Blasi don Mario parroco evangelizza III domenica Avvento 2002. L’intera società è responsabile

III DOMENICA DI AVVENTO (Gv 1,5-8.19-28) “EGLI NON ERA LA LUCE, MA DOVEVA RENDERE TESTIMONIANZA ALLA LUCE”
La terza domenica di Avvento presenta Giovanni Battista, il testimone della Luce: Gesù. Egli è il messaggero inviato da Dio per preparare il popolo ebreo ad accogliere il Messia. Ha il compito di indicare la luce vera.
Egli si trova nel deserto, “luogo sterile e disabitato, separato dalla civiltà e dalla vita sociale”, ma “simbolo della fedeltà d’Israele a Dio”. Esorta tutti perché abbiano a credere al Messia per mezzo di lui. Tutti si devono convertire per accogliere il Messia.

“L’intera società è responsabile dell’ingiustizia che esiste in essa e che deve emendare. Il Signore che viene potrà raggiungere il Suo obiettivo se gli ascoltatori rispondono alla chiamata di colui che grida: “preparate il cammino del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. La salvezza non è compito solo di Dio né tanto meno del messaggero, ma tutti devono mettere la loro parte” (J. Mateos/ F. Camacho).

Giovanni Battista va al di là del Giordano per preparare il popolo “fuori delle strutture sociali sia politiche che religiose” del suo tempo. Egli chiama tutti al Battesimo di penitenza; immerge nell’acqua tutti coloro che si riconoscono peccatori e vogliono cambiare vita.
Il passato peccaminoso deve essere seppellito per iniziare una vita diversa. Dio perdona, ma il Suo perdono passa attraverso il fratello. “Non c’è amicizia con Dio, senza amicizia con l’uomo”. Chi opprime il fratello con le ingiustizie non ottiene il perdono da Dio.

“Preparate la via del Signore”.
Il profeta esorta a cambiare vita per accogliere il Signore. Si accoglie il Signore quando il Suo Amore entra dentro di noi.

L’amore di Dio accolto crea l’uomo nuovo che porta il cambiamento nella società. L’amore di Dio va accolto e ridonato. L’amore di Dio accolto nel cuore rende lieta la vita. “State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi… Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono, astenetevi da ogni specie di male” (1^ Tessalonicesi).

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DETTI, PROVERBI, SENTENZE, MOTTI LATINI, BROCARDI, digitazione di Albino Vesprini (alfabetico)

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A (alfabetico) per DETTI, PROVERBI, SENTENZE, MOTTI LATINI, BROCARDI digitazione Albino Vesprini

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A FERMO IL CUTLOI DEL BEATO ANTONIO GRASSI IL 13 DICEMBRE. BEATIFICATO NELL’ANNO SANTO 1900

Antonio Grassi è stato beatificato durante l’Anno Santo del 1900, dal Papa Leone XIII. Era nato a Fermo il 13 novembre 1592. Frequentò la chiesa del Santo Spirito dei Padri dell’Oratorio (fondato da S. Filippo Neri a Fermo nel 1586). Entrò nella congregazione nel 1609. Nel 1617, fu ordinato sacerdote. Padre Antonio, mite e caritatevole si dedicava a istruire, aiutare e compatire, nell’impegno catechistico, e nella carità verso gli infermi e i carcerati. Era cercato in confessionale dai fedeli penitenti. Nel 1635 fu eletto Preposito dei Filippini della sua città, e lo fu fino alla morte. Un ruolo importante fu la sua opera di pacificazione tra le persone, le famiglie e tra gli amministratori e il popolo (soprattutto quando nel 1648 fu ucciso il vice-governatore Uberto Visconti). La città tanto lo apprezzava da far mettere un suo ritratto nel Palazzo dei Priori. La sua carità era smisurata fino a chiedere l’elemosina per i poveri in tempo di carestia (a. 1630). Visitava di notte coloro che si vergognavano di ricevere il suo aiuto. Diceva che la Provvidenza non avrebbe fatto mai mancare nulla. Per le elemosine ridusse al minimo le spese della casa. Devotissimo della Vergine Maria, annuale era il suo pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto. Ogni sabato si recava nella chiesa di S. Maria a Mare a Fermo. Il Cardinale Colloredo, subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1671, a Fermo, ne istruì il processo di beatificazione. Immediata fu la fama di santità in tutta Italia e anche in Germania, numerose le grazie e i miracoli a lui attribuiti. Il suo corpo è custodito sotto la mensa dell’altare della chiesa del Carmine a Fermo. Il convento in cui visse tutta la vita e morì, demaniato, è sede del tribunale. La sua data di culto è stata fissata nel Martirologio Romano al 13 dicembre. Oltre ai dipinti dei suoi ritratti, tra le più antiche testimonianze sul beato Antonio Grassi si vedono i manoscritti che parlano di lui presso la biblioteca R. Spezioli del Comune di Fermo mss.165, 167, 1291, 1770.

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Indagini sui temi dei manoscritti della biblioteca comunale di Fermo elenco alfabetico enciclopedico

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LETTERA PER IL FIDANZAMENTO per divenire sposi scritta da Fra’ Gino Beccerica

PENSA ALLA VOCAZIONE MATRIMONIALE (Fra’ Gino Beccerica conventuale)
Sia chiara la libertà sessuale
L’amore rivendica il corpo e l’anima. Un amore che cerchi esclusivamente il corpo non è altro, che un istinto scatenato. Sotto questa forma è alla portata di qualunque animale. Ma l’uomo è infinitamente superiore alla bestia e ne differisce sostanzialmente. Per questo la sensualità bruta, priva di anima non è degna della persona umana. Attraverso il dono delle anime, l’amore fisico acquista il suo significato, la sua consacrazione, la sua trasfigurazione. Chiunque, voglia e possa amare solo col corpo, mantenendo assolutamente estranea l’anima, non è adatto alla comunità fisica del matrimonio, o addirittura la distrugge prima ancora che abbia avuto inizio.
L’amore è la cosa più difficile! affermazione, questa, per cui non occorrono lunghe dimostrazioni! Per convincersene, basta osservare tante coppie prima e dopo il matrimonio! “Per mare veramente» ci vuole più ingegno e più carattere che per comandare un intero corpo d’armata” diceva alla corte di Luigi XVI, una donna avveduta. Perché dunque questa difficoltà? Perché amare è donarsi, è sacrificarsi fino al più intimo dell’essere. C’è di che esserne spaventati, non c’è dubbio.
Ma c’è anche di che sentirci più forti e rallegrarci, perché questo significa che quando si ama si attinge all’amore stesso la disponibilità, la forza e la volontà necessarie per superare il misero “io” e a tendere verso l’altra persona: non si affronta più “l’altro” con mentalità commerciale come a chiedere: “ E tu che cosa mi dai?” quali soddisfazioni carnali saresti in grado di procurarmi?“ al contrario si rivolge la sola domanda, da cui è bandito ogni egoismo, eccola: “ Che cosa posso fare per te, io che ti offro il corpo e l’anima, tutto ciò che sono e tutto ciò che ho?“
Senza la volontà di sacrificarsi, l’amore è come albero senza radici o un fiume senz’acqua: nient’altro che fuoco di paglia che si disperderà senza lasciar traccia al primo urto, con tran-tran quotidiano, come l’avena selvatica che il vento d’autunno trascina via.
La salvezza è solo nel sacrificio. Felice colui che in fondo al mare della vita avrà scoperto questa parola: il sacrificio. Perché la felicità dell’uomo non si identifica con la realizzazione dei suoi desideri e con la soddisfazione del suo istinto sessuale, ma consiste nel dono spontaneo di sé ad un ideale altissimo, a un’opera santa, a un essere amato. Senza sacrificio non c’è vero valore autentico, non c’è vera vita.
Se il chicco di grano non muore nel solco, non diventerà mai stelo, né spiga. La madre partorisce il suo piccolo a prezzo di strazianti sofferenze, e l’opera d’arte viene estratta dal materiale grezzo solo in seguito ad uno sforzo accanito tra l’ispirazione e la tecnica.
Un po’ più di coraggio! La persona umana fatica come protagonista nello scontro duro tra lo spirito e la carne, e soffre nell’ascoltare la voce della coscienza e della ragione, perché in questo campo le sue difficoltà sono molto più serie di quelle della donna.
Tuttavia il suo compito non è disperato al punto che egli debba rinunciare. È proporzionato a lui, e le sue forze sarebbero ancora maggiori se egli avesse fiducia nelle sue possibilità.
In ogni unione, di fatto, si presentano periodi più o meno lunghi, in cui la donna – malata, incinta o comunque indisposta – ha bisogno di essere lasciata in pace. E l’uomo deve necessariamente accettarlo e sopportarlo. Quella libertà che molti stimano necessario prendersi, non esiste.
L’uomo deve una buona volta “persuadersi” che non troverà mai in questo campo la pienezza costante ed assoluta; ci sarà sempre, ad un dato momento, una imperfezione, una punta inevitabile di insoddisfazione.
Inevitabile e tragica, non c’è dubbio, ma bisogna saperla accettare e sopportare! Lo stesso avviene, del resto, per tutto ciò che è grande e importante dell’esistenza: per la vita politica, per la creazione artistica, per la salute, per le aspirazioni morali o spirituali, la perfezione è impossibile. Non c’è mèta che venga raggiunta nella sua totalità.
Si trova sempre sul proprio cammino un ostacolo a cui ci si deve arrestare, allo stremo delle forze! E’ l’aspetto tragico della nostra condizione umana, e non ci resta altro da fare che prenderne atto con più o meno filosofia. Piaccia o non piaccia.
Quando però si tratta di un settore così delicato, e così essenziale, della sessualità, noi facciamo assegnamento sull’assoluta realizzazione dei nostri desideri e sulla eliminazione di tutti gli ostacoli. Ma questo non è possibile, ed è stupido, quanto inutile, prendersela con se stessi, con Dio e con il mondo intero.
Tutto ciò che è terreno è limitato, e nel campo della passione carnale, come in altri, siamo tributari della nostra umana fragilità. Eppure questa accettazione, posta sotto il segno della prudenza e del coraggio, può risvegliare nel nostro intimo, le forze sopite che, potenti quanto gli istinti che ci assalgono, sono in grado di fare più bella la vita, a dispetto delle sue gravi imperfezioni.
I sentieri che conducono all’alba di Pasqua passano tutti attraverso il Calvario. Come potrebbe essere diverso in amore? “L’essenziale nella vita è sapersi mettere al secondo posto “ ha detto Turghenev. Occorre domandarsi: “ Ho l’intenzione, la forza e la volontà di sollevarmi per l’amore al di sopra di me stesso e di tendere verso l’altra persona, chiedendole: ”Che cosa posso fare per la tua felicità? “
Se, dominati dall’egoismo e dall’individualismo non si può, né si vuole, rivolgersi questa domanda e rispondervi con un “SI’”, significa che non si ha la vocazione al matrimonio, e ostinarsi in questa via significherebbe votarsi alle peggiori delusioni, compreso il divorzio. Per convincersene basta osservare tante coppie prima e dopo il matrimonio. La salvezza dal divorzio è solo nel sacrificio. Senza sacrificio non c’è valore autentico, non c’è vera vita. Senza sacrificio il divorzio è in agguato. Più che temere il divorzio occorre tenere il padre del divorzio: l’egoismo e l’individualismo.
Padre Gino

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Beccerica Fra’ Gino lettera ai Fidanzati sulla Vocazione al matrimonio

PENSANDOCI
Prendi ed accetta le cose, le persone e gli avvenimenti “così quali sono” e con calma e serenità.
— Il cruccio per una famiglia che vorresti formare, è la cosa più normale di questo mondo. Essendo, però, anche la cosa “più importante di questo mondo”, è, nello stesso tempo, anche la più difficile. Ma è anche la più “possibile”, perché la più “comune” di questo mondo, e, quindi più “adatta” anche per te.
Solo che con questa certezza deve accompagnarsi un po’ di paziente attesa. E non dimenticare che ” il meglio è nemico del bene”. Nessuno è perfetto. E non si ha il diritto di esigere dagli altri qualità che personalmente non si posseggono. D’altronde le mancanze “benigne” (cioè inevitabili) riscontrate nel patner (l’atra persona) possono rappresentare per l’Altro un incitamento, una specie di sperone che stimola il cavallo di razza. Spronano ad andare avanti e a salire più in alto. Questo non significa che la scelta dell’altra persona debba essere irrazionale! Tutt’altro! Si dice soltanto che né ora, né più tardi, troverai mai – in questo campo – la pienezza assoluta e costante: ci sarà sempre ad un dato momento un’imperfezione, una punta inevitabile di insoddisfazione. Inevitabile e tragica, non c’è dubbio; ma bisogna saperla accettare e sopportare! Lo stesso avviene, del resto, per tutto ciò che è grande e importante nell’esistenza: la vita politica, la creazione artistica, la salute, le aspirazioni morali e spirituali; anche qui, la perfezione è impossibile. Non c’è mèta che venga raggiunta nella sua totalità. Si trova sempre sul proprio cammino un ostacolo a cui ci si deve arrestare, allo stremo delle forze. E’ l’aspetto tragico della nostra condizione umana, e non ci resta altro da fare che prenderne atto con più o meno filosofia.
Occorre accettare nell’Altra persona non solo quanto possiede di buono, di bello e di amabile, ma anche tutte le piccole o le grandi debolezze, i difetti e le miserie. I fidanzati debbono poter dire: ” Ti voglio e ti prendo così come sei. Fa altrettanto per me “.
O si accettano questi difetti o questi vizi (benigni) e ci si sforza di farsene una ragione o di guarirne l’Altra persona; ma se ci si sente incapaci di questo impegno, se si hanno delle inquietudini, se si avanzano delle riserve, molte e gravi, allora non si ha il diritto di fidanzarsi con quella.
“Alter ego” : si vive per l’altro, non si vive senza l’altro. Se ne ha bisogno: bisogno esclusivo di quella persona. “IO SONOTU”. L’alter ego è come la propria pelle, non come il proprio vestito.
Accettatevi nell’essenziale: piacervi, volervi bene. E poi “l’impegno” di entrambi per il resto, che è “nelle vostre mani”.
Quando si tratta di due esseri che si amano, può meravigliare che si insista sul valore dell’ACCETTARSI. In questa parola ‘accettazione’ c’è, infatti, qualcosa di freddo e di rassegnato, che sembra stridere con lo slancio entusiastico verso l’unione totale di cui l’amore fa desiderare e poi intravedere l’incanto. “Ci sentiamo persone unite, ognuno vuole quello che vuole l’altro” affermano i giovani sposi.
Ma il vero amore, l’amore fra le persone non realizza alcuna fusione, implica ed intensifica la distinzione degli esseri, e cioè una nuova forma di essere. L’unione, infatti, che realizza il “NOI” non può costruirsi che sull’accettazione “volontaria” del ‘tu’ e dell’’io’
E’ Dio soltanto che ha una conoscenza totale dell’intimo. Bisogna riconoscere che è normale e che è un bene che ciascuno conservi il suo mistero, in parte negativo! Perciò, se è necessario per una conoscenza più profonda, mettere a fuoco l’immagine dell’altra persona che è lontana molte volte – se non sempre! – dall’ideale accarezzato, BISOGNA rinunciare ad una “chimerica perfezione!”
Questo non significa rinunciare alla verità e alla profondità dell’amore! E’ l’accettazione di un essere imperfetto, perché noi stessi siamo imperfetti: accettazione nella compassione, nella pazienza, nella tenerezza: in tutto! Questo è davvero il MUTUO AIUTO degli sposi nella costruzione giornaliera dell’amore!
Pazienza ed umiltà! E’ proprio su queste DUE virtù che si costruisce il “proprio io” e si conquista “il mondo degli altri”!
L’esigenza tirannica del “perfetto” è un “veleno” per l’amore, è una tendenza dell’orgoglio passionale e del dominio sull’altro, piuttosto che del desiderio di AIUTARSI; è oltre tutto, anche una mancanza di obiettività!
Quello che noi chiamiamo spesso con la parola difetto, spesso – se non sempre! – è semplicemente un modo di essere diverso dal nostro. Consigliarsi con gli altri, scegliere da soli”. Il negoziante ha la sua merce, la scelta è libera. La vita umana è una continua scelta responsabile.
Dio ha creato il mondo, ma ha lasciato all’uomo il compito di “perfezionarlo”. Si affitta un appartamento, si riceve l’essenziale; ciascuno in seguito lo abbellisce.
Una vita troppo comoda finisce con l’essere poco piacevole. Perciò adottate l’uno i difetti dell’altra, come si adotta un bimbo. Gli si vuol bene senza rinfacciargli le origini umilianti. Cosi tu per lei e lei per te.
Una persona limitata potrebbe condividere i limiti di un’altra. Ci sono limiti “contrari ” come quando in una gita insieme, all’ora di mangiare, tu poni sulla tovaglia un pezzo di pane e l’altro una macchina fotografica. Ci sono limiti “uguali “. Tu metti sulla tovaglia un pane e l’altra un pane. Ci sono, infine, limiti “diversi”. Tu metti il pane l’altra il companatico: ARRICCHIMENTO SCAMBIEVOLE.

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FIDANZATO FIDANZATA Vocazione al Matrimonio. Lettera di Padre Gino Beccerica

Verso il fidanzamento
La chiave della felicità sta dentro di noi; non di fuori; è il cuore che dosa la gioia. Nella “tua” scelta devi pensare non a ciò che riceverai ma a ciò che donerai. Poter dare e non poter avere. E poter dare realmente!
Non si può pretendere di “trovare” né un angelo né principe\ssa azzurro\a, ma una creatura umana, figlia di Adamo e di Eva, e quindi … con una dote di virtù e di difetti.
Non si deve mai sposare per pietà (commiserazione) né con la speranza che quella cambierà. Perché a nessuno piace essere commiserato ed è un miracolo, se, passando del tempo, non peggioriamo.
Il vestito deve piacere almeno quando si compera. Così a te, prima di sposarla, deve piacerti quella creatura- così quale è ora. E così ad essa, prima di sposarti, devi piacere tu così quale sei ora. Perché se vi piacete poco al presente, vi piacerete vi piacerete di meno in avvenire.
L’avvenire bisogna affidarlo alla divina Provvidenza, quando il presente è una scelta che piace. Ma deve piacere sotto tatti gli aspetti.
Abbi fiducia e in te e negli altri. Nell’Altra persona! Del principe azzurro il pianeta non è stato scoperto ancora, e non si scoprirà, perché non esiste!
Occorre cercare, individuare, trovare quel minimum indispensabile da mettere come “fondamento solido” alla costruzione. Il resto – l’ornatus – sarà frutto della tua, della sua, della vostra buona volontà.
Volere è potere. Ma è indispensabile quel ‘minimo’ come del germe per la futura-pianta. E qual è questo germe? Vedi! quando tu ti fai un paio di scarpe nuove su misura (e la scelta della persona compagna va fatta su misura), il calzolaio deve tener conto delle malformazioni del piede. Il compagno ha le sue malformazioni. Anche la compagna ha le sue malformazioni. Se ne tenga conto!
Deve; trattarsi di’ “accettazione” che equivalga a “scelta”. Perché così piace anche a voi: mettendosi d’accordo su questa base, il resto riuscirà bene, con i soliti accorgimenti. E abbi fiducia anche nella Provvidenza!
La vita in due deve, almeno all’inizio, riuscire di gradimento tanto a lei quanto a lui.
L’ideale sarebbe che l’amore, il piacersi senza riserve, il volersi bene nonostante tutto, l’accettarsi sempre così quali sì è, il sapersi comprendere, l’intuirsi a vicenda, l’aiutarsi scambievolmente, il sorridersi, il parlarsi e l’avvicinarsi anche quando non se ne ha voglia, facesse da “cemento” fra i due, finché non valga la morte a “separarli”.
Spesso però il dovere (di restare insieme) deve affiancarsi all’amore, perché non si rompa quell’unione che “può” diventare un debole e fragile filo!
E forse bisognerà talvolta fare appello al solo dovere! Come dover prendere e mangiare una pietanza senza sale perché si è malati. Ma non tutti hanno la forza e la costanza di sottoporsi a una dieta sgradita! Non perdete tempo allora! Se dopo qualche incontro, il vostro gusto non si adatta PIENAMENTE, vuol dire che ‘ le campane non sono ancora, suonate’. Non insistete. E’ meglio che ciascuno cammini per la sua strada, finché non arriverà l’anima gemella: ”alter ego”.

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DON MARIO BLASI PADRE SPIRITUALE LIETO DELL’AVVENTO DEL MESSIA GESU’

DON MARIO BLASI PADRE SPIRITUALE LIETO DELL’AVVENTO DEL MESSIA GESU’
Domenica II AVVENTO (Mc.1,1-8) anno 2008
“Ecco io mando il mio Messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada”.
In questa domenica di Avvento, troviamo un personaggio classico di questo periodo: Giovanni Battista. Come ultimo grande profeta di Israele, è chiamato da Dio a preparare il popolo all’incontro con il suo Signore e compie questo incarico con un gesto di purificazione attraverso il “battesimo” al fiume Giordano.
Per gli ebrei era consuetudine purificarsi con l’acqua, come lavarsi al ritorno dal mercato o dopo aver partecipato ad un rito. Lavarsi completamente era segno e certezza di essere pienamente purificati.
Giovanni sceglie volutamente di battezzare nel fiume Giordano. In questo modo, da una parte, richiama un evento storico, ossia l’entrata nella terra promessa dopo la schiavitù egiziana; dall’altra parte, vuole evidenziare il nuovo ingresso nell’era messianica, nel tempo della promessa di un Dio liberatore che comincia a diventare realtà.
Chi riceve il battesimo di Giovanni, esprime l’intenzione di “cambiare vita”. Giovanni diceva: “Raddrizzare i suoi sentieri”.
Dio non può camminare verso di noi, se gli frapponiamo gli ostacoli del nostro egoismo, se non gli apriamo il cuore con sentimenti di amore. Egli, come ha scritto l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera, “ci ha amati per primo”; ma, poi, deve trovare in noi lo stesso sentimento. Ciò esige appunto la conversione del cuore, ossia la seria volontà di accogliere il Vangelo, che cambia la nostra vita.
“Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali ”.
Giovanni è pienamente consapevole che lui deve solo indicare il Messia e preparare il popolo ad incontrarlo. Per questo, la sua azione inizia con un processo di liberazione, o meglio, di purificazione che potrà essere completato solo da Gesù.
Giovanni battezza con acqua, ma dopo di lui viene Uno che battezzerà con lo Spirito Santo.
L’Avvento è tempo di attesa, attesa di incontrare Gesù nella povertà della natura umana e nella ricchezza di quella divina. Ed è proprio questa attesa che dobbiamo curare in questo periodo dell’anno liturgico nello stile di Giovanni Battista: tra penitenza e preghiera. Penitenza verso tutto ciò che non è essenziale alla nostra salvezza, sobrietà nel mangiare e nel vestire. Preghiera, per alimentare la presenza dello Spirito in noi, creando deserto dentro di noi, al fine di comunicare direttamente con il Signore. Così ognuno di noi potrà vedere la salvezza di Dio fatta carne in Gesù.

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DAN MARIO BLASI PARROCO ESULTA PER L’IMMACOLATA CONCEZIONE mediatrice della Redenzione

IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA (Lc.1,26-38) 8 dicembre 2002 DON MARIO BLASI PADRE SPIRITUALE
“TI SALUTO, O PIENA DI GRAZIA”
La festa dell’Immacolata ricorda che l’azione salvifica per l’umanità, iniziata da Dio nell’Antico Testamento, giunge ormai al suo compimento: Gesù Messia, Gesù Figlio di Dio.
Gesù, Figlio di Dio come uomo entra nella storia degli uomini per mezzo di Maria. Egli, per l’azione creatrice di Dio, inizia la Sua vita terrena nel seno purissimo di Maria. Tutto avviene secondo la profezia d’Isaia (Is. 7,14).
La santità di Gesù ha origine da Dio. Egli è Figlio di Dio nato dalla Vergine Maria. La Vergine risponde con totale docilità alla proposta dell’Angelo e accoglie nel suo seno Colui che è la Benedizione di tutta l’umanità.
“Maria accetta… è capace di vibrare in sintonia con la Parola che continuamente crea e rinnova l’universo; diventa così collaboratrice di Dio nel comunicare vita all’umanità” (A. Maggi).
“Sarà la Madre del figlio di Yhwh! L’ignota ragazza di Nazareth che nessuno, neanche tra i vicini, conosceva, sarà proclamata beata da tutte le generazioni”. “La donna, che non può neanche osare toccare la Bibbia, accoglierà dentro di sé la Parola di Dio fatta carne.
La donna, che non può rivolgersi al sacerdote, né tanto meno toccarlo, sarà madre del Santo dei Santi.
Il Dio, che mai ha rivolto la parola ad una donna, la chiamerà immà (mamma)” (A.Maggi).
“Il Signore è con te”.
Il Signore è vicino a Maria per proteggerla. Maria è la nuova Eva. Con la prima Eva l’umanità sperimenta quanto è grande la fragilità della condizione umana per il peccato. Con Maria l’umanità è segnata dalla grazia e l’uomo diventa una creatura nuova per essere simile al Figlio suo.
“Avvenga di me secondo la tua parola”.
Maria si affida completamente a Dio e Iddio realizza in lei ciò che umanamente è impossibile.
Anche il cristiano è una persona scelta, chiamata a rispondere con gioia e con amore al progetto di Dio.

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