COLLINA Vecchia di Monte Vidon Combatte notizie della storia di Luciano Pallottini

COLLINA VECCHIA  (Castellum de Collina)  di Pallottini Luciano

San  PROCOLO

L’Antico abitato di Collina Vecchia, è situato su di una collinetta di appena 181 m. sul livello del mare, non lontano dal Fosso dei Piani, che si getta nel torrente Rio, il quale a sua volta confluisce nell’Ete Vivo.

Nel corso del secolo XVII il castello fu soggetto a fenomeni tellurici, smottamenti ed erosione delle acque che causarono una grande frana, e non pochi abitanti emigrarono, poi esso andò in rovina, a causa del terremoto del 13 gennaio del 1915 e a seguito di successivi smottamenti. Gli abitanti lo abbandonarono fin dal 1934, per trasferirsi presso  Collina Nuova, posta su di un’altura a 325 m. sul livello del mare, tra l’Aso e l’Ete Vivo (1).

In un documento del 1055, che riguarda la donazione di alcune proprietà al Vescovo di Fermo, Ulderico, da parte di una certa Amata figlia del conte Gozone, vengono citati: ”Sancta Maria de Collina” (oggi rovine di Madonna di Loreto), “Castello de Collina”,

“Rigo de Collina”, “fluvio Eta”, e “fluvio Minoccla” (2).

S. Maria di Collina e Rigo Collina, vengono poi citati, insieme a Monte Vidone, a Santa Anatolia, a San Procolo, al monastero di San Michele Arcangelo, a Santa Maria Mater Domini, al fiume Eta, al rigo Retruso ecc., anche in un documento del 1063 riguardante una permuta tra il vescovo Ulderico ed un certo Longino  del fu Suppone (3). Un “fundo Collina” era anche altrove (4).

La contrada, in fondo alla quale si ergono le rovine di Collina Vecchia, porta il nome di Fondottone ed è vicinissima a Montottone, quantunque rientri nel territorio di Monte Vidon Combatte. Secondo una tradizione popolare questo nome deriverebbe dal fatto che, nei pressi di Collina Vecchia, un tempo vi erano fonderie per l’ottone e vi si fabbricavano armi per i monaci guerrieri, fin dal tempo dei Longobardi. Il luogo risultava appartato, particolarmente ricco di acque, che giravano attorno al sito, mentre una fitta foresta la racchiudeva quasi a proteggerla. Non per nulla la contrada Fondottone fu caratterizzata, fino a qualche decennio fa, dalla presenza di diverse fonderie per orafi.

La torre di guardia contro le invasioni nemiche era posta sul vicino Colle San Giovanni, oggi San Procolo. Tali possedimenti erano appetibili e, finirono per diventare proprietà del vescovo di Fermo, così come si desume dai documenti relativi al “Palio dell’Assunta” di Fermo.

Il Castello di Collina Vecchia ha raggiunto il suo massimo splendore nei secoli XI e XIV. La Fonte sembra infatti risalire al secolo XI, mentre la chiesa restaurata è stata ultimata nel 1572.  Il basamento del castello è costituito da pietre, provenienti probabilmente dal fiume Aso, alcune con caratteristiche dell’arte longobarda. Il corpo della chiesa del SS.mo Salvatore corrisponde con tutta probabilità ad un antico piccolo monastero. Lo testimoniano le grotte col soffitto a volta situate sotto la base della Chiesa, adibito un tempo cripta in cui i monaci si ritiravano a pregare.

A chi si rechi oggi in tale località si presenta una chiesa costruita accanto a quell’antica del VII-VIII secolo, la cui facciata ingloba pietre particolari e molto antiche, alcune con fregi che richiamano l’epoca longobarda.

I  gravi danni del terremoto del 1703 provocarono una enorme spaccatura del terreno ad ovest del colle, tale da interrompere la comunicazione diretta tra Collina e  San Procolo.

La Chiesa di Collina subì gravi danni e così pure la cornice del polittico collocato sopra l’altare maggiore. Questo polittico era opera di Marino Angeli, artista e monaco farfense nativo di S. Vittoria in Matenano; opera compiuta attorno al 1450.  Dopo la frana venne mutata la sede della residenza del parroco e, per conseguenza, il polittico fu smembrato ed una sua parte venne trasferita nella chiesa di San Procolo.

In una carta geografica dell’Italia centrale, ascrivibile alle XVIII secolo, tra Ascoli e Fermo, appaiono Collina, sulla sinistra dell’Aso, e Monte Leone, sulla destra dell’Ete Vivo (5). È il segno evidente che a quell’epoca rivestivano ancora una certa importanza quei due piccoli centri abitati.  Nei secoli XVI e XVII Collina era Comune autonomo nell’ambito del territorio fermano. Nel 1727 ricevette la “Sacra Visita” di mons. Alessandro Borgia, arcivescovo di Fermo, che stanziò una cifra per il rifacimento delle sue mura.  Il parroco si trasferì nel 1748 nella chiesa detta di Collina nuova, di stile neoclassico.

Dopo la metà del secolo XIX con il Regno Savoia, perse l’autonomia diventò frazione e località di  Monte Vidon Combatte.

La chiesa di S. Procolo, al suo interno, presenta diversi affreschi, alcuni dovuti a Cola di Santa Vittoria in Matenano, seguace di Fra Marino Angeli di Santa Vittoria, ed altri di scuola crivellesca.

La parte di polittico, oggetto di spartizione con Collina Vecchia dopo il terremoto, dopo essere stata custodita in canonica ed essere stata fatta restaurare, fu consegnata all’Arcivescovo di Fermo, per motivi di sicurezza (6).

Secondo G. Rocchi, nei pressi dell’antico cimitero di Monte Vidone, poco a nord-est dell’attuale Collina Nuova, dovevano esserci le ricche sepolture degli abitanti di Novana.  In questi paraggi, compresi quelli della chiesetta della “Madonna delle Rose” di Monte Vidon Combatte, sempre secondo il Rocchi, doveva passare una “Via Sacra”. Forse vi si dipartiva un diverticolo  della Salaria Mezzina antica: “Novana-Firmum” (7).

Certo è che i territori di Collina Vecchia, di Collina Nuova, di San Procolo, compreso quello del loro capoluogo Monte Vidon Combatte e del vicino Montottone, risultano ricchi di fonti, di corsi d’acqua e di antiche rovine e tutto ciò lascia pensare all’esistenza il loco di antichi insediamenti di epoca Picena e romana (Novana o Picentinum) (8).

Luciano Pallottini

(1) B. EGIDI, Le tracce di Bucchiano e Monte Rinaldo come contributo alla Geografia delle Sedi Scomparse nel Fermano.

(2) Liber Iurium dell’Episcopato della città di Fermo (anni 977-1266). Codice 1030 dell’Archivio Storico Comunale di Fermo,  a cura della Deputazione Storia Patria per le Marche e della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, Ancona 1996,  Vol.1, documento n° 66 a cura di Delio PACINI, pag.140.

(3)  Vedi Nota n°2, Vol.1, Documento n° 103 a cura di D. PACINI, pag. 215-219.

(4) Vedi Nota n°2, Vol.3 a cura di Ugo PAOLI, pag. 632 in territorio di Falerone, anche qui era una chiesa di Sant’Anatolia, sull’altura a confine con Sant’Angelo in Pontano. Il comune di Collina insieme con quello di Monte Vidon Combatte è menzionato in una pergamena dell’Archivio storico di Fermo, n. 1878 dell’elenco Hubart, anno 1251, presso l’Archivio di Stato.

(5) L. PALLOTTINI, I Castelli del Territorio di Carassai e di Rocca Monte Varmine, pag. 41-42, Archeoclub di Carassai, Grottammare 1997.

(6) Manoscritto inedito di P. VIOZZI, studente dell’Istituto Statale d’Arte di Fermo anno 1999 (valevole come credito scolastico).

(7) G. ROCCHI, Dai Riti Marziali delle Tavole Iguvine a “Sciò la Pica”, pag. 120-121, Capodarco di Fermo 1999.

(8) Vedi Nota n°5, pag.13.

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