Il rinnovamento dalla fine sec. XVIII dalle lezioni del prof. Mancini don Dino, a Fermo

IL RINNOVAMENTO

   E’ quel periodo della storia della cultura italiana che va dalla metà del secolo XVIII alla metà del secolo XIX (presso a poco dal 1750 al 1861 anno in cui viene proclamato il regno unitario d’Italia); periodo caratterizzato dal risveglio del popolo italiano in tutti settori dell’attività umana.

   Durante l’epoca del Conformismo che va dalla seconda metà del ‘500 alla metà del ‘700) la cultura italiana, salvo il settore della scienza, aveva avuto carattere accademico ed in genere era rimasta fuori della vita vissuta.

   Infatti ogni iniziativa era stata monopolizzata dalla autorità e gli individui, un po’ per prudenza, un po’ per paura si erano appartati dalla vita e avevano perduto il contatto con essa.

   Un formalismo più o meno superficiale e bizzarro si era affermato in ogni settore dell’esistenza, specie negli ambienti più elevati:  le masse avevano vivacchiato nell’ignoranza e nella miseria, senza neanche tentare la riscossa, mancando di guide generose e sicure.

   Alla metà del ‘700 si notano in Italia i primi  moti di rinascita spirituale: i propositi e i programmi diventano più seri, e la vita, con tutti i suoi problemi, diventa oggetto di interesse per le persone colte;  si avanzano le prime proposte di riforma economica e politica; gli scrittori assumono la funzione di guide della società e parlano con libertà e audacia.

   L’epoca del Rinnovamento si conclude  con l’unificazione politica dell’Italia (1861); valendoci perciò di un criterio “Risorgimentale” potremmo dividere quest’epoca in due fasi:

a)- fase  del “Risorgimento spirituale” o della preparazione (dalla metà del secolo XVIII  al 1815, cioè al congresso di Vienna).

b)- fase del Risorgimento politico o dell’azione e della lotta (1815-1861).

Caratteristica fondamentale di tutta l’epoca è la seguente: la progressiva affermazione dei diritti del cittadino contro l’oppressione dei regimi assolutistici; e dei diritti della nazione contro l’oppressione dei governi stranieri: ossia rivendicazione della libertà degli individui contro gli arbitri dei tiranni e rivendicazione della libertà dei popoli contro i governi stranieri.

   La parola che riassume il programma dell’epoca del Rinnovamento è questa: “libertà”; e il movimento culturale-politico che in quest’epoca si afferma è detto “liberalismo”.

   Dalla metà del secolo XVIII si nota nella vita dei popoli una tendenza irresistibile a forme di libertà e di democrazia  sempre più perfette. Appunto alla metà del secolo XVIII si cominciò nell’Europa continentale a considerare il popolo non più come patrimonio ereditario di questa o quella dinastia, ma come complesso di uomini liberi, che hanno il diritto di decidere liberamente del loro destino.

Fase del risorgimento spirituale o della preparazione.

   I movimenti culturali che contribuiscono alla rigenerazione spirituale degli italiani, nella fase della preparazione risorgimentale, sono tre:

a)- L’illuminismo

b)- il Neo-Classicismo

c)- il Romanticismo

I primi due movimenti mirano alla formazione degli intellettuali; l’ultimo mira alla formazione del popolo, cioè delle persone di media cultura.

Illuminismo.

   E’ un movimento culturale che si propone di eliminare dalla vita umana le tenebre dei pregiudizi dell’ignoranza e di diffondere ovunque i lumi della razionalità.

   Il movimento sorge in Inghilterra, verso la fine del ‘600 ad opera di Locke, e si diffonde durante il secolo XVIII in tutta l’Europa ad opera specialmente degli scrittori francesi quali Voltaire, Montesquieu, Diderot, D’Alambert, Rousseau; in Italia e in Germania (ove l’illuminismo è denominato Aufklarung) il movimento si afferma verso la metà del ‘700 e si prolunga fino all’800.

Metodo adottato dagli illuministi.

   Gli illuministi nella loro opera di illuminazione e di riforma della vita umana procedono attraverso due fasi:

a)- la fase della demolizione dei pregiudizi e delle istituzioni irrazionali di cui, secondo essi, è piena la tradizione; la fase della critica, della polemica, cioè fase negativa, in cui vengono individuati tutti quegli aspetti della vita privata e pubblica che sono da condannarsi e da eliminarsi.

   “L’uomo nasce libero e dappertutto è in ceppi” afferma Rousseau nel “Contract social”. La tradizione è venuta accumulando una enorme zavorra di irrazionalità che bisogna finalmente gettare a mare, se si vuole liberare l’uomo e metterlo in condizioni di progredire. La legge dettata dall’arbitrio dei tiranni; i popoli patrimonio delle famiglie principesche; la nascita nobile, titolo sufficiente per godere privilegi di ogni  genere nella vita sociale; la libera iniziativa in campo economico soffocata da una infinità di restrizioni e di pesi tributari; la libertà di pensiero, di scienza, di stampa, di associazione, conculcata; la morale ridotta ad una precettistica che dissolve i principi dell’onesto e dell’utile; usi e costumi stolti o disumani, tenuti in vita da una tradizione gretta e fanatica: questa è la zavorra della tradizione.

   L’antitradizionalismo degli illuministi e la loro avversione soprattutto al Medioevo, cioè all’epoca dei preti e dei tiranni, all’epoca nera da cui sono derivati tutti i pregiudizi e tutte le istituzioni assunte che hanno asservito l’uomo nel corso dei secoli.

   Sono, invece, più benevoli nei confronti del Rinascimento, a cui si sentono più vicini per la concezione naturalistica della vita, per l’accentuato laicismo e per il criticismo razionalista.

   Gli illuministi, evidentemente, dimenticano che proprio nel Medioevo si sono affermati i liberi Comuni, esemplari perfetti di democrazia e che proprio nel Rinascimento, si è cominciato a considerare il popolo come “volgo” e, con l’esaltazione della natura potenziata, sono state gettate le basi della tirannide; dimenticano che mentre nel Medioevo Dante poteva criticare aspramente Papi e Imperatori, vescovi e principi, e nessuno lo scomunicava, anzi la sia Commedia veniva commentata in chiesa, nel Rinascimento cattolici e protestanti hanno gareggiato nella intolleranza e nella persecuzione degli avversari.

   Ad ogni modo gli illuministi vedono giunto il momento della liberazione dell’uomo dalla lunga e obbrobriosa servitù.

b)- Fase della ricostruzione o fase positiva.

      Quale sarà la nuova guida dell’uomo ? Quale la base sicura di ogni attività ?

La natura. Non l’arbitrio di una autorità esterna, e spesso tirannica, può dirigere la coscienza, ma la natura che parla attraverso la ragione; non la legge creata dagli interessi contingenti può dirigere le attività umane, ma la voce di quell’ordine che è insito nelle cose stesse. La natura è quella  ragione universale che ordina le cose  verso i loro fini e indica agli uomini i modi di utilizzare la loro vita: “Seguite la natura , lasciatevi condurre dalla sua voce razionale, non vogliate sostituire l’arbitrio di pochi ai suoi enunciati così facili e così evidenti. Liberate la natura dai ceppi in cui l’ha stretta il passato e permetteteli di svolgere spontaneamente il suo moto”.

    Cartesio ha insegnato al filosofo a ritrovare il vero soltanto nella ragione, fonte inesauribile di idee chiare e distinte; Bacone ha insegnato allo scienziato a diffidare della autorità dei filosofi e lo ha esortato a prendere contatto diretto con le leggi della natura ; i giusnaturalisti (sostenitori del diritto naturale: esempio: Ugo Grozio), hanno indicato ai giuristi come fonte del diritto non più l’arbitrio egli uomini, ma le esigenze innate nella natura umana.

   Gli illuministi accolgono queste lezioni e, riassumendo, costituiscono la “Natura” fonte di ogni luce e di ogni energia.

   La Natura parla all’uomo attraverso organi svariati: attraverso l’istinto normale (voce inferiore della Natura); attraverso il sentimento (voce intensa e intuitiva: Rousseau); attraverso la ragione o nella sua forma elementare (buon senso) o nella sua forma evolutiva (filosofia e scienza).

   Chi segue  la voce della Natura e utilizza le sue energie con le risorse dell’arte, è sulla via della felicità. Si apre per l’umanità una era nuova: l’era delle riforme. Ad una vita privata e pubblica costruita sull’irrazionale, sull’arbitrio dei prepotenti, sui pregiudizi di religione, di classe, di ambiente, sui costumi insensati e nocivi al libero sviluppo delle forze dell’individuo e del popolo, si vuole sostituire una vita più genuina, più sana, più spigliata, più costruttiva.

   Siamo di fronte ad un secondo Rinascimento. La differenza tra il Rinascimento umanistico e quello illuministico consiste in ciò: l’uno valorizzò la “Natura umana potenziata” e quindi si risolse in una specie di divinizzazione dell’”individuo superiore” e sfociò nella tirannide; l’altro, valorizzando la natura umana in generale, affermò l’eguaglianza dei diritti e dei doveri e quindi gettò le basi della democrazia moderna; l’uno mirò ad utilizzare le risorse estetiche della Natura e si impegnò a creare il bello; l’altro mirò ad utilizzare le risorse utilitarie della natura e si propose di creare una vita economicamente più agiata, politicamente più armonica e salda, socialmente più giusta. In verità, però, i propositi del nuovo Rinascimento non furono attuati se non in minima parte, perché con il Rinascimento umanistico si risolse con la vittoria della aristocrazia, così quello illuministico si risolse nella vittoria della borghesia.

Proposte dell’Illuminismo nel campo del diritto, della politica, della economia, della religione, della morale, dei costumi.

Nel campo del diritto.

– Parte negativa: polemica contro i privilegi di classe e contro le leggi arbitrarie dei tiranni.

– Parte positiva: illustrazione e difesa del diritto naturale, inteso come base della giustizia. Ogni uomo, nascendo, riceve con la natura umana diritti inviolabili che sono con essa strettamente connessi (diritti naturali).

Tali diritti sono:

– il diritto alla vita: l’uomo riceve la vita dalla natura e nessuno a lui può toglierla fuorché la natura stessa. Né i privati né lo Stato possono togliere la vita ad un uomo: la pena di morte è contro ragione.

– il diritto ai mezzi di vita, ossia a tutto ciò che è necessario per vivere (abitazione, vesti, cibo).

il diritto di possedere personalmente i mezzi di vita: ossia il diritto alla proprietà.

– il diritto a pensare come si vuole: libertà di pensiero.

– il diritto a diffondere liberamente il proprio pensiero e ad associarsi con coloro che professano le stesse idee: libertà di propaganda e di associazione.

– il diritto a sposare chi si vuole, senza distinzione di classe.

Siccome la natura umana è eguale in tutti, anche i diritti che sono inerenti sono eguali per tutti. Il privilegio (che è o il godimento di un diritto che non hanno gli altri o l’esenzione da un peso a cui sono soggetti gli altri) è contro ragione: può essere solo concesso, come premio, a chi ha reso un notevole servizio alla società (privilegio di merito). La legge che non è altro se non la specificazione particolareggiata dei diritti naturali, è anche essa eguale per tutti.

   Tali verità sono vecchie (professate dalla filosofia e dalla giurisprudenza classica soprattutto dal Cristianesimo), ma gli illuministi credevano di dire cose nuove, sia perché quelle verità in pratica, nel corso dei secoli, erano state dimenticate; ossia perché essi, di proposito, rifiutavano di allacciarsi alla speculazione precedente.

Nel campo politico:

– Parte negativa: polemica contro la tirannide, cioè contro i governi padroni.

– Parte positiva: la società sorge in forza di un contratto volontario fra individui che diffidano gli uni degli altri e, avendo bisogno dell’aiuto reciproco, stabiliscono di collaborare in pace; la società affida l’amministrazione dei suoi interessi al governo, che essa stessa sceglie.

   Il governo è un delegato della comunità sociale e deve operare secondo il mandato che gli è stato affidato. Se il governo non serve il popolo, ma lo opprime, può essere rovesciato con la violenza. La migliore forma di governo è quella democratica, in cui i tre poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) sono esercitati da tre organi diversi (teoria della divisione dei poteri) e il compito di formare le leggi viene affidato ai deputati, liberamente eletti dal popolo (parlamento). Nella vita pubblica a chi paga più tributi è riservato il diritto di maggiore influenza politica (possono votare solo quelli che pagano forti tributi fiscali).

   Il principio che il governo è al servizio del popolo era vecchio quando era vecchia la democrazia greca e romana, ed era stato espresso chiaramente nel Vangelo:”fra voi chi vuol comandare sia come colui che serve”. Tuttavia tale principio era stato calpestato sia dalla tirannide feudale che dalla tirannide delle monarchie e dei principati assoluti, sorti al tempo del Rinascimento.

Nel campo economico.

– Parte negativa: polemica contro i monopoli dello Stato sia delle corporazioni e contro gli intralci doganali e daziari.

– Parte positiva: fisiocratismo economico (fisiocratismo eguale  dominio della natura) che consiste nell’accettare il gioco spontaneo degli interessi come unica legge della economia. La concorrenza è il procedimento più naturale nel campo della produzione e del commercio. Lo Stato non ha il diritto di regolare con leggi i procedimenti delle attività economiche che si svolgono nel seno della nazione: “lasciar fare, lasciar passare”: questo è il motto dei fisiocratici. Libertà di iniziativa: ogni individuo ha il diritto  di esercitare l’attività economica che preferisce: né lo Stato né associazioni private, né individui hanno il diritto di limitare la libertà economica del cittadino.

   Liberismo sociale, cioè libera circolazione delle merci nell’interno del territorio nazionale: debbono essere aboliti i dazi e le dogane tra regione e regione, affinché ogni individuo possa commerciare liberamente con chi vuole. Protezionismo commerciale: lo Stato deve favorire l’esportazione dei prodotti nazionali e deve impedire l’importazione di prodotti stranieri: ossia deve proteggere gli interessi  dei produttori nazionali. Libera assunzione della mano d’opera e libero contratto di lavoro (che è soggetto come tutti i contratti di compra-vendita, alla legge della concorrenza).

Nel campo della religione.

Parte negativa: polemica contro le religioni positive, cioè create da questo o quel personaggio storico, contro la superstizione, il fanatismo, l’oppressione delle coscienze, contro la Chiesa cattolica considerata come oscurantista, ossia come fautrice di ignoranza, di miseria, di tirannide. Lotta contro i Gesuiti, considerati come direttori della Chiesa (l’Illuminismo fu il creatore della “Massoneria”, la nota setta segreta che ha avuto fino ad oggi il compito di combattere la Chiesa cattolica: non la religione in generale).

– Parte positiva: la vera religione è quella che tre i suoi principi dalla ragione; e la ragione ci dice che esiste un Ente Supremo e nel vivere secondo l’ordine da lui strutturato nelle cose: niente riti esteriori, niente processioni, niente sacramenti ecc.

Lo Stato ha il diritto e il dovere di controllare l’attività della Chiesa, affinché questa non leda la sua sovranità e sia frenata nei suoi arbitri (giurisdizionalismo).

Nel campo morale.  

Parte negativa: polemica contro i precetti morali imposti, secondo essi, dall’arbitrio della Chiesa cattolica: contro i voti, contro l’indissolubilità del matrimonio, contro la casistica, cioè contro la minuziosità dei precetti particolari, che va a scapito dei principi generali.

– Parte positiva: l’unica legge morale è la seguente: rispetta l’ordine che trovi nella natura (morale naturale).

Nel campo dei costumi.

Parte negativa: polemica contro gli artifici dell’etichetta, contro le ipocrisie obbligatorie in certi ambienti sociali, contro l’uso di forzare le vocazioni dei figli, contro certe forme di crudeltà approvate dal consenso comune, certe forme di abbigliamento stolte e ridicole, contro la sudiceria privata e pubblica, contro la trascuranza delle norme più elementari dell’igiene.

Parte positiva: il principio è unico: in privato e in pubblico segui le nome dell’utilità, del decoro e della moderazione.

Cause dell’Illuminismo.

   Ricercare le cause dell’Illuminismo significa ricercare quei fattori che hanno contribuito a creare in Europa, nel secolo XVIII, quell’ansia di svecchiamento, di riforma, di modernizzazione, di razionalizzazione generale e radicale in cui si riassume la sostanza del “Movimento dei lumi”.

1)- Cause naturali: l’illuminismo come tutti gli indirizzi culturali non sorge all’improvviso, ma è il risultato finale di vari fenomeni  che sono spuntati qua e là nella storia dal Rinascimento in poi.

a)- Il criticismo e il razionalismo Rinascimentali.

Il Rinascimento fu caratterizzato da una forte tendenza alla libertà spirituale e quindi all’indipendenza del giudizio. La tradizione medievale è sottoposta a critica ed è trovata spesse volte in fallo. L’atteggiamento spregiudicato di molti umanisti nei confronti di tutto e di tutti: e specialmente il soggettivismo radicale introdotto dal Protestantesimo nel delicatissimo campo della coscienza religiosa, sono le espressioni più tipiche della mentalità moderna estremamente diffidente del pensiero comune o tradizionale, ansiosa di sottrarre la ragione dal dominio e di affermare l’autonomia assoluta.

b)- La sfiducia e il disprezzo contro la tradizione generata negli spiriti post-rinascimentali dalle grandi scoperte geografiche, scientifiche e cosmografiche. La tradizione aveva per millenni sbagliato circa le verità più elementari. Ad esempio, per svariati secoli si era creduto che al di là delle Colonne d’Ercole non si potesse andare; o che il sole girasse intorno alla terra.  Colombo aveva clamorosamente smentito il primo pregiudizio; Copernico e Galilei avevano smentito il secondo. Da queste smentite la tradizione era stata gravemente umiliata e svalorizzata: si finì per dubitare di tutto ciò che avevano affermato le generazioni precedenti.

c)- L’influsso della metodologia di Bacone e Cartesio.

Bacone per garantire assoluta sicurezza all’attività scientifica propugnò una “restauratio magna ab imis fundamentibus” e compose il “Novum organum” opposto al “Vetus organum” di Aristotele: la “pars destruens” del nuovo programma contemplava l’abbattimento di tutti gli ideali o pregiudizi; la “pars costruens” contemplava la ricostruzione della scienza sulla esperienza diligente ed intelligente.

Cartesio aveva anche lui voluto ricominciare da capo nel campo della filosofia, e per questo aveva dubitato di tutto ed aveva incominciato a ricostruire  il nuovo edificio sulla base di idee chiare e distinte.

   L’Illuminismo, accogliendo in pieno e combinando insieme le teorie dell’empirismo di Bacone e del sensismo di Locke con quelle del razionalismo di Cartesio, fondendo insieme metafisica e fisica, pensò di dar vita ad una cultura nuova in cui tutto fosse chiaro, ragionato e preciso, in opposizione alla vecchia cultura, basata su pregiudizi, su dogmi imposti con la forza: su osservazioni del reale del tutto puerili.

d)- L’influsso del Protestantesimo in generale e del Calvinismo in particolare.

Il Protestantesimo, infatti, afferma la libertà assoluta della coscienza da qualsiasi autorità religiosa eterna: ogni individuo risolve il problema religioso secondo le esigenze del suo spirito e intreccia i rapporti con Dio direttamente senza intermediari.

   La polemica contro la gerarchia religiosa è radicale e il rifiuto della tradizione cattolica è integrale. Per ogni individuo si può dire che la religione incominci da capo, in quanto è egli stesso che la forma. Il Calvinismo in particolare , oltre alla libertà individuale di coscienza, professa anche i principi fondamentali della democrazia politica, in quanto capi religiosi e capi politici, presso le comunità calviniste, erano erano eletti dal popolo (così in Olanda e Svizzera).

   Libertà e autonomia di coscienza, soggettivismo razionalistico, esaltazione dell’individuo sono motivi che costituiscono l’ossatura della dottrina illuministica, e il disgusto generato negli spiriti più evoluti dagli artifici ridicoli in uso nella cosiddetta alta società e dalla visione della miseria in cui era ridotto il popolo. Le anime più sensate avvertivano l’esigenza di uno stile più naturale, più schietto, più utile; e soprattutto gli spiriti veramente religiosi sentivano la necessità di venire incontro al popolo, non solo in nome della carità cristiana, ma anche anzitutto in nome della comune natura.

Cause economiche e sociali.

L’affermarsi della borghesia europea.

    Con la scoperta dell’America e l’affermarsi della Turchia nel Mediterraneo il centro dell’economia europea si trasferisce dall’Italia alle nazioni atlantiche (Portogallo, Francia, Paesi Bassi, Inghilterra).

   In queste nazioni, soprattutto in Inghilterra, sorge la classe borghese, cioè la classe degli arricchiti attraverso le industrie e i traffici. La classe borghese ogni volta che si è affermata nella storia ha sempre rivelato una forte antipatia contro i sistemi politici oppressivi, perché lei ha bisogno di libertà per poter guadagnare e investire utilmente i suoi guadagni.

   Così in Italia il Rinascimento individualista  e spregiudicatamente naturalista, era stato creato, si può dire, dalla borghesia comunale e similmente l’Illuminismo, che si potrebbe definire un rinascimento europeo d’impronta più razionalistica e più pratica (meno estetica), cioè più moderno, si può dire che sia stato generato dall’affermarsi della borghesia europea.

   Furono, infatti, i borghesi, trovandosi a vivere in regimi assolutistici, e costretti a pagare le spese alla monarchia e alle classi privilegiate dei nobili e del clero, che propugnarono con energia e audacia lo svecchiamento generale della società e la instaurazione di una democrazia che permettesse loro di prendere parte attiva alla vita politica. In Inghilterra la borghesia ricchissima, dinamica, con due rivoluzioni (contro Carlo I° dal 1641 al 1649 e contro Giacomo II° nel 1688) riuscì ad abbattere il regime assolutistico e ad instaurare la monarchia costituzionale (1688).

   Locke, che viene considerato come il padre dell’Illuminismo, commentò la rivoluzione del 1688 nell’opera intitolata “Trattato del governo civile” in cui espone la dottrina dei diritti naturali dell’uomo, della tolleranza religiosa e della sovranità del popolo. Tale dottrina si diffuse e fu commentata in modo brillantissimo dagli scrittori francesi (Voltaire, Diderot, Montesquieu, Rousseau) e costituì la base del rinnovamento giuridico, politico, economico dell’Europa dell’età moderna: in ogni nazione dell’Europa si era venuta formando una classe borghese più o meno consistente, e spettò ad essa il merito di tradurre in programma attivo i principi dell’Illuminismo.

   Le dottrine sorgono in seguito alla elaborazione dei grandi ingegni, ma questi traggono sempre spunto dal mondo in cui vivono e i loro principi riescono ad affermarsi soltanto qualora forze sociali di entità notevole li facciano propri per la difesa dei loro diritti. Ebbene si può dire che l’Illuminismo sorse e si affermò per merito della borghesia.

Illuminismo in Italia.

   Gli italiani in genere accolgono gli indirizzi culturali e  stranieri con moderazione e buon senso, e perciò anche dell’Illuminismo accolsero solo i principi più utili e più rispondenti alle esigenze del momento storico.

   Già fin dal ‘600 si era affermata presso di noi una viva ansia di rinnovamento specie nel campo letterario: basta ricordare il Marinismo. Tale aspirazione tuttavia non si era tradotta in un programma chiaro e ben definito. Ora alla metà del ‘700, sotto l’influsso della cultura francese, che domina tutta la cultura europea  e specie quella italiana, si delinea con chiarezza un programma di riforma generale, abbastanza serio e sostanzioso. Quindi l’Illuminismo italiano  reagisce vigorosamente agli artifici ed alle stravaganze del ‘600 e della prima metà del ‘700, ma da ambedue queste età eredita l’ansia del rinnovamento e riesce a tradurla in atto con discreto successo.

Letteratura dell’Illuminismo in Italia.

Principi fondamentali.

Parte negativa:  polemica contro la letteratura accademica e oziosa (polemica condotta specialmente dal “Caffè” dei “Soci dei pugni” e dalla “Frusta letteraria” del Barelli).

Parte positiva: affermazione di una letteratura meno formale, ma più ricca di contenuto. Letteratura in continua evoluzione perché deve accompagnare l’evoluzione della vita. Non più scrittori lettori che guardano più alla bella espressione, ma lo scrittore propagandista dei lumi della ragione e più attento al contenuto.

a)- La letteratura è al servizio della vita e deve contribuire alla illuminazione e alla riforma della società. Non si può concepire una letteratura di accademia o di circolo destinata ad interessare gli eruditi o a divertire i nobili che si raccolgono nel salotto e, essendo gli italiani addietrati nei confronti degli stranieri, specie dei francesi e degli inglesi, spetta agli scrittori il compito di aggiornarli, di svegliarli e di inquadrarli nel grande movimento di riforma che si è affermato i n tutta l’Europa. Allo scrittore letterato che,al modo degli umanisti concepisce la sua missione come culto delle Muse e delle Grazie, cioè della bella espressione, sostituisce lo scrittore propagandista dei lumi della ragione, meno preoccupato della parola, più attento al contenuto delle sue opere.      

b)- La letteratura, come tutte le attività umane, è in continuo progresso; e siccome deve accompagnare la vita nel suo evolversi, ha bisogno di rinnovarsi incessantemente. Per adeguarsi alle esigenze della vita moderna, la letteratura deve svecchiarsi nei temi, nel contenuto, nella forma, nel linguaggio.

Temi della letteratura illuministica.

Parte negativa: sono abiliti i temi mitologici e fantasiosi e, in genere, tutti gli argomenti che lasciano il tempo che trovano.

Parte positiva: di debbono trattare:

   a)- argomenti giuridici ed economici

   b)- insegnamenti civili e politici

   c)- riforme nel campo dei costumi, specie delle classi elevate

   d)- riforme nel campo dell’igiene.

Contenuto.

Parte negativa: sono da eliminarsi i sentimentalismi, i complimenti, le fantasie bizzarre e oziose, i pregiudizi.

Parte positiva: gli scrittori si debbono impegnare ad accogliere nelle loro opere quanto di più serio e di più sicuro l’Illuminismo ha rivelato in tutti i campi della cultura moderna: idee utili e chiare, proposte sensate, critiche acute: insomma contenuto sostanzioso, perché la letteratura ha funzione didattica e deve nutrire la mente dei lettori.

Forma.

Parte negativa: sono da eliminarsi le esposizioni aride e fredde della letteratura accademica, gli sviluppi fantastici ed emozionanti e le divagazioni ornamentali dei poeti di professione.

Parte positiva:  lo sviluppo degli argomenti deve essere chiaro, concreto e spigliato. Trattandosi di una letteratura essenzialmente insegnativa la forma più adatta è quella espositiva. Ma gli illuministi si preoccupano di rendere l’esposizione brillante e attraente, in modo che piaccia al maggior numero di lettori. Per dare maggiore agilità ai loro scritti gli illuministi si preoccupano di variare l’esposizione inserendo motivi polemici, aneddoti, esempi, richiami ad usi e costumi di popoli progrediti o retrogradi, passando dal tono piano a quello aggressivo, dal tono serio a quello ironico e faceto.  

Linguaggio.

Parte negativa: viene bandito il linguaggio erudito e frondoso, che resta difficile e noioso ai lettori.

Parte Positiva:  lo scrittore illuminista, cosciente di servire la causa della civiltà e mirando a farsi intendere da un numero di lettori vasto il più possibile, adotta un linguaggio vivo, cioè in uso presso le persone colte della generazione a cui appartiene.

   Dalla fine del ‘500 fino a questo  momento ha dominato l’Italia il vocabolario della Crusca e gli scrittori hanno tutti usato più o meno la lingua dei trecentisti toscani.

   Gli scrittori illuministi decisi a svecchiare e a modernizzare tutta la vita, la lingua della Crusca, accessibile ai letterati puri, apparve antiquata e non adatta per comunicare con agilità le idee nuove ad un pubblico di lettori che, se sono intellettuali (avvocati, ingegneri, impiegati, finanzieri ecc) non sono certamente tutti letterati. Perciò sostengono che si debba adottare la lingua parlata comunemente dagli intellettuali nelle varie regioni della nazione, lingua che presso a poco è uguale ovunque. Qualora lo scrittore non trovi nella lingua italiana i vocaboli e le forme grammaticali e sintattiche, può ricorrere alle forme di qualche lingua straniera che è conosciuta nella Penisola o può addirittura creare nuove forme, purché in analogia con le forme già esistenti (ad esempio se “doloroso” significa ciò che apporta dolore, per indicare una cosa che apporta dolcezza si dovrebbe dire “dolcioso”); questa è la teoria linguistica propugnata dall’Illuminismo e di cui il massimo esponente fu il Cesarotti, autore di un celebre “Saggio sulla filosofia della lingua”, in cui le idee sopra esposte sono fondate nel seguente principio: la lingua è l’espressione del pensiero; il pensiero è in continua evoluzione; dunque anche la lingua  è in continua evoluzione: una lingua fissa come quella della Crusca è lingua morta e perciò non può servire alla vita.

   La lingua italiana, maneggiata dagli illuministi, divenne un po’ anarchica: soprattutto nel periodare si sentì l’influsso del procedimento a spezzature, proprio del periodare francese del ‘700.

   I letterati intransigenti inorridirono di questo imbarbarimento della lingua e per reazione diventarono fanatici sostenitori della crusca: sorse così il “purismo”.

Tre Accademie si interessarono, nella seconda metà del ‘700, del problema della lingua: quella dei “Soci dei pugni” a Milano, sostenitrice delle idee del Cesarotti (di tale Accademia facevano parte i fratelli Alessandro e Pietro Verri che attraverso il periodico “Il Caffè” diffondevano le  loro idee, oltre che intorno all’economia e al diritto, anche intorno alla lingua); l’Accademia dei Granelleschi a Venezia sostenitrice accanita del vocabolario della Crusca (esponente vivace di essa fu Carlo Gozzi); l’Accademia dei “Trasformati” a Milano che, nel tentativo di conciliare i cruscanti con gli anticruscanti, propugnavano un aggiornamento del vocabolario della Crusca.

   Ad ogni modo spetta alla letteratura illuministica il merito di aver spezzato la tradizione del linguaggio accademico, tutto solennità e pompa con i suoi vocaboli eruditi e il suo periodare alla latina, e di aver creato un linguaggio agile e facile, anche se un po’ sbrigliato e poco rispettoso della precisione e della purezza delle forme.

Generi letterari coltivati dall’Illuminismo.

   Abbiamo detto che quella illuministica è letteratura di propaganda dei lumi della ragione; propaganda da svolgersi presso tutte le classi sociali, specie in mezzo agli intellettuali. Perciò i generi letterari preferiti dall’Illuminismo saranno quelli che risultano più efficaci ai fini di tale propaganda: il trattato – trattato vero e proprio – trattato epistolare – trattato periodico – il poemetto – il teatro.

Il trattato.

   Tra i generi letterari il trattato è certamente uno dei modi più difficili a ridursi entro le esigenze e le forme dell’arte: l’esposizione e la illustrazione dei principi teorici sono di per sé noiose e pesanti, appunto per la loro esattezza.

   L’illuminismo ha avuto il merito di aver creato un trattato agile, spigliato, facile e dilettevole, tale da essere letto con interesse e con passione da un gran pubblico degli intellettuali in generale. Prima il trattato era letto solo dagli specializzati nella materia che esso svolgeva; il trattato illuminista suscita l’interesse anche dei non specializzati.

   Basta pensare al successo che incontrarono i n Francia i trattati del Montesquieu (“L’esprit des lois”) e del Rousseau (“Le contract social”,l”Emile”). I trattati dei francesi furono letti, ammirati ed imitati in Italia. La preoccupazione di uno scrittore di un trattato era soprattutto questa: rendere concreta e interessante l’esposizione.

   A  questo fine i trattatisti italiani, come quelli francesi, ricorrono ai mezzi seguenti: polemica sbrigliata e spregiudicata contro gli avversari delle tesi che essi propugnano: esposizione dei principia da essi sostenuti, ridotta all’essenziale, raccolta in motti efficaci, qua e là illustrata con aneddoti, con descrizioni di usi e costumi colti dal vero.

   Ne risulta un trattato molto vario di tono e quindi assai piacevole. Seguendo ancora l’esempio dei francesi (Motesquieu : “Le lettres persanes” e Rousseau: “Nouvelle Eloìse”), gli scrittori italiani assai spesso svolgono le loro tesi nella forma dell’epistolario: immaginano di inviare una serie di lettere a qualche persona, esponendo in esse  le loro idee su questo o su quell’argomento.

Il tono familiare, scherzoso e spigliato caratteristico della lettera contribuisce efficacemente a rendere più immediata l’esposizione dei concetti.

   Infine, per rendere più variata ed agile l’esposizione, gli scrittori italiani ricorrono al periodico, che è una rivista contenente svariati articoli su svariati argomenti e che viene pubblicata periodicamente ogni settimana, ovvero ogni quindici giorni, ovvero ogni mese. Il primo periodico in Europa fu “Spectator” di Addison, pubblicato a Londra nel 1711. In seguito, specie quando si formarono i club o società intellettuali, questi per diffondere le loro idee si valsero soprattutto del periodico. Evidentemente gli articoli del periodico, pur avendo una intonazione generale uniforme, in quanto sono l’espressione del pensiero comune al club, tuttavia, essendo scritti da persone diverse, presentano una straordinaria varietà di stile e gareggiano fra loro in spigliatezza pi o meno indiavolata. Si tratta di articoli che deve leggere il gran pubblico degli intellettuali e che debbono procurare adesioni alle dottrine del club, e quindi gli scrittori impegnano, nel comporli,  tutte le risorse della loro vivacità.

Scrittori di trattati.  

   I centri della cultura italiana nel secolo XVIII sono: Napoli e Milano: nella prima città fiorisce l’università onorata da valenti maestri e scrittori: nella seconda l’influsso della cultura francese e il discreto dinamismo del governo austriaco favoriscono il sorgere di svariati club.

   La cosiddetta scuola napoletana vanta i nomi di : Genovesi (autore del “Lezioni di economia”), in cui tra l’altro propugna l’istruzione del popolo e delle donne, illustra la funzione educativa dello Stato, esalta il lavoro e indica nella agricoltura la più ricca fonte di benessere pubblico e privato); Galiani (autore del trattato “Della moneta”; Filangeri (autore della “Scienza della legislazione”, in cui con una esposizione ordinata e nitida sostiene la riforma della procedura penale, combatte i residui della feudalità, propugna l’educazione pubblica e la codificazione delle leggi; Pagano ( autore di svariati “Saggi” di politica, di estetica e di diritto criminale, secondo i principi dell’Illuminismo incentrati nella teoria del diritto naturale.

   A Milano la centrale della nuova cultura è la “Società dei Pugni” (così denominata per indicare lo spirito battagliero dei suoi componenti). E’ una Accademia di tipo illuministico, nel senso che i problemi di cui i suoi soci si occupano riguardano i più svariati settori della vita pratica (enciclopedismo) e le soluzioni di essi sono impostate sulle esigenze della ragione e sui principi umanitari di indiscussa sincerità. L’organo della società è “Il Caffè” (periodico).

   Pietro Verri, organizzatore e anima della “Società dei pugni”, scrisse svariati trattatelli di filosofia, storia, pedagogia, finanza e pubblica amministrazione, con stile chiaro, facile e brioso. Famose sono le sue “Osservazioni sulla tortura”, in cui critica l’uso di estorcere le confessioni degli imputati per mezzo della tortura (questo trattato fu tenuto presente dal Manzoni nel comporre la “Storia della colonna infame”).

   Cesare Beccaria (nonno del Manzoni) nel famoso trattato “Dei delitti e delle pene”, difese la stessa tesi del Verri, circa la tortura e propugnò l’abolizione della pena di morte, sostenendo che le pene hanno funzione esclusivamente medicinale (cioè servono a correggere i malvagi) non vendicativa.

   A Roma  Nicolò Spedalieri nel trattato “Dei diritti dell’uomo”, dimostrava che solo la religione cristiana costruisce la base sicura dei diritti dell’uomo.

   A Venezia Francesco Algarotti nel trattato “Il Newtonianismo per le dame” esponeva in forma facile e piacevole argomenti di scienza alla società galante dei salotti.

   A Padova Melchiorre Cesarotti nel “Saggio sulla filosofia delle lingue” affermava i principi della evoluzione delle lingue e assegnava l’uso come modello della lingua parlata e il gusto come creatore della lingua scritta.

Trattati storici.

   Gli illuministi affermano che unica guida della vita individuale e sociale è la ragione, non l’esempio o l’autorità di coloro che ci hanno preceduto, i quali possono aver sbagliato e di fatto hanno sbagliato, come dimostra il cumulo di irrazionalità e delle ingiustizie di cui è piena la tradizione.

   E’ chiaro che in un movimento antitradizionalista e razionalista come l’Illuminismo non vi è posto per la storia  intesa come maestra della vita. Questo non vuol dire, tuttavia, che gli illuministi rinuncino alla storiografia (cioè alla narrazione dei fatti): vuol dire che scriveranno la storia non con il fine di imparare qualche cosa dai fatti o di dare a questi una sistemazione scientifica, ma con il fine di criticare l’operato del passato (storia polemica) o col fine di documentare istituzioni, usi, diritti, abusi ecc. (storia documentaria).

Sono da ricordare: Pietro Giannone, autore dell’”Istoria civile del Regno di Napoli”: una storia di ispirazione giurisdizionalistica e anticlericale. Il Giannone i cambiamenti successivi delle leggi, delle istituzioni, dei costumi nel Regno di Napoli dall’età di Roma fino al secolo XVIII, con l’intento di mettere in evidenza le arti di cui si è valsa la Chiesa, nel corso dei secoli, per usurpare  i diritti della sovranità politica. Non è una storia al modo umanistico, cioè una storia che proceda per quadri descrittivi di bella fattura  in cui si colga una buona occasione per introdurre bei discorsi o sentenze di saggezza; ma  è una storia di propaganda polemica contro il potere temporale della Chiesa. Lo Stato vi è presente come fonte di civiltà e di progresso: la Chiesa come fucina di oscurantismo e di frode. Le idee che sono alla base della “Istoria civile del Regno di Napoli” vengono dal Giannone  ribadite ed illustrate  con più vigore polemico nel “Triregno” (il trattato dei tre regni: cioè del regno ebraico in cui lo stesso governo amministrava le cose umane e divine; del regno spirituale, cioè dei primi cristiani in cui si curavano solo gli interessi dello spirito; del regno papale in cui, col pretesto di governare lo spirito, si tessono frodi (“piae fraudes” di ogni genere per poter accumulare ricchezze e potenza). Il Giannone nel “triregno” sostiene la tesi che per garantire la sovranità del potere statale è necessario sopprimere il papato e la gerarchia ecclesiastica, privare il clero di ogni bene temporale e di sottoporlo in tutto e per tutto allo Stato. Così il laicismo italiano, spuntato nel Rinascimento (Machiavelli, Guicciardini)  assume col Giannone, nel 2° Rinascimento, un tono così spregiudicato e così aggressivo, da gareggiare con l’anticlericalismo  dell’enciclopedismo francese (Voltaire).

Antonio Muratori, cultore geniale e diligentissimo di storia documentaria. Autore dei “Rerum italicarum scriptores” (raccolta di tutte le cronache riguardanti l’Italia scritte dal 500 d.c al 1500); dalle “Antiquitates italicae Medii Aevi” (in ventotto grandiosi volumi sono contenute 75 esposizioni sui vari settori della vita medievale); dagli “Annali d’Italia” (in cui anno per anno espone i fatti più importanti della storia italiana dal principio dell’era volgare al 1748, cioè al trattato di Aquisgrana).

Storiografo semplice, chiaro, efficace, libero nei giudizi. Fu il primo ad illustrare il Medioevo e a suscitare interesse per questa epoca, proprio in pieno ambiente illuministico, che era antimediovalista per eccellenza.

Saverio Bettinelli, autore del “Risorgimento d’Italia dopo il Mille” (1773), in cui delinea il cammino della civiltà italiana dall’età tenebrosa, feroce, ignava del Medioevo ai tempi moderni “illuminati, urbani e operosi” . Autore anche di “Dieci lettere di P. Virgilio Marone” – 1757 – nelle quali censurava fieramente Dante e molti altri scrittori del Duecento e del Trecento proponendo a modello altri scrittori moderni quali il Frugoni, l’Agarotti e lui stesso.

Carlo Denina, autore delle “Rivoluzioni d’Italia” in cui viene delineato lo sviluppo degli istituti politici, dei costumi, delle arti, delle industrie, dei commerci in Italia dai tempi più antichi alla pace di Utrech (1713). L’epoca comunale viene esaltata come rinascita dello spirito romano che si prolunga fino all’età moderna.

Girolamo Tiraboschi, autore della “Storia della letteratura italiana”, in cui si delinea lo sviluppo delle lettere e delle arti in Italia, dal tempo degli Etruschi all’anno 1700. E’ una raccolta di notizie biografiche; i giudizi estetici sugli autori o mancano o sono miserelli. E’ importante per la documentazione; e perché è la prima storia della letteratura italiana.

Periodici.

   Il “Caffè” dei “Soci dei Pugni”, diretto da Pietro Verri. Vi sono articoli riguardanti le materie più svariate: legislazione, economia, morale, psicologia, letteratura, agronomia, medicina. Il titolo stesso sta ad indicare che gli argomenti trattati sono di interesse vivo (come quelli che si trattano al caffè) e che si vuole esporli con la passione e il buon senso che caratterizzano la conversazione degli uomini d’affari Evidentemente si vuole opporre questa esposizione facile e spigliata a quella dei trattati accademici (pesanti e noiosi).

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