Maria Eletta Sani lettera c. 135 Falerone Macerata

Maria Eletta Sani lettera c. 135
Viva Gesù e Maria
A gloria di voi, mio Dio, incomincio a scrivere e per obbedienza del vostro Ministro. Al 2 del corrente mese(=febbbraio), il giorno della Purificazione, dopo la Comunione (oltre) alle altre cognizioni, come accennai nell’altro foglio da me scritto, ebbi lume che in questi giorni di carnevale il nemico avrebbe seguitato a travagliarmi e che poi si sarebbe allontanato. Intanto ha seguitato a molestarmi con tentazioni disoneste e turbazioni interne, esterne e con angustie e dubbio di timore di ingannarmi da me stessa e anche lo stesso Ministro di Dio di avvilirmi e difficoltà dell’obbedienza, diffidenza del Confessore e appresso mille suggestioni: turbazione e confusione della propria salute e quasi disperazione di salvarmi, timore e angustie di giungere al divino cospetto cioè al giudizio, e con colpi dolorosi per la vita e viste e comparse disoneste. Così ha seguitato tutto questo carnevale. Anche ebbi lume e notizia certa in Dio che per questi giorni di carnevale Iddio voleva che io tenessi il cuore aperto per darci albergo alla divina Misericordia e che, più volte al giorno, sarebbe scesa la luce e avrebbe portato saette al cuore con un impeto di folgorante favilla di fuoco e trafiggendolo d’acutissimo dolore. Per mezzo di queste saette mi ha portato dolore materiale e sensibile nel cuore. Il giovedi ‘grasso’ dopo la Comunione, Iddio mi usò misericordia che per mezzo di quella luce divina, in spirito, vidi scendere, accendere queste saette di fuoco nel cuore e impossessate in mezzo del cuore, dava(no) una gran luce e disfacendosi questo fuoco in tante divise parti, mi si rappresentò e fece una mutazione di tutti gli strumenti della Passione del mio Gesù, divisi uno dall’altro. Con gran chiarezza e quiete di spirito vedevo in mezzo al cuore la Croce tutta luminosa e d’intorno vi era(no) gli altri strumenti, i chiodi, la lancia, i flagelli, la fune, la colonna, la corona di spine e questa coronavo, tutti questi strumenti della Passione. Verso (il) piede del cuore vi era il calice della Passione. Tutto mi portò quiete e contento. Ritornata in me ringraziando il Signore, tutta mi offrii nella sua volontà che di me si adempia il suo santo volere. Il giorno dopo che fu di venerdì alle ventuno circa andai a fare una visita spirituale alla Ss.ma Vergine e mi trattenni a fare qualche atto di ringraziamento alla divina Bontà. Rimirando Iddio in lontananza per mezzo di quella luce che mi scopre la grandezza di Dio, restai come estatica, con lo spirito vidi che nello stesso luogo dove lo spirito vedeva Iddio, mi si presentò avanti una croce oscura e vidi che tre volte si mosse dal suo luogo e fece tramutazione ma oscura assai. Lo spirito mosso di pregare per quello che l’obbedienza mi aveva imposto, in quel punto perdevo di vista la croce oscura e lasciavo di pregare. Di nuovo richiedevo la Croce: in questo modo mi accadde tre volte. Ritornata in me mi affliggeva il pensare a quella croce, non sapendo il significato, mi sollevò l’afflizione. Bensì, dopo la Comunione Iddio mi fece intendere il significato della croce veduta e da Dio mostratami. Questa croce voleva indicare il colmo della ‘purga’ di spirito in tenebre e in oscurità. Mi fece intendere e capire quel che io avrei provato: che l’andare a Dio io l’avrei quasi fuggito per il timore e indegnità di riconoscermi indegna e che entravo nel colmo delle tenebre e che proverò difficoltà di andare a Dio anche nella Comunione e nel fare ogni atto verso il Signore con una grande aridità di spirito. Dio mi usò misericordia preparandomi per ricevere la santa Assoluzione, mi intesi rapire lo spirito e in lontananza per mezzo di quella luce divina (nel) rimirare Iddio, mi fece vedere il cuore tutto oscuro come una stanza a parato di lutto. Sbalordita seguitavo a rimirare Iddio e mi fece intendere che la Settimana di Passione vedrò gli effetti di questa oscurità e lutto che nel cuore vedevo. Dio mi fece intendere che per adesso non avrei veduto più la Luce che mi scopriva Iddio con chiara notizia. A questa ‘nova’ mi intesi una pena nello spirito, più pena che se fossi staccata dal corpo, una certa disseparazione violenta che lo spirito provò: naturalmente (a)l sentire che si fece una disseparazione con Dio lo spirito veniva (at)tirato da Dio – oh, che pena da non potersi ridire! Essendo la (L)uce quella che scopre Iddio e viene a tirare con Dio il mio povero spirito, lascio di farlo considerare a chi ama e conosce il vero Bene. Ritornata in me piangendo piena di timore:” Che farò io se resto priva di quello che mi dà sostegno?!” Inchinando il capo al suo santo Volere, così mi acquietai. Giunto il primo giorno di Quaresima, la mattina facendo orazione, mi trovai più fuori di me che in me. Mi sentivo tirata da una Luce, ma non più luce chiara, ma tutta tenebre e scurità: non potevo reggere perché nelle tenebre non ci potevo resistere. Fuori di quella oscurità non potevo uscire: ohimè, che affanno che lo spirito provava! Mi sentivo opprimere e avrei voluto uscirne e non potevo, tutta circondata d(a) tenebre. Lo spirito non trovava sollievo, anzi schiacciato e oppresso e come disfacendosi dalla gran pena, come se la divina Giustizia (e)fferata mi tenesse oppressa da questo atrocissimo martirio: priva di ogni sollievo, se nel fondo dello spirito sentivo che a Dio avrei voluto andare, ohimè che annichilimento di me stessa, che indegnità, se lo spirito si riconosce talmente indegno che si rigetta da sé e si nasconde e si ritira e si rigetta da Dio, da se stesso! Non si può dichiarare quello che solo Dio è noto tutto. Richiedo la sua santa Benedizione.

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