CARTE PER LA STORIA DEL MONASTERO DELLE FRANCESCANE CON LA BEATA MATTIA A MATELICA RIASSUNTI DELL’ANNO 1271

Matelica.1271.carte.beata.Mattia.
1271 giugno 2 = Testamento con lascito monastico
Il signor Rainaldo del signor Gualtiero, chiamato anche Rainaldo del signor Masseo, con suo testamento dispone per donna Fioretta, monaca a S. Maria Maddalena e sua nipote, figlia di suo figlio Masseo, defunto, la somma di libre 10 come eredità dovutale e a tal fine riceverà ogni anno soldi 20 sino al saldo delle 10 libre. Stabilisce come erede l’altro suo figlio Rainalduccio con la clausola che se fosse morto prima che i figli di costui siano venticinquenni, l’eredità paterna sarebbe passata a Lazano del sig. Giacomo autorizzato dal testatore a vendere i beni ereditati nel distretto di Matelica, ma con divieto di vendere quelli esistenti nel distretto di San Severino. Dal ricavato della vendita darà a donna Fioretta altre 50 libre. Dopo la morte di costei in monastero, la somma servirà a costruire una chiesa o una casa a lode di Dio per l’anima del testatore. Sono testimoni il chierico Morico di Giovanni, il signor Giovanni Mistriani, il sig. Vengnate Severini, Salimbene del signor Sinibaldo, Ivano del signor Scagno, Napolione Raineri, Ruggero del signor Rainaldo, Albertuccio Ugolini, nella casa del testatore ove scrive l’atto il notaio Fantesino del signor Rainaldo, giudice ordinario. Data a tempo di sede romana vacante,

1271 giugno 16 = Testamento con legati pii
Rainalduccio del fu Rainaldo figlio del signor Masseo Lazani facendo testamento lascia 40 soldi da distribuire ai poveri per la sua anima, 7 libre per il funerale, 36 soldi per eventuale maltolto, 20 soldi come legato pio e 20 soldi per restauri alla chiesa di S. Maria del Piano o di Savenano. Comanda di pagare ogni debito dei genitori secondo il loro testamento e di pagare ogni anno a sua nipote Fioretta un mantello ed una tunica. Dispone 40 soldi per celebrare le Messe, 20 libre come legato a Nepolione Raineri ed a Pietro del signor Giacomo. Stabilisce come erede universale sua sorella Sibilia a cui assegna una casa sita a Matelica confinante con Pietro del signor Giacomo, con la via, con il signor Finaguerra del signor Albrico e con la ripa o fosso del comune matelicese; inoltre le dà una vigna in Savenano confinante con la via, con Sinibaldo di Masseo Sinibaldi, con la figlia di Giacomo Bene e con il fossato. Lascia a Laczano del sig. Giacomo le sue proprietà e diritti consegnatigli già nel territorio e castello di San Severino secondo il testamento di Rainaldo suo padre. Lascia 30 soldi per Rialta, moglie di Accurrimbona Nonvollie. Scrive questo testamento il notaio Fantesino giudice, figlio del signor Rainaldo, nella casa di Laczano del signor Giacomo, ove sono testimoni i signori Bonacurte di Masseo Laczani, Yuano (Ivano) del signor Scagno, Pietro del signor Giacomo, Nepolione Raineri, Salimbene del signor Sinibaldo, Accurrimbona Nonvollie, Matteo Renzi, Salvo Rainaldi. Data a tempo di sede apostolica romana vacante.

1271 luglio 3 = Promessa di esecuzione testamentaria
Donna Sibilia figlia del sig. Rainaldo del signor Masseo Laczani, consenziente il marito Yuano (Ivano) del signor Scagno, promette a Fioretta figlia del signor Masseo del signor Rainaldo, di darle ogni anno una tunica ed un mantello in panno di gactinello (gazanello) per eseguire il testamento di suo fratello Rainalduccio del defunto signor Rainaldo. E’ notaio il giudice Fantesino del signor Rainaldo nella casa del fu signor Rainaldo del signor Masseo, ove sono testimoni il signor Finaguerra del signor Albrico, il mastro Giacomo Palmuzi, Palmulo del signor Benvenuto, Salimbene del signor Sinibaldo, Laczano del signor Giacomo, Ugolino di Fantesino, Ivano del signor Scagno. Data in tempo di sede apostolica romana vacante.

1271 luglio 30 = Consegna di terreno per erigere un monastero
Pietro del signor Giacomo e Nepolione Raineri alla presenza del vescovo di Camerino, Guido, e dell’abate di Sant’Angelo, donano a Fra’ Rainaldo Topini per lui e per i confratelli, un terreno boschivo di 4 modioli sul monte Gemmo in località Trocche a confine con i donatori e con Nicola Gnidi. Lo autorizzano a costruirvi un monastero ed un eremo con la chiesa di s. Margherita. Sono testimoni il signor Matteo Petruzi, il signor Fantesino Rainaldi, il signor Giacomo Plebani nella pieve matelicese ove scrive l’atto il notaio mastro Matteo del signor Bentivoglio. Data a tempo di sede apostolica romana vacante.

1271 agosto 10 = Oblazione monastica della giovane Mattia
Mattia del fu Guarnerio del sig. Gentile Lazani (1) offre se stessa ed i suoi beni a Dio ed a S. Maria Maddalena nel monastero del borgo del castello e comune di Matetica, nelle mani di suor Omodea (al. Amedea) monaca che accoglie a nome del monastero la giovane Mattia nell’oblazione che fa per la salvezza della sua anima. I beni donati sono terre urbane e rurali, molini, selve, prati e possessioni ed in attesa della presa di possesso da parte del sindaco del monastero o suo delegato come oblatrice li mantiene a titolo precario. Sono testimoni il cappellano del monastero don Morico di Giovanni, il chierico Matteo di Giovanni e Cosarello di Donato Guarini da San Severino, mentre scrive l’atto nella stessa chiesa monastica il notaio imperiale Matteo, davanti all’altare di S. Maria Maddalena. Data in tempo di sede vacante dopo la morte del papa Clemente IV.
(1) Variante fonetica: Nazari nel 1237 gennaio 11

1271 settembre 14 = Autorizzazione vescovile a trasferire un monastero
Il vescovo di Camerino Guido autorizza Anselmuccio rappresentante della badessa del convento delle suore del monastero di Sant’Agata sito vicino alla via per Santa Anatolia a Matetica a trasmutar il loro luogo ed a costruire una nuova chiesa entro la cerchia di Matelica nel terreno dei figli di mastro Matteo. Concede loro inoltre la facoltà di celebrare la liturgia su un altare portatile. Il pievano matelicese è delegato a trasportare la prima pietra dal precedente luogo a quello in costruzione. Permangono le indulgenze concesse precedentemente per la chiesa e per il convento loro. Scrive la concessione il notaio imperiale Offreduccio nella pieve di Matelica di fronte ai testimoni Federico ed Actutio del signor Alberto; il signor Giacomo Plebani, il signor Ventura di mastro Attone, don Bernardo e altri.

1271 dicembre 8 = Consegna di una citazione vescovile
Il vescovo di Camerino scrive alle suore del luogo di Sant’ Agata a Matelica a motivo della querela che Fra’ Giacomuccio amministratore del monastero di S. Maria Maddalena aveva presentato contro la costruzione del nuovo luogo delle suore di Sant’Agata senza rispettare le distanze, Il vescovo chiede alle suore che entro tre giorni si rechi da lui il loro amministratore. Questa lettera è presentata a donna Latina abbadessa del monastero di Sant’Agata dal notaio mastro Suppone, attuale amministratore di S. Maria Maddalena, in data 8 dicembre 1271 a Matetica, presso la casa del figlio di Guarino del signor Uguccione alla presenza dei testimoni Masseo Guarnuzi, Matteo Petri, Accurrimbona Attoni e Benvenuto Camide.Scrive questo atto il notaio Rainaldo di donna Berta.
< Segue nella stessa pergamena un atto del 31 dicembre 1271 >

1271 dicembre 31 = Scadenza di risposta ad una querela
In relazione alla citazione consegnata in data 8 dicembre scorso con chiamata per l’amministratore di Sant’Agata a comparire di fronte al vescovo per la querela da parte dell’amministratore di S. Maria Maddalena, viene ora stabilita per suor Latina abbadessa di Sant’Agata, la scadenza per presentare, entro l’ottava dell’epifania, la risposta al libello di querela.

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Documenti in cronologia, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , , , | Leave a comment

Carte per la storia del monastero di Matelica Beata Vergine Maria e S. Maria Maddalena. Riassunti per gli anni 1261 -1270

CARTE PER LA STORIA DEL MONASTERO BEATA MATTIA A MATELICA ANNI 1261-1270.
Anno 1261 agosto 26 = Nuova redazione notarile di atti perduti
Il notaio Pietro Nicolai scrive di nuovo gli atti di professione religiosa e di oblazione del 20 ottobre 1254 e del 28 ottobre 1254 per ordine del podestà comunale di Matelica, Bucaro da Santa Maria del Monte, su richiesta del signor Finaguerra figlio del signor Albrico, sindaco del monastero di S. Maria Maddalena a motivo dello smarrimento dei rispettivi precedenti atti notarili. Sono testimoni nella “sanna” della pieve di Matelica: Giacomo di Buonfrate, il signor Scanno Rainaldi, il signor Pietro Attoni Graulini, il signor Bentenno (o Benito) lacobi Iohannis, e Giacomo di Giovanni. Data a tempo del regno di Manfredi re di Sicilia, anno quarto.
.

1263 marzo 20 = Bolla di papa Urbano IV (dai manoscritti VOGEL)
Il papa Urbano IV prende sotto la tutela della Sede apostolica le monache di S. Maria Maddalena che sono dell’Ordine benedettino che vi deve esser mantenuto. Conferma a loro le proprietà e i diritti che hanno.
.

1267 agosto 7 = Procura del comune di Matelica per una lite contro il monastero
Il consiglio comunale convocato dal notaio mastro Bartolomeo, vicario del podestà nobile Giovanni del signor Accurrimbone da Tolentino, elegge suoi procuratori i balivi Caynardo (Cagnardo) e Tricculo nella lite contro il monastero delle ‘dominae\donne’ di S. Maria Maddalena di fronte a don Guido da Sasso, giudice e vicario generale della Marca. Sono presenti i testimoni signor Giacomo del signor Sorello, Marcuccio da Matelica, Ugolino del signor Munaldesco, Anselmo notaio, Attone Accursi, nella casa dei figli di Masseo dove il podestà dimora con Lamitia. Notaio Francesco di mastro Pietro.

1268 maggio 15 = a Fabriano Vendita di un terreno
Mastro Filippo Bonaventure matelicese vende e consegna a Rainuccio Attoni Cambereni un suo terreno arativo sito nel distretto di Matelica in località Villa di San Severino, confinante con la via, con Salimbene Albrici, con Bartolo Monaldi e con Accursio Bucarelli, al prezzo pagato di 100 soldi. Sono testimoni Pellegrino Deutesalve Albrici da Genga e Giovanni Albertucci, nella casa di Pellegrino Pauli a Fabriano ove fa il rogito il notaio imperiale Mantia. Data a tempo di papa Clemente IV.

1268 settembre 21 = Autorizzazione vescovile per un altare portatile ed indulgenza
Guido vescovo di Camerino autorizza le suore Alluminata e Giacobuccia dimoranti con le consorelle nella casa sita nei Piano di Matelica presso la strada verso Santa Anatolia affinché celebrino i divini misteri con altare portatile nella loro casa. Concede inoltre ai loro benefattori quaranta giorni di condono della penitenza impartita. Data a tempo di papa Clemente anno IV.

(1270 anno ipotetico) = Professione religiosa secondo un documento edito dal TURCHI
La professione della regola di san Benedetto è stabilita da Suor Illuminata abbadessa del monastero di Sant’Agata, ove accoglie le penitenti.

1270 dicembre 31 = Privilegio vescovile al monastero di Matelica
Il vescovo di Camerino, Guido, accogliendo la richiesta presentata dall’abbadessa e dal convento di S. Maria Maddalena, in Matetica, sua diocesi, stabilisce che a distanza d’aria di canne 60, misura camerinese, tutt’intorno al loro monastero, non si possa costruire né oratorio né altro monastero, sotto pena di distruggerlo. Data in tempo di sede apostolica romana vacante.

Bibliografia: + ACQUACOTTA 1816 = C. Acquacotta, Il Monastero di S. Maddalena di Matetica… Foligno 1816.
+ GRIMALDI 1911 = G.Grimaldi, Archivio Storico Comunale di Matetica in “Gli archivi della storia d’Italia” serie II, voltane il, VII della raccolta. Rocca S. Casciano 1911 pp. 108 s
+ G. GRIMALDI, Le Pergamene di Matetica (1162-1275) coll. “Fonti per la storia delle Marche” della R. Deputazione di Storia Patria, Ancona 1915 presentato da G. LUTTAZZO.
+ O. TURCHI, De Ecclesiae Camerinensis Pontificibus. Romae 1762.
+ J.A. VOGEL, Archivio di Matetica, manoscritti presso la biblioteca Benedettucci di Recanati (MC);
+ “Gli Archivi per la storia d’Italia”, serie MAZZATINTI vedi GRIMALDI
+ A. TALAMONTI, Cronistoria dei Frati Minori dello Osservante Provincia Picena. Monasteri, Sassoferrato 1962, pp. 55-125 e doc.
+ A. BRICCHI, Matetica e la sua diocesi Matetica 1986.

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Documenti in cronologia, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , , , , , , | Leave a comment

Carte per la storia del monastero di Matelica. Riassunti per gli anni 1254- 1258

Documenti per la storia del Monastero di Matelica anni dal 1254 a 1258
1254 febbraio 27 = Vendita a tutela della dote matrimoniale
Agnese del fu Vitale Attoni Tebaldi per la sua dote, assieme al marito Matteo di Massolo Agresti per i beni paterni, vendono a Giacomo Terzi alcuni terreni. Uno è sito nel Piano di Matetica a confine con la via e con Giacomo di Giovanni; un altro è sito al Vado dei Militi a confine con il vallato dei molini, con Michele Guidi e con i figli di Accursio Attolini; un altro terreno sito in località Querceto di Manfredo Mori a confine con Monco Paganucci, con mastro Pietro Paganucci, è venduto per la metà dei diritti ereditati da Atto Tebaldi, nonno di Agnese. Nella località Querceto un altro terreno a confine con i figli di Albrico Tebaldi, con Giunta Attolini, inoltre un terreno con canneto presso il Fossato Gudenzili a confine con il signor Alberto Attoni Guarneri ed ivi anche un altro terreno con vigna presso il Fossato a confine con l’acquirente Giacomo e con Jonta (Giunta) Attolini. Altro terreno in Villa Casoie a confine con la via e con Jonta Attolini; inoltre una terra con vigna a confine con Benencasa Alessandri e con i figli del signor Sorello. Altro terreno in località Valle a confine con Matteo Rainaldi e la moglie donna Place. Altro terreno in località Monacesca a confine con Bencivegna Paganucci e con Giunta Attolini. Il prezzo stabilito sono 31 libre delle quali 11 libre già date e 20 libre son pagate nel fare l’atto. Le predette 31 libre vengono ora pignorate dal suocero Massolo a favore della stessa Agnese e di Bonvillano Benvenuti. Altre 41 libre erano dote di Agnese e per recuperarle i predetti coniugi Agnese e Matteo assieme con Massolo vendono allo stesso acquirente Giacomo un campo arativo sito a Villa Masiani in località Valle Bazzani a confine con la via, con i figli del sig. Salvo Bernardi e con il fossato, al prezzo di 100 libre che Giacomo si impegna a pagare. I coniugi Agnese e Matteo non ancora venticinquenni si impegnano a rispettare la vendita. Sono testimoni Bonvillano Benvenuti, Benvenuto Andree, Scagnitto lacobi, Benvenuto Severini, Porriano Bonelli Sollis, Bentivegna Paganucci quando viene scritta la vendita a Villa Masiani nella Cassina di Massolo Agresti nel contado di Camerino dal notaio Giacomo Sorelli. Data a tempo di papa Innocenzo [IV].

1254 ottobre 20 = Professione religiosa e dote monastica
Donna Crissimbene del fu Matteo Albrici Iordani (Giordani), chiamata Paola, fa professione religiosa nel monastero delle ‘dominae\donne’ di S. Maria Maddalena sopra l’Isola. Promette in dono a Dio l’obbedienza al sindaco del monastero, mastro Albertino Lombardi ed alle consorelle; si obbliga alla stabile permanenza, alla castità, all’unità e alle necessità nel luogo (monastero) della Vergine Maria e di S. Maria Maddalena. Dona alla stessa chiesa i suoi beni, tra cui una casa sita nel castello di San Severino, a confine con Lazano del signor Giacomo, con Guarnerio del signor Gentile e con la via; inoltre un campo in località Strada a confine con il figlio di Benvenuto Bendenari e con Ligorio. Sono testimoni Pietro Pertenevole, suo figlio Pietro; Morico di Pietro Rustichelli nel detto monastero delle ‘dominae’ di S. Maria Maddalena del Piano di Matelica sopra l’Isola ove scrive l’atto il notaio Pietro Nicolai. Data a tempo del papa Innocenzo IV .

1254 ottobre 28 = Professione religiosa ed oblazione
Bartolo del fu Attone Tornaguerra liberamente fa professione religiosa promettendo l’obbedienza al sindaco mastro Albertino Lombardi ed alle suore del monastero di S. Maria Maddalena obbligandosi alla permanenza, alla castità, all’unità ed alle necessità per amore di Dio, nel luogo della Vergine Maria e di S. Maria Maddalena. Dona anche i suoi beni tra cui un terreno con vigna nel distretto di San Severino in località Cave, confinante con i figli di Benvenuto Bertonfili, con il signor Bonacurte, con Pietro Tornaguerra e con Benvenuto Andree. Sono testimoni davanti alla casa di Alberto Lombardi, il signor Morico Uguictioni, Rainaldo di Attone Albrici, Venturello Brune, Giovanni Attoni Martini, Vitale Venuti. Notaio Pietro Nicolai. Data a tempo di papa Innocenzo [IV].

1256 dicembre 23 = Accettazione di persone religiose in monastero
Francesca di Pietro detta Biadetta, Agnese di donna Venuta detta Berta, Benigna di Lenguatio detta Persa , suo padre Linguatio di Pietro e Ugolino da Rocca vivendo nel luogo e chiesa di san Francesco di Acquaviva senza una regola, né vincolo d’obbedienza e volendo sottomettersi alla regola e all’ordine di san Benedetto, e mettersi al servizio del Signore nel monastero delle ‘dominae\donne’ di S. Maria Maddalena, spontaneamente offrono se stessi ed i loro beni a questo monastero e al sindaco don Zaccheo presbitero, il quale li accoglie e riceve la donazione dei beni e diritti loro tra cui il luogo e chiesa di san Francesco di Acquaviva confinante con la via, con Paganello di Attone Massei e suoi parenti. In tal modo essi sono resi compartecipi del detto monastero come le altre persone che vi sono. Scrive l’atto il notaio Grazia nel distretto del castello di Matelica presso la chiesa di san Francesco che un tempo era luogo (convento) dei Frati Minori, alla presenza dei testimoni Abbrazzulo e Morico figli di Pietro Salvi e Pietro di Nicola. Data a tempo di papa Alessandro IV.
.

1256 dicembre 24 = Accettazione in altro monastero
Come nel precedente atto avevano fatto le persone della chiesa di san Francesco di Acquaviva ora anche Umile di mastro Pietro detto Bruna, Marina e Lavernuccio della stessa chiesa e luogo di san Francesco, donano se stessi ed i loro beni al monastero ed al convento di S. Maria Maddalena, di fronte agli stessi testimoni e notaio come nell’atto qui già riassunto.

1257 gennaio 25 = Lodo vescovile su beni monastici
Guglielmo, vescovo di Camerino in qualità di arbitro scelto dai contendenti per un lodo tra Lazano del signor Giacomo sindaco della badessa e del convento del monastero di S. Maria Maddalena e, dall’altra parte, mastro Ammannito Petri sindaco dell’abate e del convento De Rotis e dell’ abbadessa e convento del monastero di san Francesco d’Acquaviva, definisce amichevolmente la controversia riguardante le proprietà del predetto monastero di san Francesco d’Acquaviva con il presente atto notarile. Dà sentenza che i beni di Lenguatio e delle figlie ed i beni che Ogolino da Rocca avevano precedentemente dati al monastero di san Francesco sono ora presi in possesso dal Sindaco del monastero di S. Maria Maddalena come beni personali donati. Invece i beni pertinenti al luogo e chiesa di S. Francesco d’Acquaviva vengono riconsegnati in possesso a donna Elia abbadessa e al suo convento d’Acquaviva, nonostante qualsiasi documento in contrario. Inoltre i beni di famiglia di Lenguatio sono riconsegnati alla sua casa, parimenti quelli delle donne di Acquaviva restano alle stesse. Questo lodo è pubblicato nel palazzo di S. Vittore de Clusis ove sono testimoni l’abate di Grotta San Vittore, don Giovanni da Bettonio, don Gualtiero canonico di Fabriano, don Vacumbene, mastro Benvenuto di Giovanni Guidoni. Notaio imperiale Offreduccio. Data a tempo di papa Alessandro [IV].

1258 ottobre 24 = Annuncio del banditore comunale
Micarello, banditore comunale di Matetica attesta di aver fatto il bando in piazza per ordine del giudice comunale Giacomo Sorelli dicendo che chiunque volesse difendere Pietro Sorelli ed i suoi beni, si presentasse entro cinque giorni al fine di stabilire la data per rispondere a tre posizioni di Giacomo Terzi e Francone Gennari. Sono testimoni mastro Giovanni Albrici e Pietro Attoni Rigi. Notaio Salimbene. Data a tempo di papa Alessandro [IV].

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Documenti in cronologia, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a comment

CARTE PER LA STORIA DEL MONASTERO della Beata Mattia di Matelica. Riassunti anni 1246- 1247

1246? Senza anno) aprile 11 = Indulto vescovile per benefattori
Il vescovo di Camerino Filippo in occasione della nuova costruzione del monastero ed oratorio fatti in onore di Dio, della beata M. Maddalena e di tutti i santi, presso il castello di Matetica, nella piana dell’Isola, vicino al fiume Gino, invita i fedeli diocesani ad aiutare l’abbadessa e le suore bisognose del luogo, dando elemosine alle persone incaricate da loro per la raccolta. Unisce la cioncessione del privilegio spirituale di40 giorni di sollievo dalla penitenza imposta (in confessione) come dono della misericordia divina e dei meriti dei santi in particolare s. Venanzio, s. Ansovino, s. Vittorino.
.

1247 marzo 9 = Spartizione dei molini
Atto(ne) del signor Gentile Lazani sparte i molini tra lui e Laczanello del signor Iacopo di Masseo Lazani in due porzioni: una porzione comprende tre molini con tutti gli annessi a Villa Vabiano presso i beni di Lanzuno e questa viene assegnata ad Atto con accordo che non deve venderla ai vicini e che inoltre deve pagare entro la metà del prossimo maggio sette libre al condividente a motivo del maggior valore. L’altra porzione che viene in proprietà a Lanzanello comprende nello stesso sito un molino e mezzo con l’accordo che non rialzi il livello (dell’acqua) a danno altrui, inoltre ha tre parti di un molino del fu Pietro Migliorati a confine con il torrente e con Pietro laconelli. Sono testimoni il sig. Giacomo Attolini, Ugolino Simeoni e Servedore, nella pieve matelicese ove fa rogito il notaio imperiale Salimbene. Data a tempo di papa Innocenzo [IV].

1247 maggio 23 = Vendita di rota (terra) per molino
Giacomo del fu Valentino vende a Ugolino Albrici la quarta parte di terra o rota presso l’Isola di Matelica a confine con il torrente e con la chiesa di s.Maria Maddalena al prezzo pagato di sei soldi. Sono testimoni il sig. Suppolino, Raniero del sig. Pietro, Attone di Giovanni, avanti alla casa di Pietro Venerie ove fa rogito il notaio imperiale Alberto Petri. Data a tempo di Federico II imperatore romano.

1247 ottobre 10 = Promessa di pagamento di una tunica
Ventura Carelli pattuisce l’impegno di pagare a Giovanni di Pietro Sassolini entro il prossimo natale il prezzo di una tunica con cappuccio di panno fiorentino, già vendutagli dal creditore. Roga l’atto il notaio Benvenuto avanti alla casa del signor Masseo. Data a tempo di papa Innocenzo [IV].

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Documenti in cronologia, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , , , | Leave a comment

CARTE PER LA STORIA DEL MONASTERO della Beata Mattia di Matelica. Riassunti anni 1237- 1243

Anno 1237 gennaio 11 = Oblazione e professione religiosa
Donna Rosa del defunto Signor Ranno di Alberto Gualtieri dona se stessa ed i suoi beni a DIO entrando nel monastero e chiesa di S. Maria Maddalena. Promette l’obbedienza a Fra’ Pietro Ministro dei Frati Minori ed alle consorelle e si impegna a rimanere sempre in monastero. La consacrazione nella castità, nell’unità, nella necessità, nella rinuncia al mondo è fatta a Dio per l’amore verso nostro Signor Gesù Cristo, verso la beata Vergine Maria e la b. Maria Maddalena. Nella professione viene vestita dei teli- dell’altare con il bacio della pace. Cede al monastero i suoi diritti sulla somma di 400 libre, avute dalla vendita dei beni paterni e materni con l’impegno di difenderli contro il signor Masseo ed il signor Gentile NAZARI. Donna Biatrice e Donna Rosa avevano donato al monastero anche la somma di 156 libre. Sono testimoni il signor Bartolo Gentili, il sig. giudice Rainaldo; Morico da Rocca e il signor Benintendi, il sig. Pietro Palmucci, Buonfrate, Fra’ Filippo, il signor Bentevoglio ed altri in detta chiesa. Notaio Albertino. Data al tempo del papa Gregorio e dell’imperatore Federico.

1237 aprile 20 = Accordo di deposito per eredità
In attesa del lodo arbitrale affidato entro la metà del maggio successivo a Fra’ Pietro ministro dei Frati Minori, oppure, in caso di sua assenza, al Vescovo di Camerino don Filippo, in merito alla destinazione delie 200 libre derivanti dai beni del defunto Ranno, beni che la figlia di costui, Donna Rosa, ha venduti ai figli di Lazario, si fa accordo di depositare la somma detta presso il signor Morico da Rocca. La lite verteva fra l’amministratore notaio Attone Vanimbene del monastero di S. Maria Maddalena ove Donna Rosa era monaca, contro i signori Masseo e Gentile figli di Lazario. Al frate Ministro o al Vescovo è affidato anche il lodo arbitrale per l’eredità testamentaria- di Ilde . Si riconosce inoltre che i seguenti beni donati da Donna Rosa sono beni del monastero: il monte con più di dieci modioli, il manso di Martino Iuni e della consorte, la chiusa di Deone Atto e il molino di Gometaria. Sono testimoni il signor Albrico Fmaguerra, Rainaldo di Monte Melone, i signori Suppolino, Albrico Mori, Blasio e Giovanni di Albrico Guarneri. Notaio l’avvocato apostolico Atto Deoni. Data al tempo del papa Gregorio e dell’imperatore Federico, re di Sicilia e di Gerusalemme.

(1237? Maggio?) frammento senza data. = Procura del monastero
Le monache del monastero di S.Maria Maddalena, tra cui donna Isolana, donna Chiara, Lucia, Agnese e Catalina scelgono il loro procuratore per comparire di fronte a Fra’ Pietro da Vercelli oppure al Vescovo di Camerino Filippa nella vertenza contro Masseo e il signor Gentile di Lazario circa l’eredità del padre signor Ranno, e della madre donna Beatrice, tra cui 555 libre. Sono testimoni il signor Albrico Finaguerra, il sig. Finaguerra, il sig. Morico da Rocca, il sig. Suppolino, il sig. Albrico Mori, Giovanni Albrici e il signor Biasio. Notaio Atto Deoni avvocato apostolico.

1237 settembre 2 = Vendita di un terreno
Benencasa Alessandri notaio vende un terreno arativo sito in località Casoie di Matelica a confine con Sorello, il genero di Attolino, i figli di Paganuccio e l’acquirente Attone di Pietro Tebaldi, al prezzo pagato di quattro libre e sei soldi. Sono testimoni davanti alla casa di Gentile di Attone Strovegli, il signor Monco da Rocca, Matteo Attoni, Pietro Albi e Salimbene Ranni. Notaio imperiale Bentevegna Alberti. Data al tempo di papa Gregorio e di Federico imperatore.

1238 maggio 27 = Permuta di casa con pagamento
Benentenni del fu Bonasera consegna ad Attone di Pietro Tebaldi la casa sita a Matelica a confine con Androna, i figli di Paganuccio, Accurro di Bonasera e le vie. In permuta Attone consegna la casa sita a Matelica a confine con Matteo di Attone Blanci, Androna, Bonaccorso di Attone Cristiani e sua consorte e con Bonora Beneraini, inoltre paga l’aggiunta di quattro libre. Sono testimoni Accurro Bonasera, Tomasio Blasi (Blanci), Mercato Petri da Cerrito e Scagnarello di Albrico Tebaldi. Notaio imperiale Benencasa. Data a tempo di papa Gregorio e di Federico imperatore.

1243 giugno 29 Ricevuta del pagamento di un manso
Venuto di Berta Rigi riceve da Giovanni di Pietro Sassolini e dalla consorte Letizia la somma di soldi 134 e denari 4 per il pagamento a saldo di un manso. Sono testimoni Benintenni, Amicolo, Accone Pegilli, Severino Azze, Attone di Accursio Franconi e Attone Deruni davanti alla casa del giudice Amicolo dove fa rogito il notaio imperiale Benenuntio. Data a tempo dell’impero di FedericoII.

1243 settembre 12 = Accordo di posizione come contendente
Durante la lite che coinvolgeva da una parte Finaguerra Albrici assieme con il signor Rainaldo Gualtieri e dalla parte avversa Benvenuto Bertenise, contro costui si dichiara avverso anche Giovanni di Pietro Sassolini che ha fatto il patto di non far pace se non di comun accordo contro Benvenuto. Sono testimoni Pietro Severini, Actolinello di Attone e Guintarello banditore, in casa del pievano don Matteo ove fa rogito il notaio Iacopo. Data a tempo di Federico II imperatore romano.

Posted in Senza categoria | Tagged , , , , , , | Leave a comment

ZERBI PIETRO STORIOGRAFO DELLA SINCERITA’ e DELL’EQUILIBRIO tra critica innovatrice e valutazione obiettiva meditata

Zerbi Pietro storiografo. Alcune frasi sono il programma dell’equilibrio storiografico. Dal volume “Incontri ideali e dibattiti …” VP Milano 2004
“La nostra testimonianza dovrà essere equilibrata, aliena dalle posizioni estreme, spesso astratte e faziose, giustamente aperta alle esigenze di rinnovamento, ma ugualmente fedele al patrimonio vitale, inalienabile della tradizione. (p.355)
“La tremenda difficoltà. Mantenere il giusto equilibrio tra la spinta innovatrice … e l’esigenza di continuare ad attingere ad una linfa vitale … La fedeltà non deve irrigidirsi nel conservatorismo; la novità non deve deformare e snaturare [la tradizione] … Rinunciare, qualche volta, alla critica inutile, o, peggio, corrosiva; sostituirla con uno sforzo di più attenta, meditata, obiettiva valutazione. (p.389)
“Fare luce, fin dove ci riesce, sul passato … è il solo modo per illuminare il presente. (p.98)
Citazione di Iohannis SARESBERIENSIS “Historia pontificalis” cap. VIII sul testimoniare. =” Parlo e scrivo di quello che ho visto, sapendo che se, nella mia bocca e nell’opera soprattutto su cose importanti, ci fosse falsità, io diminuisco con lo spreco della fama e della coscienza presso Dio e presso gli uomini. Non mancherà neppure chi redarguirà il menzognero. “ (p.91)

Posted in DOCUMENTI, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , | Leave a comment

CARTE PER LA STORIA DEL MONASTERO DELLA BEATA MATTIA DI MATELICA. Riassunti anni 1227 – 1233

RIASSUNTI DELLE CARTE RIGUARDANTI LA STORIA DEL MONASTERO DELLA BEATA MATTIA DI MATELICA anni 1227 – 1233
Anno 1227 settembre 12 =Ricevuta di dote matrimoniale
Andrea dei fu Rinaldo da Clugiano riceve 30 libre come dote della moglie Susanna, da Terzo Erri, padre di lei, alla presenza dei testimoni Angelo Attoni, Monaldo Massei, Accurrimbona Bocconi e Ugolino Viviani, con patto di restituzione qualora sopravvenisse la morte o il divorzio senza figli venticinquenni. Notaio imperiale Pietro Albrici. Data al tempo di Federico II imperatore.
Anno 1233 settembre 8 = Consegna di dote monacale in beni
Il signor Albrico-del fu Finaguerra dà alla chiesa o monastero delle dominae site in Cupu Rumano presso Pisola e all’abbadessa Donna Biatrice un terreno sito presso detta chiesa a confine con la via, con Rainaldo Saraceni, con il fiume e con Buonfrate, eccetto una parte presso il fiume, della Rota dei figli di Stefo e di Rainaldo del Saraceno. Le fa procura per pagare 27 libre come parte delle 40 libre che egli deve versare come dote di Donna Usularia a favore di detta chiesa. Sono testimoni i signori Giberto, Gentile, Masseo Lazani, Rainaldo e Albrico Mori. Notaio apostolico Pietro. Data a tempo del papa Gregorio e dell’imperatore Federico II

Anno 1233 settembre 9 = nella stessa precedente pergamena =Donazione pro anima al monastero
Buonfrate del & Rainaldo Albrici dona .alla chiesa o monastero delle dominae di Cupu Rumano presso Pisola e a Donna Biatrice abbadessa un terreno con vigna in località Piagge a confine con la via, con la terra già di Ugolino Albrici, ora del monastero, con il vallato dei molini della Rota, con il signor Albrico Finaguerra, ne fa dono a rimedio spirituale suo e dei suoi defunti. Fa procura all’abbadessa di tener la terra sino a che lei non ne prenda diretto possesso. Sono testimoni i signori Gentile e Masseo Lazani, il signor Rainaldo Mori, il signor Albrico Finaguerra, il signor Gualtiero Alberti e il signor Rainaldo Massei. Notaio apostolico Pietro. Data al tempo di papa Gregorio e dell’imperatore Federico II. Nella stessa pergamena l’atto del giorno 8 settembre 1233

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Documenti in cronologia, LUOGHI, PERSONE, Senza categoria | Leave a comment

IL BEATO ANTONIO GRASSI DI FERMO amante della povertà per la ricchezza della divina Grazie. Dagli scritti di Cecarini Giuseppe

POVERTA’ DI SPIRITO del beato Antonio Grassi religioso Filippino di Fermo. Dagli scritti di Cecarini Giuseppe
Il cuore del beato Antonio si è dimostrato, per tutta la vita, distaccato dai beni terreni. Il cardinale Domenico Maria Corsi, dichiarò che il beato visse in modo distaccato dalle passioni umane e dai beni terreni, per rimanere sempre unito a Dio. Egli inculcava questo metodo di vita ai suoi confratelli, dicendo loro che «dobbiamo riconoscerci come chiusi in un carcere in cui non è possibile attaccarci ad alcun bene terreno».
Considerando che molti uomini vivono in un modo ben diverso, Antonio soleva dire: «Chi mette tutta la sua cura e sollecitudine in accumulare la roba, come se gli dovesse mancare l’aria, mostra di non essere vero cristiano». Vista l’utilità di questo distacco per il progresso spirituale, egli cercava di dar opportuni consigli ai confratelli e ai laici per spingerli ad abbracciare questo metodo di vita.
Antonio non era attaccato neppure alle piccole cose che ordinariamente venivano date in uso a ogni membro della Congregazione. Per favorire l’animo pacifico tra i confratelli, egli si trasferì nella stanza più piccola della casa. Trattava i suoi parenti, appartenenti come lui al patriziato fermano col titolo di conte, con rispetto e affetto, ma senza un comportamento di dimestichezza.
Questo distacco dai beni e dagli onori, lo portava a considerare la morte come un felice passaggio verso l’eternità: «Non lascio nulla perché non ho nulla; mi avvicino a Dio che mi darà tutto». Da ammalato non chiedeva la guarigione, ma implorava da Dio che l’aiutasse ad andare avanti. «No! guarire no, ma bensì che mi istradi per la via dell’eternità».
Invocando l’intermediazione della Madonna e di san Filippo, chiedeva la grazia della buona morte e diceva di avere esperimentato, che l’anima nostra con la considerazione e l’affetto al costato di Cristo, si purifica dai peccati ed affetti terreni, convertendosi all’amore del Crocefisso. Nel distacco dall’avidità e dalle vanità, padre Antonio camminava, con grande giacere, sulla via seguita da San Francesco d’Assisi, di cui era grandemente devoto. Egli faceva sua la raccomandazione del santo poverello che diceva di essere “un uomo folgorato dalla scoperta della povertà di Cristo”, per cui nella Regola bollata scrisse: «I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcuna altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo il Signore in povertà ed umiltà, vadano per l’elemosina con fiducia. Non devono vergognarsi, perché il Signore si è fatto povero per noi in questo mondo». E Antonio ripeteva che la scelta della povertà è fondata sul fatto che «il Signore si è fatto povero per noi». Il santo poteva dire: «Io, frate Francesco piccolo, voglio seguire la vita e le povertà dell’altissimo Signore nostro Gesù Cristo e perseverare in essa sino alla fine».
Padre Antonio teneva in evidenza una pagina francescana di san Bonaventura il quale diceva: «Tra gli altri doni e carismi che il generoso Datore concesse a Francesco, vi fu un privilegio singolare: quello di crescere nella ricchezza della semplicità attraverso l’amore per l’altissima povertà. Diceva Antonio: «E una testimonianza che interpella ciascuno di noi e ci fa sentire il profumo che emana dalla capanna di Betlemme». E diceva anche che ciascuno di noi deve sentirsi fiero e felice di avere scelto come Signore il Bambino di Betlemme. È veramente bella l’affermazione trovata fra i suoi scritti: «Niente ci turbi, niente ci spaventi poiché tutto passa, solo Dio resta. Chi ha Dio, non manca di nulla!». Notizie desunte da “Il Beato Antonio Grassi” libro di Cecarini Giuseppe. Fermo 2009 p. 59s

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Documenti in cronologia, LUOGHI, PERSONE | Tagged , , , , , , , | Leave a comment

GRASSI beato Antonio di Fermo virtuoso nella purità, nella fiducia e nella serenità. Notizie di Giuseppe Cecarini

LA PURITA’ D’ANIMO E DI CORPO IN GRASSI BEATO ANTONIO – SOBRIETA’ – SPERANZA
Notizie desunte dal libro di Cecarini don Giuseppe
Quando il p. Antonio Grassi era costretto a parlare dei vizi contrari alla purezza, usava parole con tale circospezione da spingere all’ammirazione il cardinale Domenico Maria Corsi che, chiamato come teste nel processo informativo, riferì che padre Antonio provava dispiacere nel “sentire cose che non fossero più che oneste a tal segno che, andando per le strade, se accadeva che udisse qualche parola scomposta, sentiva mettersi sossopra lo stomaco tanto che era costretto a sputare con impeto, non potendo patire quella venefica esalazione di quell’inonesto parlare».
Padre Antonio era modestissimo negli occhi per cui non li fissava mai su oggetti pericolosi e …agiva sempre con tanta modestia. Diceva spesso a se stesso: “Ho fatto un patto con i miei occhi” e pregava: “Distogli, o Dio, il mio sguardo dalle vanità”. Egli spiegava il suo comportamento come imitazione di quello di alcuni santi e portava l’esempio di san Tommaso d’Aquino e di san Luigi Gonzaga.
Come omaggio alla purezza, amava molto il colore bianco e così la pulizia esteriore, come segno della purezza interiore. Per questo, nonostante usasse vestiti poveri, ne curava oltremodo la pulizia. Nel processo informativo, il teste marchese Lorenzo de’ Nobili di Fermo depose di aver visto nel volto del religioso una chiarezza soprannaturale, in modo che dalla forma, e dal colore, il volto gli pareva che talora assomigliasse a san Filippo e talora a san Giuseppe». La purezza interiore si rifletteva nel volto di Antonio!
LA TEMPERANZA
«Madre della sanità è l’astinenza». Così rispondeva il beato Antonio a chi gli chiedeva di moderare i suoi digiuni, soprattutto da anziano e sofferente per varie malattie. Era moderato nel mangiare. Quasi sempre si cibava di verdura senza sale e con poco olio. Raramente mangiava carne o pesce. Chi gli stava I vicino a tavola commentava che «padre Antonio mangiava come un cardellino». Osservava con esattezza il digiuno quaresimale, anche nella sua avanzata età ripeteva spesso che all’anima spetta il dovere di curare la buona salute dei corpi.
Se qualche confratello, per la stanchezza del lavoro o per malattia chiedeva di poter moderare il digiuno quaresimale, come superiore dell’Oratorio accoglieva la loro richiesta, pur continuando ad affermare che l’uso della verdura era cosa salubre. Egli faceva uso del solo pane con le erbe.
Come esempio di vita, ricordava le penitenze dei santi monaci della Tebaide. A quanti gli chiedevano come potesse cibarsi di verdure così insipide, egli rispondeva: «E i monaci dell’eremo che mangiavano? E quanti poveri cittadini non hanno né pane né vino!». Era quanto mai parco nell’uso del vino, mescolandolo con abbondante acqua, tanto da chiamarla «acqua avvinata».
Non disdegnava un po’ di aceto, poiché egli diceva, «insieme all’acqua spegneva bene la sete». Durante i mesi caldi che procuravano tanta arsura non beveva mai fuori dei pasti. Si contentava, a volte, di masticare una foglia di acetosa per estinguere la sete, quando era costretto a passare molte ore al confessionale. Per riuscire a mantenersi in questa rigida regola di vita, chiedeva aiuto al Signore nella preghiera.
Parimenti usava mortificare gli occhi e tutti gli altri suoi sensi. Mortificava talmente la sua lingua, da destare meraviglia nei confratelli. Unanimi sono le testimonianze processuali: il suo modo d’agire era veramente eroico.
CUORE PIENO DI SPERANZA nella divina Misericordia
La fede accendeva una forte speranza in Dio nel cuore del beato Antonio. Spesso lo si sentiva esclamare: «Abbiamo un Dio così buono che ci ha dato la sua vita fino all’effusione di tutto il sangue in croce… Come possiamo dubitare che continui a darci la sua vita… ora, che non gli costa niente?… Dio ha voluto soddisfare i nostri debiti pagando un così caro prezzo per noi! La fede ci presenta un Dio pieno di amore e questo accende nel cuore tanta speranza».
«Non abbia timore – diceva padre Antonio a un penitente che dubitava della misericordia di Dio – anzi prenda gran confidenza e speranza di esser fatto partecipe della sua croce, che è segno di predestinazione».
Agli sfiduciati diceva: «Confidate nel Sangue di Gesù, che è di infinito amore». Quando si rivolgevano a lui persone tormentate dagli scrupoli e che, pur confessandosi, non rimanevano tranquilli, nel timore di non aver esposto con sincerità le loro colpe, per cui, tornavano di nuovo a confessarsi, senza mai raggiungere la necessaria tranquillità, egli le tranquillizzava invitandole a fidarsi della misericordia di Dio e di stare allegre, così come diceva san Filippo, poiché Dio vuole essere servito con allegrezza.
Non è necessaria una matematica ansiosa ricerca del numero delle colpe, ma un pentimento che porta a sperare di godere del perdono di Dio meritato da Gesù col sacrificio della croce. «Nulla esiste più della misericordia di Dio. Fidiamoci di lui». Così gli scrupolosi riacquistavano serenità. «Non sgomentatevi della vostra fragilità – diceva di continuo – poiché Dio è il medico buono che prova grande gioia a risanare i cuori ammalati per i loro peccati».
Diceva ancora: «Offrite tutte le vostre miserie e travagli come trono per l’esaltazione e la gloria della divina misericordia, la quale sarà maggiormente esaltata e lodata in cielo, quanto più vi avrà liberati da maggiori miserie. Più è grave la malattia, e più è felice il medico per l’avvenuta guarigione». Infatti, egli ripeteva, «Iddio è venuto nel mondo per accollarsi le nostre miserie ed usare misericordia poiché è Pater delle misericordie e Dio di ogni consolazione».
«Diffidate di voi stessi – consigliava insistentemente – e confidate in Dio».
Per incoraggiare a vivere in questa confidenza, presentava l’esempio del re David: «fu peccatore… ma fu perdonato perché pentito. Gesù prese la natura umana annoverandosi tra i figli di David, per cui le folle si rivolgevano a lui dicendogli: Gesù, figlio di David, abbi pietà di noi. Sarà usata verso di noi la Misericordia usata verso David peccatore, ma così pentito da esclamare: pietà di me Signore».
Antonio parlava spesso di paradiso, con umiltà e franchezza, fondando la sua speranza nei meriti della passione di Gesù Cristo. Egli cercava poi di spingere i penitenti ad avere fiducia dell’intercessione della Madonna. Era solito dire: «La Madre di Dio non partorì Cristo per essere il nostro giudice, ma il salvatore … mostrandoci un Gesù indulgente che ci conduce all’eterna gloria dopo l’esilio terreno. Ella è il rifugio e la speranza dei peccatori».
Spingeva i penitenti ad aver fiducia sia nella Madonna che in san Filippo, poiché «tutto quello che la Madonna chiede a Gesù, suo prediletto figlio, l’ottiene; tutto quello che san Filippo chiede alla Madonna pur l’ottiene».
A questa fiduciosa speranza, il beato Antonio faceva aggiungere un santo timore di Dio che rappresenta uno stimolo che spinge sempre a rendere gloria a Dio con una vita di bontà.
Il beato Antonio cercava di infondere nei penitenti una gioiosa speranza, spronandoli a mettere ogni impegno, sostenuto dalla grazia di Dio, a vivere come figli devoti che cercano di evitare tutto ciò che contrasta con la sua santità. Questo modo di vivere era fonte di gioia per Antonio che aspirava a fare in terra due viaggi: uno a Loreto e l’altro nella Gerusalemme celeste, alla quale continuamente aspirava dopo il pellegrinaggio terreno, «simulato da quello della beata terra lauretana».
In occasione di un’epidemia, la città di Fermo era piena di ammalati e di persone rese povere dalla malattia che le teneva lontane dal lavoro e dal guadagno. Il beato Antonio cercò di infondere fiducia e coraggio a infermieri e medici. A chi gli domandava come potesse pagare i debiti contratti per aiutare i poveri, egli rispondeva che non si preoccupava perché, raggiungendo gli ottanta anni di vita, avrebbe avuto il tempo per mettere a pareggio i conti. Questa predizione si avverò. Dopo la sua morte, le persone devote sintetizzarono la sua vita, con queste parole: «Amò davvero! Sperò davvero!». P. Antonio era un uomo che amava e sperava.
Cecarini Giuseppe, “ikl Beato Antonio Grassi”. Fermo 2009 p. 48ss

Posted in Chiese, DOCUMENTI, Documenti in cronologia, LUOGHI, Notizie Recenti, PERSONE | Tagged , , , , , , , , , , , , | Leave a comment