Maria Eletta Sani lettera c. 127 Falerone Macerata

Maria Eletta Sani lettera c. 127
Viva Gesù e Maria
A gloria di Dio incomincio a scrivere e per obbedienza del vostro Ministro. Ieri non ebbi tempo di scrivere, Credo però il mio Dio (ne) avrà pietà perché lui mi dà questo impegno di aiutare i miei parenti. Ma spero da Dio che un giorno sarò tutta impiegata al suo servizio e questo non vedo l’ora che giunga presto, di essere ammessa a fare la sua serva: del mio amato e grande Signore. Diamo gloria all’Altissimo che il parlare che lei fece con me domenica mi ha dato lume e grazia di Dio che io pigli animo e Spirito contro il mio nemico con l’arma alla mano cioè con il nome di Maria Ss.ma afferro questo leone d’inferno il quale viene per sbranarmi, ma io con una forza nello Spirito e aiuto di Maria Ss.ma dissi rivoltandomi verso il nemico: “Se ti è permesso dal mio Dio, fa’ pure. Il mio corpo non m’importa che sia tormentato: se il mio corpo patisce dolori, per me è fortuna perché mi unisco a patire con il mio Gesù al Calvario dove per me sparse tutto il suo preziosissimo Sangue, per me fu di riscatto e per te fu di catena che ti incatenò in sempiterno, sicché il mio Dio, sarà Dio”. A questa risposta ha fatto un gran fracasso da sbalordirmi la testa, ma con catene di fuoco voleva gettarmi si addosso e mostrando rabbia e sdegno e poi festeggiando di giubilo, mi dice(va) che un giorno starò fra loro all’abisso di pene.
Ma io ripigliai speranza che se ho peccato, ne spero il perdono e ne farò la penitenza e da Maria Ss.ma ne spero la liberazione. Ieri poi in quei voli di spirito che feci due volte, restai alla viva luce di Dio desiderando la grazia di ricevere lume di ben vivere e richiedevo questo divino Spirito. L’altra volta fu che il mio spirito prostrato al trono di Maria Ss.ma lo vedevo come tutto il Paradiso: quei Beati spiriti genuflessi stanno ad adorarla. Mi annichilivo ancora io, come un povero spogliato di tutto, richiedevo carità e grazia da questa grande Signora, di amare il mio Gesù. E’ acceso il mio spirito di arrivare a possederla e adorarla anche io in compagnia di quei Beati spiriti. Una volta il mio spirito si trovò in Dio ed in Dio medesimo avanti a quell’incomprensibile e inesplicabile Bontà, vedevo che da tanti cristiani viene oltraggiata la sua Bontà, calpestata la sua Legge dataci con tanto amore, disprezzata la Fede, disobbediti i suoi Comandamenti, quasi calpestata la sua santa Legge (sic!): o Legge tanto amabile! In Dio vedevo come chi la osserverà con amore, lo porterà alla sua immensa presenza. Oh, come fare risplendere questa santa Legge! Mi muoveva a compassione di questi miseri cristiani. O stoltezza! Se io potessi con la mia voce andare per tutto il mondo e far capire la nostra stoltezza e l’amabilità di questo nostro divin Padre che ci ha insegnato una Legge tanto santa e tanto amabile e di tanto godimento di arrivare e farci unire al nostro sommo Bene. Ritornata in me altro non sapevo dire: “Gesù mio, dateci lume e grazia, a me e a tutti acciò conosciamo la vostra Bontà e l’amabilità di questa vostra santa Legge”. Richiedo la sua Benedizione.
/ Ceralacca e indirizzo \ Al P. Scaramelli

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