Torquato Tasso nelle lezioni del prof.Mancini don Dino a Fermo

TORQUATO TASSO         (1544-1595)

Indole:

 sensibile cioè facile a percepire sé stesso e a reagire alle im­pressioni esterne (dolori, avvenimenti).

indole tendente al sogno e suggestionabile, cioè a vagheggiare ideali irraggiungibili e a trasformare le realtà comuni in forme ideali.

 indole timida, cioè incapace di iniziative decise: egli vagheggia un ideale nel suo cuore vorrebbe fare chissà che cosa, ma non ha coraggio di passare all’azione.

 indole sofferente e pessimistica ossia egli è portato da natura a vedere le cose sotto l’aspetto più triste.

–  indole enfatica ossia tendenza alla frase grandiosa per generare l’effetto su chi lo vede e lo ascolta, pur dubitando sempre che le sue pose siano gradite agli altri.

–  indole complicata cioè tendenza a girare sempre intorno agli stessi motivi per individuarne gli aspetti più svariati e tentare di conciliarli fra di loro: nessun problema per il Tasso è sempli­ce.

L’ambiente spirituale

E’ quello del Conformismo all’inizio della sua affermazione. La sostan­za di questa spiritualità si riassume nel contrasto fra la tendenza alla libertà spirituale, alla mondanità libera e la sensazione che non ci si può sottrarre alla disciplina imposta dall’autorità: l’adattamento al dovere senza lo slancio per il dovere, l’attuazione del sacrificio senza una generale e piena dedizione dell’anima al sacrificio stesso, guardare il cielo con un occhio e con l’altro la terra, so­no le espressioni pratiche di questa spiritualità.

Spiritualità in dissidio.

Il Tasso vive nell’epoca di passaggio tra la libertà del Rinasci­mento e la disciplina del Conformismo, tra la spregiudicatezza morale e la serietà, tra l’autonomia del pensiero e degli affetti e l’obbli­go di sentire e di pensare secondo un modo imposto dall’esterno.

Il Tasso presso a poco si trova nella stessa posizione del Petrarca: questi passava da un’epoca di disciplina convinta ad un’epoca di libertà avventurosa, l’altro da un’epoca di libertà spregiudicata ad un’epo­ca di disciplinarismo controllato; l’uno ha paura della libertà perché è abituato ad una religiosità tutta interiore, l’altro ha paura della disciplina perché abituato alla libertà senza freni; all’uno il sen­so religioso intimo e vivissimo desta preoccupazioni mentre si avvici­na al mondo; all’altro il senso mondano genera nostalgia accorata men­tre si avvicina alla religione. Come nel Petrarca anche nel Tasso vivono due Tasso; quello mondano avido di sensazioni, di libertà, d’esperienza, d’avventura, d’amore di fama e quello conformista ossequioso al dovere, in perpetuo sforzo a persuadersi che le cose del mondo sono vane.

Spiritualità incerta.

Il Tasso non risolve la crisi, o continuando a coltivare spregiu­dicatamente gli ideali del Rinascimento o accettando eroicamente gli ideali del Conformismo: non è né un Lutero che giustifica con una teo­ria audace il naturalismo, né un santo che imponga a sé stesso una disciplina per correre poi rapido nella via del vero e del bene. Egli non risolve la crisi, ma la soffre.

Spiritualità sofferente.

II Tasso tende per natura a vedere le cose sotto l’aspetto più tri­ste e doloroso. Le cose belle e piacevoli sono fonte di dolore per­ché cadono troppo presto e soprattutto perché sono proibite.

I frutti proibiti sembrano infinitamente più belli e più piacevoli di quanto non siano e quindi sono fonti di ansia e di brama: quando però sono stati colti lasciano vuoto il cuore e soprattutto generano vergo­gna perché il coglierli è peccato. L’amore secondo il Tasso è uno dei frutti proibiti nel senso che esso tende a varcare ogni limite di con­venienza e di dovere (non esclude il Tasso l’amore legittimo cioè quello coniugale: Gildippe e Odoardo).

Il poeta è cosciente della travolgenza di questa passione e perciò, mentre la brama, perché è fonte di piacere, la teme. L’amore induce Rinaldo ad abbandonare il campo: si tratta di una passione voluttuosa e snervante, di cui l’eroe alla fine sentirà vergogna. Olindo si permette di fare una dichiarazione d’amore proprio sul rogo; Tancredi ama una pagana: non abbandona il campo, però cerca di conciliare per quan­to può, il suo dovere con la sua passione. Nel fervore dei combattimen­ti si inserisce l’amore ad incantare gli eroi, a trattenerli, a turbare il quadro epico.

L’amore inoltre è fonte di sofferenza a causa della incorrispondenza: Erminia ama Tancredi, Tancredi non ama Erminia: l’amore dell’infelice giovinetta è pieno di ansie, di brame segrete, di iniziative create e fallite, di pianto. Tancredi ama Clorinda, Clorinda non ama Tancredi. Rinaldo ama Armida, Armida non ama Rinaldo in un primo tempo, in un secondo tempo Armida ama Rinaldo, Rinaldo non ama Armida. L’amore in fine è una realtà così sublime che appena raggiunta è bene che sia seguita dalla morte: il concetto d’amore è morte; le cose su­blimi appena gustate debbono essere abbandonate altrimenti le consue­tudini le avviliscono (Tancredi raggiunge Clorinda solo nel momento del­la morte: l’amore di Tancredi nel suo contrasto morale rappresenta gli amori del Tasso; l’amore di Erminia nel suo ardore segreto e struggente incarna egualmente il tono degli amori del poeta).

Fonte di dolore è anche la religione: i cavalieri cristiani per compiere un dovere religioso debbono soffrire (“molto soffrì nel glorioso acquisto”). E’ Satana che si diletta di impacciare il cammino dei buoni per cui chiunque vuole essere fedele a Dio deve disporsi a soffrire e ricevere i colpi di Satana (la discordia, la siccità, l’incanto della selva sono cause di sofferenza al campo crociato).

Sembra che la Provvidenza divina in certi momenti trascuri i suoi fe­deli e che questi siano abbandonati a sé stessi: tuttavia alla fine, dopo la prova giunge sempre la consolazione divina. Inoltre la religio­ne è fonte di sofferenza perché frena gli impulsi del cuore: chi, come Tancredi vuol restare fedele al suo compito di crociato deve rinuncia­re per metà al suo cuore. E le rinunce dei cavalieri tasseschi non sono mai generose in modo integrale: la religione del Tasso non è più sentita come un tempo da Dante, quale fattore di slancio, ma quale fat­tore di impaccio o meglio di freno: ossia il senso religioso non è fon­te di azioni generose e decise, ma di rammarichi e di incertezze a chi vorrebbe seguire l’impulso del cuore. Anche il dovere è fonte di sof­ferenze per chi ne senta ancora la voce.

I cavalieri dell’Ariosto scappavano e rientravano nel campo a piacere: per essi il fattore centrale dell’esistenza era l’impulso. Per il Tas­so la disciplina ha un valore innegabile, ma comporta sacrificio.

Quali sono i toni, di questa sofferenza?

Si tratta di una sofferenza tutta intima senza confidenza: l’unica con­fidente è la natura. Quindi tono accorato tendente alla malinconia. Né manca il tono di incubo in quanto le forze di Satana preoccupano i buoni e l’ardore della passione ossessiona le anime gentili e timide.

Spiritualità suggestionata.

La suggestione è quel fenomeno psicologico per cui l’intensità e la in­sistenza di un motivo affettivo fa sì che la fantasia ingrandisca le cose o dia ad esse una portata maggiore di quel che hanno o addirittura dia corpo e realtà che non esistono.

La suggestione è fenomeno caratteristico delle anime sensibili, solita­rie e timide. Le conseguenze di questa tendenza a ingrandire le cose sono le seguenti: tendenza a vedere le cose o molto più brutte di quanto non siano; tendenza a colorire con tinte cariche o troppo luminose o troppo scure; tendenza ad esprimersi con enfasi, cioè con tono oratorio e grandioso; tendenza ad accumulare annotazioni svariate per presentare una cosa, una specie di ammassamento di colori per crea­re la intensità di tono; tendenza ad insistere sullo stesso motivo quasi con tono di osservazione per inculcare meglio in chi ascolta o legge una immagine o un pensiero.

Spiritualità complicata.

I motivi della spiritualità del Tasso sono non solo numerosi, ma anche contraddittori e il poeta li intreccia con una criterio che non è quel­lo lucido e chiaro della ragione, ma quello incerto e oscillante del sentimento. Le impostazioni dei temi che svolge non sono mai basate su una idea chiara e precisa: o meglio l’idea chiara e precisa c’è ma vie­ne assalita e intorbidata da svariati motivi affettivi. Erminia, Tancredi, Goffredo, e nell'”Aminta” i protagonisti sono ani­me che preferiscono giungere al fine attraverso le vie le più complica­te, essendo esse preoccupate di tener presenti svariate voci che danno svariate indicazioni. Le coscienze dei personaggi appassionati nel Tas­so sono normalmente coscienze torbide, cioè impastate di castità e di lussuria: questo impasto non genera una deplorazione della coscienza stessa (come nel Petrarca) ma induce alla ricerca spesso artificiosa di motivi giustificanti (ad esempio l’ingenuità introdotta come motivo di giustificazione nei motivi dell’Aminta; o quel ricordo del Tancredi, gentiluomo che vorrebbe giustificare l’ardore passionale d’Erminia) . Non è detto che la coscienza complicata e torbida non sia poetica purché sia interpretata nel suo aspetto più significativo.

Forma del Tasso.

Forma sentimentale: cioè il poeta svolge i motivi più secondo l’esigenza del suo cuore in crisi che secondo idee o principi ben definiti. Basti pensare che la Gerusalemme Liberata doveva essere un poema epico ed egli ne ha fatto un poema epico sentimentale: troppe donzelle si aggirano tra i guerrieri e troppi guerrieri sospirano con le donzelle.

   Non si può dire che il Tasso ignori il senso eroico, ma non si può negare che l’atmosfera generale in cui si inquadrano i motivi eroici è quella sentimentale (il punto culminante di questo intreccio fra eroico e sentimentale è la morte di Clorinda al tempo del duello).

Tutti i motivi anche quello religioso sfumano nel sentimentale: la re­ligione più che con l’intelletto e la volontà è vissuta col cuore.

Forma contraddittoria: la spiritualità del Tasso accoglie motivi contraddittori anche nel con­durre la trama del poema e nello svolgere la vicenda dei personaggi egli segue il metodo del contrasto: il contrasto più evidente è “amore non riamato”; altro contrasto “religione e dovere” da una parte, “impulso” dall’altra; e ancora “azione iniziata e azione interrotta“. Si può dire che i personaggi del Tasso facciano di continuo un passo in avanti e uno indietro. Notiamo il contrasto persino nella descrizione di uno stesso personaggio. Perché questa preferenza per il contrasto?

-Anzitutto perché è la forma psicologica del poeta.

-Perché è una forma patetica e quindi emotiva capace di far lacrimar i  lettori.

-Perché rivela ingegnosità di invenzione.

Forma Lirica: lirismo significa espressione immediata del sentimento. Talvolta i poe­ti incarnano i loro sentimenti in una vicenda, in una situazione, in una scena, in un personaggio: questa è espressione indiretta del senti­mento e normalmente è espressione narrativa o descrittiva.

   Il Tasso narra e descrive, ma spesso interviene direttamente:

a) Con commenti più o meno accorati su situazioni o atteggiamenti dei personaggi.

b) I personaggi abbondano in sfoghi in modo che il ritmo narrativo viene spesso interrotto da appassionati intervalli sentimentali.

c) Nei personaggi che sfogano i loro sentimenti si sente l’animo del Tasso stesso. La Gerusalemme Liberata doveva essere un poema epico e quindi narra­tivo a tono solenne ed eroico: l’abbondanza dei passi lirici lo fa diven­tare poema epico lirico (e i retori lo rimproverano proprio di aver falsato il tono che è proprio dell’epica).

Forma enfatica: il poeta ama gli scenari grandiosi, i gesti teatrali, le impostazioni solenni, la sentenziosità grave, tono predicatorio (discorso di Goffre­do di fronte ad Alete e Argante) anche nella scelta dei paragoni il poe­ta è normalmente impegnato a dare maggior grandiosità a cose di modesta portata.

Forma emotiva:  il poeta sembra che vada in cerca di motivi che fanno impressione for­te o commuovendo o terrorizzando (concilio dei demoni, inizio del combat­timento tra esercito e svariati passi relativi ad Erminia, Tancredi, Clorinda, la selva incantata).

Forma sovrabbondante, caricata:  il poeta accumula particolari visivi, colori intensi, temi svariati nella descrizione delle varie scene, ne risultano visioni non nitide ed eleganti, ma sovraccariche d’ornato, sgargianti e fastose però notevolmente confuse (il giardino di Armida). Così prelude all’ornato del secentismo.

Forma insistente:  il poeta non sembra mai soddisfatto di ciò che dice, perché teme di non esprimersi con sufficiente chiarezza: perciò allunga lo sviluppo dei motivi, ripete e colorisce con eccessiva intensità per colpire meglio la fan­tasia dei lettori.

Forma retorica: il poeta imposta la trama della Gerusalemme Liberata, in modo tale che gli sia possibile nel corso dello sviluppo trattare tutti i vari generi letterari (l’epico che è il principale, il lirico, l’oratoria anche nel­la forma dell’oratoria forense: da ricordare il discorso di Aletto per persuadere Goffredo alla pace e la risposta di questi per giustificare la decisione di continuare la guerra; l’idillico).

Linguaggio del Tasso.

Linguaggio musicale:

Il Tasso è costantemente preoccupato di disporre la parola in modo da generare un suono adatto al motivo che si sta svolgendo, e allo stesso fine sceglie le parole che meglio contribuiscono a rendere più effica­ce il ritmo che gli serve, sacrificando spesso la precisione dei voca­boli e della costruzione. Il commento musicale (che è dato dal ritmo) spesso nel Tasso fa valere i suoi diritti sulla chiarezza e la preci­sione della lingua (in questo senso prelude al musicalismo marinista).

Linguaggio immaginario:

Il poeta per dare vita, senso e concretezza a tutti i concetti, ricor­se il più possibile alle metafore, alle personificazioni, ai paragoni: spesso però le metafore sono strane e niente affatto naturali.

Linguaggio sovrabbondante:

Per esprimere un concetto il poeta non adopera mai una parola sola, ma per sinonimi abbonda nelle aggettivazioni per colorire meglio (ma in pratica per confondere di più): abbonda negli avverbi, quindi in gene­re ripete alcune parole efficaci per il suono e per il significato co­me si suol fare in oratoria.

Linguaggio Complicato:

Termini contraddittori, perifrasi non chiare, costruzioni contorte ren­dono talvolta il linguaggio del Tasso poco comprensibile.

Motivi della Gerusalemme Liberata.

Motivo epico – religioso – amoroso – idillico – pessimistico – avven­turoso – morale.

Per quali motivi il Tasso scelse l’argomento della prima crociata?

– Perché era un argomento che interessava la religione che (secondo il pensiero espresso dal Tasso nel “Discorso sul poema epico”) insieme a quello patriottico è da preferirsi nei poemi epici.

– Perché non era un argomento né troppo antico né troppo moderno (nel “Discorso” dice: “Non troppo antico perché non interesserebbe; non trop­po moderno perché non sarebbe possibile introdurre l’elemento meraviglioso cioè l’intervento di personaggi soprannaturali, di magie ecc.”): la prima crociata era avvenuta nel 1096-1099.

-Perché il Tasso voleva contribuire alla Controriforma risollevando lo spirito religioso con un poema in cui venisse presentata una reli­giosità eroica, pronta al sacrificio o spregevole qualora trepidasse di fronte ad esso .

– Perché nel 1570 era avvenuto il grande scontro fra Turchi e cri­stiani (Tasso incomincia il poema nel 1572).

Ariosto e Tasso

       Ariosto osserva la realtà con lo spirito di un uomo di mondo libero e sereno; il Tasso con il tono di un cristiano che sente la vita come tra­gedia, come prova dolorosa, come rinuncia che strazia: di qui il tono sereno ed agile dell’Ariosto quando narra e il tono accorato, appassionato e suggestionato del Tasso.

 L’Ariosto affida lo svolgimento della trama alla fantasia nutrita di esperienza e ricca di capacità inventiva, non legata ad alcun particola­re interesse; il Tasso lo affida invece ad una fantasia che deve seguire le esigenze del cuore.

     Si potrebbe dire che l’Ariosto imposta e conduce il poema su una fan­tasia autonoma, il Tasso su una fantasia aderente al cuore. L’Ariosto è oggettivo cioè descrive come se riproducesse quadri che per quanto lo interessino sono come fuori di lui; il Tasso è soggettivo, os­sia trae intrecci, motivi, situazioni dalla sua soggettività: l'”Orando” è il sogno di una fantasia, è una invenzione; la “Gerusalemme” è il sogno di un cuore, non è invenzione, ma espressione di una sensibilità reale. L’Ariosto è più vuoto, più agile, più descrittivo; il Tasso è meno fecon­do nell’inventare, ma è più vicino alla vita, più impegnato e quindi più che interessare la curiosità dei lettori, interessa il loro cuore. Per questo l’Ariosto tocca di più gli spiriti geniali, ma poco sensibili; mentre il Tasso piace soprattutto alle anime sensibili e sentimentali.

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