendo in difetti e imperfezioni, iniquità. Richiedo la sua santa Benedizione e preghi il Signore che gli converta a lui perché temo di non divenire un Giuda, discepolo di Gesù traditore. Richiedo se può la risposta presto perché mi pare di vivere ingannata.
/ Ceralacca ed indirizzo / Al molto rev.do Padre sig. padrone colen.mo – Il P. Giacinto Aloisi della Compagnia di Gesù – Perugia per Città San Sepolcro.

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Maria Eletta Sani lettera cc. 235- 236 Falerone monastero

SANI Suor Maria Eletta cc. 235-236(foglietto) – 237
Viva Gesù e Maria
A gloria di voi, mio Dio, incomincio a scrivere e per obbedienza del vostro Ministro. Non mancai di leggere la sua lettera al Confessore, dove lei mi impose che lo riverissi da parte sua e che lo ringraziava, mi fece il comando dell’obbedienza; ma che pregassi il Signore che se lui voleva questo mio patire per mangiare che io glielo offrissi, e che facessi quello che potevo perché lui non intendeva di farmi forza …. tanto che poi dovermi fare male, perché lui restava capace che quando uno stomaco indebolito e per tanti anni avvezzato e assuefatto ai cibi non di sostanza e pochi, è difficile a poterlo rinnovare e perciò mi comandò che assaggiassi un pochino di tutto, ma non intendeva che io ne mangiassi per farmi male, come mi accadde. Perché ne mangi poco, peno per la digestione che non posso digerire e Dio solo sa quello che ci patisco. Sia fatta la divina volontà. Non manca il nemico di molestarmi, ora con suggestioni interne di farmi dubitare che non sia stata volontà di Dio, che io mi sia fatta religiosa per le mie incapacità e ignoranza e vita imperfetta e mali costumi, incapacità perfezione. In questo però è tutta verità, perché per verità io mi riconosco di non essere capace, e né di abilità e né di virtù che deve regnare in una sposa di Gesù Cristo. Ohimè, alle volte mi pare di tremare di spavento perché mi apparisce che il mio vivere e fine della vita sia da disperata e morire impenitente e benché mi aiuti di pensare alla bontà e misericordia di Dio, pure mi sento che tanto più una ha ricevuto grazie e misericordie da Dio quando non se ne approfitta, la divina e giusta giustizia fa vendetta e da me stessa mi condanno. Poche notti fa mi assalì il nemico per strozzarmi alla gola. Subito invocai i Ss.mi nomi di Gesù e di Maria e fuggì. Questa setti mana passata i….. una monaca prese dispetto che dicessi (varie) … … … la medesima aveva sfogato, e che io lo dicessi, a u . . . (mo)naca acciò Io dicesse alla Badessa siccome la superiora . . . . . ripassata, a tutte le mona(che); ma io non mi ci. trovai e non sapevo nulla, né avevo parlato. Questa religiosa si sdegnò contro di me a segno tale che dove mi vedeva, mi fuggiva, e non mi parlava ed io intesi varie cose, che si dicevano, che io l’avevo scandalizzata e che la santità si vedeva, insomma molte cose … A me poco fecero senso le dicerie. Solo mi fece gran pena il vedere che non mi parlava e nemmeno mi rispondeva. Per me fu uno scompiglio ché il demonio mi suggerì mille tentazioni e due giorni piansi quasi sempre. Tutto però contro di me stessa che io ero venuta in questo monastero per tenerlo inquieto; ma non son cose da potersi ridire, in che odio di me stessa, perché vedevo lo scompiglio che vi era, che quella monaca neppure fece la Comunione, bensì il Confessore con la Badessa e Maestra e altre monache tutte mi gridavano acciò non mi affliggessi perché questa era opera del demonio per disturbare a me e acciò mi pentissi di essere monaca. E mi dicevano: ” Su, state allegra e non vi inquietate perché voi non gli avete fatto nulla”. E così il Confessore mi riaffermò; ed io davanti a Dio non mi conoscevo rea, non mi dava rimorso di coscienza. Neppure il Confessore volle che me ne accusassi … Bensì dissi alla Badessa e Maestra: “Io sono pentita di essere monaca, perché il Signore mi chiamava, monaca volevo essere, bensì se tutte queste dicerie che mi si fatte, dopo che mi sono vestita, mi fossero accadute prima, per maggior quiete e consolazione delle monache, sarei uscita e mi sarei fatta monaca in un altro monastero. Ma per bontà della superiora mi disse: “Noi siamo contente e perciò voi state contenta perché questo (è) il demonio che gira e va intorno a noi, ora per un verso e ora per l’altro. Non gli date udienza”. Ma per me poco ci vuole ad accendermi di odio contro me (stes)sa: qui sempre va a battere. Poi mi vedo che vivo tanto ingrata verso Dio che quando è la sera, ora dell’esame, altro non vedo che difetti e rimorso di coscienza, perché questa è una vita è un vivere che sempre di incammina … con la obbedienza la … … … si sta due ore in coro e poi si ritorna in coro, e poi si … … si ritorna in coro alla Messa e poi a dire le Ore … … e poi l’esame; si va a tavola, alla ricreazione, poi … … e poi si dice Vespro e poi (si) fa la Via Crucis, un’ora di silenzio, e poi si ritorna in coro due ore continue, insomma quando è la sera, per fare l’esame non trovo se non che ingratitudine le opere devote male fatte. Ohimè, se un Turco ricevesse tali grazie, quanto di più amerebbe Dio, di più di me!
Circa del mangiare in me la mortificazione non si trova perché mangio poco, perché non posso dì più, e la gola mi tirerebbe di mangiare carne e cose buone, ma se le lascio e me ne privo viene perché Iddio mi ci dà questa croce di penarci e di starci male e più volte mi viene di rigettarlo fuori con vomiti. E le monache se ne avvedono e gli fa compassione; ma io sempre gli dico: “ Non mi fate cose particolari”. Circa poi di quello che scrissi al P. Bianchi, fu che, trovandomi agitata, dal demonio che tutta la notte mi stava agli orecchi con dirmi che l’essermi vestita in questo monastero, mi ci sarei dannata e vissuta disperata e molto (ar)rabbiata e poi il battimento del cuore mi causava la febbre. E la Maestra con le monache mi facevano stare a letto e dal medico mi fu(rono) ordinate alcune medicine: mi facevano piuttosto male che bene, e mi accadevano tremori per tutta la vita. Quando mi sentivo (at)tirata con lo spirito a Dio, quasi restavo svenuta perché io dubitavo che mi potesse succedere’ in presenza della Maestra delle novizie che finora non si è mai accorta; solo la Maestra di quando ero educanda che anche adesso presentemente si
con me, finora mi tiene segreta: solo quei moti febbrili non sono potuti essere celati. Se fossi stata in arbitrio di questa non avrebbe fatto prendere alcuna medicina. Ancora dubitavo che fosse opera del demonio per farne accorgere le religiose. La risposta del P. Bianchi fu che mi diceva che non era cosa del demonio, ma di Dio: che mi quietassi e che procurassi di fare apprendere alle monache e alla Maestra che erano effetti isterici e che non prendessi medicine, che dicessi che ero sicura che mi avrebbero portato pregiudizio. Il Confessore era dello stesso sentimento, ma … restavo quieta perché facilmente si mutava come mi è successo più volte … … avermi assicurata. Dicevo che poteva essere … come il non dormire la notte per non farmi trovare … … (at)ti comuni perché la Maestra più volte non mi ha fa(tto) con le altre perché sentiva che la notte poco dormivo, ma … … stata per fare un atto di obbedienza, mi sarei alzata per trovarmi con le altre, come f(acci)o presentemente, che mi alzo con le altre. Se io feci questo passo con il P. Bianchi fu perché da V. R. non avevo risposte, che fu quando il postiglione fermava le lettere e poi ancora io avevo preso ombra che V. R. si fosse unito con il P. Eusebio per farmi restare qui e che non fosse volontà di Dio che io mi facessi monaca in questo monastero. Trovandomi con tutti questi impicci, ne scrissi al P. Bianchi, ma non palesai il dubbio che avevo preso di V. R. In questo mi rispose che quando il monastero era tale quale mi era stato mostrato in spirito, ne stessi quieta che era volere di Dio che io restassi qui. Non ho potuto fare orazione il giorno dopo, bensì non mancherò il giorno della Purificazione di fare orazione per quel che desidera V. R. giacché in questo non posso metterci altro da lei richiestomi circa i difetti, virtù e regole, mi riporterò in un’altra lettera. La Madre Badessa la ringrazia
…… il Confessore finisce il … … a maggio e si tiene per certo che si muterà dovend… anche degli altri. Richiedo la sua santa Benedizione.
La Maestra non l’ho salutata perché non so quale sia: se sia la presente delle novizie oppure la passata cioè delle educande che abbia potuto metter su il Confessore a permettermi le stra(nezze) che V. R. dice ed io non capisco: che sia stata quella delle educande non sono sicura che non ha parlato. Se poi è stata quella delle novizie io non lo so perché questa sempre vorrebbe che mi si facciano cose particolari per mangiare, contro il mio genio. Richiedo e desidero se V.R. mi dà licenza di visitare la Madonna in tutte le stagioni scalza giù nell’orto; poi desidero di fare una mortificazione: siccome vedo che il mio naturale ci ripugna, si è che qui in coro ci si tiene le concoline (=bacinelle ) dove le monache ci sputano ed io vorrei prendere un sorso in bocca. Lo farei in privato acciò nessuno lo vedesse, ma senza la licenza dell’obbedienza non l’ho voluto mai fare, bensì la licenza desidero per sempre.
/ Ceralacca; indirizzo / Al monto rev.do Padre padrone colen.mo – Il P. Giacinto Aloisi della Compagnia di Gesù – Perugia per Città San Sepolcro.

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Maria Eletta Sani lettera cc. 233- 234 Falerone monastero

Suor Maria Eletta cc. 233-234
Veramente ha mille ragioni di querelarsi di me, non avendole dato altra nuova che quei pochi versi in secco. Mi creda che non so come mi scrivessi, essendo arrivato il sabato e il venerdì dovevo andare dal Confessore e la M. Badessa voleva mandare via le lettere. Solo mi appagavo di dargli nuova del mio arrivo. Il che, io ci sto contenta e volentieri. Circa il vestirmi, se stesse a me, mi vestirei oggi, però sto al comodo di tutti loro altri. Però io sto sempre in ordine. Le monache temono che io non ci stia contenta riguardo alla mia poca virtù, né spirito di saper dissimulare. Se alle volte si patisce nello spirito, la mia debolezza subito lo dà a conoscere. Bensì dico che io sto bene. E’ il mio solito naturale di non essere capace di allegrie nemmeno di fare cose d(a) tenere sollevate le monache. Quando sta male la parte più nobile del corpo, che è l’anima, il corpo e l’umanità mia è tanto debole che subito si abbatte. Vengo con tutta sincerità e lei ne sarà capace. Con tutta segretezza senta quel che mi accadde sul principio. Siccome io provavo quella croce interna nello spirito, mi faceva stare abbattuta e le monache per la gran carità e amore che mi portano tutte, dubitavano che io stessi male e mi fecero andare dal medico. E mi ordinò certi Boruncini i quali mi valsero a fare schiattare per lo stomaco. Allora sì che mi fece stare poco bene. Ma ora mi ritrovo bene e contenta. E’ la Religione mi piace e niente mi sem(brerà) cosa difficile per il mio genio. Solo temo di me stessa, di non essere capace agli uffici della Religione. Ma spero in Dio che lui mi darà aiuto e anche la carità di queste madri. Lei dice se abbiamo ricevuto i Breviari; ma noi non abbiamo ricevuto niente. Circa del mio viaggio, gliene parleremo, ma fu penato per risolversi con tante contrarietà e pianti di tutti. E poi per la strada, in un fosso di là dal Chianti, ci si volle affogare il cavallo e l’uomo della soma. Non posso riferire quante fu penato … si penerà. Suor Maria Geltrud(e) mi dice se dove lei abbia inviati questi Breviari, come ci dice nelle lettere della Madre Badessa. Lei ne avrà tutto il pensiero, la dote già lei sa, che vuole essere in ordine per quando mi ho da vestire; perciò mi raccomando alla sua carità e per fine resto con salutarlo da parte di tutte queste religiose ed insieme io. La prego di raccomandarmi al Signore che io, benché indegna, lo farò e lo f(acci)o di continuo per lei.
Falerone 23 giugno
/Ceralacca; indirizzo di grafia altrui / Al molto rev.do Padre padrone colend.mo – Il P. Eusebio da Monte Santo Cappuccino Missionario Apostolico – IESI per MONTE NOVO

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Maria Eletta Sani lettera cc. 231- 232 Falerone monastero

Sani Suor Maria Eletta cc. 231-232
Falerone 1 gennaio 1753
Viva Gesù e Maria
Prima di ogni altra cosa sono costretta dalla Maestra Novizie (a) pregarla di farle la carità di raccomardarsi agli Angeli ché ha deliri una sua sorella, che da sei anni in qua si ritrova impazzita. E al principio faceva cose tali che pareva fosse invasata dal demonio, poiché oltre al disprezzo che faceva alle cose spirituali, diceva anche bestemmie; (ma) poi si è rimessa non dicendo, né facendo tali cose. Solo si ritrova in letto dove si suppone che sia una grazia fatta dai Signore per quiete di queste religiose. Pure la detta sorella desidera che il Signore, prima di morire, le restituisse il cervello e la sanità della mente, acciò almeno potesse ricevere i Sacramenti.
A gloria di voi, mio Dio, scrivo e per obbedienza del vostro Ministro. Non mancherò di (av)visare la M. Badessa acciò con più attenzione, di sigillare le mie lettere: in fretta perché io gliele do quando viene il postiglione che non ha tempo. La prego per carità di riverirmi infinitamente da (mia) parte la Angiolina, ché sempre mi viene in mente lei nell’orazione perciò ella faccia il simile per me. In una lettera dii V. R. mi richiede se provo più quelle pene nello spirito come quando stavo in Macerata. Ma ora gli dico che allora erano cose deboli a paragone di adesso, (perché), pure quando ricevevo qualche raggio di luce, mi sollevava. Ora non è più così perché adesso, se Dio non mi desse la fede, già. mi crederei di essere un’anima dannata, di essere separata da Dio. Il mio spirito si trova in una somma oscurità e non ne vedo che lo stesso spirito in tenebre e imperfezione. Ohimè, che altro dire? Dio sa come sto. E mi è cresciuta la pena nello spirito e unita l’umanità che per tutta la vita resto scroccata nelle ossa e mi dura quattro o cinque ore continue che non mi posso muovere e resto come stroppia. Le monache mi ci burlano ed io per scherzo e bur(la)…/ …. /..Mi si ritirano le ossa e se ora si prende per scherzo, ma se mi … la notte spasimo di più. E la notte di Natale, prima di Mattutino e nel sentire la Messa, quando il Sacerdote profferì le parole “Gloria in excelsis Deo” mi sentii rapire lo spirito e non so come mi parve di trovarmi e di sentire una moltitudine di Angeli che profferirono “Gloria in (excelsis Deo) e (fece) una forza lo spirito che, dopo ritornata in me, restai gelata e stroppia che la Maestra di prima, che ha pratica alle mie miserie, mi fece la carità di mettermi a letto ed ho travagliato tanto notte in fila e cento volte, più il desiderio di unirmi con Dio di quello di quando stavo a Macerata. E’ cresciuto di più perché adesso il mio spirito va come un uccello smarrito che va in cerca d(el) suo nido. Il mio spirito va di continuo cercando Dio e vado dicendo: “Dove siete, mio amato sposo, che così sola abbandonata e sola mi lasciate?” Non so se mi sono spiegata bene. Scusi la mia trascurataggine e ignoranza se accett(a) la licenza di parlare con libertà: (è di necessità). Se riuscirà che venga il P. Bianchi a darci gli Esercizi … poi non mi rimorde la coscienza, se scrissi al P. ‘Bianchi perché il Confessore mi ci diede la spinta e mi stimolò a farlo e mi ci fece scrivere lo stesso suo sentimento perché il nostro Confessore conosce il detto P. Bianchi.
Circa poi del mangiare e del dormire, io vado a letto, benché si pena assai. Iddio solo lo sa. E per compassi one il 27 nel sentirmi così penando mi diede licenza di (non) andare a letto. Ma ora ci vado e penso come Gesù stette in Croce, perché il Confessore e V.R. volle(ro) così: io mi rimetto alla sua obbedienza. E (anche se-?) mi si scalda il letto, eppure me Io piglio perché così vuole la santa obbedienza. In quanto al mangiare, mi forzo e provo quasi di (tutto) benché qualche volta mi (turba) lo stomaco con dolori … Dio lo vuole… … … riconoscere la santa Volontà di Dio della santa obbedienza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . e la carne …. pesce e ovi nemmeno. A casa lo mangiavo di rado e poca quantità la (provavo). E il P. Scaramelli mi ordinò che mi forzassi di provare un cucchiaio di minestra acciò lo stomaco si avvezzasse, per via se io entravo in monastero e così me la passava. Io ho mancato di dirlo, stante che credevo che V. R. lo sapesse; onde credo che se il Signore mi ha stabilito in questo monastero ci concorrerà di farmi nella Professione. In quanto che lei mi dice possa essere opera del demonio, io spererei . . ./ …. /…. cerca di provare tutto; (alla prova) delle uova perché non posso finirlo di mangiare. Io perciò credo che la maggiore ammirazione (si) possa, dare sia il mangiare poco di ogni cosa: obbedendo mi forzo di mangiare di più di quello che mi richiede lo stomaco. E più volte ho detto alle monache: ” Bisognerebbe che io avessi un corpo di botte per mangi are tutta questa parte. “ Se mi carico troppo mi ser(ve ) di un travaglio continuo e lo stomaco non lo vuole digerire, benché ne mangio pochissimo. Prima, a casa, mangiavo dei frutti e qui pochi ne posso mangiare, neppure di questi. Quasi mai sento gusto nei cibi, con nausea li provo, ma, dopo che ho avuto l’ordine (sia) di V(ostra) R(everenza) che del Confessore, mi forzo di provarlo. Non mancherò di dire al Confessore e alla M. Badessa che mi facciano il comando come V. R. mi dice, che il mangiare non mi abbia a turbare. A me pare che il demonio ci si vada impicciando per inquietarmi in vari modi: uno dei quali che mi è accaduto adesso, ed è stato che una religiosa di questo monastero, per non avere comodo di parlarmi, mi scrisse una lettera dove mi diceva che io ero l’ammirazione del monastero con il trattare con la Maestra di quando ero educanda, la quale si ritrova a dormire e a lavorare nella medesima camera con me e mi ha fatto tutto in mancanza della Maestra delle novizie che è vecchia e la medesima richiese alla Badessa di farla rimanere acciò potesse supplire dove essa non poteva. La detta monaca che scrisse voleva che io avessi operato per far uscire la Maestra delle educande perché le monache mormoravano, a detta di questa, e per indurmi a fare tale passo (mi) diceva vari difetti e che io non mi fidassi perché non (mi) era (facile-?) se mi fossi accorta qualche cosa sopra la mia persona e poi tante altre cose che tralascio. E poi mi fece la descrizione …. noviziato di questa religiosa, dove io non lo conosco, in sette mesi che ci tratto; anzi potrei prenderci bene sentimenti di perfezione. La detta monaca che mi scrisse, mi proibì di non parlarne con nessuno e specie contro questa di cui mi parlava. Mi portò qualche turnazione. Non potei farne di meno di non palesarlo con la Badessa, tanto più che questa poteva avere cognizione se era vero che le monache si ammiravano. Ed essa mi disse che assolutamente non erano vere queste ciarle, ma tutta immag(inazione) … (per) tirarmi ad unirmi con essa avendomi fatto offer(ta) …. (ci) bisognava regolamento su come devo comportarmi con vivere nella comunità. La mia Badessa mi proibì che io non parlassi perché avrebbe causato qualche disturbo nella Religione.
Io poi lo dico con V. R. perché conoscer(ci) se veramente sia cosa ordita dal demonio, come mi dice la superiora. A me cagionò questi effetti di una somma turbazione e agitazione di uscire prima di fare Professione, benché ero novizia, di andare in un altro monastero, perché io, stando qui, venivo a disturbare e dare ammirazione a tutte le monache, perché così stava in quella lettera e che sarebbe stato disturbo in rimediarvi. Bensì la Badessa mi comandò che io parlassi con questa monaca e (le) dicessi che io mi ero fatta monaca per servire Dio e che io volevo vivere con santa libertà e che non volevo fare passo veruno di ciò che mi diceva, ma che io mi rimettevo a quello che aveva fatto la Badessa del (monastero); che io non mi fida(ss)i non temevo di nulla, credo / … / ….. io perda (tempo) con mille maniere. Richiedo perdono e non si inquieti ché io spero di obbedire con l’aiuto di Dio. La sig.ra contessa Pallotta (Ira) riverisce e mi impone che gli dia nuova che ella va dal Padre Ministro a confessarsi con soddisfazione. Richiedo la santa Benedizione. Prego continuo Dio per V. R. e per tutti. La Comunione la f(acci)o solo quando il Confessore vuole che la faccia.
/ Ceralacca; indirizzo di grafia altrui / Al molto rev.do Padre padrone colen.mo – Il Padre Giacinto Aloisi della Compagnia di Gesù – Perugia per Città San Sepolcro.

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Maria Eletta sani lettera cc. 229- 230 Falerone monastero

SANI Suor Maria Eletta cc. 229 -230
15 dicembre <1752>
Viva Gesù e Maria
A gloria di voi, mio Dio, scrivo e per obbedienza del nostro Ministro.
Al 13 del corrente mese, ricevo una sua dove sento che mi richiede le cose del P. Bianchi. Gli dico, con sincerità, dopo che con sicurezza seppi da V. R. che non poteva venire a darmi gli Esercizi, con l’obbedienza del Confessore scrissi al detto P. Bianchi se voleva venire a darmi i santi Esercizi; dove che mi rispose che con tutta carità sarebbe venuto e che gli dispiaceva di essere impegnato nella fabbrica, ma che quest’anno venturo, per la mia Professione sarebbe venuto a darli, sia a me che a tutte le religiose. Con questa occasione è facile che io mi ci aprissi in qualche cosa, ritrovandomi tanto combattuta e inquieta, come sapeva V(ostra) R(everenza) In un’altra occasione gli scrissi quando non avevo più nuova di V(ostra) R(everenza) e né risposte. Non so per quale motivo mi dica, mi proibisca che io non mi apra né con la Maestra, né con altri, solo con il confessore. Posso dirgli con tutta sincerità che con la Maestra non mai ci ho profferito parola e nemmeno con la nipote del P. Eusebio, benché della Maestra mi abbia interrogata più volte per sapere la causa per cui non posso dire forte nel leggere e salmeggiare, contuttociò mi ha voluto scoprire la cagione e poi altra interrogazione alla quale io ho risposto in modo disinvolto, senza mai far capire ciò che passa nel mio interno. Solo la Maestra di quando ero educanda, la quale parimenti si ritrovò a dormire con me, nella stanza del noviziato, come V. R. sa, ha potuto vedere ciò che mi accadde nell’esterno e più volte mi ha fatto la carità di alzarsi per darmi aiuto, acciò non fossi né sentita, né veduta dalle altre, come mi accadde nel mese di ottobre che fui assalita da fieri assalti diabolici. che mi balzavano fuori dal letto 7 volte e la detta da se stessa penetrò che fosse cosa del demonio ed ella mi sollevò e cercò di aiutarmi e mi insinuava di invocare la Ss.ma Vergine e mi diede il legno della Santa croce che mai più me l’ho levato di dosso. Mi sono accorta che più volte ella si è avveduta di ciò che mi accade: non essere cosa d’infermità, né effetti, naturali, avendomi detto più volte: “Figliola, corrispondete ai benefici che il Signore vi fa.”
Ma intanto io non gli ho detto e scoperto ciò che passa in me e sempre con una somma segretezza e attenzione acciò non si accorgessero le altre monache. Circa poi (a)i mangiare, non c’è cosa nuova perché lo stomaco mi si è sofato <=?stufato> ai cibi non di sostanza, perché a casa me la passavo con pane e poca frutta. Vero è che il P. Scaramelli volle che io provassi a mangiare un cucchiaio di minestra di carne e lo facevo, ma non sempre; onde io qui mi sono raccomandata alle monache che per me non facciano cosa particolare, quel che corre per la tavola e più volte ho mangiato qualche cucchiaio di minestra, mi ci sono forzata, ma l’ho pagato con gran travaglio di stomaco e le monache per compassione me la facevano con l’acqua, perché il solo odore di carne e di polli, quel (tanfo) mi causa un disturbo di stomaco grande. Una volta la Maestra volle che io pigliassi un uovo e lo rigettai. Il pesce lo stento per la digestione; onde io dal Confessore mi ci diede la Benedizione di mangiare solo pasta cotta e frutta e qualche poco di formaggio e legumi, erbe e salumi. Di questi pure poco ne posso mangiare. Intanto io fo caso che dia ammirazione, essendo vita comune, ci è una somma carità, per tutte. In questo mi regolo con la sua obbedienza, se come devo contenermi, e con il Confessore. La M. Badessa si raccomanda alla sua carità di far pregare il Signore perché la causa della lite, è facile che la vincano le monache, ma (da) parte contraria si vuole riappellare in … Rita(?); onde per carità faccia fare orazione dalla Angiolina se qual sarà la volontà di Dio perché alla M. Badessa si dice che sarebbe meglio la permuta del Monastero; ma ci vorrebbe gran spesa. La prega a darci qualche risposta per consolarla … La riverisce come anche il Confessore.
Circa del mio interno, la passo come gli scrissi l’altra volta, solo che nella novena della Concezione mi accadde lamentandomi con Dio di questo dolore del cuore, perché mi impediva talmente il respiro che nemmeno potevo camminare, ma Dio mi fece capire che così voleva la sua volontà che dovessi accettarlo o che dovessi esercitarmi in dodici virtù per “apparecchio della Madonna”. Il giorno della SS.ma Concezione, dopo la Comunione, ebbi lume come il solito, che la SS.ma Vergine in quel giorno, in Cielo, rinnovava una somma gloria, a tutto il Paradiso, e che …. in terra rinnova maggiore protezione ai suoi devoti.
Non manchi di pregare per tutti e per l’ordine che V(ostra) R(everenza) mi impone, così mi intesi parlare con queste locuzioni interne, che quest’anima di Angelina si fosse aperta con V. R. essendo così volontà di Dio. Così Dio mi diceva e che dalle Scuole pie si darà qualche tempo, così ma poi sarà provveduto, bensì si tiri avanti che è gloria di Dio e vantaggio delle anime. Più volte mi accade che il Confessore all’improvviso giorni che non mi tocca la Comunione, mi chiama e mi dà la Comunione. Io che mi trovo senza ‘apparecchio’ o di essere certa che non c’è Comunione, non ci penso e all’improvviso mi vuole comunicare, io senza replica l’accetto; ma è tanta la pena interna che con il mio Dio, esclamo che dia lume al Confessore, acciò non mi dia la Comunione e dico: “Signore, non ci venite dentro di me, essendo un luogo di tutte le immondizie” e tanto la confusione è piena, ma al Confessore non dico le pene che provo. Richiedo la sua santa Benedizione.
/Ceralacca ed indirizzo di grafia altrui / Al molto rev.do Padre padrone colen.mo – Il Padre Giacinto Aloisi Compagnia di Gesù – Perugia per Città San Sepolcro.

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Maria Eletta Sani lettera cc. 226- 227 Falerone monastero

SANI Suor Maria Eletta cc. 226-227
Falerone 4 dicembre <1752>
A gloria di voi, mio Dio, incomincio a scrivere e, per obbedienza del vostro Ministro. Mi ritrovo con tre spine al cuore che mi pungono e mi danno tormento: una è che mi trovo con la tentazione; la seconda è la cognizione di me stessa; la terza è che mi trovo senza spirito di fervore, dove questi giorni dovrebbero essere di gran fervore, ritrovandomi nel principio del noviziato. Più vivo e più cresce la cognizione di me stessa. Oh, come mai adesso scopro tanti e innumerabili difetti? dove mi apparivano virtù ora vi scopro i difetti. Come sono io vissuta? Forse ero matta e senza cervello che così mi ingannavo. Mi pareva di avere la cognizione di me stessa e di Dio e di avere la fede e la speranza e l’amore. Ora, ben mi avvedo che mi inganno, perché io sono peggio di un turco e un’infedele e una pessima creatura incapace di fede, di speranza e di amore. Temo che in me vi sia restata qualche radice di quei peccati. Non so come (io) fare. Mi trovo lontana dalla mortificazione. E sento nel P. Rodriguez che la mortificazione deve essere unita con l’orazione. Ohimè, come mi trovo! Non so più trovare Dio. Oh, che pena! Oh, che croce, tutta l’ho di me stessa. Temo che il mio sposo Gesù non mi abbia lasciato per le mie infedeltà. Mi viene in mente che accadde più volte che gli sposi e le spose terrene, dopo sposati, gli sposi vedendo che le spose sono brutte e infedeli verso gli sposi, lo sposo se ne va lontano paese e lascia la sposa. Temo che, per la mia infedeltà di difformità, l’amato mio sposo Gesù mi abbia lasciato e si sia allontanato da me sua infedele serva e sposa. Io scrivo per obbedire perché la mia Superiora vuole che scriva a V. R. perché è un lungo tempo che non ricevo più le sue lettere. Desidero per carità qualche risposta.
Sopra la nostra lite, se il Signore ha dato lume all’Angelina, perciò ci avvisa qualche cosa, ché la mia Superiora sta con gran desiderio (del)la sua risposta. Io poi gli scrissi una lettera in cui la data era (il) 18 del mese passato. Non so se l’abbia ricevuta. Temo che V(ostra) R(everenza) stia poco bene, oppure l’assistere alle anime buone che ha trovate costì gli fa scordare le anime scellerate come son io. Ma i santi in questo mondo andavano più dietro ai cattivi, per convertirli, che alle anime buone. Giorni fa subito che facevo la Via Crucis in coro, con tutte le altre religiose, rimirando un Crocifisso, mi sentii un tocco internamente, come se Gesù crocifisso mi avesse parlato, dicendomi queste stesse parole: che per amore mio stava in croce con il costato aperto, tutto grondante di sangue. Mi compunse di tale maniera che mi fece piangere. Temevo perciò che la mia ingratitudine e infedeltà fosse(ro) la cagione del grondare di sangue. Mi trovo in uno stato da far piangere le pietre, perciò dirà a questa Angelina da mia parte, per carità, che mi raccomandi al Signore, che giacché non lo amo mi dia la morte. Dico e desidero la morte; ma, ohimè, che spavento il comparire al tribunale di Dio. L’andare in coro o per dire l’Ufficio divino, oppure per fare la meditazione in comune, per me è un tormento di un tedio che ci sto come il cane alla catena. Io prego per tutti anche per V(ostra) R(everenza) ma non sono esaudita. Per fine richiedo la santa Benedizione.
/Ceralacca; indirizzo di grafia altrui/ Al molto rev.do Padre padrone colen.mo – Il Padre Giacinto Aloisi della Compagnia di Gesù – Perugia per Città San Sepolcro.

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Maria Eletta Sani lettera c. 225 Falerone monastero

Sani Suor Maria Eletta cc. 225-226
/18 novembre 1752/
A gloria eli voi, mio Dio, incomincio scrivere per obbedienza del vostro. Ministro. Riceve una sua alli 8 di novembre da V. R. scritta alli 30 di ottobre. Ne ricevo un’altra al 15 da V. R. scritta al 7 del corrente mese dove mi dice che per la regola della perfezione leggere ‘L’esame della Religiosa in solitudine’ del P. Rodriguez, come farò. Ma, ohimè … che la mia mala vita farebbe piangere le pietre. Ora sì che scopro tutte le mie iniquità e imperfezione: quanto fa differenza tra il desiderio e quando è venuto all’effetto il desiderio, che differenza fa! Ora mi trovo così agitata, non so però se sia cosa diabolica, oppure della mia pessima inclinazione e perversa natura, perché prima Dio solo sa quello che io ho provato per essere Religiosa, ché se pio pensavo di essere un(a) sedi a di bot(te) purché fosse stato nella religione, mi crepava il cuore dalla grande contentezza, ma ora mi sono mutata di tale sorte che la Regola mi dà pena in tutte le cose: la regola della vita comune, non ci penso perché mi spaventa il campanello che mi chiama; la santa obbedienza mi dà un colpo che mai vorrei sentirla: se mi chiama di andare in coro, non ci vado contenta, anzi mi (af)fliggo; con tedio ci sto, se per andare a tavola a mangiare, ci vado ma dopo mi sento un rimorso, rammarico e pentimento perché mi pare di soddisfare alla gola e al gusto e non alla mortificazione. Non posso finire di esprimere la grande inquietudine che provo sul mangiare, benché il Confessore mi abbia accordati i cibi che devo mangiare e mi ci ha dato la benedizione lì, siccome io non mangio né carne, né ../ …. / e né ovi, bensì robe di pasta, legumi, frutta e formaggi; (ques)to è il mio cibarmi. Ma è tanta l’inquietudine che provo, sarebbe meglio che mai suonasse la campanella per andare a tavola.
Qui si legge spesso la meditazione sopra la morte, onde se penso d quel passo, tutta la mia vita mi dà rimorso, non so come mi troverò. Perciò mi dica che posso fare per morire quieta. Di confessarmi, non so se mi quieterebbe perché tutto il tenore della mia pessima vita, mi pare inganno da che ho incominciato (ad) avere l’uso di ragione fin qui trovo malizia e iniquità. Mi scusi se io scrivo queste cose perché dal confessore non ci posso mai fare un discorso perché non mi vuole sentire, ora mi dice che è tentazione e perciò mi racconta ora un esempio di un santo, ora di una santa e però da che io sono entrata mai mi ha fatto un discorso sopra l’anima come lo facevo con V. R.. Sia per ciò mille volte benedetto Iddio, che sia adempita la sua volontà. Circa la licenza che mi ha dato V. R. di parlarne con la nipote del P. Eusebio di cose del sue interno, io mi sono appoggiata a quelle due parole che io / …. / capace di dare contegno e perciò n( on ) mi ci sento spirito di farlo, perché tanto più che lo capisco che questa sia una scusa per fare una comunicazione insieme, per poi potere io informare il suo zio essendomi accorta che la detta monaca sa tutto quello che il P. Eusebio ha (sap)uto di me, onde io non ero entrata in monastero e le monache sapevano il tutto sino al mattino perché io non entrai prima della Pentecoste. Si può figurare il tormento e il rossore che io provo, tanto più che mi vede sì miserabile e poi i motivi che mi sara(nno) di croce. Sia benedetto Dio che sempre ha permesso di essere toccata sul vivo dell’anima: uno di quei motivi di venire qua fu di non essere conosciuta.
Dodici del corrente mese, dopo la Comunione, pregai il Signore su questo affare, essendomi dato dall’obbedienza di pregarci Dio; ma mentre pregavo, così mi pare che Dio mi facesse vedere il sito casa dove si dice di fare il monastero … poi bensì ci vidi piantata una croce senza saperne il significato. Però (V)ostra R(everenza) preghi il Signore che se … sia veramente volontà di Dio la nostra permuta del monastero, oppure che se le monache ci vadano, debba essere la croce per loro; per (cui) dall’Angiolina spero qualche risposta. Ieri andai dal Confessore e senza mia richiesta mi disse che fino a Natale non vada più a letto, se no mi viene qualche male, veramente male corporale. Io restai stupita: singolarità non si vedrà perché il Signore ha permesso che nella stanza ci sia restata a dormire la Maestra che ebbi da educanda e la M. Badessa ha giudicato bene, che la Maestra delle Novizie non si sia mossa dal suo sito, essendo di età di ottanta anni e perciò questa Maestra (…che) mi fu da educanda si è ben accorta di qualche .cosa, bensì mi tie(ne al)legretta ed io gli confidai che il Confessore mi ha permesso che non vada a letto per questo tempo ed ella senza farne difficoltà ci si è accordata, dicendo che quando Dio lo vuole lo permette e perciò alla detta Maestra delle Educande sono obbligata per la fedeltà che mi usa. La detta religiosa prega V(ostra) R(everenza) di raccomandarla e farla raccomandane al Signore perché ne ha estremo bisogno. Ora vede se questa Angelina avesse qualche lume di me perché io tremo di me stessa. Per fine, resto con domandargli la sua santa Benedizione. Sabato feci la Comunione per V. R. acciò il Signore le dia ciò che desidera; per fretta resto.
Falerone 18 novembre
Il Confessore mi disse di volere dire alla Badessa che se mi vede che stia poco bene, che non faccia caso e non mi ci chiami il medico, né mi faccia-guastare la venetta siccome noi si fa vigilia a digiuno, perché io gli confidai il mio male nel petto che viene da questo battimento di cuore e lui mi disse che ringrazi, il Signore e perciò lui mi \ … \ il mio male non è niente.
\Ceralacca e indirizzo \ Al molto rev.do Padre padrone colen.mo – Il P. Giacinto Aloisi della Compagnia di Gesù – Ancona per Città San Sepolcro

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Maria Eletta Sani lettera cc. 223- 224 Falerone monastero

Sani Suor Maria Eletta cc. 223- 224
Falerone 30 ottobre <1752>
Viva Gesù e Maria
A gloria di voi, mio Dio, incomincio a scrivere e per obbedienza del Ministro. Giacché il Signore mi ha fatto grazia di stare sotto la sua direzione, vedendo anche la sua bontà e premura che ha dell’anima mia, gliene professo grande obbligazione e nel medesimo tempo la prego, per carità, di averne cura con i santi consigli e direzione e poi di raccomandarmi a Gesù ed a questa santa anima di Angelina (con) la quale io già ho preso l’unione nelle mie deboli orazioni, acciò il Signore la faccia santa, e grazia di morire in impeto di amore di Dio; ma che lei anc(he) faccia il simile per me, perché mi trovo in grande necessità. E il mio desiderio è che se il Signore gli desse qualche lume, V. R. me lo scriva. E mi trovo in grande timore che questa oscurità di tenebre non sia che io mi trovi lontano da Dio per giusta giustizia. E il vedermi raffreddata e senza spirito di perfezione mi fa temere molto perché prima che io entrassi in monastero avevo grandi, desideri e speravo di farmi santa e per corrispondere al fine cui ero creata di servire Dio con più perfezione. Ma, ohimè, che mi trovo più che mai miserabile e con gran timone di me medesima, temendo di non essere una insensata e inutile religiosa. Richiedo con gran desiderio l’amore e dico: ”O amore, o amore; o morire”. Come non ho da amare che devo amare, desidero di incamminare nella perfezione essendomi messa nella Religione, questo mi obbliga. Ma, ohimè, che spavento di mille timori che se una creatura invecchiata e incallita nei vizi, come sarà possibile di esercitarsi nelle virtù e perfezione. Perciò richiedo al mio Signore che per convertirmi vi è bisogno di fuoco per le piaghe dell’anima mia, fuoco, fuoco di carità e di amore per distruggere il fetore delle mie iniquità. Perciò desidero a suo comodo di scrivermi in un foglio (i temi) della perfezione sopra ai sentimenti e della Passione e sopra le virtù e sopra i voti della obbedienza, povertà e castità, (per cui) io patisco, perciò mi parli con chiarezza perché mi fa scrupolo tutto: onde che farò quando avrò fatto Professione?
Piangendo giorni fa, stavo in coro, avanti al SS.mo, esclamando, piangendo dicevo: ” Mio Dio, vi ringrazio della misericordia, perché mi avete fatto entrare in monastero a farmi religiosa, eppure voi vedevate la mia infedeltà e l’iniquità e incapacità o ostinata nei vizi, come farò, se voi non mi date amore per osservare la professione dei voti?” Mentre mi intesi una Voce che mi disse: “Non temere! che io ti darò aiuto” mi consolò e mi fece piangere di confusione. Ma dopo mi sono intimorita che (passi): in me non c’è altro che un po’ di desiderio delle virtù e dell’amore di Dio che di continuo richiedo a Gesù e a Maria ss.ma.
Una religiosa, cioè la nipote del P. Eusebio desidererebbe che da V. R. io avessi licenza che si vorrebbe aprire con me, non trovandosi quieta del Confessore; vorrebbe che la consigliassi intorno a qualche cos(ar)ella in(terna). Io gli lo risposto che sono capace, ma ho bisogno di prenderli io i corsigli e andasse con fede viva al suo Signore e da lui riceverà quiete. Io mi scanso più che posso, ché io mi trovo legata dall’obbedienza e perciò V. R. mi dica quello che il Signore gli (i)spira. Mi raccomando alla sua carità pregandola da parte della M. Badessa, la quale si ritrova in grandi travagli e ne partecipano tutte le religiose e serve che non stanno quiete per la lite che hanno dell’incominciata fabbrica, fatta per necessità, prive di orto e cantine che per miracolo di san Luigi (del) quale tiene l’immagine nelle botti stanno nei corridoi.
Non si possono dire le angustie, trovandosi il monastero angustiato e da nessuna parte si può fabbricare, da questa banda (dove) è incominciata la fabbrica ci si litiga e poi un’altra aggiunta che, unita da un’altra banda attaccata alle mura del monastero, vi è una chiesa dei Curati ed i Preti vogliono alzare la chiesa e fabbricare, alzando loro la chiesa: al nostro monastero ci privano dell’aria e del sole. Il nostro monastero diverrà una sepoltura e resterà sotterrato. E perciò le monache per necessità dicono che bisognerà mutare sito e così sono consigliate di scrivere al Papa se vuol accordare (loro) di mutare sito. Altrimenti il nostro monastero diverrà scaduto e non si troverà chi ci si voglia far monaca. Onde veda che la cosa è di premura. Si tratta di casa di Dio e perciò la M. Badessa prega V. R. che faccia la carità di far fare orazione da questa Angelina e dirgli l’affare che è di premura, però per carità lo faccia. Ma si desidera che prima di fare un tale passo di scrivere a Roma, al Papa, per mutare sito, la M. Badessa vorrebbe sapere la volontà di Dio; onde, per carità, V. R. lo dica a quest’anima santa dell’Angiolina, perché so che il P. Scaramelli ne faceva gran concetto, e per carità ci dica con sincerità quello che il Signore gli fa conoscere: se è gloria sua che noi mutiamo sito per il monastero e per avere quiete. Queste povere religiose, mi creda, che fanno Compassione di sentire la povera Badessa: le spese si fanno e non sa come fare per gli intrighi delle spese della lite. Prima di rispondermi faccia fare orazione all’Angelina; bensì mi scriva di separato, a piede della lettera, acciò la risposta la possa sentire la Badessa. Desidero che quando V. R. mi scrive, ci metta il giorno, cioè la data della lettera, per mia ragione e per vedere quanto ci vuole per la posta. V. R. mi dice che non ha capito quello che io gli scrissi. Non so in che materia si sia, perché io gli dicevo che il Signore mi fece capire che il patire non era appena cominciato e che la croce si preparava. Il dolore nel cuore mi dà più dolore che mai, ma la notte è peggio, ché fa prova di fermarmi il respiro e di morire, e se V. R. mi desse licenza di non sempre and are a letto, la Maestra mi vede tanto penare che, se mi fosse accordato dalla sua obbedienza, non mi farebbe andare a letto, però io mi rimetto alla sua obbedienza. Godo che V(ostra) R(everenza) s(t)ia bene e qualche volta se mi dà nuova come se la passa, ne godrò e mi servirà di raccomandarlo al Signore. Gli domando la sua santa Benedizione.
/ Ceralacca; indirizzo di grafia diversa/ Al molto rev.do Padre padrone col.mo – il Padre Giacinto Aloisi della Compagnia di Gesù – Ancona per Città San Sepolcro

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Maria Eletta Sani lettera cc. 219-220 Falerone

SANI Suor Maria Eletta cc. 219-220
Viva Gesù e Maria.
Gli scrivo per obbedire perché V.R. mi dice che subito uscita, gliene dia- avviso. In fretta gli dirò che ieri sera, primo di ottobre, giorno della Vittoria, giunsi a prendere il sacro abito di santa Chiara. Ieri alla mattina, dopo fatta la Comunione, per condiscendere e per obbedire, mi convenne di uscire e verso il tardi fu fatta la funzione come è solito, che so consueto dei monastero. Mi conducevano due fanciullette vestite da angeli in chiesa, e il Vicario di questo luogo mi vestì. In chiesa stetti al sermone e alle litanie dei santi curva in terra e poi mi diede il Crocifisso, la corona di spine in testa e il cero. Io perciò provai una certa unione e quiete con Dio solo quel tempo che stetti curva sulla scalinata dell’altare sinché furono dette le litanie. Il restante del giorno sempre stetti come una sentenziata alla morte, provai una pena che mi credevo di morire. Richiedevo aiuto a Dio che mi desse forza perché la violenza mi scoccava e rompeva il petto e tutte le ossa. Ieri sera, ritornata in camera fu tanta la forza che mi facevo: mi sentivo morire per la pena. Mio padre mi ha portato per spendere duecento scudi, eppure non è bastat(o). Mi creda che mi sono voluta e voltata il cervello per le grandi spese. Se io sapevo tutto questo, non so come sarebbe andato! Il P. Eusebio mi ha fatta la carità, ma non posso finire di dirgli quanto ho penato per tanti versi, conto, inciampi per il disturbo dello strumento fatto per mano del notaio. Ma ora io non posso, bensì gli dirò in altra lettera, perché io n(on) ne sto quieta. Ricev(o) la sua che mi diceva che partiva da Macerata … Mi diceva che io non gli avevo scritto nel mese di settembre e io gli scrissi un foglio pieno la settimana dopo la Natività di Maria Ss.ma. Mi dà pena che si sia perduta. Con mia consolazione ricevo la carità delle sue premure verso di me, delle trenta Messe che lei mi dice che il P. Francolini mi farà la carità. Io non manco di pregare per V(ostra) R(everenza) e per tutti i miei benefattori, tanto spirituali che temporali. In fretta domando la sua santa Benedizione. Come saranno andati via i miei parenti scriverò il tutto e gli renderò conto del mio inferno. I nomi che mi sono messi sono cinque MARIA, ELETTA, TERESA, MADDALENA, VITTORIA perché era la Madonna della Vittoria e le monache hanno voluto così e mi chiamano: SUOR MARIA ELETTA.
2 ottobre 1752 – Falerone – San Pietro
/Ceralacca ed indirizzo/ Al molto rev.do padrone Padre colend.mo – Il P. Giacinto Aloisi della Compagnia di Gesù -Perugia per Città San Sepolcro

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