Mario Blasi evangelizza nella XXVI domenica anno A Matteo 21, 28ss

Parroco Mario Blasi Domenica XXVI anno A

XXVI DOMENICA ORDINARIA (Mt 21,28-32)
S. Arcangeli Michele, Raffaele, Gabriele

“ED EGLI RISPOSE: NON NE HO VOGLIA, MA POI, PENTITOSI, CI ANDO’ “

Gesù si trova a Gerusalemme e i sommi sacerdoti gli contestano l’insegnamento. E’ un insegnamento veramente nuovo; mette l’uomo al primo posto: “Amatevi!”. Essi vogliono sapere chi gli ha dato l’autorità ad insegnare e a fare tutte quelle cose.

Avere autorità significa essere mandato da Dio ad insegnare. Gesù con abilità aggira l’ostacolo e non dà la risposta. Gesù paragona i sommi sacerdoti alla pianta di fico rigogliosa di foglie ma senza frutto. Lo splendore del fico maschera la loro totale sterilità ad agire secondo la volontà di Dio. E’ una pianta che Gesù secca fin dalle radici. I sommi sacerdoti depositari della Parola di Dio mettono tanto zelo per la religione e tanta devozione, ma non portano mai frutto, perché non fanno ciò che è bene per gli uomini; hanno dentro il vuoto religioso. Sono ipocriti, perché non realizzano la parola che proclamano e non la mettono nel cuore degli ascoltatori.

Le nostre liturgie sono vuote se non mettono gioia e forza nel cuore del fedele, per portare il frutto di una vita onesta. Esse devono spingere a servire con amore il fratello e a mettere al primo posto il bene dell’altro.

Dio va glorificato attraverso la sua immagine che vediamo tutti i giorni: l’uomo.

Il Signore paragona i sommi sacerdoti al primo figlio chiamato a lavorare nella vigna. La vigna rappresenta il popolo di Israele. Il figlio al comando del padre risponde con ossequio: “Si, Signore”, ma non va. Non realizza cioè la volontà del padre.

Il secondo risponde sgarbatamente, ma poi, preso dal rimorso, va. Il secondo figlio rappresenta tutte le categorie di peccatori che accolgono il messaggio di amore di Gesù. A queste categorie di persona Gesù fa un’affermazione a dir poco sconvolgente e sconcertante:

“In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi prendono il posto nel regno di Dio”.

I pubblicani, considerati peccatori per eccellenza, che ritardano la venuta del regno di Dio come dicono gli scribi, sono già entrati, dice Gesù, perché hanno accolto il messaggio: cercare il bene dell’altro.

Il cristiano non si deve mai considerare un giusto ed un santo che ha diritto di entrare nel Regno di Dio, e non è mai autorizzato a giudicare le diverse categorie di persone per la loro condotta.

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