STATUTI DEI CASTELLI FERMANI NORME DEL GOVERNO DELLO STATO DI FERMO Libro primo traduzione di Vesprini Albino

STATUTA FIRMANORUM. Firmi 1589. Libro primo: traduzione dal latino

                                                                   di Vesprini Albino belmontese

STATUTI DEI FERMANI

          LIBRO PRIMO

   Il supremo Maestro che ha creato tutte le cose da massimo artefice, come genitore generosissimo, ha concesso il libero arbitrio alla creatura umana formata da lui stesso, Dio ottimo massimo, con somma provvidenza e ha voluto che ogni cosa creata in questo globo terrestre sia sottomessa al dominio di questa creatura. Ma colui che è invizzito nella malignità, con somma astuzia sta invidiando questa felicità umana e ha aggredito con la furberia i nostri progenitori deviandoli dal tramite della rettitudine della ragione e fuori dalla retta intenzione, fino a farli rovinare del tutto. Da questo fatto, come da un seme viziato, è stata procreata la mortalità che è stata deteriorata sempre di più, peggiorando nelle azioni malvagie ed accrescendo le forme empie, e quasi mai ha fatto né ha lasciato uno spazio sicuro per ogni forma onesta e innocente.

Ma colui che redime le persone decadute, le corrobora, le redime e le garantisce, ha provveduto con cuore generoso offrendo leggi santissime, concedendo ministri dotati di somma rettitudine per dover impedire l’audacia dei malvagi e per dover difendere l’innocenza.

Da quanto detto deriva il fatto che i probi e sapienti uomini Giuliano di ser Francesco della contrada Castello, Antonio di Egidiuccio della contrada Pila, il signor Nicola del signor Vanne della contrada San Martino, ser Clerico di Brunico della contrada Fiorenza, Ansovino del signor Filippo della contrada San Bartolomeo, i! maestro Filippo figlio del maestro Domenico della contrada Campolezio, persone che, per opera del Consiglio Generale, sono state legalmente e solennemente deputate a fare lo statuto della Città di Fermo e del suo contado, della forza e del distretto, come risulta scritto per mano del Notaio ser Cicco figlio del maestro Nicoluccio da Fermo e Cancelliere del Comune e del popolo di questa Città, in base all’autorità, al vigore e all’arbitrio che è stato concesso ad essi, mediante lo stesso Consiglio, essi fecero, ordinarono, decretarono e stabilirono questi decreti, ordinamenti, statuti e capitoli, a lode e riverenza di Dio onnipotente e della sua madre la beata gloriosa Vergine Maria e dei santi apostoli Pietro e Paolo e dei gloriosi santi Giovanni evangelista e Bartolomeo apostoli e del beato martire Sabino, protettore e difensore del popolo della Città Fermana, anche ad onore di tutta la corte celeste; inoltre ad onore e riverenza della sacrosanta romana Chiesa e del santissimo in Cristo il papa, signore nostro, del ceto dei cardinali; e ad onore e trionfo ed esaltazione del Comune e del popolo della Città Fermana e del suo contado, della forza e del distretto; e ad onore e magnificenza dei signori Priori del popolo e del Vessillifero di giustizia della Città Fermana e del suo contado, della forza e del distretto, e per il progresso, l’unione e l’esaltazione perpetua del presente Stato libero, pacifico e popolare della Città Fermana e per la finale distruzione e perpetua estirpazione di qualunque attentato o volontà di attentare contro le predette cose, o contro una di queste in qualsiasi modo.

Libro 1, Rub.1

 – La devozione alla festa di Santa Maria del mese di Agosto.

Riteniamo sia cosa degna e dovuta in particolar modo da tutti i Fermani mostrare in ogni modo profondo rispetto verso la gloriosissima e beatissima Vergine Maria particolarmente nella festa dell’Assunzione nella metà del mese di agosto: ed anche in detta festa di venerare colei che oltre alle altre cose, con la sua pietà è solita proteggere la Città di Fermo e i suoi cittadini. Quindi confermando la solita ed antichissima consuetudine, stabiliamo ed ordiniamo, che i signori Priori del popolo, e il Vessillifero di giustizia, il Podestà, e il Capitano, e coloro che lo saranno nel tempo, chiunque di essi sia obbligato e debba sotto il vincolo del loro giuramento e sotto la pena di 100 libbre di denaro per dare qualsiasi loro impegno, e fare, e occuparsi che abbia buon esito del completamento dell’opera, e annualmente nella festa dell’Assunzione di detta beatissima gloriosissima Vergine Maria, che è a metà del mese di agosto, detta festa per quanto si può si faccia fare con decoro, e che sia celebrata in detta Città, come da tempo antico è consuetudine: e che subito alle calende del mese di agosto si faccia annunciare con pubblici avvisi per la detta Città con ogni tromba e mezzi di detto Comune, che tutti i Sindaci dei Castelli della Città, del comitato di detta Città, e tutti quelli di Porto San Giorgio con la barca, e i Beccai, i Mugnai, i Calzolai, gli Osti, tutti e i singoli cittadini abitanti della Città predetta con tutti i loro ceri e luminarie ed anche tutti e i singoli  Mulattieri e Vetturali con le loro lampade debbono preparare e sostenere in modo che nella vigilia di detta festa con le loro lampade con decoro e in ordine, come richiede la norma ed è consuetudine si rechino alla chiesa cattedrale della detta vergine Maria in detta Città per offrire e per onorare detta festa, sotto la pena contenuta negli statuti della Città: e qualora la pena non fosse stabilita, sotto la pena da stabilirsi a discrezione del Podestà o del Capitano.

          1, Rub.2

I ceri, altre luminarie e lampade da offrire in detta festa della Beata Maria. Parimenti stabiliamo ed ordiniamo che il signor Podestà, il Capitano e chiunque di essi e chiunque altro ufficiale forestiero della Città di Fermo esercitante soprattutto l’ufficio durante il periodo di detta festa sia tenuto e debba, nella vigilia di detta festa della beata Maria del mese di agosto far fare a loro spese, secondo ciò che ad essi piacerà, un cero per ciascuno e con gli stessi ceri andare alla detta chiesa ed offrire i detti ceri al Torchio di detta chiesa e lasciarli con effetto: e Priori del popolo e il Gonfaloniere di giustizia e ciascuno di essi e qualsiasi altro consigliere di detta Città sia tenuto precisamente a portare in detta festa un cero, ossia uno per casa e per fumante <famiglia>: e se contravverranno, siano puniti i detti Priori e il Vessillifero e chiunque di essi a 20 soldi di denaro durante il tempo del loro sindacato, e ciascuno consigliere a 10 soldi di denaro. E qualsiasi altro focolare, o famiglia abitante nella Città ad eccezione delle persone povere, siano tenuti a inviare, o a venire con le luminarie di cera alla predetta festa e alla detta chiesa con quelli della sua contrada, per onore di detta festa, sotto pena di 5 soldi di denaro per ciascuno che contravviene. Parimenti che i fumanti <famiglie> e gli uomini del Porto di San Giorgio, e abitanti in detto Porto siano tenuti e debbano per loro conto venire a detta festa con le loro luminarie, e barca, come al solito, e offrire le loro luminarie e una loro barca al detto Torchio; in questo modo tuttavia, nel gran numero di detti ceri e luminarie da portare non sia stabilito un altro modo né in altra forma; ma che resti nella volontà e a descrizione di ciascun portatore; e colui che contravverrà, sia punito in qualsiasi luogo successivamente con 10 soldi di denaro per ciascun contravventore. Parimenti ciascuna società dei macellai, dei mugnai, dei calzolai, degli osti e degli albergatori sia obbligata e debba fare i preparativi e cioè i macellai, i calzolai, i mugnai, nella vigilia di questa festa aver preparato un cero grande per ciascuna di queste società, elaborato ed ornato al modo solito del prezzo e valore ancora consueto; e questi osti e albergatori un oggetto elaborato come taverna e ornato al solito modo; e tutte queste società debbono andare alla festa nella vigilia con questi ceri, con la taverna e con i lumi e offrire in questa chiesa questi ceri, taverna e lumi ed effettivamente fare la consegna a questo Torchio; e ciò sotto la pena di 50 libre di denari per ciascuna società che contravviene in tali cose. Parimenti che tutti e i singoli i focolari dei Castelli e delle Ville di questa città, siano tenuti e debbano ogni anno al mese di Agosto prima di questa festa della beata Vergine Maria, 12 denari per ciascun focolare di questi Castelli ai Sindaci, eccettuando i Castelli con i quali sono stati stabiliti i patti in modo differente e non sono soliti ancora di soddisfare per i ceri di questa festa. I Sindaci già detti da tutta questa somma di denaro siano obbligati a portare un cero per ciascun Castello del costo di questa somma a cui giunge il versamento da parte di ciascun Castello; e tutti questi ceri accesi sono portati da questi Sindaci riuniti insieme e una volta riuniti siano obbligati portarli alla Chiesa di Santa Lucia a questa festa a Fermo e da offrire a questo Torchio, presso questa Chiesa di Santa Maria in tale vigilia di questa festa e agli ufficiali deputati presso questo Torchio e riguardo ai lavori manutentori di questa Chiesa fare ciò nell’ora in cui siano stati richiesti per opera del Sindaco di questo Comune o dell’ufficiale del signor Podestà, sotto penalità del quadruplo a ciascun Comune dei Castelli e delle Ville che è tenuto a soddisfare per questi ceri, con applicazione della somma a questo Torchio e con penalità di 30 soldi per ciascun Sindaco che non faccia e non porti ciò. Parimenti ciascun colono di campi, cittadino del contado o estraneo o forestiero che fa l’aratura nel terreno fermano sia obbligato a pagare e soddisfi ogni anno per un cero, da offrire in tale festa, 4 bolognini e ciascun bovaro 2 bolognini a richiesta dell’esattore. Parimenti gli slavi che abitano in città siano anche essi obbligati ad offrire un cero in tale festa del peso di cera non inferiore a 80 libre; ma a quelli, nei singoli anni, venga restituita l’anno dopo la metà della dimensione che avanza. Parimenti tutti i mulattieri e gli asinari, che hanno muli e asini o altre bestie per fare vettura, anche i fornaciari di questa città siano obbligati a portare o far portare a questa Chiesa, nella vigilia di tale festa, ed offrire effettivamente e consegnare agli ufficiali dei lavori di manutenzione di questa Chiesa una salma di laterizi o di pietre angolari per ciascuno, sotto penalità di 25 soldi a chiunque contravviene e per ogni volta. E questo signor Podestà e il Capitano e i loro ufficiali possano e debbano effettivamente e senza alcun processo far pagare ed esigere tutte e singole queste penalità non appena constatata la disobbedienza di questi o di qualcuno degli stessi, e le applichino per il Torchio e per i lavori di manutenzione di questa Chiesa di S. Maria. Il milite di questo sig. Podestà o del Capitano, oppure entrambi insieme siano obbligati e debbano, con armi e cavalli, insieme con i damigelli ed i famigli di questo sig. Podestà e Capitano o con entrambi di questi, andare ed associarsi con i trombettieri di questo Comune per evitare, per quanto possibile, che non insorga e che non si faccia, durante questa festa, una rissa tra le società predette degli uomini del Porto, dei Sindaci, dei Castelli e delle Ville, dei macellai, dei mugnai, dei mulattieri e dei vetturini, sotto penalità di 100 libre di denari da trattenere dal proprio loro salario al tempo del loro sindacato.

          1, Rub.3

   – Ufficiali da eleggersi per la custodia, la conservazione delle entrate e le cose della costruzione di detta chiesa di Santa Maria

   Ad onore e venerazione della Beata Vergine Maria siano eletti e debbano essere eletti, ogni anno, dai signori Priori del popolo o dal Vessillifero di giustizia, circa alla fine del mese di luglio, un sacerdote, buono cittadino e di vita onesta, e due altri cittadini bravi e idonei, rispettosi della legge e capaci, e un Notaio esperto e rispettoso delle leggi, i quali siano chiamati Sindaci e ufficiali addetti alla custodia del Torchio e di tutte le cose delle entrate del laboratorio di detta chiesa. E questi ricevono anche i lasciti, e i legati fatti e da farsi per le opere per il laboratorio della chiesa; e valutino e custodiscano gli stessi nel laboratorio di detta chiesa. E a questi Sindaci o ufficiali o a qualcuno di essi, a richiesta il Podestà o il Capitano ed ognuno degli stessi o qualsiasi altro ufficiale di questa Città, siano tenuti e debbano costringere effettivamente e personalmente, tutti coloro che debbono pagare qualcosa, a dare e consegnare, restituire o cedere, a detto laboratorio, come se fossero debitori del Comune. L’ufficio di questi Sindaci e del Notaio duri un anno intero, iniziando dalle calende di agosto, e seguiti fino alla fine. Parimenti i detti Sindaci ufficiali siano obbligati di conservare le chiavi del Torchio, o dei Torchi, e tutte le cassette, e i singoli privilegi, gli accordi, gli atti pubblici, le giurisdizioni e tutti gli altri diritti spettanti al predetto Episcopato e Comune di Fermo, ovunque possono essere trovati, in mano dei quali debbano essere depositati e custoditi, e non possono vendere o cedere o in altra circostanza dare a qualcuno o concedere in alcun modo. E i detti Sindaci e ufficiali siano obbligati a fare l’inventario dei sopra detti palii, privilegi, diritti attualmente esistenti e per gli altri che si presentassero di nuovo. E si intenda che egualmente deve essere fatto per la Città di argento e per la tavola d’argento. Di tutte queste cose debbono essere custodite da detti Sindaci e ufficiali secondo il modo sopra indicato. E detti privilegi, diritti o giurisdizioni, gli accordi o i palii che ci sono ora o che ci saranno in futuro, per le entrate di detta chiesa, e soprattutto dei palii che debbono essere offerti in detta festa, tramite i Sindaci delle terre di Monte Santo, Monte Santa Maria in Giorgio, Monterubbiano, a Ripatransone, da Montecosaro, le quali terre siano obbligate e debbano offrire detti palii al Comune di Fermo, annualmente in detta festa, come donarono continuamente nei tempi passati, e siano depositati dai detti ufficiali nella cassa grande del laboratorio, destinata a questo, e collocata nella sacrestia della chiesa, o siano depositati in un altro luogo decoroso e sicuro come piacerà ai detti Priori o al Gonfaloniere o a detti ufficiali o come agli stessi sembrerà più prudente depositarli e regolare conservarli. E parimenti i detti ufficiali siano obbligati a ricevere tutte le offerte, e le entrate di qualsiasi cosa dovuta e da doversi dare al detto laboratorio, e quelle cose da spendere in detto laboratorio e per altre cose necessarie e per evidenti e giovevoli motivi del detto laboratorio di detta chiesa, e fare e avere un registro, nel quale, tramite il loro Notaio, siano messi per iscritto tutte le entrate e le spese che venissero fatte e fossero state affrontate al tempo degli stessi. E ultimato l’anno del loro ufficio siano obbligati a rendere e a consegnare, entro otto giorni, ai loro successori detto registro, e le dette cose, i diritti, i privilegi, gli accordi, i palii di detta chiesa e di detto laboratorio; e tutti i denari che sono nelle loro mani. E i detti loro successori, ricevuto il loro registro predetto, siano obbligati, entro altri otto giorni, vedere, calcolare ed esaminare diligentemente il loro rendiconto predetto, e se avessero trovato che ad essi fosse avanzato qualcosa e che ancora non fosse stato restituito, siano obbligati ad esigerla. In realtà il Notaio incaricato dai signori Priori o dal Gonfaloniere a detto ufficio, sia obbligato e debba scrivere il predetto inventario per gli ufficiali o i Sindaci, e in detto registro mettere per iscritto le entrate e le uscite, e scrivere tutte le cose che riguardino gli affari di detta chiesa e di detto laboratorio, secondo il volere e l’ordine dei detti Sindaci e ufficiali o di qualcuno degli stessi, e chiunque fra i predetti Sindaci e ufficiali e il Notaio che avesse trasgredito nelle predette cose, o chiunque dei predetti, cadano nella pena di 25 libbre di denari automaticamente. Vogliamo inoltre che il Notaio predetto, incaricato a detto ufficio, con i detti ufficiali e i Sindaci del laboratorio, si intenda che, per l’autorità del presente statuto Sindaco del Comune di Fermo nel ricevere i palii e le altre offerte, che venissero fatte nella vigilia nella festa predetta di Santa Maria del mese di agosto, da quelle persone o dalle comunità che sono obbligate per i palii o di fare altre offerte al Comune di Fermo e alla Chiesa predetta, debba rilasciare ricevuta per quelle cose che riceve. Né un altro, per conto del Comune di Fermo, può essere Sindaco per le cose predette. E il detto Notaio abbia o che debba avere, per le predette cose, quel salario che erano soliti avere gli altri Sindaci del Comune nei tempi passati in detto caso, quando ricevono per conto del Comune, i palii o altre cose. E le vendite e passaggi di proprietà, e le concessioni fatte o da farsi in futuro dai predetti ufficiali e operai o da ciascuno degli stessi, abbiano valore e sussistano per l’autorità di questo statuto, né possano in alcun modo disdire; ma soltanto circa il prezzo fatto e riscosso circa i predetti passaggi di proprietà, siano obbligati di presentare una relazione ai loro successori.

          1, Rub.4

Spese da farsi per i Sindaci delle comunità e per alcuni forestieri che vengono a detta festa

  Per l’onore del nostro Comune stabiliamo ed ordiniamo che i signori Priori del popolo e il Gonfaloniere di giustizia di detta Città, e i Regolatori del Comune predetto secondo come da essi è stato deliberato, facciano e facciano fare le spese dall’erario e dal patrimonio di detto Comune per i Sindaci e per gli ambasciatori delle terre di Monte Santo, Monte Cosaro, Monte Rubbiano, Monte Santa Maria in Giorgio e Ripatransone che vengono alla detta festa della Beata Maria con i palii e con i loro compagni. E i detti signori Priori e Gonfaloniere di giustizia insieme con detti Regolatori sono tenuti e debbano provvedere e stabilire dei servitori armati per la vigilanza di detta festa e mettere a carico dei Castelli del comitato i detti armati: e i Castelli siano tenuti ad inviare i servitori predetti secondo il volere e l’ordine de’ detti signori ben forniti ed armati per la vigilanza detta festa e per la protezione dei presenti dello Stato popolare in numero grande e con le formalità secondo come dai detti signori Priori e Gonfaloniere sarà ritenuto opportuno dover porre in assetto. E i detti servitori siano tenuti e debbano stare in detta Città ed andare con gli ufficiali del signor Podestà o del Capitano per detta Città per la custodia delle cose predette secondo l’ordine di detti ufficiali: e a detti servitori si possano e si debbano dare le spese dall’erario del Comune, se a detti signori e Priori Regolatori sembrerà cosa conveniente.

          1, Rub.5

   – La devozione alla Santa Spina

   Stabiliamo ed ordiniamo che durante i festeggiamenti della S. Croce nel mese di maggio e nel mese di settembre, e nel giorno di venerdì i signori Priori, il Gonfaloniere di giustizia con gli ufficiali della Città di Fermo siano tenuti a pubblicamente venerare la Santa spina ed andare alla chiesa di Sant’Agostino in uno qualunque di detti giorni, nei quali pubblicamente viene esposta detta Santissima spina, per tutto il giorno, dal mattino fino ai vespri, e i detti signori Priori e per ogni volta debbano offrire due ceri del valore di un fiorino d’oro dall’erario e dal patrimonio del Comune di Fermo.

          1, Rub.6

   – La festa del beato Bartolomeo apostolo da venerarsi individualmente

   Dato che il popolo della Città Fermana è stato liberato, nel giorno del beato Bartolomeo apostolo, dal furore del tiranno e affinché i doni che si ricevono da Dio per l’intercessione dei meriti dei suoi santi non cadano in oblio, stabiliamo ed ordiniamo che ogni singolo anno, per sempre, per conservare il ricordo gradito, nel giorno della festa, e nella vigilia di San Bartolomeo apostolo del mese di Augusto si faccia e si debba fare una festa singolare, ad onore e venerazione del beato Bartolomeo predetto secondo la delibera e la volontà dei signori Priori del popolo e del Gonfaloniere di giustizia, che ci saranno nel tempo, insieme con i Regolatori di questa Città: e per rispettare la festa e solennità da farsi in detta festa possano i detti signori spendere dall’erario e dal patrimonio di detto Comune fino a 25 libbre di denari senza alcun altra deliberazione della Cernita o del Consiglio speciale o generale.

          1, Rub.7

   – Sindaci e procuratori da eleggersi in ogni chiesa della Città

   Vogliamo e stabiliamo che in ogni chiesa della Città di Fermo, siano eletti da tutti i parrocchiani, o dalla maggior parte degli stessi, due Sindaci e procuratori, uomini fidati e capaci i quali facciano l’inventario, entro dieci giorni dalla loro nomina, dei registri, delle campane, dei paramenti e degli altri ornamenti o cose nella detta chiesa, e di tutte le altre cose o beni o diritti di detta chiesa, né venga fatto un passaggio di proprietà per il futuro, né qualche illegale e dannosa negligenza che in seguito  danneggi quelle cose. E questi siano obbligati a recuperare anche i beni ecclesiastici da coloro che li possiedono illegalmente, a richiedere i lasciti e le altre cose dovute, e a descrivere gli altri diritti ecclesiastici, salvo tuttavia il diritto del Vescovo. E nel richiedere ed eseguire i predetti lasciti, i singoli notai della Città predetta siano obbligati di segnalare e di far conoscere ai predetti Sindaci e procuratori i singoli testamenti, i lasciti e i legati spettanti e pertinenti alle dette chiese e se i proventi di dette chiese non fossero sufficienti per i cappellani delle stesse chiese, i detti Sindaci e procuratori, agli stessi mostrino le cose recuperate le consegnino e le porgano per il sostentamento degli stessi, per volere della maggior parte dei parrocchiani, e ricercato il motivo delle rendite delle dette chiese, rivolgano le cose superflue per l’utilità e vantaggio delle dette chiese; e questi procuratori siano obbligati, entro quindici giorni successivi, finito il loro incarico, a consegnare agli altri procuratori che subentrano, un completo rendiconto dell’amministrazione dei predetti, sotto la pena di 50 libbre di denari da richiedere a ciascun trasgressore da parte del Podestà o del Capitano; né per questo sia conseguito qualche compenso; e stabiliamo che questo sia osservato nel distretto di Fermo. E se fosse trovato che qualche chiesa o monastero non avesse parrocchiani, sia disposto nei loro confronti secondo il volere dei signori Priori o del Gonfaloniere di giustizia. Questi procuratori e Sindaci se fossero stati trovati colpevoli in qualcosa delle predette, effettivamente e senza processo, siano puniti ad arbitrio del Rettore, sino alla somma di 25 libbre di denari, come pena. E fra i predetti Podestà e Capitano ognuno degli stessi, alternativamente, abbia il potere di investigare e di punire e di procedere per mezzo della inchiesta: ed ogni parrocchiano, per la sua Chiesa, abbia la facoltà e sia legittimo accusatore e denunciatore.

          1, Rub.8

   – Palii da offrirsi dalle seguenti chiese che si trovano nella Città di Fermo

   Stabiliamo ed ordiniamo che nei singoli anni venga dato un palio del valore di 100 soldi dal tesoro del Comune di Fermo alle singole chiese esistenti nella Città di Fermo, presso le quali continuamente vengono celebrati i divini offici, nel giorno di festa di dette chiese: ed anche che sia dato nella festa di Santa Ada nella chiesa di San Savino e ciò se dai signori Priori, e dal Gonfaloniere di giustizia insieme con i Regolatori verrà ritenuto doversi dare detti palii alle dette chiese, o a certune di queste o ad una di esse.

          1, Rub.9

– Statuto della chiesa di San Salvatore

   – Chiaramente il Podestà della Città di Fermo sia tenuto a rientrare in possesso della chiesa di Sant’Emidio posta al di là di Tenna, direttamente appartenente alla Chiesa di San Salvatore di Fermo, con ogni modo adatto allo scopo, e dare al Priore di detta chiesa aiuto, Consiglio, e appoggio per recuperare la stessa Chiesa, e i diritti, i beni della stessa, destinati in modo a servire a detta chiesa di San Salvatore. E la stessa cosa sia tenuto a fare per le altre chiese di questa Città allo scopo di recuperare i loro diritti.

          1, Rub.10

 L’offerta dei carcerati

   – Vogliamo – affinché i carcerati non marciscano nelle carceri – che i signori Priori del popolo e il Gonfaloniere di giustizia della Città di Fermo, nella festa di Santa Maria del mese di agosto, quando vengono celebrati i divini offici, quando gli stessi signori vanno alla chiesa di Santa Maria, possano ‘offrire’ due o tre dei reclusi o carcerati per delitti e condanne ad essi inflitte, e non per un debito civile verso una persona privata, e questi furono, e stettero nelle carceri del Comune almeno per un mese, e qualora i detti reclusi da ‘offrire’ avessero avuto la pace e il perdono dalla parte offesa, e per l’occasione per cui erano stati condannati. E la medesima cosa i detti signori Priori e il Gonfaloniere possano fare nella festa della Natività del Signore nostro Gesù Cristo e nella festa della Pasqua di Resurrezione. Negli altri tempi, poi, o feste dello stesso Signore, in nessun modo facciano ‘offerte’ né liberino < detenuti> senza un esplicito permesso del Consiglio Generale. E qualora in questa festività, nelle quali i carcerati e detenuti predetti, ad opera dei detti signori, possono essere offerti, vi fossero molti più carcerati che fossero rimasti nelle dette carceri almeno per la durata di detto tempo di un mese, e avessero il perdono dalla parte offesa, come è stato detto sopra, allora siano liberati e ‘offerti’ due o tre fra essi, secondo quanto ai detti signori sarà sembrato opportuno, e secondo quanto gli stessi signori avranno deliberato o stabilito. E qualora tra di essi non vi sia accordo nello scegliere detti detenuti, allora che facciano la proposta o che facciano fare la proposta nella Cernita stabilita sotto, nel libro secondo di questo volume sotto la rubrica “Del modo di convocare i consigli”; e quello che sarà stato deliberato in detta Cernita, ciò si faccia, e ‘offrano’ quelli che la detta Cernita avrà deliberato; e se viene fatto in un modo che sia diverso, l’offerta dei detti carcerati o detenuti non abbia valore per il diritto stesso. E i signori Priori e il Gonfaloniere che avessero agito contro le cose predette, senza praticare la detta formalità, cadano nella pena di 100 fiorini d’oro per ciascuno e per ogni volta; e siano in obbligo per i danni e gli interessi del Comune e se la detta offerta dei detti carcerati sarà stata fatta con l’osservanza di dette formalità, allora le condanne, per le quali stavano in detto carcere, siano cancellate, e, inoltre, per questo motivo i detti detenuti, così assolti, non possano essere ulteriormente, in alcun modo, vessati o infastiditi dal Comune né da persone speciali. Parimenti vogliamo che se qualcuno fosse stato ‘offert’, come detto sopra, e successivamente avrà commesso un misfatto, e sarà stato condannato a causa di un delitto, non possa, per l’avvenire, essere offerto in un alcun tempo, ma sia tenuto sempre in carcere, se fosse possibile averlo, fino a quando non avrà scontato interamente la condanna, o la pena dovuta che abbia subito secondo la condanna fatta per lui, E poiché in questi casi il più delle volte vengono oppressi poveri, per la presente legge sia cosa prudente che chiunque, in avvenire, facesse ricchi doni alla chiesa secondo la forma degli statuti non paghi niente, né per il carcere, né per il bollettino del Cancelliere, né per alcuna cosa in alcun modo ad un qualunque ufficiale o al Cancelliere, e nemmeno avranno un guadagno la comunità di Fermo né alcuna cancelleria: e ciò debba essere praticato in perpetuo da tutti. Rendiamo noto che tutte e le singole cose predette siano intese ed abbiano valore per i condannati nella persona <loro>.

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Fine libro primo di STATUTA FIRMANORUM tradotto dal latino da Albino Vesprini nota che <…> indica aggiunta del traduttore

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